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Autore

L'Interessante

dieci
CulturaIn primo pianoLibri

Dieci domande per l’Intervista Interessante (10?II) a Patrizia Angelozzi

scritto da L'Interessante

dieci

Di Maura Messina

Cari amici de L’ Interessante, eccoci alla terza puntata della giovane rubrica 10?II (dieci domande per l’Intervista Interessante).

Questa settimana Maura Messina incontra l’ autrice de “Il confine umano”, Patrizia Angelozzi. Abbiamo sottoposto le nostre dieci domande alla scrittrice abruzzese. 

Entriamo a piccoli passi nella scrittura che non conosce confini e che quando li trova li oltrepassa. Un libro che punta alla riscoperta di un valore che dovrebbe essere insito in ognuno di noi: l’umanità. Vi invitiamo a tenere aperta la mente e a lasciarvi condurre “oltre”. Buona lettura!

 

Scopriamo chi è Patrizia Angelozzi in dieci step

 

1) Un rigo per presentarti

Sono Patrizia Angelozzi, madre di tre figli e autrice. Amo le persone dirette e  le emozioni che fanno ‘crescere’.

2) Due righi per scoprire il titolo e un accenno alla trama tuo libro

Il confine umano, storie vere di persone in cerca di pace…

3) Tre righi dedicate al protagonista

Sono 7 uomini, 7 vite raccontate in ‘presa diretta’ attraverso la narrazione. Arrivano da Afghanistan, Pakistan, Somalia, Turchia, Siria, Libano…

4) Quattro righi per il personaggio al quale ti senti più legato/a

Uno di loro, scappa dalle persecuzioni con la donna che diventerà sua moglie. Andranno in Norvegia, Svezia vivendo anni da clandestini, avranno tre figlie senza trovare un posto dove stare in pace, e poi finalmente…

5) Cinque righi per commentare il tuo libro preferito

“L’interpretazione della mente” di Lombardo Radice, mi ha avviato ad una lettura di comprensione profonda verso chi siamo e quello che desideriamo diventare, secondo quanto siamo disposti a riconoscere in noi e negli altri.  

6) Sei righi per raccontarci come nasce la tua passione per la scrittura

Nasce dai banchi di scuola con  le prime poesie, esigenza costante che diventerà  bisogno negli anni di scrivere per comunicare di ‘vite’ che vanno oltre o di intensità dentro la creatività‘. Scrivere per emozioni.

7) Sette righi per rivelarci altre tue passioni

L’ambito sociale, la comunicazione che rompe schemi e promuove. Il cinema, il teatro, la fotografia. Ciò che mi porta ‘oltre’ .

8) Otto righi per ritornare al tuo libro: chi vorresti lo leggesse?

Vorrei lo leggessero le persone che parlano di rifugiati e migranti secondo stereotipi e notizie false e i ragazzi, gli studenti. Per conoscere la verità sull’altro.

Solo la conoscenza porta verità.

9) Nove righi per salutare i lettori e convincerli a leggere tutto fino alla fine… perché il più bello, si sa, arriva alla fine

Leggere per capire chi è chi affronta guerre e difficoltà estreme e resta solidale, disponibile. Storie che hanno visto epiloghi di serenità, ricongiungimenti familiari, cambiato ideologie e rapporti affettivi diventate senza ‘confini’.

10) Dieci righi per citare uno stralcio della tua opera

“A tavola con i miei figli, parliamo della giornata trascorsa, i loro compiti, il cibo nei nostri piatti e di cosa faremo domani, mentre dalla tivù il telegiornale annuncia nuovi sbarchi, quattrocento migranti. Solo una parte di loro è riuscita a salvarsi, gli altri non ce l’hanno fatta. Comincio a descrivere loro le persone e le storie; riflettiamo sulla sopravvivenza di alcuni e non di altri, sul loro senso di gratitudine e fratellanza. E così, mentre finiamo di mangiare, tra domande e risposte, spiego loro cos’è la pace. Potevamo nascere anche noi da quella parte di mondo”.

 

 

Dieci domande per l’Intervista Interessante (10?II) a Patrizia Angelozzi was last modified: marzo 23rd, 2017 by L'Interessante
23 marzo 2017 0 commenti
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Londra
AttualitàCronacaIn primo piano

Londra: attacco al Parlamento

scritto da L'Interessante

Londra

Di Carmen Giaquinto

Mercoledì 22 marzo, ore 15:30 locali. Nei pressi del Palazzo di Westminster, sede del Parlamento britannico, si è scatenato il panico che ha riportato la memoria indietro di un anno, agli attentati alla metropolitana e all’aeroporto di Bruxelles o a dodici anni prima, quando proprio nel metrò di Londra, si consumò l’attacco dei kamikaze islamici. Stavolta un uomo, a bordo di un’automobile Hyundai i40, è salito, all’improvviso, sul marciapiede adiacente al Parlamento, falciando le persone che a quell’ora sono come sempre numerose. Dopo essersi schiantato contro una cancellata laterale, l’uomo è uscito dall’auto, armato di uno o più coltelli: ha cominciato a correre verso l’ingresso del Parlamento ed ha accoltellato un poliziotto che si trovava nel perimetro del Palazzo, prima di essere colpito e ucciso da alcuni colpi di arma da fuoco sparati dalla polizia. Oltre all’assalitore e al poliziotto, hanno perso la vita anche un uomo di cinquant’anni ed una donna di quaranta, mentre il bilancio dei feriti è di almeno quaranta persone, tra cui due italiane. La polizia di Londra, Scotland Yard, ha affermato di conoscere l’identità dell’uomo che ha compiuto l’attacco ma non l’ha ancora diffusa, mentre ha smentito si tratti di Trevor Brooks, noto come Abu Izzaden, ancora in carcere. L’uomo, portavoce degli estremisti islamici in Gran Bretagna e considerato un “predicatore d’odio”, è arcinoto all’intelligence britannica dal 2006. Finora non ci sono ancora state rivendicazioni da parte dell’Isis, se non le solite “esultanze” su alcuni siti jihadisti (“Sangue al sangue”; “vendetta” per i bombardamenti britannici su Mosul).

 

 

 

La reazione di Londra

La prima reazione si materializza all’indomani dell’attentato con una serie di blitz portati avanti tutta la notte in ambienti considerati vicini al radicalismo islamico, che hanno portato a ben sette arresti tra Londra e Birmingham, dove l’attentatore avrebbe noleggiato il suv, notizia diffuse poche ore dopo dalla Bbc.

 

 

Solidarietà per Londra

Non sono mancati, come al solito, messaggi di sostegno da tutto il mondo. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, parlando con il primo ministro britannico Theresa May, ha garantito «piena collaborazione e sostegno del Governo Usa nella risposta all’attacco e per portare i responsabili davanti alla giustizia». Ha, inoltre, lodato l’efficacia della reazione delle forze dell’ordine e dei servizi di soccorso. Le autorità francesi hanno fatto sapere che in segno di solidarietà le luci della Tour Eiffel si spegneranno a mezzanotte. «Dobbiamo capire che il terrorismo riguarda tutti noi e la Francia, colpita molte volte, sa quanto il popolo del Regno Unito soffre oggi» ha dichiarato il Presidente francese François Hollande. Vicinanza espressa anche dal cancelliere tedesco Angela Merkel, ferma nella decisione di combattere la piaga del terrorismo insieme a tutte le potenze europee e non.

 

 

 

Londra: attacco al Parlamento was last modified: marzo 23rd, 2017 by L'Interessante
23 marzo 2017 0 commenti
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Adolescenza
CuriositàIn primo piano

Il cane adolescente: che fine ha fatto il mio cucciolo dolcissimo?

scritto da L'Interessante

Adolescenza

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati, vi è mai capitato di ascoltare il disagio dei proprietari di cani adolescenti? Nel mio lavoro capita spesso di imbattermi in proprietari stanchi e preoccupati per l’evoluzione del loro cane, che da morbido e coccoloso cucciolo diventa un teppista adolescente, tutto ostinazione e ribellione.

Sì, anche per i cani questa fase evolutiva è molto delicata, e si manifesta spesso con comportamenti agonisti da parte del cane, in cui aumentano le sfide, il bisogno di misurarsi, il bisogno di imporsi. Il bisogno di essere capito ed accolto.

Vivere con un adolescente: parola all’esperto

Abbiamo pensato di affrontare l’argomento insieme alla dottoressa Chiara Boncompagni , Medico Veterinario Esperto in Comportamento FNOVI e Coadiutore del Cane I.A.A.

  • Gentile Dottoressa grazie per aver accettato la nostra intervista. Si fa presto a dire adolescenza: ma quand’è che inizia realmente questo periodo?

“Quando parliamo di adolescenza nel cane, ci riferiamo ad un periodo relativo alle fasi di transizione: giovanile ed adolescenziale… fino al raggiungimento dell’età adulta.

Questi periodi sensibili, un tempo chiamati di “gerarchizzazione” e di “branco”, si collocano intorno ai 6 mesi di età e durano anche fino ai due anni compiuti, con una variabilità per razza, sesso e taglia.

Razze più piccole, ad esempio, maturano prima, mentre i molossoidi tendono ad essere cuccioloni più a lungo.

Generalmente il proprietario evidenzia cambiamenti, anche repentini , nel comportamento.

I più eclatanti, quelli di marcatura: il maschio inizia ad urinare con la zampa alzata, oppure la femmina presenta il primo calore.

Per una “stadiazione” più accurata, potremmo iniziare a parlare di adolescenza già verso la fine del cambio di dentizione”.

  • Quali sono i meccanismi alla base di quei comportamenti adolescenziali che tanto mettono in crisi i proprietari?

“Solitamente il proprietario si trova spaesato nel vedere sconvolta l’immagine del cucciolo adorabile che aveva prima in casa.

Da piccolo batuffolo obbediente a teppista distruttore.

Proprio come accade nella nostra specie il cane adolescente è sotto la spinta di un enorme cambiamento dell’asse ormonale: la pubertà e di intense variazioni e rimodulazioni neurofisiologiche del Sistema Nervoso Centrale (aumento di recettori, selezione e modifiche delle sinapsi) , è sconvolto anche a livello comportamentale.

Il corpo matura, il cane è pronto all’accoppiamento, si trova ad affrontare per la prima volta le fluttuazioni di estrogeni e testosterone…i recettori dopaminergici nel cervello sono sommersi da nuovi potentissimi stimoli. La dopamina è infatti un neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale nel creare la spinta a cercare gratificazione.

Ogni cosa è vissuta in modo totalmente diverso: ha colori più accesi, odori più intensi, da emozioni più forti.

La realtà che lo circonda, la socializzazione, l’esplorazione sono vissute in prima persona e non più come cucciolo tutelato dalla sua base sicura.

Iniziano quindi i comportamenti oppositori, il cane sembra volerci fare i “dispetti”, non risponde più con solerzia al richiamo, ha improvvisi picchi di arousal\iperattività, ci mette “in discussione” a volte anche con comportamenti di aggressione, inizia a montare, fugge, sembra non essere più carino&coccoloso con i suoi simili… insomma, ci ritroviamo con un ribelle scalmanato in casa”.

  • E’ questo un periodo in cui nascono, sovente, conflitti con i proprietari: a suo avviso come si possono prevenire e come si può preparare tutta la famiglia a superare questo periodo di tormenta?

“La fase di transizione, di sviluppo psicosociale adolescenziale è per il cane, come per noi, un momento incentrato sul conflitto “identità\ruolo”. Sull’affermazione della propria persona\caninità.

Questo implica, per la buona riuscita di un corretto passaggio dall’età giovanile all’età adulta, che il cane sia riuscito a realizzare la concezione di sé, non solo relativamente al riconoscimento del proprio corpo (diverso, maturo, pronto per la riproduzione, autocontrollato ), ma anche e soprattutto all’individuazione del sé all’interno del suo sistema famiglia (o branco umano) .

L’assunzione di un ruolo definito, l’acquisizione di un’identità stabile, l’accettazione e condivisione dei propri interessi da parte del proprietario, sono alla base di un rapporto solido e duraturo.

Questo permette al nostro cane di vedere in noi, proprietari leali e autorevoli, modelli validi e capaci a cui affidarsi per gestire e modulare questo nuovo approccio al mondo, con una prospettiva positiva.

Base solida, imprescindibile, per prevenire conflitti e malintesi con il nostro amico, ormai in crescita, è quindi un valido e ben strutturato lavoro pedagogico in età evolutiva, affidandoci a Medici veterinari esperti in comportamento che sapranno supportare il proprietario nelle criticità della crescita del cucciolo e ad Educatori cinofili qualificati, che sappiano progettare un adeguato percorso per ciascun soggetto.

Un buona educazione fornisce al cane strumenti e competenze per affrontare la realtà nel modo più giusto e permette al proprietario di capire, riconoscere, interpretare e comunicare con il proprio amico a quattro zampe”.

– Intorno a questa fase dell’esistenza aleggiano molti luoghi comuni come castrare il cane per calmarlo: qual è il suo parare a riguardo?

“Sì, purtroppo per molti anni si è pensato che la “cura” per quello che è in realtà un periodo fisiologico dello sviluppo, fosse la castrazione. Falsi miti, a volte ancora in voga, narrano di una possibile funzione calmante della castrazione. Come se un 15enne potesse “calmarsi” se privato dell’asse ormonale.

Essere pacati è uno stato della mente, proprio del soggetto, mantenere la calma è una capacità acquisita, maturata con l’esperienza.

Essere inibiti a livello riproduttivo, a seguito di una chirurgia di sterilizzazione, non ha nulla a che vedere con le capacità di autocontrollo.

L’adolescenza è un periodo di enormi e complessi cambiamenti e rimodellamenti neuronali di cui SOLO UNA PARTE sono relativi all’ ormonalità.

Il fatto che questo periodo combaci con la pubertà, non vuol dire che privare un animale della stessa, interrompa il suo sviluppo psicologico con tutte le difficoltà di cui è protagonista…anzi, una castrazione effettuata senza criterio può persino peggiorare stati di conflitto o insicurezza.

Essere adolescenti, anche canini, vuol dire vivere una profonda crisi: non si è più cuccioli e non si è nemmeno adulti; bisogna “sgomitare”, creare una rottura , per ritrovare il proprio posto nel mondo come adulto.

Una buona adolescenza è quella che fiorisce a seguito di una buona infanzia, con un sistema famiglia in grado di accoglierci, guidarci e sostenerci, consapevole che, per ogni cambiamento, è necessaria una “rottura” dei vecchi schemi.

Ma non preoccupiamoci, se abbiamo seminato bene, se siamo stati coerenti, se abbiamo dato al nostro amico: competenze e capacità, se abbiamo lavorato rafforzando la sua autostima, se per lui siamo figure AUTOREVOLI (non autoritarie)… il nostro nuovo cane adulto ce ne sarà riconoscente e noi orgogliosi di lui e del nostro lavoro.

Basta solo avere un po’ pazienza”.

Certo, essere proprietari di un cane adolescente non è semplice: bisogna capire quando è meglio intervenire, porre limiti o essere permissivi e quando sostenere nei momenti di incertezza. E ancora quando fare affidamento al nostro aspetto zen e contenere la rabbia e la voglia di duellare con loro. E’ una altalena di emozioni anche per noi proprietari.

Se avremo ancorato bene le corde e utilizzato del legno solido per la costruzione del sedile, godremmo di slanci divertenti e con il vento che un po’ scompiglia e un po’ accarezza i capelli.

Bisogna proprio aver pazienza.

Il cane adolescente: che fine ha fatto il mio cucciolo dolcissimo? was last modified: marzo 22nd, 2017 by L'Interessante
22 marzo 2017 0 commenti
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Francesco Galavotti
In primo pianoMusica

#CHIACCHIERE TRA AMICI: Francesco Galavotti, da Modena con Furore

scritto da L'Interessante

Francesco Galavotti

Di M.Rosaria Corsino

Una Domenica sera d’inverno, una trasferta a Santa Maria a Vico per ascoltare quegli amici che suonano da una vita, un locale che ha in sé tutto e niente.

È qui che, tra i vari artisti che suonano, uno ha tutta la nostra attenzione: One Glass Eye, all’anagrafe Francesco Galavotti.

Non so se sia più corretto dire che Francesco suoni da solo, o che suoni con la sua chitarra, fatto sta che incanta.

Le luci soffuse del locale, i colori pastello e la sua voce trasportano il pubblico in una dimensione tra la realtà e il sogno.

L’idea di chiedergli di volersi raccontare è sorta spontanea: in un panorama musicale dove i fuochi si spengono presto, Francesco sembra destinato a durare.

Nasce così un’ “intervista” insolita, stravagante.

Nessuna penna, taccuino, caffè o mozziconi di sigarette, solo uno scambio telefonico e un vocale Whatsapp.

Il resto, ve lo faccio raccontare da lui.

La parola a Francesco

L’esordio avviene da bambino, quando verso i dieci anni mio padre mi mandava a lezione di chitarra dopo la messa.

E così il mio primo palcoscenico è l’altare della chiesa. Molto rock ‘n roll.

Continuo a suonare in cover band e comincio a sperimentare pezzi miei per poi arrivare verso i diciotto, diciannove anni con i Cabrera, band che mi tengo stretto!

C’è nel frattempo un progetto solista, ma in italiano.

È verso Febbraio/Marzo del 2016 che avviene la svolta: compongo pezzi in inglese che immediatamente registro.

In realtà l’ho presa alla leggera, quasi per scherzo. Insomma, non avevo grandi aspettative.

Ma le cose sono andate nel verso giusto, e ho fatto ben sessanta date più altre in programma

Progetti per il futuro? Sicuramente un nuovo disco, non so ancora se in italiano o in inglese, ma ci saranno inserti di elettronica per tenere il tempo.

La chitarra? Immancabile.

#CHIACCHIERE TRA AMICI: Francesco Galavotti, da Modena con Furore was last modified: marzo 22nd, 2017 by L'Interessante
22 marzo 2017 0 commenti
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Ramses II
In primo piano

Ramses II: la statua ritrovata non gli appartiene

scritto da L'Interessante

Ramses II

Di M.Rosaria Corsino

La statua gigante rinvenuta da poco al Cairo probabilmente non raffigura Ramses II, come ipotizzato in un primo momento, ma un altro faraone meno antico, Psammetico I: lo ha riferito il ministro delle Antichità egiziane, Khaled El Anany in una conferenza svoltasi nella capitale egiziana.

Ramses II, fischi per fiaschi

“Quando abbiamo scoperto la statua, il suo posto, di fronte a un tempio di Ramses II, le sue dimensioni ci hanno portato immediatamente a pensare che fosse Ramses II o una statua riusata da Ramsete II ma appartenente ad un re precedente”, forse, “della XII dinastia come ci sono molti esempi a Heliopolis” ha ricordato il ministro nella conferenza stampa trasmessa in tv in occasione del trasferimento al Museo del Cairo dei grandi pezzi della statua alta nove metri.
“Ma quando è stata sollevata la testa abbiamo cominciato a trovare alcuni elementi che sono caratteristici di altri periodi”: specialmente “la forma del capo, l’occhio destro, la faccia allungata e alcuni elementi del corpo” ha rivelato El Anany.

Ramses II

È spesso ricordato come il più grande, potente e celebrato faraone dell’impero egizio.

A causa della durata eccezionale del suo regno (quasi un settantennio: considerando però la sua associazione al trono quando il padre ancora in vita, giunse a 75 anni di governo effettivo del Paese) nell’egittologia è invalsa la tradizione di assegnare il suo nome all’intero periodo della sua dinastia (“epoca ramesside”). Ebbe modo di celebrare, nel corso del suo regno, ben 14 giubilei sed, il primo dei quali coincideva con il trentesimo anniversario di regno del sovrano e da lì in poi ogni tre anni: più di ogni altro re d’Egitto. Fece costruire numerosissimi monumenti in tutto il Paese e incidere i propri nomi su altrettante opere dei suoi predecessori: una tale quantità di oggetti d’arte, colossi, iscrizioni ed elementi architettonici fa sì che Ramses II sia attestato in praticamente ogni collezione di antichità egizie nel mondo: anche per questo, è probabilmente il più conosciuto dei faraoni. Fondò una nuova capitale, Pi-Ramses (“Dimora di Ramses”), nel Delta del Nilo. Combatté contro gli Ittiti, assicurando il predominio dell’Egitto sulla Nubia e i suoi giacimenti auriferi; in questa colonia dell’impero egizio fece inoltre costruire sei templi: celeberrimi quelli di Abu Simbel. Dopo la battaglia di Qadeš, combattuta presso l’Oronte nel 5°anno del suo regno contro l’esercito del sovrano ittita Muwatalli II, la frontiera dell’Egitto venne ivi definitivamente stabilita. La pace fra le due potenze (le quali si spartirono le colonie siro–palestinesi) venne sancita nel 21° anno di regno del faraone tramite un trattato di pace pervenutoci quasi interamente: ebbe così inizio ad un periodo di forte stabilità per la regione, suggellato dal matrimonio di Ramses II con due principesse ittite. Morì all’età, sorprendente per la sua epoca, di 90 o 91 anni e fu sepolto in una tomba della Valle dei Re. Il suo corpo fu poi traslato in un nascondiglio di mummie regali, dove fu scoperto nel 1881 si trova al Museo egizio del Cairo.

Alcuni considerarono Ramses II come il faraone che si sarebbe opposto a Mosè nei fatti narrati dal Libro dell’Esodo; da altri invece è ritenuto il “faraone dell’oppressione”, ossia il padre di quel faraone con cui Mosè si sarebbe scontrato, e che quindi sarebbe il successore Merenptah. D’altro canto, non esiste alcuna prova archeologica che Ramses II sia stato l’uno o l’altro faraone, né il suo nome viene menzionato nella Torah Nelle fonti greche compare invece con il nome di “Ozymandias”, corruzione di parte del suo praenomen Usermaatra Setepenra, che significa “Potente è la giustizia (Maat) di Ra-Eletto di Ra”.

Ramses II: la statua ritrovata non gli appartiene was last modified: marzo 22nd, 2017 by L'Interessante
22 marzo 2017 0 commenti
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Parliamone
AttualitàIn primo piano

Parliamone sabato: quando uno strafalcione diventa caso di Stato

scritto da L'Interessante

Parliamone

Michela Salzillo

 Sono tutte mamme, ma dopo aver partorito recuperano un fisico marmoreo.  Sono sempre sexy, niente tute né pigiamoni.  Perdonano il tradimento.  Sono disposte a far comandare il loro uomo.  Sono casalinghe perfette e fin da piccole imparano i lavori di casa.  Non frignano, non si appiccicano e non mettono il broncio.

 

Sarebbero queste le donne modello, almeno secondo una statistica che sta facendo discutere pure sul pianeta alieno. Siamo su Rai uno, è un pomeriggio di fine settimana. Arriva parliamone sabato, la trasmissione condotta da Paola Perego, e improvvisamente diventiamo tutti femministi. Il motivo? Le donne migliori vengono dall’ Est. Perché sono più sexy: in casa usano tacchi a spillo e lingerie da capogiro. Sanno rassettare meglio di un mastrolindo abbonato alla pulizia del parquet. Non sono capricciose, e sono capaci di  elargire sorrisi di consenso, affidando, senza battere ciglio, tutte sé stesse agli uomini impostori che hanno scelto.

Il titolo della puntata è: La minaccia arriva dall’est. Gli uomini preferiscono le straniere”. Sottotitolo: “Sono ruba mariti o mogli perfette”? In studio gli ospiti danno il meglio di sé stessi, del resto è quello che si chiede a un opinionista dei salotti televisivi: esprimersi, dire la propria, fare caciara.  È chiaro che quando il gioco lo si fa fare a chi di giocare non avrebbe bisogno, il divertimento non è assicurato. Toccare determinati stereotipi, farlo in Italia, in un momento in cui contiamo le donne vittime di omicidi per mano di uomini, senza più neppure ritenere l’accaduto una novità, può essere rischioso. Ma fino a che punto? È giusto dare il sessismo in pasto alla chiusura di un programma?  Attenzione, il colpo l’ha sbagliato di sicuro, ma quando tutto finisce nel caso di stato, pure se poteva essere semplicemente archiviato fra le cento e mille pagine tristissime scritte dalla storia della televisione, l’esagerazione arriva da sola. Non possiamo fare l’applauso agli autori di una tale genialità, come ci viene difficile augurare alle donne di domani un tale Fabio Testi, che per l’occasione tira fuori il suo personale diario di bordo per raccontare di quando, in una delle notti da leone invecchiato, ha incontrato una donna che gli ha fatto compagnia in un bordello russo, per regalargli un amplesso sessuale, stile triangolo del desiderio. Di una  così, giura lui, ci si innamora di sicuro. Non da meno è la signora Marta Flavi, che non esita ad asserire: “tutte curatissime. Anche chi vende i pomodori al mercato ha le unghie curate”.  Perle di questo tipo sono scivolate come il pane nell’ olio di oliva per l ‘intera puntata, travolgendo la stessa conduttrice in visibili momenti di imbarazzo, colpa della piega acquisita dalla situazione in generale. Forse, finita la diretta, la Perego si sarà asciugata il sudore e avrà pregato chi di dovere di non metterla più in una situazione del genere. O magari l’avrà presa con estrema leggerezza, perché tanto l’ Istat e similari non sono di certo la vita vera. Siamo sicuri, però, che non avrebbe mai pensato all’ eventualità che le mettessero le valigie fuori dalla porta. E invece è stato proprio così!  Dopo la lunga indignazione social, propagatasi come un fiume senza argini anche fra le più rinomate testate giornalistiche, la Perego ha dovuto appendere il microfono al chiodo e andare a indossare il pigiama a casa sua. Ma c’è chi non ci sta. E Forse non ha tutti i torti.

Parliamone sabato cancellato dal palinsesto. Costanzo: che cosa vuol dire chiudere in questo modo?

In mezzo alla bufera ammazza stereotipo, c’è chi grida alla strumentalizzazione per partito preso e la ridimensiona. Come nel caso di Maurizio Costanzo, che ai microfoni di Radio Uno ha detto: “non accadeva dai tempi di Dario Fo e Franca Rame a Canzonissima, io non l’avrei sospeso…sabato ho visto quel servizio e non mi sono stupito neanche un po’. Poi quando ho visto la bufera che ne era nata, mi sono detto: ma cosa ho visto? Io non ho visto nulla che mi ha irritato, assolutamente no”. Ed in effetti anche noi facciamo fatica a dargli torto. Il motivo è semplice: non è che la nostra televisione sia qualcosa di diverso dallo strafalcione di cui stiamo disquisendo. Siamo pieni di messaggi sessisti: dalle pubblicità del prurito intimo, a quelle degli assorbenti d’ ogni tipo. Dalle veline sculetta chiappe alla destra dell’ uomo, alle vallette sorriso muto dietro l’ ombra magnificata del presentatore di turno. Perciò, se proprio vogliamo fare i puntini sulle “i”, chiudiamola tutta la televisione.

A casa la Perego? Perfetto. Ma allora tocca pure a tutti gli altri.

Parliamone sabato: quando uno strafalcione diventa caso di Stato was last modified: marzo 23rd, 2017 by L'Interessante
22 marzo 2017 0 commenti
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vignetta grillo
Vignette Interessanti

Chi?

scritto da L'Interessante
Chi? was last modified: marzo 20th, 2017 by L'Interessante
20 marzo 2017 0 commenti
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Sfida
In primo piano

Sfida accettata? No, grazie!

scritto da L'Interessante

Sfida

Di Michela Salzillo

Dimmi di che catena sei e ti dirò a quale sensibilità appartieni! Clicca mi piace, condividi, e riceverai a casa un kit per migliorare la tua partecipazione ai drammi del mondo.

Ormai funziona così, gli specchi per guardare in faccia le persone- spesso con la presunzione di sportarsi anche un po’ più in là – non sono più quelli di una volta, e non li trovi neppure più nascosti dietro le scarpiere o le porte dei bagni di servizio. Il riflesso dell’essere, compreso il nostro, oggi lo fa la forma che, se da sostanza si traveste, è sicuramente online. Non bisogna generalizzare, certo, e va da sé che di tutta un’erba un fascio è l’errore più comune, tanto quanto il meccanismo automatico del like and share.

Ma è innegabile dare conto al condizionamento che deriva da certe mode web: dal condividi sei hai un cuore, al Je suis…chi capita al momento. Dalle foto profilo anti- femminicidio, alle neonate immagini, dai toni elegiaci, che rispondono di sì alla sfida. Ma dall’ invito accolto, al salto nel vuoto il passo è sicuramente breve.

Sfida accettata! La nuova catena gioca con la scusa dei malati di cancro

Quando un nuovo stile online si diffonde a macchia d’olio, navigando a dismisura tra il fare comune e l’abitudine ad essere conformi all’ idea d’effetto, viene di certo la curiosità di capire da dove sia partito e quali siano stati, se ci sono stati, i motivi che lo hanno fatto nascere. Nel caso dell’ultimo telefono senza fili, che ha previsto la condivisione di foto in bianco e nero, ritraenti i visi giovanissimi dei nostri amici Facebook, parte, come quasi sempre, da molto lontano.

Prima di arrivare a noi nelle vesti di una catena di Sant’Antonio tritata male, l’iniziativa portava con sé una buona causa, anche se solo in teoria. Il passaparola originale, infatti, nasce come parecchio presuntuoso, in quanto si fa carico di un sostegno, nei fatti inesistente, da indirizzare ai malati di cancro.  La sfida che ti insegna un tumore, è chiaro, non può avere proprio niente a che fare con la pubblicazione di uno scatto datato che, secondo i termini del flusso di condivisioni iniziali, prevedeva un ‘ immediata nomination all’amico social  ritenuto più sensibile all’argomento, tramite il seguente messaggio:

Poiché hai messo like alla mia foto, ora dovrai postarne una tu in bianco e nero e scrivere “Sfida accettata”. Riempiano Facebook con immagini in bianco e nero per dimostrare il nostro sostegno alla battaglia contro il cancro. Questa è la sfida. Agli  amici a cui piacerà il tuo post, invia questo messaggio».

Chiarire le origini della diffusione non ha di sicuro migliorato la situazione, anzi, viene difficile comprendere gli slanci di genio di chi ha idee del genere. Ciò detto, la morale non è da fare a nessuno. Nella vita, soprattutto in quella che social non è, la leggerezza è fondamentale. Quindi che ben vengano i salfie con le labbra pigmentate o le tenere foto ricordo, ma teniamo bene a mente che per farlo non abbiamo bisogno di scomodare il perbenismo, anche perché l’empatia per le difficoltà importanti la possiamo sviluppare solo vivendole e condividendole fuori dallo schermo.

Sfida accettata? No, grazie! was last modified: marzo 20th, 2017 by L'Interessante
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Siani
EventiIn primo piano

21 marzo: Libera chiama, Radio Siani risponde presente

scritto da L'Interessante

Siani

 

Martedì 21 marzo l’associazione Libera contro le mafie, come ogni anno dal 1995, celebrerà la Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie. “Luoghi di speranza, testimoni di bellezza”: questo il tema che legherà tutte le manifestazioni che, nel primo giorno di primavera, si terranno in tutta Italia per ricordare le vittime innocenti delle mafie.

Il corteo del comitato regionale della Campania quest’anno si terrà a Ponticelli, periferia est di Napoli, presso il Parco Conocal, teatro in questi anni di violenza e marginalizzazione socio-culturale.

Oltre alle tante associazioni aderenti, sarà presente l’intero staff di Radio Siani per seguire il corteo ma anche per raccontarlo a chi non potrà essere presente.

«Quest’anno la giornata del 21 marzo è ancora più importante perché finalmente è stata riconosciuta dalle istituzioni come giornata nazionale in ricordo delle vittime innocenti delle mafie e poi – afferma Giuseppe Scognamiglio, presidente della cooperativa dedicata a Giancarlo Siani- perché essere in quel parco della periferia orientale di Napoli sarà ancora più significativo perché si tratta di un luogo in cui la speranza può finalmente tornare come la primavera.  Tuttavia la vera sfida ricomincia dal 22 in tutti quei luoghi di impegno già vissuti e quelli ancora da liberare, insieme, per scrivere una pagina nuova della nostra storia in cui la memoria e l’impegno siano il centro della nostra azione quotidiana. Noi di Radio Siani siamo sempre felici e pronti a dare il nostro contributo a giornate belle ed importanti come quella del 21 marzo organizzato da Libera» .

 

LA COOPERATIVA GIANCARLO SIANI

La Cooperativa Siani nasce nel 2012 con la maturazione di diverse esperienze nel campo del volontariato. Opera in due sedi: un immobile sede della radio ed un fondo agricolo, entrambi confiscati alla camorra ed intitolati alla memoria di Giancarlo Siani, giornalista campano ucciso dalla camorra. L’impegno si divide tra la radio, presenza ormai consolidata nel tempo e sul territorio, megafono di riscatto sociale, e l’impegno nel settore agricolo e apistico, curato da professionisti provenienti dalla facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Napoli. La cooperativa collabora con quest’ultima per lo sviluppo di un’agricoltura in perfetto equilibro con l’ambiente e nel pieno rispetto dei valori disciplinari di “Slow Food”. Non solo food ma anche progetti di recupero per ragazzi disagiati e grazie alla collaborazione con vari istituti scolastici di Ercolano, la Coop Siani promuove percorsi di crescita personale e lavorativi attraverso le attività della radio e del fondo agricolo. L’incasso derivante dalla vendita della nuova confezione regalo sarà totalmente devoluta al sostegno della attività della cooperativa.

 

Per informazioni:

Cooperativa Sociale Giancarlo Siani

Corso Resina 62 80056 Ercolano NA

tel & fax 08119700927

coopgsiani@radiosiani.com

www.radiosiani.com

 

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Avetrana
AttualitàIn primo piano

Avetrana: la Cassazione conferma l’ergastolo a Sabrina e Cosima

scritto da L'Interessante

Avetrana

Di Carmen Giaquinto

Nella mite giornata del 21 febbraio scorso, la Corte di Cassazione ha accolto la richiesta dell’accusa, confermando la sentenza in primo e secondo grado per l’omicidio di Sarah Scazzi, la quindicenne uccisa il 26 agosto 2010. Dopo sette anni di azioni giudiziarie e mediatiche, è stata restituita giustizia alla famiglia di Sarah, costretta a brancolare nel buio in questi tortuosi anni nei quali si sono susseguite versioni contrastanti ma che hanno sempre fatto capo alla famiglia Misseri.

La vita di questa ragazza dai lunghi capelli biondi e dal sorriso timido ma avvolgente è stata stroncata in un torrido pomeriggio estivo. Secondo una prima ricostruzione, Sarah si stava recando dalla cugina Sabrina Misseri per trascorrere insieme qualche giorno di mare ma sparisce inspiegabilmente nel nulla. Un mese dopo, Michele, padre di Sabrina e zio di Sarah, rinviene nei campi il telefono semibruciato della ragazzina. La figura enigmatica di questo anziano, dalla personalità debole e frammentaria, incuriosisce subito gli inquirenti, i quali riescono, di fatto, dopo un lungo interrogatorio durato ore, a farsi indicare dal Misseri il luogo in cui giace la nipote senza vita, purtroppo: un pozzo in contrada Mosca. Da quel momento, l’uomo cambia più volte versione, fino ad ammettere il coinvolgimento della figlia Sabrina, la quale si proclama da subito innocente. L’anno successivo viene arrestata la madre di Sabrina, Cosima Serrano, con l’accusa di concorso in omicidio volontario. D’altronde le parole che Sarah riserva alla cugina, nei suoi diari segreti, lasciano poco spazio all’immaginazione.

Il movente del delitto di Avetrana

La furia omicida di Sabrina nei confronti della cugina scaturisce da una folle gelosia che prova per Ivano, un ragazzo del paese, suo coetaneo e conoscente, che ha più volte rifiutato l’amore della cugina più grande, dichiarandosi non interessato ma che si presta ben volentieri a qualche attenzione in più nei confronti della dolce Sarah, coccolandola ed apprezzando molto anche la sua stessa compagnia. Un omicidio passionale, dunque. I diari in cui Sarah lamentava la gelosia della cugina vengono studiati attentamente dalla Corte d’assise di Torino che nell’aprile del 2013 condanna all’ergastolo Sabrina e Cosima, mentre riduce la pena a otto anni a Michele, per concorso in soppressione di cadavere. Per lo stesso reato vengono inflitti sei anni ciascuno a Carmine Misseri e Cosimo Cosma (morirà nel 2014), fratello e nipote di Michele.

Giustizia ad Avetrana

Il 21 febbraio scorso vengono, finalmente, rigettati i ricorsi degli imputati e confermate le condanne definitive. All’udienza hanno preso parte il fratello di Sarah, Claudio Scazzi ed il padre Giacomo. Assente, invece, la mamma della vittima, Concetta Serrano Spagnolo, in contatto telefonico con gli avvocati che la rappresentano come parte civile al processo. Così si è espresso il pg Fulvio Baldi, durante la requisitoria in Cassazione: «Sono convinto della ricostruzione colpevolista adottata nella sentenza d’appello» e sottolinea che Sabrina, il giorno dell’omicidio, «è in uno stato di nervosa frustrazione perché addebita a Sarah la fine della relazione con Russo Ivano e la diffusione di notizie su di loro. Cosima Serrano prende le parti della figlia e finisce per immedesimarsi in lei: le due prima rimproverano Sarah, poi, quando la ragazzina vuole tornare a casa, la rincorrono e la portano nel loro appartamento per darle la lezione che merita, uccidendola.»

Una condanna che ha il sapore di giustizia per la giovane e timida ragazza, con tanti sogni che non potranno mai avverarsi. Da sottolineare il coraggio e la determinazione della madre stessa, sempre pronta a cercare la verità, scavare nelle viscere di un rapporto famigliare complesso tra le due cugine, Il suo ultimo atto è stato caratterizzato da una lunga e accorata lettera che ha scritto a suo cognato Michele, esortandolo ancora una volta a dire finalmente una verità che abbia tale fisionomia e che lasci riposare, una volta per sempre, il dolce angelo biondo di nome Sarah Scazzi.

 

 

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