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Autore

Roberta Magliocca

Vascitour
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Vascitour: come ti cambio il turismo!

scritto da Roberta Magliocca

Non ci si rassegna all’idea che Napoli sia portata in giro per il mondo attraverso pizza e mandolino, che sia raccontata sguaiatamente da neomelodici che nulla hanno a che fare con la musica, che sia teatro per gente di malaffare, che i bambini ancor prima d’imparare a leggere e a scrivere, imparino l’arte di arrangiarsi. Abbiamo bisogno di ascoltare Napoli nella voce di Sergio Bruni, nella chitarra di Roberto Murolo, nelle parole di Giulio Cesare Cortese, nel teatro dei De Filippo, nel ragù della signora Carmela del Vascio 33. Ed è proprio in quest’ottica che nasce e si sviluppa Vascitour, un progetto nato dalla mente colorata ed appassionata di Achille Centro, che ha accettato di incontrarci e di raccontarci la sua idea di turismo napoletano.

 

Ciao Achille, prima di tutto grazie per aver accettato il nostro invito. Ti va di parlarci del progetto Vascitour?

Grazie a voi ragazzi. Dunque: Vascitour è un format che fa parte di una startup – sempre made in Napoli – che si chiama AutenticaMENTE e che ha l’obiettivo di far conoscere i comportamenti e le abitudini della gente del mediterraneo. A Napoli, Vascitour vuole proporre di vivere il quartiere come una grande casa, dove il viaggiatore viene accolto come uno di famiglia, infatti il nostro claim è “The guest is one of us!”. Ci rivolgiamo al viaggiatore alternativo, non convenzionale che ha l’esigenza di conoscere l’autenticità del luogo che visita.

 

Vascitour: un nome, un programma. A chi è venuto in mente e perché?

Il progetto è venuto in mente a me, che sono un viaggiatore a cui piace conoscere la città che visita in maniera autentica e non attraverso le cartoline turistiche che la rappresentano. Un bel giorno mi sono chiesto se fosse stato possibile presentare Napoli fuori dai circuiti turistici e se fosse stato possibile raccontarla attraverso la memoria autobiografica degli abitanti locali o attraverso una sua tipicità che è per l’appunto il Basso. Ed è nato Vascitour – i bassi per l’appunto chiamati a Napoli anche “vasci”.

 

Chi fa parte del progetto Vascitour?

Beh, oltre me ci sono altri studenti ed amici che gestiscono Vascitour. Ci sono: Marianna Di fiore che è Web designer e che è responsabile della selezione dei concorsi a cui partecipiamo, poi c’è Ilaria Delli Colli Web designer e Francesco Boccia Ingegnere informatico che si occupano dell’organizzazione del sito. Noi quattro ci siamo conosciuti al C-lab che è un progetto finanziato dal MIUR e dal MISE e che si è tenuto presso il Dipartimento di scienze sociali della Federico II, con l’obiettivo di sviluppare nuove idee di lavoro. Ora però siamo alla ricerca di altri amici che vogliano entrare a far parte di Vascitour, per esempio casalinghe che amino la cucina e proprietari di Bassi.

 

Vascitour come intende valorizzare il turismo napoletano?

Grazie al turismo esperienziale a cui facciamo riferimento vogliamo proporre:

  1. il pernottamento nei Bassi;
  2. i pranzi e le cene a casa degli abitanti locali;
  3. le visite guidate nei siti archeologici sconosciuti;
  4. eventi di carattere socio-antropologici per conoscere meglio la cultura dei napoletani.

In questo modo, crediamo di valorizzare Napoli, di attivare una riqualificazione del territorio e di dare vita ad una sostenibilità ambientale, sociale ed economica e garantire a tutti un minimo di guadagno. Tutte le proposte e i servizi offerti da Vascitour saranno disponobili su Vascitour.it (sito ancora in costruzione).

Vascitour, per guardare Napoli come non l’abbiamo mai vista

 

E allora crediamoci ancora. Non lasciamo tutto il lavoro a San Gennaro che, da solo, non può farcela. Crediamo in un futuro fatto di nuove opportunità. Puntiamo su idee nuove e creative come quelle di Achille Centro e dei suoi colleghi. Vascitour è una realtà e tante altre ce ne sono. Basta cercarle e crederci. Perché se ci si crede, se ci si impegna, se si lotta…’a nuttata passa. Adda passa’.

Vascitour: come ti cambio il turismo! was last modified: marzo 16th, 2016 by Roberta Magliocca
16 marzo 2016 0 commenti
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Giornate Fai
CulturaEventiIn primo piano

Giornate FAI in 400 città italiane

scritto da Roberta Magliocca

Giornate Fai

Tornano in 400 città italiane le giornate FAI. È una serie di due appuntamenti, quella organizzata dal fondo ambiente italiano, che apre il sipario su 900 luoghi della nostra penisola.

Il 19 e 20 Marzo saranno echi di preludio alla primavera della bellezza, origine da cui l’uomo stesso proviene e che, per circostanze talvolta inspiegabili, sembra non riuscire a preservarne le peculiarità.

È con questo spirito che saranno concesse al pubblico aperture straordinarie a chiese, musei, palazzi, ville, spazi naturali ed archivi storici. La corrente edizione, che battezza il ventiquattresimo anno della rassegna, avrà come tema cardine quello della mutazione. È un dato innegabile, infatti, la trasformazione geografica che, di generazione in generazione, ha travolto la   superficie e l’anima del nostro pianeta, così come diversi sono gli approcci   ad iniziative del genere.

Sono stati 8.500.00 gli italiani scesi in piazza, agglomerandosi in chilometriche file di attesa, che in questi ventitré anni hanno assistito allo spettacolo dell’Italia che ricomincia a splendere, se poi si tratta di un entusiasmo a tempo determinato sembra non essere rilevante.

La Campania, come dimostrato dalle opportunità fissate nel calendario delle iniziative regionali, non accenna a voler arrivare impreparata al ripetuto noviziato della riscoperta.

È giusto che anche le nostre province richiamino l’interesse a restituirsi un’identità storica ed artistica ben definita. Ecco, dunque, alcune delle irrinunciabili opportunità fra Caserta e Napoli:

La reggia di Caserta aprirà le porte a stanze restaurate, saranno visibili le suggestive collezioni Terrae Motus, una serie di opere attribuite a rinomati artisti del 900 che furono, secondo fonti note, commissionate in occasione del terremoto dell’Irpinia. Presenti anche 140 dipinti che finora avevano conosciuto vecchiaia negli scaffali dei depositi.  Previsto , fra gli itinerari più interessanti, un percorso negli spazi dei sottotetti ,per ammirare le tecniche architettoniche utilizzate da Vanvitelli, proprio lì, dove in quel periodo di conflitto mondiale si appostavano le truppe alleate per sorvegliare il monumento.

A Napoli, invece, saranno aperte le catacombe di San Gaudioso: un’atmosfera coinvolgente sintetizzata in una particolare mistura fra barocco e l’epoca paleocristiana.

Dal XVII secolo la zona fu chiamata “Sanità” perché ritenuta incontaminata e salubre, anche grazie a proprietà miracolose attribuite alla presenza delle tombe dei Santi.

Si narra che alla fine del 1500 i frati domenicani ospitarono la sepoltura di alcuni nobili napoletani, in quest’ ipogeo sarebbero infatti conservati  i loro crani; i rispettivi corpi furono affidati all’arte di Giovanni Balducci che ne ritrasse le pareti.

Non resta , dunque, che abbandonarsi a questo tintinnio di meraviglia e lasciarsi ammaestrare dallo stupore non solo di quello che siamo in grado di vedere, ma anche da ciò che siamo disposti ad immaginare oltre le canoniche alternative di aggregazione come in questo caso.

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore (Peppino Impastato)”.

Michela Salzillo

Giornate FAI in 400 città italiane was last modified: marzo 16th, 2016 by Roberta Magliocca
16 marzo 2016 0 commenti
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Elena Mancino
EventiIn primo piano

Elena Mancino: orgoglio campano

scritto da Roberta Magliocca

Elena Mancino

Il cibo è nelle nostre case. Sulla tavola, nel frigo, sul divano davanti alla televisione. Ma quando il cibo è nelle mani giuste, diventa arte e musica, diventa un legame tra le persone, l’elemento fondamentale per far diventare una serata normale, una serata speciale. 

Questo lo sa bene Elena Mancino, talento tutto campano, orgoglio del Sannio.

Alle Internazionali di Italia 2016 svoltesi a Marina di Carrara, la giovanissima e talentuosa Elena si è aggiudicata la medaglia d’oro con il piatto “La bufala imbufalita”.

Elena Mancino sempre sul podio

Non una gran sorpresa per chi la conosce bene. Infatti Elena ci ha da sempre abituato al podio, a testimonianza di una bravura che si accompagna sempre ad una ricerca attenta e soprattutto ad una passione che dura ormai da ben 13 anni.

Orgoglio aggiuntivo, è il fatto che a Marina di Carrara, Elena era l’unica donna in gara ribaltando l’idea che le donne sono brave solo nelle cucine di casa, mentre sul podio gastronomico solo l’uomo vince.

Non è così, Elena Mancino ne è la prova.

Complimenti Elena, ad Maiora! 

Elena Mancino: orgoglio campano was last modified: marzo 16th, 2016 by Roberta Magliocca
16 marzo 2016 0 commenti
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Meredith Grey
CulturaIn primo pianoTv

Meredith Grey: ancora cupa e torbida?

scritto da Roberta Magliocca

Meredith Grey

Dodici stagioni sono veramente tante. Per una serie tv, sono davvero tante. Eppure chi si è appassionato alla serie televisiva di Grey’s Anatomy, sembra non averne mai abbastanza, tanto da non poter aspettare le puntate italiane e seguire la stagione americana, nonostante l’inglese decisamente scolastico.

Dopo ben dodici serie, dopo aver seguito l’evoluzione dei personaggi così da vicino, così intimamente, sembra tu abbia mangiato il loro pasto, passato loro i bisturi, dormito tra le loro lenzuola.

Nell’ospedale più famoso del mondo (forse, se non sicuramente, più famoso di quello di E.R. Medici in prima linea o quello dell’imprevedibile e sensualmente cinico Dott. House), in quell’ospedale, hai pianto per un’appendicite andata male, hai amato nella stanzetta del medico di guardia, hai litigato con gli strutturati, hai assistito alla follia del Sign. Clark.

E allora, ancor più della perfida Shonda Rhimes, tieni ad ognuno di loro come se ti fossero madri e padri, fratelli o sorelle, colleghi o amici.

Meredith si sta rialzando?

A questo punto, se non state seguendo la programmazione americana, vi consiglierei di smettere di leggere. Perchè se siete rimasti in Italia, allora starete ancora assaggiando il cinismo della bella Meredith, così fredda, algida e – diciamocelo – anche un po’ stronza a causa delle immani tragedie che si sono susseguite nella sua vita.

Una donna tutta lavoro e disgrazie che sembra essersi arresa alla cattiveria. La morte le va a braccetto e sembra aspettare soltanto il prossimo deceduto.

Ma in America qualcosa sta cambiando. Shonda si sarà passata una mano sulla coscienza, o si sarà stancata pure le di vedere la cara Ellen sempre incavolata nel suo camice blu. Fatto sta che in una delle sue trasferte, in una delle sue mirabolanti imprese chirurgiche, lo staff del Grey Sloan Memorial Hospital assiste ad una Meredith con ancora qualche battito cardiaco. La nostra sempiterna cupa e torba Meredith sembra che abbia conosciuto qualcuno. Un qualcuno medico, ovviamente, ma anche militare – seguendo le orme della bella Yang – che sembra riaccendere nella dottoressa una luce negli occhi che mancava da tempo. Derek a poco poco torna nella scatoletta dove lo aveva messo anche Addison Montgomery dopo il loro divorzio.

La domanda nasce spontanea. Che stia finalmente per piovere?

Meredith Grey: ancora cupa e torbida? was last modified: marzo 16th, 2016 by Roberta Magliocca
16 marzo 2016 0 commenti
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Riccardo Garrone
In primo pianoParliamone

Riccardo Garrone, lutto nel mondo dell’arte

scritto da Roberta Magliocca

Avrebbe compiuto 90 anni a Novembre, Riccardo Garrone, volto noto e apprezzatissimo del piccolo e grande schermo. 

Morto a Milano, Riccardo è stato un attore che l’Italia ha visto passare dal bianco e nero al colore, dal cinema alla tv, dai film diretto da registi come Fellini agli spot in tv. 

Il suo volto, rassicurante e riconoscibile tra mille, ha sempre espresso la genuinità di un carattere semplice, che mai si è trovato nei gesti di un divo.

Riccardo Garrone, tra ruoli terreni e divini

Sessant’anni fa cominciava la sua carriera. Carriera che lo ha visto recitare in oltre 200 film e serie tv (celebre il personaggio di Nicola Solari in Un Medico in Famiglia. Un nonno adorabile accanto al nonno più amato d’Italia, Nonno Libero – Lino Banfi).

Anche il teatro ne piange la scomparsa. Nel 1990, infatti, recitò in Aggiungi un posto a Tavola al Teatro Sistina.

Entrato anche nel cuore dei bambini con il ruolo di San Pietro in un noto spot per la televisione, raccontava con affetto del suo pubblico che gli chiedeva come si stesse lassù o di intercedere con Dio.

Chissà se avrà portato un po’ di caffè con sè, lassù. Un po’ di arte in quel cielo che – dall’inizio del 2016 – si sta costellando di stelle, di talenti, lasciando a noi un’eredità e la responsabilità di preservarla.

Riccardo Garrone, lutto nel mondo dell’arte was last modified: marzo 14th, 2016 by Roberta Magliocca
14 marzo 2016 0 commenti
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Persone
CulturaIn primo piano

Persone normali e tradizionali -LE VIGNETTE

scritto da Roberta Magliocca

persone

Normale e tradizionale. Una maglietta che ha due maniche e abbastanza stoffa da tenere coperto il busto di una persona è normale. Un Natale passato in famiglia, mangiando pandoro e frutta secca sotto le luci intermittenti di un albero, fa parte della tradizione di gran parte del mondo. Ma se parliamo di persone, di essere umani, dovremmo rivedere il vocabolario troppo ristretto che a volte la società sfoggia in diverse occasioni.

Rispettiamo i diritti delle persone

Il compito di un paese civile non è quello di controllare i pensieri dei cittadini e di renderli uniformi ad un unico pensiero, ma quello di far sì che menti razziste e selettive, non ostacolino il vivere quotidiano degli altri e i loro diritti. Nessuno dispone di verità assolute e quindi ognuno può pensare ciò che meglio crede. E’ o non è, questo, il principio base della democrazia? Ma se questi stessi pensieri vengono a ledere la dignità di qualsiasi altro essere vivente, allora i microfoni dovrebbero essere spenti, le televisioni assenti, occhi distolti e orecchie rivolte altrove. Le persone non sono magliette o alberi di Natale. Le persone non sono normali o anormali, tradizionali o innovative. Le persone sono semplicemente persone. Ciò che accade sotto le lenzuola di tutto il mondo, lasciamolo lì, nell’intimità di vite che nulla devono a nessuno, lasciamolo dietro porte che proteggano gli amori e la loro dignità.

Persone normali e tradizionali -LE VIGNETTE was last modified: marzo 15th, 2016 by Roberta Magliocca
14 marzo 2016 0 commenti
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Portami a vedere i treni
In primo piano

Portami a Vedere i Treni: presentazione al Fortepiano

scritto da Roberta Magliocca

Portami a vedere i treni

Domenica 13 Marzo 2016, alle ore 18.00 presso l’Accademia Musicale Fortepiano di Anna Paola Zenari, a San Prisco (CE) in via A. Stellato – Centro Segesta, si terrà la prima presentazione del libro “Portami a Vedere i Treni” della scrittrice-giornalista casertana Roberta Magliocca, terza autrice della rassegna Un Libro per Tè ideata dalla psicologa Valentina Masetto (autrice di 43 colori in cerca di Viola) in collaborazione con la stessa accademia.

Portami a vedere i Treni per la Senso Inverso Edizioni – Collana Acquafragile

Sorrento, primi anni 90. Un continuo rincorrersi di ricordi e situazioni, talvolta deliranti e ironiche, talvolta commoventi e riflessive. Una donna, con il proprio bagaglio di dolori ed esperienze, decide di passare del tempo con suo padre – malato di alzheimer – che non vede da più di 20 anni. La quotidianità e i racconti di vite lontane, un rapporto ricostruito in parte sulla menzogna che è l’unica strada per superare l’odio e la delusione di un passato che fa ancora troppo male. Ma un dono – il tempo – sarà offerto ai protagonisti. Per le parole. Per il perdono. Il tempo di un abbraccio.

Questa trama, buttata qui e là sul web, è arrivata ad incuriosire la giornalista Luciana Littizzetto che in una mail all’autrice, ha espresso il suo desiderio di leggere Portami a vedere i Treni.

La Presentazione

Non una classica presentazione, ma un incontro di arti quali la musica, il teatro e, ovviamente, la scrittura. Un dibattito tra la moderatrice Valentina Masetto e l’autrice, certo, ma anche tra la scrittrice stessa e le persone presenti in sala che potranno intervenire spinti da curiosità ed emozioni che l’arte, non può non suscitare.

Interverranno, dunque: Anna Paola Zenari – Pianoforte, Carmine Covino – Chitarra, Corrado Del Gaizo – Teatro.

Un libro per tè – la rassegna

Come detto in precedenza, non una semplice presentazione. Un momento da condividere, per stare insieme, per ridere, scherzare e fare – a modo nostro – un po’ di cultura, promuovendola come sappiamo, come l’abbiamo sempre pensata. Nessuna barriera, nessuna scrivania scolastica, cattedra a dividere autori e ideatori dal pubblico. Ma un tè preso in compagnia, con qualche biscotto magari, offerti dall’Accademia Fortepiano per rendere il tutto…casa vostra.

 

Portami a Vedere i Treni: presentazione al Fortepiano was last modified: marzo 10th, 2016 by Roberta Magliocca
10 marzo 2016 0 commenti
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Sabbia
CulturaIn primo pianoTeatro

Sabbia ad Officina Teatro

scritto da Roberta Magliocca

Sabbia.

Gli sono entrata in casa tante volte. Lui mi lasciava la porta socchiusa, e percorrendo quel piccolo corridoio all’aperto tra gente che fumava l’attesa, entravo in casa sua. Panche di legno chiaro e cuscinetti rossi. Sorridevo a Maria Macri – quando il teatro è donna, bellezza, talento e gentilezza – e aspettavo che la saracinesca si aprisse. L’ho fatto tanto volte. Saracinesca alzata, palcoscenico casa, attori ed emozioni. Applausi e due chiacchiere con il padrone di casa, Michele Pagano. Si, quello che mi lasciava la porta socchiusa. Impressioni condivise, sorrisi e “ci vediamo settimana prossima”.

Lo scorso weekend sembrava più o meno dovesse accadere la medesima cosa. Porta socchiusa, sorrisi, fumavano l’attesa, guardavo il distributore di caffè, saracinesca alzata. Palcoscenico casa e lui. Il padrone di casa non più ospite ma attore. E lo conosco come mai l’ho conosciuto, lo vedo come mai l’ho visto, mi commuove come mai ho pianto.

Sabbia ad Officina Teatro

Sabbia. Una rete ormai sgualcita dal tempo e i ricordi di un ragazzo che ragazzo non è più. Metafore calcistiche per spiegarci la sua vita fatta di mondiali, e Zoff nel cuore fino all’arrivo di Irina. Poi, scusami Zoff ma non c’è più posto per te, c’è Irina per la quale perdere la testa e i battiti, e giù di botte col migliore amico per conquistarla.

Così la storia di un’amicizia indissolubile, e la spiaggia sullo sfondo, e un treno che porta lontano per ben 20 anni sperando che i sensi di colpa per uno sgarro fatto a quell’amico possano sbiadire con il tempo. Ma il tempo non sbiadisce nulla, fa accumulare solo ritardi e occasioni perse, rimpianti e fallimenti.

Sabbia non è uno spettacolo, ma un’esperienza. L’indiscussa bravura ed eccellente esecuzione di Michele Pagano hanno gettato le fondamenta per la costruzione di un flusso di emozioni che si è instaurato tra palcoscenico e platea, tra attore e spettatore, tra i fallimenti e le gioie di un protagonista che hanno fatto riemergere le storie intime e sopite dentro di noi.

Inutile dirlo, una standing ovation ha accompagnato il finale di una storia alla quale nessuno di noi avrebbe voluto mettere il punto. Commozione e mani rosse per applausi che volevano raccontare la gratitudine che questa Caserta un po’ malmessa deve a Michele Pagano, al suo progetto, a questo teatro che offre tanto.

Quando il teatro è pieno fino all’orlo

Quando occorre una fila di sedie aggiuntive

Quando i cuscini vengono posizionati per i più piccini

Quando i fari iniziano a surriscaldare l’aria e nel buio ha inizio la storia…

Quando la partita deve chiudersi prima dei canonici novanta minuti per invasione di campo…

Quando “Lontano, lontano nel tempo…”

E’ semplicemente Magia

Grazie Michele!

Sabbia ad Officina Teatro was last modified: marzo 10th, 2016 by Roberta Magliocca
8 marzo 2016 0 commenti
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biglietto
CuriositàDall'Italia e dal Mondo

Biglietto Sospeso

scritto da Roberta Magliocca

Biglietto

Napoli e l’arte di arrangiarsi. Napoli non si smentisce mai. La bellezza di Napoli sta tanto nel Vesuvio quanto nella sua mano tesa al prossimo, anche senza che venga con consapevolezza. Ci si aiuta perché…oggi a me, domani a te. E accussì jamm annanz. E parte proprio da Napoli l’ultima iniziativa curiosa quanto generosa. Ricordate il caffè sospeso? Pagare due caffè e berne solo uno. E poi il libro sospeso? Anche qui, comprare due libri e lasciarne uno in libreria per chi non può permetterselo. Entrambi i fenomeni che hanno riscosso tante adesioni quanto notevole successo. Ebbene, Napoli ci riprova.

Ad essere sospeso, questa volta, è il biglietto

Arriva, dal capoluogo partenopeo, il “biglietto sospeso”. I frequentatori di stazioni e metropolitane certo si saranno accorti di strani pezzi di carta tra le fessure dei muri, o sulle panchine. Quelli sono biglietti non ancora scaduti di chi ha fatto un viaggio più breve di quanto previsto dal tiket. O, ancora meglio, sono i biglietti comprati appositamente per essere lasciati ad un prossimo che non si conosce, ma che ugualmente si vuole aiutare. Napoli ancora una volta dimostra che c’è: c’è contro la crisi, contro l’indifferenza, contro l’omertà troppo spesso attribuitale senza osservanza alcuna. Ma Napoli c’è anche per alzare la voce contro un sistema che toglie senza dare, che chiede senza offrire. Il biglietto sospeso, infatti, è stato visto anche come un gesto di rivolta contro i prezzi che salgono e i servizi che restano lì, anzi, regrediscono fino al totale azzeramento. Forse, chi sa, questa cartolina di Napoli sta cambiando. Il mandolino lascia il posto al caffè, la pizza al libro, la camorra ad un biglietto che non per forza significa scappare. Un biglietto per restare o per tornare. A Napoli il biglietto sospeso offre un passaggio, un viaggio, un sorriso e un altro buon motivo per credere ancora in questa città.

Roberta Magliocca

 

Biglietto Sospeso was last modified: marzo 10th, 2016 by Roberta Magliocca
1 marzo 2016 0 commenti
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Libri
CulturaLibri

Libri: uno per conoscere il mondo

scritto da Roberta Magliocca

Libri per conoscere il mondo

Sono naufragata con Gulliver sull’isola di Lilliput, scoprendone i misteri e la bellezza. Con i capelli raccolti e ornati di piccole perle ho ballato alle feste di palazzo tra l’orgoglio del signor Darcy e il pregiudizio della signorina Bennet. A cena con Cyrano, ho riso di gusto per quel suo naso che lo precedeva di un quarto d’ora, ma poi mi son commossa di cuore quando ne ho sentito la poesia. Complice ed amica, ho aiutato Edmond Dantès nel suo piano di vendetta. Le fiamme dell’inferno hanno avvolto la mia anima e se in vita mia ho amato e amo è perché “Amor, ch’a nullo amato amar perdona” . In un giorno di primavera, distesa su un prato, ho capito l’importanza di chiamarsi Ernesto. In lutto, di nero vestita, ho pianto alla notizia della morte del sig. Pascal. Per un breve periodo della mia vita sono stata bionda e ho preso il the con bizzarri personaggi, ascoltando i consigli di un buffo bruco in un affascinante mondo delle meraviglie tra stranissimi ghignagatti e una regina alquanto irascibile. Ho conosciuto il mio coraggio, lo sprezzo del pericolo partecipando alle indagini di efferati crimini al fianco di Sherlock Holmes. Sfidando il mal di mare, ho salito tanti e più gradini per arrivare lì, alla nave dove un ragazzo dall’identità non riconosciuta. Solo per ascoltarlo suonare il pianoforte come se gli dèi fossero nelle sue mani. Si chiamava Novecento, e un pezzetto di me è nato su quella nave. E un pezzetto di me è morto su quella nave.

Solo i libri mi permettono di essere una e, contemporaneamente, nessuna e centomila

Sono protagonista di storie struggenti, entro ed esco da vite fantastiche che abitano il mio comodino e i comodini di chi ama perdersi nelle pagine di un buon libro ogni qualvolta la vita di tutti i giorni diventa pesante o semplicemente quando si vuole staccare un po’ la spina. E allora senza biglietti aerei e senza valige si parte alla ricerca di mondi lontani.

Questo hanno di meraviglioso i libri: un libro è un oggetto inanimato con una grande anima. Un libro è un oggetto statico eppure più veloce ed economico di un low cost. Un libro è un paio di scarpe per camminare. Un libro è un paio di occhi per guardare ciò che mai avremmo visto. Un libro è il privilegio di conoscere ciò che non c’è, le emozioni in solitaria. Dunque Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.

Roberta Magliocca

Libri: uno per conoscere il mondo was last modified: marzo 31st, 2016 by Roberta Magliocca
8 marzo 2016 0 commenti
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