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Tag

Napoli

Attraversare
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Attraversare a Napoli: guida per turisti alle prime armi

scritto da L'Interessante

Attraversare a Napoli

Di Maria Rosaria Corsino

 

Ci sono cose di cui nessun libro, nessuna guida turistica e nessuna cartina geografica parla: come attraversare la strada a Napoli?

Può sembrare una cosa ridicola ma in realtà è un problema che affligge tantissimi turisti, soprattutto stranieri.

In realtà con molta pazienza e un po’ di allenamento si può imparare e vi renderete conto, seguendo le nostre dritte, che nulla è impossibile.

Esistono diverse tecniche, alcune elementari, altre più avanzate, l’importante è che capiate cosa potete e cosa non.

Tendenzialmente il banco di prova dovrebbe arrivare almeno dopo un paio di passaggi pedonali, ma non a Napoli.

No, apprendisti cari, sappiate che come metterete piede fuori dalla stazione centrale vi troverete nella giunga.

Napoli non perdona, e neanche i motorini.

Partiamo quindi dalle tecniche base.

Quello che vi suggeriamo è di piazzarvi accanto alle strisce pedonali dove vi sia un semaforo, aspettare il verde e prima di attraversare controllare per bene che non vi sia nessuna macchina a folle velocità in arrivo.

Facile, semplice, diretto.

L’importante è non mostrarvi titubanti, camminate sulle strisce senza timore come se foste voi i padroni della strada. Attenti però alle biciclette, quelle non conoscono leggi.

Quando vi trovate ad un semaforo pieno di persone poi, badate bene a seguirle nell’andare dall’altra parte: alcune si lanciano incuranti della propria vita e altre praticano slalom estremo degno di olimpiadi tra le vetture.

Scegliete quindi con cura il vostro gruppo di attraversamento.

Mai, e poi mai attraversare quando ad una distanza ravvicinata ci sono pullman, tram o altri mezzi di grossa taglia, quelli che lo fanno generalmente o hanno sette vite o sono degli stuntman professionisti. Al massimo provate a farlo nel vostro paese.

C’è poi una tecnica che consigliamo solamente a chi è più esperto, a chi ha già avuto esperienze o a chi è stufo di vivere: quella del lancio.

Lanciarsi, ovviamente dopo aver guardato a destra e a sinistra, in mezzo alla strada come se stesse spiccando il volo per passare da una parte all’altra della strada vi farà avere una forte scarica di adrenalina, ma state attenti ai fossi.

Questa tecnica, come già detto ma è meglio ribadirlo, è possibile solo dopo un adeguato allenamento o si trasforma in harakiri.

Ultimo, ma non ultimo, fate molta attenzione quando camminate nel bel mezzo delle zone pedonali perché da ogni angolo e da ogni traversa c’è un motorino pronto a sbucare.

Buone vacanze!

Attraversare a Napoli: guida per turisti alle prime armi was last modified: agosto 20th, 2016 by L'Interessante
20 agosto 2016 0 commenti
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Cappella San Gennaro
Cultura

Quella Cappella dove bisogna chiedere permesso e quel celebre miracolo

scritto da L'Interessante

Cappella di San Gennaro

Di Maria Rosaria Corsino

La costruzione del Duomo di San Gennaro (o Duomo di Santa Maria Assunta) comincia nel XIII secolo per volontà del re angioino Carlo II di Napoli. Il progetto prevedeva di edificare la nuova struttura attorno al Battistero di San Giovanni in Fonte e alla Basilica di Santa Restituta, luoghi di culto di età paleocristiana (il lavoro fu commissionato a degli architetti francesi), mentre un’altra antica basilica, conosciuta col nome di Stefania (costruita tra il 409 e il 501 per volere del vescovo Stefano I ed era dedicata al Salvatore), fu sacrificata. All’inizio gli artisti coinvolti erano soprattutto di origine francese, ma ben presto le lavorazioni furono affidate a rappresentanti dell’arte locale o italiana. Finalmente nel 1314 la Cattedrale fu solennemente dedicata all’Assunta dall’Arcivescovo Umberto D’Ormont.

La storia del Duomo è assai travagliata, già nel secolo successivo alla sua costruzione, nel 1349, un terremoto distrusse il campanile e la facciata. Quest’ultima fu eretta nuovamente nel XV secolo, questa volta in stile gotico, ma la sfortuna si abbatté ancora sulla nuova basilica che, a metà secolo, vide crollare parti della navata centrale in seguito ad un altro terremoto. Anche la navata fu prontamente ricostruita, avviando il duomo verso gli abbellimenti che caratterizzeranno gli anni tra il ‘400 e l’800.


Infatti, già a cavallo del 1500, venne costruita la Cappella del Succorpo, abbellita da decorazioni di Tommaso Malvito. Un secolo dopo, invece, Francesco Grimaldi realizzò, proprio di fronte alla Basilica di Santa Restituta, la Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro per onorare il voto che i napoletani avevano affidato al Santo durante la peste del 1526

Per Napoli il “Tesoro” è costituito dal busto del Santo che custodisce le ossa del cranio e dalla Teca che conserva le ampolle con il sangue.

E’ il luogo simbolo dell’incontro di un Popolo con il suo Santo e con i suoi Santi ecco perché, prima che il sacerdote entri nella cappella, per prelevare il sangue dalla Teca e far sì che si compia il miracolo, deve voltarsi verso il popolo presente e chiedere il permesso di poter entrare.

Altra particolarità della Cappella del Tesoro di San Gennaro è il cancello, che ha avuto una lavorazione di oltre quarant’anni.

Meritevole di particolare attenzione, è l’elemento posto sull’arco superiore del cancello che, se toccato nei punti giusti, emette diverse melodie: il San Gennaro a doppia faccia.

L’originalità dell’opera consiste nella sua valenza plastica.

Il Santo, infatti, rivolge lo sguardo nella Cappella e nel Duomo senza trascurare la sacralità di nessuno dei due spazi.

I due busti, che compongono l’unica figura bifronte furono realizzati sul disegno del Fanzago da Gennaro Monte nel 1668.

Nella cripta dedicata alla famiglia Carafa, nei sotterranei del Duomo, è collocato un vaso Longobardo che stando a quel che si dice, contenga il resto delle ossa del Santo.

Il miracolo

La storia del miracolo di San Gennaro è forse nota in tutto il mondo.

La leggenda racconta che, quando San Gennaro fu ucciso a Pozzuoli sotto Diocleziano, il suo sangue fu raccolto in due ampolle che furono poi donate al Vescovo quando le reliquie del Santo furono portate a Napoli.

Il 17 Agosto nel 1389 il sangue si sciolse, dando vita a quello che oggi è uno dei culti più celebrati.

Il miracolo accade tre volte l’anno; nel primo sabato di maggio, in cui il busto ornato di preziosissimi paramenti vescovili e il reliquiario con la teca e le ampolle, vengono portati in processione, insieme ai busti d’argento dei numerosi santi compatroni di Napoli, anch’essi esposti nella suddetta Cappella del Tesoro, dal Duomo alla Basilica di S. Chiara, in ricordo della prima traslazione da Pozzuoli a Napoli, e qui dopo le rituali preghiere, avviene la liquefazione del sangue raggrumato; la seconda avviene il 19 settembre, ricorrenza della decapitazione, una volta avveniva nella Cappella del Tesoro, ma per il gran numero di fedeli, il busto e le reliquie sono oggi esposte sull’altare maggiore del Duomo, dove anche qui dopo ripetute preghiere, con la presenza del cardinale arcivescovo, autorità civili e fedeli, avviene il prodigio tra il tripudio generale. Avvenuta la liquefazione la teca sorretta dall’arcivescovo, viene mostrata quasi capovolgendola ai fedeli e al bacio dei più vicini; il sangue rimane sciolto per tutta l’ottava successiva e i fedeli sono ammessi a vedere da vicini la teca e baciarla con un prelato che la muove per far constatare la liquidità, dopo gli otto giorni viene di nuovo riposta nella nicchia e chiusa a chiave. Una terza liquefazione avviene il 16 dicembre “festa del patrocinio di S. Gennaro”, in memoria della disastrosa eruzione del Vesuvio nel 1631, bloccata dopo le invocazioni al santo. Il prodigio così puntuale, non è sempre avvenuto, esiste un diario dei Canonici del Duomo che riporta nei secoli, anche le volte che il sangue non si è sciolto, oppure con ore e giorni di ritardo, oppure a volte è stato trovato già liquefatto quando sono state aperte.

Quella Cappella dove bisogna chiedere permesso e quel celebre miracolo was last modified: agosto 19th, 2016 by L'Interessante
19 agosto 2016 0 commenti
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Arlecchino
CulturaEventiIn primo piano

Arlecchino con lo specchio (Picasso) Napoli, palazzo Zevallos Stigliano 18 Giugno-11 Settembre 2016

scritto da L'Interessante

Arlecchino con lo specchio

Di Maria Rosaria Corsino

Questo dipinto, che fa parte della serie dei grandi “Arlecchini seduti” realizzati nel corso del 1923, è diventato una delle opere più amate e popolari di Picasso. Il viaggio in Italia del 1917 imprime un cambiamento nell’arte del pittore andaluso che, nell’ambito del cosiddetto movimento del ritorno all’ordine, ritrova un interesse per la figura, per l’antico e per la tradizione classica.

Arlecchino con lo specchio (Picasso) Napoli,  palazzo Zevallos Stigliano 18 Giugno-11 Settembre 2016

Tuttavia, a differenza degli altri quadri del 1923, nei quali Arlecchino ha le sembianze del pittore spagnolo Jacinto Salvadó ed è vestito col costume a scacchi tipico della popolare maschera, in questo caso, dopo aver pensato in un primo tempo a un autoritratto, l’artista segue un percorso iconografico molto originale. Infatti, se il cappello a due punte che il fanciullo si aggiusta con la mano guardandosi nello specchio rimanda ad Arlecchino, il costume è quello con la calzamaglia tipico di un acrobata e il volto malinconico ricoperto dal cerone è quello di Pierrot. Questa contaminazione rende l’opera ancora più straordinaria, perché rimanda alla prima produzione di Picasso, al cosiddetto “periodo blu e rosa” dove compaiono, insieme agli artisti del circo – acrobati, pagliacci e saltimbanchi – proprio le due maschere di Arlecchino e Pierrot, che simboleggiano la condizione emarginata dell’artista. La cristallina bellezza e la misura di questa immagine, che sprigiona malinconia e tenerezza, derivano dal confronto di Picasso con le antiche pitture romane, ammirate nella sua visita del 1917 a Pompei, e con Ingres. La limpida sintesi plastica dei volumi ricorda il celebre ritratto di Ingres Madame Moitessier seduta della National Gallery di Londra, con il quale l’Arlecchino presentato oggi condivide il motivo della mano accostata al volto. A Napoli Picasso si interessò tanto alle antiche pitture di Pompei quanto alla tradizione iconografica della figura di Pulcinella e tra il 1922 e il 1924 condivise questi temi con altri artisti come Gino Severini e André Derain, divenuti anch’essi straordinari interpreti, nei loro Arlecchini, Pierrot e Pulcinella, del fascino che continuava a esercitare la Commedia dell’Arte, vista come una grande metafora della vita stessa. L’iniziativa segna il secondo appuntamento con L’Ospite illustre, la rassegna – avviata con il Ritratto d’uomo di Antonello da Messina, conservato a Palazzo Madama di Torino – che si prefigge di presentare al pubblico delle Gallerie d’Italia, in brevi e ricorrenti eventi espositivi, un’opera di grande rilievo proveniente da collezioni prestigiose o da musei o chiese, in un rapporto di scambio e collaborazione con importanti istituzioni culturali nazionali o estere. La presenza a Napoli di questi capolavori è tanto più significativa in quanto sia le opere sia gli autori – Antonello e Picasso – rivelano un legame privilegiato con la città e con la sua storia culturale e artistica. A rendere ancora più evidente tale rapporto, nel percorso espositivo di Arlecchino con specchio è una testimonianza relativa al balletto Pulcinella, di cui il grande maestro andaluso disegnò costumi e scenografia, memore delle sue passeggiate napoletane e di quella maschera da lui varie volte osservata mentre improvvisamente “si offriva in spettacolo per le strade”. Nel 1920, infatti, Picasso porta in teatro il suo interesse per la commedia dell’arte occupandosi delle scene e dei costumi per il balletto Pulcinella di Igor Stravinskij. A Picasso tornarono utili le gite a Napoli, i ricordi delle belle stampe di Pulcinella e delle collezioni relative al teatro napoletano. Il bozzetto per il costume di Pulcinella dell’omonimo balletto è quasi una sintesi dei due stili privilegiati in questi anni dal pittore. Nella stagione 1986-1987 il Teatro di San Carlo presenta il Pulcinella con scene originali e costumi realizzati su studi di Picasso; in scena una stella della danza, Vladimir Vassiliev, nel ruolo della maschera napoletana. Grazie alla collaborazione con il Teatro di San Carlo, la presenza de L’Ospite illustre sarà affiancata dall’esposizione di sei abiti di quello spettacolo, ricostruiti sui bozzetti di Picasso con l’aiuto del figlio di Léonide Massine, autore della coreografia originale. L’esposizione del capolavoro di Picasso e la collaborazione con il Teatro di San Carlo offrono l’occasione per lanciare Careers in Art, il programma ideato da Intesa Sanpaolo e Next Level nell’ambito di Progetto Cultura per avvicinare i giovani ai mestieri dell’arte mettendosi in gioco direttamente.

Contemporaneamente alla mostra di Napoli, dal 21 giugno al 18 settembre 2016, il Museo ThyssenBornemisza ospita Caravaggio y los pintores del Norte, esposizione incentrata su Michelangelo Merisi da Caravaggio e sull’influenza che il genio italiano ebbe sui pittori nordici che, affascinati dal suo lavoro, ne diffusero lo stile. Saranno in mostra un gruppo di opere che abbracciano l’intera carriera dell’artista, dal periodo romano fino alle cupe e commoventi composizioni dei suoi ultimi anni, tra le quali Il Martirio di sant’Orsola della collezione Intesa Sanpaolo, ultimo dipinto di Caravaggio, realizzato a pochi mesi dalla morte e abitualmente esposto a Palazzo Zevallos Stigliano.

Arlecchino con lo specchio (Picasso) Napoli, palazzo Zevallos Stigliano 18 Giugno-11 Settembre 2016 was last modified: agosto 18th, 2016 by L'Interessante
18 agosto 2016 0 commenti
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Lounge Bar Dog Friendly
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Lounge bar dog friendly: anche a Napoli

scritto da L'Interessante

Lounge Bar dog friendly

L’estate, di solito, sembra la stagione più ragguardevole nei confronti degli amici a quattro zampe. Se da un lato, i rischi di abbandono in questo periodo dell’anno si fanno più probabili, dall’altro le campagne di prevenzione per abbassare l’asticella delle possibilità, godono di una maggiore diffusione. Ciononostante, ogni anno, di questi tempi, si registra un allontanamento forzato che oscilla tra il 25e il 30%, ciò significa che ne vengono abbandonati circa 600 ogni giorno. Se la matematica non fa le bizze, in un anno sono 80.000 gatti e 50.000 cani. A parlare, le statistiche, che anche quest’anno hanno prodotto dati tristemente chiari.

L’80% di cani e gatti abbandonati rischiano maltrattamenti, fame e incidenti stradali.  Si stima che in Italia abbiamo circa 900.000 randagi, e solo 100.000 di questi sono ospitati in strutture di accoglienza e rifugi.

Eppure, abbandonare un animale è un reato punito per legge. Secondo l’art. 727 del codice penale, chiunque abbandona animali domestici, è punibile con l’arresto fino ad un anno o con un’ammenda variabile da 1.000 a 10.000 euro. Alla stessa pena soggiace chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura.

Posto per certo che il problema è figlio di un’inciviltà ripetuta 365 giorni l’anno- l’altro picco, ad esempio, si registra durante le feste natalizie- l’arsura estiva rende discutibilmente audaci. Se dunque non è possibile gestire appieno un’emergenza tanto ampia, nonostante l’impegno di chi per civica consuetudine è solito segnalare eventuali anomalie in tal senso, negli ultimi anni, si sta diffondendo una simpatica iniziativa anche e non solo per tutelare gli animali randagi.

 Da nord a sud, è sempre più comune, specie tra i proprietari di esercizi commerciali, disporre all’esterno dei locali ciotole contenenti acqua fresca e croccantini, questo per permettere anche agli animali orfani di padrone una migliore qualità di vita. Ci sono casi, però, in cui felici e affezionati adottanti di quadrupedi sono costretti a limitare le proprie abitudini, sacrificando il personale desiderio di bere una birra nel locale preferito, (che non accetta l’ingresso di animali), in rispetto del proprio cucciolo. Ebbene, se di questi divieti ne esistono ancora tanti, in concomitanza con gli accessi negati, si stanno continuamente inaugurando i  lounge bar dog friendly. Il primo pare sia stato aperto circa due anni fa, si chiama Akita e si trova a Concorezzo, vicino Monza, ma nel giro di poco tempo, come una bellissima reazione a catena ne sono nati molti altri.

Lounge bar dog friendly: tra le città che hanno sposato l’idea, anche Napoli

Si chiamano Alessia e Roberta Giancristoforo e sono titolari del negozio di abbigliamento femminile, a via Toledo, “Dieci e Dieci”. Proprietarie di cani e da sempre sostenitrici di battaglie animaliste in loro difesa, hanno da poco posizionato fuori al loro esercizio commerciale una struttura contenente, a raso, una ciotola per il cibo, una per l’acqua ed una statuetta a forma di cagnolino. Un vero e proprio “bar” per cani che ha ricevuto, se mai ci fosse il bisogno di puntualizzarlo, l’approvazione degli “esperti”.

È entusiasta di quanto realizzato, anche il consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli che, appresa la scelta delle due commercianti napoletane, ha subito invitato gli altri negozi a seguire l’esempio, perché – ha detto- aiutare i nostri amici a quattro zampe, soprattutto se randagi, significa umanizzare le nostre città e renderle migliori.

 Non solo altrove, dunque, ma anche nelle più vicine città e provincie fare un gesto in più è possibile.

Michela Salzillo

Lounge bar dog friendly: anche a Napoli was last modified: agosto 2nd, 2016 by L'Interessante
2 agosto 2016 0 commenti
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Napoli Sotteranea
CulturaIn primo pianoViaggi Interessanti

Napoli Sotteranea

scritto da L'Interessante

Napoli

I napoletani cavano l’arte dal sole, diceva Camillo Boito. Ma anche lontani dalla luce non se la cavano affatto male.

A 40 mt. di profondità, infatti, c’è lei, Napoli Sotterranea, che, lontano dalle rumorose e festose stradine del centro storico, offre ai turisti un mondo di storia e meraviglia

Sul tufo giallo, pietra con la quale la città è costruita, ci sono tracce risalenti fino a 5000 anni fa. Architetture greche e romane si trovano ovunque lungo i cunicoli che formano questo luogo che, da anni ormai, affascina turisti e non solo. Anche gli abitanti della stessa Napoli, infatti, e dei paesi vicini si mostrano interessati e desiderosi di conoscere la storia antica del luogo che li ama e li cresce.

I due principali ingressi al sito sono quello di piazza San Gaetano, nel decumano maggiore, e quello di via Sant’Anna di Palazzo, nel quartiere Chiaia. Lo sviluppo di quest’area sotterranea, come abbiamo già detto, è antichissima. Cominciò, infatti, in epoca romana, dando importanza soprattutto ad una fitta rete di acquedotti. Nel XX° secolo, la città sotterranea fu luogo privilegiato per proteggersi durante i micidiali bombardamenti che videro coinvolta la città. Infatti, i cunicoli di cui è composto il sottosuolo, furono dotati di illuminazione e attrezzati per ricevere decine e decine di persone che si nascondevano quando necessario. I numerosi oggetti trovati e le decorazioni sulle pareti, testimoniano quanto tempo, durante i bombardamenti, i cittadini passassero più “al riparo” che “alla luce del sole”.

A Chiaia è ancora possibile vedere qualche rifugio. Ancora una volta Napoli non ci delude, è all’altezza delle nostre aspettative. Anzi, ci stupisce anche quando crediamo che non sia più possibile, anche quando crediamo che i nostri occhi già abbiano visto tutta la bellezza possibile. Napoli non pone confini allo splendore. Napule è a voce de’ criature che saglie chianu chianu e tu sai ca nun si sulo.

Roberta Magliocca

Napoli Sotteranea was last modified: ottobre 21st, 2016 by L'Interessante
21 ottobre 2016 0 commenti
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Rione Sanità
CulturaIn primo pianoLibri

Rione sanità: la prima biblioteca comunale

scritto da L'Interessante

 Il rione sanità non è sinonimo inviolabile di Camorra! Mentre il luogo comune attacca con l’illegalità, un nuovo progetto di ricostituzione socio-culturale grida al riscatto.

 Nasce fra gli angoli spigolosi del quartiere stella, la prima biblioteca comunale del territorio. A volerla è stata la fondazione Adda Passà ‘a Nuttata   che, presentando il progetto presso il tribunale di Napoli, intende centralizzare in Via Salita dei Cinesi un altro dei messaggi di protesta contro la criminalità organizzata. Dopo le iniziative autonome di street art, messe a punto lo scorso Aprile dall’argentino Francesco Bosoletti, con l’opera Resistiamo, e – ancor prima – quella dello spagnolo Tono Cruz dal titolo Luce, l’arte che fa cultura continua a darsi voce.

L’idea della biblioteca è stata condivisa pubblicamente nell’ambito di un convegno dedicato alla confisca dei beni alla camorra, proprio per sottolineare quanto il monopolio dell’attività criminale, che è ancora molto forte sulle vite dei giovani del posto, debba e può essere controllato a vista da una delle ricchezze più inestimabili che esistano: la cultura.

La biblioteca nascerà proprio in uno degli edifici sottratti alla malavita napoletana, per marcare in maniera inequivocabile che anche sull’ irrecuperabile si può costruire qualcosa che sia molto vicino alla meraviglia. Perché lì dove non c’è niente, l’ordinaria amministrazione diventa eccezione alla regola, e quando dal letame nasce il fiore, a volte, sembra un intero giardino.

Durante l’incontro, moderato dall’avvocato Carlo Claps, segretario dell’Associazione forense Magna Carta e Davide d’Errico, presidente della Fondazione, è stato annunciato anche un movimento di donazione. Chiunque volesse, infatti, può regalare un libro recandosi presso i punti ufficializzati: la Camera penale del tribunale e l’associazione forense Magna Carta.

Cos’è un libro per il Rione Sanità? (…e non solo per lui!)

C’è chi dice che attraverso i libri, leggendo le storie di mondi reali e universi immaginari, si esiste più volte in una sola. Se questa verità appartiene ad una visione soggettiva o alla legge universale del lettore comune e appassionato, è ancora da scoprire.

Quel che è certo è che un libro può salvare, può diventare un oggetto contundente da sferrare contro l’ignoranza, la delinquenza e ogni genere di atteggiamento violento, sia esso di concetto o di fatto.

Un libro può essere la vita possibile, anche dove essere è un po’ come non aver mai vissuto.

Michela Salzillo

Rione sanità: la prima biblioteca comunale was last modified: giugno 30th, 2016 by L'Interessante
30 giugno 2016 0 commenti
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Bud Spencer - L'Interessante
AttualitàCinemaCronacaCulturaIn primo pianoParliamoneTv

Bud Spencer in un video poco conosciuto: la sua grande tenerezza mentre canta con i bambini

scritto da Roberta Magliocca

Bud Spencer, il gigante buono del cinema e della tv, il napoletano nel cuore che pur attraverso uno schermo era amico di varie generazioni, l’uomo dalle grandi braccia che facevano sentire al sicuro, dalla grande bontà che faceva sentire bene, estremamente bene.

Carlo Pedersoli, questo il vero nome del noto attore, si è spento lo scorso Giugno a Roma, all’età di 86 anni.

“Papà è volato via serenamente alle 18.15. Non ha sofferto, aveva tutti noi accanto e la sua ultima parola è stata ‘grazie’ “

Così il figlio ha dato la notizia. E per quanto dolorosa sia la sua scomparsa, ci riempie di gioia sapere della sua serenità nel momento del congedo dalla vita e dai suoi familiari. Perchè questo significa che era in pace con se stesso, che era contento della sua vita.

Noi abbiamo perso tanto, invece. Dopo Pino Daniele, Mango, David Bowie, Dario Fò ci sembra di star perdendo pezzi di storia importanti e che, chissà dove, stanno costruendo insieme un mondo migliore ed eterno.

Bud Spencer e i bambini

Ma la loro eredità è tangibile, visibile, udibile. Come un video in cui Bud Spencer canta insieme al piccolo coro dell’antoniano, in una canzone dal testo così semplice, eppure così estremamente commovente.

Un video di grande tenerezza, un ricordo tra tanti ricordi.

Ancora ciao, immenso Bud.

Roberta Magliocca

Bud Spencer in un video poco conosciuto: la sua grande tenerezza mentre canta con i bambini was last modified: ottobre 26th, 2016 by Roberta Magliocca
26 ottobre 2016 0 commenti
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i fiori del male
CinemaCulturaIn primo piano

I Fiori del Male: dal 24 Giugno al cinema

scritto da L'Interessante

Uscirà il 24 giugno al cinema I Fiori del Male di Claver Salizzato interpretato dall’attrice napoletana Flora Vona. Il film è ispirato al mondo poetico del capolavoro di Charles Baudelaire e racconta l’inconciliabilità tra l’amore sacro e profano, attraverso tre ritratti di tre donne di differenti epoche storiche, dal ‘500 al primo ‘900: la poetessa Veronica Franco, vissuta nella Venezia rinascimentale, che ebbe una relazione con Enrico III di Francia,  Marguerite Gautier, ovvero ‘La Signora delle Camelie’ e infine Mata Hari, danzatrice e agente segreto condannata alla pena di morte per le sue attività di spionaggio durante la prima guerra mondiale.

Salizzato, storico del cinema, già collaboratore di Sergio Leone, torna a dieci anni da ‘Eleonora D’Alborea’ con Caterina Murriro, a dirigere un’opera in costume. Il film, è prodotto da Christian Vitale (CF Production) e sarà distribuito a Roma, Ciampino, Milano, Napoli, Caserta e Palermo. Nel cast anche Antonello Friello, Cristiano Priori, Pasquale Greco, Graziano Scarabicchi, Donatella Pandimiglio, Francesco Castiglione, Rita Charbonnier, Mario De Candia e Prospero Richelmy.

I Fiori del male – spiega il regista – è un’opera basata prevalentemente sulla suggestione delle immagini e delle inquadrature, degli ambienti e degli arredi, della luce e dei costumi, trattandosi di tre storie d’epoca, liberamente tratte dalla vita, gli amori e le passioni di altrettanti personaggi femminili realmente esistiti e divenuti parte dell’immaginario letterario e culturale del mondo intero.

I FIORI DEL MALE – SINOSSI

Tre ritratti. Tre donne. Tre cortigiane. Attraverso tre secoli, dal ‘500 al primo ‘900.  Veronica, Margherita e Greta: personaggi femminili realmente esistiti ed entrati nella storia, ma colti per un attimo fuori di essa. In uno spazio vuoto, né nella realtà, né nell’immaginazione, in quel luogo dove tutto potrebbe essere successo. Dentro un palazzo di antichi Signori, in una sala quasi completamente vuota (un tavolo-scrittoio, una chaise-longue, un letto a baldacchino, pochi oggetti di arredamento), i cui affreschi d’altra epoca cadono ormai a pezzi, esse – ognuna di esse – nel corso della propria storia cinematografica, incontrano alcuni personaggi della loro vita. Uomini e donne che hanno contribuito a determinare, nel bene e nel male, nei vizi e nelle virtù, nella buona e nella mala sorte, le loro esistenze. Una galleria tenuta insieme da un solo tema: l’amore sacro e l’amor profano e l’impossibile conciliabilità fra essi. Il sesso e la carne o l’anima e lo spirito? Introdotte e presentate da un Maestro di Cerimonie in frac, che dirige e scandisce a proprio modo la narrazione, le protagoniste scopriranno che l’amore vero non può coniugarsi altro che con la castità della passione e/o della morte.

I Fiori del Male: dal 24 Giugno al cinema was last modified: giugno 21st, 2016 by L'Interessante
21 giugno 2016 0 commenti
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Ars Nova
CulturaEventiIn primo pianoMusica

Ars Nova Napoli: tutta la musica e il destino di un popolo

scritto da L'Interessante

Ars Nova

Che sia un atto di contestazione o pura esaltazione dell’essenziale, l’arte di strada non va di certo rilegata nelle corsie di seconda mano. Non è un caso che affermate celebrità del panorama musicale, nazionale e internazionale, celebrino con fierezza i propri trascorsi da sconosciuti del vicolo accanto.  Le piazze, i quartieri, le esibizioni senza pretesa di successo, garantiscono un’esperienza emotiva e di ricerca che difficilmente è possibile sperimentare altrove.

 È esattamente da questa realtà che proviene la storia musicale degli Ars Nova

Una squadra armonica di sei musicisti napoletani che segna note di successo da ben sette anni. Dopo aver viaggiato fra le strade della Parthenope moderna, si presentano al pubblico con un lavoro eccellente, sintesi che unisce in matrimonio le tracce simbolo di questo lungo periodo di collaborazione.

Si tratta del loro primo album non auto prodotto. Chi fatica se more e famme è una mistura ben amalgamata di inediti e brani della tradizione partenopea rivisitati secondo la grammatica stilistica del gruppo.

Unire la tradizione con le più conosciute sonorità mondiali, è questo lo scopo di Carlo Guarino (voce e chitarra), Bruno Belardi (contrabbasso), Marcello Squillante (fisarmonica e voce), Antonino Anastasia (percussioni), Michelangelo Nusco (violino) e Vincenzo Racioppi (charango). La loro musica ha già ottenuto importanti riconoscimenti di settore. Famosi per costituire uno dei più importanti complessi di strada d’Italia, detengono il podio del  Busker Festival di Ferrara (2013- 2014), una rassegna internazionale rivolta agli artisti di strada di tutto il mondo. La loro sperimentazione intreccia la musica popolare del Sud Italia con quella boliviana, ungherese e greca, una centrifuga di genetiche sonore che dà vita ad uno stile originale e riconoscibile, notevolmente vicino ai tratti della musica folk.

Tra i brani del disco:

 ‘O Cardillo, la favola dell’Auciello Grifone, l’intramontabile Tammurriata e la Tarantella del Gargano.

Dopo l’esordio del 9 giugno, che ha intasato di presenze l’ingresso di via San Giovanni Maggiore Pignatelli, gli Ars Nova replicano con l’appuntamento di stasera, alle ore 20.30, a Il Poggio, polo enogastronomico di via Nuova Poggioreale 160/C, promosso dal gruppo di imprese sociali Gesco.

Segnate pure in agenda. È senz’altro un appuntamento da non perdere.

Michela Salzillo

Ars Nova Napoli: tutta la musica e il destino di un popolo was last modified: giugno 16th, 2016 by L'Interessante
16 giugno 2016 0 commenti
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Gomorra 3: i casting al Duel Village

scritto da L'Interessante

Gomorra

Gomorra. Ieri mattina in via Borsellino i provini per la nuova stagione della serie tv

Al Duel Village di Caserta ieri mattina si sono svolti i provini per Gomorra 3. Ci hanno provato in trenta. Attori professionisti e non. Si sono calati nel ruolo di Giovanni oppure di Eduardo (a seconda della parte che era stata loro assegnata), due nuovi personaggi che il pubblico di Gomorra potrà seguire nella terza stagione della fortunata serie televisiva venduta in tutto il mondo. Bocche cucite da parte della produzione sulle nuove scene da girare così come su tempistica e location, pochi indizi anche su questi due personaggi. Agli aspiranti protagonisti dei nuovi episodi sono state affidate infatti poche battute che poco o nulla svelano su quanto accadrà nelle nuove puntate. Grande la soddisfazione del titolare del Duel Village, Silvestro Marino, che ben volentieri ha messo a disposizione le sale del cinema per i casting. ‘Il Duel Village – ha dichiarato – si rivela ancora una volta un valido punto di riferimento per le produzioni cinematografiche e televisive. Siamo da sempre aperti a tutte le iniziative che coniugano l’amore per la settima arte con la valorizzazione dei talenti. Speriamo di poter portare avanti questa collaborazione con l’auspicio  che possa tradursi in futuro in un appuntamento stabile’.

Gomorra 3: i casting al Duel Village was last modified: giugno 8th, 2016 by L'Interessante
8 giugno 2016 0 commenti
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