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Categoria

Curiosità

sii come bill
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Bill: intervista al creatore Andrea Nuzzo

scritto da Roberta Magliocca

Ha fatto impazzire il web. Lui, così stilizzato e pratico. Lui così intelligente e sicuro di sè. Lui, provocatorio quanto basta, maestro quando serve. Lui, l’uomo virtuale più imitato del web, l’uomo con più parodie di Renato Zero, l’uomo la cui intelligenza è rara, troppo rara. Bill, è lui ad aver rapito tutte le bacheche di Facebook per farle diventare casa propria. I vecchi proverbi cinesi sono stati sorpassati, persino wikipedia non è più quel pozzo di scienza da cui attingere saggezza. Se vuoi essere qualcuno, sii come Bill.

Ma chi è Bill? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Nuzzo, il padre virtuale, in una simpatica intervista

Ciao Andrea, grazie per il tempo che hai deciso di dedicarci. La tua pagina Facebook è già un tormentone. Ma chi è Bill?

Ciao Roberta e grazie a voi per avermi contattato. Bill è un personaggio inventato che si comporta in modo corretto e che non si abbandona mai ad atteggiamenti stupidi e insensati. Proprio per questa sua “indole” molti lo hanno etichettato come perfettino, ma ci tengo a precisare che non lo è affatto, anche lui sbaglia dato che nessuno è perfetto. L’unica differenza sta nel fatto che lui cerca sempre di riconoscere i suoi errori. Inizialmente è nato come un utente modello dei social, poi, vista la popolarità che ha ottenuto in poco tempo, ho deciso di renderlo un esempio anche per tutte quelle situazioni che riguaradano la vita reale. Inoltre ci tengo a sottolineare che i suoi insegnamenti – se così possiamo definirli – vengono presentati sempre in chiave ironica, e penso sia proprio questo il segreto del suo successo.

Nessuno si è mostrato sordo al richiamo di Bill. C’è chi ne condivide idee e modi di vivere e chi, invece, crede sia fuori dalla reltà, motivo per il quale sono nate molte parodie con personaggi discutibili e decisamente meno eleganti, come Cerrozz o Titina. Come hai preso la nascita di questi “fratellini”?

Bill, oltre ad aver ottenuto molti fan, è anche finito sulla bocca (o sulla tastiera) di molti haters che lo hanno preso troppo sul serio e hanno deciso  di non seguirlo. Tra questi, molti hanno deciso di creare pagine dello stesso format, ma con personaggi che si comportano in modo contrario. Non mi sono affatto sentito offeso dalla creazione di queste pagine, anzi, molte le reputo molto divertenti ed esilaranti nella loro semplicità. Inizialmente le persone prima di crearle mi contattavano chiedendomi il permesso, ora sono diventate talmente tante che nessuno me lo chiede più. Inoltre volevo sottolineare che non tutti gli amministratori di queste pagine opposte sono contrari al mio personaggio, per esempio il creatore della pagina “Sii come Jim” è comunque un seguace di “Sii come Bill”.

Il 12 Gennaio hai raggiunto i 500.000 followers su Facebook. Secondo te, alla gente, cosa piace di questo strambo personaggio?

Il numero di followers aumenta costantemente senza che io sponsorizzi nessuna vignetta. Secondo me ciò che piace di più sono i tre elementi fondamentali che stanno alla base delle vignette: semplicità (sia del personaggio che delle frasi), ironia ed “educazione”. Riguardo quest’ultimo aspetto infatti, molti fan mi hanno detto che apprezzano Bill proprio perché riesce a criticare in modo divertente, senza mai cadere nel volgare o nella sguaiataggine.

Bill è intelligente. Legge L’Interessante se è intelligente, giusto? Quindi saluta i lettori de L’Interessante in questo modo…

Bill legge L’Interessante.

Bill saluta affettuosamente coloro che vi lavorano e li ringrazia per l’articolo dedicatogli.

Bill invita tutti i lettori de L’Interessante ad essere come lui.

Bill è intelligente.

Sii come Bill.

Grazie Andrea!

Roberta Magliocca

Bill: intervista al creatore Andrea Nuzzo was last modified: aprile 19th, 2016 by Roberta Magliocca
19 aprile 2016 0 commenti
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New York
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo pianoNotizie fuori confineViaggi Interessanti

New York: natura ed innovazione

scritto da Roberta Magliocca

New York

Le conosciamo le stazioni nostrane. Il puzzo di urina ignora i nasi già assuefatti dei pendolari abitudinari. I cestini della spazzatura sono vuoti, perché bicchieri di caffè e le carte ben oleate del pranzo sono ben posizionate per terra, come un mosaico moderno ideato da un contemporaneo posatore di ceramiche artistiche.

Ora, prendiamo questa stessa stazione abbandonata e posizioniamola a New York. Et voilà. Nella grande mela, si vedrebbe sorgere un parco. Così sarà. Un progetto presentato nel 2011 a New York, infatti, propone una riqualificazione degli spazi attraverso la realizzazione di un’oasi con cavi di fibra ottica che porteranno luce nel sottosuolo.

Il parco si chiamerà Lowline. Un po’ di numeri riusciranno a far comprendere meglio ciò che si andrà a realizzare nell’amatissima New York

– 5.500 metri quadrati; questa l’ampiezza dell’area che verrà riconvertita in un parco;

– 48 milioni di euro; ecco i fondi che saranno versati per finanziare il progetto;

– 106 anni; l’età del Williamsburg Bridge Trolley Terminal di New York, stazione dove si fermavano i tram al capolinea.

La stazione è inutilizzata dal 1948. Il sindaco di New York, Bill de Blasio – di origini campane – è entusiasta del progetto e ne ha dato l’ok.

È ben noto che sottoterra la luce non è proprio delle migliori. Niente paura. La natura, in questo progetto, sposa l’innovazione. Un sistema di collettori parabolici sistemati in superficie “ruberà” la luce del sole che splende sopra New York che, attraverso cavi di fibra ottica, verrà indirizzata a cupole riflettenti. Queste, a loro volta, distribuiranno la luce a tutto il parco. Tutto questo per un doppio vantaggio. Il primo: alla vegetazione sarà data la possibilità di crescere con luce naturale. Il secondo: si ridurrà notevolmente il consumo di elettricità.

Non ci resta che aspettare, dunque. La statua della libertà di New York è sopravvalutata. Le passeggiate in parchi sottoterra alla luce del sole, quelle sì che hanno dello straordinario.

Roberta Magliocca

New York: natura ed innovazione was last modified: aprile 16th, 2016 by Roberta Magliocca
17 aprile 2016 0 commenti
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CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

I bisogni del cucciolo. Il Dog Friendly: capitolo 1

scritto da L'Interessante

Cari lettori interessati pensavo di inaugurare “IL DOG FRIENDLY” con un argomento molto “nobile”: come insegnare al cucciolo a sporcare nel posto appropriato

Effettivamente può sembrare un inizio di popò; tuttavia mi piace pensare di  partire col piede giusto, ed affrontare questa prima sfida nel modo corretto rappresenta una buona partenza per gettare basi solide di una lunga relazione.

Capita spessissimo, nelle famiglie che decidono di trascorrere parte della loro vita con un cane, di imbattersi in quella che sembra essere la prima grande sfida uomo – cane: come insegnare al cucciolo a sporcare nel luogo giusto. Armati di scopa, guanti e traversine-pannolino i proprietari scendono in campo per rimediare ai misfatti, affidandosi spesso a consigli vari e fantasiosi come:

– prendere il musetto del cane e obbligarlo a odorare la sua pipì;

– punirlo fisicamente o verbalmente dopo diverso tempo dal “colpaccio”;

– usare un giornale; il fatidico giornale della paura, quello che personalmente definisco il corrispettivo animale della cucchiarella di legno per i bambini.

Tutto ciò con risultati deludenti.  In tutti questi anni, infatti, c’è stato un approccio al problema delle deiezioni non sempre rispettoso né dell’etogramma né della fisiologia del cane. Nei primissimi mesi di vita il cucciolo non ha la percezione dello stimolo ad evacuare: un po’ come un neonato…quando ce l’ha, la molla. Quindi viene meno l’interpretazione del dispetto spesso attribuita da noi umani.

Necessita di tempo per imparare a riconoscere il significato di quella sensazione, a trattenere le feci e l’urina per poterle eliminare nel luogo adatto. E’ un processo di maturazione fisiologico e psicologico che richiede dai due ai quattro mesi. E’ proprio in questo lasso di tempo che i proprietari possono mettere in atto delle semplici ma efficaci pratiche che permettono al cane di capire dove sporcare. E’ fondamentale sapere che un cucciolo ha la tendenza a sporcare dopo che ha mangiato, bevuto, giocato, dormito o fatto il pisolino pomeridiano. In questi casi bisognerà giocare d’astuzia e d’anticipo portando il cucciolo nel luogo dove vogliamo espleti le sue funzioni e premiarlo appena terminato.

E come ci comportiamo se rincasando troviamo i bisogni nel salotto?

  1. Non puniamolo, meglio ignorare l’accaduto;
  2. mettiamo il cucciolo in un’altra stanza in modo che non assista alle operazioni di pulizia (altrimenti potrebbe confonderle con una dinamica di richiesta di attenzione o gioco);
  3. non disinfettiamo con prodotti chimici diversi dal quotidiano detersivo lavapavimenti in quanto il cane potrebbe pensare che è proprio quello il posto che abbiamo scelto per i suoi bisogni, avendo un odore “particolare”.

Nella crescita di un cucciolo è più funzionale premiare che punire, sostenere che inibire e spesso per premiare bisogna agire in prevenzione, indirizzando il cucciolo verso il comportamento più sano.

Così facendo i proprietari potranno diventare a tutti gli effetti una base sicura-attenta e responsiva alle esigenze  del pet-, strutturando un attaccamento sicuro del cane, in cui si ha fiducia nella disponibilità  e nella comprensione da parte del “proprietario”.

Quindi  buona pipì, popò, pazienza ed empatia.

Luigi Sacchettino

I bisogni del cucciolo. Il Dog Friendly: capitolo 1 was last modified: maggio 26th, 2016 by L'Interessante
14 aprile 2016 0 commenti
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Street
CuriositàIn primo piano

Street Art al Rione Sanità

scritto da L'Interessante

Street Art a Napoli

Ci sono luoghi in cui nascere sembra una benedizione riuscita male, quelli in cui si finisce per caso e che per istinto di sopravvivenza impari ad accettare come destino, forse ingiusto, ma al tempo stesso insindacabile.

Non è necessario andare troppo in là, scartavetrare  le cronache di disperazione lontana, infilarsi commossi tra immagini di ingiustizia universale. Ci sono mondi a parte anche dietro la porta di casa nostra, pieni di storie che se pure ci riguardano, facciamo finta di non conoscere, almeno non abbastanza per parlarne.

Sono quelli che nascono in mezzo alla bellezza, quelli che sembrano uno schizzo cestinato per sbaglio nel cuore dell’opera d’arte.

Sono i quartieri delle città, anfratti sgarrupati ai piedi delle metropoli che, come infanti malnutriti, piangono di degrado all’ascolto di nessuno.

Uno dei gridi tristemente forti arriva dal quartiere più famoso di  Napoli: Il rione Sanità.

 È una ricchezza sottovalutata che, come tra le più bizzarre contraddizioni, ha un valore storico, artistico e culturale con pochi somiglianti in Italia e, forse, addirittura nel mondo.

 È qui, ad esempio, che sorgono ipogei ellenistici e catacombe paleocristiane, come quelle di San Gennaro e San Gaudioso, determinando nell’insieme una forte relazione tra uomo e morte; rapporto che si è protratto nei secoli, con la nascita del cosiddetto   cimitero delle Fontanelle, adoperato per ospitare le vittime della grande peste del 1656, e citato da importanti echi della letteratura.

Purtroppo, però, la fama non sempre nasce dalla bellezza, anzi, a volte è più facile distinguersi per cattiva condotta che per buona volontà: non è un mistero per nessuno l’alto tasso di pericolosità che si vive in questa zona. Il degrado lo si respira, involontariamente, come aria sporca non purificabile, già dai primi imbocchi nei vicoli.

“cammini accanto a case con lamiere traballanti al posto dei tetti e balconi che non si staccano dalle facciate per miracolo. Catapecchie che sembrano abbandonate, con le mura mangiate dall’umido e invase dalla gramigna, sono case con dentro persone, soprattutto anziani, che trascorrono gli ultimi anni della loro vita in questo quartiere dimenticato da Dio.”- racconta Antonio Leggieri de “ Il fatto quotidiano”.

Si fa a presto a dire che volere è potere in casi come questi, quando restare è un dolore che se non  uccide, ti ammazza da vivo e andare via è un coraggio che fa troppa paura. Tra chi scappa e chi si mette a disposizione della delinquenza, c’è però uno spazio fatto di ragazzi perbene, che rimangono per resistere, per concedersi un ‘opportunità dignitosa nel posto in cui sono nati.

Il 2 Marzo  è partita, proprio tra i vicoli del rione sanità, un’iniziativa di street art organizzata dall’associazione “Fazzoletto di perle”, presieduta da Giuseppina Ottieri, con il patrocinio dell’assessorato comunale alle Politiche urbane

 La prima opera è stata realizzata dallo spagnolo Tono Cruz che, occupando la facciata di un palazzo del rione, ha dato vita a diciotto metri di vernice rigorosamente bianca, lavorata in tondo come un qualcosa di molto simile ad un fascio di luce. Il murale rappresenta le facce dei ragazzi e ragazze di queste stradine, simbolo luminoso di speranza e futuro. In particolare, tra i visi  spiccano quelli dei piccoli partecipanti al laboratorio “A giocare con le storie”, condotto da Imma Napodano, all’interno del “Punto Luce” di Save the Children alla Sanità.  

Su questa stessa pennellata si è mosso Francisco Bosoletti, l’artista argentino già autore della Parthenope al Materdei.  Lo scorso 5 aprile, in pieno clima di festa, è stata inaugurato “ResisTiamo”, un ritratto di non arrendevolezza che occupa la facciata della Basilica di S. Maria della Sanità. Oltre a rappresentare un rilancio di energia positiva per la città, l’opera è  la traduzione di una storia vera, quella di due fidanzati che hanno sconfitto una grave malattia anche grazie all’amore. L’immagine immortala  un uomo e una donna che si sostengono a vicenda come in un passo di danza.

Il successo del progetto, tutt’ora in divenire, dimostra  ancora una volta che l’arte può essere un valido linguaggio per veicolare messaggi di straordinaria meraviglia, anche il mezzo al nulla.

Ce lo insegna la poesia di De Andrè che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior.”

Michela Salzillo

Street Art al Rione Sanità was last modified: aprile 14th, 2016 by L'Interessante
14 aprile 2016 0 commenti
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CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il Dog Friendly: intervista a Luigi Sacchettino

scritto da Roberta Magliocca

Il Dog Friendly

Al via la nuova rubrica de L’Interessante: Il Dog Friendly, a cura di Luigi Sacchettino

Giovedì 14 Aprile partirà la nuova rubrica de L’Interessante. Abbiamo fatto due chiacchiere con Luigi Sacchettino, l’esperto che ci aiuterà a capire meglio i nostri cani. Da giovedì, ogni giovedì, sarà un appuntamento fisso.

Ciao Luigi, grazie di aver accettato di farti intervistare prima di tutto, ma soprattutto di aver accettato di seguire per noi la rubrica “IL DOG FRIENDLY”. Partiamo da te. Qual è la tua figura professionale?

Ciao Roberta, grazie a te e a “L’interessante” per aver reso possibile la nascita di questa rubrica, nonché per la condivisione di idee: è un vero piacere per me. Sono un istruttore cinofilo formato presso la SIUA – Scuola di Interazione Uomo Animale con sede a Bologna – e sono uno studioso della zooantropologia, la scienza che indaga proprio la relazione che intercorre tra l’uomo e gli animali. Ho ibridato la mia formazione con seminari e congressi in giro per l’Italia, in un aggiornamento continuo, sempre più affascinato dalla mente dei nostri cani. Il ruolo di un istruttore cinofilo  è proprio quello di aiutare i proprietari ad avere una relazione equilibrata con i loro cani, superando problemi gestionali o equivoci comunicativi, e per farlo c’è bisogno di passione e studio.

Quali sono gli obiettivi che intendi raggiungere con questa rubrica?

Mi piacerebbe condividere con tutti voi  ciò che i cani mi insegnano ogni giorno,  affinché si possano capire sempre più i nostri amici a quattro zampe – superando antropocentrismi e luoghi comuni. In cinofilia si sente molto spesso parlare per “esperienza personale – mio cugino ha detto ” che sicuramente rappresenta un valore aggiunto, se unito a competenza e conoscenza.

Qual è, secondo te, la convinzione più sbagliata che di solito noi bipedi abbiamo del mondo a quattro zampe?

Bella domanda; credo a volte si abbia la tendenza a considerare i cani come dei piccoli umani o come dei bambini, fedeli e desiderosi di solo amore, proiettando su di loro molti dei nostri comportamenti e bisogni. Il cane però è una specie diversa e per rispettarla appieno – senza banalizzazione – bisogna conoscerne l’etogramma – termine che in etologia rappresenta l’insieme dei comportamenti propri di una specie animale. Solo sapendo ciò di cui hanno desiderio possiamo dedicarci alla loro felicità. Ad esempio i cani hanno un grosso bisogno di esplorare il mondo attraverso delle passeggiate quotidiane in cui possono inebriarsi con gli odori, mentre noi umani abbiamo la tendenza a pensare che un divano, del cibo e tanto amore siano sufficienti.

I nostri cani, se avessero le parole, cosa ci direbbero più spesso rispetto ai nostri consolidati comportamenti “sbagliati” che abbiamo nei loro confronti?

Ci direbbero di parlare meno ed agire di più. Noi umani siamo “verbosi” mentre la comunicazione del cane si esplica più sul piano non verbale, con postura e prossemica,  spazi e distanze corrette. I cani amano “il fare”, sono animali sociali votati all’azione. Credo ci direbbero: “Ehi, prendiamo il guinzaglio e ce ne andiamo a passeggiare in campagna?! In questo periodo ci sono odori bellissimi per me e colori bellissimi per te”. Per farsi un po’ cane bisogna ragionare più con il naso che con la vista, più in collaborazione, partnership che in individualismo.

Grazie Luigi e buon lavoro!

Roberta Magliocca

 

Il Dog Friendly: intervista a Luigi Sacchettino was last modified: aprile 12th, 2016 by Roberta Magliocca
12 aprile 2016 0 commenti
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Pasquetta
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Pasquetta: lo sapete che…?

scritto da L'Interessante

È il giorno che scandisce il via dal tutto, in qualunque direzione porti, il lunedì di Pasquetta è un’occasione per sgusciare fuori dalle case e le tavole imbandite.

 Anche con la pioggia nei capelli, il casatiello sullo stomaco e il profumo delle uova di cioccolato ancora nelle narici, è l’occasione di aggregazione – familiare o di comitiva –  che crea una rima di concetto col verbo partire.

Una consuetudine, al contrario di quanto si possa credere, che risulta allettante anche per i più pigri: non importa se esiste un percorso previsto o se si insegue una meta indefinita fino all’ultima indecisione, quello che conta è: bisogna andare.

  Una tradizione tutta festaiola, dunque, che nasconde nella radice della sua celebrazione un’eco di tipo religioso: conosciuto anche come lunedì dell’angelo, infatti, indicherebbe l’episodio evangelico in cui si narra l’annuncio di resurrezione alle tre  donne che, recatosi nel luogo di sepoltura del Cristo, per imbalsamarne il corpo con olii aromatici, appresero di una tomba completamente vuota.

Si tratta di una data che però non appare definita sul calendario liturgico, tanto da non essere considerata un precetto, sia nell’antico che nel moderno rituale cattolico.

Tuttavia, sembra esserci una vecchia similitudine fra l’idea di trasformare questa ricorrenza in un pic-nic fuori porta ed il ricordo dei discepoli di Emmaus, i quali – secondo il testo biblico – lo stesso giorno della resurrezione, ricevettero sul cammino verso Gerusalemme l’apparizione di Gesù Cristo.

È in questo lungo peregrinare degli adepti che si è insinuato il paragone con la giornata all’aperto, nata come usanza culturale molti anni dopo e che ancora oggi resta una gradevole abitudine per molti.

Come spesso accade alle festività italiane, anche questa giornata si propone in una duplice  interpretazione: sia clericale, che civile. Da un punto di vista laico, viene vista come un prolungamento della domenica, una effettiva proposta che fu realizzata dallo Stato posteriormente al dopoguerra; un’estensione del tempo festivo che aveva riguardato già altre date ricorrenti, come il 26 Dicembre ed il lunedì di pentecoste.

Pasquetta, lo sapevi che…?

Il termine Pasquetta, non ha lo stesso significato in tutta Italia, a tal proposito è curioso notare come le lingue regionali   intersecandosi con quelle nazionali creano curiose diversificazioni sintattiche: la Pasquêta, per i genovesi e i bergamaschi, ricorre il 6 gennaio, mentre Paschixedda per i sardi corrisponde al Natale, quindi si festeggia il 25 dicembre.

Qualunque scelta abbiate fatto, ovunque vi troviate ad accoglierla, il tempo dei ripensamenti è scaduto. Zaino in spalla, scarpe comode e via: pronti, partenza, Pasquetta.

Michela Salzillo

 

Pasquetta: lo sapete che…? was last modified: marzo 28th, 2016 by L'Interessante
28 marzo 2016 0 commenti
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Uovo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Uovo di Pasqua: tra sacro e profano

scritto da L'Interessante

Uovo

Che si tratti di bambini o di adulti con residui da infante nostalgico, nessuno è disposto a negarsi un simile peccato di gola: di ogni dimensione, a latte o fondente, decorato o tradizionale, l’ uovo di cioccolato è la sorpresa che tutti si aspettano.

Divenuto nel tempo simbolo primo della festività religiosa, meglio intesa come ricorrenza celebrativa la resurrezione di Gesù Cristo, ha avuto tratti simbolici sin dai tempi più antichi.

 L’uovo, che propone una leggera similitudine con un sasso privo di vita, è stato più volte associato  al sepolcro. Gli oggetti contenuti nel guscio, inoltre, simboleggerebbero una nuova vita pronta ad imporsi su ciò che sembrava tratto dalla fine.

 È in quest’ottica quindi che trova accoglimento l’idea simbolica di resurrezione.

Secondo alcune credenze pagane, invece, il cielo e la terra erano visti come due emisferi separati ma relazionanti che, nella loro univoca comunicazione, creavano un disegno circolare a forma di uovo.

Per gli egizi rappresentava addirittura il fulcro dei quattro elementi dell’universo, un punto d’appoggio per l’acqua, l’aria la terra ed il fuoco.

Nella tradizione della cultura persiana era diffuso lo scambio di uova di gallina, un rito correlato con l’arrivo della stagione primaverile, il cui avvento veniva inteso come buon auspicio di fertilità.

È di origini medievale la diffusione delle uova decorate, all’epoca venivano donate in regalo alla servitù, ma tutt’oggi risultano molto in voga fra le alternative artigianali legate alla produzione del cioccolato pasquale.

È ingegno dell’età di mezzo anche la creazione di uova artificiali: la fabbricazione ed il relativo rivestimento venivano realizzati con materiali costosi e di prima scelta quali argento, platino ed oro. Sembra superfluo dire che una produzione del genere poteva essere presa in considerazione soltanto dalle aristocrazie del tempo.

A tal proposito pare che fu Edoardo I, re d’Inghilterra dal 1272 al 1307, uno fra i primi a commissionare la creazione di circa 450 uova rivestite d’oro da donare in occasione della Pasqua.

La ricca tradizione dell’uovo decorato è però dovuta all’orafo Peter Carl Fabergé, che nel 1883 ricevette dallo zar Alessandro III di Russia il compito di realizzare una composizione per la zarina Maria; fu in quell’ occasione che venne creato il primo uovo artificiale passato alla storia con il nome del suo stesso inventore.  Facilmente riconoscibile grazie alla sua particolare struttura: di colore bianco con smalto opaco, era formato da un sistema di matrioske russe che all’interno racchiudeva un tuorlo d’oro.

Insomma, qualsiasi sia il significato che preferite, qualunque utilizzo ne facciate: chi è senza uova di Pasqua, scagli la prima sorpresa!

Michela Salzillo

Uovo di Pasqua: tra sacro e profano was last modified: marzo 27th, 2016 by L'Interessante
27 marzo 2016 0 commenti
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Uova di Pasqua
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Uova di Pasqua ai bambini in ospedale

scritto da L'Interessante

Uova di Pasqua ai bambini in ospedale

Uova di Pasqua ai bambini in ospedale

Parte dal centro commerciale Campania la due giornate di solidarietà per i bambini del pediatrico.

Dirigenti e dipendenti dell’ipermercato Carrefour ,nella giornata di ieri e di oggi, hanno visitato i reparti di pediatria degli ospedali di Marcianise e Caserta. A Marcianise giovedì, i dirigenti del Carrefour, capitanati dal direttore Francesco Falcone hanno alla presenza dei medici Roberto Liguiri, Annalisa Funari e Mariella Tartaglione hanno donato ai bambini degenti un uovo di Pasqua di cinque chili, pieno di sorprese. Ieri mattina all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta, la delegazione del Carrefour, con i medici del reparto di Pediatria, con il direttore Pasquale Femiano, hanno donato ad ogni bambino ricoverato un uovo di Pasqua con sorpresa. Due iniziative piene di sensibilità che hanno reso la Pasqua speciale per questi bambini meno fortunati.

Uova di Pasqua ai bambini in ospedale was last modified: marzo 31st, 2016 by L'Interessante
26 marzo 2016 0 commenti
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Ora
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Ora legale:tutta colpa di Benjamin Franklin

scritto da L'Interessante

Ora legale

È la notte delle lancette accelerate in avanti, quella fra Sabato 26 e domenica 27 Marzo.

Un’amara abitudine, specie per i pigri, che segnerà l’inizio di una grave frattura nella relazione con Morfeo, almeno fino al ritorno dell’ora solare.

Se neppure l’idea della bella stagione vi consola, sappiate che c’è un capro espiatorio a cui potrete fare ricorso quando domani mattina vi peserà persino sbadigliare.

 La colpa è tutta di Benjamin Frankilin!

 Per gran parte della sua esistenza, l’uomo ha distribuito le proprie attività quotidiane in direzione del movimento solare: gli occhi si aprivano all’alba e il sonno coincideva con il tramonto.

Un vezzo che impediva, però, lo scandire pieno delle giornate, comportando un conseguente spreco di luce. Con l’arrivo della società industriale e la nascita dell’orologio, si preferì l’identificazione in un orario che fosse convenzionale e condiviso al tempo stesso; rinunciando così ad una diretta cordialità col ciclo naturale.

È il 1784 quando Benjamin Franklin, scienziato statunitense, a cui è attribuita l’invenzione del parafulmine e delle lenti bifocali, pubblicò sul journal de Paris l’innovativo sistema cronologico, definito dai posteri ora legale.

La popolazione degli Stati Uniti venne invitata, mediante un pubblico annuncio, a spostare in avanti le lancette dell’orologio non appena fosse esplosa l’estate, questo – parola di luminare- avrebbe garantito il godimento di giornate più lunghe.

 Ma si sa, le grandi idee hanno bisogno di maturare per essere riconosciute geniali, una regola a cui neanche questo caso fa eccezione.

La proposta, infatti, non raggiunse la credibilità desiderata, almeno non subito: fu nel 1907, grazie a William Willet che  il British summer Time trovò accoglimento, complice l’esigenza di un risparmio energetico dettato dallo scoppio della Grande Guerra.

Umo slancio verso il futuro che fu in poco tempo emulato da altri paesi europei: fra questi anche l’Italia, dove il nuovo orario rimase in vigore fino al 1920, per poi essere riproposto come soluzione definitiva nel 1966, anno in cui tutta l’Europa adottò il sistema.

Ora legale: ma si risparmia davvero?

Secondo i dati ufficiali della statistica resa nota dalla società che gestisce la rete elettrica nazionale, l’ora legale genererebbe risparmi in materia di consumo parecchio elevati.

 Si stima una diminuzione dello spreco pari a circa 580 milioni di kilowattora, quantitativo corrispondente al fabbisogno medio annuo di oltre 200 mila famiglie.

Ciò non avrebbe però lo stesso effetto in tutto il territorio, poiché d’inverno in Scozia il sole sorge quasi un’ora dopo che a Londra e la conversione dell’orario avrebbe l’effetto di eliminare ogni tipo di risparmio energetico. È proprio questo il motivo che ha convinto la Russia ad abbandonare del tutto questa soluzione.

Il provvedimento del 2011, sottoscritto dall’allora presidente Medvedev, che sanciva,365 giorni l’anno, la fissazione del tempo sull’ora legale, fu un idillio durato poco più di tre stagioni invernali, quando ci si accorse che il sole non sorgeva prima delle dieci. Tutto questo dimostra che anche per il risparmio è necessario adottare la via di mezzo. Del resto l’idea di un equilibrio ci aiuta, forse, ad accettare con meno asprezza che domani anche i ritardatari cronici saranno in anticipo di un ‘ora.

Michela Salzillo

Ora legale:tutta colpa di Benjamin Franklin was last modified: marzo 27th, 2016 by L'Interessante
26 marzo 2016 0 commenti
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OCCCA
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

OCCCA: il dietro le quinte dei ristoranti!

scritto da Roberta Magliocca

OCCCA

Facebook è un’accozzaglia di idee, citazioni, canzoni e foto. Pensieri riflessivi si alternano a riflessioni sarcastiche su questo o quell’argomento, invettive alla nostra classe dirigente non mancano mai. C’è poi chi, con uno stile ironico e con una grafica sottile e leggera, riesce a fare emergere una realtà che in Italia dilaga a macchia d’olio: il mondo della ristorazione. Senza denunce, senza critiche, la pagina facebook OCCCA racconta il dietro le quinte di un universo che gli avventori dei ristoranti conoscono solo superficialmente. Abbiamo fatto due chiacchiere con l’ideatore, in un’intervista che vi proponiamo invitandovi a seguire le avventure di OCCCA su Facebook.

OCCCA dixit

Ciao ragazzi, grazie di aver accettato il nostro invito a farvi intervistare. Da quale esigenza nasce OCCCA, da quale necessità nasce la volontà di far conoscere ciò che accade dietro le quinte di un ristorante?

Il tutto nasce, nome compreso da una chiacchierata con un collega cameriere, mentre lavoravamo entrambi nel solito posto di passaggio dal quale a breve ci saremmo licenziati entrambi. Si parlava di come non esistesse un SINDACATO del nostro settore e di come nemmeno per certi versi potesse esistere. Entrambi viviamo a Terni, città dell’acciaieria dove il lavoro, quello classico da operaio è vissuto con tutti i suoi criteri: tredicesima, quattordicesima, lotte sindacali, diritti, doveri. Cose pressochè inesistenti nella ristorazione. Nella ristorazione vige più roba tipo patti, strette di mano, promesse. Stipendi pattuiti ad una cifra dove spesso è sottointeso che il contratto è di un tipo e il resto fuori busta. Ma entrambi siamo sempre stati dalla parte anche del ristoratore, e ci rendevamo conto che la quadratura del cerchio deve arrivare da altre forme, non certo quella di un’associazione di categoria. Venne così in testa l’idea di un’ordine massonico, cazzeggiavamo sul come i camerieri fossero dei templari, spesso che camminano in coppia, e sempre scherzando venne fuori il nome di OCCCA Ordine dei Camerieri e Cuochi alla Carta. Li è partita l’idea, un po’ di difendere la categoria in toto, un po’ di far conoscere la categoria. Il cameriere è diventato l’elemento principale, un po’ perchè è comunque l’elemento con cui il cliente (ma anche la cucina) si interfaccia di più, ma soprattutto perchè è anche quella meno omaggiata. Cuochi, pasticceri, barman, tutti ormai hanno il loro momento di gloria. E c’è da dire che anche trasmissioni come Masterchef riescono a comunicare anche il retroscena del mondo della cucina. Ma della sala non si occupa nessuno. Probabilmente perchè quello del cameriere non può essere un BRAND. Un cuoco può essere sponsor di coltelli, padelle, patatine. Un barman di shaker e alcoolici, un pasticcere di attrezzature varie ma un cameriere di che può essere sponsor? Che programma potrebbero mai inventare sulla figura del cameriere? E a casa che gliene frega di emulare un cameriere? Un conto preparare alla propria morosa un piatto di Cracco, ma servirlo come Giuseppe Palmieri a chi interessa? (sempre che sappiano chi è Giuseppe Palmieri!)

La vostra ironia, le immagini che raffigurano animali intenti al lavoro del cameriere, piuttosto che del cuoco o del ristoratore, sbaglio o intendono lanciare una velata denuncia allo sfruttamento che, soprattutto al Sud Italia, dilaga senza rispetto alcuno?

Onestamente no. Anzi, di come nel Sud Italia vengano così sottopagati l’ho scoperto proprio con OCCCA. A esser sincero non vedo un enorme differenza di metodo. Mi spiego meglio, il problema della scarsa retribuzione, o meglio, della giusta retribuzione, colpisce in egual modo tutto lo stivale. Nel sud italia c’è probabilmente un tenore di vita più basso rispetto al nord e la forbice da loro tende al ribasso, ma ho letto di altrettante discrepanze anche al Nord. Un cameriere è innanzitutto un dipendente, che fa un lavoro. Lavorare per 70 ore a settimane per 900 come per 600 euro al mese è sbagliato a prescindere. Poi se i primi sono del Trentino e i secondi stanno in Sicilia, quella differenza di 300 euro peserà di più certamente ai secondi ma non cambia la sostanza dei fatti.

Dietro OCCCA chi c’è?

Marco Natali è ideatore, grafico e admin della pagina. Merito delle illustrazioni invece è tutto di Alfonso Amarante, senza le cui opere probabilmente, OCCCA sarebbe rimasto un progetto nel cassetto. Alfonso lavora a tempo pieno in acciaieria, ma ha anche un diploma presso lo IED come illustratore che cerco di sfruttare al meglio. IO, Marco, invece lavoro da 12 anni nella ristorazione. Ho fatto cameriere, pizzaiolo, gelataio, barman e una volta anche il cuoco (mini esperienza). Di base però mi sento cameriere. Ho lavorato sia in trattorie, come in discoteche, in piccoli ristoranti di qualità o in rinomati stellati michelin come in grandi ristoranti da 300 coperti a sera durante le stagioni estive. Ho un bel background a cui attingere per le occcate di partenza.

Chi scrive fa la cameriera da dieci anni, fidanzata con un ragazo che fa il cameriere da ben 14 anni. Quindi questo mondo lo conosciamo bene. Ma per i nostri lettori, quali sono le differenze tra il mondo di chi è nel campo della ristorazione e quello di altri lavori?

La differenza tra chi lavora nel mondo della ristorazione e chi fa un lavoro a contatto con il pubblico è in parte simile, per tutto quello che riguarda l’elemento CLIENTE. Mi è capitato di vedere condividere OCCCATE da amiche commesse e vedere come certi messaggi fossero valide anche per loro. Poi c’è l’aspetto dell’aldiqua. E li si apre un mondo che è difficile spiegare per chi non c’è stato dentro. Il mondo della cucina è connotato di tante sfaccettature. L’aspetto umano, psicologico è quello che più di tutti non viene compreso al di fuori. Abbiamo voluto creare 8 personaggi in OCCCA proprio per dare voce a quelle anime, anime che conosciamo un po’ tutti noi che lavoriamo nei ristoranti. Chi leggendo l’occcata “Il lavapiatti è la portinaia del ristorante” non ha sorriso e pensato inevitabilmente a qualche collega? Perchè è inevitabile che quella componente della brigata diventi per esempio la spugna di tanti discorsi, di tante chiacchiere. In una brigata di almeno più di 15 persone si creano intrecci, storie, complotti, affari, roba da farci non un film, ma una serie tv a più stagioni. Che in effetti sarebbe un sogno da realizzare.

Grazie ragazzi!

Roberta Magliocca

OCCCA: il dietro le quinte dei ristoranti! was last modified: marzo 26th, 2016 by Roberta Magliocca
26 marzo 2016 0 commenti
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