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Categoria

Cultura

Café
CinemaCulturaIn primo piano

Cafè Society: nelle sale il nuovo film di Woody Allen

scritto da L'Interessante

Café

Di Erica Caimi

Café Society è l’ultimo film di Woody Allen, presentato al Festival di Cannes 2016 e uscito nelle sale cinematografiche il 29 settembre. Il regista mette in scena un cast d’eccezione che vede come protagonisti Kristen Stewart, Jesse Eisenberg, Jeannie Berlin, Steve Carell, Blake Lively, Parker Posey

Siamo alla fine degli anni ’30, quando il giovane Bobby Dorfman (Eisenberg) decide di lasciare la sua città natale, New York, per trasferirsi nella capitale del cinema, Hollywood e tentare il successo. La sua famiglia, conflittuale e problematica, è composta dai genitori perennemente in lite Rose e Marty, dal fratello gangster della malavita Ben, dalla protettiva ed intelligente sorella Evelyn e da suo marito, l’intellettuale Leonard. Bobby non si accontenta della sua routine nel Bronx, dove gli si prospetta un mediocre impiego nella gioielleria del padre, vorrebbe qualcosa in più che spera di trovare stabilendosi a Hollywood. Qui, comincia a lavorare come fattorino per suo zio Phil (Carell), un importante agente delle star e conosce la sua affascinante e carismatica segretaria, Vonnie (Stewart), della quale s’innamora fin da subito. Nella East Cost, Bobby si lascia trasportare dall’atmosfera scintillante e mondana dell’epoca, dallo sfarzo costruito del jet-set e s’immergerà nel clima vibrante che pulsa nella mecca del cinema. Vonnie non disdegna le tenere avances del ragazzo, ma non lo incoraggia, perché è già impegnata con un altro uomo, un giornalista sposato che la lascia spesso sola, dice a Bobby, ma in realtà è l’amante segreta dello zio Phil. Dopo la rottura del suo fidanzamento, Vonnie si lascia andare sprofondando nelle forti emozioni del vero amore, trascorrendo momenti felici in compagnia del giovane. Ma la coppia non ha futuro. Vonnie, inaspettatamente, rifiuta la proposta di matrimonio di Bobby, alla quale preferisce le prospettive di sicurezza economica che le si profilano con la relazione che credeva conclusa e tenuta nascosta al ragazzo, il quale ingannato e deluso, fa ritorno a New York. Qui, inizia a gestire il locale del fratello Ben, il Café Society, e scoprendosi un abile imprenditore porta al massimo successo il night club, che diventa un punto di riferimento per la vita notturna degli uomini di spettacolo e non solo. Gli anni scivolano e Bobby è un uomo sposato e realizzato, quando Vonnie, improvvisamente, fa di nuovo capolino nella sua vita a New York, rimettendo, forse, tutto in discussione.

Café Society è una commedia brillante e divertente, ma intrisa di dolce nostalgia e triste romanticismo, ingredienti che prevalgono in quelle esperienze di vita caratterizzate da scelte desiderate, ma mai concretizzate, amori infelici e mai interiormente finiti essendo incagliati in momenti non vissuti. Come confermato dallo stesso regista, “io provo sempre ad essere romantico, ma questa volta c’è di più. Un fascino dato dalle epoche passate, New York è una città romantica, la Hollywood degli anni ’30 lo è, le storie d’amore complicate lo sono terribilmente e poi quei protagonisti tra Clark Gable e Cary Grant, amo il cinema di quegli anni, è quello che mi ha influenzato”.

Il titolo, Café Society, è un omaggio all’epoca in cui gli intellettuali, i mondani e gli aristocratici erano soliti trovarsi nei café e nei ristoranti alla moda delle grandi città, come Londra, Parigi e New York a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Il termine divenne popolare negli anni ’30, alla fine del proibizionismo, quando l’ascesa della stampa scandalistica seppe immortalare le celebrità in abito da sera che affollavano i numerosi night club newyorchesi per ballare sulle note del travolgente jazz.

I personaggi del film sono molto verosimili, soprattutto nella loro capacità di sapersi evolvere nel corso del tempo. Nella vita reale la consapevolezza che non sempre gli eventi si risolvono come desideriamo, le esperienze positive o negative, i cambiamenti voluti e le delusioni passate sono in grado di modellare il nostro spirito, così anche nella fiction di Woody Allen, il Bobby del finale non è più il ragazzo ingenuo e fiducioso dell’inizio del film. E’ un uomo maturo e consapevole del fatto che talvolta i “sogni sono destinati a rimanere tali” e che “la vita è una commedia scritta da uno sceneggiatore sadico”. I personaggi principali mancano di determinazione nel dare una svolta alla proprie vite delle quali sono intimamente insoddisfatti e sembrano incoscienti del fatto che la distanza tra desiderio e realtà è spesso colmata da una scelta coraggiosa. Il loro abbandonarsi agli eventi della vita, soprattutto di Vonnie, viene nascosto dietro all’alibi dei sogni irrealizzabili.

Una volta calato il sipario sul divertimento e sull’ipocrisia dell’effimero, i riflettori si orientano verso l’essere umano e la centralità del suo mondo interiore ed emozionale per ricordarci che quando i sentimenti sono veri e onesti si preservano a prescindere dal risentimento e dal tempo trascorso, per quanto risultino inevitabilmente trasformati. Col meraviglioso finale, ambientato nella notte di Capodanno, il film sembra suggerire che se il destino, o tu per lui, ha deciso di riproporti sempre la stessa situazione, la stessa frase, lo stesso viso, la stessa conclusione, in qualche modo te le ritroverai sempre di fronte, ma sarà l’esperienza e la volontà a condurti, eventualmente, verso direzioni differenti.

Cafè Society: nelle sale il nuovo film di Woody Allen was last modified: ottobre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 ottobre 2016 0 commenti
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Psicologo
CulturaEventiIn primo pianoLibri

Lo psicologo in libreria

scritto da L'Interessante

Psicologo

Di Michela Salzillo

Chi è lo psicologo? Che lavoro fa? Legge nel pensiero? Se ne accorge se dico una bugia? Ma soprattutto, vuole i soldi per farsi due chiacchiere?

Solo qualche settimana fa vi avevamo segnalato “il caffè con lo psicologo”, ricordate? Un incontro gratuito, con un professionista del settore, nato per sfatare molti dei miti legati alla figura del terapeuta. Ad idearlo, il dottor Fabio Ianniello che, con questo progetto itinerante, ha cercato di rendere accessibili le verità sul mondo della psicologia, attraverso l’utilizzo di un rituale semplice e piacevole come quello del caffè a metà mattinata.

Ebbene, dopo il grande successo ottenuto con l’ultimo appuntamento, quello dello scorso 29 settembre presso il bar “Monello” di Santa Maria Capua Vetere (CE), lo psicologo torna con una formula leggermente rinnovata ma altrettanto interessante.

Parte domani il primo appuntamento con “ lo psicologo in libreria: nuove possibilità per storie inceppate”. Anche il nuovo format , come quello precedente, è gratuito.  L’incontro si presenta come una particolare occasione in cui chi vorrà potrà confrontarsi con le proprie storie e, ancor di più, con i diversi modi che esistono per raccontarla

Il dottor Ianniello, laureato in psicologia clinica e dello sviluppo, specializzato in psicoterapia sistemico relazionale, esperto in formazione e dinamiche di gruppo, vi aspetta domani fra le copertine della Libreria Spartaco, in via Martucci a Santa Maria Capua Vetere (CE).

“Una libreria è un posto pieno di storie, un luogo bellissimo per raccontarsi e, magari, provare a riscriversi. Lo psicologo in libreria è proprio questo: un ‘occasione abitata da storie; è il piacevole rischio di un colpo di scena, ci ha detto il dottor Ianniello.

Un’ opportunità di questo tipo, ribadisce, prende forma per  avvicinare le persone alla figura dello psicologo, cercando di allontanarle dei pregiudizi e gli stereotipi che non servono a nessuno.

Partecipare è semplice, basta prenotare gratuitamente un incontro, chiamando o inviando un sms al 3477494306 entro la giornata di oggi.

Lo psicologo in libreria was last modified: ottobre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 ottobre 2016 0 commenti
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Corpi Nudi ad Officina Teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Corpi Nudi ad Officina Teatro

scritto da L'Interessante

Corpi Nudi

Di Luigi Sacchettino

Corpi Nudi. Regia di  Gianluca Ariemma, con  Maddalena Serratore, Ivan Graziano, Giulia Navarra, Marcello Gravina e lo stesso regista come attori

Lo spettacolo è liberamente ispirato al testo di “Le prénom (Cena tra amici)” di Matthieu Delaporte ed Alexandre de La Patellière.

Cinque personaggi. Due donne. Tre uomini. Si spogliano. Restano nudi. Si rivestono.

Lo spettacolo inizia così, un prologo che simboleggia il voler mettere a nudo. Scoprire. Svelare.

Un fratello e una sorella con i relativi coniugi, e in più un amico dai modi femminei – l’artista del gruppo, sospettato di essere omosessuale.  Una sera conviviale come tante altre, tra amici storici. I padroni di casa sono professori, il fratello di lei un man in Business e sua moglie avvenente e in carriera. Quella sera, però, accade qualcosa di speciale. Mentre tutti aspettano l’arrivo della moglie, il fratello annuncia alla compagnia che diventerà padre. Momenti goliardici. Poi le domande di rito: sarà maschio o femmina, e come si chiamerà? Il futuro papà non ha dubbi che sarà maschio; ma lo sconcerto nasce quando  comunica il nome che hanno deciso di mettere al figlio. Adolf. Giocando sull’equivoco tra l’Adolf nazista e quello romantico francese.

Un gioco che degenera, creando momenti di conflitto, che saranno genitori di verità. Quelle verità nascoste, omesse, taciute, portate segretamente con sé nel corso degli anni. Senza mai crescere.

Lo spettacolo termina dopo poco più di un’ ora, in cui si resta magneticamente incollati su questa giostra di verità a turno, dal ritmo veloce e dalle pause che spingono in introspezione e in pensieri intimi.

Lo stesso artista Marcel dirà: “Non mi chiedete cosa sia giusto o sbagliato, perché lo sapete bene che la sola cosa giusta sarebbe ascoltarsi davvero!”.

Ascoltarsi. Davvero. Andando contro i pregiudizi e giudizi della gente. Gli autoinganni e le menzogne.

Rivelarsi per quello che si è; non come sembrerebbe ovvio. Lo dimostrerà il femmineo artista, che emergerà come storico amante della madre dei due fratelli.

Se gli attori della compagnia teatrale Dietro La Maschera volevano far divertire inducendo riflessioni sul  faticoso viaggio verso la verità ci sono riusciti alla grande. Chapeau.

Sono stati nudi fino al 2 ottobre, presso Officina Teatro San Leucio.

Ah, è femmina.

 

Corpi Nudi ad Officina Teatro was last modified: ottobre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 ottobre 2016 0 commenti
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Futuro Remoto
CulturaEventiIn primo piano

Futuro Remoto: dal 6 al 10 Ottobre a Napoli

scritto da L'Interessante

Futuro Remoto

Di Michela Salzillo

Anche quest’anno sta per tornare una delle manifestazioni più attese fra gli appassionati di cultura scientifica.

Dal 6 al 10 ottobre, infatti, nel cuore di Napoli, si svolgerà Futuro Remoto, l’evento dedicato al mondo della scienza e alle tecniche di sperimentazione ed esso correlato

Quello di quest’anno è un appuntamento particolare perché celebra i trent’anni dell’iniziativa, e lo fa uscendo da città della scienza per approdare in Piazza Plebiscito. Il tema scelto per questa nuova edizione, che ogni anno varia a seconda del programma in itinere, è “costruire”.

Nella agorà più famosa del territorio partenopeo sarà dunque allestito il villaggio della scienza che, suddiviso in nove comparti tematici, permetterà di osservare fenomeni scientifici, fare esperimenti e parlare direttamente con gliesperti che interverranno.

 Nel 2015, anno in cui la tematica stabilita per la quattro giornate fu “il viaggio… attraverso le frontiere”, l’evento raccolse più di 150.000 visitatori. Un risultato che le previsioni intendono almeno replicare, per uno spazio a disposizione che ammonta a circa 6.000 mq; un’area piuttosto ampia che includerà il coinvolgimento di Palazzo Reale, del Circolo Ufficiali dell’Esercito, del Circolo Ufficialedella Marina Militare, del Circolo artistico Politecnico e del Caffè Gambrinus.

A Futuro Remoto 2016 saranno organizzati laboratori scientifici, lezioni in piazza, ma anche spettacoli dal vivo, che comprenderanno: letture, rappresentazioni e performances di vario genere. Non mancherà neppure la musica, tra i concerti da segnalare, quello della Scarlatti Junior, con i giovani musicisti dell’Orchestra Scarlatti di Napoli.

 Molti anche gli ospiti illustri, tra cui Piero Angela, che terrà, il 6 ottobre, alle ore 19:00, la conferenza di apertura della manifestazione a Città della Scienza .Nei giorni a seguire, previsto anche l’arrivo dell’astronauta italiana, Samantha Cristoforetti, il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Roberto Battiston e tanti altri.

L’ingresso e libero e l’accesso agli spazi sarà così gestito: si potrà entrare dalle 10 alle 22 nei giorni 7,8 e 9 e dalle 10 alle 14 il giorno 10

Futuro Remoto: una lunga tradizione di riconoscimenti per città della Scienza

Dai tempi della prima edizione, che si svolse nel 1995, alla Mostra d’oltremare e sul tema conduttore dell’alimentazione, Futuro Remoto è da sempre teatro di importanti riconoscimenti:

 Nel 2011, in occasione del decennale di Città della Scienza, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, conferì una speciale medaglia per la ricorrenza.

 Nel 2010 è stata riconosciuta da Eurispes come una delle cento eccellenze italiane.

 Nel 2007, 2008 è stata definita “miglior incubatore di nuova impresa”.

 Nel 2006 venne assegnato il “Premio Descartes” per la comunicazione scientifica dall’Unione Europea.

 Nel 2005 fu consegnato l’onere per il miglior museo scientifico europeo (“Premio Micheletti”)

Futuro Remoto: dal 6 al 10 Ottobre a Napoli was last modified: settembre 30th, 2016 by L'Interessante
30 settembre 2016 0 commenti
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Manoscritto
CulturaIn primo piano

Manoscritto Antico: come leggerlo senza toccarlo. Quando la tecnologia è a servizio del passato

scritto da L'Interessante

Manoscritto

Manoscritto

Di Antonio Andolfi

Spesso la tecnologia va in aiuto della storia e dell’archeologia, come accade in questo caso.

Un fragilissimo e antico rotolo ebraico, impossibile da “sfogliare” e da leggere,  è stato letto grazie a una tecnica elaborata, chiamata “virtual unwrapping” (sfogliamento virtuale), un processo di scansioni 3D in alta risoluzione.

Si è così potuto leggere quello che è considerato come il più antico reperto di frammenti del Vecchio Testamento, senza doverlo materialmente toccare. Si chiama rotolo di En-Gedi, contiene frammenti di uno dei primi cinque libri della Bibbia, il Levitico, cioè un insieme di leggi religiose e sociali.

La sua datazione è molto incerta, dal III- IV secolo a.C. al I d.C.

Il rotolo è stato rinvenuto nel 1970 nell’area di En-Gedi in Israele, da cui prende il nome, sito di un’antica e numerosa comunità ebraica. In seguito ad un incendio attorno al ‘600, il rotolo si è quasi completamente carbonizzato. In questo stato era impossibile aprirlo, perchè si sarebbe polverizzato.

Ora però, lo si è potuto aprire e decifrare, grazie alla tomografia micro-computerizzata, che ha permesso di ottenere la posizione delle tracce di inchiostro del testo originale sul rotolo. La qualità delle immagini ottenute è straordinaria, tale da rendere leggibile gran parte del testo.

Il rotolo mostra oggi 18 righe di testo (in origine erano 35) per ogni colonna e, come tutti i testi ebraici, è composto solo da consonanti. Secondo gli esperti il testo corrisponde esattamente a quanto oggi si trova nella Bibbia ebraica, e questo è una conferma della sua autenticità.

Ora si spera di poter applicare la stessa tecnica anche sui Rotoli del Mar Morto, composti da circa 900 documenti, scoperti tra il 1947 e il 1956 in undici grotte, molti di questi reperti sono impossibili da aprire.

Manoscritto Antico: come leggerlo senza toccarlo. Quando la tecnologia è a servizio del passato was last modified: settembre 30th, 2016 by L'Interessante
30 settembre 2016 0 commenti
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Francesca Carollo
AttualitàCronacaCulturaIn primo pianoLibri

Le amiche che non ho più: Francesca Carollo per la Tullio Pironti Editore

scritto da L'Interessante

Francesca Carollo

Di Roberta Magliocca

Roberta, Federica, Lucia. Tre nomi tra tanti nomi, tre storie tra tante storie. Tre donne che non ci sono più. A darle voce, una giovane giornalista che si definisce loro amica pur non avendole mai conosciute fisicamente. 

Eppure, Francesca Carollo nel suo libro “Le amiche che non ho più” – edito dalla Tullio Pironti Editore – pur con lucida obiettività, fondamentale nel lavoro di giornalista, non ha dimenticato il cuore

Come in un diario personale caduto per sbaglio nella borsa del lavoro, Francesca Carollo ci parla di cronaca ed empatia, di una piaga italiana. Si perchè Roberta, Federica e Lucia sono solo (e sempre troppe) tre donne tra le tante che, ogni giorno, perdono la vita per mano di chi dice di amarle e poi le uccide senza amore alcuno.

La scrittura di Francesca è semplice e diretta, precisa nei fatti e nei ricordi. Mentre si legge sembra di ripercorrere strade e relazioni, di vivere in quelle case che dovrebbero essere luoghi sicuri ed invece si scoprono pieni di violenza e sofferenza. Dopo le prime pagine già non si capisce più dove finisce il lavoro e comincia la vicinanza, dove finisce la giornalista e parla la persona. E forse non si capisce perchè non c’è un inizio ed una fine, non ci sono due persone. La Carollo, in questo libro, è Francesca, è giornalista, è in uno stato di umana comprensione e profonda preoccupazione per questa Italia dove noi donne non siamo al sicuro. Rifiutando il termine femminicidio, non rinuncia a sottolineare la natura culturale di questo fenomeno che è così assurdo da non riuscire a spiegarlo. 

Cosa scatta nella mente di chi amiamo per portarlo a questo folle gesto? Non si è ancora ben capito. Follia, dicono. Perdita di lucidità, forse. Amore malato, sicuramente. Resta il fatto che se quella donna che tanto amano, non può essere loro, allora, non sarà di nessun altro. 

 Si può, allora, ancora parlare di AMORE? L’amore non dovrebbe essere un augurarsi la felicità dell’altra persona, anche se questo significa vederla lontana da noi? Non sarebbe più giusto chiamarla OSSESSIONE?

 Si dovrebbe parlare di umanità. E una donna uccisa ogni due giorni è una statistica disumana. Quella che soffoca l’italia in questo periodo non è soltanto crisi economica. Ma etica. Educativa. Ma soprattutto carenza di giustizia e protezione. Gridiamo al diritto di essere libere, di essere padrone assolute della nostra vita. Libere di amare e di lasciare. Libere. Questa libertà, per noi, non c’è. Siamo tornati al Medioevo? No, non credo. Forse età più scura di questa le donne non l’hanno mai vissuta.

 E ricordo ancora quando mio nonno diceva: “Le donne non si toccano nemmeno con un fiore”.

 Ora, gli unici fiori sono quelli che troneggiano sulle lapidi di donne che per amore hanno dato tutto. Anche la vita.

Le amiche che non ho più: Francesca Carollo per la Tullio Pironti Editore was last modified: settembre 28th, 2016 by L'Interessante
28 settembre 2016 0 commenti
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Zia Titina e L'Isis Peppe Lanzetta
CulturaIn primo pianoLibri

Zia Titina e L’Isis: Peppe Lanzetta per Tullio Pironti Editore

scritto da L'Interessante

Peppe Lanzetta

Di Roberta Magliocca

Da Napoli in Francia, passando per Vietri sul Mare e la Siria, da Zia Titina a Varoufakis, con Giggino e la Merkel. Un libro che non è un libro, una storia che non è una storia.

“Zia Titina e L’Isis” di Peppe Lanzetta – edito dalla Tullio Pironti Editore – è un sorso d’acqua, che verso le ultime pagine diventa veleno per coscienze aride. 

Giggino l’elettrauto è scuro di carnagione e con la barba nera. Un giorno è lì che fa la spesa quando viene scambiato per un terrorista. Ritenuto potenzialmente pericoloso, viene trascinato in questura: <<Risultava una somiglianza bestiale con un Foreign Fighter che si chiamava Abdul Abdal Abdel Abdol Luigi, nato ad Aleppo e residente a Caivano, in via delle Rose […]>>.

Questo si legge nella seconda di copertina. Da questa breve introduzione e per chi conosce la penna di Peppe Lanzetta, è facile intuire l’ironia di quanto si sta per raccontare, il pizzico di sarcasmo che rende tutto un po’ più irriverente e satirico. Perchè non si può definire comico questo libro. E’, piuttosto, drammaticamente brillante, storicamente vero e purtroppo senza alcuna vena di esagerazione tipica di chi vuole raccontare la realtà facendo sorridere.

E si sorride leggendo queste pagine, a volte si ride davvero. Ma la risata lascia quel retrogusto amaro di verità e tristezza. Quello che si legge, oltre alla storia dello sfortunato Giggino, è la paura post attentati. Charlie Hebdo prima, il Bataclan poi hanno innescato questa bomba chiamata odio in primis, paura subito dopo, diffidenza sempre. Traducendo tutto il mondo in un contesto napoletano euforico e senza filtri, Lanzetta ci serve su un piatto d’argento la nostra incapacità di fidarci, di aprirci e di conoscere. Ci siamo chiusi nella paura e nel luogo comune, dei clichè ne abbiamo fatto posti sicuri dove vivere. E diciamolo, il terrore generale lo si è usato spesso come scusa per giustificare razzismo ed odio, per una lotta tra poveri, per portare voti ad un partito.

Ma nessun dito puntato, nessun giudizio. C’è solo una tenace zia Titina che proprio non ci sta a vedere il proprio nipote in prigione. Ma nelle ultime pagine del libro c’è una guerra nel mondo che non fa ridere. C’è un Natale che commuove. C’è una scelta di vita. 

Zia Titina e L’Isis: Peppe Lanzetta per Tullio Pironti Editore was last modified: settembre 28th, 2016 by L'Interessante
28 settembre 2016 0 commenti
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Approdi Invisibili
CulturaIn primo pianoLibri

Approdi Invisibili: Argia Maina per la Roundmidnight Edizioni

scritto da L'Interessante

Approdi Invisibili

Di Roberta Magliocca

Quante volte l’ho fatto. Ho preso il treno, il pullman, l’aereo. Francia, Spagna, Germania.  Ho visto ballerine andaluse ballare a piedi scalzi sotto il sole cocente di Malaga. Ho salito a piedi la Tour Eiffel fino quasi a toccare il cielo. A Londra ero ubriaca…di tutto, e ubriaca mi sono seduta sui marciapiedi di Camden Town con persone sconosciute a cantare Beatles e chissà cos’altro, non ricordo. In Germania ho toccato un muro e Berlino Est ha toccato me con una storia carica di rose e sofferenza. Nelle metropolitane di Madrid c’erano quartetti d’archi e sulla Rambla, a Barcellona, mi sono persa in dei colori di un carnevale perenne. Ne ho lanciate di monetine a Roma, e poi mi sono seduta sulle panchine di Sorrento di fronte al mare. E lì ho aspettato. Ho dormito sugli scogli della Sicilia e nuotato nelle acque della Calabria. Ho viaggiato, verso approdi veri e fisici, così maestosi da esistere, esistere veramente, con tutta la sicurezza della terra ferma riscontrabile e ritrovabile, con tutta la vigliaccheria di un biglietto di ritorno sempre tra le mani pronta a riportarmi sana e salva al punto di partenza.

Poi ti imbatti, per lavoro o per destino, in un libro che inizi a leggere seduta alla scrivania del tuo studio, con gli occhiali da vista appoggiati sulla punta del naso (e tempo fa avevi giurato che non ti sarebbe mai successo, non a ventotto anni almeno) e una matita per sottolineare e appuntare cose importanti per la recensione. Libri che cominci così per poi finirli, stesa sul letto, e fanculo matite e appunti, e degli occhiali non ho bisogno: questi libri non li leggi con gli occhi. E capisci che non hai mai viaggiato, non davvero. 

Argia Maina, nel suo libro Approdi Invisibili, edito dalla Roundmidnight Edizioni, riesce – senza esserne l’intento – a far vedere quella linea sottile tra il viaggiatore ed il turista

Per essere turista ti muovi, in giro per il mondo, con cartine, mappe e macchina fotografica. Il viaggiatore non ha bisogno di muoversi fisicamente, ma è quello che si sconvolge dentro, si cammina nelle vene e nei battiti, maledice i colpi allo stomaco, digerisce male i colpi all’anima, col timore di amare troppo senza ricevere mai abbastanza. 

Potrei dire che Approdi invisibili è un viaggio nei sentimenti, ma sarebbe riduttivo. E’ un viaggio di chi dentro si siede a tavola e fa due conti con la propria esistenza, ma che il mondo fuori non lo scorda. E sa vederne la meraviglia.

E’ un libro pieno di imperfezioni quello di Argia. Non fraintendetemi, non sto parlando della lingua, della forma o di errori di distrazione. Argia l’Italiano lo conosce bene, le parole sa usarle. E la Roundmidnight è una casa editrice attenta, il suo lavoro lo sa fare. Parlo di imperfezioni della vita. Non che sia sua peculiarità. La vita di ognuno di noi è costellata di imperfezioni. Argia ha il coraggio di mostrarle, così come sono, con quella penna sul foglio, con il sublime sull’anima.

Approdi Invisibili è mare e rocce, case e colori, dentro e fuori. In un continuo trovare le proprie emozioni scritte sui muri, o acquattate negli angoli del mondo, esplose in mille naufragi e farfalle.

Approdi Invisibili: Argia Maina per la Roundmidnight Edizioni was last modified: settembre 28th, 2016 by L'Interessante
28 settembre 2016 0 commenti
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Inaugurazione Spazio X
CulturaEventiIn primo pianoTeatro

Inaugurazione Spazio X – il primo hub creativo di teatro, coworking, formazione

scritto da L'Interessante

Spazio X

Caserta. Venerdì 30 settembre alle ore 20:30, in Via Petrarca, presso il Parco dei Pini, verrà presentato al pubblico Spazio X. Un progetto di Mutamenti/Teatro Civico 14 con AmàteLAB e Obelix, un luogo di contaminazione creativa, un moltiplicatore di attività e relazioni sociali. Tra le attività che verranno presentate ci sono la stagione teatrale 2016/2017 del Teatro Civico 14, il coworking di AmàteLAB e le aule multifunzionali per ogni tipo di formazione.

Teatro, coworking e formazione sono le principali attività di Spazio X. Hub creativo nella città di Caserta, una struttura di 600 mq, aperta 7 giorni su 7, facilmente raggiungibile da tutta la Campania, che vuole essere un moltiplicatore di esperienze artistiche e culturali e nasce con lo scopo di diventare un motore di sviluppo locale e di riqualificazione urbana e sociale.

Sarà il Teatro Civico 14 a inaugurare Spazio X con la presentazione della nuova stagione teatrale 2016/2017

 Dopo sette anni la compagnia Mutamenti/Teatro Civico 14, che ha avuto sede nel centro storico di Caserta, in un luogo che ne prendeva anche il nome, in questo nuovo spazio non perde la propria identità e l’idea di essere un contenitore creativo. Una platea di circa 80 posti, accessibile da tutti, e una nuova stagione teatrale – ricca di nomi del panorama nazionale e internazionale e dove si darà anche particolare attenzione al teatro emergente – saranno presentati venerdì 30 settembre in occasione dell’inaugurazione di Spazio X. Inoltre, è possibile iscriversi all’OPEN DAY organizzato dal Teatro Civico 14 (info@teatrocivico14.it, oppure allo 0823441399 o al 3391873346 dalle 10:00 alle 18:00 dal lunedì al venerdì). Il 1 ottobre il Teatro Civico 14 trasformerà il palcoscenico in una piattaforma aperta a tutti coloro che desiderano mettersi in gioco partecipando alle lezioni di prova gratuite dei laboratori. L’OPEN DAY permetterà agli allievi di avvicinarsi ad un sistema didattico interattivo differenziato per corsi di teatro per tutte le fasce d’età e i corsi di Tai Chi Chuan e Qi Gong.

Co-working, co-produzione e co-progettazione sono le basi su cui si fonda il lavoro di AmàteLAB, una community di architettura e design nata dal progetto AmàtelA – trasmissione radiofonica sull’architettura (2010). AmàteLAB gestisce le 15 postazioni nell’open space riservato al coworking. Un luogo di lavoro ideale per architetti, designer, grafici, esperti di comunicazione dove possono condividere idee, esperienze, opportunità, strumenti e competenze. Il coworking comprende anche due sale riunioni e un piccolo laboratorio per la lavorazione artigianale del legno pronte a stimolare la nascita di un vero e proprio vivaio di idee creative.

Spazio X darà particolare attenzione alla formazione. Dai laboratori teatrali del Teatro Civico 14 ai corsi di progettazione, design e fotografia di AmàteLAB. Le tre aule multifunzionali, dotate di postazioni con pc, sono ideali per ogni tipo di formazione: sarà Obelix, cooperativa di nuova costituzione che si occuperà di formazione professionale attraverso corsi riconosciuti dalla Regione Campania e prestando particolare attenzione alla crescita dei giovani, con corsi, seminari, workshop. Discipline orientali, corsi di audio e video editing e laboratori artistici completano l’offerta formativa in collaborazione con le diverse realtà del territorio casertano tra cui l’Associazione Artemisia, Caserta Film Lab, Blow Up Film e UBIA.

Eventi, mostre, workshop, stampa 3d, cinema e altro ancora. Sono solo alcune delle attività in programma a Spazio X pensato per rivolgersi contemporaneamente ai cittadini, alle imprese del territorio e ai giovani liberi professionisti. Durante l’inaugurazione è possibile sostenere il progetto di Spazio X acquistando la MEMBERSHIP CARD che darà la possibilità di usufruire di sconti e riduzioni sia sulle proposte del Teatro Civico 14, sia sui servizi offerti dal coworking di AmàteLAB.

Si coglie l’occasione dell’inaugurazione di Spazio X per evidenziare come la collaborazione con le forze del territorio, sostenendo lo sviluppo delle potenzialità che la cultura è capace di innescare facendo rete, permettono di confermare i rapporti di partnership e sponsorizzazioni tecniche con diversi settori produttivi e culturali, e si iniziano nuove collaborazioni con realtà imprenditoriali della città. Tra gli sponsor tecnici segnaliamo Sport and Marketing (main sponsor) e Porte a Porte Mandara che sostengono lo sviluppo delle potenzialità culturali e creative di Spazio X.

Inaugurazione Spazio X – il primo hub creativo di teatro, coworking, formazione was last modified: settembre 28th, 2016 by L'Interessante
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Dylan Dog
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Dylan Dog: trentenne da incubo

scritto da L'Interessante

Dylan Dog

Di Erica Caimi

Lunedì scorso a Milano si sono tenuti i festeggiamenti per il compleanno di uno dei fumetti più amati in Italia: Dylan Dog. Era il 26 settembre 1986 quando il primo numero dell’indagatore dell’incubo, “L’alba dei morti viventi”, veniva pubblicato da Sergio Bonelli Editore, allora Daim Press, regalando agli appassionati del genere un’avventura, scritta da Tiziano Sclavi e illustrata da Angelo Stano, destinata a rimanere nella storia del fumetto.

Sergio Bonelli Editore ha voluto festeggiare il trentesimo compleanno con l’uscita del Dylan Dog n. 361, Mater Dolorosa, scritto da Roberto Recchioni, curatore editoriale di Dylan Dog, disegnato da Gigi Cavenago, con copertina siglata Angelo Stano. Ieri, a Milano, lo stesso editore ha organizzato il Dylan Dog Horror Day, una giornata all’insegna di appuntamenti aperti a tutti, tra cui la zombie walk, una camminata in cui i fan mascherati da zombie e i cosplayer dei personaggi di Dylan Dog hanno attraversato il centro e ricreato davanti al Duomo il primo frontespizio live della storia di Dylan, disegno ispirato al Quarto Stato di G. Pellizza da Volpedo. La marcia è terminata al The Space Cinema Odeon, con la proiezione di “La Notte dei Morti Viventi” di George A. Romero e del documentario in anteprima assoluta “Dylan Dog – 30 anni di incubi”.

 I festeggiamenti continueranno con il n. 362 (in edicola dal 29 ottobre), molto atteso poichè segnerà il ritorno alla sceneggiatura di Tiziano Sclavi dopo ben nove anni di latitanza. La storia, dal titolo “Dopo un lungo silenzio”, affronterà due temi molto impegnativi: l’alcolismo e la solitudine. I disegni saranno realizzati da Giampiero Casertano, storico illustratore del personaggio.

Breve storia di Dylan Dog

Il personaggio deve il suo nome al poeta Dylan Thomas, che Tiziano Sclavi attribuiva provvisoriamente a ogni soggetto nelle prime fasi della realizzazione e che in questo caso non venne più cambiato.  Dylan Dog, le cui sembianze si rifanno all’attore Rupert Everett su richiesta dello stesso Sclavi, è un eroe atipico, che soffre di diverse fobie e vive al numero 7 di Craven Road, in una Londra  gotica e decadente. Il detective playboy veste di nero e rosso, indossa le Clark, guida un maggiolone, ha un assistente, Groucho, sosia di Groucho Marx e un superiore, l’ispettore Bloch di Scotland Yard.

Sebbene all’inizio il fumetto non sembra essere destinato a un grande successo, più tardi, le vendite arriveranno a superare addiruttura quelle di Tex, il fumetto più venduto in Italia. Anche a distanza di tempo, nel mondo del collezionismo, l’attenzione ha raggiunto livelli tali da far schizzare alle stelle le quotazioni del leggendario numero 1, portando addirittura qualcuno a stampare copie false per poi farle circolare nelle svariate fiere di settore.

E pensare che tutto ebbe inizio nella lontana primavera del 1985, quando Tiziano Sclavi presentò a Sergio Bonelli una breve relazione con il seguente progetto: «Oltre alla fantascienza, l’altra serie del 1986 potrebbe essere horror… Secondo me, vale la pena di tentare». In effetti, ne è valsa la pena.

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