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Russia

Don Camillo
CulturaIn primo piano

DON CAMILLO IN RUSSIA: INTERVISTA ALLA TRADUTTRICE OL’GA GUREVIČ

scritto da L'Interessante

Don Camillo

Di Erica Caimi

“ Piccolo Mondo: Don Camillo ” è stato tradotto fin da subito in moltissime lingue, eccezion fatta per il russo e il cinese, a causa di evidenti motivi politici

La storia della traduzione in russo è intimamente legata alla passione  e alla tenacia della sua traduttrice, Ol’ga Gurevič, ex studentessa di italiano, oggi insegnante all’Università di Mosca. La prima traduzione integrale della raccolta esce soltanto nel 2012, mentre l’edizione italiana è datata 1948.

In Russia, Guareschi è stato definito da alcune case editrici “un autore la cui pubblicazione è fortemente sconsigliata”, altre hanno giudicato il testo di Piccolo Mondo “quasi blasfemo”, un’altra ancora occupata per lo più nella diffusione di opere medico-scientifiche si diceva pronta a pubblicare e vendere i racconti dell’autore come “medicina per l’anima”.

Ol’ga Gurevič ci racconta così il sogno di tradurre Guareschi, com’è nato e come si è concretizzato grazie alla sua ostinazione e ci svela le meraviglie e le difficoltà della professione del traduttore.

 

Una traduttice è prima di tutto una lettrice. Da lettrice, quali sono le vicende che l’hanno particolarmente colpita quando ha letto “Mondo piccolo. Don Camillo”per la prima volta?

Ho letto per la prima volta “Mondo piccolo. Don Camillo” nel 1994, avevo appena concluso il  secondo anno all’Università. Era il mio primo viaggio in Italia, eravamo venute per frequentare un Corso di Lingua e Cultura a Gargnano del Garda. Abbiamo visto uno dei film della saga di Don Camillo che mi è piaciuto molto, anzi mi ha proprio colpito il fatto di vedere un prete come protagonista, per giunta positivo. Alcuni giorni dopo ho trovato su una bancarella a Salò una vecchia edizione del libro che costava, me lo ricordo ancora, 5 mila lire. L’ho comprata e non me ne sono mai più separata. Tra i racconti del primo volume quelli che mi hanno colpito di più sono “L’uovo e la gallina” e l’ultimo “Rosa e giallo” per la loro profondità cristiana, per quel senso di tristezza e speranza, ma anche per l’umorismo che non sfocia nella satira, non deride e non insulta, ma sa svelare la bellezza delle cose, delle persone, del creato.

Preferisce i libri o i film?

Indubbiamente i libri. Non c’è paragone.

Ogni libro ha la sua storia, ma anche la traduzione. Ci racconta brevemente la storia della traduzione in russo di “Piccolo Mondo. Don Camillo”?

La storia comincia nel 2002 con la pubblicazione di alcuni racconti su una rivista letteraria, tradotti da un’altra traduttrice che non hanno suscitato grande interesse nel pubblico per diverse ragioni. Io fin dal 1994 sognavo di tradurre “Mondo piccolo” e ho fatto persino un tentativo con una casa editrice cattolica che non ha approvato il progetto giudicando il testo “quasi blasfemo”. Nel 2010, però, mi hanno proposto di pubblicare la traduzione di una decina di racconti sulla rivista “Inostrannaja literatura” (“Letterature straniere”), una raccolta che ha avuto un riscontro molto positivo. L’anno dopo, a Mosca, è arrivato un nuovo direttore all’Istituto Italiano di Cultura, il professor Adriano dell’Asta, che è stato il vero promotore della pubblicazione del libro. Così nel dicembre 2012 è uscito il primo volume di Don Camillo seguito dalla “Favola di Natale”.

Mi ha colpito molto il fatto che la casa editrice per la quale stava preparando un testo di accompagnamento alla lettura per studenti russi di italiano l’abbia definito “un autore la cui pubblicazione è fortemente sconsigliata”, per quale ragione? Che idea si è fatta? Era pur sempre il 1999….

La ragione è semplice. Il paese ha cambiato nome, ma le persone sono rimaste le stesse, con gli stessi modelli sovietici che si adottavano nelle scuole sovietiche.

Don Camillo e Peppone sono antagonisti su un piano ideologico, ma nel contrempo, sono anche uniti da un profondo sentimento di amicizia che finisce per prevalere sulle differenze. Sono due universi diversi, ma dipendenti, la cui comunicabilità è stabilitita grazie al legame umano. La trova un’esperienza verosimile anche nel mondo di oggi?

Certo. Il mondo è ricco di divisioni e l’opera del Signore è quella di unire i cuori. Tra due uomini si può sempre trovare un terreno d’intesa e di affetto, purché non s’intrufolino questioni ideologiche e  politiche.

Nel dopoguerra, forse anche come reazione al fascismo, molti italiani militanti nel PCI sono stati affascinati dall’esperienza sovietica. Come guidica il comunista Peppone in relazione alla vostra storia nazionale?

Inverosimile.

Da studiosa di cultura russa, ritengo che alcuni comunisti italiani del dopoguerra abbiano una visione idealizzata, “politicizzata” e sotto certi aspetti ingenua dell’Unione Sovietica. Guareschi affronta con umorismo intelligente paure e temi talvolta politici, inserendo sullo sfondo le figure di Stalin e Chruščëv, soprattutto in Compagno Don Camillo. Lei da studiosa di cultura italiana, cosa pensa di Peppone come uomo politico?

Non penso mai a Peppone come un vero uomo politico. Considero l’universo narrativo dei racconti del “Mondo piccolo” al pari di una parabola. All’interno di quello spazio narrativo lo scrittore inserisce gli schemi comportamentali e pscicologici dei personaggi, riconducibili soltanto a quella realtà inventata. Lo conferma anche l’autore stesso quando, rivolgendosi a un giovane lettore di Candido, lo esortava a non pensare al comunismo nel modo in cui lo si può immaginare attraverso le “fiabe del mondo piccolo”. Il comunismo, scrisse Guareschi,  è una cosa tremendamente seria. Un discorso a parte è la visione dell’URSS falsa, zuccherata e raccontata attraverso la lente ideologica che si ritrova in tanti diari veri, resoconti di reali pellegrinaggi verso il “faro della civiltà sovietica” . In questo, la riproduzione di Guareschi, che non aveva mai messo piede sul terreno dell’URSS, era azzeccattissima, una resa particolareggiata del clima e dell’atmosfera stessa che viene ricreata brillantemente senza però inserire segni distintivi o dettagli realistici, privo dell’intenzione di sembrare verosimile. Non verosimile, ma vero.

Forse perché mio nonno é stato costretto a partecipare alla campagna di Russia, ma Compagno Don Camillo è la raccolta che preferisco. Il racconto del compagno che si reca in Unione Sovietica non per questioni politiche, ma per cercare i resti del fratello caduto colpisce per delicatezza e umanità. Commuove e fa riflettere anche la precaria sopravvivenza della fede nell’ateismo di stato. Come giudica la descrizione di Guareschi dell’Unione Sovietica di quegli anni? Era difficile vivere la fede in un paese ateo? Come pensa il libro verrà accolto dal pubblico russo di oggi? Lo trova ancora moderno? Per me cattura un’Italia stereotipata in dissolvenza, nella quale riconosco alcune caratteristiche della mentalità dei miei nonni, nati e vissuti in una piccola cittadina della pianura padana.

E un libro bellissimo, ma scritto per italiani da un italiano. I veri protagonisti del libro sono i comunisti italiani che presi dall’ideologia comunista perdono la propria italianità. Attraverso il viaggio in quello che loro credono il paradiso, inferno per i loro avversari, si ritrovano nel purgatorio sovietico, dove, ad uno ad uno recuperano la propria identità nazionale ravvicinandosi a Dio e alla propria Patria, tornando ad essere italiani. Non so non solo come possa essere letto e accolto dai russi, ma neanche come questo si possa trasporre.

Come pensa sarebbe stata accolta la traduzione del libro in Unione Sovietica? Sarebbe stata possibile?

No, assolutamente no. Neanche per sogno.

Il lavoro di traduttrice è molto delicato e spesso determina il successo o l’insucceso di un’opera nella lingua di arrivo. Una traduttice è anche e soprattutto co-autrice. È stato stato difficile far parlare in russo Don Camillo e Peppone? Qual è stato il termine più difficile da trasporre? Ci sono molti concetti culturalmente e temporalmente collocati, mi viene in mente “la casa del popolo”. Qual è il lavoro di una traduttrice quando incappa in queste difficoltà linguistiche?

Il lavoro è sempre lo stesso: sposare la fedeltà al testo originale ed essere credibili nella lingua di arrivo. Cercare le connotazioni giuste. Un semplice esempio: gli uomini della Bassa girano per le strade con tanto di fazzoletto rosso al collo. Traducendo questo accessorio utilizzando il  medesimo cliché, nell’immaginario del lettore russo li trasformerebbe in ragazzini delle medie (in Unione Sovietica una delle organizzazioni giovanili del PCUS era il movimento dei pionieri, in russo пионерское движение,  che raggruppava i ragazzini dai 10 ai 14 anni. Il loro tipico accessorio era il fazzoletto rosso legato al collo [N.d.A.]). Bisogna cercare un alro termine, quello che si usa nei racconti dei garibaldini, per esempio. Lo stesso vale per i soprannomi.

Altre problematiche sono legate al lessico ecclesiastico, agli appellativi, all’uso degli spregiativi di Don Camillo, ma anche agli oggetti della sua quotidianità. Non bisogna far diventare Don Camillo un prete ortodosso, perché equivarrebbe a violentare la lingua.

Con la traduzione della casa del popolo, invece, mi hanno aiutata molto le virgolette. Comunque è un lavoro sempre bello e coinvolgente, soprattutto quando si  ha a che fare con un testo semplice e allo stesso raffinato, pieno di umorismo, limpido e preciso, come quello di Guareschi..

Ha avuto difficoltà nel trasferire l’ironia e tutti quegli elementi che rendono il libro così specificatamente italiano e fortemente legato al territorio della “Bassa”?

Certo. Ma mi hanno aiutata moltissimo i figli dello scrittore Alberto e Carlotta Guareschi, che sono stati instancabili nel darmi spiegazioni e consigli, e mi hanno fatto conoscere la Bassa con il sole estivo che martella sulla testa e le nebbie invernali, il grande fiume, gli argini, i piloni, la gaggia, le favole e le leggende, il suono del dialetto locale, il sapore del culatello e del parmigiano. Non ce l’avrei mai fatta senza di loro.

Progetti futuri. Sta lavorando ad altre traduzioni di Guareschi?

Fra pochi mesi uscirà la prima parte di  “Don Camillo e il suo gregge”, entro un anno la seconda. E poi… vedremo.

 

 

DON CAMILLO IN RUSSIA: INTERVISTA ALLA TRADUTTRICE OL’GA GUREVIČ was last modified: ottobre 26th, 2016 by L'Interessante
26 ottobre 2016 0 commenti
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Anna Politkovskaja
Cultura

Anna Politkovskaja: ricordo di una donna sola

scritto da L'Interessante

Anna Politkovkaja

Di Erica Caimi

Mosca, 7 ottobre 2006. Anna Politkovkaja rientra nella sua abitazione dopo aver fatto la spesa al supermercato. Parcheggia la macchina davanti al portone d’ingresso del palazzo in cui abita  e inizia a scaricare il bagagliaio, prende le prime buste ed entra nell’ascensore, senza accorgersi di essere seguita. Sale al settimo piano, entra nel suo appartamento, lascia la spesa e scende nuovamente per ritirare le ultime borse. Non appena le porte dell’ascensore si aprono, a piano terra,  un uomo le punta addosso una pistola e le scarica addosso quattro colpi di pistola in rapida successione, poi le si avvicina e la finisce con un colpo alla nuca.  Omicidio su commissione, probabilmente. Sì, perché le circostanze che hanno portato alla sua morte, ancor oggi non sono state totalmente chiarite. Nessuna idea sull’identità del mandante.

Una prima sentenza emessa nel 2009 ha assolto per insufficienza di prove gli unici imputati del delitto, appurando, però, la matrice cecena. Nel 2014 il tribunale di Mosca ha ribaltato il verdetto condannando all’ergastolo Rustam Makhmudov, ritenuto il killer materiale, e suo zio Lom-Ali Gaitukayev, l’ideatore. Ibragim e Dzhabrail Makhmudov sono stati condannati rispettivamente a dodici e quattordici anni di carcere, mentre l’ex-dirigente della polizia di Mosca, Sergej Khadzhikurbanov, che ha partecipato alla preparazione dell’omicidio, ha ricevuto una pena pari a vent’anni.

Chi era Anna Politkovskaja?

Anna Politkovskaja è nata a New York nel 1958, figlia di due diplomatici ucraini che lavoravano alle Nazioni Unite. Nel 1980 si laurea in giornalismo a Mosca, dove conosce e sposa Aleksandr Politkovskij. Dopo qualche anno comincia a lavorare a uno dei più grandi quotidiani dell’Unione Sovietica, l’Izvestija, che lascerà per passare alla piccola stampa indipendente, approdando dapprima alla Obshaja Gazeta, poi nel 1999 al bisettimanale d’inchiesta Novaja Gazeta. Fin dalla sua fondazione, la Novaja Gazeta è un progetto editoriale di stampo indipendente ed estremamente critico nei confronti della classe politica post-sovietica pubblicando diverse inchieste che coinvolgevano esponenti del governo e dell’economia russa. Oggi ha una tiratura cartacea di 80.000 copie, esce tre volte alla settimana e ha un bollettino di 5 giornalisti uccisi per inchieste e opinioni scomode.

Anna ha saputo raccontare con intelligenza alcuni tra momenti più difficili della storia contemporanea russa: la seconda guerra cecena, le ingiustizie ai danni della popolazione civile cecena per mano dell’esercito russo e della polizia segreta locale, la corruzione tra le alte schiere politiche e militari, gli attentati al teatro Dubrovka, l’incubo alla scuola numero 1 di Beslan, in Ossezia del Nord, l’ascesa degli oligarchi collusi con la mafia e il nonnismo nell’esercito, per citarne alcuni. Sicuramente, non nutriva molta simpatia per Vladimir Putin, ma  nemmeno per Kadyrov, l’attuale presidente ceceno. Molti dei suoi libri, pubblicati tutti all’estero, come ad esempio “La Russia di Putin” , non vogliono essere saggi politici, bensì una raccolta di esperienze di vita di persone comuni che sono inciampate nella storia, testimonianze reali che macchiano indirettamente la politica attuale e che per questo sono rimaste escluse dalla stampa ufficiale, filtrata dal potere. La sua critica a Putin si fa più ampia e sottile, perché il politico, a dispetto di quanto si dica in Italia o nella stampa occidentale, gode di ampio consenso a casa propria. La sua popolarità è frutto di un’attività politica che mira a risvegliare l’orgoglio nazionale russo, rimasto latente negli anni post-Perestrojka e che si riflette nella forma mentis di Putin. Per la giornalista, criticarlo significa prima di tutto criticare la coscienza collettiva del russo di oggi, di cui Putin si fa semplicemente portavoce ufficiale.

Se si crede che Anna Politkovkaja sia famosa tanto in occidente quanto in Russia si sbaglia di grosso, perché in patria è sconosciuta ai più e le ragioni si possono facilmente intuire. Le tematiche da lei affrontate nei suoi libri o nei suoi articoli le hanno tolto il privilegio della notorietà e resa una “reietta”  nel mondo giornalistico. In Russia, l’esclusione dalla ribalta è la nuova forma di limitazione alla libertà di pensiero e di opinione, secondo cui chi osteggia l’opinione di maggioranza, difficilmente riuscirà a trovare uno spazio per esprimersi, poiché tutte le reti “ufficiali” gli saranno precluse.

Eredità

La preziosa eredità di Anna è racchiusa in questo frammento, tratto da una delle sue ultime lettere “Impedire a una persona che fa il suo lavoro con la passione di raccontare il mondo che la circonda è un’impresa impossibile. La mia vita è difficile, certo, ma è soprattutto umiliante. A 47 anni non ho più l’età per scontrarmi con l’ostilità e avere il marchio di reietta stampato sulla fronte . Non parlerò delle altre gioie del mio lavoro, l’avvelenamento, gli arresti, le minacce di morte telefoniche e on-line. Naturalmente gli articoli che mi presentano come la pazza di Mosca non mi fanno piacere. Vivere così è orribile. Vorrei un po’ più di comprensione. Ma la cosa più importante è continuare a fare il mio lavoro, raccontare quello che vedo”.  

La morte, per quanto tragica, sa trasformare la persone in simbolo e il suo fare giornalismo ci ha lasciato un messaggio prezioso, un memorandum che dovrebbe accompagnare ogni aspirante. Anna viveva la sua professione come vocazione sbocciata da un terreno di solida libertà intellettuale non prostituita da influenze politiche o condizionamenti di alcun genere e i risultati della sua attività sono riscontrabili nell’onestà imparziale con la quale elaborava e raccontava le vicende di cui si occupava. Una posizione libera e proprio perché non assoggettabile faceva paura. Se a ciò si aggiunge il coraggio di una donna che non ha mai avuto timore di schierarsi in prima linea, firmare i propri articoli di denuncia con nome e cognome, offrirsi come moderatrice durante gli attentati e testimoniare in prima persona ai processi contro militari di alto rango e criminali di guerra, si capiscono ancor meglio i tratti della sulla sua personalità. Il suo era un giornalismo non carrierista dal cuore umano, quello che sa ascoltare le storie dei cittadini comuni, talvolta esclusi dalla stampa ufficiale per trasformarle in denunce sociali, senza sensazionalismi o speculazioni personali, testimonianze scomode di un momento storico che completano il quadro inserendo tutti i protagonisti. Un giornalismo che ascolta e racconta, perché la discussione e la denuncia sono il primo passo verso il miglioramento.

Anna Politkovskaja: ricordo di una donna sola was last modified: ottobre 7th, 2016 by L'Interessante
7 ottobre 2016 0 commenti
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Russia
AttualitàIn primo pianoParliamone

Russia elezioni: il nuovo trionfo di Russia Unita

scritto da L'Interessante

Russia

Di Erica Caimi

Si è concluso lo spoglio dei voti per l’elezione dei rappresentanti della Duma, la camera bassa del Parlamento della Federazione Russa, decretando formalmente la prevedibile vincita di “Edinaja Rossija”, Russia Unita, il partito di Vladimir Putin

I cittadini della Federazione Russa sono stati chiamati alle urne e hanno potuto esprimere la loro preferenza nell’unica giornata di ieri 18 settembre.

Le elezioni si sono tenute con sistema elettorale misto: su 450 deputati totali, 225 sono eletti da liste di partito (sistema proporzionale), e 225 con sistema maggioritario basato su un collegio uninominale. Per entrare a far parte della Duma ogni partito ha dovuto superare la barriera del 5%, prevista dalla legge elettorale vigente.

Passando ai dati concreti, il partito Russia Unita ha ottenuto il 54,21% dei gradimenti, seguiti dai Comunisti con il 13,54% e dai liberaldemocratici con il 13,28%, mentre i partiti minori di opposizione non sono riusciti a superare la soglia di sbarramento. I risultati complessivi mostrano un calo di affluenza al voto, con una percentuale del 47,84%, ma il Presidente Putin si è detto comunque soddisfatto e commentando l’esito ha dichiarato “La gente si fida di noi per il bene del Paese e ha capito che le promesse non costano nulla. Davanti a noi abbiamo delle sfide da affrontare, problemi da risolvere. Si tratta di un risultato buono. L’affluenza non è stata alta, ma comunque positiva”. In effetti, le problematiche che il parlamento dovrà affrontare in futuro non sono di certo trascurabili, a partire dalla svalutazione del Rublo rispetto alle altre valute estere, passando alla crisi economica, alle sanzioni, alla guerra in Siria e alle incrinate relazioni con Unione Europea e Stati Uniti d’America.

Per la prima volta nella storia, i cittadini della Repubblica di Crimea, passata alla Federazione Russa a seguito del referendum indetto nel 2014, hanno partecipato alle votazioni, ragion per cui non sono mancate proteste e scontri ideologici soprattutto con gli Stati Uniti che non riconoscono la legittimità del voto, continuando a considerare la Crimea parte integrante dell’Ucraina. A quanto pare il governo russo dovrà continuare a fare i conti anche con la “questione ucraina”.

Russia elezioni: il nuovo trionfo di Russia Unita was last modified: settembre 20th, 2016 by L'Interessante
20 settembre 2016 0 commenti
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Vladimir Vassiliev, il 'Dio della danza' a Positano
CulturaEventiIn primo piano

Vladimir Vassiliev, il ‘Dio della danza’ a Positano

scritto da L'Interessante

 

Vladimir

Vladimir

Positano (SA) 31 agosto
​ ​
Andrà a Vlamidir Vassiliev, il ‘Dio della danza’, leggenda del balletto russo, il riconoscimento ‘alla carriera’ della 44esima edizione di ‘Positano premia la danza –  Leonide Massine’,  diretta da Laura Valente che dal  9 all’11 settembre  farà della splendida località amalfitana la capitale dell’arte coreografica con il tradizionale *’Gala della spiaggia grande’ (10 settembre, ore 21),* mostre e incontri. Saranno premiati alcuni tra i più importanti rappresentanti della scena internazionale del balletto scelti da una prestigiosa giuria coordinata da *Alfio Agostini*, consulente artistico del Premio Massine

A Vassiliev, 76 anni, simbolo del Teatro Bolshoi di cui è stato anche direttore, sarà dedicata, in anteprima italiana,  la mostra fotografica di *Francette Levieux* *“Tra i passi di un dio danzante”.* Quaranta scatti della celebre fotografa francese riassumeranno l’attività di uno dei più grandi danzatori della storia. Vassiliev, incarnazione maschile del balletto russo in epoca sovietica, si impose nei  teatri di tutto il mondo, in coppia con la moglie Ekaterina Maximova e con altre grandi *étoiles*, da Alicia Alonso a Carla Fracci, per il virtuosismo ma soprattutto per la personalità “eroica” e romantica al tempo stesso e per una fisionomia di danzatore classico già moderna per gli anni 60 e 70. Nella giornata finale, nell’ambito del
progetto Positano Winter & Young che ha coinvolto studenti e giovani professionisti campani, sarà presentato un docu-corto su Rudolf Nureyev.

*’Positano premia la danza – Leonide Massine’ 2016 è organizzato dal Comune di Positano e sostenuto dalla Regione Campania attraverso il  P.O.R. Campania 2014 – 2020, Fondo Europeo Sviluppo Regionale.*

Positano richiama i più grandi artisti della danza sin dagli anni 20 del secolo scorso quando vi si stabilì un collaboratore di Diaghilev, seguito da Lifar, Bakst, Nijinsky, Stravinsky (oltre a personaggi del mondo artistico come Picasso e Cocteau). Léonide Massine, il ballerino/coreografo dei Ballets Russes, s’innamorò del luogo e Diaghilev gli donò le antistanti
isole dette Li Galli. Per le sue strade hanno passeggiato personaggi come Serghei Diaghilev, Vaslav Nijinsky  e Rudolf Nureyev che fece di  Li Galli una amata residenza.

Il 2 agosto 1969, nasce il Premio Positano. Dieci anni dopo la prima edizione, alla morte di Léonide Massine, il premio venne intitolato alla sua memoria. La manifestazione ha premiato negli anni celebri artisti, da Margot Fonteyn a Nureyev, da Maurice Béjart, a Ekaterina Maximova, Carla Fracci, Luciana Savignano, Elisabetta Terabust, Alessandra Ferri, Roberto
Bolle, Alicia Alonso,  e lo scorso anno Lutz Förster.

Vladimir Vassiliev, il ‘Dio della danza’ a Positano was last modified: settembre 2nd, 2016 by L'Interessante
2 settembre 2016 0 commenti
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Pokemon Go
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo pianoNotizie fuori confine

Pokemon Go? No, ma molto simile. La nuova app nasce in Russia

scritto da L'Interessante

Pokemon Go

Di Erica Caimi

Pokemon Go russo: a caccia di personaggi storici tra i monumenti di Mosca

Pokémon Go è una passione collettiva che contagia persone di tutte le età. C’è chi ha parlato di malattia, paragonabile addirittura al gioco d’azzardo, chi ha fatto del proibizionismo il suo cavallo di battaglia per tentare di bandire il gioco e c’è chi, invece, cavalcando l’onda della notorietà, propone varianti educative alla app più scaricata del mondo. La proposta di adattare il gioco alle esigenze turistiche della capitale russa, è stata avanzata dal Comune di Mosca che, tramite il suo sito internet, ha dato il via al programma “Discover Moscow. Photo”, scaricabile a partire dalla fine di agosto. L’applicazione è molto simile a quella dei Pokémon, ma a differenza dell’originale, gli utenti anzichè andare a caccia di creaturine giapponesi, dovranno acciuffare i personaggi più celebri della storia russa. Il valore aggiunto di questa versione è che le personalità storiche non saranno disposte a caso sulle strade della città, ma seguiranno i luoghi della propria biografia. Accanto al mausoleo di Lenin in Piazza Rossa, il turista  potrà essere accolto da Vladimir Ul’janov in formato virtuale; sul Leninskij Prospekt, nei pressi del Museo della Cosmonautica, potrà acchiappare Jurij Alkseevič Gagarin accanto all’immenso monumento in titanio alto più di 40 metri a lui dedicato e così via, potrà incontrare Stalin, Ivan il Terribile, Napoleone, Tolstoj per citarne alcuni. Le novità non si fermano qui, poichè una volta scovati i personaggi storici, grazie alla realtà aumentata, sarà anche possibile farsi un selfie in loro compagnia.

L’intento del municipio è quello di valorizzare il patrimonio artistico e culturale della capitale sfruttando le potenzialità della tecnologia, per stimolare la curiosità sia dei turisti sia dei moscoviti e incoraggiarli attraverso l’uso di strumenti ludici a conoscere gli abitanti della storia e passeggiare tra i luoghi dei personaggi studiati sui libri di scuola.

Chissà se anche in Italia si potrà rincorrere Verdi sulle strade di Milano o fare un selfie con Leopardi a Napoli? Del resto, qui,  dove la cultura è solita vestirsi di passato, basterebbe saperla ottimizzare con ogni mezzo e perchè no, con le funzionalità di una semplice app.

Pokemon Go? No, ma molto simile. La nuova app nasce in Russia was last modified: agosto 6th, 2016 by L'Interessante
6 agosto 2016 0 commenti
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