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Categoria

Cultura

rimpianto
CulturaIn primo piano

Che cos’è il rimpianto?

scritto da L'Interessante

Rimpianto

Di Miriam Gargiulo

Il rimpianto è quel sentimento nostalgico e doloroso in cui sprofondiamo ogni volta che ci ritroviamo a combattere con la consapevolezza che avremmo potuto e non abbiamo fatto. Consapevolezza che nasce quando non abbiamo più la possibilità di recuperare e di cambiare il corso degli eventi.

Quante cose non diciamo e non facciamo per orgoglio, per timidezza, per paura di sbagliare o soffrire?

Un rimpianto è per sempre

Il rimpianto ha il profumo delle occasioni mancate, delle persone incontrate e ormai perse.

Avere rimpianti equivale a vivere con un peso sul cuore e lo sguardo rivolto costantemente al passato. Il presente è oscurato dal tormento e dalla colpa che ci addossiamo per essere stati troppo orgogliosi o per aver lasciato che la paura di fare la cosa sbagliata ci frenasse, per il timore di abbassare quei muri dietro i quali ci siamo trincerati per anni, che ci hanno spinto a non rivelare il lato migliore di noi, a non fidarci di chi avevamo accanto, di chi non abbiamo capito e alla fine perso e rimpianto.

Convivere con il rimpianto delle possibilità non vissute, significa vivere a metà

Forse sbagliamo ogni volta che decidiamo di nasconderci dietro quell’ostinata fierezza che ci indurisce e immobilizza, solo per non mostrare le nostre paure e debolezze. Forse sbagliamo ogni volta che decidiamo di non essere coraggiosi e allora ci accontentiamo di ammirare i successi altrui, perdendo il nostro momento e dolendoci per questo. Quante volte aspettiamo che siano gli altri a fare il primo passo o a dichiarare il proprio amore, solo per allontanare  da noi il rischio di fallire e soffrire? Non è sempre facile mettersi in gioco, scoprirsi e offrire agli altri la possibilità di colpirci. Ma forse sbagliamo e diventiamo stupidi ogni volta che decidiamo di rimanere fermi, soffocando in gola le parole per le quali continueremo a torturarci negli anni. Ogni volta che non viviamo come vorremmo e decidiamo di “lasciare fare semplicemente al destino” ripetendo a noi stessi che –tanto le cose che devono accadere, accadono!- Ma il destino offre occasioni, saperle afferrare, senza aspettare che ce ne vengano date altre, spetta solo a noi!

“Cogli la rosa quando è il momento che il tempo lo sai vola, e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà.” –Walt Whitman

Che cos’è il rimpianto? was last modified: novembre 22nd, 2016 by L'Interessante
22 novembre 2016 0 commenti
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lucia
CulturaIn primo pianoTv

“Io ci sono”: la storia di Lucia Annibali arriva su Rai 1

scritto da L'Interessante

Lucia Annibali

Di Michela Salzillo

“Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.”

J.Folla

Ed è sempre bello raccontare storie di vite interrotte che poi ripartono, quelle che parlano duro e ti fanno sentire che davvero non è mai la fine, che non c’è nulla di sbagliato nell’ ammettere che si può toccare il fondo con la vittoria in tasca. Certo, l’umana legge non è mai così matematica, perciò capita che non sempre ci siano da celebrare conquiste, anzi, di morti senza fraintendimenti ne contiamo fin troppe. Di donne che non possono raccontare la loro rinascita ne apprendiamo di ora in ora, e come una sconvolgente abitudine a cui neanche lo sconforto si dovrebbe rassegnare, ci preoccupiamo di ricordare nomi e volti per onorarne la memoria. Trattenere i loro vissuti, seguire il destino dei loro assassini ci serve per convincerci che non scordiamo, che non siamo disposti a girarci dall’altra parte. Vero è che di parole sull’argomento ne spendiamo tante e, spesso, come accade per i casi in cui il parere di troppo sfiora il ridicolo, ci ritroviamo a dire frasi fatte che neppure riusciamo più ad ascoltare. Ma allora qual è il modo per fare la cosa giusta? Come si fa ad essere in sintonia con certi dolori? La verità è che non esiste una risposta oggettiva, e forse nessuna sensibilità, neppure la più spiccata, potrà mai nemmeno immaginare cosa si prova a vedere la morte in faccia per mano di chi, un minuto prima, chiamavi amore, e gli credevi. Scuramente, però, i racconti di chi si è salvata e i volti delle donne che ce l’hanno fatta, rivendicano il diritto a venire prima di ogni studio analitico sui fatti di cronaca, teorie che troppo spesso sono azzardate da illustri scrivanie senza giuste cause o motivazioni. Più che di supposizioni, abbiamo bisogno di reale, di sentirci dire  io ci sono,  sono qui per dirti che ce l ho fatta. Ed è così che si sente oggi Lucia Annibali, una donna consapevole di essere più bella e più forte di prima. Dopo il libro, uscito nel 2014 per la Rizzoli editore, in cui l’avvocatessa di Pesaro racconta, insieme alla giornalista Giusy Fasano, la sua storia di morte e rinascita, arriva su Rai 1 il docufilm che ne tesse i dettagli e le sfumature. Interpretata dall’attrice Cristiana Capotondi per la regia di Luciano Manuzzi , la produzione cinematografica, in onda questa sera, alle ore,21.10, intende tenere fede alla verità dei fatti accaduti la notte del 17 aprile 2013.

 Lucia Annibali: Il dramma in un attimo, poi la rinascita

 Gli atti processuali raccontano che mentre Lucia non era in casa, un albanese assoldato dall’ ex fidanzato, Luca Varani, si introdusse nella sua abitazione: quando la giovane avvocatessa rientrò, fu un attimo. Neanche il tempo di rendersene conto, ma tutto lo spazio per restare cosciente, che il volto di Lucia viene per sempre sfigurato da un getto di acido solforico. Il veleno le mangia il viso, lo annienta, lo divora. Diciotto le operazioni a cui è verrà sottoposta, diciotto le anestesie, l’ ultima, quest’estate, neppure totale. Una storia di coraggio la sua, una storia di scelta, quello che lei stessa dice di aver dovuto fare in un istante:

“Quando ti trovi distesa di fianco alla morte devi decidere. O ti lasci andare, arrendendoti, o ti fai forza e riprendi a vivere”.  Senza dubbio, e lo racconta lei stessa, Lucia ha scelto di esserci, di nuovo. Non solo quella notte, ma anche quando, con ancora il viso privo di lineamenti, si toglierà le bende davanti allo specchio, affinché quello che lei vede non appartenga più a nessuno. Lucia c’è quando Luca Varani viene condannato a vent’anni di reclusione, perché essere presente davanti ai giudici, che il 22 maggio 2014 hanno emesso la sentenza definitiva, l’ha sempre ritenuta una forma di dignità e rispetto. Lucia c’è pure quando, sorridendo, con la bellezza negli occhi, si racconta così:

«Lui voleva che morissi, ma non c’è riuscito. Mi ha fatto tutto il male possibile, ma ho io ho vinto. Sono qui, viva, forte, sorrido, sono circondata da un affetto enorme. E ho voglia di ricominciare»

“Io ci sono”: la storia di Lucia Annibali arriva su Rai 1 was last modified: novembre 22nd, 2016 by L'Interessante
22 novembre 2016 0 commenti
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Atelier
CulturaIn primo pianoTeatro

Atelier del costume Teatrale ActoryArt

scritto da L'Interessante

Atelier

di Roberta Magliocca

Mala tempora currunt. Il periodo è quello che è, a pochi giorni dal discusso Referendum Costituzionale c’è chi si scanna in nome di un futuro che sembra stare a cuore a tutti.

Eppure le librerie chiudono, i teatri sono vuoti, le scuole cadono a pezzi sotto il peso schiacciante di una società al contrario dove ragazzi non ancora formati hanno la presunzione di conoscere tutto, e I MAESTRI  vedono svilire il loro ruolo nel mondo.

Abbiamo perso i punti di riferimento. Niente Catullo nelle nostre frasi d’amore, nessuna eco di Eduardo nell’ironia partenopea, nessuna lettura prima di andare a dormire.

Smontate pure gli alberi, le strade, le montagne, i portoni di lontana memoria. Abbiamo fallito.

Oppure no? Forse basta solo cercare più a fondo. La meraviglia fa fatica ad emergere. Noi un po’ di meraviglia l’abbiamo scovata, in una taverna nel casertano. 

E lì abbiamo incontrato Claudia e Vittoria, due donne di una semplicità e di un sorriso disarmanti. Intorno a noi, tutti i colori del mondo.

Sono i colori delle stoffe de l’ Atelier del costume Teatrale ActoryArt

Parte tutto dal teatro, grande passione che accomuna la regista Vittoria Sinagoga e l’attrice Claudia Buono. Da questa passione c’è l’incontro dei vestiti di scena fatti da Vittoria con il sottoscala e l’aiuto di Claudia. Nasce L’Atelier del Costume Teatrale ActoryArt: eccolo il luogo della meraviglia di cui vi parlavo.

Costumi d’epoca, da ballerini, re e pagliacci, cappelli e tuniche.  Tutti fatti da queste due donne innamorate di questa arte che aggiunge spettacolo allo spettacolo. L’atelier nasce appena due mesi fa, eppure già sono cariche di commissioni, segno che il teatro ha bisogno di verità e artigianalità, di cura dei dettagli, non di lavoro asettico industriale. E’ proprio grazie a questa grande richiesta che Vittoria e Claudia hanno avuto bisogno di un aiuto nella produzione di questi abiti, aiuto che esiste nella figura di Filomena Natale.

Di parole ne abbiamo spese tante, ma le foto sono tutta un’altra storia. Da vivere, anche questa.

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Atelier del costume Teatrale ActoryArt was last modified: novembre 22nd, 2016 by L'Interessante
22 novembre 2016 0 commenti
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la-meraviglia
CulturaEventiIn primo piano

La Meraviglia – Contest Fotografico L’Interessante

scritto da L'Interessante

Ci siamo! Le foto che ci sono arrivate in redazione sono state non solo tantissime, ma tutte davvero meravigliose. Noi ne abbiamo scelte 5. Ora tocca a voi: scatenate like e/o reazioni Facebook (prima alla pagina e poi alla foto) e fateci capire qual è la vostra preferita. Le votazioni si chiuderanno il 23 Novembre. Le tre foto più votate saranno sottoposte all’attenzione della redazione che sceglierà la vincitrice. Cosa aspettate? Votate! Non c’è che l’imbarazzo della scelta.

N.B. Le foto vanno votate su Facebook, a questo indirizzo troverete l’album:

https://www.facebook.com/pg/linteressante/photos/?tab=album&album_id=607935582664720

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La Meraviglia – Contest Fotografico L’Interessante was last modified: novembre 19th, 2016 by L'Interessante
19 novembre 2016 0 commenti
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molly
CulturaIn primo piano

Molly Malone, la strana leggenda

scritto da L'Interessante

Molly

Di Erica Caimi

Forse, non esiste altro posto al mondo più ricco di miti e leggende dell’Irlanda. Qui, la storia si colora di tradizione orale e anche una semplice passeggiata in centro può regalare sorprese inaspettate.

Tutti sono d’accordo nell’ affermare che Molly Malone è una delle persone più famose nella storia di Dublino, poi, che sia esistita veramente oppure no, questa è un’altra questione. Sicuramente è l’icona più curiosa ad essere mai stata celebrata ufficialmente dalle autorità comunali, che nel 1988, nel corso dei festeggiamenti per il “Dublin millennium”, hanno deciso di far costruire una statua in suo onore e di collocarla a Grafton Street. A questo indirizzo, si trovava un piccolo cimitero, raso poi al suolo dalle ruspe per lasciar spazio a nuovi edifici, dove la leggenda vuole sia stata seppellita la povera Molly, passata a miglior vita prematuramente. La statua è stata in seguito rimossa e spostata temporaneamente a Suffolk Street, di fronte all’ Ufficio del Turismo, ma resta una tappa irrinunciabile per i turisti, che si fermano a farsi fotografare accanto a quella giovane con una generosa scollatura in bella mostra.

Chi era Molly Malone ?

Le prove della sua nascita e morte sono state “scoperte” diverse volte nel corso dei secoli, forse perché un numero cospicuo di “Molly Malone” sono effettivamente nate a Dublino e scambiate erroneamente per l’originale, comunque la sua presunta venuta al mondo si colloca intorno al 1600. La leggenda vuole che Molly sia una giovane donna di bell’aspetto che lavora come pescivendola di giorno e di notte vende il suo corpo seducendo gli studenti del Trinity College, Università stimata per la sua rigida dissolutezza. Molly muore molto giovane a causa di una febbre tifoide che aveva anche causato la morte dei suoi genitori, ma si racconta che il suo fantasma torna ogni notte ad infestare le strade di Dublino.

Molly Malone e la tradizione

Anche se si ritiene che Molly Malone sia vissuta nel 1600, non vi è alcuna traccia della sua presunta  esistenza fino alla fine del ‘700, inizio ‘800.

Nel 1880 una nota canzone popolare gaelica dal titolo “Cockles and mussels”, “cardi e cozze”, scritta da un autore ignoto, rievoca la leggenda, congelandola nell’immaginario collettivo: «In Dublin’s fair city, where the girls are so pretty, I first set my eyes on sweet Molly Malone, As she wheeled her wheel-barrow, Through streets broad and narrow, Crying, “Cockles and mussels, alive alive oh!”». La canzone, apprezzata per secoli, è stata riadattata da vari gruppi, The Dubliners compresi. Proprio grazie alla sua notorietà, la melodia affianca l’inno nazionale Ireland’s Call all’apertura delle partite della squadra nazionale di rugby della Repubblica d’Irlanda (l’Irish International Rugby Team) ed è l’inno ufficiale dei tifosi delle associazioni sportive di Dublino aderenti alla GAA, la Gaelic Athletic Association.

I dublinesi, ancor oggi, non hanno dimenticato Molly Malone, affibbiando alla statua il gergale e colorito appellativo di “tart with a cart”, letteralmente “puttana col carretto” o “The trollop with the scallop”, “la donnaccia con le conchiglie”.

Molly Malone, la strana leggenda was last modified: novembre 19th, 2016 by L'Interessante
19 novembre 2016 0 commenti
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Campania
CulturaIn primo pianoTeatro

CAMPANIA ACTOR STUDIO presenta “Alice / La Meraviglia”

scritto da L'Interessante

Campania Actor Studio

“CAMPANIA ACTOR STUDIO”

presenta

“Alice / La Meraviglia”

Mercoledì 30 novembre ore 22.00 – Piazza Campania

Si terrà mercoledì 30 novembre la prima della pièce teatrale del Campania Actor Studio. Una sceneggiatura sperimentale ideata sulle peculiarità degli spazi del Centro Commerciale Campania e sulle caratteristiche degli aspiranti attori protagonisti del progetto, per la regia di Michele Pagano.

Il Centro Commerciale Campania lo scorso aprile ha avviato il Campania Actor Studio, un percorso laboratoriale di recitazione. Alle selezioni hanno partecipato oltre 200 persone ma solo 20 sono state selezionate per il progetto da una giuria composta da Francesco Paolantoni, Massimiliano Gallo e Lucio Caizzi. I 20 attori hanno seguito un percorso intensivo di formazione con inizio in aprile per potere girare 10 puntate di una web serie e realizzare uno spettacolo teatrale.

L’idea nasce dalla volontà di far emergere le potenzialità del territorio attraverso l’incontro tra affermati professionisti del settore con giovani talenti, ma anche ispirare coloro i quali non si sono ancora avvicinati all’arte della recitazione e spingerli a ricercare il proprio potenziale espressivo, emozionarsi ed emozionare.

Mercoledì 30 novembre dalle ore 22.00 questa idea prenderà forma in una Piazza Campania nella quale il pubblico non sarà solo spettatore ma nella rappresentazione in cui salteranno i canoni classici della dalla tradizionale impostazione palcoscenico vs platea.

“Alice / La meraviglia”, liberamente ispirata alla celebre opera di Lewis Carrol, è una produzione del progetto Campania Actor Studio con la regia di Michele Pagano anima di Officina Teatro, una consolidata realtà della provincia di Caserta che si caratterizza per l’offerta di produzioni artistiche sperimentali di qualità e innovative. 

Plot: Se Lewis Carroll un giorno decide di prendere dei fogli di carta, una penna e di partorire Alice un motivo scatenante ci sarà stato. Alice diventerà poi un mito, un’immagine emblematica e poetica allo stesso tempo, che verrà contrassegnata, nell’immaginario collettivo, come quella ragazzina bionda e l’abito azzurro che, trascinata da un coniglio, riesce finalmente a vivere immaginando “ben sei cose impossibili al giorno”. Forse, l’intento di Carroll era proprio quello di spingere i propri lettori a chiudere gli occhi e a sognare senza remore e limitazioni. E allora ispirandoci a lui si può ricercare la nostra meraviglia in un centro commerciale, fantasticando tra le scale mobili e gli ascensori, tra le vetrine dei negozi e i tavolini di un bar.

L’INGRESSO E’ LIBERO.

CAMPANIA ACTOR STUDIO presenta “Alice / La Meraviglia” was last modified: novembre 18th, 2016 by L'Interessante
18 novembre 2016 0 commenti
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CTS
CulturaIn primo pianoTeatro

ANCORA UN DOPPIO APPUNTAMENTO NEL WEEKEND TEATRALE AL CTS

scritto da L'Interessante

CTS

ANCORA UN DOPPIO APPUNTAMENTO NEL WEEKEND TEATRALE AL CTS

LE DONNE PROTAGONISTE DEI DUE SPETTACOLI AL PICCOLO CASERTANO

Il Piccolo Teatro Cts di via Louis Pasteur 6 a Caserta (zona Centurano) anche per questa settimana ripropone tre giorni di spettacoli. Precisamente per venerdì 18 novembre alle ore 21 è previsto lo spettacolo presentato dalla compagnia Sin Hombre in ”SUDiamo l’anima”, ideazione, scrittura e regia di Maria Iannotta con Viviana Venga, Simona Cipollaro, Mario Bellafonte, Luigi De Simone, Carmine Iannotta e Rino Principe Abate, musiche e parole originali di Mario Bellafonte in arte Bema, luci, audio e grafica di Cesare Napolitano, scene di Archeos. Mentre per sabato 19 alle ore 21 e domenica 20 novembre alle 19 verrà presentato “Aspettando che spiova”. In scena Gianluca d’Agostino nelle vesti di interprete, regista e autore dello spettacolo, con lui Luigi Credendino.

Queste le note di regia per ”SUDiamo l’anima”. La scena si apre con un confessionale al centro, una luce bianca, fioca, lo illumina, intorno è tutto buio. Il confessore (B) è già dietro la tendina del confessionale, non appare mai. Ai lati del confessionale delle panche di legno, si intravedono delle sagome sedute. Tutte le sagome sono caratterizzate da una corda legata alla caviglia, e sono tutti vestiti di nero, con al polso una maschera bianca, inespressiva. Suona la campanella che dà inizio alla funzione. Si illumina la prima panca, leggermente di rosso, caldo, c’è seduto un ragazzo, molto giovane apparentemente, ha una chitarra in mano, l’accorda. È un viaggio nell’entroterra campano, è tutto lasciato all’immaginazione, molte le cose taciute, lasciate all’interpretazione propria. Si tratta di quel pezzo di Campania che tutti nominano ma nessuno conosce veramente. Quando si pensa al Sud, viene in mente solo il sole, anche se la pioggia è la protagonista indiscussa. Il tentativo è quello di raccontare come si vive veramente quaggiù, che nonostante le brutture, si sopravvive, che spesso ci si affida alla fede bugiarda, che a volte non si vede più la luce e ci si lascia andare, o che a volte l’ignoranza prevale e che si chiede perdono per dei peccati che forse non si ha nemmeno commessi. Che si suda davvero l’anima, ma che non si sa bene a chi chiediamo perdono. Che forse è meglio che questi peccati li teniamo per noi.

Ecco alcune considerazioni a margine dello spettacolo “Aspettando che spiova”. Il testo di questa pièce è inedito. Il progetto nasce innanzitutto da un desiderio di fare teatro insieme e dall’esigenza di creare qualcosa di proprio a 360°. C’è un attore con una propensione alla drammaturgia, il quale scrive per sé e per altri attori che ha incontrato nei diversi contesti e coi quali vorrebbe lavorare ancora. La scrittura nasce per l’attore e non è l’attore che deve adattarsi al testo. Nel caso specifico di questo spettacolo, gli attori hanno seguito il lavoro preliminare alla messa in scena ancora più da vicino, eseguendo un ciclo di letture di alcune bozze, durante la fase di costruzione del testo, per aiutare l’autore a trovare nuove idee e suggestioni. Infatti, il risultato finale è figlio dei dibattiti nati durante queste letture. Lo spettacolo vuole essere una critica disillusa al teatro, in una maniera, ci si prefigge, nuova, inedita, innovativa; ma è anche un gioco. La scrittura ha come presupposto l’intento di creare, piuttosto che dei personaggi plausibili, un insieme di occasioni per gli attori che si muovono dentro quelle parole e quei rapporti.

Queste le note di regia. Un temporale è lo sfondo della performance. Serve a creare il clima, l’atmosfera di tensione e di malumore di fondo, ancor prima che avvenga tutto. Il diluvio è metafora di un mondo che si avvia verso il capolinea. Il presagio di una catastrofe, di qualcosa che è più grande e che non si potrà mai gestire. La regia sarà essenziale, si ricreerà l’effetto climatico con il supporto tecnico di audio e luci. Per quanto riguarda la scena, si immagina un teatro che perde. Qua e là recipienti di varie dimensioni a raccogliere le gocce che il soffitto non riesce a trattenere. Si immagina che ci sia una specie di tetto o qualcosa del genere sulle teste degli attori, dal quale ogni tanto cada a terra un po’ d’acqua piovana accumulatasi.

ANCORA UN DOPPIO APPUNTAMENTO NEL WEEKEND TEATRALE AL CTS was last modified: novembre 18th, 2016 by L'Interessante
18 novembre 2016 0 commenti
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Luca Rossi
CulturaIn primo pianoMusica

GREETINGS FROM FIRELAND è il titolo del secondo disco di Luca Rossi

scritto da L'Interessante

Luca Rossi

Si terrà martedì 22 Novembre alle ore 18,30 presso la sede del Teatro stabile d’innovazione Città di Caserta (ingresso in Via Mazzini 77), la prima presentazione in assoluto del disco Greetings from Fireland di Luca Rossi

Interverrà Daniela Borrelli, assessore alla cultura del Comune di Caserta.

L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti.

GREETINGS FROM FIRELAND è il titolo del secondo disco di Luca Rossi in uscita il prossimo 25 novembre, su etichetta SoundFly. ll disco è stato realizzato a Napoli grazie alla collaborazione di Pasquale Ziccardi, Michele Signore, Pietro Cioffi, Marzouk Mejri, Bifalo Kouyatè, Federico Scarabino, Loredana Carannante, Giovanni Parillo, Charles Feris e Carlo de Gennaro.

“Greetings from Fireland” parte da qua, da quella che è casa mia da sempre, la Campania, Fire-landia, terra di fuoco. Ma Firelandia non è solo questa regione d’ Italia: più che un territorio fisico sembra essere uno stato d’animo globale e condiviso. Mi piace pensare a questo lavoro come a un canto-contro o a un contro-canto: contro il mondo di plastica e la sua moderna spiritualità, la Dio-ssina. Con la scritta rossa sulla copertina volevo imitare chi di notte con la bomboletta consumata metteva il trucco alle mura di cemento armato. Ma pure chi firma le lettere col rossetto, come in una sorta di protesta amorosa. Un omaggio a quella storia che sottrae i mattoni dalle grandi mura della separazione per costruire case che accolgano il futuro. Oggi i muri, oltre che reali sono virtuali e non si prevede quanto possano diventare alti e invalicabili. Questo disco è un omaggio ai ponti, a ciò che unisce e ci affratella. Aldilà dell’ Io. Aldilà dell’aldilà. Nell’ Aldiquà”.

Con la doppia tammorra e pochi accordi di chitarra il nuovo lavoro di Luca Rossi racconta storie apparentemente distanti tra loro: dalla lettera del disperato Nouraddin, alla traversata coraggiosa di una sirena africana, dall’esempio politico di Josè Pepe Mujica al padre che scrive una ninna nanna per sua figlia. Senza indicare una destinazione precisa, tutti questi mittenti immaginari, spediscono la loro cartolina, ognuno dalla propria personale “Firelandia”.

Luca Rossi è autore e interprete per il teatro e la musica. È considerato tra i più rappresentativi esponenti della tammorra. Ha effettuato collaborazioni, partecipazioni e registrazioni con molti artisti della scena musicale italiana e della musica etnica internazionale.

GREETINGS FROM FIRELAND è il titolo del secondo disco di Luca Rossi was last modified: novembre 18th, 2016 by L'Interessante
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Veronesi
CulturaIn primo piano

Il ricordo di Umberto Veronesi

scritto da L'Interessante

Veronesi

di Antonio Andolfi

ll più grande oncologo italiano, uno dei migliori del mondo, è morto a 90 anni. Era stato ministro della Sanità ed è stato uno dei principali fautori delle leggi contro il fumo.

Umberto Veronesi è morto a Milano martedì 8 novembre all’età di 90 anni. Era nato a Milano il 25 novembre 1925 (avrebbe compiuto 91 anni tra meno di un mese) ed era uno dei più noti oncologi del mondo.

Dopo aver diretto l’Istituto dei Tumori di Milano nel 1991, sempre a Milano, aveva fondato l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO), un modello di ospedale oncologico innovativo che si basa su 3  principi: centralità del paziente, integrazione fra la ricerca di laboratorio e ricerca clinica, prevenzione. Ministro della Salute tra il 2000 e il 2001 nel governo Amato (allora si chiamava ancora Ministero della Sanità), si era battuto per far approvare le norme che limitano il fumo nei locali pubblici.

Veronesi e la scienza

Se la figura di Umberto Veronesi è molto nota e stimata in Italia è anche per il ruolo che ha avuto nella vita pubblica: come divulgatore infaticabile; come protagonista del dibattito etico sui temi della medicina, dell’eutanasia, della cura dei malati; come medico e imprenditore della sanità. Ma il suo ruolo scientifico è altrettanto importante e noto soprattutto al di fuori dei confini nazionali. Perché prima di tutto Umberto Veronesi era un chirurgo. Un grandissimo chirurgo. È a lui che dobbiamo la tecnica della quadrantectomia per estirpare il tumore alla mammella. Si tratta di un intervento che ha un impatto estetico (e pertanto anche psicologico) molto meno invasivo ma altrettanto efficace della mastectomia, ovvero l’asportazione chirurgica del seno.  

Nel 1981 pubblica i dati della sua ricerca sulla quadrantectomia sul New England Journal of Medicine, uno studio condotto dai medici e chirurghi italiani dell’Istituto dei Tumori di Milano. Il  New York Times riprende la notizia in prima pagina e la notorietà di Veronesi, fino ad allora relegata al pubblico degli addetti ai lavori, decolla. E decolla anche la sua tecnica, rivoluzionaria, che cambia per sempre la chirurgia del tumore alla mammella.

È questo il periodo in cui l’Italia, Milano, l’Istituto dei Tumori fa scuola a tutti i medici del mondo, statunitensi compresi. Merito di un oncologo, Gianni Bonadonna, di un grande chirurgo, Umberto Veronesi, e della sua idea rivoluzionaria: il cancro non si combatte da soli, ma in gruppo. E si vince con la ricerca.

 Nel  1993, all’IEO, la sua creatura nel quale anche a 90 anni si recava per 3 giorni alla settimana,  sviluppa la tecnica del “linfonodo sentinella”. Come funziona questa tecnica? Veronesi e gli altri ricercatori dello IEO si resero conto dell’importanza di intercettare tempestivamente i carcinomi piccoli perché in questi casi le cellule cancerose non facevano in tempo a raggiungere i linfonodi dell’ascella, per cui non era necessario asportarli. Mentre il paziente è ancora in sala operatoria, si inietta un liquido radioattivo che individua il linfonodo sentinella, quello più vicino al tumore, lo si analizza e se è sano si evita di togliere tutti gli altri, che sono una barriera protettiva naturale del nostro sistema immunitario.

 Nel 2000 Veronesi rivoluziona la radioterapia con la cosiddetta radioterapia intraoperatoria, resa possibile quando un gruppo di ingegneri e fisici romani riesce ad assemblare un macchinario per la radioterapia così piccolo e mobile da poterlo portare in sala operatoria. Grazie a questa tecnica le pazienti non devono tornare in ospedale ogni giorno per 6 settimane circa dopo l’operazione per le consuete (e fondamentali) sedute di radioterapia. Ma l’efficacia della tecnica, naturalmente, non è limitata soltanto al confort delle pazienti: la radioterapia intraoperatoria riduce il campo dell’irradiazione del seno e limita al minimo l’irradiazione nelle zone vicine che potrebbero essere danneggiate senza ricevere benefici.

Proprio per queste innovazioni ha ricevuto tredici lauree honoris causa, nazionali e internazionali.

Veronesi. L’importanza della sua figura

Difensore dei diritti degli animali, vegetariano e molto attento al ruolo dell’alimentazione nella prevenzione dei tumori e nella tutela della salute, sostenitore del testamento biologico, dell’eutanasia e dei diritti del malato, della fecondazione eterologa,  nel 2003 ha anche creato la fondazione Veronesi per sostenere la ricerca e la divulgazione scientifica.

Il suo ruolo nel dibattito etico ha travalicato il campo della medicina e della salute: si è battuto contro la pena di morte, l’ergastolo e per la riforma del sistema carcerario. Per questo motivo ha creato e sostenuto l’iniziativa Science for Peace.

Fervente antiproibizionista, ha promosso la depenalizzazione dell’uso delle droghe leggere e più volte sostiene l’importanza di una regolamentazione dei derivati della cannabis, soprattutto per i suoi usi terapeutici in materia di terapia del dolore.

Nel campo della sanità ha sostenuto la centralità della ricerca. Per questo ha promosso la creazione degli Irrcs, gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, e ha cercato di convincere la politica (prima da ministro della salute, poi da senatore) che la ricerca pubblica è una priorità: senza sono le aziende a fare il bello e il cattivo tempo.

Umberto Veronesi faceva parte di una generazione di medici che hanno fatto la storia della medicina in Italia e che sono cresciuti all’interno dell’Istituto Tumori di Milano, il primo luogo di cura che ha approcciato la malattia oncologica con l’occhio della modernità.

Tutti i malati oncologici, e AIRC in particolare, devono molto alla sua lungimiranza di medico e scienziato e alla sua instancabile tenacia nel perseguire l’obiettivo di terapie più umane, efficaci e accessibili a tutti.

A Veronesi si deve la nascita della Giornata per la Ricerca sul Cancro nel 1998, una delle attività più qualificanti di AIRC, che ancora oggi ogni anno informa la cittadinanza sui risultati raggiunti per la cura del cancro e sull’importanza di sostenere il lavoro dei ricercatori.

 

 

Il ricordo di Umberto Veronesi was last modified: novembre 17th, 2016 by L'Interessante
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Mirella Casale
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Mirella Casale: l’insegnante che abolì le classi differenziali

scritto da L'Interessante

Mirella

Di Michela Salzillo

 

“Nessun bambino è perduto finché c’è un’ insegnante che crede in lui”

 Spesso certe verità si dimenticano, e allora è necessario andare indietro nel tempo, per capire chi le ha svelate e qual è stato il coraggio che le ha fatte conquiste. La scuola, oggi come ieri, è uno strano micro cosmo, fatto di mille contraddizioni e centinaia di bellezze. È un posto che non si aggiusta mai del tutto, c’è sempre qualcosa che stona, che funziona  malamente, che mescola le priorità rendendole confuse. È uno di quegli specchi che mette alla prova i passi avanti e costringe a chiedersi cosa è veramente cambiato e cosa, invece, continua a sapere di irrisolto. Il passato è pieno di insegnanti che hanno fatto del mestiere una missione, senza inseguire scopi diversi dall’educare, bambini e ragazzi, al futuro che si fa sperare e non temere. Mirella Antonione Casale è certamente una di quelle donne che ha insegnato la conquista all’ impossibile . Solo pochi giorni fa, sulla prima rete Rai, è andato in onda “La classe degli asini”, un film a lei ispirato, che ha raccontato in maniera semplice la lunga battaglia di chi le cose le ha cambiate davvero. Interpretato da Vanessa Incontrada, Flavio Insinna, Fabio Troiano e Aurora Giovinardi, il grande successo cinematografico  del regista Andrea Porporati ha dimostrato quanto di” buona scuola”, quella vera, si può e si deve ancora parlare.

Nel 1971 Mirella Antonione Casale volle, all’ inizio in maniera del tutto sperimentale, abolire le classi differenziali, concependo necessario che i bambini disabili si rapportassero con  tutti i loro compagni, senza più essere “catalogati” in aule dal ruolo secondario. Fu un progetto partito dalla scuola media” Camilio Olivetti” di Torino, dove la Casale era preside dal 1968. I risultati di quell’ idea, che all’epoca fu concepita come folle, furono ottimi, tanto che il suo operato si espanse  a macchia d’ olio fino a Roma. Nella capitale lavorò al fianco del sottosegretario Franca Falcucci, promotrice della legge del 1977 che prevedeva appunto l’integrazione dei bambini con disabilità nelle scuole, attraverso la figura dell ‘ insegnante di sostegno.

“Pensavamo a fare in modo che i ragazzi sentissero questo nuovo muoversi”  così ha parlato in un ‘ intervista, l’ oggi novantunenne, Mirella Casale. Fu un  percorso impervio il suo che certamente  incontrò parecchie difficoltà, alcuni genitori opposero alla novità da lei proposta  quella resistenza che viene fuori dalla paura del cambiamento. Un timore che la stessa Casale era in grado di comprendere, ma che indubbiamente fu capace  di trasformare in forza rivoluzionaria, complice anche e soprattutto l’esperienza strettamente personale che le  concesse di stare sia da un lato che dall’altro della barricata.

Mirella Antonione Casale: il coraggio di una madre

Mirella Antonione Casale aveva trent’anni quando sua figlia, Flavia, una bambina di appena sei mesi, si ammalò gravemente. Un ‘encefalite virale le procurò un coma ritenuto irreversibile, i medici, infatti, non le davano grosse speranze e la dimisero convinti di non avere altra soluzione. Fu da lì che la Casale cominciò ad imparare la speranza. A quelle parole di sconfitta non si arrese. Consultò un ‘altro pediatra, grazie al quale la bambina riuscì a salvarsi .  Nel frattempo, però, quella condizione di stallo forzato, procurò a Flavia  gravi danni al cervello. Sillabava solo alcune parole, era difficile interagire con lei, per questi motivi fu rifiutata da un sistema scolastico restio ad assumersi la responsabilità di un disagio piuttosto grave.

 È difficile pensare che l’esperienza di madre non abbia influenzato le scelte  dell’educatrice. È presumibilmente accettabile il pensiero  che la solitudine letta negli occhi di sua figlia, tutti i giorni, la sensazione  di impotenza e un composto senso di rabbia abbiano guidato i suoi rischi, azzardi  corsi per amore di tutti quei bambini che, come sua figlia, erano esclusi dalla vita con gli altri.

A cosa serve, oggi, raccontare di Mirella Antonione  Casale?

Quando la storia sembra  aver insegnato poco, quando  si parla di scuola rendendola sinonimo di precariato,  perdendo di vista l’emblema del suo ruolo, raccontare vissuti  del genere sembra inutile, tutto pare  avvicinarsi al passato, agli anni in cui certe cose neppure si immaginavano. È come se fosse un piacere vissuto a metà, la punta di un eroismo che si è trovato per puro caso a far capolinea nell’ ordinario, e che non può appartenerci veramente, ma non è così. Non deve esserlo. Ricominciare sempre, sui continui rattoppi non è facile, e la fiducia è un qualcosa di difficile da difendere dalle delusioni. Sono tante le madri che potrebbero chiamarsi Mirella, ancora oggi, per motivi diversi, certo, ma non meno degni di essere sottolineati. Sono quelle che, pur avendo la possibilità di accompagnare i propri figli a scuola devono lottare costantemente per rivendicare il diritto agli insegnanti di sostegno che, ce lo insegna la cronaca, quando ci sono, spesso, non vengono pagati a sufficienza per coprire l’ intero orario scolastico. Questo comporta che molti ragazzi con disabilità, pur non essendo inseriti  in una classe differenziale, perché la legge è non lo prevede più, spesso vivano la stessa sensazione di disagio. Siamo sicuri che sia tutto così come dovrebbe essere?

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