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casertana
In primo pianoSportVolley

Casertana – Catanzaro: un pari a reti bianche tra nobili decadute

scritto da L'Interessante

Casertana-Catanzaro.

di Pasquino Corbelli

Caserta. Classico incontro tra nobili decadute quello andato in scena al Pinto di Caserta, da una parte i falchetti che dopo l’ottimo campionato dello scorso anno ancora non hanno trovato il passo giusto nell’attuale torneo, dall’altra gli aquilotti che occupano mestamente l’ultimo posto in classifica. Finisce 0-0 tra i fischi dei tifosi e tra le non poche recriminazioni del Catanzaro che poteva portare a casa l’intera posta in palio. Prima azione pericolosa al 7’ è di marca ospite con l’ex Cunzi che si invola sull’out di sinistra il suo cross al centro è preda della difesa rossoblù che si salva sul tentativo di conclusione di Basrak. La Casertana si rende pericolosa al 21’ con Orlando che ricevuta palla da Rajcic vede il portiere De Lucia leggermente fuori dai pali e tenta un pallonetto che l’estremo difensore neutralizza con un perfetto colpo di reni. Quattro minuti più tardi lo stesso Orlando è costretto ad uscire lasciando il posto a Giannone. Al 34’ ancora un sussulto per i pochi tifosi presenti al Pinto, De Marco si invola sulla fascia destra e appena in area fa partire un tiro cross rasoterra e tra un groviglio di piedi è ancora bravo De Lucia che in tuffo, di pugno, allontana la sfera dalla propria area. Ripresa. E’ il Catanzaro a rendersi pericoloso e addirittura a passare in vantaggio al 47’ con Sabato ma l’arbitro in buona posizione annulla per evidente fuorigioco del giocatore. Al 52’ reagisce la Casertana con Corado che semina il panico nella retroguardia ospite, ancora una volta sugli scudi il portiere De Lucia che con un ottimo intervento sbroglia la situazione. Risponde il Catanzaro al 58’ ancora con Sabato con un tiro secco alla destra di Ginestra che si stampa sul palo. Il Catanzaro sigilla il predominio territoriale al 74’ con il neo entrato Tavares sulla cui conclusione Ginestra si deve superare per deviare il pallone in calcio d’angolo.  

CASERTANA:

Ginestra; Finizio, Lorenzini, Rainone, Ramos; De Marco (65’ Giorno), Matute, Rajcic; Orlando (25’ Giannone), Corado, Carlini.  A disp.: Fontanelli, Anacoura, Bernardes, D’Alterio, De Filippo, Colli, Taurino, Ciotola.  All. Tedesco.

CATANZARO:

De Lucia; Pasqualoni, Prestia, Piatti, Sabato; Esposito, Maita, Icardi, Cunzi (88’ Campagna); Basrak (69’ Tavares), Giovinco (75’ Baccolo). A disp.: Grandi, Carcione, Bensaja, Van Ransbeeck, Imperiale, Rizzitano. All. Zavettieri  

ARBITRO: Lorenzo Bertani di Pisa 

ASSISTENTI: Cinzia Carivigno di Potenza e Santo Burgi di Matera 

AMMONITI: Giovinco, Esposito

NOTE: Spettatori 800 circa di cui almeno 25 provenienti da Catanzaro.

RECUPERO: 1t 2’- 2t 3’

Casertana – Catanzaro: un pari a reti bianche tra nobili decadute was last modified: dicembre 11th, 2016 by L'Interessante
10 dicembre 2016 0 commenti
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AMBROGIO A MILANO: TRADIZIONE E APPUNTAMENTI CULTURALI
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoViaggi Interessanti

SANT’ AMBROGIO A MILANO: TRADIZIONE E APPUNTAMENTI CULTURALI

scritto da L'Interessante

Ambrogio

Di Erica Caimi

Mercoledì 7 dicembre, la città di Milano festeggia il suo patrono: Sant’Ambrogio.  Il vescovo e scrittore visse in città dal 374 fino all’anno della sua morte, imponendosi nella storia come una delle personalità più importanti della Chiesa del IV secolo. Aurelio Ambrogio nacque da un’importante famiglia romana a Treviri. La leggenda narra che, mentre Ambrogio, ancora neonato, riposava serenamente nella sua culla, uno sciame di api si posò sulla bocca, entrando ed uscendo liberamente senza che il bambino accusasse alcuna conseguenza. Il padre, impressionato e colpito, esclamò: “Se questo figlio vivrà, diverrà sicuramente un grand’uomo!”. E così accadde. Una volta nominato Vescovo di Milano donò tutte le sue proprietà ai poveri e si dedicò all’incarico con grande passione e intelligenza, assumendo un ruolo centrale nella lotta contro il paganesimo.  Le sue spoglie sono conservate nella basilica a lui dedicata, che si trova nel cuore della piazza di Sant’Ambrogio.

A Sant’ Ambrogio, l’imperdibile fiera degli “Oh Bej! Oh Bej!”

Come vuole la tradizione, turisti e milanesi possono sempre contare sul mercatino degli “Oh Bej! Oh Bej” che si tiene dal 7 dicembre fino alla successiva domenica. L’espressione “Oh Bej! Oh Bej!” in dialetto lombardo significa “Oh belli! Oh belli!” e le origini della manifestazione risalgono all’arrivo in città di Giannetto Castiglione nel 1510, inviato a Milano da Papa Pio IV per riaccendere la devozione dei cittadini di rito ambrosiano, che avevano manifestato malcontenti verso il Papa. Castiglione arrivò in città il 7 dicembre, giorno di festa per i milanesi che in quella data celebravano già il santo patrono Ambrogio, in coincidenza con la sua elezione a Vescovo avvenuta il 7 dicembre 374. Per evitare di essere accolto con astio dalla popolazione, Giannetto portò con sé dolciumi e giocattoli distribuendoli ai bambini milanesi, i quali,  circondandolo in grande festa esclamavano con gioia “Oh Bej! Oh Bej” (“Oh Belli! Oh belli!”) . Il corteo di bambini e curiosi attirati dalle grida festose dei piccoli, raggiunse poi la Basilica di Sant’Ambrogio.

Inizialmente, la fiera si svolgeva sulla Piazza Dei Mercanti, ma nel 1886 venne spostata nella zona attigua alla Basilica di Sant’Ambrogio ove rimase per 120 anni. Dal 2006 ad oggi, invece, le colorate bancarelle si snodano nella zona del Castello Sforzesco.

La prima della Scala a Sant’Ambrogio

Come ogni anno a San’Ambrogio s’inaugura la stagione del teatro La Scala. Quest’anno è la volta di Madama Butterfly di Giacomo Puccini, che torna a distanza di 112 anni nella versione presentata alla prima assoluta del 1904. Il debutto si concretizzò in uno storico fiasco, alimentato dall’ostilità che era stata costruita attorno all’autore Giulio Ricordi e al compositore Puccini.  Nel 1904 Carlo Gatti raccontava così la prima di Madama Batterfly: “Un riso irrefrenabile, si ebbe all’inizio dell’ultimo quadro con la rappresentazione di un’alba in cui il risvegliarsi del giorno era accompagnato da un fitto pispiglio di uccelli riprodotto troppo meccanicamente da zufoli voluti dal regista Tito Ricordi. Risultato: appena chiuso il sipario, si scatenò la gazzarra. L’esecuzione e l’allestimento, che furono di prim’ordine, passarono in secondo piano. Si voleva colpire Puccini, e Puccini si affrettò a ritirare subito l’opera, noncurante dei danni che avrebbe arrecato alla Scala non consentendo nessuna replica.” Soltanto tre mesi dopo, il 28 maggio, iniziò la sua seconda fortunata stagione e venne riproposta con vari aggiustamenti al teatro Grande di Brescia, trovando, stavolta, un’accoglienza bevola, tanto da raccogliere successi e apprezzamenti sui palchi di tutto il mondo.

Il 7 dicembre 2016 l’opera in due atti, diretta da Riccardo Chailly  con la regia di Alvis Hermanis, è stata trasmessa in diretta da Rai Uno e da Rai Cultura a partire dalle 17.45.  

Altre novità a Sant’Ambrogio

Il 7 dicembre è stato acceso l’albero di Natale ‘Joy’ in Piazza Duomo, sponsorizzato da Pandora. L’abete, alto 28 metri e addobbato con palle natalizie rosse e argento da 25 centimetri, illuminerà le notti natalizie con i suoi 6 chilometri di luci, per un totale di 54mila punti led. L’albero, proveniente dalla provincia di Belluno, verrà smantellato dopo le feste e il suo legno verrà donato al laboratorio di falegnameria della Sacra Famiglia di Cesano Boscone, per realizzare arredi per le scuole della città.

Milano non poteva non omaggiare un grande interprete scomparso nel 2013: Enzo Jannacci. A Sant’Ambrogio con gli “Intesi come tram” è andato in scena al Joy un omaggio alla canzone del grande cantautore.

SANT’ AMBROGIO A MILANO: TRADIZIONE E APPUNTAMENTI CULTURALI was last modified: dicembre 8th, 2016 by L'Interessante
8 dicembre 2016 0 commenti
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cani
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il Dog Friendly: storie di cani cortesi. Intervista a Chiara Cortese

scritto da L'Interessante

cani

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati oggi vi porto nella calda Sicilia, dove ad aspettarci c’è Chiara Cortese- istruttore ed educatore cinofilo. Ci accoglie in terrazza, di fronte al mare, in compagnia del suo branco.

L’abbiamo raggiunta per capirne di più della convivenza di cani in branco, gestiti da un animale non umano- Chiara per l’appunto.

Siamo qui con Lei in presenza di alcuni suoi cani; come Le è nata l’ idea o il desiderio di condividere la sua vita con loro?

“Non è stato nulla di deciso in modo preventivo , mi ci sono trovata nel corso degli anni. Vivo in una parte della penisola dove purtroppo i cani randagi sono davvero tanti. Il tutto ebbe inizio nel 1996 quando mi offersi volontaria per allevare una cucciolata di 4 cani neonati trovati nel contenitore dell’immondizia, ai tempi convivevo con  Freddy- un incrocio di breton- e Zara, una dobermann e mi ritrovai a quota 6 cani”.

  • Quali sono state le maggiori difficoltà a cui é andata incontro nel gestire un gruppo di cani?

“All’inizio le difficoltà maggiori erano quelle legate alla pacifica convivenza con il vicinato che poco tollerava la nostra presenza , per preconcetti,  scarsa conoscenza e anche per un disagio che i nuovi arrivati esprimevano quando mi allontanavo con abbai molto profondi. Solo successivamente ho scoperto essere ansia da abbandono;  ma eravamo nel lontanissimo 1996”.

  • A volte imponiamo la convivenza tra cani senza domandarci se veramente  vogliono condividere il loro spazio, tempo e risorse con altri soggetti. Quali sono gli errori che assolutamente bisogna evitare per evitare conflitti o il degenerarsi di alcune situazioni?

“Non esiste una regola unica, di sicuro è importante avere ben presente che convivere, come nel mio caso, con un numero alto di cani che tengo a precisare non si sono scelti ma hanno saputo adattarsi ad una convivenza imposta- situazione che da tecnico noto nella stragrande maggioranza dei cani conviventi-, vuol dire vivere in una sistema dinamico in continuo mutamento e riorganizzazione . Bisogna stare attenti a cogliere i primi segni interni al gruppo di eventuali crisi e fare in modo che i conflitti  siano tenuti sotto un livello di stress più basso possibile . Di sicuro quello che ho imparato è che  quando avviene qualcosa che sfugge alla nostra idea di convivenza, più che pensare a forme punitive di controllo, è opportuno domandarsi il perché di certe espressioni , non fermarsi al comportamento ma risalire all’intenzione che ha fatto esprimere quel comportamento” .

  • Effettivamente non sempre ci domandiamo il perché di alcuni comportamenti. Andiamo direttamente sulla gestione o sulla punizione, pensando sia la scelta più funzionale. Cosa ne pensa invece di alcuni luoghi comuni circa i cani aggressivi?

“I luoghi comuni purtroppo sono fonti del non sapere che forniscono  risposte immediate e risolutive . Non credo esistano cani aggressivi di per sé , ma cani che esprimono un forte disagio attraverso un canale che è quello del comportamento aggressivo . Quando adottai Zara , la dobermann , per tutto il tempo della nostra magnifica convivenza ho incontrato numerose persone che mi raccomandavano di stare attenta alla sua improvvisa pazzia che sarebbe avvenuta- come luogo comune insegna- a 7 anni . Nei casi in cui si insinua un dubbio che non riusciamo a chiarire è sempre buona cosa ascoltare il parere di istruttore cinofilo e di  un medico veterinario esperto in comportamento per la diagnosi” .

  • E’ quindi possibile la convivenza pacifica e serena anche fra più cani non parenti?

“Dipende; dipende dalla volontà del cane di voler trascorrere i suoi anni in compagnia di altri cani anche non parenti , oppure desiderare di essere figlio unico. Questo aspetto lo curo molto con i miei clienti che mi informano di voler adottare un nuovo cane, chiedo loro di valutare anche il desiderio del cane di famiglia; è importate che ci sia il piacere di tutti nel vivere insieme.  Nel mio caso direi che son stata particolarmente fortunata, vivo con 3 gruppi familiari tutti allevati da me , 8 cani senza fratelli e 8 gatti, i vari gruppi si sono presi cura a loro volta dei nuovi ingressi con l’accudimento che solo un cane può  dare ad un altro cane nei suoi primi giorni di vita. Siamo  un bel gruppo, anche noi con i nostri momenti di tensione , ma siamo un bel gruppo. Il gruppo dei cani Cortesi”.

Grazie mille alla collega per la sua disponibilità e per avermi fatto conoscere il suo gruppo.

Parlare di cani, con cani, con un tramonto palermitano che illumina le serate dicembrine, rende tutto più magico.

L’uomo non è un’isola. È portato ad appagare il suo bisogno sociale, e in questo i cani sono degli ottimi maestri.

Bisogna però evitare di tirare la corda. Non mi stancherò mai di dire che agire in prevenzione è più utile che risolvere un conflitto già innescato.

Il Dog Friendly: storie di cani cortesi. Intervista a Chiara Cortese was last modified: dicembre 8th, 2016 by L'Interessante
8 dicembre 2016 0 commenti
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bake
CulturaIn primo pianoTv

Bake Off volge al termine con poco zucchero

scritto da L'Interessante

Bake Off

di Maria Rosaria Corsino

Anche questa edizione di Bake Off , mandato in onda su Real Time canale 31, si è conclusa.

Vincitrice molto più che discussa è stata Joyce, 30 anni di origine filippine ma residente in Lombardia.

Più che Bake Off quest’anno sembrava il Fight Club, non si è schivato un solo colpo!

Ormai la competizione nata come designatrice del miglior pasticciere amatoriale d’Italia è diventata una gara a chi è più acido.

La dolcezza, insomma, è ridotta unicamente ai dolci che in realtà sembrano essere stati messi in secondo piano.

Una gara senza esclusione di colpi a Bake Off

Più multipolare del solito, quest’anno l’edizione di Bake Off si è presentata come una vera e propria gara di singola affermazione.

Certo, è una gara e c’è chi vince e c’è chi perde, c’è chi è un leone e chi una pecora ma ricordiamoci che stiamo pur sempre parlando di un programma che dovrebbe concentrare la sua attenzione sui dolci, quei deliziosi impasti e creme che rendono tutto un po’ migliore.

E invece no: io faccio un dispetto a te, tu mi offendi io ti rubo gli ingredienti e mostro all’Italia intera che io so fare la mousse al cioccolato e tu a stento sai montare il pan di spagna.

Nun ce semo proprio, diremmo, riprendendo il dialetto di una delle ultime concorrenti.

I giudici anche meritano un pollice in giù, escluso la new entry, che sembra rappresentare l’equilibrio perfetto tra l’antipatia gratuita di Knam e il perenne perbuonismo di Clelia.

E che ha dei capelli favolosi.

Bake Off volge al termine con poco zucchero was last modified: dicembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 dicembre 2016 0 commenti
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amore
CulturaIn primo pianoNotizie fuori confine

L’ Amore ai giorni nostri

scritto da L'Interessante

Amore

Di Miriam Gargiulo

L’ amore al giorno d’oggi è sempre più raro. Viviamo in un’epoca in cui sembra non esserci più spazio per l’amore, in cui i messaggi, le chat e i social media hanno sostituito il guardarsi negli occhi e il tenersi per mano, creando una distanza sempre più forte tra le persone. Oggigiorno non si ha più la voglia di investire sentimenti, di condividere la propria vita con un’altra persona e di prendersi cura di questa.

Molti, terrorizzati dal pensiero di perdere la propria libertà, passano i loro giorni senza legarsi mai! Convinti di non avere bisogno dell’Amore, ricercano felicità e soddisfazione nelle serate trascorse a divertirsi con gli amici in discoteche e locali, lanciandosi in incontri occasionali, vuoti e privi di qualsiasi sentimento, piuttosto che impegnarsi in una relazione stabile e duratura.

Possiamo chiaramente assistere ad una spaventosa e diffusa perdita dei valori e dei sani principi di una volta, insieme alla scomparsa di quel romanticismo e di quelle piccole attenzioni e gentilezze,ormai derise e considerate superate, che si incontrano soltanto nei nei grandi classici.

Al giorno d’oggi si tende ad essere più superficiali, meno pazienti e meno scrupolosi. Si tende a togliere poesia a gesti e a parole che meriterebbero maggiore importanza e sensibilità.

Gli uomini non sanno più corteggiare e le donne non si fanno più desiderare! E’ ormai passata di moda la bellezza dell’-attesa- sostuita dalla triste abitudine del –vivere tutto e subito- senza amore, liberi dalla preoccupazione delle conseguenze e del domani.

Tempi duri per l’ amore

In un mondo fatto di tecnologia, tentazioni e sesso facile, non c’è posto per chi dimostra di essere diverso. Chi si distingue dalla massa mantenendo saldi i cari e vecchi valori, chi mette ancora cuore nei gesti e nelle parole, sa infatti che altrettanto cuore non troverà spesso.

“Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo; problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada.”
-Franz Kafka-

L’ Amore ai giorni nostri was last modified: dicembre 6th, 2016 by L'Interessante
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Istituto
CulturaIn primo piano

L’ istituto Terra di lavoro fa parlare il napoletano a Dante: l’idea arriva in Rai

scritto da L'Interessante

Istituto

Di Michela Salzillo

 

“ O miezz da vita mia

Mi truvai inda a ‘ na selva oscura

Perché m’ero pers’ pa via.

Oimà, quant’è brutto a parlà

E chesta selva selvaggia e stupposa

Che sul a pensarci nun me sient bbuon.”

 Se Dante fosse nato a Napoli, o meglio, se avesse partorito la “Divina Commedia” a Caserta, l’avrebbe cresciuta così, ad insegnarcelo sono i ragazzi dell’istituto “Terra di lavoro” che, seguiti dall’ insegnante Marilena Lucente, hanno giocato a fare una cosa seria, tradurre l’ inferno in paradiso : quello che arriva alla sola pronuncia de’ ‘A livella, quello che cantava Pino Daniele quando intonava Napul’è , quello che solo la nostra lingua sa scrivere.

Non è vero, dunque, che a Caserta non succede mai niente. È un ‘abitudine che, forse, abbiamo ingoiato troppo presto, perché andare oltre le cose richiede tempo e, diciamocelo, non ne abbiamo quasi mai. È facile e veloce , come fosse un mantra laico senza chissà quale fondamento, raccontarci la tiritera della provincia che non funziona; quella che non ingrana mai la marcia; quella che lascia i giovani a compiangersi sulle ultime file di un’ Italia che non ha tempo per essere nazione, figuriamoci città. Non è esatto neppure convincersi che, a dirle, le cose belle non succedono, perché la parola ha un potere meraviglioso, e quando la leggi a voce alta, quando diventa poesia, è la pace migliore del mondo. Un’ accordo che fa nascere passioni inaspettate come, perché no, quella per Dante; questo sconosciuto, lontano secoli, che un po’ di fantasia ha reso compagno di viaggio e, soprattutto, di incontri.

 “Quante Storie”: Corrado Augias invita gli studenti dell’ istituto Terra di Lavoro

 

Un pullman con diverse classi, è partito lo scorso lunedì mattina per dirigersi negli studi Rai della capitale, dove ogni giorno, dal lunedì al venerdì dalle 12:45 alle 13:10, va in onda  “ Quante storie”. Il programma di Corrado Augias, fortemente voluto dalla novella direttrice di Rai 3, Daria Bignardi, tratta temi di spessore che spaziano dall’attualità alla politica. Ad affiancare il giornalista, la scrittrice Michela Murgia che, di solito, viene collocata sulle ultime battute della messa in onda per consigliare, attraverso brevi commenti, i ritenuti validi testi della letteratura contemporanea. Un contesto del tutto inconsueto per degli studenti, del resto siamo abituati a vederli tra i banchi, a sbuffare fra una noia e l’altra, ma tutto può succedere. Finché sei qui, tutto può succedere. Ed è accaduto, non altrove, a Caserta, al sud, in questa geografia che ancora troppi pronunciano col ghigno in bocca. L’idea di Dante che parla napoletano è piaciuta così tanto che, se anche la diretta del 5 dicembre, imponeva  commenti sull’appena concluso referendum costituzionale, una novità come questa è parsa come la vera rivoluzione. A leggere l’intro del primo canto dell’ inferno è stato l’allivo Marco Madonna che, con semplicità, senza alcun tono “ istituzionale”, come gli era stato ironicamente consigliato  dal conduttore, ha lanciato un messaggio che va anche oltre la traduzione in onore della Parthenope. Una scuola che si tiene lontana dai nozionismi per aguzzare gli ingegni, è una scuola che educa alla libertà. E se questo, tra sfiduce e consensi, è ancora possibile lo si deve ad insegnanti come Marilena Lucente, che del futuro e dei suoi ragazzi non ha smesso mai di dubitare. L’abbiamo incontrata. Chi meglio di lei può spiegarvi i dettagli di questa esperienza?

Qui di seguito, il suo racconto nell’ intervista che le abbiamo fatto per voi:

Come è nata l’ idea di tradurre Dante in napoletano, perché la scelta della “Divina Commedia”?

 

Tutti gli studenti dovrebbero conoscere Dante, semplicemente. E’ il nostro alfabeto.  Serve per poter leggere e scrivere tutto il resto della letteratura. In Dante c’è il senso di civiltà, la dignità dei cittadini, un progetto politico, la narrazione di un esiliato, la tenacia, l’ostinazione della speranza, la passione per la scienza, una visione sconfinata dell’esistenza, che parte dall’essere umano e arriva sino alla immensità del  cielo. Dante mi toglie il fiato.

E’ successo, in una classe, che questa grandezza, la grandezza della poesia, non venisse accettata. Anzi. Troppa distanza linguistica tra noi e lui, secoli e secoli di lontananza. I miei studenti, quell’anno, erano particolarmente ribelli alle parole del Sommo. Così ho cercato di trovare un modo per farli entrare nella Divina Commedia. L’elemento che accomunava Dante e i mie studenti – lui antico loro giovanissimi, lui del nord noi del sud – era la bellezza della lingua: lui fiorentino, loro napoletano. Due lingue, non due dialetti, pieni di musica, parole, sfumature di significato.

Una mattina in classe, invece della solita parafrasi, che comunque bisogna fare per capire, gli ho chiesto di tradurre un canto in napoletano. Niente google dove cercare, niente libri di testo da cui copiare. Dovevano fare da soli. E’ stata una emozione, una emozione data dall’intelligenza, dalla sapienza.

Ci è piaciuto così tanto. Hanno tradotto sei canti dell’Inferno – in occasione di una festa del libro, l’attore Roberto Solofria li ha letti per noi – i sei canti del Purgatorio e tra poco incominciamo con il Paradiso.

“ Quante storie”: per te è stato un ritorno, quello con i tuoi studenti, eri infatti  già stata ospite di Corrado Augias in una puntata del 27 ottobre, vestendo i panni di giornalista. Ci racconti di quella esperienza, ma soprattutto in cosa hanno diversificato le due situazioni?

Questa estate la redazione di Quante Storie ha contattato me e altri scrittori in tutta l’Italia per realizzare un servizio sulla vita di provincia, una storia che meritasse di essere raccontata. Ci hanno chiesto di diventare “reporter in door”, di andare cioè a cercare quello che non si vede, non sempre si vede, nella tua casa, nella tua città. E’ incominciato per me un viaggio tra le vite, i volti di questa città – cosa che normalmente faccio anche per la mia scrittura giornalistica – e soprattutto l’incontro con tante esperienze profonde, significative – singoli artisti, gruppi, associazioni, persone eccentriche: insomma, quelle anime belle che è essenziale sapere che ci sono. E sono tante.

Ho fatto diverse proposte in redazione e tra queste è stata scelta “Stella del sud”, una storia di riscatto, di rinascita, di sport e della passione che ha dentro lo sport. Le storie dei rifugiati e di chi li accompagna nel loro percorso di crescita – atletica, linguistica, umana – andava raccontata nella sua unicità.

Ho girato il servizio qui al Palavignola di  Caserta, con un operatore della Rai.

Diversa la visita in redazione con le classi, al plurale. Quarantaquattro studenti dell’ISISS Terra di Lavoro, tre insegnanti (con me Antonietta Mastrobuono e Rosalba Loreto), un pullman, una grande curiosità addosso. Un’occasione, per noi insegnanti, di portarli in un luogo dove si leggono i libri – cioè quello che noi facciamo in classe – ma in un modo diverso. E poi c’è l’opportunità di toccare la magia della televisione, dove tutto sembra così fluido, facile, spontaneo. Invece è frutto di lavoro, preparazione, impegno. E questo lo puoi capire solo se sei lì, se leggi il copione, se vedi il regista  che indica i tempi al conduttore, se ti senti sovrastare dalle luci e dalle macchine da presa, se guardi gli schermi e vedere il tuo volto quasi ti fa paura. E’ una esperienza che tutti dovrebbero fare. Non per apparire in televisione, ma per entrarci dentro. Come Alice nel paese delle Meraviglie, diventi piccolo, grande, ti sembra di vederti per la prima volta, non riconosci niente di te. Metti in gioco te stesso e la tua identità.

Infine, ogni esperienza vissuta, con la scuola,  fuori dalla scuola – ne sono convinta e per questo ne promuovo sempre tante e diverse i ogni anno scolastico – deve farti venire una gran voglia di mondo, di conoscerlo ancora di più, ancora meglio.

Qual è stata la prima cosa che ti hanno detto i tuoi studenti dopo la fine della diretta?

Professorè!

(è una parola che ha dentro frasi intere, come sempre. Ieri più di sempre, accompagnata com’era da sorrisi e occhi belli e lucidi.)

 Grazie, Marilena

L’ istituto Terra di lavoro fa parlare il napoletano a Dante: l’idea arriva in Rai was last modified: dicembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 dicembre 2016 0 commenti
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proteine
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Proteine: nei capelli una nuova chiave di identificazione univoca

scritto da L'Interessante

Proteine

Le proteine dei capelli sono una carta d’identità biologica in grado di identificarci in modo univoco, come il Dna: un nuovo strumento utile alla polizia scientifica e all’archeologia, quando il sequenziamento del Dna risulta impossibile.

L’analisi delle proteine presenti nei capelli può diventare una tecnica di identificazione univoca alternativa al sequenziamento genetico: lo suggerisce uno studio realizzato da un team del Lawrence Livermore National Laboratory (California) (pubblicato su Plos One) che pone le basi per una profonda trasformazione delle tecniche di analisi biologica nella scienza forense e nell’archeologia.

Le proteine dei capelli

In determinate condizioni è possibile analizzare anche Dna vecchio di centinaia di migliaia di anni. Il sequenziamento genetico diventa però inutilizzabile quando il Dna si degrada per cause ambientali, legate al Ph, alla temperatura, alla presenza di acqua, batteri o altri microrganismi.

I capelli invece sono una delle strutture più resistenti del corpo umano, al pari di ossa e denti. La robustezza del cuoio capelluto deriva dall’alto grado di legami intermolecolari presenti nelle 300 proteine contenute in un singolo capello.

Le proteine dei capelli si formano sulla base di informazioni genetiche presenti nel Dna: perciò quando si verifica una mutazione genetica ci possono essere anche lievi variazioni nella sequenza di molecole di aminoacidi che compongono queste proteine. Il team di ricerca ha sviluppato una tecnica in grado di spezzare le sequenze proteiche, individuando decine di variazioni genetiche nei capelli di 76 persone viventi e di altre decedute tra il 1750 e il 1850. È stato calcolato che alcune di queste variazioni sono molto rare e si possono presentare in un soggetto ogni 12.500: questa caratteristica le rende potenti marker al servizio della bioarcheologia e della scienza forense.

Proteine: nei capelli una nuova chiave di identificazione univoca was last modified: dicembre 6th, 2016 by L'Interessante
6 dicembre 2016 0 commenti
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omicidi
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

OMICIDI ALL’ OSPEDALE DI SARONNO

scritto da L'Interessante

omicidi

Di Erica Caimi

Leonardo Cazzaniga, 60 anni, medico anestesista del Pronto Soccorso di Saronno, in provincia di Varese e la sua amante, la 40enne Laura Taroni, infermiera presso lo stesso ospedale sono stati arrestati con l’accusa di aver somministrato dosi eccessive di anestetici e sedativi a pazienti gravi, causandone la morte.

ALCUNI CASI DI DECESSI SAREBBERO OMICIDI

Sono oltre 50 le cartelle cliniche sequestrate al vaglio degli inquirenti della Procura di Busto Arsizio in relazione all’arresto dell’infermiera e del medico. Oltre ai decessi sospetti avvenuti in ospedale, su di loro pende anche la grave accusa di aver organizzato e messo in atto l’omicidio del marito di lei Massimo Guerra, curato sulla base di una falsa diagnosi di diabete e imbottito per anni di farmaci. L’uomo era colpevole, secondo la donna, di avere una relazione incestuosa con la suocera.

La mole di lavoro che attende i carabinieri è piuttosto notevole, si dovrà, infatti, scavare nelle cartelle cliniche, ascoltare i colleghi dell’Ospedale di Saronno, sentire i parenti dei pazienti considerati possibili vittime e rovistare nei dati contenuti in ben 4 hard disk.

Nel frattempo la difesa dei due imputati si muove in direzioni differenti. Enza Mollica, il legale di Leonardo Cazzaniga fa sapere che il suo assistito ha collaborato con gli inquirenti rispondendo alle domande del GIP e respingendo le accuse. Laura Taroni, invece, difesa dall’avvocato Monica Alberti ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.

OMIDICI, LA DENUNCIA PARTE DA UN’INFERMIERA

E’ un’infermiera del pronto soccorso a presentare denuncia ai carabinieri il 20 giugno 2014, esponendo le sue perplessità su alcuni pazienti curati dal medico. Stando al verbale, Leonardo Cazzaniga reagisce all’accusa rivolgendo alla donna questa minaccia: “Tu da ora in avanti sei finita, io potrei ucciderti in qualunque momento. Tu qui non lavorerai mai più tranquilla, ti farò pagare qualsiasi minimo errore”.

Già nel 2013 l’azienda sanitaria, insospettita da alcuni strani decessi aveva istituito una Commissione interna con lo scopo di far maggiore chiarezza sull’attività medica dell’anestesista, ma aveva concluso che si trattava di un caso di “conflittualità con i colleghi”.

Evidentemente, l’attività non troppo “etica” del medico e del suo “Protocollo Cazzaniga”, così come lui stesso l’aveva definita, ha continuato a suscitare dubbi, visto che sei mesi fa l’uomo era stato spostato ad Angera.

PROGETTI DI OMICIDI E REAZIONE DEL MINISTRO LORENZIN

Nelle intercettazioni Laura Taroni ha manifestato in più occasioni una certa insofferenza nei confronti di tutta la famiglia del defunto marito e persino parte della propria. Progettava di uccidere un suo cugino acquisito e da tempo somministrava ansiolitici e medicinali al figlio undicenne, il quale, sempre secondo le intercettazioni, aveva chiesto alla madre di dargli meno farmaci: “Stamattina non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto, potresti fare meno gocce?”. Pare che tutti quelli che la conoscevano sapessero del suo labile stato psicologico.

Beatrice Lorenzin, Ministro della Saluti ha commentato così la vicenda durante la presentazione del nuovo Piano Nazionale AIDS: “E’ fuori da ogni immaginazione che possano accadere cose simili dentro un ospedale. Da parte nostra abbiamo chiesto informazioni e dei tecnici del ministero stanno valutando, considerando che il tipo di reato rientra più nelle funzioni della Procura poiché non si tratta di malasanità, ma di un caso di cronaca nera”.

Più passano i giorni e più la vicenda si arricchisce di particolari raccapriccianti, che non vale neppure la pena menzionare. Lontano da qualsiasi tentativo di istituire un processo mediatico, poiché le accuse finali spettano soltanto agli inquirenti e alla macchina ufficiale della giustizia, non ci si può non interrogare sull’accaduto. Se è vero che l’azienda ospedaliera già nel 2013 aveva ritenuto necessario aprire un’indagine interna per valutare l’operato del Cazzaniga, insospettita da alcuni casi di dubbi decessi, com’è possibile che si era conclusa con un nulla di fatto? Si è parlato di oltre 50 decessi sospetti, forse il numero verrà ridimensionato, è possibile che i colleghi medici, gli infermieri e i vertici dell’ospedale non si siano insospettiti e soprattutto non abbiano denunciato? Possibile che tutta questa vicenda, nel caso venisse provata e confermata dalla procura, sia passata inosservata nella routine privata e lavorativa dei due imputati?

Per fortuna non sempre l’etica professionale muore tra le braccia dell’indifferenza e della codardia.

OMICIDI ALL’ OSPEDALE DI SARONNO was last modified: dicembre 6th, 2016 by L'Interessante
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Per un Pelù

scritto da L'Interessante
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