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canile

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In primo piano

Adozione in canile: ti salvo la vita, appartieni a me

scritto da L'Interessante

canile

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati come sapete in questo periodo sono più spesso in canile per prestare la mia attività professionale ai volontari che si occupano di cani che non hanno ancora un proprietario. E questa settimana ho assistito a due adozioni. Dopo due ore di colloquio preadottivo un cucciolo e un cane adulto varcano il cancello del canile. Wow, che bello si può pensare. Se non fosse che sono rientrati tutti e due. A distanza di sei giorni. Sei. Centoquarantaquattro ore.

Nemmeno il tempo d’adattamento. Che tendenzialmente avviene nell’arco di un mese.

Quali possono essere i motivi di questa repentina rinuncia d’adozione?

I motivi addotti per la rinuncia sono diversi. Ma, a mio avviso, ho avuto modo di notare che possono avere un unico comune denominatore: tu cane, sei stato salvato da me umano, per cui devi comportarti come io voglio. Sono il tuo divino salvatore. Asseconda il mio ego. Asseconda le mie abitudini. Rinuncia al tuo adattamento. Plasmati rapidamente a me, più rapidamente che puoi. Chinati a me, mio amato schiavo. Ti darò il tempo che mi avanza dal resto della mia vita di famiglia, di lavoratore, di genitore o figlio. Non farò sacrifici per te, sei già fortunato che ti abbia scelto.

Mi dispiace, sarò categorico, ma credo che nessun adottante debba decidere di rivolgersi al canile per adottare un cane solo perché “così si fa una opera di bene”. No, sarebbe una scelta egocentrica e narcisistica. Matrice di un nobile buonismo.

Ricordo durante la liberazione dei cani di Green Hill: ancora prima di liberarli c’era già un numero di richieste di adozione che superava le disponibilità.

Vuoi mettere ad avere adottato un beagle da sperimentazione rispetto ad un cane X del canile X?

Certo che adottare in canile rappresenta un gesto nobile; ma per farlo bisogna mettere in conto PRIMA tutte le consapevolezze che comportano una vita convissuta con un cane, e POI quelle che riguardano un soggetto che è passato per il canile.

Un’adozione comporta il relazionarsi con un soggetto che- se cucciolo- è solo potenzialmente totipotente: il suo carattere infatti dipenderà dal prodotto della genetica e dell’ambiente, quest’ultimo inteso come esperienze, sistema famiglia, eventi favorevoli e sfavorevoli, e così via.

Immaginarsi un’adozione con un ospite del canile: presuppone necessariamente il prendersi in incarico quel soggetto con tutte le sue rappresentazioni, le sue idee, le sue esperienze, le sue difficoltà e diffidenze, le sue emozioni. Non sempre positive.

E se la scelta segue lo slancio del “ti adotto perché sfigato”, ci si dimentica dei talenti di quel soggetto. Delle potenzialità. Delle risorse cognitive e comportamentali che solo un cane che è passato per un’esperienza così traumatica come il canile può aver sviluppato. Avendola superata.

Perché quando sei da solo in un mare di difficoltà, o ti salvi o diventi pazzo. E di soggetti in stato di patologia comportamentale, al canile, nonostante tutto, ce ne sono pochi.

Anzi ci sono soggetti che, con la loro resilienza, sarebbero dei leader più calmi e risoluti di molti umani.

E allora mi viene da dare qualche dritta a questo umano salvatore: tu umano, che pensi di salvare una vita, recati in canile, con umiltà ed ascolto attivo.
Con occhio attento, guarda la potenza e i talenti. Non la taglia, il peso, il mantello.

Resta affascinato da cosa i volontari possono raccontarti di quel soggetto. Pensa a quanto potresti imparare della tua vita portando questa vita a casa. Con messa in discussione, con idea di cambiamento. Di contaminazione. Di relazione.

Se non sei disposto a mettere in conto un mese di adattamento solo al termine del quale inizierai a capire il vero carattere del tuo cane, se non sei disposto a mettere in conto i danni, i sacrifici, le notti insonni, la rinuncia delle proprie aspettative, l’ idea di dominanza e beatificazione, beh, forse è meglio che tu prenda un cane di terracotta. Non sporca, non è impegnativo, non da fastidio. Non necessita delle passeggiate. Non ha bisogno di te. Lo esibisci agli amici e te ne prendi tutti i meriti.

Lo plasmi ad immagine e somiglianza tua, e quando vuoi, lo metti in giardino. Insieme ai sette nani.

No, mi dispiace caro umano, non lo hai salvato quel cane; semmai hai pareggiato il debito di un altro umano per cui quel cane si trova in canile.

Adozione in canile: ti salvo la vita, appartieni a me was last modified: marzo 9th, 2017 by L'Interessante
9 marzo 2017 0 commenti
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canile
CulturaIn primo piano

Ti riporto in canile: quando finisce un amore

scritto da L'Interessante

canile

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati oggi parleremo di canile e dei cani che vi vengono lasciati. Ci riflettevo, poiché in settimana sono stato chiamato per effettuare una valutazione di un soggetto rientratovi all’età di un anno e mezzo. Sì, i proprietari hanno voluto ricondurlo in struttura. Non essendo più in grado di gestirlo.

Il soggetto mostrava evidenti segni di paura, ed è rimasto per tutto il tempo della consulenza in un angolo. Tremante.

I motivi che possono spingere i proprietari a ricondurre un cane in canile sono molteplici; condivisibili o meno, etici o meno, consapevoli o meno, non è il focus di questo articolo.

Vita di canile, per cani di casa

Mi piacerebbe spostare l’attenzione su cosa può pensare e vivere un cane quando si trova rinchiuso in box; magari poche ore prima era al caldo di casa propria.

Se provo a calarmi nei panni di quel cane, la sensazione che subito sento viva nel corpo e nella mente è la reclusione.

Sensazione di smarrimento. Oddio, dove sono? Perché sono qui? Quale reato ho commesso? Io sono innocente. Ci deve essere un errore. I miei familiari arriveranno a breve, e faranno di tutto per farmi uscire di qui.

Paura. Intanto devo cercare di rimanere calmo, non farmi prendere dal panico. Monitorare l’ambiente, le risorse. Cercare di capire come ci si muove. Ho paura, accidenti. 

Odori fortissimi. La stimolazione olfattiva è pungente. Gli odori sono pregnanti. C’è odore di stress, misto ad odore di detergente chimico. Le tracce olfattive sono sempre le stesse. Non ci sono odori familiari, né nuovi odori. E’ tutto un nasicare sempre la stessa cosa.

Compagni di cella che non conosco. Forse anche poco accoglienti. Quindi devo stare attento a come mi muovo, devo evitare conflitti perché non ci sarebbero le giuste vie di fuga , ma anche dosare gli evitamenti. Non li ho potuti scegliere. Toccherà indossare qualche maschera. 

Condivisioni di pasti. Poco bilanciati ed attenti al mio fabbisogno: mi piacciono o no, è l’unica forma di sostentamento. Figuriamoci l’appagamento del palato e i gusti.

Condivisione degli spazi. Ho bisogno di quell’ora di libertà, ma allo stesso tempo la temo. Tutta questa condivisione con persone che non conosco mi rende suscettibile, in allerta. Si crea un gran caos nel momento dell’uscita. “Guardati il fianco Luigi, lì c’è un posto libero al sole, e delle facce che sembrano meno tensive”. 

Noia. C’è poco da fare, avrei bisogno dei miei libri, delle lunghe chiacchierate con gli amici. Del mio cinema il mercoledì.

Freddo. Fa proprio freddo qui; la pioggia a volte arriva a letto. E l’umidità si sente fin dentro le ossa. Ho delle coperte, ma non sono bastevoli.

Sensazione di abbandono. Non ho notizie del mio gruppo famiglia. Non so cosa sia successo. Mi sento ferito. Confuso. Stordito. Avvilito. Arrabbiato. Ma io chi ero? Ed ora, chi sono?

Queste sono solo supposizioni. Sensazioni. Immaginarsi cosa possa accadere nella mente evoluta di un cane non è cosa facile. Il cane, animale sociale. 

Ma se proviamo a calarci in queste sensazioni prima di decidere per un rientro di un cane in canile, beh, potremmo almeno dire di averlo fatto consapevolmente. Che ce ne importino o meno le conseguenze, ne avremo una lucida consapevolezza.

Perché il canile, per quanto possa essere gestito amorevolmente, resta pur sempre una gabbia. E’ progettato per essere a tempo. Limitato.

Ma se ci si resta a lungo sarà l’espressione serena del comportamento del cane ad essere limitata. A volte irreversibilmente.

Ho i brividi solo a pensarlo.

 canile

Ti riporto in canile: quando finisce un amore was last modified: marzo 2nd, 2017 by L'Interessante
2 marzo 2017 0 commenti
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Cani
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

I cani al cinema

scritto da L'Interessante

Cani.

Il regista Thor Freudenthal  afferma che i cani piacciono molto al cinema  per via della loro personalità: pare siano in grado di “bucare lo schermo”

Oggi i cani sono ampiamente diffusi nei film e nei media digitali, ma erano molto presenti anche nel cinema delle origini.

Un illustre esempio è “Vita da cani” del 1918, con la locandina recante Charlot depresso  con  accanto un meticcio che gli rassomiglia.

Correvano gli anni 30 e  40 quando  “Pete the Pup”, bellissimo esemplare di american pit bull terrier  diveniva la mascotte dei bambini della serie di film Simpatiche canaglie, andata in onda per tantissimi anni.

Contemporaneo di Pete  è  “Rin Tin Tin”, il pastore tedesco preferito d’America  presente al cinema dal 1923 al 1931. Il primo cane attore ad interpretare Rinty  fu trovato cucciolo da un soldato americano in un canile bombardato dai tedeschi,  alla fine della prima guerra mondiale.

Invece dal famoso racconto di Eric Knight  “Torna a casa Lassie” nel  1938 , prende origine sul grande e  piccolo schermo la storia del nobile collie più longevo del mondo.Sul set si sono alternati otto collie maschi nel ruolo di protagonista che però originariamente  era femminile.

Nel 1992 sotto la direzione di Brian Levant prende vita “Beethoven”,  il San Bernardo le cui avventure maldestre  hanno portato il sorriso sul volto di tantissimi bambini .

Il 2008 è l’anno di “Io&Marley”  film  diretto da David Frankel,  basato sull’omonimo romanzo di John Grogan, interpretato da Owen Wilson e Jennifer Aniston. “Un cane non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati. Un bastone marcio per lui è sufficiente, a un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido, se gli dai il tuo cuore ti darà il suo”, dirà il protagonista nell’epilogo del film.

Nell’anno successivo esce nelle sale il film Hachiko, diretto da Lasse Hallstrom con Richard Gere, ispirato alla storia vera del cane giapponese Hachiko . La trama racconta del rapporto indissolubile tra l’akita e il professore di musica Parker Wilson. Ogni giorno il cane accompagna il proprietario alla stazione e questa abitudine non cambierà anche dopo la morte improvvisa del professore: il cane continuerà ad aspettarlo in stazione per circa nove anni.

Spesso purtroppo le sorti di una razza sono legate al cinema; dalle intense campagne di marketing che accompagnano l’uscita di questi film scaturiscono sia successi commerciali sia tragedie domestiche. Ne scatta  spesso la moda inconsapevole com’è avvenuto nel caso dei dalmata ne “La carica dei 101”.

Tutto ciò si verifica perché chi acquista quella determinata razza è convinto che il cane abbia tutte le doti e i comportamenti promossi dal film; da qui nasce la frustrazione per l’aspettativa delusa o l’amarezza di relazionarsi con un soggetto diverso dall’attore. Ma l’errore è tipicamente umano; è nostra la proiezione. E’ nostra l’aspettativa. E’ nostra la romanzata.

È giusto scegliere un cane con delle predisposizioni di razza che pensiamo ci siano congeniali; ciò però non significa aspettarsi di trovare un soggetto addestrato per competenze specifiche di un film.

È consapevole della scelta chi chiede, s’informa, visiona nella realtà cosa quel cane rappresenti. Sarebbe utile raccogliere informazioni sui blog degli allevatori o ancor di più parlare direttamente con proprietari di quella razza che possano dirci il loro amico a quattro zampe che tipetto è.

Una scelta errata può ricadere su un sistema famiglia intero, e soprattutto sul cane che rischia di finire nella gabbia di un canile.

I cani al cinema was last modified: febbraio 16th, 2017 by L'Interessante
16 febbraio 2017 0 commenti
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cane
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

“Ti scelgo perché mi stai bene”. Imparare a scegliere il cane consapevolmente

scritto da L'Interessante

Cane.

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati dopo il racconto-riflessione della consulenza con il piccolo di spitz ho deciso di intervistare un medico veterinario esperto in comportamento che potesse raccontarci bene cosa significhi e rappresenti scegliere consapevolmente un cane. Di quelle non condotte solo con amore.

Per farlo ho raggiunto telefonicamente il Dr. Antonio Sessa, Medico Veterinario L.P., Esperto in Comportamento degli animali d’affezione.

Si prende un momento di pausa dal lavoro per risponderci cordialmente.

  • Grazie mille Dottore per aver accettato la nostra intervista. Vorrei che ci chiarisse il concetto di adozione consapevole: cosa s’intende ?

“Per adozione consapevole s’intende il concetto secondo il quale l’adozione di un animale (cane, gatto o altra specie domestica che sia) dovrebbe essere conseguente a un’attenta e meditata riflessione che parte da basi razionali. In altre parole dovrebbe far seguito a un processo di acquisizione di conoscenze relative all’animale che si è deciso di accogliere nel proprio ambiente domestico, cercando di sapere in anticipo se le caratteristiche di quella specie si sposano bene con il nostro stile di vita, sia in termini economici che in termini di tempo da potergli dedicare, dal momento che, una volta che ci facciamo carico di un’altra vita- responsabilità enorme-, dovremmo aver ben chiaro in mente che ciò sarà per tutta la durata dell’esistenza di quella creatura di cui abbiamo deciso di occuparci, che dipenderà in tutto e per tutto da noi, nella cattiva e nella buona sorte- come recita la fatidica formula. Il principio che ci dovrebbe guidare dunque non può essere solo l’idea romantica e spesso illusoria che ci creiamo di quell’animale, perché magari sponsorizzato dall’ultimo film di moda. Oppure perché si vuole uno status-symbol (come l’auto, il cellulare et similia). Né tanto meno-parlo ai genitori- perché si cede alle richieste pressanti di un figlio o addirittura portandolo in regalo a qualcuno, sperando di fargli una sorpresa gradita. Poiché salvifico.  Perché altrimenti una scelta del genere esiterebbe, presto o tardi, in un completo insuccesso: l’abbandono di quell’animale o il suo maltrattamento. Un animale non è, non può e non deve essere considerato un oggetto, un giocattolo o un passatempo. Un animale è un altro essere vivente, differente da noi, letteralmente un altro mondo. Con le sue caratteristiche di specie. Con la sua personalità, il suo modo di vedere la realtà che lo circonda, di comunicare e di esprimere le sue emozioni. Con delle esigenze e dei bisogni concreti che spesso cozzano con i nostri, soprattutto in questo periodo storico, in cui si va tutti di corsa, si annaspa e sembra quasi si faccia fatica a sopravvivere, senza trovare neppure il tempo per fermarci a riflettere su chi siamo e cosa vogliamo realmente. Insomma, proprio per non rischiare di vivere con superficialità, e dunque non a pieno, come invece si meriterebbe, quella che potrebbe essere una splendida avventura, una scoperta dell’alterità e una riscoperta di una parte di noi, (troppo spesso dimenticata e messa da parte) che solo il confronto attivo, nella quotidianità con un animale, potrebbe farci recuperare, è necessaria un’adozione consapevole!”.

  • Abbiamo già parlato in un articolo precedente dell’importanza dei 60 giorni di condivisione madre cuccioli. Ma spesso non è possibile, si pensi ai cani trovati lungo la strada: come si può recuperare questa mancanza?

“Dobbiamo considerare che ogni individuo ha una sua propria capacità di resilienza, ovvero la possibilità intrinseca di far fronte a determinati imprevisti ed eventi più o meno traumatici per l’organismo (sia fisicamente che psichicamente) con cui spesso e volentieri la vita ci obbliga a fare i conti, così come possiede dei meccanismi di coping (strategie di adattamento), differenti per ognuno, che fanno sì che anche dei fratelli, pur appartenenti ad una stessa cucciolata, reagiscano in maniera differente allo stesso evento stressante.  Ogni cucciolo dunque ha una propria capacità di adattamento a situazioni non ottimali con cui si troverà obbligatoriamente a confrontarsi durante la sua esistenza. Per fortuna la plasticità della mente tipica di quest’età e l’organizzazione sociale di questa specie, molto simile alla nostra, che rende il cane un animale sociale (la cui organizzazione del gruppo di appartenenza ricorda molto da vicino quella della famiglia nella società umana), in qualche modo aiutano a far si che il soggetto, possa, entro certi limiti ovviamente, adattarsi anche a una tale possibilità (la separazione precoce dalla madre e/o dal branco), spostando l’attaccamento dalla figura materna ad un’altra sostitutiva che, ad esempio, potrebbe essere quella di un altro cane, o più spesso  la nostra. Sebbene appartenenti a specie differenti biologicamente e geneticamente parlando, infatti, condividiamo una vera e propria co-evoluzione, durata millenni, che porta questo meraviglioso animale a considerarci alla pari dei propri simili, nel momento in cui si vengono a determinare solidi legami di affetto e di fiducia reciproci. Certo questo ci carica di una notevole responsabilità nei riguardi di un cucciolo, a ben vedere, anche tenendo conto del fatto che non tutti gli esseri umani hanno un’ adeguata preparazione culturale per comprendere una specie diversa, sebbene a volte l’istinto e il buon senso sembrano poterci guidare nella giusta direzione. Ecco perché sarebbe essenziale ricorrere a un esperto in comportamento che fornisca le giuste informazioni prima di decidere di adottare un cucciolo, soprattutto poi se si è alla prima esperienza e  ci si è imbattuti in una adozione precoce senza gli giusti insegnamenti che solo mamma cagna sa fornire. Potrebbe essere necessario un intervento sul cucciolo tramite dei cani tutor, in una classe di socializzazione, o attraverso attività che noi umani possiamo fare per ridurre le lacune”.

  • Sovente la scelta del cucciolo viene condotta rispetto alla morfologia: quanto è importante una correlazione tra le predisposizioni razza di un cane e lo stile di vita della famiglia adottante?

“Questo purtroppo è un altro grande problema che si fonda su misunderstanding, cui spesso e volentieri hanno contribuito film o cartoni animati che ci hanno trasmesso un’immagine irreale e fantasmagorica di determinate razze. Quanti di noi non hanno inconsciamente incamerato e fatte proprie figure romanzate e quasi mitologiche, entrate ormai nell’immaginario collettivo, quali quelle impersonate da cani/attori in classici della filmografia? Basti pensare a film come Lassie o Rin tin tin, oppure, più recentemente, Io e Marley, Beethoven, Hachiko (tra l’altro realmente esistito), o Belle e Sebastien, o ancora, a sceneggiati come il commissario Rex, o ai personaggi di alcuni classici della Walt Disney, come 4 Bassotti per un Danese o Lilli e il Vagabondo o ancora la Carica dei 101, tanto per citarne  solo alcuni, tra i più noti e conosciuti al grande pubblico. Ecco purtroppo, col senno di poi, possiamo tranquillamente affermare che simili favole (perché altro non sono) hanno contribuito a diffondere delle illusioni deleterie, perché non corrispondenti al vero, circa determinate razze, alla base di tanti, troppi episodi di abbandono, conseguenti alla delusione e successiva disillusione, nel momento in cui ci si rende conto che quel cucciolo non è esattamente corrispondente, in realtà, al personaggio pubblicizzato da quel determinato film, sceneggiato o cartone. Sarebbe certamente opportuno, dunque, che non si scegliesse un cane solo perché in quel momento va di moda quella determinata razza, sulla scia della pubblicità fattagli dal film di turno. Non dimentichiamoci mai che stiamo parlando di esseri viventi con delle esigenze, caratteristiche, bisogni e prerogative comportamentali tipiche di quella determinata razza. Perché siamo stati noi, con processi di selezione artificiale, a volerla originariamente proprio così. C’è poi da dire che purtroppo, troppo spesso, nella selezione di determinate razze di cani, si è tenuto conto più dell’aspetto fisico che altro, magari per il piacere di ammirarne la pura e semplice bellezza estetica (e si sa quanto noi esseri umani siamo volubili in quanto a modelli di bellezza) o solo perché si voleva sfruttarne determinate caratteristiche fisiche, tipiche di quella razza, per un particolare lavoro (basti pensare al Bassotto, cane da tana per eccellenza, che col suo corpo lungo e le zampe corte, poteva infilarsi agevolmente nei cunicoli di prede che poi riusciva ad afferrare col suo morso potente, trascinandole a ritroso verso l’uscita; o a cani da muta, come i Beagle, che devono segnalare col loro tipico abbaio, la loro presenza ai cacciatori a cavallo che li usano per stanare e inseguire le volpi).  Difficilmente si pensa a tutto ciò, quando si sceglie un cane appartenente a una determinata razza. Invece sarebbe importantissimo conoscere prima certi aspetti, così da evitare brutte sorprese quando è poi troppo tardi per porvi rimedio, dovendo venire a patti con situazioni non proprio comode, se non addirittura pericolose, che invece si sarebbero potute evitare, grazie ad un’adozione cosciente e responsabile.

Anche là dove la mescolanza genetica, come nei meticci, non ci permette di sapere con certezza quali razze hanno contribuito realmente, in misura minore o maggiore, alla creazione di quel determinato soggetto, così come lo vediamo (di solito, infatti, è fuorviante ipotizzare le razze d’origine dal solo aspetto fisico di un cane meticcio), sarebbe comunque utile conoscere preventivamente uno dei due genitori (in genere la madre, per ovvi motivi) o almeno l’ambiente in cui è cresciuto e le esperienze che hanno caratterizzato i suoi primi mesi di vita. Perché, ad esempio, in genere, un cane nato e cresciuto in un ambiente di campagna, avrà più difficoltà ad adattarsi poi a una vita in città, giacché troppo iper-stimolante per il suo sistema sensoriale, abituato a ben altri suoni e rumori…Ma, come al solito, niente è assoluto e generalizzabile al 100% e tutto andrebbe contestualizzato, grazie alla supervisione di un addetto ai lavori”.

  • Quali le accortezze da prendere laddove si voglia adottare un cane in canile?

“Questa è una bella domanda; ma forse richiederebbe un corso apposito per poter riuscire a rispondere davvero esaurientemente! Certamente i consigli da dare sarebbero parecchi e tutto sarebbe più semplice se ci si rivolgesse ad un canile in grado di curare realmente le adozioni, attraverso un pre-affido responsabile e seguito in modo competente. Spesso, infatti, il personale di un canile (anche se non tutti i volontari, a onor del vero, hanno le competenze adeguate per fornire consigli validi), è quello in possesso del maggior numero di informazioni circa quel determinato cane. Soprattutto poi, se il soggetto in questione non è appena arrivato, per cui si è avuto modo di osservarlo nelle diverse situazioni, con cui si è confrontato e per mezzo delle quali ha dato prova del suo “carattere”:  del suo arousal e della sua reattività/emotività, del suo grado di socializzazione intra e etero-specifica, così da poter capire se quel dato cane è più facilmente integrabile in un dato contesto famigliare piuttosto che in un altro.  Sicuramente c’è da dire che il canile non è mai un luogo ottimale per un cane, e spesso anzi quell’ambiente riesce a tirare fuori il peggio da certi elementi (così come ogni ambiente in cui si è costretti a una convivenza forzata, in poco spazio, con delle risorse scarse e obbligatoriamente condivise). Pertanto sarebbe utile riuscire ad approcciare il cane che si vorrebbe adottare, a più riprese e per un periodo adeguato a conoscerlo quel minimo indispensabile, per mettere alla prova determinati comportamenti che poi nella futura convivenza saranno quelli con cui dovremo fare in conti, come compagni di vita. Certamente non tutto è immediatamente evidente, e per questo suggerisco sempre di frequentare il canile in questione per un po’, così da conoscere meglio sia i cani, ma anche il personale da cui dobbiamo, necessariamente, ricevere tutte quelle informazioni indispensabili per una scelta razionale e consapevole e non di pancia, come purtroppo spesso avviene, proprio per evitare spiacevoli soprese che in genere si traducono per il cane in un ritorno alla sua prigione di partenza (il canile appunto): esperienza ancora più nociva e traumatica per lui!”.

  • Trova valido il detto che un cane adulto non possa affezionarsi alla famiglia adottante alla stregua di un cucciolo?

“Assolutamente no! Se conveniamo, infatti, con quanto detto in precedenza, ossia che il cane, come specie, è un animale sociale e pertanto il suo etogramma prevede un rapporto speciale e intimo con altri esseri viventi, rappresentati non solo dai suoi consimili, ma anche da appartenenti ad altre specie, e precisamente la nostra, ecco che appare chiaro che esso è un animale che per ragioni genetiche, biologiche, culturali e storiche è predisposto ad interagire e a creare vincoli stretti e rapporti sociali a qualsiasi età, proprio perché è una sua precipua caratteristica e non potrebbe farne a meno, se non per delle gravi patologie comportamentali. Anzi da alcuni studi recenti è emerso persino che la maggior parte delle volte il cane, quando deve scegliere tra un suo conspecifico e un essere umano, come figura di riferimento, normalmente sceglie quest’ultimo! Credo che il cane sia davvero l’unica specie al mondo che ne privilegi un’altra come riferimento, il che ci fa capire quanto sia assetato di attenzioni e di considerazione da parte nostra. Per un cane, infatti, la realizzazione massima consiste nel riuscire a condividere delle esperienze assieme, in collaborazione, col suo partner di vita. Sta a noi riuscire a capire questo concetto, così da non pretendere più assurdi atti di deferenza (o come si ostinano a chiamarli alcuni, di sottomissione), ma provando per una volta, mettendo da parte il nostro immenso ego, a metterci in ascolto di ciò che cerca di comunicarci continuamente e a qualsiasi età questo insostituibile e unico animale: <Cosa posso fare per te? Cosa possiamo fare assieme, per stare bene? Insegnami> ”.

Grazie mille al Dottore per le esaurienti risposte.

L’amore è fondamentale per una adozione. È l’elemento necessario ma non sufficiente per una buona riuscita nei rapporti. Ci vuole impegno, oculatezza, condivisione, conoscenza. Disponibilità al cambiamento e alla messa in discussione. Se si pensa di adottare un cane per farlo adattare completamente alla nostra vita è più funzionale ed etico prendere un peluche. Ci scegliamo perché ci stiamo bene.

L’amore non è tutto. Ma può tutto.

“Ti scelgo perché mi stai bene”. Imparare a scegliere il cane consapevolmente was last modified: febbraio 2nd, 2017 by L'Interessante
2 febbraio 2017 0 commenti
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