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2016

Finalmente
EditorialeIn primo piano

Finalmente muore la vecchia generazione – L’Editoriale

scritto da Roberta Magliocca

Finalmente muore la vecchia generazione.

-“Ricordati che devi morire!”

-“Ecco, brava! Tu ricordami che dovrei prima vivere, magari!”

Di Roberta Magliocca

Il mondo piange due anni – duemilaquindici e duemilasedici – che hanno portato via dall’arte un patrimonio troppo grande per non sentirne il vuoto non solo culturale, ma anche umano.

Partendo da Pino Daniele, passando da David Bowie fino a Dario Fo. E le dita ancora contano l’attrice Silvana Pampanini, lo scrittore Umberto Eco, il regista Ettore Scola.

Ora, non volendo mancare di rispetto a chi ha regalato al mondo la propria arte, portando con la propria scomparsa dolore e mancanza, la risposta a questo periodo è ” Finalmente muore la vecchia generazione “

Dura, crudele, poco radical chic, ma unica e sincera risposta da dare ai quanti sicuri esclamano “L’arte non avrà più questi nomi”. E come dargli torto. Nessun altro Pino Daniele, nessun Dario Fo, di sicura nessun’altra Franca Rame calpesterà mai i palcoscenici del mondo.

Ma sarà ora, finalmente, il tempo di accorgerci di Monica, Giuseppe, Carla, Francesca, Raimondo che, magari, da anni stanno recitando in teatri di periferia, cantando nelle piazze del paese davanti a quattro persone e un paninaro, stanno scrivendo libri che prenderanno polvere negli scaffali degli sconti di quelle librerie che non hanno grandi marchi come sponsor.

E si trovano lì, in ombra, non per mancanza di talento, ma perchè non c’è più chi cerca il talento, restando a stagnare in quell’acqua di nomi che hanno fatto grande il ‘900. E con gli occhi rivolti al passato, ormai di quei nomi resta solo una vecchiaia stantìa e una memoria grandiosa.

Ma lo sguardo al futuro chi lo volge? Quando sarà il turno dei giovani? Di chi ha imparato dai grandi musicisti, attori, registi, scrittori. Si insomma, i figli di chi rimpiangete oggi, scriveranno la nostra storia domani. Abbiatene cura.

Finalmente muore la vecchia generazione – L’Editoriale was last modified: settembre 16th, 2017 by Roberta Magliocca
15 gennaio 2017 0 commenti
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cohen
CronacaIn primo pianoParliamone

Arrivederci, signor Cohen

scritto da L'Interessante

Cohen

di Maria Rosaria Corsino

E’ venuto a mancare in questi giorni Leonard Cohen, grandissimo artista musicale che ha influenzato intere generazioni.

Noto per essere stato una voce graffiante e un poeta moderno, non è a tutti conosciuto come il vero autore dell’ “Hallelujah”.

Nato nel 1934 a Westmount, padre dell’ispirazione degli anni Sessanta/Settanta è da paragonare forse solo a Bob Dylan quanto a influenza, Cohen con la sua musica viene definito come “impossibile da ascoltare in una giornata di sole”.

La sua vita ha avuto due grandi momenti: quella parte di esistenza trascorsa nell’eccesso e quella parte dedicata a un’interna pace spirituale.

Il suo primo disco pubblicato nel 1967, “Songs of Leonard Cohen”, in cui aveva proposto le atmosfere della cantante tedesca Nico, non ebbe molto successo.

Tutta la sua discografia è permeata di malinconia e angoscia, di un tormento spirituale e religioso che sembra non trovare risposta.

L’Hallelujah di Cohen

E’ il 1984 quando viene pubblicato l’album “Various Position” che contiene uno dei brani più rifatti nella storia della musica: l’Hallelujah.

La composizione di quest’ultimo recò non pochi problemi all’autore, che impiegò più di due anni per terminarlo.

“Avevo riempito due blocchi degli appunti e ricordo che ero al Royalton Hotel seduto in mutande sul tappeto, mentre sbattevo la testa sul pavimento dicendomi “Non riesco a finire questa canzone”.

Il testo, che fa riferimento ai testi biblici dell’Antico Testamento non si cura solo degli aspetti religiosi, ma un po’ di tutto ciò che ci circonda.

“Questo mondo è pieno di conflitti e pieno di cose che non possono essere unite ma ci sono momenti nei quali possiamo trascendere il sistema dualistico e riunirci e abbracciare tutto il disordine, questo è quello che io intendo per halleluja. La canzone spiega che diversi tipi di halleluia esistono, e tutte le alleluia perfette e infrante hanno lo stesso valore. È un desiderio di affermazione della vita, non in un qualche significato religioso formale, ma con entusiasmo, con emozione. So che c’è un occhio che ci sta guardando tutti. C’è un giudizio che valuta ogni cosa che facciamo.”

Buon viaggio, signor Cohen

Si spegne così, all’età di 82 anni uno dei pilastri musicali del nostro secolo.

Poco prima aveva dovuto affrontare la dipartita della sua Marianne, a cui ha voluto augurare, con tanta dolcezza e amore, un buon viaggio.

E in queste piovose sere di Novembre nella nostra testa risuona solo un freddo e rotto Hallelujah.

Arrivederci, signor Cohen was last modified: novembre 12th, 2016 by L'Interessante
12 novembre 2016 0 commenti
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Premio Nobel
AttualitàIn primo pianoParliamone

Premio Nobel per la Fisica 2016

scritto da L'Interessante

Premio Nobel

Di Antonio Andolfi

Il premio Nobel per la Fisica 2016 è stato assegnato a David Thouless, Duncan Haldane e Michael Kosterlitz per i loro studi sulle transizioni di fase topologiche e per le fasi topologiche della materia

Si tratta di in campo di ricerca molto complesso, che ha che vedere con il modo in cui la materia assume stati strani e imprevisti. I tre scienziati inglesi hanno utilizzato dei modelli matematici molto complessi e i loro studi stanno permettendo di esplorare gli stati più esotici della materia e di applicare questi ultimi allo studio di nuovi materiali.

 

Ma andiamo con ordine.

David Thouless, Duncan Haldane e Michael Kosterlitz hanno spiegato gli strani fenomeni a cui va incontro la materia quando cambia fase o stato, come avviene per i superconduttori, i superfluidi e i film magnetici. Per farlo hanno applicato alla fisica la topologia, una branca della matematica che studia le proprietà geometriche delle figure indipendentemente dal concetto di misura.

Hanno così posto le basi per capire il comportamento della materia a basse temperature o in presenza di campi magnetici.

Ma cos’è la topologia?

La topologia dei materiali, spiega come e perché cambiano le proprietà (come la conduttività elettrica) all’interno degli strati sottili della materia.

Kosterlitz e Thouless hanno studiato il comportamento elettrico delle superfici e dell’interno di materiali bidimensionali. Haldane ha studiato materia così sottile che può essere considerata monodimensionale.

I membri del Comitato di assegnazione del Nobel hanno provato a spiegare la complessa questione usando un bagel, un pretzel e un panino.

Per la topologia, non è importante la forma o il sapore di quei 3 dolcetti. Ma soltanto il numero di buchi. L’obiettivo della tipologia è descrivere forme e strutture attraverso alcune caratteristiche fondamentali, come il numero di fori. Così topologicamente parlando, una tazza è lo stesso di una ciambella, in quanto entrambi hanno un foro.

Utilizzando la topologia come uno strumento, i tre ricercatori hanno così aperto numerosi campi di ricerca e creato dei concetti nuovi ed importanti in diversi campi della fisica, prima di tutto quella dei materiali e dei superconduttori.

Andando un po’ più in profondità, tutta la materia è governata dalle leggi della fisica quantistica. Gli stati a noi più comuni della materia sono quello solido, liquido e gassoso. E’ in questi stati che gli effetti quantistici veri e propri sono mascherati dai movimenti degli atomi. Ma in condizioni estreme, a temperature prossime allo zero assoluto (-273°C), la materia assume nuovi stati particolari, comportandosi in modi diversi da quelli classici. E’ proprio in queste situazioni che i fenomeni quantistici diventano osservabili.

Quando cambia la temperatura cambiano anche gli stati della materia. L’esempio classico è quello dell’acqua: sotto lo zero è costituita da cristalli ordinati (ghiaccio); quando la temperatura aumenta cambia stato, diventa liquida e la sua materia si organizza in maniera decisamente più caotica.

Allo stesso modo, i materiali piatti studiati dai tre Nobel, cambiano il loro stato in modi inaspettati quando la loro temperatura viene portata quasi allo zero assoluto: per esempio le particelle perdono ogni attrito. Questo aspetto è particolarmente evidente nei superconduttori, in grado di far passare corrente elettrica senza creare resistenza e dispersioni di energia, e nei superfluidi.

Le ricerche in questo campo potrebbero servire a trovare nuovi materiali dalle proprietà interessanti per quanto riguarda la capacità di condurre elettricità o per lo spin degli elettroni, utilizzabili per trasportare informazioni in modo più efficiente.

Ma queste ricerche sono importanti anche per quanto riguarda la meccanic quantistica: in futuro tutte queste conoscenze potrebbero servire a mettere a punto, per esempio, computer quantistici.

 

David J. Thouless è nato nel 1934 a Bearsden (Scozia) nel Regno Unito, e ha conseguito il suo dottorato nel 1958 presso la Cornell University negli Stati Uniti.

F.Duncan M. Haldane è nato nel 1951 a Londra e ha conseguito il dottorato nel 1978 a Cambridge, sempre nel Regno Unito.

Michael Kosterlitz è nato nel 1942 ad Aberdeen (Scozia), ha conseguito il dottorato nel 1969 presso la Oxford University.

 

 

 

Premio Nobel per la Fisica 2016 was last modified: ottobre 21st, 2016 by L'Interessante
21 ottobre 2016 0 commenti
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Medicina
CulturaIn primo piano

Medicina: Premio Nobel 2016 allo scienziato giapponese Yoshinori Ohsumi

scritto da L'Interessante

Medicina

Di Antonio Andolfi

Il premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia 2016 è stato assegnato allo scienziato giapponese Yoshinori Ohsumi, per le sue scoperte sui meccanismi di autofagia, il meccanismo con cui le cellule riciclano parte del loro stesso contenuto

In medicina si iniziò a parlare di autofagia, termine che significa “mangiare se stessi”, nei primi anni Sessanta, quando si notò che una cellula è in grado di distruggere i propri contenuti racchiudendoli in una membrana, inviata poi ai lisosomi, gli organelli cellulari che si occupano dello smaltimento dei materiali.

Il termine autofagia fu inventato nel 1963 da Christian de Duve, ma per molti anni i ricercatori non hanno capito bene come funzionasse questo meccanismo, fondamentale per la vita.  Questo fino agli esperimenti di Ohsumi, negli anni ’90, che grazie ad alcuni brillanti intuizioni, riuscì a svelare i dettagli di questo sofisticato meccanismo.

L’autofagia controlla importanti funzioni fisiologiche nei componenti più basilari del corpo: fornisce molto velocemente combustibile alla cellula e permette il rinnovo dei suoi componenti. E’ pertanto fondamentale nella risposta alla mancanza di alimenti e altri tipi di stress.

Ha anche altre funzioni: dopo un’infezione, elimina i batteri e i virus; negli embrioni contribuisce alla differenziazione cellulare; serve per eliminare le proteine e gli organelli danneggiati, e in questo modo riesce a contrastare gli effetti negativi dell’invecchiamennto cellulare. Si è anche notato che il malfunzionamento dell’autofagia è collegato al Parkinson, al diabete di tipo 2 e ad altre patologie degli anziani.

Nel suo laboratorio di Tokyo Ohsumi condusse una serie di esperimenti con lieviti, identificando i geni che determinano i meccanismi dell’autofagia. Le cellule dei lieviti sono relativamente semplici da studiare e spesso usate come modello per i geni cruciali per i processi di organismi cellulari. Ma sono anche molto piccoli, e le loro strutture non sempre risultano facilmente distinguibili al microscopio.

Ohsumi  pensò che se fosse riuscito a disturbare il processo di degradazione nei vacuoli, gli organuli cellulari in cui avviene l’autofagia nei lieviti, gli autofagosomi, paragonabili ai “camion della nettezza urbana” delle cellule, si sarebbero accumulati nei vacuoli, fino a risultare visibili. Funzionò e Ohsumi riuscì a provare che l’autofagia avveniva anche nel lievito. Soprattutto, aveva a questo punto ideato un metodo per identificare i geni chiave coinvolti nel processo: analizzando migliaia di ceppi di lievito, identificò i 15 geni essenziali nel processo. E, a questo punto, passò a studiare l’autofagia nell’uomo.

Nel 2004 Ohsumi riassunse il suo studio su Nature. L’autofagia è fondamentale nel sistema immunitario dell’organismo: quando batteri come streptococco e salmonella infettano le cellule, vengono smaltiti anche con questo processo. Mentre altri patogeni come Listeria e Shigella riescono a sfuggire alla distruzione.

Yoshinori Ohsumi è nato nel 1945 a Fukuoka, in Giappone. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l’Università di Tokyo nel 1974. Dopo aver trascorso tre anni alla Rockefeller University, New York, Stati Uniti, è tornato all’Università di Tokyo, dove ha stabilito il suo gruppo di ricerca nel 1988. Dal 2009 è professore presso il Tokyo Institute of Technology.

Medicina: Premio Nobel 2016 allo scienziato giapponese Yoshinori Ohsumi was last modified: ottobre 18th, 2016 by L'Interessante
18 ottobre 2016 0 commenti
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Café
CinemaCulturaIn primo piano

Cafè Society: nelle sale il nuovo film di Woody Allen

scritto da L'Interessante

Café

Di Erica Caimi

Café Society è l’ultimo film di Woody Allen, presentato al Festival di Cannes 2016 e uscito nelle sale cinematografiche il 29 settembre. Il regista mette in scena un cast d’eccezione che vede come protagonisti Kristen Stewart, Jesse Eisenberg, Jeannie Berlin, Steve Carell, Blake Lively, Parker Posey

Siamo alla fine degli anni ’30, quando il giovane Bobby Dorfman (Eisenberg) decide di lasciare la sua città natale, New York, per trasferirsi nella capitale del cinema, Hollywood e tentare il successo. La sua famiglia, conflittuale e problematica, è composta dai genitori perennemente in lite Rose e Marty, dal fratello gangster della malavita Ben, dalla protettiva ed intelligente sorella Evelyn e da suo marito, l’intellettuale Leonard. Bobby non si accontenta della sua routine nel Bronx, dove gli si prospetta un mediocre impiego nella gioielleria del padre, vorrebbe qualcosa in più che spera di trovare stabilendosi a Hollywood. Qui, comincia a lavorare come fattorino per suo zio Phil (Carell), un importante agente delle star e conosce la sua affascinante e carismatica segretaria, Vonnie (Stewart), della quale s’innamora fin da subito. Nella East Cost, Bobby si lascia trasportare dall’atmosfera scintillante e mondana dell’epoca, dallo sfarzo costruito del jet-set e s’immergerà nel clima vibrante che pulsa nella mecca del cinema. Vonnie non disdegna le tenere avances del ragazzo, ma non lo incoraggia, perché è già impegnata con un altro uomo, un giornalista sposato che la lascia spesso sola, dice a Bobby, ma in realtà è l’amante segreta dello zio Phil. Dopo la rottura del suo fidanzamento, Vonnie si lascia andare sprofondando nelle forti emozioni del vero amore, trascorrendo momenti felici in compagnia del giovane. Ma la coppia non ha futuro. Vonnie, inaspettatamente, rifiuta la proposta di matrimonio di Bobby, alla quale preferisce le prospettive di sicurezza economica che le si profilano con la relazione che credeva conclusa e tenuta nascosta al ragazzo, il quale ingannato e deluso, fa ritorno a New York. Qui, inizia a gestire il locale del fratello Ben, il Café Society, e scoprendosi un abile imprenditore porta al massimo successo il night club, che diventa un punto di riferimento per la vita notturna degli uomini di spettacolo e non solo. Gli anni scivolano e Bobby è un uomo sposato e realizzato, quando Vonnie, improvvisamente, fa di nuovo capolino nella sua vita a New York, rimettendo, forse, tutto in discussione.

Café Society è una commedia brillante e divertente, ma intrisa di dolce nostalgia e triste romanticismo, ingredienti che prevalgono in quelle esperienze di vita caratterizzate da scelte desiderate, ma mai concretizzate, amori infelici e mai interiormente finiti essendo incagliati in momenti non vissuti. Come confermato dallo stesso regista, “io provo sempre ad essere romantico, ma questa volta c’è di più. Un fascino dato dalle epoche passate, New York è una città romantica, la Hollywood degli anni ’30 lo è, le storie d’amore complicate lo sono terribilmente e poi quei protagonisti tra Clark Gable e Cary Grant, amo il cinema di quegli anni, è quello che mi ha influenzato”.

Il titolo, Café Society, è un omaggio all’epoca in cui gli intellettuali, i mondani e gli aristocratici erano soliti trovarsi nei café e nei ristoranti alla moda delle grandi città, come Londra, Parigi e New York a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Il termine divenne popolare negli anni ’30, alla fine del proibizionismo, quando l’ascesa della stampa scandalistica seppe immortalare le celebrità in abito da sera che affollavano i numerosi night club newyorchesi per ballare sulle note del travolgente jazz.

I personaggi del film sono molto verosimili, soprattutto nella loro capacità di sapersi evolvere nel corso del tempo. Nella vita reale la consapevolezza che non sempre gli eventi si risolvono come desideriamo, le esperienze positive o negative, i cambiamenti voluti e le delusioni passate sono in grado di modellare il nostro spirito, così anche nella fiction di Woody Allen, il Bobby del finale non è più il ragazzo ingenuo e fiducioso dell’inizio del film. E’ un uomo maturo e consapevole del fatto che talvolta i “sogni sono destinati a rimanere tali” e che “la vita è una commedia scritta da uno sceneggiatore sadico”. I personaggi principali mancano di determinazione nel dare una svolta alla proprie vite delle quali sono intimamente insoddisfatti e sembrano incoscienti del fatto che la distanza tra desiderio e realtà è spesso colmata da una scelta coraggiosa. Il loro abbandonarsi agli eventi della vita, soprattutto di Vonnie, viene nascosto dietro all’alibi dei sogni irrealizzabili.

Una volta calato il sipario sul divertimento e sull’ipocrisia dell’effimero, i riflettori si orientano verso l’essere umano e la centralità del suo mondo interiore ed emozionale per ricordarci che quando i sentimenti sono veri e onesti si preservano a prescindere dal risentimento e dal tempo trascorso, per quanto risultino inevitabilmente trasformati. Col meraviglioso finale, ambientato nella notte di Capodanno, il film sembra suggerire che se il destino, o tu per lui, ha deciso di riproporti sempre la stessa situazione, la stessa frase, lo stesso viso, la stessa conclusione, in qualche modo te le ritroverai sempre di fronte, ma sarà l’esperienza e la volontà a condurti, eventualmente, verso direzioni differenti.

Cafè Society: nelle sale il nuovo film di Woody Allen was last modified: ottobre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 ottobre 2016 0 commenti
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Museo Archeologico di Napoli
CulturaIn primo piano

Napoli: riapre la sezione egizia del Museo archeologico

scritto da L'Interessante

Napoli

Di Maria Rosaria Corsino

Riaprirà al pubblico, il 7 ottobre precisamente,la sezione egizia del Museo archeologico di Napoli

Contenitore di alcuni dei più bei e antichi reperti del grandioso popolo, era stata chiusa nel 2010.

Al suo interno si potranno ammirare la mummia di una donna vissuta probabilmente a Tebe tra il 959 e il 594 a.C e poi amuleti, statuette, vasi, collane, scarabei in pasta vitrea e papiri.

La sezione è una delle più antiche d’Europa, nata prima del Louvre e dell’Egizio di Torino e contiene anche la collezione privata Borgia del Settecento.

All’ingresso, sito al pianoterra lungo il corridoio con i busti degli imperatori romani, ad accogliere i visitatori ci sarà il Naoforo, unico reperto della collezione Farnese.

Dopodiché, terminata la sezione egizia, si accede alla sezione di raccolta epigrafica dove sono esposte le più importanti lapidi rinvenute tra Pompei e Puteoli e le Tavole di Eraclea.

Non mancheranno poi varie sorprese per i visitatori.

Riaprirà al pubblico, il 7 ottobre precisamente,la sezione egizia del Museo archeologico di Napoli

Contenitore di alcuni dei più bei e antichi reperti del grandioso popolo, era stata chiusa nel 2010.

Al suo interno si potranno ammirare la mummia di una donna vissuta probabilmente a Tebe tra il 959 e il 594 a.C e poi amuleti, statuette, vasi, collane, scarabei in pasta vitrea e papiri.

La sezione è una delle più antiche d’Europa, nata prima del Louvre e dell’Egizio di Torino e contiene anche la collezione privata Borgia del Settecento.

All’ingresso, sito al pianoterra lungo il corridoio con i busti degli imperatori romani, ad accogliere i visitatori ci sarà il Naoforo, unico reperto della collezione Farnese.

Dopodiché, terminata la sezione egizia, si accede alla sezione di raccolta epigrafica dove sono esposte le più importanti lapidi rinvenute tra Pompei e Puteoli e le Tavole di Eraclea.

Non mancheranno poi varie sorprese per i visitatori.

Napoli: riapre la sezione egizia del Museo archeologico was last modified: settembre 26th, 2016 by L'Interessante
26 settembre 2016 0 commenti
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Amalfi
CulturaEventiIn primo piano

Amalfi, Atrani e il Capodanno Bizantino

scritto da L'Interessante

Amalfi

di Maria Rosaria Corsino

Dopo la straordinaria vittoria del Galeone di casa all’ultima Regata delle Antiche Repubbliche Marinare, Amalfi e Atrani tornano ad essere teatro di uno straordinario evento storico-culturale che trae spunto dalla grandezza politica delle civitates della Costiera per offrire un carnet di appuntamenti di alto profilo scientifico e spettacolare

Il 31 agosto e il 1° settembre, infatti, le due città si uniscono per celebrare il Capodanno Bizantino: l’inizio dell’anno fiscale e giuridico nell’epoca dell’Impero d’Oriente è lo spunto per una due giorni di celebrazioni e festeggiamenti che coinvolgerà cittadini, visitatori e turisti della Divina in un emozionante viaggio che coniuga la centralità amministrativa e politica dell’Amalfi medievale al protagonismo culturale e turistico della città di oggi.

Giunto nel 2016 alla sua 16esima edizione, l’evento è organizzato dal Comune di Amalfi, in collaborazione con il Comune di Atrani e il Centro di Cultura e Storia Amalfitana, ed è finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del POC Campania 2014/2020 – Linea strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”, Sezione “Iniziative promozionali sul territorio regionale”.

.A fine mese saranno il suggestivo Corteo Storico rievocativo, con oltre 100 figuranti in costume d’epoca, e la cerimonia di investitura del Magister di Civiltà Amalfitana, con l’affascinante rito medievale ispirato all’incoronazione dei Duchi di Amalfi, suggellato dalla presenza dell’Arcivescovo di Amalfi – Cava de’ Tirreni, i momenti centrali dell’evento che ad ogni edizione si divide tra tradizione, approfondimento scientifico e intrattenimento lungo un tema predefinito scelto proprio intorno al nome del Magister- titolo assegnato a una personalità, amalfitana d’origine o di adozione, che si è distinta per particolari meriti in uno dei settori di spicco dell’antica civiltà medievale – e che sarà svelato solo a ridosso dell’appuntamento.

Il programma del Capodanno Bizantino seguirà comunque una consuetudine ormai rodata. Il 31 agosto è previsto nell’Arsenale della Repubblica un convegno di studio sul Medioevo amalfitano declinato sul tema dell’edizione, seguito dalla lectio magistralis del Magister di Civiltà Amalfitana. Il 1° settembre spazio alla rievocazione: toccherà all’imponente Corteo Storico- ancor più ricco di quello ammirato sfilare in occasione della Regata – accompagnare il Magister lungo il percorso che da Amalfi porta al sagrato della Cappella San Salvatore de’ Birecto di Atrani, dove ha luogo la cerimonia di investitura alla presenza dell’Arcivescovo. Subito dopo, scortato sempre dal corteo che celebra l’apogeo della Repubblica di Amalfi intorno al Mille ,il Magister raggiungerà la suggestiva scalinata della Cattedrale di S. Andrea ad Amalfi per la presentazione ufficiale alla cittadinanza.

Completeranno il programma, che interesserà tutto il primo weekend di settembre, un ciclo di escursioni gratuite tra passeggiate inedite nei vicoli più nascosti dei due borghi marinari e i luoghi di richiamo turistico per eccellenza e alcuni appuntamenti musicali in piazza.

LA STORIA

Ideato dal medievalista amalfitano Giuseppe Gargano intorno al 1980, il Capodanno Bizantino si incentra sulla rievocazione dell’inizio dell’anno fiscale e giuridico nei territori dell’impero d’Oriente che corrispondeva al 1° settembre, giorno nel quale entravano in carica i comites, cioè i capi della repubblica marinara di Amalfi nella sua fase aristocratica, una prassi in voga dall’839, anno di nascita della repubblica autonoma, alla prima parte del X secolo, per poi essere ripresa con l’istituto dell’elezione annuale dei rappresentanti delle Università della Costa d’Amalfi nel 1266, in epoca angioina, e proseguire fino ai Borbone. Fin dalla sua fase progettuale, la manifestazione ha coinvolto i comuni di Amalfi e di Atrani, le uniche civitates della Repubblica Amalfitana almeno sino alla metà dell’XI secolo; teatro principale della rievocazione, la chiesa del S. Salvatore de Birecto di Atrani, cappella palatina e sede dell’incoronazione dei duchi di Amalfi, quindi luogo di pubbliche assemblee dei sindaci delle Università. La prima edizione del Capodanno Bizantino si è svolta nel 1999 ed è proseguita fino ad oggi con un’unica pausa, avvenuta nel 2010, che ha segnato un cambio di passo e una svolta nella sua storia. Se nei primi anni, infatti, il focus della manifestazione era incentrato sui temi del diritto e della giurisprudenza, con il clou nell’assegnazione del titolo di “Duca di Amalfi – Maestro del Diritto” a nomi di spicco del mondo della giurisprudenza, tra cui Giovanni Conso e Sabino Cassese, dal 2011 si è deciso di allargare il campo alle personalità che hanno dato lustro alla storia amalfitana con l’investitura del “Magister di Civiltà Amalfitana”.

IL MAGISTER

Il titolo di Magister di Civiltà Amalfitana viene assegnato ogni anno a una personalità, amalfitana d’origine o di adozione, che si è distinta per particolari meriti in un settore della civiltà amalfitana medievale, dall’imprenditoria alla politica, dalla scienza alla marineria – che trovano un punto di fusione nell’invenzione della bussola -, dall’arte alla religione, dal diritto alla solidarietà e diplomazia – campi in cui la grandezza di Amalfi ha fatto scuola. Ciascuno di questi campi è dedicato a un personaggio famoso della storia di Amalfi: il premio per l’Imprenditoria è intitolato a Mauro de Comite Maurone, ricco e nobile mercante amalfitano indicato come il fondatore di uno dei primi ospedali a Gerusalemme nella seconda metà dell’anno Mille; al cardinale e teologo Pietro Capuano è dedicato quello per la Religione, quindi si ricordano il Duca Mansone I per la Politica, Lorenzo d’Amalfi, distintosi per l’originalità degli studi classici e dell’uso delle fonti, per la Scienza, Giovanni Augustariccio per il Diritto, il traduttore Giovanni d’Amalfi per l’Arte, il fondatore dell’ordine dei Cavalieri Ospitalieri – poi Cavalieri di Malta – fra’ Gerardo Sasso per la Solidarietà e la Diplomazia, e Flavio Gioia per la Marineria. La Commissione che assegna il titolo è composta dai Sindaci di Amalfi e di Atrani, dagli Assessori alla Cultura di Amalfi e di Atrani, dal Presidente del Centro di Cultura e Storia Amalfitana e dagli ideatori del Capodanno Bizantino, Giuseppe Gargano e Giovanni Camelia.

 

Amalfi, Atrani e il Capodanno Bizantino was last modified: agosto 23rd, 2016 by L'Interessante
23 agosto 2016 0 commenti
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Femminicidio
AttualitàIn primo pianoParliamone

Femminicidio? Chiamiamolo “Women-icidio”, così fa meno paura!

scritto da L'Interessante

Femminicidio

Di Michele Calamaio

Uccise. Da mariti, fidanzati o spasimanti, ma pur sempre violentate. Da rapinatori o da uomini semplicemente violenti, per motivi futili o per far dimenticare loro il volto della bellezza del mondo, ma ancora e continuamente maltrattate.  Da un mondo che non prestava loro la giusta attenzione verso l’eccessivo buonismo visto negli occhi di chi invece non merita neanche un pizzico di quella stessa tolleranza , da una pesantezza che non ha fatto altro che aumentare nel tempo un carico enorme sulla schiena di combattenti anche fin troppo martoriate da una guerra mai realmente terminata, ma pur sempre falcidiate da una incomprensione da parte delle autorità a dir poco “eterna”. Ed è così che Isacc Asimov affermava che <<la violenza è soltanto l’ultimo rifugio degli incapaci>>, consapevole che la stessa, compromessa a tal punto da sembrare qualcosa di più grande e troppo “impossibile” da superare, tocca il limite massimo della sua decenza nel momento in cui <<si distrugge l’energia essenziale della vita su questo pianeta e si forza quanto è nato per essere aperto in modo fiducioso, caloroso e creativo>>; di parere simile, ma con connotazioni alquanto diverse, era Giles Vigneault, il quale sosteneva a voce alta l’incapacità dell’essere umano di mettere un freno deciso e determinato a quell’istinto animalesco che per secoli ha segnato l’inizio di un “inferno umano”, fatto appunto di una <<tenebra che non può scacciare la tenebra stessa>> e di un ammortizzatore mai davvero messo alla prova nella sua opera di “rinascita” dalle ceneri di una “virilità poco virile”. Ma se questo spettacolo macabro messo in scena in un contesto altrettanto raccapricciante non accenna ad insegnare quel “rispetto” necessario a rafforzare la figura femminile e persiste nel ritagliarsi “minuti di silenzio” che alimentano una malattia oramai ancorata nell’”istinto ignorante” dell’essere umano, come può il rosso essere ancora il colore dell’amore senza trasformarsi in “viola tumefatto”?

Negli ultimi dieci anni sono 1740 i casi di Femminicidio, un numero tanto spaventoso quanto estremamente vicino ad una realtà troppo diabolica per essere giustificata: si parla di movente passionale?

<<Allora se l’è cercata>>, sosterrebbe l’”unanimità maschilista” pronta a difendere più che condannare il <<crimine più grande della debolezza maschile>>; si tratta di pura istintualità non gestibile? <<Non aveva scelta>>, azzarderebbe il cuore di chi non ha accennato un secondo a nascondere <<le prove di un amore sbagliato>>, coerente con l’illusione di una guarigione ridotta alle briciole; si prospetta un aumento di omicidi? <<E’ il momento di dire basta>>, imporrebbe decisamente la voce della coscienza, la stessa con la quale un tragico bilancio può essere fermato, una feccia di fattori negativi al coinvolgimento attivo della paura può essere diminuita, un baluardo della “giustizia femminile” può essere finalmente aggiornato alle tempistiche moderne, ghettizzando un problema da affrontare alle radici e da combattere fino alla sua punta dell’iceberg.

Così, se la speranza di avere un “anno di tregua”, in mezzo ad un vortice troppo grande per essere interrotto, era viva nelle storie di tutte le superstiti che hanno raccontato di una vita irrimediabilmente perduta ma ancora capace di essere trasformata da quei piccoli miracoli quotidiani che solo l’amore vero può dare, quella che ne è uscita trionfante ancora una volta è stata l’amarezza di essersi arresi di nuovo <<al rosso del sangue, piuttosto che a quello della dignità>>. I volti sembrano volatilizzarsi mentre il colpo di una pistola scatta, le lacrime di disperazione si credono inutili nel momento stesso in cui una mazza colpisce quello che solo la fantasia criminale potrebbe arrivare a distruggere, gli occhi tremanti volano già in paradiso, perché rimanere su una terra che non li merita viene considerato un peccato troppo grande da colmare con il perdono: <<Quante ancora ne devono morire perché il Governo si renda conto che le risorse economiche, i mezzi e le attività di contrasto alla violenza di genere sono del tutto insufficienti? Quante donne, ragazze, madri, figlie, sorelle, amiche dobbiamo vedere massacrate da ex, diventati mostri e assassini, prima che vengano prese decisioni e attuate politiche attive idonee ad un problema sociale enorme come quello della violenza sulle donne?>> denuncia Gabriella Moscatelli, presidente di Telefono Rosa, che lancia l’hashtag #quanteancora per evitare uno scempio divenuto oramai imminente. Assuefazione alla “droga delle mani pesanti”? Non proprio; persone “normali” reinventate <<assassini rosa>> di una realtà commestibile solo per l’arretratezza sociale? Forse; donne diventate martiri di una guerra non loro? Decisamente si: come ha spiegato Fabio Piacenti, presidente dell’Eures, l’Istituto di ricerche economiche e sociali che da anni dedica al fenomeno un Osservatorio ad hoc, negli ultimi dieci anni <<le donne uccise nel nostro Paese sono state 1.740 suddivise nel 71,9% in omicidi familiari, 67,6% in uccisioni legate a problematiche coppia e 26,5% per mano di un ex>>, consolidando una striscia negativa di eventi che, nel gergo popolare, “farebbe un baffo alla parità dei sessi”. Il dato che tuttavia risulta essere più grave nella totalità di questo “dramma”, dipinto con tinte storiche e che risale all’alba dei tempi ma che ha davvero poco da invidiare alle sue origini greche, è la spaventosa gamma di età “picchiate” da questo fenomeno anormale: tra i 16 e i 70 anni, infatti, il 31% delle donne è stato abusato sessualmente e psicologicamente, determinando un’ascesa degna dei migliori film horror. I recenti casi mortali di Lucca e Caserta riaccendono il dibattito politico e alimentano la fiamma di una speranza ancora non del tutta morta: <<Le leggi ci sono e i centri antiviolenza devono tornare ad avere al più presto i finanziamenti necessari>> afferma il presidente del Senato Piero Grasso, che affida il suo pensiero alla possibilità concreta di cambiamento, una metamorfosi tanto positiva quanto necessaria affinché, da una parte le donne si travestano da “paladine della giustizia” e denuncino una strage fatta di odio e brutalità, e dall’altra gli uomini stessi <<si rivoltino contro questa infamia capitale>>. La soluzione? <<Stare insieme, convertendo questa “libertà vigilata” in una sfida quotidiana>>, dove uomini e donne non si appartengano per “diritto di sangue”, ma si scelgano ogni giorno, liberamente. I casi più recenti hanno raccontato la vicenda inverosimile di un “happy ending” impossibile agli occhi della realtà alternativa del banco degli imputati: se ammazzare una ragazza di Pordenone con quattro colpi di pistola è normalità per un ex fidanzato, allora viviamo nella pura anarchia sociale; se strangolare una studentessa universitaria romana di 22 anni e poi bruciarla viva è semplice routine per il suo ex convivente, allora c’è da porsi qualche domanda in più;  se uccidere una venticinquenne a coltellate dall’ <<embolo partito>> di un uomo incapace di accettare la fine di una relazione, allora l’inizio dell’Apocalisse è davvero tracciato. L’appello che risuona nei timpani otturati delle famiglie vittime di questa tragedia è sempre lo stesso, una medesima implorazione verso il sentimento nobile dell’amore che non trova più pace, un’ emozione che da troppo tempo, purtroppo, è stata macchiata con la prospettiva irrealizzabile dell’indulgenza e scambiata con la follia dei coltelli, con la bugia delle pistole e con il disprezzo verso il rispetto della dignità umana: <<non insegnate ai vostri figli che l’amore è tutto, non lo fate perché insegnate la menzogna; insegnate loro il rispetto per gli altri e alle vostre figlie il rispetto per loro stesse, perché 70 donne morte per mano del proprio uomo solo nei primi sette mesi dell’anno è pura follia, perché ad armare la mano degli uomini sono le donne che troppo amore danno e che poco amore si vogliono>>. Provare a tagliare la coda al lupo è possibile, evitare che si cibi del male che più ama è concretizzabile, ma state attente, perché se è vero che fidarsi rappresenta la vera unica soluzione ad un nuovo cambiamento, un nuovo percorso tutto in salita ma fatto di speranza viva e presente, “non fidarsi è meglio”: è buona consuetudine ricordare che “il lupo perde il pelo, ma non il vizio!”.

Femminicidio? Chiamiamolo “Women-icidio”, così fa meno paura! was last modified: agosto 16th, 2016 by L'Interessante
16 agosto 2016 0 commenti
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Pizza Expò 2016
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Pizza Expo 2016 – Caserta

scritto da L'Interessante

Pizza

L’Expo dedicato alla “Pizza & Food Made in Sud” ospiterà non solo pizzerie ed attività di ristorazione tipiche del nostro territorio che proporranno ai visitatori le loro specialità, ma anche espositori delle materie prime e dell’indotto del mondo della pizza

Grazie ai comuni intenti di valorizzazione dei prodotti e del nostro territorio, in collaborazione con l’Associazione Pizzaioli Napoletani, il giorno 20 luglio dalle ore 15.00 partirà il Trofeo REGGIA, al quale parteciperanno più di 40 pizzaioli. Verrà premiata la miglior Pizza Napoletana. L’ingresso all’Expo è previsto ogni sera dalle ore 19.00 al costo di € 2,00 a persona e prevede una prima parte convegnistica, che affronterà le tematiche della pizza nella dieta mediterranea, la tutela dei prodotti alimentari made in sud, la formazione del mestiere di pizzaiolo. A partire dalle 21.00 vi saranno ogni sera spettacoli gratuiti per tutti i visitatori, dove si esibiranno artisti di fama nazionale impegnati nella valorizzazione del nostro territorio: Gigi Finizio, 99 Posse, Enzo Avitabile, Anime del Sud, Gianluca Manzieri, I Ditelo Voi. Per i più piccoli, ogni sera dalle 19.00 alle 23.00 vi sarà l’animazione per bambini in un’ampia area con giochi gonfiabili, personaggi e babydance. Un evento reso unico anche grazie al supporto degli sponsor: Pepsi, Chinotto Negri, Pasta Reggia, Espluà, Vernaoil, Honda Valentino Racing, Contauto Due. Un impegno comune per valorizzare un bene invidiato in tutto il mondo: la vera pizza ed il suo magico mondo che gli organizzatori ed i promotori cercheranno di ricostruire fedelmente e con passione.

Il programma: qui.

Pizza Expo 2016 – Caserta was last modified: luglio 21st, 2016 by L'Interessante
21 luglio 2016 0 commenti
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