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Autore

L'Interessante

Giulia
CulturaEventiIn primo pianoLibri

Giulia Sangiuliano e il suo (Ph)enomena all’ Accademia FortePiano

scritto da L'Interessante

Giulia

Di Michela Salzillo

Immaginate una domenica pomeriggio, di quelle pigre, piene zeppe di divano, telecomando e qualche sbuffo qui e là, poi resettate tutto e ricominciate dall’inizio. Pensate alla primavera che c’è e non c’è. Quella che vi fa litigare con l’armadio fino a dieci minuti prima di uscire di casa; alla stagione mite, un po’ nostalgica, che vi riporta al desiderio di ancora qualche minuto di tepore, stretti fra una chiacchiera, una tazza di tè e, perché no,  un buon libro.

È una cosa semplice, una cosa vera, che se per molti è già successa, per altri resta una sorpresa da scoprire. È un desiderio che quei posticini piccoli piccoli ma pieni di sogno e voglia di raccontarsi ti insegnano a cercare.  Tra questi c’è sicuramente da annotare l’ Accademia Fortepiano di San Prisco che, per il ciclo “un libro per Tè”, domenica scorsa,   ha ospitato

(Ph)enomena,  l’ intensa storia firmata dalla giovanissima psicologa Giulia Sangiuliano.

A moderare la presentazione, intervallata da musica dal vivo e una piccola trasposizione teatrale, a cura di Corrado Del Gaizo, sintetizzante il tema centrale del libro, è stata la psicoterapeuta Valentina Masetto che, sin dalle premesse, ha inteso (Ph)enomena come un libro che si muove sulla chiave profonda della sofferenza. Dal suo canto, l’autrice ha confermato a pieno consenso tale intuizione, sottolineando, non raramente, quanto l’esperienza personale l’abbia aiutata a scrivere un testo del genere. Il sé è dunque stato il motore primo per poter mettere nero su bianco il canovaccio del romanzo. Si tratta infatti di un libro semi- autobiografico.

 (Ph)enomena la storia di Giulia Sangiuliano che grida riscatto

Noterete – ha detto la  Sangiuliano- che alcuni episodi descritti nel testo sono stati realmente espediti, realmente vissuti da me stessa- . Come in ogni libro ben strutturato, anche in questo caso, l’equilibrio fra il personale e l’intreccio inventato non conosce dislivello. A dirlo è l’autrice stessa, che in uno dei personaggi perno della narrazione, qual è il dottor Clerck, ritrova di sé stessa la parte estremamente razionale. Un elemento che, nel romanzo così come nella vita dell’autrice, si scontra con quello sensibile, la parte dell’ intimo, a tutti necessaria, che troppe volte, spesso per difesa, siamo costretti ad accantonare in un angolo.

 Ma non è mai troppo tardi per rinascere, anzi! Per chi trova il coraggio di attraversare il dolore, la sofferenza, il secondo embrione- quello scelto da noi stessi – la risalita diventa quasi una diretta e dovuta conseguenza.

 La malattia, in (Ph)enomena, è difficoltà e ricchezza assieme. Lo insegna chi questa storia la scrive e lo ricorda il personaggio principale del romanzo. Verità e finzione, infatti, si incontrano nel punto della convivenza, difficile ma al tempo stesso restituente, con la disabilità mentale. Vittoria, la co-protagonista del libro, e Giulia, l’autrice, hanno entrambe una sorella con cui sperimentano, nel tempo, un legame fortissimo. Un legame che, però, non può prescindere, purtroppo, e forse col senno di poi anche per fortuna, dalla problematiche legate a un ritardo psichico.

Riportare questo tipo di esperienza- dice Giulia- è stato un atto d’amore, ma anche un momento parecchio catartico: “ ho fatto un salto indietro bello ampio, legato all’elaborazione interiore di tutto ciò che ho vissuto, ma anche un grande salto avanti, perché sono riuscita ad acquisire maggiore consapevolezza delle mie esperienze che, ovviamente, in adolescenza, rispetto all’età adulta, si vivono in maniera un po’ più complicata.”

Alla sorella Giulia  non dedica solo il libro, diventato oggi un valido progetto editoriale a cura di Eretica Edizioni, ma riconosce a lei la sua personale primavera di cui, tutt’ oggi, va fiera e orgogliosa.

Giulia Sangiuliano e il suo (Ph)enomena all’ Accademia FortePiano was last modified: marzo 30th, 2017 by L'Interessante
28 marzo 2017 0 commenti
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Addio
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Addio

scritto da L'Interessante
Addio was last modified: marzo 28th, 2017 by L'Interessante
28 marzo 2017 0 commenti
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Teatro
CulturaEventiIn primo piano

Teatro civico 14: arriva Magic People Show di Giuseppe Montesano

scritto da L'Interessante

Teatro

 

Enrico Ianniello, Tony Laudadio, Andrea Renzi e Luciano Saltarelli sono i protagonisti del divertente avanspettacolo pop firmato da Giuseppe Montesano in scena al Teatro Civico 14 di Caserta, da venerdì 31 marzo (ore 21) a domenica 2 aprile (ore 19).

 Teatro Civico 14: che cos’è Magic People Show?

Magic People Show ritorna sulle scene con una nuova versione del comico, feroce e colorito spettacolo dell’Italia malata di questi ultimi anni. Su un ritmo vertiginoso da commedia nera Giuseppe Montesano chiama in scena il suddito televisivo, il consumatore globale, l’uomo medio assoluto, lo schiavo della pubblicità, e poi i risanatori dell’economia nazionale, i venditori di spiagge, i venditori di aria da respirare, i venditori e i compratori di anime. Un comico, feroce e colorito avanspettacolo pop, dove gli attori scoprono le piaghe di una modernità livida e terribile, dove il caldo è soffocante e i black out continui. In un crescendo che mescola l’opera buffa e il dramma si scoperchia allora il formicaio brulicante di questo show postmoderno, dove vive un Popolo Magico fatto di ridicoli mostri drogati dal sogno del denaro, di prigionieri illusi di essere liberi, di gaudenti che hanno seppellito la passione e l’amore.

“Quello che volevamo – sottolinea l’autore del testo Giuseppe Montesano – era restituire il senso di nevrotico sovraffollamento del condominio globale, il pullulare comico di personaggi messi a cuocere in una stessa pentola a pressione demenziale, le vite non più protette dall’intimità dell’at home ma sempre sotto l’occhio di tutti, e con un ritmo che voleva sposare i Simpson e Aristofane, Eduardo e Woody Allen, i Soprano e la Commedia dell’Arte, Quevedo e l’Avanspettacolo, Totò e Godot: come farlo con soli quattro attori? E qui la loro idea straordinaria fu di recitare su un tavolino da salotto, gomito a gomito come sardine in una scatola mentale, ricreando la sensazione della mancanza di spazio interiore del condominio coatto. E poi, attinta alle radici stesse del teatro popolare napoletano e ai Maestri della Farsa, la trovata del travestimento: solo quattro attori si trasformavano e si moltiplicavano, con pochissimi trucchi, in maschi e femmine e bambini, in una folla di personaggi, in una sorta di avanspettacolo postmoderno. Era nato Magic People Show. Si può ridere su cose drammatiche? Si può fare ironia su ciò che ci sta strangolando? Magic People Show parla di come stiamo diventando servi del mediatico e del denaro, ma si rifiuta di usare le categorie della politica; parla di come la politica abbia invaso le anime, ma non la nomina mai; parla di come la cara e amata vita quotidiana, sia modificata e deformata dallo strapotere dell’Economia, ma senza scrivere trattati asserviti alle ideologie vecchie e nuove. Non si possono più usare innocentemente le parole che i nemici dell’umano hanno deformato nella menzogna, e se si vuole restare vivi bisogna provare a smascherare quelle menzogne: ma come? Non resta che dare la parola a loro, ai mutanti di quella che è già da tempo la ex società del benessere: facendo confessare a loro stessi la propria vergogna e assurdità, la mancanza d’amore, la banalità nel male. Allora bisogna far salire in scena Lallo e Gegè, la signora madre Torza e la signorina figlia Torza, l’osceno avvocato Morfo e l’ultimo resistente, il dottor G.: e bisogna lasciarli liberi di sproloquiare, lasciare che i mostriciattoli si esprimano in tutta la loro ridicola e ripugnante miseria, per vedere ciò che troppo spesso è nascosto dall’abitudine e dal così fanno tutti quindi è normale fare così. Non è vero: diventare disumani e cretini e servi e morti in vita non è normale, e non tutti lo fanno: e quindi è normale essere umani, e miti, e gentili, e liberi, e poetici, e vivi.”

INFO E PRENOTAZIONI

Teatro Civico 14

Via F. Petrarca (Parco dei Pini) c/o Spazio X

81100, Caserta

  1. (+39) 0823 441399
  2. (+39) 0823 1601742

info@teatrocivico14.it

Teatro civico 14: arriva Magic People Show di Giuseppe Montesano was last modified: marzo 28th, 2017 by L'Interessante
28 marzo 2017 0 commenti
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scimmia
CulturaCuriositàIn primo piano

Animali. Cosa ci passa per la testa? Una scimmia lo capisce

scritto da L'Interessante

Di Antonio Andolfi

Gli esseri umani non sono i soli capaci di intuizioni, come l’indovinare che un nostro simile andrà a cercare nel posto dove ha visto che un oggetto è stato nascosto, anche se poi siamo stati testimoni che è stato tolto di lì. A condividere con noi questa capacità, che hanno i bambini a partire dai quattro anni, e forse anche da prima, sono anche scimpanzé, bonobo, oranghi.

Animali. Vedo che ti sbagli

Potrebbe sembrare una banalità, ma essere dotati di una teoria della mente, cioè essere in grado di attribuire agli altri desideri, intenzioni, credenze, anche credenze false come quella di guardare nel nascondiglio che sappiamo sbagliato, è da molto tempo ritenuto il discrimine che ci separa dagli altri primati.

I ricercatori che studiano la cognizione animale hanno osservato alcuni tratti di intelligenza, e di comprensione della mente altrui, finora considerati tipicamente umani, anche in altri animali. In alcuni esperimenti, per esempio, gli scimpanzé si sono dimostrati capaci di ingannare i compagni, o di ricordare chi era stato un buon compagno nello svolgimento di un compito.

Ma finora non si era riusciti a trovare in altri primati prove convincenti della capacità di attribuire agli altri credenze false, uno degli elementi più sofisticati di una teoria della mente. Questo anche perché non è semplice mettere a punto gli esperimenti per dimostrarlo, dato che nei test è spesso presente il cibo, utile per coinvolgere gli animali ma anche elemento di distrazione, o perché spesso sono basati sulla comprensione del linguaggio.

Animali. Soap opera per scimmie

Un gruppo di primatologi ha escogitato un sistema per superare questi ostacoli, mettendo in piedi un esperimento che fa uso di un video creato apposta per gli animali, e della tecnologia di eye-tracking, che consente di seguire in modo preciso il movimento dello sguardo, e dunque i punti in cui si concentra l’attenzione dell’animale.

Per il video, un gruppo internazionale di ricercatori ha messo in piedi una sorta di soap opera che potesse attirare l’interesse dei “volontari” dello studio, e creato due diversi “episodi”. Nel primo, un attore travestito da scimmia (soprannominato King Kong) ingaggia una sorta di lotta con un essere umano, e poi va a nascondersi sotto uno di due covoni di paglia, mentre l’uomo non guarda. Nell’altro, lo stesso King Kong, in una gabbia, ruba una pietra a un visitatore, la nasconde sotto una scatola, la sposta sotto un’altra e infine la porta via mentre l’uomo si è allontanato.

In entrambi i casi, la figura umana che si è allontanata rientra e va in cerca di King Kong sotto il covone, oppure della pietra nella scatola.

I filmati sono stati mostrati a 19 scimpanzé, 14 bonobo e 7 orangutan, e la maggioranza degli animali alla conclusione del video – il rientro in scena dell’uomo – ha fissato lo sguardo nel punto in cui “sapeva” che l’attore sarebbe andato a guardare. In percentuale analoga a quanto succede con bambini dell’età di due anni o più con cui sono stati fatti esperimenti simili, questi primati sono stati in grado di capire che l’informazione in loro possesso non coincideva con quella della persona del video, e hanno aspettato correttamente la conclusione della storia.

Questa capacità si è evoluta probabilmente nelle società complesse degli ominidi (esseri umani e primati) per offrire agli individui il beneficio di anticipare meglio il comportamento degli altri. Ed è importante studiarne le origini biologiche e l’evoluzione anche per comprendere meglio i disturbi in cui proprio la teoria della mente non sembra essersi formata in modo corretto, per esempio l’autismo.

Animali. Cosa ci passa per la testa? Una scimmia lo capisce was last modified: marzo 26th, 2017 by L'Interessante
26 marzo 2017 0 commenti
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otzi
CulturaIn primo piano

Ötzi: l’uomo di Similaun

scritto da L'Interessante

Di Antonio Andolfi 

Nel 1991, in un ghiacciaio della Val Senales veniva scoperto il corpo mummificato di un uomo vissuto oltre 5.000 anni fa. Venticinque anni di studi e ricerche hanno portato a scoprire molto su chi era e come viveva l’uomo di Similaun.

Vissuto durante l’Età del Rame, fra il 3100 e il 3300 a.C., Ötzi aveva circa 45 anni quando morì, un’età abbastanza avanzata per l’epoca. Aveva occhi marroni, capelli scuri lunghi fin sulle spalle, che probabilmente portava sciolti. La sua corporatura era snella e scattante: alto circa un metro e sessanta, pesava una cinquantina di chili. Il suo numero di scarpe corrisponderebbe oggi a un 38.

Ötzi: le prime ipotesi.

A ritrovare la mummia che affiorava dai ghiacci a 3.200 metri di quota nella zona del Giogo di Tisa in Val Senales fu, il 19 settembre 1991 una coppia di escursionisti tedeschi, che segnalarono la sua presenza al gestore del rifugio Similaun. Due giorni dopo, si trovò a passare sul posto anche Reinhold Messner, in compagnia di un altro alpinista sudtirolese, Hans Kammerlander. Venne mostrato loro uno schizzo dell’ascia ritrovata accanto al corpo, e Messner per primo ipotizzò che si trattasse di un corpo di un’età molto antica, non un escursionista morto di recente o un soldato della Prima guerra mondiale.

Dal 1998 la mummia si trova al Museo Archeologico dell’Alto Adige di Bolzano, conservata in una cella frigorifera che riproduce le condizioni del ghiacciaio: una temperatura costante di 6 °C sotto zero e un’umidità del 99 per cento. La mummia viene inoltre spruzzata regolarmente con acqua sterilizzata per contrastare la perdita di umidità. Il pubblico può osservarla da un piccolo oblò.

Ötzi ucciso per vendetta?

Ötzi morì assassinato: nel 2001 fu scoperta la punta di una freccia nella spalla sinistra. In quali circostanze si consumò il dramma? Secondo la ricostruzione del commissario della polizia criminale di Monaco, Alexander Horn, l’uomo di Similaun potrebbe essere stato ucciso da qualcuno con cui aveva un conto in sospeso. Perché Horn è giunto a questa conclusione? Ötzi aveva una profonda ferita da taglio alla mano destra, risalente a pochi giorni prima della morte, che sembra procurata in una lotta corpo a corpo, forse in un tentativo di difesa. Poco prima di morire, inoltre, l’uomo si era fermato a consumare un pasto abbondante, di cui è stata trovata traccia nel suo stomaco: segno che non aveva fretta e non si sentiva minacciato. La freccia che l’ha colpito a morte è invece stata scagliata da lontano e probabilmente in modo inaspettato: il suo assassino, è l’ipotesi, potrebbe dunque averlo seguito, e avere pianificato l’agguato.

Nuovi studi sul corpo di Ötzi

Gli esperti hanno pensato finora che l’ascia ritrovata vicino al corpo mummificato fosse fatta di rame “locale”. In realtà, nuove indagini condotte da un gruppo di ricercatori dell’Università di Padova, hanno fatto scoprire che il rame proviene da giacimenti nella Toscana meridionale. Ötzi, dunque, 5mila anni fa, si spingeva dalle Alpi fino a sud di Firenze? E quali erano i contatti tra popolazioni che vivevano in zone distanti dello stivale? Interrogativi per ora senza risposta.

Una nuova tomografia computerizzata di Ötzi, realizzata nel 2013 con un apparecchio di nuova generazione che ha permesso di realizzare una scansione completa, dalla testa ai piedi, ha evidenziato tracce di arteriosclerosi nei vasi del cuore, oltre a quelle già note. Questi dati clinici, oltre alle analisi genetiche, testimoniano che l’uomo di Similaun aveva una forte predisposizione alle malattie cardiocircolatorie.

I ricercatori hanno paragonato particolari marcatori del DNA mitocondriale della mummia con oltre mille campioni moderni e sono arrivati a concludere che quel DNA non si trova nella popolazione contemporanea, in pratica è estinto. Altre analisi indicano che per parte di padre gli antenati di Ötzi venivano dal vicino Oriente, ed erano arrivati sulle Alpi con le migrazioni dell’età neolitica, circa 8mila anni fa. Per parte di madre, invece, gli ascendenti di Ötzi erano di una popolazione di origine locale.

Gli abiti di Ötzi erano fatti di una combinazione di pelli e pelliccia di cinque diversi animali, oltre che di erbe intrecciate. In testa portava un berretto di pelliccia di orso bruno che secondo le analisi genetiche proveniva dall’Europa occidentale. La sopraveste era di strisce di pelle di pecora e di capra, ordinate in sequenze chiare e scure, quasi a dimostrare certo gusto estetico, rammendata con fili d’erba. I gambali erano fatti nello stesso modo. Aveva anche un perizoma, sempre di pelle di pecora. Le calzature avevano una suola “isolante” di erba secca, e tomaia di pelle di cervo, mentre i lacci erano realizzati in pelle bovina.

I primi studi individuarono sul suo corpo un numero variabile, tra 49 e 57, piccole incisioni della pelle su cui veniva strofinato del carbone vegetale. Un’analisi successiva ne ha trovati 61, in corrispondenza del torace e della schiena, sul polso sinistro, sul ginocchio destro, sui polpacci e sulle caviglie: ad eccezione di due croci, si tratta per la maggior parte di segni costituiti da brevi lineette disposte parallelamente. Un’ipotesi è che i tatuaggi avessero una funzione terapeutica, simile all’agopuntura, ma il dibattito sul loro significato è aperto.

Ötzi: l’uomo di Similaun was last modified: marzo 26th, 2017 by L'Interessante
26 marzo 2017 0 commenti
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casertana
CalcioIn primo piano

CASERTANA E COSENZA: GEMELLAGGIO SUGLI SPALTI E IN CAMPO. PARI, 1 – 1, CHE ACCONTENTA TUTTI

scritto da L'Interessante

casertana

di Pasquino Corbelli

Casertana e Cosenza pari giusto anche se penalizzante in chiave play off

Giusto pari al Pinto tra due contendenti appaiate in classifica e …sul campo. Il gemellaggio sugli spalti è emerso sul terreno di gioco e Casertana e Cosenza hanno diviso la predominanza in termini di equa divisione della posta in palio.

Gara dai due volti e un tempo per parte. Casertana brava nella prima frazione a capitalizzare la maggiore mole di gioco, mentre nella ripresa è stato il Cosenza a giocare con maggiore intensità. Divisione della posta giusta, con le due squadre che continuano a braccetto la loro scalata in classifica, strizzando l’occhio ai play off, giusto coronamento delle ambizioni anche se con un cammino altalenante.
In chiave post season è un autentico spareggio, dove Casertana e Cosenza si giocano la possibilità di rinsaldare la classifica sperando di conquistare la migliore posizione. Soprattutto l’occasione di staccare la rivale per guadagnare punti preziosi in questo finale di stagione. Proprio perchè tra le sorprese più piacevoli di questa stagione, entrambe cercano conferme in una gara, in cui sugli spalti le due tifoserie rinsaldano un gemellaggio di antica memoria.

Primo tempo per i padroni di casa

Mister Tedesco, si affida agli stessi undici che sette giorni fa hanno compiuto il blitz in casa dell’Unicusano Fondi, e dunque fiducia al tridente offensivo composto da Corado,  Ciotola e Cisotti,  con i primi due autori dei go, che sono valsi i tre punti in terra pontina. A dimostrazione della fiducia che il tecnico ha risposto nel giovane attaccante esterno arrivato nel mercato di gennaio dallo Spezia, che dopo un’iniziale periodo di ambientamento,  sta trovando regolarmente spazio in squadra.  Sulla sponda silana invece mister De Angelis, subentrato a Roselli,  che schiera il suo Cosenza con lo stesso modulo della Casertana, manda in campo dal primo minuto l’ex di turno Baclet,  che supportato da Cavallaro e Statella, avrà il compito di guidare l’attacco calabrese. 
Dopo una fase iniziale di studio,  in cui le due squadre provano a prendere il predominio territoriale, è Cisotti al 15’ a provare lo spunto personale con un’azione sulla corsia di destra, ma il suo passaggio per Corado si rivela impreciso e la sfera si perde sul fondo. Al 21’ ancora una volta il giovane attaccante ex Spezia protagonista: lancio di Ramos e Cisotti che dopo aver rubato il tempo a Pinna si trova davanti a Perina ma nel contrasto perde il tempo della battuta a rete. Al 34’ la Casertana trova il vantaggio: azione personale di Ramos sulla corsia sinistra e assist per l’accorrente De Marco che dal limite dell’area lascia partire un tiro che termina la sua corsa nell’angolo alto della porta difesa da Perina che poco ha potuto sulla prodezza balistica del giovane centrocampista rossoblu.  Il gol del vantaggio infonde entusiasmo ai falchetti che al 37’ con Ciotola sfiorano il raddoppio,  con una conclusione dalla limite che sfiora l’incrocio dI pali, con l’estremo difensore silano che nulla avrebbe potuto nemmeno in questa occasione. Casertana che termina in crescendo la prima frazione di gioco, chiusa meritatamente in vantaggio. 

Ripresa a favore dei calabresi

Senza cambi le formazioni che iniziano la ripresa, con entrambi i tecnici che si affidano agli stessi undici. Al 51’ mister prova a cambiare qualcosa in fase offensivo: fuori un opaco Cavallaro e dentro Letizia con il chiaro intento di rendersi più pericolosi dalle parti di Ginestra.  La risposta di Tedesco arriva al 54’ fuori Carriero e dentro Giorno per provare a dare più dinamicità al centrocampo. Al 55’ è il nuovo entrato Letizia a provare la conclusione a rete ma il suo tiro si perde a lato. Mentre è Finizio al 56’ ad anticipare ancora Letizia, pronto a due passi da Ginestra, a provare la conclusione a rete. Casertana che con il passare dei minuti arretra il suo baricentro e Cosenza che inizia a farsi viva con costanza dalle parti di Ginestra. Al 61’ Termina la partita dell’ex Baclet,  ad onor del vero poco incisivo, in luogo di Mendicino. Al 67’ ospiti vicinissimi al pareggio: fuorigioco eluso da parte di Letizia che serve Mendicino che da due passi da Ginestra lascia partire un tiro su cui il portiere rossoblu si oppone con sicurezza. L’incedere degli ospiti costringe Andrea Tedesco a correre ai ripari: al 67’ fuori Ciotola e dentro Magnino per irrobustire una zona mediana del campo che stava faticando troppo per contenere la formazione ospite. Dopo tanto provare il Cosenza, apparsa sicuramente più in palla nella seconda frazione di gioco, giunge meritatamente al pareggio, proprio grazie ai nuovi innesti: 75’ palla lavorata da Letizia sulla trequarti,  assist per Statella che appena entrato in area lascia partire un tiro cross su cui si avventa Mendicino che trova la deviazione vincente, su cui Ginestra nulla può. All’87’ sussulto della Casertana: angolo battuto da Cisotti, testa di Magnino e deviazione involontaria di Lorenzini che per poco non beffava Perina che viene salvato da Corsi che sulla linea di porta riesce a respingere di testa. Dopo tre minuti di recupero il direttore di gara manda le due squadre negli spogliatoi, applausi per entrambe le squadre e classifica che continua a sorridere ad entrambe.  Anche se il finale si preannuncia molto combattuto.

Tabellini

Casertana: Ginestra; Finizio, Rainone, D’Alterio, Ramos; De Marco (dal 77’ Lorenzini), Rajcic, Carriero (dal 54’ Giorno); Cisotti, Corado, Ciotola (dal 67’ Magnino).  A disp.: Fontanelli, Simone, Diallo, Petricciuolo,  De Filippo, Colli, Orlando. All. Tedesco.
Cosenza: Perina; Corsi,  Blondet, Pinna, D’Orazio; Mungo, Ranieri, Calamai; Statella (dall’81’ Criaco), Baclet (dal 61’ Mendicino), Cavallaro (dal 51’ Letizia).  A disp.:  Saracco, Capece, Caccetta, Meroni, D’Anna, Madrigali. All. De Angelis
ARBITRO: Alessandro Prontera di Bologna
ASSISTENTI: Angotti di Bologna e Guddo di Palermo  
AMMONITI:  Mungo, Finizio 
ESPULSI:  
RETI: 34’ De Marco, 75’ Mendicino
NOTE: Spettatori 1500 circa con una folta rappresentanza di tifosi provenienti da Cosenza.

CASERTANA E COSENZA: GEMELLAGGIO SUGLI SPALTI E IN CAMPO. PARI, 1 – 1, CHE ACCONTENTA TUTTI was last modified: marzo 26th, 2017 by L'Interessante
26 marzo 2017 0 commenti
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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA – REYER ORE 12 SU SKY SPORT: APERITIVO DELLA GIORNATA DI CAMPIONATO PER IL RITORNO ALLA VITTORIA

scritto da L'Interessante

juvecaserta

Juvecaserta e Reyer Venezia in campo alle ore 12 per l’anticipo su Sky sport

Orario insolito per l’anticipo televisivo su Sky sport 1 alle ore 12 e che vedrà in campo Juvecaserta e Reyer Venezia.  Dalla partita di andata sono iniziate le “disgrazie” di Caserta. Una partita persa dopo due over time e che ha rotto l’alchimia che fino ad allora aveva caratterizzato il cammino di inizio stagione. Un intero girone che ha visto la squadra casertana conquistare solo sei punti: con Brescia, a Reggio Emilia e con Cremona che rappresenta anche l’ultima vittoria  seguita da cinque stop consecutivi. Un incontro, quindi, da non perdere per scongiurare il pericolo delle sabbie mobili della salvezza. Bisognerà lasciarsi alle spalle le polemiche, le parole negative (Sosa e Akindele) e quelle positive (Ivanov), i Bat (Mordente) ed il blocco del mercato. Bisognerà calarsi nella realtà senza se e senza ma e cercare di gettare il cuore oltre l’ostacolo, rappresentato dalla seconda forza del campionato. Gara che rappresenta anche la prima volta senza Sosa al Palamaggiò. Un’assenza che non si farà sentire visto lo scarso feeling tra giocatore e pubblico.

I precedenti tra le due contendenti

Nella storia delle due società quella in programma domani al Palamaggiò, costituirà il trentottesimo confronto tra la Juvecaserta Pasta Reggia e la Reyer Umana Venezia. Nei trentasette scontri diretti fin qui disputati il bilancio è pressoché in parità con la Umana che può vantare un solo successo in più della Pasta Reggia (19 contro 18).  A Caserta il bilancio è di 13 a 5 per i bianconeri.

Le parole di Dell’Agnello

«Affronteremo – sostiene coach Dell’Agnello – una squadra che si trova meritatamente al secondo posto in classifica. L’ Umana Venezia dispone di un roster lungo e profondo e di molteplici soluzioni tattiche grazie al grande talento che ha a disposizione, forse il più alto dell’intero campionato. Per queste ragioni, – continua il coach – oltre gli aspetti tecnici e tattici,  che comunque abbiamo minuziosamente preso in considerazione, questa rimane una partita da vincere con orgoglio e attributi. Siamo decisi e determinati più che mai – conclude – a prenderci questa vittoria che tutti noi meriteremmo e come noi i nostri tifosi, per gli sforzi ed il buon lavoro che svolgiamo quotidianamente».

Le parole di De Raffaele

“Inutile dire che è una trasferta difficile su un campo  storicamente difficile  – ha detto il coach veneziano – contro una squadra assetata di punti e che si trova in quel limbo tra il doversi guardare le spalle e aspirare ancora ai play – off. Caserta ha cambiato faccia ma ha recuperato Bostic. Noi, inutile dirlo, giocheremo per conquistare i due punti e dovremo essere molto accorti e concentrati prestando attenzione alle palle perse e cercando di capire quale sarà il ritmo partita, in considerazione del loro atletismo”.

Gli arbitri 

A dirigere il confronto è stata designata la terna composta da Massimiliano Filippini di San Lazzaro di Savena (BO), Emanuele Aronne di Viterbo e Matteo Boninsegna di Milano.

Non solo basket ma anche solidarietà: domani al Palamaggiò “un canestro per l’autismo”

Quella di domani al Palamaggiò è anche la giornata del “Blu Basket Day, un canestro per l’Autismo”. È un appuntamento annuale promosso dalle Associazioni che si occupano della patologia e che vede coinvolto il mondo del basket, uno sport che è ritenuto uno straordinario strumento di interazione ed integrazione umana, sociale e culturale, in grado di regalare e offrire un’opportunità a chi è affetto da autismo per dimostrare le proprie potenzialità senza maschere e inibizioni. La celebrazione di domani anticipa la “Giornata mondiale ONU della consapevolezza dell’autismo” in programma il 2 aprile prossimo con molte città che illumineranno monumenti, piazze e palazzi di blu.

JUVECASERTA – REYER ORE 12 SU SKY SPORT: APERITIVO DELLA GIORNATA DI CAMPIONATO PER IL RITORNO ALLA VITTORIA was last modified: marzo 25th, 2017 by L'Interessante
25 marzo 2017 0 commenti
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Irene
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Irene Grasso: da dignitosa a suracina, con crescente successo

scritto da L'Interessante

Irene

Di Christian Coduto

E’ arrivata la primavera … passeggiare per Napoli, di questi tempi, è davvero una piacevole follia. Sono nei pressi di Via Toledo. Intorno a me tantissima gente: ragazzetti che ridacchiano allegramente, casalinghe con le borse della spesa, turisti che si fermano ogni secondo e guardano ammirati i vari edifici, le infinite bancarelle … l’appuntamento è in corrispondenza dell’uscita della metropolitana. Cammino, a fatica, in direzione opposta alla folla. D’improvviso la vedo: riconoscerei il suo sorriso, tra mille. Irene si avvicina con il suo passo vivace, vispo. Percepisci immediatamente la sua positività. Mi saluta con affetto e inizia a parlare a raffica: mi chiede se ho visto il servizio su “Casa Surace” da Barbara D’Urso a Pomeriggio 5. Gesticola tanto e ti coinvolge nelle sue allegre divagazioni. E’ un flusso di coscienza vivente: ha così tanto da raccontarmi e passa da un argomento all’altro, senza interruzioni. E’ un potpourri di colori vivacissimi, un arcobaleno di emozioni. Non si può non volerle bene. Ogni tanto si ferma a guardare le vetrine dei negozi. Ha uno sguardo dolce, sembra una bimba in una fabbrica di caramelle. La “sua” Napoli (ne parlerà durante l’intervista) se la gode così: giorno per giorno.

Parlando parlando, arriviamo nei pressi di un ristorantino e ci sediamo all’esterno. “Mi piace osservare le persone” mi dice “La loro postura mi racconta tanto di loro … in più, posso prendere spunto per qualche personaggio da interpretare”. Dopo aver ordinato (un’insalata di porri e pomodori, lei, un piatto di pasta con le melanzane io) iniziamo la nostra chiacchierata.

 

Irene Grasso parla delle sue esperienze artistiche

D: Chi è Irene Grasso?

R: Domanda importante. Sai che, forse non lo so ancora nemmeno io? (ride). Beh … Potrei dirti che sono un’attrice, che cerca di farlo con tutto l’amore e l’impegno possibili, con lo scopo di essere sempre all’altezza della situazione. Mi rendo conto di essere immersa in questo mondo a 360 gradi e di viverlo in maniera completa, dedicandomi anima e corpo ad ogni nuovo progetto.

D: Com’è nata la passione per la recitazione?

R: Sicuramente grazie ai miei genitori. Mio padre si è sempre nutrito di teatro. Un appassionato. Pensa che lo praticava anche da amatoriale, ha scritto dei copioni. Sin da piccola andavo a vedere i suoi spettacoli, ma anche quelli dei suoi amici. Sono quella che si definisce una figlia d’arte. Mio padre ha una collezione di libri di teatro incredibile, questo mi ha permesso di crescere circondata dall’amore per questa forma d’arte: Shakespeare, De Filippo, Viviani, Cechov e chi più ne ha più ne metta. Iniziai a vedere ogni rappresentazione televisiva (quelle notturne, giusto per intenderci) e, per quanto possibile, andavo anche a teatro. Poi, a mano a mano, ho frequentato alcuni laboratori nel territorio casertano, quando ero iscritta al liceo classico. Fino ad una certa età, però, ho vissuto il tutto come un mero hobby. La convinzione che potesse essere un lavoro è arrivata in un secondo momento. Intorno ai venti anni, infatti, mi sono trovata di fronte ad un bivio: forse la facoltà di giurisprudenza non era la mia strada e sono entrata all’Accademia di Arte Drammatica del Bellini. Un impegno costante, tre anni duri e ricchi di soddisfazione. Facevo la pendolare, ogni giorno. Tornata a casa, non avevo voglia di uscire, la mia priorità era diventata un’altra! (Sorride).

D: Tu sei nata a Caserta. Quando non sei in tournée nel resto d’Italia, vivi e lavori a Napoli. E’ stata una scelta necessaria? Da un punto di vista artistico, Napoli ha molto da offrire …

R: Sì una scelta, ma non lo è stata immediatamente. Terminata l’Accademia, infatti, ho sperimentato Roma e Milano e questo mi ha permesso di conoscere tante nuove realtà, culturali ed umane. Ad un certo punto, è stata invece Napoli ad aver scelto me, regalandomi tante opportunità, accogliendomi. Per una serie di fortunate coincidenze, ho deciso di rimanere qui. Ho capito che qui potevo costruire … Napoli è una città ricca di contraddizioni, ma artisticamente è molto fertile, senza ombra di dubbio. E sarebbe un peccato non sfruttare tutto ciò, ti pare? Certo, ci sono tante difficoltà oggettive. Però le realtà in cui lavoro mi soddisfano molto … ad un certo punto si sono formate in questa città ed io, con naturalezza, non ho potuto fare a meno di renderle parte di me.

D: A teatro sei stata diretta da Carmen Pommella (“La trilogia della villeggiatura”, “Antigone”, “Una notte al buio” ). Quali differenze ci sono quando alla regia c’è una donna?

R: Carmen è una carissima amica. E’ stata una delle prime a spronarmi a provarci. Mi ha consigliato di fare i provini per l’Accademia. Mi ha visto crescere. Con lei è tutto più semplice: mi conosce talmente bene, siamo sintonizzate sulla stessa lunghezza d’onda! Ogni volta, un lavoro insieme è un incontro sia artistico sia umano. Capita di perderci per un po’ e di ritrovarci per nuovi progetti …  ed è come ritornare indietro nel tempo, quando era la mia insegnante. Quando trovi una donna così aperta, istintiva, che sa esattamente quello che vuole, che riesce ad ottenerlo dai suoi attori … beh, è sempre un’esperienza stimolante!

D: Con “Parastasi kitsch” ti sei dedicata anche tu alla regia (accanto a Fabiana Fazio). E’ difficile trovare un equilibrio tra le emozioni che vuoi trasmettere e far sì che la messa in scena sia impeccabile?

R: Decisamente sì, una sfida complicata! Per fortuna ho avuto accanto una collega e amica che mi ha dato man forte in questa follia favolosa! Fabiana ha rielaborato il testo, poi ci siamo focalizzate sulla regia. La prima domanda che ci siamo poste è stata “Cosa vogliamo comunicare?”. La cosa importante era far capire che volevamo divertire e divertirci in questo paradosso. Abbiamo cercato di esasperare il tutto, per donare poi quel retrogusto amaro. Senza prenderci troppo sul serio, ma con professionalità. Abbiamo avuto degli amici/professionisti che ci hanno dato una mano per il disegno luci, l’audio, l’organizzazione e così via. Ma tutto il resto l’abbiamo gestito noi. Di certo, l’aver debuttato al “Nuovo teatro Sanità”, ci ha permesso di giocare in casa. Il fatto di essere riuscite a restituire sia questo divertimento sia quel retrogusto di cui ti parlavo, è stata per noi una vittoria. Non mi ero mai dedicata alla regia, ecco perché ho voluto condividere questa esperienza: non mi sentivo ancora pronta ad affrontare da sola il tutto, sobbarcarmi di ogni responsabilità. Condividendola, ho potuto comprendere i miei punti di forza e i punti deboli da correggere, è stato un confronto che mi ha arricchito.

Stavolta osservo io la sua postura: non incrocia le braccia nemmeno per un secondo. Nessun segnale di chiusura. E’ rilassatissima, lo si vede dagli occhi. Sorride anche con lo sguardo. Non è da tutti. Dà l’impressione di essere appagata. In qualche frazione di secondo percepisci che è stanca, considerando i mille impegni giornalieri, ma mantiene un ritmo costante. Accelerato? Forse. Ma necessario. Non può adagiarsi sugli allori, proprio ora. Proprio ora che il suo lavoro le sta regalando piacevoli frutti. Significherebbe vanificare tanti sacrifici.

D: Ne “La vita è una cosa meravigliosa” lavori accanto a Carlo Buccirosso …

R: L’incontro con Carlo è stato davvero bello! Ovviamente, lo conoscevo già di nome, di fama. Una tournée molto lunga, tantissime tappe. Un lavoro molto intenso. Carlo è un grandissimo lavoratore: una volta che lo spettacolo ha debuttato, non si ferma. Continua a lavorarci per tirare sempre fuori il meglio. Grazie a lui ho imparato certe dinamiche di ritmo, comicità che non conoscevo. E anche umanamente ho avuto una grande soddisfazione: una intervista con Gigi Marzullo, quando siamo stati a Roma al teatro Eliseo! Ho ritrovato Carlo Buccirosso l’anno successivo, grazie ai “Compromessi sposi”. Mi sono divertita tantissimo, i personaggi sono sempre molto colorati. Questa forma di comicità ha un bell’impatto positivo, sul pubblico.

D: Al cinema sei stata diretta, tra gli altri, da Ivan Cotroneo (“La kryptonite nella borsa”), Diego Olivares (“Veleno”) e Davide Marengo (“Sirene”). Recitare su un palco e davanti ad una telecamera: due mondi completamente opposti …                                                                     

R: Sì, ma solo parzialmente. Una preparazione teatrale è già completa di per sé, ti aiuta tantissimo. Soprattutto nel contesto della naturalezza, della ricerca della verità. Non credo alla differenza tra recitazione teatrale e cinematografica. La recitazione è unica. Ad essere diversi sono i tempi. A teatro, per esempio, le prove sono fondamentali. Al cinema si gira e si rigira fino a quando non si trova il take perfetto. Invece credo che bisognerebbe arrivare già preparati anche sul set (faccio riferimento al personaggio, ad esempio). Una preparazione teatrale ti forma, perché ti abitui ad uno studio approfondito con il regista, durante le prove. Con il cinema, una parte di questo lavoro un po’ si perde anche se sono sincera: le mie esperienze cinematografiche sono state fortunate perché ho lavorato con registi che mi hanno dato le giuste informazioni sul personaggio che dovevo interpretare, sulla location … considera che, al giorno d’oggi, le tempistiche diventano sempre più ridotte così come i ciak. Quindi è necessario essere estremamente concentrati per raggiungere subito il target.

D: Arriva un premio importante come miglior attrice per un cortometraggio del quale sei protagonista “Strappamando” di Pierfrancesco Borruto. Ce ne vuoi parlare?

R: Devo dirti la verità? E’ una di quelle follie meravigliose nate e completate in un pomeriggio, tra amici. Pierfrancesco ha una casa di produzione, insieme al fratello Angelo, la BBROS. Abbiamo studiato insieme all’Accademia. In occasione di un mio compleanno, mi disse “Irene, ho pensato ad un cortometraggio da girare. Una cosa velocissima. Senza parole. Su Superman e la moglie!”. Lo abbiamo girato a casa di amici, in poche ore, utilizzando il green screen. Un paio di anni dopo, Pierfrancesco mi chiama e mi dice che ho vinto questo premio. Ovviamente, ne sono orgogliosa. Il corto è diretto benissimo, ha una trovata geniale a mio parere. Lo potete vedere su youtube, tra le altre cose!

D: Momento inevitabile … Dignità autonome di prostituzione e il tuo personaggio, quello della Ritrattista …

R: (Si illumina) DAdP è per me uno spettacolo importantissimo. E’ arrivato in un momento giusto per il mio percorso di attrice. Luciano (Melchionna, il regista dello spettacolo) N.d.R.) mi ha assegnato questo monologo brillante, ironico, ma a denti stretti, tipicamente nel suo stile … c’è sempre una dicotomia tra umorismo e amarezza. Provenivo da una serie di ruoli totalmente drammatici, quindi avevo paura di non riuscire a dare il giusto spessore a questo ruolo. In più, come ben sai, si crea un rapporto molto intimo con gli spettatori, soprattutto nel territorio napoletano: gente seduta sotto i tavoli, chi appesa al lampadario (scoppiamo a ridere). Però ho ottenuto grandissime soddisfazioni. Lo spettacolo ha un format geniale, è una grande festa. Prima c’è la parte divertente, con la contrattazione, poi il cambio e il pubblico ti segue con tanta attenzione. Più volte le persone mi hanno ringraziato di cuore, perché hanno iniziato a riflettere sul testo e sul significato così profondo di quelle parole. Ho avuto tanti bellissimi doni, persino un peluche meraviglioso (ridiamo perché fu un mio regalo!). E’ un’esperienza unica per un attore … quattro ore di spettacolo sono tante, ma ti lasciano tanto, è una vera e propria palestra. Hai a che fare con spettatori sempre diversi. Bisogna trovare anche un equilibrio con gli avventori: devi essere gentile e cortese, ma nel rispetto di un progetto teatrale.

Ha un Curriculum vitae impressionante. Snocciola ogni esperienza professionale con naturalezza. Ne va orgogliosa, certo, ma non ha tempo da perdere in gesti di vanità. Ogni esperienza è stata un mattoncino che le ha permesso di costruire. Durante l’intervista si sorprende di quanto conosca della sua carriera. Mi ringrazia. E’ un gesto di riconoscenza che è quasi commovente.

D: In 360° Girotondo si parla di sesso e amore in maniera diretta, con ironia, ma senza mai cadere nella volgarità gratuita …

R: Lo scopo era quello di essere eleganti. In questo Mario e Carlo (Gilardi e Caracciolo, che hanno curato regia ed adattamento N.d.R.) sono sempre molto attenti. A teatro si può affrontare qualsiasi tipo di tema, è la modalità che fa la differenza. Trovare un gioco teatrale per un argomento che è sotto l’occhio di tutti, affrontato in tutti i modi tra internet, televisione e cinema, era intrigante, rischioso, anche “folle”, ma è risultato vincente per lo spettatore. Sul palco c’erano questi tavoli con le rotelle e tutti gli attori dovevano muoversi al di sopra, in diversi momenti dello spettacolo. Una paura di cadere che non ti dico! (Ride).

D: Una collaborazione molto importante, anche dal punto di vista della collocazione, è quella con il Nuovo Teatro Sanità …

R: Assolutamente sì! Oramai è diventato una nuova casa, nonché una seconda famiglia! Il quartiere Sanità, prima di iniziare questo progetto, era per me una zona sconosciuta. A parte il fatto che è meraviglioso: colorato, florido! Lo vivi quando lo attraversi. C’è un giro di turismo non indifferente. Le Catacombe di San Gennaro, Le Catacombe di San Gaudioso, il Cimitero delle Fontanelle … avere questo teatro nel cuore della città è qualcosa di importantissimo. Come ben sai, il Teatro è costruito all’interno di una chiesa e già questo lo rende magico. Ma c’è di più: i ragazzi del posto che collaborano con noi sono tra le persone migliori che io abbia mai conosciuto. Sono generosi, attenti, hanno un entusiasmo incredibile. Tutto ciò si trasforma in linfa vitale per il lavoro che facciamo. Questo nucleo, per fortuna, cresce e si rinforza anno dopo anno. L’ultima stagione è stata un susseguirsi di grandi successi. C’è spesso il sold out. E’ una vittoria in un periodo di crisi totale, un piccolo fiore nel cemento. Noi ci occupiamo di tutto: dall’aspetto puramente artistico a quello organizzativo, passando per la manutenzione … lo viviamo a trecentosessanta gradi. Vedi che tutto torna? (Ridiamo).

D: Grandissima popolarità arriva con le web serie “Casa Surace” …

R:”Casa Surace” è stato un altro incontro fondamentale. Un altro punto di riferimento. Conoscevo già Andrea Di Maria e Simone Petrella. Entrambi provengono dal teatro, come me. La serie funziona. La cosa più importante è che tutti, dagli attori fino ai collaboratori sono uniti, affettuosi, ma soprattutto spontanei. E questa spontaneità, questa genuinità alla gente piace, perché arriva in pieno. Ci confrontiamo sulle cose da girare, non è mai un lavoro sterile, a sé stante. Anche a fine lavorazione, una volta ultimato il video, ci confrontiamo e ciò permette una crescita. C’è un’attenzione costante al gruppo, ti senti protetto. E’ una squadra solida. Questa piccola creatura è recente, ma sta ricevendo feedback positivissimi.

D: L’ultimo corto, dedicato alle fiabe Disney, sta andando davvero bene. Quanto ci avete messo per realizzarlo?

R: Guarda, per quanto riguarda le giornate di lavorazione sono state solo due. Con questo intendo allestimento, girato eccecc. anche se è chiaro che sono stati due giorni di full time. La location, stupenda, è il Castello Macchiaroli di Teggiano, in provincia di Salerno. Ovviamente, c’è stata prima la preparazione dello script, le prove costumi … siamo stati velocissimi perché c’è uno staff molto unito. La cosa più bella è il riuscire a mantenere inalterata la professionalità e la qualità di ciò che offriamo.

D: Luciano Melchionna torna a dirigere te e gli altri dignitosi in “Oh issa” degli Stag, un divertissement …

R: Molto divertente, abbiamo girato il video su questa spiaggia nei pressi di Latina. Avevamo conosciuto gli Stag a Cinecittà, durante le Dignità; in quella occasione erano stati gli ospiti musicali. La giornata trascorsa insieme è stata molto gradevole. Anche perché il gruppo dei dignitosi è davvero molto unito. Mi ricordo che era una giornata di settembre, ancora molto calda …

D: Sei giovanissima, eppure lavori da molti anni. Di tutte, qual è l’esperienza che ti è rimasta maggiormente nel cuore?

R: Domanda difficile! Senza mancare di rispetto a nessuno … ce ne sono tantissime. Ogni spettacolo mi ha segnato un periodo del mio percorso. Allora … “Museum” del grande Renato Carpentieri, una delle mie prime esperienze, all’interno del complesso del Museo di San Martino. “DAdP” e “Do not disturb”. Quest’ultimo progetto, ideato da Mario Gelardi e Claudio Finelli, credo sia uno spettacolo unico. Lo abbiamo presentato anche in diversi festival, come quello di Todi e di Benevento “Città spettacolo”. E’ un format ambientato nelle camere d’albergo. In primis, abbiamo un hotel che ci ospita, qui a Napoli, che è la fine del mondo :  il Grand Hotel Parker’s. Lo spettatore entra nella camera d’albergo e spia l’ultimo quarto d’ora, gli ultimi venti minuti di questa coppia (o terzetto) e tutto accade lì, in quel momento. Il famoso “qui ed ora” del teatro. Sia per l’attore sia per lo spettatore è un qualcosa di veramente suggestivo. Si crea una vera e propria intimità, un’empatia, un flusso di emozioni. Ti racconto una cosa molto delicata: una sera, durante una delle storie in una stanza, una signora rivide in me la figlia che era scomparsa, rimase molto turbata. Proprio perché non c’è una barriera, una separazione … il tutto è ancora più vero.

D: Cinema, teatro, serie web … quale pensi che sia la tua collocazione più naturale?

R: Sarò scontata, però il teatro è il mio primo e più grande amore. Però anche grazie al web sto ottenendo grandi soddisfazioni, perché ha una qualità importante: quella di essere diretto, ma soprattutto spontaneo. La web serie la vedo come una trasposizione naturale del teatro. E’ un canale di comunicazione che mi divertente, che va di pari passo con il teatro. Però non si può rinnegare la magia del cinema … non saprei scegliere, sono sincera!

D: Cosa dobbiamo aspettarci da Irene Grasso per questo 2017?

R: Sto collaborando con Mario Gelardi alla versione teatrale de “La Paranza dei bambini” (dal libro di Roberto Saviano) in scena dal 19 aprile in poi al Nuovo Teatro Sanità. Sarò aiuto regista. In qualità di attrice, invece, parteciperò a “Rituals” (scritto e diretto da Mario Gelardi) sull’emigrazione in Svizzera degli italiani alla fine degli anni ’60. Con questo spettacolo parteciperemo al Napoli Teatro Festival quest’estate. Una location particolare, all’interno di Palazzo Reale, una cosa fighissima!

D: Fatti una domanda e datti una risposta …

R: Oddio, che bello, proprio come da Marzullo! Userò la stessa: “Si piange ancora per le cose belle?”. Secondo me sì!

D: In bocca al lupo per tutto!

R: Crepi, grazie mille Christian!

Al termine dell’intervista, dopo avermi salutato, la vedo riprendere immediatamente il suo passo trotterellante. E’ già pronta per affrontare nuove avventure. In pochi secondi si è già mescolata tra la folla. Che questo cammino ti porti lontano, te lo meriti di cuore …

Irene Grasso: da dignitosa a suracina, con crescente successo was last modified: marzo 23rd, 2017 by L'Interessante
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La strada per Babilonia lancia una collana per il sociale

scritto da L'Interessante

Strada

Tutti i titoli inseriti nella collana per il sociale firmata La strada per Babilonia sono stati pubblicati, oltre che per il loro valore letterario, anche per contribuire ad aiutare associazioni umanitarie, comprese quelle finalizzate alla ricerca medica e scientifica.

Tra gli obiettivi prioritari, ovviamente, va considerata la sensibilizzazione del lettore a tali tematiche. Le associazioni potranno acquistare copie a prezzo di costo (quello tipografico) e usarle per auto-finanziarsi, rivendendole ai loro eventi. Molti autori, inoltre, devolveranno i loro diritti a tali associazioni.

Il Basilisco – o della speranza- battezza la collana per il sociale de La strada per Babilonia

Il Basilisco – o  della speranza – di Stefano Cortese è il primo titolo lanciato per dare il via a tale progetto.  In questa raccolta di racconti e novelle, che racchiudono un arco temporale che va dal Medioevo francese ai primi anni del Novecento italiano, affiora una concezione del mondo e dell’uomo che, pagina dopo pagina, si scopre essere metastorica più che meramente storiografica.

 Se l’Italia rurale del post brigantaggio narrata ne La Sila diventa occasione di realismo magico, e se il tempo cronologico del racconto finisce per sfumare nel tempo mitico, non sorprende allora che gli altopiani montuosi che fanno da scenario alla vicenda siano quelli della cosiddetta Sila Greca, rappresentata non a caso come un portale mistico di unione e incontro con dèi e demoni. A fare da contraltare alla religiosità di pastori e carbonai calabri è invece il breve Il cetorino, in cui, in una pregnante e pragmatica dimostrazione di stoicismo, vengono immaginati gli ultimi giorni di vita di Gioacchino Murat, impotente dinanzi all’unica possibilità che gli resta: l’accettazione del destino. Riflessioni sull’aut-aut tra nobiltà di spirito e nobiltà di sangue sono inoltre offerte dai suggestivi L’incidente di Teplitz e Le nevi dell’altro anno: nel primo caso attraverso un confronto tra il genio musicale di Beethoven e quello letterario di Goethe, e nel secondo attraverso una collazione tra i versi apollinei del duca-poeta Charles d’Orléans e quelli dionisiaci del brigante e poeta maledetto François Villon. Autentica epopea sul senso di colpa e sulla lenta e claustrale estinzione della speranza è infine la novella che dà il titolo alla raccolta e che, attraverso la drammatica vicenda di Maria D’Avalos e Fabrizio Carafa, trucidati per mano di Don Carlo Gesualdo da Venosa, si fa portatrice dei temi esistenziali del nulla e dell’attesa, del silenzio e dell’assenza, ma che, contestualmente, reca un messaggio su tutti: un messaggio sull’importanza dell’arte.

La strada per Babilonia lancia una collana per il sociale was last modified: marzo 23rd, 2017 by L'Interessante
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