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Categoria

Cultura

Romolo Bianco
CulturaIn primo pianoLibri

Io di Più: ecco la Napoli di Romolo Bianco

scritto da Roberta Magliocca

Romolo Bianco

Di Roberta Magliocca

“Io di più” dello scrittore, cantante, attore e chissà quante altre cose Romolo Bianco per la Tullio Pironti Editore. Mille Napoli. Tutte in una. Tutte e nessuna di esse

Napoli, estate. Il sudore della miseria e le notti invisibili di una Napoli che tutti sanno esistere sul serio, ma nessuno vuol conoscere davvero. Napoli, moglie. I sogni di un futuro da signora, ma ci si ritrova giovanissima ed incinta e il matrimonio che diventa l’unica soluzione. E addio aristocrazia napoletana, addio lusso . Napoli, figlie. Una brillante quasi dottoressa. Una senza diploma con un amore forte senza fondamenta economiche e lavorative. Napoli, lavoro. Quello che c’è, quello che fai da anni, in automatico senza pensarci, senza sognarlo. Senza. Napoli, breve. La scrittura di Romolo Bianco arriva dritto al punto. All’essenziale. Punto. A capo. E poi di nuovo punto. Di storia in storia, di emozione in emozione, di crudeltà in crudeltà, di fine in salvezza.

Che viaggio meravigliosamente infame, questo libro qui. Tra le pagine si sente la voce di una formazione unica e frammentaria allo stesso tempo: Lanzetta, il teatro e un po’ di strada vissuta, perchè altrimenti certi luoghi e profumi non sai descriverli. E per qualche parola ridi grottescamente, qualche rigo più in là ti incazzi veracemente per una Napoli bellissima e maledetta. Poi ti commuovi. Perchè se sai leggere, leggere sul serio, in ogni storia rivivi un po’ di te, un po’ del tuo passato, un po’ del tuo futuro da salvare. 

Romolo Bianco è nato a Napoli nel 1983. Attore e cantante, ha esordito giovanissimo con Mario Scarpetta, legandosi quindi alla tradizione del teatro popolare, e in particolar modo al lavoro di recupero delle canzoni classiche napoletane.
Nel 2005 inizia a collaborare con Peppe Lanzetta, portando in scena diversi spettacoli; ricordiamo in questa sede: Ricordo di Domenico Rea (2005), Unicum per Pomigliano (2006), Medea Napoli (2006), L’opera di periferia (2007); al 2010 si data la sua partecipazione allo spettacolo Blackout, di Andrea Manzi, con Mariano Rigillo.
Scrive e reinterpreta in chiave postmoderna la maschera di Pulcinella attraverso varie farse come Buona sera per tutte le sere(2008), Prendetelo, questo pazzo è vostro (2011) e L’Italia è tutta una farsa (2012).
Ha curato una nota rubrica per il quotidiano «Roma» sulla canzone classica napoletana e ha già al suo attivo un album, Always by Napoli, distribuito in Italia, Germania e Stati Uniti. www.romolobianco.com

 

Io di Più: ecco la Napoli di Romolo Bianco was last modified: novembre 14th, 2016 by Roberta Magliocca
8 novembre 2016 0 commenti
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CulturaEventiIn primo piano

Caserta. Arriva (CE)Gusto: ecco quando

scritto da L'Interessante

I giorni 2-3-4 Dicembre, le strade del centro storico di Caserta si riempiranno di colori! Nasce nel cuore della città una manifestazione innovativa che, per la prima volta, proverà ad unire tante realtà tra le quali i Food Truck ossia furgoncini con cucina attrezzata, le realtà vinicole e brassicole artigianali, buona musica, artigianato e arte di strada.

Uno STREET FEST che prende il nome di “(CE)GUSTO” che ha l’obiettivo principale di valorizzare le ricchezze del territorio con uno sguardo ampio a tutta la nostra regione, la Campania. 

Colori, sapori, suoni e un’atmosfera di festa riempiranno il Corso di Caserta per donare alla città 3 giorni di gusto in un salotto a cielo aperto a due passi dalla Reggia.

Saranno organizzate anche visite guidate alle bellezze storiche della città. Musica e arte di strada animeranno la manifestazione sotto la direzione artistica dell’associazione culturale ZeroZero Live, costruita da giovani casertani impegnati da alcuni anni nell’organizzazione di eventi live e manifestazioni culturali. Tra le varie iniziative promosse da ZeroZero Live spicca l’organizzazione del primo festival di artisti di strada di Caserta, il “Radici Fest – Buskers Al Borgo”, evento che si svolge nel meraviglioso borgo medioevale di Casertavecchia che ha attirato nel 2016 ben diecimila presenze in due giorni. 

In attesa della quarta edizione, prevista per inizio luglio 2017, ZeroZero Live vuole quindi dare un contributo artistico alla nuova esperienza di “Ce Gusto”, sicuri di costruire una kermesse ricca di emozioni e tanto gusto in cui, come sempre, i protagonisti principali saranno la strada e chi deciderà di viverla a pieno!

Caserta. Arriva (CE)Gusto: ecco quando was last modified: novembre 7th, 2016 by L'Interessante
7 novembre 2016 0 commenti
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Moore
CinemaCulturaIn primo piano

Moore lancia il suo instant movie: “Michael Moore in TrumpLand”

scritto da L'Interessante

Moore

Di Erica Caimi

Michael Moore ha da poco lanciato il suo nuovo film con lo scopo, o la speranza, di proteggere la democrazia americana dal caos.  Il documentario “Michael Moore in TrumpLand” è una one-man stage performance del regista della durata di 73 minuti, durante i quali Moore disquisisce sui due candidati alla Casa Bianca, Ilary Clinton e Donald Trump in vista delle elezioni presidenziali in programma per l’8 novembre. La pellicola, finanziata dalla IMG films, è stata girata per due serate consecutive agli inizi di ottobre in un teatro di Wilmington, in Ohio, nella roccaforte repubblicana, il luogo in cui Trump alle primarie ha ottenuto quattro volte i voti dell’avversaria democratica.  Moore decide di inaugurare la sua personale campagna elettorale anti-Donald proprio in Ohio, nella terra di Trump o TrumpLand, per usare lo stesso neologismo coniato dal regista. 

Il documentario è stato presentato martedì 18 ottobre a New York, riscuotendo un enorme successo tra il pubblico, che ha assistito alla prima gratuitamente, per volere dello stesso Michael Moore, il quale si è posto come obiettivo quello di mostrare il suo lavoro a quanti più americani possibile. Attualmente il film è in programmazione all’ IFC Center di New York, dove il regista si è presentato più volte a sorpresa durante le proiezioni. Presto il film sarà disponibile anche su VOD.

Secondo Moore, come si presenterebbe lo scenario futuro se vincesse Donald Trump?

La parodia di un ipotetico telegiornale futuro mostra allo spettatore come sarebbe il mondo se il candidato repubblicano si insediasse alla Casa Bianca. Le immagini sprigionano sequenze drammatiche: Trump ordina bombardamenti aerei su tutte le città di frontiera messicane, istituisce dei checkpoint con controlli a tappeto e perquisizioni in tutte le città americane e deporta alle Isole Samoa Rosie O’Donnell, un’attivista dei diritti umani. Il telereporter incalza “Entro oggi, 20 milioni di americani, che avevano dichiarato di aver votato per Trump, hanno firmato una petizione online chiedendo una rielezione”. Dopo di che, lo stesso giornalista firma in diretta la petizione e annuncia che quella sarebbe stata l’ultima trasmissione, poiché il canale televisivo sarebbe presto diventato “Trump Channel” a seguito dell’acquisizione da parte del network conservativo guidato da Roger Ailes, amministratore delegato di FoxNews e accusato di molestie sessuali.

E con Ilary Clinton, cosa succederebbe secondo Moore?

La strategia retorica di Moore è sapientemente equilibrata. Non idealizza la Clinton, descrivendola come un perfetto leader, al contrario ammette apertamente i suoi errori, tra questi il sostegno alla guerra in Iraq e le strette relazioni con Wall Street, non nasconde le criticità legate alla sua personalità, le lascia fluire con disinvoltura. Passa al contrattacco soltanto in un secondo momento, snocciolando i lati positivi della candidata.  Con questo intento utilizza un’intervista rilasciata da Donald Trump al programma televisivo “The Awful Truth,” nel corso della quale il repubblicano manifestava apprezzamenti a Ilary Clinton nel lontano 1998. Così facendo, è lo stesso Trump a elogiare le qualità dell’avversaria in un tempo antecedente la campagna elettorale. Questa tattica addolcisce lo spettatore e lo prepara ad ascoltare la storia di Ilary, capire da dove viene e com’è diventata la donna di oggi.

Per Micheal Moore eleggere una donna a Presidente degli Stati Uniti significherebbe dare una svolta storica al paese, perché lei stessa incarnerebbe il cambiamento così come Papa Francesco si è rivelato innovativo per la Chiesa cattolica. Il film dissipa i dubbi: la presidenza Clinton potrebbe essere soltanto una cosa buona, così come positive sono le persone dello staff che le fanno da sfondo.  

Obiettivo di Michael Moore

L’intento del regista è chiaro: portare alle urne i disillusi, convincere gli indecisi a orientarsi sulla Clinton e dissuadere i sostenitori di Trump a votarlo.

Come recita un detto, chi vivrà vedrà, quindi non resta che attendere l’8 novembre per conoscere il nome del prescelto tra quelli che, secondo alcuni sondaggi, sembrano essere i peggiori candidati alla presidenza degli ultimi 40 anni.

Moore lancia il suo instant movie: “Michael Moore in TrumpLand” was last modified: novembre 5th, 2016 by L'Interessante
5 novembre 2016 0 commenti
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Codice Nero
CulturaIn primo pianoTeatro

Codice Nero commuove Officina Teatro

scritto da L'Interessante

Codice Nero

Di Roberta Magliocca

Officina Teatro ha ospitato lo scorso weekend “ Codice Nero ”, di e con: Riccardo Lanzarone

Ce n’è tanta di storia, scritta a grandi lettere sui sediolini delle sale d’aspetto degli ospedali. E le persone sono diverse, capelli diversi, mani diverse, occhi spenti. La sofferenza è una. La stessa, quella inesorabile di un punto interrogativo per il futuro che ti corrode l’anima, che ti invade i pensieri.

Sediolini cuciti a doppio filo con quello a destra, quello a sinistra, quello dietro. Ancorati al pavimento senza possibilità di movimento. L’immobilità assoluta di chi vorrebbe stare ovunque, ma non lì.

Tocca a me? Timidamente la voce di Salvatore Geraci, ex artificiere siciliano, si fa sentire in una sala d’aspetto qualsiasi nel mondo. Ma non tocca a lui, ancora no. Seduto nella sala d’attesa di un ospedale, sul palco del teatro è rimasto poco più di un’ora. Eppure la sua voce è durata una vita intera.

Il lavoro, l’amore, gli amici, il soprannome, il matrimonio. E quella malattia che per i medici è bisturi, per il paziente terrore, per i parenti sofferenza.

Come una bomba pronta ad esplodere, l’ospedale ti lascia in quel limbo fatto di tutto e niente, asettica e pulitissima sensazione di freddo ed abbandono, crudele e feroce senso del vuoto.

Ma in scena c’è la musica e il ricordo di un passato da tenersi stretto se il futuro è ancora incerto. C’è la speranza e la bellezza di un sogno: quando esco spacco il mondo, mi riprendo la mia vita e sarò felice.

Riccardo Lanzarone le ha conosciute le sale d’attesa degli ospedali. Le ha conosciute per se stesso e per lo zio, Salvatore Geraci appunto, a cui è dedicato lo spettacolo.

E anche chi scrive, le ha conosciute. Ha visto troppo spesso, per quanto giovane, entrare qualcuno in sala operatoria e uscirne mai. E ancora oggi, in una continua cronaca che non accenna a fermarsi, una partita infinita di tennis ci mette davanti agli occhi il rimbalzo da una parte all’altra di colpe e responsabilità.

E se è vero che nessuno deve toccare Caino, una domanda continua a fare male: Abele, chi lo difende?

CODICE NERO

Di e con: Riccardo Lanzarone

Musiche: Giorgio Distante

Disegno luci: Michelangelo Volpe

Dipinto: Pietro Distante

Organizzazione: Giulia Maria Falzea

Costumi: Bianca Maria Sitzia

Assistente costumi: Lilian Indraccolo

Produzione: Cantieri Teatrali Koreja

Codice Nero commuove Officina Teatro was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Non tutti i ladri vengono per cuocere al Nuovo teatro San Carluccio

scritto da L'Interessante

Teatro

di Michele Brasilio

Giovedì 27 Ottobre presso il Nuovo Teatro San Carluccio ha debuttato lo spettacolo “Non tutti i ladri vengono per cuocere” tratto da “Non tutti i ladri vengono per nuocere” del compianto Dario Fo, la regia è affidata a Danilo Rovani. Con il Rovani in scena ci sono: Cosimo Alberti,Stefano Ariota,Massimiliano Cataliotti, Daniela Cenciotti,Laura Pagliara, produzione Titania Teatro.Lo spettacolo, nei primissimi minuti, ci porta negli studi televisivi di “MilluLuci” e “StudioUno” facendo respirare, allo spettatore, l’aria del Varietà degli anni ’60 e ’70. Questa cifra stilistica ritorna all’interno della pièce mantenendo, allo stesso tempo, il testo di Fo.  Dopo il simpatico “Carosello” si apre la storia vera e propria: l’assessore Frazosi (Cosimo Alberi) incontra in casa sua, all’insaputa della moglie(Daniela Cenciotti), l’amante (Laura Pagliara).Un ladro (Danilo Rovani) che poco prima era entrato in casa per rubare e subito dopo nascosto per non farsi trovare, esce allo scoperto dando il là a una serie di equivoci e menzogne.

Non tutti i ladri vengono per cuocere, Teatro San Carluccio: LA RECENSIONE

 L’idea del varietà risulta vincente per i primi 15\20 minuti dopo risulta ridondante e poco efficace del punto di vista narrativo, riscuotendo, allo stesso tempo,sempre simpatia da parte del pubblico in sala. La regia è dinamica nei tempi, consueta qualitativamente. L’adattamento non porta rilevanti modifiche alla trama se non per la lingua utilizzata, il napoletano, e l’aggiunta di lazzi e scherzi teatrali. La scenografia risulta inverosimile e uno dei pochi oggetti scenici, la pendola, si smonta sotto gli occhi stupiti degli spettatori e degli attori stessi. Il disegno luci è sporco: la luce dei fari batte sulle quinte nere creando ombre e sporcature alla scena.Gli attori acquistano con il passare del tempo la simpatia e la fiducia del pubblico. Cosimo Alberti mantiene tenacemente la scena e il ritmo dello spettacolo, Stefano Ariota porta in scena un personaggio al limite con l’assurdo risultando efficace e divertente.Daniela Cenciotti, esperta e valida porta il suo contributo allo spettacolo. Massimiliano Cataliotti, dotato di una simpatia travolgente, ricopre con carisma i ruoli affidatigli. Laura Paglia mostra tutto il suo talento sia nel canto sia nella recitazione sin dal primo momento. Danilo Rovani possiede una bella imponenza scenica, un forte carisma, una buona preparazione tecnica, soprattutto vocale, ma porta un personaggio caricaturale, esagerato, sforzandosi di trovare una risposta da parte dello spettatore spesso anche con battute facili. Uno spettacolo che complessivamente risulta scorrevole e allo stesso tempo lungo, divertente ma con una comicità non sempre perspicace. Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

Non tutti i ladri vengono per cuocere al Nuovo teatro San Carluccio was last modified: novembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 novembre 2016 0 commenti
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Codice
CulturaIn primo pianoTeatro

Codice Nero: 29 e 30 Ottobre ad Officinateatro

scritto da L'Interessante

Codice Nero

29 Ottobre ore 21:00
30 Ottobre ore 19:00

CODICE NERO

Di e con: Riccardo Lanzarone
Musiche: Giorgio Distante
Disegno luci: Michelangelo Volpe
Dipinto: Pietro Distante
Organizzazione: Giulia Maria Falzea
Costumi: Bianca Maria Sitzia
Assistente costumi: Lilian Indraccolo
Produzione: Cantieri Teatrali Koreja

Cosa succede quando un uomo qualunque è costretto a stare in ospedale?
Salvatore Geraci, ex artificiere siciliano, racconta la sua vita: un tempo sospeso e solitario fatto di silenzi, sguardi, speranze e abbandono. Codice nero viola l’intimità del paziente che aspetta il suo turno. L’attesa diventa l’anticamera perfetta di uno spazio personale dove rivelare chi si era prima della malattia e supporre come andrà a finire. Il tempo di attesa è indefinito e informe: il protagonista ci vive dentro in una costante altalena tra presente, passato e futuro. Si ricorda chi era e immagina chi vorrà essere.
Salvatore attende e non smette di chiedere: “Tocca a me?” Intanto prepara un fuoco d’artificio che deve esplodere in tempo o forse mai.
Cosa hanno in comune la sanità e la polvere da sparo?

Per info e prenotazioni
Officinateatro – Viale degli Antichi Platani 10 – 81100 San Leucio (CE)
Tel: 0823363066 – 3491014251
Mail: info@officinateatro.com
www.officinateatro.com

Codice Nero: 29 e 30 Ottobre ad Officinateatro was last modified: ottobre 27th, 2016 by L'Interessante
27 ottobre 2016 0 commenti
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Cubo
CulturaEventiIn primo piano

CUBO GIGANTE ALTO 5 METRI COMPARE A PIAZZA DANTE A NAPOLI

scritto da L'Interessante

Cubo

CUBO GIGANTE ALTO 5 METRI COMPARE A PIAZZA DANTE A NAPOLI

UN COUNT DOWN SCANDISCE IL TEMPO. SARA’ UNA TROVATA PUBBLICITARIA?

Napoli, 26 ottobre 2016 – Cosa ci fa un misterioso cubo nero di 5 metri di altezza a Piazza Dante? Cosa succederà allo scadere di quel count down che scorre inesorabile sui suoi lati, destinato a concludersi alle 18.30 di questa sera? Cosa si nasconderà dentro a quel cubo? Sono solo alcune delle domande che si saranno posti i tanti napoletani e i turisti che oggi – con grande stupore – si sono imbattuti in un vero e proprio “monolite” di colore nero sistemato in una delle piazze simbolo di Napoli.

Intanto sul web e sui social, tra selfie e post, compaiono le prime ipotesi: alcuni scrivono di avere sentito dei suoni uscire dal cubo. Altri di aver visto del vapore. C’è chi pensa ad una trovata di marketing e chi invece si dice convinto che sarà un ennesimo cantiere pubblico che si appresta a partire; mentre i tifosi più accaniti sperano che dentro a quella scatola gigante si nasconda qualche nuovo acquisto della società di calcio partenopea, o magari l’idolo della città, Maradona… ma al di là
delle ipotesi più fantasiose, per sapere la verità bisognerà per forza di cose aspettare le 18.30 di questo pomeriggio.

CUBO GIGANTE ALTO 5 METRI COMPARE A PIAZZA DANTE A NAPOLI was last modified: ottobre 26th, 2016 by L'Interessante
26 ottobre 2016 0 commenti
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Don Camillo
CulturaIn primo piano

DON CAMILLO IN RUSSIA: INTERVISTA ALLA TRADUTTRICE OL’GA GUREVIČ

scritto da L'Interessante

Don Camillo

Di Erica Caimi

“ Piccolo Mondo: Don Camillo ” è stato tradotto fin da subito in moltissime lingue, eccezion fatta per il russo e il cinese, a causa di evidenti motivi politici

La storia della traduzione in russo è intimamente legata alla passione  e alla tenacia della sua traduttrice, Ol’ga Gurevič, ex studentessa di italiano, oggi insegnante all’Università di Mosca. La prima traduzione integrale della raccolta esce soltanto nel 2012, mentre l’edizione italiana è datata 1948.

In Russia, Guareschi è stato definito da alcune case editrici “un autore la cui pubblicazione è fortemente sconsigliata”, altre hanno giudicato il testo di Piccolo Mondo “quasi blasfemo”, un’altra ancora occupata per lo più nella diffusione di opere medico-scientifiche si diceva pronta a pubblicare e vendere i racconti dell’autore come “medicina per l’anima”.

Ol’ga Gurevič ci racconta così il sogno di tradurre Guareschi, com’è nato e come si è concretizzato grazie alla sua ostinazione e ci svela le meraviglie e le difficoltà della professione del traduttore.

 

Una traduttice è prima di tutto una lettrice. Da lettrice, quali sono le vicende che l’hanno particolarmente colpita quando ha letto “Mondo piccolo. Don Camillo”per la prima volta?

Ho letto per la prima volta “Mondo piccolo. Don Camillo” nel 1994, avevo appena concluso il  secondo anno all’Università. Era il mio primo viaggio in Italia, eravamo venute per frequentare un Corso di Lingua e Cultura a Gargnano del Garda. Abbiamo visto uno dei film della saga di Don Camillo che mi è piaciuto molto, anzi mi ha proprio colpito il fatto di vedere un prete come protagonista, per giunta positivo. Alcuni giorni dopo ho trovato su una bancarella a Salò una vecchia edizione del libro che costava, me lo ricordo ancora, 5 mila lire. L’ho comprata e non me ne sono mai più separata. Tra i racconti del primo volume quelli che mi hanno colpito di più sono “L’uovo e la gallina” e l’ultimo “Rosa e giallo” per la loro profondità cristiana, per quel senso di tristezza e speranza, ma anche per l’umorismo che non sfocia nella satira, non deride e non insulta, ma sa svelare la bellezza delle cose, delle persone, del creato.

Preferisce i libri o i film?

Indubbiamente i libri. Non c’è paragone.

Ogni libro ha la sua storia, ma anche la traduzione. Ci racconta brevemente la storia della traduzione in russo di “Piccolo Mondo. Don Camillo”?

La storia comincia nel 2002 con la pubblicazione di alcuni racconti su una rivista letteraria, tradotti da un’altra traduttrice che non hanno suscitato grande interesse nel pubblico per diverse ragioni. Io fin dal 1994 sognavo di tradurre “Mondo piccolo” e ho fatto persino un tentativo con una casa editrice cattolica che non ha approvato il progetto giudicando il testo “quasi blasfemo”. Nel 2010, però, mi hanno proposto di pubblicare la traduzione di una decina di racconti sulla rivista “Inostrannaja literatura” (“Letterature straniere”), una raccolta che ha avuto un riscontro molto positivo. L’anno dopo, a Mosca, è arrivato un nuovo direttore all’Istituto Italiano di Cultura, il professor Adriano dell’Asta, che è stato il vero promotore della pubblicazione del libro. Così nel dicembre 2012 è uscito il primo volume di Don Camillo seguito dalla “Favola di Natale”.

Mi ha colpito molto il fatto che la casa editrice per la quale stava preparando un testo di accompagnamento alla lettura per studenti russi di italiano l’abbia definito “un autore la cui pubblicazione è fortemente sconsigliata”, per quale ragione? Che idea si è fatta? Era pur sempre il 1999….

La ragione è semplice. Il paese ha cambiato nome, ma le persone sono rimaste le stesse, con gli stessi modelli sovietici che si adottavano nelle scuole sovietiche.

Don Camillo e Peppone sono antagonisti su un piano ideologico, ma nel contrempo, sono anche uniti da un profondo sentimento di amicizia che finisce per prevalere sulle differenze. Sono due universi diversi, ma dipendenti, la cui comunicabilità è stabilitita grazie al legame umano. La trova un’esperienza verosimile anche nel mondo di oggi?

Certo. Il mondo è ricco di divisioni e l’opera del Signore è quella di unire i cuori. Tra due uomini si può sempre trovare un terreno d’intesa e di affetto, purché non s’intrufolino questioni ideologiche e  politiche.

Nel dopoguerra, forse anche come reazione al fascismo, molti italiani militanti nel PCI sono stati affascinati dall’esperienza sovietica. Come guidica il comunista Peppone in relazione alla vostra storia nazionale?

Inverosimile.

Da studiosa di cultura russa, ritengo che alcuni comunisti italiani del dopoguerra abbiano una visione idealizzata, “politicizzata” e sotto certi aspetti ingenua dell’Unione Sovietica. Guareschi affronta con umorismo intelligente paure e temi talvolta politici, inserendo sullo sfondo le figure di Stalin e Chruščëv, soprattutto in Compagno Don Camillo. Lei da studiosa di cultura italiana, cosa pensa di Peppone come uomo politico?

Non penso mai a Peppone come un vero uomo politico. Considero l’universo narrativo dei racconti del “Mondo piccolo” al pari di una parabola. All’interno di quello spazio narrativo lo scrittore inserisce gli schemi comportamentali e pscicologici dei personaggi, riconducibili soltanto a quella realtà inventata. Lo conferma anche l’autore stesso quando, rivolgendosi a un giovane lettore di Candido, lo esortava a non pensare al comunismo nel modo in cui lo si può immaginare attraverso le “fiabe del mondo piccolo”. Il comunismo, scrisse Guareschi,  è una cosa tremendamente seria. Un discorso a parte è la visione dell’URSS falsa, zuccherata e raccontata attraverso la lente ideologica che si ritrova in tanti diari veri, resoconti di reali pellegrinaggi verso il “faro della civiltà sovietica” . In questo, la riproduzione di Guareschi, che non aveva mai messo piede sul terreno dell’URSS, era azzeccattissima, una resa particolareggiata del clima e dell’atmosfera stessa che viene ricreata brillantemente senza però inserire segni distintivi o dettagli realistici, privo dell’intenzione di sembrare verosimile. Non verosimile, ma vero.

Forse perché mio nonno é stato costretto a partecipare alla campagna di Russia, ma Compagno Don Camillo è la raccolta che preferisco. Il racconto del compagno che si reca in Unione Sovietica non per questioni politiche, ma per cercare i resti del fratello caduto colpisce per delicatezza e umanità. Commuove e fa riflettere anche la precaria sopravvivenza della fede nell’ateismo di stato. Come giudica la descrizione di Guareschi dell’Unione Sovietica di quegli anni? Era difficile vivere la fede in un paese ateo? Come pensa il libro verrà accolto dal pubblico russo di oggi? Lo trova ancora moderno? Per me cattura un’Italia stereotipata in dissolvenza, nella quale riconosco alcune caratteristiche della mentalità dei miei nonni, nati e vissuti in una piccola cittadina della pianura padana.

E un libro bellissimo, ma scritto per italiani da un italiano. I veri protagonisti del libro sono i comunisti italiani che presi dall’ideologia comunista perdono la propria italianità. Attraverso il viaggio in quello che loro credono il paradiso, inferno per i loro avversari, si ritrovano nel purgatorio sovietico, dove, ad uno ad uno recuperano la propria identità nazionale ravvicinandosi a Dio e alla propria Patria, tornando ad essere italiani. Non so non solo come possa essere letto e accolto dai russi, ma neanche come questo si possa trasporre.

Come pensa sarebbe stata accolta la traduzione del libro in Unione Sovietica? Sarebbe stata possibile?

No, assolutamente no. Neanche per sogno.

Il lavoro di traduttrice è molto delicato e spesso determina il successo o l’insucceso di un’opera nella lingua di arrivo. Una traduttice è anche e soprattutto co-autrice. È stato stato difficile far parlare in russo Don Camillo e Peppone? Qual è stato il termine più difficile da trasporre? Ci sono molti concetti culturalmente e temporalmente collocati, mi viene in mente “la casa del popolo”. Qual è il lavoro di una traduttrice quando incappa in queste difficoltà linguistiche?

Il lavoro è sempre lo stesso: sposare la fedeltà al testo originale ed essere credibili nella lingua di arrivo. Cercare le connotazioni giuste. Un semplice esempio: gli uomini della Bassa girano per le strade con tanto di fazzoletto rosso al collo. Traducendo questo accessorio utilizzando il  medesimo cliché, nell’immaginario del lettore russo li trasformerebbe in ragazzini delle medie (in Unione Sovietica una delle organizzazioni giovanili del PCUS era il movimento dei pionieri, in russo пионерское движение,  che raggruppava i ragazzini dai 10 ai 14 anni. Il loro tipico accessorio era il fazzoletto rosso legato al collo [N.d.A.]). Bisogna cercare un alro termine, quello che si usa nei racconti dei garibaldini, per esempio. Lo stesso vale per i soprannomi.

Altre problematiche sono legate al lessico ecclesiastico, agli appellativi, all’uso degli spregiativi di Don Camillo, ma anche agli oggetti della sua quotidianità. Non bisogna far diventare Don Camillo un prete ortodosso, perché equivarrebbe a violentare la lingua.

Con la traduzione della casa del popolo, invece, mi hanno aiutata molto le virgolette. Comunque è un lavoro sempre bello e coinvolgente, soprattutto quando si  ha a che fare con un testo semplice e allo stesso raffinato, pieno di umorismo, limpido e preciso, come quello di Guareschi..

Ha avuto difficoltà nel trasferire l’ironia e tutti quegli elementi che rendono il libro così specificatamente italiano e fortemente legato al territorio della “Bassa”?

Certo. Ma mi hanno aiutata moltissimo i figli dello scrittore Alberto e Carlotta Guareschi, che sono stati instancabili nel darmi spiegazioni e consigli, e mi hanno fatto conoscere la Bassa con il sole estivo che martella sulla testa e le nebbie invernali, il grande fiume, gli argini, i piloni, la gaggia, le favole e le leggende, il suono del dialetto locale, il sapore del culatello e del parmigiano. Non ce l’avrei mai fatta senza di loro.

Progetti futuri. Sta lavorando ad altre traduzioni di Guareschi?

Fra pochi mesi uscirà la prima parte di  “Don Camillo e il suo gregge”, entro un anno la seconda. E poi… vedremo.

 

 

DON CAMILLO IN RUSSIA: INTERVISTA ALLA TRADUTTRICE OL’GA GUREVIČ was last modified: ottobre 26th, 2016 by L'Interessante
26 ottobre 2016 0 commenti
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CulturaIn primo pianoTeatro

Teatro d’appartamento, del tuo appartamento

scritto da L'Interessante

Teatro

Di Roberta Magliocca

Bussano alla porta. Chi è? Il Teatro

Niente poltroncine scomode, file al botteghino, posti e orari da rispettare. Metti il divano di casa tua, la tua cena, i tuoi vestiti di sempre…e si va in scena. O meglio. Loro vanno in scena per te. Un vero e proprio spettacolo, in tutti i sensi. Attori veri, luci da palcoscenico direttamente nel tuo salotto. Sei tu a metterci scenografia ed interesse. Loro professionalità e buone intenzioni. Perché l’intento è quello di azzerare le distanze, di rendere l’arte meno astratta e più alla portata di tutti. E sto qui, davanti a questo articolo ancora da scrivere, per cercare di trasmettere quello che una chitarra, una voce e un cuore mi hanno passato quella sera. Mi hanno mostrato la serietà di un teatro che non ha nulla da invidiare ai grandi palcoscenici. Mi hanno donato il calore di una casa a me nota. Mi hanno permesso l’intimità di un momento che fosse mio, di amici e parenti e nessun estraneo con cui dover condividere atti di commozione o momenti di divertimento.

Mi hanno coinvolto nei loro canti senza che io mi preoccupassi di non dover alzare la voce, perché potevo cantare con loro, anzi…con gli occhi quasi me lo chiedevano. Potete poi ben capire la gioia di una letterata come me quando, prima di cominciare, l’attore ci ha spiegato ciò che avrebbero di lì a poco messo in scena. “La vecchia scorticata” tratta dal Pentamerone di Basile. Va da sé intuire la responsabilità di u testo di tale portata e importanza, soprattutto per la difficoltà di un dialetto come quello che può essere il dialetto napoletano del ‘600. Ma è stata tale la bravura e la maestria degli attori, che dove non arrivava la nostra comprensione della lingua, arrivava la loro capacità di spiegarci la scena e il significato delle parole attraverso gesti, mimica, corporeità…insomma, tutto ciò che fa di un attore un VERO attore. Ma non finisce qui.

Quando si spengono le luci, si versa del buon vino e si comincia a dialogare con tutte quelle persone che, a teatro, dopo lo spettacolo si chiudono in camerino. C’è uno scambio di opinioni, d’impressioni, di quello che loro hanno dato e di quello che tu hai ricevuto. Così la serata passa e qualcosa resta.

Teatro d’appartamento, del tuo appartamento was last modified: ottobre 25th, 2016 by L'Interessante
25 ottobre 2016 0 commenti
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film
CinemaCulturaIn primo piano

Film: Freaks torna al cinema

scritto da L'Interessante

Film

di Maria Rosaria Corsino

Halloween si avvicina e nell’aria già c’è odore di dolcetti, scherzetti e tanta paura.

Una delle scelte più gettonate per celebrare questa antica tradizione celtica è quella di guardare un horror.

Ma invece di guardare uno degli ultimi usciti, perché non riportare in auge un classico? Uno di quelli che al suo esordio creò gran scompiglio?

Dal 24 Ottobre infatti tornerà nelle sale cinematografiche italiano “Freaks”, pellicola prodotta dalla Metro Goldwyn Myer che racconta la storia dei fenomeni da baraccone in un’atmosfera cupa e cruda.

Freaks: un film che fece scalpore

Nonostante i numerosi tagli di scena, la censura e tutto, durante la proiezione del film molti spettatori si sentirono male.

La versione integrale presentava, infatti, anche le scene della mutilazione di Cleopatra e la castrazione di Ercole.

Il film è in realtà tratto dal racconto “Spurs” di Tod Robbins, che attirò subito la curiosità di Tod Browning che decise di portarlo al cinema già dal 1927.

La scelta giusta per una serata da brividi.

 

 

Film: Freaks torna al cinema was last modified: ottobre 24th, 2016 by L'Interessante
24 ottobre 2016 0 commenti
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