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Categoria

Cultura

referendum
AttualitàCulturaIn primo piano

REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE: LE RAGIONI DEL “SI” E DEL “NO”. I L DUBBIO PERMANE

scritto da Walter Magliocca

referendum

Nella sala della Biblioteca Diocesana in piazza Duomo, a Caserta,  si è tenuto,  questo pomeriggio, un convegno molto seguito e sentito sul tema: “Le ragioni del NO, le ragioni del Si”. L’iniziativa è stata promossa dall’associazione “Risorse e Futuro”, presieduta dal magistrato dott. Andrea della Selva e dal Dipartimento di Giurisprudenza della Seconda Università, diretto dal professor Lorenzo Chieffi ed accreditata all’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere.

Referendum: tema importante e molto delicato. Chiarite le ragioni delle posizioni contrapposte

Nonostante l’importanza e la delicatezza del tema, i relatori sono riusciti con estrema chiarezza a far comprendere, alla qualificata platea, le ragioni di diritto e politiche del voto referendario che si terrà il prossimo 4 dicembre.

A “fare gli onori di casa” è stato il presidente dell’associazione, dott. Della Selva il quale, salutando gli intervenuti e ringraziando i relatori, ha ribadito: “Non voglio considerarlo un dibattito, ma un sereno confronto culturale, con esplicazione delle motivazioni contrapposte, nonché un approfondimento su un tema che interessa il mondo politico nonché i cultori del diritto, oggetto del referendum costituzionale. E’ un momento importante non solo per il presente ma anche per il futuro del nostro paese”.

 A coordinare gli interventi è stato, con molta equanimità il professor Lorenzo Chieffi, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza alla seconda Università degli studi di Napoli che, prendendo spunto dalle varie posizioni, ha precisato che “non sussistono dubbi sulla correttezza del quesito referendario”.

Posizioni contrastanti ma supportate da dialettica convincente

Da una parte le ragioni del “No” sono state illustrate, in punto di diritto, dal professor Claudio De Fiores, docente di Diritto Costituzionale alla Sun e in ottica politica dall’onorevole Carlo Sarro, componente la Commissione Giustizia della Camera di Deputati. Dall’altra, le ragioni del “Si” sono state perorate dal professor Tommaso Eduardo Frosini, docente di Diritto Pubblico Comparato all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e dal senatore Lucio Romano, componente la prima Commissione permanente Affari Costituzionali del Senato.

 Le ragioni del “No”

Ad iniziare la serie degli interventi è stato il professore De Fiores che, a sostegno della tesi del “No”, ha rimarcato “anziché superare il bicameralismo paritario, la riforma lo rende  più confuso  creando conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato”. Per poi continuare: “ la riforma non semplifica il processo di produzione delle leggi, ma lo complica: le norme che regolano il nuovo Senato, infatti, produrrebbero almeno 7 procedimenti  legislativi differenti”. Sulle modifiche al Titolo V: “Una mossa al contrario: dopo anni si decide che le Regioni hanno troppi poteri e si va ad accentrare. Peccato che non si tolgano quei poteri alle Regioni a Statuto speciale”.

Il senatore Sarro, sempre a sostegno delle ragioni del “No”, ha precisato “ i costi della politica non verranno dimezzati: con la riforma si andrà a risparmiare solo il 20%. Per ridurre gli stipendi sarebbe bastata una legge ordinaria. Si tratta, tra l’altro,  di una riforma non legittima perché prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Inoltre, anche gli amministratori locali, chiamati a comporre il nuovo Senato, godrebbero dell’immunità parlamentare. Il combinato disposto, riforma costituzionale – Italicum, accentrerebbe il potere nella mani del governo, di un solo partito e di un solo leader. I senatori, che non saranno eletti direttamente dai cittadini ma nominati dalle Regioni, a questo punto avrebbero almeno dovuto avere un vincolo di mandato”.

Le ragioni del “Si”

Il senatore Romano, per le ragioni del “Si” ha evidenziato che “la riforma prima di tutto consente per la prima volta di superare il bicameralismo perfetto, sul quale da anni c’è un forte ripensamento sia giuridico che politico. Il Senato non sarà più chiamato ad esprimere la fiducia al Governo e avrà scopi diversi. Sono solo sei gli articoli modificati. Comunque il primo passo decisivo sta proprio nella fiducia legata a una sola Camera”.

Il professore Frosini  ha evidenziato che “il voto del prossimo 4 dicembre non è uno stravolgimento, ma una “manutenzione” della Costituzione. Si supera il famoso ping-pong tra Camera e Senato, con notevoli benefici in termini di tempo. la diminuzione del numero dei parlamentari e l’abolizione del Cnel produrrà notevoli risparmi grazie all’introduzione del referendum propositivo e le modifiche sul quorum referendario migliora la qualità delle democrazia”. In merito al Titolo V della Costituzione: “Si opera per superare il problema del conflitto Stato-Regioni, che negli ultimi anni ha gravato enormemente sulla Corte Costituzionale. Rappresenta un salto di qualità per il sistema politico italiano e per il suo farraginoso processo legislativo, garantendo maggiore stabilità a un Paese che ha visto 63 governi susseguirsi negli ultimi 70 anni”.

Nel corso del convegno, gli interventi hanno toccato anche l’altro grande tema politico del momento, quello della Legge elettorale, che non sarà comunque oggetto del referendum del 4 dicembre.  

Le ragioni del “Si” e del “No” sono state espresse con arte nell’argomentare e con un confronto dialettico sereno, anche se su tesi contrapposte. I relatori sono riusciti a incidere con sicurezza su concetti e temi molto dibattuti.

I cittadini saranno chiamati, il 4 dicembre, ad esprimersi, nonostante tutto,  su un quesito fondamentale nella vita politica del paese

Sfogliare la margherita forse sarebbe più semplice.    

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REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE: LE RAGIONI DEL “SI” E DEL “NO”. I L DUBBIO PERMANE was last modified: ottobre 17th, 2016 by Walter Magliocca
17 ottobre 2016 0 commenti
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Piano
CulturaEventiIn primo pianoMusica

Piano City Napoli 2016: maratona musicale alla Federico II

scritto da L'Interessante

Piano City Napoli

Di Carmen Giaquinto

Un soleggiato venerdì 14 ottobre 2016.

Sembrava una normale quanto faticosa giornata di lavoro. Molti studenti dell’Università degli Studi di Napoli Federico II si sono svegliati all’alba, hanno viaggiato, magari in treno e, già stanchi, hanno cercato di scovare un posto libero in un’aula già stracolma di gente alle otto di mattina.

Tutta questa noiosa routine è stata spazzata via dal suono di dolci note che si sentivano riecheggiare in corso Umberto I, proprio all’ingresso della facoltà. Era una melodia estasiante ed ormai tutti erano già necessariamente svegli da poter riconoscere uno spartito di Chopin, seguito da un altro di Mozart, passando per Schubert, Beethoven, giungendo ad Einaudi. E così, la turbolenta giornata di lezioni è stata addolcita dal miele della poesia in musica. Una maratona di studenti universitari che si sono susseguiti dalle ore 10.00 fino alle ore 18.00 in un continuum di applausi e bocche aperte.

Una maratona che si inserisce in un più ampio progetto, coinvolgente non solo l’università ma tutta Napoli e che è giunta alla sua quarta edizione: Piano City Napoli 2016, dal 13 al 16 ottobre

L’happening coinvolgerà, infatti, musei, teatri, biblioteche, metropolitane, strade, piazze e salotti delle case napoletane che, per l’occasione, apriranno le porte al pubblico con house concerts esclusivi. Il festival nasce da un’idea del pianista tedesco Andreas Kern, il quale vi ha dato vita a Berlino nel 2010. Un successo straordinario ha riscosso anche l’edizione milanese, divenuta, oramai, appuntamento abituale sin dal 2012. A queste città capitali della musica, si è aggiunta, per l’appunto, Napoli che dal 2013 ha apportato numerose novità a questo imperdibile evento. Quattrocento i pianisti coinvolti e oltre duecento gli eventi che animeranno le grigie giornate di ottobre.

Sul sito ufficiale è possibile consultare il programma completo ( www.pianocitynapoli.it ). Di seguito, alcune delle tappe più importanti dei prossimi giorni:

15 ottobre 2016

  • Ore 10.00: Una Fiaba Musicale, in Complesso monumentale di San Paolo Maggiore, Basilica, Piazza San Gaetano
  • Non solo Scuola – Maratona pianistica deli studenti delle scuole medie ad indirizzo strumentale, in Complesso monumentale di San Paolo Maggiore, Sacrestia, Piazza San Gaetano
  • Suonami – Aeroporto internazionale di Napoli, in Aera imbarchi dopo i controlli di sicurezza
  • Suonami – Cioccolato Foresta, in Via Giosuè Carducci, 29
  • Suonami – La Feltrinelli, in via Santa Caterina a Chiaia, 23
  • Ore 11.00: Classica, Marai Teresa Bertolini, in Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Piazza Museo, 19
  • Ore 13.00 Jazz – Francesco Suozzo in Aeroporto Nazionale di Napoli, Salone Check in 1° piano

16 ottobre 2016

  • Ore 11.00: Classica – Ugo Ruocco, in Maschio Angioino, Sala della Loggia
  • Classica – Benito Borrelli, in Accademia G. Verdi, Piazzale Vanvitelli, Volla (NA)
  • I suoni della storia, in Gallerie d’Italia – Palazzo Stigliano, via Toledo 185
  • Giuseppe Onofrietti, House Concert di musica Jazz, in zona Posillipo

Piano City Napoli 2016: maratona musicale alla Federico II was last modified: ottobre 15th, 2016 by L'Interessante
15 ottobre 2016 0 commenti
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Rosetta
CulturaIn primo piano

Addio, Rosetta!

scritto da L'Interessante

Rosetta

Di Antonio Andolfi

È finita così, Rosetta si è appoggiata sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko

Il segnale di conferma della riuscita dell’ultima manovra è stato ricevuto alle 13.29 del 30 Settembre, dal centro di controllo ESA di Darmstadt. I sistemi vitali si sono spenti, il trasmettitore di bordo ha smesso di funzionare. Una delle missioni più coinvolgenti della storia dell’esplorazione spaziale si è conclusa.

Fino all’ultimo istante Rosetta ha raccolto informazioni sulla composizione di gas e polveri sul suolo della cometa e scattato fotografie a risoluzione altissima da una distanza estremamente ridotta. Una missione lunga dodici anni, 8 miliardi di km percorsi, 31 mesi di viaggio in ibernazione, il lancio e l’accometaggio del lander Philae, 21.000 osservazioni scientifiche, più di 16.000 fotografie ,218 gigabyte di dati, il primo manufatto umano a raggiungere una cometa.

Rosetta è andata ben oltre il suo obiettivo: lo studio dell’origine delle comete e le relazioni tra la loro composizione e la materia interstellare, elementi fondamentali per comprendere l’origine del sistema solare.

Quando si parla di molecole organiche, non si fa riferimento alla vita come potremmo intenderla qui, sulla Terra, è invece la ricerca di materiali grezzi che riteniamo fondamentali per la vita. È già noto che sulla cometa esistono varie molecole organiche: dalla formaldeide (HCHO) all’acido cianidrico (HCN), dall’acido formico (HCOOH) all’ammoniaca (NH3), fino al metanolo (CH3OH) e al metano (CH4). A questo ventaglio va adesso aggiunta la scoperta più interessante: la glicina (C2H5NO2, un amminoacido) e il fosforo.

La glicina, una molecole organica, è l’amminoacido più semplice che si trova negli organismi viventi ed entra nella struttura delle proteine. Si può formare senza acqua liquida e può originarsi dall’esposizione alla luce ultravioletta di ghiaccio al cui interno vi siano molecole organiche semplici, come il metano o l’ammoniaca.

Anche il fosforo è un elemento fondamentale per la vita: un atomo di fosforo e uno di ossigeno combinati a formare la molecola P-O sono determinanti nella formazione della struttura del Dna. E la cosa straordinaria è che questa molecola sembra più comune nell’Universo di quanto si ritenesse.

La scoperta di questi elementi rafforza l’idea che le comete siano oggetti primordiali che hanno conservato tracce nel Sistema Solare così com’era 4,5 miliardi di anni fa, e che abbiamo portato sul nostro pianeta, a un certo punto della sua storia, gli elementi di base per la nascita della vita. Considerate le condizioni estreme in cui si trovano nello Spazio, questi elementi non possono originare vita sulle comete ma sulla Terra possono invece avere trovato tutte le condizioni necessarie alle reazioni chimiche che hanno portato a molecole sempre più complesse.

Ciò che fino a qualche decennio fa sembrava degno della trama di un – meraviglioso – film di fantascienza ora non sembra così distante. In un futuro l’essere umano esplorerà le profondità dello spazio con mezzi diversi, migliori. Le emozioni saranno le stesse che ci ha regalato la piccola sonda che per prima è atterrata su una cometa.

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15 ottobre 2016 0 commenti
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Roundmidnight
CulturaEventiIn primo pianoLibri

Buon Compleanno, Roundmidnight!

scritto da L'Interessante

Roundmidnight

Di Roberta Magliocca

Una torta con quattro candeline e tanto lavoro da festeggiare.

La Roundmidnight Edizioni compie quattro anni

La ‘round midnight edizioni nasce il 31 ottobre 2012 come marchio indipendente dallo scrittore Domenico Cosentino, dalla sua socia Giovanna Colitti, e dall’esperienza decennale nel “far libri” di una tipografia di Campobasso, La Tipografia Fotolampo di Luigi Palladino (il terzo socio), dove ha sede la casa editrice.

Parliamoci chiaro e sincero, come piace a noi: non stiamo parlando di un colosso dell’editoria; non di quelle case editrici che fatturano tot. milioni all’anno e che per farlo hanno il bastone del nome potente, azionisti di quella specie là, i politici di un certo calibro dentro il taschino. I grandi che marchiano libri, difficilmente ne leggono qualcuno. Si edita quanto si deve, quello che qualche dio vuole. Di letteratura, tra gli scaffali dove trovi tutto – biscotti, penne, i-Pad, marmellate, dvd – tutto tranne che libri, beh, ce n’è ben poca.

La Roundmidnight Edizioni è la piccola, minuscola goccia nel mare che ha la sincerità e il rispetto per la fantasia delle opere belle. Per intenderci, niente simbolo dell’euro tatuato negli occhi al posto delle pupille. Loro gli occhi li usano per leggere. E se quello che leggono per loro vale qualcosa, vale spesso un’emozione, allora – e solo allora – editano. E vaffanculo nomi e arricchimento. C’è chi crede che l’arte sia qualcosa in più.

Non che l’arte debba essere sempre relegata all’immagine del poeta squattrinato e incantato che non mangerà mai del proprio lavoro. Ma noi amanti e puttane d’arte, perdonatemi se mi ci metto anche io, abbiamo quel quid che ci fa camminare a testa alta, la dignità. E ci batteremo sempre affinchè anche il nostro mondo venga riconosciuto, affinchè un poeta, uno scrittore, un musicista, vengano riconosciuti come tali e non come dottori, medici, insegnanti con l’hobby per l’arte. Ma non svenderemo mai la nostra idea di arte ai mercenari che dell’ arte non ne conoscono nemmeno la definizione.

Ecco perchè la Roundmidnight Edizioni va festeggiata, questa sera al Jarmusch. Perchè portano a testa alta la loro idea di arte. Portano i libri che profumano di bellezza. Niente di più. Festeggiamo la sincerità dell’arte.

Buon compleanno!

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15 ottobre 2016 0 commenti
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Bob Dylan
CulturaIn primo pianoLibriMusica

Bob Dylan Premio Nobel della Letteratura

scritto da L'Interessante

Bob Dylan

Di Michela Salzillo

Non sempre le coincidenze arrivano per caso, alcune sembrano fatte apposta per mimetizzarsi fra gli strani destini.

Una fatalità bizzarra, ad appena un giorno di distanza dalla morte di Dario Fò, continua a creare divisioni di opinione: come nel 1997 accadde per il giullare moderno, ieri, nel giorno della dipartita del drammaturgo, Bob Dylan riceveva il premio Nobel per la letteratura, creando non solo stupore per i tempi coincisi in uno strano parallelo, ma anche un intenso girone di pareri favorevoli e contrari

A non essere d’accordo con la decisione della commissione di Stoccolma, che ha scartato candidati come Philip Roth, Don DeLillo e Murakami, è arrivato il parere di Alessandro Baricco, che ha così commentato l’assegnazione:

“Che un drammaturgo vinca il premio per la letteratura, ci sta. Ma premiare Bob Dylan è come se dessero un Grammy Awards a Javier Marìas perché c’è una bella musicalità nella sua narrativa. Paradosso per paradosso, allora anche gli architetti possono considerarsi poeti”. La pensa come lui pure lo scozzese Ivrine Welsh che, pur dichiarando stima per il cantautore statunitense, non ha tardato a definire questa scelta come “un premio nostalgia mal concepito, strappato dalla prostata di vecchi hippies balbettanti”. Ma c’è chi, senza troppe analisi di senso, preferisce abbandonarsi all’accaduto, osservandolo come un piacevole passaggio di staffetta tra il giullare e il menestrello.

La critica esiste dai tempi dell’arte, lo seppe anche Dario Fo

Nel 1997, colto di sorpresa, Dario Fo riceveva il Nobel per la letteratura con una motivazione assai condivisibile: premiato dal re Gustavo di Svezia, fu lodato per aver dileggiato il potere restituendo dignità agli oppressi. Una “dicitura” senz’altro diversa è stata quella scelta per Dylan che, a diciannove anni di distanza da quel record italiano, è stato incoronato per aver creato una nuova poetica espressiva all’ interno della grande tradizione canora americana. Si tratta di due spiegazioni che associate alla storia di ciascuno dei due diventano poco sindacabili. Come oggi, anche ieri qualcuno si schierò dal lato della protesta, esprimendo un dissenso ben inteso nei riguardi di quel nome che, paragonato a Dylan, adesso, sembra intoccabile. Fo è stato il diciottesimo italiano a vincere il Nobel, il sesto per la letteratura, prima di lui soltanto Giosuè Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello, Salvatore Quasimodo ed Eugenio Montale, dopo di lui, fino ad ora, nessuno , in Italia, è stato ritenuto all’altezza. Un’esclusiva, la sua, che sicuramente voleva dire qualcosa sin dall’ inizio , ma questo, come forse era giusto che fosse, non lo salvò dalle critiche. Certo, Dario non si chiamava Bob, sono  artisticità diverse le loro, eppure c’è chi all’epoca considerò la premiazione di Fò, che lui stesso tradusse come un riconoscimento esteso alla “gente di teatro”, come un torto a danno del poeta fiorentino Mario Luzzi, candidato al premio da vent’anni.

 La critica, del resto, è nata con l’arte, se non ci fosse l’una, non esisterebbe l’altra e viceversa. Sia l’esperto che il pubblico comune, lettore, spettatore o ascoltatore che sia, hanno il diritto ed il dovere di esprimersi. Le opinioni e le scelte, soprattutto in campo artistico, favoriscono la ciclicità dell’arte stessa. Forse è vero che un “Nobel per la musica” è qualcosa di parecchio strano, ma l’arte ha ben poco di ordinario e normale. A legittimare il premio di Bob Dylan, oltre quella motivazione, c’è l’applauso dell’accademia subito dopo l’annuncio ufficiale, ci sono le grida di approvazione le sue canzoni che, volente o nolente, qualcuno considera poemi e, perché no, c’è anche questo inaspettato legame fra due personalità che, seppur diverse, hanno ambe due rappresentato una forte icona di contrasto al potere. A tal proposito, il giornalista Antonio Gnoli ha dichiarato: “Ancora una volta, l’accademia di Stoccolma, spesso imprevedibile, ha dimostrato come, in qualche occasione, alla letteratura di grande mestiere si preferisce la vita.”

Bob Dylan Premio Nobel della Letteratura was last modified: ottobre 14th, 2016 by L'Interessante
14 ottobre 2016 0 commenti
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Dario Fo
CronacaCulturaIn primo pianoParliamone

Dario Fo, ultimo giullare

scritto da L'Interessante

Dario Fo

Di Vincenzo Piccolo

Si è spento oggi all’etá di 90 anni nell’ospedale di Sacco di Milano, dove era ricoverato da diversi giorni per complicazioni polmonari, il Premio Nobel per la Letteratura del ‘97, Dario Fo

A comunicarlo sono fonti ospedaliere.

Cantava, pochi momenti prima del ricovero, quando si erano viste aggravare le sue condizioni. Cosa che ha dell’incredibile, secondo il parere dei medici.

Difatti è sempre stato un anticonformista, un anticlericale, critico verso le istituzioni e la comune morale. “Chi ha detto che non si può cantare prima di morire?” Avrà pensato, lui che all’idea della morte non ha mai voluto cedere. Forse perché gli aveva tolto la cosa più cara che aveva, in arte come nella vita, sua moglie: Franca Rame. Con lei aveva saputo affrontare e mettere in scena temi importanti attraverso la satira e il grottesco, i suoi spettacoli erano disseminati da quei smitizzanti ribaltamenti sempre più frequenti nelle sue opere. Tipici i suoi rimandi alla Commedia dell’Arte, alle gag, al cinema muto con scene modellate sulle farse e le commedie brillanti. Una vita in scena, vissuta insieme a tante altre, cercando di comunicare qualcosa che forse non abbiamo mai capito.

L’arte di Dario andava oltre quella risata, troppo spesso malinconica, costellata di speranza. Una speranza che chiedeva cambiamento e, soprattutto, rovesciamento di quegli ideali alto-borghesi che avevano invaso la società dopo la seconda guerra mondiale. Sono molte le farse con cui Fo si prende gioco degli idealtipi appartenenti al mondo ecclesiastico o della morale borghese, intrise di valori sociali e politici. Quasi tutte interpretate e scritte, come già detto, con Franca Rame. La sua complice perfetta, in vita come in scena, fu subito colpo di fulmine, suggellato da un matrimonio e un figlio, Jacopo. Una figura fondamentale per la produzione artistica di Dario, tanto che decise di condividere con lei anche la medaglia del Nobel. Ma poi Franca se ne andó, morì il 29 maggio del 2013, lasciando Dario solo sulla scena. Quel duetto divenne un soliloquio che Dario continuava a recitare senza sosta, sotto quell’occhio di bue, quel fascio di luce che lo metteva a nudo con il suo dolore. Un dolore sempre nascosto sotto quel sorriso, stanco e consapevole che , spesso, la vita fa male.

Continua a scrivere, inarrestabile e sempre attento alla vita pubblica e all’arte. Dipinge e va in scena, organizza mostre, dibattiti e interventi, la speranza non si spegne. Non si dimentica di quel “Mistero Buffo”, di quella medaglia condivisa.

Non vuole lasciarsi abbattere dal tempo, che forse ha cambiato tutto ma non quello che voleva. Quel sorriso adesso sembra una ferita, ma ogni ferita può diventare feritoia, per questo ha continuato a ridere fino a poche ore fa. Dario da buon giullare lo sa, il riso è sacro.

 

 

Dario Fo, ultimo giullare was last modified: ottobre 13th, 2016 by L'Interessante
13 ottobre 2016 0 commenti
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Pamela prati
CulturaIn primo pianoTv

Pamela Prati al Grande Fratello Vip: capricci da diva

scritto da L'Interessante

Pamela Prati

Di Michela Salzillo

Se la scorsa settimana eravamo occupati a sdegnarci per le battute sessiste di Clemente Russo, un dire che gli è costato la squalifica dalla prima edizione del Grande Fratello Vip, stamattina, i riflettori dell’opinione pubblica si stanno ancora abituando alla sfuriata della showgirl Pamela Prati

La quarta puntata del reality, che ha incoronato il format a record stagionale, è stata segnata dall’espulsione dell’ex primo volto del “Bagaglino” che, dopo settimane di avvisaglie inutili e richiami all’ordine superflui da parte della produzione, si è consumata nel peggiore dei modi.  Da quando aveva varcato la soglia della porta rossa più famosa d’ Italia, la Prati si era mostrata continuamente intollerante: lamentando seri problemi di claustrofobia, aveva accettato con riserva la regola che le imponeva, per la prima settimana, l’alloggio forzato nella cosiddetta cantina. Lo spazio adiacente alla “casa dei privilegiati” non era di certo confortevole, oltre che poco arioso, così la soubrette aveva pensato bene di infuriarsi, promettendo di andarsene non appena fosse stato possibile. Era andata avanti per due settimane col “gioco della margherita”, esco o non esco, facendo sballottolare anche chi con lei era costretto a vivere 24 ore su 24. Neanche dopo essere stata trasferita nell’altro ambiente la situazione era cambiata, anzi, è addirittura degenerata. Niente regole per Pamela, che ha vissuto secondo le sue, fino all’ ultimo momento: toglieva il microfono, non rispettava gli appuntamenti nel confessionale e, ignorando ogni voce che la ammonisse, aveva addirittura messo piede fuori dalla casa senza autorizzazione. Proteste su proteste, silenzi e isolamenti erano diventati insopportabili per tutti. L’ unica coinquilina veramente solidale con i suoi capricci, a metà tra l’infantile e una “prima donna” dalla viziosità facile, era stata la collega ed amica Valeria Marini, anche se pure per lei gli ultimi giorni vissuti insieme alla Prati sono stati molto difficili. Durante la settimana, l’atteggiamento irreverente della signora Pamela ha rasentato il limite, facendo perdere la pazienza persino agli autori del programma che, fino a ieri sera, avevano sempre assecondato il comportamento poco rispettoso della concorrente. Si sa, certe cose fanno ascolti, e in programmi di questo tipo più sei fuori dalle regole, maggiore diventa l’attenzione di chi ti segue. In fondo, spiare le noiose giornate di persone ben educate non risulta poi così allettante, sarà perché la routine senza colpi di scena è molto simile a quella dello spettatore, che va alla ricerca di novità, o per la tendenza all’ inciucio che ci contraddistingue, fatto sta che quando c’è aria di tensione e di scontro siamo sempre in prima linea. A dimostrarlo è lo share registrato ieri nel momento in cui la Prati era intenta a dare di matto: 23, 3% i punti regalati alle sue urla, al microfono sbattuto per aria, al saluto negato agli altri concorrenti e alla pretesa che qualcuno, dopo averla squalificata per cattiva condotta, le chiamasse un taxi e le portasse le valigie. Tutto questo dettando la legge di non essere ripresa dalle telecamere, perché a deciderlo è lei, pure stavolta. Dopo l’ennesimo scatto, nessuno si sarebbe aspettato che arrivasse in studio per i commenti, invece è stata un’occasione che non si è fatta scappare. Ripetendo il mood che prevede la fase del vittimismo, dopo l’aggressività ingiustificata, la Prati, arrivata in studio, ha dichiarato:

“Ho voluto combattere questo mostro che mi soffoca. Io non prendo l’ascensore, non prendo l’aereo. Quella cantina mi soffocava. Il ‘Grande Fratello Vip’ mi lascerà forza. Chi soffre di questa patologia deve combattere, non deve stare a casa ferma. Una volta vince lui e tre volte vinco io. In casa ero spontanea, istintiva, come si fa a frenare l’istinto”.

A non essere d’accordo con le parole della showgirl, Alfonso Signorini, che, in un botta e risposta secco, ha controbattuto:

Nella casa non ho visto la persona che conoscevo da tanto tempo. Ci sarebbe stato un modo più elegante per uscire dal programma. Chi sei per dire: “Chiamatemi un taxi e portatemi le valigie. Ma chi sei? Erano parole vuote? Allora è meglio se stavi zitta”.

A questo punto, la Prati, non potendo accettare che qualcuno le intimasse di tacere, mentre lei, stando alle sue regole, possiede l’autorizzazione per mandare a qual paese chiunque con la scusa della sincerità, ha cominciato ad aggredire l’opinionista, ma a placare gli animi ci ha pensato la conduttrice. Ilary Blasi, infatti, ha creduto bene di calare la nota del programma sulla storia triste appartenuta all’ infanzia dell’ex concorrente. Un vissuto in collegio, lontano dalla madre ed i fratelli, che per sette anni l’ha costretta ad una vita difficile. Triste realtà e belle lacrime che, in un lampo, hanno spazzato via tutto il resto. È normale, di fronte alle tragedie tutto diventa relativo, ma allora potrebbe tranquillamente diventare passabile qualsiasi? Se chi soffre, deve essere giustificato, allora vuol dire che più o meno tutti, da domani, potremo alzarci dal letto e agire come caspita ci pare. Tante l’importante è essere spontanei.

Pamela Prati al Grande Fratello Vip: capricci da diva was last modified: ottobre 11th, 2016 by L'Interessante
11 ottobre 2016 0 commenti
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Caso Emanuela Orlandi
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Caso Emanuela Orlandi: “La verità sta in cielo”. Il film che sta dividendo l’opinione pubblica

scritto da L'Interessante

Emanuela Orlandi

Di Roberta Magliocca

Trentatrè. L’ann ‘e Cristo, risponderebbe mia nonna davanti alle cartelle della tombola sotto le luci intermittenti di un albero di Natale. Ma Natale non è, e quel numero niente ha a che fare con Cristo. Non è Natale e Cristo, nella vicenda di Emanuela Orlandi, scomparsa appunto 33 anni fa, non è mai entrato. Pur volendolo cercare, pur invocandolo, pur chiedendogli un segno, un indizio, lui non c’è. Non c’è Paradiso, nè inferno, non c’è guerra, nè pace, Emanuela non è viva, nè morta. 

Questo è il dramma delle sparizioni. Perchè al costante dolore, si aggiunge l’angoscia e la speranza. Ma facciamo un passo alla volta.

Emanuela Orlandi:  giovane per sempre

All’età di 15 anni, Emanuela, cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, sparisce dopo la sua settimanale lezione di musica. Denunciata la scomparsa, inizialmente si pensa ad una fuga volontaria, una bravata. Ben presto si capirà, invece, che la vicenda è ben più complicata di così e che non solo non si tratta di una bravata, ma che intorno alla sua scomparsa c’è un mistero che coinvolge i servizi segreti di diversi paesi, la banda della Magliana, gente di malaffare, giudici. Tutto questo all’ombra del cupolone. Emanuela non è ancora stata ritrovata e, molto probabilmente, nessuno la troverà mai. Il mistero non è ancora stato risolto e, molto probabilmente, nessuno lo risolverà mai.

La verità sta in cielo: Roberto Faenza cerca di ricostruirne la vicenda

Il 6 Ottobre scorso, nelle sale cinematografiche italiane, è uscito “La verità sta in cielo” film-inchiesta di Roberto Faenza sulla sparizione della giovane ragazza. Il film, in un continuo salto temporale tra il 1983 e il 2015, intreccia testimonianze, processi, inchieste come in una staffetta di luci e ombre, segreti e chiarezza. E di chiaro sembra non ci sia proprio nulla. Eppure si scava in un unico terreno fatto di sacro e profano, di chiesa e malavita, di quanto dovrebbe essere più opposto e invece si attrae fino a diventare un solo corpo.

Famiglia Cristiana attacca duramente il film

Nessuno scoop, anzi. Quanto ci si aspettava, tanto è successo. Famiglia Cristiana sostiene che, tra le varie piste aperte sulla scomparsa della ragazza, si è scelta quella della Chiesa per sparare – a detta loro – su un bersaglio preso di mira quotidianamente. Quasi come a voler trattare con saccenza e superbia la questione, Famiglia Cristiana parla di una banalità nell’intreccio di una trama che non sta in piedi perchè ogni accusa contro lo IOR e la Chiesa si è poi conclusa con un nulla di fatto. Solo chiacchiere, dunque, per il giornale in questione.

Ma se è vero che l’inchiesta è stata chiusa senza che le responsabilità di alcuno venissero accertate, se è vero che il dito puntato verso il Vaticano si è dovuto abbassare perchè nessuna prova è stata apportata, questa difesa della Chiesa e dello IOR – alla luce dei recenti scandali, appurati eccome, che li hanno coinvolti e travolti – forse risulta estrema a tal punto da far storcere il naso. E se è vero che Vatileaks e vicende annesse, nulla hanno a che fare con Emanuela Orlandi, certo servono a comprendere che il Vaticano non è quella tunica bianca scevra di macchie che Famiglia Cristiana difende a spada sguainata.

Tutto questo per dire che “La verità sta in cielo” non marcia a piedi pesanti sulla Chiesa tentando di schiacciare tutto ciò che vede. Tutt’altro. Tenta di far chiarezza. Chiarezza non per demonizzare la Chiesa, ma per farne uscire la parte sana che nel silenzio e nella chiusura non ha da guadagnare ma solo da perdere. Bisogna fare rumore, far saltare la corruzione e le mani sporche. In fondo, lo stesso Papa Francesco combatte in casa propria una guerra non certo facile, ma assolutamente necessaria per riacquistare credibilità.

Adriana Serrapica, la dolce Emanuela 

In un’intervista timida e gentile, Adriana Serrapica – l’attrice che nel film interpreta Emanuela Orlandi – ci racconta di essere entrata in punta di piedi e con estremo rispetto in uno dei casi di cronaca che, come abbiamo visto, fa discutere. A volte anche troppo. Perchè in questo gioco di poteri e di scaricabarile di accuse, a volte si perde di vista quel viso: una ragazza è scomparsa, una famiglia è stata distrutta. Per le strade italiane c’è un fratello che cerca ancora la sua sorrellina, che ancora chiede giustizia, che vuole la verità. A costo di cercarla ovunque nel mondo. Anche in cielo.

 

Caso Emanuela Orlandi: “La verità sta in cielo”. Il film che sta dividendo l’opinione pubblica was last modified: ottobre 11th, 2016 by L'Interessante
11 ottobre 2016 0 commenti
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RAI: presentazione conduttori Rai Uno
CulturaIn primo piano

Piero Angela: ospite di Futuro Remoto

scritto da L'Interessante

Piero Angela

Di Antonio Andolfi

Si è svolta a Napoli, all’interno della Sala Newton, la conferenza iniziale della 30° manifestazione Futuro Remoto,  il cui tema di quest’anno è Costruire. Una serata per parlare di scienza e innovazione,con Roberto Battiston,presidente dell’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana.

Tra gli ospiti della serata, Piero Angela, famoso giornalista e divulgatore scientifico, autore di tanti programmi di successo come SuperQuark che quest’anno ha raggiunto i 30 anni di messa in onda

Angela ha tenuto una conferenza sull’importanza della cultura scientifica in Italia, e come la scienza e l’innovazione stiano cambiando il nostro pianeta. Il conduttore, che ha raggiunto il traguardo di 87anni, ricorda che suo padre, il medico Carlo Angela, fu un contemporaneo di Garibaldi, essendo nato nel 1875. In quel periodo la povertà e l’analfabetismo erano molto diffusi, e oggi grazie alla tecnologia e all’innovazione la vita è cambiata profondamente.

“La scienza e’ il motore che oggi permette alla nostra societa’ di svilupparsi attraverso l’innovazione e le tecnologie. Alcuni Paesi lo hanno capito e corrono, penso al Nord Europa e all’Asia. Noi siamo in ritardo”.

Angela ha spiegato che le eccellenze del nostro Paese, la cultura, la letteratura e la filosofia non sono piu’  “sufficienti nella società odierna, bisogna stare al passo con le trasformazioni, soprattutto quella digitale, che stanno profondamente rivoluzionando la nostra societa’. Noi – ha aggiunto – siamo tanto intelligenti ma siamo una Ferrari che senza carburante resta ai box”. Parlando del ruolo dei giovani, Angela ha detto che sono ancora “molto pessimisti sul loro futuro ma attraverseranno un secolo pieno di innovazione. Devono guidare un cambiamento da protagonisti, ognuno coltivando la propria eccellenza. E poi c’e’ il ruolo della divulgazione, e’ importante farla ma riceverla, soprattutto, e i mezzi di comunicazione, i giornali, ma anche la politica dovrebbero fare di piu’ per questo”. Infine Angela ha ricordato una missione spaziale poco conosciuta, l’Apollo 3, in cui per la prima volta fu fotografata la Terra vista dallo spazio. Appare evidente come il nostro sia un pianeta straordinario, delicato.Un sottilissimo strato di atmosfera protegge la Terra, dalle radiazioni che provengono dal Sole. Uno strato di 11 km di altitudine composto in prevalenza di azoto, ossigeno, ed altri gas. L’uomo con le sue attività sta immettendo sempre più sostanze inquinanti,che stanno distruggendo il nostro pianeta. Angela ha concluso il suo intervento commentando l’importanza di avere una cultura scientifica nel nostro paese.

 

Piero Angela: ospite di Futuro Remoto was last modified: ottobre 11th, 2016 by L'Interessante
11 ottobre 2016 0 commenti
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Pets
CinemaCulturaIn primo piano

Pets – Vita da animali: il nuovo film d’animazione dei produttori di Cattivissimo me e Minions

scritto da L'Interessante

Pets

Di Luigi Sacchettino

Pets – Vita da animali è il ritorno alla regia di Chris Renaud, creatore di Cattivissimo Me e già regista di Lorax: cofondatore dell’ Illumination Entertainment col producer Chris Meledandri, ha generato un altro successo

Dal 6 ottobre al cinema.

Non potevo perdermelo. Non potevo arrivare in ritardo; ieri ero in sala a vederlo.

Curiosissimo. Il trailer prometteva bene.

La trama racconta la storia del  cane Max, che  vive in massima serenità il suo tran tran con la proprietaria, almeno finché questa non torna a casa con l’enorme Duke, salvato da un canile: secondo l’umana , Max dovrà convivere con lui d’ora in poi. L’inevitabile tensione trasforma il primo giorno in un disastro colossale: Max e Duke si ritrovano lontanissimi da casa, mentre i cani loro amici- tra cui l’innamoratissima e vaporosa spitz Gidget-  cercano di raggiungerli. A separarli, una banda di animali che si nasconde nelle fogne poiché abbandonati dall’uomo; il capo della banda, un  folle coniglio che risponde al nome di  Nevosetto.

Il film è diretto ad un pubblico di giovanissimi,  con molte battute ilari, scene divertenti e appassionanti; ma lancia molte riflessioni agli umani che sapranno coglierle.

L’idea che i nostri cani dormano e stiano buoni in nostra assenza. Errato; sovente si annoiano e per questo raggiungono i loro amici, organizzano e partecipano a dei party esclusivi.  Scacciano scoiattoli invasori del quartiere e si raccontano le loro esperienze di vita.

L’idea che due cani che non si conoscono possano vivere assieme pacificamente  perché siamo noi a deciderlo. Errato; Max all’inizio non accetterà di buon grado Duke- il quale ingaggerà una vera e propria lotta di supremazia col piccolo Max. L’inserimento positivo di un nuovo cane in una casa dove ve n’è già un altro richiede accortezze che solo un tecnico sa fornire.

L’idea che i cani di piccola taglia siano indifesi. Errato; sarà  proprio la piccola, candida e scondinzolante Gidget a salvare il suo amato, sfoderando tutto il caratterino tipico degli spitz.  

L’idea che i cani anziani- per giunta disabili- siano ormai in pensione. Errato; sarà il veterano Pops, con il suo carrellino all’arto posteriore, a condurre gli amici di Max nelle fogne, quartier generale del folle Nevosetto.

L’idea che i cani adulti- adottati in canile- si affezionino meno. Errato; nonostante un inizio di rapporto burrascoso, Duke non esiterà a salvare la vita di Max.  Che ricambierà ,a pieno cuore,  il favore.

Ce ne sarebbero molte altre.

Lascio a voi dedurle, perché andrete a vederlo giusto?

Portateci i bambini. Il bambino che è in ognuno di noi ne sarà felice.

 

Pets – Vita da animali: il nuovo film d’animazione dei produttori di Cattivissimo me e Minions was last modified: ottobre 10th, 2016 by L'Interessante
10 ottobre 2016 0 commenti
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