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Categoria

Cultura

john
CinemaCulturaIn primo piano

ADDIO A JOHN HURT: LUTTO IN CASA POTTER

scritto da L'Interessante

John

DOVE COMPREREMO LE NOTRE BACCHETTE ORA?  ADDIO A JOHN HURT, L’ATTORE CHE HA INTERPRETATO GARRICK OLIVANDER IN HARRY POTTER

Di Vincenzo Piccolo

Forse non è stato uno dei suoi ruoli più importanti, quello di Olivander, perché un attore di razza come lui può vantarne altri 200 di tutto rispetto. È stato un interprete eccelso, nel suo eclettismo, che gli permetteva di cucirsi addosso qualsivoglia personaggio. Come The Elephant Man di David Lynch, ruolo che gli valse una candidatura ai premi Oscar, dove si rese irriconoscibile.  Ci lascia così, con qualche film ancora inedito, in scena fino alla fine, a 77 anni. Combatteva un tumore al pancreas dal 2015, “colpa dell’alcol” – così diceva – “ma non sono un ubriacone”, sottolineava poco dopo. Personaggio tra i migliori mai avuti nella scena del cinema internazionale, ha avuto quattro mogli, due figli dall’ultima. Proprio in questi giorni era sul set di Darkest Hour, il film su Churchill in cui non ha fatto in tempo a concludere l’interpretazione di Chamberlain.   LA CARRIERA INFINITA DI JOHN HURT   La sua carriera rispecchia il suo eclettismo; così diviene popolare in tv prima con The Naked Civil Servant e poi con Doctor Who, al cinema con I cancelli del cielo di Micheal Cimino, Alien di Ridley Scott nei panni di Kane dalla cui pancia spunta l’alieno, ruolo che venne ripreso in Balle Stellari. Tuttavia il ruolo per quale è stato più amato negli ultimi anni è quello di Garrick Olivander (il costruttore di bacchette magiche) nella saga di Harry Potter. Beh, signor Hurt è chiaro che lei ci ha insegnato che si possono fare grandi cose, anche senza bacchetta.

ADDIO A JOHN HURT: LUTTO IN CASA POTTER was last modified: febbraio 1st, 2017 by L'Interessante
1 febbraio 2017 0 commenti
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creazione
CulturaIn primo piano

Creazione Festival: cala il sipario

scritto da L'Interessante

Creazione Festival

Dopo il poliedrico Maurizio Casagrande e il regista Edoardo De Angelis, si sono raccontati al pubblico di CreAzione Festival altre due grandi artiste

Sabato 28 gennaio a Roccaromana, in una chiesetta dedicata alla Madonna del Castello annessa alla suggestiva Torre Normanna, l’attrice e doppiatrice Renata Fusco, figlia di una pianista e di un pittore, ha raccontato il suo primo amore (la danza), la gelosia che da piccola nutriva nei confronti del “mostro nero con la coda” (il pianoforte), gli anni di studio, la scoperta del canto e del mondo della lirica, la differenza tra operetta e musical, l’incontro con l’attore, regista e coreografo Sandro Massimini e con il magico mondo della Disney, la collaborazione con l’ensemble di musica rinascimentale e barocca Antica consonanza composta da Guido Pagliano (viola da gamba, flauti), Ugo Di Giovanni (liuto a 8 cori), e Pier Francesco Borrelli (clavicembalo), gli stessi musicisti che l’hanno accompagnata nel corso della serata nell’esecuzione di brani di tradizionale napoletana. Non è mancata la proiezione di clip tratte dalla ricca carriera di Renata Fusco, echi dalla fantasia della Disney che hanno emozionato tantissime bambine presenti per l’occasione e che hanno richiesto all’artista “un po’ di Sirenetta”. Alla chiacchierata moderata da Michele Rosco è seguito il concerto-spettacolo del gruppo musicale Ave Gratia Plena fondato a Limatola nel 1991 e diretto da Pietro Di Lorenzo. “Amore, gioco e danza nella musica e nella danza del Medioevo” ha proposto musiche vocali e strumentali dai Carmina Burana ai brani “satirici” tratti dalle raccolte italiane dell’ars nova, a fare da sfondo le colline come luogo suggestivo e la splendida Torre che “governa e controlla tutto il territorio”. “Un’occasione di promozione per piccoli paesi come Roccaromana, sono contenta di aver aderito al progetto”, ha commentato il sindaco Anna Filomena De Simone. Concetto ripreso, la sera seguente a Caiazzo (domenica 29 gennaio) in occasione della chiusura ufficiale di CreAzione Festival, dal direttore artistico Simona Caracciolo e dal primo cittadino-promotore dell’idea progettuale della città di Caiazzo Tommaso Sgueglia. “La sinergia e la collaborazione tra i comuni continuerà con altri eventi – ha sostenuto la fascia tricolore – il binomio cinema e territorio ha funzionato e ha dimostrato ancora una volta la ricchezza storica e culturale dell’Alto Casertano, la generosità e il calore degli abitanti e dei centri storici”. La serata nell’Auditorium ex Chiesa dell’Annunziata è iniziata con un altro coinvolgente talk, sul palco questa volta Cristina Donadio, meglio conosciuta come Scianel della serie Gomorra. Ha ripercorso i suoi 35 anni di carriera, il suo amore e impegno nel teatro, il primo film “Nel regno di Napoli”, l’esordio con Nino Taranto, l’esperienza con De Filippo e Giuffrè, l’esperienza con Gomorra e l’interpretazione della ‘iena’ del clan, fino a lanciare un sano messaggio ai giovani dicendo loro: “Scoprite la vostra passione come esigenza interiore, con essa supererete tutto, ogni difficoltà”. Hanno chiuso il cartellone dedicato alla cultura e al marketing territoriale, il sound, le parole e le note di Enzo Gragnaniello in duo. “Ogni canzone è un viaggio”, ha confessato ai fan e al pubblico presente, lo stesso cantautore partenopeo che dimentica le sue radici e racconta sempre le sue collaborazioni, tra tutte quella con Roberto Murolo e Mia Martini che ha omaggiato con l’emozionante “Cu’mme”. Nella stessa serata sono stati proiettati il corto da fiction e il documentario realizzati grazie ad un concorso con giovani sceneggiatori inserito e voluto fortemente proprio in CreAzione. I soggetti cinematografici sono stati girati e montati durante il periodo di svolgimento del festivaldalla Breeze Entertainment (rappresentanti dal produttore Giovanni Scirocco e dal videomaker e direttore della fotografia Antonio Guastafierro), lavori diretti da Nicola Spanò che hanno coinvolto talenti locali e raccontato uno spaccato incontaminato e naturale della provincia di Caserta

Creazione Festival: cala il sipario was last modified: febbraio 1st, 2017 by L'Interessante
1 febbraio 2017 0 commenti
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Pulcinellamente
Cultura

PULCINELLAMENTE WINTER EDITION DALL’ATELLANA ALLA COMMEDIA DELL’ARTE

scritto da L'Interessante

Pulcinellamente.

PULCINELLAMENTE WINTER EDITION: DALL’ATELLANA ALLA COMMEDIA DELL’ARTE. INCONTRI A ORTA DI ATELLA E FRATTAMINORE

 “Dall’atellana alla commedia dell’arte”: la winter edition di PulciNellaMente, dopo lo strepitoso successo del doppio appuntamento con Jacopo Fo, prevede in questo week-end come conclusione della parte teatrale un seminario articolato in due incontri con alcuni maestri della commedia dell’arte. Proseguirà invece fino al 5 febbraio la mostra di Lello Esposito, a cura di Enzo Battarra, alla Pinacoteca di Arte Contemporanea “Massimo Stanzione” nel Palazzo Ducale “Sanchez De Luna” di Sant’Arpino.

Nelle giornate di domani sabato 28 gennaio e di domenica 29 si traccerà il “legame” tra l’atellana e la commedia dell’arte. Il tema sarà sviluppato anche con performance, improvvisazioni e mostre.

Domani alle ore 17 nell’aula consiliare del Palazzo municipale di Orta di Atella, provincia di Caserta, verrà proposto “Maccus in fabula / Il comico di Plauto”, una conversazione spettacolo sulla fabula atellana e il teatro plautino. La messa in scena è di Maurizio Azzurro, la ricerca drammaturgica di Angelo Callipo, le traduzioni sono di Renato Raffaelli, i testi originali di Roberta Sandias, le maschere di Giancarlo Santelli e Riccardo Ruggiano. Interpreti Roberta Sandias, Maurizio Azzurro, Sebastiano Coticelli e Pasquale D’Orso.

“La danza degli Zanni / Ovvero canovacci e zibaldoni” è la conversazione spettacolo sulla commedia dell’arte in programma domenica, sempre alle 17, nell’aula consiliare del Palazzo municipale di Frattaminore, provincia di Napoli. Messa in scena di Maurizio Azzurro, maschere di Maria Laura Buonocore, costumi di Emilio Bianconi per Alchimia. Interpreti Roberta Sandias, Maurizio Azzurro, Diane Patierno, Sebastiano Coticelli e Pasquale D’Orso.

Si è certi che il seminario contribuirà ulteriormente al successo della winter edition di PulciNellaMente, ideata da Elpidio Iorio e realizzata grazie all’impegno costante dei sindaci dei tre Comuni atellani impegnati nella rassegna: Giuseppe Dell’Aversana per Sant’Arpino, Giuseppe Mozzillo per Orta di Atella e Giuseppe Bencivenga per Frattaminore. Il progetto è finanziato dalla Regione Campania con i fondi del Programma Operativo Complementare (POC) 2014-2020 – Linea Strategica 2.4 “Rigenerazione Urbana, Politiche Per Il Turismo e Cultura”.

 

PULCINELLAMENTE WINTER EDITION DALL’ATELLANA ALLA COMMEDIA DELL’ARTE was last modified: gennaio 30th, 2017 by L'Interessante
30 gennaio 2017 0 commenti
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Lego
CulturaIn primo piano

LEGO in mostra: opere d’arte costruite con i mattoncini

scritto da L'Interessante

Lego.

Di Erica Caimi

La mostra The Art of the Brick del giovane artista americano Nathan Sawaya è stata accolta con curiosità dal pubblico di moltissime nazioni. Dopo il successo della prima tappa italiana a Roma lo scorso inverno, l’esposizione è approdata a Milano nelle sale della Fabbrica del Vapore e sarà visitabile fino al 29 gennaio.  Un’occasione imperdibile per vedere le opere che hanno già fatto il giro del mondo volando da New York a Los Angeles, da Melbourne a Shanghai, da Singapore a Londra, da Parigi a Bruxelles e ancora in Italia.

L’artista e la sua passione per i LEGO

Nathan Sawaya è nato nel 1973 a Colville, nello Stato di Washington e cresciuto a Veneta, in Oregon. Fin da bambino si è sempre distinto per la sua creatività, adorava inventare storie, disegnare, ma soprattutto costruire oggetti con i suoi amati mattoncini LEGO. Riceve la sua prima scatola come regalo di Natale, quando aveva soltanto 5 anni e spronato da nonni e genitori, i quali avevano già notato le grandi potenzialità del bambino, comincia a costruire case, macchine e animali di ogni genere. Qualche anno dopo riuscì a costruire una vera e propria città di LEGO grande dieci metri quadrati. Non contento, a dieci anni, usa i mattoncini colorati per realizzare un cane a grandezza naturale, quando i suoi genitori non gli concedono di adottarne uno vero. Crescendo si sa, ci si dimentica dei sogni infantili per trovare il proprio spazio nel mondo e guadagnarsi da vivere. Così Nathan, dopo una laurea in Giurisprudenza, comincia ad esercitare la professione di avvocato nella frenetica città di New York. Anni di cause, arringhe in tribunale e cavilli legali non sono riusciti a sopprimere il suo spirito creativo, a tal punto che un giorno decide di lasciare la sua carriera per tornare al primo amore: l’immaginazione. Questa scelta, che potrebbe sembrare un azzardo, si rivela non soltanto un successo planetario, ma anche una svolta nel mondo dell’arte. Infatti, la sua attività di artista si sviluppa intorno a un processo creativo basato sul libero gioco, il cui risultato è un singolare incrocio di pop art e surrealismo.

Oggi Nathan Sawaya possiede più di 4 milioni di mattoncini LEGO sparsi tra i suoi atelier di New York e Los Angeles, ed espone le sue opere in tutto il mondo.

The Art of the Brick: opere d’arte fatte con i LEGO

La Cnn l’ha definita “una delle 10 mostre da vedere al mondo”, in effetti è uno spazio curioso alla portata di adulti e bambini.  E’ una mostra che unisce diverse fasce generazionali, ma fa anche riflettere sull’importanza di fantasia e immaginazione nell’universo dei bambini e di quanto sia bello e fondamentale spingerli a realizzare qualcosa di concepito nella loro mente. Nell’era del digitale, che troppo spesso restituisce al bambino una realtà preconfezionata, il gioco manuale costituisce un esercizio rilevante per lo sviluppo delle abilità creative, sia presenti che future.

L’esposizione copre un’area di 1.600 metri quadri e vanta oltre 100 opere d’arte in 2D e 3D, tutte rigorosamente realizzate con i mattoncini LEGO. Interessanti sono le ricostruzioni in formato LEGO di alcuni famosi capolavori come la Gioconda di Leonardo, il bacio di Klimt, l’urlo di Munch, la Venere di Milo, il Pensatore di Rodin o la Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer. Impressionante è anche lo scheletro di dinosauro lungo 6 metri, per il quale sono stati impiegati 80.020 mattoncini.

In linea con lo spirito che caratterizza il percorso creativo dell’artista, al termine della mostra è stata allestita un’area gioco, nella quale i visitatori possono creare e divertirsi con i mattoncini LEGO messi a loro disposizione gratuitamente. Un incoraggiamento a trasformare il gioco in arte perché, come ci ricorda Nathan Sawaya all’inizio dell’esposizione “I sogni si realizzano…un mattoncino alla volta!”.

LEGO in mostra: opere d’arte costruite con i mattoncini was last modified: gennaio 28th, 2017 by L'Interessante
28 gennaio 2017 0 commenti
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museo
AttualitàCronacaCulturaIn primo pianoParliamone

Museo di arte islamica come l’araba fenice

scritto da L'Interessante

Museo.

di Maria Rosaria Corsino

Il Cairo, Egitto.

Sono passati tre anni dall’attentato che ha distrutto in parte il museo di arte islamica, uno dei più antichi al mondo, contenente oltre centomila pezzi tra cui una spada che, si dice, sia appartenuta a Maometto.

2017: risorge dalle ceneri il museo di arte islamica

Era il 24 Gennaio 2014 quando un’autobomba contro la vicina stazione della polizia, fece saltare in aria gran parte dell’edificio. La ricostruzione ha portato anche all’ampliamento del museo con tre nuove sale, e i reperti sono stati completamente restaurati.

Musei distrutti: in Egitto come in Siria

Non è la prima volta che l’arte subisce i duri colpi della violenza dell’uomo. Già precedentemente il soffitto del tempio di Palmira era stato distrutto dalla furia iconoclasta e così tante altre opere. Anche stavolta, numeroso e importante è stato il contributo di diversi paesi che, culla o meno dell’antichità, hanno aiutato a non far finire dell’oblio ciò che il mondo ha ancora di bello da offrire.

Museo di arte islamica come l’araba fenice was last modified: gennaio 24th, 2017 by L'Interessante
24 gennaio 2017 0 commenti
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Storia di Lou
CulturaIn primo pianoLibri

Storia di Lou: il nuovo romanzo di Vincenzo Restivo presentato al Drama Teatro

scritto da L'Interessante

Storia di Lou.

Di Michela Salzillo

È fissata per Martedì 31 Gennaio la prima presentazione al pubblico della nuova fatica letteraria di Vincenzo Restivo. Dopo i tre recenti romanzi, pubblicati dalla Watson edizioni come degli avvincenti e distinti capitoli di una ben apprezzata trilogia degli insetti, continua l’ elaborazione creativa dello scrittore marcianisano in direzione di un confermato rapporto con la casa editrice di esordio. Autore de “ L’abitudine del coleottero”(2014); “Quando le cavallette vennero in città”(2015) e “Il tempo caldo delle mosche”(2016), Vincenzo Restivo si appresta a sorprendere mature e acerbe platee di lettori con una nuova storia; un racconto intenso e rabbioso che, come affermato dallo stesso autore, si traduce in un vero e proprio tripudio della diversità, quella che si ribella ai sotterfugi e grida al mondo la sua identità per rivelarsi e farsi ascoltare da tutti. L’appuntamento col pubblico è dunque confermato per la prossima settimana al Drama Teatro Studio di Curti, ore 18.30. Vincenzo Restivo interverrà nell’ambito della rassegna letteraria Parole D’autore, il ciclo di incontri ad ingresso gratuito  organizzato dal Drama Teatro Studio in collaborazione col prof. Gennaro Celato. A moderare la serata sarà Laura Maria Santonicola, vice presidente di Rain Arcigay Caserta Onlus, una presenza importante che sottolinea il simbiotico rapporto di Restivo con la realtà suddetta, essendone lui stesso membro effettivo. Del resto, pare che sia stata proprio questa esperienza a rappresentare una delle principali fonti di ispirazione su cui si è basata l’ idea embrionale successivamente partorita in Storia di Lou. “ Rain mi ha introdotto  in quello che potrei definire l’ universo della sessualità – ha dichiarato lo scrittore in una recente intervista- facendomene conoscere la moltitudine di sfumature-.

Storia di Lou: la sinossi

Lou è un personaggio molto complesso, che porta dentro di sé l’insopportabile peso di un senso di inadeguatezza nei confronti del mondo e soprattutto del suo corpo, nel quale si trova profondamente a disagio. Lou, infatti, sta per Louis, perché all’anagrafe è un ragazzo. Ma dentro quel corpo maschile si nasconde Louise, la principessa della favola che le raccontava sempre sua madre Carla. Già alcuni anni prima aveva deciso di tagliare via con le cesoie del padre quell’appendice innaturale che le pendeva tra le gambe, ma adesso il suo è solo un corpo mutilato. Sua sorella Eli è invece una ragazzina autistica,

che trova sollievo nello scavare con le dita il terreno del giardino per mangiarne gli insetti. Le uniche persone a comprendere l’importanza che questo rituale rappresenta per il suo equilibrio emotivo sono Lou e la madre, che le lasciano fare liberamente ciò che per tutti gli altri sarebbe una pratica aberrante, innaturale. Ma improvvisamente Carla muore e, essendo anche il padre morto anni prima, a Lou non rimane che una persona a

cui rivolgersi: la zia Flo, sorella della madre, una donna estremamente conformista e perbenista. Lo scontro tra le due si manifesta quasi subito, tuttavia Lou trova un complice nel cugino Even, un giovane paraplegico dalla nascita. Sebbene il primo

approccio tra i due sembri ruvido e sgarbato, forse un’iniziale reazione difensiva alla paura di non essere accettati dall’altro, presto la loro apparente rivalità si evolve in una profonda sintonia, una complicità figlia dell’esigenza di protezione tra esseri

similmente diversi.

Parola D’autore: i prossimi appuntamenti

– 21 Febbraio 2017, Mariano Menna con la raccolta di poesie “Temporali d’Estate” (ed. Limina Mentis)

– 21 Marzo 2017, Domenico Carrara con il romanzo “C’è chi si lamenta della pioggia” (ed. Homo Scrivens).

Storia di Lou: il nuovo romanzo di Vincenzo Restivo presentato al Drama Teatro was last modified: gennaio 23rd, 2017 by L'Interessante
23 gennaio 2017 0 commenti
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De Piante
CulturaIn primo pianoLibri

De Piante Editore: libri perduti in versione pregiata

scritto da L'Interessante

De Piante.

Di Erica Caimi

A Milano nasce un nuovo progetto editoriale, la casa editrice De Piante, che si presenta al mercato con un’idea innovativa e unica nel suo genere: quella di pubblicare “pochi libri per pochi”, per riassumere lo spirito usando il loro stesso slogan.

La neonata casa editrice prende il nome dal suo socio fondatore, Cristina Toffolo De Piante, imprenditrice con esperienza nel settore grafico che condivide quest’ambiziosa avventura con Luigi Mascheroni, giornalista culturale del Giornale, e Angelo Crespi, giornalista e critico d’arte.

De Piante, cosa offre di diverso?

Questa nuova casa editrice del tutto “artigianale” si pone come obiettivo quello di riscoprire opere rare e pubblicare inediti dell’orizzonte letterario italiano proponendo al lettore prose d’arte, reportage, elzeviri, lettere, conferenze, poesie e brevi saggi storico-critici. 

Oltre a dare risalto ai testi “perduti”, un’attenzione particolare verrà riservata all’oggetto libro, che sarà minuziosamente curato sia da un punto di vista tipografico, tra cui scelta della carta e dell’inchiostro, sia da quello estetico, poiché la sovra copertina sarà disegnata appositamente da un artista e cambierà ogni volta. Dulcis in fundo, i fondatori si propongono di sfruttare al massimo le potenzialità culturali del nostro paese, puntando sul 100% made in Italy, per cui il risultato sarà un prodotto rigorosamente italiano dalla A alla Z.

Come ci si può aspettare, i libri pubblicati in un anno saranno pochissimi, ciascuno in tiratura limitata, del resto come recita il motto “pochi libri per pochi”.

Pubblicazioni di De Piante nel 2017

Il primo volume già in vendita è Non posseggo nemmeno una Divina Commedia di Eugenio Montale, opera stampata in 500 esemplari (postfazione di Davide Brullo, copertina firmata dall’artista Roberto Floreani), tra cui si contano 99 copie numerate a mano e 10 copie d’artista. Si tratta di una raccolta di tre lettere inedite del poeta Nobel indirizzate al classicista Manara Valgimigli, datate tra il 1946 e il 1954, le quali ci restituiscono un’immagine inedita dell’artista.

Quest’anno la De Piante ha in programma la pubblicazione di 4 libri in totale con tiratura di circa 300 copie a uscita. In arrivo, un racconto inedito di Piero Chiara su un viaggio in macchina con Ezra Pound dal castello Brunnenburg, un articolo del 1974 di Fruttero e Lucentini che espone quattro immaginarie trame eversive da suggerire ai giornalisti per descrivere gli anni di piombo, e sono in corso trattative per due inediti di Guido Morselli e di Carlo Emilio Gadda.

Un progetto in controtendenza nell’era del digitale, che spera di ricavarsi una minuscola fetta di mercato per sopravvivere, puntando sull’esclusività del prodotto offerto. In effetti, la stessa casa editrice si descrive in questi termini “De Piante Editore si pone come una nuova casa editrice con un progetto editoriale al di fuori e al di là dei percorsi comuni. Culturalmente orientata a ottenere il massimo del profitto, dove per profitto si intende la qualità del prodotto, ed economicamente pensata per realizzare il pareggio di bilancio, ossia con un catalogo contenuto dal punto di vista quantitativo, la casa editrice vuole essere per pochi senza essere elitaria, ambiziosa senza essere arrogante, elegante senza essere vistosa”.

De Piante Editore: libri perduti in versione pregiata was last modified: gennaio 23rd, 2017 by L'Interessante
23 gennaio 2017 0 commenti
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Capodanno
CulturaIn primo piano

Capodanno in Russia: si festeggia due volte

scritto da L'Interessante

Il vecchio Capodanno.

Di Erica Caimi

Se volete festeggiare due volte Capodanno, la Russia è il paese che fa per voi.

L’arrivo del nuovo anno si celebra esattamente come in Europa, la notte del 31 dicembre. E’ la festa delle famiglie, il momento in cui ci si riunisce per mangiare, bere champagne e scartare i regali. Pochi minuti prima che i dodici rintocchi dell’orologio del Cremlino battono la mezzanotte dall’alto della torre Spasskaja, il Presidente russo appare in TV per il suo consueto discorso di auguri alla Nazione. Si dice che se si riesce ad esprimere un desiderio tra il primo e l’ultimo rintocco, questo si avvererà certamente.

Esiste, però, un’altra curiosa tradizione che viene mantenuta in vita fin dal lontano 1918: quella di festeggiare il Capodanno un’altra volta, la notte tra 13 e il 14 gennaio e le ragioni sono da ricercare nella storia.

Storia del Capodanno nella Russia prerivoluzionaria

Nella Russia dei tempi pagani, l’arrivo del nuovo anno veniva celebrato a marzo, in concomitanza con l’equinozio di primavera, probabilmente perché associato al ciclo agricolo. Con l’adozione del cristianesimo da parte della Rus’ di Kiev (il primo stato russo fondato, secondo le antiche cronache, intorno alla metà del IX° secolo, che si estendeva su parte dell’attuale territorio ucraino, bielorusso e russo) e l’assimilazione del calendario bizantino, si spostò l’arrivo del nuovo anno al primo settembre. Questa incoerenza sopravvisse a lungo, poiché essendo il territorio estremamente vasto, in alcuni luoghi si continuava a festeggiare il Capodanno a marzo, mentre in altri a settembre. Soltanto alla fine del quindicesimo secolo, nell’antica Rus’, l’inizio del nuovo anno venne uniformato al primo settembre.

Venne poi l’epoca dello zar riformatore Pietro I, detto il Grande, che molto si prodigò per modernizzare l’Impero Russo e avvicinarlo il più possibile all’Europa. Perseguendo nel suo intento, con decreto datato 1699, lo zar stabilì ufficialmente che il nuovo anno dovesse cominciare il primo gennaio, esattamente come negli altri paesi europei. Con questa riforma, il calendario bizantino venne sostituito con quello Giuliano, il quale ha uno scarto di diversi giorni rispetto al nostro Gregoriano.

La Rivoluzione e il Vecchio Capodanno oggi

Dopo la rivoluzione russa del 1917, il governo bolscevico emanò un decreto che cambiò nuovamente lo scandire del tempo e delle festività, adottando il calendario Gregoriano. In quell’anno (1918), la differenza di giorni tra il calendario Giuliano, anche detto del “vecchio stile” e quello Gregoriano consisteva in tredici giorni. Il Vecchio Capodanno è una stranezza che nasce proprio dal passaggio da un sistema di calendario all’altro e dallo scarto di tredici giorni tra i due. Da quel momento, si cominciò a festeggiare il nuovo anno il 1° gennaio come nel resto del mondo, ma si conservò l’usanza di celebrare anche la notte tra 13 il 14 gennaio in onore del Vecchio Capodanno (Starij Novyj god, in russo) secondo il calendario Giuliano. Ancora oggi, sebbene non sia un giorno festivo, lo Starij Novyj god è una ricorrenza in più per riunirsi a festeggiare con famiglia o amici e mangiare i famosi vareniki con sorpresa, una vecchia e immancabile tradizione. In passato i varenki venivano preparati a mano, mentre oggi vengono più spesso acquistati al supermercato e comodamente cucinati. I vareniki, che assomigliano a dei ravioli, nascondono una sorpresa per chi li mangia: il ripieno è diverso per ogni raviolo e simboleggia ciò che ci si deve aspettare per l’anno venturo. Se nascosto nel ripieno c’è dello zucchero allora significa che l’anno sarà dolce, se c’è del pepe sarà un anno di forti sensazioni, con l’amarena ci attende molta fortuna, con la verza prosperità economica, con la patata un avanzamento di carriera e con i fagioli un allargamento della famiglia in vista. Le possibilità sono tantissime, per ogni gusto e auspicio, ma l’importante è non trovare quelli col sale perché….. portano sfortuna! 

Capodanno in Russia: si festeggia due volte was last modified: gennaio 16th, 2017 by L'Interessante
16 gennaio 2017 0 commenti
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Giotto
CulturaIn primo piano

Giotto spegne 750 candeline

scritto da L'Interessante

Giotto.

 

di Maria Rosaria Corsino

L’artista, il genio, semplicemente Giotto

È impossibile non associare il nome di Giotto al Campanile di Firenze, alla Basilica di S. Francesco d’ Assisi, al cerchio a mano libera. L’endiadi Giotto – artista perfetto è andata avanti per secoli, e tutt’ora nessuno osa mettere in dubbio la sua bravura. Nato a Vespignano nel 1267, Giotto fu allievo di Cimabue e, come si suol dire, l’allievo superò il maestro

Cimabue, Giotto e la mosca

Un aneddoto racconta che un giorno Cimabue, recatosi nella sua bottega cercava invano di cacciare una mosca che si era posata su quadro della Vergine. Come si sbagliava. La mosca in realtà era stata disegnata da Giotto, allora poco più che ragazzino. Tanto di cappello.

Una vita per l’arte

Ci sono opere che non possono essere dimenticate. E storie di uomini che meritano di essere raccontate. Così Giotto dipinse ad una ad una nella Basilica Superiore di Assisi, tutte le fasi della vita di S. Francesco patrono d’Italia. Così come in tutto il mondo è conosciuta la Cappella degli Scrovegni a Padova, e il Crocifisso di Santa Maria Novella. Un’artisticità quasi impossibile da copiare, nonostante sia ben lontana dalla più nota arte del Rinascimento, quella di Giotto è una maestria mondiale.

750 candeline: la commemorazione 

“Tra le iniziative finalizzate a valorizzare questa straordinaria figura – ha annunciato Giani – ci sono un convegno in primavera, una mostra di artisti contemporanei a lui ispirata qui nel palazzo del Pegaso e un premio d’arte a lui intitolato. Con il direttore degli Uffizi siamo in contatto per una mostra con il materiale di proprietà del museo”.

Giotto spegne 750 candeline was last modified: gennaio 16th, 2017 by L'Interessante
16 gennaio 2017 0 commenti
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La Sirenetta
CulturaIn primo pianoTeatro

La Sirenetta ad Officina Teatro

scritto da Roberta Magliocca

La Sirenetta ad Officina Teatro.

“Tu non puoi vivere nel suo mondo e lui nel tuo….”
“Esisterà un altro mondo per noi. Non sarà fatto nè di acqua nè di terra…”

Di Roberta Magliocca

Seduti a specchio, di fronte ad un palco che – pur senza acqua – è mare e terra, giorno e notte, sole bollente e luna maledettamente imponente. 

Officina Teatro porta in scena La Sirenetta | Il Mondo di Sopra, liberamente ispirato all’omonima fiaba di H.C. Andersen

Con Monica Zuccaro, Rita Pinna, Patrizia Bertè, Gino Cinone, Maria Macri, Arianna Cioffi,  per l’ideazione e la regia di Michele Pagano, ci si spinge nella profondità dell’oceano per poi risalire la riva alla ricerca di quell’anello che unisca ciò che è separato per natura o convenzioni sociali. E come spesso in teatro, ciò che accade di concreto sul palcoscenico è foriero di interiorità scossa da interrogativi grandi come l’amore, l’amicizia, la famiglia.

E il coraggio. Quello che da solo può smuovere i mondi lontani, rinnegare la sicurezza di una vita che si continua perchè la si conosce, in favore dell’ignoto con tutti i rischi che ciò comporta.

Cosa ci spinge in avanti, dunque? Quella sana follia che ci porta a colmare vuoti e lontananze, ad avvicinarci alle differenze per ribaltarle e sanarle. Anche quando tutto, intorno a noi, ci fa notare l’impossibilità di tale atto.

L’impianto favolistico lascia il posto alla realtà del sentimento umano, con tutte le sfumature che esso reca con sè. E se da Andersen in poi, svariati autori hanno tentato – nel finale dell’opera – di superare, anche magicamente, le differenze nell’ottica del lieto fine, nella produzione di Officina Teatro La Sirenetta resta in scena con un finale aperto, tra mare e terra, tra chi sceglie il rischio e chi la sicurezza di una realtà che è meglio non forzare. Senza giudizi, lasciando allo spettatore la propria strada per un’interpretazione quanto più vicina alla propria idea di vita. Marina o terrestre che sia.

La Sirenetta ad Officina Teatro was last modified: gennaio 16th, 2017 by Roberta Magliocca
15 gennaio 2017 0 commenti
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