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Categoria

Cultura

Sociologo
CulturaIn primo piano

ADDIO A ZYGMUNT BAUMAN, SOCIOLOGO E TEORICO

scritto da L'Interessante

Sociologo

Di Vincenzo Piccolo

E’ morto a 92 anni Zygmunt Bauman: una delle menti più illuminate del XXI secolo, uno dei più grandi saggi del ‘900. Nato a Poznan nel 1925, di origine ebraica Bauman scappò in Urss dopo l’invasione nazista; tornato a Varsavia, si trasferì poi in Gran Bretagna, dove ha insegnato sociologia a Leeds (dal 1971 al 1990). Di stampo marxista, ha studiato il rapporto tra modernità e totalitarismo, con particolare riferimento alla Shoah e al passaggio dalla cultura moderna a quella postmoderna. Tra le sue teorie più note vale la pena ricordare il concetto di “Società Liquida” dove il teorico cerca di spiegare la postmodernità inscenando, metaforicamente, un passaggio di stato fisico della modernità, che è liquida e solida. Nei suoi scritti ripercorre l’incertezza che tormenta la società moderna e i suoi protagonisti che da produttori diventano consumatori. Nello specifico, lo studioso lega tra loro i concetti di consumismo e di creazioni di, cosiddetti, “rifiuti umani”, la globalizzazione e l’industria culturale, la distruzione dei concetti cardini sulla quale si poggia la società e la loro rispettiva sicurezza. Risale così alla costruzione di vita liquida, frenetica e adattata ai ritmi nella massa, del gruppo, per non esserne esclusi e così via. Chi, per il sociologo, riuscirà a superare questo alienamento, questi problemi che notoriamente la vita di gruppo ci pone dinanzi, troverà la felicità. “Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato, ci si sente persi se aumentano le comodità”, afferma Bauman in un intervista del 2016.

LE POSIZIONI DEL SOCIOLOGO IN MERITO ALL’ERA POST-MODERNA

Una svolta epocale nelle relazioni post-moderne è stata data, per lo studioso, dalla nascita dei social-network. Disse, infatti, a tal proposito nel 2014 “Mark Zuckerberg ha capitalizzato 50 miliardi di dollari puntando sulla nostra paura di essere soli, ed ecco Facebook: mai nella storia umana c’è stata così tanta comunicazione, la quale però non sfocia nel dialogo, che resta oggi la sfida culturale più importante”. La sua ricerca è sempre stata modellata sul mutamento relazionale che hanno avuto i legami affettivi tra gli individui post-moderni, ”In questo contesto di precarietà e di legami che si dissolvono, sta crescendo la necessità di qualcosa di solido – aveva spiegato – che può essere ricercato nella comunità.”. Più in generale Bauman sosteneva: ”siamo in una fase di interregno, di passaggio, dove tutto è ancora incerto. Stiamo assistendo a un divorzio tra le istituzioni pubbliche, che non sono più in grado di offrire certezze, e il cittadino, che si è accorto di queste mancanza e quindi protesta”. In questo cambiamento universale, Bauman vedeva di buon occhio ”i movimenti popolari arabi, perché’ formati da persone intelligenti che hanno capito che lo stato nazionale non poteva più garantire loro alcuna certezza e sono scesi in piazza con la volontà di creare nuove forme di potere politico ”. Previsione molto discussa, che accompagna anche la sua visione sull’Europa e l’immigrazione, ”Se l’Europa non accoglierà nei prossimi trent’anni almeno altri 30 milioni di immigrati – aveva detto sempre nel 2011 -, il vecchio continente andrà incontro a un calo demografico che provocherà il crollo della civiltà europea”. E a chi gli chiedeva “di cosa si ha paura oggi?”, l’autore rispondeva la paura liquida è quella di  ‘’non esser notati e si confonde la vita su Facebook con quella vera’’. Beh, caro maestro, tu non avere paura. La tua vita è stata più solida e vera che mai!

ADDIO A ZYGMUNT BAUMAN, SOCIOLOGO E TEORICO was last modified: gennaio 12th, 2017 by L'Interessante
12 gennaio 2017 0 commenti
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Laborart
CulturaIn primo pianoTeatro

Gli Allievi della Laborart al Vibe Vienna International Ballet Experience

scritto da L'Interessante

Laborart.

Sei i giovani ballerini della scuola di Gragnano selezionati da Charlene Campbell Carey direttrice artistica della kermesse internazionale e dal Maestro Giuseppe Carbone (ex direttore della Scala di Milano)

Laborart vola negli States

Sei gli allievi della scuola di danza e recitazione di Gragnano (Napoli) che parteciperanno alla seconda edizione
di *Vibe Vienna International Ballet Experience*, in programma dal *10 al 14 gennaio, nella città di Missoula, Montana*. *Raffaella Esposito* (12 anni), *Annachiara *e* Federica* *Maresca* (14 anni), *Miriam Rafone* (16 anni), *Daniele Esposito* (15 anni), *Corinne De Bock* (18 anni). A rappresentare l’Italia saranno i sei ragazzi della Laborart, insieme al campano *Giovanni Giordano* (20 anni) e una giovane ballerina di Roma.

I ballerini sono stati selezionati da *Charlene Campbell Carey* direttrice artistica di *Vibe Vienna International Ballet Experience e dal Maestro Giuseppe Carbone *(ex direttore della Scala di Milano).

La kermesse internazionale riunisce oltre 200 giovani ballerini più importanti di tutto il mondo, offrendo loro la possibilità di intraprendere una carriera internazionale. Si tratta di un’occasione unica sia per i ballerini professionisti che per i dilettanti, un evento di grande spessore artistico che favorisce lo scambio culturale tra i suoi candidati partecipanti e il pubblico.

I concorrenti di *Vibe Vienna International Ballet Experience *parteciperanno anche alle altre attività previste nel programma, quali laboratori e performance dal vivo.

Il team è composto dal Presidente *Gregor Hatala*, la direttrice USA *Charlene Campbell Carey*, la direttrice musicale *Karen Carreno*, l’amministratrice *Jenifer Kerber*.

A decretare la tecnica e la competenza artistica dei partecipanti sarà una giuria composta da maestri di danza riconosciuti a livello internazionale, registi e coreografi che sono invitati dal Comitato Organizzatore Vibe, responsabile del sistema di selezione e di valutazione. I giurati: *Chan Hon Goh, Gharla Genn, Leslie Stevens, Ming Yan Davis, Andile Ndlovu, Rasta Thomas, Juliette Crump, Campbell Midgley, Roberto Munoz, Liu Bing, Lousie Plant SR., Carlton Wilborn, Guy De Bock, Maria Sascha Khan, Alex Atzewi.*

I premi assegnati saranno in denaro, borse di studio e partecipazioni a corsi di prestigio negli Stati Uniti e all’estero.

*Vibe Vienna International Ballet Experience 2017* sarà caratterizzato da una sfida internazionale di danza, un festival del cinema ed una conferenza ospitata dal Mansfield Center. Le competizioni tra i giovani artisti si terranno dal 10 al 12 gennaio, la finale il 13. Il Gala Vibe si terrà 14 gennaio 2017.

*I PARTECIPANTI SI SFIDERANNO NELLE SEGUENTI PERFORMANCE:*

*- Raffaella Esposito: Variazione danza classica “Cupido e “Coppella” – assolo di contemporaneo “I’m not scared” – Annachiara Maresca: Variazioni danza classica “Cigno nero” e “Bayadere” – duo di contemporaneo “La morte
di Odette” – Federica Maresca: Variazioni danza classica “Grand Pas Classique” e “Paquita” – duo di contemporaneo “La morte di Odette” – Miriam Raffone: Varizioni danza classica “Esmeralda” e “Paquita” – assolo di contemporaneo “Insanity” – duo di contemporaneo – Daniele Esposito: Variazione danza classica “Grand Pas Classique” –  assolo contemporaneo “Mamma ti scrivo dalla guerra” – duo di contemporaneo – Corinne De Bock: Variazioni danza classica “Kitri”e “Grand Pas Classique”*

Gli Allievi della Laborart al Vibe Vienna International Ballet Experience was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
10 gennaio 2017 0 commenti
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Naso
CulturaIn primo pianoTeatro

Grottesca Storia di un Naso: regia Vittoria Sinagoga di Actory Art

scritto da L'Interessante

Naso.

 

Di Luigi Sacchettino

Quanto è importante il naso? Si dice che dia personalità

Tanto che il  Prof. M. Klinger asserisce:  “Il  naso  è  il  baricentro  del  viso,  fulcro  dell’attenzione,  simbolo,  indizio   rivelatore;  è  da  sempre  il  pezzo  forte   del  volto,  la  parte  in  grado  di   svelare  i  segreti  della  personalità  e  di  rendere  la  vita  un’impresa  più  o  meno  ardua.  Più  degli  occhi,  più  della  bocca,  infinitamente  più  delle  orecchie  o  dei  capelli,  il  naso  è  la  persona,  è  il  suo  viso.”

Ma quanto è importante il naso per uno speziale? Si dice sia strumento di talento. Uno speziale senza naso perde il suo potere. E sulla ricerca del naso che si incentra lo spettacolo “Grottesca Storia di un Naso”, regia di Vittoria Sinagoga, interpretazione dagli attori dell’Actory art, testo a cura di Gabriele D’agostino.

Un naso scappa dal volto di uno speziale e decide di diventare trapezista.  Sì, siamo in un circo- tutti i protagonisti ruotano nel mondo circense.

La scena si apre con la donna cannone che accusa il marito barbiere di aver compiuto il misfatto, facendo  la barba al naso.  Le battute si susseguono, il ritmo è incalzante,  l’ironia si avverte e il grottesco prende vigore.  Un po’ si rallenta nel corpo centrale dello spettacolo, ma il finale è  fragoroso, spettacolare, al punto che si perde la sensazione di essere a teatro immaginandosi dinanzi ad artisti circensi. Un surreale crocevia di situazioni grottesche ma al contempo realistiche , in un ponte geografico tra la Russia e l’Italia.

Gli attori sono sul pezzo, anche nella gestione degli imprevisti,  smorzati con ironia e competenza.

“Non è stato facile portare in scena un paradosso che mette in evidenza la follia come unica consolazione al male di vivere. I personaggi sono la sintesi dei pregi e dei difetti dell’umanità… ci si immerge nell’affascinante mondo del circo per ironizzare su aspetti e situazioni che ad ogni latitudine appartengono al genere umano”- afferma la regista.

Un invito a replicare,  per rendere il naso ancora più sopraffino.

Un encomio all’ Atelier del costume Teatrale ActoryArt che ha realizzato gli abiti di scena con una cura magistrale.

Il naso di Gogol è una critica alla società russa, estremamente gerarchizzata ed imbrigliata in una burocrazia talmente rigida che perfino un naso, purché abbia i gradi, diventa un personaggio assolutamente rispettabile. Il protagonista Kovalev perde il naso. Perdere il naso secondo libro dei sogni significa la perdita, il danno. La perdita della buona reputazione.

Fra gli organi di senso l’olfatto, che ha sede proprio nella cavità nasale, è il più arcaico e il più legato alle nostre origini animali. Ciò significa che i messaggi olfattivi giungono al cervello integri, senza essere transitati (come avviene per gli altri sensi) attraverso strutture mediane di elaborazione. Un  significato simbolico della funzione nasale è dunque legato all’intuito, la capacità di scegliere ciò che va bene per noi prescindendo dalla coscienza razionale.

Senza il  naso le nostre scelte sarebbero quindi più complicate.

Grottesca Storia di un Naso: regia Vittoria Sinagoga di Actory Art was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
10 gennaio 2017 0 commenti
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Teutoburgo
CulturaIn primo pianoLibri

Teutoburgo: la selva oscura

scritto da L'Interessante

Teutoburgo.

Di Maria Rosaria Corsino

762 Ab Urbe Condita, Bassa Sassonia, Foresta di Teutoburgo.

L’Impero Romano è grande, forte e violento. Vuole finire di conquistare il mondo, e dominarlo. C’è il sogno di un impero multietnico, sconfinato e l’ultimo muro da abbattere è quello dei Cheruschi, bellicosa tribù germanica. Sconfitti loro, il gioco è fatto. Arminio e Flavus sono due principi cheruschi rapiti in tenera età e cresciuti a Roma, educati come dei principi romani, indirizzati alla gloria della città. Flavus si è integrato perfettamente, realizzando il sogno dell’Imperatore Tiberio. Arminio sente invece, anche se lontane, le voci e le leggende della sua tribù. È un attimo: Arminio volterà le spalle a Roma e guiderà uno dei più violenti eserciti germanici.

Con Teutoburgo un successo assicurato

Inutile dire che con Manfredi si va sul sicuro. Con grande precisione storica e con la sua abilità di cantore dell’età classica, Mafredi regala al mondo la possibilità di conoscere una delle pagine più buie della storia romana, una ferita che ancora brucia a distanza di 2770 anni dalla fondazione della città.

 

Teutoburgo: la selva oscura was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
10 gennaio 2017 0 commenti
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Notte Bianca
CulturaIn primo pianoTeatro

Notte bianca al Teatro Augusteo di Napoli

scritto da L'Interessante

Notte bianca.

Al Teatro Augusteo di Napoli, in occasione della notte bianca di sabato 14 gennaio, si terrà alle ore 23:55 uno spettacolo speciale di “Italiano di Napoli”, con Sal Da Vinci e la regia di Alessandro Siani

La commedia musicale, che concluderà la sua tournée napoletana domenica 15, dopo aver registrato il tutto esaurito in tutte le 22 repliche previste, con guizzi comici e canzoni straordinarie sta riscaldando i cuori di tutti gli spettatori, attraverso una riflessione sull’identità di napoletani, italiani, cittadini della repubblica dei sentimenti.

Informazioni sono disponibili al sito www.teatroaugusteo.it o telefonando al botteghino: 081414243 – 405660, dal lunedì al sabato tra le ore 10:30 e le ore 19:30. La domenica dalle ore 10:30 alle ore 13:30.

Notte bianca al Teatro Augusteo di Napoli was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
9 gennaio 2017 0 commenti
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Mamma Roma
CinemaCulturaIn primo piano

Mamma Roma: capolavoro Pasolini

scritto da L'Interessante

Mamma Roma.

Di Anna Maria di Monaco

Il drammatico film Mamma Roma trae spunto da un evento realmente accaduto, ovverosia la tragica morte di un giovane detenuto nel carcere di Regina Coeli. Prodotta da Alfredo Bini (Livorno 1926-Tarquinia 2010) per la prima volta nel 1962 e girata sullo sfondo del sobborgo romano, la pellicola è scritta e diretta da Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922-Roma 1975) in collaborazione con Sergio Citti (Roma 1933-ivi 2005). Gli attori principali sono Anna Magnani (Roma 1908-Roma 1973) – interprete di Mamma Roma – ed Ettore Garofalo (Roma 1946-ivi 1999) – nel ruolo del figlio –. Il film ruota intorno a quattro tematiche fondamentali del pensiero pasoliniano: il riscatto sociale, il rapporto madre-figlio, la figura della donna e l’immagine della morte.

Ecchela laggiù casa nostra, cu’ a finestra lassù n’do ce batte er sole, n’do ce stanno qué mutande stese, lassù all’urtimo piano. Guarda che qua ce stamo solo n’artro po’ de giorni, vedrai in che casa te porta tu madre. Vedrai quant’è bella, proprio ‘na casa de gente perbene, de signori. Tutto ‘n quartiere de n’artro rang.

Mamma Roma ad Ettore

Fattore scatenante dell’evolversi della vicenda e motivo centrale è il tema dell’escalation sociale e culturale del sottoproletariato – Mamma Roma libera dal proprio protettore Carmine (Franco Citti, Roma 1935-ivi 2016) decide di occuparsi del figlio Ettore per assicurargli una vita dignitosa –.

Ciò che emerge con il dispiegarsi della vicenda è l’osmotico rapporto madre-figlio. Il viscerale rapporto tra Mamma Roma ed Ettore richiama alla mente il forte legame che Pasolini ha con la madre, il medesimo che lo scrittore-poeta avvalora in molti suoi scritti, come nei testi poetici Ballata delle Madri e Supplica a mia madre. La madre-genitrice è per Pasolini una donna genuina e tenace, un gentil sesso dal sano rigore morale ed etico, nutrimento di nobili sentimenti e passioni – in più di un’occasione Pasolini rimembra coma l’interesse per la poesia gli sia stato trasmesso dalla madre –.

Ciò nonostante, donna non è solo la madre ma anche le tante protagoniste che fanno da sfondo alla vita e alla produzione letteraria e cinematografica di Pasolini. Le figure femminili descritte dal poeta vivono una vita di privazioni, vengono da famiglie disagiate e sono vittime di violenza o di controllo – ad esempio, Mamma Roma è vittima del magnaccio Carmine –. Prostitute sono anche le altre due donne presenti nel film, Bruna e Biancofiore. Dunque, attraverso la raffigurazione del femminile, lo scrittore denuncia i processi di corruzione e di svuotamento dei valori.

Infine, l’immagine della morte i cui indizi sono sparsi in tutto il film: dalla finestra della prima casa ove Ettore e Mamma Roma vivono si vede un cimitero; ogni volta che si incontrano, Ettore e Bruna parlano di morte; l’oggetto a forma di teschio che Bruna vede addosso a Pasquale, uno dei personaggi del film; infine, la stessa pellicola si chiude con l’immagine della morte.

Arrestato per aver rubato una radiolina, Ettore muore in carcere legato ad un letto di contenzione. Appresa la sorte del figlio e svanito nel nulla il sogno sociale, Mamma Roma corre a casa e tenta il suicidio gettandosi dalla finestra ma viene fermata da un gruppetto di donne che l’hanno seguita dal mercato.

Il film si chiude con una straziante immagine di Mamma Roma intenta a contemplare la cupola della basilica di San Giovanni Bosco.

Mamma Roma: capolavoro Pasolini was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
9 gennaio 2017 0 commenti
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Florence
CinemaCulturaIn primo piano

Florence Foster Jenkins, il film

scritto da L'Interessante

Florence

Di Luigi Sacchettino

Il 2016 si è concluso al cinema con il film biografico Florence – Florence Foster Jenkins-  diretto da Stephen Frears ed interpretato da Meryl Streep.

Il compito di interpretare la ricca esponente dell’alta società newyorkese con una passione febbrile per il canto Le riesce magicamente, con una interpretazione stupefacente, come Lei ci ha sovente abituati.

Ma chi era Florence?

Florence Foster Jenkins è stata una soprano statunitense, che divenne famosa per la sua completa mancanza di doti canore. Ciononostante, divenne notevolmente celebre in modo non convenzionale.

Siamo negli anni della seconda guerra mondiale  e  l’ereditiera Florence Foster Jenkins è tra le protagoniste dei salotti dell’alta società̀ newyorchese. Mecenate generosa, appassionata di musica classica, Florence, con l’aiuto del marito e manager, l’inglese St. Clair Bayfield, intrattiene l’élite cittadina con incredibili performance canore. Quando canta, quella che sente nella sua testa come una voce meravigliosa, è per chiunque l’ascolti orribilmente ridicola. Solo quando Florence deciderà di esibirsi in pubblico in un concerto alla Carnegie Hall, senza invitati manipolati dal consorte, capirà di trovarsi di fronte alla più grande sfida della sua vita.

Sin da giovane Florence nutriva passione per il canto, mai incoraggiata e sostenuta dal padre, al punto tale che la stessa dovette trasferirsi a Filadelfia e provvedere al proprio mantenimento impartendo lezioni di piano.

Fu lì che conobbe il primo marito, il medico Frank Thornton Jenkins, che le lasciò come triste eredità una infezione di sifilide che alcuni anni dopo le provocò danni irreparabili alle articolazioni.

Nemmeno la malattia riuscì a fermarla, spegnendole il fuoco della passione canora. Cominciò a prendere lezioni di canto, accompagnata al piano dal giovane Cosmé  McMoon.  Dalle registrazioni appariva chiaro che la Jenkins aveva poco senso dell’intonazione e del ritmo ed era a malapena in grado di sostenere una nota. Poco importava; le piaceva la musica, e voleva diffondere l’amore attraverso la musica.

“La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato.”

Un esempio di testardaggine, ostinazione,  e realizzazione dei propri obiettivi.

Phisique du role perfetto per il seduttivo, fedifrago ma dannatamente accudente e romantico Hugh Grant, nei panni del secondo marito di Florence. Un sostegno sempre presente,  incoraggiante e platonicamente innamorato.  I due infatti non ebbero mai rapporti fisici, come forma di tutela verso  St. Clair.  Senza di lui, lei forse non ce l’avrebbe fatta.

Florence ha sfidato inconsapevolmente e saccentemente tutti gli schemi rigidi di quell’epoca;  il suo vero talento non fu cantare- ma credere di saperlo fare e riuscirci.
Un invito ad essere coraggiosi e a sfruttare le risorse che si hanno.

“Non importa avere grande talento ma saper sognare in grande”, si dirà nel film.

Un invito a lasciarsi scivolare di dosso i giudizi.

Un invito a circondarsi di persone che facciano il tifo per noi e ci proteggano.

Florence, nelle sale cinematografiche, in questi giorni.

Florence Foster Jenkins, il film was last modified: gennaio 5th, 2017 by L'Interessante
5 gennaio 2017 0 commenti
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Festa
CulturaEventiIn primo piano

Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania

scritto da L'Interessante

festa

Si rinnova a Macerata Campania l’appuntamento con la festa di “Sant’Antuono”, uno degli eventi più seguiti nel panorama delle feste popolari e religiose della regione

Il programma della kermesse organizzata dalla parrocchia “San Martino Vescovo”, diretta dall’abate don Rosario Ventriglia con l’associazione “Sant’Antuono & le Battuglie di Pastellessa”, con a capo Alfonso Munno, è stato presentato nelle scorse ore. Si partirà questo giovedì con il sorteggio dei numeri di sfilata dei carri sul sagrato della chiesa di corso Umberto I. I festeggiamenti entreranno però nel vivo nella prossima settimana con l’apertura della mostra “Macerata Campania, città che suona”. Due le iniziative che faranno da apripista alla festa: la “Notte dei carri”, in cui si potrà assistere agli ultimi preparativi e alle prove delle Battuglie nei vari rioni e la consegna del premio “Historia Loci”. Sfilate, seminari, benedizione del fuoco e degli animali con l’accensione del ceppo di Sant’Antonio, laboratori a tema: questi gli altri intrattenimenti previsti. E ancora riffa, giochi tradizionali e accensione dei fuochi pirotecnici figurati. La kermesse, insomma, è già ai nastri di partenza e i suoni ancestrali di tini, botti e falci sono pronti ad invadere le strade di Macerata Campania e delle sue due frazioni Casalba e Caturano.

“La chiesa – ha spiegato il parroco don Ventriglia, ha evangelizzato questa anticha tradizione con la luminosa testimonianza dell’abate sant’Antonio, dandole quale significato il santificare non solo la natura, simboleggiata dal fuoco e dagli animali, ma anche le persone. Perciò – ha concluso il parroco – chi sale sul carro si impegna a portare in alto il valore del bene”.

Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania was last modified: gennaio 3rd, 2017 by L'Interessante
3 gennaio 2017 0 commenti
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Iqbal
CulturaIn primo pianoTeatro

Iqbal: i scena al piccolo teatro di Caserta

scritto da L'Interessante

Iqbal

AL PICCOLO TEATRO DI CASERTA

IN SCENA IQBAL DI LUIGI MARINO

Dopo tre appuntamenti esclusivamente musicali questo fine settimana, sabato 7 gennaio alle ore 21 e domenica 8 alle 19, è di scena il teatro/canzone al Piccolo Teatro Cts di via Louis Pasteur 6 a Caserta, in zona Centurano. Iqbal di Luigi Marino lo spettacolo presentato dalla compagnia teatrale RossoSimona e diretta dallo stesso autore. Sul palco del Cts ci saranno, oltre allo stesso Marino, Noemi Caruso e Arianna Luci.

            Questa la storia riadattata in pièce teatrale e dalla quale è stato tratto anche un film prodotto nel 1998 dalla Rai con la regia di Cinzia TH Torrini. Iqbal Masih (1983-1995) è stato un bambino operaio, sindacalista e attivista pakistano, diventato un simbolo della lotta contro il lavoro infantile. Per ripagare un debito familiare equivalente a 12 dollari, Iqbal fu ceduto a un fabbricante di tappeti. Fu quindi costretto a lavorare 10-12 ore al giorno, incatenato al telaio e sottonutrito, tanto da riportare un danno alla crescita. Nel 1992 riuscì a uscire di nascosto dalla fabbrica e partecipò insieme ad altri bambini a una manifestazione. Ritornato nella manifattura, si rifiutò di continuare a lavorare malgrado le percosse. Il padrone sostenne che il debito anziché diminuire era aumentato a diverse migliaia di rupie, pretendendo di inserirvi lo scarso cibo dato a Iqbal e supposti errori di lavorazione. La famiglia fu costretta dalle minacce ad abbandonare il villaggio. Iqbal, ospitato in un ostello, cominciò a studiare, a viaggiare e a partecipare a conferenze internazionali, sensibilizzando l’opinione pubblica sui diritti negati dei bambini lavoratori pakistani contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell’infanzia. Alla fine del 1994 si recò a Stoccolma, partecipando a una campagna di boicottaggio dei tappeti pakistani volta a mettere pressione sulle autorità di Islamabad. Nel dicembre del 1994 presso la Northeastern University di Boston ricevette il premio Reebok Human Rights Award. Vista la giovanissima età venne creata una categoria apposita: Youth in Action. Nel frattempo, sia per la pressione internazionale che per l’attivismo locale, le autorità pakistane avevano preso una serie di provvedimenti, tra cui la chiusura di decine di fabbriche di tappeti. Le testimonianze circa gli avvenimenti dell’ultima giornata della sua vita, il 16 aprile 1995, giorno di Pasqua, sono in buona parte imprecise e contraddittorie. Due cugini che l’accompagnavano riferiscono che a un certo punto nel tardo pomeriggio non prese l’autobus che doveva portarlo nella capitale e si allontanò con loro in bicicletta. Secondo il rapporto della polizia e la testimonianza iniziale dei cugini, uno dei quali fu ferito nella sparatoria in cui Iqbal Masih venne ucciso, l’omicida fu un lavoratore agricolo a seguito di una breve lite. Si accusò subito la “mafia dei tappeti”. A distanza di tempo permangono diversi dubbi sull’accaduto. Pure i due cugini poche settimane dopo ritrattarono la loro testimonianza iniziale. A seguito della sua morte, il tema del lavoro minorile, in special modo nell’industria pakistana dei tappeti, ha ricevuto ancora maggior attenzione, rendendo Iqbal un vero e proprio simbolo di tale causa.

Iqbal: i scena al piccolo teatro di Caserta was last modified: gennaio 3rd, 2017 by L'Interessante
3 gennaio 2017 0 commenti
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concerto dicapodanno
In primo pianoMusicaParliamone

CONCERTO DI CAPODANNO NEL DUOMO DI CASERTAVECCHIA

scritto da L'Interessante

concerto di capodanno

Concerto di Capodanno promosso dal maestro Caterina Bernardo

Concerto di Capodanno nel  suggestivo Duomo di Casertavecchia, il 1 Gennaio 2017 alle ore 19.00 si esibisce   l’Ensemble “I MUSICI CAMPANI” , fondata dal Maestro Caterina Bernardo con artisti del territorio di Terra di Lavoro.

Brani natalizi e musiche d’autore

Protagonista nello scenario artistico e culturale di quest’anno, aprira’ il nuovo anno con un momento musicale che spaziera’ dai Valzer di Strauss a Verdi, Bellini, Brahms , sfociando  in alcuni brani internazionali Natalizi , per finire con la Marcia di Radetzky, eseguiti al pianoforte da Caterina Bernardo, al violino da Vincenzo Ciccarelli e dal soprano Maria Cenname.  

Al termine spettacolo pirotecnico e brindisi: un appuntamento da non perdere 

L’Evento proposto da Don  Nicola Buffolano, con  la direzione artistica di Caterina Bernardo, realizzatrice nel 2016 della Prima Festa Europea della  Musica a Caserta, e conosciuta al pubblico internazionale nella sede della Reggia di Caserta durante il successo delle “Notti Europee dei Musei” che hanno registrato una grandissima affluenza di turisti.  Caterina Bernardo lo scorso  17 Dicembre ha diretto e realizzato l’ormai noto “FLASH MOB INNO ALLA GIOIA” , quest’anno alla sua seconda edizione e rientrato  nel programma ‘NATALE DI GUSTO” del Comune di Caserta. A conclusione del Concerto di Capodanno, il pubblico partecipante potra’ assistere allo spettacolo pirotecnico e brindare al Nuovo Anno , nello spazio antistante il Duomo.

CONCERTO DI CAPODANNO NEL DUOMO DI CASERTAVECCHIA was last modified: dicembre 31st, 2016 by L'Interessante
31 dicembre 2016 0 commenti
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