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Autore

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Terra dei fuochi
CulturaIn primo pianoTeatro

Terra dei Fuochi: uno spettacolo per non spegnere la luce

scritto da L'Interessante

Terra dei fuochi

Di Michela Salzillo

La rete di cittadinanza e comunità, realtà nata per reagire alle problematiche ambientali di vario genere, con un focus dettagliato sul problema della Terra dei Fuochi, ha organizzato per il 4 novembre prossimo un’iniziativa interamente dedicata ad una delle falle territoriali più irrisolte del nostro tempo

“Schiattamm’ ‘e resate pe’ nun schiattà“, è questo il titolo scelto per una serata di sensibilizzazione alternativa al solito.

Risate, musica e danza rappresenteranno il trigono principale dell’evento: sarà una mistura di arte e leggerezza, mediante cui  il dramma comune, riletto in chiave  ironica, proverà a farsi spazio fra coscienze e riflessioni. In una Campania abbandonata a sé stessa, il cui unico destino sembra lo sfascio totale, sia da un punto di vista sanitario che territoriale, anche la sana risata può rappresentare un modo efficace di protesta. È per questo che una comunità di artisti di spessore, unita alla rete sopraindicata, scenderanno in campo con l’umile scopo di riaccendere una speranza che non sia vana.

Gli artisti Paolo Caiazzo , Giacomo Rizzo, Elmo&Scipio, Peppe Laurato, Ernesto A Foria, Gipsy Fint,Gino Fastidio,Alan De Luca, Lino D’Angiò, Ciak&Medico, Salvatore Omarte, RFC,Valerio Jovine,Maurizio Capone,SUD58,Marco Zurzolo Loredana Martini,Giovanni Miranda, Maria Avolio si esibiranno sul palco del Cinema Teatro Lendi di Grumo Nevano gratuitamente, affinché il ricavato della serata possa essere interamente devoluto al sostentamento dei costi di importanti test tossicologici su persone affette da gravi patologie in Terra dei Fuochi. Sulla base di questi test, il Prof. Antonio Giordano, oncologo campano di fama internazionale e direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia, effettuerà uno studio scientifico indipendente e gratuito.

L’evento, inoltre, prevede anche  la partecipazione e gli interventi straordinari della giornalista RAI Francesca Ghidini e di Pino Imperatore, scrittore ed umorista napoletano, nonché autore del fortunato romanzo Benvenuti in Casa Esposito – le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista.

 

Per info e l’acquisto dei biglietti, scrivete a:

retecittadinanza@gmail.com

Terra dei Fuochi: uno spettacolo per non spegnere la luce was last modified: ottobre 21st, 2016 by L'Interessante
21 ottobre 2016 0 commenti
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Premio Nobel
AttualitàIn primo pianoParliamone

Premio Nobel per la Fisica 2016

scritto da L'Interessante

Premio Nobel

Di Antonio Andolfi

Il premio Nobel per la Fisica 2016 è stato assegnato a David Thouless, Duncan Haldane e Michael Kosterlitz per i loro studi sulle transizioni di fase topologiche e per le fasi topologiche della materia

Si tratta di in campo di ricerca molto complesso, che ha che vedere con il modo in cui la materia assume stati strani e imprevisti. I tre scienziati inglesi hanno utilizzato dei modelli matematici molto complessi e i loro studi stanno permettendo di esplorare gli stati più esotici della materia e di applicare questi ultimi allo studio di nuovi materiali.

 

Ma andiamo con ordine.

David Thouless, Duncan Haldane e Michael Kosterlitz hanno spiegato gli strani fenomeni a cui va incontro la materia quando cambia fase o stato, come avviene per i superconduttori, i superfluidi e i film magnetici. Per farlo hanno applicato alla fisica la topologia, una branca della matematica che studia le proprietà geometriche delle figure indipendentemente dal concetto di misura.

Hanno così posto le basi per capire il comportamento della materia a basse temperature o in presenza di campi magnetici.

Ma cos’è la topologia?

La topologia dei materiali, spiega come e perché cambiano le proprietà (come la conduttività elettrica) all’interno degli strati sottili della materia.

Kosterlitz e Thouless hanno studiato il comportamento elettrico delle superfici e dell’interno di materiali bidimensionali. Haldane ha studiato materia così sottile che può essere considerata monodimensionale.

I membri del Comitato di assegnazione del Nobel hanno provato a spiegare la complessa questione usando un bagel, un pretzel e un panino.

Per la topologia, non è importante la forma o il sapore di quei 3 dolcetti. Ma soltanto il numero di buchi. L’obiettivo della tipologia è descrivere forme e strutture attraverso alcune caratteristiche fondamentali, come il numero di fori. Così topologicamente parlando, una tazza è lo stesso di una ciambella, in quanto entrambi hanno un foro.

Utilizzando la topologia come uno strumento, i tre ricercatori hanno così aperto numerosi campi di ricerca e creato dei concetti nuovi ed importanti in diversi campi della fisica, prima di tutto quella dei materiali e dei superconduttori.

Andando un po’ più in profondità, tutta la materia è governata dalle leggi della fisica quantistica. Gli stati a noi più comuni della materia sono quello solido, liquido e gassoso. E’ in questi stati che gli effetti quantistici veri e propri sono mascherati dai movimenti degli atomi. Ma in condizioni estreme, a temperature prossime allo zero assoluto (-273°C), la materia assume nuovi stati particolari, comportandosi in modi diversi da quelli classici. E’ proprio in queste situazioni che i fenomeni quantistici diventano osservabili.

Quando cambia la temperatura cambiano anche gli stati della materia. L’esempio classico è quello dell’acqua: sotto lo zero è costituita da cristalli ordinati (ghiaccio); quando la temperatura aumenta cambia stato, diventa liquida e la sua materia si organizza in maniera decisamente più caotica.

Allo stesso modo, i materiali piatti studiati dai tre Nobel, cambiano il loro stato in modi inaspettati quando la loro temperatura viene portata quasi allo zero assoluto: per esempio le particelle perdono ogni attrito. Questo aspetto è particolarmente evidente nei superconduttori, in grado di far passare corrente elettrica senza creare resistenza e dispersioni di energia, e nei superfluidi.

Le ricerche in questo campo potrebbero servire a trovare nuovi materiali dalle proprietà interessanti per quanto riguarda la capacità di condurre elettricità o per lo spin degli elettroni, utilizzabili per trasportare informazioni in modo più efficiente.

Ma queste ricerche sono importanti anche per quanto riguarda la meccanic quantistica: in futuro tutte queste conoscenze potrebbero servire a mettere a punto, per esempio, computer quantistici.

 

David J. Thouless è nato nel 1934 a Bearsden (Scozia) nel Regno Unito, e ha conseguito il suo dottorato nel 1958 presso la Cornell University negli Stati Uniti.

F.Duncan M. Haldane è nato nel 1951 a Londra e ha conseguito il dottorato nel 1978 a Cambridge, sempre nel Regno Unito.

Michael Kosterlitz è nato nel 1942 ad Aberdeen (Scozia), ha conseguito il dottorato nel 1969 presso la Oxford University.

 

 

 

Premio Nobel per la Fisica 2016 was last modified: ottobre 21st, 2016 by L'Interessante
21 ottobre 2016 0 commenti
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Magia
CulturaIn primo pianoTeatro

LA MAGIA DELLA GRAFICA TEATRALE SOVIETICA A MILANO

scritto da L'Interessante

Magia

Magia

Di Erica Caimi

Il 5 ottobre è stata ufficialmente inaugurata la mostra “La magia della grafica teatrale sovietica – Manifesti teatrali dalla collezione Italia Russia”, a cura di Zoran Trevisan in collaborazione con Anastasja Lobanova

L’esposizione, allestita nelle sale della Biblioteca Sormani, è promossa dall’Associazione Italia Russia per festeggiare il settantesimo anniversario dalla sua fondazione e gode del patrocinio del Comune di Milano e del Consolato della Federazione Russa a Milano con il contributo di diversi teatri e fondazioni russe. 

Sarà possibile ammirare 49 affiche originali realizzate tra gli anni Cinquanta e i primi anni Settanta in Unione Sovietica, per promuovere alcuni eventi culturali come concerti, spettacoli teatrali, manifestazioni sportive e per la didattica della lingua russa. I manifesti provengono dai principali teatri per bambini e ragazzi delle due città più conosciute della Federazione Russa, Mosca e San Pietroburgo. Tra questi i più celebri sono il Bolshoj Teatr Kukol, il Teatr Komissarzhevskaj, il Kukol’ny Teatr Skaski, il Teatr Kommedii e il Grande Circo Nazionale di San Pietroburgo, quasi tutti ancora in attività.

E’ un’importante occasione per ammirare una carrellata di tipici prodotti d’arte sovietica, forse classificabili sotto lo stile vintage oggi, ma allora rispondevano esattamente alle logiche di Stato: le immagini colorate e seducenti convogliavano un messaggio accattivante sotto forma di cifrata positività, così come doveva essere il radioso avvenire al quale si affacciavano i piccoli sovietici. Sebbene la funzione primaria sia quella d’intrattenimento in una realtà storico-politica del tutto peculiare come quella dell’Unione Sovietica, i manifesti sono stati realizzati da artisti di prim’ordine, dunque la valenza grafico-artistico non è affatto trascurabile.

La mostra sarà aperta fino al 10 novembre 2016.

LA MAGIA DELLA GRAFICA TEATRALE SOVIETICA MANIFESTI TEATRALI DALLA COLLEZIONE ITALIA RUSSIA Milano, Biblioteca Sormani, Spazio espositivo (Corso di Porta Vittoria 6) 5 ottobre – 10 novembre 2016

Orari: lunedì-sabato 9.00-19.30 Ingresso libero

 

LA MAGIA DELLA GRAFICA TEATRALE SOVIETICA A MILANO was last modified: ottobre 21st, 2016 by L'Interessante
21 ottobre 2016 0 commenti
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Cani
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Cani e castrazione: ti prego lasciagliele! Il Dog Friendly

scritto da L'Interessante

Cani

Cani

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati questo articolo nasce come spunto di riflessione dopo una cena con amici, in cui si  sono affrontati discorsi “maschi”. Quelli virili. Quelli testosteronici.

Essì, perché uno degli argomenti della cena è stata la castrazione del proprio cane,  e i relativi bisogni non appagati.

La tesi dei “conservatori”- quasi sempre proprietari di cane maschio intero- verteva su: “mi sembra di fare un torto nel toglierle; qualcosa di contro natura”.

Con trasporto emotivo ed arringhe intense, come se fossero le proprie ad essere in pericolo.

L’intervento di castrazione è un atto medico e come tale deve essere il clinico di riferimento a valutare quando e se opportuno effettuare questa procedura. Come cura o prevenzione di patologie che potrebbero minare la salute del nostro cane. Stabilire se effettuare una metodica di chirurgia o chimica; sì, esiste anche una castrazione transitoria, indotta chimicamente, che mediamente dura sei mesi dopo i quali il cane riprende la piena funzionalità riproduttiva.

Sotto l’aspetto comportamentale spetterebbe invece al medico veterinario esperto in comportamento dare indicazioni dopo attenta visita effettuata con scienza e coscienza, tenuto conto che in passato si è avuto la tendenza a castrare a tappeto quando ci si trovava di fronte a qualsiasi alterazione del comportamento.

Per intenderci, il tuo cane è aggressivo coi cani? Togliamogliele. E’ aggressivo con le persone? Togliamogliele.

Manifesta comportamenti iperattivi? Zacchette. Esprime diversi stati fobici? Migliorerà castrandolo.

Come se il comportamento risiedesse esclusivamente nelle…gonadi.

Certo, gli ormoni influenzano il comportamento, questo è chiaro. Ma il come e il quanto è da valutare soggettivamente.

Gli ultimi studi ci dicono infatti che la castrazione può avere delle influenze assai antitetiche tra loro- positivamente o meno sul comportamento di un cane: per questo andrebbe valutata scrupolosamente soggetto per soggetto.

I dubbi che invece sollevavo io riguardavano l’appagamento dei bisogni; quanto un maschio intero soffre nell’avere un organo funzionante, nell’avere degli slanci ormonali, nell’essere sollecitato dai sensualissimi feromoni sessuali lasciati da una femmina in estro, non potendo esprimersi? Quanto sclereremmo noi umani nella medesima circostanza? Soprattutto quanto riusciamo a metterci nei loro panni- di chi li vuole tutelare- senza pensare davvero che un maschio castrato sia un maschio..incompleto?

A volte mi sembra di notare che non esiste la medesima ritrosia nei confronti dell’intervento di sterilizzazione di una femmina. La si affronta con una minore difficoltà, resistenza. E qual è la differenza? Pur sempre di gonadi stiamo parlando.

Bisogna raccontarsela tutta: il fatto è che noi maschi non vogliamo essere feriti nell’orgoglio e nella virilità. Lo sanno bene gli americani che post castrazione facevano applicare una protesi nello scroto ormai vuoto. Almeno dall’esterno non si vedeva nessuna..mancanza.

Per me laddove ci sia uno stato di disagio conclamato, sostenuto e alimentato dalla componente ormonale è opportuno chiedere un consulto agli esperti suddetti per capire ciò che può mettere più in agio i nostri cani.

Ad esempio molti cani maschi smettono di mangiare durante il periodo rosso delle femmine; ululano tutta notte, diventano più reattivi e nervosi anche in altri contesti, in passeggiata tirano come gli ossessi per raggiungere la traccia odorosa e così via.

Gli abbiamo chiesto di mangiare lo stesso pasto tutti i giorni, di girare legati ad una corda, di fare passeggiate brevi e poco appaganti, di costiparsi nella comunicazione con il cane del vicino che gli sta antipatico; li abbiamo umanizzati. Bene, faccio appello proprio all’”umanizzazione- assunzione o conferimento di natura o dignità umana”: voi umani come vi comportereste dinanzi ad una donna- o uomo- che tanto vi piace, nel vedere senza poter mai toccare?

Io impazzirei.

Cani e castrazione: ti prego lasciagliele! Il Dog Friendly was last modified: ottobre 20th, 2016 by L'Interessante
20 ottobre 2016 0 commenti
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Sud
CulturaDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Qui al sud non pioverà mai (se non usciamo dai luoghi comuni)

scritto da L'Interessante

Sud

Sud

Di Roberta Magliocca

Ha smesso di piovere già da qualche ora. Sembrava che qualcuno, lassù, avesse lasciato i rubinetti aperti, dimenticandosene. Per giorni e giorni, costante pioggia ha accompagnato Piano, Meta, Sant’Agnello e tutta la penisola sorrentina senza abbandonarle mai. Il sud Italia non è abituato a questo tempo. Ma non perché al sud non piova, assolutamente. È la cartolina che confonde, l’etichetta che un giorno hanno messo a questa terra che non permette di credere al meteo. Sole, criminalità organizzata, pizza, jammbell jà. Insomma, qualcuno, uno sconosciuto, un mister x che nella tua terra non ha vissuto, che con te non ha mai mangiato, che il tuo dolore non l’ha mai provato, ad un tratto ha deciso chi sei. E tu, forse per pigrizia o forse per affidabilità, stai lì e vivi proprio la vita che il telegiornale ti descrive. Se lo ha detto la televisione, poi. E così se il fazzolettino sporco lo butti nella spazzatura, hai gli occhi del mondo puntati addosso. Ma allora anche qui c’è gente civile, pensa chi a troppi telegiornali ha dato retta. E tu quasi pensi di aver fatto qualcosa di sbagliato, se l’avessi buttata a terra quella carta – pensi –  sarebbe stato meglio, avrei contribuito alla costruzione di un mondo fatto di clichè che pure servono alla gente per illudersi di essere la parte sana di un mondo malato.  La stessa cosa accade quando piove. Panico. La gente non ha gli ombrelli. La gente del sud, si intende. Gli ombrelli non esistono, per assurdo nemmeno si vendono.  Quando qui piove, nessuno esce di casa, le strade sono deserte, i negozi sono vuoti, nessuno sorride e tutti si preoccupano dell’immagine di un posto che perde la propria credibilità.

Qui al sud non pioverà mai (se non usciamo dai luoghi comuni) was last modified: ottobre 19th, 2016 by L'Interessante
19 ottobre 2016 0 commenti
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Il tempo degli amaranti
CulturaIn primo pianoLibri

Il Tempo degli Amaranti di Antonio Mocciola

scritto da L'Interessante

Il tempo degli amaranti

Di Roberta Magliocca

Alberto e Silvana crescono a Napoli negli anni 50, vicini di casa e legati a doppio filo nella vita e nell’affetto, con la benedizione delle famiglie, fino all’inevitabile matrimonio e alla nascita di due bambini. Ma l’inquietudine di Alberto nasce da un pensiero segreto, che esplode nella maturità e prende vita nel momento della morte dell’amata (e castrante) madre: Alberto è attratto dagli uomini. Dopo avere vissuto per anni una doppia vita esaltante e tormentata nello stesso tempo, Alberto decide di scrivere una lettera a Silvana, confessandole la propria omosessualità ed il desiderio di fuga, per non sprecare ancora gli anni che restano. Sarà lo stesso Alberto a presentare alla moglie l’uomo che ne prenderà il posto nella casa e nel cuore. Gli anni di auto-esilio termineranno quando Alberto, a causa di un grave incidente, sarà operato e salvato proprio dal figlio, nel frattempo divenuto stimato chirurgo, e che darà il via alla riconciliazione con la famiglia intera, a dimostrare la possibilità di un’altra idea di nucleo familiare, meno tradizionale.

Una storia vintage quanto attuale quella de Il tempo degli Amaranti di Antonio Mocciola per la Milena Edizioni

Quella di una facciata da presentare ad una società che chi sa quale Dio gli ha imposto essere quella giusta, quella sana, quella nata dalla parte divina del mondo. Il sabato la spesa, la domenica in chiesa. Ed Antonio, con ironia pungente, si è mostrato detentore di un’intelligenza rara che si oppone a chi crede invece di detenere verità assolute ma assolutamente prive di contenuto. E a pennellate di colore ci ha posto davanti agli occhi la nostra società, così affidabile nella sua perfetta ignoranza. E così il gay ci sta bene se è quello di un’immagine a tinte forti e perverse, quello da orge e festini, da scopate in vite di latex e aids dietro l’angolo. Ci sta bene perché è riconoscibile con quelle sue movenze da frocio e la voce da checca. Quelli sono i gay che ci piacciono, quelli che ben vediamo e che quindi possiamo ben emarginare e deridere, metterli sul gradino più basso della scala sociale in modo da far sembrare noi, perfetti eterosessuali in alto, vicino ad un padre eterno che – se c’è – si vergognerebbe. Ma l’omosessuale in giacca e cravatta, l’uomo che ci porta la pizza, il garzone della spesa, la cassiera del supermercato, il nostro commercialista, loro no. Gli uomini e le donne che ci entrano in casa, nelle vite, nei letti. Quelli sì che sono gli omosessuali che ci fanno paura. Perché assolutamente uguali a noi, perché in loro nessuna differenza salta all’occhio, nessun comportamento che possiamo etichettare come sbagliato, nessun monaco dall’abito giusto, se non una vita privata che tale deve rimanere e che dovremmo imparare a rispettare.

Il Tempo degli Amaranti di Antonio Mocciola was last modified: ottobre 19th, 2016 by L'Interessante
19 ottobre 2016 0 commenti
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Susanna
AttualitàIn primo pianoParliamone

Susanna Camusso a casa di Mamma Iolanda

scritto da L'Interessante

Susanna Camusso

Di Vincenzo Piccolo

Una storia che continua ad essere raccontata, un esempio che continua ad essere testimoniato, seguito. Perché se riesci a penetrare nell’anima delle intenzioni, allora riesci anche a capire la necessità della testimonianza.

È questo il compito che ormai ha assolto Iolanda di Tella, madre di Don Peppino Diana sacerdote assassinato a Casal di Principe il 19 marzo 1994, quello di raccontare il dolore che si prova nel perdere un figlio che, in verità, non è mai stato suo. Perché ha scelto di donarsi completamente all’altro, ha scelto di squarciare quel velo di omertà che opprimeva Casal di Principe e la Chiesa Diocesana negli anni del “Clan dei Casalesi”. Tanti hanno calcato via Garibaldi, la strada dove si trova la casa di Iolanda di Tella, troppi forse.

“Il mio Peppino era un sacerdote amato dalla gente e soprattutto dai giovani. Mi fa piacere che in tanti lo ricordino, che ne fanno memoria e che in nome suo organizzano tante iniziative. Ma a me manca mio figlio, io sono la mamma e lo avrei voluto qui, vicino a me.”

Queste sono le parole di mamma Iolanda rivolte a Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, recatasi all’abitazione di Don Diana la scorsa settimana

Ad accoglierla,oltre che la di Tella, c’erano i fratelli del sacerdote, Emilio e Marisa. La Camusso si trovava nelle “terre di Don Diana” per prendere parte all’assemblea della Flai con i braccianti agricoli di Mondragone. Un’iniziativa contro il Caporalato, organizzata durante le tre giorni del Premio in memoria di Jerry Masslo, il bracciante sudafricano ucciso nelle campagne di Villa Literno nell’agosto del’89.

“Don Peppino Diana è una di quelle figure che rappresentano il riscatto di queste terre. Ha saputo rompere una tradizione di silenzio della chiesa. In questo ha dimostrato coraggio,visione,volontà. Lo dimostra il fatto che dopo tanti anni è considerato un punto di riferimento”,così ha voluto ricordare Don Diana, Susanna Camusso, come un “visionario coraggioso”. La morte di Don Peppe Diana è servita a dare memoria alla storia di un luogo macchiato dalla paura, dalla violenza e forse anche dall’ignoranza. La storia di Don Peppe Diana è un libro scritto dall’omertà di un popolo che ancora tante persone, fanno fatica a leggere. Questa storia accomuna quella di tante altre famiglie, vittime innocenti di un mostro creato da loro stesse, da noi stessi.

Ricordare e commemorare possono servire a creare la consapevolezza degli errori passati, ma siamo sicuri che non si ripeta ancora oggi?

La Camorra e l’omertà sono due facce della stessa medaglia, la stessa che la delegazione sindacale ha regalato a Iolanda di Tella. Questa non serve solo come promemoria, ma come impeto ad agire contro questo “mostro” che bisogna distruggere accendendo la luce della libertà e dell’onestà. Come dimostrano le tante iniziative proposte dal “Comitato don Peppe Diana” con Valerio Taglione presidente o dall’associazione dei medici volontari che porta il nome di Jerry Masslo che ha come presidente Renato Natale,primo cittadino di Casal di Principe. I due hanno vissuto a pieno gli anni precedenti l’assassinio di Don Diana e da qui hanno ricominciato. Perché, come già detto, la memoria non basta. Bisogna sporcarsi le mani, nel modo giusto.

Susanna Camusso a casa di Mamma Iolanda was last modified: ottobre 19th, 2016 by L'Interessante
19 ottobre 2016 0 commenti
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Esilio
CulturaIn primo pianoTeatro

Esilio ad Officina Teatro

scritto da L'Interessante

Esilio

Di Luigi Sacchettino

15 Ottobre. È un sabato sera.  Ore 21:00.

Sono in ESILIO.

Sì, ad Officina Teatro.  La prima della prima “sulla natura delle cose”- stagione duemilasedici duemiladiciassette. Con la direzione artistica di Michele Pagano.

A condurmi in Esilio sono Serena Balivo e Mariano Dammacco, il quale ne ha curato anche ideazione, drammaturgia e regia.

Esilio racconta la storia di un uomo che viene licenziato senza troppa empatia e che si trova a dover affrontare un nuovo futuro fatto di incertezze ed ossessioni.

Quest’uomo non è solo. Gli fa visita l’incredulità:  “è forse uno scherzo? Lo scherzo è bello finché dura poco”.

Interviene  la rabbia, emozione che ricorda il valore di un uomo e ne risveglia la voglia di riscatto.

Poi arriva la tristezza, quella che fa pensare che è tutto finito, il parassita della forza. Forza di reagire.

Fa capolino un ottimismo surreale, che presto lascia il posto alla disperazione. Totalizzante.

Il soliloquio ossessivo e paranoico  del protagonista viene interrotto dalla sol voce della sua anima. E’ un’anima riflessiva,  che ha lasciato il corpo, e che si interroga sui molti dubbi esistenziali. E’ un’anima che nulla può.

Una climax ascendente di emozioni, che culmina in una denuncia alla paranoia- al complotto, complotto!- caratterizzata da diffidenza e sospettosità che spingono a interpretare le motivazioni degli altri sempre come malevole per la propria persona. Si dubita persino di se stessi, e di un quadro appeso in una stazione di polizia.

Lo spettacolo è condotto magistralmente da Serena Balivo, la cui presenza scenica è formidabile.

Il tono, l’intensità e le espressioni dell’anima- in una veste nero scintillante di Dammacco- arrivano dirette allo spettatore che nulla può. E’ un discorso tra anime.

Il testo è curato nei minimi particolari; i discorsi sono ricercati, i temi collegati. Emblematico è il colloquio con Dio, la cui esistenza viene sconfessata dalla più scientifica fisica quantistica, spiegata ironicamente con la presenza di un “gatto intermittente”.

Se volete viaggiare con la mente e le emozioni, andate in Esilio.

Esilio ad Officina Teatro was last modified: ottobre 19th, 2016 by L'Interessante
19 ottobre 2016 0 commenti
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Ai em

scritto da L'Interessante
Ai em was last modified: ottobre 19th, 2016 by L'Interessante
19 ottobre 2016 0 commenti
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basket
BasketIn primo pianoSport

BASKET: DESTITUITE DI OGNI FONDAMENTO E OFFENSIVE LE NOTIZIE APPARSE OGGI SULLA GAZZETTA. LA JUVECASERTA NON SMOBILITA PERO’ IAVAZZI DICA TUTTO

scritto da L'Interessante

basket

La Gazzetta diffonde notizie false sulla Juvecaserta. Ma saranno realmente “tutte” prive di fondamento?

Il basket giocato non ruba la scena a quello della scrivania.

La Juvecaserta, con la nota riportata, replica e ritiene false e diffamatorie le notizie apparse sulla Gazzetta dello sport di oggi. Fatto sta che, se non si risolve la situazione economico-societaria, le voci inizieranno a rincorrersi e si sa: a pensar male si fa peccato ……ecc. ecc.

Tacere per non minare la tranquillità dei protagonisti che già stanno vivendo l’ennesimo momento di difficoltà ed incertezza. I giocatori americani, si sa, ragionano in un modo pratico “pagare moneta ….. vedere cammello”. Sosa, se non pagato, non sarebbe nemmeno sceso in campo. Anche perchè, sic stantibus rebus, si correrebbe il serio rischio di non vederlo sul parquet. Gli altri, essendo alla prima esperienza, stanno facendo vedere di che pasta sono fatti. Ma con tanto impegno  da meritare la copertina di tutti i tabloid.

Il campo osanna la Juvecaserta, la stanza dei bottoni non ha più….. interruttori.

Questa volta Iavazzi esca allo scoperto e dica realmente come stanno le cose. Altrimenti il primo a rimetterci sarebbe proprio lui. E noi questo non riteniamo che accada.

La gazzetta dice male e non dice …. la verità

Appare comunque quanto mai strano, che una testata come la gazzetta faccia apparire notizie non supportate da riscontri seri e probanti. Notizie riportate in una rivista secondaria, senza riferire approfondimenti e interviste con i protagonisti della vicenda. Comportamento non esemplare e che insinua parecchi dubbi …..

La Juvecaserta invia una nota di replica e riserva la valutazione per ulteriori azioni

In relazione a quanto apparso oggi sulla Gazzetta dello sport nella rubrica “Bravi e cattivi”, a firma di Vincenzo Di Schiavi, la Juvecaserta smentisce, nella maniera più categorica, quanto nello stesso riportato confermando che tutte le incombenze derivanti dalla gestione della squadra e dei giocatori sono state puntualmente rispettate e che le affermazioni contenute nella rubrica in questione sono del tutto false ed ingiuriose.

A riprova di ciò, sfruttando l’odierno giorno libero, i singoli giocatori hanno provveduto stamane a trasferire sui loro conti personali all’estero quanto già da giorni accreditato sui conti di riferimento in Italia. In particolare, poi, la Juvecaserta precisa che il giocatore Mitchell Watt è alloggiato presso un residence annesso ad una struttura alberghiera e, perciò, un’eventuale mancanza di elettricità non potrebbe essere imputata alla stessa società, mentre Edgar Sosa ha a disposizione un appartamento di proprietà del dr. Iavazzi con le utenze allo stesso intestate. Si smentisce, altresì, che il giocatore Putney abbia manifestato  l’intenzione di essere ceduto, mentre la ipotesi avanzata dal nuovo agente di Sosa non rientra nei programmi attuali di questo club. La Juvecaserta si riserva la facoltà di valutare altre eventuali azioni da intraprendere a difesa del suo nome e della sua onorabilità.

BASKET: DESTITUITE DI OGNI FONDAMENTO E OFFENSIVE LE NOTIZIE APPARSE OGGI SULLA GAZZETTA. LA JUVECASERTA NON SMOBILITA PERO’ IAVAZZI DICA TUTTO was last modified: ottobre 18th, 2016 by L'Interessante
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