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Autore

Roberta Magliocca

Enzo Bove
In primo pianoParliamonePolitica

Enzo Bove incontra i più piccoli, cittadini di domani

scritto da Roberta Magliocca

Enzo Bove

Sono i primi a cui si pensa quando si parla di futuro: i bambini. Se qualcosa va cambiato, bisogna partire da loro, dai loro desideri, dalla città come loro la percepiscono.

Ecco perchè, il candidato a sindaco di Caserta Enzo Bove incontra i più piccoli, coloro che saranno i cittadini di domani, presso l’Open Space di Via G.M. Bosco, 26 in Caserta

Si deve puntare sui più piccoli, affinchè gli errori del passato non vengano reiterati in futuro, dando loro gli strumenti e la possibilità di creare una città non solo pulita e funzionale, ma bella e ricca di turismo attraverso la valorizzazione del territorio, creando opportunità di lavoro per i suoi cittadini senza che siano costretti a portare il loro talento altrove.

Ma anche noi possiamo fare la nostra parte, anzi, dobbiamo. Città Futura offre uno spazio (sul sito: www.cittafutura.org) a chiunque voglia proporre la propria idea di città futura. Uno spazio per costruire insieme una città migliore.

Roberta Magliocca

Enzo Bove incontra i più piccoli, cittadini di domani was last modified: aprile 21st, 2016 by Roberta Magliocca
21 aprile 2016 0 commenti
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Edoardo
CulturaIn primo pianoLibriMusica

Edoardo Inglese al Jarmusch Club per presentare il suo lavoro targato Roundmidnight Edizioni

scritto da Roberta Magliocca

Edoardo Inglese

Non ci si ferma mai. Sembra essere questo lo slogan di una Round Midnight Edizioni che, nonostante il mondo ci spinga al verso opposto, non smette di puntare sull’arte, quella seria, quell’arte che è fine a se stessa senza secondi fini. L’arte come espressione massima della cultura, come unica vera fonte di salvezza per questo stivale un po’ demodè.

E questo viaggio, spesso in salita, ha varie tappe. Una di queste è il 21 Aprile al Jarmusch Club con Edoardo Inglese che presenterà, per la prima volta in Campania, il suo lavoro.

Di seguito, tutte le info dell’evento – dalle quali capirete che non si è autori della Round Midnight a caso, lo si è per fortuna, per sfiga, perchè profondamente si ha qualcosa che non va, qualcosa di fottutamente geniale:

Il cantautore romano presenterà per la prima volta in Campania la sua ultima fatica: “A sfidare il cielo…” in un concerto piano e voce.
ticket € 3 – info e prenotazioni: 338/5954567 345/7021106

Chi è Edoardo Inlgese?

Soprattutto canzonettista da più di trent’anni. Musica e parole. Poi realizza documentari (Stefan Delureanu. Una storia, la Storia – 2010, Ritratti di famiglia – dal 2013), format radiofonici e televisivi (dal 2009, RadioLi- vres. La NarraTela dal 2013, sigla Gazebo, Rai 3 – dal 2012), web series (Defaticamento Tour – 2014, Defati- camento Clandestino – 2015) teatro (Go Morra! – 2013, Romanacci Tua – 2014, Amleto fa Cirano coll’Inglese – 2015), cinema (colonna sonora Arance e Martello di D. Bianchi per la Fandango – 2013), libri (Col fiato so- speso – Erickson 2010), festival (Villastock – 1992, MusicAlMeno – 1994, Festival delle Storie – dal 2009) non sense, doppi, tripli sensi, post e commenti. Dal 1988 cantante dell’Original Slammer Band (6 dischi e 1 dvd autoprodotti). Dal 2013 anche da solo (cd L’Inglese per Tutti). Nasce il 15 luglio del 1969, a Sora e, nonostante tutto, ancora vive. Dall’87 a Roma. Ogni tanto si ricorda che è laureato di lungo corso – perché ha approfondito – in Filosofia. È così rassegnato all’umano errare che preferisce far parlare i fatti. I fatti gli chiedono sempre 5 euro e lui si meraviglia che ci casca ogni volta. Difenderà comunque sempre il diritto dei fatti a fare i fatti. A patto che non gli chiedano più 5 euro.


A Sfidare il cielo finchè ci sarà un dio


Lo volevo chiamare Tutti per l’Inglese, perché rispetto all’Inglese per tutti, quello è. Si intitola “A Sfidare Il Cielo Finche Ci Sarà Un Dio”. Non l’ho pensato io ma è la crasi geniale di un mio verso di “Cronache di Settembre”, che il maestro Roberto Acqua ha pensato e dipinto. In fin dei conti è quello che è il disco. In fin dei conti è la mia direzione ostinata e contraria. In fin dei conti.

Taccuino con:
5 disegni in b/n di luca d’elia
12 testi musicali di edoardo inglese
6 poesie di edoardo inglese
cd musicale con:
12 brani di edoardo inglese.

Roberta Magliocca

 

Edoardo Inglese al Jarmusch Club per presentare il suo lavoro targato Roundmidnight Edizioni was last modified: aprile 20th, 2016 by Roberta Magliocca
20 aprile 2016 0 commenti
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Centro
AttualitàIn primo pianoNotizie fuori confine

Il Centro diurno Alzheimer Tre Fontane rischia di chiudere: la crudeltà di togliere a chi non ha più un passato, anche il futuro

scritto da Roberta Magliocca

Centro

Mi hanno sempre detto che per fare bene il mio lavoro avrei dovuto ricercare sempre la verità con lucidità mentale ed oggettività. Ed ho seguito questo insegnamento sempre, come un prete al suo altare.

Ecco perchè questo articolo non nasce da due mani che battono sulla tastiera, ma dalla voce di chi vede crollarsi sotto i piedi la terra dove ha tentato di costruire certezze. 

Il Centro diurno Alzheimer Tre Fontane di Roma, ha i giorni contati

Si rischia la chiusura e con essa non solo il posto di lavoro per tanti dipendenti, ma soprattutto si rischia il fallimento di un lavoro volto a ridare speranza di un futuro migliore ai malati di Alzheimer che già perdono, giorno dopo giorno, il proprio passato. 

E si potrebbero intervistare le istituzioni, questo o quell’altra fazione che darebbero motivazioni e giustificazioni. Ma a noi de L’Interessante interessa la voce di chi – lontano da giacche e cravatte – si rimbocca le maniche e lavora duro accanto ai “nostri” malati.

Proprio per questo ho fatto due chiacchiere con Valentina Ruggiero, operatrice sociale del suddetto centro. 

“Il nostro centro è frequentato due/tre volte a settimana da 34 ospiti. Il centro lavora con bando triennale, che scadrà il 23 aprile prossimo. Abbiamo saputo dal municipio ottavo che non ci sono i fondi per far arrivare il bando fino alla data di scadenza prevista per cui il municipio ha detto ai nostri utenti che i loro parenti verranno solo un giorno a settimana. Di conseguenza la nostra cooperativa diminuisce il personale da cinque a due operatori. Far venire i signori solo una volta a settimana non ha senso, non è terapeutico, non ha nessuna continuità col progetto e gli obiettivi portati avanti. Il municipio adduce come spiegazione che non c’è altra maniera per gestire i fondi rimasti. In realtà nel bando ancora in essere sono previsti 16 ospiti media al giorno, noi non abbiamo mai superato le quote previste, mentre, in questo modo, verranno esattamente la metà. Capite benissimo cosa vuol dire per i familiari. E anche per il primo bando non abbiamo nessuna garanzia che esca, il municipio continua a dirci che uscirà una volta approvato il bilancio al comune ma non ci mette niente per iscritto. Rischiamo seriamente di essere chiusi il 24 aprile. Spero di essere stata chiara, parlo sull’onda dell’emotività del momento. Per dirti qualcosa del nostro centro: abbiamo pubblicato un libro con i nostri ospiti, abbiamo fatto spettacoli teatrali, un giornalino interno, mostre. Tutto questo sempre con le nostre sole forze.”
Un paese che non si occupa dei più giovani e della loro mancanza di lavoro, un paese che non si cura dei propri malati, un paese che toglie futuro è un paese che ha perso la tenerezza e la lungimiranza. L’Italia è un paese che ha fallito.
Aggiornamento della stessa Valentina Ruggiero, ore 11:34 del 20 Aprile 2016:  “il bilancio del comune è stato approvato ma i due municipi non si mettono d’accordo per fare un bando unico a causa di una dirigente che adduce come ostacolo un documento della corte dei conti che nessuno trova!!!
Siamo in Campidoglio e aspettiamo che qualcuno ci riceva!!!!”
Roberta Magliocca
Il Centro diurno Alzheimer Tre Fontane rischia di chiudere: la crudeltà di togliere a chi non ha più un passato, anche il futuro was last modified: aprile 20th, 2016 by Roberta Magliocca
20 aprile 2016 0 commenti
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Teatro civico 14
CulturaIn primo pianoTeatro

Teatro civico 14: cultura dell’essere

scritto da Roberta Magliocca

Teatro Civico 14

Una stretta di mano, un caffè e Roberto Solofria, direttore artistico del Teatro Civico 14, sito nel cuor di Caserta, mi accoglie nel suo mondo

Un mondo che qualcuno potrebbe pensare caratterizzato dalla finzione. Eppure io vi ho scorto più vita di quella che credessi. Roberto mi parla di quel palcoscenico che da vent’anni è la sua casa, la cui porta mi ha aperto affinchè io potessi tradurre questa piacevole chiacchierata agli occhi di chi ignora questa realtà che offre un’alternativa a chi, in Caserta, non vuole più vedere portoni diventare bar, vestiti costosi diventare espressioni ultime dell’essere umano, sacchetti della spazzatura diventare gli unici colori riscontrabili per le strade. La bravura di Roberto e di tutto lo staff del Teatro Civico 14, non è sconosciuta ai casertani (e non solo a loro). Questo centro culturale da diverse stagioni ormai appassiona gli amanti del teatro con performances di altissimo livello di diverse compagnie teatrali che usufruiscono di questo spazio per promuovere i propri spettacoli. Quello che forse non si sa è che progetti come quello del Teatro Civico 14, sono progetti che hanno costi ben precisi. Roberto, a questo punto, dati alla mano, mi mostra gli impegni che deve rispettare: 800 le serate che devono garantire, almeno 5 le regioni che devono coprire…ma forse i numeri non interessano a chi sta leggendo queste righe. Interesserà certo sapere, però, che i finanziamenti per avviare questo genere di attività sono scarsissimi, quasi nulli. Proprio per questo il Teatro Civico 14 non ha partecipato alla giornata mondiale del teatro che si è tenuta il 26 Marzo del 2011. Un messaggio chiaro e deciso, diceva: “Attiviamo una serrata per accendere i riflettori sulle piccole realtà che non avranno mai un contributo se le cose dovessero restare così come sono. Il Teatro Civico 14 cerca futuro!”. Va da sé che questo progetto nasce dalle tasche di chi, come Roberto, in questo mondo ci crede, ci lavora sodo, ci investe tempo e, appunto, denaro. Ma non solo. Nasce da un’idea che, grazie alla compagnia Mutamenti, guarda alla cultura non fine a se stessa. Una cultura che riesca a smuovere una coscienza, a commuovere un’anima, a risvegliare un pensiero. Ricordo a Roberto i miei 28 anni e gli faccio notare la diffidenza mostrata dai miei coetanei ogni qualvolta gli si propone un teatro al posto del solito giro tra i locali e discoteche. Lui mi fa guardare intorno. Ed effettivamente le gambe e le braccia che sorreggono questo posto sono forze giovani, ragazzi poco più grandi di me. Anzi, ci tiene a sottolineare che la loro è un’idea che abbraccia soprattutto i giovani. Si avvicina a loro organizzando laboratori di teatro, ospitando gruppi musicali emergenti e non, garantendo un occhio di riguardo (economicamente parlando) per gli under 30. Per non parlare degli spettacoli che propone. I piedi e le voci che abitano questo teatro hanno nomi del calibro di Tony Servillo, Lucia Maglietta, Andrea Renzi e tanti altri. Ovviamente non avrei potuto scrivere questo articolo se non fossi stata io prima frequentatrice assidua di questo teatro. E allora mi rivolgo a voi. A chi sta leggendo queste parole. A chi crede che la cultura sia partecipazione attiva a ciò che ci circonda e non rassegnazione passiva, esami da sostenere e banchi da occupare. A chi conosce la differenza tra vedere e guardare. A chi pratica la differenza tra sentire e ascoltare. A chi ha una mente da lanciare oltre il confine…Teatro Civico 14 è altri occhi per guardare il mondo. Gambe per strade non battute. Labbra per parole interrotte. Testa a contenere i vostri pensieri. Braccia tese ad avvolgere corpi stanchi.

Roberta Magliocca

Teatro civico 14: cultura dell’essere was last modified: aprile 19th, 2016 by Roberta Magliocca
19 aprile 2016 0 commenti
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Sud
CulturaIn primo pianoMusica

Tammurriata: ballando tutti i sud del mondo

scritto da Roberta Magliocca

Tutti i Sud del mondo

Tutti i Sud del mondo

Son cantastorie, un buffone, un giullare;

ma stasera son serio, vi porto a ballare.

Fidatevi, dunque, venite con me

Vi porto nel posto più bello che c’è

C’era una volta, così comincia ogni storia. Ma questa è una storia che oggi ancora c’è e che, se saremo fortunati, domani ancora ci sarà. Ma, soprattutto, se starete attenti, una volta lette queste mie parole, potrete scorgerne l’eco scritta sulle case, disegnata sui quaderni dei bambini, scolpita sui muri delle chiese, raccontata dalle rughe degli anziani. Io oggi la vedo spuntare tra le nuvole di un cielo grigio che alle 7.00 del mattino ha già pianto tutte le lacrime che aveva da piangere.  La nebbia, pian piano, me la lascio alle spalle; o meglio, ai miei piedi e il mondo sembra cambiare, il tempo fermarsi, i sogni avverarsi. Mi hanno sempre detto che l’amore, quando c’è, lo percepisci. Io l’ho visto. Ho visto milioni di braccia alzarsi al cielo, incontrandosi le une con le altre per raccontarsi la gioia di esserci, la nostalgia di un passato da tenere stretto col suono di castagnette che hanno innata la musica della tradizione. Li ho visti quei piedi che, girando e ballando, disegnano un mondo perfetto. Poco più in là, ho visto mani vattere (picchiare) una tammora, tenendo il tempo, il tempo del canto, della fatica, della preghiera, del perdono. C’è gente che mi balla davanti, di lato e tutta intorno. C’è qualcuno che mi allunga un bicchiere di vino, qualcun altro sulle scale di una chiesa mi sorride sincero. Un uomo fotografa due ballatori. Una donna abbraccia una bambina. Un nonno che tiene per mano suo nipote, gli spiega la storia della sua terra attraverso quei canti che scacciano le guerre, la cattiveria di chi le combatte, la follia di chi le pensa. E ora quel bimbo sa che oltre i draghi e ai re, ben più magico di fate e stregoni, c’è un ballo, la tammurriata, che tiene unita la gente nella speranza e nella condivisione.

E non è l’allegria o la semplicità di questo popolo ad avermi colpito. O non solo. Sono le radici che ognuno di quei ballatori, musicanti e cantori ha a farmi capire la grandezza di questo sud. Sono persone che hanno il mare negli occhi, nelle mani e nei pensieri. Un mare che potrebbe portarli ovunque, eppure loro restano lì, come querce secolari, convinte che, lontane dal proprio sole, perderebbero l’ammore e ‘a cuntentezza.

Ed è come se avanti agli occhi avessi una foto in bianco e nero, nella quale, però, saprei riconoscere tutti i colori, pur non avendoli mai visti. In questi balli, in questa musica, vedo e sento il sud che mi piace. Nessun sud fotografato e stampato in offensive cartoline, un sud dai sapori lontani dalla solita pizza, un sud non suonato dal mandolino, un sud visitato da turisti che camminano con lo zaino sulle spalle e non, come di solito accade, stretto sul petto. Il sud del “Non ho niente e te lo dono”.  

Questa storia ho narrato,

ai cavalieri e alle lor signore.

Che vi sia piaciuta o meno io non ho peccato,

perdonatemi, di grazia, son solo un cantastorie

Roberta Magliocca

Tammurriata: ballando tutti i sud del mondo was last modified: aprile 19th, 2016 by Roberta Magliocca
19 aprile 2016 0 commenti
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sii come bill
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Bill: intervista al creatore Andrea Nuzzo

scritto da Roberta Magliocca

Ha fatto impazzire il web. Lui, così stilizzato e pratico. Lui così intelligente e sicuro di sè. Lui, provocatorio quanto basta, maestro quando serve. Lui, l’uomo virtuale più imitato del web, l’uomo con più parodie di Renato Zero, l’uomo la cui intelligenza è rara, troppo rara. Bill, è lui ad aver rapito tutte le bacheche di Facebook per farle diventare casa propria. I vecchi proverbi cinesi sono stati sorpassati, persino wikipedia non è più quel pozzo di scienza da cui attingere saggezza. Se vuoi essere qualcuno, sii come Bill.

Ma chi è Bill? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Nuzzo, il padre virtuale, in una simpatica intervista

Ciao Andrea, grazie per il tempo che hai deciso di dedicarci. La tua pagina Facebook è già un tormentone. Ma chi è Bill?

Ciao Roberta e grazie a voi per avermi contattato. Bill è un personaggio inventato che si comporta in modo corretto e che non si abbandona mai ad atteggiamenti stupidi e insensati. Proprio per questa sua “indole” molti lo hanno etichettato come perfettino, ma ci tengo a precisare che non lo è affatto, anche lui sbaglia dato che nessuno è perfetto. L’unica differenza sta nel fatto che lui cerca sempre di riconoscere i suoi errori. Inizialmente è nato come un utente modello dei social, poi, vista la popolarità che ha ottenuto in poco tempo, ho deciso di renderlo un esempio anche per tutte quelle situazioni che riguaradano la vita reale. Inoltre ci tengo a sottolineare che i suoi insegnamenti – se così possiamo definirli – vengono presentati sempre in chiave ironica, e penso sia proprio questo il segreto del suo successo.

Nessuno si è mostrato sordo al richiamo di Bill. C’è chi ne condivide idee e modi di vivere e chi, invece, crede sia fuori dalla reltà, motivo per il quale sono nate molte parodie con personaggi discutibili e decisamente meno eleganti, come Cerrozz o Titina. Come hai preso la nascita di questi “fratellini”?

Bill, oltre ad aver ottenuto molti fan, è anche finito sulla bocca (o sulla tastiera) di molti haters che lo hanno preso troppo sul serio e hanno deciso  di non seguirlo. Tra questi, molti hanno deciso di creare pagine dello stesso format, ma con personaggi che si comportano in modo contrario. Non mi sono affatto sentito offeso dalla creazione di queste pagine, anzi, molte le reputo molto divertenti ed esilaranti nella loro semplicità. Inizialmente le persone prima di crearle mi contattavano chiedendomi il permesso, ora sono diventate talmente tante che nessuno me lo chiede più. Inoltre volevo sottolineare che non tutti gli amministratori di queste pagine opposte sono contrari al mio personaggio, per esempio il creatore della pagina “Sii come Jim” è comunque un seguace di “Sii come Bill”.

Il 12 Gennaio hai raggiunto i 500.000 followers su Facebook. Secondo te, alla gente, cosa piace di questo strambo personaggio?

Il numero di followers aumenta costantemente senza che io sponsorizzi nessuna vignetta. Secondo me ciò che piace di più sono i tre elementi fondamentali che stanno alla base delle vignette: semplicità (sia del personaggio che delle frasi), ironia ed “educazione”. Riguardo quest’ultimo aspetto infatti, molti fan mi hanno detto che apprezzano Bill proprio perché riesce a criticare in modo divertente, senza mai cadere nel volgare o nella sguaiataggine.

Bill è intelligente. Legge L’Interessante se è intelligente, giusto? Quindi saluta i lettori de L’Interessante in questo modo…

Bill legge L’Interessante.

Bill saluta affettuosamente coloro che vi lavorano e li ringrazia per l’articolo dedicatogli.

Bill invita tutti i lettori de L’Interessante ad essere come lui.

Bill è intelligente.

Sii come Bill.

Grazie Andrea!

Roberta Magliocca

Bill: intervista al creatore Andrea Nuzzo was last modified: aprile 19th, 2016 by Roberta Magliocca
19 aprile 2016 0 commenti
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New York
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo pianoNotizie fuori confineViaggi Interessanti

New York: natura ed innovazione

scritto da Roberta Magliocca

New York

Le conosciamo le stazioni nostrane. Il puzzo di urina ignora i nasi già assuefatti dei pendolari abitudinari. I cestini della spazzatura sono vuoti, perché bicchieri di caffè e le carte ben oleate del pranzo sono ben posizionate per terra, come un mosaico moderno ideato da un contemporaneo posatore di ceramiche artistiche.

Ora, prendiamo questa stessa stazione abbandonata e posizioniamola a New York. Et voilà. Nella grande mela, si vedrebbe sorgere un parco. Così sarà. Un progetto presentato nel 2011 a New York, infatti, propone una riqualificazione degli spazi attraverso la realizzazione di un’oasi con cavi di fibra ottica che porteranno luce nel sottosuolo.

Il parco si chiamerà Lowline. Un po’ di numeri riusciranno a far comprendere meglio ciò che si andrà a realizzare nell’amatissima New York

– 5.500 metri quadrati; questa l’ampiezza dell’area che verrà riconvertita in un parco;

– 48 milioni di euro; ecco i fondi che saranno versati per finanziare il progetto;

– 106 anni; l’età del Williamsburg Bridge Trolley Terminal di New York, stazione dove si fermavano i tram al capolinea.

La stazione è inutilizzata dal 1948. Il sindaco di New York, Bill de Blasio – di origini campane – è entusiasta del progetto e ne ha dato l’ok.

È ben noto che sottoterra la luce non è proprio delle migliori. Niente paura. La natura, in questo progetto, sposa l’innovazione. Un sistema di collettori parabolici sistemati in superficie “ruberà” la luce del sole che splende sopra New York che, attraverso cavi di fibra ottica, verrà indirizzata a cupole riflettenti. Queste, a loro volta, distribuiranno la luce a tutto il parco. Tutto questo per un doppio vantaggio. Il primo: alla vegetazione sarà data la possibilità di crescere con luce naturale. Il secondo: si ridurrà notevolmente il consumo di elettricità.

Non ci resta che aspettare, dunque. La statua della libertà di New York è sopravvalutata. Le passeggiate in parchi sottoterra alla luce del sole, quelle sì che hanno dello straordinario.

Roberta Magliocca

New York: natura ed innovazione was last modified: aprile 16th, 2016 by Roberta Magliocca
17 aprile 2016 0 commenti
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Andalusia
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Andalusia, tra delfini, aquile e magie

scritto da Roberta Magliocca

Andalusia

“Disculpe, para calle paloma?”

Una ragazza sulla trentina mi guarda e aspetta una mia risposta. Io cerco di rispolverare quello che mi è rimasto da cinque anni di spagnolo studiato al liceo.

“Lo siento mucho, pero yo soy italiana!”

Continua a fissarmi la chica, come se stesse pensando

– che mi frega a me che sei italiana, io ti ho chiesto un’altra cosa -.

Non dice nulla, ma sento di doverle qualche altra spiegazione:

“ Estoy aquì de vacaciones”.

Non sono sicura di essermi fatta capire a dovere, fatto sta che senza dire niente, la ragazza si allontana alla ricerca di Calle Paloma pensando alla “fortuna” che ha avuto ad acchiappare, tra tanti abitanti, proprio una ragazza, che non solo non conosce le strade, ma non conosce nemmeno lo spagnolo.

Che peccato non sapere dov’è Via Paloma. Mi sarei divertita a darle indicazioni in un misto di lingue non molto differenti tra loro – anche se non basta mettere la /s/ per parlare spagnolo -, lingue così calde e così divertenti nelle loro mille sfaccettature. Calde com’è caldo questo Marzo che mi vede camminare per le strade dell’Andalusia a giro maniche, come mai potrei fare in Italia dove questo mese ancora porta la necessità di maniche lunghe e soprabiti.

L’ Andalusia, nel parlare di lei, mi rende banale e sdolcinata 

Perché, credetemi, non potrei parlare dell’Andalusia senza descriverla come un immenso sole che abbraccia distese infinite di verde e Oceano.

Sull’aia di un casale nel beneventano, appoggiata ad un tavolo che ospita un bicchierino di caffè – senza caffè – una borsa troppo grande ed un paio di penne, in questa serata primaverile riesco a sentire l’odore della sangria preparata in casa dalla signora che mi ospitava in casa sua. L’Andalusia mi ha regalato sensazioni che si sono incollate al mio corpo e non lo abbandonano.

Sono le notti silenziose come queste che mi offrono manciate di ricordi, ne pesco qualcuno.

Ricordo n°1: solo l’ Andalusia mi ha portato a nuotare con i delfini. In quella piscina enorme, io mi sentivo come quelle istruttrice che sembrano ballare sull’acqua, mentre i due delfini mi spingevano i piedi. Ovviamente l’effetto non era proprio lo stesso, il mio impaccio e i miei chili di troppo rendevano il tutto come se i due delfini stessero spostando una balena in difficoltà. Io, intanto, mi sentivo bene, sentivo pura gioia.

Ricordo n°2: solo l’Andalusia poteva convincermi a salire sulla montagna più alta di Puerta Almadena Pueblo ad osservare il volo delle acquile – da sottolineare che chi sta scrivendo in questo momento è una ragazza che ha una tremenda paura dei volatili (azzerare pensieri sconci e sarcasmo spicciolo, por favor) – permettendo ad una di queste aquile di posarsi sulla mia testa.

Ricordo n°3: solo l’Andalusia mi ha portato fuori casa di Antonio Banderas, prima che quest’ultimo si mettesse a dialogare con galline e ad impastare biscotti.

Ah, già. Avrei potuto parlare di monumenti e musei vari. Perdonatemi, sono una viaggiatrice, non una turista.

Hasta Pronto!

Roberta Magliocca

Andalusia, tra delfini, aquile e magie was last modified: aprile 16th, 2016 by Roberta Magliocca
17 aprile 2016 0 commenti
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San Lupo
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San Lupo: terra di streghe e janare

scritto da Roberta Magliocca

In provincia di Benevento può capitare di imbattersi in un paesino che ha il nome tanto insolito, quanto di buon augurio. Si tratta di San Lupo

Tale nome, molto probabilmente, trae origine dal vescovo francese San Lupo di Troyes, in quanto proprietario dell’antico monastero dei Santi Lupolo e Zosimo.

Storia. Prima feudo demaniale sotto i normanni, passò nuovamente al monastero dei Santi Lupolo e Zosimo grazie agli Svevi. Passò poi al Capitolo Metropolitano di Benevento, sotto la giurisdizione episcopale di un Vicario Capitolare. Successivamente divenne possedimento dei Caracciolo e, nel 1506, della famiglia Carafa che lo tenne fino alla abolizione della feudalità avvenuta nel 1806. Fu nella provincia di Principato Ultra fino al 1811. Un terremoto, datato 5 giugno 1688, distrusse il paese. In poco tempo venne ricostruito. Proclamato comune del Molise, divenne nel 1861 parte del mandamento di Pontelandolfo nel circondario di Cerreto nella Provincia di Benevento.

Da vedere. Il centro storico è caratterizzato da stretti vicoli, abbelliti da archi e pontili. Di notevole interesse sono i portali in pietra di alcune architetture civili, realizzati da scalpellini locali. Da non perdere la visita della Chiesa di San Giovanni Battista, chiesa maggiore del paese. L’interno reca la statua a mezzo di busto di San Lupo, realizzata dallo scultore Giacomo Colombo nel 1708. Il campanile è sormontato da un cupolino con embrici maiolicati gialli e verdi.

Bella ed elegante, la Fontana Sant’Angelo è stata realizzata nel 1614 in pietra locale, dotata di tre getti d’acqua intervallati da mascheroni e da una figura femminile. Nel frontone della fontana sono siti due stemmi e delle scritte in latino che invitano i pellegrini a dissetarsi. La fontana è posta nel luogo dove sorgeva un monastero benedettino.

Settecentesco, invece, è Palazzo Iacobelli, che ha ospitato Ferdinando II delle Due Sicilie, presso il controverso imprenditore Achille Iacobelli.

Meritanto turismo anche la fontana Capodaqua, la Cappella De Giorgio  – tomba cimiteriale neoclassica – e la chiesa dell’Annunziata (XVII secolo).

Santo Patrono. La festa patronale ha luogo dal 27 al 29 Luglio di ogni anno.

Leggende. E’ risaputo che la provincia di Benevento è la “terra delle Streghe e delle Janare“. Leggenda vuole che si riunissero nei pressi di un noce per i loro riti sabbatici. Proprio a San Lupo si trova il torrente delle Janare, attraversato da un ponte in pietra, detto “Ponte delle Streghe”. Ancora oggi si tramandano oralmente leggende del medioevo. Si racconta che, nel torrente, dopo una notte di sfrenati riti sabbatici, fu rinvenuta una neonata che, recuperata, fu adottata da una coppia che non aveva figli. Divenuta signorina, nel pascolare il suo gregge, fu oggetto di attenzione da un maturo signore, proveniente dal vicino castello di Limata. Questi però, rifiutato dalla fanciulla, sparse la voce di averla veduta compiere pratiche demoniache, provocando in tal modo la reazione del popolo che la congiurò, gettandola dal Ponte delle Streghe. Il corpo non fu mai ritrovato, trascinato da un vortice nelle profondità. Qualche tempo dopo l’accaduto, molti giurarono di aver visto una ragazza nuda danzare sulle rocce del torrente e tuffarsi nel momento in cui qualcuno avesse tentato di avvicinarla. Tanti anni dopo, un giovanetto discendente dalla famiglia dell’anziano signore di Limata fu attratto da quella apparizione e, una notte vedendo la ragazza tuffarsi, la seguì. Anche il suo corpo, come quello della sventurata fanciulla, non fu mai ritrovato.

Una terra ricca di fascino, musica e leggende quella di Benevento. Fatevi incantare.

Roberta Magliocca

San Lupo: terra di streghe e janare was last modified: aprile 16th, 2016 by Roberta Magliocca
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Kioto Volalto: una pesante sconfitta

scritto da Roberta Magliocca

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Una pesante sconfitta per la Kioto Volalto di Caserta, che perde per 3 set a zero contro la MyCicero di Pesaro

Una sconfitta, tra l’altro, che arriva in una sfida che vale la promozione in A1.

Il primo set, le casertane soffrono molto in ricezione tanto che le pesaresi mantengono sempre il vantaggio fino alla vittoria al 21-25. Il secondo set sembrava partito a favore delle volaltine, ma la MyCicero tiene botta fino a portare a casa anche il secondo set.

Il terzo set, nuovamente, si apre con le padroni di casa al comando ma, ancora una volta, la MyCicero non molla e conclude la partita con la vittoria del set e della partita.

Domani si ritorna in campo, ospitate da chi abbiamo ospitato. La Kioto Volalto dovrà dimostrare di essersi lasciata alle spalle la sconfitta e l’amarezza.  Dovremmo portarci da Caserta la voglia di vincere e il cuore per farlo.

Roberta Magliocca

Foto di Ciro Santangelo

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Kioto Volalto: una pesante sconfitta was last modified: aprile 16th, 2016 by Roberta Magliocca
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