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Autore

Roberta Magliocca

Tiffany
CulturaIn primo pianoLibri

Un regalo da Tiffany di Melissa Hill

scritto da Roberta Magliocca

New York. Un uomo di nome Ethan è sulla Fifth Avenue, nel magico universo di Tiffany , al primo piano, girando tra i gioielli più preziosi che mai potrebbero trovarsi in una qualsiasi altra gioielleria al mondo. Solo un piano più giù, ma decisamente molte vite più in là, c’è Gary, che quel giorno, la vigilia di Natale, si affretta ad ultimare gli ultimi regali, dopo essere stato impegnato tutto il giorno in acquisti per sé, solo ed esclusivamente per sé. Ethan e Gary, due caratteri e due vite opposte. E lo si capisce immediatamente, quando scelgono il regalo per le loro rispettive donne: il primo compra un anello di fidanzamento, un diamante elegante e raffinato, decisamente costoso, forse tra gli oggetti più costosi di tutto il negozio. Il costo ne vale il significato, pensa Ethan. Gary, invece, ha in mente un regalo che sia solo un regalo, niente di più. Decide di prendere alla sua ragazza un braccialetto portafortuna, dal costo minimo (per quanto minimo possa essere il prezzo di una qualsiasi cosa uscita dalle porte di Tiffany). Ma qualcosa accade quel giorno, fuori da Tiffany, un incidente, un uomo investito da un taxy, la confusione e…l’improbabile diventa probabile. Le due buste di Tiffany vengono scambiate. Quei pacchetti che solo Tiffany ha, che tutte le donne vorrebbero, almeno una volta nella vita, trovare sotto l’albero (o da qualsiasi altra parte!), finiscono dove non avrebbero dovuto. Scoperto lo sbaglio, Ethan farà di tutto per riportare l’anello dalla sua donna. Ci riuscirà? Non si sa; certo sarà difficile, soprattutto se il destino ha deciso diversamente. D’altronde, si sa, Tiffany è magia; a Natale poi…

Melissa Hill, autrice di Un regalo da Tiffany, ha tenuto incollati ai suoi libri milioni di lettori (soprattutto lettrici!)  con la magia di posti incantevoli, con i sentimenti genuini e dolci, con quella leggerezza che fa sorridere e splendere gli occhi sotto il sole, davanti al mare. Buona lettura!

Un regalo da Tiffany di Melissa Hill was last modified: maggio 2nd, 2016 by Roberta Magliocca
1 maggio 2016 0 commenti
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caffè
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Caffè e libri…sospesi: da Napoli a Milano passando per la solidarietà

scritto da Roberta Magliocca

Caffè sospeso

“A Napoli, una volta, c’era una bellissima abitudine: quando una persona era felice per qualche ragione e prendeva un caffè al bar, invece di pagarne uno, ne pagava due. Uno lo beveva lui, l’altro lo riservava al cliente che veniva subito dopo. Detto con altre parole, era un caffè offerto all’umanità” (Luciano De Crescenzo, Il caffè sospeso)

 

Nel 2008 , lo scrittore Luciano De Crescenzo, ha raccolto articoli di giornale ed aneddoti, facendone un libro, sulla tradizione del caffè sospeso. In un clima di grande solidarietà , chi pagava due caffè, bevendone uno e lasciando l’altro a chi, per povertà estrema non poteva permetterselo o a chi, semplicemente per caso, si trovava ad entrare nel bar subito dopo di lui, non offriva solo un caffè, ma tendeva la mano al prossimo. E come la celebre frase del film “Schindler’s list”  recitava “Chi salva una vita, salva il mondo intero”, credo che anche in questo caso, i sostenitori del caffè sospeso, ogni volta che offrivano il caffè ad una singola persona, in realtà lo offrissero all’ intera popolazione.

Questa tradizione, a mio avviso straordinaria, purtroppo con il tempo è andata affievolendosi dopo che per anni è stata ben viva nella società napoletana.

Il 10 Dicembre 2011, la “Rete del caffè sospeso” (rete di festival, rassegne ed associazioni culturali in mutuo soccorso) ha istituito la “Giornata del caffè sospeso” . Chiunque voglia aderire non deve far altro che recarsi nei locali che espongono il logo del caffè sospeso, pagarne due e berne solo uno. Un gesto che costa davvero poco, ma che vale davvero molto per chi lo riceve. Non solo per l’aspetto materiale dell’usanza, ma anche (e soprattutto!) per la sensazione di benessere e di non abbandono che lascia in chi lo riceve. Un espresso che quasi parla, che dice a chi lo beve: “Ehi, sono qui, non ti lascio solo! ”. E se è vero che questo paese ha bisogno di ritrovare l’unità nei sentimenti, ecco che da Napoli a Milano non ci sono più distanze, circolano le stesse idee, si condivide lo stesso amore che parla un’ unica lingua.

Proprio da Milano, infatti, parte il libro sospeso, un’ iniziativa nata in una libreria qualsiasi, da un uomo qualsiasi, da Alberto, così si chiama, che un giorno come un altro ha comprato due libri. Lasciandone uno alla cassa, rivolgendosi alla proprietaria dell’esercizio, ha esclamato: “Questo lo regali a chi vuole!”. Dopo essere rimasta incredula per qualche minuto, Cristina di Canio, 30 anni, ha lasciato che a decidere il destinatario di quell’ inaspettato regalo, sarebbe stato il fato. Così, la prima persona coinvolta in questa iniziativa ha messo in moto un meccanismo che non si è più fermato. I libri sospesi sono passati da 50 a 150 in poche settimane…e il numero ancora sale!  Tutto questo grazie anche ai social network e al passaparola che ha portato numerose librerie a farsi portavoce di questo nuovo modo di voler bene al mondo!

Roberta Magliocca

Caffè e libri…sospesi: da Napoli a Milano passando per la solidarietà was last modified: maggio 1st, 2016 by Roberta Magliocca
1 maggio 2016 0 commenti
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Benevento
CalcioIn primo pianoSport

Benevento in B: grande festa!

scritto da Roberta Magliocca

Benevento

Benevento. I festeggiamenti si sono prolungati fino a notte fonda

Diciamocelo, la promozione in serie b il Benevento ce l’aveva già in tasca. Ma un po’ per scaramanzia, un po’ per ufficialità si è aspettato il fischio finale dell’arbitro.

E quel fischio è arrivato. Ed è esplosa la felicità ed i festeggiamenti. La città si è tinta di giallorosso.

La società ha conquistato la serie b con una giornata di anticipo e con tanti anni di ritardo. Ed è proprio “scusate il ritardo” che c’era scritto sulle maglie dei calciatori, maglie che hanno sfoggiato a fine partita quando – pacificamente – i tifosi hanno invaso il campo.

Per la prima volta in b, sui muri di tutta la città si leggeva “B – Benvenuta!”

Roberta Magliocca

Benevento in B: grande festa! was last modified: maggio 1st, 2016 by Roberta Magliocca
1 maggio 2016 0 commenti
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addio
CulturaIn primo pianoLibri

Addio Kind of Blue di Domenico Cosentino: recensioni sui generis

scritto da Roberta Magliocca

Addio Kind Of Blue

E poi capita di alzarti un sabato, trucco sbavato, capelli che farebbero impallidire perfino Marge Simpson e la sociolinguistica che, da quella scrivania, ti sta avvertendo del fatto che, se non la studi come si deve, sarà il tuo peggior incubo ancora per molto. Visto ciò, risprofondo sotto al piumone. Tra cinque minuti mi alzerò e sarà sparito il mascara dalla mia guancia sinistra, i capelli saranno in ordine come quando esco dal parrucchiere e la sociolinguistica non sarà stata ancora inventata. Bene. Come impiegare questi cinque minuti del cazzo?

Addio Kind of Blue.

Senza mettere la testa fuori dalle coperte, lascio scivolare fuori il braccio allungandolo verso il comodino. Afferro il libro, pronta a leggere le ultime ventitrè pagine rimaste. E’ la Parigi di un Dicembre qualunque. Tra qualche scopata al puzzo di vodka e vomito, un uomo e la sua voglia di ricominciare, un amore che fa paura esattamente come un aereo che potrebbe non riportarlo da te. Questo libro non l’ho comprato io. Leggendo la descrizione, è stata la mia voglia di lasciare questa città di merda a farmelo scegliere, la puzza di una civiltà andata a male, le strade calpestate da tacchi a spillo e mentalità ristrette, il rifiuto di un bigottismo che mi porta a voler essere una zingara andalusa, una barbona londinese, una puttana olandese da mettere in vetrina, piuttosto che lasciar marcire il mio, seppur imperfetto, corpo tra la spazzatura di questo paese. Tutto questo mi ha portato a comprarlo. E pensare che odio Parigi. Ho vissuto quella città in un periodo negativissimo, di cui sento ancora il pessimo gusto. Eppure queste pagine mi hanno fatto ripercorrere le strade del quartiere latino, mi hanno portato a sedere sulle panchine dei giardini del Lussemburgo, mi hanno fatto scalare, nuovamente a piedi, la Tour Eiffel. 790 scalini che mi hanno tolto il respiro, ridatomi da un cielo che i miei occhi hanno imprigionato con tutta la rabbia di chi crede di star perdendo qualcosa. E ho le gambe di Nico,di sua sorella quando decidono di scappare da una Napoli a cui non voler più far ritorno, nemmeno per le feste di Natale. E poi c’è Elisa. E poi, ancora, ci sono lui e lei. Alle prese col coraggio di dimenticare, di mettere un punto al passato e di ricominciare qualche riga più in basso. Così chiudo quel maledetto libro, mando a fanculo chi l’ha scritto (Domenico non me ne volere) perchè ancora una volta sono dovuta venire a patti con qualcosa che, almeno per ora, non riesco ad affrontare. Perchè, cazzo, sono mesi che aspetto un aereo che non so se mai arriverà. O almeno. Non so se sarà lì ad atterrare per me. Mi alzo da quel letto, ripromettendo a me stessa che la prossima volta al posto di comprare un libro, comprerò un pacchetto di sigarette. Mi rovinerò i polmoni, e non intossicherò più i pensieri. Come non detto. Il trucco ancora sfatto, i capelli peggio che andar di notte e un ritardo di cinque minuti tra me e la sociolinguistica, che è stata inventata. E’ stata inventata, eccome. Tazza di latte, cereali e giù a studiare.Il tempo per fortuna,vola.Una doccia veloce e stasera si lavora al pub.Ore 23.00.Mentre spillo una chiara media per il 2bis,sorrido.Ho letto quelle pagine come leggo la mia vita.Ed è vero.Quell’aereo potrebbe non atterare mai.Come porre rimedio alla tristezza per un libro appena finito?Se ne legge un altro.E un altro ancora.E magari si scrive.Insomma,tra un punto e una lettera maiuscola…si vive.

Roberta Magliocca

Addio Kind of Blue di Domenico Cosentino: recensioni sui generis was last modified: maggio 1st, 2016 by Roberta Magliocca
30 aprile 2016 0 commenti
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GREY'S ANATOMY
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy: chi morirà quest’anno?

scritto da Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy

Grey’s Anatomy torna a far confusione e a mescolare le carte

Non solo i pazienti e le loro tragedie, gli amori omosessuali che si nascondono in storie eterosessuali di facciata.

Qualche volta Shonda ci regala i pazienti che si mescolano con i chirurghi in storie che sembrano essere quelle giuste per poi sprofondare in mille paranoie.

Sembra proprio che non possa esistere l’amore nelle sale operatorie di Grey’s Anatomy. Quel bisturi che tanto amano, taglia e lacera rapporti che nessun chirurgo di Shonda è mai riuscito a salvare, nonostante le loro brillanti carriere.

Grandi amori che si trasformano in altrettanti grandi odi, immensi casini.

Ogni stagione, il suo grande momento clou. La scorsa stagione è stata la morte del dottor Stranamore, quest’anno la contesa di Sofia Sloan da parte delle Calzona. E qui i camici bianchi si dividono, si schierano per sostenere questa o quell’altra mamma.

Ma Shonda ancora non ci ha detto tutto. Il colpo di scena per la dodicesima stagione ancora lo deve sferrare. E la cosa fa paura.

Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy: chi morirà quest’anno? was last modified: maggio 1st, 2016 by Roberta Magliocca
30 aprile 2016 0 commenti
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Campania Actor Studio
CulturaEventiIn primo pianoTeatro

Campania Actor Studio: il nuovo progetto del Centro Commerciale Campania

scritto da Roberta Magliocca

Campania Actor Studio

E’ partito esattamente una settimana fa il Campania Actor Studio, il nuovo progetto targato Centro Commerciale Campania il cui direttore artistico è nella persona del noto comico Michele Caputo

Domenica 17 Aprile c’è stato il via, con una giornata interamente dedicata ai casting. Sono stati provinati circa 200 ragazzi, tra i quali ci sono gli aspiranti attori che prenderanno parte ad un percorso di formazione teatrale, alla fine del quale sarà girata una web serie e uno spettacolo teatrale, all’interno del Centro Commerciale stesso.

I giudici che hanno costituito la giuria durante i casting sono Lucio Caizzi, Massimiliano Gallo e Francesco Paolantoni.

Professionalità garantita, dunque, per questo progetto che rappresenta, per molti giovani aspiranti artisti, una grande opportunità.

Come ogni percorso di formazione, si articolerà in più tappe che – a differenza dei casting – si svolgeranno a porte chiuse fino alla realizzazione della web serie e della messa in scena dello spettacolo teatrale, a cura di Officina Teatro il cui direttore artistico Michele Pagano prenderà parte alla formazione dei giovani attori. Per questo motivo è nato il Blog del Campania Actor Studio: una sorta di diario di bordo che racconterà il dietro le quinte del progetto.

Quindi, per restare sempre aggiornati sul Campania Actor Studio, basta cliccare su www.campania.com/campaniaactorstudioblog/blog/.

Roberta Magliocca

Campania Actor Studio
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Campania Actor Studio: il nuovo progetto del Centro Commerciale Campania was last modified: aprile 28th, 2016 by Roberta Magliocca
24 aprile 2016 0 commenti
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Lovers
CulturaIn primo pianoTeatro

Lovers ad Officina Teatro. Al mio assassino amatissimo

scritto da Roberta Magliocca

Lovers

Sono una donna

capelli lunghi, smalto rosso,

 tacco 100, pensieri confusi.

 Sono una donna

 e ho imparato quanto questa

 sia la mia forza e la mia condanna.

Sono una donna,

 l’oggetto del desiderio,

 un oggetto che diventa di possesso

per quell’uomo che tanto uomo,

 alla fine, poi non è.

 E così non sono più una donna,

 ma la sua donna,

 ricattabile con promesse d’amore,

 la sua donna che mai potrà essere di nessun altro.

Ero una donna.

 Quell’uomo che tanto diceva di amarmi

mi ha uccisa senza amore alcuno.

Roberta Magliocca

Lovers, in scena questo fine settimana ad Officina Teatro per la regia del direttore artistico Michele Pagano.

In scena 5 donne, portatrici sane di amore e tragedia, storie trascinanti un qualcosa che logora e che dovrebbe squarciare le menti e le anime.

Lovers è un pugno dritto allo stomaco, un camion che ti passa addosso.

Lovers sono occhi, mani, pensieri che non possono lasciare indifferenti. Cinque storie, cinque donne, cinque bambine con i propri sogni puntualmente disattesi con il passare del tempo.

E se il telegiornale ci abitua ai nostri italianissimi bollettini di guerra, con statistiche che dovrebbero inorridire – una donna uccisa ogni due giorni – conoscere i nomi e le storie, indipendentemente dai numeri, ti fa mancare l’aria, ti fa sentire appartenente ad una razza – quella umana – che ha profondamente qualcosa di sbagliato.

 Antonella, 21 anni. Fabiola, 45 anni. Stefania, 39 anni. Daniela, 8 anni. Sono solo alcune delle 121 donne uccise solo in un anno. Un numero impressionante, soprattutto se si pensa che sono donne uccise da uomini che non solo le conoscevano, ma che un giorno le avevano giurato amore. Sono padri, mariti, fidanzati, amanti.

Tutti protagonisti di un sentimento malato che non riesce ad accettare la parola “fine”.

Ricordo bene quando avevo 12-13 anni, le prime uscite con le amiche e le raccomandazioni dei miei genitori: “Non dare confidenza agli sconosciuti”. Mai avrebbero pensato che di lì a qualche anno avrebbero dovuto mettermi in guardia da chi conosco bene, da chi mi ama, da chi condivide con me la vita. Perché è questo che sono costretti a fare i genitori di oggi. Gli sconosciuti nel XXI secolo non fanno paura quanto chi vive con noi il nostro quotidiano.

Cosa scatta nella mente di chi amiamo per portarlo a questo folle gesto? Non si è ancora ben capito. Follia, dicono. Perdita di lucidità, forse. Amore malato, sicuramente, trauma. Non so. Resta il fatto che se quella donna che tanto amano, non può essere loro, allora, non sarà di nessun altro. E con lei, anche il mondo che le appartiene deve finire. Ed ecco che muoiono suocere, cognate, nuovi compagni, addirittura gli stessi propri figli.

 Si può, allora, ancora parlare di AMORE? L’amore non dovrebbe essere un augurarsi la felicità dell’altra persona, anche se questo significa vederla lontana da noi? Non sarebbe più giusto chiamarla OSSESSIONE?

 Si dovrebbe parlare di umanità. E una donna uccisa ogni due giorni è una statistica disumana. Quella che soffoca l’italia inquesto periodo non è soltanto crisi economica. Ma morale. Etica. Educativa. Ma soprattutto carenza di giustizia e protezione. Gridiamo al diritto di essere libere, di essere padrone assolute della nostra vita. Libere di amare e di lasciare. Libere. Questa libertà, per noi, non c’è. Siamo tornati al Medioevo? No, non credo. Forse età più scura di questa le donne non l’hanno mai vissuta.

 E ricordo ancora quando mio nonno diceva: “Le donne non si toccano nemmeno con un fiore”.

 Ora, gli unici fiori sono quelli che troneggiano sulle lapidi di donne che per amore hanno dato tutto. Anche la vita.

Roberta Magliocca

Lovers ad Officina Teatro. Al mio assassino amatissimo was last modified: aprile 24th, 2016 by Roberta Magliocca
24 aprile 2016 0 commenti
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Grey's Anatomy
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy: divorzi e legittima difesa

scritto da Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy

Temi scottanti nell’episodio numero 20 della dodicesima stagione di Grey’s Anatomy

Temi scottanti non solo per l’America, perchè l’Italia soffre le stesse argomentazioni. La legittima difesa in primis. Pistola si, pistola no. E qualora pistola si, il dilemma: sparare si, sparare no.

Noi de L’Interessante abbiamo trattato il tema proprio qualche giorno fa. E nelle sale operatorie più famose del mondo si è discusso proprio di questo tra i favorevoli e i contrari alla detenzione di un’arma, mentre si operava un bimbo di otto anni ferito da un colpo di pistola da un compagno di classe, arma che deteneva per sicurezza la madre del bimbo ferito.

Valide le ragioni di Alex Karev, per esempio, che ferito nel finale della quinta stagione proprio da un colpo d’arma da fuoco, sottolinea la sua paura relativa alle pistole. Ma valide anche le ragioni della fidanzata specializzanda Jo Willson che – abbandonata dai genitori e dalle istituzione – ha dovuto sempre provvedere da sola alla sua sicurezza, a tal punto da sentire l’esigenza di possedere un’arma sotto al letto.

E la legittima difesa per chi rischia di vedersi sottratta la propria bimba? Callie, innamorata della bella Penny, vuole seguirla a New York portando con se la piccola Sofia Sloan Torres. Arizona – come era da aspettarsi – non ha intenzione di assecondare le uscite di testa dell’ex moglie che, ricordiamolo, per amore ha sempre fatto scelte avventate.

Ecco che chiamare l’avvocato sembra essere, per la bella dottoressa che cura i cuccioli umani, l’unica scelta possibile. Tutto questo mentre Ben Worren e il capo Miranda hanno seri problemi di gestione matrimoniale dovuti al loro divario gerarchico all’interno dell’ospedale.

Per non parlare dei Japril sempre in lotta anche se – almeno così sembra – pare ci sia uno spiraglio almeno per il dialogo.

Si, insomma, Shonda non si smentisce. Il lieto fine è ben lontano e, forse, dovremmo imparare a rassegnarci al fatto che molto probabilmente non arriverà mai.

Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy: divorzi e legittima difesa was last modified: aprile 23rd, 2016 by Roberta Magliocca
23 aprile 2016 0 commenti
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Mare
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoViaggi Interessanti

Mare, nei capelli e nei pensieri

scritto da Roberta Magliocca

All’ombra dell’ultimo sole, tiro le somme di una giornata apparentemente uguale a quella precedente e a quelle precedenti ancora. Ma una giornata di mare non è mai uguale ad un’altra. La vita che passa tra gli scogli ad agosto profuma di salsedine e mi permette di vedere sorrisi all’onda, abbracci abbronzati, sogni costruiti con secchiello e paletta. Questa spiaggia è la mia vita, vi arrivo la mattina prestissimo dopo una nottata di lavoro in mare aperto e vi resto tutta la giornata. Perché il mare è più di un lavoro, è uno stile di vita, è un’energia talmente forte da farmi risultare difficile, quasi impossibile, pensare che possa esistere un mondo lontano da lui. D’inverno il mio mondo è silenzioso, dipinto con colori scuri, il mare è a volte arrabbiato e si agita. Ma ad agosto tutto cambia. Le spiagge sono prese d’assalto da bambini urlanti e festosi, studenti finalmente liberi da libri e interrogazioni, famiglie che si godono il riposo dopo un anno di sacrifici lavorativi. E sono quasi geloso del mio universo violato, ma poi…mi commuovo! I miei capelli, pochi e ormai bianchi, hanno così tanto assunto il colore delle tempeste che le onde, il sale e gli scogli non mi meravigliano più. Tutti loro invece, oh si!, loro guardano il mare come un dono, come se fosse concesso a pochi, ai privilegiati. E Dio solo sa se il mare è un dono! Lo è per chi, con mani piccole e inesperte, lo disegna con lo stesso colore del cielo, oltre i bordi del foglio, oltre i limiti dell’universo. E’ un dono per chi gli è nato vicino ed è stato costretto a lasciarlo, vivendo in perenne dolore il vuoto che solo lui sa lasciare. Il mare è un dono per chi lo vede per la prima volta e per chi lo può solo sognare. Il mare è la fuga per chi soffre, molto spesso diventandone, purtroppo, un’inesorabile condanna a morte. Eppure continua ad essere il posto che raccoglie le speranze e i sogni della gente.

Il mare continua ad essere casa mia, e sempre lo sarà, fino a quando i miei pochi e ormai bianchi capelli avranno sole e forza. Quindi per il resto della mia vita, sarò qui, all’ombra dell’ultimo sole, con un solco lungo il viso come una specie di sorriso

Mare, nei capelli e nei pensieri was last modified: agosto 13th, 2016 by Roberta Magliocca
15 agosto 2016 0 commenti
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Meridonare
CulturaEventiIn primo piano

Meridonare: la musica per fare del bene

scritto da Roberta Magliocca

Meridonare  è una start-up a vocazione sociale nata grazie alla collaborazione  tra l’Istituto Banco di Napoli Fondazione,  la Fondazione di Comunità del Centro Storico di Napoli e L.I.V.E.S.  Fundraising.

Meridonare offre un servizio di raccolta fondi online attraverso l’utilizzo di una piattaforma web fruibile da gruppi, movimenti, associazioni, cooperative e imprese sociali, ma anche da singoli cittadini che intendano aiutare nella realizzazione di progetti a finalità sociali, culturali e civiche  nel Mezzogiorno.

“Musica in corsia – i concerti del sorriso” è uno dei progetti che Meridonare sostiene, un Tour itinerante di concerti ospedalieri in  tutta Italia

Tale progetto è targato L’Isola dei girasoli, un’associazione di promozione sociale e culturale che si propone di condurre azioni e progetti sociali e di solidarietà che abbiano come terreno la musica. Presidente dell’associazione è il musicista Leonardo De Lorenzo.

Musica in corsia ha uno scopo semplice quanto nobile ed estremamente toccante: portare un sorriso a chi è costretto a subire l’orrore di una malattia e – purtroppo – non solo. Già, perchè la malattia porta isolamento e isolamento vuol dire ben pochi sorrisi. 

Una musica può fare, cantava Max Gazzè. La musica davvero può fare tanto, come un faro acceso in una situazione buia, come un jolly per chi dalla vita ha avuto solo brutte carte. La musica si traduce in braccia tese per avvolgere corpi stanchi.

Perchè se siamo impotenti davanti alle malattie più atroci, siamo essere umani per regalare momenti felici dove sembra non esserci terreno fertile per la serenità. 

Aiutiamo meridonare ad aiutare.

Roberta Magliocca

 

Meridonare: la musica per fare del bene was last modified: aprile 22nd, 2016 by Roberta Magliocca
22 aprile 2016 0 commenti
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