Penelope Cruz
Curiosità
Aree di sgambamento
Cari lettori interessati , in questi giorni ho letto un post scritto di una collega – Daniela Puiatti di Serendipity ASD – circa il cane e le aree di sgambamento, che voglio condividere con voi.
Recita così.
“Se il cane (tuo) ha paura devi tutelarlo!
Queste purtroppo sono scene che si possono vedere nelle aree cani, in alcuni centri cinofili, durante una gita, in alcuni rifugi, etc.
Non permettete a nessuno di spaventare il vostro cane e lasciare che se la cavi da solo. Il risultato è che si sentirà (giustamente) tradito da voi che invece avreste dovuto difenderlo! Una buona guida, un punto di riferimento degno di fiducia, un amico o familiare, ci sostiene e ci aiuta; e ci sta ACCANTO. Non permettete che succeda tutto questo, per nessun motivo. Essere accompagnati e protetti da chi si dovrebbe prendere cura di noi è l’unico modo per creare una relazione serena e stabile. E non significa privare di esperienze o tenere sotto una campana di vetro; significa prendersi cura di chi si ama”.

Condivido molto tale pensiero. Questo perché il post solleva un dato importante: prendersi cura del nostro cane allorquando in difficoltà. E’ un atto dovuto ai nostri cani , permette di instaurare fiducia e senso di protezione nel proprio gruppo sociale. Purtroppo non accade spesso, sia perché i proprietari non sempre riconoscono gli stati di disagio del proprio cane, sia perché il luogo comune vuole che il proprietario ignori il cane in difficoltà altrimenti si rischia di peggiorare le cose. “Il cane ha paura- ignoralo- altrimenti capisce ancora di più che deve aver paura”, consiglia il cugino esperto- che ha sempre avuto cani. Sarebbe un po’ come voltare le spalle ad un bambino che chiede il nostro aiuto, fregandocene del suo stato di disagio.
Ma cari lettori interessati… siamo già nel disagio, è opportuno che il proprietario- guida aiuti ad uscirne!
Piuttosto, quali segnali che indicano un disagio dobbiamo sforzarci di osservare? Il nostro cane si irrigidisce e diventa “più piccolo”, non gioca, ringhia per richiedere distanza di sicurezza, non esplora, si rivolge verso l’uscita, ci guarda speranzoso che cogliamo questo stato, emette una serie di segnali di stress per esempio il grattarsi o lo sbadigliare. Insomma, la vostra pancia vi comunica che qualcosa non va. Bene, meglio richiamare il proprio cane e dedicarsi, altrove, ad un’attività che sappiamo renderlo felice. Se poi vogliamo far incontrare il nostro cane con altri cani in luoghi recintati meglio osservare prima le interazioni tra i vari protagonisti alla rete- in sicurezza- poi entrare quando gli altri cani non sono tutti sulla soglia (sareste in agio nell’ entrare in una stanza con persone che non conoscete e che vengono TUTTI ad accogliervi all’ingresso?!) e mettersi in movimento, per facilitare al nostro cane la possibilità di prendere distanza da quei tipi. Chiedere la collaborazione degli altri proprietari soprattutto togliendo risorse che potrebbero innescare dinamiche di competizione: “Questo gioco è mio!” potrebbe dire il veloce terrier- “Sì, tienitelo pure, tanto questa femmina è mia!” replicherebbe il serio pastore mentre il molosso mangione penserebbe “Guagliù, toglietemi tutto ma non il mio..cibo”.
Luigi Sacchettino
Marcianise
Se è vero che il vino migliora invecchiando, il tempo non è sempre il canale migliore per filtrare la vita e le storie. Ci sono tradizioni che gli orologi dimenticano e il futuro ignora, quelle che hanno dentro le abitudini dei nostri nonni, delle loro verità. Sono i racconti dei valori sommati alle nostre piccole esistenze, pillole di saggezza che fatichiamo a definire realtà, perché spesso è come avere tra le mani pezzi di un tessuto troppo stretto per poterci calzare a pennello.
È vero che tutto cambia e che il mutamento è una legittima esigenza della natura, ma ci sono cose, quelle che non si vendono e non si comprano, per cui basterebbe l’ascolto a non farle costare estinzione. Le bocche degli anziani non sono soltanto uno scavo delle vicende ritrite nei libri, testimoni di carestie, guerre e sopravvissuti. La loro vita è un sacco pieno di leggerezza e semplicità, è l’attesa delle feste e le celebrazioni di paese, quelle per cui si comprava il vestito bello dopo un anno di risparmio e desiderio, è il campo di grano in cui si mieteva la condivisione, che rendeva più sgravo il sacrificio del duro lavoro, le case con i cortili immensi, quelle che se avevano porte scassate, andavano bene comunque perché la fiducia del vicino era ancora una certezza e non un dubbio.
Non che fosse tutto rose e fiori, ma chi ne sceglieva il profumo non era di certo banale o spilorcio, anzi! La rosa si pagava cara, e in molti casi simboleggiava sentimento, scelta ed esclusiva.
Negli anni ’60, In alcuni paesini del sud Italia, era ancora in uso ‘A sciurata: un gioco d’amore di antiche origini, nato a Marcianise, ricorrente l’8 Maggio – in concomitanza con la festa patronale- ma che, stando alle testimonianze, pare venisse riproposto in più occasioni nell’arco del mese
Era una piccola felicità, sia per le giovinette di quartiere senza marito che per gli uomini non sposati. ‘A sciurata , però, poteva essere preparata tanto a dispetto quanto a favore, in piena regola con tutti gli scherzi più democratici. Ogni donzella sperava nella seconda, chiaramente, specie coloro che non potevano permettersi un acconcio elegante durante il resto dell’anno e che per l’occasione si imbellettavano, pensando così di venire notate.
Chi riceveva ‘A sciutata a favore, aveva diritto ad un adorno floreale da parte dell’innamorato che, con tanto di serenata, giurava amore e fedeltà alla ragazza prescelta.
La sfortunata destinataria di quella a sfavore, invece, doveva accontentarsi di un non mi interessi, taciuto e simboleggiato dal regalo ( si fa per dire) di un cesto di erbacce di campagna.
Un traduzione poetica, a tratti platonica, dell’amore corrisposto e non ricambiato, insomma. Un qualcosa che non è poi così distante da noi, se pensiamo al classico giochino del vuoi uscire con me: Si o no, che si aggirava come un pizzino sacro fra i banchi delle scuole medie, o l’ancor più inanimato approccio sui social network che se va male lascia l’unica eredità di un ‘emoticon.
Se non è bello giocare con l’amore, giocare d’amore può essere qualcosa di straordinario. Certo, ognuno può scegliere come farlo, concordando, magari, sul fatto che il passato è qualcosa da non ripescare perché il presente vale di più. Forse ,però, una sciurata moderna, ogni tanto, e una cliccata in meno più spesso, ci riabiliterebbe le emozioni e la voglia di tramandarci.
Se questo è chiederci troppo, giudicatelo voi!
Michela Salzillo
Il ringhio: fortuna che esiste! Un avviso importante. Il Dog Friendly: Capitolo 4
cane
Cari lettori interessati questa settimana voglio condividere con voi una domanda che mi è stata riportata in consulenza: si fa bene a punire il cane se ci ringhia?
Nel web si trovano molti rimedi sul ringhio di un cane, ma molte meno spiegazioni ed interpretazioni utili di questo segnale. Pertanto ho pensato di affidarmi alle parole della Dott.ssa Barbara Gallicchio uno tra i più conosciuti medici-veterinari comportamentalisti, esperta in Patologie del Comportamento e in Etologia Applicata degli animali d’affezione, autrice di uno splendido saggio “LUPI TRAVESITI- Le Origini Biologiche del Cane Domestico” (2001) ”
Partiamo dal cos’è un ringhio.
“Il ringhio è una forma di comunicazione acustica: sordo, vibrato e sommesso o più sonoro e gorgogliante, breve o protratto, semplice o con il “ritorno” aspirato (durante la fase inspiratoria della respirazione). Può essere accompagnato da vistosa mimica agonistica facciale con arricciamento del labbro ma anche tutto il resto del corpo, rigido e misurato nei movimenti, segnala l’atteggiamento emotivo che sottostà all’emissione del ringhio.
E’ tipico dei carnivori. Il significato del ringhio è soprattutto la minaccia; può anticipare la volontà di difendere una risorsa di cui l’animale è già in possesso (di solito sonoro, vuole comunicare anche a qualche distanza) o esprimere la sorpresa (paura) di quello svegliato all’improvviso, può caratterizzare uno scontro diadico tra due maschi coetanei che si confrontano (e allora sarà più spesso sommesso, per essere sentito solo dall’orecchio dell’altro)”.
Bisogna poi passare al perché.
“Il ringhio può far parte del comportamento di gioco sociale, di tipo competitivo o di possesso (es. tira e molla o wrestling) ma allora tutto il resto del corpo segnala la volontà di giocare con la postura rilassata e le movenze molli…per le persone abituate a stare con i cani non c’è mistero nella interpretazione di questa emozione gioiosa. Una cosa però il ringhio NON è: il marchio della “DOMINANZA”. Più un cane è sicuro di sé in tutti i contesti, meno è necessario per questo usare il ringhio di minaccia; soprattutto quello sonoro nella difesa delle risorse, l’anticipazione del rischio di perdere quella cui tiene (perdere, perché il cane non è sicuro di riuscire a tenersela in caso di scontro) è appunto indice della sua insicurezza. In tali casi, il ringhio facilmente precede il morso e allora è stato inefficace ad evitare lo scontro. Infatti, se il comportamento di tipo aggressivo iniziato con sguardo fisso e ringhio, è stato funzionale allo scopo, l’individuo (conspecifico o no) che si stava scientemente o incoscientemente avvicinando, si ferma e recede e allora il cane può tornare al bene prezioso senza procedere oltre. I cani che ringhiano e mordono per la difesa degli oggetti, del cibo, delle ossa, della propria fisicità, eccetera, non stanno progettando di effettuare una scalata sociale gerarchica, stanno solo dicendo che tengono molto a quello che hanno in quel momento e non vogliono condividerlo. Ascoltiamoli e cerchiamo piuttosto di capire perché pensano di dover temere che la cosa preziosa gli venga sottratta. Sono molto più spesso insicuri, delle loro capacità e delle nostre motivazioni”.
Dovremmo riflettere molto su quest’ultimo pensiero. Ascoltare per capire. Voi picchiereste un amico che vi ha espresso il suo dissenso su una situazione in cui non vi è chiaro il perchè? Il passaggio successivo potrebbe essere un forte conflitto tra voi.
Luigi Sacchettino
Immaginate una primavera di colori, un insieme indefinito di ali fluorescenti, ridimensionate la fantasia e voltate lo sguardo su una mostra meravigliosa e inconsueta al tempo stesso.
Dal 6 al 22 maggio basterà recarsi all’orto botanico di Napoli, fondato nel 1807 da Giuseppe Bonaparte, per assistere ad uno spettacolo di arte contemporanea all’insegna della libertà, intesa in chiave concreta e metaforica.
Si tratta di un ‘esposizione di farfalle viventi , esemplari di rara rintracciabilità, provenienti da Africa Australia e Sud America. Bruchi e Crisalidi si lasceranno percorrere dallo sguardo e la curiosità di chiunque voglia saperne di più sulla specie.
L’evento si preannuncia un’esplosione di entusiasmo irrinunciabile per tutti, senza limiti di età.
Un universo d’eccezione da esplorare attraverso la guida di esperti del settore che, con tappe previste dal programma, forniranno ai visitatori notizie relative al ciclo vitale delle farfalle e peculiarità legate ai diversi stadi di trasformazione.
Sarà allestito, per i più piccoli, un laboratorio artistico che prediligerà il rapporto ludico con i colori. Si potranno realizzare farfalle di gesso da portare a casa, in ricordo di un’ esperienza di apprendimento alternativa.
La mostra e l’Orto Botanico garantiranno ,inoltre, un’apertura straordinaria fino alle 20.00, in piena collisione con il periodo della rassegna in esposizione.
L’universo delle farfalle – informazioni
lunedì, mercoledì e venerdì dalle 09.30 alle 14,00
martedì e giovedì dalle 09.30 alle 16.00
domenica aperto dalle 09.00 alle 14.00
6-7-8 maggio apertura straordinaria dalle 10.00 alle 20.00
sabato chiuso
I biglietti sono acquistabili online, nei botteghini convenzionati o in loco.
Per maggiori info e prenotazioni: Tel 081 5096335 – 333 8564409 – 331 324414
Pagina Facebook dell’Evento e Pagina Facebook dell’organizzazione Etoile Produzioni.
Cosa aspettate a prenotare il vostro biglietto?
L’emozione del volo e della leggerezza sta per arrivare.
Michela Salzillo
Caffè sospeso
“A Napoli, una volta, c’era una bellissima abitudine: quando una persona era felice per qualche ragione e prendeva un caffè al bar, invece di pagarne uno, ne pagava due. Uno lo beveva lui, l’altro lo riservava al cliente che veniva subito dopo. Detto con altre parole, era un caffè offerto all’umanità” (Luciano De Crescenzo, Il caffè sospeso)
Nel 2008 , lo scrittore Luciano De Crescenzo, ha raccolto articoli di giornale ed aneddoti, facendone un libro, sulla tradizione del caffè sospeso. In un clima di grande solidarietà , chi pagava due caffè, bevendone uno e lasciando l’altro a chi, per povertà estrema non poteva permetterselo o a chi, semplicemente per caso, si trovava ad entrare nel bar subito dopo di lui, non offriva solo un caffè, ma tendeva la mano al prossimo. E come la celebre frase del film “Schindler’s list” recitava “Chi salva una vita, salva il mondo intero”, credo che anche in questo caso, i sostenitori del caffè sospeso, ogni volta che offrivano il caffè ad una singola persona, in realtà lo offrissero all’ intera popolazione.
Questa tradizione, a mio avviso straordinaria, purtroppo con il tempo è andata affievolendosi dopo che per anni è stata ben viva nella società napoletana.
Il 10 Dicembre 2011, la “Rete del caffè sospeso” (rete di festival, rassegne ed associazioni culturali in mutuo soccorso) ha istituito la “Giornata del caffè sospeso” . Chiunque voglia aderire non deve far altro che recarsi nei locali che espongono il logo del caffè sospeso, pagarne due e berne solo uno. Un gesto che costa davvero poco, ma che vale davvero molto per chi lo riceve. Non solo per l’aspetto materiale dell’usanza, ma anche (e soprattutto!) per la sensazione di benessere e di non abbandono che lascia in chi lo riceve. Un espresso che quasi parla, che dice a chi lo beve: “Ehi, sono qui, non ti lascio solo! ”. E se è vero che questo paese ha bisogno di ritrovare l’unità nei sentimenti, ecco che da Napoli a Milano non ci sono più distanze, circolano le stesse idee, si condivide lo stesso amore che parla un’ unica lingua.
Proprio da Milano, infatti, parte il libro sospeso, un’ iniziativa nata in una libreria qualsiasi, da un uomo qualsiasi, da Alberto, così si chiama, che un giorno come un altro ha comprato due libri. Lasciandone uno alla cassa, rivolgendosi alla proprietaria dell’esercizio, ha esclamato: “Questo lo regali a chi vuole!”. Dopo essere rimasta incredula per qualche minuto, Cristina di Canio, 30 anni, ha lasciato che a decidere il destinatario di quell’ inaspettato regalo, sarebbe stato il fato. Così, la prima persona coinvolta in questa iniziativa ha messo in moto un meccanismo che non si è più fermato. I libri sospesi sono passati da 50 a 150 in poche settimane…e il numero ancora sale! Tutto questo grazie anche ai social network e al passaparola che ha portato numerose librerie a farsi portavoce di questo nuovo modo di voler bene al mondo!
Roberta Magliocca
taxi rosa
La cultura del lamento e l’attenzione al disservizio, sembrano essere diventate prime occupazioni parecchio ambite fra i più. Non che la situazione dell’Italia in genere aiuti a comportarsi in maniera differente, è innegabile, infatti, che in materia di efficienza il nostro Paese abbia molto da invidiare al resto d’Europa. Da nord a sud, l’idea comune dell’arretratezza ha però risucchiato qualsiasi forma di entusiasmo, anche minuscola, per le idee che meriterebbero più incoraggiamento e partecipazione.
Oggi vi parlerò di un’iniziativa tanto interessante quanto sottovalutata.
È molto probabile che non tutti siano a conoscenza del progetto taxi rosa: la sperimentazione, partita a febbraio del 2016, mirava ad una maggiore garanzia di sicurezza per le donne che sono solite muoversi in città da sole, specie nelle ore notturne, mettendo a disposizione un’auto pubblica d’eccezione
Nato grazie ad un’iniziativa del servizio Pari Opportunità del Comune di Napoli, il progetto prevedeva la distribuzione di 3000 voucher a tutte le cittadine che ne avrebbero fatto richiesta. I tagliandi avrebbero potuto essere utilizzati per le corse da effettuare dalle 19:00 alle 6:00 del mattino.
Le donne che avrebbero voluto farne uso, si sarebbero rivolte al Centro Donna di via Concezione a Montecalvario con in tasca un modulo, scaricabile dal sito del comune di Napoli, per ottenere facilmente l’autorizzazione al servizio. Ogni voucher contrassegnava un valore, discusso sin dall’inizio, pari a 5 euro, per una richiesta massima e non superiore a cinque buoni.
Un discreto proposito, insomma, se non fossimo costretti a parlarne al passato e con non poche polemiche da raccogliere fra le opinioni dell’utenza.
Stando alle testimonianze di alcune donne, che hanno sposato e rincorso i benefici del servizio sin dalla nascita del progetto, usufruirne è stato parecchio difficile. Oltre tutte le polemiche nate relativamente al costo dei biglietti, alle richieste limitate e l’ufficializzazione del servizio, ridotta ad un’unica zona, escluse le province, pare che le prenotazioni fossero state bloccate già da febbraio, mese di avvio dell’iniziativa.
Per giustificarne lo pseudo fallimento, nonostante il servizio dovrebbe essere ancora in vigore, c’è chi si appella al fatto che gli esperimenti possono anche non riuscire, senza necessariamente avere un capro espiatorio a cui far ricorso.
Sarà! Ma per evitare che si continui a diffondere un senso di sfiducia e dissesto civico, sarebbe meglio tutelare i progetti per cui si spendono fondi ed energia. Altrimenti la condanna al disinteresse e la certezza che altrove sarà sempre meglio che qui sarà una triste vittoria assicurata.
Michela Salzillo
Cari lettori interessati oggi voglio parlarvi di un problema spesso lamentato dai proprietari che si rivolgono a me per una consulenza: il cane che tira al guinzaglio
Una delle richieste che sovente viene avanzata è che il cane cammini al nostro passo, accanto e senza tirare. Richiesta lecita, considerando che una passeggiata condotta male può essere stressante per i protagonisti.
I proprietari iniziano infatti ad attuare una serie di comportamenti di “pancia” finalizzati a calmarsi e a calmare il cane, come “fermo”- e qui mi sono spesso domandato il cane cosa penserà “ma come, siamo in passeggiata e devo star fermo?!”, oppure “seduto” e il cane: “ok, io mi metto un attimo seduto, poi però ripartiamo velocissimamente!?”, o ancora il fatidico “piede”- come se il cane conoscesse il messaggio collegato, ossia “cammina di fianco a me, non superare il mio piede”. Bisognerebbe almeno sincerarsi che il nostro cane abbia capito ed appreso questi comportamenti per poi chiederglieli.
Consentitemi però di immaginare una passeggiata così.. come una marcia!
Ciò accade perché noi umani siamo una specie principalmente visiva, quindi in una passeggiata siamo incuriositi dai colori, dalle immagini, dai discorsi del nostro amico accanto e così via. I nostri cani invece intercettano e seguono odori, spesso le pipì della cagnetta amica o del cane nemico, che per loro rappresentano dei veri e propri messaggi da leggere e rispondere. Una sorta di whatsapp canino! Visualizzo e rispondo, se ho voglia. E tutto ciò mette il proprietario sullo sfondo.
I motivi che possono indurre il cane a vivere la passeggiata in maniera più euforica sono tanti e diversi; è necessario- per un approccio completo al problema- investigare il perché. Abbiamo un cucciolo desideroso di scoprire il mondo? In questo caso è molto meglio lasciare che il cucciolo curioso esplori, in modo da crescere con un carattere aperto, fiducioso e socievole, poi insegnargli il modo corretto di muoversi al guinzaglio. Ogni strattonata al guinzaglio può essere vissuta come una punizione, un’inibizione o costrizione e con un cane non è mai saggio.
Il nostro cane è un giovane adolescente desideroso di dire la sua nel mondo? Bene, sarà fondamentale far capire a quel giovane in adolescenza- fase evolutiva in cui si mettono un po’ in “discussione” i proprietari e si è portati più alle relazioni oltre la famiglia- che siamo ancora interessanti e sappiamo proporre delle attività di collaborazione divertenti, che appagano il suo desiderio di esprimersi senza dirigersi verso situazioni conflittuali. Insomma, tenere alta nel giovane adolescente l’idea di “proprietario figo”, magari aumentando le passeggiate in libertà e in natura.
I nostri cani escono una sola volta al giorno per cui sembrano dei perfetti cani da slitta? Il primo cambiamento da attuare è aumentare le passeggiate ad almeno tre volte al giorno, per mezzora.
Non prendo in considerazione le situazioni di disagio, come il cane spaventato dalle persone o il cane reattivo con gli altri cani, che meritano un’attenta valutazione del soggetto da parte di professionisti cinofili. Senza improvvisare.
Questo perché, cari interessati, non esistono ricette e prescrizioni preconfezionate che possano essere efficaci per tutti i cani, ma ogni proprietario dovrebbe impegnarsi nel trovare le strategie migliori per rendere la passeggiata piacevole ai suoi occhi e al naso del suo cucciolo.
Luigi Sacchettino
Barbie Maria
Una bambola, una sola, semplice bambola ed è già polemica.
Chi di noi non ha mai giocato con una Barbie?
La famosissima bambola della Mattel ha spopolato in tutto il mondo, proponendo sul mercato bambole sempre nuove e sempre più belle: barbie sirena, barbie mamma, barbie ginnasta, barbie disco girl, barbie moglie e la lista potrebbe continuare all’infinito. Per non parlare poi delle elegantissime (e costosissime!) barbie da collezione. Ma mai nessuno, tantomeno la Mattel, avrebbe mai immaginato che ci si potesse spingere fino al divino.
Nessuno tranne una coppia di argentini che ci ha pensato eccome. Dalla caliente tierra, infatti, arriva Barbie Maria…e non solo!
Abbiamo anche Ken in versione Nostro Signore Gesù. E se la prima reazione di noi comuni mortali è un sorriso e qualche commento del tipo “forse si sta esagerando”, la Chiesa non sembra divertirsi affatto. La polemica era dietro l’angolo e Pool Paolini e Marianela Perelli (così si chiamano gli ideatori argentini) con le loro bambole gli sono andati incontro a mani aperte pronti a rispondere. “In un mondo che premia pensare, agire e sentire in maniera omologata” – scrivono sui social i due autori -” è importante affermare un ribelle umorismo per sottolineare la sua sconnessione con l’universo storico e politico”. Inoltre ci tengono a sottolineare la loro assoluta estraneità ad ogni intenzione di voler urtare la sensibilità di alcun chi. Hanno voluto solo riprodurre dei personaggi di una cultura, in questo caso religiosa, così come in passato si sono cimentati con esperimenti di altro tipo (ricordiamo Evita Peron, Maradona, Leopoldo Galtieri). Ma la Chiesa non si è lasciata commuovere e tuona sicura affermando che la Barbie Maria e il Gesù Ken non arriveranno mai nei negozi perché, testuali parole, “la religione non è di plastica!”. Eppure mi sembra di ricordare che a Natale sui presepi di tutti il mondo piccoli pupazzetti di plastica raffigurino Marie e Gesù, senza che questi scatenino alcuna polemica. Ma forse mi sbaglio.
Roberta Magliocca
Passeggiare in natura, un bisogno che il cane ci ricorda di avere. Il Dog Friendly: capitolo 2
cane
Cari lettori interessati, oggi siamo a Salerno in compagnia del Dott. Marcello Massa, medico veterinario, studioso di comportamento animale ed educatore cinofilo, con il quale andremo in passeggiata nella piana del Sele.
Grazie Dottore per questa intervista e per averci invitato ad una delle sue passeggiate a sei zampe. Siamo qui con i suoi 6 cani: ci racconta com’è condividere una passeggiata in natura insieme ai cani?
E’ un attività che compio quotidianamente coi miei cani considerando quanto rende felice i cani; potrebbe sembrare una monotona abitudine, invece ogni volta rappresenta un’emozione nuova. Una scoperta in più. E’ stupefacente notare come- indifferentemente dal più piccolo chihuahua all’ enorme alano- ogni cane ha bisogno di sentirsi immerso in questo habitat, con piena libertà di espressione. Per me costituisce un momento di estremo relax. C é chi ha bisogno del caffè al mattino per carburare mentre noi amiamo riservarci questo rituale.
Quali le difficoltà che un proprietario può incontrare nel fare una passeggiata in natura? Cosa deve saper fare insieme al suo cane?
Una delle paure che mi trovo ad accogliere spesso con i proprietari prima di iniziare una passeggiata è cosa fare se durante la passeggiata si incontrano cani randagi. Spesso questi cani abbaiano per segnalare la loro presenza, il loro territorio o altre risorse come cuccioli o femmine in calore. I cani sono animali sociali ed in quanto tali cercano di evitare a tutti i costi i conflitti attraverso una serie di segnali comunicativi pacificatori. In questo i randagi sono maestri avendo vissuto molte esperienze relazionali intraspecifiche; in caso di incontro noi umani possiamo decidere di aumentare le distanze- allontanandoci- evitando così l’incontro, oppure lasciare che i cani si conoscano e ritualizzino secondo il galateo canino, continuando però la passeggiata in modo da far capire ai nostri cani che se vogliono terminare l’incontro hanno questa possibilità. Vi assicuro che ci si porta a casa esperienze magnifiche sia per gli animali umani che non. Altro elemento importante è strutturare un buon richiamo con il proprio cane; ciò può divenire una cintura di sicurezza in caso di necessità.
Perché i nostri lettori interessati dovrebbero condurre i loro cani in passeggiata extraurbana?
Per conoscerli sempre più e dar loro libertà di espressione- bisogno fondamentale della specie cane; passeggiare in natura vuol dire vivere un po’ la loro dimensione ancestrale mentre per noi umani rappresenta un momento di benessere interiore e fisico che senza il nostro cane non potremmo vivere. I cani hanno bisogno di fare movimento ma soprattutto di appagare le motivazioni perlustrativa ed esplorativa, di dare spazio al loro “naso”; in questo le passeggiate in natura sono perfette.
Ci sono periodi dell’anno in cui è preferibile organizzare passeggiate e quali precauzioni adottare?
I cani ci risponderebbero: “sempre!”. Siamo più noi umani ad essere condizionati dal clima. In inverno potrebbe essere utile l’ uso di mantelline impermeabili per la pioggia, mentre per la neve esistono creme particolari o scarponcini antigelo, per scongiurare il congelamento delle parti distali degli arti.
In estate evitare di uscire nelle ore più calde della giornata: meglio dopo l’ alba oppure al tramonto. Portare sempre con sé abbondante acqua, fare lunghe pause all’ombra ed utilizzare un ottimo antiparassitario per proteggere il cane da ectoparassiti. Attenzione soprattutto in questo periodo ad evitare campi coltivati con graminacee dove il cane potrebbe entrare in contatto con i cosiddetti “forasacchi”, spesso pericolosi.
Il mio consiglio per chi volesse avventurarsi con amici cinofili in avventure a sei zampe è di farsi guidare inizialmente da un esperto che gli insegni a gestire le varie fasi della passeggiata, così da viversi senza ansie questa esperienza.
Con le dovute accortezze direi dunque che non esistono limitazioni.
Grazie mille Dottore.
Come diceva John Muir “In ogni passeggiata nella natura l’uomo riceve molto di più di ciò che cerca”.
Con il proprio cane ancor di più, aggiungo.
Luigi Sacchettino








