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Autore

Roberta Magliocca

Grey's Anatomy
Tv

Grey’s Anatomy: i nuovi Japril

scritto da Roberta Magliocca

Mentre Meredith continua a crogiolarsi nelle sue paturnie mentali, che Shonda vuole propinarci come profonde riflessioni esistenziali ma che risultano essere solo noiose a lungo andare, l’attenzione degli amanti di Grey’s Anatomy è tutta sulla coppia più amata ed indovinata della serie tv: i Japril, ossia Jackson Avery e April Kepner.

Un rapporto che sta subendo i contraccolpi del cambiamento di April. Un cambiamento a seguito della tragedia della morte del figlio, una metamorfosi che nonostante le conseguenze disastrose – il divorzio – ci mostra una Kepner che piace, piace tantissimo. 

Grey’s Anatomy: la nuova April

Lontana, lontanissima dalla vocina stridula che perforava i timpani, distante dai sogni di famiglia perfetta e confetti rosa, immersa in un nuovo coraggio e in un nuovo punto di vista: propositivo e combattivo.

Ma se a noi piace, Jackson la accusa di averlo abbandonato, di aver diviso in due un dolore che andava vissuto insieme e che lei invece ha portato via con sè, lontano dove poter aiutare tutti, lasciando morire il suo matrimonio.

Almeno così sembra. Ma con Shonda non si può mai stare tanto tranquilli.

Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy: i nuovi Japril was last modified: marzo 29th, 2016 by Roberta Magliocca
29 marzo 2016 0 commenti
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Bruxelles
AttualitàIn primo pianoParliamone

Bruxelles: ennesimo False Flag?

scritto da Roberta Magliocca

E’ passata una settimana dall’attentato all’ aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles, cuore del Belgio, cuore d’Europa. 

Eppure c’è chi pensa che bombe, morti e feriti siano tutta una montatura dei grandi d’Occidente per farci vivere nel terrore, per tenere in mano il popolo e manovrarlo come se fosse una macchia di marionette di cui decidere vita, morte e spostamenti. 

Bruxelles: i video della tragedia

Già Striscia La Notizia, nella puntata del 23 Marzo, giorno dopo gli attacchi, aveva mostrato al popolo italiano come Sky tg 24 avesse sbagliato a mandare in onda un servizio, mostrando la ripresa dell’attacco a Mosca nel 2011, facendolo passare per gli attentati di Bruxelles. Ovviamente, Striscia la Notizia percorre la pista dello sbaglio giornalistico, non accusando di malafede i colleghi di Sky, ma solo di distrazione. C’è chi invece ha pensato che i media abbiano avallato i giochi di potere dei capi d’Europa, mandando in onda servizi falsi e ben recitati.

Infatti, a Febbraio, a circa 400 metri di distanza dal luogo dell’attentato di Bruxelles, ci sarebbe stata un’esercitazione dei Vigili del Fuoco e di tutti gli organi preposti ad intervenire durante attentati del genere. Queste esercitazioni – provviste di feriti finti, barelle, ambulanze e quant’altro – sarebbero state filmate a dovere dagli enti di informazione locali e mandate in onda il 22 Marzo scorso. 

Chi scrive, ovviamente, usa tutti i condizionali del caso perchè, basandoci solo su un video molto dettagliato recuperato sul web (guardalo qui), non vorremmo mai mancare di rispetto al dolore e alla carneficina che sta dilagando nel mondo in questo tristissimo periodo storico.

Ma non è la prima volta che dietro ad attacchi terroristici si crede possa esserci il governo dello stesso paese attaccato. Basti pensare all’attentato alle Torri Gemelle di New York, che sarebbe stato organizzato dall’ America per giustificare i suoi affari (clicca qui).

Ancora una volta sottolineo i condizionali e i forse, i non so. Non sarà molto giornalistico ma è giusto portare all’attenzione di chi si informa attraverso telegiornali e quotidiani, che c’è in giro un’altra ipotesi di verità. Assurda? Sbagliata? Forse. Ma c’è. E andrebbe indagata per capire fino a che punto può l’essere umano.

Perchè L’interessante non sta con la Francia, con Bruxelles o con altri, ma si commuove per la tragedia delle persone. Perchè questo occidente a suo dire civilizzato, a suo dire per la pace, a suo dire non a nostro dire, ha fatto più vittime di quanto in quella sera a Parigi, o in quella mattina a Bruxelles si siano contate. Abbiamo pianto per un 11 Settembre d’impatto, ma ciò che è successo il 10 Settembre e i giorni prima e prima ancora l’abbiamo dimenticato per addormentare le nostre coscienze. O forse non l’abbiamo mai conosciuto. Prima di piangere, dovremmo ricordarci che abbiamo fatto piangere. Ma sono lacrime africane, siriane, palestinesi. Le lacrime europee, a quanto pare, hanno più valore. Lacrime occidentali, baciamo le mani.
L’Interessante non sta con chi manovra i fili, si commuove per chi resta giù, a terra, lontano dai vertici. E piange lacrime mondiali, di un solo colore, di un solo dolore.

Roberta Magliocca

Bruxelles: ennesimo False Flag? was last modified: marzo 29th, 2016 by Roberta Magliocca
29 marzo 2016 0 commenti
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Reggia di Caserta Juvecaserta
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoViaggi Interessanti

Una passeggiata a Caserta – LE FOTO

scritto da Roberta Magliocca

Nessuna città dovrebbe essere tanto grande che un uomo una mattina non possa uscirne camminando.
[Cyril Connolly]

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Una passeggiata a Caserta – LE FOTO was last modified: marzo 27th, 2016 by Roberta Magliocca
27 marzo 2016 0 commenti
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OCCCA
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

OCCCA: il dietro le quinte dei ristoranti!

scritto da Roberta Magliocca

OCCCA

Facebook è un’accozzaglia di idee, citazioni, canzoni e foto. Pensieri riflessivi si alternano a riflessioni sarcastiche su questo o quell’argomento, invettive alla nostra classe dirigente non mancano mai. C’è poi chi, con uno stile ironico e con una grafica sottile e leggera, riesce a fare emergere una realtà che in Italia dilaga a macchia d’olio: il mondo della ristorazione. Senza denunce, senza critiche, la pagina facebook OCCCA racconta il dietro le quinte di un universo che gli avventori dei ristoranti conoscono solo superficialmente. Abbiamo fatto due chiacchiere con l’ideatore, in un’intervista che vi proponiamo invitandovi a seguire le avventure di OCCCA su Facebook.

OCCCA dixit

Ciao ragazzi, grazie di aver accettato il nostro invito a farvi intervistare. Da quale esigenza nasce OCCCA, da quale necessità nasce la volontà di far conoscere ciò che accade dietro le quinte di un ristorante?

Il tutto nasce, nome compreso da una chiacchierata con un collega cameriere, mentre lavoravamo entrambi nel solito posto di passaggio dal quale a breve ci saremmo licenziati entrambi. Si parlava di come non esistesse un SINDACATO del nostro settore e di come nemmeno per certi versi potesse esistere. Entrambi viviamo a Terni, città dell’acciaieria dove il lavoro, quello classico da operaio è vissuto con tutti i suoi criteri: tredicesima, quattordicesima, lotte sindacali, diritti, doveri. Cose pressochè inesistenti nella ristorazione. Nella ristorazione vige più roba tipo patti, strette di mano, promesse. Stipendi pattuiti ad una cifra dove spesso è sottointeso che il contratto è di un tipo e il resto fuori busta. Ma entrambi siamo sempre stati dalla parte anche del ristoratore, e ci rendevamo conto che la quadratura del cerchio deve arrivare da altre forme, non certo quella di un’associazione di categoria. Venne così in testa l’idea di un’ordine massonico, cazzeggiavamo sul come i camerieri fossero dei templari, spesso che camminano in coppia, e sempre scherzando venne fuori il nome di OCCCA Ordine dei Camerieri e Cuochi alla Carta. Li è partita l’idea, un po’ di difendere la categoria in toto, un po’ di far conoscere la categoria. Il cameriere è diventato l’elemento principale, un po’ perchè è comunque l’elemento con cui il cliente (ma anche la cucina) si interfaccia di più, ma soprattutto perchè è anche quella meno omaggiata. Cuochi, pasticceri, barman, tutti ormai hanno il loro momento di gloria. E c’è da dire che anche trasmissioni come Masterchef riescono a comunicare anche il retroscena del mondo della cucina. Ma della sala non si occupa nessuno. Probabilmente perchè quello del cameriere non può essere un BRAND. Un cuoco può essere sponsor di coltelli, padelle, patatine. Un barman di shaker e alcoolici, un pasticcere di attrezzature varie ma un cameriere di che può essere sponsor? Che programma potrebbero mai inventare sulla figura del cameriere? E a casa che gliene frega di emulare un cameriere? Un conto preparare alla propria morosa un piatto di Cracco, ma servirlo come Giuseppe Palmieri a chi interessa? (sempre che sappiano chi è Giuseppe Palmieri!)

La vostra ironia, le immagini che raffigurano animali intenti al lavoro del cameriere, piuttosto che del cuoco o del ristoratore, sbaglio o intendono lanciare una velata denuncia allo sfruttamento che, soprattutto al Sud Italia, dilaga senza rispetto alcuno?

Onestamente no. Anzi, di come nel Sud Italia vengano così sottopagati l’ho scoperto proprio con OCCCA. A esser sincero non vedo un enorme differenza di metodo. Mi spiego meglio, il problema della scarsa retribuzione, o meglio, della giusta retribuzione, colpisce in egual modo tutto lo stivale. Nel sud italia c’è probabilmente un tenore di vita più basso rispetto al nord e la forbice da loro tende al ribasso, ma ho letto di altrettante discrepanze anche al Nord. Un cameriere è innanzitutto un dipendente, che fa un lavoro. Lavorare per 70 ore a settimane per 900 come per 600 euro al mese è sbagliato a prescindere. Poi se i primi sono del Trentino e i secondi stanno in Sicilia, quella differenza di 300 euro peserà di più certamente ai secondi ma non cambia la sostanza dei fatti.

Dietro OCCCA chi c’è?

Marco Natali è ideatore, grafico e admin della pagina. Merito delle illustrazioni invece è tutto di Alfonso Amarante, senza le cui opere probabilmente, OCCCA sarebbe rimasto un progetto nel cassetto. Alfonso lavora a tempo pieno in acciaieria, ma ha anche un diploma presso lo IED come illustratore che cerco di sfruttare al meglio. IO, Marco, invece lavoro da 12 anni nella ristorazione. Ho fatto cameriere, pizzaiolo, gelataio, barman e una volta anche il cuoco (mini esperienza). Di base però mi sento cameriere. Ho lavorato sia in trattorie, come in discoteche, in piccoli ristoranti di qualità o in rinomati stellati michelin come in grandi ristoranti da 300 coperti a sera durante le stagioni estive. Ho un bel background a cui attingere per le occcate di partenza.

Chi scrive fa la cameriera da dieci anni, fidanzata con un ragazo che fa il cameriere da ben 14 anni. Quindi questo mondo lo conosciamo bene. Ma per i nostri lettori, quali sono le differenze tra il mondo di chi è nel campo della ristorazione e quello di altri lavori?

La differenza tra chi lavora nel mondo della ristorazione e chi fa un lavoro a contatto con il pubblico è in parte simile, per tutto quello che riguarda l’elemento CLIENTE. Mi è capitato di vedere condividere OCCCATE da amiche commesse e vedere come certi messaggi fossero valide anche per loro. Poi c’è l’aspetto dell’aldiqua. E li si apre un mondo che è difficile spiegare per chi non c’è stato dentro. Il mondo della cucina è connotato di tante sfaccettature. L’aspetto umano, psicologico è quello che più di tutti non viene compreso al di fuori. Abbiamo voluto creare 8 personaggi in OCCCA proprio per dare voce a quelle anime, anime che conosciamo un po’ tutti noi che lavoriamo nei ristoranti. Chi leggendo l’occcata “Il lavapiatti è la portinaia del ristorante” non ha sorriso e pensato inevitabilmente a qualche collega? Perchè è inevitabile che quella componente della brigata diventi per esempio la spugna di tanti discorsi, di tante chiacchiere. In una brigata di almeno più di 15 persone si creano intrecci, storie, complotti, affari, roba da farci non un film, ma una serie tv a più stagioni. Che in effetti sarebbe un sogno da realizzare.

Grazie ragazzi!

Roberta Magliocca

OCCCA: il dietro le quinte dei ristoranti! was last modified: marzo 26th, 2016 by Roberta Magliocca
26 marzo 2016 0 commenti
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Sassi Unplugged
CulturaLibri

Sassi Unplugged e i traslochi dell’anima

scritto da Roberta Magliocca

Sassi Unplugged

Avete mai recensito un libro? E un libro della Roundmidnight Edizioni?

Vi spiego un po’ come accade per un giornalista della nostra redazione. Indossa una tuta molto comoda, spegne il cellulare, si prepara un panino con la mortadella e siede davanti al camino con il libro e una penna di colore viola. Comincia a leggere e segna via via i vari appunti che lo aiuteranno a redigere il pezzo una volta arrivato all’ultima pagina. Il lettore della recensione di solito non ha alcuna idea di come sia fatta questa lista, ma stavolta ho deciso di pubblicarla punto per punto. Questo perchè recensire Sassi Unplugged di Giorgio Olmoti non è semplice. Perchè le prime emozioni sono quelle che contano, e sono quelle che voglio trasmettervi, quelle scritte con penna viola, davanti al camino, mangiando un panino con la mortadella.

 

Sassi Unplugged: appunti di viaggio

1° appunto: un libro che nasce dalla paura che lo scrittore ha del suo editore Domenico Cosentino. Basta leggere la prefazione per capirlo.

2° appunto: un viaggiatore lo si riconosce dal bagaglio. Si è viaggiatori quando si sceglie uno zaino in luogo del trolley.

3° appunto: viaggiare con la Roundmidnight Edizioni significa passare in autostop tutti i luoghi dell’anima.

4° appunto: un viaggio che non è solo uno spostamento da un posto all’altro, ma anche da una generazione all’altra. Una generazione dall’igiene pari a zero, la scomodità del passato, la vita lunga. E la generazione del presente, comoda, all’amuchina e rifiuti.

5° appunto: ironia a scazzo, di un viaggio non bello, non brutto. Uno di quei viaggi che ti piace raccontare davanti ad una birra vent’anni più tardi.

6° appunto: l’amore raccontato senza dettagli intimi di pelle contro pelle. Ma con i dettagli intimissimi di Jimi Hendrix, dei cornetti alla crema e degli appuntamenti mancati.

7° appunto: sono giovane ma ho abbastanza anni per raccontare i miei salti giocando a campana, le schede telefoniche e le corse in bicicletta. Ecco perchè leggere di telefoni a gettoni, vagoni di treni lenti, lentissimi, tende da campeggio, mi restituisce quella nostalgia che ti prende quando ascolti Guccini alla radio vedendo vecchi filmini di famiglia.

8° appunto: quando dai un nome alla tua macchina, sei in piena sindrome di randagismo.

9° appunto: a metà libro ti accorgi che Matera non è solo una città, ma un vero e proprio luogo dell’anima. Ogni città diviene luogo dell’anima quando le si associa un proprio ricordo personale, ci si lascia un pezzo di storia, della propria storia, lì come un regalo. Perchè sono le persone con le loro storie a rendere un mucchio di case e strade, dei posti da vivere e raccontare.

10° (triste) appunto: 2015, la tristezza di un’omologazione che ha fatto perdere fascino ai luoghi che prima avevano una personalità individuale.

11° (tristissimo) appunto: se guardo bene l’autore sta invecchiando. (Dovete comprare il libro se volete sapere il perchè).

12° appunto: una seconda parte del libro con la sua contemporaneità che toglie fascino alle cose e avventura al viaggio. Una macchina che ha l’orologio della macchina già incorporato, togliendo a dei ragazzi fancazzisti la fantasia di attaccarne uno esterno con lo scotch. Treni, taxi e pullman che si preferiscono ad autisti improvvisati e a compagni di viaggio improbabili. E così addio storie, addio viaggi ed imprevisti.

Ma è anche la seconda parte di un film che diverte, che mostra luoghi e racconta storie.

Se vi scocciate di leggere questa intera lista farneticante di appunti, sappiate almeno una cosa. Sassi Unplugged di Giorgio Olmoti è una prima pagina che è un posto a caso nel mondo, ed è un’ultima pagina in cui quel posto diventa casa.

Roberta Magliocca

Sassi Unplugged e i traslochi dell’anima was last modified: marzo 24th, 2016 by Roberta Magliocca
24 marzo 2016 0 commenti
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Spagna
AttualitàIn primo pianoNotizie fuori confineParliamone

Spagna: “la strage degli studenti”

scritto da Roberta Magliocca

Spagna: vittime italiane

Le notizie che nessuno mai vorrebbe leggere. L’hanno definita “la strage degli studenti” e, purtroppo, rispecchia esattamente ciò che è successo a Terragogna. 

Sull’autobus che è uscito fuori strada, viaggiavano 57 studenti Erasmus, tutti di nazionalità diverse tra loro, nessuno spagnolo. Le vittime sono – al momento – 13, tra le quali 7 sarebbero italiane. Il condizionale è d’obbligo vista la mancata conferma ufficiale, nonostante la notizia arrivi dalla Farnesina.

Spagna: la strage degli studenti

Tra i feriti 3 sono quelli “molto gravi”, nove quelli “gravi” e 22 i “non gravi”. Anche tra i feriti, 5 sarebbero quelli italiani.

I ragazzi – di età compresa tra i 22 e i 29 anni – stavano rientrando da Valencia dove si erano recati per ammirare il famosissimo spettacolo del Festival dei fuochi d’artificio di Las Fallas. 

Si parla di “errore umano”. L’incidente, avvenuto alle 6 del mattino, sarebbe stato la conseguenza di un colpo di sonno dell’autista, di 47 anni, ferito in maniera lieve e risultato negativo al test alcolemico e tossicologico. 

 

Spagna: “la strage degli studenti” was last modified: marzo 31st, 2016 by Roberta Magliocca
21 marzo 2016 0 commenti
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San Lorenzello
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoViaggi Interessanti

San Lorenzello, natura beneventana

scritto da Roberta Magliocca

San Lorenzello

Ecco cosa siamo, nient’altro che dei piccoli dinosauri. E la nostra pazzia prima o poi sarà la causa della nostra fine. Ecco cosa Giorgio Faletti pensava della razza umana. E forse non aveva tutti i torti. Forse davvero noi saremo la causa della stessa nostra rovina. Ma per i dinosauri non credo sia tutto finito. Fino a quando ci sarà qualcosa – che sia esso un film, un libro, un luogo – che ne evocherà la storia e la maestosità, i dinosauri difficilmente si estingueranno. Lo testimonia il Parco dei Dinosauri, situato sulle sponde del torrente Titerno. Si tratta di un parco artificiale con riproduzioni di dinosauri ed altri animali preistorici basate sui modelli estrapolati da vari documentari scientifici. Siamo a San Lorenzello, in provincia di Benevento, Campania.

San Lorenzello, il fascino senza tempo a due passi da noi

 

Un po’ di storia. Il primo centro abitato sorto a San Lorenzello, risale all’anno 864 d.C., dopo che la Valle Telesina fu invasa dai Saraceni. Dal 1151 al 1806, fu possedimento dei Normanni Sanframondo, prima, dei duchi di Maddaloni legati al Regno di Napoli, poi. San Lorenzello diviene provincia di Benevento solo con la nascita del Regno d’Italia. A causa della banda capeggiata da Cosimo Giordano, questo piccolo paesino conobbe – nell’arco del XIX secolo – il fenomeno del brigantaggio, che sconvolse le sue terre.

Natura e ambiente. Incantevoli e caratteristici a San Lorenzello, sono i boschi, dove è possibile trovare alberi di cerro, quercia, faggio e carpino. Il sottobosco è ricco di erbe aromatiche e medicinali che permettono la produzione del liquore Nirvana. Passeggiate ecologiche ed escursioni si organizzano tutto l’anno e sono agevolate da bellissime aree attrezzate, come quelle di Pineta Monterbano, Pineta San Sebastiano e Macchia Diavolo. Salendo verso la vicina Faicchio, è possibile visitare la Fontana delle Menne, una grotta naturale ricca di stalattiti e stalagmiti a forma di mammelle.

Cosa vedere? Presto detto. San Lorenzello è ricca di chiese, ognuna delle quali ha almeno una caratteristica che vale la pena visitare. La Chiesa del Carmine, ad esempio, al suo interno conserva un’icona raffigurante la Madonna del Carmine e l’effige di San Lorenzo, patrono del Paese. Il Convento dei Carmelitani è, oggi, divenuto il Museo della Ceramica, dove è possibile visitare esposizioni di vasi, mattonelle, sculture, acquasantiere e pezzi vari del ‘700 della scuola giustiniana. In stile romantico, invece, è la Chiesa di Lorenzo Martire, a 3 navate e con ben 14 cappelle, quasi interamente ricostruita nel 1756. Famosa per il campanile e la cupola ottagonale impreziosita da maioliche colorate, è la Chiesa di Maria SS. Della Sanità o della Congregazione del XVII secolo. Ma, oltre le chiese, c’è di più. Interessantissime sono le fornaci, dette anche cottarane, antichi forni che venivano utilizzati dai maestri della ceramica per le loro produzioni artistiche.

Camminando e visitando, viene una gran fame. Niente paura, siamo in Italia, siamo al Sud, siamo in uno dei luoghi dove il prodotto tipico, genuino e a Km zero la fa da padrona. Da sgranocchiare anche camminando, giusto per ingannare lo stomaco, sono ideali i m’scuott, meglio conosciuti come taralli di San Lorenzello. Come già accennato prima, è famosa la produzione del liquore Nirvana, ma anche del limoncello e del nocillo. Per non parlare poi dell’olio laurentino, prodotto nei frantoi locali ed esclusivamente da ulivi del luogo.

Appuntamenti da non perdere. Ultimo weekend di ogni mese: “MercAntico”. Fiera dell’antiquariato e dei prodotti tipici locali che si svolge all’interno delle tipiche botteghe artigianali. Settembre: “Regioni d’Italia”. Rassegna nazionale della ceramica artistica e tradizionale. Novembre: “Andar per frantoi”. Visite guidate ai frantoi di San Lorenzello. Dicembre: “Natale a San Lorenzello”. Concorsi artistici, rappresentazioni teatrali e concerti vari.

Musica, cibo e tanto, tantissimo da vedere. Cosa state aspettando?

 

Roberta Magliocca

San Lorenzello, natura beneventana was last modified: marzo 20th, 2016 by Roberta Magliocca
20 marzo 2016 0 commenti
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Grey's Anatomy
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy 12: addio Derek, benvenuto Dott. Thorpe

scritto da Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy

Varie avventure di una notte, l’imbarazzante approccio con George, il veterinario che le dava tanta sicurezza ma zero turbamenti. Tanti uomini nella vita di Meredith Grey, ma un solo grande amore: Derek Sheperd. Per ben undici stagioni abbiamo assistito agli alti e bassi di una coppia che, fin dalle prime battute, ci è sembrata quella giusta, quella da lieto fine, la storia che tutti noi avremmo voluto avere dentro e fuori dal letto.

La casa fatta con le candele al termine della quarta stagione, il post-it/matrimonio sul finire della quinta, l’adozione turbolenta di una bambina africana tra la settima e l’ottava stagione, comprare un ospedale insieme, e – da che non potevano averne – sfornare bimbi come se niente fosse.

Tutto questo nasce da un ragazzo e una ragazza in un bar. Si sono innamorati. E noi di loro. Per un po’ ci siamo anche convinti che il loro destino fosse di vivere distanti l’uno dall’altra, per poi accorgerci che non puoi dividere ciò sembra fatto per stare insieme. Non riusciamo a dire Meredith senza pronunciare il nome del neurochirurgo più famoso di Seattle. Così Derek è difficile pensarlo con qualcuna che non sia la biondina tutta bisturi e tequila.

E se per Derek Sheperd il problema non si pone perchè, pace all’anima sua, è morto innamorato della moglie, sposato con quella ragazza in un bar, padre dei figli avuti da colei che gli ha fatto mettere in discussione la sua vecchia vita, stesso non si può dire di Meredith Grey.

La Dottoressa Grey volta pagina?

Lei è viva, nonostante fosse la più probabile vittima di Shonda Rhimes. Sopravvissuta ad una bomba, un annegamento, un folle omicida, un incidente aereo e un parto andato in CID con annessa tempesta e mancata corrente. Con un curriculum del genere sembrava proprio dovesse morire a breve, e invece no. A lei muoiono i parenti: la madre prima, il migliore amico poi, la sorella poco dopo e infine il marito. I figli sono troppo piccoli per capire che da quella donna è meglio scappare.

E di certo un’altra persona ignara del passato della cupa e torbida Meredith è il neonato in casa Rhimes, il bello e affascinante Dott. Thorpe. Sembra proprio che la dottoressa stia capitolando al suo cospetto. Certo, è tutto da vedere. Siamo alla quattordicesima puntata della dodicesima serie, e per ora lui le ha chiesto di uscire e lei non ha proferito risposta. La vita di lui non la conosciamo: sarà sposato? Ha una gamba sola? E’ malato di Alzheimer? L’opzione che sia sano o che non abbia scheletri dentro l’armadio non la prendiamo nemmeno in considerazione, Shonda non è così noiosa. 

Quindi, pazienza alla mano, lo scopriremo Venerdì prossimo.

Grey’s Anatomy 12: addio Derek, benvenuto Dott. Thorpe was last modified: marzo 18th, 2016 by Roberta Magliocca
18 marzo 2016 0 commenti
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Casa Vitiello
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoIndovina dove andiamo a cena

Casa Vitiello per la Festa del Papà

scritto da Roberta Magliocca

Casa Vitiello

E’ una delle più buone pizzerie di Caserta e dintorni. Si chiama “CasaVitiello” e si trova a Tuoro. La qualità degli ingredienti e le tantissime varietà d’impasti che offre ai clienti, fanno di Ciccio Vitiello uno dei pizzaioli più bravi e stimati del momento.

Casa Vitiello, una garanzia

Qui al Sud, con la pizza non si scherza, è una cosa seria. E la seria professionalità di Francesco e del suo staff ha rapito i casertani con un gusto delicato, ricercato e che non stanca mai. 

E non stanca mai perchè, ad acqua e farina, lui aggiunge la fantasia.

Ecco, dunque, che per il 19 Marzo – Festa del Papà – CasaVitiello presenta “La Babbuccio – di casa come una babbuccia, buona come un papà”. Non vi stuzzica la curiosità?

Casa Vitiello vi aspetta per scoprirne gli ingredienti e i sapori.

Casa Vitiello per la Festa del Papà was last modified: marzo 31st, 2016 by Roberta Magliocca
17 marzo 2016 0 commenti
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Figlia
AttualitàIn primo pianoParliamone

Sono figlia del mio tempo – Le Vignette

scritto da Roberta Magliocca

figlia

Italia figlia del malcostume

Sono figlia dei cibi precotti. Di Google e del vivavoce. Del Papa emerito e dell’uscita per buona condotta. Del multitasking, delle famiglie eterosessuali, le cosiddette famiglie normali. Sì, quelle sane, quelle della Barilla, quelle in cui il marito normale uccide la moglie normale, in un omicidio normale ogni due giorni. Delle guerre per la pace, delle armi al supermercato. Dei figli del ’68, un po’ sopravvalutato. Di genitori che proteggono troppo, che non lasciano andare, che mettono sempre il piatto caldo a tavola. Della crisi come scusa per non cercar lavoro. Degli smartphone che pensano un po’ a tutto e dei ragazzi che non pensano più a niente. Della benzina troppo cara e delle poche passeggiate. Sono figlia della promozione per tutti, per evitare traumi. Della coca light, della meritocrazia zero. Del mio tempo. Un tempo che spero di poter raccontare un giorno ai miei nipoti come un passato chiuso e trasformato in energia positiva. 

Sono figlia del mio tempo – Le Vignette was last modified: marzo 31st, 2016 by Roberta Magliocca
17 marzo 2016 0 commenti
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