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Intervista

Francesco Galavotti
In primo pianoMusica

#CHIACCHIERE TRA AMICI: Francesco Galavotti, da Modena con Furore

scritto da L'Interessante

Francesco Galavotti

Di M.Rosaria Corsino

Una Domenica sera d’inverno, una trasferta a Santa Maria a Vico per ascoltare quegli amici che suonano da una vita, un locale che ha in sé tutto e niente.

È qui che, tra i vari artisti che suonano, uno ha tutta la nostra attenzione: One Glass Eye, all’anagrafe Francesco Galavotti.

Non so se sia più corretto dire che Francesco suoni da solo, o che suoni con la sua chitarra, fatto sta che incanta.

Le luci soffuse del locale, i colori pastello e la sua voce trasportano il pubblico in una dimensione tra la realtà e il sogno.

L’idea di chiedergli di volersi raccontare è sorta spontanea: in un panorama musicale dove i fuochi si spengono presto, Francesco sembra destinato a durare.

Nasce così un’ “intervista” insolita, stravagante.

Nessuna penna, taccuino, caffè o mozziconi di sigarette, solo uno scambio telefonico e un vocale Whatsapp.

Il resto, ve lo faccio raccontare da lui.

La parola a Francesco

L’esordio avviene da bambino, quando verso i dieci anni mio padre mi mandava a lezione di chitarra dopo la messa.

E così il mio primo palcoscenico è l’altare della chiesa. Molto rock ‘n roll.

Continuo a suonare in cover band e comincio a sperimentare pezzi miei per poi arrivare verso i diciotto, diciannove anni con i Cabrera, band che mi tengo stretto!

C’è nel frattempo un progetto solista, ma in italiano.

È verso Febbraio/Marzo del 2016 che avviene la svolta: compongo pezzi in inglese che immediatamente registro.

In realtà l’ho presa alla leggera, quasi per scherzo. Insomma, non avevo grandi aspettative.

Ma le cose sono andate nel verso giusto, e ho fatto ben sessanta date più altre in programma

Progetti per il futuro? Sicuramente un nuovo disco, non so ancora se in italiano o in inglese, ma ci saranno inserti di elettronica per tenere il tempo.

La chitarra? Immancabile.

#CHIACCHIERE TRA AMICI: Francesco Galavotti, da Modena con Furore was last modified: marzo 22nd, 2017 by L'Interessante
22 marzo 2017 0 commenti
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Pino
CulturaIn primo pianoLibri

Dieci domande per Pino Imperatore

scritto da L'Interessante

Pino

Di Maura Messina

È tempo di novità per L’interessante, che oggi si appresta ad inaugurare una nuova rubrica. L’abbiamo pensata per tutti coloro i quali vogliono sentir parlare di libri, di novità, storie e curiosità in maniera veloce ma non superflua. È Un format che calza a pennello sulle esigenze dei lettori più pigri. 10?II ( dieci domande per l’ intervista interessante) è un focus veloce sulla letteratura e gli scrittori contemporanei. Curato da Maura Messina, ospiterà ogni volta libri e autori differenti. A tagliare il nastro è lo scrittore partenopeo Pino Imperatore che, in una fluida scala da uno a dieci, ci ha raccontato di sé e del suo nuovo libro.

Buona lettura!

Dieci domande per l’ intervista interessante a Pino Imperatore

 

1) Un rigo per presentarti.

Mi chiamo Pino Imperatore, sono un uomo del Sud e scrivo per donare sorrisi e pensieri in libertà.

2) Due righe per scoprire il titolo e un accenno alla trama di un tuo libro.

Il romanzo “Questa scuola non è un albergo”. Le vicende private, le avventure scolastiche, le speranze e il coraggio di un diciottenne che ama intensamente la vita.

3) Tre righe dedicate al protagonista.

Angelo D’Amore abita nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio, ha una famiglia stravagante, è orfano di madre, frequenta l’ultimo anno di un istituto alberghiero, ha i compagni di classe e i professori più strampalati del mondo, è bello, simpatico e generosissimo.

4) Quattro righe per il personaggio al quale ti senti più legato.

Cico, il pappagallo parlante di casa D’Amore. Anarchico, curioso, indisponente, mette il becco in tutti i fatti e misfatti che coinvolgono Angelo, i suoi familiari e i suoi amici. Ha un’intelligenza straordinaria, va spesso a caccia di pennute disponibili e consenzienti e conosce varie espressioni; la sua preferita è: «Pappa subito!».

5) Cinque righe per commentare il tuo libro preferito.

“L’amore ai tempi del colera” di Gabriel García Márquez. Il romanzo perfetto. Un capolavoro assoluto, scritto con uno stile leggiadro e sublime. Non solo una meravigliosa storia d’amore, ma il ritratto di un’epoca e di un mondo. Florentino Ariza e Fermina Daza sembrano pennellati – insieme a tutti i personaggi comprimari dell’opera e ai luoghi in cui interagiscono – da una mano divina; la stessa che ha creato un’altra meraviglia della letteratura come “Cent’anni di solitudine”.

6) Sei righe per raccontarci come nasce la tua passione per la scrittura.

La mia passione per la scrittura è figlia della mia passione per la lettura. Sono un divoratore di libri, riviste, quotidiani, fumetti, parole. Da sempre. Anche il foglietto illustrativo di un farmaco può incuriosirmi. Le mie più remote prove di scrittura risalgono al periodo adolescenziale: elaboravo poesie, aforismi, battute, racconti. Poi il mio interesse si è decisamente spostato sulla letteratura comica e umoristica, e sono arrivati i primi premi letterari, i primi libri, i romanzi, le opere teatrali. Una lunga semina di sorrisi e risate, che spero duri ancora a lungo.

7) Sette righe per rivelarci altre tue passioni.

Tante. Il teatro, non solo quello comico: Ionesco, Beckett, Pirandello, Osborne, Pinter, De Filippo, Brecht, García Lorca, Sarah Kane. Il cinema, soprattutto quello comico: Totò, Troisi, Chaplin, Laurel & Hardy, i fratelli Marx, Jacques Tati, Mel Brooks, Peter Sellers, John Belushi, Gene Wilder, i Monty Python, Woody Allen. La musica rock, tutta. Il cabaret, in particolare nella forma della stand-up comedy. La filosofia strutturalista, da Lévi-Strauss a Foucault, da Althusser a Lacan. L’arte surrealista, da Magritte a Dalí, da Miró a Max Ernst. E poi la psicologia, le neuroscienze, l’antropologia, la ludolinguistica. E poi Napoli, città infinita e mia sconfinata passione.

8) Otto righe per ritornare al tuo libro: chi vorresti lo leggesse?

Soprattutto i ragazzi, che possono scoprire tra le sue pagine sia episodi divertenti sia spunti di riflessione utili alla loro crescita personale. Ma è un romanzo adatto anche agli adulti desiderosi di richiamare alla memoria la loro adolescenza, la loro giovinezza, i momenti trascorsi sui banchi di scuola. Nei fatti è già così: “Questa scuola non è un albergo” è stato finora apprezzato da migliaia di lettori di tutte le età e adottato da tanti istituti scolastici. Per mia precisa volontà, l’ho arricchito di varie tematiche di attualità: il sistema educativo, i rapporti familiari, la mancanza di lavoro, le relazioni amorose, l’amicizia, il bullismo, l’uso e l’abuso dei social media, il rispetto per l’ambiente in cui si vive, l’importanza della cultura. La trama e i personaggi evocano numerose suggestioni.

9) Nove righe per salutare i lettori e convincerli a leggere tutto fino alla fine… perché il più bello, si sa, arriva alla fine.

Il bello arriva alla fine solo se si è lavorato sodo, con impegno e sacrifici, per costruire un percorso solido, sincero, credibile. «La cosa più difficile che ci sia al mondo è scrivere una prosa assolutamente onesta sugli esseri umani», diceva Hemingway. Io quando costruisco le mie storie cerco di trovare il giusto equilibrio fra ragione e sentimento, fra cervello e cuore, prendendo spunto dalla realtà. E ogni volta è il cuore a vincere. I pensieri, le idee, le invenzioni puntano sulla velocità; i battiti, invece, si fondano sulla resistenza e procurano emozioni forti e durature. È per questo che amo i colori caldi: il rosso, il giallo, l’arancione; danno vivacità alla vita, la rendono piacevole e brillante. Ed è per lo stesso motivo che non amo chi vede sempre il bicchiere mezzo vuoto: mi fa tristezza e pena. Viva l’allegria, viva la gioia! Senza di esse si precipita nella vacuità delle ombre.

 

10) Dieci righe per citare uno stralcio della tua opera.

«Un tempo San Giovanni era una zona industriale. Fabbriche, cantieri, laboratori artigianali. Non è rimasto quasi nulla. Molti capannoni sono abbandonati da decenni. Da piccolo ci andavo a giocare con altri bambini; inventavamo storie, mestieri, strumenti di lavoro; io ero il capomastro. Un pomeriggio in un cantiere in disuso trovammo dei martelli e dei chiodi, recuperammo un po’ di assi di legno e in una settimana costruimmo una barca. Ci procurammo dei barattoli di vernice e dei pennelli e la dipingemmo di rosso e di blu. Con un’asta facemmo l’albero maestro e ci piazzammo sopra la bandiera dei pirati. Poi scrivemmo su dei pezzetti di carta i nostri desideri, li sistemammo a prua in una scatola di latta, portammo la barca sulla spiaggia e la mettemmo in mare. Ho ancora in mente la scena: noi allineati sulla riva, impettiti e orgogliosi, e la barca che pian piano prendeva il largo. Portando verso l’orizzonte i nostri sogni».

Dieci domande per Pino Imperatore was last modified: marzo 9th, 2017 by L'Interessante
9 marzo 2017 0 commenti
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volalto
In primo pianoSportVolley

VolAlto: intervista al ds Pasquale Moschetti

scritto da L'Interessante

Volalto

Commentare una sconfitta al quinto set non è mai esercizio dialettico semplice, farlo quando si è avanti due set ad uno e nel quarto vai vicinissimo a chiuderla, lo è ancora di più.

“ Il rammarico è tanto – spiega il direttore sportivo rosanero, Pasquale Moschetti – con tutto il rispetto dovuto a Brescia che ha giocato una partita di gran carattere, questo match avremmo dovuto vincerlo.  Possiamo parlare di occasione sprecata”.

Volalto: l’aspetto positivo è che si è portato a casa un punto, si è ritornati a muovere la classifica

“ Aver mosso la classifica, è aspetto importante, – prosegue Moschetti – ma questa squadra non è stata costruita per accontentarsi di fare un punto contro una rivale alla sua portata, pur considerando il fatto che si giocava in trasferta”. Il direttore sportivo spiega meglio il suo concetto. “ Quando abbiamo costruito l’attuale compagine eravamo ben sicuri del suo valore. La VolAlto ha un roster di rispetto che non vale gli attuali 4 punti sino ad ora conquistati”.

Certo, ci sono state prestazioni positive, ma il ds non si accontenta.

“Nella maniera più assoluta – ammette il dirigente rosanero –  con Pesaro ad esempio non abbiamo sfigurato, si è giocato alla pari con Trento, ma all’appello a mio avviso mancano almeno 2/3 punti che sicuramente avremmo potuto raccogliere. Dobbiamo essere più cinici. .

Moschetti usa sapientemente bastone e carota e pur sottolineando che la squadra ha bisogno di rimanere serena e a tal fine “ confermiamo il massimo impegno societario perché ciò avvenga, dall’altra – spiega – è finito il tempo degli alibi. Lo ripeto siamo tutti sotto esame, tutti dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. La squadra ha importanti potenzialità. Con il rispetto dovuto a tutte le nostre rivali, abbiamo giocatrici di notevole spessore, certamente non da terz’ultimo posto in classifica. Sono certo che ben presto vedrete la vera VolAlto”.

Magari sin da domenica prossima quando sul taraflex di viale Medaglie d’Oro è attesa la Lilliput Settimo Torinese.

“ La classifica dice che sono più forti di noi visto che hanno conquistato più punti, ma la classifica non dice sempre la verità. E’ una gara che possiamo far nostra se affrontata con lo spirito giusto. E’ ora di tornare a  vincere”.

VolAlto: intervista al ds Pasquale Moschetti was last modified: novembre 17th, 2016 by L'Interessante
17 novembre 2016 0 commenti
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Volalto
In primo pianoSportVolley

VolAlto: intervista a Marilyn Strobbe

scritto da L'Interessante

Volalto

Palestra, tecnica, sedute di atletica, tattica, pesi. E’ ricco il menù quotidiano che lo staff propone alle volaltine.  In attesa delle prime partite, il galeone rosanero prepara nel suo Arsenale di Viale Medaglie d’Oro il varo in mare e le sue incipienti scorribande nelle mai docili e tranquille acque del campionato.

“Ci stiamo allenando con grande lena ed intensità. La preparazione, faticosa come ogni anno,  procede secondo tabella di marcia”.  Si apre così la chiacchierata con  Marilyn Strobbe per la Volalto

La centrale di Arzignano, uno dei fiori all’occhiello della campagna di rafforzamento estiva della VolAlto, fa un primi mini bilancio a poco meno di tre settimane dall’avvio della preparazione pre campionato.

“Siamo un gruppo giovane – spiega l’ex Forlì –  ma abbiamo delle grandi potenzialità e un margine di miglioramento altissimo. Siamo tutte cariche a fare bene”.

Tanti i volti nuovi rispetto al team che seppe raggiungere per la prima volta i play off promozione in A2. Gruppo nuovo, Giocatrici da inserire, schemi da mandare a memoria, equilibri da creare.

“ Nessun problema o ansia. L’Intesa, i meccanismi di gioco si perfezionano con il tempo e gli allenamenti. Certamente ci vorrà un po’ di tempo, ma piano piano arriveremo al top”.

Giovedì 15 (inizio ore 15:30), ci sarà, intanto, la prima amichevole di questa stagione. Sul legno del palasport arriva Montella, coriaceo team militante nel campionato di B1. Un test utile, al di al del risultato, per provare, in un clima agonistico, schemi, testare meccanismi difensivi e offensivi, affinare l’intesa. Mercoledì 21 si bissa. Stavolta, avversario di Strobbe e compagne sarà l’ Aprilia, come il sestetto irpino, anch’esso partecipante al campionato di B1.

VolAlto: intervista a Marilyn Strobbe was last modified: settembre 10th, 2016 by L'Interessante
10 settembre 2016 0 commenti
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Cani razze
CuriositàIn primo piano

Razze aggressive? Facciamo chiarezza. Intervista a Daniela Puiatti. Il Dog Friendly: capitolo 19

scritto da L'Interessante

Razze

Di Luigi sacchettino

Cari lettori interessati nei giorni passati c’è stato un gran vociare sul ruolo dei cani nella società che condividiamo con loro: gli oppositori, che considerano i cani potenti bestie aggressive, in seguito ai fatti siciliani- e i sostenitori, che li considerano degli eroi per le vite salvate, in seguito ai fatti di Amatrice.

Questo ha fatto risuonare dentro di me l’esigenza di far chiarezza su alcuni temi.

Provando così a spostare l’ago di questa bilancia giudicante su un peso di maggiore equilibrio.

E lo farò partendo dai luoghi comuni e miti che ruotano intorno al mondo di alcune razze immaginate come aggressive

Iniziamo oggi dai terrier di tipo bull: American Staffordshire Terrier, Bull terrier, Bull terrier miniature, Staffordshire Bull terrier e American Pit bull terrier. Per farlo ho raggiunto la collega Daniela Puiatti, proprietaria, tecnico e studiosa di queste razze.

Grazie mille per aver accettato l’intervista. Sappiamo che vive con tre terrier di tipo bull- complimenti: com’è stato possibile realizzare tutto ciò?

“Grazie mille a te, Luigi! Lo devo solo a Blacky, il mio amstaff – pit di cui ho scoperto le origini solo con il tempo, perché all’epoca desideravo un amstaff, ma il destino volle che incontrassi lui, che non è un soggetto ipertipico, ma tipico sì, e per tipicità intendo proprio la sua intolleranza nei confronti di conspecifici e quell’ostinazione che mi ha messo a dura prova per anni. Lui però è anche un cane generoso – queste razze lo sono particolarmente con le persone-  che mi ha permesso in seguito di adottare Luna – una bull terrier in standard- aiutandomi molto nel suo processo di crescita. Certamente non posso dire che sia stata sempre una passeggiata di salute, proprio perché sono cani tanto testardi quanto sensibili. Le accortezze da avere tra loro- come ad esempio non fare differenze, non creare gelosie, dedicare tempo individualmente-, unite al tempo condiviso,  al loro equilibrio naturale, alla non ipertipicità, ha consentito poi che arrivasse la piccola peste, Gemma! La mini bull che da sé fa per Tre!  E nel mezzo c’è stata Emi, mix amstaff ora anziana che vive con l’ex marito di mia mamma e a cui devo veramente tanto. Non potevo non ricordarla, se lo merita troppo. Insomma, spero di aver fatto comprendere che tre terrier di tipo bull non si possono far vivere nella stessa casa, facendo tutti la vita dei cani di famiglia, improvvisando, senza valutare prima il carattere di ognuno conoscendone doti e difficoltà, e anche così non si deve abbassare la guardia. NON è impossibile, ma assolutamente non adatto a tutti. Potrebbe diventare pericoloso”.

Sentiamo spesso dire che i pit bull- e in generale i terrier di tipo bull- sono stati selezionati per combattere: qual è il suo parere a riguardo?

“L’essere umano è stato  crudele con i gladiatori, quindi, per quanto ingiusto e riprovevole, non possiamo stupirci se ancora fa combattere i cani per denaro e divertimento.  Gli allevatori di american pit bull terrier che testano i cani nel combattimento, perché sì purtroppo è una realtà esistente, lo fanno perché a mio avviso sono…bip, bip, bip, poco meritevoli di stima! Sono stati selezionati così e questo dovrebbe far comprendere che sono tanto meravigliosi con le persone quanto potenzialmente ostili tra loro. Estremamente ostili.”

Come può un proprietario di queste razze educare il proprio cane affinché sviluppi un carattere equilibrato e sereno?

“Affidandosi in primis ad un allevatore serio. Non sovraesporre il proprio cane in socializzazioni forzate con altri soggetti da cui nulla ha da imparare, sia in alcuni centri cinofili sia con interazioni “free” in aree cani; non fargli vivere esperienze negative con altri cani perché la memoria di razza con tutta probabilità emergerà. Quindi socializzazioni molto, ma molto ben ponderate. E questo lo si può fare affidandosi a istruttori cinofili che conoscano bene queste razze e che inoltre siano in grado di insegnare ai proprietari come giocare con il cane. Il gioco è molto importante per crescere felici, sereni ed equilibrati. Ehm…piccolo luogo da sfatare: ai terrier piace il gioco competitivo e a mio avviso diffidare da istruttori che dicono che il tira e molla con loro non si deve farlo. Strutturarlo piuttosto in maniera consapevole e corretta. Trovo profondamente ingiusto e doloroso farli arrivare allo stremo, sia nel caso di risposte aggressive, sia nel caso in cui arrivano a non voler nemmeno sentire l’odore di altri cani per stress e timore. Ma per parlare di attività belle e positive, sono razze a cui piace perlustrare e cacciare, riescono a divertirsi con molte attività sportive- amstaff e pit bull in particolare. L’importante è trovare ciò che li appaghi, rispettando i tempi del cane e senza obblighi. Per mia esperienza, eccetto qualche bull standard un po’ “pigro” con cui si potrebbe faticare un poco di più a trovare la leva giusta, sono razze che possono eccellere in ricerca, in pet therapy, in agility, rally obedience, disc dog…

Tutto sta nel capire cosa gli piace veramente fare con noi”.

Si può parlare di razze pericolose? La gestione di suddette razze ha qualche limite o limitazione di cui i proprietari dovrebbero aver consapevolezza?

“Detesto le discriminazioni nei confronti di qualsiasi razza e specie, ma restando sui cani bisogna dire che ogni razza ha delle attitudini precise, e se vogliamo parlare di pericolosità posso affermare che non auguro a nessuno di dover dividere due terrier di tipo bull che litigano, e la lite potrebbe sfociare per un giocattolo, per cibo, per un ramo secco, per gelosia nei confronti dei compagni umani; anche se ogni tipo di cane non deve essere messo in difficoltà,  sia fisicamente, psicologicamente che emotivamente, con loro il rischio  di rissa è alto, tanto quanto il danno successivo alla rissa. Per danno non intendo solo quello fisico, ma la possibilità che non tornino a poter vivere nella stessa casa, o a generalizzare quell’episodio. Sarò ripetitiva, ma come con tutti i cani, è doveroso da parte nostra appagare i loro bisogni.  Più sono appagati, più tolleranza mostrano”.

Lei che li vive e li conosce cosa può consigliare ai futuri adottanti di queste razze che è necessario debbano sapere?

“Di non affidarsi ad allevatori improvvisati, di informarsi prima su tutte le patologie ereditarie tipiche della razza perché ce ne sono anche di molto gravi. Non ne elencherò molte proprio per invitare il lettore a indagare qualora fosse interessato ad adottarne uno: reni, atassia, dermatiti, displasie, oculopatie, sordità, altre malattie neurologiche. Spesso molte alterazioni del comportamento trovano una spiegazione in un’alterazione organica.Stare lontani da allevatori che non spiegano quanto detto finora o lo minimizzano; da quelli che affermano che devono essere educati duramente e con coercizione (botte, punizioni, collari a strozzo). E che non vi dicano il contrario: anche loro sono cani e sono molto sensibili. Forse molti sono “troppo” resistenti al dolore fisico, motivo per cui vanno osservati con attenzione quando stanno poco bene. Infine, per sfatare qualche luogo comune sul piano comportamentale, possono tranquillamente nutrirsi in modo naturale con carne cruda senza che sviluppino aggressività o si vogliano nutrire di tutto ciò che vive”.

Ringraziamo la collega Daniela Puiatti per la schiettezza e l’ arguzia con cui ha risposto alle nostre domande.

Maneggiare con cura, quindi. Sia per la loro fragilità, che per la loro forza.

Mi piace ricordare che il cane non è il prolungamento di quello che  siamo. Né la proiezione di quello che vorremmo essere o fare. O di quello che ci manca. O uno status sociale.

È un individuo a sé; fantasticamente originale.

Tocca a noi non essere pezzotti.

Razze aggressive? Facciamo chiarezza. Intervista a Daniela Puiatti. Il Dog Friendly: capitolo 19 was last modified: settembre 8th, 2016 by L'Interessante
8 settembre 2016 0 commenti
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Volalto
In primo pianoSportVolley

Volalto: intervista al coach rosanero Nino Gagliardi

scritto da L'Interessante

Volalto

“ Tutto procede bene, salvo piccoli problemini ampiamente risolti, la squadra sta reagendo bene a questi primi duri giorni di preparazione”

Comincia così la chiacchierata con il coach della VolAlto, Nino Gagliardi 

Undici i giorni di preparazione sinora sostenuti da Strobbe e compagne. Sedute di atletica agli ordini del preparatore Vincenzo Ascione, si alternano ad intense sessioni di tecnica e tattica con Gagliardi ed il suo staff. Sono positive le sensazioni del coach.

“Senza dubbio – spiega Gagliardi – abbiamo cambiato parecchio, ma si è anche elevato lo standard, non manca la qualità, così come non mancano le criticità.  Le ragazze si stanno impegnando a dovere, stiamo costruendo il gruppo, stiamo nascendo come squadra. Certo siamo all’inizio e come mia abitudine rifuggo dai proclami. Lavoriamo per esaltare gli aspetti positivi, ma anche per cercare di annullare al massimo gli eventuali aspetti negativi avendo sempre ben in testa ciò che ho detto come detto in sede di avvio preparazione: umiltà, lavoro e determinazione a divenire squadra, a formare un gruppo. Queste sono le pietre miliari sul quale si dovrà basare l’intera nostra stagione”.

Intanto va a completarsi il quadro delle amichevoli precampionato. Venerdì 16 settembre ci sarà la prima uscita di questa stagione. Sul parquet amico del Palasport di Viale Medaglie d’Oro Medaglie d’Oro la VolAlto  affronta Montella, formazione di B1 così come l’Aprilia che sfiderà le rosanero mercoledì 21. Entrambe le gare si giocheranno alle 15:30. Due, per adesso, i tornei ai quali la VolAlto parteciperà. Domenica 25 le casertane saranno di scena a Frosinone dove contenderanno al Volley Group Roma, Cisterna e Volley Arzano il I° Torneo Città di Alatri.

Sabato 8 ottobre e domenica 9 ottobre in programma un quadrangolare a Filottrano dove con le volaltine ci saranno la Lardini, Pesaro e Trento.

“Indipendentemente dal risultato che interessa relativamente – spiega il coach – l’impegno di Filottrano sarà uno step importantissimo in vista dell’avvio del campionato, una radiografia del nostro stato di salute, ma anche delle nostre tre rivali”.

 

 

Volalto: intervista al coach rosanero Nino Gagliardi was last modified: settembre 2nd, 2016 by L'Interessante
2 settembre 2016 0 commenti
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Cani razze
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Cane e gatto: chi l’ha detto che non si può? Intervista a Sonia Campa. Il Dog Friendly: Capitolo 10

scritto da L'Interessante

Cane e gatto

Cane e gatto: due mondi a confronto

L’intervista

Cari lettori interessati oggi parliamo dei gatti e della convivenza con i nostri amici cani.

Ho raggiunto per voi al telefono la Dott.ssa Sonia Campa – consulente per la relazione uomo-gatto e istruttore cinofilo -per rivolgerle alcune domande che spesso ricevo in consulenza.

Grazie Dottoressa per aver accettato questa intervista; andiamo subito al dunque- cosa dovrebbe valutare un proprietario di cane che decide di convivere anche con un gatto?

Grazie   a te Luigi per l’opportunità. Il primo passo da compiere è sicuramente darsi delle aspettative realistiche. I social e certe trasmissioni televisive ci stanno abituando a vedere sempre e solo il lato buffo o “puccioso” delle convivenze tra specie ma non dovremmo dimenticare, invece, che in questo caso stiamo mettendo a contatto due individui che, potenzialmente, sono in un rapporto di preda/predatore. In altre parole, non è così scontato che la convivenza vada necessariamente per il verso giusto semplicemente perché noi lo desideriamo, anche il cane (e il gatto) avranno da dire la loro in questo.

Gli aspetti da valutare diventano allora molteplici: qual è il carattere del cane? Fiducioso e amichevole o tende a rifuggire le novità? Che età ha e quali sono le caratteristiche della sua razza? Come si comporta in casa? Condivide volentieri gli spazi o ce ne sono alcuni che difende? È possessivo riguardo le sue cose? Come si esprime nel farlo? È un cane frenetico o sa anche trovare momenti di tranquillità? Anche valutare il passato del cane ha una sua profonda importanza: cani con pregressi conflittuali con i gatti potrebbero fare più fatica a stringere relazioni serene. Allo stesso modo, cani che abbiano un passato addestrativo orientato alla caccia (magari con uccisione) o alla rincorsa – anche di fantocci – potrebbero avere molta difficoltà a vedere nel nuovo arrivato un partner con cui stringere un legame di natura sociale.

Infine, un ruolo fondamentale è svolto dalla qualità della relazione tra il cane e il resto del gruppo famiglia. Senz’altro, un cane bene integrato, accolto, che partecipa attivamente alla vita familiare, ha più risorse per creare un legame con un gatto rispetto ad un cane relegato in un giardino, annoiato e con pochi legami sociali al di fuori di chi gli porta da mangiare e, ogni tanto, gli lancia una pallina da rincorrere.

In ogni caso, è sempre possibile (e io direi raccomandabile) chiedere la consulenza di un educatore cinofilo che, pur senza avere la palla di cristallo né dare certezze riguardo la convivenza, sarà in grado di stabilire se il cane presenta o meno dei tratti di problematicità per l’inserimento di un nuovo individuo nel gruppo famiglia, in modo da fare una valutazione più possibile realistica.

Non dimentichiamo, inoltre, che la convivenza riguarda due parti: bisogna avere la stessa cura anche nel valutare cosa ne penserebbe un gatto di una convivenza con il cane di casa, in quel gruppo famiglia e in quel contesto specifico. Come dico sempre, le adozioni di qualunque specie non sono dei nostri diritti inalienabili ma scelte da farsi con la consapevolezza che esse richiedono dei requisiti da soddisfare perché tutti possano stare davvero bene: se questi requisiti non ci sono o ci sono solo parzialmente o fanno gli interessi solo di una parte, sta a noi la responsabilità e il potere di prendere decisioni sensate.

In che modo bisognerebbe curare l’inserimento di un gatto all’interno di una sistemica familiare in cui è già presente un cane?

Questa sì che è una domanda difficile! :) Non perché sia complicato inserire ma perché non credo esista una risposta sufficientemente generica che vada bene per tutti. Le dinamiche di ogni inserimento dipendono da chi sono i soggetti coinvolti (cane, gatto e familiari umani, grandi e piccini), dal luogo in cui vivono, da come intendono organizzare gli spazi e le routine quotidiane e, come già detto, dalle relazioni pre-esistenti in famiglia. Perché, alla fine, quello che si va a riorganizzare è un sistema ed è il sistema, con le sue specifiche caratteristiche, che va compreso e guidato.

Posso dire, comunque, che quel che accomuna tutte le esperienze è il bisogno di agire tenendo sempre a mente che le parti coinvolte, oltre ai familiari umani, sono due e ciascuna presenta le proprie esigenze: da una parte abbiamo l’individuo-cane che, con tutte le sue caratteristiche note, andrà guidato nel crearsi un’idea allargata della sua famiglia – ecco perché la relazione e la fiducia nei confronti del nucleo umano giocano un ruolo tanto importante -; dall’altra abbiamo un individuo-gatto che da subito dovrà essere messo nelle condizioni di sentirsi sicuro e a suo agio, malgrado la presenza di un cane che, in maniera innata, può suscitare inizialmente diffidenze e paure. È necessario lavorare su entrambi i fronti, contemporaneamente.

Quali errori non commettere?

Nella mia esperienza di consulente vedo che l’errore commesso più diffusamente, anche per semplice buona fede, è di forzare il cane ed il gatto ad interagire, o troppo presto o troppo da vicino. Ognuno di loro ha i propri tempi. Anche urlare, sgridare o agitarsi quando le interazioni si vivacizzano può essere un errore perché esaspera gli animali e, spesso, aumenta le tensioni. Al contrario, bisogna sforzarsi di far regnare sempre un clima di serenità e calma, soprattutto se cane e gatto stanno interagendo per le prime volte.

Un’altra raccomandazione ricorrente è di non sottovalutare mai i segnali di tensione tra i due, fossero anche zampate o esposizione di denti: spesso si tende a pensare (errore diffuso anche negli inserimenti tra gatti) che dopo qualche scaramuccia i due troveranno spontaneamente “il loro equilibrio”. Qualcuno si illude ancora che valga la storia del capobranco che “deve farsi valere” e delle gerarchie da lasciar instaurare a suon di minacce reciproche. Il tutto si traduce in un “lasciar fare” che, invece, rappresenta una scommessa molto rischiosa, giacché possono innescarsi dinamiche destinate solo a peggiorare. Ancora una volta, mi sento di ribadire che ogni inserimento fa storia a sé perché gli individui coinvolti sono diversi, quindi è illusorio ricalcare o appellarsi ad esperienze passate, sperando di ottenere gli stessi risultati. In caso di difficoltà o incertezza, il consiglio è sempre di chiedere l’intervento di un esperto.

Nella sua opinione ritiene sia più facile un inserimento di un cucciolo o di un adulto?

Fermo restando che una valutazione attenta delle caratteristiche del cane va fatta in entrambi i casi, dal punto di vista del gatto è sicuramente più semplice familiarizzare con un cane estraneo a 2-3 mesi di età, anziché da adulto. Il gattino, infatti, presenta naturalmente una maggiore flessibilità ad accogliere le novità, una predisposizione legata alle fasi di sviluppo che è massima in questo periodo della vita e, soprattutto sul piano sociale, tende a ridursi a man mano che il micio cresce. Un’unica accortezza: non sempre un gattino tanto piccolo ed inesperto è in grado di gestire le attenzioni, benché benevoli, di un cane molto più grande di lui, soprattutto se eccedono in “entusiasmo”: un po’ di saggia supervisione per verificare che il micino non venga trattato con troppa rudezza, spaventato o ferito non farà male.              

Cambiando specie, invece, cosa ci dice della gravidanza in presenza di un gatto?

I gatti rappresentano una squisita compagnia per le donne in gravidanza. Apprezzano i suoi ritmi rallentati, entrano in relazione con il pancione che cresce dedicandogli fusa e sonnellini e, in definitiva, si allineano allo stato emotivo della mamma, fatto di attesa ma anche di accesa meraviglia e infinita pazienza. Semmai, il vero problema di oggi è difendere le mamme, già rese comprensibilmente impressionabili per il loro stato, dalla cattiva informazione riguardo la convivenza con i gatti. Dai sanitari ai parenti, dagli psicologi agli amici, ogni mamma è destinata ad incontrare uno stuolo di persone meticolosamente disinformate che la metterà in guardia dalla toxoplasmosi, additando i gatti di famiglia come responsabili di un sicuro contagio ed esortandole a sbarazzarsene prima possibile. La toxoplasmosi esiste ed è inequivocabilmente pericolosa ma, fra tutti i vettori noti e molteplici (si pensi agli insaccati, alle verdure mal lavate, alla carne poco cotta, all’igiene superficiale, ecc.), i gatti rappresentano i più improbabili, soprattutto quelli familiari, seguiti di norma sul piano medico e sanitario. Anche in questo caso, per sciogliere ogni dubbio sulla migliore condotta da seguire, piuttosto che affidarsi al parere da bar di conoscenti e passanti (e di fronte a certi temi specialistici, anche l’opinione di un pediatra o di un’ostetrica lo diventa!), io consiglio sempre di interpellare l’esperto per antonomasia in zoonosi, colui che di queste cose davvero “ne sa” perché è il suo lavoro, ovvero il medico veterinario: anche con una semplice telefonata sarà sicuramente in grado di illustrare ad una mamma in gravidanza quali norme igieniche seguire per godere appieno la convivenza con i mici di famiglia in sicurezza e libertà.

Grazie mille Dott.ssa Campa per le preziose ed esaustive risposte.

Cane e gatto sono due mondi a confronto estremamente fascinosi. Non interpretabili con lo stesso dizionario. Non sovrapponibili.  Vi è venuta voglia ugualmente di prendere un gatto che faccia compagnia al vostro cane? Bene, telefono alla mano per avere il beneplacito dell’esperto.

Luigi Sacchettino

 

Cane e gatto: chi l’ha detto che non si può? Intervista a Sonia Campa. Il Dog Friendly: Capitolo 10 was last modified: giugno 23rd, 2016 by L'Interessante
23 giugno 2016 0 commenti
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