L'Interessante
  • Home
  • Parliamone
    • Politica
    • Cronaca
    • Attualità
  • Cultura
    • Eventi
    • Teatro
    • Cinema
    • Tv
    • Libri
    • Musica
  • Sport
    • Basket
    • Calcio
    • Volley
  • Dall’Italia e dal Mondo
    • Notizie fuori confine
    • Curiosità
    • Indovina dove andiamo a cena
    • Viaggi Interessanti
  • Editoriale
  • Vignette Interessanti
  • Web Tv
Notizie Flash
1 MAGGIO: FESTA O…. LUTTO. UNA FESTA BEN...
CORONAVIRUS FASE 2 ……… GIU`LA “MASCHERINA
LA MUSICA DELLA GATTA CENERENTOLA COME PASS PER...
INTERNAZIONALI: LA COPPIA DI TAIWAN SI AGGIUDICA IL...
INTERNAZIONALI TENNIS ASSEGNATE LE WILD CARD. SABATO INIZIANO...
Michele Pagano: Il futuro è il mio presente
Da consumarci preferibilmente dopo morti: Officina Teatro incanta...
VALERIO BIANCHINI E LE SUE … BOMBE. AMARCORD...
Caso Weinstein. Dite alle donne che non siamo...
The Aliens ad Officina Teatro: vita, amicizia ed...

L'Interessante

  • Home
  • Parliamone
    • Politica
    • Cronaca
    • Attualità
  • Cultura
    • Eventi
    • Teatro
    • Cinema
    • Tv
    • Libri
    • Musica
  • Sport
    • Basket
    • Calcio
    • Volley
  • Dall’Italia e dal Mondo
    • Notizie fuori confine
    • Curiosità
    • Indovina dove andiamo a cena
    • Viaggi Interessanti
  • Editoriale
  • Vignette Interessanti
  • Web Tv
Categoria

Curiosità

Uomo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il tipo di uomo da evitare

scritto da L'Interessante

Uomo

Di Miriam Gargiulo

Il tipo di uomo che ogni donna dovrebbe evitare possiede tutte le caratteristiche negative che si possano avere. L’ “uomo” in questione è: freddo e distaccato, incapace di provare qualsiasi tipo di sentimento e avverso ai legami. A nulla serve aspettare e sperare che cambi. A nulla serve credere che imparerà ad amare se sarà amato.

E’ inutile farsi illusioni!

L’ uomo da evitare è anche narcisista, egocentrico e immaturo. E’ innamorato di se stesso e la sua esistenza ruota intorno al proprio aspetto fisico. Non a caso, il suo luogo preferito è la palestra. Qui trascorre la maggior parte della giornata allenandosi almeno 6 giorni a settimana. E’ facile riconoscerlo. E’ quello tutto impostato, che con aria da “macho man” si lascia guardare senza guardarti mai! E’ abituato a stare da solo e non ha nessuna intenzione di rinunciare alla propria libertà e alle proprie abitudini. Inoltre da buon egoista, cerca di trarre sempre benificio per se stesso da qualsiasi situazione, fregandosene altamente degli altri. Non sa cosa sia la sensibilità, non ha cuore e non pensa mai prima di parlare. Quando deve dirti qualcosa, lo fa in maniera cruda e diretta senza giri di parole e senza farsi il minimo scrupolo di ferirti, perchè non è certo un suo problema se questo avviene!

Di solito è l’unico single del gruppo di amici, felicemente fidazati da anni. Lui invece preferisce avere storielle di pochi mesi perchè in realtà non desidera e non è all’altezza di una relazione seria. Quando incontra una ragazza matura, determinata e con dei progetti di vita, è pronto a scappare a gambe levate quanto prima!

Quest’ uomo qui? Non credere di poterlo salvare 

Non credere mai che con te sarà diverso. Non credere mai che con te riuscià a smorzare i suoi lati negativi. Nessuno potrà cambiare la sua natura se non sarà lui a voler migliorare se stesso. 

”L’amore da una parte sola non basta. Non si regala l’anima a chi non è disposto a regalare la sua. Chi non fa regali, non apprezza regali.”

-Oriana Fallaci

 

Il tipo di uomo da evitare was last modified: dicembre 20th, 2016 by L'Interessante
20 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
Desiderio
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il desiderio di Carmen: Caro Babbo Natale, vorrei un lavoro per papà

scritto da L'Interessante

Desiderio

Di Michela Salzillo

Siamo quelli del fast, lo sappiamo! Lo abbiamo detto tante volte. La velocità con cui siamo abituati a digerire gli eventi è in grado di far sembrare antica anche una notizia di qualche ora, è vero. Ma è altrettanto vero che quando certe storie arrivano lontano, vuol dire che corrispondono a un bisogno, significa che è forte la necessità di farci contaminare da tutto quanto stiamo leggendo, ascoltando o condividendo. Sto parlando delle notizie belle, quelle che raccontano trame a lieto fine, quelle a cui neppure siamo più abituati. Pochi giorni fa parlavamo di spirito natalizio, questo stato d’animo d’occasione cosi discusso, che spesso sembra uno sconosciuto, sì, ma a volte può apparirci più familiare che mai. Ci vuole poco, può bastare anche una letterina, di quelle che se non appendi all’albero, vai a consegnare al primo Babbo Natale che incontri per strada. Chi non l’ha mai fatto almeno una volta nella vita? Ebbene, nessuno di noi è stato l’ultimo, ce lo ha confermato Carmen, una bambina di soli sei anni, che qualche giorno fa, in poche righe, ha espresso uno di quei desideri che nessun bambino dovrebbe neppure imparare a sperare.

Il desiderio di Carmen e quella letterina che ha fatto commuovere il web

 Era Giovedì scorso quando, al centro commerciale Apollo, a Casapulla, un Babbo Natale d’eccezione ha ricevuto l’inusuale letterina di Carmen.  Non capita tutti i giorni di vedersi richiedere un desiderio simile al suo, anzi, in un Paese come l’Italia dovrebbe considerarsi un rischio alquanto superato, e invece no. Carmen, per Natale, ha sognato un lavoro per il suo papà:

“ Caro Babbo Natale… Volevo dirti che questo anno mi sono comportata da brava bambina, ho ascoltato sempre la mamma e ha scuola ho avuto tutti 10. Per Natale vorrei che mio padre trovasse un lavoro, così sarebbe felice. “

 I primi a rendere pubblica questa dolce missiva sono stati i componenti dello staff del centro commerciale che, attraverso la pagina Facebook, hanno chiesto l’ausilio dei lettori  affinché si risalisse, mediante la condivisione del messaggio, all’ identità della bambina, così da poter poi provare a  esaudire la sua richiesta. Le parole della piccola hanno emozionato talmente tanto l’opinione pubblica, che nel giro di un solo giorno è stata rintracciata addirittura la foto che ritraeva Carmen nell’atto di scrivere la letterina. Allo scatto, che opportunamente oscura il suo volto, è stato allegato anche questo messaggio di accorato ringraziamento:

“ Amici, grazie a tutti voi…e soprattutto grazie alla sensibilità dei ragazzi dell’animazione, siamo riusciti a trovare Carmen. Molte persone hanno messo in dubbio l’autenticità della letterina, ma come si dice in questi casi “Dio è grande” …abbiamo trovato la foto di Carmen mentre scrive di suo pugno la letterina. La pubblichiamo per mandare un piccolo messaggio: Impariamo dai bambini. impariamo a sognare e sperare…I bambini hanno qualcosa che forse noi grandi abbiamo dimenticato: “Credono ancora nella forza dei loro sogni… dei loro desideri”. Babbo Natale regalerà un sorriso a Carmen e, chissà, forse il suo desiderio è talmente pulito e autentico da regalare tanta felicità anche al suo papà.

 Lo staff.”

Il desiderio di Carmen e quel dubbio sull’autenticità della sua richiesta

 I sogni son desideri chiusi in fondo al cuor.

È Proprio questa una delle verità che ci insegnano sin da bambini. Non esiste una cosa che sia più reale dei sogni, non è vero che assomigliano a un miraggio, basta non aver paura dell’abisso, quello che ti trascina a fondo, proprio lì, vicino al cuore. Li trovi così, fra un battito, un’emozione, un respiro profondo, e quando ti accorgi di esserne stato capace la felicità dura pure di più. Per conoscere un desiderio bisogna imparare a cercarlo, bisogna accettare l’incoscienza, quella capace di farti osare liberamente, senza far sembrare pretesa una semplice volontà. Certo, non è sempre facile: quelle che da piccoli sembrano discese, da adulti diventano scalate, e l’attitudine al sogno è senz’altro uno di quei ripidi sentieri che smettiamo di percorrere nell’esatto momento in cui impariamo a ritenerci troppo grandi per le favole, per Babbo Natale e le letterine. Forse è per questo che la diffidenza è sempre in agguato, è per quella condanna alla ragione, quasi sempre distorta, che neppure un’emozione sappiamo goderci appieno. A dimostrarlo è stato un messaggio, che seppure abbia rappresentato l’ unica nota stonata in mezzo a un’ orchestra di solidarietà, ha senz’altro rubato un briciolo di magia alla storia d’amore fra Carmen e il suo papà:

“Se la bambina ha 6 anni, dovrebbe frequentare la prima elementare da tre mesi. Non può ancora scrivere così bene in corsivo, con le H al punto giusto, con la punteggiatura perfetta e le maiuscole quando servono. Per me, che sono una insegnante, questa lettera è stata dettata a qualche adulto. Ciò non toglie che il messaggio è molto dolce e va preso in considerazione…”

Così scriverà in quei giorni una persona, (la cui identità terremo segreta per l’ovvio diritto alla privacy), manifestando un dubbio legittimo, probabilmente, ma dimostrando anche  quanto sia difficile, per un adulto, pensare senza malizia o preconcetto; dare spazio al cuore, quella parte di noi in cui sono chiusi i desideri più coraggiosi. Per fortuna, però, l’infanzia non cresce mai, sa reinventarsi sempre, sa riciclarsi e non disilludersi. Finché ci saranno bambini disposti a crederci, come Carmen, Babbo Natale esisterà, e sarà pronto a realizzare ogni desiderio espresso. Parola di elfo.

Il desiderio di Carmen: Caro Babbo Natale, vorrei un lavoro per papà was last modified: dicembre 20th, 2016 by L'Interessante
20 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
cane
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Può un proprietario punitivo incrementare l’aggressività del cane? La scienza si esprime

scritto da L'Interessante

Cane

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati l’altro giorno sono stato chiamato per svolgere una consulenza in un sistema famiglia- cane dove quest’ultimo manifestava comportamenti aggressivi verso gli ospiti di casa

All’ingresso una gentile signora si stupisce della mia età ed aggiunge “pensavo arrivasse un omone vestito in mimetica”.

Continuo la raccolta dei dati ed emergono informazioni chiave per noi tecnici: allontanamento dal gruppo sociale, strattonate, spintoni, punizioni fisiche e psicologiche. Zero gioco. Solo comandi. Scarsi rituali di condivisione. Concetti di dominanza e controllo tessono le conversazioni. 

Della serie “o’ can’ addà fa chell’ che dic’ io”.

Respira Luigi, respira.  Loro non sanno quel che fanno,  hanno solo usato le risorse che avevano a disposizione finora- mi dico.

Torno a casa, apro facebook e trovo un post dello stimato collega  Attilio Miconi.

Un segno.

“Nell’oltre il 95% dei casi il cane che morde è un cane con una soglia emotiva fuori controllo.

Questo significa che potrebbe mordere per paura perché è un fobico, oppure mordere quando si sente come dentro un frullatore di emozioni perché iperattivo.

In entrambi i casi possiamo affermare di trovarci di fronte a cani ipersensibili, con tanta necessità di essere compresi, quindi curati”.

Questo però presupporrebbe un domandarci il perché di tale comportamento. Interrogandosi sulla semantica e pragmatica ed andando oltre la mera dicotomia cattivo vs buono, dispetto vs approvazione.

“Dopo questa premessa vi domando e mi domando: le punizioni corporali o le sgridate possono migliorare la loro ipersensibilità e quindi annullare le aggressioni?

Io dico di No! Le punizioni inferte al cane, che siano esse fisiche o psicologiche, inducono in lui un ulteriore stato di disagio”.

Bisognerebbe tatuarsi queste parole. Punizioni e disagio, strettamente correlate. Insieme. Te le trovi in un rapporto a volte per sempre.

“Anche se si si può manifestare una momentanea regressione, per ulteriore paura, della fase reattiva di qualunque comportamento “aggressivo”, in realtà, è verosimile osservare come dopo alcuni mesi si manifesteranno comportamenti di aggressione da parte del cane in modo ancora più imprevedibile, addirittura constatando un peggioramento rispetto alle condizioni iniziali, prima delle punizioni inferte all’animale”.

Nell’ immediato quindi l’azione della violenza può anche sembrare d’aiuto: ma dove si anniderà tutto quel disagio? Come un virus presente ma latente, quali saranno i suoi effetti?

Vi sarà capitato di essere stati zittiti da qualcuno per interrompere una discussione: l’emozione si placava nel momento in cui vi chiedevano di tacere e reprimervi?

“Così, è capitato a molti proprietari, che tornando sconfortati e spaventati da chi aveva loro suggerito di essere i capo branco  dominando il cane, da questi vi sono sentiti rispondere di non essere stati abbastanza autoritari nell’inibire il cane a sufficienza”.

Certo, perché c’è sempre la possibilità di essere più violenti e vessatori, soprattutto quando precedentemente si è stati un po’..mollacchiosi; vuoi mettere due strattonate a paragone con una? E se non ne bastano due, si passa a tre, finché quel soggetto non si piegherà.

E cosa ci faremo poi con un soggetto piegato emotivamente?

In risposta a questa domanda  interviene  la scienza, con uno studio “Survey of the use and outcome of confrontational and non-confrontational training methods in client-owned dogs showing undesired behaviors” (Meghan E. Herron, Frances S. Shofer, Ilana R. Reisner. Applied Animal Behaviour Science, Volume 117, Issues 1-2, February 2009, Pages 47-54) in cui si rivela che il proprietario coercitivo può favorire l’aggressività del proprio cane.

Lo studio ha valutato gli effetti sul comportamento e i rischi per la sicurezza delle tecniche storicamente utilizzate dai proprietari di cani in presenza di problemi comportamentali.

A tutti i proprietari dei cani ricevuti presso un consultorio comportamentale nel corso di un anno è stato somministrato un questionario comportamentale riguardante gli interventi comportamentali precedentemente adottati.

Per ogni intervento applicato, al proprietario si chiedeva di indicare se si otteneva un effetto positivo, negativo o nullo sul comportamento del cane, e se si osservava un comportamento aggressivo in associazione al metodo utilizzato. Si chiedeva inoltre ai proprietari la fonte del consiglio comportamentale.

Risultavano completati 140 sondaggi. Le più comuni fonti dei consigli comportamentali erano “se stessi” e “l’addestratore”.  Numerose tecniche basate sul confronto come “colpire” o dare calci al cane per un comportamento indesiderato” (43%), “gridare contro il cane’’ (41%), ‘’forzare fisicamente l’animale a lasciare un oggetto dalla bocca’’ (39%), “alpha roll” (ruolo del cane alpha, dominante) (31%), ecc. inducevano una risposta aggressiva in almeno un quarto dei cani su cui erano utilizzati.

I cani visitati perché avevano manifestato aggressività verso una persona familiare avevano maggiore probabilità di rispondere in maniera aggressiva ad “alpha roll” e al “no” urlato, rispetto ai cani che avevano altri problemi comportamentali.

Le tecniche basate sul confronto adottate dai proprietari prima del consulto comportamentale, concludono gli autori, erano in molti casi associate a risposte di aggressività.

Siamo dei modelli per i nostri cani, e come tali siamo imitabili.

Una volta presa coscienza di ciò si può decidere quale stile di relazione adottare: autorevole- come un leader sa essere, o autoritario- come un capo.

Non meravigliamoci però se nel secondo caso c’è distanza emotiva e il cane non ci ascolta.

Può un proprietario punitivo incrementare l’aggressività del cane? La scienza si esprime was last modified: dicembre 16th, 2016 by L'Interessante
16 dicembre 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
tombola
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Tombola : il gioco di Natale fra antiche tradizioni e cenni storici

scritto da L'Interessante

Tombola.

Di Michela Salzillo

 

Se il Natale fosse un vizio, probabilmente nessuno oserebbe dire che toccherebbe starci attenti. Anzi, sarebbe un peccato beatamente concesso. Nonostante i tempi moderni si facciano spesso sinonimo di disillusione e pessimismo, lo spirito natalizio è una rinuncia che sembra non volere accadere, non del tutto almeno. Che sia intesa in forma laica o religiosa, la festa dei desideri resiste, ancora oggi, fra le migliori attese dell’anno. Dalle grandi città ai piccoli borghi, ognuno con le proprie tradizioni, riscopre ogni volta quei piccoli esercizi di intimità che la ressa quotidiana tende a rimandare nei dimenticatoi. Fra quei riti irrinunciabili, a misura di semplicità, in grado di mettere d’accordo grandi e piccini, c’è sicuramente uno dei giochi da tavolo più belli di sempre: la tombola.  Per chi è nato a Napoli, ma non solo, è praticamente impossibile non aver mai fatto un lancio di fortuna al grido di ambo o terno. Nonostante abbia le stesse regole del bingo, il gioco meno nuocente della storia non intende cedere il posto a nulla che gli possa assomigliare.  Anche se è classificato per legittima attribuzione nella scaffalatura dei giochi d’azzardo, la tombola, di solito, non conosce affari loschi. E questo perché è da sempre il ludibrio delle famiglie, quelle che dopo il cenone della vigilia, con ancora il pandoro fra le mani, scostano di un centimetro la tovaglia per creare l’angolo delle scommesse buone. Solitamente, le somme che si impegnano e si vincono nelle singole partite hanno un valore prevalentemente simbolico, anzi, spesso si utilizzano premi di altra natura, molto più concilianti all’ idea di un dono natalizio. La legge vuole a gestire il gioco  un croupier d’eccezione che, sempre da regolamento, ha a disposizione un tabellone sul quale sono riportati i numeri da 1 a 90, e un bussolotto o un sacchetto riempito con pezzi numerati in modo analogo. Tale ruolo, specie nei nuclei famigliari abbondanti, viene ceduto, per gentile precedenza, ai nonni o bisnonni, motore indiscusso di gioia e ironia. È dunque il caposquadra ad effettuare l’estrazione di ciascun numero che, secondo le antiche tradizioni nostrane, va associato ad una delle immagini contenute nella smorfia napoletana, la quale, a sua volta, attribuisce ad ogni cifra uno strambo significato. Quando il numero estratto è presente su una delle schede dei giocatori, è usanza comune quello di coprirlo con ceci, lenticchie, fagioli o tubetti di pasta. È probabile, però, che molti di voi scavando nelle rimembranze della propria infanzia, associno a questo momento il profumo dei mandarini o delle arance. La buccia degli agrumi, infatti, detiene il primato fra gli strumenti più utilizzati in questo gioco, se non altro per evitare la possibilità che una lenticchia cruda possa rotolare giù dalle caselle e costringere tutti a scegliere fra due possibilità: Applicarsi con dedizione alla ripetizione di tutti i numeri già sorteggiati, fra una dissacrante imprecazione e un ‘impazienza di troppo, oppure dichiarare la partita terminata, perché tanto, soprattutto a Natale, ciò che conta è stare insieme. Ma se è vero che regole del gioco, forse, non sono una grossa novità da segnalare, chiedersi come sia nata la tombola, così come la conosciamo oggi, non è poi tanto comune.

 

 La tombola e le sue origini

Era l’anno 1734, e il re di Napoli Carlo III di Borbone era deciso a legittimare nel suo Regno il gioco del Lotto che, se fosse rimasto clandestino come fino a quel momento, avrebbe strappato ingenti entrate alle casse dello Stato. A questa volontà si opponeva fermamente il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, una diatriba, quella nata fra i due, che si dimostrò parecchio partecipata da ambe le parti in causa.

Padre Rocco, dal suo canto, sosteneva che non fosse giusto introdurre, fra le cose lecite, un diletto così ingannevole. Tale scelta, sempre secondo il suo punto di vista, avrebbe cozzato con i valori religiosi a cui l’ intero regno era sempre stato devoto. Il re, forse per una sottile e astuta strategia, la mise sul piano del “meno peggio”, asserendo che il lotto, se giocato di nascosto, sarebbe stato più pericoloso per le tasche dei sudditi, uniche vere vittime di tale negligenza. In questo modo riuscì a conquistare consenso, ad un patto però, che il gioco, almeno nella settimana delle festività del Natale, fosse stato sospeso. In quei giorni,  dunque, non avrebbe dovuto esserci alcuna distrazione dai riti religiosi. Ma, visto che da sempre ogni divieto genera la voglia di trasgredirli, il popolo non ci impiegò molto a formulare una personale alternativa alla regola. I novanta numeri del lotto furono messi in ‘panarielli’ di vimini e, per divertirsi in attesa della mezzanotte, ciascuno provvide a disegnare numeri sulle cartelle. Fu così che l’ ingegnoso estro  popolare riuscì a trasformare un gioco pubblico in un divertimento familiare. Il nome di tombola venne fatto provenire dalla forma cilindrica che ha il  numero impresso nel legno, o forse dal capitombolo che fa lo stesso numero estratto, quando dal  panariello cade sul tavolo. Ad ognuno dei novanta numeri della tombola fu attribuito un simbolo diverso da regione a regione. I significati della tombola napoletana sono quasi tutti allusivi, alcuni anche piuttosto scurrili. Stando a queste verità,dunque, potremmo addirittura azzardare una smentita. Più che dal bingo, la tombola sembra essere stata partorita dalla fantasia audace dei napoletani.

Tombola : il gioco di Natale fra antiche tradizioni e cenni storici was last modified: dicembre 13th, 2016 by L'Interessante
13 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
cani
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il Dog Friendly: storie di cani cortesi. Intervista a Chiara Cortese

scritto da L'Interessante

cani

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati oggi vi porto nella calda Sicilia, dove ad aspettarci c’è Chiara Cortese- istruttore ed educatore cinofilo. Ci accoglie in terrazza, di fronte al mare, in compagnia del suo branco.

L’abbiamo raggiunta per capirne di più della convivenza di cani in branco, gestiti da un animale non umano- Chiara per l’appunto.

Siamo qui con Lei in presenza di alcuni suoi cani; come Le è nata l’ idea o il desiderio di condividere la sua vita con loro?

“Non è stato nulla di deciso in modo preventivo , mi ci sono trovata nel corso degli anni. Vivo in una parte della penisola dove purtroppo i cani randagi sono davvero tanti. Il tutto ebbe inizio nel 1996 quando mi offersi volontaria per allevare una cucciolata di 4 cani neonati trovati nel contenitore dell’immondizia, ai tempi convivevo con  Freddy- un incrocio di breton- e Zara, una dobermann e mi ritrovai a quota 6 cani”.

  • Quali sono state le maggiori difficoltà a cui é andata incontro nel gestire un gruppo di cani?

“All’inizio le difficoltà maggiori erano quelle legate alla pacifica convivenza con il vicinato che poco tollerava la nostra presenza , per preconcetti,  scarsa conoscenza e anche per un disagio che i nuovi arrivati esprimevano quando mi allontanavo con abbai molto profondi. Solo successivamente ho scoperto essere ansia da abbandono;  ma eravamo nel lontanissimo 1996”.

  • A volte imponiamo la convivenza tra cani senza domandarci se veramente  vogliono condividere il loro spazio, tempo e risorse con altri soggetti. Quali sono gli errori che assolutamente bisogna evitare per evitare conflitti o il degenerarsi di alcune situazioni?

“Non esiste una regola unica, di sicuro è importante avere ben presente che convivere, come nel mio caso, con un numero alto di cani che tengo a precisare non si sono scelti ma hanno saputo adattarsi ad una convivenza imposta- situazione che da tecnico noto nella stragrande maggioranza dei cani conviventi-, vuol dire vivere in una sistema dinamico in continuo mutamento e riorganizzazione . Bisogna stare attenti a cogliere i primi segni interni al gruppo di eventuali crisi e fare in modo che i conflitti  siano tenuti sotto un livello di stress più basso possibile . Di sicuro quello che ho imparato è che  quando avviene qualcosa che sfugge alla nostra idea di convivenza, più che pensare a forme punitive di controllo, è opportuno domandarsi il perché di certe espressioni , non fermarsi al comportamento ma risalire all’intenzione che ha fatto esprimere quel comportamento” .

  • Effettivamente non sempre ci domandiamo il perché di alcuni comportamenti. Andiamo direttamente sulla gestione o sulla punizione, pensando sia la scelta più funzionale. Cosa ne pensa invece di alcuni luoghi comuni circa i cani aggressivi?

“I luoghi comuni purtroppo sono fonti del non sapere che forniscono  risposte immediate e risolutive . Non credo esistano cani aggressivi di per sé , ma cani che esprimono un forte disagio attraverso un canale che è quello del comportamento aggressivo . Quando adottai Zara , la dobermann , per tutto il tempo della nostra magnifica convivenza ho incontrato numerose persone che mi raccomandavano di stare attenta alla sua improvvisa pazzia che sarebbe avvenuta- come luogo comune insegna- a 7 anni . Nei casi in cui si insinua un dubbio che non riusciamo a chiarire è sempre buona cosa ascoltare il parere di istruttore cinofilo e di  un medico veterinario esperto in comportamento per la diagnosi” .

  • E’ quindi possibile la convivenza pacifica e serena anche fra più cani non parenti?

“Dipende; dipende dalla volontà del cane di voler trascorrere i suoi anni in compagnia di altri cani anche non parenti , oppure desiderare di essere figlio unico. Questo aspetto lo curo molto con i miei clienti che mi informano di voler adottare un nuovo cane, chiedo loro di valutare anche il desiderio del cane di famiglia; è importate che ci sia il piacere di tutti nel vivere insieme.  Nel mio caso direi che son stata particolarmente fortunata, vivo con 3 gruppi familiari tutti allevati da me , 8 cani senza fratelli e 8 gatti, i vari gruppi si sono presi cura a loro volta dei nuovi ingressi con l’accudimento che solo un cane può  dare ad un altro cane nei suoi primi giorni di vita. Siamo  un bel gruppo, anche noi con i nostri momenti di tensione , ma siamo un bel gruppo. Il gruppo dei cani Cortesi”.

Grazie mille alla collega per la sua disponibilità e per avermi fatto conoscere il suo gruppo.

Parlare di cani, con cani, con un tramonto palermitano che illumina le serate dicembrine, rende tutto più magico.

L’uomo non è un’isola. È portato ad appagare il suo bisogno sociale, e in questo i cani sono degli ottimi maestri.

Bisogna però evitare di tirare la corda. Non mi stancherò mai di dire che agire in prevenzione è più utile che risolvere un conflitto già innescato.

Il Dog Friendly: storie di cani cortesi. Intervista a Chiara Cortese was last modified: dicembre 8th, 2016 by L'Interessante
8 dicembre 2016 0 commenti
2 Facebook Twitter Google + Pinterest
proteine
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Proteine: nei capelli una nuova chiave di identificazione univoca

scritto da L'Interessante

Proteine

Le proteine dei capelli sono una carta d’identità biologica in grado di identificarci in modo univoco, come il Dna: un nuovo strumento utile alla polizia scientifica e all’archeologia, quando il sequenziamento del Dna risulta impossibile.

L’analisi delle proteine presenti nei capelli può diventare una tecnica di identificazione univoca alternativa al sequenziamento genetico: lo suggerisce uno studio realizzato da un team del Lawrence Livermore National Laboratory (California) (pubblicato su Plos One) che pone le basi per una profonda trasformazione delle tecniche di analisi biologica nella scienza forense e nell’archeologia.

Le proteine dei capelli

In determinate condizioni è possibile analizzare anche Dna vecchio di centinaia di migliaia di anni. Il sequenziamento genetico diventa però inutilizzabile quando il Dna si degrada per cause ambientali, legate al Ph, alla temperatura, alla presenza di acqua, batteri o altri microrganismi.

I capelli invece sono una delle strutture più resistenti del corpo umano, al pari di ossa e denti. La robustezza del cuoio capelluto deriva dall’alto grado di legami intermolecolari presenti nelle 300 proteine contenute in un singolo capello.

Le proteine dei capelli si formano sulla base di informazioni genetiche presenti nel Dna: perciò quando si verifica una mutazione genetica ci possono essere anche lievi variazioni nella sequenza di molecole di aminoacidi che compongono queste proteine. Il team di ricerca ha sviluppato una tecnica in grado di spezzare le sequenze proteiche, individuando decine di variazioni genetiche nei capelli di 76 persone viventi e di altre decedute tra il 1750 e il 1850. È stato calcolato che alcune di queste variazioni sono molto rare e si possono presentare in un soggetto ogni 12.500: questa caratteristica le rende potenti marker al servizio della bioarcheologia e della scienza forense.

Proteine: nei capelli una nuova chiave di identificazione univoca was last modified: dicembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 dicembre 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
cane
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il cane con lo shatush. Il nuovo capitolo de Il Dog Friendly

scritto da L'Interessante

Cane

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati, ieri mi è capitata una cosa strana: giravo per la mia città un po’ sovrappensiero quando vedo comparire, all’uscita di un negozio, un maltese accompagnato dal suo proprietario. E fin qui non v’è notizia eclatante. Il sussulto della mia mente  è stato però attivato dal notare che quel maltesino tutto bianco e candido aveva…una cresta colorata. Verniciata. Pittata. Mechata. Era passato dal coiffeur, si direbbe.

Onestamente ho fatto fatica a pensare di aver realmente visto quella scena, per cui son dovuto passare due volte nello stesso punto per notare che ciò che avevo visto..fosse reale.

Mi si è raggelato il sangue nelle vene.

Ma come si può? Surreale.

Io non dico che non si debba aver cura dell’aspetto del proprio animale- anzi, la cura del pelo e della cute è fondamentale per il benessere del cane, ma come si può conciare  un nostro amico in una maniera così distante dalla sua natura?

Il prendersi cura dell’altro si manifesta sicuramente attraverso atti di grooming, di pulizia degli arti, di controllo dei parassiti, ma si esagera drasticamente quando al cane non viene permesso di poter esprimere alcuni suoi comportamenti di specie semplicemente perché si sporca o si allontana dal nostro concetto di igiene.

Rotolarsi sulle carogne è uno di questi. Come anche rotolarsi nel fango, nell’erba bagnata, tuffarsi nelle pozzanghere e così via. Profumi di natura per un naso sopraffino. Altro che chanel numero 5.

E ancora pulire insistentemente le zampe al rientro della passeggiata perché lo si è visto raspare dopo aver fatto pipì, o perché semplicemente non si vogliono rischi di “contaminazione”. Da cosa? Le nostre case non sono mica una sala operatoria dove si necessita di un ambiente sterile?

E non vi pare una esagerazione? Non possiamo rispondere ad  una esagerazione mettendone in atto  un’altra.

Questo accade perché per molti proprietari la relazione col cane è vissuta principalmente sulla dimensione edonico- estetica, in cui si ha il piacere di ammirare il cane, di apprezzarlo per le sue qualità morfologiche o performative.

Unita spesso alla dimensione affettivo- epimeletica, in cui prevale il prendersi cura del cane, accudirlo, sentirsi il suo genitore, avere una tutela stretta sul cane.

In questi casi è necessario aprire altre dimensioni di relazione in cui il cane possa manifestare delle attività appaganti e diminuire quelle forme di antropomorfizzazione che tanto stanno care a noi umani, e poco ad una specie diversa.

Ne è un esempio il barbone. Originariamente il barbone era un cane votato al pericolo e all’avventura. Il suo impiego nella caccia all’anatra e come cane da riporto in acqua era talmente diffuso che la sua toelettatura odierna era concepita appositamente per facilitargli il lavoro nell’acqua: la tosatura sul pelo nella parte posteriore del corpo serviva a lasciargli maggior libertà nel nuoto con gli arti posteriori, mentre il pelo veniva lasciato crescere abbondatamene nella parte anteriore per garantire copertura dal freddo e dal vento agli organi importanti come polmoni e cuore e per proteggere il corpo dai graffi delle piante. E il ciuffo sulla coda? Era necessario per permettere al compagno umano di seguirlo con lo sguardo mentre si immergeva nella boscaglia o negli acquitrini. Nel tempo il cane ha smesso di lavorare ma molti proprietari hanno conservato ed estremizzato questa cura, facendola diventare tratto distintivo della razza.

E allora vai di ciuffettino, taglio  a leoncino, smalto al ditino e si sfila verso il salottino.

Come sempre le mediazioni possono  aiutarci a tutelare tutti i membri di uno stesso sistema.

Pertanto non dico che il cane debba rotolarsi nel fango tutte le volte che si esce- magari qualche volta anche noi umani siamo di fretta perché abbiamo una cena galante- ma impedirglielo sempre è una sorta di sottile maltrattamento mascherato da cura.

Non dico nemmeno che il taglio che ci piace non debba essere fatto: ma c’è modo e modo.

L’estremizzazione cozza con il benessere, ma meglio si sposa con la spettacolarizzazione.

Abbiamo preso un cane per fare lo show?

Resta per me fondamentale rivolgersi a tolettatori professionisti e medici veterinari che sappiano indirizzarvi verso la miglior cura del mantello del vostro cane.

Il cane con lo shatush. Il nuovo capitolo de Il Dog Friendly was last modified: dicembre 1st, 2016 by L'Interessante
1 dicembre 2016 0 commenti
2 Facebook Twitter Google + Pinterest
cani
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Cani. Socializzarsi in natura: intervista a Veronica Papa

scritto da L'Interessante

Cani

Cani

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati oggi vi porto a Ceggia, presso “La Margherita” centro cinofilo, dove ci aspetta l’istruttrice Veronica Papa.

La seguo da qualche tempo, scrive racconti di vita quotidiana di cani e umani sempre molto affascinanti.

Le sue foto e i suoi video prendono vita, come fossero film con sottotitoli.

  • Grazie Veronica per aver accettato questa intervista. Da un punto di vista professionale, come possiamo definirla?

“La tradizione definisce il mio mestiere come quello di Educatore Cinofilo- anche se secondo alcune scuole io  sarei Istruttore Cinofilo, in quanto abilitata ad occuparmi anche di quelli che molti chiamano problemi comportamentali del cane. Io sono però convinta che a occuparsi dell’educazione del cane debba essere chi lo cresce, quindi il suo umano; io posso solo fornirgli gli strumenti per svolgere questo compito nel miglior modo possibile, aiutandolo a superare le difficoltà derivanti dallo svolgere un ruolo che sarebbe stato in realtà di competenza della famiglia naturale.
Alcuni colleghi, per questi motivi, si definiscono Consulenti di Relazione oppure Interpreti Cinofili, ma essendo termini poco diffusi creano più perplessità che altro. Diciamo che sono un Educatore che Educa ad Educare”.

  • Educare fornisce molta consapevolezza, ciò di cui i proprietari hanno bisogno. A riguardo ci può spiegare con una definizione semplice cosa s’intende per socializzazione intraspecifica?

La socializzazione intraspecifica è la capacità di muoversi in modo disinvolto e consapevole all’interno delle relazioni con gli appartenenti alla propria specie.

 

  • Disinvolto e consapevole. Bella definizione. Qual è lo stile che attribuisce Veronica Papa alla socializzazione intraspecie?

“E’ fatta di esperienze, di competenze, di rappresentazioni delle diverse categorie e delle diverse possibilità di interazione. Un animale dalla socialità intensa e complessa come il cane richiede grandi competenze sociali per sviluppare un profilo caratteriale equilibrato, una consapevole conoscenza di se stesso, dei propri limiti e dei propri punti di forza, una chiara definizione del proprio ruolo. Attraverso le interazioni con i conspecifici il soggetto pone le basi per definire se stesso. Inoltre l’evoluzione dell’individuo avviene grazie ai modelli di comportamento proposti da coloro che rappresentano per lui dei riferimenti importanti; la corrispondenza morfologica e il fatto di condividere lo stesso etogramma rendono i conspecifici dei modelli molto più efficaci di quanto possano rappresentare individui appartenenti ad altre specie, anche se importanti dal punto di vista affettivo.
La convivenza con specie diverse può arricchire il vocabolario espressivo, fornendo spunti preziosi e alternative di analisi e comprensione della realtà, ma è il crescere con i propri conspecifici che offre le opportunità adeguate per maturare correttamente.
Non riesco a pensare ad un cane che non abbia esperienze di relazione con altri cani, che non ha un suo ruolo all’interno di un gruppo di conspecifici (non necessariamente conviventi) come ad un individuo completo.
Per imparare a stare insieme agli altri umani noi, fin dai primi giorni di vita, accumuliamo miliardi di esperienze con diverse categorie e figure (genitori, fratelli, cugini, zii, nonni, compagni di classe, maestre, presidi, commesse, medici, fidanzati, mariti/mogli, generi, suocere, amici speciali, eccetera eccetera), imparando, attraverso prove ed errori, modelli di riferimento, intuizioni, empatia,  egoismi, ambizioni e progetti, a stare con gli altri, ad evitare o a gestire i conflitti, a costruire alleanze  e collaborazioni; ma pretendiamo che il cane, separato a due mesi (quando gli va bene) dalla propria madre, dai fratelli e dagli altri adulti che compongono la sua famiglia naturale, e messo nelle condizioni di frequentare in modo sporadico e inadeguato i suoi simili, possieda le stesse competenze che noi costruiamo in 50/60 anni di esperienze continue!”

  • E’ proprio vero, a volte dimentichiamo che anche i nostri cani, in quanto soggetti, hanno bisogno di vivere delle esperienze positive e frequenti. Guardo spesso le sue foto; esperienze in natura, con scenari da mozzafiato. Perché decide di far socializzare i cani sempre in un ambiente naturale come laghi, spiagge ed aperta campagna, invece di un semplice campo recintato?

“Pur essendo naturale per un cane vivere inserito in un gruppo di conspecifici, o perlomeno frequentarlo con una certa assiduità, come specie generalmente non è particolarmente portato ad accogliere conspecifici estranei, con le dovute differenze determinate dalle caratteristiche della razza o del mix di razze cui appartiene, dalle sue caratteristiche genetiche individuali e dal suo percorso soggettivo.
Questo significa che l’incontro tra cani che si conoscono poco o non si conoscono affatto possono essere caratterizzati da un certo grado di tensione, soprattutto se i protagonisti possiedono poche competenze sociali; questa  tensione può esprimersi con comportamenti antagonistici, che in ambienti ricchi di proposte alternative trovano maggiori possibilità di essere gestiti al meglio, sia per quanto riguarda l’emotività dei cani che per quanto riguarda quella de i loro proprietari.
Poter usufruire di spazi molto ampi aiuta i cani a stemperare le tensioni aumentando le distanze tra loro se necessario, mentre gli stimoli olfattivi e gli arricchimenti ambientali (cespugli, terrapieni, corsi d’acqua, massi, tronchi, ecc.) offrono maggiori occasioni per costruire  comportamenti agonistici o collaborativi, anziché  ricorrere esclusivamente  a interazioni antagonistiche e competitive.
Inoltre gli stimoli che inducono i cani a cimentarsi in attività di tipo olfattivo (tracce, segnali chimici, materiale biologico, ecc.) solitamente richiedono molta concentrazione, che è favorita da un livello basso di eccitazione: il cane si impegna così nel seguire e analizzare odori interessanti, orientandosi in questo modo verso un assetto emozionale più riflessivo.
E per finire, particolare non trascurabile, anche gli umani si rilassano di più in ambienti ameni e naturali, si godono il panorama, si inebriano di odori, si disintossicano, trasmettendo ai loro compagni a quattrozampe un insieme di emozioni positive.
Il fatto di camminare insieme, nella medesima  direzione e verso una medesima meta fa diventare i singoli individui un gruppo, all’interno del quale generalmente le tolleranze sono maggiori che non in una situazione statica e priva di vie di fuga”.

  • Assolutamente ineccepibile. Dovremmo ricordarci più spesso di muoverci in concertazione con chi ci sta a cuore. Molti proprietari però hanno paura di slegare i loro cani in questi contesti: come arriva a convincerli“.

 E’ necessario distinguere tra il proprietario che non sente alcun bisogno di liberare il proprio cane e quello che invece lo vorrebbe fare  ma ha troppa paura.
Il primo desidera avere la situazione sotto controllo, ed è poco propenso a muoversi verso un’emancipazione del proprio quattrozampe, verso una sua autonomia, seppure parziale.
In questo caso non sono io la persona giusta per lui, in quanto cerca altro rispetto a ciò che io sono in grado di offrire, e la cosa più corretta è invitarlo a rivolgersi a figure professionali diverse.
Ben diversa è invece la situazione con una persona che si pone come obiettivo  aiutare il cane nella sua crescita verso una maggiore responsabilizzazione possibile, con i dovuti limiti dettati da quanto la società consente; costui ha solo bisogno di essere rassicurato, di sperimentare che il suo cane è all’altezza ma soprattutto che lo è la loro relazione e lo è lui stesso.
E’ fondamentale saper accogliere le sue preoccupazioni e le sue ansie, valutarle attentamente e farsene carico; costruire i presupposti per la fiducia necessaria a compiere il passo, perché spesso il cane si allontana proprio dall’ondata emozionale che il suo umano emana; e infine scegliere inizialmente luoghi molto sicuri, privi di pericoli e che io stessa conosco molto bene, in modo da potermi mostrare tranquilla io stessa, aumentando gradualmente la complessità dell’ambiente man mano che il binomio è pronto ad affrontarla.
Non esiste un cane che “scappa” dal proprietario, a meno che davvero non vi siano problemi eclatanti all’interno della loro relazione, ma in questo caso sicuramente emergerebbero negli incontri preliminari.
E’ più probabile che il cane metta distanza tra sé e l’ansia dell’umano, la sua angoscia, il suo inconsapevole bisogno di aggrapparsi a quel controllo, spesso a dispetto della sua stessa volontà.
Il mio compito è fare in modo che imparino a fidarsi uno dell’altro, e diventino squadra.
Centrato questo obiettivo qualsiasi problema, di qualunque natura, solitamente sparisce”.

Non esiste un cane che scappa. Siamo noi a dover fuggire dalle nostre paure di perderli.

I cani si meritano la libertà.

Noi di vederli appagati.

Cani. Socializzarsi in natura: intervista a Veronica Papa was last modified: novembre 24th, 2016 by L'Interessante
24 novembre 2016 0 commenti
5 Facebook Twitter Google + Pinterest
crionica
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Crionica, la scienza dell’ibernazione post mortem

scritto da L'Interessante

crionica

di Antonio Andolfi

Una 14enne britannica ha ottenuto, poco prima di morire di cancro, il permesso di conservare al freddo il proprio corpo in attesa di un futuro risveglio. Ma con quali speranze, realisticamente?

Nel Regno Unito, un giudice ha appoggiato la volontà di una 14enne malata terminale di una rara forma di tumore di non essere sepolta ma crioconservata, dopo la morte, nella speranza di poter essere riportata in vita in futuro.

La giovane, non ancora maggiorenne, doveva rimettersi alle disposizioni dei genitori: il tribunale ha stabilito che la madre della ragazza, che a differenza del padre appoggiava la sua decisione, fosse l’unica a poter decidere che cosa fare del corpo della figlia dopo la sua morte.

Dopo il decesso, la salma è stata quindi affidata a una società privata che si occupa di crionica (la criopreservazione di uomini e animali dopo la morte) per essere criocongelata e trasportata da Londra agli Stati Uniti, dove sarà conservata. Il tutto al costo di 37.000 sterline – poco più di 43.000 euro.

Crionica: uno scenario realistico?

Al di là del rispetto delle volontà di ciascuno, quante speranze ci sono, dal punto di vista scientifico, che un corpo umano ibernato possa un giorno risvegliarsi dalla morte? Se la risposta sfiora i confini della fantascienza, limitiamoci ad analizzare due aspetti distinti: quello dei tessuti e quello delle connessioni neurali.

Per il primo aspetto, un grande passo in avanti è stato quello della vetrificazione dei tessuti biologici, cioè la loro solidificazione senza formazione di cristalli di ghiaccio.

L’uomo non è fatto per essere “surgelato” e poi scongelato. Se le nostre cellule congelano, i cristalli di ghiaccio che si formano al loro interno finiscono, mano a mano che si espandono, per distruggerle: quando il corpo ritorna a una temperatura normale, dei tessuti congelati non rimane che poltiglia, come sanno bene gli esploratori artici.

La vetrificazione sostituisce il sangue con un cocktail di sostanze antigelo che, sotto ai – 0 °C, rende il liquido iniettato solido come vetro.

La tecnica funziona bene su piccoli campioni di tessuto, su embrioni e cellule uovo nei trattamenti per la fertilità. Recentemente ha permesso di criopreservare e poi “scongelare” un cervello di coniglio, lasciandolo in perfetto stato (almeno esternamente).

Tuttavia non è mai stata testata su organi umani, nemmeno per i trapianti, ed è per adesso impossibile affermare che possa mantenere un intero organismo in perfetto stato.

Rimane poi il problema non marginale del “contenuto”. 

Crionica: dentro all’involucro

Memoria, carattere, personalità sono il prodotto di connessioni neurali, una rete che non è verosimile sperare di poter congelare e preservare in eterno. Si è speculato sulla possibilità di “scaricare” il contenuto del cervello in un computer e far rivivere il defunto in un robot, anziché tentare di riportarne in vita il corpo.

Ma non esiste alcun computer in grado di riprodurre la galassia astronomica dei rapporti tra i 100 miliardi di neuroni del cervello umano, e anche se un giorno ci fosse, secondo i neuroscienziati, non riuscirebbe ad esaurire la complessità della mente umana.

 

Crionica, la scienza dell’ibernazione post mortem was last modified: novembre 22nd, 2016 by L'Interessante
22 novembre 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
bakery
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Inaugura a Caserta la prima Petisserie bakery a 4 zampe

scritto da L'Interessante

Bakery

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati l’altro giorno mi arriva una chiamata da parte del nostro direttore che mi avvisa che nei prossimi giorni avremmo intervistato gli ideatori di una bakery, panificio, pasticcerie per amici a 4 zampe.

“Come? pasticceria per cani? Speriamo non si tratti del solito progetto di umanizzazione del cane” – mi dico.

Arriviamo a Caserta, in  via Colombo, e ci troviamo subito immersi in quella che sembra una patisserie francese ma strutturata sulla specie cane.  Niente zuccherini o dolcetti. Ma alimenti permessi e graditi dai cani.

Ad accoglierci sono gli ideatori Anna Colella e Giuseppe Piroddi insieme a sua madre Dora Sparago, curatrice della struttura. La loro energia è contagiosa e il loro entusiasmo si avverte anche in anteprima; difatti l’inaugurazione è fissata per sabato 19 novembre.

Anna ci racconta che il tutto è partito dall’amore e dalla passione verso gli amici a 4 zampe, a cui si è sommato un naturale interesse- tramutato poi in studio- verso l’alimentazione salubre.

Patisserie bakery a 4 zampe sembra essere candidato a divenire un crocevia di tutte queste passioni

Le sorprese non finiscono. Mi dicono che collabora con loro una educatrice cinofila che si sta dedicando all’alimentazione naturale.

Si chiama Alice Iaccarino.

Sorrido. Alice è una mia allieva ormai divenuta collega.

Mi diverte intervistarla.

bakery

  • Alice, come nasce questo progetto?

“Il progetto è nato durante un viaggio all’estero di Anna e Giuseppe, quando entrati in una pasticceria per cani hanno sentito forte il desiderio di realizzarlo in Italia. Io sono arrivata solo successivamente, come co- protagonista entusiasta.  Mi hanno contattata dopo aver visitato la mia pagina facebook “Dog Bakery” che tratta proprio l’argomento premi e biscotti autoprodotti in totale contrapposizione a quelli industriali. Cercavano proprio qualcuno che avesse le loro stesse idee sull’ alimentazione naturale del cane e del gatto e mi hanno trovata.”

  • Qual è l’obiettivo di Petisserie bakery a 4 zampe?

“L’ obiettivo di Petisserie è quello di diffondere una consapevolezza e una cultura alimentare sana presente non solo nei nostri piatti ma anche nelle ciotole di cani e gatti.

I miei studi da Educatrice Cinofila e l’esperienza con i cani dei miei clienti mi hanno dimostrato quanto il momento del pasto, così ricco di significato anche sociale, sia mortificato dalle nostre esigenze di tempo e praticità.

Qualsiasi cane, indipendentemente da taglia e razza ha bisogno di masticare anche per emendare lo stress e ha diritto ad un pasto gratificante sia dal punto di vista nutrizionale che olfattivo, visivo, tattile. Nessun croccantino può competere con la predazione e la dissezione di una gallina per esempio”.

  • Sì è proprio vero; l’importanza del pasto come momento di appagamento è ormai acclarata. Sempre più proprietari si interessano all’argomento e gli studi condotti dalla medicina veterinaria ci forniscono risultati a riguardo giorno dopo giorno più entusiasmanti.

“Molto spesso in un percorso in cui si affrontano problematiche comportamentali nei cani di città, l’introduzione di un’alimentazione Barf- bones and raw food- o casalinga aiuta moltissimo il cane nel recupero del suo benessere psicofisico; ovviamente per farlo è necessario affidarsi ad un veterinario esperto in questo campo e non improvvisare”.

I bisogni del cane al centro. Non quelli dell’umano traslati sui nostri cani.

Un laboratorio cinocentrico. Ecco.

Non resta che andare a curiosare insieme ai nostri amici a 4 zampe.

Sabato 19 novembre, ore 18, via Colombo Caserta.

 

Inaugura a Caserta la prima Petisserie bakery a 4 zampe was last modified: novembre 19th, 2016 by L'Interessante
19 novembre 2016 0 commenti
2 Facebook Twitter Google + Pinterest
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • …
  • 12

Resta in Contatto

Facebook Twitter Google + Instagram Email RSS

Categorie

  • Attualità
  • Basket
  • Calcio
  • Cinema
  • Cronaca
  • Cultura
  • Curiosità
  • Dall'Italia e dal Mondo
  • Editoriale
  • Eventi
  • In primo piano
  • Indovina dove andiamo a cena
  • Libri
  • Musica
  • Notizie fuori confine
  • Parliamone
  • Politica
  • Sport
  • Teatro
  • Tv
  • Viaggi Interessanti
  • Vignette Interessanti
  • Volley

I Più Visti

  • duel gomorra

    Gomorra 3: i casting al Duel Village

    8 giugno 2016
  • amore

    L’ Amore ai giorni nostri

    6 dicembre 2016
  • molly

    Molly Malone, la strana leggenda

    19 novembre 2016
  • museo

    Museo di arte islamica come l’araba fenice

    24 gennaio 2017
  • canile

    Adozione in canile: ti salvo la vita, appartieni a me

    9 marzo 2017
  • Facebook
  • Twitter
  • Google +
  • Instagram
  • Email

© 2015 L'Interessante. Tutti i diritti riservati.
Designed by Armando Cipriani


Back To Top
Utilizziamo i cookie per migliorare l'esperienza utente sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu sia d'accordo. Accetto
Privacy & Cookies Policy