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Categoria

Curiosità

CANI
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Ragionare con la pancia; (forse) anche i cani lo fanno

scritto da L'Interessante

Cani

Cani

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati,

questo weekend sono stato a Bergamo dove ho partecipato al seminario dal titolo “Comportamento e disturbi gastroenterici: quale relazione?”, primo nel suo genere e nel quale si è tentato di indagare sulle possibili relazioni tra i due sistemi.

Sì, a quanto pare anche nella medicina veterinaria esiste una stretta relazione tra alterazioni a carico dell’intestino e disturbi del comportamento.

Lo sanno già quei medici umani concentrati nel migliorare la nostra salute attraverso un approccio sistemico, che considera il paziente nella sua interezza e non più soltanto come singolo organo.

Due dati mi hanno molto colpito.

Il primo descrive la differenza di competenza tra la flora microbica di un cucciolo nato con parto naturale e quella di un cucciolo nato invece con parto cesareo : nel primo caso l’attraversamento del canale vaginale permette la colonizzazione di una flora microbica intestinale da parte di batteri buoni mentre, nel secondo caso, la flora è costituita principalmente da batteri nosocomiali e della cute materna, meno buoni rispetto ai precedenti.

Il secondo dato descrive una finestra di 24 mesi, in cui gli errori gestionali, alimentari e di cura del cucciolo orienterebbero di molto la futura salute del suo pancino e, conseguentemente, del suo comportamento.

Perché mi hanno così colpito questi due dati? vi starete domandando.

Il primo dato mi ha portato a pensare ancora una volta a quanto la natura faccia in modo che tutto accada ai fini di un funzionamento perfetto dei sistemi biologici, con la conseguenza che- li dove possibile- dovremmo permettere che la stessa faccia il suo corso.

Nel secondo caso mi è rimbalzata in mente la connessione con i processi di socializzazione, la cui finestra si chiude giusto qualche settimana prima rispetto a quella citata nello studio sull’apparato gastroenterico. Altro parallelismo tra cervello ed intestino. Fondamentale, quindi, avere una cura ed una attenzione certosina nei primi mesi di vita del cucciolo, perché quel che sarà’ fatto in questo periodo tenderà a mantenere un equilibrio, seppur disfunzionale. Capirete quindi quanto le successive modificazioni non siano facili.

Ciò comporta ancor più responsabilità da parte di noi umani verso una crescita serena dei nostri cani, che inizia e si determina in gran parte nei primi mesi di vita.

Un invito ai miei colleghi istruttori: riferirsi più spesso ai medici veterinari segnalando i dubbi che ci vengono in mente durante l’osservazione del cane.

Un invito ai medici veterinari: accogliere quei dubbi senza avvertire la lesa maestà. Verificando scrupolosamente il dubbio e cercando di tirarne fuori un significato.

Senza che nessuno si sostituisca all’altro.

Il lavoro di squadra può veramente far la differenza nel migliorare la salute del paziente.

Lo hanno ben capito i relatori di quel seminario: gastroenterologi e comportamentalisti seduti insieme a cooperare.

Ragionare con la pancia; (forse) anche i cani lo fanno was last modified: novembre 17th, 2016 by L'Interessante
17 novembre 2016 0 commenti
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natale
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Natale: A Marcianise si accende la festa

scritto da L'Interessante

Natale

Di Michela Salzillo

Ci sono tradizioni in grado di resistere ad epoche, culture e disillusioni, e il Natale è certamente una conferma in tal senso. Qualsiasi sia il significato che ciascuno attribuisce a questo appuntamento dell’anno, una cosa è certa: all’attesa di Babbo Natale e ai desideri delle letterine accucciate sotto l’albero nessuno è disposto a rinunciare. Non esiste verità che tenga di fronte a certe magie, e se anche la larga impronta dei centri commerciali sembra tradurre tutto in un cinico consumismo privo di coinvolgimento emozionale, c’è da ammettere che nelle piccole città e nei micro borghi delle province qualcosa di teneramente antico fa ancora eco. Dai mercatini allestiti nei centri storici, alle istallazioni di luminarie dal vario effetto ottico, la linea sottile della meraviglia regge, alquanto degnamente, la battaglia con gli sfiduciati. Ogni anno, a volte anche con sorprendente anticipo, le iniziative legate al periodo natalizio arrivano con una certa ritualità, e in alcuni casi diventano sorpresa.

Marcianise è senz’altro una delle città del territorio casertano che, nel corso del tempo, per questo o quel motivo, ha dovuto abituarsi ad una sempre più calante inventiva. Soprattutto in alcuni rioni, il “nulla” è da parecchio un costume ordinario che fa fatica a diventare qualcosa di diverso, ma l’iniziativa comunale resa nota nei giorni scorsi, tutt’ora in piena elaborazione, sembra voler declinare al passato l’abitudine ad una festa con le luci spente.

“Quest’anno sarà un Natale sfavillante. Tra le varie iniziative previste ce n’è una bellissima per coinvolgere e valorizzare il castello di Loriano: se ne sta occupando il consigliere Antonio Golino con il suo gruppo “Capa Tosta“.

 Così ha parlato il sindaco Antonello Velardi, che sogna per la sua città una serie di iniziative, a tema natalizio per l’appunto, che abbiano come obiettivo primo quello di rendere entusiasmanti tutti i fine settimana precedenti alla festività. Sarà un percorso ricco di programmi, che oltre a restituire valore ad uno dei patrimoni più sottovalutati dell’area marcianisana, porrà l’attenzione, anche e soprattutto, su  un ‘opportunità di riflessione autentica, molto più congeniale a tutti coloro che attribuiscono al Natale un valore prioritariamente religioso. Grazie alla collaborazione con l’Associazione Cattolica di Volontariato San Simeone, sarà inaugurata l’iniziativa dal titolo “Il mondo di Babbo Natale . L’evento, che si svolgerà dall’8 al 26 dicembre 2016 in  via G. Mundo, di fronte al parcheggio comunale, si presenterà come un agglomerato di cose semplici ma parecchio desiderate, fatte di mercatini di Natale, street food  e la presenza di un Babbo Natale d’eccezione  in grado di invogliare grandi e piccini. L’idea è quella di allestire un vero e proprio villaggio, con tanto di elfi e ufficio postale. Marcianise, però, come tutte le città, è anche un luogo pieno di vissuti e storia. La saggezza ci insegna che senza una buona conoscenza delle proprie radici e impossibile pensare ad un futuro fortificato e fortificante. Proprio per questo, ogni scusa e ottima per saperne di più.

Natale a Marcianise: coinvolta anche la storia del  castello di Loriano

 Per una scusa a portata di mano, esiste una buona causa a cui ridare valore. Stando alle dichiarazioni del sindaco di Marcianise, infatti, anche la fortezza  di origine medievale, ubicata nel centro storico della città , meglio conosciuta come” il castello di Loriano” sarà ampliamente coinvolta nella corposa festa natalizia. I motivi di questa scelta non sono difficili da supporre, perché se è vero che le mura di cinta e le torri merlate sono parecchio note alla comunità, non è certamente un dettaglio trascurabile il fatto che pochi marcianisani ne conoscano la storia.

È convenzione popolare credere che più o meno agli inizi dell’ ottocento, il castello in questione  fu dimora di Napoleone Bonaparte. Tale diceria, si è diffusa  perché in un tempo immediatamente successivo l’edificio  prese ad accogliere  militari francesi. Citata anche nel romanzo “il dormiveglia” di Giuseppe Bonaviri, perché la moglie, Raffaella Osario, era originaria di Marcianise, la fortezza di Loriano è diventata persino “un ambiente” favorevolmente riconosciuto dalla letteratura.

Oggi, il castello è   un’abitazione privata e ha subito molte trasformazioni che  ne hanno, inevitabilmente, alterato  l’aspetto originale: sono riconoscibili solo la torre, le mura di confine e la chiesa confinante. Alcuni studiosi pensano che sotto il castello siano presenti alcuni tunnel che servivano, in caso di attacco nemico, come via di fuga.

 

Natale: A Marcianise si accende la festa was last modified: novembre 15th, 2016 by L'Interessante
15 novembre 2016 0 commenti
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madre
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Una madre assente: l’allontanamento precoce dalla cucciolata

scritto da L'Interessante

madre

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati vorrei vi ricordaste queste parole a mo’ di mantra “ Almeno 60 giorni insieme alla madre. I-n-s-i-e-m-e.”

In settimana vengo chiamato per aiutare una famiglia che aveva appena adottato un cucciolo di pastore tedesco in allevamento; come da rito chiedo nel momento della scelta del cucciolo dove fosse la madre e mi viene risposto che la madre già da alcuni giorni non era più coi cuccioli.

Ci risiamo, mi dico. Nemmeno il minimo sindacale è stato compiuto.

L’ ORDINANZA 6 agosto 2008 – Ordinanza contingibile ed  urgente concernente misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina, attualmente in vigore e successivamente prorogata disciplina  l’età a cui poter vendere un cucciolo.

Infatti all’ art. 2 recita:

 “E’  vietata  la  vendita di cani di età inferiore ai due mesi,  nonché  di  cani  non  identificati e registrati in conformità alla  presente ordinanza”.

Quindi è fatto chiaro che la vendita di un cucciolo debba avvenire non prima dei 60 giorni.

 Il problema è come vengono allevati e cresciuti i cuccioli in questo intervallo di tempo. Periodo Sensibile. Sensibilissimo.

Alla nascita i cuccioli non sanno di far parte della specie cane. Lo imparano grazie ad un processo definito socializzazione primaria che inizia a partire dalla 4° settimana di vita e termina intorno al 4° mese.  Se il cucciolo non ha interazioni con la specie di appartenenza s’identificherà con quella più vicina.  Accanto alla primaria, c’è la socializzazione secondaria – tra la 4° e la 12° settimana-  in cui socializza con l’uomo, nelle diverse tipologie: alto, basso, magro, di colore, in carrozzina e così via.  In tal senso è necessario aiutare il cucciolo a fare più esperienze possibili incoraggiandolo ad esplorare/allontanarsi dalla base sicura (la madre) ed inserendolo in un ambiente ricco di stimoli.

E’ fondamentale quindi che l’allevatore- o chi per lui- conosca questi passaggi e lasci la madre fisicamente insieme ai cuccioli fino al momento dell’adozione dei proprietari umani. Fisicamente.  Sì, è necessario che la madre non venga allontanata dai cuccioli- se non per momenti di pausa e relax in cui può destressarsi. Lasciando la possibilità di allontanarsi e ritornare quando vuole.

Purtroppo accolgo sempre più proprietari disperati per delle adozioni compiute anzitempo- 45 giorni- o per cucciolate gestite molto poco etologicamente, con la madre tenuta pochissimi minuti al giorno insieme ai cuccioli già a partire dalla fase di post svezzamento. Spesso questo accade perché si tende a favorire una ripresa celere della madre e a non permettere ai cuccioli di succhiare e giocare con le sue mammelle poiché i loro dentini taglienti creerebbe problemi- fisici e mentali- alla madre stessa. Nella realtà questa assenza si traduce con un gruppo di giovani teppisti che si muovono senza una guida, senza una base sicura; un po’ come se lasciassimo dei bambini all’asilo senza la maestra che vigili affinché tutto proceda serenamente.

I danni che ne possono scaturire sono spesso irreparabili: cuccioli con un comportamento sovradimensionato in frequenza ed intensità, assenza di inibizioni, utilizzo della forza per predominare sull’altro, comportamenti paurosi, senza autocontrollo e molto altro ancora. E ciò che può insegnare una madre competente non sarà mai equiparabile all’insegnamento di un umano. Soprattutto perché quando il periodo sensibile passa, si può solo lavorare in recupero. Che non vuol dire che sia tutto già rigidamente scritto ma che semplicemente si dovrà sbagliare il meno possibile per apparare.

Le madri per questo dovrebbero essere  il più competenti possibile, avere delle balie- come le altre femmine- a sostegno, un po’ nel ruolo delle zie; dovrebbero poter riposare tra un estro e l’altro senza dover partorire ad ogni ciclo. Dovrebbero essere accolte e coccolate quando chiedono una pausa dai cuccioli, proprio come facciamo con le partorienti umane.

Dovrebbero poter essere messe a riposo dalla loro carriera di fattrici in età ragionevole e non in senescenza.

Dovrebbero essere in ottimo stato di salute fisica e mentale. Se per il primo c’è una certa attenzione, sul secondo spesso si da per scontato ciò che scontato non è, della serie “imparerà crescendo, tocca alla famiglia adottante”.

L’indicazione che do ai futuri adottanti è di essere un po’ giornalisti se volete prendere un cane. Chiedete di interagire con i genitori del cucciolo, pretendete di sapere quante ore al giorno la madre resta coi figli. Come si comporta con loro, se è tollerante, accudente, reattiva.

Visionate filmati. Cercate di capire se l’ambiente è stimolante a sufficienza e se ci sono degli altri cani adulti che interagiscono con i cuccioli. Usate non solo la pancia nella scelta, ma anche il cervello nella discriminazione. E se vi sono dubbi, chiedete una consulenza preadottiva ad un tecnico.

Non possiamo considerare la gravidanza delle cagne come una passeggiata semplicemente perché non siamo noi a viverla in prima persona. Può essere una esperienza appagante; ma può comportare anche  un trauma.

E di questo la responsabilità spetta a noi umani.

Dato che un cucciolo è considerato merce- res, per il codice civile- si pretenda almeno che di vizi non ve ne siano.

E i vizi di socializzazione si ravvedono frequentemente.

Una madre assente: l’allontanamento precoce dalla cucciolata was last modified: novembre 10th, 2016 by L'Interessante
10 novembre 2016 0 commenti
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Cane Lupo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il cane lupo cecoslovacco: intervista a Fulvia Ioppolo. Il dog friendly

scritto da L'Interessante

Cane Lupo

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati oggi siamo in compagnia di Hero, bellissimo esemplare di cane lupo cecoslovacco e della sua proprietaria- l’istruttrice cinofila Fulvia Ioppolo

Sì, perché oggi parleremo di questa fascinosa razza, e lo faremo in compagnia della collega che vive con Hero da  9 anni.

Grazie mille per aver accettato questa intervista. Una curiosità prima di tutto: sappiamo che Hero  viene coinvolto in attività di pet therapy; com’è stato possibile realizzare tutto ciò?

“Il mio ingresso nel mondo della pet therapy è avvenuto per caso 8 anni fa ma non credo di essere in grado di suggerire come arrivare a chiedere la collaborazione di un cane lupo cecoslovacco in questo settore.  La nostra conditio sine qua non è il lavoro quotidiano sulla  relazione, basata sulla fiducia e rispetto reciproco. Questo significa che lui sa che non lo metterò mai nelle situazioni di forte disagio e stress, quindi si affida alla mia conduzione, anche nelle difficoltà ed imprevisti. ”

  • Immagino, senza una forte relazione e solidità personale sarebbe difficile essere coinvolti in attività di co-terapia. Spesso si vedono in giro molti soggetti di questa razza particolarmente diffidenti e reattivi: da cosa origina questa comportamento?

“Bisogna andare un po’ a scavare nella loro origine; il cane lupo cecoslovacco è una razza nata negli anni cinquanta in conseguenza di un esperimento militare mirato a comprendere il comportamento dei lupi in cattività. In seguito a selezioni artificiali si pensò poi di migliorare le prestazioni, la salute, la resistenza e la tenacia accoppiandoli con pastori tedeschi usati all’epoca dall’esercito per la sorveglianza e la difesa dei confini dell’ex-Cecoslovacchia. Data la recente formazione questa razza presenta soggetti con una grande variabilità nel  profilo comportamentale, si passa da temperamenti asserviti a quelli più insicuri e schivi; alcuni si mostrano equilibrati e coraggiosi, mentre altri diffidenti ed ansiosi”.

  • Come può un proprietario di queste razze educare il proprio cane affinché sviluppi un carattere equilibrato e sereno?

“Il clc nel suo prima anno di vita è estremamente distruttivo quando viene lasciato da solo, soprattutto in un ambiente circoscritto. A volte questo atteggiamento è stato attribuito ad una delle manifestazioni d’ansia da separazione, invece è spesso frutto della sua viva intelligenza, curiosità e noia- che sostengono tale distruttività. Anche da adulto se lasciato solo in giardino è in grado di saltare recinzione di 3 metri per andarsene in giro ad esplorare e socializzare. L’ambiente urbano obbliga qualsiasi conduttore di cane a dedicarsi  ed investire su  una corretta e graduale socializzazione. La difficoltà che si riscontra con il cane lupo cecoslovacco è data dalla loro estrema reattività e sensibilità che li porta facilmente a reazioni di chiusura ed evitamento in ambienti poco noti. A volte tutto ciò può esitare in comportamenti minacciosi verso estranei. Per scongiurare questo pericolo consiglio l’intervento di un collega- senza approcci coercitivi o vessatori-  che accompagni il gruppo cane proprietario in esperienze anche urbane- extraurbane; non solo quindi lavoro al campo. Questo affinché il percorso educativo lavori sull’integrazione del cane nel mondo antropomorfizzato, in cui la diffidenza e il timore del clc possono rappresentare un problema”.

  • Si può parlare di razze pericolose? Quali consapevolezze trasferire ai futuri adottanti?

“ Il cane lupo cecoslovacco non veniva annoverato nell’elenco di razze canine  dell’Ordinanza del 12 dicembre 2006. Fortunatamente questa ordinanza è stata superata; tuttavia ritengo che alcune razze di cani siano di più complessa gestione per profili caratteriali e genetici- e forse in questo non fa eccezione il cane lupo cecoslovacco. Ma è anche importante sottolineare che spesso le derive comportamentali aggressive e potenzialmente pericolose sono soprattutto frutto del vissuto dell’animale. A volte già compromesso durante la fase prenatale e natale del cane: si pensi a quelle madri non pronte al ruolo, stressate o semplicemente allontanate prematuramente dai loro cuccioli”.

  • Lei che li vive e li conosce cosa può consigliare a chi vuole adottarne uno?

“Spesso questa razza  è scelta da persone alla loro prima esperienza come proprietari e  conduttori di un cane, poiché è facile rimanere affascinati dalla morfologia ancestrale del lupo ed erroneamente si è  convinti di poter agire sul cucciolo con atteggiamenti vessatori per imporre la  leadership umana- un chiaro esempio è la teoria del lupo alfa- ma per mia esperienza queste modalità creano una frattura nella relazione tra un clc e il suo umano. Il cane ha bisogno di un referente equilibrato e saldo che gli faccia da modello imitativo e lo sappia indirizzare e gestire senza ricorrere alla paura; diversamente imparerà quel modello operativo sul mondo- l’utilizzo della forza- e reagirà malamente per difendersi da aggressioni ritenute immotivate”.

Dimenticarsi quindi di recarsi al parco a leggere un libro con il CLC al seguito che è  molto selettivo in ciò che ritiene appartenere al suo gruppo famiglia e agli amici; necessario poi imparare a gestire la spiccata motivazione predatoria rivolta a esseri viventi.  Palline o bastoni lo annoiano presto, e ci guarderà con l’aria di chi dice : “ Vai a rincorrerla tu, io ti aspetto qui”.

Quando si incontra un soggetto di tale razza non si può far a meno di notare che la loro mimica facciale è molto eloquente e questo facilita le interazioni con i suoi simili; mentre l’estrema sensibilità lo fa essere accudente e protettivo verso i bambini ma anche un severo mediatore nel caso esagerino con giochi irruenti. Ciò  significa che interviene per bloccare questo tipo di interazioni. Che tradotto nella realtà significa: gli adottanti sapranno interpretare e gestire correttamente queste dinamiche?

Troppe volte ho sentito gridare ingiustamente al lupo al lupo!

Il cane lupo cecoslovacco: intervista a Fulvia Ioppolo. Il dog friendly was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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Palme
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

COME FANNO LE PALME A RESISTERE AGLI URAGANI?

scritto da L'Interessante

Palme

di Antonio Andolfi

Il passaggio di un uragano porta distruzioni di ogni tipo: case crollate, inondazioni, alberi divelti, ma non le palme, che per la maggior parte riescono a reggere alla furia del vento e restano in piedi.  Come fanno queste piante a resistere anche agli uragani più forti?

Le radici delle palme

Le palme hanno un gran numero di radici: sono relativamente corte, ma si sviluppano a raggiera nel suolo e riescono ad ancorare con molta forza al terreno. Tante radici, infatti, lavorano meglio nel creare una base che aiuta la pianta a rimanere in posizione anche se investita da venti molto forti.

Il tronco 

Il tronco delle palme è costituito da molti piccoli fasci di materiale legnoso, che si può immaginare come un cavo elettrico costituito da tanti fili.

A differenza di altre piante, come ad esempio la quercia, le palme non sono in grado di sostenere pesi enormi, come rami grossi e folte chiome, ma in compenso hanno una flessibilità notevole, tant’è che una pianta di palma può piegarsi anche di 50 gradi prima di spezzarsi.

La maggior parte degli alberi possiede una folta chioma di rami e ramoscelli e un gran numero di foglie per catturare quanta più luce possibile dal Sole, ma questo produce un notevole effetto vela quando sono investite da venti forti, che possono tirare la pianta fino a sradicarla. Le palme invece hanno foglie molto grandi con una “colonna vertebrale” centrale flessibile: assomigliano cioè a enormi piume. Quando c’è bel tempo le fronde producono una folta chioma, ma in caso di forte vento le foglie si ripiegano seguendo la direzione del vento: in questo modo offrono meno resistenza e possono reggere più facilmente anche agli uragani più forti.

COME FANNO LE PALME A RESISTERE AGLI URAGANI? was last modified: novembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 novembre 2016 0 commenti
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URAGANO
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

MATTHEW E GLI ALTRI. ANATOMIA DI UN URAGANO

scritto da L'Interessante

Uragano

di Antonio Andolfi

Le immagini dell’uragano Matthew, prima su Haiti poi sulla costa orientale degli Stati Uniti, ci mostrano distruzioni di ogni tipo: case crollate, inondazioni, alberi caduti. Ma perché si formano uragani di questo tipo?

Gli uragani sono cicloni tropicali, cioè imponenti masse d’aria in rapida rotazione e che traslano intorno a un centro di bassa pressione. Si formano sugli oceani a cavallo dell’equatore e si prendono il nome di uragani soltanto quando riguardano l’Oceano Atlantico e colpiscono gli USA e i Caraibi.

Ma come si formano?

Affinchè un ciclone tropicale si possa formare servono alcune condizioni fondamentali. L’acqua del mare deve essere piuttosto calda e superare i 27°C di temperatura. Deve esserci abbastanza umidità che possa alimentare il ciclone nella parte bassa dell’atmosfera. I venti nell’alta atmosfera non devono essere troppo intensi. Quando tutto ciò si verifica, le calde acque oceaniche riscaldano l’aria sovrastante, che inizia a salire e a roteare; mano a mano che sale, questa massa d’aria vorticosa si raffredda e forma un imponente cumulonembo. Il vuoto di pressione al centro del ciclone richiama aria, dando origine a forti venti.

Matthew e gli altri. L’uragano e i nomi propri

Perché hanno nomi propri? Gli uragani sono chiamati per nome proprio per facilitare il riconoscimento dei cicloni e la diffusione di notizie sul loro conto. L’Organizzazzione meteorologica mondiale ha stilato sei liste di nomi per la stagione degli uragani atlantici, cha va da Giugno a Novembre, ciascuna con 21 nomi. I nomi seguono le tradizioni e le lingue locali: Rita, Mitch e Matthew colpiscono gli Stati Uniti, Ketsana si è abbattuto sul Giappone, Ondoy sulle Filippine.  I loro effetti si misurano attraverso la scala Saffir-Simpson, basata sulla velocità dei venti e la propensione al danno. Un uragano è definito tale quando i suoi venti superano i 119 Km orari; al di sotto di questa velocità è chiamato semplicemente tempesta o depressione tropicale. La scala prevede 5 gradi, il quinto comporta venti superiori ai 252 Km orari, inondazioni con onde alte sei metri e oltre.

L’uragano Matthew si è abbattuto su Haiti quando era di categoria 4, lasciando oltre 900 vittime e la peggiore devastazione dopo il terremoto del 2010.

L’ uragano più costoso della storia

Quando un uragano ha avuto un impatto particolarmente devastante, il suo nome viene ritirato. Così Katrina indicherà per sempre la tragedia vissuta a New Orleans nel 2005.  Questo uragano in particolare detiene il triste primato di ciclone tropicale più costoso di sempre: i danni economici che ha causato sono quantificabili in 45 miliardi di dollari, circa 40 miliardi di euro. Più di un milione di persone rimasero senza casa per colpa di Katrina, e più di 1300 persero la vita. L’uragano che investì Galveston, in Texas, l’8 settembre 1900, con una velocità stimata dei venti di 233 km orari, è ad oggi classificato come il più mortale disastro naturale che abbia mai interessato gli Stati Uniti. Uccise 8000 persone. Colpì in un’epoca in cui ancora gli uragani non avevano nomi, ed è chiamato anche la Grande Tempesta.

L’occhio dell’uragano

La regione centrale del ciclone, dove viene registrata la pressione atmosferica più bassa, viene chiamata “occhio”. In generale è sgombra da nubi o coperta di nubi basse, è ampia qualche decina di km, ha una forma piuttosto regolare e aria più calda rispetto al resto dell’area coperta dalla tempesta. Oggi i satelliti compiono il grosso dello sforzo di visualizzazione degli uragani, ma non riescono a misurare la pressione barometrica e nemmeno, in modo accurato, la velocità dei venti dei cicloni, informazioni vitali per prevederne lo sviluppo. A questo pensano gli Hurricane Hunters, aerei della NOAA o della US Air Force che si spingono all’interno delle tempeste per raccogliere dati scientifici sul loro comportamento. Il primo a cimentarsi nel pericoloso – e talvolta fatale – compito fu Joseph B. Duckworth, colonnello dell’Aeronautica militare statunitense, nel 1943, con un monomotore da addestramento. Oggi si sta cercando di inviare i droni in queste difficili missioni. Il senso di rotazione dei venti degli uragani è antiorario nell’emisfero nord e orario in quello sud, per effetto della rotazione terrestre. Le tempeste da sole non si muovono in un senso o nell’altro: sono spinte e propagate dai venti dell’alta atmosfera.

Nell’Ottobre del 1991, sull’Oceano Atlantico, l’uragano Grace investì la costa est degli Stati Uniti, entrò in rotta di collisione con altre due aree di bassa pressione provenienti da Nord e da Sud, circostanza che si verific soltanto ogni 50 o 100 anni.  Venne chiamata la “tempesta perfetta”.

 

 

MATTHEW E GLI ALTRI. ANATOMIA DI UN URAGANO was last modified: ottobre 29th, 2016 by L'Interessante
29 ottobre 2016 0 commenti
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Iperattività- ipersensibilità- esuberante- stress-cura
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Iperattività: intervista alla dott.ssa Federica Manunta

scritto da L'Interessante

Iperattività Iperattività

Di Luigi Sacchettino

 

Cari lettori interessati, vi è mai capitato di essere accolti da un cane che vi saltava addosso,  mordicchiava ovunque, invitava al gioco in maniera esuberante e scoordinata?

Il classico cane definito iperattivo. In effetti dietro alcuni comportamenti apparentemente bizzarri può nascondersi  un’ alterazione del comportamento conosciuta come SINDROME Ipersensibilità– Iperattività

Per capirci qualcosa in più abbiamo raggiunto la dott.ssa Federica Manunta, Medico Veterinario esperto in comportamento, educatore e istruttore cinofilo.

  • Grazie mille per aver accettato l’intervista Dottoressa; cosa si intende tecnicamente per iperattività e per ipersensibilità?

“Grazie a Voi per questa possibilità. Si tratta di una patologia comportamentale che ha numerosi chiaroscuri al punto da rendere difficile una diagnosi precisa per un paziente affetto da questo disturbo. I cani vengono descritti come cani eccessivamente esuberanti, che non stanno fermi, che hanno voglia sempre di giocare e non smetterebbero mai. In realtà sono cani con una fortissima carenza di autocontrollo che li porta al continuo movimento che risulta inappropriato nella forma e nel contesto. Questi soggetti fanno fatica a concentrarsi su un’unica cosa e quindi hanno difficoltà di apprendimento, come se scordassero velocemente quello che sembravano aver imparato. Alcuni di loro sono affetti da una forte sensibilità verso l’ambiente, un po’ come se fossero totalmente esposti al mondo senza avere filtri di protezione. Ciò che ne consegue è che il tutto diventa un forte stimolo, anche ciò che appartiene allo sfondo e come tale viene vissuto con forte eccezionalità”.

  • Quindi non è infrequente imbattersi in cane esuberante a cui non è stato diagnosticato un disturbo legato all’iperattività?

“Per un proprietario è molto difficile capire se il proprio cane è un cane gioioso, aperto al mondo ed entusiasta nell’incontro con il mondo oppure se c’è un vero disturbo del comportamento. Direi che quando l’eccitazione dell’individuo va a disturbare il quotidiano dell’individuo stesso ostacolandolo nell’incontro stesso con ciò che lo circonda allora è giusto porsi dei dubbi”.

  • Allora quali sono i sintomi che dovrebbero metterci in allarme?

“Quando la comunicazione tra cane e proprietario diventa difficoltosa, quando stimoli che fanno ormai parte della vita quotidiana del cane sono sempre vissuti con forte eccezionalità, quando il cane non riesce a portare a termine un’attività/gioco poiché viene distratto da tutto quello che ha intorno”.

  • Come si interviene tendenzialmente in questi casi?

“Come sempre bisogna intervenire con un approccio sistemico, a 360 gradi, aiutando contemporaneamente cane e famiglia perché entrambi sono fortemente messi alla prova dalla situazione nella quale vivono quotidianamente. Un forte aiuto va dato alla comunicazione tra di loro per porre chiarezza e pulizia; sicuramente bisogna dare gratificazione al cane che si trova in un continuo stato di frustrazione. In passato al tendenza invece era di bloccare continuamente questi cani- che risultavano inibiti, frustrati e conseguentemente ancora più iperattivi”.

  • Spesso i proprietari di questi cani vivono un forte stress per la continua attività proposta dal cane: come si rivela tendenzialmente la prognosi?

“Difficile dirlo a priori; ogni soggetto va valutato specificatamente.  Tuttavia, quanto prima un proprietario riesce ad uscire dall’idea di essere lui colui che ha un problema ma inizia a vedere il cane come vera vittima del problema tanto prima riusciremo ad aiutare questo gruppo”.

  • A gennaio partirà presso la Vostra Associazione in Lombardia un corso rivolto agli istruttori dal titolo “Come prendersi cura della famiglia per curare il cane”: parlerete anche di questa sindrome? Com’è nata questa idea?

“Sì, sicuramente l’iperattività- ipersensibilità sarà argomento di lezione da parte del nostro Staff. Questo progetto nasce dalla forte necessità di avere un corso improntato sulla pratica che andasse diritto al cuore dei problemi comportamentali e che seguisse un approccio cognitivo-relazionale. Crediamo molto in questo progetto e vedere che c’è stato subito un forte riscontro da parte degli addetti ai lavori ci conferma che siamo sulla strada giusta”.

Ringraziamo la Dott.ssa Manunta per la disponibilità con cui ha risposto alle nostre domande. Per chi volesse avere maggiori informazioni sul paziente iperattivo e sul corso succitato può visitare la pagina facebook Tambra ASD o scrivere una mail all’indirizzo asdtambra@gmail.com.

E’ importante quindi rimanere sempre curiosi ed attenti circa il comportamento del nostro cane, senza darlo mai per scontato o banale; a volte una nostra convinzione può ritardare un processo di cura. Ho visto molti proprietari ridere- inconsapevolmente- del loro cane nel manifestare il disagio iperattivo. Nulla di più traumatico dello stare in un evento patologico e non sentirsi sostenuti e sorretti.

Bisogna rimanere attenti e responsivi.

Bisogna rimanere calmi. Il paziente iperattivo ne ha bisogno.

Iperattività: intervista alla dott.ssa Federica Manunta was last modified: ottobre 26th, 2016 by L'Interessante
26 ottobre 2016 0 commenti
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halloween
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Halloween: tra paganesimo e leggenda

scritto da L'Interessante

halloween

di Maria Rosaria Corsino

E’ la notte più spaventosa e al tempo stesso dolce dell’anno.

Halloween trova le sue radici in un’antica tradizione celtica, nella festa di Samhain quella che noi chiamiamo Capodanno.

Per i celti infatti, l’anno nuovo iniziava il 1° Novembre e lo Samhain era proprio la fine dell’estate e l’inizio della stagione fredda.

Il tema predominante della festa era la morte, dato che il ciclo della natura sembrava fermarsi anche se in realtà continuava sottoterra dove per altro erano seppelliti i defunti.

Ecco perché viene spesso associata come festa al culto dei morti.

Si riteneva poi che il 31 ottobre Samhain richiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti che, tornando nel mondo tra i vivi, rompessero la divisione tra il mondo terreno e l’aldilà.

In questa notte quindi ci si radunava sulle colline o nei boschi indossando maschere grottesche e si accendeva il Fuoco Sacro, si facevano sacrifici animale e con le pelli di questi ci si vestiva, per spaventare i defunti.

Si lasciava poi fuori dall’uscio di casa cibo e latte per gli spiriti che, rifocillandosi, avrebbero evitato di fare scherzi.

Il termine moderno Halloween deriva invece dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è una parola arcaica inglese che significa Santo.

All Hallows’ Eve è, dunque, la Vigilia di tutti i Santi.

La tradizione è stata poi portata dall’Irlanda agli Stati Uniti nell’ottocento quando, a causa di una grave carestia, la gente fu costretta ad emigrare.

La tradizione del “dolcetto o scherzetto”risale invece al Medioevo dove, il 1° Novembre i poveri andavano di casa in casa ricevendo cibo in cambio di preghiere per i defunti.

La celebre frase che invece viene accompagnata alla caccia dei dolcetti, “trick or treat” ha in realtà un duplice significato: oltre a “dolcetto o scherzetto” può anche essere tradotto con “sacrificio o maledizione”.

Halloween: perché la zucca? La leggenda di Jack O’ Lantern

Questa usanza è legata ad un’antica leggenda Irlandese, con protagonista Jack un fabbro astuto e avaro che ha cercato di ingannare il Diavolo.

A causa della sua quasi perenne ebbrezza, era quasi nelle mani del Diavolo ma con astuzia promise a questo la sua anima se si fosse trasformato in una moneta d’argento concedendogli un’ultima bevuta.

Così fece il Diavolo ma Jack mise la moneta vicino ad una croce, impedendogli di ritrasformarsi.

Quando il Diavolo tornò dieci anni dopo per avere la sua anima, Jack lo fece salire su un albero per prendere una mela, intagliando poi una croce sul tronco impedendo a Lucifero di scendere.

I due giunsero a un compromesso: liberando il Diavolo, alla sua morte Jack non sarebbe stato condannato alla dannazione eterna.

Commettendo tantissimi altri reati in vita, alla morte Jack fu cacciato dal Paradiso e, secondo il patto, anche dall’Inferno.

E’ così costretto a vagare per l’eternità sulla Terra alla ricerca di un rifugio con solo un tizzone messo in una zucca a fargli luce.

Le lanterne poste fuori le case il 31 Ottobre servono per far capire a Jack che lì non c’è posto per lui.

La zucca inoltre è stata considerata sia in Oriente sia in Occidente capace di far ritornare, con i suoi semi, in vita i morti.

E voi cosa scegliete, trick or treat?

 

 

Halloween: tra paganesimo e leggenda was last modified: ottobre 24th, 2016 by L'Interessante
24 ottobre 2016 0 commenti
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Cani
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Cani e castrazione: ti prego lasciagliele! Il Dog Friendly

scritto da L'Interessante

Cani

Cani

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati questo articolo nasce come spunto di riflessione dopo una cena con amici, in cui si  sono affrontati discorsi “maschi”. Quelli virili. Quelli testosteronici.

Essì, perché uno degli argomenti della cena è stata la castrazione del proprio cane,  e i relativi bisogni non appagati.

La tesi dei “conservatori”- quasi sempre proprietari di cane maschio intero- verteva su: “mi sembra di fare un torto nel toglierle; qualcosa di contro natura”.

Con trasporto emotivo ed arringhe intense, come se fossero le proprie ad essere in pericolo.

L’intervento di castrazione è un atto medico e come tale deve essere il clinico di riferimento a valutare quando e se opportuno effettuare questa procedura. Come cura o prevenzione di patologie che potrebbero minare la salute del nostro cane. Stabilire se effettuare una metodica di chirurgia o chimica; sì, esiste anche una castrazione transitoria, indotta chimicamente, che mediamente dura sei mesi dopo i quali il cane riprende la piena funzionalità riproduttiva.

Sotto l’aspetto comportamentale spetterebbe invece al medico veterinario esperto in comportamento dare indicazioni dopo attenta visita effettuata con scienza e coscienza, tenuto conto che in passato si è avuto la tendenza a castrare a tappeto quando ci si trovava di fronte a qualsiasi alterazione del comportamento.

Per intenderci, il tuo cane è aggressivo coi cani? Togliamogliele. E’ aggressivo con le persone? Togliamogliele.

Manifesta comportamenti iperattivi? Zacchette. Esprime diversi stati fobici? Migliorerà castrandolo.

Come se il comportamento risiedesse esclusivamente nelle…gonadi.

Certo, gli ormoni influenzano il comportamento, questo è chiaro. Ma il come e il quanto è da valutare soggettivamente.

Gli ultimi studi ci dicono infatti che la castrazione può avere delle influenze assai antitetiche tra loro- positivamente o meno sul comportamento di un cane: per questo andrebbe valutata scrupolosamente soggetto per soggetto.

I dubbi che invece sollevavo io riguardavano l’appagamento dei bisogni; quanto un maschio intero soffre nell’avere un organo funzionante, nell’avere degli slanci ormonali, nell’essere sollecitato dai sensualissimi feromoni sessuali lasciati da una femmina in estro, non potendo esprimersi? Quanto sclereremmo noi umani nella medesima circostanza? Soprattutto quanto riusciamo a metterci nei loro panni- di chi li vuole tutelare- senza pensare davvero che un maschio castrato sia un maschio..incompleto?

A volte mi sembra di notare che non esiste la medesima ritrosia nei confronti dell’intervento di sterilizzazione di una femmina. La si affronta con una minore difficoltà, resistenza. E qual è la differenza? Pur sempre di gonadi stiamo parlando.

Bisogna raccontarsela tutta: il fatto è che noi maschi non vogliamo essere feriti nell’orgoglio e nella virilità. Lo sanno bene gli americani che post castrazione facevano applicare una protesi nello scroto ormai vuoto. Almeno dall’esterno non si vedeva nessuna..mancanza.

Per me laddove ci sia uno stato di disagio conclamato, sostenuto e alimentato dalla componente ormonale è opportuno chiedere un consulto agli esperti suddetti per capire ciò che può mettere più in agio i nostri cani.

Ad esempio molti cani maschi smettono di mangiare durante il periodo rosso delle femmine; ululano tutta notte, diventano più reattivi e nervosi anche in altri contesti, in passeggiata tirano come gli ossessi per raggiungere la traccia odorosa e così via.

Gli abbiamo chiesto di mangiare lo stesso pasto tutti i giorni, di girare legati ad una corda, di fare passeggiate brevi e poco appaganti, di costiparsi nella comunicazione con il cane del vicino che gli sta antipatico; li abbiamo umanizzati. Bene, faccio appello proprio all’”umanizzazione- assunzione o conferimento di natura o dignità umana”: voi umani come vi comportereste dinanzi ad una donna- o uomo- che tanto vi piace, nel vedere senza poter mai toccare?

Io impazzirei.

Cani e castrazione: ti prego lasciagliele! Il Dog Friendly was last modified: ottobre 20th, 2016 by L'Interessante
20 ottobre 2016 0 commenti
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Confronti
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I grandi Confronti: Vegani e Carnivori. Intervista ad una Veg

scritto da L'Interessante

Confronti

Confronti

Di Roberta Magliocca

I Grandi Confronti è la nuova rubrica de L’Interessante. Ci occuperemo di grandi temi che animano le discussioni la domenica a pranzo dalla nonna, o fuori ad un cinema il Mercoledì sera, al bar il venerdì durante l’aperitivo. Intervisteremo, dunque, chi è da un capo e dall’altro di uno stesso argomento. Questo per dare ai nostri lettori tutti gli strumenti per comprendere due modi di vivere diversi. 

Il primo grande confronto de L’Interessante riguarda un tema di cui si discute moltissimo da tempo. Veg o Carnivori? Si sono espressi medici, specialisti, in tv e altrove. Ma chi meglio dei diretti interessati possono spiegarci i loro stili di vita?

Abbiamo intervistato, per voi, Nadia. Decisamente Veg.

Entriamo subito nel vivo della questione. Cosa ti ha portata ad intraprendere un’alimentazione vegetariana (o vegana): etica o salute?

Ho smesso di mangiare carne e pesce da un giorno all’altro, nell’adolescenza. Era la fine degli anni Novanta ed il boom di oggi era ancora lontano, non conoscevo altri vegetariani e potevo navigare in rete e cercare informazioni solo saltuariamente da un Internet point. Ma avevo la motivazione, l’unica forte che non mi ha mai più fatto tornare indietro: se, come dicevo da sempre, amavo gli animali, semplicemente non potevo più mangiarli. Ho capito solo molti anni dopo che questo non bastava: i derivati (latte e uova) sono comunque causa di sofferenza ed uccisione. Se c’era l’etica alla base della mia scelta, per gli animali dovevo diventare vegana. Ed è da quando ho preso questa direzione che ho abbracciato anche la motivazione salutista: eliminare i latticini, in particolar modo, ha decisamente migliorato la mia salute.

Attualità. Più di un caso pediatrico negli ospedali italiani. Si è data la colpa a genitori vegani che avrebbero sottoposto i figli piccoli alla loro stessa dieta. Qual è la tua posizione a riguardo?

Ho tante esperienze dirette di amici con figli vegani sanissimi che non hanno mai avuto problemi. Purtroppo questi casi balzati agli onori della cronaca sono stati utilizzati come pretesto per screditare questa scelta, bollandola come incompleta, se non addirittura dannosa. È ovvio che l’alimentazione dei bambini deve rispondere a precisi criteri nutrizionali, in grado di fornire loro tutti gli elementi necessari ad un sano sviluppo. Questo vale per i vegani, ma anche per gli onnivori. C’è da chiedersi però come mai, a fronte di pochissimi episodi di bambini vegani (o presunti tali, perché approfondendo certe notizie in taluni casi si è scoperto che non lo fossero nemmeno) che incorrono in carenze, non si spende mai una sola parola per la scorretta nutrizione di migliaia di bambini onnivori, obesi e in sovrappeso, ma anche già portatori di malattie croniche come ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari ed altro ancora. C’è inoltre anche il problema che i pediatri, sempre dalle testimonianze di amici vegani, spesso non hanno sufficienti conoscenze per supportare una famiglia che decide di crescere un figlio con un’alimentazione 100% vegetale. Questo costringe a volte i genitori a cercare informazioni da fonti non sempre affidabili. Si tratta quindi di una non trascurabile “colpa” di taluni professionisti della salute, contro i quali andrebbe puntato il dito, piuttosto che contro un’alimentazione del tutto adeguata e promotrice di salute. Concludo analizzando una frase che mi sono sentita spesso rivolgere in queste occasioni: “va bene, sei vegana, ma non puoi pensare di imporre le tue scelte ai tuoi figli”. Il punto è che qualsiasi scelta facciamo per loro è “un’imposizione”. A me, per esempio, i miei genitori hanno “imposto” un’alimentazione onnivora per molti anni… e ne avrei fatto volentieri a meno!

Dal punto di vista alimentare, qual è la tua giornata tipo?

Innegabilmente da vegani si diventa più salutisti. O forse, più semplicemente, si scopre un mondo di sapori (buoni e sani) che da onnivori si ignora, perché abituati a variare poco la propria alimentazione. Non sono il miglior esempio da seguire sotto questo punto di vista. Come capita a molti, anch’io la mattina vado spesso di fretta e mi limito ad un caffè al volo; se ho modo, però, una colazione più completa cerco di farla con latte vegetale (di soia, avena, riso, mandorle, nocciole… la scelta non manca!), yogurt di soia, cereali. O con un estratto di frutta e verdura, un concentrato di vitamine. Per il pranzo e per la cena cerco di adeguarmi a quello che mangia il resto della famiglia. Un primo piatto è quasi sempre una pasta e legumi, che alterno quando possibile con alimenti come cereali in chicco o integrali, consigliati ovviamente anche a chi segue un’alimentazione onnivora. E per insaporire ed integrare nutrienti essenziali, una manciata di semi (di sesamo, girasole, lino, zucca, ecc.). Come secondo piatto, raramente e solo per comodità i classici “alimenti vegani” (burger a base di proteine del grano o tofu, tempeh, wurstel vegetali, formaggi vegani). O magari una farinata, ovvero una frittata senza uova (e senza colesterolo!) ma di farina di ceci, arricchita secondo i propri gusti con verdure di stagione, proprio come si farebbe con una normale omelette. Frutta secca e fresca negli spuntini. Ma se ne ho voglia, gelato, biscotti e patatine! Fuori casa ci vuole un po’ più di organizzazione, ma negli ultimi anni ci sono alternative quasi ovunque, dagli scaffali dei supermercati alle tavole calde. In extremis, in qualsiasi alimentari è possibile farcire un panino. Ci tengo però a precisare che questa è la mia alimentazione e che di vegan non c’è, per fortuna, una sola corrente: siamo tutti diversi, accomunati dalla scelta di non mangiare derivati animali. Quello che è sicuro è che l’alimentazione vegana è arricchimento, non privazione!

Quali sono, a tuo avviso, i benefici (personali e planetari) che deriverebbero qualora l’intera popolazione mondiale facesse una scelta vegana?

I benefici personali riguardano la salute, ma anche la propria coscienza. Ci si sente in pace con sé stessi anche se si soffre di più, perché l’empatia ti spinge a voler cambiare le cose ma ti fa percepire il dolore altrui come proprio. A volte veniamo chiamati “nazivegan” dagli onnivori più agguerriti: a loro rispondo che non mi sento superiore agli altri perché sono vegana, ma sono diventata vegana proprio perché non mi sento superiore a nessuno, perché nell’animale riconosco un soggetto e non un oggetto. Quanto ai vantaggi a livello globale, secondo dati FAO del 2015, 795 milioni di persone, circa 1/9 della popolazione mondiale, non hanno abbastanza da mangiare. Mentre un altro miliardo consuma carne in maniera smodata. È questo il problema di fondo: lo squilibrio nella distribuzione delle risorse. L’attuale disponibilità di derrate alimentari potrebbe consentire a tutti gli abitanti del pianeta di assumere un numero sufficiente di calorie, proteine ed altri nutrienti necessari. Per ottenere un kg di carne è necessario consumare, mediamente, 15 kg di vegetali (in mangimi animali), ovvero per ogni 15 kg di vegetali dati in pasto ad un animale d’allevamento, solo un kg di “carne” verrà ricavata da quell’animale. Le produzioni attuali di cereali e legumi sarebbero sufficienti a sfamare tutti, occorrerebbe solo consumare direttamente i vegetali, anziché usarli per nutrire gli animali da allevamento. Collegato alla motivazione sociale, c’è il devastante impatto ambientale degli allevamenti, un enorme spreco di vegetali, di acqua, di combustibile, di terreno (rubato soprattutto alle foreste tropicali), di sostanze chimiche. Sempre secondo la FAO, gli allevamenti intensivi sono responsabili del 14,5% delle sole emissioni di gas serra: più di tutte le auto, i treni e gli aerei messi insieme! Gli approfondimenti sarebbero tanti: dalle deiezioni animali agli scarti della macellazione, dal disboscamento alla desertificazione. E se mi venisse obiettato che la soluzione a tutte queste problematiche è nell’allevamento biologico, risponderei che questi non peserebbe sull’ambiente solo se si consumasse veramente molta meno carne e derivati animali (si stima il 70% in meno). Un allevamento estensivo-biologico richiede molta terra: sarebbe impensabile mantenere a vita tutti i vitelli nati dalle mucche per avviare la produzione del latte o tutti i pulcini maschi “inutili” negli allevamenti delle galline ovaiole, perché occuperebbero una quantità di terreno enorme e “sfrutterebbero” il suolo per la durata di tutta la loro vita. Un prodotto simile avrebbe un costo improponibile, oltre a concludersi sempre nello stesso modo, con l’uccisione di un essere senziente. Quindi, se tutti gli allevamenti fossero biologici, allevando un numero di animali molto minore ci sarebbe per forza di cose una drastica diminuzione della produzione ed effettivi benefici per l’ambiente, ma solo perché si allevano meno animali, non perché si allevano in modo estensivo-biologico. Consumare carne biologica, mantenendo inalterati i consumi, significa non cambiare nulla. Non esiste, insomma, un solo motivo per non diventare vegan sin da subito, perché i benefici sarebbero per tutti: animali, pianeta Terra, noi stessi!

I grandi Confronti: Vegani e Carnivori. Intervista ad una Veg was last modified: ottobre 14th, 2016 by L'Interessante
14 ottobre 2016 0 commenti
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