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fidel
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

È MORTO IL “ LIDER MAXIMO”: ADDIO A FIDEL CASTRO

scritto da L'Interessante

Fidel Castro.

Di Vincenzo Piccolo

Ci sono due modi per osservare una figura come quella di Fidel Castro, da un lato c’è quella del tiranno che si è opposto, da sempre, ai diritti civili e all’uguaglianza. Dall’altro c’è quella del rivoluzionario che è riuscito a mettersi a capo di un popolo, guidandolo alla rivalsa per la libertà.

Raramente si sente che un dittatore scoraggi il culto della sua personalità, che rifiuti le apparizioni pubbliche, questo perché la sua missione politica è stata sempre quella di “difensore” piuttosto che di dittatore o tiranno. Se volessimo analizzare la sua figura da un punto di vista un po’ più Machiavellico, potremmo dire che Castro sia stato un ottimo “Principe”.

Ad annunciare la morte del Leader è stato suo fratello, e suo successore, Raul Castro, che trattenendo  a stento le lacrime si rivolge al popolo dicendo :” Caro popolo di Cuba: è con profondo dolore che compaio per informare il nostro popolo, gli amici della Nostra America e del mondo, che oggi 25 Novembre del 2016, alle 10:29, ore della notte, è deceduto il comandante in capo della Rivoluzione Cubana Fidel Castro Ruz.”

Sono stati proclamati nove giorni di lutto, durante i quali saranno vietate feste e spettacoli pubblici, la bandiera di Cuba dovrà essere issata a mezz’asta nelle sedi pubbliche e istituti militari. La radio e la tv dovranno avere una programmazione esclusivamente informativa. I funerali sono programmati per il 4 dicembre e avverranno nel cimitero di  Santa Ifigenia, nella città di Santiago de Cuba.

“ Il presidente era da tempo malato per problemi intestinali, già dal 2007 si era visto un suo allontanamento dalla vita politica, decisione che ha ufficialmente confermato nel 2008, cedendo il suo posto al fratello Raul.”

Fidel Castro: la Vita

Fidel Castro è stato un eroe per i socialisti nel mondo, ma un dittatore sanguinario per i nemici che lo osservavano. Il “ lider Màximo” ha sempre giocato un ruolo importante nella politica internazionale, più di quanto lasciano supporre le dimensioni geografiche, demografiche ed economiche di Cuba, a causa della sua posizione strategica e della vicinanza con gli Stati Uniti d’America. Il 2 dicembre del 1961 fondò il partito Comunista Cubano, istituendo la Repubblica di Cuba, uno Stato monopartitico di stampo socialista.

La leadership di Castro di è mantenuta nel tempo, nonostante i tanti tentativi da parte degli stati confinanti di rovesciare il suo regime, grazie al sostegno delle masse dovuto al miglioramento delle condizioni di vita. Secondo i detrattori, invece, la risposta andrebbe ricercata nell’utilizzo di metodi coercitivi e repressivi.

Tutti ricordiamo il ruolo fondamentale che ha avuto nella Rivoluzione Cubana, combattendo al fianco di Ernesto “Che” Guevara, Raul Castro e Camilo Cienfuegos per rovesciare il governo di Fulgencio Batista.

A Castro si deve anche la campagna per l’alfabetizzazione cubana, vennero usati quasi 270.000 insegnanti e studenti e nel ’61 il tasso di analfabetismo si ridusse dal 20 al 3,9%. Il Comandante consolidò il nazionalismo, confiscando beni di proprietà straniera e collettivizzando l’agricoltura, emanando politiche a beneficio dei lavoratori. Oggi l’UNESCO afferma che il tasso di istruzione e sanità di base a Cuba è tra i più alti dell’America Latina, inoltre il governo sta portando avanti un programma che consente a studenti stranieri, di trasferiti sull’isola e seguire programmi di studio gratuiti.

Si chiude un capitolo importante del ‘900, con la morte di una delle figure più imponenti del panorama politico, dopo il secondo conflitto mondiale. Adesso il popolo Cubano deve guardare al futuro.

Hasta la victoria siempre, popolo de Cuba!

È MORTO IL “ LIDER MAXIMO”: ADDIO A FIDEL CASTRO was last modified: novembre 26th, 2016 by L'Interessante
26 novembre 2016 0 commenti
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Sport
In primo pianoSportVolley

SPORT IN…COMUNE: IL NUOVO PROGETTO NAZIONALE DEL CONI

scritto da L'Interessante

Sport in Comune.

La Campania e la provincia di Caserta “laboratorio” per sperimentare nel 2017 l’iniziativa patrocinata dall’Anci

    SI PRESENTA SPORT IN…COMUNE, IL NUOVO PROGETTO NAZIONALE DEL CONI

Mercoledì 30 alle 10.30 al Teatro “Caserta-Città di Pace” i dirigenti centrali e regionali illustreranno ai Sindaci il regolamento e le modalità di partecipazione

                      Così come due anni fa con il Trofeo Coni, per la prima volta allestito in Campania e, specificamente, a Caserta, verrà sperimentato nella nostra Regione, con particolare attenzione a Terra di Lavoro, il nuovo progetto per il 2017, elaborato dal massimo Ente sportivo e che vede come partner l’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani). Denominato “Sport in…Comune” è specificamente rivolto a sollecitare l’impegno degli Enti locali per un rilancio delle attività motorie di base. In pratica la Campania e Caserta rappresenteranno il “laboratorio”, come avvenne per il Trofeo Coni, per testare la validità dell’iniziativa che, se coronata da successo, verrà estesa dal 2018 in tutta Italia.
                    La presentazione del progetto, organizzata dal Coni di Caserta, è fissata per mercoledì 30 novembre alle 10.30 nel capoluogo presso il Teatro “Caserta-Città di Pace”, adiacente la Chiesa Ss. Nome di Maria nella omonima via della frazione Puccianiello, dove sono stati invitati tutti i Sindaci o loro delegati dei 104 Comuni di Terra di Lavoro e gli esponenti del mondo dello sport e della scuola. Ad illustrare le modalità di adesione, partecipazione e svolgimento di “Sport in…Comune”, sarà il componente della Giunta centrale del Coni Nello Talento, affiancato dal membro del Consiglio Direttivo dell’Anci Campania Andrea Maccarelli, sindaco di Presenzano, dal Delegato Coni Caserta Michele De Simone e dal Coordinatore Tecnico Sportivo del Coni Geppino Bonacci.
                  “E’ stato lo stesso Presidente Giovanni Malagò a scegliere la denominazione del progetto – evidenzia il dirigente centrale Nello Talento – e anche in occasione della recente riunione di Giunta a Napoli ha ribadito il suo interesse per il progetto e l’aspettativa nei confronti della Campania, già benemerita con la splendida organizzazione a Caserta del Trofeo Coni due anni fa, diventato parte integrante della mission promozionale del Coni”. “Ci auguriamo che anche Sport in…Comune si concluda con un successo -aggiunge il Presidente Regionale del Coni Cosimo Sibilia- mondo sportivo ed Enti locali lavoreranno in sinergia per rilanciare lo sport di base e coinvolgere soprattutto i centri periferici”. “L’Associazione Nazionale Comuni Italiani -sottolinea il rappresentante Anci in Terra di Lavoro Andrea Maccarelli- ha subito aderito con entusiasmo alla proposta del Coni e siamo orgogliosi che l’iniziativa parta dalle nostre terre. Auspico una vasta adesione da parte dei Comuni anche perché il progetto, al di là degli aspetti motori nel coinvolgimento dei ragazzi, prevede momenti socio-culturali di aggregazione e, soprattutto, opportunità conoscitive per un più agevole inserimento nelle normative in vigore quanto ad impiantistica sportiva e ottimizzazione delle strutture esistenti”.

SPORT IN…COMUNE: IL NUOVO PROGETTO NAZIONALE DEL CONI was last modified: novembre 26th, 2016 by L'Interessante
26 novembre 2016 0 commenti
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Grey's Anatomy
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy: galeotta fu la sceneggiatura e chi l’ha scritta

scritto da L'Interessante

Grey’s Anatomy

di Maria Rosaria Corsino

-Allora, qual è la tua storia?-

-Non ho nessuna storia. Sono solo una ragazza in un bar”

E’ iniziato tutto con un banale “sono solo una ragazza in un bar”, è finita con una seduta dallo psicologo.

Si, perché proprio quando eravamo lì fieri di noi pronti a gridare al mondo di esserci ripresi dal lutto per la dipartita del Dottor Shepherd, responsabile di neurochirurgia, ex primario, padre dell’anno e uomo del secolo, cosa fa Shonda?

Lo fa ricomparire come per miracolo.

Ma non dopo tre giorni, dopo due stagioni.

Tredicesima stagione: Grey’s Anatomy verso il declino?

La tredicesima stagione si è mostrata fin da subito lenta e pesante, tanto che in redazione nonostante ci siano alcune fans sfegatate il parere è unanime: no, no e ancora no.

Ormai il Grey Sloan Memorial non è più un ospedale, ma un centro di recupero.

La Wilson è una fuggiasca che si scoprirà a breve provenire da un altro pianeta e Alex passa da Grey’s Anatomy a Orange is the new Black.

Ma abbiamo superato drammi maggiori quindi va ancora bene.

Fin quando non finisce il buffering della 13X8 e parte la puntata.

Derek Shepherd: lascerà mai davvero Grey’s Anatomy?

L’episodio sembra iniziare normalmente senza colpi di scena: un turno di notte in ospedale, un paziente come al solito che ha passato i guai suoi, Meredith, Owen con Webber e Edwards che non dormono da tredici ore.

Dopo una prima serie di battibecchi su come tenere in vita il disgraziato, cominciano le visioni.

E ci sta, perché anche io dopo nove ore in biblioteca inizio a sentire delle voci, figuriamoci loro.

Solo che io poi mi rendo conto che è il tipo seduto di fronte a me che parla ininterrottamente da quaranta minuti.

Owen rivede la sorella Megan ed è un momento davvero straziante finché Webber non comincia a ripensare alla madre e lì senti il cuore fare un sonoro crack, mentre la Edwards rivede se stessa da bambina e caccia fuori un po’ di voce.

Tutto bene, il paziente si salva a differenza di molti medici della struttura, i chirurghi lasciano la sala, Meredith va a lavarsi.

E’ un attimo: alza la testa e alla sua sinistra appare lui.

Lui, con la sua cuffietta con i ferryboat, con la sua divisa blu scuro e quel sorriso che anche ora, mentre sto  scrivendo, ho il magone!

E’ questione di secondi, che bastano a riaprire una ferita mai completamente emarginata.

No Shonda, questo è un colpo basso.

E ancora più infima è la scelta di farlo ricomparire da una scena della seconda stagione, quando era all’apice della sua bellezza e lui aveva preso, scelto e amato Meredith.

Diceva Euripide: “non versare nuove lacrime per vecchi dolori”.

Ma certe volte non ci si può trattenere.

 

 

Grey’s Anatomy: galeotta fu la sceneggiatura e chi l’ha scritta was last modified: novembre 26th, 2016 by L'Interessante
26 novembre 2016 0 commenti
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Serie tv
CulturaIn primo pianoTv

Serie tv: il ritorno delle ragazze Gilmore

scritto da L'Interessante

Serie Tv.

Di Vincenzo Piccolo

Ci sono alcune serie tv che superano i caratteri di adesione al pubblico, tipici del cinema, penetrando negli stili di vita della gente che li segue. Queste spesso cambiano l’immaginario collettivo di un dato profilo psicologico che, fin’ora, avevamo interpretato da un altro punto di vista, avviando così la narrazione di nuovi costumi, forse a noi sconosciuti.

È lo stesso cambiamento che ha portato la serie tv “Una mamma per amica”, nel rapporto madre e figlia, dopo la sua entrata nelle case

Dal 2001 in poi, anno della loro prima “messa in onda”, le due ragazze Gilmore hanno dato una scossa al concetto di “maternità” e di “figliolanza”, approcciando una rivoluzione che già si stava incamminando nella società di fine ‘900.

Sfatando i miti della “buon figlia di famiglia”, delle ragazze madri sfortunate ed incoscienti,hanno messo in evidenza una parte della società, fatta di famiglie perfette solo in apparenza.

Questo ci hanno raccontato Lorelai e Rory, in questi anni. Quanto hanno cambiato il nostro modo di vedere “la famiglia”? Quanti di noi hanno postato sui social una foto con la propria madre aggiungendo l’hastag #UnaMammaPerAmica?

Ebbene Netflix, insieme con la Warner Bros, ha deciso di riprendere in mano la storia delle “Gilmore Girls” dieci anni dopo la partenza di Rory.

Cosa sarà cambiato?

Per avvalorare la mia introduzione mi basta solo dirvi che, anche qui, gli Iphone hanno preso il sopravvento. Eh si, perché se la società muta, muta anche quello che viene narrato, nei metodi e nei contenuti. Ma, a parte questa digitalizzazione, un altro argomento molto affrontato è la “crisi d’identità” e la “perdita di forma” che ha subito la società post-moderna. A fare i conti con il passato, il presente, ma anche con il dubbioso futuro saranno le tre grandi protagoniste femminili: Rory, vedendo sfumare la sua carriera da giornalista, già iniziata in precario equilibrio, continua a destreggiarsi in relazioni amorose mai iniziate o… mai finite!

Lorelai sempre indaffarata nella sua vita piena di tazze di caffè, incomincia a fare i conti con il “passare del tempo”, adesso non è più tanto giovane e capisce che ha bisogno, anche lei, di sicurezza… che troverà, ovviamente, in Luke.

Infine c’è Emily,alle prese con la morte di Richard, le tenta tutte per alleviare il dolore della perdita. Alla fine ci riuscirà “adottando” un’intera famiglia di portoricani. Nei quattro episodi di questa serie saranno tanti gli argomenti affrontati dai protagonisti, accompagnati dal solito cast, che si presenta al pubblico molto cambiato e con tante novità, sullo sfondo di una Stars Hollow apparentemente immutata. Quindi se volete sapere che fine hanno fatto Sookie, Paris, Lane, Michel e il caro Kirk non vi resta che andare su Netflix. Noi de linteressante.it l’abbiamo già fatto!

Serie tv: il ritorno delle ragazze Gilmore was last modified: novembre 26th, 2016 by L'Interessante
26 novembre 2016 0 commenti
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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA IN CAMPO PREPARA LA TRASFERTA DI VENEZIA. LA SOCIETA’ SEMPRE PIU’ IMPEGNATA IN INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI

scritto da L'Interessante

 

juvecaserta

Juvecaserta domenica a Venezia per confermare la terza posizione

Violare il Taliercio di Venezia, campo da sempre ostico per la squadra casertana, domenica inizio ore 18,15, equivarrebbe per la Juvecaserta ad ipotecare le final eight e dare un forte segnale al campionato.

La squadra partirà domani verso “la città sull’acqua” con la voglia di continuare a stupire e  confermarsi squadra sorpresa e mina vagante del campionato. Inutile dire che il morale della squadra è a mille. Questa volta non ci saranno “ricompense” da parte di coach Dell’Agnello, che ha concesso una giornata di svago in alta Italia dopo la vittoriosa trasferta di Cantù, ma la voglia di vincere è ancora maggiore.

“A Venezia – ha detto Sandro Dell’Agnello – sarà una gara di alta classifica che vede la Juvecaserta meglio posizionata in classifica rispetto alla Reyer. Ma non bisogna farsi illusioni, la compagine lagunare è stata allestita per combattere per le prime posizioni, mentre noi dovremo confermarci profondendo un impegno sempre maggiore”.

Non sarà facile, ma, come si dice, l’appetito vien mangiando e in questo momento la Juvecaserta ha ancora molta fame.  

Juvecaserta in collaborazione anche con l’Istituto “Terra di Lavoro”

La Juvecaserta Pasta Reggia, nell’ambito delle azioni tendenti alla creazione di una maggiore sinergia con il territorio in cui opera e, in particolare, per un sempre maggiore coinvolgimento dei giovani, ha sottoscritto un accordo di collaborazione con la dott.sa Emilia Nocerino, dirigente dell’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore “Terra di Lavoro”. Scopo dell’accordo è quello di creare per gli studenti dell’istituto percorsi idonei a realizzare l’approfondimento di temi interdisciplinari, nonché per propiziare, nel contempo, l’arricchimento professionale degli operatori dello sport, specialmente del basket. In particolare, il progetto, orientato principalmente agli studenti del corso di studi di Finanza e Marketing con potenziamento sportivo, prevede corsi, seminari, incontri di approfondimento sulle organizzazioni sportive, orientamento universitario per il corso di laurea in scienze giuridiche ad indirizzo sportivo, nonché lezioni di basket, pratiche e teoriche, oltre ad una serie di iniziative comuni anche mediante l’utilizzo delle strutture sportive dell’Istituto.

Giuri e Putney al Campania per la fondazione McDonald 

Sorrisi e autografi in un clima di serenità, questo pomeriggio al Centro commerciale Campania, dove tanti tifosi hanno raggiunto il capitano Marco Giuri e Raphiael Putney al McDonald’s, per l’evento organizzato in favore della Fondazione per l’infanzia Ronald McDonald. I due giocatori della Pasta Reggia sono stati entusiasti di poter scambiare quattro chiacchiere con appassionati grandi e piccini, approfittandone per bere coca cola e mangiare patatine!

Ieri all’Università Parthenope di Napoli il giemme Gino Guastaferro

Grande attenzione e partecipazione da parte degli studenti dell’Università “Parthenope” di Napoli per il seminario sul tema: “Pallacanestro oggi: tra campo e realtà, guardando al futuro” ospitato nell’aula “Piccagli” dello stesso Ateneo. Ad analizzare l’argomento il general manager della Juvecaserta Pasta Reggia, Luigi Guastaferro, che è stato preceduto dall’introduzione del giornalista RAI, Ettore De Lorenzo. Oltre alle esperienze vissute nel mondo del basket da parte dei protagonisti del seminario, nell’incontro si è diffusamente parlato di Juvecaserta, della sua storia e della tradizione che la pallacanestro vanta nella città della Reggia, oltre che delle prospettive presenti e future del mondo cestistico. Particolarmente apprezzata anche la proiezione del servizio Rai “Miracolo a Caserta” che racconta, appunto, il legame esistente tra la società e la città ed i suoi successi, sfociati nella conquista dell’unico scudetto del sud Italia nella storia del basket nazionale. L’incontro, organizzato con la collaborazione di Antonio De Lucia, responsabile rapporti istituzionali del club bianconero, si è inquadrato nell’ambito delle attività seminariali promosse dalle prof.sse Luisa Varriale e Paola Briganti nell’ambito del corso di Organizzazione Aziendale del Dipartimento di Scienze Motorie.

JUVECASERTA IN CAMPO PREPARA LA TRASFERTA DI VENEZIA. LA SOCIETA’ SEMPRE PIU’ IMPEGNATA IN INIZIATIVE SOCIALI E CULTURALI was last modified: novembre 25th, 2016 by L'Interessante
25 novembre 2016 0 commenti
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terremoto
AttualitàIn primo pianoParliamone

Terremoto in Nuova Zelanda

scritto da L'Interessante

Terremoto

di Antonio Andolfi

Uno tsunami di 2 metri è stato registrato lungo la costa nordorientale della South Island, in Nuova Zelanda, dopo che una violenta scossa di terremoto ha colpito il Paese alle 23.02 ora locale (le 12.02 italiane), con ipocentro a 23 chilometri di profondità ed epicentro a 53 chilometri nordest di Amberley e 93 a nord di Christchurch. Il sisma ha avuto una magnitudo di 7.8 della scala Richter. Inizialmente fissata a 7.4 è stata rivista al rialzo dall’istituto geologico statunitense (Usgs).

Il rischio tsunami era stato in un primo momento escluso, poi il ministero per la Difesa civile e le emergenze ha lanciato l’allerta.

Il terremoto è stato percepito in gran parte del Paese. Diverse scosse sono seguite nella zona della città di Christchurch, ad alto rischio sismico: il 22 febbraio del 2011, una scossa di magnitudo 6,3 causò 185 morti, oltre mille feriti, e gravi danni a molti edifici cittadini. Cinque mesi prima, il 3 settembre 2010, una scossa più forte (7.0) aveva provocato solo qualche ferito. L’alto numero di vittime e i danni ingenti nella scossa del febbraio 2011 furono causati anche dal fatto che molti edifici erano stati lesionati dal terremoto precedente. 

Il sisma di domenica 13 novembre può aver scaricato l’energia emessa su faglie vicine che, non si esclude, possono scatenare terremoti ancora più violenti.

Terremoto, attesa una nuova forte scossa.

Era già successo prima del terremoto di Sumatra: nel 2004 una serie di sismi con magnitudo prossima a 8.0 o poco più precedettero quello del 26 dicembre, quando si scaricò il sisma di magnitudo 9.1 e il relativo tsunami che causò la morte di 200.000 persone.

Ora, dopo il terremoto di magnitudo 7.5 che ha colpito la Nuova Zelanda domenica 13 novembre e che ha prodotto anche onde di tsunami di 2,5 metri, si teme che lo stress cui è stata sottoposta la crosta terrestre possa scaricarsi in scosse ancora più violente lungo le faglie che interessano gran parte del Paese.

La Nuova Zelanda si trova dove la placca del Pacifico si scontra con quella australiana: a nord la prima si infila sotto la seconda, a sud avviene il contrario. Lungo tutto il Paese scorre una pericolosa famiglia di faglie (fratture) che di tanto in tanto scaricano energia.

Terremoto: quanto probabile?

Spiega John Ristau, geofisico, GNS Science, società neozelandese di ricerche geofisiche e geologiche: «Al momento stimiamo che ci sia il 12% di probabilità che possa accadere un terremoto con magnitudo 7.0 o più grande entro pochi giorni, mentre le probabilità salgono al 32% se consideriamo i prossimi 30 giorni».

Tuttavia è impossibile sapere se un sisma carica o meno energia su altre fratture: lo stesso ricercatore ammette che terremoti come l’ultimo avvenuto in Nuova Zelanda possono sia aumentare il rischio di un altro sisma nelle vicinanze (e in questo caso potrebbe anche essere più violento), sia diminuirne le probabilità.

La Nuova Zelanda si trova proprio sopra il confine tra le placche tettoniche australiana e pacifica, ed è perciò da considerarsi zona altamente sismica. L’ultimo terremoto ha provocato uno slittamento laterale di una parte dell’isola meridionale. Dopo la scossa principale ci sono state più di 300 repliche, la metà delle quali di magnitudo superiore a 4.0 superiore: la maggiore è stata di magnitudo 6.3.

 

Terremoto in Nuova Zelanda was last modified: novembre 24th, 2016 by L'Interessante
24 novembre 2016 0 commenti
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cani
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Cani. Socializzarsi in natura: intervista a Veronica Papa

scritto da L'Interessante

Cani

Cani

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati oggi vi porto a Ceggia, presso “La Margherita” centro cinofilo, dove ci aspetta l’istruttrice Veronica Papa.

La seguo da qualche tempo, scrive racconti di vita quotidiana di cani e umani sempre molto affascinanti.

Le sue foto e i suoi video prendono vita, come fossero film con sottotitoli.

  • Grazie Veronica per aver accettato questa intervista. Da un punto di vista professionale, come possiamo definirla?

“La tradizione definisce il mio mestiere come quello di Educatore Cinofilo- anche se secondo alcune scuole io  sarei Istruttore Cinofilo, in quanto abilitata ad occuparmi anche di quelli che molti chiamano problemi comportamentali del cane. Io sono però convinta che a occuparsi dell’educazione del cane debba essere chi lo cresce, quindi il suo umano; io posso solo fornirgli gli strumenti per svolgere questo compito nel miglior modo possibile, aiutandolo a superare le difficoltà derivanti dallo svolgere un ruolo che sarebbe stato in realtà di competenza della famiglia naturale.
Alcuni colleghi, per questi motivi, si definiscono Consulenti di Relazione oppure Interpreti Cinofili, ma essendo termini poco diffusi creano più perplessità che altro. Diciamo che sono un Educatore che Educa ad Educare”.

  • Educare fornisce molta consapevolezza, ciò di cui i proprietari hanno bisogno. A riguardo ci può spiegare con una definizione semplice cosa s’intende per socializzazione intraspecifica?

La socializzazione intraspecifica è la capacità di muoversi in modo disinvolto e consapevole all’interno delle relazioni con gli appartenenti alla propria specie.

 

  • Disinvolto e consapevole. Bella definizione. Qual è lo stile che attribuisce Veronica Papa alla socializzazione intraspecie?

“E’ fatta di esperienze, di competenze, di rappresentazioni delle diverse categorie e delle diverse possibilità di interazione. Un animale dalla socialità intensa e complessa come il cane richiede grandi competenze sociali per sviluppare un profilo caratteriale equilibrato, una consapevole conoscenza di se stesso, dei propri limiti e dei propri punti di forza, una chiara definizione del proprio ruolo. Attraverso le interazioni con i conspecifici il soggetto pone le basi per definire se stesso. Inoltre l’evoluzione dell’individuo avviene grazie ai modelli di comportamento proposti da coloro che rappresentano per lui dei riferimenti importanti; la corrispondenza morfologica e il fatto di condividere lo stesso etogramma rendono i conspecifici dei modelli molto più efficaci di quanto possano rappresentare individui appartenenti ad altre specie, anche se importanti dal punto di vista affettivo.
La convivenza con specie diverse può arricchire il vocabolario espressivo, fornendo spunti preziosi e alternative di analisi e comprensione della realtà, ma è il crescere con i propri conspecifici che offre le opportunità adeguate per maturare correttamente.
Non riesco a pensare ad un cane che non abbia esperienze di relazione con altri cani, che non ha un suo ruolo all’interno di un gruppo di conspecifici (non necessariamente conviventi) come ad un individuo completo.
Per imparare a stare insieme agli altri umani noi, fin dai primi giorni di vita, accumuliamo miliardi di esperienze con diverse categorie e figure (genitori, fratelli, cugini, zii, nonni, compagni di classe, maestre, presidi, commesse, medici, fidanzati, mariti/mogli, generi, suocere, amici speciali, eccetera eccetera), imparando, attraverso prove ed errori, modelli di riferimento, intuizioni, empatia,  egoismi, ambizioni e progetti, a stare con gli altri, ad evitare o a gestire i conflitti, a costruire alleanze  e collaborazioni; ma pretendiamo che il cane, separato a due mesi (quando gli va bene) dalla propria madre, dai fratelli e dagli altri adulti che compongono la sua famiglia naturale, e messo nelle condizioni di frequentare in modo sporadico e inadeguato i suoi simili, possieda le stesse competenze che noi costruiamo in 50/60 anni di esperienze continue!”

  • E’ proprio vero, a volte dimentichiamo che anche i nostri cani, in quanto soggetti, hanno bisogno di vivere delle esperienze positive e frequenti. Guardo spesso le sue foto; esperienze in natura, con scenari da mozzafiato. Perché decide di far socializzare i cani sempre in un ambiente naturale come laghi, spiagge ed aperta campagna, invece di un semplice campo recintato?

“Pur essendo naturale per un cane vivere inserito in un gruppo di conspecifici, o perlomeno frequentarlo con una certa assiduità, come specie generalmente non è particolarmente portato ad accogliere conspecifici estranei, con le dovute differenze determinate dalle caratteristiche della razza o del mix di razze cui appartiene, dalle sue caratteristiche genetiche individuali e dal suo percorso soggettivo.
Questo significa che l’incontro tra cani che si conoscono poco o non si conoscono affatto possono essere caratterizzati da un certo grado di tensione, soprattutto se i protagonisti possiedono poche competenze sociali; questa  tensione può esprimersi con comportamenti antagonistici, che in ambienti ricchi di proposte alternative trovano maggiori possibilità di essere gestiti al meglio, sia per quanto riguarda l’emotività dei cani che per quanto riguarda quella de i loro proprietari.
Poter usufruire di spazi molto ampi aiuta i cani a stemperare le tensioni aumentando le distanze tra loro se necessario, mentre gli stimoli olfattivi e gli arricchimenti ambientali (cespugli, terrapieni, corsi d’acqua, massi, tronchi, ecc.) offrono maggiori occasioni per costruire  comportamenti agonistici o collaborativi, anziché  ricorrere esclusivamente  a interazioni antagonistiche e competitive.
Inoltre gli stimoli che inducono i cani a cimentarsi in attività di tipo olfattivo (tracce, segnali chimici, materiale biologico, ecc.) solitamente richiedono molta concentrazione, che è favorita da un livello basso di eccitazione: il cane si impegna così nel seguire e analizzare odori interessanti, orientandosi in questo modo verso un assetto emozionale più riflessivo.
E per finire, particolare non trascurabile, anche gli umani si rilassano di più in ambienti ameni e naturali, si godono il panorama, si inebriano di odori, si disintossicano, trasmettendo ai loro compagni a quattrozampe un insieme di emozioni positive.
Il fatto di camminare insieme, nella medesima  direzione e verso una medesima meta fa diventare i singoli individui un gruppo, all’interno del quale generalmente le tolleranze sono maggiori che non in una situazione statica e priva di vie di fuga”.

  • Assolutamente ineccepibile. Dovremmo ricordarci più spesso di muoverci in concertazione con chi ci sta a cuore. Molti proprietari però hanno paura di slegare i loro cani in questi contesti: come arriva a convincerli“.

 E’ necessario distinguere tra il proprietario che non sente alcun bisogno di liberare il proprio cane e quello che invece lo vorrebbe fare  ma ha troppa paura.
Il primo desidera avere la situazione sotto controllo, ed è poco propenso a muoversi verso un’emancipazione del proprio quattrozampe, verso una sua autonomia, seppure parziale.
In questo caso non sono io la persona giusta per lui, in quanto cerca altro rispetto a ciò che io sono in grado di offrire, e la cosa più corretta è invitarlo a rivolgersi a figure professionali diverse.
Ben diversa è invece la situazione con una persona che si pone come obiettivo  aiutare il cane nella sua crescita verso una maggiore responsabilizzazione possibile, con i dovuti limiti dettati da quanto la società consente; costui ha solo bisogno di essere rassicurato, di sperimentare che il suo cane è all’altezza ma soprattutto che lo è la loro relazione e lo è lui stesso.
E’ fondamentale saper accogliere le sue preoccupazioni e le sue ansie, valutarle attentamente e farsene carico; costruire i presupposti per la fiducia necessaria a compiere il passo, perché spesso il cane si allontana proprio dall’ondata emozionale che il suo umano emana; e infine scegliere inizialmente luoghi molto sicuri, privi di pericoli e che io stessa conosco molto bene, in modo da potermi mostrare tranquilla io stessa, aumentando gradualmente la complessità dell’ambiente man mano che il binomio è pronto ad affrontarla.
Non esiste un cane che “scappa” dal proprietario, a meno che davvero non vi siano problemi eclatanti all’interno della loro relazione, ma in questo caso sicuramente emergerebbero negli incontri preliminari.
E’ più probabile che il cane metta distanza tra sé e l’ansia dell’umano, la sua angoscia, il suo inconsapevole bisogno di aggrapparsi a quel controllo, spesso a dispetto della sua stessa volontà.
Il mio compito è fare in modo che imparino a fidarsi uno dell’altro, e diventino squadra.
Centrato questo obiettivo qualsiasi problema, di qualunque natura, solitamente sparisce”.

Non esiste un cane che scappa. Siamo noi a dover fuggire dalle nostre paure di perderli.

I cani si meritano la libertà.

Noi di vederli appagati.

Cani. Socializzarsi in natura: intervista a Veronica Papa was last modified: novembre 24th, 2016 by L'Interessante
24 novembre 2016 0 commenti
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rimpianto
CulturaIn primo piano

Che cos’è il rimpianto?

scritto da L'Interessante

Rimpianto

Di Miriam Gargiulo

Il rimpianto è quel sentimento nostalgico e doloroso in cui sprofondiamo ogni volta che ci ritroviamo a combattere con la consapevolezza che avremmo potuto e non abbiamo fatto. Consapevolezza che nasce quando non abbiamo più la possibilità di recuperare e di cambiare il corso degli eventi.

Quante cose non diciamo e non facciamo per orgoglio, per timidezza, per paura di sbagliare o soffrire?

Un rimpianto è per sempre

Il rimpianto ha il profumo delle occasioni mancate, delle persone incontrate e ormai perse.

Avere rimpianti equivale a vivere con un peso sul cuore e lo sguardo rivolto costantemente al passato. Il presente è oscurato dal tormento e dalla colpa che ci addossiamo per essere stati troppo orgogliosi o per aver lasciato che la paura di fare la cosa sbagliata ci frenasse, per il timore di abbassare quei muri dietro i quali ci siamo trincerati per anni, che ci hanno spinto a non rivelare il lato migliore di noi, a non fidarci di chi avevamo accanto, di chi non abbiamo capito e alla fine perso e rimpianto.

Convivere con il rimpianto delle possibilità non vissute, significa vivere a metà

Forse sbagliamo ogni volta che decidiamo di nasconderci dietro quell’ostinata fierezza che ci indurisce e immobilizza, solo per non mostrare le nostre paure e debolezze. Forse sbagliamo ogni volta che decidiamo di non essere coraggiosi e allora ci accontentiamo di ammirare i successi altrui, perdendo il nostro momento e dolendoci per questo. Quante volte aspettiamo che siano gli altri a fare il primo passo o a dichiarare il proprio amore, solo per allontanare  da noi il rischio di fallire e soffrire? Non è sempre facile mettersi in gioco, scoprirsi e offrire agli altri la possibilità di colpirci. Ma forse sbagliamo e diventiamo stupidi ogni volta che decidiamo di rimanere fermi, soffocando in gola le parole per le quali continueremo a torturarci negli anni. Ogni volta che non viviamo come vorremmo e decidiamo di “lasciare fare semplicemente al destino” ripetendo a noi stessi che –tanto le cose che devono accadere, accadono!- Ma il destino offre occasioni, saperle afferrare, senza aspettare che ce ne vengano date altre, spetta solo a noi!

“Cogli la rosa quando è il momento che il tempo lo sai vola, e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà.” –Walt Whitman

Che cos’è il rimpianto? was last modified: novembre 22nd, 2016 by L'Interessante
22 novembre 2016 0 commenti
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lucia
CulturaIn primo pianoTv

“Io ci sono”: la storia di Lucia Annibali arriva su Rai 1

scritto da L'Interessante

Lucia Annibali

Di Michela Salzillo

“Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.”

J.Folla

Ed è sempre bello raccontare storie di vite interrotte che poi ripartono, quelle che parlano duro e ti fanno sentire che davvero non è mai la fine, che non c’è nulla di sbagliato nell’ ammettere che si può toccare il fondo con la vittoria in tasca. Certo, l’umana legge non è mai così matematica, perciò capita che non sempre ci siano da celebrare conquiste, anzi, di morti senza fraintendimenti ne contiamo fin troppe. Di donne che non possono raccontare la loro rinascita ne apprendiamo di ora in ora, e come una sconvolgente abitudine a cui neanche lo sconforto si dovrebbe rassegnare, ci preoccupiamo di ricordare nomi e volti per onorarne la memoria. Trattenere i loro vissuti, seguire il destino dei loro assassini ci serve per convincerci che non scordiamo, che non siamo disposti a girarci dall’altra parte. Vero è che di parole sull’argomento ne spendiamo tante e, spesso, come accade per i casi in cui il parere di troppo sfiora il ridicolo, ci ritroviamo a dire frasi fatte che neppure riusciamo più ad ascoltare. Ma allora qual è il modo per fare la cosa giusta? Come si fa ad essere in sintonia con certi dolori? La verità è che non esiste una risposta oggettiva, e forse nessuna sensibilità, neppure la più spiccata, potrà mai nemmeno immaginare cosa si prova a vedere la morte in faccia per mano di chi, un minuto prima, chiamavi amore, e gli credevi. Scuramente, però, i racconti di chi si è salvata e i volti delle donne che ce l’hanno fatta, rivendicano il diritto a venire prima di ogni studio analitico sui fatti di cronaca, teorie che troppo spesso sono azzardate da illustri scrivanie senza giuste cause o motivazioni. Più che di supposizioni, abbiamo bisogno di reale, di sentirci dire  io ci sono,  sono qui per dirti che ce l ho fatta. Ed è così che si sente oggi Lucia Annibali, una donna consapevole di essere più bella e più forte di prima. Dopo il libro, uscito nel 2014 per la Rizzoli editore, in cui l’avvocatessa di Pesaro racconta, insieme alla giornalista Giusy Fasano, la sua storia di morte e rinascita, arriva su Rai 1 il docufilm che ne tesse i dettagli e le sfumature. Interpretata dall’attrice Cristiana Capotondi per la regia di Luciano Manuzzi , la produzione cinematografica, in onda questa sera, alle ore,21.10, intende tenere fede alla verità dei fatti accaduti la notte del 17 aprile 2013.

 Lucia Annibali: Il dramma in un attimo, poi la rinascita

 Gli atti processuali raccontano che mentre Lucia non era in casa, un albanese assoldato dall’ ex fidanzato, Luca Varani, si introdusse nella sua abitazione: quando la giovane avvocatessa rientrò, fu un attimo. Neanche il tempo di rendersene conto, ma tutto lo spazio per restare cosciente, che il volto di Lucia viene per sempre sfigurato da un getto di acido solforico. Il veleno le mangia il viso, lo annienta, lo divora. Diciotto le operazioni a cui è verrà sottoposta, diciotto le anestesie, l’ ultima, quest’estate, neppure totale. Una storia di coraggio la sua, una storia di scelta, quello che lei stessa dice di aver dovuto fare in un istante:

“Quando ti trovi distesa di fianco alla morte devi decidere. O ti lasci andare, arrendendoti, o ti fai forza e riprendi a vivere”.  Senza dubbio, e lo racconta lei stessa, Lucia ha scelto di esserci, di nuovo. Non solo quella notte, ma anche quando, con ancora il viso privo di lineamenti, si toglierà le bende davanti allo specchio, affinché quello che lei vede non appartenga più a nessuno. Lucia c’è quando Luca Varani viene condannato a vent’anni di reclusione, perché essere presente davanti ai giudici, che il 22 maggio 2014 hanno emesso la sentenza definitiva, l’ha sempre ritenuta una forma di dignità e rispetto. Lucia c’è pure quando, sorridendo, con la bellezza negli occhi, si racconta così:

«Lui voleva che morissi, ma non c’è riuscito. Mi ha fatto tutto il male possibile, ma ho io ho vinto. Sono qui, viva, forte, sorrido, sono circondata da un affetto enorme. E ho voglia di ricominciare»

“Io ci sono”: la storia di Lucia Annibali arriva su Rai 1 was last modified: novembre 22nd, 2016 by L'Interessante
22 novembre 2016 0 commenti
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referendum
AttualitàIn primo pianoParliamone

Il referendum non ci riporterà a casa: lo sfogo di un’italiana all’estero

scritto da L'Interessante

Referendum

Di Michela Salzillo

C’è chi dice “Sì”, c’è chi dice” No”, ma c’è pure chi non ci sta. Mentre il conto alla rovescia raddrizza le distanze dal 4 dicembre, data in cui si decideranno le sorti ultime del referendum costituzionale proposto dal governo Renzi, la barca di chi è chiamato a decidere pare essere ancora in alto mare. Al di là dei sondaggi ordinari, che continuano a fornire variazioni pendenti dall’ una o dall’altra parte, quel che emerge è una intricata confusione sull’argomento. Come se contasse sapere la risposta e non la domanda, come se per decidere bastasse capire per chi o cosa simpatizzare. Non è la prima volta che succede, è da un po’ che sulla sfiducia l’ Italia costruisce le sue scelte, ed è forse da troppo che con la  parola democrazia non riesce  più a  fare sul serio. Mentre l’ intento comune è  totalmente occupato a sbarrare le vie d’ uscita a chi non rappresenta le esigenze di molti,  la voglia di capire non sembra più essere prioritaria rispetto alla volontà di “cacciarli tutti”.

A sentire il peso di questa ingiustizia, che sembra sempre più grande delle alternative possibili, sono soprattutto i giovani, quelli che restano e quelli che se ne vanno. Il futuro dell’ Italia sta diventando sempre più forestiero. La fuga dei cervelli, tanto agognata dalle statistiche e i salotti da “ prima serata,” non appare più un’eccezione, ma la regola che troppe volte restituisce dignità.

 A chi ha dovuto imparare a chiamare casa un posto lontano dagli affetti, al coraggio di chi si è fatto strada lontano dalle abitudini rassicuranti del proprio paese, al ragazzo qualunque che con l’ Italia ha dovuto tagliare i ponti, è arrivata, in questi giorni di trepidante attesa, la lettera del presidente del consiglio. Una missiva dal tono formale, che invita gli italiani all’estero ad esprimere il proprio parere sul referendum costituzionale. Lo scomodo doveroso ha provocato, in alcuni casi, parecchio dissenso, e qualcuno non l’ha mandata di certo a dire.

Floriana risponde al Referendum

Si chiama Floriana, la ragazza che pochi giorni fa, sfruttando uno spazio della trasmissione “piazzapulita”, in onda su La7 ogni giovedì sera, ha detto a Renzi la sua verità, una di quelle in cui è difficile non riconoscersi, una di quelle che fa riflettere:

“Sono Floriana Parisi, nata è cresciuta a Palermo, vivo da ben cinque anni a Parigi e sono vice direttrice di un grand hotel, pur avendo una laurea in scienze delle attività motorie e sportive. Ti volevo innanzitutto ringraziare per la tua bellissima letterina, ma voglio dirti anche che avresti potuto risparmiare tantissimi soldi, inviando, semplicemente, una e- mail a tutti gli italiani residenti all’estero. Nella tua lettera dici che siamo un paese dalla politica debole, e che basta un “Sì” per renderlo molto più credibile e prestigioso. Sarebbe stato più gradevole inviare una lettera in cui tu chiedevi a noi il perché della nostra partenza; una lettera in cui ci chiedevi di rientrare in patria perché l’ Italia ha bisogno anche di noi, e non solo per votare. Io ti dico che andrò a votare comunque, voterò da Parigi, controvoglia, ma, fondamentalmente, che io voti sì o che io voti no, a mia madre, a mio padre e a mio fratello, non cambia assolutamente nulla. Quel posto a tavola sarà ugualmente vuoto, anche dopo il 4 di dicembre, quando tu ti scorderai nuovamente di noi, italiani all’ estero.”

Il referendum non ci riporterà a casa: lo sfogo di un’italiana all’estero was last modified: novembre 22nd, 2016 by L'Interessante
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