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Autore

L'Interessante

Don Camillo
CulturaIn primo piano

DON CAMILLO IN RUSSIA: INTERVISTA ALLA TRADUTTRICE OL’GA GUREVIČ

scritto da L'Interessante

Don Camillo

Di Erica Caimi

“ Piccolo Mondo: Don Camillo ” è stato tradotto fin da subito in moltissime lingue, eccezion fatta per il russo e il cinese, a causa di evidenti motivi politici

La storia della traduzione in russo è intimamente legata alla passione  e alla tenacia della sua traduttrice, Ol’ga Gurevič, ex studentessa di italiano, oggi insegnante all’Università di Mosca. La prima traduzione integrale della raccolta esce soltanto nel 2012, mentre l’edizione italiana è datata 1948.

In Russia, Guareschi è stato definito da alcune case editrici “un autore la cui pubblicazione è fortemente sconsigliata”, altre hanno giudicato il testo di Piccolo Mondo “quasi blasfemo”, un’altra ancora occupata per lo più nella diffusione di opere medico-scientifiche si diceva pronta a pubblicare e vendere i racconti dell’autore come “medicina per l’anima”.

Ol’ga Gurevič ci racconta così il sogno di tradurre Guareschi, com’è nato e come si è concretizzato grazie alla sua ostinazione e ci svela le meraviglie e le difficoltà della professione del traduttore.

 

Una traduttice è prima di tutto una lettrice. Da lettrice, quali sono le vicende che l’hanno particolarmente colpita quando ha letto “Mondo piccolo. Don Camillo”per la prima volta?

Ho letto per la prima volta “Mondo piccolo. Don Camillo” nel 1994, avevo appena concluso il  secondo anno all’Università. Era il mio primo viaggio in Italia, eravamo venute per frequentare un Corso di Lingua e Cultura a Gargnano del Garda. Abbiamo visto uno dei film della saga di Don Camillo che mi è piaciuto molto, anzi mi ha proprio colpito il fatto di vedere un prete come protagonista, per giunta positivo. Alcuni giorni dopo ho trovato su una bancarella a Salò una vecchia edizione del libro che costava, me lo ricordo ancora, 5 mila lire. L’ho comprata e non me ne sono mai più separata. Tra i racconti del primo volume quelli che mi hanno colpito di più sono “L’uovo e la gallina” e l’ultimo “Rosa e giallo” per la loro profondità cristiana, per quel senso di tristezza e speranza, ma anche per l’umorismo che non sfocia nella satira, non deride e non insulta, ma sa svelare la bellezza delle cose, delle persone, del creato.

Preferisce i libri o i film?

Indubbiamente i libri. Non c’è paragone.

Ogni libro ha la sua storia, ma anche la traduzione. Ci racconta brevemente la storia della traduzione in russo di “Piccolo Mondo. Don Camillo”?

La storia comincia nel 2002 con la pubblicazione di alcuni racconti su una rivista letteraria, tradotti da un’altra traduttrice che non hanno suscitato grande interesse nel pubblico per diverse ragioni. Io fin dal 1994 sognavo di tradurre “Mondo piccolo” e ho fatto persino un tentativo con una casa editrice cattolica che non ha approvato il progetto giudicando il testo “quasi blasfemo”. Nel 2010, però, mi hanno proposto di pubblicare la traduzione di una decina di racconti sulla rivista “Inostrannaja literatura” (“Letterature straniere”), una raccolta che ha avuto un riscontro molto positivo. L’anno dopo, a Mosca, è arrivato un nuovo direttore all’Istituto Italiano di Cultura, il professor Adriano dell’Asta, che è stato il vero promotore della pubblicazione del libro. Così nel dicembre 2012 è uscito il primo volume di Don Camillo seguito dalla “Favola di Natale”.

Mi ha colpito molto il fatto che la casa editrice per la quale stava preparando un testo di accompagnamento alla lettura per studenti russi di italiano l’abbia definito “un autore la cui pubblicazione è fortemente sconsigliata”, per quale ragione? Che idea si è fatta? Era pur sempre il 1999….

La ragione è semplice. Il paese ha cambiato nome, ma le persone sono rimaste le stesse, con gli stessi modelli sovietici che si adottavano nelle scuole sovietiche.

Don Camillo e Peppone sono antagonisti su un piano ideologico, ma nel contrempo, sono anche uniti da un profondo sentimento di amicizia che finisce per prevalere sulle differenze. Sono due universi diversi, ma dipendenti, la cui comunicabilità è stabilitita grazie al legame umano. La trova un’esperienza verosimile anche nel mondo di oggi?

Certo. Il mondo è ricco di divisioni e l’opera del Signore è quella di unire i cuori. Tra due uomini si può sempre trovare un terreno d’intesa e di affetto, purché non s’intrufolino questioni ideologiche e  politiche.

Nel dopoguerra, forse anche come reazione al fascismo, molti italiani militanti nel PCI sono stati affascinati dall’esperienza sovietica. Come guidica il comunista Peppone in relazione alla vostra storia nazionale?

Inverosimile.

Da studiosa di cultura russa, ritengo che alcuni comunisti italiani del dopoguerra abbiano una visione idealizzata, “politicizzata” e sotto certi aspetti ingenua dell’Unione Sovietica. Guareschi affronta con umorismo intelligente paure e temi talvolta politici, inserendo sullo sfondo le figure di Stalin e Chruščëv, soprattutto in Compagno Don Camillo. Lei da studiosa di cultura italiana, cosa pensa di Peppone come uomo politico?

Non penso mai a Peppone come un vero uomo politico. Considero l’universo narrativo dei racconti del “Mondo piccolo” al pari di una parabola. All’interno di quello spazio narrativo lo scrittore inserisce gli schemi comportamentali e pscicologici dei personaggi, riconducibili soltanto a quella realtà inventata. Lo conferma anche l’autore stesso quando, rivolgendosi a un giovane lettore di Candido, lo esortava a non pensare al comunismo nel modo in cui lo si può immaginare attraverso le “fiabe del mondo piccolo”. Il comunismo, scrisse Guareschi,  è una cosa tremendamente seria. Un discorso a parte è la visione dell’URSS falsa, zuccherata e raccontata attraverso la lente ideologica che si ritrova in tanti diari veri, resoconti di reali pellegrinaggi verso il “faro della civiltà sovietica” . In questo, la riproduzione di Guareschi, che non aveva mai messo piede sul terreno dell’URSS, era azzeccattissima, una resa particolareggiata del clima e dell’atmosfera stessa che viene ricreata brillantemente senza però inserire segni distintivi o dettagli realistici, privo dell’intenzione di sembrare verosimile. Non verosimile, ma vero.

Forse perché mio nonno é stato costretto a partecipare alla campagna di Russia, ma Compagno Don Camillo è la raccolta che preferisco. Il racconto del compagno che si reca in Unione Sovietica non per questioni politiche, ma per cercare i resti del fratello caduto colpisce per delicatezza e umanità. Commuove e fa riflettere anche la precaria sopravvivenza della fede nell’ateismo di stato. Come giudica la descrizione di Guareschi dell’Unione Sovietica di quegli anni? Era difficile vivere la fede in un paese ateo? Come pensa il libro verrà accolto dal pubblico russo di oggi? Lo trova ancora moderno? Per me cattura un’Italia stereotipata in dissolvenza, nella quale riconosco alcune caratteristiche della mentalità dei miei nonni, nati e vissuti in una piccola cittadina della pianura padana.

E un libro bellissimo, ma scritto per italiani da un italiano. I veri protagonisti del libro sono i comunisti italiani che presi dall’ideologia comunista perdono la propria italianità. Attraverso il viaggio in quello che loro credono il paradiso, inferno per i loro avversari, si ritrovano nel purgatorio sovietico, dove, ad uno ad uno recuperano la propria identità nazionale ravvicinandosi a Dio e alla propria Patria, tornando ad essere italiani. Non so non solo come possa essere letto e accolto dai russi, ma neanche come questo si possa trasporre.

Come pensa sarebbe stata accolta la traduzione del libro in Unione Sovietica? Sarebbe stata possibile?

No, assolutamente no. Neanche per sogno.

Il lavoro di traduttrice è molto delicato e spesso determina il successo o l’insucceso di un’opera nella lingua di arrivo. Una traduttice è anche e soprattutto co-autrice. È stato stato difficile far parlare in russo Don Camillo e Peppone? Qual è stato il termine più difficile da trasporre? Ci sono molti concetti culturalmente e temporalmente collocati, mi viene in mente “la casa del popolo”. Qual è il lavoro di una traduttrice quando incappa in queste difficoltà linguistiche?

Il lavoro è sempre lo stesso: sposare la fedeltà al testo originale ed essere credibili nella lingua di arrivo. Cercare le connotazioni giuste. Un semplice esempio: gli uomini della Bassa girano per le strade con tanto di fazzoletto rosso al collo. Traducendo questo accessorio utilizzando il  medesimo cliché, nell’immaginario del lettore russo li trasformerebbe in ragazzini delle medie (in Unione Sovietica una delle organizzazioni giovanili del PCUS era il movimento dei pionieri, in russo пионерское движение,  che raggruppava i ragazzini dai 10 ai 14 anni. Il loro tipico accessorio era il fazzoletto rosso legato al collo [N.d.A.]). Bisogna cercare un alro termine, quello che si usa nei racconti dei garibaldini, per esempio. Lo stesso vale per i soprannomi.

Altre problematiche sono legate al lessico ecclesiastico, agli appellativi, all’uso degli spregiativi di Don Camillo, ma anche agli oggetti della sua quotidianità. Non bisogna far diventare Don Camillo un prete ortodosso, perché equivarrebbe a violentare la lingua.

Con la traduzione della casa del popolo, invece, mi hanno aiutata molto le virgolette. Comunque è un lavoro sempre bello e coinvolgente, soprattutto quando si  ha a che fare con un testo semplice e allo stesso raffinato, pieno di umorismo, limpido e preciso, come quello di Guareschi..

Ha avuto difficoltà nel trasferire l’ironia e tutti quegli elementi che rendono il libro così specificatamente italiano e fortemente legato al territorio della “Bassa”?

Certo. Ma mi hanno aiutata moltissimo i figli dello scrittore Alberto e Carlotta Guareschi, che sono stati instancabili nel darmi spiegazioni e consigli, e mi hanno fatto conoscere la Bassa con il sole estivo che martella sulla testa e le nebbie invernali, il grande fiume, gli argini, i piloni, la gaggia, le favole e le leggende, il suono del dialetto locale, il sapore del culatello e del parmigiano. Non ce l’avrei mai fatta senza di loro.

Progetti futuri. Sta lavorando ad altre traduzioni di Guareschi?

Fra pochi mesi uscirà la prima parte di  “Don Camillo e il suo gregge”, entro un anno la seconda. E poi… vedremo.

 

 

DON CAMILLO IN RUSSIA: INTERVISTA ALLA TRADUTTRICE OL’GA GUREVIČ was last modified: ottobre 26th, 2016 by L'Interessante
26 ottobre 2016 0 commenti
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Volalto
In primo pianoSportVolley

Volalto Caserta: mancato bis

scritto da L'Interessante

Volalto

Non è andato come desiderato l’esordio tra le mura amiche della Volalto Caserta targata San Nicola la Strada

Dopo l’ottimo avvio in quel di Cava dei Tirreni, le ragazze di coach Orlando hanno mancato il bis e lasciato disco verde alla forte VB70 Pomigliano; squadra, quella vesuviana, accreditata come una tra le migliori del campionato di serie C regionale.

Tra le file delle rosanero si è avuto l’esordio di Salzillo e Nina che insieme a Rispoli, aggregatasi al gruppo la settimana scorsa rende il gruppo caro a Gabriella D’Ambrosio decisamente interessante. Chiaro che adesso bisognerà lavorare sulle intese, perfezionare equilibri e affinare schemi, ma la base su cui lavorare è concreta e foriera di interessanti prospettive.

Sabato, purtroppo, si è dovuta incassare una sconfitta. Un 3-1 che non rende esattamente giustizia alle volaltine capaci di impegnare per tutto il match le forti rivali. (18-25 21-25 25-20 20-25)

Pazienza, ora subito al lavoro per preparare le prossime sfide. Sabato si ritorna nuovamente a Cava Dei Tirreni per sfidare l’ Innovarsi.it. Sarà un banco di prova importante, una partita che servirà a verificare lo stato di rodaggio del gruppo e gli obiettivi perseguibili in questa stagione.

Esordio amaro anche per il gruppo guidato da Mr Madonna, nel torneo regionale di serie D femminile. Sabato 22 alla palestra Diaz di via Ceccano, la formazione casertana si è arresa alla APD PUTEOLI VOLLEY di Mr Chicco Schiano. Il risultato di 3 1 per le ospiti (21-25 25-22 17-25 15-25) è bugiardo e di sicuro condizionato da alcune assenze per infortunio. Il team Volalto annoverando atlete giovani di età compresa tra i 16 e 17 anni ha l’obiettivo di crescere e trasportare l’esperienza dal campionato maggiore, alle giovanili ove le stesse atlete si cimenteranno nell’ under 16 e 18. La prossima settimana la formazione rosanero sarà in trasferta in quel di Solofra (AV) contro la locale formazione neopromossa, cenerentola del torneo.

Domenica scorsa, infine, presso il palazzetto di Caserta si è svolto il primo incontro intercentro Volalto dedicato alle atlete nate negli anni 2004 e 2005. Il progetto giovanile rosanero, alla base della attività giovanile della società casertana, coinvolge dapprima i propri centri sparsi sul territorio, per poi poter confrontare le proprie esperienze con altre società mantenendo di fatto le proprie autonomie. Nel primo incontro, sotto la guida di Massimo Monfreda e la progettazione del Direttore Tecnico d’Aniello, le mini atlete hanno potuto vivere una prima esperienza con le pari età di altri luoghi, iniziando quel percorso di qualificazione tecnica previsto per il raggiungimento di importanti traguardi. Caserta città, Aversa e San Nicola hanno contribuito con la presenza dei propri tecnici, al confronto ed al raggiungimento dell’obiettivo previsto per questa prima giornata: monitorare l’evoluzione dei talenti giovanili di casa VolAlto. Il prossimo appuntamento, tra due settimane, provvederà il coinvolgimento anche di altre società che hanno aderito a questa iniziativa. 

Volalto Caserta: mancato bis was last modified: ottobre 25th, 2016 by L'Interessante
25 ottobre 2016 0 commenti
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teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Teatro d’appartamento, del tuo appartamento

scritto da L'Interessante

Teatro

Di Roberta Magliocca

Bussano alla porta. Chi è? Il Teatro

Niente poltroncine scomode, file al botteghino, posti e orari da rispettare. Metti il divano di casa tua, la tua cena, i tuoi vestiti di sempre…e si va in scena. O meglio. Loro vanno in scena per te. Un vero e proprio spettacolo, in tutti i sensi. Attori veri, luci da palcoscenico direttamente nel tuo salotto. Sei tu a metterci scenografia ed interesse. Loro professionalità e buone intenzioni. Perché l’intento è quello di azzerare le distanze, di rendere l’arte meno astratta e più alla portata di tutti. E sto qui, davanti a questo articolo ancora da scrivere, per cercare di trasmettere quello che una chitarra, una voce e un cuore mi hanno passato quella sera. Mi hanno mostrato la serietà di un teatro che non ha nulla da invidiare ai grandi palcoscenici. Mi hanno donato il calore di una casa a me nota. Mi hanno permesso l’intimità di un momento che fosse mio, di amici e parenti e nessun estraneo con cui dover condividere atti di commozione o momenti di divertimento.

Mi hanno coinvolto nei loro canti senza che io mi preoccupassi di non dover alzare la voce, perché potevo cantare con loro, anzi…con gli occhi quasi me lo chiedevano. Potete poi ben capire la gioia di una letterata come me quando, prima di cominciare, l’attore ci ha spiegato ciò che avrebbero di lì a poco messo in scena. “La vecchia scorticata” tratta dal Pentamerone di Basile. Va da sé intuire la responsabilità di u testo di tale portata e importanza, soprattutto per la difficoltà di un dialetto come quello che può essere il dialetto napoletano del ‘600. Ma è stata tale la bravura e la maestria degli attori, che dove non arrivava la nostra comprensione della lingua, arrivava la loro capacità di spiegarci la scena e il significato delle parole attraverso gesti, mimica, corporeità…insomma, tutto ciò che fa di un attore un VERO attore. Ma non finisce qui.

Quando si spengono le luci, si versa del buon vino e si comincia a dialogare con tutte quelle persone che, a teatro, dopo lo spettacolo si chiudono in camerino. C’è uno scambio di opinioni, d’impressioni, di quello che loro hanno dato e di quello che tu hai ricevuto. Così la serata passa e qualcosa resta.

Teatro d’appartamento, del tuo appartamento was last modified: ottobre 25th, 2016 by L'Interessante
25 ottobre 2016 0 commenti
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Salerno
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoViaggi Interessanti

Salerno: la città di sempre e di mai

scritto da L'Interessante

Salerno

Di Roberta Magliocca

« Salerno, rima d’inverno, o dolcissimo inverno. Salerno, rima d’eterno. »

Queste le parole con cui Alfonso Gatto ha dipinto questa città, che sorge sul golfo del mar Tirreno, tra la costiera Amalfitana (a ovest) e la piana del Sele ed il Cilento (a sud), nel punto in cui la valle dell’lrno si apre verso il mare. E‘ il nostro dolcissimo inverno, questo. E‘ quasi Natale, i bambini fremono, i cappotti riscaldano, le luci si accendono. ln questa città particolarmente. Non sono semplici luci, sono ritratti, storie da raccontare. E a Natale si sa, le storie incantano. Elfi, renne, slitte…certo. Ma ci sono racconti che hanno un fascino diverso, un gusto antico, una curiosità nascosta. Sono le parole sprigionate dalle strade che camminiamo, dai palazzi che abitiamo, dalle chiese in cui preghiamo, dalle piazze in cui ci innamoriamo. E‘ la storia delle nostre città. Ed io, in queste pagine, vorrei parlarvi di una delle città più affascinanti del Sud. Salerno, appunto.

Che si vada a incominciare…

Si narra di un gruppo di Maestri che, dopo aver viaggiato a lungo in cerca di una terra da amare e da abitare, riconobbero in Salerno magnificenza e splendore tanto da stabilirvi la loro dimora. Essi interpretarono la scienza d‘ Ippocrate e volgarizzarono alla città e ai suoi abitanti le loro conoscenze in campo medico, facendo importare dalla Francia e dall‘ Arabia cento tipi di spezie e dando, così, il via alla nascita di una città che sarà famosa in tutto il mondo per l’arte medica; tanto che Alfano di Salerno, scrisse:

“Allora (Salerno) era così fiorente nell’arte medica che nessuna malattia poteva in essa trovar posto”.

Alcuni studiosi hanno affermato che l’origine della città si debba assegnare agli Elleni che vennero a fondare molte colonie, durante la seconda guerra messenica, sui lidi del mezzogiorno d’italia, formando così la Magna Grecia che si estendeva da Taranto a Cuma. La città andò incontro ad un periodo di decadenza alla fine del Xll secolo con l’avvento degli Svevi. Ma tornò ben presto ad una rinascita che la portò, poco dopo l’Unità d’italia, ad un progressivo sviluppo urbano che vide la costruzione di grandi edifici pubblici e privati. Oggi, la città, si propone sempre più come una comunità accogliente per i turisti di tutto il mondo, con l’incanto di un centro storico dove possono scorgersi tanto le tracce della sua antica storia, tanto il fervore delle botteghe artigiane e centri di aggregazione culturale e musicale vissuti da migliaia di persone.

Il Centro Storico offre ai giovani squarci della vecchia città longobarda, con locali che lo rendono vivo fino a tarda notte. Ma è una città che non scontenta nessuno. Gli amanti dell’arte possono incantare gli occhi, visitando il Duomo, cattedrale romanica edificata nel 1084; con i suoi mosaici e affreschi è un trionfo di colori che abbraccia 20 secoli d’arte. Architetture religiose e civili, profumi antichi e moderni, sapori vecchi e nuovi si alternano e si fondono per contenere dentro sè, le mille sfaccettature del mondo. E ancora Alfonso Gatto diceva

“E’ la Salerno di sempre e di mai, riconoscibile nei toponimi delle sue strade, prima fra tutte la Via dei Mercanti, ma soprattutto nella prospettiva aerea di una mediterraneità, affacciata ai balconi dell’attesa e della sorpresa. La gente vive nelle strade il miracolo dell’esistere e si stringe insieme, come le sue case, nell’amore e nella rabbia della vita.”

Salerno: la città di sempre e di mai was last modified: ottobre 26th, 2016 by L'Interessante
25 ottobre 2016 0 commenti
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Schiaparelli
AttualitàIn primo pianoParliamone

Schiaparelli su Marte

scritto da L'Interessante

Schiaparelli

di Antonio Andolfi

La conferma non è arrivata. Il lander dell’ESA Schiaparelli è arrivato su Marte, ma non sappiamo con precisione come.

Ma andiamo con ordine. Prima le buone notizie: la sonda madre, Trace Gas Orbiter (TGO), ha terminato la pericolosa fase di cambio di orbita ed è ora in quella definitiva in cui rimarrà per 4 anni per studiare l’atmosfera marziana. Il primo obiettivo della missione ExoMars è stato raggiunto.

ExoMars e Schiaparelli: l’Europa su Marte

Dopo un viaggio di 7 mesi, la sonda europea ExoMars 2016 è arrivata nell’orbita marziana. Ma di cosa si tratta? Di due sonde: una sonda madre, chiamata ExoMars Trace Gas Orbiter (TGO), che orbiterà attorno a Marte a un’altezza di 400 Km; e una sonda figlia, il lander chiamato Schiaparelli in onore dell’astronomo italiano famoso per i suoi studi su Marte. Dal punto di vista scientifico si tratta di una sfida molto ambiziosa: trovare le prove dell’esistenza di forme di vita, oggi o nel passato, con una serie di strumenti appositamente pensati per questo. Ma lo è anche dal punto di vista tecnologico, perché l’ESA non ha mai realizzato nulla di paragonabile per livello di complessità.

Il lander Schiaparelli è una piccola stazione meteorologica, pesa circa 600 kg ed è un disco di poco più di un metro e mezzo di diametro. Il suo obiettivo scientifico è quello di studiare le tempeste di sabbia marziane. Sviluppata e assemblata sotto la responsabilità italiana, di Thales Alenia Space di Torino, Schiaparelli ha a bordo numerosi stumenti, in gran parte anch’essi sviluppati in Italia all’Università di Padova e all’Inaf di Napoli. Schiaparelli è atterrato sul suolo di Marte in una regione piatta relativamente piana, vicino all’equatore negli altopiani meridionali, chiamati Meridiani Planum. L’ellisse che racchiude l’area di atterraggio ha una lunghezza di circa 100 km ed è larga 15. E’ il primo lander europeo ad atterrare su Marte. Al momento infatti, sul pianeta rosso ci sono 7 sonde americane (di cui 2, Curiosity e Opportunity ancora in funzione), 3 russe (perse prima dell’atterraggio) e 1 inglese, Beagle 2, scomparsa durante l’atterraggio nella notte di Natale nel 2003. La fase di atterraggio delle sonde marziane è la più critica, come insegna la storia. E lo stesso vale per Exomars. L’attesa separazione tra la sonda madre e la capsula Schiaparelli è già avvenuta: il lander è stato lasciato cadere su Marte con una traiettoria puramente balistica, come quella di un pallone da calcio che viene rimesso in gioco dal portiere. Alle 16:42 è iniziato l’ingresso nell’atmosfera, a 121 km di quota e a una velocità di 21.000 km/h. A quel punto, dato il ritardo di circa 10 minuti tra le comunicazioni sonda-Terra, Schiaparelli non sarà più controllabile e tutte le operazioni verranno eseguite in modo automatico e senza che da Terra si sappia che cosa sta succedendo.

L’ingresso nell’atmosfera ha rallentato la sonda fino a 1.700 km/h. Fin qui tutto bene. Poi cos’è successo? Il paracadute si è aperto prima del previsto lo stesso anche lo scudo termico.  I retrorazzi, che avrebbero dovuto funzionare per circa 30 secondi, hanno invece funzionato appena per 3 secondi.

Che fine ha fatto Schiaparelli?

I sistemi per seguire in tempo reale la sonda e per avere le prime conferme dell’atterraggio hanno interrotto le loro registrazioni poco prima dell’atterraggio, quando la fase di entrata e frenata erano quasi concluse.

L’unico che poteva tracciare la discesa in tempo reale era il Giant Metrewave Radio Telescope (GMRT) situato a Pune, in India ha seguito il lander fino a 30 secondi prima del touchdown, poi non ha captato più nulla. Fino ad allora tutto era andato come da programma.

Anche l’orbiter europeo, Mars Express, ha seguito la discesa di Schiaparelli fino a pochi secondi prima dell’atterraggio, ma poi ha anch’esso perso il segnale, più o meno nello stesso istante del radiotelescopio indiano.

L’orbiter della Nasa Mars Reconnaissance Orbiter, che avrebbe dovuto provare a comunicare con Schiaparelli un’ora e mezza- due ore dopo il touchdown, non è riuscito a stabilire il contatto.

Cosa ne sarà di Schiaparelli?

La conferma che la sonda dell’ESA Schiaparelli si è schiantata sulla superficie di Marte arriva dalla Mars Reconnaissance Orbiter delle NASA che ha fotografato la medesima area prima e dopo l’arrivo di Schiaparelli.Nelle immagini si vede molto bene la presenza di un cratere provocato dall’impatto di Schiaparelli con la superficie marziana.

Nonostante tutto, la missione è andata bene, e aprirà la strada ad una nuova missione nel 2020, che porterà sul suolo marziano un modulo di discesa e il primo rover marziano europeo.

 

Schiaparelli su Marte was last modified: ottobre 24th, 2016 by L'Interessante
24 ottobre 2016 0 commenti
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film
CinemaCulturaIn primo piano

Film: Freaks torna al cinema

scritto da L'Interessante

Film

di Maria Rosaria Corsino

Halloween si avvicina e nell’aria già c’è odore di dolcetti, scherzetti e tanta paura.

Una delle scelte più gettonate per celebrare questa antica tradizione celtica è quella di guardare un horror.

Ma invece di guardare uno degli ultimi usciti, perché non riportare in auge un classico? Uno di quelli che al suo esordio creò gran scompiglio?

Dal 24 Ottobre infatti tornerà nelle sale cinematografiche italiano “Freaks”, pellicola prodotta dalla Metro Goldwyn Myer che racconta la storia dei fenomeni da baraccone in un’atmosfera cupa e cruda.

Freaks: un film che fece scalpore

Nonostante i numerosi tagli di scena, la censura e tutto, durante la proiezione del film molti spettatori si sentirono male.

La versione integrale presentava, infatti, anche le scene della mutilazione di Cleopatra e la castrazione di Ercole.

Il film è in realtà tratto dal racconto “Spurs” di Tod Robbins, che attirò subito la curiosità di Tod Browning che decise di portarlo al cinema già dal 1927.

La scelta giusta per una serata da brividi.

 

 

Film: Freaks torna al cinema was last modified: ottobre 24th, 2016 by L'Interessante
24 ottobre 2016 0 commenti
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halloween
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Halloween: tra paganesimo e leggenda

scritto da L'Interessante

halloween

di Maria Rosaria Corsino

E’ la notte più spaventosa e al tempo stesso dolce dell’anno.

Halloween trova le sue radici in un’antica tradizione celtica, nella festa di Samhain quella che noi chiamiamo Capodanno.

Per i celti infatti, l’anno nuovo iniziava il 1° Novembre e lo Samhain era proprio la fine dell’estate e l’inizio della stagione fredda.

Il tema predominante della festa era la morte, dato che il ciclo della natura sembrava fermarsi anche se in realtà continuava sottoterra dove per altro erano seppelliti i defunti.

Ecco perché viene spesso associata come festa al culto dei morti.

Si riteneva poi che il 31 ottobre Samhain richiamasse a sé tutti gli spiriti dei morti che, tornando nel mondo tra i vivi, rompessero la divisione tra il mondo terreno e l’aldilà.

In questa notte quindi ci si radunava sulle colline o nei boschi indossando maschere grottesche e si accendeva il Fuoco Sacro, si facevano sacrifici animale e con le pelli di questi ci si vestiva, per spaventare i defunti.

Si lasciava poi fuori dall’uscio di casa cibo e latte per gli spiriti che, rifocillandosi, avrebbero evitato di fare scherzi.

Il termine moderno Halloween deriva invece dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è una parola arcaica inglese che significa Santo.

All Hallows’ Eve è, dunque, la Vigilia di tutti i Santi.

La tradizione è stata poi portata dall’Irlanda agli Stati Uniti nell’ottocento quando, a causa di una grave carestia, la gente fu costretta ad emigrare.

La tradizione del “dolcetto o scherzetto”risale invece al Medioevo dove, il 1° Novembre i poveri andavano di casa in casa ricevendo cibo in cambio di preghiere per i defunti.

La celebre frase che invece viene accompagnata alla caccia dei dolcetti, “trick or treat” ha in realtà un duplice significato: oltre a “dolcetto o scherzetto” può anche essere tradotto con “sacrificio o maledizione”.

Halloween: perché la zucca? La leggenda di Jack O’ Lantern

Questa usanza è legata ad un’antica leggenda Irlandese, con protagonista Jack un fabbro astuto e avaro che ha cercato di ingannare il Diavolo.

A causa della sua quasi perenne ebbrezza, era quasi nelle mani del Diavolo ma con astuzia promise a questo la sua anima se si fosse trasformato in una moneta d’argento concedendogli un’ultima bevuta.

Così fece il Diavolo ma Jack mise la moneta vicino ad una croce, impedendogli di ritrasformarsi.

Quando il Diavolo tornò dieci anni dopo per avere la sua anima, Jack lo fece salire su un albero per prendere una mela, intagliando poi una croce sul tronco impedendo a Lucifero di scendere.

I due giunsero a un compromesso: liberando il Diavolo, alla sua morte Jack non sarebbe stato condannato alla dannazione eterna.

Commettendo tantissimi altri reati in vita, alla morte Jack fu cacciato dal Paradiso e, secondo il patto, anche dall’Inferno.

E’ così costretto a vagare per l’eternità sulla Terra alla ricerca di un rifugio con solo un tizzone messo in una zucca a fargli luce.

Le lanterne poste fuori le case il 31 Ottobre servono per far capire a Jack che lì non c’è posto per lui.

La zucca inoltre è stata considerata sia in Oriente sia in Occidente capace di far ritornare, con i suoi semi, in vita i morti.

E voi cosa scegliete, trick or treat?

 

 

Halloween: tra paganesimo e leggenda was last modified: ottobre 24th, 2016 by L'Interessante
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Guerra
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Guerra e Pace: un classico in tv

scritto da L'Interessante

Guerra

di Maria Rosaria Corsino

Lev Tolstoj è ancora oggi uno degli autori più famosi al mondo.

Insomma, chi almeno una volta non ha sentito nominare uno dei suoi capolavori, soprannominati anche “mattoni”?

Parliamo di romanzi come Anna Karenina e Guerra e Pace, che più volte il cinema ha cercato di riprodurre (alcune volte anche con discreto successo).

Anche se ridurre un testo di circa duemila pagine a una pellicola di due ore è un lavoro abbastanza arduo!

E così la BBC proprio nel 2016 ha mandato in onda una miniserie di sei puntate ispirata al mastodontico “Guerra e Pace”.

L’ambientazione è quella di una fredda e povera Russia a inizio Ottocento, massacrata dalla guerra e dall’avanzata napoleonica.

Guerra e Pace: la trama

Alle grandi battaglie della storia (Austelitz, Borodino, Campagna di Russia) si intrecciano le storia di due famiglie aristocratiche, i Rostòv e i Bolkonski con i protagonisti Natasha e Andrei i quali vivono una tormentatissima storia d’amore, mai equiparata dagli scrittori dei secoli successivi.

Con ambientazioni da favola, come la sala da ballo dello zar, con crude scene di battaglia, la BBC ha reso accessibile un’opera che se rimasta solo sui libri, purtroppo, non può mai essere abbastanza apprezzata.

La visione è assolutamente consigliata, soprattutto per la numerosa presenza di gentiluomini in divisa.

 

Guerra e Pace: un classico in tv was last modified: ottobre 24th, 2016 by L'Interessante
24 ottobre 2016 0 commenti
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L’ossessione del momento

scritto da L'Interessante
L’ossessione del momento was last modified: ottobre 24th, 2016 by L'Interessante
24 ottobre 2016 0 commenti
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Malareligione

scritto da L'Interessante
Malareligione was last modified: ottobre 21st, 2016 by L'Interessante
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