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Cultura

Emmanuel ti racconto delle nostre tragedie che non sono tutte uguali

scritto da Roberta Magliocca 10 luglio 2016
Emmanuel

Emmanuel

Caro Emmanuel,

così cominciano le lettere. Ma le lettere si scrivono per essere lette da un destinatario. Non puoi tu, spero possano farlo gli altri. Gli altri chi? mi chiederai, gli altri. Tutti quelli che si sono svegliati nel momento in cui ti sei addormentato, tutti quelli che – compresa io – avrebbero dovuto sguainare la spada prima, lucidare lo sdegno accanto a te, darti una mano quando una mano ti era ancora utile. 

Hai cercato di difendere tua moglie, e lo hai fatto. Ma hai lottato contro chi era più forte di te. Non quell’essere spregevole che ti ha tolto il futuro, no. Lui non è più forte di te, nemmeno ora. Ma il razzismo, ahimè, si. Lo è eccome. Il razzismo ti ha ucciso e uccide sempre.

Non ti ha ucciso la guerra, la morte della tua bambina, sembravi invincibile. Ma, ogni giorno, il mondo ci ricorda che invincibile non è nessuno. Però l’Italia, quasi tutta – o meglio – quella sana, si  schiera dalla tua parte ora, cerca di sostenere tua moglie nel suo dolore che sembra inconsolabile, che nemmeno Dio sembra poter guarire. Per quel che vale, forse niente, ti chiediamo scusa.

Ora sai cosa spero? Che gli italiani, schierati giustamente e con il mio sostegno contro il razzismo, facciano un ulteriore passo per stare dalla parte delle donne che ogni giorno vengono uccise da chi dice di amarle. Il femminicidio è una tragedia molto simile alla tua. Si uccide gente per mancanza di cultura. So che tu combatteresti questa piaga, se fossi qui. Tu che hai dato la vita per proteggere tua moglie, disprezzeresti tutti quegli uomini che uccidono le proprie donne. Perchè una donna morta ogni due giorni è una tragedia, Emmanuel, è una tragedia. Eppure non ne parla nessuno, poche parole al telegiornale – marito uccide la moglie – ma della portanza culturale di questo fenomeno nessuno ne parla. Perchè è la rilevanza culturale di questo eccidio che fa paura, o meglio, che dovrebbe far paura. 

E invece no. Non mi fraintendere, Emmanuel, il tuo omicidio ha fatto lo giusto scalpore, forse nemmeno abbastanza.  Ma non mi spiego perchè omicidi altrettanto ingiusti e crudeli, non siano trattati con la stessa rabbia. Noi non meritiamo la stessa rabbia? Non puoi rispondere, ma la tua risposta l’hai data prima di morire. La tua donna non andava offesa. Qui non funziona così. E, tristemente, un’idea in merito me la sono fatta. Siamo nipoti di migranti. I nostri nonni e bisnonni sono scappati dalla miseria per un futuro migliore. E, in voi, rivediamo loro. E l’istinto di proteggere il vostro futuro, noi che niente possiamo fare contro il vostro passato, è forte. Siete nostri fratelli.

Ma siamo anche figli e nipoti di una cultura malata che ha voluto la donna in cucina a sfornare torte e figli, sempre un passo dietro l’uomo, un’incubatrice vivente, senza alcun diritto. Oggi che le donne a tutto questo non ci stanno più, vengono eliminate da un uomo che non può sopportare l’umiliazione di una donna libera che decide da sola per la propria vita. E anche se siamo persone oneste, se mai faremmo alle nostre mogli quello che questi mostri fanno, siamo figli di un delitto di onore estinto sulla carta, ma ancora presente nei nostri destini. 

Allora Emmanuel, è questa la risposta. Ci occupiamo di voi, perchè non sappiamo occuparci di noi. 

Roberta Magliocca

Emmanuel ti racconto delle nostre tragedie che non sono tutte uguali was last modified: luglio 11th, 2016 by Roberta Magliocca
EmmanuelFermoImmigrazioneLuttoTragedia
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Roberta Magliocca

Giornalista Pubblicista laureanda in Sociologia della Comunicazione alla Federico II di Napoli. Diplomata in scrittura creativa alla Rai di Roma. Il giornalismo è la sua unica, vera, grande ambizione.

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