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Categoria

Cronaca

Terremoti
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Terremoti in Italia: ogni volta come la prima volta

scritto da L'Interessante

Terremoti in Italia

Terremoti in Italia

Di Michela Salzillo

Ogni volta è la prima, come se il passato non facesse mai da scudo. Ogni volta è accaduto come se fosse sempre colpa di una terra stanca di ordinarsi i giri, ogni volta, quando la natura smette le regole della civile convivenza, non è mai quella giusta, perché contare i morti non è una cosa per cui si può giocare ad essere pronti.

 L’Italia, vecchio stivale scucito in smisurate occasioni, ha vestito i piedi di macerie che, negli anni, sono state in grado di ferire a morte milioni di vittime. Dall’Irpinia all’Aquila, la scia di case che hanno tremato sotto il nostro cielo è tremendamente incancellabile, eppure sembra non essere abbastanza netta per poterci difendere dalle stragi destinate e fare memoria. Ci sono date che si muovono a metà fra la scala Mercalli e quella Richter, sono le tristi ricorrenze che il calendario della storia italiana fa scadere puntuali, segnando i danni che furono e la potenza degli impatti che si verificarono.

Era il 28 dicembre 1908 quando ci appuntavamo gli effetti del terremoto dello Stretto, il più forte degli ultimi 200 anni, che con 7,1 gradi Richter,  rase al suolo Messina e Reggio Calabria con scosse avvertite fino a Napoli, lasciando ai memoriali un bilancio che si muove fra le sessantamila e le ottantamila vittime

Risale a poco più in là da quella data la traccia di un destino che sembrò accanito ai danni della Sicilia, si tratta del terremoto nella Valle del Belice del 15 gennaio 1968, questa volta la scala segnava 6.1 gradi, per un sisma  che colpì le province di Trapani ed Agrigento, rasando al suolo  Montevago e Gibellina, con danni ingenti  da Santa Ninfa a Sciacca e Calatafimi. I morti furono quasi quattrocento e settemila gli sfollati.

 Arriva poi il 6 maggio 1976 e la cronaca fa eco sul terremoto del Friuli, calamità che coinvolse tragicamente le comunità di Gemona ed Artegna. Una settantina furono i comuni colpiti, quarantacinque dei quali, secondo dati comuni ed ufficiali, furono completamente distrutti. In questa occasione si contarono 990 morti.

  Come una ago che ha fatto da traiettoria per gli eventi che accaddero prima dopo e durante, è stata  la notte del 23 novembre 1980, con il terremoto dell’Irpinia battezzato tragicamente dai  6,9 gradi Richter, numeri ma non solo dati  che produssero  un evento devastante, coinvolgendo oltre l’Irpinia  anche Vulture,  l’intera Campania, la Basilicata e la Puglia occidentale. Trenta città furono dichiarate ufficialmente disastrate, circa tremila i morti   e duecentocinquantamila senza tetto.

Quello del 26 settembre 1997 che colpì invece Colfiorito, coinvolgendo Umbria e Marche, è passato ai posteri come un evento oscuramente straordinario, si trattò infatti di uno sciame di scosse durate per un anno intero. Furono resi noti undici morti e trentaduemila i dichiarati senza tetto.

 È stata soprattutto la tragedia degli studenti fuori sede quella del  6 aprile 2009. Chi non ricorda  il terremoto dell’Aquila che rase al suolo la casa dello studente, lo stesso che, ricorderete, mosse  una catena di solidarietà ed assistenza da parte degli artisti italiani;  in quella circostanza, le voci per l’Abrizzo,con il singolo “ Domani,” espressero vicinanza morale e concreta ad una città piegata in due dall’ accaduto. Fu il  caso di una lunga sequenza di scosse che produsse devastazioni irrecuperabili.  La strage riguardò  anche il Lazio e fu   avvertita a Roma , con  danni ad Amatrice, Accumoli, e Borgorose. 308 morti e almeno cinquantamila  senzatetto contati.

 Il  20 maggio 2012 è l’ultima data prima di oggi , il sisma rilevato fu di 6 gradi Richter e venne  localizzato nei pressi di Finale Emilia protagonista di fratture e crolli. Molti furono i danni registrati  anche a S. Felice sul Panaro ed a Mirandola.

Un ciclo che si ripete, così appare questo percorso di tempo in numeri, un viaggio che documentato in questa misura sembra  essere  breve e persino  qualcosa che assomiglia al non più di tanto, ma sappiamo certamente tutti che la realtà prosegue oltre quanto si possa scrivere o documentare. Non è difficile individuare  una trama che produce scenari simili e uguali, che cambia  luoghi, numeri e volti, ma  rivela sempre gli  stessi finali di impotenza, quelli pronti ad avvalersi della facoltà di provocare rabbia, dolore e compassione. Sentimenti che si muovono in noi, perfetti stranieri al cospetto di certe leggi, e ci fanno ricordare quanto siamo piccoli, richiamando l’attenzione anche su eventuali colpe umane. Ce lo ricordano le persone che sono ancora ospiti dei container, oltre a quelle morte, quello che potremmo fare e ciò che continuiamo a sbagliare. Perché è così. Se è vero che la natura morta esiste solo nei quadri, quello che si muove è qualcosa di  vivo, ed è per questo che agisce e reagisce naturalmente. Quindi, forse, se qualcosa continua ad andare storto, vuol dire che bisogna raddrizzare un po’ il rapporto con la terra, luogo su cui, stampiamolo da qualche parte, siamo semplici ospiti.

Terremoti in Italia: ogni volta come la prima volta was last modified: agosto 24th, 2016 by L'Interessante
24 agosto 2016 0 commenti
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terremoto
CronacaIn primo pianoParliamone

Terremoto al Centro Italia: la testimonianza di Sara, una ragazza di Roma

scritto da Roberta Magliocca

Terremoto

Di Roberta Magliocca

Terremoto, le testimonianze

Da questa notte non si parla d’altro. E non si vede altro. I nostri volti, i volti di tutta Italia, assonnati ma pronti per andare a lavoro, o al mare per chi è ancora in vacanza, o a studiare per chi ha esami a Settembre all’Università o materie da recuperare a scuola. Tutti i visi, sgomenti, davanti  la televisione. 

Un bilancio che, provvisorio, ci aggiorna sul numero delle vittime. Non si arresta. Prima quattro, poi dieci, poi ventidue. Ora 37 i morti accertati, ma purtroppo è ancora troppo presto per dire STOP. Sappiamo bene che il bilancio salirà, i terremoti degli ultimi dieci anni ci hanno abituato a questi scenari apocalittici.

Ma tanti sono i sopravvisuti, tantissime le persone che vengono estratte vive dalle macerie dai volontari della Protezione Civile, dei Vigili del Fuoco. Ancora speriamo, dunque, ancora si spera.

Noi giornalisti, intanto, cerchiamo di raccogliere le testimonianze di chi ha vissuto l’incubo. Questa mattina abbiamo parlato con Sara, una ragazza di Caserta che da quasi un anno si è trasferita a Roma per lavoro. 

Ho avuto tantissima paura.  Ho sentito tutte e tre le scosse, sia quella alle 3:30 che quelle delle 4:30. Ho afferrato cellulare e chiavi pronta ad uscire di casa. Ma poi si è tutto fermato. Ho tremato anche io per un po’. Peró, poi, tutto ok.

Però, poi, tutto ok. Speriamo possano dirlo quante più persone possibile.

Terremoto al Centro Italia: la testimonianza di Sara, una ragazza di Roma was last modified: agosto 25th, 2016 by Roberta Magliocca
24 agosto 2016 0 commenti
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Amatrice
CronacaIn primo pianoParliamone

Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto: la terra trema

scritto da L'Interessante

Amatrice

Di Carmen Giaquinto

Sisma devastante al Centro Italia

Sembra uno scenario apocalittico, invece è un sisma quello avvenuto nel cuore della notte nel Centro Italia. La prima e più forte scossa, di magnitudo 6, si è verificata alle 3:36 circa ed ha avuto epicentro a due chilometri da Accumoli (Rieti) e a dieci da Arquata del Tronto (Ascoli Piceno) e Amatrice, sempre in provincia di Rieti, completamente rasa al suolo.  L’ipocentro è stato a quattro chilometri di profondità. Le altre due scosse sono state registrate qualche ora più tardi, tra le 4:32 e le 4:35 ed hanno coinvolto città come Norcia (Perugia), Castelsantangelo sul Nera (MAcerata). In queste zone gli ipocentri sono stati più profondi, tra gli otto e i nove chilometri. La tempestività dei soccorsi è stata frenata dall’inaccessibilità delle vie d’accesso ai paesi colpiti che in inverno contano appena qualche centinaio di abitanti e che in estate si trasformano in luoghi di riposo e di evasione dalla routine metropolitana. Il bilancio complessivo delle vittime sale sempre di più, presagendo un numero devastante. Lo sciame sismico con oltre trentanove scosse si è propagato per tutto il centro Italia; le scosse sono state, infatti, avvertite sia a Roma che a Napoli, giungendo anche a Rimini. Gruppi di volontari, vigili del fuoco, cinofili, Protezione Civile e associazioni no-profit sono sul luogo tentando di rimediare a ciò che ormai sembra irreparabile, a centinaia, forse migliaia, di abitazioni distrutte, vittime sotto le macerie, feriti che cercano una via di fuga.  La gravità della situazione è stata da subito confermata anche dal responsabile della Croce Rossa locale, il quale ha confermato la presenza di un ponte pericolante, quello dei Tre occhi, che costringe ad entrare nel paese solo a piedi, rallentando, appunto, il lavoro dei soccorsi, e di una importante fuga di gas.

Amatrice. L’ora della paura

L’orologio della Torre Civica di Amatrice segna ancora le 3:36. È l’ora della paura che distrugge questo paese e scuote il resto del centro Italia. Non si tratta di enfasi giornalistica: il Sindaco Sergio Pirozzi spera sia di buon auspicio la resistenza della torre al disastro sismico. Come se Amatrice non sia destinata a morire, nonostante le tante vittime che a poco a poco affiorano e nonostante il “terremoto gemello” del 1639, quasi quattro secoli fa, quando Amatrice, assieme ad Accumoli, vennero devastante da una forte scossa che durò oltre quindici minuti.

La redazione de L’Interessante si stringe commossa alle cittadine colpite e ai familiari delle vittime e ricorda i numeri di Protezione Civile da utilizzare: 800 840 840 ;  800 803 555

Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto: la terra trema was last modified: agosto 24th, 2016 by L'Interessante
24 agosto 2016 0 commenti
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Cani razze
CronacaCuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Tragedia a Catania. Il Dog friendly: capitolo 16

scritto da L'Interessante

Tragedia

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati sono felice di ritrovarvi dopo la pausa estiva. Spero che le vacanze con i vostri amici a quattro zampe siano state indimenticabili.

Il rientro in modalità operativa ha accolto noi professionisti cinofili con una notizia amara, quella della tragedia successa in una villetta a Mascalucia, in provincia di Catania, dove due soggetti di razza dogo argentino hanno manifestato un comportamento di aggressione a discapito di un bambino di 18 mesi

Quando capitano tali vicende si resta sempre interdetti e puntare il dito non spetta a noi;  non avendo dati confermati e chiarezza sui fatti risulta poco utile e soprattutto ingiusto.

Possiamo però farci delle domande, per evitare che si creino nuove- prevedibili- tragedie. E per farlo abbiamo raggiunto al telefono  la dott.ssa Silvia Gorretta, medico veterinario esperto in comportamento animale che opera nella Capitale.

Grazie mille dottoressa Gorretta per aver accettato l’intervista nonostante la pausa estiva; cosa potrebbe essere successo nella mente di quel/i cane/i?

 “La domanda che mi poni non può prevedere una unica risposta semplice ed immediata e  diffiderei dalle opinioni che in questo momento possiamo ritrovare in rete o ascoltare dai media. Ogni cane percepisce ciò che lo circonda in maniera soggettiva. Il comportamento che può proporre può essere dettato da tante componenti; si pensi semplicemente al discorso emotivo, a ciò che ciascun cane come soggetto individuale percepisce nel mondo. Quando accadono questi episodi bisogna indagare sullo stato di benessere fisico e psichico del cane in quel momento.”

Dinanzi a queste vicende si parla spesso di tragedia improvvisa; ma è davvero tutto così repentino? Non ci sono segni prodromici?

“Assolutamente sì. Spesso però non vengono colti ed interpretati in maniera corretta a causa di una cattiva conoscenza della specie e della razza o peggio ancora per disinformazione che giornalmente ci viene propinata da opinionisti generici o professionisti poco aggiornati. Ad esempio i cani che vengono esasperati nel ruolo di guardiani possono poi manifestare un minore autocontrollo in situazioni che non riescono a decodificare o in cui sono autogestiti.”

Pensavo a quella madre e al senso di colpa che vive in questi momenti e che forse non l’abbandonerà mai. Quant’è importante il ruolo dei genitori nella supervisione delle interazioni cani e bambini?

“La supervisione è fondamentale non solo quando parliamo di neonati ma anche per bambini in età scolare. Non a caso l’ordinanza ministeriale tuttora in vigore prevede il loro divieto di detenzione da parte di minorenni. La supervisione dei genitori è fondamentale per il ruolo di mediazione e di modello da imitare; ad esempio fino ai tre anni il bambino non vede il cane come partner sociale ma come un oggetto. I bambini di età prescolare hanno movimenti scoordinati e versi acuti che possono preoccupare il cane; possono essere troppo esuberanti, violare lo spazio di sicurezza, non leggere la comunicazione del cane che sta richiedendo un momento di tregua. E’ qui che interviene il genitore dando delle indicazioni al cane e al bambino, in un sistema di tutela per tutti i protagonisti. Imprescindibile è ovviamente aver cresciuto il cane estremamente socializzato verso l’umano, indipendentemente  dall’arrivo di un nuovo cucciolo di umano nel gruppo famiglia.”

Sì, molto vero; difatti del delicato momento “arrivo nuovo cucciolo di umano” ne abbiamo parlato in un precedente articolo. Ma secondo Lei si può parlare di razze pericolose?

“Secondo me no; è indubbio che la selezione aberrante condotta dall’uomo sulla specie ha fatto sì che alcune razze propongano comportamenti che possono diventare ipertrofici e  che se non instradati durante l’età evolutiva potrebbero sul lungo periodo risultare problematici. Inoltre non dimentichiamoci che l’esperienza dei primi mesi di vita del cane può fare una notevole differenza nella sua relazione con l’uomo e in seconda battuta con l’ambiente.”

Cosa si può fare in prevenzione?

“Prima di scegliere di condividere la propria vita con un cane sarebbe bene consultare uno specialista per farsi aiutare nella scelta, senza banalizzazioni o superficialità, soprattutto quando in famiglia sono presenti i soggetti cosiddetti deboli- bambini, anziani, disabili-, e per meglio comprendere quali siano le predisposizioni di quella razza o di quel soggetto. Una volta adottato è importante impartire una corretta educazione con un professionista che dia le  indicazioni di gestione e aiuti a creare una relazione quanto più ricca ed equilibrata possibile. Preferisco parlare di educazione e di non di addestramento, in quanto la prima lavora sul sistema in età evolutiva- e quindi in crescita-  su cui il ruolo delle esperienze condotte senza violenza può contribuire a rendere un adulto davvero equilibrato. Riguardo ai metodi educativi coercitivi e violenti gli ultimi studi ci indicano chiaramente che il proprietario coercitivo può favorire l’aggressività del proprio cane, in un sistema di violenza che genera violenza.”

Ringraziamo la dottoressa Gorretta per la chiarezza e professionalità con cui ha risposto alle nostre domande su un tema così delicato.

Un dato ce lo abbiamo:  cani hanno una loro identità  e una mente plastica alla nascita. Ma la loro educazione e crescita serena dipende da noi.

La responsabilità è nostra. Di noi umani. Non possiamo banalizzare sui cani.

Soprattutto quando ci sono vite di mezzo. Umane e non.

 

Tragedia a Catania. Il Dog friendly: capitolo 16 was last modified: agosto 18th, 2016 by L'Interessante
18 agosto 2016 0 commenti
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Monaco
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Monaco: l’Europa piange ancora

scritto da L'Interessante

Monaco di Baviera 

Stamattina la Germania si è svegliata con le bandiere a mezz’asta, un lutto nazionale che si somma agli altri e fa accrescere sbigottimenti e paura.

Si stimano dieci morti e più di venti feriti per la strage compiuta ieri pomeriggio a Monaco di Baviera, tra un ristorante McDonald’s e un affollato centro commerciale a nord della città

Nella conferenza stampa presieduta stanotte dal capo di polizia locale è emerso che l’attentatore è stato un ragazzo di appena diciotto anni con la doppia cittadinanza tedesca e Iraniana, ma da diversi anni residente stabilmente a Monaco. Il passato è il giusto tempo da attribuire all’autore del crimine, Hubertus Andrae. Fra i dieci morti che si contano, infatti, è compreso anche il suo suicidio, avvenuto, secondo chi sta investigando sul caso ancora aperto, a circa un chilometro dal centro commerciale Olympia, scenario in cui si è consumata la sparatoria. I tasselli sono ancora tutti da incastrare: sulle possibili motivazioni che hanno indotto Andrae a fare fuoco , cadono ancora incertezze e spazi da riempire.

I dubbi partono dalla reale natura del gesto che, all’inizio, nel clima di ressa totale, documentato anche dai filmati amatoriali di chi era presente sul luogo al momento della sparatoria, si era azzardato che l’azione attentatrice fosse condotta da un commando. Al momento, però, questa ipotesi sembra smentita. Quello di ieri, dunque, parrebbe un frammento da sganciare dagli episodi di terrore che stanno investendo la cronaca in questi mesi. Hubertus Andrae ha agito da solo. Nonostante gli sviluppi in corso su quanto è accaduto, c’è chi sarebbe propenso a tendere in direzione di un gesto folle. Le testimonianze raccolte in merito sono, però, parecchio confuse e discordanti. Una signora che si trovava in prossimità del fast food pare abbia sentito il ragazzo pronunciare “Allah Akbar” – Allah è grande – prima che sparasse su alcuni bambini. Poi c’è quella dell’uomo che si trovava sul tetto di un palazzo adiacente al centro commerciale, il quale avrebbe affermato di aver scambiato battute di insulti con Andrae qualche momento prima dell’accaduto. In quella circostanza lui avrebbe dichiarato di essere in cura. Su questo è stato sentito anche il padre del Killer che, stamattina, è stato chiamato dalla polizia a confermare quanto detto dal cittadino tedesco. È in analisi anche un recente post dell’attentatore su facebook, il diciannovenne ha, qualche giorno fa, pubblicato sul social media offerte del McDonald’s, gesto che potrebbe essere stato compiuto allo scopo di attirare più persone possibili.

Dal punto di vista dei fatti è dunque tutto poco confermato, ma le reazioni umane all’ ennesimo assedio sono molto vicine allo sgomento. Il tempo pare che corra più veloce in queste settimane in cui le morti si stanno sovrapponendo una sull’altra, si ha paura persino di spaventarsi, perché se si comincia a farlo bisogna ammettere a noi stessi che siamo in un periodo difficile, uno di quelli che farà la brutta storia, dai quali, però, si spera di risalire più consapevoli, prima o poi. Anche se la situazione mondiale sembra giunta ad un punto di non ritorno, costruendo in noi futuri apocalittici, forse, bisogna tentare il coraggio e pensare che in realtà nessuna fine finisce per sempre, finché è possibile, finché qualcuno è disposto a riflettere sul fatto che le guerre non scoppiano all’improvviso, neanche quelle personali.

Michela Salzillo

Monaco: l’Europa piange ancora was last modified: luglio 23rd, 2016 by L'Interessante
23 luglio 2016 0 commenti
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Froci, Le Cronache
CronacaIn primo pianoParliamone

Froci violentano diciassettenne. Il giornalismo è un’altra cosa

scritto da L'Interessante

Froci

Froci e pervertiti violentano diciassettenne

Se fosse una bufala ci sarebbe da piangere, ma è la realtà e c’è ben poco da ridere. Nessun eccesso o fraintendimento, si tratta di una notizia, anzi, di una prima pagina, quella de Le Cronache, il quotidiano salernitano diretto da Tommaso D’angelo.

L’intestazione si riferisce a tizi, indiscutibilmente stigmatizzabili, che avrebbero violentato e filmato un ragazzino di quattordici anni in un centro massaggi di Cava. La scelta di stampa, difficilmente condivisibile, è stata fortemente attaccata: prima dal direttore de La città di Salerno, Stefano Tamburini, che, in un editoriale senza equivoci, ha preso le distanze da questo singolare modo di intendere il giornalismo, e poi da Il Fatto Quotidiano, la realtà d’informazione fondata nel 2009 da Antonio Padellaro, che ha lasciato lo sgravo mediatico alla penna di Selvaggia Lucarelli. La testata incriminata fornisce all’utenza una duplice versione. È reperibile infatti, sia online che in formato cartaceo, questo, inizialmente, aveva dato spazio a seri dubbi sulla veridicità di un’impaginazione simile, e non certo per ambedue le diffusioni.

 Si sa che il web maciulla più della carta stampata, ormai, e pertanto, le prime condivisioni su internet, riconducevano il testo ad una probabile e ultima trovata da hacker senza scrupoli. Purtroppo, però, l’audacia linguistica di D’angelo non solo è stata confermata, ma si è meritata una replica forbita e attenta dallo stesso direttore, il quale ha sentenziato contro il suo primo citante.

“Devo ritenere che la parola frocio che lo ha tanto sconvolto deve averlo particolarmente colpito, forse per gusti personali, non lo so. Di certo non sono problemi suoi se davanti ad una squallida vicenda come quella di Cava, dove ci sono tanti giovani vittime dei due froci e pervertiti e dei loro complici, che mi auguro vengano arrestati al più presto, assumiamo una posizione forte e senza equivoci.” Così ha detto il redattore de Le Cronache.

È evidente, anche ad un occhio distratto, lo sfondo omofobo di questa rincarata che non ha nulla da invidiare alle sue origini. Tommaso D’angelo, infatti, insinua a chiare lettere che il ritegno mostrato dal collega abbia un qualche legame con una presunta omosessualità, confondendo ancora una volta linguistica, fatto e imparzialità, un contrasto che, con tutto il rispetto, nessun giornalista dovrebbe permettersi, figuriamoci un direttore di testata. Non c’è dubbio sul fatto che la vicenda di uno stupro sia squallida, anzi, è senz’altro qualcosa di più, ma cosa c’entra questo con appellativi a sfondo diffamatorio in direzione di certi pregiudizi già abbastanza radicati per conto proprio? Per carità, di fronte a simili vicende, è comune un po’ a tutti l’utilizzo di improprie definizioni; magari dettate dalla rabbia e il disgusto. Ma l’istinto si libera a casa propria, non al lavoro, specie se si ha il compito di preservare una comunicazione informativa che sia lineare e non fuorviante. Non sarà un problema di Stefano Tamburini la posizione assunta da Tommaso D’Angelo, ma lo potrebbe essere per molti altri.

È ovvio che il titolo e i fatti sono due cose completamente differenti. È possibile indignarsi per il titolo e per lo stupro e affrontare le due questioni separatamente, senza che l’una tolga peso all’altra. Come è chiaro che l’omofobia, come tutte le forme di intolleranza socio-culturali provengono da un concetto sbagliato e non da termini confusi, ma chi lavora con le parole, dovrebbe imparare a passare dalla superficie per arrivare sul fondo, senza trattare con sufficienza il taglio che, a volte, può avere un certo tipo di lemma.

Il punto non è essere “amici dei gay”, categoria nella quale D’angelo si inserisce senza preoccuparsi se la volontà sia reciproca, ma non riuscire a comprendere la differenza fra il confine e l’oltre.

Michela Salzillo

Froci violentano diciassettenne. Il giornalismo è un’altra cosa was last modified: luglio 23rd, 2016 by L'Interessante
23 luglio 2016 0 commenti
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Nizza
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Nizza Turchia: siamo sempre stati in guerra

scritto da L'Interessante

Nizza

Siamo sempre stati in guerra, è la storia a parlare per chi fa fatica ad ammetterlo. La vita non ha mai smesso di rischiare la morte e il mondo si è avvicinato in diverse occasioni alla fine.

 “Stiamo cadendo a pezzi”, di pensieri che assomigliano a parole del genere ne stiamo facendo tanti.  In questi giorni in cui il terrore sembra volersi guadagnare la normalità, sbeffeggiando il futuro, il dramma appare come una galera senza sconto di pena.

La strage di Nizza, prima, e il colpo di Stato in Turchia, poi, conclusosi in breve tempo, ma con addosso il carico di novanta morti, ci stanno facendo esercitare alla paura

Abbiamo cominciato a fare gli addominali quando nel gennaio del 2015 fu attentata la sede del giornale satirico, Charlie Hebdo, a Parigi. In quella occasione morirono dodici persone, che pagarono con la vita lo scotto di fare ironia sul popolo islamico. È seguita  la serie di attentati terroristici di  Novembre , quando, durante un concerto, furono uccisi molti giovani al Bataclan, tra cui l’italiana Valeria Solesin. Da qui, come spesso accade in queste occasioni, giornali, televisioni e social si sono coalizzati in catene che fossero simbolo di pace e traduzione   di tolleranza fra etnie e religioni. La commemorazione, però, dura sempre il tempo di allontanare cattivi pensieri. Tutto, prima o poi, torna a non riguardarci più, almeno fino a quando non si contano nuovi morti e altri feriti.  È bastato  quello che è accaduto giovedì ,14 luglio, a Nizza,a farci ricordare che non è cambiato nulla e che, forse, il Dio in cui crediamo è impegnato a capire fin dove vogliamo arrivare.

Erano le 22:30 quando un camion di grandi dimensioni e di colore bianco ha travolto la folla intenta  a godersi lo spettacolo pirotecnico, messo in scena per celebrare la presa della bastiglia del 14 luglio 1789. Voleva essere un giorno di festa, invece, nel sud del paese, lungo la famosa Promenade des Anglais, si è consumata una carneficina che ha contato più di ottanta  morti, tra cui molti bambini, e più di duecento feriti.

L’attentatore, un trentunenne di origine franco- tunisina, residente a Nizza e pregiudicato per aver commesso reati di piccolo calibro, ha guidato a zig- zag per centinaia di metri, sparando colpi di mitra dal finestrino del furgone, per investire più persone possibili.

A testimoniarlo, anche video amatoriali, girati dai sopravvissuti alla strage  e caricati  in rete, come caramelle al mercato, da più testate giornalistiche, spacciandoli, ovviamente, per notizia. Ma qual è la rilevanza fattiva in un frame che documenta l’emorragia di un corpo esanime? Cosa aggiunge alla tragedia diffondere una foto che ritrae una bambina senza più vita, coperta in volto, con una bambola  al suo fianco? Direi nulla. Ma un clic, per alcuni, vale molto più del cattivo gusto.

Nessuna riserva anche fra l’opinione comune,che grida allo scandalo, perché l’Isis non si sa bene cosa sia, potrebbe essere chiunque il prossimo a farsi saltare in aria in mezzo ad una moltitudine di persone di chissà quale parte del mondo. Dal vicino di auto bus, allo sconosciuto in ascensore. Non ci risparmiamo l’invettiva per nessuna ragione al mondo, perché siamo spaventati, come è  giusto che sia.

 Loro sono i disumani, certo, e noi i buoni che scagliamo mille pietre al minuto.

Posto che la violenza non potrà mai essere giustificata, siamo davvero sicuri, che a prescindere dal folle terrorismo, gli occidentali non abbiano giocato, per troppo tempo, a tirare la corda?

Michela Salzillo

Nizza Turchia: siamo sempre stati in guerra was last modified: luglio 16th, 2016 by L'Interessante
16 luglio 2016 0 commenti
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Dove sei Dio?
CronacaIn primo pianoParliamone

Dove sei Dio? Il grido di dolore della vedova di Emmanuel

scritto da L'Interessante

Dove sei Dio

“Dove sei Dio?”

E’ il grido soffocato in un canto di Chinyere, in abito bianco su una sedia durante una fiaccolata in memoria di Emmanuel, il suo amato ucciso a Fermo nel tentativo di difenderla dagli insulti di un nazifascista. Eppure, fino a ieri, Emmanuel e Chinyere credevano di aver trovato la felicità in Italia. Una felicità che meritavano, o meglio, che avrebbero meritato, dopo aver assistito al massacro delle loro famiglie e alla morte della figlia di due anni. E dopo essere stati schiavizzati in Libia, lei massacrata di botte fino a perdere il bimbo che portava in grembo durante la traversata. Erano giunti in Italia, che per loro era una sorta di “terra promessa”, come Peter Pan e Wendy nell’isola che non c’è, e si erano ripromessi di provare a ricominciare daccapo. Erano stati accolti a Fermo, piccola cittadina delle Marche, da una Chiesa militante che non mercanteggia e svende la carità con il ricatto del proselitismo di fede. Una Chiesa che si sporca le mani. 6 mesi fa a Fermo era stato celebrato il loro matrimonio. Chinyere avrebbe voluto studiare medicina. Oggi si ritrova al funerale del suo amato. Amedeo Mancini è il nome di colui che ha stroncato la loro felicità, oggi in stato di fermo accusato di omicidio preterintenzionale che dichiara di voler donare i suoi beni alla vedova. Doni che però non le ridaranno indietro suo marito. Il nome di Amedeo Mancini racchiude in sé tutti i nomi di coloro che continuano, nel 2016, a fare propaganda razzista e a vedere gli immigrati come “gente che viene a rubarci il lavoro”, e che osano marciare sopra questa tragedia considerandola un’invenzione della Chiesa, dei mass-media e della sinistra, cercando di giustificare il tutto sostenendo che si trattava di una semplice rissa. Eppure, Chinyere ha dato noi un’altra lezione di vita, acconsentendo all’espianto degli organi del marito. Organi che potrebbero salvare la vita di qualche altro uomo, anche un “Amedeo Mancini” di turno. Adesso c’è una petizione per conferire alla donna la cittadinanza italiana. Il giorno del funerale, durante l’omelia, l’arcivescovo Luigi Conti ha espresso il suo disappunto verso coloro che definiscono “disperati” i migranti. I veri disperati siamo noi, non loro. E questo terribile episodio che verrà presto dimenticato ne è la prova inconfutabile.

Mariagrazia Dell’Angelo

Dove sei Dio? Il grido di dolore della vedova di Emmanuel was last modified: luglio 13th, 2016 by L'Interessante
13 luglio 2016 0 commenti
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San Salvatore Telesino
CronacaIn primo pianoParliamone

San Salvatore Telesino: tra mistero e terrore. Le novità del caso

scritto da L'Interessante

San Salvatore Telesino

Continua ad essere avvolta dal mistero la storia della piccola Maria Ungureanu, nove anni, di nazionalità rumena, trovata senza vita nella piscina di un ristorante a San Salvatore Telesino il venti giugno scorso

Tante le piste da seguire e le ipotesi già effettuate per il dramma che ha investito una famiglia da poco riunita. Il padre, manutentore al Parco del Grassano, era immigrato in Italia dieci anni fa e solo nel duemilaquattordici lo hanno raggiunto sua moglie e la loro unica figlia. “Brava gente”, secondo le voci del paese. Ed anche credente. La piccola Maria è stata vista l’ultima volta proprio nei pressi della chiesa di Santa Maria dell’Assunta dove si era appena celebrata la funzione in occasione della festa di Sant’Anselmo. Erano le 19.40 circa, quando la bellissima bambina che ad agosto avrebbe compiuto dieci anni, ha lasciato il luogo di culto, incamminandosi lungo la strada stretta che porta proprio al Casale San Manco, l’ultimo posto che Maria ha visitato. Il perimetro del locale, delimitato da un muro e da una rete di recinsione, corre, da un lato parallelamente alla piazza dedicata al sindaco Pacelli. Quella sera era affollata da alcune giostre e disturbata dalla pioggia. Tempo meteorologico così avverso da far saltare la processione ma non l’esibizione di alcuni cantanti. E così, mentre tutti si divertivano, brindando all’inizio di un’estate promettente, Maria veniva risucchiata dalle tenebre del mistero, spogliata dei suoi abiti ed annegata in piscina. La piccola di casa che amministrava la messa domenicale aveva, però, un segreto più grande di lei da tenere per sempre con sé, come una ferita che non si rimarginerà mai: il medico legale Monica Fonzo ha, infatti, accertato ripetute violenze fisiche che si sarebbero consumate in un passato non tanto remoto. Un esito che lascia solo immaginare l’aberrante notte passata da Maria, l’ultima della sua vita. Magari difendendosi da un’ulteriore violenza. Magari scappando. Sebbene sia ancora da capire la dinamica della morte, gli inquirenti hanno mosso i primi passi interrogando il ventunenne Daniel, anch’egli di nazionalità rumena, che da subito ha affermato di aver visto Maria quella sera e di averle offerto un passaggio in direzione Telese Terme dove la aspettava una sua amichetta ma non sarebbe riuscito a raggiungere la città termale per la presenza di una serie di divieti legati ad una manifestazione podistica. Avrebbe, quindi, lasciato la bambina nei pressi della chiesa dove, peraltro, c’erano anche altre ragazzine. Questo quanto dichiarato dal legale di Daniel, l’avvocato Giuseppe Maturo. Unico iscritto nel registro degli indagati dal Procuratore reggente Giovanni Conzo e dal sostituto Maria Scamarcio, Daniel è stato tenuto sotto torchio per ore, avvalendosi di un alibi infallibile: il tempo. Dopo aver lasciato Maria vicino alla chiesa, infatti, avrebbe raggiunto alcuni amici ed il fratello a Castelvenere per poi effettuare un lungo giro tra Massa di Faicchio ed il lago di Telese. Erano le due del mattino quando è rientrato a casa; a quell’ora Maria era già morta da tempo.

Di pochi giorni fa è la notizia della comparsa di un testimone chiave che avrebbe visto la piccola poco prima della sua uccisione in compagnia di due ragazzi. Lavoravano con i giostrai, anch’essi rumeni e sfuggiti agli accertamenti dei carabinieri perché lavoratori “in nero” e, quindi, non censiti dal gruppo dei giostrai. Fuggiti anche dal paese, il giorno dopo la scomparsa di Maria. Questa testimonianza ha suscitato qualche dubbio da parte del padre della bambina dalla pelle chiara ed i capelli biondissimi, il quale afferma, in una recente intervista alla trasmissione Chi l’ha visto?, di aver notato distrattamente che, la sera prima, sempre in occasione della festa, Maria possedeva due gettoni per le giostre, non da lui acquistati. E se fossero stati regalati a Maria proprio da quei due giostrai in nero? Ipotesi non di certo accreditate ma che celano brividi di terrore. La tensione in città cresce: alcuni cittadini, infatti, temono che l’orco si possa nascondere proprio nella comunità. E così, mentre San Salvatore Telesino si mobilita con una fiaccolata in memoria, le indagini proseguono senza fretta e tra silenzi assordanti. Possibile che nessuno abbia visto nulla? Nemmeno il furgone bianco parcheggiato proprio davanti al residence e poi scomparso? Fortissima l’emozione che la terribile vicenda ha suscitato. Ha scosso le coscienze assopite dall’idea che da queste parti certe cose non potessero mai accadere. Un’ondata emotiva senza precedenti ha investito un’opinione pubblica che ora attende col fiato sospeso di capire. Comprendere se si sia trattato di un caso isolato, di una violenza finita male, di un gioco sfociato in tragedia o di qualcosa di più orrendo. Si teme il peggio e l’ansia aumenta. Quando si parla di piccoli paesi si è sempre concordi nel constatare la tranquillità che pervade strade di campagna o centri storici dal sapor medievale. Ed è proprio un dramma isolato a suscitare la rabbia collettiva che non passa inosservata e che può coadiuvare l’operazione dei professionisti. Nulla è più forte di un paese che si coalizza contro il femminicidio, contro la pedofilia, contro l’omicidio, contro la mancanza di rispetto verso il genere umano. Come è successo a San Salvatore Telesino.

Carmen Giaquinto

San Salvatore Telesino: tra mistero e terrore. Le novità del caso was last modified: luglio 11th, 2016 by L'Interessante
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Caserta
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Caserta. A casa Zampella o tutti vittime, o tutti carnefici

scritto da L'Interessante

Caserta

Un colpo di pistola, un gioco spavaldo e la realtà non la riavvolgi più.

Aveva solo 19 anni, Marco, il ragazzo di Caserta che qualche giorno fa è stato ingoiato vivo da un gesto folle e senza rimedio

Ha sparato Antonio Zampella, il dichiarato amico della vittima che, dopo il tragico accaduto, si è presentato al comando dei carabinieri come un reo confesso sotto choc.

La terribile vicenda, che ha ferito nel profondo la sensibilità di un’intera provincia, è avvenuta nel rione Santa Rosalia. Un normalissimo pomeriggio d’estate, una Browning calibro 7,65 e il confine tra verità e finzione si è accorciato per sempre.

Marco è morto a casa di Umberto, fratello di Antonio Zampella, presente nell’abitazione perché costretto dagli arresti domiciliari. Dopo aver preso coscienza del decesso, i due ragazzi, sono scappati via dall’evidenza, gettando l’arma in prossimità dei garage del palazzo, ritrovata poi dai carabinieri.

È bastato un braccio teso, un grilletto sottovalutato dall’incoscienza, per ammazzare il futuro di un giovane che aveva solo da invecchiare, con diritto e desiderio, fra la routine di una vita senza  grosse pretese, una vita semplice, una qualunque, e invece no.

Forse, se avesse avuto il tempo di accorgersene, Marco, quel gioco, l’avrebbe fermato, avrebbe fatto finta di stare guardando una di quelle serie televisive in cui, saltato il proiettile, basta un regista per rimetterti in piedi e ricominciare da capo. Purtroppo, però, i film se ne fregano della vita vera, possono influenzarla, certo, ma non gliene importa niente di come va a finire.

Dovremmo ricordarcelo quando, di fronte all’esaltazione del crimine, ci affezioniamo a modelli socialmente discutibili come fossero un’arte da esibire, dovremmo, forse, puntualizzare che certi giochi non esistono, ci sono solo delle realtà da cui la finzione prende spunto, ci sono vite, in moto fra giusto e sbagliato, che valgono molto di più di un Gomorra a fine stagione.

Ci sono dolori, come quelli di queste famiglie, sia dall’una che dall’altra parte, che non potranno mai passare, non potranno mai finire con un “Stai senza pensieri”.

Michela Salzillo

Caserta. A casa Zampella o tutti vittime, o tutti carnefici was last modified: luglio 11th, 2016 by L'Interessante
11 luglio 2016 0 commenti
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