L'Interessante
  • Home
  • Parliamone
    • Politica
    • Cronaca
    • Attualità
  • Cultura
    • Eventi
    • Teatro
    • Cinema
    • Tv
    • Libri
    • Musica
  • Sport
    • Basket
    • Calcio
    • Volley
  • Dall’Italia e dal Mondo
    • Notizie fuori confine
    • Curiosità
    • Indovina dove andiamo a cena
    • Viaggi Interessanti
  • Editoriale
  • Vignette Interessanti
  • Web Tv
Notizie Flash
1 MAGGIO: FESTA O…. LUTTO. UNA FESTA BEN...
CORONAVIRUS FASE 2 ……… GIU`LA “MASCHERINA
LA MUSICA DELLA GATTA CENERENTOLA COME PASS PER...
INTERNAZIONALI: LA COPPIA DI TAIWAN SI AGGIUDICA IL...
INTERNAZIONALI TENNIS ASSEGNATE LE WILD CARD. SABATO INIZIANO...
Michele Pagano: Il futuro è il mio presente
Da consumarci preferibilmente dopo morti: Officina Teatro incanta...
VALERIO BIANCHINI E LE SUE … BOMBE. AMARCORD...
Caso Weinstein. Dite alle donne che non siamo...
The Aliens ad Officina Teatro: vita, amicizia ed...

L'Interessante

  • Home
  • Parliamone
    • Politica
    • Cronaca
    • Attualità
  • Cultura
    • Eventi
    • Teatro
    • Cinema
    • Tv
    • Libri
    • Musica
  • Sport
    • Basket
    • Calcio
    • Volley
  • Dall’Italia e dal Mondo
    • Notizie fuori confine
    • Curiosità
    • Indovina dove andiamo a cena
    • Viaggi Interessanti
  • Editoriale
  • Vignette Interessanti
  • Web Tv
Categoria

Cultura

bake
CulturaIn primo pianoTv

Bake Off volge al termine con poco zucchero

scritto da L'Interessante

Bake Off

di Maria Rosaria Corsino

Anche questa edizione di Bake Off , mandato in onda su Real Time canale 31, si è conclusa.

Vincitrice molto più che discussa è stata Joyce, 30 anni di origine filippine ma residente in Lombardia.

Più che Bake Off quest’anno sembrava il Fight Club, non si è schivato un solo colpo!

Ormai la competizione nata come designatrice del miglior pasticciere amatoriale d’Italia è diventata una gara a chi è più acido.

La dolcezza, insomma, è ridotta unicamente ai dolci che in realtà sembrano essere stati messi in secondo piano.

Una gara senza esclusione di colpi a Bake Off

Più multipolare del solito, quest’anno l’edizione di Bake Off si è presentata come una vera e propria gara di singola affermazione.

Certo, è una gara e c’è chi vince e c’è chi perde, c’è chi è un leone e chi una pecora ma ricordiamoci che stiamo pur sempre parlando di un programma che dovrebbe concentrare la sua attenzione sui dolci, quei deliziosi impasti e creme che rendono tutto un po’ migliore.

E invece no: io faccio un dispetto a te, tu mi offendi io ti rubo gli ingredienti e mostro all’Italia intera che io so fare la mousse al cioccolato e tu a stento sai montare il pan di spagna.

Nun ce semo proprio, diremmo, riprendendo il dialetto di una delle ultime concorrenti.

I giudici anche meritano un pollice in giù, escluso la new entry, che sembra rappresentare l’equilibrio perfetto tra l’antipatia gratuita di Knam e il perenne perbuonismo di Clelia.

E che ha dei capelli favolosi.

Bake Off volge al termine con poco zucchero was last modified: dicembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
amore
CulturaIn primo pianoNotizie fuori confine

L’ Amore ai giorni nostri

scritto da L'Interessante

Amore

Di Miriam Gargiulo

L’ amore al giorno d’oggi è sempre più raro. Viviamo in un’epoca in cui sembra non esserci più spazio per l’amore, in cui i messaggi, le chat e i social media hanno sostituito il guardarsi negli occhi e il tenersi per mano, creando una distanza sempre più forte tra le persone. Oggigiorno non si ha più la voglia di investire sentimenti, di condividere la propria vita con un’altra persona e di prendersi cura di questa.

Molti, terrorizzati dal pensiero di perdere la propria libertà, passano i loro giorni senza legarsi mai! Convinti di non avere bisogno dell’Amore, ricercano felicità e soddisfazione nelle serate trascorse a divertirsi con gli amici in discoteche e locali, lanciandosi in incontri occasionali, vuoti e privi di qualsiasi sentimento, piuttosto che impegnarsi in una relazione stabile e duratura.

Possiamo chiaramente assistere ad una spaventosa e diffusa perdita dei valori e dei sani principi di una volta, insieme alla scomparsa di quel romanticismo e di quelle piccole attenzioni e gentilezze,ormai derise e considerate superate, che si incontrano soltanto nei nei grandi classici.

Al giorno d’oggi si tende ad essere più superficiali, meno pazienti e meno scrupolosi. Si tende a togliere poesia a gesti e a parole che meriterebbero maggiore importanza e sensibilità.

Gli uomini non sanno più corteggiare e le donne non si fanno più desiderare! E’ ormai passata di moda la bellezza dell’-attesa- sostuita dalla triste abitudine del –vivere tutto e subito- senza amore, liberi dalla preoccupazione delle conseguenze e del domani.

Tempi duri per l’ amore

In un mondo fatto di tecnologia, tentazioni e sesso facile, non c’è posto per chi dimostra di essere diverso. Chi si distingue dalla massa mantenendo saldi i cari e vecchi valori, chi mette ancora cuore nei gesti e nelle parole, sa infatti che altrettanto cuore non troverà spesso.

“Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo; problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada.”
-Franz Kafka-

L’ Amore ai giorni nostri was last modified: dicembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 dicembre 2016 0 commenti
9 Facebook Twitter Google + Pinterest
Istituto
CulturaIn primo piano

L’ istituto Terra di lavoro fa parlare il napoletano a Dante: l’idea arriva in Rai

scritto da L'Interessante

Istituto

Di Michela Salzillo

 

“ O miezz da vita mia

Mi truvai inda a ‘ na selva oscura

Perché m’ero pers’ pa via.

Oimà, quant’è brutto a parlà

E chesta selva selvaggia e stupposa

Che sul a pensarci nun me sient bbuon.”

 Se Dante fosse nato a Napoli, o meglio, se avesse partorito la “Divina Commedia” a Caserta, l’avrebbe cresciuta così, ad insegnarcelo sono i ragazzi dell’istituto “Terra di lavoro” che, seguiti dall’ insegnante Marilena Lucente, hanno giocato a fare una cosa seria, tradurre l’ inferno in paradiso : quello che arriva alla sola pronuncia de’ ‘A livella, quello che cantava Pino Daniele quando intonava Napul’è , quello che solo la nostra lingua sa scrivere.

Non è vero, dunque, che a Caserta non succede mai niente. È un ‘abitudine che, forse, abbiamo ingoiato troppo presto, perché andare oltre le cose richiede tempo e, diciamocelo, non ne abbiamo quasi mai. È facile e veloce , come fosse un mantra laico senza chissà quale fondamento, raccontarci la tiritera della provincia che non funziona; quella che non ingrana mai la marcia; quella che lascia i giovani a compiangersi sulle ultime file di un’ Italia che non ha tempo per essere nazione, figuriamoci città. Non è esatto neppure convincersi che, a dirle, le cose belle non succedono, perché la parola ha un potere meraviglioso, e quando la leggi a voce alta, quando diventa poesia, è la pace migliore del mondo. Un’ accordo che fa nascere passioni inaspettate come, perché no, quella per Dante; questo sconosciuto, lontano secoli, che un po’ di fantasia ha reso compagno di viaggio e, soprattutto, di incontri.

 “Quante Storie”: Corrado Augias invita gli studenti dell’ istituto Terra di Lavoro

 

Un pullman con diverse classi, è partito lo scorso lunedì mattina per dirigersi negli studi Rai della capitale, dove ogni giorno, dal lunedì al venerdì dalle 12:45 alle 13:10, va in onda  “ Quante storie”. Il programma di Corrado Augias, fortemente voluto dalla novella direttrice di Rai 3, Daria Bignardi, tratta temi di spessore che spaziano dall’attualità alla politica. Ad affiancare il giornalista, la scrittrice Michela Murgia che, di solito, viene collocata sulle ultime battute della messa in onda per consigliare, attraverso brevi commenti, i ritenuti validi testi della letteratura contemporanea. Un contesto del tutto inconsueto per degli studenti, del resto siamo abituati a vederli tra i banchi, a sbuffare fra una noia e l’altra, ma tutto può succedere. Finché sei qui, tutto può succedere. Ed è accaduto, non altrove, a Caserta, al sud, in questa geografia che ancora troppi pronunciano col ghigno in bocca. L’idea di Dante che parla napoletano è piaciuta così tanto che, se anche la diretta del 5 dicembre, imponeva  commenti sull’appena concluso referendum costituzionale, una novità come questa è parsa come la vera rivoluzione. A leggere l’intro del primo canto dell’ inferno è stato l’allivo Marco Madonna che, con semplicità, senza alcun tono “ istituzionale”, come gli era stato ironicamente consigliato  dal conduttore, ha lanciato un messaggio che va anche oltre la traduzione in onore della Parthenope. Una scuola che si tiene lontana dai nozionismi per aguzzare gli ingegni, è una scuola che educa alla libertà. E se questo, tra sfiduce e consensi, è ancora possibile lo si deve ad insegnanti come Marilena Lucente, che del futuro e dei suoi ragazzi non ha smesso mai di dubitare. L’abbiamo incontrata. Chi meglio di lei può spiegarvi i dettagli di questa esperienza?

Qui di seguito, il suo racconto nell’ intervista che le abbiamo fatto per voi:

Come è nata l’ idea di tradurre Dante in napoletano, perché la scelta della “Divina Commedia”?

 

Tutti gli studenti dovrebbero conoscere Dante, semplicemente. E’ il nostro alfabeto.  Serve per poter leggere e scrivere tutto il resto della letteratura. In Dante c’è il senso di civiltà, la dignità dei cittadini, un progetto politico, la narrazione di un esiliato, la tenacia, l’ostinazione della speranza, la passione per la scienza, una visione sconfinata dell’esistenza, che parte dall’essere umano e arriva sino alla immensità del  cielo. Dante mi toglie il fiato.

E’ successo, in una classe, che questa grandezza, la grandezza della poesia, non venisse accettata. Anzi. Troppa distanza linguistica tra noi e lui, secoli e secoli di lontananza. I miei studenti, quell’anno, erano particolarmente ribelli alle parole del Sommo. Così ho cercato di trovare un modo per farli entrare nella Divina Commedia. L’elemento che accomunava Dante e i mie studenti – lui antico loro giovanissimi, lui del nord noi del sud – era la bellezza della lingua: lui fiorentino, loro napoletano. Due lingue, non due dialetti, pieni di musica, parole, sfumature di significato.

Una mattina in classe, invece della solita parafrasi, che comunque bisogna fare per capire, gli ho chiesto di tradurre un canto in napoletano. Niente google dove cercare, niente libri di testo da cui copiare. Dovevano fare da soli. E’ stata una emozione, una emozione data dall’intelligenza, dalla sapienza.

Ci è piaciuto così tanto. Hanno tradotto sei canti dell’Inferno – in occasione di una festa del libro, l’attore Roberto Solofria li ha letti per noi – i sei canti del Purgatorio e tra poco incominciamo con il Paradiso.

“ Quante storie”: per te è stato un ritorno, quello con i tuoi studenti, eri infatti  già stata ospite di Corrado Augias in una puntata del 27 ottobre, vestendo i panni di giornalista. Ci racconti di quella esperienza, ma soprattutto in cosa hanno diversificato le due situazioni?

Questa estate la redazione di Quante Storie ha contattato me e altri scrittori in tutta l’Italia per realizzare un servizio sulla vita di provincia, una storia che meritasse di essere raccontata. Ci hanno chiesto di diventare “reporter in door”, di andare cioè a cercare quello che non si vede, non sempre si vede, nella tua casa, nella tua città. E’ incominciato per me un viaggio tra le vite, i volti di questa città – cosa che normalmente faccio anche per la mia scrittura giornalistica – e soprattutto l’incontro con tante esperienze profonde, significative – singoli artisti, gruppi, associazioni, persone eccentriche: insomma, quelle anime belle che è essenziale sapere che ci sono. E sono tante.

Ho fatto diverse proposte in redazione e tra queste è stata scelta “Stella del sud”, una storia di riscatto, di rinascita, di sport e della passione che ha dentro lo sport. Le storie dei rifugiati e di chi li accompagna nel loro percorso di crescita – atletica, linguistica, umana – andava raccontata nella sua unicità.

Ho girato il servizio qui al Palavignola di  Caserta, con un operatore della Rai.

Diversa la visita in redazione con le classi, al plurale. Quarantaquattro studenti dell’ISISS Terra di Lavoro, tre insegnanti (con me Antonietta Mastrobuono e Rosalba Loreto), un pullman, una grande curiosità addosso. Un’occasione, per noi insegnanti, di portarli in un luogo dove si leggono i libri – cioè quello che noi facciamo in classe – ma in un modo diverso. E poi c’è l’opportunità di toccare la magia della televisione, dove tutto sembra così fluido, facile, spontaneo. Invece è frutto di lavoro, preparazione, impegno. E questo lo puoi capire solo se sei lì, se leggi il copione, se vedi il regista  che indica i tempi al conduttore, se ti senti sovrastare dalle luci e dalle macchine da presa, se guardi gli schermi e vedere il tuo volto quasi ti fa paura. E’ una esperienza che tutti dovrebbero fare. Non per apparire in televisione, ma per entrarci dentro. Come Alice nel paese delle Meraviglie, diventi piccolo, grande, ti sembra di vederti per la prima volta, non riconosci niente di te. Metti in gioco te stesso e la tua identità.

Infine, ogni esperienza vissuta, con la scuola,  fuori dalla scuola – ne sono convinta e per questo ne promuovo sempre tante e diverse i ogni anno scolastico – deve farti venire una gran voglia di mondo, di conoscerlo ancora di più, ancora meglio.

Qual è stata la prima cosa che ti hanno detto i tuoi studenti dopo la fine della diretta?

Professorè!

(è una parola che ha dentro frasi intere, come sempre. Ieri più di sempre, accompagnata com’era da sorrisi e occhi belli e lucidi.)

 Grazie, Marilena

L’ istituto Terra di lavoro fa parlare il napoletano a Dante: l’idea arriva in Rai was last modified: dicembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
cerimonie
CronacaCulturaIn primo pianoParliamoneTv

È Morto Antonio Polese, il boss delle cerimonie

scritto da L'Interessante

Boss delle cerimonie

 

Di Vincenzo Piccolo

Ebbene si, questa volta non è una bufala. Già lo scorso novembre, infatti, era girata la notizia della presunta morte di don Antonio, che aveva messo in agitazione tutti i fan e le tante coppie che, negli anni, aveva aiutato a convolare a nozze. Questa volta è vero, don Antonio ci ha lasciato, a 80 anni.

Protagonista indiscusso della trasmissione messa in onda da Real Time – per l’appunto “il boss delle cerimonie”- ha fatto conoscere in tutt’Italia lo stile dei matrimoni alla Napoletana. Quelli sfarzosi, quelli trash, quelli per il quale non si bada a spese. Ha fatto si che anche il matrimonio uscisse fuori dallo “status quo”,rendendolo e mostrandolo, alla fine, per quello che dovrebbe essere: una festa!

I Ricoveri del boss delle cerimonie

Era stato già ricoverato per scompenso cardiaco quando il Tribunale di Torre Annunziata aveva disposto il sequestro della sua struttura, la Sonrisa,famosa per lo stile principesco, quasi Disneyano e per le tante trasmissioni che l’hanno usata come cornice negli anni. In quell’occasione furono condannati anche la moglie e il fratello del Polese, imputati per lottizzazione abusiva avvenuta dal 1979-2011. Così la struttura, che comprendeva anche un albergo e un ristorante a 5 stelle, è stata assorbita al patrimonio comunale di Sant’Antonio Abate. Dopo due ricoveri e un periodo di accertamenti che avevano impedito a Polese di tornare sulle scene del docu-reality, l’ottantenne boss delle cerimonie è stato ricoverato per una nuova crisi cardiaca alla clinica Pineta Grande di Castel Volturno, dove è morto.

Tutti, sui social, lo salutano con affetto “Statv buon don Antó, per voi fiori  a beverun, a zeffun, a migliara!”.

È Morto Antonio Polese, il boss delle cerimonie was last modified: dicembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
Teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Fortebraccio Teatro torna al Civico 14

scritto da L'Interessante

Teatro.

Di Michele Brasilio

FORTEBRACCIO TEATRO ALLO SPAZIO X

Per il terzo anno di fila torna al Teatro Civico 14 Fortebraccio Teatro. Il Teatro Civico 14 da quest’anno ha una nuova casa, si sposta dall’ormai famoso vicolo Della Ratta (sede storica del teatro) alla nuova struttura “Spazio X” in Via Petrarca 25 aperta in collaborazione con AmàteLAB e Obelix. Un nuovo hub creativo che avvicina come polo culturale diverse esperienze artistiche. La sede risulta “nuova” sicuramente dal punto di vista strutturale. ma soprattutto dal punto di vista ideologico e artistico. Non molti posti sul territorio hanno come prerogativa lo sviluppo di idee, progetti artistici e di collaborazioni esterne.

RECENSIONE

Fortebraccio Teatro porta in scena “Amleto + die fortinbrasmaschine” una “riscrittura della riscrittura” come stesso loro l’hanno definita poiché è tratta dall’opera di Heiner Müller “Die Hamletmaschine” scritta dall’autore tedesco alla fine degli anni ’70 e che, allo stesso tempo,  si ispirava all’opera shakespeariana. La riscrittura di Roberto Latini e  Barbara Weigel è, quasi sicuramente, una delle particolarità dello spettacolo che colpisce di più. Un adattamento coerente, forte e poetico che lascia intravedere un importante studio sull’opera e sull’autore. La volontà di utilizzare i microfoni in scena potrebbe risultare un’idea superata ma mai come in questo spettacolo , come sempre capita negli spettacoli di Fortebraccio Teatro, non risulta mai una scelta banale e antiquata. La lettura “radiofonica” dell’opera risulta una scelta vincente sin dal primo minuto. Roberto Latini interpreta tutti i personaggi dell’Amleto mostrando subito una forte capacità di arrivare velocemente allo spettatore e un enorme bagaglio attoriale. Capace tecnicamente si dona completamente allo spettacolo e alla platea che è seduta a “sentirlo”. Un attore generoso e sensibile come se ne incontrano pochi. La regia è lineare, non particolarmente complessa, ma nonostante tutto, coesa con l’idea di messa in scena finale. Il susseguirsi di voci, di storie nella storia, ci portano in un’atmosfera quasi liturgica: “Ciò che è morto, non è morto nella storia. Una funzione del dramma è l’evocazione dei morti – il dialogo con i morti non deve interrompersi fino a che non ci consegnano la parte di futuro che è stata sepolta con loro” (Heiner Müller). Una pièce che corre veloce per 80 minuti e che cattura ogni sera applausi scroscianti.

Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

Fortebraccio Teatro torna al Civico 14 was last modified: dicembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 dicembre 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Mediaset
CulturaIn primo pianoTv

Mediaset: la Ventura torna con il programma “Selfie, le cose cambiano”

scritto da L'Interessante

Mediaset.

Di Vincenzo Piccolo

È andata in onda Luned la seconda puntata di Selfie “le cose cambiano”, il “nuovo” format di Mediaset che tenta di riportare in auge la prima serata del lunedì sera di Italia 1, che da troppo tempo ormai batte la fiacca. Grande ritorno alla conduzione di Simona Ventura, si fa per dire, che viene affiancata dalle tre coppie di mentori Katia Ricciarelli/Ivan Zaytsev, Alessandra Celentano/Simone Rugati e Stefano De Martino/Mariano di Vaio. Ciliegina sulla torta, a fare da cornice, vediamo seduti in poltrona come opinionisti la tanto navigata Tina Cipollari, Aldo Montano, Paola Caruso, la contessa Daniela del Secco d’Aragona e Yuri Gordon.

Il Programma Mediaset

Lo show si presenta forzato, tutto molto costruito e le parti non hanno una sequenza lineare. La Ventura gestisce in modo molto innaturale anche gli interventi degli opinionisti e dei mentori, che il più delle volte vengono colti impreparati al susseguirsi degli eventi.

Il format è palesemente il restauro di Bisturi, programma andato in onda dal 2004 al 2009 con la conduzione di Irene Pivetti e Platinette. L’unica differenza è la scelta, da parte dei mentori, delle persone da seguire durante il percorso di cambiamento. Simona nazionale le tenta proprio tutte per mascherare le concordanze, ma proprio non ci riesce. Perché? La Mediaset ha deciso di risparmiare sugli specchi!

Mediaset: la Ventura torna con il programma “Selfie, le cose cambiano” was last modified: dicembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
Oceania Disney
CinemaCulturaIn primo piano

Disney e il nuovo film di Natale: da Moana a Oceania

scritto da L'Interessante

Disney.

Di Erica Caimi

Come sempre, la Walt Disney Animation Studios ha in programma un nuovo film d’animazione per le feste di Natale. Anche quest’anno, la tradizione non sarà interrotta e il 22 dicembre arriverà sugli schermi Oceania, il 56° lungometraggio animato diretto dai registi  John Musker e Ron Clements, famosi per aver coordinato anche La Sirenetta, Aladdin e la Principessa e il ranocchio.  In Oceania si narra la storia di una vivace adolescente di nome Vaiana che s’imbarca in una  coraggiosa avventura per salvare il suo popolo, seguendo le orme dei suoi antenati, grandi esploratori. Tremila anni fa, audaci navigatori avevano attraversato l’Oceano Pacifico e, attratti dal richiamo della scoperta, erano approdati sulle  Isole  dell’Oceania, ancora sconosciute sulle carte geografiche. Dopo di che,  le loro esplorazioni cessarano, senza che nessuno sapesse il motivo. Durante il suo viaggio, Vaiana, s’imbatterà nel semidio in disgrazia Maui, che diventerà il suo compagno d’avventura e l’accompagnerà attraverso l’oceano, in un percorso ricco d’azione, affrontando enormi creature feroci e ostacoli impossibili. La protagonista porterà a compimento l’antica ricerca dei suoi antentati, ma ancor più importante, troverà l’unica cosa che ha davvero desiderato: la propria identità.  

In Italia, il titolo del nuovo film della Disney sarà Oceania

In Italia, l’uscita del film ha già scatenato non poche polemiche sui giornali. A far discutere è la scelta del titolo, poiché mentre all’estero è Moana, in Italia uscirà come Oceania. Anche il nome della protagonista non sarà Moana, come nella versione originale, dalla quale deriva il titolo, ma diventerà Vaiana. Secondo quanto si vocifera sulla stampa estera, la scelta sarebbe dettata dal fatto che la Disney temeva possibili accostamenti alla celebre pornostar Moana Pozzi. Ad alimentare ulteriormente i sospetti,  i vertici della casa di produzione, interpellati da alcuni cronisti sulla decisione, non hanno ancora fornito risposte ufficiali a smentire o confermare l’ipotesi.

Pur dubitando del fatto che un bambino in età pre adolescenziale conosca Moana Pozzi e sia in grado di fare tale associazione, più spontanea nel mondo degli adulti, ci sono altre ragioni che spiegano la scelta oltre a quella più evidente che è stata già stata ipotizzata. Primo, il nome Moana non è stato ben accolto anche in altre nazioni, tra cui Spagna, Croazia, Ungheria, per citarne alcune, ragion per cui si è deciso di optare per Vaiana, esattamente come in Italia. Secondo, anche i nomi sono importanti quando si passa da un contesto linguistico a un altro, soprattutto se questi sono stati concepiti per evocare una particolare immagine nella mente degli spettatori. Non meno importante, se in una determinata lingua alcuni nomi suonano musicali, la medesima armoniosità dovrebbe essere mantenuta anche nella lingua di arrivo, pur perdendo l’apparente attinenza con l’originale. Se si guarda al passato, non è certo una novità nella storia della traduzione dei cartoni animati quella di adattatare i nomi dei protagonisti al contesto di ricezione. Pensate ad esempio a Qui Quo Qua, avrebbe lo stesso effetto se si fosse deciso di mantenere i nomi originali Huey, Dewey e Louie? E che ne sarebbe di Romeo er meglio der Colosseo negli Aristogatti? Se fosse rimasto O’Malley, come l’originale, nella trasposizione italiana si sarebbe persa un’importante associazione che funziona perfettamente nel contesto linguistico anglosassone. Il cognome O’Malley, in inglese, riconduce immediatamente alle sue origini irlandesi, infatti il micione rosso parla inglese con forte accento irlandese, anche per sottolineare la bassa estrazione sociale da “vagabondo”, in contrasto con quella elevata di Duchessa. Nella versione tradotta si è preferito dare un nome italiano all’ammaliante gattone, perché più funzionale al nostro contesto culturale e aggiungendo il riferimento al Colosseo, che notoriamente ospita colonie di gatti randagi, non si perde neppure la sfumatura dell’originale, pur modificando radicalmente il nome di battesimo. Così “Thomas O’Malley, The Alley Cat” (letteralmente “Thomas O’Malley il Gatto Randagio”) in Italia diventa  “Romeo Er Mejo der Colosseo”, un simpatico gatto di strada con forte accento romano.

Il nuovo film della Disney e la critica

Il film firmato Disney è stato accolto positivamente dalla critica. USA Today ha scritto: “L’inno girl-power How Far I’ll Go è il nuovo Let it Go. Che c’è di male se anziché essere una principessa preferisce essere un marinaio? Moana è comunque fortissima”.

Anche l’Entertainment Weekly mostra apprezzamenti, “Moana ha tutti gli elementi caratteristici della classica avventura della Disney – i bizzarri animali che fanno da spalla, i messaggi ricchi di ottimismo – ma la sua eroina è qualcosa di inedito, una deviazione acuta e irruenta delle classiche principesse europee che si struggono d’amore”.

La posizione di Variety si allinea a quella degli altri giornali, patteggiando per l’eroina poiché “Moana rispetta la tradizione che ha reso la Disney un leader nelle fiabe popolari animate, eppure mostra un tocco decisamente moderno decidendo di non inserire un interesse sentimentale per la protagonista. Certo, ci sono uomini nella sua vita, omoni giganteschi che ricordano i rugbisti delle Samoa e che hanno ego di pari misura: Maui vuole che i mortali lo adorino, e il padre di Moana stabilisce una regola che impedisce ai membri della sua tribù di avventurarsi oltre la barriera corallina che circonda la loro isola Motunui. Ma l’unica forza alla quale Moana risponde è l’oceano stesso”.

Disney e il nuovo film di Natale: da Moana a Oceania was last modified: dicembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 dicembre 2016 0 commenti
2 Facebook Twitter Google + Pinterest
teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Teatro. Natale in casa Cupiello al San Ferdinando di Napoli

scritto da L'Interessante

Teatro

Di Michele Brasilio

Arriva a Napoli “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo, regia Antonio Latella.  Lo spettacolo arriva nella terra di Eduardo, nei suoni che hanno caratterizzato la sua drammaturgia e, soprattutto, arriva nel suo teatro, il San Ferdinando, rimesso in piedi con i sacrifici di una vita. E’ così che i personaggi eduardiani calcano nuovamente il palcoscenico respirato in passato da Eduardo, Luca e Pupella Maggio. Dalle primissime battute si nota un amore, una reverenzialità nei confronti del testo ma, allo stesso tempo, un allontanamento dalla messa in scena classica.

Ntalae in Casa Cupiello al Teatro San Ferdinando. LA recensione

Latella, nella sua regia, mette in risalto la punteggiatura di Eduardo e in particolar modo gli accenti resi allo stesso tempo tormentone e punto di partenza per una lettura trasversale dell’opera. Così come l’autore ha diviso l’opera in tre atti per scandire il tempo delle feste natalizie nelle quali si svolge la storia, così Latella divide lo spettacolo non solo in tre “atti”, ma soprattutto in tre “momenti” completamente diversi tra loro. La regia non tradisce le aspettative: una lettura sagace dell’opera denota un grosso studio sul testo, le immagini create spiegano perfettamente i messaggi lasciati tra le righe da Eduardo e infine la capacità di saper leggere il messaggio contenuto nel testo e tradurlo, “tradirlo” è una cosa che pochissimi registi possono permettersi di fare. Dal buio scenico si vede scendere una stella cometa dal cielo del teatro. Una stella che, come dice lo stesso Latella, “non porta nessuna buona notizia, non mi interessano i buoni sentimenti. Luca Cupiello insegue la stella come le pale di un mulino a vento. Lievita in assenza di concretezza e si riduce ad un dolore fasciato di pelle e ossa; un pater fuori ruolo che parla un’altra lingua e si muove in un altro modo.” Il primo atto è una sorta di “Annunciazione” , un prologo di sventura, dal quale prenderà vita il secondo atto descritto come viaggio, trip mentale e sonoro nella casa Eduardiana . Il terzo ed ultimo atto è visto come orazione funebre, ha un’aria tetra ma allo stesso tempo pacata. Gli attori sulla scena rendono perfettamente ciò che il regista voleva da loro, date le immense qualità. Una compagnia fatta di giovani ma che ha dalla sua molti successi. Le luci, l’audio e tutto ciò che riguarda il lato tecnico della messa in scena è impeccabile e fondamentale per la buona riuscita dello spettacolo. Latella non ha per nulla tradito Eduardo ma è comprensibile se lo spettacolo non riesce ad arrivare a tutti, a convincere. Uno spettacolo da vedere, da vivere, da immaginare, pieno di colori, emozioni e sensibilità diverse. Latella con la Compagnia StabileMobile si impone nel panorama nazionale ed europeo come una delle più importanti compagnia del teatro contemporaneo.


LA RIFLESSIONE

Ci tengo a chiudere con una piccola e modesta riflessione sul teatro. In sala durante lo spettacolo, era seduto nelle prime file, un regista e attore napoletano che in più occasioni fuori dal teatro ha manifestato il suo disappunto sulla regia e sulla lettura data alla pièce. Non ci sarebbe nulla di male se questo attore e regista non avesse offeso gli spettatori seduti in platea dicendo a chiare lettere che di teatro capiscono poco e che basta mettere un prezzo al biglietto per farli applaudire a fine spettacolo. In questo momento sorge un dubbio: E’ più importante che un regista rispetti la regia, il tipo di recitazione dettata da Eduardo o che rispetti gli ideali di Eduardo, gli spettatori e il posto sacro nel quale lavorava? Quanto costa un’idea geniale? Esiste una selezione naturale? In quanto spettatori vorremmo fidarci di Darwin. A voi l’ardua sentenza.

Vivete di teatro e fatevi vivere da esso.

Teatro. Natale in casa Cupiello al San Ferdinando di Napoli was last modified: dicembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
Grey's Anatomy
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy: galeotta fu la sceneggiatura e chi l’ha scritta

scritto da L'Interessante

Grey’s Anatomy

di Maria Rosaria Corsino

-Allora, qual è la tua storia?-

-Non ho nessuna storia. Sono solo una ragazza in un bar”

E’ iniziato tutto con un banale “sono solo una ragazza in un bar”, è finita con una seduta dallo psicologo.

Si, perché proprio quando eravamo lì fieri di noi pronti a gridare al mondo di esserci ripresi dal lutto per la dipartita del Dottor Shepherd, responsabile di neurochirurgia, ex primario, padre dell’anno e uomo del secolo, cosa fa Shonda?

Lo fa ricomparire come per miracolo.

Ma non dopo tre giorni, dopo due stagioni.

Tredicesima stagione: Grey’s Anatomy verso il declino?

La tredicesima stagione si è mostrata fin da subito lenta e pesante, tanto che in redazione nonostante ci siano alcune fans sfegatate il parere è unanime: no, no e ancora no.

Ormai il Grey Sloan Memorial non è più un ospedale, ma un centro di recupero.

La Wilson è una fuggiasca che si scoprirà a breve provenire da un altro pianeta e Alex passa da Grey’s Anatomy a Orange is the new Black.

Ma abbiamo superato drammi maggiori quindi va ancora bene.

Fin quando non finisce il buffering della 13X8 e parte la puntata.

Derek Shepherd: lascerà mai davvero Grey’s Anatomy?

L’episodio sembra iniziare normalmente senza colpi di scena: un turno di notte in ospedale, un paziente come al solito che ha passato i guai suoi, Meredith, Owen con Webber e Edwards che non dormono da tredici ore.

Dopo una prima serie di battibecchi su come tenere in vita il disgraziato, cominciano le visioni.

E ci sta, perché anche io dopo nove ore in biblioteca inizio a sentire delle voci, figuriamoci loro.

Solo che io poi mi rendo conto che è il tipo seduto di fronte a me che parla ininterrottamente da quaranta minuti.

Owen rivede la sorella Megan ed è un momento davvero straziante finché Webber non comincia a ripensare alla madre e lì senti il cuore fare un sonoro crack, mentre la Edwards rivede se stessa da bambina e caccia fuori un po’ di voce.

Tutto bene, il paziente si salva a differenza di molti medici della struttura, i chirurghi lasciano la sala, Meredith va a lavarsi.

E’ un attimo: alza la testa e alla sua sinistra appare lui.

Lui, con la sua cuffietta con i ferryboat, con la sua divisa blu scuro e quel sorriso che anche ora, mentre sto  scrivendo, ho il magone!

E’ questione di secondi, che bastano a riaprire una ferita mai completamente emarginata.

No Shonda, questo è un colpo basso.

E ancora più infima è la scelta di farlo ricomparire da una scena della seconda stagione, quando era all’apice della sua bellezza e lui aveva preso, scelto e amato Meredith.

Diceva Euripide: “non versare nuove lacrime per vecchi dolori”.

Ma certe volte non ci si può trattenere.

 

 

Grey’s Anatomy: galeotta fu la sceneggiatura e chi l’ha scritta was last modified: novembre 26th, 2016 by L'Interessante
26 novembre 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Serie tv
CulturaIn primo pianoTv

Serie tv: il ritorno delle ragazze Gilmore

scritto da L'Interessante

Serie Tv.

Di Vincenzo Piccolo

Ci sono alcune serie tv che superano i caratteri di adesione al pubblico, tipici del cinema, penetrando negli stili di vita della gente che li segue. Queste spesso cambiano l’immaginario collettivo di un dato profilo psicologico che, fin’ora, avevamo interpretato da un altro punto di vista, avviando così la narrazione di nuovi costumi, forse a noi sconosciuti.

È lo stesso cambiamento che ha portato la serie tv “Una mamma per amica”, nel rapporto madre e figlia, dopo la sua entrata nelle case

Dal 2001 in poi, anno della loro prima “messa in onda”, le due ragazze Gilmore hanno dato una scossa al concetto di “maternità” e di “figliolanza”, approcciando una rivoluzione che già si stava incamminando nella società di fine ‘900.

Sfatando i miti della “buon figlia di famiglia”, delle ragazze madri sfortunate ed incoscienti,hanno messo in evidenza una parte della società, fatta di famiglie perfette solo in apparenza.

Questo ci hanno raccontato Lorelai e Rory, in questi anni. Quanto hanno cambiato il nostro modo di vedere “la famiglia”? Quanti di noi hanno postato sui social una foto con la propria madre aggiungendo l’hastag #UnaMammaPerAmica?

Ebbene Netflix, insieme con la Warner Bros, ha deciso di riprendere in mano la storia delle “Gilmore Girls” dieci anni dopo la partenza di Rory.

Cosa sarà cambiato?

Per avvalorare la mia introduzione mi basta solo dirvi che, anche qui, gli Iphone hanno preso il sopravvento. Eh si, perché se la società muta, muta anche quello che viene narrato, nei metodi e nei contenuti. Ma, a parte questa digitalizzazione, un altro argomento molto affrontato è la “crisi d’identità” e la “perdita di forma” che ha subito la società post-moderna. A fare i conti con il passato, il presente, ma anche con il dubbioso futuro saranno le tre grandi protagoniste femminili: Rory, vedendo sfumare la sua carriera da giornalista, già iniziata in precario equilibrio, continua a destreggiarsi in relazioni amorose mai iniziate o… mai finite!

Lorelai sempre indaffarata nella sua vita piena di tazze di caffè, incomincia a fare i conti con il “passare del tempo”, adesso non è più tanto giovane e capisce che ha bisogno, anche lei, di sicurezza… che troverà, ovviamente, in Luke.

Infine c’è Emily,alle prese con la morte di Richard, le tenta tutte per alleviare il dolore della perdita. Alla fine ci riuscirà “adottando” un’intera famiglia di portoricani. Nei quattro episodi di questa serie saranno tanti gli argomenti affrontati dai protagonisti, accompagnati dal solito cast, che si presenta al pubblico molto cambiato e con tante novità, sullo sfondo di una Stars Hollow apparentemente immutata. Quindi se volete sapere che fine hanno fatto Sookie, Paris, Lane, Michel e il caro Kirk non vi resta che andare su Netflix. Noi de linteressante.it l’abbiamo già fatto!

Serie tv: il ritorno delle ragazze Gilmore was last modified: novembre 26th, 2016 by L'Interessante
26 novembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
  • 1
  • …
  • 14
  • 15
  • 16
  • 17
  • 18
  • …
  • 50

Resta in Contatto

Facebook Twitter Google + Instagram Email RSS

Categorie

  • Attualità
  • Basket
  • Calcio
  • Cinema
  • Cronaca
  • Cultura
  • Curiosità
  • Dall'Italia e dal Mondo
  • Editoriale
  • Eventi
  • In primo piano
  • Indovina dove andiamo a cena
  • Libri
  • Musica
  • Notizie fuori confine
  • Parliamone
  • Politica
  • Sport
  • Teatro
  • Tv
  • Viaggi Interessanti
  • Vignette Interessanti
  • Volley

I Più Visti

  • duel gomorra

    Gomorra 3: i casting al Duel Village

    8 giugno 2016
  • amore

    L’ Amore ai giorni nostri

    6 dicembre 2016
  • molly

    Molly Malone, la strana leggenda

    19 novembre 2016
  • museo

    Museo di arte islamica come l’araba fenice

    24 gennaio 2017
  • canile

    Adozione in canile: ti salvo la vita, appartieni a me

    9 marzo 2017
  • Facebook
  • Twitter
  • Google +
  • Instagram
  • Email

© 2015 L'Interessante. Tutti i diritti riservati.
Designed by Armando Cipriani


Back To Top
Utilizziamo i cookie per migliorare l'esperienza utente sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu sia d'accordo. Accetto
Privacy & Cookies Policy