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Autore

L'Interessante

Bianca
CulturaIn primo pianoLibri

Bianca Baratto ospite dell’ Intervista Interessante(10?II)

scritto da L'Interessante

Bianca

Maura Messina

Affezionati followers de L ’Interessante oggi la giovane rubrica 10?II (dieci domande per l’Intervista Interessante) ospita una personalità emergente del mondo della scrittura.

Questo venerdì, Maura Messina intervista l’autrice de Il ritorno(La strada per Babilonia edizioni), Bianca Baratto. La scrittrice ci offre un viaggio alla ricerca della felicità e ce lo spiegherà rispondendo alle dieci domande di rito. Siete pronti? Tra poco si parte per questo affascinante viaggio nell’universo umano, a volte contorto, complesso sicuramente, ma sempre terribilmente affascinante. Vi auguriamo buona lettura!

 

Scopriamo chi é Bianca Baratto

 

1) Un rigo per presentarti

Sono Bianca Baratto, da sempre appassionata di letteratura ho scritto moltissimo, tutta la vita. Posso dire che l’amore per la scrittura è nato con me. Soltanto da poco ho scelto di pubblicare

 

2) Due righi per scoprire il titolo e un accenno alla trama tuo libro

Il titolo di questo romanzo “IL RITORNO” è legato al significato profondo di una storia in cui gli interpreti attraverso una intensa crisi esistenziale arrivano a comprendere il senso della loro vita e il suo vero significato.

 

3) Tre righi dedicate al protagonista

In questa storia non c’è un solo protagonista, le vite di più personaggi si intrecciano tra loro mentre si dipanano i loro destini e nulla accade per caso. Come nella realtà ogni avvenimento si palesa nella vita di ognuno di loro per spingerli a guardarsi dentro, per insegnar loro che ognuno di noi è il solo responsabile della propria felicità. Come e perché lo si potrà comprendere leggendo il romanzo.

 

4) Quattro righi per il personaggio al quale ti senti più legata

È difficile per me dire a quale dei personaggi sono più legata. In qualche modo li ho amati tutti nel momento in cui li ho creati. Marta, perché è una donna coraggiosa, sempre disposta a guardarsi dentro e ad ascoltare il suo cuore. Non cerca mai di scaricare responsabilità su altri conscia del fatto che noi, con le nostre scelte, siamo i soli artefici dell’andamento della nostra vita.   A Guido invece sono affezionata perché ha un cuore generoso e vive le emozioni  in un modo che va al di là della sua razionalità di uomo concreto e solido. E poi c’è Amal, come si fa a non amarlo? E’ la saggezza e l’amore fatti persona, nonostante il suo modo un po’ severo di porsi.

 

5) Cinque righi per commentare il tuo libro preferito

Impossibile dire quale sia il mio libro preferito. Molti sono stati importanti per me e hanno segnato un momento di crescita nella mia vita. Mi sono nutrita di libri tutta la vita e ho goduto a piene mani della capacità geniale di raccontare di moltissimi autori.

A seconda del momento del mio vissuto ho apprezzato ora bellissimi romanzi, ora storie di vita vera, ora testi offerti da studiosi dell’Anima che mi hanno aiutato a meglio comprendere me stessa e gli altri. Se proprio devo citarne uno ricordo un bellissimo romanzo di J. Talete:

“Ai figli dei figli” che mi ha tenuta inchiodata alle sue pagine dall’inizio alla fine. Ma sinceramente farei torto a molti citandone solo pochi.

 

6) Sei righi per raccontarci come nasce la tua passione per la scrittura

… vedi 1)

 

 

7) Sette righi per rivelarci altre tue passioni

Se dovessi dire quali altre passioni mi accompagnano nella vita di certo nominerei quella per la fotografia, che mi ha vista anche protagonista di una mostra. E’ una passione che purtroppo pratico poco ultimamente , a causa dei molti impegni. Ma di certo, quando  mi è possibile , me ne vado in cerca di “bellezza” con la mia fedele macchina fotografica e mi godo ogni attimo , sempre , come fosse la prima volta.

Anche lo studio dell’Animo umano contrassegna la mia vita come vera e propria passione e a questa mi dedico spesso e con impegno, per migliorare me stessa , ma anche per meglio comprendere chi mi circonda e le dinamiche  che regolano l’esistenza umana.

 

8) Otto righi per ritornare al tuo libro: chi vorresti lo leggesse?

Quando ho deciso di scrivere questo romanzo non avevo ancora idea di come si sarebbe svolta la storia, poiché non parto mai da una idea precisa ma sempre e solo da una emozione.

Una forte emozione o un ricordo importante che affiorano alla mente e mi spingono a metterli nero su bianco. Da li può nascere il desiderio di intraprendere il cammino della affabulazione, la voglia di narrare una storia. E durante quel cammino i diversi personaggi che si affacciano alla mia fantasia sembrano venire in mio aiuto man mano che ne ho bisogno per meglio spiegare questo o quel sentimento , o avvenimento…

Per questo motivo all’inizio di questo romanzo non sapevo ancora chi avrebbe potuto leggerlo e apprezzarlo. Oggi tuttavia mi rendo conto che tutti, dall’adolescenza alla vecchiaia, possono  leggerlo e ritrovare in esso qualcosa di sé e per sé stessi. Un momento di nostalgia , o di freschezza, o di riflessione… Insomma un po’ della vita che hanno appena iniziato a vivere o che già hanno vissuto.  Ai  lettori  riuscirà difficile se non impossibile non farsi coinvolgere e commuovere. Sarei davvero felice di sapere che sono arrivata al cuore di molti di loro.

 

9) Nove righi per salutare i lettori e convincerli a leggere tutto fino alla fine… perché il più bello, si sa, arriva alla fine

…. vale 8)

 

10) Dieci righi per citare uno stralcio della tua opera

Di cosa parla questo romanzo?

Di un uomo giovane e affermato che vive, accanto alla sua compagna, in una Milano che soddisfa tutte le loro esigenze. Così almeno sembra, fino al ritrovamento del cadavere di una donna indiana, che da inizio ad un inaspettato cambiamento nella vita dei due giovani. Essi lasceranno l’Italia per raggiungere Nuova Delhi. Attraverso questo viaggio in India incontreranno la loro parte migliore. Conosceranno il dolore vero, ma anche la gioia e la rinascita. I protagonisti faranno incontri straordinari e indispensabili alla realizzazione della loro nuova esistenza ed i luoghi che vedranno: da Delhi a Londra, da Calcutta alla valle del Paddàr saranno anch’essi protagonisti importanti.

E’ una storia che infonde coraggio e speranza, per chi non ha paura di farsi trasportare dalle emozioni.

 

Bianca Baratto ospite dell’ Intervista Interessante(10?II) was last modified: marzo 30th, 2017 by L'Interessante
30 marzo 2017 0 commenti
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68 Revival vignetta
Vignette Interessanti

68 Revival

scritto da L'Interessante
68 Revival was last modified: marzo 30th, 2017 by L'Interessante
30 marzo 2017 0 commenti
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Love
In primo piano

Love 2.0: when a strong chemistry fights back the danger of distance

scritto da L'Interessante

Love

Di Michele Calamaio

<<What is love?>> was wondering Haddaway in one of his best songs recorded during the mid-90s. In the same way, the writer Robert Heinlein, with his famous quote, tried to give an answer: <<Love is that condition in which the happiness of another person is essential to your own>>. Happy and fulfilled with that? Of course not. Over centuries the basic concept of “love” has gone through several changes and millions of renovations, but has always kept the same shape: ability to bring happiness right where there was only emotional prison waiting to be set free from people’s feelings, greatness in the process of recognizing how easy would have been spreading out an hand ready to help out and strength in recovering conflict situations on the point of leading to an irremediable rift. But if on one side Heinlein carries on the fragile point of view of love, that goes around the importance of pursuing an happiness capable of breaking down cultural and social walls all over the world itself, on the other the Beatles have refreshed this idea throughout the decades with their revolutionary <<Love is all you need>>: its new concept has achieved an higher level on intelligence that has led to the enrichment of everyone’s cultural background, as much as emotional processes have been put more in practice, turning this theoretical phenomenon into a much more pragmatic one. So, how is the new modernization working? Simple! First step: getting over the problem of distance by using the new technological tools capable of recreating that atmosphere of “physical proximity”, even without losing that little bit of magic also needed when memory has a “loving” breakdown; step two: always keep each other heart’s in shape, in order to let long phone calls do their job and text messages benefit of the time spent for the loved ones. After all, everything looks like a big “shape sorter”: the more effort is put into a relationship, the more results will be pointed out at the end of it; and, if by chance, long-distance relationships have found the way out of “old times problems”, a great “thanks” must be surely given to technology.

Love 2.0 nowadays: bringing out an example that gives voice to the future

And thus, what’s the best part of nowadays society? The ability of putting easily in practice what the past has taught us over years of intellectual and social decadence and what the future is asking us to develop day by day: more opportunities for happiness, either way expressed in friendship or love. But what really impresses our coming up generations is the necessity to find a modern road that seems to appear irreparably abstract, but desperately needed: that technology that, indeed, allows love to jump onto an higher floor, to turn the tables around and build up that “2.0 spot” by now totally immune from that past. The perfect example given by this upcoming suggestion is offered by the loving story of Giuseppe and Markéta, a couple born from the Erasmus Experience and grown over the choice of entering this new world of love, challenging themselves firstly and winning over distance afterwards.

1.    Giuseppe and Markéta, how did your love start?

G & M: Good question actually. Well, we were having our own Erasmus experience in Szeged, Hungary, and we were enjoying one of the many parties ESN usually organized for international students; you know, in order to be polite, you always go say hi to your faculty friends colleagues and, just by chance, we locked eyes with each other frequently until we started talking. Also, since we had friends in common, it was pretty usual for us to go out together and hang out: from that point on, we started dating far more often until we definitely became a couple, knowing how hard would have been to continue it after the end of the mobility period but also aware of how our love was stepping up day by day.

2.    Is it still possible nowadays to start a long-distance relationship? If so, what are the advantages and disadvantages?

G & M: For sure nowadays is more possible than before, thanks to the new medias that always keep up with the times: even if we are far away from each other, indeed, through a simple Skype video call we can see each other and share every intimate moment we wish, or simply thanks to a Whatsapp call we can definitely keep in touch and hear from each other without even being charged. Could we have any better? I don’t think so. And what we also want to underline is the impact that love has had on our lives: you don’t plan to fall in love for someone, you don’t choose the person you want around you for the rest of your life but it just happens, randomly, and you can’t do anything else except admitting to yourself that maybe “love at first sight” might exist, even when long-distance relationship takes place. Probably the worst disadvantage of this case is the fact that this love remains “intangible” for the entire duration of this technological approach, while, instead, it might need a bit more of pragmatism in stronger feelings like supporting your partner after an hard day or simply caring about your lover with an ordinary hug that would totally make his day. However, on the other side of the coin sharing traditions, cultures, food and different ways of living put couples like ours even closer and represent a big advantage: the pleasure of discovery grows bigger little by little and everything becomes more intense after a while, since we wouldn’t have “boring periods” between our short visits.

3.    Are you guys planning a future together? In this kind of relationship, must you be more realistic or you’re “allowed to dream” thanks to modern technologies?

G & M: Yes, we are surely planning to have a future together and I can also add that, in this kind of relationship, there is much more “freedom” in allowing us to dream: no limits, no barriers, no walls put in between us, since we don’t know anything about our future, which basically means taking out only the best part of it without regrets and not living from day to day without a goal. So, the only thing left for the ones who live the same situation as ours is waiting: you can hope to go through hard moments, you can wish to do your best when time seems to be up but you must dream, you must keep it up, you must fight for your beliefs, even when they only look so far away, while they are much closer instead.

 

 

 

Love 2.0: when a strong chemistry fights back the danger of distance was last modified: marzo 30th, 2017 by L'Interessante
30 marzo 2017 0 commenti
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Alatri
AttualitàIn primo piano

Alatri: i carnefici di Emanuele rimangono in carcere

scritto da L'Interessante

Alatri

 

Di Carmen Giaquinto

Sono due gli aggressori che rimangono in carcere, per ora. A sferrare i colpi mortali ad Emanuele Morganti, davanti alla discoteca Mirò, sono stati, infatti, secondo la Procura, i fratellastri di ventisette e diciannove anni Mario Castagnacci e Paolo Palmisari, inchiodati anche dalle poche testimonianze agghiaccianti.

Durante l’affollatissima conferenza stampa, tenutasi il giorno 28 marzo scorso, il procuratore capo di Frosinone, Giuseppe De Falco, ha parlato di indizi «gravi e concreti», mentre ancora molte sono le ombre che pesano sul reale movente di quei quindici interminabili minuti di inaudita violenza ai danni del ventenne Emanuele Morganti, il quale si trovava nel locale assieme alla fidanzata Ketty ed è stato infastidito, trasportato fuori dal locale, pestato, rincorso e finito a sprangate e manganellate fino alla morte, avvenuta dopo due giorni di agonia per familiari ed amici. De Falco ha anche sottolineato la reticenza da parte di chi ha assistito al pestaggio avvenuto apparentemente per «futili motivi» ; è questa l’aggravante dell’omicidio volontario di cui sono stati accusati i due fratellastri, detenuti ora al carcere di Regina Coeli

 

 Alatri e l’omertà

 

Reticenza, dunque, omertà.

Due termini che di solito si accostano al silenzio di chi vive in terre di mafia ma che oggi valgono per un paese di neanche quarantamila abitanti nel centro Italia. Chi sa parli, è questa l’esortazione del procuratore ed è questo l’hashtag coniato sui social per permettere a chi sa di fornire la propria versione dei fatti. È proprio il silenzio ad essere preoccupante, assieme ad altre dichiarazioni dell’attento procuratore capo circa gli «ambienti delinquenziali» nei quali gravitano le due persone fermate. Nel 2011, infatti, Mario Castagnacci fu arrestato perché trovato in possesso di cinque chilogrammi di hashish ed è stato scarcerato il giorno stesso dell’aggressione.

Voci del web affermano che il padre di uno dei due fratellastri fosse presente sul luogo del delitto, incitando a continuare quella violenta aggressione di massa. Nulla è certo. Solo la morte di un ragazzo giovane, solare, innamorato, umile ed intraprendente. Non sembrerebbe essere emerso nulla che lo possa legare ad un passato di droga o ai suoi stessi carnefici. Eppure alcuni testimoni pensano ci sia stato un motivo molto più intimo e personale ad aver spinto a questa fatalità.

La barista al bancone del locale, anche lei testimone chiave per il racconto, afferma di aver servito Emanuele e la fidanzata, quella sera, e di essersi allarmata quando è sopraggiunto un ragazzo, probabilmente Domenico, un amico dei due fratellastri, il quale ha cominciato a spingere Emanuele relegandolo in un angolo del locale, e di aver allertato i bodyguard. Anche su queste figure permane un alone di mistero. C’è chi dice siano anch’essi coinvolti nell’aggressione. Ieri la smentita di uno di loro è arrivata dalle telecamere del noto programma televisivo “Chi l’ha visto?”.

La fidanzata di Emanuele è stata bloccata all’interno del locale, non riuscendo ad intervenire  per difendere il proprio ragazzo.

Un altro testimone importante, sopraggiunto più tardi, è il migliore amico di Emanuele, arrivato in piazza solo quando la giovane vittima già fuggiva alle aggressioni di una folla inferocita ( secondo alcuni addirittura venti persone mentre si cercano almeno sette coinvolti), il quale ha soccorso Emanuele agonizzante a terra mentre veniva ancora pestato e rischiando anche per la sua incolumità.

Per oggi è prevista l’autopsia  e da lì emergeranno sicuramente elementi chiave per una svolta delle indagini. Secondo delle prime ricostruzioni, il Palmisari avrebbe utilizzato un tubo metallico per colpire Morganti. A rivelarlo è uno dei testimoni oculari che ha assistito ad un’agghiacciante scena tra Paolo e la fidanzata Michela: «Ho visto Paolo che allontanava da sé la fidanzata che non voleva fargli aprire lo sportello della macchina. Paolo gridava che doveva prendere la pistola e la ragazza cercava di fermarlo. Era sicuramente fuori di testa- ha aggiunto- forse aveva bevuto o forse aveva assunto stupefacenti. […] Ho visto che prendeva qualcosa dall’auto e poi ho visto in mano a lui un tubo metallico, mi è sembrato che fosse lo strumento che si usa per sbullonare le ruote, anche perché lo avevo già visto in altre occasioni prendere quell’aggeggio mentre litigava con qualcuno. Con quello strumento in mano l’ho visto tornare verso la parte alta della piazza… »

L’avvocato difensore di Castagnacci, Tony Ceccarelli, ha rimesso il mandato di difese ed ha consegnato la rinuncia in Procura a Roma. Questo ha fatto slittare l’interrogatorio del detenuto tenuto, assieme a Paolo, in isolamento.

 

 

Ad Alatri, tra speranze ed acredini

 

Altre sono le piste seguite dalla Procura, come la volontà di controllo del territorio, di mostrare a tutti “chi è che comanda”, come il vanto che hanno ostentato i due fuggitivi in una discoteca a Roma, dove si erano immediatamente diretti dopo i fatti, complice un mix di alcool e di droghe. Questo, magari, il motivo di tanto silenzio.   Emanuele, infatti, era di Tecchiena, a sette chilometri da Alatri: «È retaggio storico- ha detto il sindaco Giuseppe Morini- E poi io sono di Tecchiena e sono sindaco di Alatri, sono un esempio come tanti del fatto che tra le due realtà non c’è rivalità»

L’invito rimano lo stesso: chi sa, parli.

 

Alatri: i carnefici di Emanuele rimangono in carcere was last modified: marzo 30th, 2017 by L'Interessante
30 marzo 2017 0 commenti
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Emiliano
CulturaIn primo pianoLibriMusica

Emiliano Gambelli: quando comporre è sinonimo di nobiltà d’animo

scritto da L'Interessante

Emiliano

Di Christian Coduto

Conosciamo oggi Emiliano Gambelli, scrittore e cantautore. Socievolissimo, si siede accanto a me e sorride. Nel momento in cui gli pongo la prima domanda, inizia a chiacchierare allegramente.

 

Emiliano Gambelli risponde alle domande de “L’interessante”

D: Parlaci un po’ di te …

R: Lo ammetto … domande del genere mi imbarazzano un pochino, perché mi riportano alla mente i colloqui di lavoro (scoppiamo a ridere). Molto semplicemente, Emiliano Gambelli è un ragazzo che si diverte a comporre musica e scrivere libri per passione. Senza alcun fine di fama o di soldi. Sono pragmatico, rimango con i piedi per terra. E’ un mio sogno: lasciare una traccia di me, per rimanere nel ricordo delle persone che mi vogliono bene.

D: Sei un artista a tutto tondo … hai realizzato, infatti, anche due romanzi: “L’ultima danza” e “I due angeli” …

R: Sì a tutto tondo … magro come un chiodo, ma a tutto tondo (ridacchia). Artista, non lo so francamente. Se fai riferimento al fatto che creo arte, allora sì. Io vivo il tutto come una passione: metto su carta o trasformo in musica quello che provo durante l’arco della giornata, dei mesi, della vita. Quello che provo io e, spero, anche gli altri. Talvolta scrivo delle canzoni che non parlano necessariamente di me, ma raccontano situazioni che possono capitare a tutti. Scrivo del quotidiano, una definizione che mi è stata data e che amo molto. Per ciò che riguarda i miei romanzi, che sono ancora in vendita, vorrei aggiungere una cosa che per me è motivo di orgoglio: con “L’ultima danza” sono in finale al concorso “AlberoAndronico” il 7 aprile! Non mi importa se non dovessi vincere, per me presenziare al Campidoglio è già una grande soddisfazione!

D: Con lo pseudonimo de “Il matematico” hai inciso il cd “Domande aperte”…

R: “Domande aperte” è il mio primo cd come “Il matematico” e il secondo da solista. Il primo fu “Tea time” del 2010. Un progetto autoprodotto, più casereccio, alle prime armi e completamente in inglese. “Domande aperte” l’ho realizzato con Valerio Allegrini, un arrangiatore e chitarrista bravissimo, di Roma come me. E’ un cd composto da 7 tracce: del brano “Houdini” esiste un videoclip su youtube; è una canzone che affronta il tema della difficoltà di emergere in un mondo ricco di raccomandazioni. In realtà, più che emergere, sopravvivere, anche nei lavori più semplici. La meritocrazia, purtroppo, è merce oramai rara … la canzone “Il matematico”, invece, ha come tema i numeri della vita. Ha un testo che si basa sui giochi di parole. Un equilibrio tra parole e numeri. Nasce dalla mia difficoltà, nella vita, di far quadrare i conti. Tra le altre cose, lo sai che io ho sempre odiato la matematica? E’ stato un modo per esorcizzare la materia!

D: Com’è il tuo lavoro in sala di incisione? Sei il tipo “Buona la prima”?

R: Non sono assolutamente il tipo da “Buona la prima”! Non lo sono in sala di incisione, né tantomeno all’Ikea quando devo comprare un mobile o nella vita in generale. Però ammetto che non passerei mai due mesi per incidere un brano. Se una cosa non mi convince la rifaccio, certo. Credo nel lavoro di gruppo, nella sinergia. Se ho un limite, preferisco collaborare con qualcuno che sia migliore di me in quel contesto. Di base, io porto in sala di incisione la bozza della canzone (gli accordi, l’idea, la metrica, la linea melodica, il testo) e poi si lavora insieme per ciò che è l’arrangiamento, per completare in brano in quanto tale.

Spigliato, gentile, autocritico. Colpisce la sua onestà. E’ un tipo alla mano. Ammiro il suo lanciarsi in mille avventure. Alcune avranno successo, altre (forse) meno? Non importa: mai vivere di rimpianti.

D: Qual è l’esperienza live che ti ricordi con più affetto?

R: Me ne ricordo parecchie. Ognuna in un periodo differente. Con uno dei primi gruppi (avevo 18/19 anni), facemmo un live a Roma su un palchetto costruito all’interno di una stazione di benzina. In tutto, facemmo tre concerti. Il secondo lo tenemmo all’interno di un pub. Fu un’esperienza bellissima perché vennero tutti gli amici e i conoscenti del quartiere. Per la prima volta vedemmo gente cantare la nostra canzone e pogare sotto il palco. Con la Tribute Band dei The Darkness (proprio quelli di “I believe in a thing called love” N.d.R.) ci fu un concerto a Potenza, in Basilicata, che fu particolarmente divertente. Ogni live lo ricordo con affetto, anche quelli più intimi, come quelli che ho tenuto in teatro.

D: “Domande aperte” è molto vario e variegato, ha stili e sonorità differenti. Quanto tempo ha richiesto la stesura dei brani e l’incisione?

R: E’ un album variegato perché ascolto tanta musica. Nella “sfortuna” di non avere un’etichetta discografica, ho la fortuna di essere libero e di poter fare ciò che voglio, cercando di unire il tutto dando una sequenzialità, magari richiamando i vari brani tra di loro, pur toccando stili completamente diversi che vanno dal rock di “Houdini” al pop più ammiccante de “Il matematico” fino ad arrivare ad una ballad come “Sai perché”. Mi piace che sia così, non voglio rimanere ancorato ad un singolo stile.

D: Il singolo “Eclissi mentale” ha per te un significato particolare, per una serie di motivi …

R: Sì … ho avuto la fortuna di incontrare una persona che mi ha fatto conoscere questa struttura Onlus alla quale saranno devoluti gli incassi del brano. Sono venuto a conoscenza di tante informazioni preziose relative a malattie rare, di cui non si parla mai abbastanza. Ho voluto dare un mio piccolo contributo alla ricerca. Il brano costa 99 centesimi, dobbiamo essere in tanti per ottenere qualcosa di significativo! Invito tutti a dare un’occhiata al sito di “Viva la vita Onlus Italia”  www.vivalavitaitalia.org . Spero solo di fare qualcosa di utile, di accendere un piccolo riflettore sul problema, ricordandoci sempre che la parola rara è difficile da comprendere quando si è colpiti … si può acquistare il brano su Amazon, Itunes e Google play. Ad integrazione del mio brano, anche il 50% degli incassi relativi alla vendita del cd “Domande aperte” sarà destinato a Viva la vita Onlus Italia. Siamo partiti fortissimi: pensa che, nelle prime settimane, mi sono ritrovato al primo posto delle classifiche di Google Play!

D: Io mi occupo di cinema. Cinema, musica e scrittura vanno di pari passo … qual è il film della tua vita e perché?

R: Il film della mia vita … credo che ce ne sia più di uno. Allora: “Braveheart” di Mel Gibson e “The butterfly effect”. Tra i film italiani ho un grande amore per “Non ci resta che piangere”! Ultimamente mi hanno colpito “Perfetti sconosciuti” e “Smetto quando voglio”. Adoro i film tratti dalla Marvel; il cinema per me è intrattenimento, uno svago.

D: Cosa dobbiamo attenderci da Emiliano Gambelli per questo 2017?

R: Dipende dal Fantacalcio (ride): se lo vinco, preparo subito un altro brano! Mi piacerebbe realizzare un EP con i “La fine” e organizzare degli eventi live, impresa ardua ma non impossibile! Con la AUGH edizioni uscirò con un nuovo romanzo entro aprile!

D: Grazie mille per la tua disponibilità!

R: Un abbraccio!

ph. di copertina di Monja Zoppi

Emiliano Gambelli: quando comporre è sinonimo di nobiltà d’animo was last modified: marzo 31st, 2017 by L'Interessante
30 marzo 2017 0 commenti
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comunicazione
CuriositàIn primo piano

La comunicazione tra uomo e cane: alcuni indizi

scritto da L'Interessante

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati il mondo del cane è molto fascinoso, e spesso quel fascino lo si attribuisce alla capacità di potersi comprendere, capire.

Eppure uomo e cane non condividono lo stesso vocabolario: come fanno a comunicare?

E’ per questo che è necessario strutturare un dizionario comune, come ben ha scritto il dott. Marchesini nel suo utilissimo libro “Dizionario bilingue italiano-cane e cane-italiano. 150 parole per imparare a parlare cane correntemente”.

Comunicazione non verbale: partiamo dall’uso del corpo

La comunicazione non verbale è quella parte della comunicazione che comprende tutti gli aspetti di uno scambio comunicativo che non riguardano il significato letterale delle parole che compongono il messaggio stesso, ma che riguardano il linguaggio del corpo, ossia la comunicazione non parlata. Veicolo immediato nella comunicazione col cane. Ad esempio gesticolando in modo rapido diamo un senso di agitazione, così come le traiettorie diritte sono percepite come una interazione invadente, talvolta come una minaccia; più utile e da galateo avvicinarci ad un cane con traiettorie curve, magari di fianco, per dichiarare intenti amichevoli. Molti sanno poi come risponde il cane quando lo chiamiamo abbassandoci ed allargando le braccia: un muto ma efficace RICHIAMO.

Ricordiamoci che in percentuale la comunicazione si costruisce su:

  • Movimenti del corpo (soprattutto espressioni facciali) 55%

  • Aspetto vocale (volume, tono, ritmo) 38%

  • Aspetto verbale (parole) 7%

E la voce? Che ruolo ha?

La voce è un potentissimo strumento di comunicazione dei nostri stati emotivi. Quando si desidera spiegare al cane che si è contenti di quello che ha appena fatto o di vederlo si usa un tono di voce allegro, giocoso e propositivo.

Un ulteriore strumento è rappresentato dalla mimica facciale. Il cane le conferisce una grossa importanza nel cercare di capire le nostre intenzioni. Utilizzare un sorriso che accompagna un tono gioco nel richiamo del cane è un ulteriore strumento di comunicazione funzionale. Mentre irrigidire il viso mentre si rimprovera il cane permette di veicolare il messaggio con maggiore intensità.

I segnali di calma: iniziare ad osservare attentamente l’altro

Negli ultimi anni, una studiosa del comportamento, riconosciuta a livello internazionale, Turid Rugaas, ha scoperto 27 differenti posture e movimenti che i cani utilizzano per comunicare, e li ha denominati Calming Signals o Segnali di Calma.

Questi segnali corporei hanno principalmente due funzioni: indicare le intenzioni pacifiche di chi li emette oppure manifestare un certo stato di apprensione o ansia. In realtà le due cose si fondono: quando un cane emette dei segnali di calma per pacificare l’altro, probabilmente lo fa perché non si sente a proprio agio e vuole allentare la tensione.

Possiamo dire che noi, quando vogliamo mandare un segnale di pacificazione che possa sciogliere la tensione tra due persone, utilizziamo il sorriso. Il cane utilizza tutta una serie di segnali che vedremo in seguito.

Vediamo quindi di cosa si tratta.

– Leccarsi il naso

– Guardare lontano o altrove

– Girare la testa

– Mostrare il fianco

– Annusare per terra

– Abbassare la testa guardando alternatamente a terra e l’altro soggetto

– Sbadigliare

– Sollevare una zampa

– Girarsi di schiena

– Curvare (traiettoria circolare nell’incrociare qualcuno).

Questi sono solo indizi di tutto ciò che rappresenta la comunicazione col il cane; ma almeno sappiamo da cosa partire. Iniziamo ad ascoltarli. Incuriosiamoci. Spostiamoci verso l’altro.

La comunicazione tra uomo e cane: alcuni indizi was last modified: marzo 30th, 2017 by L'Interessante
30 marzo 2017 0 commenti
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Papa
CulturaIn primo piano

The American Pope: costruire ponti per costruire la pace

scritto da L'Interessante

La ricerca del dialogo inter religioso, la vicinanza alle periferie del mondo, l’intransigenza contro le mafie e la pedofilia, la semplicità del lessico della comunicazione, le aperture sui temi della bioetica e l’abbandono dell’integralismo su alcuni storici tabù come il matrimonio dei sacerdoti. Dopo quattro anni di Pontificato si avverte ormai in maniera profonda, non senza qualche dissenso interno, la rivoluzione lanciata da Papa Francesco per un rinnovamento dei valori aggregativi della Chiesa cattolica. E venerdì 31 Marzo alle ore 18.30 sarà dedicato proprio a “I nuovi valori della Chiesa di Papa Francesco” il terzo appuntamento della seconda edizione de “La Memoria degli Elefanti”, il Festival della Letteratura nel segno del mito, ideato da “Arena Spartacus Amico Bio” all’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere, il secondo anfiteatro al mondo per dimensioni dopo il Colosseo.

In una rassegna che ha per sottotitolo e per comune denominatore culturale “I am Spartacus: eroi, valorosi e valori”, lo spunto di partenza per la discussione su “I nuovi valori della Chiesa di Papa Francesco” sarà “The American Pope. Costruire ponti per costruire la pace” (Libreria Editrice Vaticana), il libro scritto dal giornalista Massimo Milone, direttore di Rai Vaticano insieme con Paolo Messa, direttore del Centro Studi Americani di Roma e Lara Jakes, managing editor del Foreign Policy Magazine di Washington.

Papa Francesco a Cuba e negli Stati Uniti: un libro che è l’analisi di un viaggio che è già storia, più che mai dopo la morte di Fidel Castro e l’elezione di Donald Trump. L’attualità di un viaggio, l’incontro con Castro, i discorsi del Papa argentino a Plaza della Revolution, all’ONU, al Congresso Americano sono riproposti nel volume “The American Pope” (LEV 2016) che analizza le nuove idee del Pontefice su libertà, giustizia, uguaglianza, diritti umani e dignità della persona. Sia a Cuba che negli Stati Uniti, dinanzi al Congresso Americano e all’Onu, Papa Francesco ha ricordato che “il mondo ha bisogno di riconciliazione in questa atmosfera  di terza guerra mondiale a pezzi che stiamo vivendo”.

L’incontro con Massimo Milone, già autore di “Pronto? Sono Francesco. Il Papa e la rivoluzione comunicativa un anno dopo” (Libreria Editrice Vaticana) e da pochi giorni nelle librerie con il suo ultimo libro “Dal Sud per l’Italia: la Chiesa di Papa Francesco, i cattolici, la società” (Guida Editore), è stato organizzato con il  patrocinio dell’UCSI, l’Unione della Stampa Cattolica Italiana e sarà introdotto dal Sindaco di Santa Maria Capua Vetere, Antonio Mirra, dal direttore artistico del Festival della Letteratura “La memoria degli Elefanti”, Antonio Emanuele Piedimonte e dal vicepresidente nazionale dell’UCSI, Donatella Trotta, fondatrice del “Premio Napoli Città di Pace”.

Insieme con Milone discuteranno nel salotto letterario coordinato dal project manager del Festival, Roberto Conte, lo studioso di ebraismo, Ottavio Di Grazia, docente di Culture, identità e religioni all’Università Suor Orsola Benincasa, il teologo Pasquale Giustiniani, professore ordinario di Filosofia teoretica e di Bioetica presso la Pontifica Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, membro del Consiglio direttivo del CIRB, il Centro Interuniversitario Campano di Ricerca Bioetica e autore del volume in corso di pubblicazione “Una nuova bioetica al tempo di Papa Francesco?” (Edizioni Biblioteca Teologica Napoletana), l’Imam della Moschea di San Marcellino, Nasser Hidouri, lo storico del diritto Francesco Lucrezi, professore ordinario di Storia del diritto romano all’Università Suor Orsola Benincasa, già visiting professor all’Università di Gerusalemme e membro del Consiglio direttivo del CIRB, il giornalista vaticanista Raffaele Luise, autore del volume “Testimone di misericordia. Il mio viaggio con Francesco”e vincitore del “Premio Napoli Città di Pace”, il Vescovo emerito di Caserta, Raffaele Nogaro, il costituzionalista Andrea Patroni Griffi, professore ordinario di Diritto pubblico all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, membro del Consiglio direttivo del CIRB e autore del volume “Le regole della Biotetica tra legislatore e giudici” (Editoriale Scientifica), il presidente dell’Istituto di Cooperazione e Sviluppo Italia-Cuba, Alessandro Senatore, il pastore della Chiesa Evangelica di Caserta,Giovanni Traettino, e Diana Pezza Borrelli in rappresentanza del Movimento dei Focolari.

Il 26 Maggio con il Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali Giuliano Volpe l’appuntamento conclusivo della seconda edizione del Festival

Dopo i valori della storia analizzati con il libro di Guido Trombetti “Annibale Spartaco e Garibaldi”, i valori della giustizia raccontati con “Toghe, banchieri e rotative” di Vincenzo Pezzella e i nuovi valori della Chiesa di Papa Francesco, la seconda edizione de “La Memoria degli Elefanti”, il Festival della Letteratura nel segno del mito ideato da “Arena Spartacus Amico Bio” con il patrocinio del Comune di Santa Maria Capua Vetere, si concluderà venerdì 26 Maggio con i valori del patrimonio culturale italiano celebrati nel suo ultimo libro “Un patrimonio italiano” (Utet Editore) dal presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici, Giuliano Volpe, che racconta anche l’esperienza del ristorante biologico “Amico Bio – Arena Spartacus” all’Anfiteatro Campano come uno degli esempi più innovativi in Italia di valorizzazione di un sito culturale.

La Cena biologica con i menù tematici

Venerdì 31 Marzo partire dalle 20.30 dopo la presentazione del volume di Massimo Milone il salotto letterario dell’Arena Spartacus tornerà ad essere la sala del primo ristorante biologico al mondo in un sito archeologico. E come di consueto occasione del Festival della Letteratura ci saranno menù speciali tematici (con prezzi fissi dai 10 ai 20 euro) dedicati alle figure storiche del Festival nel segno del mito, da Annibale a Spartaco.

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Morbillo e vaccini, tutto quello che c’è da sapere

scritto da L'Interessante

di Antonio Andolfi

Torniamo a parlare di morbillo, abbiamo visto che ci sono stati oltre 700 casi dall’inizio dell’anno, con un aumento del 230 per cento, e che la morte insorge solo in rari casi. Per fortuna abbiamo un’arma potentissima, il vaccino, che ha salvato tantissime vite. Purtroppo c’è ancora chi ha paura di vaccinare i propri figli. Questa paura è ingiustificata. Vi spieghiamo perché.

Come funziona il vaccino del morbillo?

Il vaccino contro il morbillo esiste da più di cinquantanni: è un vaccino vivo attenuato, cioè contiene il microrganismo in forma tale da far sviluppare la risposta immunitaria ma non da produrre la malattia. Ne fu creata una prima versione nel 1963 e una migliorata nel 1968.

Nel 1971 è stata formulata una combinazione che riunisce in un unico prodotto l’immunizzazione contro morbillo, parotite e rosolia: è il cosiddetto vaccino trivalente MPR. In Italia è disponibile dal 1976, mentre dall’inizio degli anni Novanta è disponibile la formulazione MPR. Dalla sua introduzione a oggi ne sono state somministrate in tutto il mondo oltre un miliardo di dosi.

In Italia il vaccino per il morbillo non è obbligatorio ma viene raccomandato dalle autorità sanitarie. La prima dose viene in genere somministrata tra i 12 e i 15 mesi di vita, dato che fin verso il nono mese di vita il neonato è protetto dagli anticorpi della madre (se ha avuto il morbillo o, per un periodo inferiore, se è vaccinata), con un richiamo a 5-6 anni. Anche ai giovani e agli adulti che non hanno avuto la malattia da piccoli è consigliata la vaccinazione, in due dosi a distanza di almeno quattro settimane l’una dall’altra.

Otto bambini su dieci non hanno alcun effetto collaterale dalla vaccinazione. Nel restante 20 per cento dei casi, ci possono essere alcuni effetti (che compaiono in genere tra 5 e 12 giorni dopo, nella fase in cui il virus attenuato si replica nell’organismo, e soprattutto dopo la prima dose). I più comuni sono una reazione locale con rossore, prurito o gonfiore nella zona dell’iniezione, febbre (in circa un caso su sei), una lieve eruzione cutanea che ricorda quella del morbillo (in una persona su 20), un ingrossamento dei linfonodi della gola e del collo (una persona su 75).

In circa un caso su 3mila, il bambino può avere convulsioni per la febbre, che non lasciano però conseguenze. In due-quattro casi ogni 100mila vaccinati si può verificare una piastrinopenia, ovvero un’alterazione della coagulazione del sangue che può causare emorragie: sono in genere non gravi, ma bisogna intervenire subito per trattarle

Lo shock anafilattico può verificarsi come per altri vaccini all’incirca in un caso ogni milione di vaccinati.

Riguardo all’encefalite, la complicazione più temibile dopo il morbillo, anche tra le fonti più attendibili si trovano informazioni contrastanti, che non la escludono in maniera assoluta dopo il vaccino, creando confusione e allarme. Il motivo è questo: dato che il virus naturale causa l’encefalite, c’è una plausibilità biologica per cui potrebbe farlo anche quello attenuato del vaccino. Questa possibilità non è però mai stata confermata in casi concreti. Si tende a credere che anche nei rarissimi casi in cui l’encefalite si è verificata dopo il vaccino, la persona fosse in realtà già infettata dal virus naturale. E in ogni caso, va ricordato che l’encefalite da morbillo è un rischio reale e molto concreto (un caso su mille), mentre quella da vaccino è un rischio solo ipotetico, mai accertato e che riguarderebbe nella peggiore delle ipotesi meno di un caso su un milione.

Esiste il rischio di autismo legato al vaccino del morbillo?

Questo non esiste: una mole ormai considerevole di studi non ha mai trovato alcun legame tra vaccino trivalente e rischio di autismo. La storia del presunto collegamento è nata negli anni Novanta, quando il medico inglese Andrew Wakefield sostenne in uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet che il vaccino potesse provocare un’infiammazione della parete intestinale e contribuire a mettere in circolo sostanze tossiche per il cervello.

Lo studio è stato smentito, la rivista stessa lo ha ritrattato dopo che è stato dimostrato che i dati erano stati falsificati, Wakefield è stato radiato dall’Ordine dei medici, ma la bufala continua a circolare, portando in Italia anche a sentenze di tribunale che in qualche modo sembrano legittimare il legame, ma che sono poi state ribaltate.

Gli esperti ritengono che, come per diverse altre vaccinazioni, anche quella contro il morbillo sia vittima del suo stesso successo: molte persone oggi non hanno mai avuto occasione di vedere un caso di morbillo, o di constatare quanto gravi possono essere le complicazioni portate dalla malattia, per cui si tende a credere che sia di fatto innocua. Gli effetti collaterali del vaccino, veri e presunti, vengono invece continuamente ricordati.

Questo fa sì che in Italia, come in altri paesi europei, la soglia delle vaccinazioni sia inferiore a quella del 95 per cento ritenuta necessaria per interrompere la circolazione del virus. L’eradicazione della malattia entro il 2015 è un obiettivo che per ora è stato mancato sia dal nostro che da diversi altri paesi.

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Morbillo e vaccini, tutto quello che c’è da sapere

scritto da L'Interessante

morbillo

di Antonio Andolfi

È una malattia grave o innocua? Quali sono gli effetti collaterali dei vaccini? Si può morire di morbillo? Ecco le risposte ai dubbi più comuni.

Il bambino di sei mesi ricoverato in ospedale ad Ancona, e la lettera nello studio del pediatra che accusa i genitori che non vaccinano. Un focolaio epidemico in un asilo nido milanese, con dodici bambini colpiti. L’aumento del 230 per cento dei casi appena denunciato dal ministro della Salute (oltre 700 casi dall’inizio dell’anno contro gli 844 complessivi del 2016). Una epidemia in Romania, con oltre 3mila casi da gennaio, e 16 morti.

Il morbillo continua a far parlare di sé. Su questa malattia si continua a sentir dire tutto e il contrario di tutto: che tantissimi dei quaranta-cinquantenni di oggi ci hanno fatto conti da bambini, senza alcun problema. Oppure che è una malattia grave e pericolosa. Dove sta la verità? Cerchiamo di fare chiarezza.

Che cos’è il morbillo, innanzitutto?

Il morbillo è una malattia infettiva causata da un virus. È molto contagiosa e colpisce soprattutto i bambini, ma non risparmia adolescenti e adulti. Oltre la metà dei casi in Italia si verifica nella fascia di età 15-39 anni. È diffuso in tutto il mondo, da noi colpisce di più tra la fine dell’inverno e la primavera.

Si trasmette per via respiratoria attraverso tosse e starnuti e attraverso le secrezioni nasali: il virus può rimanere attivo e contagioso nell’aria o sulle superfici infettate anche due ore.

Chi è infetto è contagioso da quattro giorni prima che compaiano le tipiche macchioline rosse fino a quattro giorni dopo. Il periodo di incubazione dura 10-12 giorni, e il decorso della malattia è tra i 10 e i 20 giorni. Una volta contratto, si è immuni contro il morbillo, teoricamente per tutta la vita. In Italia vige l’obbligo di notificare la malattia alle autorità sanitarie.

Quali sono i sintomi del morbillo?

Il più tipico è l’eruzione cutanea, che neppure per i medici, che vedono oggi molti meno casi di quelli di un tempo, è tanto facile da riconoscere e distinguere rispetto ad altre malattie, come la rosolia o la scarlattina. Prima ancora dei caratteristici puntini rossi compare di solito un forte raffreddore, congiuntivite, febbre sempre più alta.

Quali sono le possibili complicazioni del morbillo?

Otite, diarrea, polmonite sono le più frequenti, si verificano complessivamente in circa il 20-30 per cento dei casi. Ci sono anche complicazioni molto meno frequenti, ma assai più temibili.

Una di queste, in 1 caso su 1.000, è l’encefalite, un processo di infiammazione del cervello, mortale nel 10 per cento dei casi, e che può lasciare danni neurologici permanenti. Di encefalite morbillosa morì nel 1962, a sette anni, la figlia del celebre scrittore di libri per l’infanzia Roald Dahl, autore de La fabbrica di cioccolato.

C’è infine una complicanza del morbillo ancora più rara (un caso su 100mila) che può manifestarsi anche a distanza di anni dall’infezione con il virus del morbillo: è la panencefalite sclerosante subacuta (PESS), una malattia progressiva del cervello dagli effetti devastanti.

Ma non solo: il virus lascia nel sistema immunitario dei bambini strascichi che durano fino a tre anni dalla fine della malattia, lasciandoli vulnerabili a una serie di infezioni anche più gravi.

Si può morire di morbillo?

Sì. Prima dell’introduzione su larga scala del vaccino, le morti per morbillo erano oltre 2 milioni e mezzo l’anno. Tra il 2000 e il 2015, in tutto il mondo, i decessi causati dal virus sono diminuiti dell’80 per cento, ma ancora due anni fa, globalmente, sono stati circa 134mila o, detto in altri termini, 367 al giorno.

La stragrande maggioranza delle morti per morbillo si verifica nei bambini, in paesi africani e asiatici poveri, dove i bambini sono malnutriti o le strutture sanitarie carenti, non in grado di trattare con mezzi adeguati la disidratazione provocata dalla diarrea o la polmonite. Ma di morbillo si muore ancora anche nei paesi industrializzati: tra il 2005 e il 2013 ci sono state 24 morti in Bulgaria, 17 in Romania, 10 in Francia, 4 in Italia, 3 in Germania e in Gran Bretagna.

Per fortuna esistono i vaccini che hanno salvato tante vite, ma purtroppo, negli ultimi anni, la popolazione ha sempre più paura di vaccinare i propri figli. Se anche voi avete paura allora leggete la seconda parte, in cui parleremo di vaccini.

 

 

Morbillo e vaccini, tutto quello che c’è da sapere was last modified: marzo 29th, 2017 by L'Interessante
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