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Tag

DNA

Relitto
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Relitto di Antikythera: trovato uno scheletro umano

scritto da L'Interessante

Relitto.

di Antonio Andolfi

Una squadra internazionale di ricercatori ha scoperto uno scheletro umano durante gli scavi del famoso relitto di Anticitera. La buona condizione dei resti scheletrici dell’uomo potrebbe fornire la prima traccia di DNA recuperata da una nave affondata nell’antichità.

I subacquei hanno scoperto i resti scheletrici dell’uomo, forse un membro dell’equipaggio. È qui, nel Mar Egeo, vicino all’isola greca di Anticitera, che è stato trovato il misterioso meccanismo, un avanzatissimo calcolatore astronomico. Il naufragio della nave, forse una nave greca mercantile, sarebbe avvenuto nel I secolo a.C.

Da quando venne scoperto il relitto, nel 1900, erano già stati trovati dei resti umani. La spedizione del 1976 di Jacques-Yves Cousteau e del suo equipaggio, a bordo della Calypso, ne avevano portato alla luce almeno quattro, oltre a quasi 300 preziosi manufatti. Ma questo è il primo scheletro che si trova da quando gli scienziati sono capaci di condurre un’analisi genetica.

Le ossa trovate finora, che erano sepolte sotto mezzo metro di sabbia e frammenti di ceramica, includono parti di costole, due femori, due ossa del braccio e parti di un cranio con mascella e tre denti ancora attaccati. Sono state descritte sulla rivista scientifica Nature.

Il recupero del DNA dal relitto

L’esperto in DNA antico presso il Museo di storia naturale di Danimarca a Copenhagen, Hannes Schroeder, ha potuto visionare le ossa di persona, determinando che probabilmente appartenevano alla stessa persona – un giovane uomo. Contro tutte le previsioni, le ossa sono sopravvissute a oltre 2.000 anni sul fondo del mare, e sembrano in condizione abbastanza buone, il che è incredibile.

Le parti del cranio sembrano particolarmente promettenti per quanto riguarda l’estrazione del DNA, poiché contenevano la parte petrosa, una parte di osso temporale a forma di piramide quadrangolare. Situata alla base del cranio, quest’area contiene parte del più denso materiale osseo nel corpo, ed è considerato uno dei migliori posti per trovare del DNA. Se ce ne fosse abbastanza, potremmo conoscere l’aspetto fisico del giovane, o da quale parte del mondo venisse.

Il meccanismo del relitto di Anticitera

Dato che il relitto era stato individuato la prima volta da un gruppo di pescatori di spugne nel 1900, numerosi oggetti sono stati portati in superficie. Le prime spedizioni, nel 1901, trovarono tesori a volontà: dozzine di statue di marmo, scheletri dei membri dell’equipaggio e lo spettacolare “computer” di bronzo soprannominato il meccanismo di Anticitera.

Questo curioso congegno, descritto dal Ministero ellenico della Cultura e dello Sport come il più complesso oggetto antico mai scoperto, è stato trovato in 82 frammenti. Conteneva ruote, quadranti e oltre 30 ingranaggi. La complessità e l’intricata progettazione ha incuriosito gli esperti per decenni; alla fine si è scoperto che era capace di mostrare le fasi lunari e le posizioni di Sole, Luna e pianeti in date particolari.

Tra i vari oggetti emersi dal relitto ci sono anche dei beni di lusso: pezzi di giochi da tavolo, strumenti musicali e persino il braccio di quello che sembra essere stato un trono di bronzo.

Ma mentre gli oggetti trovati nel sito forniscono informazioni importanti sulla vita di migliaia di anni fa, questo scheletro rappresenta un collegamento vitale con gli antichi – in particolare con l’equipaggio di questa nave. Gli archeologi studiano il passato umano attraverso gli oggetti che i nostri antenati hanno creato. Ora abbiamo un collegamento diretto con questa persona, che navigò e morì a bordo della nave di Anticitera.

Relitto di Antikythera: trovato uno scheletro umano was last modified: febbraio 14th, 2017 by L'Interessante
14 febbraio 2017 0 commenti
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proteine
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Proteine: nei capelli una nuova chiave di identificazione univoca

scritto da L'Interessante

Proteine

Le proteine dei capelli sono una carta d’identità biologica in grado di identificarci in modo univoco, come il Dna: un nuovo strumento utile alla polizia scientifica e all’archeologia, quando il sequenziamento del Dna risulta impossibile.

L’analisi delle proteine presenti nei capelli può diventare una tecnica di identificazione univoca alternativa al sequenziamento genetico: lo suggerisce uno studio realizzato da un team del Lawrence Livermore National Laboratory (California) (pubblicato su Plos One) che pone le basi per una profonda trasformazione delle tecniche di analisi biologica nella scienza forense e nell’archeologia.

Le proteine dei capelli

In determinate condizioni è possibile analizzare anche Dna vecchio di centinaia di migliaia di anni. Il sequenziamento genetico diventa però inutilizzabile quando il Dna si degrada per cause ambientali, legate al Ph, alla temperatura, alla presenza di acqua, batteri o altri microrganismi.

I capelli invece sono una delle strutture più resistenti del corpo umano, al pari di ossa e denti. La robustezza del cuoio capelluto deriva dall’alto grado di legami intermolecolari presenti nelle 300 proteine contenute in un singolo capello.

Le proteine dei capelli si formano sulla base di informazioni genetiche presenti nel Dna: perciò quando si verifica una mutazione genetica ci possono essere anche lievi variazioni nella sequenza di molecole di aminoacidi che compongono queste proteine. Il team di ricerca ha sviluppato una tecnica in grado di spezzare le sequenze proteiche, individuando decine di variazioni genetiche nei capelli di 76 persone viventi e di altre decedute tra il 1750 e il 1850. È stato calcolato che alcune di queste variazioni sono molto rare e si possono presentare in un soggetto ogni 12.500: questa caratteristica le rende potenti marker al servizio della bioarcheologia e della scienza forense.

Proteine: nei capelli una nuova chiave di identificazione univoca was last modified: dicembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 dicembre 2016 0 commenti
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Scienza DNA
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo pianoNotizie fuori confine

Scienza: neonato dal DNA di tre persone

scritto da L'Interessante

Dna

Di Antonio Andolfi

A prima vista sembra una notizia di fantascienza, invece è realtà.

Il 6 Aprile 2016 è nato un bambino, figlio di una coppia giordana, il primo a incorporare il DNA di tre adulti, assemblato con una nuova tecnica che ha permesso al neonato di non ereditare dalla madre una grave malattia neurodegenerativa

La donna è portatrice sana della sindrome di Leigh, una patologia letale che colpisce il sistema nervoso in fase di sviluppo, e che aveva già causato diversi lutti nella famiglia.

La coppia si è così rivolta a John Zhang, primario del New Hope Fertility Centre di New York, il quale, per compiere la procedura, proibita negli Stati Uniti,  si è recato in Messico, dove non esistono leggi a riguardo.

La sindrome di Leigh è riconducibile a mutazioni in 75 geni: in gran parte dei casi, i geni difettosi si trovano nel DNA nucleare, all’interno del nucleo delle cellule, ma in un caso su 5 queste mutazioni sono a carico del DNA mitocondriale. I mitocondri sono le “centrali energetiche” delle cellule e hanno un corredo di 37 geni che ereditiamo direttamente dalla madre.

Per evatare che il feto ereditasse la malattia, Zhang e i suoi colleghi, sono ricorsi ad una variante della “fecondazione in vitro con tre genitori”.

Nel Regno Unito è stata recentemente approvata una tecnica che prevede che sia la cellula uovo della madre, sia quella di una donatrice siano fecondate con gli spermatozoi del padre. Prima che gli ovuli fertilizzati incomincino la divisione cellulare, i nuclei di entrambi vengono rimossi, quello della donatrice viene scartato e sostituito con quello della madre.

Ma questa procedura implica la distruzione di embrioni che per la coppia, di fede musulmana, comportava limiti etici. Così Zhang ha scelto un approccio diverso.  Ha rimosso il nucleo da uno degli ovuli della madre e l’ha inserito nella cellula uovo di una donatrice, a sua volta privata del nucleo.  La cellula ottenuta, con il DNA della madre e quello mitocondriale della donatrice, è stata fecondata dagli spermatozoi paterni.

Solo uno dei 5 embrioni creati si è sviluppato normalmente e ha dato esito ad una gravidanza “finita” bene.  Solo l’1% del DNA mitocondriale del bambino sembra aver ereditato le mutazioni responsabili della malattia, troppo poco perché questa possa esprimersi. La tecnica potrebbe permettere a genitori portatori sani di importanti patologie di avere figli sani, ma comporta anche limiti etici: primo tra tutti, quello di generare un figlio con il corredo cromosomico di 3 genitori.

Negli anni ’90, quando la tecnica dei “tre genitori” fu testata per la prima volta, ci furono casi di bambini che svilupparono disordini genetici, e la procedura fu abolita.  In quelle circostanze però, il DNA mitocondriale della donatrice era stato iniettato nella cellula uovo della madre, e sembra che i problemi derivassero dalla presenza di due DNA mitocondriali. Il fatto che il piccolo sia maschio dovrebbe assicurare che il DNA mitocondriale della donatrice non venga trasmesso ad eventuali eredi.

Una tecnica rivoluzionaria, grazie alle nuove tecnologie di montaggio del DNA che porterà a nuovi problemi etici. Staremo a vedere cosa succederà in futuro.

Scienza: neonato dal DNA di tre persone was last modified: ottobre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 ottobre 2016 0 commenti
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