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Autore

L'Interessante

Tutti
EditorialeIn primo piano

Tutti gli uomini del Presidente: caro Quirinale, quanto ci costi! – L’Editoriale

scritto da L'Interessante

Tutti.

Di Roberta Magliocca

Oh Presidente, mio Presidente…quanto ci costi! Il Quirinale fa parlare di sé per alcuni scottanti motivi. Anzi, più che scottanti, salati, salatissimi motivi

Tutti, o buona parte degli italiani, si sono chiesti, almeno una volta, cosa mai potrebbe fare un uomo, seppur Presidente della Repubblica, in un appartamento di 1.200 stanze. Di spazio ha bisogno, certo. Mettiamo un’invasione di nipotini urlanti la domenica mattina dopo la messa, o una visita di un intero gruppo di alieni provenienti da Marte che, non trovando posto nei ristoranti a menù fisso del centro, decidono di fermarsi a palazzo per il lunch. Comprensibile.

Tutti a palazzo!

Ma quante braccia ci vogliono per mantenere in piedi una struttura del genere? Tante. Circa 1.700 dipendenti, tutti alla corte del Presidente Mattarella. Gli uomini del Presidente sono in gran parte forze dell’ordine, poliziotti e carabinieri al servizio di un solo uomo. Per non parlare poi di consiglieri e supporter politici che danno sostegno al lavoro del nuovo inquilino. Ma non sono solo figure pubbliche, più o meno fondamentali, quelle che si aggirano al colle. Cuochi, servitù, maggiordomi e custodi non mancano. Persino due addetti ai pendoli degli orologi del Quirinale. Tutti questi dipendenti (e non solo!) per la modica cifra di 237 milioni l’anno. Se pensiamo che i nostri vicini di casa per l’Eliseo spendono 110 milioni, la longeva Queen Elizabeth 60 e la Germania appena 28, beh, dovremmo forte sentire l’incoerenza di un paese che si dice in crisi economica.

E che non si dica più che in Italia non c’è lavoro. Basta avere la fortuna di nascere nella parte giusta del paese. Magari in una di quelle 1.200 stanze all’ombra di quegli orologi i cui pendoli sono ben sorvegliati.

 

Tutti gli uomini del Presidente: caro Quirinale, quanto ci costi! – L’Editoriale was last modified: settembre 16th, 2017 by L'Interessante
27 febbraio 2017 0 commenti
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pompei
CulturaCuriositàIn primo piano

Pompei. Il vino al tempo degli antichi Romani

scritto da L'Interessante

pompei

Di Antonio Andolfi

 

Pompei è un gioiello del nostro patrimonio archeologico, uno scrigno del passato, i cui resti ci dicono tanto sulla vita degli antichi Romani.

L’attività principale di Pompei era la produzione del vino, come testimoniato da numerosi affreschi. Le viti coltivate nell’area vesuviana erano quelle ricordate da Plinio e da Columella: l’Amine gemina minor, caratterizzata da grappoli doppi; la Murgentina, uva di origine siciliana, molto diffusa a Pompei, ecc..

I vigneti sono stati piantati seguendo le tracce delle antiche viti, di cui si notano ancora i calchi in gesso ricavati riempiendo il vuoto lasciato nel terreno dalle radici che si decomposero dopo l’eruzione. I calchi delle radici sono spesso affiancati da quelli dei pali di sostegno del filare.

Ma come si produceva il vino allora?

Il vino nell’antica Pompei

L’uva raccolta era trasportata con i carri nelle fattorie (villae rusticae) dove veniva premuta e dove era conservato il vino, fino alla vendita o al consumo.

Allora immaginate, in autunno, lunghe file di schiavi rovesciavano tanta uva da delle ceste in una grande vasca. Qui altri schiavi, chiamati calcatores, pestavano quest’uva a lungo, per ore, e il succo che si formava veniva poi veicolato con dei tubi, delle condotte. Ma non è tutto.

Da un chicco pestato, infatti, si può ancora ottenere del succo, e questo i Romani lo sapevano bene, ma come? Con un torcular, cioè un torchio.  Allora raccoglievano le vinacce, cioè la polpa, le bucce, e lasciavano macerare per qualche giorno, e questo rendeva il tutto molto più liquido, quindi più facile da spremere, poi lo accumulavano all’interno di contenitori, e già il peso della trave cominciava a schiacciare le vinacce, poi grazie ad un sistema a verricello, bastava tirare delle leve e si aumentava la pressione all’inverosimile, fino ad ottenere l’ultimo succo possibile dalle vinacce. E questo liquido correva in una grondaia, in una canaletta laterale fino ai dolia delle celle vinarie, cioè esattamente lo stesso percorso fatto dal liquido ottenuto pestando con i piedi l’uva.

Ma cosa accadeva a questo punto?

Bisognava lasciare i dolia aperti, assistere alla fermentazione , una fermentazione che per 10 giorni doveva essere molto violenta, quasi un ribollire, poi la si controllava per un’altra ventina di giorni, e poi si richiudevano i dolia con dei grandi coperchi in terracotta, e sopra si mettevano delle altre coperture, simili a degli scudi protettivi. E a questo punto cominciava la maturazione, era un processo che poteva durare mesi o addirittura anni.

Com’era il vino a Pompei

Allora non esisteva il novello, il vino solitamente dopo una vendemmia autunnale, veniva consumato non prima della primavera seguente, ed era molto apprezzato quello invecchiato qualche anno, 2, 3, solitamente, 5, 10 già era un’ eccezione, e di solito invecchiavano dentro le anfore, nei depositi, in soffitta o nei lunghi trasporti nell’Impero. Solo eccezionalmente si potevano trovare dei vini invecchiati qualche decennio.

In generale i vini dei Romani erano assai diversi rispetto ai nostri, quasi sempre avevano un’altissima gradazione, e alcuni avevano addirittura la consistenza del miele e quindi bisognava allungarli con dell’acqua gelida d’inverno e acqua bollente d’estate. Inoltre, dal momento che si spremevano assieme i chicchi e i rametti, cioè i raspi, il vino che ne usciva, era un vino amaro, bisognava correggere, lo si correggeva in generale con molti sistemi, a volte si mettevano anche delle spezie o addirittura del piombo. Il piombo, infatti, produce, se rimane all’aria una patina biancastra che è dolce, e così si faceva permanere il vino in contenitori di piombo, e questo aiutava il gusto, ma certo non la salute.

Insomma grazie ai resti archeologici è possibile scoprire uno spaccato della vita quotidiana a Pompei, pensate, tutto questo è avvenuto poco prima che il Vesuvio con la sua eruzione cancellasse tutto. Ma ora grazie agli archeologi, possiamo rivivere quelle storie che rimarranno per sempre scolpite nel tempo e nella memoria.

 

 

Pompei. Il vino al tempo degli antichi Romani was last modified: febbraio 27th, 2017 by L'Interessante
27 febbraio 2017 0 commenti
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Gianrenzo
EventiIn primo pianoLibri

Gianrenzo Orbassano: Lascio a voi le mie poesie.

scritto da L'Interessante

Gianrenzo

Di Christian Coduto

Giovedì 23 febbraio, presso la Sala Consiliare “Vescovo M. Natale” del comune di Casapulla, nell’ambito della Rassegna Incontri d’autore, si è svolta la presentazione del libro “Le mie notti” (ed. Spring) di Gianrenzo Orbassano. Il relatore Francesco Marino ha mediato la serata, presentando i vari ospiti: Eliana Riva e Antonella D’Andrea (della Spring Editore) Anna Di Nardo (Assessore alla cultura del comune di Casapulla) ed Elio Di Domenico (Docente di lettere e scrittore). Santa Santillo si è invece occupata della lettura di alcune delle poesie scritte dall’autore.

Elegantemente in giacca e cravatta, il giovanissimo Orbassano (compirà 22 anni a maggio) ha dato quel tocco di vivacità in più all’evento: volutamente provocatorio, ha voluto sottolineare sin dall’inizio il suo bisogno di non sentirsi definito poeta. “Non posso essere chiamato così, soprattutto se facciamo dei paragoni con i veri artisti della storia!”. Osservandolo da lontano, d’istinto, si tende quasi a considerarlo vanitoso, altezzoso. Parla molto, ma guarda spesso altrove, difficilmente negli occhi. Poi, però, ti accorgi a mano a mano che la sua è semplice timidezza. E’ consapevole di avere un dono, ha una grande sensibilità artistica, ma non vuole che gli venga riconosciuta in maniera così sfacciata. E’ un modo per rimanere ancorato con i piedi per terra, per essere se stesso. Se così non fosse, non potrebbe più descrivere in maniera così sincera le sue emozioni. E’ un gioco di equilibri che deve essere rispettato.

Dopo il dibattito, ci sediamo per alcuni minuti per parlare un po’.

Gianrenzo mi mostra orgoglioso la targa che gli è stata conferita dalla Pro Loco per la presentazione del libro. Ha un animo nobile, da adulto, intrappolato in un corpo da ragazzo. Lontano dai riflettori, è davvero un’altra persona. Da un certo punto di vista è facile capire il suo stato d’animo: le poesie vanno lette, vissute, interiorizzate … non vanno spiegate. Mai.

 

Gianrenzo Orbassano ci parla di sé.

D: Ciao Gianrenzo. Allora: “Le mie notti” …

R: In questa raccolta di poesie, la notte è il collante di vari argomenti quali la depressione e il sentimentalismo (anche spicciato). L’ho scelta come trait d’union perché a me la notte dona delle impressioni, delle emozioni che ho deciso di trascrivere su carta. C’è una ricerca anche nella scrittura, ovviamente, perché continuo a divorare i dischi di cantautori quali De Andrè, David Bowie, da cui traggo continua ispirazione.

D: In quale momento della giornata sei più produttivo nella scrittura?

R: Sicuramente di notte, perché sono circondato dalla calma e dal silenzio. Scrivere con il frastuono intorno, come quello dei cantieri in attività sin dalle sette del mattino, sarebbe per me impossibile. La notte ti regala un rilascio dell’anima che può essere riprodotto in poesia. La mente evapora e posso far volare le cose, le parole in primo luogo.

D: Hai presentato, con successo, il tuo libro in tante scuole. Stavolta la presentazione è avvenuta nel comune della tua città. Che tipo di emozione c’era?

R: Romantica, perché Casapulla è da dove sono partito. Terminare le mie presentazioni qui è stato come percorrere un cerchio che si è chiuso.

Si sofferma ancora un attimo sul piccolo dibattito nato in seguito alla sua affermazione “poeta/non poeta”. E’ visibilmente dispiaciuto perché ha paura di essere stato frainteso. Glielo si legge in volto. E’ un peccato che questo Gianrenzo non sia arrivato del tutto durante la presentazione. Sta mostrando un suo tallone d’Achille ed è una cosa inusuale: i personaggi dell’arte e del mondo dello spettacolo non lo fanno quasi mai. E’ un gesto ammirevole.

D: Sei così giovane, hai una profondità che lascia sgomenti … ci sono dei momenti in cui ti diverti, in cui sei più leggero?

R: (sorride) Certo! Sono una persona normalissima! Anzi, ti dirò: questi momenti più leggeri sono di grande utilità sai? Perché mi aiutano a pensare. In realtà l’uomo pensa 24 ore su 24, o almeno dovrebbe farlo (ridiamo insieme). Poi, come dicevo prima, di notte riesco a trascrivere quello che ho provato durante il giorno.

D: Che cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

R: Io ho deciso di pubblicare con una casa editrice a pagamento e non me ne sono affatto pentito, però sicuramente ne cercherò delle altre non a pagamento, in futuro, perché penso che l’autore venga maggiormente seguito. Si riesce ad avere un confronto più ricco, più diretto. Giusto per dire: le presentazioni le ho organizzate io nel 99 percento dei casi. Non mi sento, però, di criticare. Piuttosto do un consiglio, che è anche una speranza: quello di seguire meglio l’autore che è in primo luogo una persona.

D: Io mi occupo di cinema. Cinema e poesia vanno di pari passo. Quale è il film più poetico che tu abbia mai visto?

R: Oh! Sono sincero: amo moltissimo un film di Roberto Benigni, che non è “La vita è bella”, bensì “La tigre e la neve”. Credo sia l’opera più bella di questo regista. Sono rimasto colpito dal lato poetico di questo progetto, ne è colmo. Affronta temi molto delicati (sociali, politici e religiosi) di grandissima attualità.

D: Dopo “Le mie notti”, cosa ci dobbiamo aspettare da Gianrenzo Orbassano?

R: Un romanzo. Ci sto lavorando da tempo perché le dinamiche sono differenti rispetto alle poesie. Sarà un libro sicuramente affrontato con maggiore consapevolezza; il tema trattato è quello degli ultimi.

D: Bene! In bocca al lupo!

R: Grazie mille, crepi!

 

 

 

 

Gianrenzo Orbassano: Lascio a voi le mie poesie. was last modified: febbraio 26th, 2017 by L'Interessante
26 febbraio 2017 0 commenti
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casertana
CalcioIn primo piano

CASERTANA VEDE I PLAY OFF: AL PINTO CADE ANCHE LA VIRTUS FRANCAVILLA

scritto da L'Interessante

casertana

Casertana – Virtus Francavilla 1 – 0 

CASERTANA: Ginestra; Lorenzini, D’Alterio, Rainone, Ramos; Magnino, Rajcic, De Marco (82′ Finizio); Carriero (69′ Giorno); Corado, Ciotola (62′ Orlando). 

A disposizione: Fontanelli, Simone, Diallo, Petricciuolo, De Filippo, Colli, Leonardo, Cisotti. Allenatore: Tedesco

VIRTUS FRANCAVILLA: Casadei (16′ Albertazzi); Idda, De Toma, Abruzzese; Albertini, Prezioso, Galdean, Alessandro (58′ Ayina), Pastore (78′ Triarico); Nzola. Abate. 

A disposizione: Vetrugno, Gallù, Biason, Pino, Faisca, Salatino, Turi, Monopoli, Finazzi. Allenatore: Calabro

Arbitro: Fabio Pasciuta di Agrigento (Cantiani di Venosa – Pizzi di Termoli)

Reti:16′ p.t. Carriero

 Ammoniti: Carriero, Rajcic, Lorenzini, Corado (C), Idda, Abate, Abruzzese (VF). Recupero: 2’pt, 4’st.

CASERTANA VEDE I PLAY OFF: AL PINTO CADE ANCHE LA VIRTUS FRANCAVILLA was last modified: febbraio 25th, 2017 by L'Interessante
25 febbraio 2017 0 commenti
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Vignette Interessanti

Fissione: dalla fisica al PD

scritto da L'Interessante
Fissione: dalla fisica al PD was last modified: febbraio 25th, 2017 by L'Interessante
25 febbraio 2017 0 commenti
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Gomorroide
CinemaCulturaIn primo piano

Gomorroide: i Ditelo Voi al Cinema

scritto da L'Interessante

Gomorroide.

DIRETTAMENTE DAL SUCCESSO DI MADE IN SUD, LA PUNGENTE COMICITÀ DE I DITELO VOI ARRIVA SUL GRANDE SCHERMO CON GOMORROIDE

Dallo straordinario successo di Gomorroidi, la parodia della celebre serie TV che ha conquistato il pubblico di Made in Sud, L’IRRIVERENTE TRIO COMICO I DITELO VOI ARRIVA DAL 9 MARZO ANCHE SUL GRANDE SCHERMO CON GOMORROIDE, grazie a Tunnel Produzioni.

La comicità firmata Made in Sud che ha esordito al cinema con Vita, cuore, battito del duo Arteteca – vero e proprio caso cinematografico dello scorso anno con quasi 2 milioni di box office – torna al cinema con la verve e l’ironia di Francesco De Fraia, Raffaele Ferrante, Domenico Manfredi, affermati da anni sulla scena del cabaret italiano e conosciuti al grande pubblico come i Ditelo Voi.

Nel film i nostri Francesco, Lello e Mimmo sono gli attori protagonisti di ‘Gomorroide’, un telefilm che prende in giro la spietata organizzazione criminale. I tre sono coinvolti in una divertente sequenza di equivoci che saranno occasione per portare sul grande schermo, con sorprendenti novità, la loro comicità apprezzata dai tanti fan che li seguono sia in televisione, che in teatro, facendo registrare il tutto esaurito ai loro spettacoli in numerose città italiane.

“La nostra è una commedia caustica, un film che diverte” affermano i Ditelo Voi “non vogliamo svelare nulla, ma sarà una storia rocambolesca, in cui interpretiamo più personaggi contemporaneamente, condita con quell’ironia che da sempre caratterizza la nostra comicità”.

SINOSSI

La camorra è in ginocchio.

Il merito di questo inaspettato declino è del più grande fenomeno mediatico degli ultimi anni: GOMORROIDE, un telefilm comico che prende in giro la spietata organizzazione criminale. Grazie alla frizzante irriverenza della serie, la gente ha meno paura della malavita e si ribella ai piccoli soprusi che prima subiva.

Il successo travolgente del telefilm, trasforma i tre attori, interpreti dei feroci e strampalati camorristi, in vere e proprie star. Quando all’emittente televisiva viene recapitata una busta con tre proiettili indirizzata agli attori, nessuno prende veramente sul serio quell’intimidazione.

Almeno finché un divertente susseguirsi di eventi ed equivoci, costringerà il trio, loro malgrado, ad entrare in un programma di protezione che li sballotterà su e giù per l’Italia. Ma la camorra, accusata ingiustamente, non resterà con le mani in mano.

Gomorroide: i Ditelo Voi al Cinema was last modified: febbraio 25th, 2017 by L'Interessante
25 febbraio 2017 0 commenti
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Film
CinemaCulturaIn primo piano

“Il Cliente” e “Jackie”: mattina da Oscar al Duel con Caserta Film Lab

scritto da L'Interessante

Film.

Caserta Film Lab si prepara alla Notte degli Oscar con una maratona domenica in programma il 26 febbraio. Sul grande schermo due dei film più apprezzati della stagione, “Il Cliente” di Asghar Farhadi e “Jackie” di Pablo Larraín.

Film Il Cliente

Emad e Rana sono due coniugi costretti ad abbandonare il proprio appartamento a causa di un cedimento strutturale dell’edificio. Si trovano così a dover cercare una nuova abitazione e vengono aiutati nella ricerca da un collega della compagnia teatrale in cui i due recitano da protagonisti di “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller. La
nuova casa era abitata da una donna di non buona reputazione e un giorno Rana, essendo sola, apre la porta (convinta che si tratti del marito) a uno dei clienti della donna il quale la aggredisce. Da quel momento per Emad inizia una ricerca dell’uomo in cui non vuole coinvolgere la polizia.

Film Jackie

Sono passati cinque giorni dalla morte di John Kennedy e la stampa bussa alla porta di Jackie per chiedere il (reso)conto. Una relazione particolareggiata dei fatti di Dallas. Sigaretta dopo sigaretta, Jackie ristabilirà la verità e stabilirà la sua storia attraverso le domande di Theodore H. White, giornalista politico di “Life”. Una favola che il suo interlocutore redige e Jackie rilegge, rettifica, manipola, perfeziona per dire al mondo di Camelot, dell’arme, la dama e il cavaliere che fecero
l’impresa e la Storia fino al declino della loro buona stella.

La maratona sarà preceduta dalla Cinecolazione del CFL e nell’intervallo tra le due proiezioni sarà il momento del Brunch del cineforum: lasagne dello chef CFL, mozzarelline e quiche.

Il programma prevede quindi:

10:00 Cinecolazione del CFL
10:30 proiezione “Il Cliente” di Asghar Farhadi

13:00 Brunch del cineforum: lasagne dello chef CFL, mozzarelline e quiche
14:00 proiezione “Jackie” di Pablo Larraín

Prezzo soci Caserta Film Lab 6,00€.

Prezzo non soci 10,00€

Prezzi comprensivi della doppia proiezione, colazione e pranzo.

L’evento sarà anche l’ultima occasione per partecipare al TotoOscar di Caserta Film Lab, giunto alla sua 4° edizione, e scommettere sui vincitori degli Oscar 2017. In palio 3 premi targati CFL. Maggiori informazioni su
www.casertafilmlab.com

“Il Cliente” e “Jackie”: mattina da Oscar al Duel con Caserta Film Lab was last modified: febbraio 25th, 2017 by L'Interessante
25 febbraio 2017 0 commenti
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Carnevale
CulturaEventiIn primo pianoMusica

Sabato di Carnevale a Caserta, ecco gli eventi in programma

scritto da L'Interessante

Carnevale.

Sabato di Carnevale a Caserta dedicato ai più piccini con magia ed animazione. Stasera grande musica popolare con i Ragazzi del Tiglio

Si è aperta ieri pomeriggio, in piazza Vanvitelli, la VI edizione del Carnevale a Caserta 2017 organizzato dall’associazione
Casertaville con il Comitato Provinciale Asi di Caserta e la partnership di Street Food Business, Campania Sport e la nuova collaborazione stretta con la Pro Loco «Casali del Carolino».

La pioggia non ha fermato i casertani che hanno apprezzato, ieri, la splendida tammurriata dei Suonatori per Caso, che torneranno anche nella giornata di domenica, e gli Ape Car di street food che hanno cominciato a sfornare le loro prelibatezze.
Il pomeriggio di oggi sarà dedicato ai più piccini con lo spettacoli di magia ed illusionismo di Mago Alex e l’animazione dei ragazzi di Mr Joy che trasformeranno piazza Vanvitelli in una grande ludoteca a cielo aperto.
La serata è nel segno della tradizione popolare casertana con il concerto de i Ragazzi del Tiglio che porteranno in piazza musiche ed atmosfere di altri tempi.
Annullate, per motivi tecnici, la sfilata dei carri allegorici di questo pomeriggio e di martedì pomeriggio.

Sabato di Carnevale a Caserta, ecco gli eventi in programma was last modified: febbraio 25th, 2017 by L'Interessante
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Caserta
CulturaEventiIn primo piano

A Caserta arriva “(CE) GUSTO” – Festival della Strada e del Gusto

scritto da L'Interessante

Caserta.

Sull’onda della Prima edizione del CE GUSTO che si è tenuta lo scorso 2-3-4 Dicembre sul Corso Trieste di Caserta

eccoci pronti per una nuova edizione, quella primaverile appunto!

Il forte successo del Festival, circa 60.000 visitatori in tre giorni, ci ha permesso di ottenere una serie di consensi da parte di istituzioni, associazioni, consorzi e cooperative, oltre che da privati interessati a partecipare al nostro format, per cui, lusingati da tanti apprezzamenti abbiamo deciso di andare subito avanti con il nostro ambizioso progetto, ossia quello  di portare il CE GUSTO ad essere uno strumento di valorizzazione del nostro territorio e delle sue realtà a 360° in tutta la Regione e perché no sulla Penisola.

E’ per questo che per la Seconda edizione (in realtà “la prima e mezzo”) abbiamo individuato nella Piazza Carlo III la location ideale per attirare almeno il doppio dei visitatori della prima edizione e per realizzare un evento senza uguali negli ultimi anni , almeno tra quelli organizzati da semplici cittadini organizzati in associazione.

Variare tra inverno e primavera la location inoltre ci permetterà di dare alla manifestazione la massima possibilità di espressione e di crescita che in ogni caso vedrà come obiettivo principale quello di portare vita e turismo all’interno della nostra città, proprio partendo dalla Reggia e utilizzandola come punto di partenza  per percorsi e tour enogastronomici e artistici che possano anche proseguire nelle stradine più interne e alle eccellenze della nostra città.

La scelta delle date è stata pensata sia per non perdere l’atmosfera che si è creata intorno al Festival, sia per il clima sicuramente mite ma anche per utilizzare una data importante ossia il Primo Maggio. In tutte le città italiane all’avanguardia la festa dei lavoratori rappresenta un giorno di festa nel quale fare una gita, o una scampagnata per vivere la natura e il cibo come strumento di aggregazione e di celebrazione.

Quale occasione migliore dunque per riproporre il CE GUSTO?

Qui di seguito saranno riportati gli Obiettivi, gli Strumenti, le Risorse e le Caratteristiche di questa nuova Edizione!

#CIBO

Saranno invitate tutte le realtà dello Street Food del territorio (e non solo) esclusivamente  munite del caratteristico TRUCK ossia furgoncino Vintage.

Il tema di questa edizione sarà il Bufalo che rappresenta al massimo il nostro territorio, la sua vocazione agricola e di “terra di lavoro” .

Il latte, la Mozzarella, la ricotta, la sua carne, i prodotti che si coltivano grazie alla sua forza, saranno i protagonisti del Gusto.

#VINO

Le realtà vinicole del territorio saranno invitate a partecipare a questa edizione con le loro storie, con le loro uve e soprattutto portando la loro conoscenza e la loro energia nel mantenere alti i livelli di qualità della produzione e della promozione a livello nazionale.

#BIRRA

Birre italiane, artigianali, filtrate,non filtrate, crude, bianche, rosse con luppoli profumati e malti saporiti rinfrescheranno i palati dei nostri visitatori, soprattutto i più giovani.

#ARTIGIANATO

Le realtà artigiane locali saranno in grado di riportare alla luce antichi mestieri, tradizioni,  riescono a raccontare storie che appartengono ai nostri nonni, a quando le mani erano l’unico vero strumento di lavoro.

#ASSOCIAZIONISMO

Le associazioni, le cooperative, i consorzi, rappresentano l’unico settore in grado di portare avanti idee, progetti attività, che altrimenti sarebbero purtroppo trascurate, non valorizzate e che rischierebbero di passare in secondo piano, quando invece pernoi rappresentano una delle ricchezze del territorio. Verrà dedicato uno spazio proprio a queste realtà, per creare anceh un momento di confronto e di scambio.

#ARTE

L’arte, lo spettacolo, la musica sono sempre centrali nei nostri eventi in quanto crediamo che festival come il CE GUSTO sono contenitori speciali, in grado, attraverso contenuti creativi, di donare quel senso di pienezza a chi vive l’evento a pieno e trasporta in una dimensione positiva che sprona al sorriso, allo stupore, alla partecipazione attiva, alla transgenerazionalità e alla socializzazione. Potere dell’Arte.

Il 1°Maggio proporremo la festa dei lavoratori, come in ogni città italiana che si rispetti con un concertone dedicato a tutti coloro che nella vita s’impegnano per migliorarsi e migliorare questo mondo. Ci aspettiamo un’area di festa senza uguali, sperando che sia paragonabile a quella delle grandi città.

#SPORT

Una novità sarà l’introduzione di una serie di attività sportive all’interno del format che intendono rendere omaggio alle realtà cestistiche, calcistiche e pallavolistiche, da tanti anni orgoglio della nostra cit

CE Gusto – Caserta: QUANDO

28-29-30 Aprile

& 1 Maggio

CE Gusto – Caserta: DOVE

Piazzo Carlo III

Le tre strade che portano dalla Reggia verso la Stazione di Caserta, compreso la strada ad arco che delimita la piazza.

A Caserta arriva “(CE) GUSTO” – Festival della Strada e del Gusto was last modified: febbraio 25th, 2017 by L'Interessante
25 febbraio 2017 0 commenti
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Fratelli
In primo pianoLibri

I fratelli Mazzariol e la loro storia speciale

scritto da L'Interessante

Fratelli

Di Erica Caimi

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi uno stupido” è la frase di Albert Einstein scelta per la prima pagina de “Mio fratello rincorre i dinosauri”, un libro che si legge tutto d’un fiato. Giacomo Mazzariol, l’autore, è un ragazzo giovanissimo nato nel 1997 a Castelfranco Veneto, dove vive con la sua famiglia. Nonostante la sua tenera età, le pagine sono dense di maturità, ragionamenti profondi sciolti nell’ironia, ma soprattutto pulsano dell’amore per il fratellino affetto dalla sindrome di down.

I fratelli Mazzariol e il video su YouTube

Per capire come si è arrivati alla pubblicazione del libro, bisogna fare un passo indietro e risalire a marzo 2015, quando Giacomo carica un corto su YouTube, The Simple Interview, girato insieme al fratellino Giovanni, in occasione della giornata mondiale sulla sindrome di Down. Nel video, si simula un colloquio di lavoro tra i due fratelli, durante il quale Giacomo sottopone Giovanni a una serie di domande, permettendoci di entrare nel suo universo e di capire che prima della disabilità, prima dei limiti imposti dalla sindrome di Down, viene la persona. Con la sua vita e le sue passioni, i suoi pregi e i suoi difetti, la sua ironia e la sua voglia di esistere su questo mondo. La sequenza di immagini ti ruba un sorriso. Il video ha avuto un successo virale imprevedibile, ottenendo più di 200.000 visualizzazioni e da qui nasce l’idea di scrivere un romanzo sulle loro vite, intitolato “Mio fratello rincorre i dinosauri. Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più”.

La storia dei fratelli Jack & John nel libro “Mio fratello rincorre i dinosauri”

È Giacomo, il fratello maggiore, a tenere le redini della trama e ad accompagnarci nella sua vita. Si tratta, infatti, di una storia di vita familiare che evolve in un vero e proprio romanzo di formazione. Tutto inizia sulla piazzola di un parcheggio, quando papà Mazzariol ferma la macchina per comunicare a Giacomo, Chiara e Alice, le sue due sorelle, che presto avranno un fratellino. Giacomo, aveva soltanto cinque anni e non vedeva l’ora di avere un fratello con il quale poter fare giochi da maschio, finalmente, si dice, non sarà più in minoranza. Nello stesso parcheggio, settimane dopo, papà e mamma fanno un altro annuncio: quel fratellino sarà speciale. Per il piccolo Giacomo, quel misterioso “speciale” significa possedere dei poteri straordinari e comincia ad immaginarselo come un Supereroe. In fondo, anche Clark Kent era speciale.

Quando nasce Giovanni, nome, chiaramente, scelto da Giacomo, si capisce subito che è diverso dagli altri con quella sua testa così grande, quella lingua così lunga, quei piedini tanto strani. Più cresce e più le stranezze si moltiplicano, Giovanni è effettivamente diverso da tutti, ma non nel modo in cui Giacomo si aspettava e ciò attira la sua curiosità. La sua mente è presidiata da continue domande. Perché Giovanni fa così fatica a parlare? Perché deve fare continue visite mediche? Perché non potrà fare capriole per via del suo collo debole? Perché non potrà arrampicarsi sugli alberi, giocare a pallone, saltare sui letti? Perché non potrà fare la lotta con lui, il suo fratellone? Una cosa gli è chiara fin da subito: Giovanni ha una serie di difficoltà che non gli permettono di fare tutto quello che lui vorrebbe.

Intanto, cresce anche Giacomo e dalla scuola elementare passa alle medie. In classe, il ragazzo non rivela a nessuno di avere un fratello, lo tiene nascosto a tutti, persino ad Arianna, il primo amore nato sui banchi. Alla paura di essere deriso ed escluso dai coetanei, si contrappone il senso di colpa, perché nel profondo della sua immatura coscienza sente di non comportarsi come dovrebbe nei confronti del fratello. Giovanni, invece, è ignaro a tutti questi dilemmi interiori e sarà quel suo amore spontaneo, diretto e nascosto nei semplici gesti a far capire a Giacomo chi è davvero suo fratello e a costruire insieme a lui un rapporto alla pari, dopo il periodo irrequieto dell’adolescenza.

Ci sono tanti libri che ci parlano di disabilità. Alcuni scientifici, altri che ci spiegano le difficoltà vissute quotidianamente da queste persone e dai loro familiari, altri ancora che raccontano una vita buttandoci dentro i sentimenti. Questo libro è uno di questi ultimi. Con uno stile semplice sintetizza un rapporto difficile, con spontaneità ci racconta cosa significa amare attraverso esperienze complesse. Senza voler essere mieloso o eccessivamente costruito, Giacomo ci porta nella sua quotidianità e, giocando a carte scoperte, mette in tavola i propri limiti, le proprie paure legate al desiderio di sentirsi accettato dagli altri.

Quando ci si focalizza esclusivamente sui limiti, si tralascia un aspetto essenziale: il modo d’essere. Giovanni è indiscutibilmente un portatore di Down, ma è anche un ragazzo innamorato della vita, che esprime sé stesso con codice comunicativo non sempre comprensibile a tutti. Giovanni è vitalità, quando torna a casa allegro e annuncia di essersi sposato, quando balla in mezzo alla piazza al ritmo della musica di un artista di strada e trascina i passanti nella danza, quando ripete qualcosa in modo estenuante per rubarti un sorriso. Giovanni è ironia: “Giovanni che va a prendere il gelato”. “Cono o coppetta?”. “Cono!”. “Ma se il cono non lo mangi!”. “E allora?! Neanche la coppetta la mangio!”. Giovanni è amore incondizionato per la propria famiglia quando ogni giorno coglie un fiore per le sue sorelle e in inverno, se non ne trova, porta loro delle foglie secche. Giovanni vive nel suo universo popolato da passioni e preferenze, quella per i libri sui dinosauri, per la musica e per i suoi pupazzi tra cui l’inseparabile amico di pezza Rana la rana.

Questa lettura colpisce anche per il punto di vista dal quale viene affrontato il tema, poiché s’incentra sul rapporto tra fratelli, spesso trascurato nella bibliografia rispetto al rapporto genitori-figli. Grazie alla sincera onestà di Giacomo vengono alle luce le difficoltà e i timori di chi cresce accanto e insieme a un disabile, anche quando si è parte di una famiglia solida nella quale prevale il dialogo e il sostegno reciproco.

La scrittura di Giacomo, protagonista tanto quanto Giovanni, dimostra, l’importanza per un adolescente d’interrogarsi, di non smettere mai di porsi domande su sé stesso e sul mondo e di non fermarsi di fronte a preconcetti e realtà pre-confezionate. Ed è un messaggio essenziale da insegnare e imparare: con la morte della domanda, soccombe anche la conoscenza. Crescere poi significa provare a darsi delle riposte e nel farlo capita anche di sbagliare. Ma qualunque errore se analizzato e interiorizzato evolve in esperienza e si materializza in un cambiamento, che avviene effettivamente in Giacomo. Indispensabile nel libro, così come nella vita, è anche il ruolo dei genitori, come voci fuori campo che indirizzano il cammino dei figli verso la maturità seminando preziosi consigli, ma che mai si sostituiscono a loro nel percorso di evoluzione.

Quando si chiude libro si avverte la sensazione di aver conosciuto, seppur indirettamente, delle belle persone e ti rimane in bocca il piacevole gusto della lezione di vita impartita da mamma Katia a suo figlio: “Giacomo… – disse, con quella voce dolce e profonda al tempo stesso che mette su quando c’è della verità vera in quello che sta per dire, – nella vita ci sono cose che si possono governare, altre che bisogna prendere come vengono. È talmente più grande di noi, la vita. È complessa, ed è misteriosa… – Mentre lo diceva aveva gli occhi che luccicavano: lei ha sempre questi occhi pieni di stelle quando parla della vita, anche oggi. – L’unica cosa che si può sempre scegliere è amare, – disse. – Amare senza condizioni.”

I fratelli Mazzariol e la loro storia speciale was last modified: febbraio 25th, 2017 by L'Interessante
23 febbraio 2017 0 commenti
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