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giffoni
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Giffoni: Movie Days 2017

scritto da L'Interessante

Giffoni

Una finestra sulla storia per mettere in luce contraddizioni, matrici culturali e ideologiche del Novecento: lunedì 13,martedì 14 e mercoledì 15 marzo i Movie Days 2017, le giornate di cinema dedicate alla scuola organizzate da Giffoni Experience, seguiranno il filo di conduttore della memoria individuale di chi ha portato le stigmate della Shoah e si è salvato.

 Giffoni: l’evento

Ad inaugurare la tre giorni dedicata alla “Grande Storia” sarà Tullio Foà, esponente della comunità ebraica di Napoli. Lunedì 13 marzo nella Sala Truffaut della Cittadella del Cinema di Giffoni Valle Piana Foà incontrerà gli studenti dell’Istituto Comprensivo di Montecorvino Pugliano, del “Don Bosco” di Francavilla in Sinni, del “IV De Lauzieres” di Portici, dell’Istituto paritario “Sacro Cuore” di Casal Nuovo e della Scuola Media “Solimena”di Avellino per portare la propria testimonianza di un momento storico fatto di brutalità e piccoli gesti di umanità vissuti in prima persona.


Ricordare come imperativo morale, nel tentativo di ricercare le radici di tale ingiustificata disumanità: questo, invece, il cuore del lavoro del direttore del Museo Itinerario della memoria e della pace “Giovanni Palatucci”,Marcello Naimoli, e del direttore del MOA – Museum of Operation Avalanche di Eboli, Giuseppe Fresoloneche, martedì 14, incontreranno i più piccoli. In sala saranno presenti gli studenti degli Istituti comprensivi “Perna Alighieri” di Avellino e “Della Corte” di Pompei.

 

Mercoledì 15 marzo i Movie Days ospiteranno una preziosa testimonianza su come la risposta alla sfida dellaShoah si è tramutata in azione: i coraggiosi atti di  Giorgio Perlasca rivivranno nel racconto del figlio Franco. Un’occasione per spiegare ai più giovani come quell’uomo, nato a Como nel 1910, si finse un diplomatico spagnolo e rilasciò salvacondotti falsi salvando la vita a 5.200 ebrei. Alla giornata parteciperanno gli alunni della Scuole medie “Balzico” di Cava de’ Tirreni, “Solimena” di Avellino e del Circolo Didattico “Don Milani” di Giffoni Valle Piana.

 

Durante la tre giorni saranno proposti l’acclamato vincitore nel 2016 della sezione Generator +13, “Il Viaggio di Fanny” della regista e sceneggiatrice francese Lola Doillon, e “Abel – Il figlio del vento” di Gerardo Olivares e Otmar Penker (in concorso alla 46 edizione nella sezione Elements +10).

12 marzo 2017 0 commenti
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giffoni
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Giffoni, destinazione Albania

scritto da L'Interessante

Giffoni

di Maria Rosaria Corsino

Giffoni abbraccia di nuovo l’Albania con un progetto articolato in due fasi: dal 9 al 13 novembre a Tirana e, poi, dal 22 al 24 novembre a Giffoni.

L’obiettivo di “Destinazione Albania 2016”è quello di contribuire a promuovere una politica di scambio sociale e culturale tra i due Paesi, sensibilizzando diversi soggetti del mondo scolastico (strutture, allievi, docenti, genitori) verso le diversità culturali ed il rispetto delle differenze attraverso l’educazione alla multicultura e alla solidarietà.

Il progetto mira quindi a fornire una comprensione globale sui meccanismi del cambiamento sociale e lavorativo e a riflettere sul ruolo più che rilevante dei giovani nell’influenzare la realtà e innescare i cambiamenti sociali, politici, culturali ed economici.

Giffoni: uno scambio “culturale”

Per l’appuntamentoa Tirana, dove saranno presenti il direttore del Giffoni Experience Claudio Gubitosi e il Project Manager di “Giffoni Albania”Marco Cesaro, 10 studenti campani saranno nella capitale albanese per confrontarsi con i colleghi dell’Università delle Arti su Cinema e Innovazione, I Nuovi Mestieri del Cinema, Cinema e Integrazione.

Previsti due laboratori presso l’Università delle Arti di Tirana: il primo sulla recitazione con Alfred Trebicka, uno dei più importanti e noti attori cinematografici e teatrali albanesi che, per l’occasione, accompagnerà i ragazzi in un percorso formativo che va dalla recitazione al casting. Il secondo laboratorio sarà dedicato all’animazione: vecchie e nuove tecniche, dal 2D al 3D, tenuto da importanti docenti vincitori di numerosi premi. I ragazzi avranno poi modo di avviare una start-up: un format TV che verrà poi promosso anche in Italia. A guidarli uno dei più importanti giornalisti albanesi (ora anche producer Rai e Sky), Namik Ajazi, autore di numerosi documentari e produzioni televisive. Nel pomeriggio spazio alle proiezioni al Cinema Millennium con un programma che darà particolare spazio alle animazioni brevi, ai cortometraggi e alle produzioni italiane di cui l’Albania è grande consumatore.

Una particolare attenzione sarà riservata alla Campania in entrambe le fasi del progetto. La regione sarà sempre presente al fianco di Giffoni Experience che coinvolgerà tutti gli attori pubblici e privati, espressione delle eccellenze del nostro territorio, in sintonia con una partecipazione attiva degli interlocutori albanesi.

Sono previsti, inoltre, incontri con il Ministro della Cultura della Repubblica d’Albania Mirela Kumbaro, il Presidente della Commissione all’Integrazione Europea Majlinda Bregu, il Sindaco di Tirana Erion Veliaj e con i manager di aziende operanti nel settore dell’audiovisivo e dei media.

Per l’appuntamento in Italia, a Giffoni dal 22 al 24 novembre, nell’ottica della reciprocità e degli scambi culturali, saranno presenti 10 studenti albanesi per incontrare i colleghi dell’Università degli Studi di Salerno. In programma tre giorni d’incontri con docenti, manager, autori. All’appuntamento finale di Giffoni parteciperà il Sindaco di Tirana.

“Destinazione Albania 2016”è co-prodotto dalla Direzione Generale del Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, finanziato con i fondi POC della Regione Campania, dal Comune di Tirana e dal Centro Cinematografico dell’Albania.

10 novembre 2016 0 commenti
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Giffoni
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Giffoni 2016: si parte con la maratona per Di Caprio

scritto da L'Interessante

La magia è cominciata: il Giffoni Film Festival, in programma dal 15 al 24 luglio a Giffoni Valle Piana. Ieri, Giovedì 14 luglio, 4150 giurati hanno assaporato l’experience Giffoni con una maratona dedicata al Premio Oscar Leonardo DiCaprio.

In una proiezione non stop, in Sala Lumière dalle 14.30 alle 3.30, sono stati presentati cinque tra i suoi migliori film. Si parte con PROVA A PRENDERMI di Steven Spielberg (141’, 2002), commedia sui generis in cui DiCaprio presta il volto a Frank W. Abagnale, un uomo dalle mille identità: medico, avvocato, pilota di linea e, soprattutto, un maestro della frode
finanziaria. Segue THE DEPARTED – IL BENE E IL MALE di Martin Scorsese (151’, 2006), storia ambientata a South Boston dove il dipartimento di polizia dello stato del Massachusetts ha dichiarato guerra alla criminalità organizzata e al boss Frank Costello. Sempre dello stesso regista SHUTTER ISLAND (138’, 2010), basato sul romanzo del 2003 *L’isola della paura* di Dennis Lehane. Un avvincente thriller psicologico in cui il capo della polizia locale, Teddy Daniels e il suo nuovo partner, Chuck Aule (Mark Ruffalo), vengono convocati per indagare sull’inverosimile scomparsa di una pluriomicida, riuscita a fuggire da una cella blindata dell’impenetrabile ospedale di Ashecliffe. Penultima opera in scaletta è INCEPTION di Christopher Nolan (148’, 2010), in cui il protagonista, Dom Cobb, è un abilissimo ladro, il migliore al mondo quando si tratta della pericolosa arte dell’estrazione, ovvero il furto di preziosi segreti dal profondo del subconscio mentre si sogna, quando la mente è al massimo della sua vulnerabilità. Si chiude all’alba con THE WOLF OF WALL STREET (180’, 2013), ancora Scorsese, che mette in scena la vita frenetica e viziosa dei cosiddetti “lupi di Wall Street”, quei broker che, occupandosi di alta finanza, finiscono per rendere la propria stessa essenza un infernale groviglio di numeri da cui vengono imprigionati.

Giffoni 2016: oggi il taglio del nastro 

Oggi il taglio del nastro. Appuntamento, per la prima volta in 46 anni, fuori dalle mura della Cittadella del Cinema, dove oltre 4mila giurati hanno accompagnato il direttore Claudio Gubitosi nella cerimonia di apertura. Dal cuore del Festival fino al cantiere della Multimedia Valley, per ammirare quello che è il luogo pronto a diventare il futuro di Giffoni. Nel corso della cerimonia si è scoperto un elemento dell’opera in ceramica vietrese dedicata al Premio Oscar, Carlo Rambaldi: la testa di King Kong.

Cresce l’attesa per gli ospiti nazionali ed internazionali. Star e astri nascenti, talenti capaci di stupire anche il pubblico più difficile sono pronti ad impreziosire questa edizione, tra i vari: Sabina Guzzanti ed Evanna Lynch. Verve comica, ironia, il tagliente punto di vista sull’attualità, sono da sempre i punti di forza della Guzzanti che, giovedì 21 luglio, racconterà al giovane pubblico la sua brillante carriera da attrice-autrice di satira teatrale e televisiva, oltre che da regista di lungometraggi.
 Gli accaniti fan della saga dedicata al piccolo maghetto Harry Potter, invece, potranno incontrare, lunedì 18 luglio, la simpatica e stralunata Luna Lovegood (Evanna Lynch) che al Gff accompagnerà, *My name is Emily**, (2015)* per la regia di Simon Fitzmaurice. Il lungometraggio rientra tra le opere in concorso nella sezione Generator +16.

Maria Rosaria Corsino

15 luglio 2016 0 commenti
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Sam Claflined
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Sam Claflined al Giffoni 2016

scritto da L'Interessante

Sam Claflined

Ha saputo guadagnarsi in pochissimi anni l’attenzione di Hollywood e l’affetto del pubblico di ogni età con il ruolo del brillante Finnick Odair della saga Hunger Games. Ora è pronto a commuovere le platee cinematografiche con il complesso protagonista di Io prima di te (Me Before You), una prova intensa destinata a consacrarlo tra gli astri emergenti più
amati dal pubblico planetario.

Lui è Sam Claflined è uno degli ospiti internazionali a scegliere la “Destinazione” Giffoni 2016

Il talento britannico arriverà alla Cittadella del Cinema, quartier generale del Festival (in programma dal 15 al 24 luglio a Giffoni Valle Piana), il 21 luglio, accompagnando l’anteprima nazionale del suo ultimo film, che sarà distribuito in Italia da Warner Bros. Pictures a partire dal prossimo 1° settembre.

Tratto dall’omonimo acclamato best-seller di Jojo Moyes e scritto dalla stessa autrice insieme agli sceneggiatori di (500) giorni insieme Scott Neustadter e Michael H. Weber, Io prima di te racconta una storia d’amore oltre ogni barriera in cui Claflin interpreta Will Traynor, un giovane e ricco banchiere la cui vita è cambiata radicalmente per un incidente che lo ha costretto su una sedia a rotelle. Toccherà alla sua nuova assistente Louisa Clark, interpretata da Emilia Clarke (la “regina dei draghi” de Il Trono di Spade), dimostrargli che la vita vale ancora la pena di essere vissuta. A dirigere i due giovani talenti Thea Sharrock alla sua prima regia cinematografica. Nel cast anche l’attrice nominata agli Oscar Janet McTeer (Albert Nobbs, In Cerca d’Amore – Tumbleweeds) e Charles Dance, Brendan Coyle, Stephen Peacocke, Matthew Lewis, Jenna Coleman, Samantha Spiro, Vanessa Kirby e Ben Lloyd-Hughes. Le musiche sono opera del compositore Craig Armstrong. Il film è ambientato quasi interamente in Inghilterra, ed è proprio lì che è stato girato. Il team creativo della Sharrock, tra cui il direttore della fotografia Remi Adefarasin (candidato all’Oscar per Elisabeth) e lo scenografo Andrew McAlpine, hanno lavorato al fianco della regista per adattare i locali ricchi di dettagli descritti nel libro e nella sceneggiatura della Moyes ed hanno ricreato fedelmente gli ambienti vissuti da Lou e Will nel film, gli stessi che i fan del romanzo hanno amato immaginare fin dalla sua pubblicazione nel 2012. “Dopo aver visto il risultato – afferma la scrittrice – grazie alle performance degli attori ed alla splendida regia di Thea, posso dire che chi vedrà il film ritroverà la stessa storia e gli stessi personaggi, ma anche qualcosa di completamente nuovo. Il pubblico rivedrà le proprie esperienze, le speranze e le paure, e penso che si lascerà travolgere dal mondo Lou e Will”.

Classe 1986, un diploma all’Accademia di Musica e Arte Drammatica di Londra, Sam Claflin ha iniziato l’ascesa verso il successo nel 2010 interpretando Richard ne I pilastri della Terra, la serie tv tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore britannico Ken Follett e prodotta da Ridley e Tony Scott. Il debutto al cinema, invece, risale all’anno successivo al fianco di Johnny Depp e Penélope Cruz nel quarto film della serie Pirati dei Caraibi- Oltre i Confini del Mare(2011) in cui presta il volto al missionario Philip. Interpreta poi il principe William in Biancaneve e il cacciatore (2012), accanto alla ‘regina malvagia’ Charlize Theron,  alla ‘figliastra’ Kristen Stewart e al ‘cacciatore’ Chris Hemsworth.

Al cuore del grande pubblico arriva con la saga di Hunger Games, in cui interpreta l’eroico e spavaldo Finnick Odair dal secondo capitolo (Hunger Games: La ragazza di fuoco) fino all’episodio conclusivo (Hunger Games: Il canto della rivolta – Parte 2). Il suo personaggio è uno dei Tributi Vincitori del Distretto 4, sopravvissuto alla 65esima edizione dei Giochi avvenuta 10 anni prima. Sorteggiato per l’Edizione della Memoria, stringe subito un’alleanza con la protagonista Katniss (Jennifer Lawrence), affiancandola nella squadra speciale a capo della rivolta fino alla morte.

Dopo la commedia romantica #ScrivimiAncora (Love, Rosie) di Christian Ditter e il film generazionale Posh (The Riot Club) di Lone Scherfig, entrambi del 2014, Claflin è tornato poi a vestire i panni del principe William per un cameo nel prequel/spin-off Il Cacciatore e la Regina di Ghiaccio (2016), mentre ha da poco terminato le riprese di My Cousin Rachel al fianco di Rachel Weisz in uscita il prossimo anno.

Maria Rosaria Corsino

15 luglio 2016 0 commenti
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Nicholas Hoult
CulturaEventiIn primo piano

Nicholas Hoult al Giffoni 2016

scritto da L'Interessante

Nicholas Hoult

Salirà a mille l’adrenalina al Giffoni 2016 con l’arrivo di Nicholas Hoult, ospite del Festival in programma dal 15 al 24 luglio a Giffoni Valle Piana. Il ragazzo che redimeva Hugh Grant in About a boy e che ha conquistato il pubblico con la sua epica trasformazione nell’X-men più animalesco di sempre, racconterà (il 22 luglio) alla giovane Giuria della 46esima
edizione la sua fresca ma già importante carriera. Confermatosi volto di punta del fantasy nell’acclamato Mad Max: Fury Road, prossimamente sarà nelle sale con un serratissimo thriller accanto ai Premi Oscar Ben Kingsley e Anthony Hopkins: una sfida ad alta velocità sullo schermo e tra generazioni davanti alla macchina da presa a cui il talento britannico approda dopo varie convincenti prove action e la forza di anni di studio.

Chi è Nicholas Hoult?

Nato a Wokingham il 7 dicembre del 1989, Nicholas Caradoc Hoult lascia infatti la scuola a soli dodici anni per tentare la carriera di attore e si iscrive alla Sylvia Young Theatre School, una delle più prestigiose istituzioni d’arte drammatica di Londra. L’esordio al cinema è a soli sei anni in Relazioni intime di Philip Goodhew (1996), ma la notorietà arriva qualche anno più tardi, nel 2002, quando veste i panni di Marcus, il ragazzino che irrompe nella vita del superficiale Will (Hugh Grant) in About a Boy di Chris e Paul Weitz. Fioccano per il giovane attore tante proposte, sia per ruoli televisivi –nella serie Star e nel teen drama Skins – che cinematografici (The Weather Man – L’uomo delle previsioni, A Single Man).
Nel 2010 interpreta Eusebios nel blockbuster fanta-mitologico Scontro tra titani, accanto a Liam Neeson, Ralph Fiennes e Sam Worthington. È il preludio alla prova epica di X-Men: L’inizio (2011, di Matthew Vaughn) in cui Hoult è Hank McCoy/Bestia. La sua animalesca trasformazione dal genio dal carattere introverso al mutante dal folto pelo blu convince e conquista il pubblico della saga cinecomics anche nei sequel firmati da Brian Singer X-Men – Giorni di un futuro passato (2014) e X-Men: Apocalisse (2016). Dopo aver dato anima e corpo al singolare zombie R in Warm Bodies, film di Jonathan Levine del 2013 tratto dall’omonimo romanzo di Isaac Marion, lo ritroviamo nel ruolo di Nux in Mad Max: Fury Road (2015), acclamato sequel della saga anni ’80 vincitore di ben 6 Premi Oscar (Montaggio, Costumi, Trucco, Sonoro, Montaggio Sonoro e Scenografia).

Dagli scenari apocalittici alla guerra sul campo, Hoult tornerà prossimamente sul grande schermo nei panni di Matt Ocre in Sand Castle, diretto da Fernando Coimbra. Ambientato nel 2003 in Iraq e scritto da Chris Roessner, il film (in post produzione) prende spunto dalla vera storia dello sceneggiatore che in quel periodo si trovava nel triangolo sunnita come mitragliere.

È atteso quest’estate nelle sale, invece, l’adrenalico action thriller Collide, scritto e diretto da Eran Creevy, in cui Nicholas è Casey Stein, un ex giovane criminale che torna al suo passato oscuro pur di rimediare i soldi necessari a salvare l’amata Juliette (Felicity Jones). Sulla sua strada lo stravagante contrabbandiere Ben Kingsley e lo spietato boss Anthony Hopkins che lo braccherà in una caccia ferratissima.

Attualmente è impegnato, al fianco di Kevin Spacey, nelle riprese di Rebel in the Rye di Danny Strong. Il film racconta la vita di Salinger, incentrandosi sulla nascita del capolavoro letterario Il giovane Holden.

Maria Rosaria Corsino

20 giugno 2016 0 commenti
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Matteo Garrone al Giffoni Film Festival
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Matteo Garrone al Giffoni Film Festival

scritto da L'Interessante

Matteo Garrone

Andrà al genio del realismo fiabesco Matteo Garrone il Premio Truffaut 2016

La firma più visionaria del cinema italiano contemporaneo, considerato tra i migliori registi del nostro Paese degli ultimi anni, sarà ospite del Giffoni Film Festival il 20 luglio nella doppia veste di talento premiato e Maestro della Masterclass 2016 firmata Giffoni e Badtaste.

Un’occasione straordinaria per la classe di giovani dai 18 ai 25 anni che parteciperanno alla speciale sezione di approfondimento del Festival e che nella mattinata visioneranno il suo acclamatissimo Tale of Tales – Il racconto dei racconti, la favola antropologica vincitrice di sette David di Donatello, tra cui quello al miglior regista, nella BadAcademy condotta dal critico cinematografico Francesco Alò. Nell’incontro pomeridiano della Giffoni Masterclass i ragazzi potranno poi carpire la genesi creativa dell’opera direttamente dall’autore, definito da più parti come il rappresentante del miglior barocco postmoderno italiano. A seguire, il maestro si concederà alle domande e alle curiosità dei giurati dell’edizione 2016 del Festival prima di ricevere il Premio più prestigioso del GFF conferito a cineasti o interpreti che con la loro arte hanno lasciato un marchio nella storia del cinema.

Un riconoscimento che arricchisce il Palmares del regista dalla cifra stilistica senza uguali, acclamato dalla critica già nel 2002 per L’imbalsamatore, il film ispirato ad un fatto di cronaca in cui ricombinava gli elementi del noir tra realismo e astrazione artistica e con cui si aggiudicò il David di Donatello per la migliore sceneggiatura. Ad ogni sua opera seguono riconoscimenti a pioggia: tornato dietro la macchina da presa nel 2008 per la trasposizione cinematografica del bestseller sulla camorra di Roberto Saviano, Gomorra, vince il Gran Premio al Festival di Cannes, oltre a svariati David di Donatello. Quattro anni dopo torna in concorso a Cannes con Reality che si aggiudica il Gran Premio della Giuria, oltre che due Nastri d’argento e tre David di Donatello.

Maria Rosaria Corsino

15 giugno 2016 0 commenti
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MyGiffoni
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MyGiffoni: il concorso targato Giffoni

scritto da L'Interessante

MyGiffoni

Sono 118 i giovani filmmaker provenienti da tutta Italia che hanno scelto di partecipare a MyGIFFONI, concorso nazionale organizzato dal Giffoni Experience e riservato agli studenti dai 6 ai 20 anni

Obiettivo della competizione, dedicata agli allievi delle scuole elementari, medie, superiori ed alle associazioni culturali, è offrire uno spazio di promozione per i film realizzati dai ragazzi, dall’ideazione delle storie alla regia, fino alla prova attoriale vera e propria. Ludopatia, violenza sulle donne e bullismo sono i temi sociali di forte attualità affrontati dalle opere in concorso; Torino, Messina, Roma e Napoli le città in cui si è registrata la maggiore partecipazione. Tre le sezioni in gara divise per età: si parte dai videomaker dai 6 ai 10 anni, passando per la fascia dagli 11 ai 13 e chiudendo con i ragazzi dai 14 ai 20. Per ciascuna sezione verranno assegnati due premi: il Premio Giffoni Experience 2016, destinato al migliore cortometraggio scelto dalla direzione artistica del Gex, e l’Audience Award, conferito dal pubblico on line mediante votazione.

Maria Rosaria Corsino

28 maggio 2016 0 commenti
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Antonio
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Antonio Zannone: Io Pulp? Sì, ma con gusto!

scritto da L'Interessante

Antonio

Di Christian Coduto

Arrivare a Cellole, stamattina, ha richiesto un po’ di tempo. Complice sia il traffico sia la mia assoluta ignoranza geografica. Attendo Antonio in un bar al centro della città. E’ in leggero ritardo. Provo a chiamarlo sul cellulare. Non mi risponde. Gli invio dei messaggi sui social: anche qui, nessun segnale.

All’improvviso vedo comparire Antonio sull’uscio del locale. Abbigliamento sportivo, una maglietta a maniche corte. Occhiali da sole d’ordinanza. Si gira intorno. Incrocia il mio sguardo e non mi saluta. Si avvicina al tavolino dove sono seduto. “Sto locale è per fighetti” esordisce “Vieni con me”.

Mi conduce per delle stradicciole di campagna, usciamo dalla città. “Uh, un po’ come nei tuoi corti horror” gli dico. “Già” la sua risposta.

Arriviamo nei pressi di Baia Domizia, in un bar scalcinato. “Qui abbiamo girato alcune esterne di The Pyramid perché, d’inverno, si svuota ed assume una forma post apocalittica”. Solo allora inizia a sorridere. Ci sediamo e ordina due birre. Dopo aver visto la mia faccia contrariata, fa spallucce “Le birre rimangono sempre due, me le bevo io ugualmente”.

In un habitat a lui più congeniale, Antonio ritorna ad essere se stesso: un ragazzo che non ha alcun interesse nei confronti delle mode e di tutto ciò che fa tendenza. Si toglie gli occhiali e tira fuori tutta la sua simpatia. Comprendo ora il perché del suo atteggiamento iniziale …

Antonio Zannone risponde alle domande de “L’interessante”

Chi è Antonio Zannone?

La domanda più difficile in assoluto: io non parlo mai di me, mi imbarazzo. Anche quando mi chiedono “Cosa fai?” ho difficoltà a rispondere. Non mi prendo mai troppo sul serio. Come se tutto fosse un bellissimo gioco. Una mia cara amica dice che le ricordo Percy Shelley che va incontro alla tempesta, perché mi butto nelle cose, senza aver paura delle conseguenze. Osservo tanto, parlo molto poco, solo quando ho veramente qualcosa da dire. Forse è per questo che ho iniziato a fare cinema, comporre musica … sono due mezzi espressivi che mi permettono di dire tutto ciò che ho dentro.

Quando nasce la passione per il cinema di Antonio Zannone?

Non ho un ricordo preciso, in realtà. Però ti posso dire una cosa: da piccolino, guardando “Ben-Hur” in televisione con mio nonno, lui mi disse “Li vedi quei cavalli? Sono della scuderia di mio cugino!” In una sequenza c’è anche lui: una comparsa a cavallo! Avevo 5/6 anni … pensai che fare cinema fosse davvero bello. Con mio papà guardavo i western di Sergio Leone che, tra le altre cose, è stato regista di seconda unità proprio di “Ben-Hur” … vedi che tutto torna ? (Sorride). Ad 8 anni ho visto “Zombi 2” di Lucio Fulci con mia mamma, di notte. I miei genitori mi hanno sempre permesso di vedere la tv fino a tardi. Figurati, alle elementari, ero l’unico che poteva vedere “Twin peaks” di David Lynch. Il giorno dopo mi sentivo molto figo perché tutti mi chiedevano notizie in merito a questo serie (ridacchia). Nel tempo, rubai una videocamera super vhs nel negozio di elettrodomestici della mia famiglia. Nessuno la comprava e la presi: aprii semplicemente la vetrina e iniziai a girare le prime cose, a sperimentare.

Nel 2006 Antonio Zannone esordisce con il corto “L’assassino nel Diavolo” ed è subito pulp! Due anni dopo arriva “Il sequestro e la rapina”. Lo stile ben definito, che oramai già gli appartiene, e una storia che riserva davvero tante sorprese …

Sì sono d’accordo. Avevo già nella mia mente un quadro piuttosto chiaro del tipo di cinema che volessi fare. Però, prima, dovevo apprendere il linguaggio cinematografico, conoscere le regole di base, è una cosa fondamentale! Poi c’è Tarantino che, a quanto si dice, non ha mai studiato … ma questa è un’altra storia (ridiamo). “L’assassino del Diavolo” lo girai proprio con  due amici, mia cugina e la videocamera di cui ti parlavo prima! Non scrissi nemmeno la sceneggiatura … ero davvero tutto improvvisato. C’era solo l’amore per i B movie! Mi sono divertito da morire a lavorare con il lattice, il sangue finto, tutta la parte degli effetti è stata molto interessante. Lo inviai pure a diversi Festival, ma da un certo punto di vista non lo considero nemmeno un esordio, quanto piuttosto un divertissement tra amici.

“Il Sequestro e la rapina” è un corto piccolino, quasi amatoriale, ma è anche vero che ho avuto un direttore della fotografia, un fonico e attori più preparati. Una vera e propria troupe. Nel cast c’è Elio D’Alessandro, che lavora moltissimo in teatro. Nel corto ci sono personaggi pulp, un po’ al limite, sopra le righe, tanto sangue, situazioni estreme e violente, le cose ci sembrano chiare, ma si rivelano essere tutt’altro, i buoni si rivelano i cattivi … insomma, quelle situazioni a sorpresa, destabilizzanti. Il classico colpo di scena. L’idea della storia mi piaceva moltissimo. Al di là dei risultati finali (lo trovo ancora imperfetto), con questo corto ho capito quale fosse la mia strada e che avrei dovuto proseguirla per bene. Così ho frequentato una scuola di cinema!

Mi colpisce subito la sua modestia. Sul set è un professionista, lavora a ritmi serrati, ma riesce ad affrontare il tutto senza prendersi eccessivamente sul serio. Per lui fare cinema è un gioco. Rimanere con i piedi per terra gli permette di affrontare nel modo giusto sia le cose belle sia le delusioni che, inevitabilmente, possono esserci in questo mestiere.

Ci parli un po’ di “S. Balentino”? Hai deciso di parlare della festa degli (orrore!) innamorati in una chiave decisamente cupa, seguendo lo sguardo di un bambino …

(Strabuzza gli occhi) Non lo so come tu faccia a sapere dell’esistenza di “S. Balentino”. E’ un corto che non è mai stato distribuito, è stato proiettato una sola volta in occasione dell’anteprima. E’ stato il primo lavoro che ho realizzato dopo aver terminato la scuola di cinema. Fui ingaggiato da una piccola casa di produzione che si occupava di progetti legati all’ambito scolastico. Me lo ricordo con piacere perché, per la prima volta, venni pagato per portare a termine l’incarico che mi era stato assegnato. Una storia carina, una favola nera, ambientata a San Valentino Torio. Lavorarono con me degli studenti di una scuola media. Il tema del corto è l’amore. Però il mio stile mi ha portato a fare una cosa decisamente meno mielosa. Ho sempre amato le favole nere, credo che si sia capito (ride). Il protagonista è un bambino che ha subito un trauma, in seguito alla morte del papà. E’ un po’ chiuso in se stesso, tende ad essere “cattivo” anche se, in realtà, non lo è per davvero. Un giorno la professoressa (una strega) gli fa una sorta di incantesimo e lui si risveglia in questo mondo in cui non c’è alcuna forma di sentimento, di amore. La madre non lo saluta, non gli prepara la colazione al risveglio e così via. In pratica, si ritrova in un mondo in cui tutti si comportano come lui. Un giorno una bimba sta per essere investita da una macchina e lui accorre a salvarla, venendo investito al suo posto. Poi, però, si sveglia e si ritrova nel suo letto e capisce che tutto era un sogno.

Una favola per bambini che, sono convinto, avrebbe potuto darci diverse soddisfazioni nei Festival come il Giffoni, per esempio. La produzione, però, non volle doppiarlo. I ragazzini coinvolti erano molto bravi e volenterosi, ma non avevano studiato recitazione. A mio giudizio il doppiaggio sarebbe stato necessario. Quindi, il progetto è rimasto lì, non ha avuto un seguito. Peccato.

Per me rimane sicuramente un’esperienza formativa, senza alcuna ombra di dubbio.

“Bastard Serial Killer! Kill! Kill!” è un omaggio di Antonio Zannone a Quentino Tarantino e Russ Meyer. Gli appassionati del genere vanno in visibilio e raggiungi le 25mila visualizzazioni sul web. Quanto è stato divertente realizzarlo?

Uh, si potrebbe parlare per ore di questo corto! La mia idea originaria era quella di girare un vero e proprio film. Capirai, avevo da poco terminato la scuola di cinema ed ero pieno di idee e di entusiasmo. Ma in Italia, soprattutto per ciò che concerne l’aspetto produttivo, le cose sono piuttosto complesse e delle idee te ne fai poco, quindi optai per un cortometraggio (sogghigna). Pensa che fui costretto a tagliarne circa 5 minuti per poterlo inviare ai Festival: per essere un corto, all’epoca, era considerato troppo lungo! Per quello che io considero il mio vero esordio, volevo che ci fosse il giusto omaggio al cinema di serie B, ma anche a Lucio Fulci, Umberto Lenzi, Ruggero Deodato … tutto quello che vedevo sin da piccolino, in pratica. E certo c’è anche Tarantino, che ha ripreso certi stili cinematografici e li ha rimessi insieme. C’è praticamente di tutto: la famiglia di malati riporta alla memoria “Non aprite quella porta”, c’è anche molto di Rob Zombie, un regista in gamba. C’è anche tanta ironia. Il che è tipico del mio carattere: io tendo a ridere un po’ di tutto, anche delle cose terribili.

La storia è quella di una banda di malviventi che rapina un furgone portavalori e il capo della banda, sotto effetto di meta anfetamina, inizia a sparare e ammazza un sacco di gente. Il gruppo riesce a trovare rifugio in una casa in campagna, dove nasconde la refurtiva. Vengono arrestati. Dopo anni escono dal carcere e vengono a scoprire che, in quella casa, ora vive una famiglia di squinternati cannibali.

Sì, è stato divertente girarlo, ma anche molto stressante: le riprese sono durate una settimana. Iniziavamo alle 8 del mattino per finire intorno alle 3, 4 del mattino del giorno dopo. Però ti dico una cosa: con l’esperienza che ho accumulato negli anni, se tornassi indietro, con il budget di allora, oggi, realizzerei quasi un intero film! Il corto vinse diversi premi, le recensioni furono davvero eccellenti.

Ecco, quindi, “Apocalypse” che entra a far parte del lungometraggio (diretto a cinque mani) “The Pyramid”. Lavori con il mito indie Alex Visani, che supervisiona l’intero progetto. Il tuo episodio si contraddistingue per l’ironia, un tuo marchio di fabbrica.

“The Pyramid” è stata una sorta di conseguenza naturale del successo di “Bastard”: Alex cercò di riunire i registi che, in quel periodo, non solo fossero più attivi, ma anche più adatti ad un progetto basato sulla collaborazione. Considera che, tra pre e post produzione e tutta la fase di presentazioni nei Festival, sono trascorsi oltre due anni. In tutto questo periodo, non c’è stato mai alcun problema tra di noi. Tutti ci abbiamo creduto molto e credo che il risultato finale sia davvero buono, soprattutto se consideri il budget bassissimo.

Alex aveva capito che, in quel periodo, stava prendendo piede la formula del film ad episodi. Però, in questo caso, il film ha una peculiarità in più: i 4 cortometraggi non sono slegati, a se stanti e poi cuciti insieme. Tutti e 4 i corti costituiscono altrettante parti della stessa storia. L’elemento che raccorda i vari segmenti, va da sé, è la piramide del titolo.

E’ stato bello prendere parte a questo progetto. Con Alex siamo entrati subito in sintonia, c’è una gran bella amicizia tra di noi. Ci ho messo del tempo perché la troupe non è stata pagata quindi dovevo attendere di averla a disposizione per girare. Gli unici soldi li ho investiti per i costumi, gli effetti speciali e i rimborsi. Abbiamo girato soprattutto nei fine settimana.   

In “The portrait” torni a lavorare con David Power, con cui avevi già girato “Apocalypse”. Quanto è importante, per la riuscita di un progetto, l’empatia regista/attori coinvolti?

Originariamente doveva fare parte di un progetto collettivo costituito da tanti cortometraggi poi, per problemi di tempo, non riuscii a completarlo. Ero impegnato in “The Pyramid”, quindi sfruttai lo stesso budget, la stessa troupe e gli stessi attori per terminarlo. E’ ispirato al racconto “Il ritratto ovale” di Edgar Allan Poe.

Il protagonista del corto è un pittore/serial killer che dipinge le sue vittime cercando di rappresentare sulla tela l’attimo in cui queste muoiono.

Per quanto riguarda David, credo che ci siano degli attori adattissimi ad interpretare un certo ruolo. Trovarli è fondamentale per realizzare qualcosa di convincente. Con lui è nata una simpatia immediata, ma soprattutto una grande stima: è un attore incredibile. Con questo corto ha vinto il premio come migliore attore alla IX edizione del The reign of horror short movie award 2014!

Parliamo di “Stigmate”, l’ultimo (capo)lavoro di Antonio Zannone …

Sei troppo buono! Beh, di sicuro credo moltissimo a questo progetto e prima o poi sono convinto che arriveranno molte soddisfazioni.

E’ stato un lavoro velocissimo: non ho mai realizzato un progetto con la stessa celerità in vita mia! Ho buttato giù la sceneggiatura in un pomeriggio, di impatto, non l’ho più ritoccata. Per questo motivo la prima stesura è stata proprio quella che ho utilizzato, al momento delle riprese. Organizzato in due giorni, girato in un giorno e mezzo, montato in una settimana. Prima di inviarlo ai Festival, ho fatto diverse prove: l’ho inviato a tutti gli amici che stimo e a coloro che fanno questo lavoro (produttori, registi, anche di mainstream). Ho ricevuto ottimi feedback.

Io ho immaginato un diverso contesto, un presente alternativo in cui la chiesa ha mantenuto un potere temporale e in cui svolge anche operazioni di polizia e magistratura. Ci ritroviamo, quindi, in questa caserma dove il signor Marlowe viene condotto in arresto perché accusato di essere un ateo. In questa situazione un po’ kafkiana, il protagonista viene sottoposto a diverse angherie psicologiche e fisiche, fino a quando non verrà trasformato in un martire da utilizzare a proprio vantaggio dalla chiesa, da mostrare ai fedeli. La religione, in realtà, l’ho utilizzata come pretesto per raccontare la storia del potere che fa delle nostre vite ciò che vuole. Anche quando parliamo di democrazia. Non è affatto un corto contro chi crede in Dio, mi preme ribadirlo, bensì sull’uso subdolo che il potere ha sempre fatto delle religioni. In più, volevo portare le persone a riflettere sul fatto che nel nostro paese non esista il reato di tortura.

Il corto è stato presentato, in anteprima, al Napoli Film Festival con molto successo.

Antonio Zannone, però, è anche un musicista …

Beh, sono un musicista non professionista. Anche se ho sempre suonato, sin da piccolo, per me la musica è soprattutto uno sfogo. In questi anni ho suonato tantissimo, ho fatto molti concerti con “I Malpertugio” e “This is not a brothel”, ma anche con progetti solisti, perfino all’estero. Però la musica rimane soprattutto una passione. La mia vera professione è quella del film-maker.

 

Hai realizzato tanti videoclip per diversi musicisti: Il Malpertugio, Lain, Carbonifero … trasformare in immagini le note musicali è complesso, soprattutto considerando che devi raccontare una storia in un intervallo di tempo, spesso, piuttosto ristretto?

Allora … quando ho iniziato a girare dei video, le prime cose riguardarono, ovviamente, proprio i miei progetti musicali. Il mio video più famoso, in tal senso, è “Zany zoo” con un featuring di Roberta Gemma. Questi lavori sono piaciuti molto e tanti altri musicisti, diverse band, mi hanno contattato affinché realizzassi per loro delle clip. Considero i videoclip uno svago, un momento di relax azzarderei. Hanno un linguaggio differente rispetto a quello cinematografico, non ci sono vincoli di sceneggiatura. Puoi affidarti alle immagini. In aggiunta a ciò, il mondo dei videoclip è assai vicino al surrealismo e questa è una cosa che mi piace tanto, soprattutto per ciò che riguarda la pittura. Mi ispiro ai quadri di Dalì, Max Ernst. Non sei obbligato a raccontare una storia … per me è estetica.

Si gira spesso intorno, osserva tantissimo, riuscendo contemporaneamente a rispondere alle mie domande. E’ un animo inquieto, ha molto da dare.

Antonio … domanda multipla: ultimo film visto al cinema, ultimo cd acquistato, ultimo spettacolo teatrale al quale hai assistito.

Non vado spesso al cinema perché mi irrita quando le persone sedute accanto a me iniziano a smanettare con il cellulare. Ciononostante, ho visto due volte “Lo chiamavano Jeeg Robot”. Al teatro non vado mai. Compro moltissimi vinili, l’ultimo è stato “Unknown pleasures” dei Joy Division.

 

Cosa dobbiamo attenderci da Antonio Zannone per questo 2017?

Come prima cosa: creare una mia casa di produzione. Ci sto già lavorando. La fonderò a Dubai, molto probabilmente. Da settembre vorrei trasferirmi. C’è un buon equilibrio tra le tasse da pagare e tutte le altre spese che ne derivano. Lì di sicuro non potrei fare splatter, horror e così via, però mi dedicherò a reportage, video, documentari per le aziende. Gli introiti di questi progetti li potrò reinvestire per realizzare, in Italia, opere nel mio stile. Non voglio girare cose brutte o fatte male, il mio desiderio è quello di trasformare in immagini le storie che mi va di raccontare.

Ho già pronte un paio di sceneggiature … vedremo quale riuscirò a trasformare in film.

Diventa di colpo serio. Un elemento a sorpresa in questa intervista. Durante la nostra chiacchierata non si è risparmiato in battute e sberleffi. Eppure, ci tiene a sottolineare che punta in alto. Ha dei sogni da realizzare e, forse, ha trovato la strada giusta, quella che gli permetterà di attuarli.

Ed ora … marzulliamo : fatti una domanda e datti una risposta

Ma interesserà a qualcuno quello che sto dicendo in questa intervista? Secondo me, solo a te! (Scoppia a ridere).

Nella strada di ritorno verso la mia macchina osservo Antonio per un po’: sì, è ancora un bambino, che si entusiasma di fronte ad una macchina crea-emozioni. Probabilmente, con il cuore e la mente, è ancora lì, sul divano insieme al nonno, a cercare di carpire alcuni dei segreti di realizzazione di un film. Un animo buono (ma questo non glielo diciamo!) che esorcizza con la violenza estrema e lo splatter un evidente bisogno di comunicare …

23 maggio 2017 0 commenti
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