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Tag

Cani

Akita
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Coccole. Il dog friendly: capitolo 15

scritto da L'Interessante

Coccole

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati oggi parliamo di coccole, soprattutto quelle che gli estranei rivolgono al nostro cane quando siamo per strada

Sì, è vero – può sembrare scontato. Un articolo sulle carezze?! Cosa vuoi che ci sia da sapere?!
Sì, purtroppo l’accarezzare un cane porta con sé un’infinità di luoghi comuni.
Proviamo a far chiarezza.
“Che bello- posso?”. Abbiamo la costante maleducazione- perché in questo si traduce agli occhi del nostro cane- di vedere un cane e contestualmente accarezzarlo. Avvicinamento frontale, diretto, invasione dello spazio personale, invasione del corpo. Magari in zone del corpo dove al cane non propriamente piace essere toccato da un estraneo- ad esempio testa, orecchie, coda, posteriori.
Magari con il guinzaglio corto e senza la possibilità di potersi divincolare.
C’è una scena in versione umana che mi viene in mente : ascensore piena di gente, la persona accanto a me tocca o spinge. Piacevolezza zero e desiderio che l’ascensore si apra il prima possibile.
L’ideale sarebbe che l’estraneo si avvicinasse dopo aver verificato la disponibilità tramite il proprietario del cane, e aspettare che sia il cane stesso ad avvicinarsi a noi, per conoscerci e proporsi. Utile- quando tutto ciò non accade e il nostro cane patisce quella carezza- farlo allontanare il prima possibile da quella ingerenza.
“Scusa ti posso toccare?” Sì, dovrebbe essere questa la giusta frase da pronunciare quando si vuole interagire con un cane. Sì, toccare- non accarezzare.
La carezza presuppone che ci sia piacevolezza, e quelle che un estraneo rivolge al nostro cane sono più che altro delle vere e proprie palpate, strusciate, strofinate, grattate.
La piacevolezza deriva dalla conoscenza dei punti del corpo in cui essa può essere evocata. Conoscenza a cui un estraneo per strada non può avere accesso.
Un esempio: per molti umani essere accarezzati in testa è una forma di coccola- a me dà tremendamente fastidio.
In questo la soggettività e le esperienze fanno la differenza.
Possiamo dire in linea generale che ci sono delle zone dove è più facile che il cane non gradisca- testa, coda, arti, bacino- mentre altre dove la tolleranza può essere maggiore- come il tronco.

Carezza fatta leggermente, con il dorso della mano che rimanda al tocco eseguito dalla lingua di mamma cagna.
Sì, in linea generale perché davvero ogni soggetto ha le sue preferenze. Ho conosciuto dei retrievers- razze note per la loro socievolezza- che non amavano minimamente le coccole degli estranei, mentre soggetti di razze più diffidenti verso gli estranei proporsi sfacciatamente per ricevere coccole.
Non a caso io stesso quando sono per strada ed incontro un cane con il suo proprietario rispetto il rituale d’incontro avvicinandomi con calma, curvando leggermente di lato e chiedendo al proprietario se posso accarezzarlo, dove gli piace essere accarezzato; poi aspetto che sia il cane stesso a dirmi: “ok, ora puoi”.
Carezza fatta brevemente e leggermente, magari con il dorso della mano che rimanda al tocco eseguito dalla lingua di mamma cagna.
Non vi ho convinto? Bene- guardate questo video ed immedesimatevi nelle persone “coccolate”. Perché con i cani facciamo nello stesso modo.
www.youtube.com/watch?v=CB4Ig2dE8e0

Buona coccola a tutti.

Coccole. Il dog friendly: capitolo 15 was last modified: agosto 4th, 2016 by L'Interessante
4 agosto 2016 0 commenti
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Lounge Bar Dog Friendly
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Lounge bar dog friendly: anche a Napoli

scritto da L'Interessante

Lounge Bar dog friendly

L’estate, di solito, sembra la stagione più ragguardevole nei confronti degli amici a quattro zampe. Se da un lato, i rischi di abbandono in questo periodo dell’anno si fanno più probabili, dall’altro le campagne di prevenzione per abbassare l’asticella delle possibilità, godono di una maggiore diffusione. Ciononostante, ogni anno, di questi tempi, si registra un allontanamento forzato che oscilla tra il 25e il 30%, ciò significa che ne vengono abbandonati circa 600 ogni giorno. Se la matematica non fa le bizze, in un anno sono 80.000 gatti e 50.000 cani. A parlare, le statistiche, che anche quest’anno hanno prodotto dati tristemente chiari.

L’80% di cani e gatti abbandonati rischiano maltrattamenti, fame e incidenti stradali.  Si stima che in Italia abbiamo circa 900.000 randagi, e solo 100.000 di questi sono ospitati in strutture di accoglienza e rifugi.

Eppure, abbandonare un animale è un reato punito per legge. Secondo l’art. 727 del codice penale, chiunque abbandona animali domestici, è punibile con l’arresto fino ad un anno o con un’ammenda variabile da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura.

Posto per certo che il problema è figlio di un’inciviltà ripetuta 365 giorni l’anno- l’altro picco, ad esempio, si registra durante le feste natalizie- l’arsura estiva rende discutibilmente audaci. Se dunque non è possibile gestire appieno un’emergenza tanto ampia, nonostante l’impegno di chi per civica consuetudine è solito segnalare eventuali anomalie in tal senso, negli ultimi anni, si sta diffondendo una simpatica iniziativa anche e non solo per tutelare gli animali randagi.

 Da nord a sud, è sempre più comune, specie tra i proprietari di esercizi commerciali, disporre all’esterno dei locali ciotole contenenti acqua fresca e croccantini, questo per permettere anche agli animali orfani di padrone una migliore qualità di vita. Ci sono casi, però, in cui felici e affezionati adottanti di quadrupedi sono costretti a limitare le proprie abitudini, sacrificando il personale desiderio di bere una birra nel locale preferito, (che non accetta l’ingresso di animali), in rispetto del proprio cucciolo. Ebbene, se di questi divieti ne esistono ancora tanti, in concomitanza con gli accessi negati, si stanno continuamente inaugurando i  lounge bar dog friendly. Il primo pare sia stato aperto circa due anni fa, si chiama Akita e si trova a Concorezzo, vicino Monza, ma nel giro di poco tempo, come una bellissima reazione a catena ne sono nati molti altri.

Lounge bar dog friendly: tra le città che hanno sposato l’idea, anche Napoli

Si chiamano Alessia e Roberta Giancristoforo e sono titolari del negozio di abbigliamento femminile, a via Toledo, “Dieci e Dieci”. Proprietarie di cani e da sempre sostenitrici di battaglie animaliste in loro difesa, hanno da poco posizionato fuori al loro esercizio commerciale una struttura contenente, a raso, una ciotola per il cibo, una per l’acqua ed una statuetta a forma di cagnolino. Un vero e proprio “bar” per cani che ha ricevuto, se mai ci fosse il bisogno di puntualizzarlo, l’approvazione degli “esperti”.

È entusiasta di quanto realizzato, anche il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli che, appresa la scelta delle due commercianti napoletane, ha subito invitato gli altri negozi a seguire l’esempio, perché – ha detto- aiutare i nostri amici a quattro zampe, soprattutto se randagi, significa umanizzare le nostre città e renderle migliori.

 Non solo altrove, dunque, ma anche nelle più vicine città e provincie fare un gesto in più è possibile.

Michela Salzillo

Lounge bar dog friendly: anche a Napoli was last modified: agosto 2nd, 2016 by L'Interessante
2 agosto 2016 0 commenti
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Cani razze
CuriositàIn primo piano

Fobie. Il dog friendly: capitolo 13

scritto da L'Interessante

Fobie

Cari lettori interessati oggi parleremo della paura, quest’emozione primaria, comune sia al genere umano sia al genere animale. Sì, anche i nostri amici a quattro zampe la sperimentano e la vivono.

Lo faremo raggiungendo al telefono la Dott.ssa Sabrina Giussani, Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale, Presidentessa SISCA (società italiana scienze del comportamento animale).

Dott.ssa Giussani grazie mille per aver accettato l’intervista. Cosa s’intende per paura? E per fobie?

Prego Luigi, è un piacere. La Paura è la più antica delle emozioni, una sorta di “pilota automatico” che induce il soggetto a realizzare una risposta di evitamento, fuga o aggressione. La paura serve a proteggere il cane da un eventuale pericolo.

La Fobia è una paura angosciosa e inspiegabile di qualcosa o di qualche evento in particolare. La Fobia induce una reazione non controllabile, esagerata e sproporzionata alla situazione nei confronti, per esempio, di un rumore (tuoni o botti).

Quindi la fobia induce un maggior senso di sofferenza nei nostri cani rispetto alla paura. Quali sintomi osservare come campanello dall’allarme in un cane fobico?

Quando il cane si trova esposto allo stimolo fobogeno può leccarsi il naso, dilatare la pupilla, ansimare, tremare, abbassare la coda e le orecchie, piangere o abbaiare, cercare di fuggire, nascondersi o aggredire per sottrarsi alla situazione che lo mette in difficoltà.

Che cosa fare una volta ricevuta diagnosi di fobie?

La fobia non è una malattia ma un sintomo. È necessario completare il quadro comportamentale del cane così da comprendere quali sono tutte le “fragilità” dell’individuo. La visita comportamentale consente al Medico Veterinario Esperto di emettere una diagnosi e una prognosi.

Esiste una cura per la fobia nei cani?

Certamente. L’intervento riabilitativo è progettato secondo il sistema famiglia interspecifico che abbiamo di fronte. Il focus non è sulla fobia ma sulla relazione tra i referenti e il cane. Le parole d’ordine, soprattutto all’inizio dell’intervento, sono “ti capisco, ti proteggo e ti aiuto”.

Che cosa bisogna evitare di fare per non peggiorare la situazione?

È necessario evitare di esporre il cane a ciò che lo mette a disagio fino a quando il sistema non avrà acquisito gli strumenti cognitivi per gestire la situazione. È fondamentale imparare a capire quando il cane è in difficoltà, rassicurandolo e allontanandolo dalla situazione.

Spesso i proprietari di un cane fobico si chiedono se l’introduzione di un cane in casa possa migliorare la fobia; cosa ci dice a riguardo?

Poiché ogni situazione è a se, è difficile generalizzare. Quando il cane adulto mostra una fobia, un cucciolo, soprattutto se timoroso, tende a imitarlo grazie all’apprendimento sociale. Così facendo il più piccolo potrebbe, una volta cresciuto, mostrare gli stessi sintomi del più grande! Ciò può accadere anche adottando un cane adulto. Per “migliorare” la fobia, consiglio di realizzare una visita comportamentale e un percorso riabilitativo prima di adottare un altro cane.

Ringraziamo la dott.ssa Giussani, per la squisita disponibilità e competenza.

Occuparsi dei nostri amici cani significa anche riconoscere in loro gli stati di disagio, e traghettarli verso un concreto concetto di benessere.

E l’amore non basta. E’ l’elemento necessario ma non sufficiente.

A volte ci vogliono medici, competenze, diagnosi, cure, rinunce e sacrifici.

Se c’è la paura, non c’è la felicità.

(Seneca)

Luigi Sacchettino


 

Fobie. Il dog friendly: capitolo 13 was last modified: luglio 15th, 2016 by L'Interessante
14 luglio 2016 0 commenti
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Il cane di cristallo
CuriositàIn primo piano

Gli anziani: la saggezza dell’esperienza. Il Dog Friendly: Capitolo 8

scritto da L'Interessante

anziani

Cari lettori interessati, dopo aver affrontato l’argomento neonato e cani ci spostiamo dall’altra parte della linea della vita: gli anziani

Per farlo ho raggiunto a Formia la dott.ssa Anna Terracciano, medico veterinario esperto in comportamento, che mi aspetta insieme alla sua Luna, una gagliarda meticcia di  15 anni.

Dottoressa grazie mille per la sua disponibilità. Partiamo con il chiarire quando un cane può definirsi anziano.  

Luigi ti ringrazio molto per avermi coinvolto rispetto questo argomento, dato che mi sta molto a cuore. Facciamo un calcolo: prendiamo l’età in cui un essere umano viene giudicato anziano dividiamo per  7 e poi moltiplichiamo per 2 e aggiungiamo 3…..scherzo. Spesso quando rivelo l’età del mio cane , l’interlocutore di turno inizia un complicato calcolo matematico per definire il corrispettivo in umana dell’età di Luna, seguendo la formula storica (moltiplicare per 7) arriva a 108 anni , il conto non gli torna e ricomincia…. Per poi porre la fatidica domanda che nessun proprietario di cane anziano vuole sentirsi dire “Quanto vive un cane?” Scherzi a parte , la risposta alla tua domanda è, come spesso in questi casi, dipende.  Sicuramente, negli ultimi anni, la speranza di vita nel cane è aumentata in maniera significativa, e la fase del cane anziano è più vissuta e sentita . In linee generali un cane viene considerato anziano quando supera i tre/quarti della durata media della vita, influenzata in prima istanza dalla taglia. Quindi se parliamo di taglia piccola un cane può essere definito anziano intorno agli 11 anni, nei cani di taglia media la soglia si sposta verso i 10 anni mentre nei cani di taglia grande già a 8 anni dobbiamo valutare la possibilità che vadano incontro a fenomeni di invecchiamento. Ci sono poi altre variabili che influenzano la durata della vita e di conseguenza l’insorgere del processo di invecchiamento , se il cane è di razza o meticcio, la sterilizzazione come anche l’ambiente di vita e ultima, ma non meno importante l’alimentazione. E’ una nuova fase della vita dell’animale ; un processo fisiologico che interessa tutti gli esseri viventi.

Sotto il profilo comportamentale cosa rappresenta questa fase?

In linea generale l’invecchiamento comporta una riduzione della funzione di numerosi organi e , tralasciando le azioni specifiche sul sistema nervoso, già questi eventi influenzano il comportamento del nostro cane. Se pensiamo anche solo all’apparato osteoarticolare con il procedere dell’invecchiamento abbiamo alterazione della mobilità e la comparsa di dolori, questo può aumentare l’irritabilità del cane e per esempio il compagno di giochi sempre attivo potrà aver meno voglia di muoversi . Mentre i deficit  che coinvolgono gli organi di senso, come le ipoacusie e sordità, comportano minori capacità percettive causando una maggiore insicurezza del nostro cane e anche una maggiore ricerca di sostegno del proprietario; con Luna ho vissuto molto questa sua diminuita indipendenza e maggiore richiesta di compagnia e sostegno. Parlando invece nello specifico di sistema nervoso centrale abbiamo man mano una disorganizzazione dei diversi sistemi che lo regolano, dovuta ad alterazioni della membrana cellulare, del metabolismo neuronale  e dei neurotrasmettitori. Il cervello è un organo particolarmente sensibile all’invecchiamento in quanto i neuroni si rigenerano con difficoltà e i deficit a quei livelli non sono compensabili.  Nell’insieme, i cambiamenti comportamentali e neuropatologici osservati nel cane anziano sono così simili a quelli dei pazienti umani con demenza, tanto che viene studiato l’invecchiamento cerebrale del cane come modello  per capire meglio i processi degenerativi umani, nello specifico il morbo di Alzheimer. Le problematiche che più spesso mi  vengono riportate sono  le vocalizzazioni eccessive, le comparse di paure, perdita delle abitudini legate a dove e quando sporcare,  un continuo stato di agitazione oltre che  l’irrequietezza notturna. A volte i proprietari si sentono molto frustrati perché vedono la relazione e la comunicazione costruita in anni di convivenza sfaldarsi e non riuscendo a comprendere cosa avviene pensano che siano “capricci” e presi dall’esasperazione si arrabbiano e isolano il cane in una fase dove invece ha più bisogno di sostegno  e vicinanza.

In che modo invece si può ottenere un invecchiamento di successo?

Con la prevenzione sia dal punto di vista clinico che comportamentale. Attraverso una corretta dieta, delle adeguate stimolazioni cognitive e la cura delle patologie primarie, se presenti, sia organiche che comportamentali. Allestire percorsi , sia in casa che in passeggiata, di ricerca del cibo, considerando che l’olfatto è uno dei sensi meno intaccati dall’invecchiamento, oltre a proporre la soluzione di semplici problemi;  attività utili per mantenere in esercizio le funzioni cognitive e mnemoniche del cane anziano e mantenere la sua autostima , contrastando la tendenza all’apatia. Anche una moderata e costante attività all’aperto allena il fisico del cane e gratifica il suo desiderio di esplorare, con Luna non abbiamo mai abbandonato il trekking:  non affrontiamo più sentieri da esperti piuttosto scegliamo rilassanti sentieri turistici. Per ridurre l’ansia e la depressione generati nel cane anziano dalle “novità” è  fondamentale mantenere le vecchie abitudini e creare dei rituali, a questo proposito decidere di adottare un nuovo cane -soprattutto se cucciolo per fare compagnia al cane anziano- spesso può risultare controproducente per il benessere di entrambi.

Grazie mille Dott.ssa Terracciano!

 

Ok, Luna- hai ragione, quanto abbiamo parlato. Ora tocca a te, portaci a scoprire i tuoi sentieri preferiti.

Luigi Sacchettino

Gli anziani: la saggezza dell’esperienza. Il Dog Friendly: Capitolo 8 was last modified: giugno 9th, 2016 by L'Interessante
9 giugno 2016 0 commenti
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Il cane di cristallo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Cani e neonati: alla famiglia il compito della tutela. Il Dog Friendly: capitolo 7.

scritto da L'Interessante

cani

Cari lettori interessati oggi parliamo di un tema assai gioioso: l’arrivo di un nuovo cucciolo umano in una famiglia in cui sono presenti dei cani

E per evitare luoghi comuni ed indicazioni inappropriate lo abbiamo fatto raggiungendo ad Afragola – Parco Commerciale “Le porte di Napoli”, la Dott.ssa Saldamarco, Medico veterinario master in medicina comportamentale che prenderà parte all’ evento “Un amico a quattro zampe” in programma oggi alle ore 17,30.

Infatti in occasione di Mamme in prima fila- eventi programmati in primavera nei megastore Prénatal su tutto il territorio nazionale-  Networkdacani e il  Centro Studi Prénatal ripropongono per il terzo anno consecutivo, gli incontri “Un amico a quattro zampe”.

Gli incontri, patrocinati da ANMVI(Associazione Nazionale Medici Veterinari), in collaborazione con Adaptil e Feliway, sono  condotti dai Medici Veterinari esperti in Comportamento Animale di  SISCA (Società Italiana Scienze del Comportamento Animale) con l’obiettivo di essere vicini alle famiglie per rendere serena la crescita in convivenza.

Dott.ssa  Saldamarco è possibile agire già durante l’ attesa del  bambino? C’è qualcosa che possiamo consigliare alle mamme in gravidanza per preparare il cane all’arrivo del neonato?

Assolutamente sì!
E’ molto importante coinvolgere il cane durante tutti i preparativi e fare in modo che possa gradualmente abituarsi ai cambiamenti ed anche ai nuovi oggetti che saranno presenti in casa (carrozzina, passeggino ecc).Coinvolgerlo chiamandolo durante l’allestimento della stanza del bimbo lo aiuterà a capire che in quella stanza si accede insieme. Questo è molto utile in quanto, se quella stanza gli era concessa fino a poco tempo prima, il cane non capirà il motivo del diniego improvviso. Inoltre così  si  abbassa la curiosità nei confronti della stanza “proibita”.  Durante la gravidanza il cane avverte tutti i cambiamenti fisici, ormonali della futura mamma. Per cui concedersi dei momenti insieme, magari sul divano, accarezzando il pancione e parlando dolcemente al cane, favorirà un clima di serenità ed emozioni positive.

In questi mesi è possibile inserire un oggetto in casa che ci sarà sicuramente d’aiuto anche dopo la nascita e quando il bimbo inizierà a gattonare: il cancelletto.
La sua utilità riguarda diversi aspetti. Può essere usato per delimitare una stanza in cui il cane ha tutte le sue cose (cuccia, giochi, copertina, ciotole ecc.) in modo che lui possa andare a rilassarsi nel suo spazio senza essere disturbato, ma senza essere isolato dal resto della famiglia; un cancelletto a differenza di una porta chiusa permette l’interazione con il cane, anche solo visiva.

Come si può gestire il momento delle “presentazioni”?

Quando possibile è preferibile che il primo incontro avvenga fuori casa. Ci si può recare con il cane a prendere mamma e neonato all’esterno della clinica oppure, quando questo non è possibile, l’incontro può avvenire nei pressi dell’abitazione. In questo modo, mentre il papà si occuperà del bimbo, la mamma potrà salutare il cane con tutta tranquillità. Laddove possibile, fare una breve passeggiata tutti insieme che permetterà al  cane  di gestire secondo i propri tempi la conoscenza del nuovo arrivato.
Molto importante che il clima sia tranquillo, per cui evitare di usare toni di voce alti o di fare movimenti bruschi, sollevando o sottraendo improvvisamente il neonato.
Inizialmente, se il cane è irruente o la mamma particolarmente preoccupata, si può utilizzare il cancelletto per permettere al cane di annusare ed esplorare il piccolo in maggiore sicurezza. In questo modo l’interposizione del cancelletto darà maggiore tranquillità ad entrambi.

Se il  cane finora è stato “figlio unico”  è possibile che diventi geloso?

In questa fase è importante non far mancare le attenzioni al cane poiché l’isolamento sociale per lui sarebbe una fonte di stress molto forte.

A questo scopo possiamo chiamarlo per coinvolgerlo mentre la mamma svolge le attività che riguardano il bambino. Magari fornirgli un ossetto o qualcosa da masticare mentre la mamma allatta o cambia il bimbo.
Se parenti ed amici, nel momento del loro ingresso in casa, hanno sempre avuto l’abitudine di salutare il cane, lasciare invariato questo rituale. Quindi salutare il cane prima di recarsi dal bambino in modo da farlo sentire parte integrante del gruppo
. In questo è fondamentale la collaborazione di tutto il gruppo famiglia e degli amici.

Di cosa devono preoccuparsi le mamme durante la crescita del bambino?

Il ruolo dei genitori è fondamentale nel guidare la nuova relazione che sta nascendo fra il bimbo ed il cane.
E’ risaputo che i bambini “imitano” tutto ciò che vedono, per cui dovranno avere un buon esempio di interazione con il cane.
Molto importante iniziare sin da subito a non focalizzare tutta l’attenzione del bimbo sul cane- come se fosse un suo gioco- , ma insegnargli  che quando il cane sta mangiando non va disturbato, oppure che mentre dorme non è bene andare a toccarlo nella cuccia.

Le interazioni fra cane e bimbo dovranno sempre essere sorvegliate e non lasciate a se stesse. Questa è una relazione che sta nascendo ed in quanto tale va indirizzata in modo che il cane ed il bambino possano creare un loro linguaggio condiviso e che non ci siano equivoci comunicativi e spiacevoli incidenti.

Grazie mille Dott.ssa Saldamarco per le preziose indicazioni.

La presenza di un amico a quattro zampe in casa rappresenta uno stimolo importante per la crescita dei bambini ed è importante che la relazione venga costruita con cura e tutela per i soggetti più sensibili- cane e bambino. Le indicazioni fornite sono sicuramente un valido aiuto quando si parla di cani non affetti da patologie del comportamento,  ma va precisato che ci sono molte variabili di cui tener conto in quanto in ogni famiglia si instaurano delle dinamiche differenti, cosi come ogni cane ha una sua storia ed una sua personalità.

Come sempre, il mio consiglio è di agire in prevenzione, consultando con un medico veterinario esperto in comportamento che possa dare dei consigli su misura in base alle caratteristiche proprie della famiglia in questione.

Per questo nuovo viaggio, che vivranno le fortunate famiglie con cani e bambini, non mi resta che augurare le parole di Buzz Lightyear da Toys’ Story:  “Verso l’infinito e oltre!”

Luigi Sacchettino

Cani e neonati: alla famiglia il compito della tutela. Il Dog Friendly: capitolo 7. was last modified: maggio 26th, 2016 by L'Interessante
26 maggio 2016 0 commenti
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Akita
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

A scuola di termini, solo il meglio per il nostro cane. Il dog friendly: capitolo 6

scritto da L'Interessante

cane

Cari lettori interessati, oggi facciamo un po’ di chiarezza su alcune figure professionali che ruotano intorno al comportamento animale.

Addestratore, educatore, istruttore, medico veterinario esperto in comportamento…che caos. A chi rivolgersi?

Partiamo dal medico veterinario esperto in comportamento

 Siamo abituati a pensare al medico veterinario come a colui che si occupa della salute fisica del nostro compagno a quattro zampe. La figura del medico esperto in comportamento ha ampliato le sue conoscenze anche alla sfera mentale e quindi al benessere psicofisico.  Interviene nel momento in cui il cane (o il gatto) manifestano  dei comportamenti che il proprietario fatica ad interpretare o creano disagio nella relazione e nella vita quotidiana.

Si procede con una visita comportamentale ossia un colloquio in cui , oltre alla problematica per cui è stata richiesta la visita specialistica, vengono messi in evidenza tutti i punti salienti della vita del cane o del gatto.

Questo significa andare ad indagare, partendo dal periodo dello sviluppo comportamentale fino alla routine quotidiana ed allo stile di vita attuale della sistemica familiare. Questo perché ci sono diverse patologie del comportamento strettamente legate ad eventi avvenuti nel primo periodo della vita e che creano le basi per l’insorgenza di quello che il proprietario riferisce come problema attuale. 

Altro punto molto importante che deve emergere dalla visita è la diagnosi differenziale da patologie organiche, in quanto  possono dare delle manifestazioni comportamentali (aggressività improvvisa ed immotivata, tendenza all’isolamento, ecc.) che però  in questo caso non hanno origine psichica, ma sono legate ad un malessere fisico.

E’ per questo che per fare una DIAGNOSI c’è bisogno di un MEDICO.

Per quanto riguarda addestrare, etimologicamente significa rendere abile, destro. Dal sito ENCI si evince che “All’addestratore cinofilo compete l’educazione dei cani per prepararli al superamento delle verifiche zootecniche previste dalle differenti prove di lavoro, in modo da esaltarne le specifiche qualità naturali a seconda dell’impiego e della loro affidabilità. Un altro aspetto che coinvolge l’addestratore/educatore cinofilo è quello di impartire insegnamenti aventi la finalità di favorire la convivenza tra uomo e cane e l’inserimento del cane nella vita sociale, sviluppandone le capacità di apprendimento e indirizzandole verso l’impiego specifico di ciascuna razza ma anche per migliorare la responsabilizzazione e la conoscenza verso l’animale cane in relazione a affidabilità, equilibrio e docilità degli stessi.”

Cosa fa invece un educatore cinofilo?  Dal latino educare-trarre fuori, allevare; quindi è il professionista che si occupa di  soggetti in età evolutiva per favorire lo sviluppo di un carattere adattativo capace di trovare gratificazione nel suo inserimento sociale e relazionale; insieme ai proprietari si occupa di  costruire un progetto pedagogico specifico riferito alle caratteristiche di quel cane.

Quindi non siamo nell’ambito della patologia. Ambito per cui è fondamentale la visita del medico veterinario esperto in comportamento e l’intervento dell’istruttore cinofilo. Dal latino instruĕre- preparare, costruire, insegnare. Quest’ultima figura infatti lavora con soggetti adulti ovvero in età post-evolutiva per favorirne l’inserimento sociale o relazionale oppure per risolvere le “derive comportamentali”.  Spesso le due figure lavorano in diade.

Il consiglio che mi sento di dare a chiunque abbia un cane o sia in procinto di adottarne uno è sicuramente quello di iniziare un percorso insieme al professionista di cui ci si fida maggiormente, e di lavorare in prevenzione- non solo nel momento in cui si sono evidenziati dei problemi.  La prevenzione è decisamente la scelta più saggia in quanto permette di avere una conoscenza più profonda  del proprio cane e notare anche i piccoli segnali di disagio o stress che possono essere un campanello di allarme.

Usare il professionista come una sorta di interprete e traduttore del comportamento del cane

Inoltre, un percorso insieme al proprio cane, fornisce l’opportunità di ritagliare del tempo durante la settimana da dedicarsi l’un l’altro, immergendosi in una dimensione che non sia la solita routine quotidiana.

Ce lo meritiamo.

Luigi Sacchettino

A scuola di termini, solo il meglio per il nostro cane. Il dog friendly: capitolo 6 was last modified: maggio 26th, 2016 by L'Interessante
19 maggio 2016 0 commenti
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Akita
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il ringhio: fortuna che esiste! Un avviso importante. Il Dog Friendly: Capitolo 4

scritto da L'Interessante

cane

Cari lettori interessati questa settimana voglio condividere con voi una domanda che mi è stata riportata in consulenza: si fa bene a punire il cane se ci ringhia?

Nel web si trovano molti rimedi sul ringhio di un cane, ma molte meno spiegazioni ed interpretazioni utili di questo segnale.  Pertanto ho pensato di affidarmi alle parole della Dott.ssa Barbara Gallicchio uno tra i più conosciuti medici-veterinari comportamentalisti, esperta in Patologie del Comportamento e in Etologia Applicata degli animali d’affezione, autrice di uno splendido saggio “LUPI TRAVESITI- Le Origini Biologiche del Cane Domestico” (2001) ”

Partiamo dal cos’è un ringhio.

“Il ringhio è una forma di comunicazione acustica: sordo, vibrato e sommesso o più sonoro e gorgogliante, breve o protratto, semplice o con il “ritorno” aspirato (durante la fase inspiratoria della respirazione). Può essere accompagnato da vistosa mimica agonistica facciale con arricciamento del labbro ma anche tutto il resto del corpo, rigido e misurato nei movimenti, segnala l’atteggiamento emotivo che sottostà all’emissione del ringhio.

E’ tipico dei carnivori. Il significato del ringhio è soprattutto la minaccia; può anticipare la volontà di difendere una risorsa di cui l’animale è già in possesso (di solito sonoro, vuole comunicare anche a qualche distanza) o esprimere la sorpresa (paura) di quello svegliato all’improvviso, può caratterizzare uno scontro diadico tra due maschi coetanei che si confrontano (e allora sarà più spesso sommesso, per essere sentito solo dall’orecchio dell’altro)”.

Bisogna poi passare al perché.

“Il ringhio può far parte del comportamento di gioco sociale, di tipo competitivo o di possesso (es. tira e molla o wrestling) ma allora tutto il resto del corpo segnala la volontà di giocare con la postura rilassata e le movenze molli…per le persone abituate a stare con i cani non c’è mistero nella interpretazione di questa emozione gioiosa. Una cosa però il ringhio NON è: il marchio della “DOMINANZA”. Più un cane è sicuro di sé in tutti i contesti, meno è necessario per questo usare il ringhio di minaccia; soprattutto quello sonoro nella difesa delle risorse, l’anticipazione del rischio di perdere quella cui tiene (perdere, perché il cane non è sicuro di riuscire a tenersela in caso di scontro) è appunto indice della sua insicurezza. In tali casi, il ringhio facilmente precede il morso e allora è stato inefficace ad evitare lo scontro. Infatti, se il comportamento di tipo aggressivo iniziato con sguardo fisso e ringhio, è stato funzionale allo scopo, l’individuo (conspecifico o no) che si stava scientemente o incoscientemente avvicinando, si ferma e recede e allora il cane può tornare al bene prezioso senza procedere oltre. I cani che ringhiano e mordono per la difesa degli oggetti, del cibo, delle ossa, della propria fisicità, eccetera, non stanno progettando di effettuare una scalata sociale gerarchica, stanno solo dicendo che tengono molto a quello che hanno in quel momento e non vogliono condividerlo. Ascoltiamoli e cerchiamo piuttosto di capire perché pensano di dover temere che la cosa preziosa gli venga sottratta. Sono molto più spesso insicuri, delle loro capacità e delle nostre motivazioni”.

Dovremmo riflettere molto su quest’ultimo pensiero. Ascoltare per capire. Voi picchiereste  un amico che vi ha espresso il suo dissenso su una situazione in cui non vi è chiaro il perchè? Il passaggio successivo potrebbe essere un forte conflitto tra voi.

Luigi Sacchettino

Il ringhio: fortuna che esiste! Un avviso importante. Il Dog Friendly: Capitolo 4 was last modified: maggio 26th, 2016 by L'Interessante
5 maggio 2016 0 commenti
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Dog You Like? – L’Inaugurazione

scritto da L'Interessante

Dog You Like?

Ci siamo!

Sabato 30 Aprile dalle ore 16.30 inaugura a Maddaloni ‘ Dog You Like? ‘

Uno spazio interamente dedicato ai nostri amici a quattro zampe. Un luogo di condivisione, nato esclusivamente per chi abbia intenzione di dedicare del tempo al rapporto con il proprio cane. Non solo tempo dal punto di vista quantitativo, ma anche e soprattutto qualitativo. Dog you like, infatti, è gestito non solo da amanti dei cani ma anche da professionisti che conoscono a fondo il loro mondo. Ecco che, non solo spazio all’aperto dove poter correre e star bene, ma anche luogo sicuro dove poter trovare consigli e supporto. Tutto questo per crescere un cane felice.

Dunque, desideri migliorare il rapporto con il tuo cane? Avere un luogo dove giocare con lui, fare una festa per lui ed i suoi amici? Sei nel posto giusto!

Via Starza Lunga SNC, 81024 Maddaloni

Dog You Like? – L’Inaugurazione was last modified: aprile 25th, 2016 by L'Interessante
25 aprile 2016 0 commenti
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Passeggiare in natura, un bisogno che il cane ci ricorda di avere. Il Dog Friendly: capitolo 2

scritto da L'Interessante

cane

Cari lettori interessati, oggi siamo a Salerno in compagnia del  Dott. Marcello Massa, medico veterinario, studioso di comportamento animale ed educatore cinofilo, con il quale andremo in passeggiata nella piana del Sele.

Grazie Dottore per questa intervista e per averci invitato ad una delle sue passeggiate a sei zampe. Siamo qui con i suoi 6 cani: ci racconta com’è condividere una passeggiata in natura insieme ai cani?

E’ un attività che compio quotidianamente coi miei cani considerando quanto rende felice i cani; potrebbe sembrare una monotona abitudine, invece ogni volta rappresenta un’emozione nuova. Una scoperta in più. E’ stupefacente notare come- indifferentemente dal più piccolo chihuahua all’ enorme alano-  ogni cane ha bisogno di sentirsi immerso in questo habitat, con  piena libertà di espressione.  Per me costituisce un momento di estremo relax. C é chi ha bisogno del caffè al mattino per carburare mentre noi amiamo riservarci questo rituale.

Quali le difficoltà che un proprietario può incontrare nel fare una passeggiata in natura? Cosa deve saper fare insieme al suo cane?

Una delle paure che mi trovo ad accogliere  spesso con i proprietari prima di iniziare una passeggiata è cosa fare se durante la passeggiata si incontrano cani randagi. Spesso questi cani abbaiano per segnalare la loro presenza, il loro territorio o altre risorse come cuccioli o femmine in calore.  I cani sono animali sociali ed in quanto tali cercano di evitare a tutti i costi i conflitti attraverso una serie di segnali comunicativi pacificatori. In questo i randagi sono maestri avendo vissuto molte esperienze relazionali intraspecifiche;  in caso di incontro noi umani possiamo  decidere di aumentare le distanze- allontanandoci- evitando così l’incontro, oppure  lasciare che i cani si conoscano  e ritualizzino  secondo il galateo canino, continuando però la passeggiata in modo da far capire ai nostri cani che se vogliono terminare l’incontro hanno questa possibilità. Vi assicuro che ci si porta  a casa esperienze magnifiche sia per gli animali umani che non.  Altro elemento importante è  strutturare un buon richiamo con il proprio cane; ciò può divenire una cintura di sicurezza in caso di necessità.

Perché i nostri lettori interessati dovrebbero condurre i loro cani in passeggiata extraurbana?

Per conoscerli sempre più e dar loro libertà di espressione- bisogno fondamentale della specie cane; passeggiare  in natura vuol dire vivere un po’ la loro dimensione ancestrale mentre per noi umani rappresenta un momento di  benessere interiore e fisico che senza il nostro cane non potremmo vivere. I cani hanno bisogno di fare movimento ma soprattutto di appagare le motivazioni perlustrativa ed esplorativa, di dare spazio al loro “naso”; in questo le passeggiate in natura sono perfette.

Ci sono periodi dell’anno in cui è preferibile organizzare passeggiate e quali precauzioni adottare?

I cani ci risponderebbero: “sempre!”. Siamo più noi umani ad essere condizionati dal clima. In inverno potrebbe essere utile l’ uso di mantelline impermeabili per la pioggia, mentre  per la neve esistono creme particolari o scarponcini  antigelo, per scongiurare il congelamento delle parti distali degli arti.

In estate evitare di uscire nelle ore più calde della giornata: meglio dopo l’ alba oppure al tramonto. Portare sempre con sé abbondante acqua, fare lunghe pause all’ombra ed utilizzare un ottimo antiparassitario per proteggere il cane da ectoparassiti.  Attenzione soprattutto  in questo periodo ad evitare campi coltivati con graminacee dove il cane potrebbe entrare in contatto con i cosiddetti “forasacchi”, spesso pericolosi.

Il mio consiglio per chi volesse avventurarsi con amici cinofili in avventure a sei zampe è di farsi guidare inizialmente da un esperto che gli insegni a gestire le varie fasi della passeggiata, così da viversi senza ansie questa esperienza.

Con le dovute accortezze direi dunque che non esistono limitazioni.

Grazie mille Dottore.

Come diceva John Muir “In ogni passeggiata nella natura l’uomo riceve molto di più di ciò che cerca”.

Con il proprio cane ancor di più, aggiungo.

Luigi Sacchettino

Passeggiare in natura, un bisogno che il cane ci ricorda di avere. Il Dog Friendly: capitolo 2 was last modified: maggio 26th, 2016 by L'Interessante
21 aprile 2016 0 commenti
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CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

I bisogni del cucciolo. Il Dog Friendly: capitolo 1

scritto da L'Interessante

Cari lettori interessati pensavo di inaugurare “IL DOG FRIENDLY” con un argomento molto “nobile”: come insegnare al cucciolo a sporcare nel posto appropriato

Effettivamente può sembrare un inizio di popò; tuttavia mi piace pensare di  partire col piede giusto, ed affrontare questa prima sfida nel modo corretto rappresenta una buona partenza per gettare basi solide di una lunga relazione.

Capita spessissimo, nelle famiglie che decidono di trascorrere parte della loro vita con un cane, di imbattersi in quella che sembra essere la prima grande sfida uomo – cane: come insegnare al cucciolo a sporcare nel luogo giusto. Armati di scopa, guanti e traversine-pannolino i proprietari scendono in campo per rimediare ai misfatti, affidandosi spesso a consigli vari e fantasiosi come:

– prendere il musetto del cane e obbligarlo a odorare la sua pipì;

– punirlo fisicamente o verbalmente dopo diverso tempo dal “colpaccio”;

– usare un giornale; il fatidico giornale della paura, quello che personalmente definisco il corrispettivo animale della cucchiarella di legno per i bambini.

Tutto ciò con risultati deludenti.  In tutti questi anni, infatti, c’è stato un approccio al problema delle deiezioni non sempre rispettoso né dell’etogramma né della fisiologia del cane. Nei primissimi mesi di vita il cucciolo non ha la percezione dello stimolo ad evacuare: un po’ come un neonato…quando ce l’ha, la molla. Quindi viene meno l’interpretazione del dispetto spesso attribuita da noi umani.

Necessita di tempo per imparare a riconoscere il significato di quella sensazione, a trattenere le feci e l’urina per poterle eliminare nel luogo adatto. E’ un processo di maturazione fisiologico e psicologico che richiede dai due ai quattro mesi. E’ proprio in questo lasso di tempo che i proprietari possono mettere in atto delle semplici ma efficaci pratiche che permettono al cane di capire dove sporcare. E’ fondamentale sapere che un cucciolo ha la tendenza a sporcare dopo che ha mangiato, bevuto, giocato, dormito o fatto il pisolino pomeridiano. In questi casi bisognerà giocare d’astuzia e d’anticipo portando il cucciolo nel luogo dove vogliamo espleti le sue funzioni e premiarlo appena terminato.

E come ci comportiamo se rincasando troviamo i bisogni nel salotto?

  1. Non puniamolo, meglio ignorare l’accaduto;
  2. mettiamo il cucciolo in un’altra stanza in modo che non assista alle operazioni di pulizia (altrimenti potrebbe confonderle con una dinamica di richiesta di attenzione o gioco);
  3. non disinfettiamo con prodotti chimici diversi dal quotidiano detersivo lavapavimenti in quanto il cane potrebbe pensare che è proprio quello il posto che abbiamo scelto per i suoi bisogni, avendo un odore “particolare”.

Nella crescita di un cucciolo è più funzionale premiare che punire, sostenere che inibire e spesso per premiare bisogna agire in prevenzione, indirizzando il cucciolo verso il comportamento più sano.

Così facendo i proprietari potranno diventare a tutti gli effetti una base sicura-attenta e responsiva alle esigenze  del pet-, strutturando un attaccamento sicuro del cane, in cui si ha fiducia nella disponibilità  e nella comprensione da parte del “proprietario”.

Quindi  buona pipì, popò, pazienza ed empatia.

Luigi Sacchettino

I bisogni del cucciolo. Il Dog Friendly: capitolo 1 was last modified: maggio 26th, 2016 by L'Interessante
14 aprile 2016 0 commenti
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