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Ragazzi

juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

Juvecaserta e Istituto Mattei: insieme per la formazione dei giovani

scritto da L'Interessante

Juvecaserta

La Juvecaserta Pasta Reggia ha sottoscritto un protocollo d’intesa con l’Istituto “Enrico Mattei” con il quale si impegnano ad attivare occasioni di confronto e di condivisione sui percorsi formativi di interesse comune al fine di favorire forme strutturate di collaborazione tra il sistema scolastico e il sistema imprenditoriale

In particolare la Juvecaserta si impegna a collaborare mettendo a disposizione la propria capacità di mobilitare risorse umane e competenze professionali, allo scopo di ideare e attuare percorsi di alternanza scuola-lavoro, stage, tirocini, collaborazioni e progetti, mentre l’Istituto Mattei si impegna a favorire la massima sinergia tra le risorse e le azioni da realizzare e collaborare alle iniziative formative/informative promosse dalla stessa Juvecaserta, favorendo così quell’interazione scuola/mondo del lavoro che costituisce uno dei cardini su cui si fonda il nuovo sistema di istruzione tecnico-professionale
«Avviare una collaborazione con la Juvecaserta – sottolinea il dr. Roberto Papa, dirigente dell’Istituzione scolastica –  è una grande opportunità per tutti i nostri allievi che potranno, in questo modo, accrescere ulteriormente il loro bagaglio di competenze; ma è anche motivo di grande soddisfazione: Il Mattei, in questi anni, si è confermato come uno dei più importanti istituti di formazione artistica e professionale e poter mettere a disposizione della maggiore realtà sportiva casertana le nostre competenze è, per tutti noi, un grande orgoglio».
Dal canto suo il general manager della Juvecaserta, Luigi Guastaferro, esprime la sua soddisfazione per un accordo che rafforza «il legame tra la nostra società ed il territorio. Sono sicuro che dalla collaborazione  con l’istituto Mattei del dirigente scolastico dott. Roberto Papa scaturiranno bei progetti per il nostro club in termini di  grafica, fotografia, cinematografia ecc.  dando, nel contempo, agli allievi dell’Istituto una possibilità di ulteriore crescita didattica».

Juvecaserta e Istituto Mattei: insieme per la formazione dei giovani was last modified: ottobre 6th, 2016 by L'Interessante
6 ottobre 2016 0 commenti
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Pokemon
AttualitàIn primo pianoParliamone

Pokemon Go e disoccupazione giovanile

scritto da L'Interessante

Pokemon Go

Un famoso detto italiano recita: “Chi non lavora, non fa l’amore”. Questo significa essenzialmente due cose: o Pikachu e co. hanno deciso sin dal loro prima apparizione di non voler dar vita ad una generazione futura attraverso l’unione dei “poteri speciali” e dedicarsi, di conseguenza, esclusivamente all’ “ozio cartoon-esco” o i giovani d’oggi sono diventati improvvisamente interdetti nel momento stesso in cui hanno trasformato l’intelligenza in demenza e hanno denigrato totalmente il valore del sacrificio, dello sforzo, del senso retorico del “portare a casa la pagnotta” che per generazioni ha contraddistinto l’essere umano nel raggiungimento del nobile fine di vivere nel benessere e nella prosperità. Perché si, se in effetti non si tratta di una nuova forma di evoluzione umana sottoforma di “distruzione cognitiva pro-digitale”, allora davvero il mondo rischia di lasciare il posto a questi “alieni” che per troppo tempo hanno preso le somiglianze animalesche e hanno contaminato la terra di un’astrattezza diventata tutt’altro che “gioco”: a poco a poco, infatti, quello che all’inizio sembrava essere un passatempo innocente e stimolante all’intraprendenza, ora ha completamente radicato le sue “droghe leggere” nelle convinzioni della gente, le stesse con le quali non si riesce più ad immaginare un futuro degno di essere “lavorato”, ma appunto “giocato”.

<<Il lavoro è vita: senza di esso esiste solo paura e insicurezza>> affermava John Lennon dal canto suo; e come dargli torto: ad oggi il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è pari al 37,9%, circa il 15% in più rispetto alla percentuale media di disoccupazione giovanile nell’Eurozona; ciò che più colpisce, però, è proprio il fatto che questo male “moderno” non sta diventando solo economico bensì anche psicologico e culturale perché le cause possono essere sia ricondotte all’eccessivo “mammismo” di numerosi soggetti ancora “bambinizzati” nel grembo materno senza possibilità di uscita alla scoperta delle opportunità circostanti, sia ad un sistema scolastico anche esso caratterizzato da cattivi collegamenti con l’impresa o da una banalizzazione del sacrificio che spinge gli studenti a preferire la semplicità dei “soldi facili” della criminalità organizzata. E così, “alzare la carriola” diventa sempre di più un “lavoro altrui”, una necessità secondaria, se non terziaria, che alimenta il fuoco dell’esasperazione e produce effetti gravi sia sugli individui che sulla società nel suo complesso, attraverso lo scarso sostegno all’inclusione attiva: questa “tragedia giovanile” verrebbe condannata da un Dante contemporaneo nel “Girone dei Nullafacenti”, avendo come punizione quella di inseguire un Pokemon eternamente, di provare a catturarlo senza tuttavia mai riuscirci.

Ma pensandoci su, sarebbe effettivamente questa una vera “punizione”? Secondo le ultime stime, infatti, più che un castigo questa significherebbe una ricompensa a tutti gli effetti: in un mondo attuale dove i giovani d’oggi non riescono a sviluppare le proprie capacità intuitive e concezionali, non rappresentano più un capitale umano capace di portare esperienza ed efficacia allo stesso tempo al servizio del bene comune, non diventano essenziali al fine di frenare la mobilità intergenerazionale e fare in modo che il disagio sociale si tramandi da una generazione all’altra e non salvaguardano più il loro “passaporto per la vita”, ossia le competenze necessarie per un pieno inserimento economico e sociale nel mondo lavorativo, ciò che prende il sopravvento è la mania dei “Pokémon Go”, il gioco che sta conquistando tutto il pianeta: dal Giappone all’America, i mostriciattoli virtuali tascabili, apparsi per la prima volta vent’anni fa sul Game Boy come invenzione di Satoshi Tajiri, hanno attraversato l’Europa e l’Italia e sono sbarcati sia nelle grandi città, depauperando un patrimonio culturale e turistico degno delle migliori innovazioni tecnologiche, che in quelle piccole, distruggendo il già misero guadagno delle microimprese impegnate nella lotta quotidiana alla sopravvivenza. Non a caso, basta guardarsi intorno mentre si passeggia in città per accorgersi di quante persone siano state letteralmente contagiate da questo “virus”, uno di quei parassiti che ha come strumento di inizializzazione lo smartphone e come preda della “demenza inattiva” i giocatori stessi: il sole potrebbe aver fatto la sua parte, qualcuno potrebbe pensare; il caldo avrebbe potuto giocare il doppio ruolo di ossessione e inganno allo stesso tempo verso un gioco grottesco e diabolico, altri potrebbero intuire; ma la verità sta, come al solito, nel mezzo: il mondo sembra essere letteralmente impazzito per un videogame che, di “pazzo”, ha le basi e le carte in regola per esserlo a tutti gli effetti.

Per giocare basta scaricare l’applicazione, disponibile sia sull’App Store di Apple che sul Google Play Store per gli utenti Android, creare un profilo, personalizzarlo, scegliersi un nome e aspettare che il lato virile della personalità umana abbandoni definitivamente “il cuore e la mente”, come direbbe un cavaliere dell’epoca medievale: chissà se questo avesse mai avuto avuto il coraggio di compiere un gesto così “poco nobile”, chissà se, invece di difendere il proprio re, avesse preferito dare la caccia  ai vari Bulbasaur e il resto dei 151 esemplari per ampliare il personale “arsenale d’oro”, chissà se, per essere punito di così tanta indecenza, fosse stato arso vivo dal rogo di un Charizard o annegato dal waterboarding di uno Squirtle; chissà, si domanderebbero gli studiosi, ma una cosa sicuramente continua a desistere nella mente dei potenziali “allenatori”: il senso vero della realtà, che entra continuamente in contatto con il confine della finzione e della tecnologia e che aumenta il rischio, oramai dietro l’angolo, di una dipendenza da un universo parallelo ed un isolamento cronico. Così, se da una parte ci pensa lo smartphone a chiudere gli occhi dell’oggettività e ad aprire quelli di Google Maps alla ricerca di “palestre”, battaglie contro i “custodi” del luogo e pokeball da lanciare per stregare gli avversari in perenne combattimento, dall’altro diventa responsabilità personale ridicolizzarsi periodicamente muovendosi fisicamente alla ricerca di Pokemon “fantasmi”: già, perché lo smartphone avverte che nelle vicinanze potrebbero esserci mostriciattoli che svolazzano dentro la padella o saltellano sul water o ancora strisciano sulla scrivania dell’ufficio, e che non spariscono, ma anzi si spostano seguendo il giocatore, muovendosi attaccati al loro nuovo “allenatore”.

Pertanto, se l’accostamento Pokemon Go-Disoccupazione giovanile ha i suoi effetti degenerativi e influisce nettamente sulla catalizzazione della pigrizia nei soggetti interessati, di certo non fa il discorso inverso chi tocca con mano l’esperienza di <<rassegnare le proprie dimissioni per girare il mondo>>:

è il curioso caso di Tom Currie, 24enne, ex barista neozelandese che, da un momento all’altro, ha deciso di “prolungare” le proprie ore libere dal lavoro eliminando quest’ultimo definitivamente dalla sua vita, almeno per il momento; perché si, in sede di decisione, Tom è stato più volte “compreso” piuttosto che attaccato per una scelta tanto azzardata quanto rischiosa: <<spero che il tuo viaggio vada bene>> ha affermato il suo ex datore di lavoro, risposta che è stata percorsa in maniera del tutto parallela dal <<sapevo che un giorno saresti diventato famoso>> del padre, messaggio inviato per sms e recapitato con tanto “amore paterno e protettivo”. Ma in fin dei conti, è purtroppo ancora questo medesimo “protettivismo” che spinge i giovani d’oggi nel burrone dell’”anoressia lavorativa”: <<trovare 91 pokemon sui 151 disponibili del gioco è stato come rivivere l’infanzia due volte>> ha affermato Tom, che ha peregrinato con gli occhi dello smartphone, ha incontrato turisti, viaggiatori e tanti appassionati dell’applicazione e ha cavalcato di collina in montagna, di fiume in lago attraverso fotografarmi e video tanto pazzeschi quanto incredibilmente innovativi, rendendosi conto di essersi trasformato involontariamente nell’eroe nazionale di un “sogno reale”, nell’ Ash Ketchum che 16 anni fa ha sfondato sul grande scherzo italiano, arrivando insieme ai suoi amici a conquistare il mondo.

Alla fine ciò che ne rimane è soltanto l’illusione ottica di aver raggiunto un obbiettivo, la credenza di aver compiuto un esperimento diverso dalla norma ma fin troppo complicato per essere portato a termine, la certezza di aver trascurato quello che dovrebbe rappresentare sempre “prima il dovere e poi il piacere”: non è tutto oro ciò che luccica, non bisogna lasciarsi andare troppo facilmente e vivere nella folgorazione di un attimo, non deve diventare primario ciò che normalmente viene attribuito alla schiera dei “beni di lusso”, uno sfarzo che, in tutta la sua lucentezza, continua ad essere tale, senza se e senza ma, e cammina imperterrito nel suo obbiettivo di far dimenticare la tangibilità: <<Catch them all>>, diceva la sigla originale del cartone animato, <<catch them, catch them>>, rammentava nel mentre, ma la vita è un’altra cosa, la realtà è un’altra cosa, e quella, esattamente quella, ci ordina ogni giorno di “acchiappare” le opportunità di lavoro, le chance che ci possono finalmente nobilitare come uomini, e non i Pokemon!

Michele Calamaio

Pokemon Go e disoccupazione giovanile was last modified: luglio 27th, 2016 by L'Interessante
27 luglio 2016 0 commenti
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Radio Alce What's Up
CulturaIn primo piano

Radio Alce. We What’s Up. And you?

scritto da L'Interessante

Radio Alce

Che il programma What’s Up su Radio Alce, FM 88.100 il Giovedì sera sia un punto di svolta in una cittadina come Caserta, lo abbiamo già detto

Che avesse fatto passi da gigante nel corso dell’anno trasformando la “monotonia” casertana in quella splendida sorpresa pronta ad assecondare i progetti di tantissimi ragazzi in rampa di lancio e a dare loro voce con la massima trasparenza e chiarezza, era un altro fatto altrettanto noto. Ma quello che non sapevate è che ora come mai l’aiuto collettivo di tutti noi diventa più che determinate, con un fine ben preciso volto a guardare in faccia lo spettro delle difficoltà e affrontalo con la premura giusta di chi fino in fondo ci ha sempre creduto nell’impresa: <<Siamo partiti in tre e siamo arrivati ad una redazione di dieci>> dice Luigi Nittoli, curatore della rubrica di cinema. Col lui ci sono anche Antonio Di Lorenzo e Francesco Ricciardi fondatori principali del progetto che ha reso possibile un sogno, ha concretizzato quella che poteva essere solo un’ idea nella testa di tanti potenziali prospetti emergenti e ha dato la possibilità ad unacittà di sentirsi per la prima volta davvero protagonista, con un ruolo altrettanto centrale nella capacità di sfornare talenti nei campi pi svariati, dalla musica al cinema, passando per il teatro e finendo con l’arte.

Nel corso di questo anno, grazie alla volontà di tanti attori comprimari, così, innumerevoli giovani hanno avuto la loro occasione e sono definitivamente usciti da quella “palla di cristallo” che li ha probabilmente avvolti per troppo tempo e li ha categorizzati in quel destino di “già esperto e affermato”, un peso piazzato inesorabilmente sulle spalle di chi in realtà aveva soltantobisogno di una spinta in più per mostrarsi al mondo: se San Francesco recitava <<Cominciate col fare ciò
che è necessario, poi ciò che è possibile, un motivo c’era, ma se questo incoraggiamento ha reso a poco a poco i suoi frutti e si è trasformato nel grido di battaglia della radio stessa, una ragione ancora più profonda ha definitivamente vinto la “guerra di’informazione”, permettendo a “What’s Up” di emanciparsi totalmente come realtà ben definita che ha regalato alla società casertana e campana più in generale un baule di conoscenze immenso e di diventare una vera e propria istituzione nel cuore di tanti speranzosi. Se la battaglia, da una parte, sembra essere stata vinta, la guerra, dall’altra, ha mostrato la sua parte più logora e fatiscente: con tanta amarezza, infatti, i ragazzi della stazione radiofonica hanno confermato la possibilità, divenuta ancora più concreta negli ultimi mesi, di una potenziale chiusura per svariati motivi che hanno indotto la passione e l’amore verso questo mestiere a spegnersi a poco a poco.

Noi de “L’interessante” abbiamo cercato, in quel poco che potevamo offrire, di far ritornare l’entusiasmo verso un progetto che non deve morire, non può abbandonarsi a se stesso e tornare ad essere quell’utopia sognata a lungo da coloro che, nella speranza, si sono sempre presentati in prima linea: ciò che ne è scaturito è stato un fantastico incontro con tanti artisti, amici e professionisti che, nelle tre ore e mezza di diretta volate in compagnia di ricche composizioni musicali, racconti e dialoghi, hanno colmato l’ennesimo vuoto adoperato da una società priva di inventiva e creatività. Inutile dire che siamo stati accolti con grande energia e disponibilità e abbiamo anche avuto la possibilità di parlare in diretta radio dei nostri progetti: << What’s Up è proprio questo, guardarsi attorno nella realtà che ci circonda e ricavarne ciò che può darci
un’informazione vera e sana>> afferma Antonio di Lorenzo, mostrandosi aperto alle proposte e alla collaborazione costruttiva, nonostante un passato buio alle spalle difficile da dimenticare: i problemi sono tanti, partendo da chi ha agito in maniera disonesta e finendo con gli stessi che, allo stesso modo, hanno mentito portando la radio a trovarsi con l’acqua alla gola.

Così, se da una parte la stazione chiude e “What’s Up” è costretto a sfrattare, dall’altra è partita la campagna #lookingforhome per trovare una nuova dimora, una nuova sistemazione arredata per essere la “casa” di noi tutti, pronti a tendere la mano e ad aiutarli. Le risposte non si sono fatte attendere e tutti nel loro piccolo hanno cercato di contribuire in qualcosa, un soccorso arrivato anche da noi de L’Interessante per supportare i colleghi radiospeaker: il balconcino della redazione si è, così, lentamente trasformato in un vero e proprio “salotto”, un ambiente di raccolta dove si è potuto chiacchierare e scambiare progetti, opinioni: grandi personalità come il disegnatore Luca Cristillo, il rapper Angelo e i Mucky Fingers hanno mostrato grande senso di responsabilità verso ciò che si è trasformata nella loro seconda famiglia e si sono adoperati in prima persona affinché un “monumento” del genere dell’ascolto radiofonico campano non cadesse di nuovo nella spirale del fallimento.

Ciò che può continuare a restare indelebile nella mente degli appassionati è la capacità intuitiva di questo programma di mostrare al pubblico una realtà casertana diversa da quella oramai stereotipata; ma il bello viene adesso: “ce la faranno i nostri amici a farla franca?” Caserta è una città temeraria, fatta di giovani ambiziosi che credono nei propri sogni e lavorano duro per realizzarli, ragazzi che non hanno intenzione di volare troppo vicino al sole, ma neanche di tornare coi piedi per terra: il nostro “In bocca al lupo”, pertanto, termina così, con la voglia sincera di sostenere sempre una corazzata che ha resistito a tanto, è andata avanti nonostante le difficoltà, ha fatto vincere l’amore, la passione e lo stravolgimento di “leggi naturali” mai veramente scritte da una entità superiore e ha fatto della propria “spada di Damocle” il punto di forza: se la speranza è davvero l’ultima a morire, “What’s Up” allora non smetterà mai di andare in onda, nelle frequenze dei nostri cuori, sulla scia della sequenza di canzoni che arricchivano un pomeriggio morto, in fondo alla ripetizione di un armonia che non ha mai tarpato le ali ad un qualcosa che aveva già da tempo spiccato il volo. Noi ci crediamo. Loro ci credono. E tu?

Maria Rosaria Corsino

Michele Calamaio

Radio Alce. We What’s Up. And you? was last modified: luglio 23rd, 2016 by L'Interessante
23 luglio 2016 0 commenti
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Educamp
In primo pianoSportVolley

EDUCAMP CONI: VACANZE SPORTIVE IN CITTA’ PER 1200 RAGAZZI

scritto da L'Interessante

Educamp

Al via lunedì 20 giugno alla Scuola di Aeronautica e alla Brigata Garibaldi la prima settimana di attività. La presentazione del programma ormai inserito tra quelli più riusciti in Italia

EDUCAMP CONI: VACANZE SPORTIVE IN CITTA’ PER 1200 RAGAZZI

Si amplia la collaborazione con gli Enti militari, sempre più vicini alle aspettative della comunità e, soprattutto, alle esigenze dei  giovani. Numerose le discipline praticate.

Educamp Coni: scuole chiuse, vacanze sportive in città per 1200 ragazze e ragazzi tra i 6 i 14 anni, che con grande entusiasmo hanno aderito alla proposta del Coni in atto in oltre 50 città italiane, giunta a Caserta alla quinta edizione. Inserita nel programma nazionale, su proposta del Comitato Regionale Coni della Campania,  presieduto da Cosimo Sibilia, l’Educamp, coordinato dalla sede provinciale Coni di Caserta, di cui è delegato Michele De Simone, è articolato in quattro settimane di attività, grazie alla sensibilità della Scuola Specialisti di Aeronautica Militare, partner storico del mondo sportivo, che ha messo a disposizione del Coni, come negli anni precedenti, le strutture sportive e logistiche ubicate presso il complesso militare di viale Douhet prospicienti la Reggia e il Parco reale. Alla disponibilità dell’Arma “azzurra”, ribadita dall’attuale Comandante col. Domenico Lobuono, si è aggiunta quest’anno anche quella della Brigata Bersaglieri Garibaldi, guidata dal gen. Claudio Minghetti, che ha aperto i propri impianti nel momento in cui il Coni, gratificato da centinaia di richieste di partecipazione, ha avuto l’esigenza di disporre di una sede integrativa.

Quattro le settimane in cui è articolato l’Educamp Coni Caserta presso le due strutture: dal 20 al 24 giugno, dal 27 giugno al 1 luglio, dal 4 all’8 luglio, dall’11 al 15 luglio.

La giornata tipo del City Camp, che verrà frequentato da oltre 300 ragazzi al giorno, distinti nelle due prestigiose “location”, si svolge dal lunedì al venerdì dalle 8,30  alle 17,30 circa e comprende attività multi sportive (basket, atletica, nuoto, calcio, baseball, taekwondo, ju jitsu e lotta per la difesa personale ed altre discipline) e momenti di animazione e ricreazione, oltre al servizio di ristorazione (presso la mensa dei due complesse militari), l’assicurazione e un kit di abbigliamento con maglietta, calzoncini e cappellino. 
             Alla presentazione del programma, in occasione del ritiro da parte dei genitori dei kit per i ragazzi, hanno preso parte presso il Palazzetto dello Sport di Caserta per il Coni il Delegato Michele De Simone, il coordinatore tecnico provinciale Giuseppe Bonacci, il delegato Cip Giuliano Petrungaro, il responsabile tecnico dell’Educamp Clementina Petillo, i funzionari Coni Francesca Merenda e Salvatore Ragozzino, il presidente della Federazione Medici Sportivi Claudio Briganti. Nel suo intervento introduttivo De Simone ha sottolineato come anche a livello di promozione lo sport a Caserta sia una eccellenza grazie alla disponibilità degli Enti militari che ha sempre operato per la migliore integrazione tra strutture militari e città. Durante l’Educamp si svolgeranno incontri con i medici sportivi su problematiche relative al benessere ed alla corretta alimentazione.
              L’Educamp di Caserta, oltre alle numerose e variegate attività sportive, affidate a uno staff di educatori e tecnici collaudati e specializzati, offre anche spunti didattici e ricreativi con l’illustrazione delle attività dell’Aeronautica e dell’Esercito ed altri supporti didattici e ricreativi a cura di Associazioni del territorio.

 

 

EDUCAMP CONI: VACANZE SPORTIVE IN CITTA’ PER 1200 RAGAZZI was last modified: giugno 17th, 2016 by L'Interessante
17 giugno 2016 0 commenti
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MyGiffoni
CinemaCulturaEventiIn primo piano

MyGiffoni: il concorso targato Giffoni

scritto da L'Interessante

MyGiffoni

Sono 118 i giovani filmmaker provenienti da tutta Italia che hanno scelto di partecipare a MyGIFFONI, concorso nazionale organizzato dal Giffoni Experience e riservato agli studenti dai 6 ai 20 anni

Obiettivo della competizione, dedicata agli allievi delle scuole elementari, medie, superiori ed alle associazioni culturali, è offrire uno spazio di promozione per i film realizzati dai ragazzi, dall’ideazione delle storie alla regia, fino alla prova attoriale vera e propria. Ludopatia, violenza sulle donne e bullismo sono i temi sociali di forte attualità affrontati dalle opere in concorso; Torino, Messina, Roma e Napoli le città in cui si è registrata la maggiore partecipazione. Tre le sezioni in gara divise per età: si parte dai videomaker dai 6 ai 10 anni, passando per la fascia dagli 11 ai 13 e chiudendo con i ragazzi dai 14 ai 20. Per ciascuna sezione verranno assegnati due premi: il Premio Giffoni Experience 2016, destinato al migliore cortometraggio scelto dalla direzione artistica del Gex, e l’Audience Award, conferito dal pubblico on line mediante votazione.

Maria Rosaria Corsino

MyGiffoni: il concorso targato Giffoni was last modified: maggio 28th, 2016 by L'Interessante
28 maggio 2016 0 commenti
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