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L'Interessante

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Vignette Interessanti

Riconoscersi

scritto da L'Interessante
Riconoscersi was last modified: novembre 12th, 2016 by L'Interessante
12 novembre 2016 0 commenti
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mascotte
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoNotizie fuori confine

Mascotte dei Mondiali di calcio Russia 2018: la spunta il lupo Zabivaka

scritto da L'Interessante

Mascotte

Di Erica Caimi

Il simpatico lupo Zabivaka, scelto a furore di popolo, sarà la mascotte ufficiale ai prossimi mondiali di calcio che si terranno in Russia nel 2018.  Il simbolo è stato presentato a Mosca lo scorso ottobre dal ministro dello sport russo Vitalyj Mutko e dall’ex attaccante del Brasile Ronaldo. La mascotte è stata ideata dalla studentessa di design Ekaterina Bočarova, perché «il lupo personifica lo sport stesso, l’essere amichevoli, l’operosità, proprio come deve fare una mascotte», come batte l’agenzia di stampa russa TASS, riportando una citazione della ragazza. Il battesimo col nome di “Zabivaka”, che in russo significa “colui che fa gol”, si deve, invece, al ministro Mutko.

Il sondaggio della FIFA incorona la mascotte Zabivaka

La votazione per la scelta della mascotte si è svolta in tempi diversi sui siti della FIFA e del Pervyj Kanal, il canale primo della televisione nazionale russa. I risultati sono inconfutabili e la vittoria del lupo sui concorrenti è schiacciante: a votare per lui, infatti, è stato il 53%, contro un 27% per la tigre e un irrisorio 20% per il gatto. Sul sito della federazione calcistica internazionale, Zabivaka è stato descritto come una mascotte «che irradia divertimento, fascino e fiducia e ama giocare a calcio rispettando le regole e i suoi avversari. Inoltre, è divertente e adora posare per le foto».

Breve storia delle mascotte ai mondiali di calcio

La prima mascotte nella storia del campionato del mondo è stato World Cup Willie, un leoncino che apparve come portafortuna dell’Inghilterra durante i mondiali del 1966. Negli anni seguenti, altre simpatiche figure hanno accompagnato tifosi e calciatori nel corso di diversi eventi calcistici come il ragazzino messicano con tanto di sombrero Juanito, Tip e Tap per Germania Ovest 1974, Gauchito per Argentina 1978, l’arancia Naranjto, il peperoncino rosso Pique, il cane Striker o il gallo Footix, per ricordarne alcuni.

Sono tutti contenti del lupo?

Tutti sembrano soddisfatti del fatto che la scelta sia ricaduta proprio sul lupo Zabivaka, primo fra tutti il ministro Vitalyj Mutko, il quale si è detto «sicuro che Zabivaka otterrà un enorme successo tra i tifosi sia durante la Confederations Cup del 2017 sia durante i Mondiale del 2018». Sulla stessa linea d’onda è Fatma Samoura, segretaria generale della FIFA, la quale dichiara «Diciotto mesi dopo aver lanciato la sfida, siamo estremamente felici che la mascotte 2018 sia il risultato di un lavoro di squadra. Il popolo russo ha dimostrato il suo enorme estro creativo e il forte impegno per organizzare una Coppa del Mondo di successo».

Mascotte dei Mondiali di calcio Russia 2018: la spunta il lupo Zabivaka was last modified: novembre 12th, 2016 by L'Interessante
12 novembre 2016 0 commenti
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Ricerca
CronacaIn primo pianoParliamone

Umberto Veronesi: grande perdita nel mondo della ricerca

scritto da L'Interessante

Ricerca

Di Vincenzo Piccolo

 

Si è spento l’oncologo di fama mondiale Umberto Veronesi , a 90 anni.

Lascia un grande patrimonio, ma anche un grande vuoto, per la ricerca contro i tumori

Nato il 28 Novembre del 1925 è deceduto nella sua casa di Milano dove, nelle ultime settimane, si erano viste aggravare le sue condizioni. Tra i suoi tanti incarichi vale la pena ricordare quello di Ministro della Salute che ha ricoperto dal 2000 al 2001 e la carica di Senatore dal 2011. Fondatore dell’istituto per la lotta al cancro, che ha guidato per vent’anni, sotto l’egida di Enrico Cuccia. Ha portato in Italia il modello ospedaliero basato sulla centralità del paziente e non il suo male, istituendo una gestione che reinvestiva gli utili nella ricerca. Inventore del metodo della “quadrantectomia”, un intervento conservativo soft che non deturpa il corpo durante la rimozione del tumore mammario. Scoperta molto pionieristica, a suo tempo, tanto da portare molto scetticismo nella comunità scientifica, tant’è che molti chirurghi-oncologi, dell’epoca, non volevano rinunciare alla classica mastectomia.

A distanza di 40 anni tutto il mondo ha dovuto ammettere il primato di Veronesi, anche gli americani, il cui nome è legato ai grandi contributi scientifici che ha portato nella società.

 

Assegnatario di ben tredici lauree “ad honorem”, sia nazioniali che internazionali, il suo contributo intellettuale non era mirato solo alla scienza, ma anche alla vita pubblica e politica.

 

Importanti le sue battaglie per la laicità dello stato e l’equilibrio dei poteri, per la legalizzazione e la depenalizzazione delle droghe leggere.

Favorevole ai matrimoni tra persone dello stesso stesso, all’aborto e all’eutanasia,argomento sul quale ha scritto il libro Il diritto di morire: La libertà del laico di fronte alla sofferenza (2005).

Importanti i suoi studi sull’alimentazione,prima arma contro il cancro, che lo portarono ad adottare il vegetarianesimo riguardo al quale ha sempre sostenuto « Il nostro organismo, come quello delle scimmie, è programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci indebolirebbe certamente: pensiamo alla potenza fisica del gorilla. E pensiamo al neonato, che nei primi mesi quadruplica il suo peso nutrendosi solo di latte. Non solo una dieta di frutta e verdura ci farebbe bene, ma servirebbe proprio a tenere lontane le malattie>>.

Ateo convinto non ha mai avuto paura di scomparire, ma di perdere le sue facoltà intellettive e per questo si allenava ogni giorno. La sua più grande eredità sono le idee che lascia, queste vanno oltre lo stesso compito di ricercatore e professore, perché toccano il tessuto sociale e culturale di paese, tessendo la trama di una storia che ancora non ha trovato una fine, infatti, come diceva “non ho visto la soluzione finale contro il cancro ma arriverà!”.

Umberto Veronesi: grande perdita nel mondo della ricerca was last modified: novembre 12th, 2016 by L'Interessante
12 novembre 2016 0 commenti
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madre
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Una madre assente: l’allontanamento precoce dalla cucciolata

scritto da L'Interessante

madre

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati vorrei vi ricordaste queste parole a mo’ di mantra “ Almeno 60 giorni insieme alla madre. I-n-s-i-e-m-e.”

In settimana vengo chiamato per aiutare una famiglia che aveva appena adottato un cucciolo di pastore tedesco in allevamento; come da rito chiedo nel momento della scelta del cucciolo dove fosse la madre e mi viene risposto che la madre già da alcuni giorni non era più coi cuccioli.

Ci risiamo, mi dico. Nemmeno il minimo sindacale è stato compiuto.

L’ ORDINANZA 6 agosto 2008 – Ordinanza contingibile ed  urgente concernente misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina, attualmente in vigore e successivamente prorogata disciplina  l’età a cui poter vendere un cucciolo.

Infatti all’ art. 2 recita:

 “E’  vietata  la  vendita di cani di età inferiore ai due mesi,  nonché  di  cani  non  identificati e registrati in conformità alla  presente ordinanza”.

Quindi è fatto chiaro che la vendita di un cucciolo debba avvenire non prima dei 60 giorni.

 Il problema è come vengono allevati e cresciuti i cuccioli in questo intervallo di tempo. Periodo Sensibile. Sensibilissimo.

Alla nascita i cuccioli non sanno di far parte della specie cane. Lo imparano grazie ad un processo definito socializzazione primaria che inizia a partire dalla 4° settimana di vita e termina intorno al 4° mese.  Se il cucciolo non ha interazioni con la specie di appartenenza s’identificherà con quella più vicina.  Accanto alla primaria, c’è la socializzazione secondaria – tra la 4° e la 12° settimana-  in cui socializza con l’uomo, nelle diverse tipologie: alto, basso, magro, di colore, in carrozzina e così via.  In tal senso è necessario aiutare il cucciolo a fare più esperienze possibili incoraggiandolo ad esplorare/allontanarsi dalla base sicura (la madre) ed inserendolo in un ambiente ricco di stimoli.

E’ fondamentale quindi che l’allevatore- o chi per lui- conosca questi passaggi e lasci la madre fisicamente insieme ai cuccioli fino al momento dell’adozione dei proprietari umani. Fisicamente.  Sì, è necessario che la madre non venga allontanata dai cuccioli- se non per momenti di pausa e relax in cui può destressarsi. Lasciando la possibilità di allontanarsi e ritornare quando vuole.

Purtroppo accolgo sempre più proprietari disperati per delle adozioni compiute anzitempo- 45 giorni- o per cucciolate gestite molto poco etologicamente, con la madre tenuta pochissimi minuti al giorno insieme ai cuccioli già a partire dalla fase di post svezzamento. Spesso questo accade perché si tende a favorire una ripresa celere della madre e a non permettere ai cuccioli di succhiare e giocare con le sue mammelle poiché i loro dentini taglienti creerebbe problemi- fisici e mentali- alla madre stessa. Nella realtà questa assenza si traduce con un gruppo di giovani teppisti che si muovono senza una guida, senza una base sicura; un po’ come se lasciassimo dei bambini all’asilo senza la maestra che vigili affinché tutto proceda serenamente.

I danni che ne possono scaturire sono spesso irreparabili: cuccioli con un comportamento sovradimensionato in frequenza ed intensità, assenza di inibizioni, utilizzo della forza per predominare sull’altro, comportamenti paurosi, senza autocontrollo e molto altro ancora. E ciò che può insegnare una madre competente non sarà mai equiparabile all’insegnamento di un umano. Soprattutto perché quando il periodo sensibile passa, si può solo lavorare in recupero. Che non vuol dire che sia tutto già rigidamente scritto ma che semplicemente si dovrà sbagliare il meno possibile per apparare.

Le madri per questo dovrebbero essere  il più competenti possibile, avere delle balie- come le altre femmine- a sostegno, un po’ nel ruolo delle zie; dovrebbero poter riposare tra un estro e l’altro senza dover partorire ad ogni ciclo. Dovrebbero essere accolte e coccolate quando chiedono una pausa dai cuccioli, proprio come facciamo con le partorienti umane.

Dovrebbero poter essere messe a riposo dalla loro carriera di fattrici in età ragionevole e non in senescenza.

Dovrebbero essere in ottimo stato di salute fisica e mentale. Se per il primo c’è una certa attenzione, sul secondo spesso si da per scontato ciò che scontato non è, della serie “imparerà crescendo, tocca alla famiglia adottante”.

L’indicazione che do ai futuri adottanti è di essere un po’ giornalisti se volete prendere un cane. Chiedete di interagire con i genitori del cucciolo, pretendete di sapere quante ore al giorno la madre resta coi figli. Come si comporta con loro, se è tollerante, accudente, reattiva.

Visionate filmati. Cercate di capire se l’ambiente è stimolante a sufficienza e se ci sono degli altri cani adulti che interagiscono con i cuccioli. Usate non solo la pancia nella scelta, ma anche il cervello nella discriminazione. E se vi sono dubbi, chiedete una consulenza preadottiva ad un tecnico.

Non possiamo considerare la gravidanza delle cagne come una passeggiata semplicemente perché non siamo noi a viverla in prima persona. Può essere una esperienza appagante; ma può comportare anche  un trauma.

E di questo la responsabilità spetta a noi umani.

Dato che un cucciolo è considerato merce- res, per il codice civile- si pretenda almeno che di vizi non ve ne siano.

E i vizi di socializzazione si ravvedono frequentemente.

Una madre assente: l’allontanamento precoce dalla cucciolata was last modified: novembre 10th, 2016 by L'Interessante
10 novembre 2016 0 commenti
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donne
CulturaIn primo pianoTv

Donne pentite, un tempo regine

scritto da L'Interessante

Donne

di Maria Rosaria Corsino

Giovedì 10 Novembre alle ore 10 nella Sala degli Angeli dell’Università Suor Orsola Benincasa la proiezione di alcuni estratti della serie tv “Camorriste”, prodotta da A+E Networks Italia e reduce da un grande successo di pubblico sui canali Sky Crime Investigation e History Channel, sarà l’occasione di un convegno sulle “Camorriste 2.0”, organizzato per avviare una riflessione multidisciplinare ed inter istituzionale sui nuovi ruoli delle donne all’interno delle organizzazioni di stampo camorristico.

Al convegno, organizzato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, l’Associazione di ex detenuti napoletani EX DON, la Fondazione Pol.I.S e la società di produzione televisiva Media Mediterranea, prenderanno parte Giuseppe Borrelli, coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Paolo Colangeli, autore della serie “Camorriste”, Nino Daniele, Assessore alla Cultura del Comune di Napoli,Mariavaleria del Tufo, Pro Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa,Marco Demarco, direttore della Scuola di Giornalismo “Suor Orsola Benincasa”,Simona Di Monte, sostituto procuratore presso la Corte di Appello di Napoli,Geppino Fiorenza, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Pol.I.S,Pietro Ioia in rappresentanza dell’Associazione di ex detenuti napoletani EX DON,Sherin Salvetti, general Manager A+E Networks Italy, Isaia Sales, docente di Storia delle mafie al Suor Orsola e la scrittrice e regista Anne Veron.

La parola alle Donne

Donne che narrano in prima persona la propria storia, senza nessun filtro e nessuna mediazione, che offrono una visione narrativa del tutto nuova, facendo luce sul ruolo, ancora poco conosciuto, delle donne nelle organizzazioni camorristiche. La nuova serie tv di A+E Networks Italia (in onda su Crime Investigation e History Channel) ci offre l’occasione di indagare quattro universi femminili, quattro donne molto diverse tra loro, quattro regine dei clan, a volte madri, a volte figlie, a volte amanti di potenti boss, che hanno affiancato i propri uomini e li hanno poi sostituiti al comando della cosca quando se li sono visti portare via dalla giustizia.

Quattro donne di spicco della camorra raccontano la loro irresistibile ascesa all’interno del clan e ci offrono uno spaccato del tutto inedito delle motivazioni e dei meccanismi che spingono una donna ad assumere ruoli chiave nell’organizzazione criminale. Donne che hanno guidato interi clan, che hanno gestito traffici, droga, racket, rifiuti, appalti, che hanno deciso della vita e della morte, che hanno perfino ordinato omicidi e che, a volte, li hanno commessi in prima persona, ma sempre in nome e per nome della fedeltà e protezione dei propri cari e della propria famiglia.

Camorriste loro malgrado. Camorriste per nascita, per amore, per fedeltà ai figli, alla famiglia. Hanno vissuto ascese improvvise e rapidissime al comando di clan potenti e rispettati. Hanno governato, creato alleanze con altre donne, combattuto come leonesse per le necessità del clan, sono state tradite e hanno finito per tradire. Poi, un giorno, l’istinto che ha fatto loro scegliere la difesa degli affetti privati sopra di tutto e nonostante tutto, si è incrinato. Agguati, fughe, strazianti separazioni dai propri cari, fino all’unico approdo in grado di mettere fine a quell’esistenza criminale: l’incontro con la legge.

Donne pentite, un tempo regine was last modified: novembre 10th, 2016 by L'Interessante
10 novembre 2016 0 commenti
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giffoni
CinemaCulturaEventiIn primo piano

Giffoni, destinazione Albania

scritto da L'Interessante

Giffoni

di Maria Rosaria Corsino

Giffoni abbraccia di nuovo l’Albania con un progetto articolato in due fasi: dal 9 al 13 novembre a Tirana e, poi, dal 22 al 24 novembre a Giffoni.

L’obiettivo di “Destinazione Albania 2016”è quello di contribuire a promuovere una politica di scambio sociale e culturale tra i due Paesi, sensibilizzando diversi soggetti del mondo scolastico (strutture, allievi, docenti, genitori) verso le diversità culturali ed il rispetto delle differenze attraverso l’educazione alla multicultura e alla solidarietà.

Il progetto mira quindi a fornire una comprensione globale sui meccanismi del cambiamento sociale e lavorativo e a riflettere sul ruolo più che rilevante dei giovani nell’influenzare la realtà e innescare i cambiamenti sociali, politici, culturali ed economici.

Giffoni: uno scambio “culturale”

Per l’appuntamentoa Tirana, dove saranno presenti il direttore del Giffoni Experience Claudio Gubitosi e il Project Manager di “Giffoni Albania”Marco Cesaro, 10 studenti campani saranno nella capitale albanese per confrontarsi con i colleghi dell’Università delle Arti su Cinema e Innovazione, I Nuovi Mestieri del Cinema, Cinema e Integrazione.

Previsti due laboratori presso l’Università delle Arti di Tirana: il primo sulla recitazione con Alfred Trebicka, uno dei più importanti e noti attori cinematografici e teatrali albanesi che, per l’occasione, accompagnerà i ragazzi in un percorso formativo che va dalla recitazione al casting. Il secondo laboratorio sarà dedicato all’animazione: vecchie e nuove tecniche, dal 2D al 3D, tenuto da importanti docenti vincitori di numerosi premi. I ragazzi avranno poi modo di avviare una start-up: un format TV che verrà poi promosso anche in Italia. A guidarli uno dei più importanti giornalisti albanesi (ora anche producer Rai e Sky), Namik Ajazi, autore di numerosi documentari e produzioni televisive. Nel pomeriggio spazio alle proiezioni al Cinema Millennium con un programma che darà particolare spazio alle animazioni brevi, ai cortometraggi e alle produzioni italiane di cui l’Albania è grande consumatore.

Una particolare attenzione sarà riservata alla Campania in entrambe le fasi del progetto. La regione sarà sempre presente al fianco di Giffoni Experience che coinvolgerà tutti gli attori pubblici e privati, espressione delle eccellenze del nostro territorio, in sintonia con una partecipazione attiva degli interlocutori albanesi.

Sono previsti, inoltre, incontri con il Ministro della Cultura della Repubblica d’Albania Mirela Kumbaro, il Presidente della Commissione all’Integrazione Europea Majlinda Bregu, il Sindaco di Tirana Erion Veliaj e con i manager di aziende operanti nel settore dell’audiovisivo e dei media.

Per l’appuntamento in Italia, a Giffoni dal 22 al 24 novembre, nell’ottica della reciprocità e degli scambi culturali, saranno presenti 10 studenti albanesi per incontrare i colleghi dell’Università degli Studi di Salerno. In programma tre giorni d’incontri con docenti, manager, autori. All’appuntamento finale di Giffoni parteciperà il Sindaco di Tirana.

“Destinazione Albania 2016”è co-prodotto dalla Direzione Generale del Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, finanziato con i fondi POC della Regione Campania, dal Comune di Tirana e dal Centro Cinematografico dell’Albania.

Giffoni, destinazione Albania was last modified: novembre 10th, 2016 by L'Interessante
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terremoti
AttualitàIn primo pianoParliamone

Il laboratorio dove si simulano i terremoti

scritto da L'Interessante

terremoti

di Antonio Andolfi

 

A Pavia, in una zona a rischio sismico molto basso, è possibile sperimentare scosse di terremoto di intensità pari o anche superiore a quelle che stanno avvenendo in questi giorni nel Centro Italia e nelle Marche in particolare. Com’è possibile? Grazie ai test che vengono condotti nel TreesLab, un laboratorio della Fondazione Eucentre.

Nel laboratorio di Pavia, dove si simulano i terremoti

A Pavia si può vedere un edificio di quattro piani agitato da potenti scosse di terremoto… Non perché siamo in un territorio sismico, ma perché i tecnici del laboratorio TreesLab della Fondazione Eucentre possono riprodurre questi eventi a piacimento. TreesLab è forse il più avanzato centro europeo per la simulazione in laboratorio degli effetti dei terremoti sulle strutture edilizie.

Affidandosi alle esperienze californiane e giapponesi, i tecnici hanno messo in piedi questo centro dove imponenti apparati strumentali e modelli al computer simulano gli effetti di violenti terremoti. I clienti del TreesLab sono coloro che sviluppano tecnologie antisismiche, e vengono qui a testarle. Ma anche le grandi compagnie di riassicurazione che vogliono stabilire scenari credibili sui danni che un terremoto causerebbe in una certa zona. Gli edifici, a dimensione reale o in scala 1:2, vengono posti su una piattaforma vibrante che simula l’oscillazione dovuta alla scossa sismica. Una rete di sensori misura le sollecitazioni puntuali sulle strutture. Una volta simulato il terremoto, si controllano i danni, anche quelli che in una situazione normale non sarebbe facile osservare .

I test misurano la reazione al sisma degli edifici realizzati in cemento armato e muratura. Un edificio, alto circa 5,50 metri e con una pianta di 20 metri quadrati, in scala 1:2 per riprodurre un’abitazione di 11 metri d’altezza,  è stato sottoposto a una scossa con un’accelerazione di gravità di circa 0,6 g, simile a quella fatta registrare dal sisma dell’Aquila che è stata di 0,65 g.

L’accelerazione genera la forza con cui il terremoto scuote gli edifici con oscillazioni orizzontali. Un’accelerazione di 0,6 g significa che l’abitazione riceve alla base spinte orizzontali la cui forza è superiore al 60% del peso dell’edificio.

Grazie all’analisi dei danneggiamenti subiti dall’edificio, gli ingegneri potranno conoscere più a fondo la vulnerabilità al sisma delle strutture costruite così. In prospettiva la ricerca in questo ambito consentirà di valutare come le costruzioni di questo tipo già esistenti possano essere rinforzate o ristrutturate al meglio.

Eucentre è una fondazione creata nel 2003 dal Dipartimento della Protezione Civile, dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dall’Università degli Studi di Pavia e dalla Scuola Superiore Universitaria IUSS di Pavia. Obiettivo di Eucentre è promuovere la ricerca e la formazione nel campo della riduzione del rischio sismico. I sistemi di costruzione antisismica sono ben conosciuti e diffusi soprattutto nei Paesi più sviluppati, come il Giappone, ma mantengono comunque costi elevati. I più moderni grattacieli di Tokyo hanno resistito egregiamente, nel marzo 2011, al forte terremoto che ha provocato lo tsunami e il disastro della centrale nucleare di Fukushima. In quell’occasione la scossa più potente fu del nono grado della scala Richter. La vera sfida, però, è realizzare edifici antisismici a basso costo.

Il laboratorio dove si simulano i terremoti was last modified: novembre 10th, 2016 by L'Interessante
10 novembre 2016 0 commenti
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ora
CulturaIn primo pianoLibri

Adriana Caprio presenta “ Ora ”

scritto da L'Interessante

Ora

di Maria Rosaria Corsino

Si è tenuta Sabato 5 Novembre al D’Oro Caffè la presentazione del libro di Adriana Caprio, classe ’96 diplomata al Liceo Classico Pietro Giannone e attualmente iscritta alla facoltà di lettere classiche presso la Seconda Università degli Studi di Napoli.

Il romanzo, intitolato “ Ora ”, prende il nome dal pianeta su cui le quattro eroine sono convocate per combattere una minaccia che potrebbe distruggere l’intero Universo.

Ora: la trama e i personaggi

Nala, Fiamma, Elis e Fill sono delle semplici studentesse di lettere classiche a Napoli, che vengono convocate un giorno dalla regina di Ora, Aurora.

La scelta di Napoli non è casuale afferma Adriana, perché è la città del mare, elemento a cui è fortemente legata.

Legata è anche alle sue protagoniste: Nala è l’acqua, la parte più complessa della personalità della Caprio, Fiammetta la sua parte più chiusa, Elis la sua parte più leggera e Fill… neanche lei sa dirlo.

Ma legato all’acqua non è solo Nala ma anche Iudor, comandante dell’esercito di Ora.

Misterioso, inafferrabile e profondo come il mare, Iudor è il classico dark hero estremamente complesso.

E la chiave di tutta la storia.

Ma Iudor è anche la guerra, in lotta contro il mostro e con se stesso.

E così anche Nala deve combattere due guerre: una esteriore per Ora e una interiore visti i sentimenti per Iudor.

Afferma Adriana :

“Il viaggio che le ragazze compiono è soprattutto un viaggio spirituale, di conoscenza personale.

Il destino di ognuna sarà compiuto quando ciascuna troverà la sua verità.

La verità di Nala è Iudor.”

Tutto è destinato a qualcosa secondo l’autrice, e ci sono parti di noi che non possiamo nascondere.

Una storia profonda, toccante, in cui ognuno può ritrovare se stesso, “ Ora ” è uno di quei romanzi che ti resta dentro.

E Adriana Caprio è la dimostrazione che se credi nei tuoi sogni, puoi realizzarli.

Adriana Caprio presenta “ Ora ” was last modified: novembre 8th, 2016 by L'Interessante
8 novembre 2016 0 commenti
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Napoli
Dall'Italia e dal MondoIn primo pianoViaggi Interessanti

Napoli tra amore e pregiudizio

scritto da L'Interessante

Napoli

Di Miriam Gargiulo

Napoli è forse una delle città più chiacchierate del mondo. C’è chi ne parla bene e porta sempre un pò di Napoli nel cuore e chi non perde occasione di parlarne male. Mi capita spesso di ascoltare o leggere commenti negativi sulla città e sulla sua gente. Negli anni ho capito che esiste la strana e malsana abitudine di evidenziare solo gli aspetti negativi. Sono troppe le persone che ancora oggi, vittime degli stereotipi, la considerano  la patria della camorra, dei ladri e dei truffatori. Sono troppe le persone che non riescono a guardare al di là delle apparenze e preferiscono rimanere aggrappate a stupidi pregiudizi, senza riuscire e –a mio avviso- volere, vedere anche i lati positivi. Ridurre Napoli alla camorra e ai malviventi, è peculiare di chi forse a Napoli non c’è neanche mai stato. E’ l’atteggiamento tipico di chi è convinto che se vai a Napoli, devi guardarti bene le spalle e stare attento a tenere stretta la borsa se non vuoi che te la rubino.

Napoli è una realtà che pochi riescono a capire

Troppo spesso si dimentica che accanto alla parte marcia della città, vive quella sana ed onesta. Troppo spesso le sue bellezze, i suoi colori, i suoi profumi, i suoi sapori, la sua arte, le sue tradizioni, le sue strade e i suoi vicoli che risuonano della tipica e verace teatralità del popolo napoletano, sono oscurati dalle notizie di sparatorie, omicidi, truffe e terreni inquinati. Notizie che fanno sempre più rumore delle altre. Si! Perchè le sparatorie, gli omicidi, le truffe e l’inquinamento interessano anche le altre città, ma quando riguardano Napoli, suscitano sempre maggiore clamore e scandalo.

Napoli non è solo “Gomorra”

Non è solo la malavita che ci mostrano film, telegiornali e serie tv. Napoli è una città magica, ricca di storia e di poesia, da sempre protagonista di brani musicali come “Napule è” del grande Pino Daniele e di opere e aforismi di scrittori da Leopardi a Di Giacomo, colui che ha fatto di questa città il tema principale della sua produzione, tessendo elogi della città e del suo popolo. E ancora Boccaccio, Ippolito Nievo, Pasolini, Matilde Serao, Erri De Luca, Goethe e Stendhal che così scriveva: “Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo.”

Napoli tra amore e pregiudizio was last modified: novembre 8th, 2016 by L'Interessante
8 novembre 2016 0 commenti
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dieci piccoli indiani
CulturaIn primo pianoTv

Dieci piccoli indiani, il successo di Agatha Christie su Giallo

scritto da L'Interessante

Dieci Piccoli indiani

Di Erica Caimi

Nell’anno in cui ricorre il quarantesimo anniversario della morte della scrittrice, Giallo manda in onda in prima tv assoluta la miniserie inglese tratta dall’omonimo libro di Agatha Christie, divisa in due serate domenica 6 e lunedì 7 novembre alle 21. “Dieci piccoli indiani”, “Ten Little Niggers” in UK, esce nel lontano 1939 e si rivela un successo assoluto, vendendo oltre cento milioni di copie in tutto il mondo. La BBC ci regala un’ottima trasposizione televisiva del grande capolavoro, grazie a un cast di altissimo livello e una scrittura precisa, ponderata, ma di grande effetto. In UK è stata trasmessa in tre parti da BBC One, per celebrare i 125 anni di Agatha Christie, ed è stato visto da oltre sei milioni di telespettatori. Anche oltreoceano ha incassato gli apprezzamenti del pubblico.

Interpreti e sceneggiatura di “Dieci piccoli indiani”

La sceneggiatura di “Dieci piccoli indiani”, in UK “And Then There Were None”, è opera della talentuosa Sarah Phelps, il cui curriculum sfoggia importanti collaborazioni di scrittura per il teatro nella Royal Shakespeare Company e per il piccolo schermo. Il suo adattamento televisivo coglie in pieno l’intento del romanzo di Agatha Christie e, come il libro, è in grado di trasmetterlo: lo spettatore, immedesimandosi con lo stato d’animo dei personaggi, si sente addosso il peso dell’angoscia, dell’attesa, della disperazione e percepisce quell’opprimente sensazione claustrofobica data dalla consapevolezza di trovarsi in un luogo dal quale non si può scappare. E’ percepibile la cura al dettaglio, sia scenografico sia delle interpretazioni che risultano misurate, ma di grande effetto.

Nel cast figurano, infatti, interpreti di notevole importanza che danno una lezione di grande teatro inglese, tra questi ricordiamo: Douglas Booth (Great Expectations, The Riot Club),  Charles Dance (Game of Thrones, The Imitation Game), Maeve Dermody (Black Water, Beautiful Kate), Burn Gorman (The Dark Knight Rises, Torchwood), Anna Maxwell Martin (The Bletchley Circle, Death Comes to Pemberley), Sam Neill (Peaky Blinders, The Tudors),  Miranda Richardson (Mapp & Lucia, Parade’s End), Toby Stephens (Black Sails, Jane Eyre), Noah Taylor (Peaky Blinders, Game of Thrones) e Aidan Turner (Poldark, The Hobbit Trilogy).

Dieci piccoli indiani: sinossi

Ambientato nel 1939, alla vigilia della seconda guerra mondiale, “Dieci piccoli indiani”, segue le vicende di dieci personaggi, sconosciuti tra loro, ciascuno con un torbido passato, che vengono contattati e riuniti dai coniugi Owen in una sperduta isola vicino alle coste del Devon, nel sud dell’Inghilterra. Dopo una prima cena in attesa dei misteriosi padroni di casa che nessuno ha mai incontrato, una voce proveniente da un grammofono ed amplificata per tutta la casa elenca i nomi di tutti i presenti e rivolge loro tremende accuse, inaugurando una lunga e straziante catena di omidici. Uno dopo l’altro vengono assassinati secondo modalità diverse e in scenari differenti, ma ben congeniati. Nel frattempo, il tempo peggiora e si ritrovano tutti bloccati, lontani dalla terraferma, senza via di scampo in balia dei nefasti eventi. L’angoscia danza sulle note della filastrocca appesa in ogni stanza, che comincia con “Dieci piccoli Indiani” , “Ten Little Soldier Boys” , prosegue con un verso sempre diverso fino a “…non rimase più nessuno”, “And Then There Were None”. Sull’isola niente è come sembra e abbattuta l’apparenza, ognuno dei personaggi deve fare i conti con il proprio macabro passato.

Dieci piccoli indiani, il successo di Agatha Christie su Giallo was last modified: novembre 8th, 2016 by L'Interessante
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