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Autore

L'Interessante

farmaci
AttualitàIn primo pianoParliamone

Ospedale di Caserta, il convegno sui farmaci biosimilari

scritto da L'Interessante

farmaci

“I farmaci biosimilari rappresentano una risorsa importante e un’opportunità per l’ottimizzazione dell’efficienza e della sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale”

Lo dichiara Anna Dello Stritto, direttrice dell’Unità operativa complessa di Farmacia ospedaliera dell’Azienda “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta, nel presentare il convegno scientifico “Farmaci oltre il brevetto”. L’appuntamento è per domani venerdì 4 novembre a partire dalle ore 8.30 presso l’aula magna del nosocomio casertano.

L’evento formativo realizzato dall’AORN di Caserta, diretta dai commissari straordinari Cinzia Guercio, Michele Ametta e Leonardo Pace, è rivolto a medici, farmacisti e infermieri.

“La spesa farmaceutica – sottolinea sempre Anna Dello Stritto – è in continua crescita e, soprattutto nella nostra Regione in piano di rientro, è oggetto di ripetuti interventi di contenimento, che spingono a monitorare in modo attento e puntuale l’appropriatezza prescrittiva, a ricorrere a procedure di acquisto più competitive, come le gare centralizzate, e a orientare gli acquisti pubblici verso prodotti a costi minori, a parità di qualità, efficacia e sicurezza”

Ospedale di Caserta, il convegno sui farmaci biosimilari was last modified: novembre 4th, 2016 by L'Interessante
4 novembre 2016 0 commenti
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Feltrinelli
In primo pianoParliamone

Alla libreria Feltrinelli ‘Il virus del profeta’ il romanzo del giornalista Roberto D’Antonio

scritto da L'Interessante

Feltrinelli

Alla libreria Feltrinelli ‘Il virus del profeta’

il romanzo del giornalista Roberto D’Antonio

Venerdì 4 novembre ore 18.00 corso Trieste – Caserta

 

 

Alla Feltrinelli di Caserta venerdì 4 novembre alle ore 18 si terrà la presentazione de ‘Il virus del profeta’, il romanzo di Roberto D’Antonio, giornalista di La7 e volto noto della stampa campana. Già vincitore del premio Ilaria Alpi per una inchiesta sulla crisi dei rifiuti a Napoli, D’Antonio si cimenta con una spy-story che pone l’accento su Isis e terrorismo, sul dramma dei profughi e su un ‘virus’ che potrebbe ‘contaminare’ l’Occidente. Un vero e proprio thriller che assume i toni del dramma per le tematiche tremendamente attuali che tratta e che vi stupirà per il doppio finale.  Ne discuteranno con l’autore Rino Cipriano, arabista ed esperto di geopolitica, e Luigi Ferraiuolo, giornalista di Tv2000. Modera Daniela Volpecina.

 

LA SINOSSI

Claudio, giornalista napoletano depresso, e Clotilde, una burocrate in carriera del ministero della salute, sono i protagonisti di un viaggio transoceanico decisamente anomalo. Una crociera su di una nave teatro di una unità di crisi costituita per fronteggiare un diabolico piano congegnato dai terroristi dell’Isis. Da qui parte una clamorosa inchiesta dove i colpi di scena si alternano anche dopo un epilogo solo apparente.

 

SITO FELTRINELLI

http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/puntivendita/eventi/Caserta/2016/Novembre/Roberto-D-Antonio–Il-Virus-Del-Profeta–Guida-18470.html

Alla libreria Feltrinelli ‘Il virus del profeta’ il romanzo del giornalista Roberto D’Antonio was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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Signore, perdona loro perchè non sanno cosa mandano in onda

scritto da L'Interessante
Signore, perdona loro perchè non sanno cosa mandano in onda was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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terremoti
AttualitàIn primo pianoParliamone

Il contagio dei terremoti

scritto da L'Interessante

terremoti

di Antonio Andolfi

Un nuovo terremoto ha colpito l’Italia centrale. Secondo l’INGV la sua Magnitudo è stata di 6.5, mentre per il Servizio Geologico degli Stati Uniti di 6.6. Decine di scosse hanno seguito l’evento principale e certamente altre centinaia ce ne saranno nelle prossime ore e nei prossimi giorni. Ma come è possibile questa catena di terremoti che sembra infinita? In realtà va detto che ogni volta che si verifica un sisma una fetta di crosta terrestre appenninica si comporta come se si rilassasse, approfondendosi, e questo scarica energia a volumi di roccia adiacenti. È possibile che se tali volumi di roccia si trovano anch’essi in uno stato di elevato stress, ricevendo una dose di energia molto forte cedono anch’essi, ossia si spaccano, e questo genera nuovi terremoti che possono essere molto violenti. Sono numerosi i casi in cui si ha una specie di “contagio laterale” della sismicità: ne sono stati osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti.

Tutti i terremoti sono collegati

Questo fenomeno starebbe alla base di quanto sta succedendo in Appennino centrale in questi mesi. Il primo terremoto si verificò vicino ad Amatrice, l’energia che venne rilasciata intaccò in modo particolare le aree a nord, quelle di Visso e Ussita. Qui un nuovo terremoto, quello del 26 di ottobre, riportò verso sud, nell’area di Norcia, nuova energia che ha innescato il terremoto di oggi. Nessuno è in grado di stabilire quanto tempo passa tra un terremoto, il trasporto di energia in un’area adiacente e il terremoto successivo. Possono trascorrere poche settimane ma anche mesi o anni. Cosa succederà nei prossimi giorni, settimane, mesi comunque, non è possibile stabilirlo.

Terremoti nel Mar Tirreno

L’unico sisma da non collegare con questi terremoti è quello avvenuto il 28 ottobre nel Mar Tirreno.  

A differenza dei sismi appenninici, infatti, il cui epicentro è sempre stato localizzato a non oltre la quindicina di chilometri di profondità, il sisma del Tirreno si è verificato a circa 470 km al di sotto della superficie. La causa principale di quel terremoto è da imputare alla subduzione del Mare Ionio sotto l’arco Calabro e il Tirreno meridionale, in altre parole al fatto che il Mar Ionio va al di sotto di questi ultimi.

 

 

 

 

 

 

Il contagio dei terremoti was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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Cose già sentite

scritto da L'Interessante
Cose già sentite was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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Incontro
AttualitàIn primo pianoParliamone

Referendum: un incontro per vederci chiaro

scritto da L'Interessante

Incontro

di Maria Rosaria Corsino

Ad un mese dallo svolgimento del referendum costituzionale del 4 Dicembre “Il Sabato delle Idee”, il pensatoio napoletano che riunisce alcune delle migliori eccellenze scientifiche, culturali ed accademiche del Mezzogiorno,promuove un incontro aperto alla città per favorire un confronto multidisciplinare sulle diverse ragioni di voto.

“La Costituzione in cammino: scenari e prospettive del referendum” è il titolo dell’incontro che si svolgerà Giovedì 3 novembre alle 16.30 presso il Centro Congressi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II in via Partenope.

“Un confronto sereno e ragionato tra studiosi, politici, studenti e società civile che provi ad analizzare senza preconcetti le diverse prospettive che potrebbero aprirsi per il nostro Paese a seconda dell’esito del voto referendario rappresenta un importante contributo alla discussione democratica e alla formazione di una scelta di partecipazione consapevole al voto”. Così Marco Salvatore, fondatore de “Il Sabato delle Idee”, spiega le ragioni di questa nuova iniziativa che, per favorire un’ampia discussione che analizzi le ragioni politiche e giuridiche della riforma anche in maniera comparatistica rispetto a quello che accade negli altri Stati europei, radunerà a Napoli due dei principali esponenti degli schieramenti politici contrapposti nel voto referendario, come l’ex presidente del Senato,Renato Schifanie il senatore Luigi Zanda della Commissione Affari Costituzionali, ma anche alcuni dei più autorevoli studiosi italiani in tema di diritto costituzionale, come il giudice emerito della Corte Costituzionale,Sabino Cassese, e in tema di sistemi politici europei, come Biagio De Giovanni, professore emerito di Filosofia politica all’Università “L’Orientale” di Napoli e Paolo Pombeni, professore emerito di Storia dell’Europa all’Università degli Studi di Bologna. Ad ‘arbitrare’ il confronto, aperto anche ai quesiti del pubblico, ci sarà il direttore de “Il Mattino”,Alessandro Barbano.

Il Sabato delle Idee: un incontro interessante

“Il Sabato delle Idee” è un’iniziativa ideata nel 2009 dalla Fondazione SDN e dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli con l’obiettivo di far sorgere a Napoli nuovi spazi di discussione e di “risvegliare” la riflessione ma soprattutto la produzione di nuove idee nella società civile e nella classe dirigente nazionale, partendo da Napoli. E già dalla seconda edizione del Sabato delle Idee l’allargamento dei partner dell’iniziativa ha dimostrato come nella città di Napoli vi siano tante realtà scientifiche e culturali che hanno passione e capacità per impegnarsi nel rilancio della città. L’auspicio è che la rete delle eccellenze campane che scelgono di lavorare insieme possa crescere sempre di più, per realizzare l’obiettivo fondante del Sabato delle Idee: promuovere l’impegno civile, la partecipazione ragionata e la realizzazione di progetti concreti per lo sviluppo di Napoli e del Mezzogiorno contro l’indifferenza, la rassegnazione ed il pessimismo.

Referendum: un incontro per vederci chiaro was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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Cane Lupo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il cane lupo cecoslovacco: intervista a Fulvia Ioppolo. Il dog friendly

scritto da L'Interessante

Cane Lupo

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati oggi siamo in compagnia di Hero, bellissimo esemplare di cane lupo cecoslovacco e della sua proprietaria- l’istruttrice cinofila Fulvia Ioppolo

Sì, perché oggi parleremo di questa fascinosa razza, e lo faremo in compagnia della collega che vive con Hero da  9 anni.

Grazie mille per aver accettato questa intervista. Una curiosità prima di tutto: sappiamo che Hero  viene coinvolto in attività di pet therapy; com’è stato possibile realizzare tutto ciò?

“Il mio ingresso nel mondo della pet therapy è avvenuto per caso 8 anni fa ma non credo di essere in grado di suggerire come arrivare a chiedere la collaborazione di un cane lupo cecoslovacco in questo settore.  La nostra conditio sine qua non è il lavoro quotidiano sulla  relazione, basata sulla fiducia e rispetto reciproco. Questo significa che lui sa che non lo metterò mai nelle situazioni di forte disagio e stress, quindi si affida alla mia conduzione, anche nelle difficoltà ed imprevisti. ”

  • Immagino, senza una forte relazione e solidità personale sarebbe difficile essere coinvolti in attività di co-terapia. Spesso si vedono in giro molti soggetti di questa razza particolarmente diffidenti e reattivi: da cosa origina questa comportamento?

“Bisogna andare un po’ a scavare nella loro origine; il cane lupo cecoslovacco è una razza nata negli anni cinquanta in conseguenza di un esperimento militare mirato a comprendere il comportamento dei lupi in cattività. In seguito a selezioni artificiali si pensò poi di migliorare le prestazioni, la salute, la resistenza e la tenacia accoppiandoli con pastori tedeschi usati all’epoca dall’esercito per la sorveglianza e la difesa dei confini dell’ex-Cecoslovacchia. Data la recente formazione questa razza presenta soggetti con una grande variabilità nel  profilo comportamentale, si passa da temperamenti asserviti a quelli più insicuri e schivi; alcuni si mostrano equilibrati e coraggiosi, mentre altri diffidenti ed ansiosi”.

  • Come può un proprietario di queste razze educare il proprio cane affinché sviluppi un carattere equilibrato e sereno?

“Il clc nel suo prima anno di vita è estremamente distruttivo quando viene lasciato da solo, soprattutto in un ambiente circoscritto. A volte questo atteggiamento è stato attribuito ad una delle manifestazioni d’ansia da separazione, invece è spesso frutto della sua viva intelligenza, curiosità e noia- che sostengono tale distruttività. Anche da adulto se lasciato solo in giardino è in grado di saltare recinzione di 3 metri per andarsene in giro ad esplorare e socializzare. L’ambiente urbano obbliga qualsiasi conduttore di cane a dedicarsi  ed investire su  una corretta e graduale socializzazione. La difficoltà che si riscontra con il cane lupo cecoslovacco è data dalla loro estrema reattività e sensibilità che li porta facilmente a reazioni di chiusura ed evitamento in ambienti poco noti. A volte tutto ciò può esitare in comportamenti minacciosi verso estranei. Per scongiurare questo pericolo consiglio l’intervento di un collega- senza approcci coercitivi o vessatori-  che accompagni il gruppo cane proprietario in esperienze anche urbane- extraurbane; non solo quindi lavoro al campo. Questo affinché il percorso educativo lavori sull’integrazione del cane nel mondo antropomorfizzato, in cui la diffidenza e il timore del clc possono rappresentare un problema”.

  • Si può parlare di razze pericolose? Quali consapevolezze trasferire ai futuri adottanti?

“ Il cane lupo cecoslovacco non veniva annoverato nell’elenco di razze canine  dell’Ordinanza del 12 dicembre 2006. Fortunatamente questa ordinanza è stata superata; tuttavia ritengo che alcune razze di cani siano di più complessa gestione per profili caratteriali e genetici- e forse in questo non fa eccezione il cane lupo cecoslovacco. Ma è anche importante sottolineare che spesso le derive comportamentali aggressive e potenzialmente pericolose sono soprattutto frutto del vissuto dell’animale. A volte già compromesso durante la fase prenatale e natale del cane: si pensi a quelle madri non pronte al ruolo, stressate o semplicemente allontanate prematuramente dai loro cuccioli”.

  • Lei che li vive e li conosce cosa può consigliare a chi vuole adottarne uno?

“Spesso questa razza  è scelta da persone alla loro prima esperienza come proprietari e  conduttori di un cane, poiché è facile rimanere affascinati dalla morfologia ancestrale del lupo ed erroneamente si è  convinti di poter agire sul cucciolo con atteggiamenti vessatori per imporre la  leadership umana- un chiaro esempio è la teoria del lupo alfa- ma per mia esperienza queste modalità creano una frattura nella relazione tra un clc e il suo umano. Il cane ha bisogno di un referente equilibrato e saldo che gli faccia da modello imitativo e lo sappia indirizzare e gestire senza ricorrere alla paura; diversamente imparerà quel modello operativo sul mondo- l’utilizzo della forza- e reagirà malamente per difendersi da aggressioni ritenute immotivate”.

Dimenticarsi quindi di recarsi al parco a leggere un libro con il CLC al seguito che è  molto selettivo in ciò che ritiene appartenere al suo gruppo famiglia e agli amici; necessario poi imparare a gestire la spiccata motivazione predatoria rivolta a esseri viventi.  Palline o bastoni lo annoiano presto, e ci guarderà con l’aria di chi dice : “ Vai a rincorrerla tu, io ti aspetto qui”.

Quando si incontra un soggetto di tale razza non si può far a meno di notare che la loro mimica facciale è molto eloquente e questo facilita le interazioni con i suoi simili; mentre l’estrema sensibilità lo fa essere accudente e protettivo verso i bambini ma anche un severo mediatore nel caso esagerino con giochi irruenti. Ciò  significa che interviene per bloccare questo tipo di interazioni. Che tradotto nella realtà significa: gli adottanti sapranno interpretare e gestire correttamente queste dinamiche?

Troppe volte ho sentito gridare ingiustamente al lupo al lupo!

Il cane lupo cecoslovacco: intervista a Fulvia Ioppolo. Il dog friendly was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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Codice Nero
CulturaIn primo pianoTeatro

Codice Nero commuove Officina Teatro

scritto da L'Interessante

Codice Nero

Di Roberta Magliocca

Officina Teatro ha ospitato lo scorso weekend “ Codice Nero ”, di e con: Riccardo Lanzarone

Ce n’è tanta di storia, scritta a grandi lettere sui sediolini delle sale d’aspetto degli ospedali. E le persone sono diverse, capelli diversi, mani diverse, occhi spenti. La sofferenza è una. La stessa, quella inesorabile di un punto interrogativo per il futuro che ti corrode l’anima, che ti invade i pensieri.

Sediolini cuciti a doppio filo con quello a destra, quello a sinistra, quello dietro. Ancorati al pavimento senza possibilità di movimento. L’immobilità assoluta di chi vorrebbe stare ovunque, ma non lì.

Tocca a me? Timidamente la voce di Salvatore Geraci, ex artificiere siciliano, si fa sentire in una sala d’aspetto qualsiasi nel mondo. Ma non tocca a lui, ancora no. Seduto nella sala d’attesa di un ospedale, sul palco del teatro è rimasto poco più di un’ora. Eppure la sua voce è durata una vita intera.

Il lavoro, l’amore, gli amici, il soprannome, il matrimonio. E quella malattia che per i medici è bisturi, per il paziente terrore, per i parenti sofferenza.

Come una bomba pronta ad esplodere, l’ospedale ti lascia in quel limbo fatto di tutto e niente, asettica e pulitissima sensazione di freddo ed abbandono, crudele e feroce senso del vuoto.

Ma in scena c’è la musica e il ricordo di un passato da tenersi stretto se il futuro è ancora incerto. C’è la speranza e la bellezza di un sogno: quando esco spacco il mondo, mi riprendo la mia vita e sarò felice.

Riccardo Lanzarone le ha conosciute le sale d’attesa degli ospedali. Le ha conosciute per se stesso e per lo zio, Salvatore Geraci appunto, a cui è dedicato lo spettacolo.

E anche chi scrive, le ha conosciute. Ha visto troppo spesso, per quanto giovane, entrare qualcuno in sala operatoria e uscirne mai. E ancora oggi, in una continua cronaca che non accenna a fermarsi, una partita infinita di tennis ci mette davanti agli occhi il rimbalzo da una parte all’altra di colpe e responsabilità.

E se è vero che nessuno deve toccare Caino, una domanda continua a fare male: Abele, chi lo difende?

CODICE NERO

Di e con: Riccardo Lanzarone

Musiche: Giorgio Distante

Disegno luci: Michelangelo Volpe

Dipinto: Pietro Distante

Organizzazione: Giulia Maria Falzea

Costumi: Bianca Maria Sitzia

Assistente costumi: Lilian Indraccolo

Produzione: Cantieri Teatrali Koreja

Codice Nero commuove Officina Teatro was last modified: novembre 3rd, 2016 by L'Interessante
3 novembre 2016 0 commenti
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terremoto
AttualitàIn primo pianoParliamone

TERREMOTO IN ITALIA CENTRALE

scritto da L'Interessante

Terremoto

di Antonio Andolfi

Nella notte del 26 ottobre e la mattina del 27 ottobre, la terra è tornata a tremare. Dopo quela del 24 agosto, si è mossa una nuova faglia, alle 5:45 ha generato una scossa di Magnitudo 5.9. Stando alle indicazioni del Servizio Geologico degli Stati Uniti l’intensità del terremoto è stata di magnitudo 5.5 con ipocentro a 10 Km di profondità. Un sisma relativamente forte dunque, e poco profondo, che può aver portato in superficie una notevole quantità di energia. Anche per questo terremoto la causa principale è da ricercarsi nella Placca Adriatica, nota come Placca Apula , una zolla della crosta terrestre piuttosto piccola, che comprende parte del Mar Ionio, dell’Adriatico e i settori settentrionale e orientale della Pianura Padanae alcune aree delle Alpi meridionali ed orientali. Questa placca si sta muovendo verso nord nord ovest e contemporaneamente ruota in senso antiorari. Si tratta di una parte della Placca Africana, dalla quale l’Apua si è staccata durante il Cretaceo, grosso modo attorno a 100 milioni di anni fa: attualmente si sta muovendo al di sotto della placca che comprende parte degli Appennini e parte del Mar Mediterraneo, sta cioè andando in subduzione.

Terremoto del 26 Ottobre: la propagazione delle onde sismiche

L’INGV ha realizzato il video dell’animazione della propagazione sulla superficie terrestre delle onde sismiche generate dai terremoti di Magnitudo 5.9. Le onde di colore blu indicano che il suolo si sta muovendo velocemente verso il basso, quelle di colore rosso indicano che il suolo si sta muovendo verso l’alto. L’intensità del colore è maggiore L’intensità del colore è maggiore per spostamenti verticali più veloci. Ogni secondo dell’animazione rappresenta un secondo in tempo reale. Sono rappresentati i primi 85 secondi a partire dall’origine dell’evento sismico. La simulazione in questa animazione è relativamente “a bassa frequenza”, visualizza cioè le frequenze delle onde fino a 0.5 Hz. Questo significa che il fronte d’onda “vede” oggetti delle dimensioni di 1.5-2 km. La risposta sismica locale è quindi limitata agli effetti di strutture geologiche di queste dimensioni. Aumentando il contenuto in frequenze, si evidenzierebbero dettagli più piccoli e, ad esempio, l’amplificazione dovuta ai sedimenti. I primi 30 secondi sono però ottenuti con una simulazione più alta frequenza (fino a 2 Hz), per ragioni visive la topografia è stata aumentata di 3 volte.

Terremoto del 30 Ottobre: che cosa sta succedendo nel Centro Italia

 

Domenica mattina, vicino a Norcia in Umbria, c’è stata la più forte scossa di terremoto in Italia dal 1980, quando ci fu il terremoto in Irpinia: una scossa di magnitudo 5.6 che è stata avvertita in molte zone della Penisola.

Che cosa sta succedendo nel centro Italia? Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa. Tali volumi, sottoposti a un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta. Sono processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti, già osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti. Questo processo sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi.

Il terremoto si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato. Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte e una altro forte adiacente possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni o mesi come sta accadendo oggi nell’Appennino centrale. Purtroppo non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino a oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi. Va però detto che se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi.

Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della faglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0.

 Perché i dati sulle magnitudo sono diversi?

Come nel caso del sisma del 24 agosto scorso, anche oggi c’è chi accusa l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) di aver corretto “al ribasso” le stime sulla magnitudo del terremoto, per evitare che lo Stato debba pagare i danni delle scosse. Si tratta di una bufala bella e buona: ecco perché.

Tanto per cominciare: le misurazioni iniziali dell’Ingv parlavano di 6.1; il dato è stato poi rivisto a 6.5 (quindi non declassato: semmai, alzato) ed è ancora suscettibile di modifica. Perché la misura della magnitudo del sisma non è arrivata subito?

Come ha spiegato  il geologo Carlo Meletti, responsabile del Centro Pericolosità Sismica dell’INGV, quando si valuta la magnitudo di un terremoto, non ci si può fidare dei dati disponibili in 1-2 minuti, come invece fanno l’Usgs, il servizio geologico statunitense, o il CSEM, l’European-Mediterranean Seismological Centre. Questi enti danno infatti dati sulle magnitudo in modo automatico, mentre quelli dell’INGV sono ricavati in modo più capillare sul territorio italiano, incrociando i dati delle stazioni che registrano il sisma, che possono essere anche centinaia. Ecco perché i dati dell’INGV escono dopo gli altri.

In 2 minuti dalla scossa escono i dati preliminari e automatici sulla sua localizzazione e intensità provenienti dalle stazioni sismiche più vicine; in 5 arrivano quelli registrati da tutta la rete nazionale. A questo punto i sismologi, “analizzano i dati, individuano i tempi con cui le onde P ed S arrivano alle diverse stazioni ed elaborano una localizzazione ed una magnitudo estremamente precise che vengono comunicate al Dipartimento della Protezione Civile entro 30 minuti dall’evento (in media dopo circa 10-15 minuti)“. L’informazione viene a questo punto diffusa ai cittadini. 

 Oltre al fattore tempo, un altro motivo delle apparenti incongruenze nelle misurazioni dei vari istituti riguarda anche la scala di magnitudo utilizzata. L’Ingv utilizza la magnitudo Richter, oggi definita anche magnitudo locale (Ml): è un metodo di interpretazione dei dati dei sismografi semplice da usare, rapido e molto affidabile in particolare se il sisma avviene entro un raggio di 600 km rispetto alle stazioni di rilevamento. È un metodo semplice perché necessita del solo valore dell’ampiezza delle oscillazioni di un sismogramma.

L’Usgs usa invece la magnitudo momento (Mw), che utilizza tutte le frequenze emesse da un sisma, che si possono propagare anche a grandi distanze. È più precisa della magnitudo locale per terremoti di forte intensità, come quelli che colpiscono Cile e Giappone, superiori a quelli che generalmente avvengono in Italia. Ecco perché sulla stampa internazionale si leggono a volte misurazioni dei nostri terremoti leggermente diverse. In realtà l’INGV calcola poi anche la magnitudo momento, e a volte, come nel caso del sisma dello scorso 24 agosto, il valore coincide comunque con quello Richter e non con quello dell’Usgs, perché il modello geologico del nostro territorio usato dagli italiani per questo calcolo è diverso, e più preciso, di quello usato dall’ente americano.

Infine, quando si parla di terremoti non bisogna confondere magnitudo e intensità. La scala Richter, che classifica la magnitudo di un sisma, consente di conoscere la quantità di energia liberata dalla scossa e la sua distruttività. Si ottiene misurando l’ampiezza delle oscillazioni del suolo registrate dai sismografi.

La scala Mercalli classifica invece l’intensità di un terremoto in base ai suoi effetti visibili sulle costruzioni. La normativa Monti per il risarcimento dei danni conseguenti a un terremoto fa riferimento solo alla scala Mercalli.

 

TERREMOTO IN ITALIA CENTRALE was last modified: novembre 1st, 2016 by L'Interessante
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Palme
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

COME FANNO LE PALME A RESISTERE AGLI URAGANI?

scritto da L'Interessante

Palme

di Antonio Andolfi

Il passaggio di un uragano porta distruzioni di ogni tipo: case crollate, inondazioni, alberi divelti, ma non le palme, che per la maggior parte riescono a reggere alla furia del vento e restano in piedi.  Come fanno queste piante a resistere anche agli uragani più forti?

Le radici delle palme

Le palme hanno un gran numero di radici: sono relativamente corte, ma si sviluppano a raggiera nel suolo e riescono ad ancorare con molta forza al terreno. Tante radici, infatti, lavorano meglio nel creare una base che aiuta la pianta a rimanere in posizione anche se investita da venti molto forti.

Il tronco 

Il tronco delle palme è costituito da molti piccoli fasci di materiale legnoso, che si può immaginare come un cavo elettrico costituito da tanti fili.

A differenza di altre piante, come ad esempio la quercia, le palme non sono in grado di sostenere pesi enormi, come rami grossi e folte chiome, ma in compenso hanno una flessibilità notevole, tant’è che una pianta di palma può piegarsi anche di 50 gradi prima di spezzarsi.

La maggior parte degli alberi possiede una folta chioma di rami e ramoscelli e un gran numero di foglie per catturare quanta più luce possibile dal Sole, ma questo produce un notevole effetto vela quando sono investite da venti forti, che possono tirare la pianta fino a sradicarla. Le palme invece hanno foglie molto grandi con una “colonna vertebrale” centrale flessibile: assomigliano cioè a enormi piume. Quando c’è bel tempo le fronde producono una folta chioma, ma in caso di forte vento le foglie si ripiegano seguendo la direzione del vento: in questo modo offrono meno resistenza e possono reggere più facilmente anche agli uragani più forti.

COME FANNO LE PALME A RESISTERE AGLI URAGANI? was last modified: novembre 1st, 2016 by L'Interessante
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