L'Interessante
  • Home
  • Parliamone
    • Politica
    • Cronaca
    • Attualità
  • Cultura
    • Eventi
    • Teatro
    • Cinema
    • Tv
    • Libri
    • Musica
  • Sport
    • Basket
    • Calcio
    • Volley
  • Dall’Italia e dal Mondo
    • Notizie fuori confine
    • Curiosità
    • Indovina dove andiamo a cena
    • Viaggi Interessanti
  • Editoriale
  • Vignette Interessanti
  • Web Tv
Notizie Flash
1 MAGGIO: FESTA O…. LUTTO. UNA FESTA BEN...
CORONAVIRUS FASE 2 ……… GIU`LA “MASCHERINA
LA MUSICA DELLA GATTA CENERENTOLA COME PASS PER...
INTERNAZIONALI: LA COPPIA DI TAIWAN SI AGGIUDICA IL...
INTERNAZIONALI TENNIS ASSEGNATE LE WILD CARD. SABATO INIZIANO...
Michele Pagano: Il futuro è il mio presente
Da consumarci preferibilmente dopo morti: Officina Teatro incanta...
VALERIO BIANCHINI E LE SUE … BOMBE. AMARCORD...
Caso Weinstein. Dite alle donne che non siamo...
The Aliens ad Officina Teatro: vita, amicizia ed...

L'Interessante

  • Home
  • Parliamone
    • Politica
    • Cronaca
    • Attualità
  • Cultura
    • Eventi
    • Teatro
    • Cinema
    • Tv
    • Libri
    • Musica
  • Sport
    • Basket
    • Calcio
    • Volley
  • Dall’Italia e dal Mondo
    • Notizie fuori confine
    • Curiosità
    • Indovina dove andiamo a cena
    • Viaggi Interessanti
  • Editoriale
  • Vignette Interessanti
  • Web Tv
Categoria

Cultura

GREY'S ANATOMY
CulturaIn primo pianoTv

Grey’s Anatomy: chi morirà quest’anno?

scritto da Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy

Grey’s Anatomy torna a far confusione e a mescolare le carte

Non solo i pazienti e le loro tragedie, gli amori omosessuali che si nascondono in storie eterosessuali di facciata.

Qualche volta Shonda ci regala i pazienti che si mescolano con i chirurghi in storie che sembrano essere quelle giuste per poi sprofondare in mille paranoie.

Sembra proprio che non possa esistere l’amore nelle sale operatorie di Grey’s Anatomy. Quel bisturi che tanto amano, taglia e lacera rapporti che nessun chirurgo di Shonda è mai riuscito a salvare, nonostante le loro brillanti carriere.

Grandi amori che si trasformano in altrettanti grandi odi, immensi casini.

Ogni stagione, il suo grande momento clou. La scorsa stagione è stata la morte del dottor Stranamore, quest’anno la contesa di Sofia Sloan da parte delle Calzona. E qui i camici bianchi si dividono, si schierano per sostenere questa o quell’altra mamma.

Ma Shonda ancora non ci ha detto tutto. Il colpo di scena per la dodicesima stagione ancora lo deve sferrare. E la cosa fa paura.

Roberta Magliocca

Grey’s Anatomy: chi morirà quest’anno? was last modified: maggio 1st, 2016 by Roberta Magliocca
30 aprile 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
IL MIRACOLO
CulturaIn primo pianoTeatro

Il Miracolo torna ad Officina Teatro

scritto da L'Interessante

IL MIRACOLO

IL MIRACOLO – REPLICHE STRAORDINARIE
Sabato 7 Maggio ore 21:00
Domenica 8 Maggio ore 19:00

Laboratorio Permanente Ipotesi Espressive presenta
“IL MIRACOLO”

Da un percorso di scrittura scenica collettiva

Con Antonia Alberico, Marica Palmiero, Enrico D’Addio, Francesco Ruggiero, Gianluigi Mastrominico, Pierpaolo Ragozini, Concetta Del Vecchio, Martina Cariello, Cristina Alcorano, Eugenio Sorgente, Martina Esposito, Maria Macri, Andrea Di Miele

Assistente alla regia: Federica Pezzullo
Costumi: Pina Raucci
Regia: Michele Pagano

SINOSSI
Tredici sono gli abitanti di quel derelitto palazzo. Sarebbero gli unici se non fosse ancora viva la Signora Fiorenza. Una lotta interna per decretare un unico vincitore. Un unico prescelto. Ramazze come armi, sedie volanti e sgambetti a farne da padrona. C’è chi la butta sulla simpatia e chi sulla scelta dello smalto; chi prova a lucidare la casa e chi la distrugge; chi si nasconde e chi viene trovato. Una sola cosa è certa, ora che il Napoli lotta per lo scudetto, “la squadra dei Rivetti andrà a sinistra e quella dei Crispino a destra”, si scorciano le maniche pronti per il loro derby.

NOTE DI REGIA
Nel Sud Italia, di convenzione, è radicato l’affidamento alle sacre icone bibliche. Una tradizione che parte da un passato storico, laddove l’affidarsi ai più comuni “San Gennaro” diventa parte integrante di una società che vive spesso di stenti e spera avvenga un cambiamento, necessario per migliorare il proprio stile di vita. Paradossalmente spesso tale affidamento viene utilizzato anche nel gergo comune, scaramanticamente o come frase fatta. “Ci vorrebbe un miracolo” può rappresentare una delle più quotidiane esclamazioni che si possono sentire. Tale spunto, ci porta ad affrontare una tematica più ampia, laddove notiamo che l’affidamento “all’icona”, spesso, viene vissuto in pari passo rispetto alla totale cecità umana. Il miracolo viene scongiurato per vincere un montepremi e poter acquistare finalmente l’oggetto dei desideri; per riuscire finalmente a trovarsi collocati dall’altro capo del televisore disposto in salotto; per partire ed abbandonare tutto. La lotta è portata avanti al suon della cabala o di ricostruzioni di sogni passati; si tenta la fortuna o perché no, si spera di ricevere la lettera di qualche remoto e ignoto parente che lo dichiari erede di una qualche fortuna. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, una frase di Antoine de Saint-Exupéry forse abusata e ascoltata sin dall’infanzia ma indispensabile per noi per la chiave di lettura dello spettacolo. Difatti, ci siamo chiesti se, al raggiungimento di quell’inaspettato miracolo, tale cecità riuscisse a svanire davanti agli occhi o se il buio risulti talmente profondo da non riuscire neanche a capire quello che si ha dinanzi. La nostra risposta si concretizza nel climax dello spettacolo, laddove tanto fermento, tanto ardore, tanto attesa, si mostrano inutili e inefficienti nel momento in cui il miracolo potrebbe avvenire.

Per info e prenotazioni
0823363066 – 3491014251
info@officinateatro.com
www.officinateatro.com

Il Miracolo torna ad Officina Teatro was last modified: aprile 30th, 2016 by L'Interessante
30 aprile 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Graus
CulturaEventiLibri

Graus Editore presenta ‘As-salāmu ‘alaykum’ il nuovo libro di Lorenzo Peluso

scritto da L'Interessante

Graus Editore

Graus Editore Presenta

As-salāmu ‘alaykum

il nuovo libro di Lorenzo Peluso

Lunedì 2 maggio alle ore 17.30, Lorenzo Peluso presenterà As-salāmu ‘alaykum alla libreria Feltrinelli di corso Trieste, Caserta.  Interverranno all’evento il Colonnello Vincenzo Lauro – comandante del Quartier generale italiano della Base Nato di Lago Patria, Ottavio Lucarelli – presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania  e la giornalista Daniela Volpecina che modererà l’incontro.

Il libro

As-salāmu ‘alaykum è un diario delle esperienze di un giornalista embedded al seguito delle missioni militari italiane in Afghanistan, Libano e Kosovo. Una testimonianza sul campo del contributo dato dalle truppe italiane alle popolazioni locali per garantire uno stato di pace duraturo. Cronaca, fotografia e ricordi personali in un accavallarsi di tante voci e di tanti sguardi, gli occhi di quei bambini kosovari e libanesi, che sono la speranza per un futuro migliore.

“Inconsapevole del turbinio di emozioni che stanno per travolgere la tua mente, continui a guardare quelle immagini. Ma intanto cresce l’attesa. Più guardi quelle foto, più sale la voglia di tornare. Ti mancano quei colori, quei silenzi, quei rumori. Ti mancano le voci, i paesaggi, la paura, l’incoscienza. Ti mancano quegli amici che, speri, siano lì ad aspettare te.”

 

L’autore

Lorenzo Peluso è nato a Sanza (Sa) il 17 dicembre del 1971. Giornalista embedded. Nella sua carriera, in teatri di guerra ha realizzato per il quotidiano “La Città “ e il “Corriere del Mezzogiorno” reportage da Herat e da Kabul, in Afghanistan. Inoltre, si è occupato della stabilizzazione dei Balcani e del Libano, oltre che dei campi profughi siriani. È direttore di “Quasimezzogiorno.it”, giornalista di Radio Alfa e corrispondente per il Corriere del Mezzogiorno.  

Graus Editore presenta ‘As-salāmu ‘alaykum’ il nuovo libro di Lorenzo Peluso was last modified: aprile 30th, 2016 by L'Interessante
30 aprile 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Il regno di wuba
CinemaCulturaIn primo piano

Il regno di Wuba: il nuovo capolavoro del regista di Shrek

scritto da L'Interessante

IL NUOVO CAPOLAVORO DEL REGISTA DI SHREK,

IL REGNO DI WUBA

DAL 12 MAGGIO AL CINEMA

CON LE CANZONI DEI THE KOLORS

I grandi nomi del cinema e della musica si danno appuntamento dal 12 maggio per l’uscita italiana del film fantasy Il Regno di Wuba, lo straordinario successo mondiale che arriva in Italia grazie a Minerva Pictures e che sarà distribuito da Microcinema.

Il film è infatti diretto da Raman Hui, noto come il padre di uno dei personaggi più amati della storia del cinema, Shrek (il primo titolo a vincere l’Oscar per il miglior film di animazione nel 2001) e che ha lavorato a tanti altri successi, tra cui Madagascar, Z – La formica e Kung Fu Panda.

Questo suo nuovo, straordinario fantasy rimanda proprio alle atmosfere fiabesche di Shrek e stupirà gli spettatori grandi e piccoli con una galleria di creature incredibili. Al centro della vicenda, il simpaticissimo Wuba, protagonista di un’avventura epica con i suoi simpatici amici, che con lui daranno vita a un viaggio pieno di sorprese per salvare il loro mondo.

Ad arricchire la versione italiana, la straordinaria partecipazione dei The Kolors. La band, che ha raggiunto la grande notorietà grazie alla vittoria nel talent show di Maria De Filippi “Amici” e che, con il loro secondo album “Out”, ha ottenuto quattro dischi di platino, sarà infatti presente con ben due pezzi tratti da quel disco, “Me Minus You” e “My Queen”.

“Sono molto contento – dichiara Stash, voce del gruppo – che due brani dei The Kolors facciano parte della colonna sonora di questo film: è per me emozionate pensare che la mia musica possa essere ascoltata in un modo diverso rispetto a quello abituale e che possa arrivare sempre di più a un pubblico di giovanissimi. Non vedo l’ora di andare al cinema e sono sicuro che anche in Italia avrà il grande successo già riscontrato all’estero”.

E il mondo della musica vede anche la partecipazione di RTL 102.5, Media Partner Ufficiale del film.

Una collaborazione tra realtà di grande successo, considerando che Il regno di Wuba ha incassato quasi 400 milioni di dollari nel mondo e si trova attualmente al sesto posto della classifica internazionale del 2016 di Box Office Mojo, dietro a trionfi hollywoodiani come Zootropolis, Deadpool e Kung Fu Panda 3.

 

Sinossi
Il giovane Tianyin si ritrova coinvolto in un evento che può cambiare la storia dell’umanità. Infatti, la regina dei mostri, che è incinta, gli affida il suo piccolo, destinato a diventare il nuovo re della sua specie. Così, Tianyin dovrà proteggerlo dai cacciatori di mostri che cercano di catturarlo. A rendere il tutto più complicato, ed entusiasmante, sarà l’incontro con la giovane cacciatrice Xiaonan, che gli offre protezione a caro prezzo… Il destino di Wuba e il futuro dell’impero dei mostri sono nelle loro mani. Ma non sanno che questo è solo l’inizio della loro epica avventura!

Una straordinaria avventura di simpatici mostri firmata dal creatore e regista di Shrek.

Il regno di Wuba: il nuovo capolavoro del regista di Shrek was last modified: aprile 30th, 2016 by L'Interessante
30 aprile 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Il tempo caldo delle mosche
CulturaEventiIn primo pianoLibri

Il Tempo caldo delle Mosche: grande successo per l’ultimo romanzo di Vincenzo Restivo

scritto da L'Interessante

Il tempo caldo delle mosche

Si è svolta con grande successo la presentazione dell’ultimo romanzo di Vincenzo Restivo alla libreria Pacifico di Caserta che giovedì 28 aprile ha superato le aspettative di partecipazione e interazione collettiva.

 Il tempo caldo delle mosche. Si chiama così la nuova fatica letteraria del giovane autore marcianisano, un erede appassionante che pare proprio non avere nulla da invidiare ai precedenti romanzi di formazione editi dalla Watson, casa editrice romana con cui Restivo conferma di voler proseguire un rapporto di fiducia e stima reciproca partito tre anni fa.

 Dopo L’abitudine del coleottero e Quando le cavallette vennero in città, l’esordiente creatura ha dimostrato di essere un’ulteriore denuncia sociale, delicatamente cruda e al netto di ogni forma di interpretazione buonista, che richiama con urgenza ed affezione, tematiche a sfondo LGBT.

In un contesto informale e diligente al tempo stesso, l’illustrazione della storia si è svolta in modo fluido e coinvolgente, grazie alla magistrale conduzione dei giornalisti Domenico Callipo e Gianrolando Scaringi.

Ad equilibrare un’intervista dalle varie sfumature, mirante al tema ancora ostico della diversità e l’inclusine sociale della stessa, sono intervenute le letture dal testo realizzate dall’attrice Denise Schlipfinger, volto operante al teatro stabile di innovazione della città di Caserta- Fabbrica Wojtyla.  Era inoltre presente il tesoriere dell’associazione RAIN ( LGBT Casertana), Bernardo Diana, il quale ha sottolineato il fondamentale apporto che Vincenzo dà all’associazione, specie con la rassegna letteraria, dal tiolo LIBERI. Un’iniziativa di successo, giunta al secondo anno,  che propone al pubblico letteratura di genere. Non è mancata, inoltre, la condivisione di una delle più grandi conquiste ottenute dai membri dell’associazione. È stata infatti annunciata la data del primo Caserta Campania pride, che si svolgerà il 25 giugno.

Il tempo caldo delle mosche – la trama

Siamo in una comunità contadina, di quelle dove il tempo è scandito dai ritmi della semina e del raccolto, dove il frutto della terra e l’allevamento degli animali rappresentano le uniche fonti di sostentamento. La vita è regolata dai rigidi valori morali della religione evangelica, la cui presenza si avverte in maniera piuttosto opprimente, al punto che ogni azione sembra essere misurata in base al metro di giudizio di ciò che «sta bene agli occhi di Dio». In questa comunità, apparentemente così sana e ligia, cova segretamente il vizio.

È un’estate torrida. Il caldo afoso e le mosche rendono l’atmosfera del luogo ancora più insopportabile e asfissiante. Il giovane Martin conduce la sua abituale vita contadina insieme ai genitori e a Caleb, il lavorante ventenne ingaggiato da suo padre, un uomo severo e violento, per sopperire ai limiti fisici del figlio. Quando Martin e Caleb non sono impegnati nelle dure attività agricole, si divertono a svagarsi nei campi e, in particolare, amano spiare dalla finestra la professoressa di Francese, Eva Besson, che ha la strana abitudine di girare seminuda per casa. E dove c’è lei, ci sono i corvi: segno di un oscuro presagio.

 

Un romanzo descrittivo e simbolico è il tempo caldo delle mosche, che nella sua rinnovata immagine bucolica fatta di insetti, arsure climatiche e sociali, sottolinea continuamente la forte influenza del pregiudizio sulle vite delle piccole realtà di paese. 

La diversità non può essere integrata, ha dichiarato Vincenzo Restivo, sarebbe una pretesa troppo grande che dovrebbe presuppore una capacità di comprensione del tutto, un ‘utopia irragiungibile.

Ognuno comprende ciò che vive, ha aggiunto, difendendo da linguista quale è la sua affezione alla parola inclusione, che sottintende l’aspirazione ad una società futura pronta a rispettare anche ciò che non avverte come affare proprio.

A chi gli ha chiesto perché i lettori dovrebbero scegliere il tempo caldo delle Mosche, Vincenzo ha risposto: perché c’è dietro tanto lavoro, c’è una storia in cui tutti possono riconoscere qualcosa di sé, come io stesso ho fatto quando, da scrittore, mi sono immerso in questa vicenda.

Grazie all’assenza di cronologie e spazi non definiti, il romanzo rende il tempo della storia, un tempo di riflessione possibile per tutti.

Michela Salzillo

 

Il Tempo caldo delle Mosche: grande successo per l’ultimo romanzo di Vincenzo Restivo was last modified: aprile 30th, 2016 by L'Interessante
30 aprile 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Open Live
CulturaIn primo pianoMusica

Open Live: l’arte nonostante tutto

scritto da L'Interessante

Open Live

Continuano gli appuntamenti della rassegna d’arte intitolata: Open Live: l’arte nonostante tutto, organizzata presso l’officina Open a Villa di Briano, in provincia di Caserta

“C’è sempre maggiore partecipazione alla rassegna, soprattutto da parte dei ragazzi e questo ci riempie di fiducia e speranza poiché era questo il nostto obiettivo, ovvero promuovere una sensibilità culturale in un territorio che sembra senza speranza”, ha dichiarato Fabio Ianniello, ideatore e responsabile del progetto. “Siamo davvero convinti che la bellezza sia uno strumento  indispensabile alla sopravvivenza delle persone, soprattutto in una terra abitata da persone che hanno voglia di arte di cultura, nonostante tutto”.

Musica, fotografia, letteratura e tutto quanto può servire ad avviare percorsi di Bellezza dunque; questo è il cuore di Open_Live: l’arte nonostante tutto, una rassegna culturale che si rinnova ogni quindici giorni in quel di Villa di Briano, con una proposta artistica sempre nuova ed accattivante.

Il prossimo appuntamento è previsto per giovedì 28 aprile a partire dalle 21.30 presso la sede dell’officina culturale Open a Villa di Briano (CE), in via Santagata 159/161. A tenere le fila della serata: Noemi De Simone, cantautrice napoletana, con alle spalle una vita da compositrice e paroliere e Charlotte Allosso, artista poliedrica e curiosa, che esporrà la sua particolare raccolta di foto.

Open Live: l’arte nonostante tutto was last modified: aprile 28th, 2016 by L'Interessante
28 aprile 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Comicon
CulturaEventiIn primo piano

Comicon: cosa c’è dietro?

scritto da L'Interessante

Comicon

Si è da poco concluso uno degli eventi più attesi dell’anno per molti amanti del genere: il Comicon 2016. Ma quanto e quale lavoro c’è dietro?

Abbiamo intervistato chi è tra i protagonisti.

Il prepararsi a questo evento comprende anche una preparazione psicologica. In base a cosa si sceglie ciò che si vuole rappresentare?

La scelta di voler interpretare un certo personaggio nasce dall’ immedesimazione con lo stesso. Si va a creare con il suddetto un’empatia che permette di mostrarsi senza maschera nonostante il costume. La possibilità di travestirsi crea tra persone che tendenzialmente hanno difficoltà a relazionarsi, la capacità di abbattere i muri che si tendono a costruire.

E’ un percorso facile o si tende a cadere vittima dei pregiudizi?

Molto spesso si diventa vittima dell’ignoranza delle persone che vedono questo momento di aggregazione e di scambio anche culturale e di passioni come un qualcosa di negativo perché creato da persone tendenzialmente sole. Creare un legame con un personaggio non reale porta spesso alla conclusione che si stia avendo a che fare con un individuo incapace di creare dei legami nel mondo reale. Quando in realtà non è altro che una passione come un’altra.

Una volta arrivati alla fine, qual è la sensazione che si prova?

Nonostante tutto la sensazione che si prova è quella di una grande soddisfazione. Come in tutte le cose c’è bisogno di sacrificio e nel bene o nel male l’importante è che se ne parli. E devo dire che nel mio caso se ne è parlato molto bene. Al di là dei pregiudizi e di tutto credo che seguire le proprie passioni sia un modo per realizzarsi anche come persona.
E quelli che sanno solo parlare male dovrebbero farsi un esame di coscienza e rendersi conto che magari ciò che per loro può essere una sciocchezza, per altri molte volte ha rappresentato la salvezza.

Maria Rosaria Corsino

Comicon: cosa c’è dietro? was last modified: aprile 28th, 2016 by L'Interessante
28 aprile 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
troppo napoletano
CinemaCulturaIn primo piano

Troppo Napoletano: innamorarsi per la prima volta

scritto da L'Interessante

Il 7 aprile ha fatto il suo esordio sul grande schermo il film Troppo Napoletano’, commedia napoletana prodotta da Alessandro Siani

Nel capoluogo campano la pellicola ha avuto grande successo, ed è stata in grado di suscitare riso senza essere esageratamente volgare come spesso accade con film di questo genere. Protagonista della vicenda è un ragazzino di dieci anni, Ciro, che si innamora perdutamente di una ragazzina bella e raffinata. Il tema è dunque semplice, uno dei più trattati in tutta la storia del cinema, della letteratura, della poesia e dell’arte: l’amore. L’amore che in questo caso travolge due bambini, ma anche gli adulti, e che dimostra come nessuna differenza sociale possa intralciare il suo operato, né tantomeno l’età, perché non si è mai troppo grandi per innamorarsi e provare un sentimento così puro e innocuo. ”Troppo Napoletano” tocca temi già estremamente dibattuti sulla città campana, su tutte le sue contraddizioni, sulle differenze tra lo stile di vita nei vicoli del centro storico e le strade di Posillipo, o ancora, la vita nei paesi vesuviani. Ma, alla fine, l’epilogo è sempre lo stesso: queste differenze, presenti all’apparenza, in realtà non creano un punto di rottura, anzi, convivono da secoli. ”Spaccanapoli” divide la città in due metà che però si completano e si compensano a vicenda, due pezzi di un puzzle che combaciano perfettamente. Il film esprime quell’amore infinito che i napoletani provano per la loro città, con la semplicità che contraddistingue questo popolo paragonabile ad un bambino che si innamora per la prima volta. La dichiarazione d’amore del bambino nato e cresciuto nel centro storico della città per una bambina ricca, altezzosa, di Posillipo, e il sentimento ricambiato, non possono fare altro che provocare un sorriso sul volto del pubblico, che esce dalla sala cinematografica più alleggerito, spensierato, come se fosse entrato adulto e, una volta alzatosi dalla poltrona, fosse tornato bambino.

Mariagrazia Dell’Angelo

Troppo Napoletano: innamorarsi per la prima volta was last modified: aprile 28th, 2016 by L'Interessante
28 aprile 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
uomini
CulturaEventiIn primo pianoLibriMusica

Uomini equilibristi in bilico tra storie e canzoni

scritto da L'Interessante

Uomini equilibristi

Giorgio Olmoti & Federico Sirianni in Uomini equilibristi in bilico tra storie e canzonitargato ‘round midnight edizioni

Che cosa: Storie & Canzoni

Chi: Giorgio Olmoti & Federico Sirianni

Quando: 30 aprile 2016 ore 21.00

Dove: Istituto Comprensivo “Aldo Moro”, via Pigna 113, Casalnuovo Di Napoli

Per info: round-midnight@libero.it

Federico Sirianni, cantautore e Giorgio Olmoti, raccontastorie, condividono spesso i loro palchi portando in giro per la penisola le loro storie fatte di canzoni e racconti. In questi anni si sono misurati con il racconto di momenti della storia condivisa, dalla grande guerra al boom economico, e esplorazioni dell’immaginario, passando dalla letteratura alla fotografia e al cinema. Prendendo come riferimento le canzoni del ricchissimo repertorio di Federico Sirianni e la mole incredibile di racconti di Giorgio Olmoti, si propongono al pubblico con un’antologia delle loro cose, alternando racconti e canzoni in bilico tra ironia ed emozione, rabbia e sorriso, carne e sangue. Un appuntamento imperdibile in cui la narrazione prende corpo tangibile tra le note e le parole di due vecchi cani di strada che la sera si fermano a parlare con i loro vicini di tavolo e non è mai lo stesso posto. 

Uomini equilibristi in bilico tra storie e canzoni was last modified: aprile 28th, 2016 by L'Interessante
28 aprile 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
grande madre
CulturaEventiIn primo pianoMusicaTeatro

Grande Madre – Laboratorio danze popolari

scritto da L'Interessante

Grande madre

Laboratorio Stabile Danze del Sud Italia
diretto da Angela Esposito

presenta

GRANDE MADRE
LABORATORIO SULLA VISIONE CONTEMPORANEA DELLA DANZA POPOLARE

a cura di:

Angela Esposito
Alessia Tudda

IV° ed ULTIMO INCONTRO
Sabato 7 Maggio
Dalle ore 16 alle ore 19

>>Ritorno alla Madre<<

Testi di riferimento:
“Canti a “ffigliuola e Tammurriata per Materdomini”
(Esecutori: Antonio De Luca, Gennaro Albano, Luigi Auricchio, Domenico Catapano, Pasquale Boccia)
Zona: Somma Vesuviana, Terzigno

Presso il
Led Spazio Danza
Via Francesco del Giudice n.9
(Nei pressi della chiesa Pietrasanta, su via tribunali)
Napoli

Info e prenotazione:
Cell: 3497428098 | 3285428140
Email: angie.esposito86@gmail.com

Il vero canto popolare è innanzitutto la rappresentazione di un mondo interiore. Si basa su un’articolazione di “Segni”, leggibili in una visione rituale e magico-religiosa dei canti stessi. Questi infatti sono comprensibili nella loro molteplice verità secondo un codice culturale che rapporta i “segni” ad angosce collettive da esorcizzare proprio mediante la loro stessa espressione.
Le principali tematiche di tali “Segni” sono: la donna o la madre, il sesso e la morte.
Tutto è rivolto alla “figliola” come vergine, madre, sorella, sposa, come terra, albero, orto, giardino, rosa, fontana, pozzo, come montagna, castello, palazzo, casa, chiesa, e come sole e luna, come barca, fiume, mare in cui perdersi, annegare, ma anche viaggiare e poi tornare, come grotta, caverna dalla quale si è nati ed alla quale si vorrebbe sempre ritornare.
La figliola prima dolce come mela o albicocca, ora aspra come limone o foglia di limone, ha la stessa faccia della morte: come morte è la vergine sposa che accoglie il seme e ripartorisce la primavera.
Nella antropologia e psicologia Junghiana e di Neumann, la Grande Madre rappresenta una forza numinosa come archetipo di potenza ambivalente, che può nutrire ma anche divorare, salvare ma anche distruggere. È il luogo della magica trasformazione, della rinascita, dell’occulto e tenebroso, ciò che divora e seduce.
Essa è datrice non solo della vita ma anche della morte. Il grembo della terra si trasforma nelle fauci divoranti e mortali del mondo sotterraneo seminando distruzione e pericolo; l’utero da fecondare e la cavità protettiva della terra e della montagna si trasformano nell’abisso, nella caverna, nell’oscura cavità profonda dell’utero divorante della tomba e della morte, nell’oscurità priva di luce e nel nulla proprio della Madre oscura.
Ed è sempre a lei che si tende, lei che sta in alto su una montagna o giù in una valle, o nel mare, o sotto terra, comunque sempre al di là di chi vorrebbe raggiungerla pur avendo paura di raggiungerla. E per raggiungerla al di là si passano i ponti, si traversano i fiumi, si varca il mare in un eterno viaggio di andata e ritorno, come il moto dell’onda sulla spiaggia, come il coito di un universo di angoscia e di amore.
Tutto ciò perché in fondo le cose sono tre: la madre il sesso e la morte ed entrano una nell’altra e si scambiano e sono la stessa cosa in un modo o in un altro.
E se il sesso è la stessa morte, esso diventa arma, coltello, spada, pistola, fuoco e combattimento. E se la madre è il sesso è anche la nascita o una nuova nascita dopo la morte perché è il sesso che genera nuovamente.
Ed anche il “Grande Cerchio” rappresenta una dimensione del femminile. Quell’aspetto che tende a mantenere fermo ciò che da esso sorge e a circondarlo come sostanza eterna. Tutto quello che nasce dal femminile appartiene ad esso, anche quando l’individuo diviene autonomo, l’archetipo del femminile relativizza tale autonomia, rendendola una variante secondaria della sua essenza eterna.

Il laboratorio è aperto a tutti coloro che, pur non avendo precedenti studi di danza, intendendo compiere una ricerca sul corpo attraverso alcuni principi base della danza contemporanea e attraverso i movimenti, l’analisi dei testi e l’ascolto di alcune sonorità tipiche della tradizione popolare campana, in particolar modo LA TAMMURRIATA.
Il laboratorio è aperto a uomini e donne di qualsiasi età, che abbiano voglia di scoprirsi, di ricercare e scoprire una propria visione della danza popolare, in una ottica nuova, e quindi, contemporanea.
A tutti quelli che intendono compiere questo viaggio nel femminile, in queste dimensioni:

MADRE = MORTE = SESSO = MADRE

Programma dettagliato:

– Riscaldamento del corpo sulla base della tecnica contemporanea
– Postura e Accentramento
– Scomposizione e dissociazione corporea
– Lavoro sulle articolazioni
– Esercizi di stile tipici della danza contemporanea
– Gestualità e mimica tipici della danza popolare
– Camminate e passi danzati tratti dall’espressione coreutica popolare e della danza contemporanea
– Danza nel “Grande Cerchio” in una visione contemporanea della danza popolare

Bibliografia
Jung C.G., Opere 9, tomo 1, Bollati Boringhieri, Torino, 1980
Neumann E., La grande madre, astrolabio, Roma, 1981
De Simone R., Canti e tradizioni popolari in Campania, ed. Lato side, 1979

Angela Esposito
Danzatrice, Performer, Coreografa
Direttrice del Laboratorio Stabile Danze del Sud Italia
Napoli | Portici | Pomigliano D’arco | Cercola

Nata e cresciuta nella zona vesuviana, fin da bambina, osserva e partecipa ai rituali annuali contadini della zona agro-sommese. Crescendo si appassiona ad altri stili di danze tradizionali campane, osservando e assimilando la coreutica delle Tammurriate dei Monti Lattari e dell’area Domiziana.
Nel 2008 studia e ricerca l’atto performatico attraverso il corso di danze rituali della Puglia condotto da Mattia Doto, presso l’associazione culturale TARANTA POWER, diretta da Eugenio Bennato. Percorso in cui matura un profondo lavoro sul corpo e sulla presenza scenica, attraverso alcuni principi di lavoro e di training tipici del teatro-danza contemporaneo.
Nello stesso tempo prosegue i suoi studi sulle altre danze del sud Italia, osservando sul campo, nei luoghi e nei contesti in cui si svolge la danza, dalla Pizzica Pizzica del Alto Salento, allo stile ostunese della Bassa Murgia, dalla Tarantella Cilentana al Sonu a Ballu Riggitano.
Dal 2011 insegna presso numerose strutture del territorio campano (Napoli, Pomigliano d’Arco, Scisciano, Somma Vesuviana, Cercola, Torre del Greco, Portici).
Nel 2014 collabora con l’antropologo dott. Fabio Birotti nei Progetti PON rivolti alle Scuole.
Dal 2012 al 2015 ha collaborato con l’Associazione SuDanzare, con sede a Parigi, in qualità di insegnante, danzatrice e responsabile per la regione Campania.
Nel 2014 partecipa, come componente della compagnia omonima di teatro danza, allo spettacolo “sanTarantella”, la cui prima nazionale è andata in scena al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e successivamente al Teatro Stabile d’Innovazione Galleria Toledo.
Nel 2015 inizia un percorso di ricerca sulla visione contemporanea della danza popolare. Ricerca da cui nascono laboratori e coreografie, lavori presentati in seguito durante gli spettacoli di fine anno dell’Accademia Iris di Portici, diretta da Valeria Schiano, e del centro studi Arteballetto di Pomigliano D’arco, diretto da Daniela Sorrenti.
Collabora con vari artisti della scena musicale campana e non, come: i Rareca Antica, A paranza r’o Lione, Paranza dell’Agro, Pino Jove, Luna Calante, Progetto Sanacore, Marilù & i Contrabballo, Rione Junno, e con la danzatrice/performer Ashai Arop Lombardo (nel Workshop Tammurriata Nera).
Dal 2015 dirige il Laboratorio Stabile di danze del Sud Italia, con sede principale a Napoli presso il Led Spazio Danza, e presso altre strutture (Accademia Iris di Portici, Centro Studi Arteballetto di Pomigliano D’arco, Arte in movimento di Cercola), dove svolge incontri di danze tradizionali e sulla visione contemporanea delle danze popolari.

Alessia Tudda
Danzatrice, performer, coreografa

Nata nella zona vesuviana, frequenta fin da bambina, a soli sei anni, i corsi di danza classica e contemporanea presso l’‘Accademia dello Spettacolo’ di Portici (Napoli), diretta da Irma Cardano e Virginia Vincenti, tramite le quali avrà la possibilità di studiare, nel corso dei dodici anni di frequenza accademica, con Maestri del calibro di Lia Calizza, Pedro de La Cruz, Renato Greco, Bill Hasting, Chet Walker, Agostino D’Aloia e numerosi altri nomi di fama internazionale.
Impegno e dedizione alla disciplina, e corsi di studio avanzato presso centri di danza di spicco come quello di Rossella Hightower di Cannes nel 2002, le permettono di conseguire, a partire dall’età di 11 anni, ‘primi premi’ e riconoscimenti in concorsi nazionali ed internazionali nell’ambito della danza contemporanea e di vincere borse studio come quella all’ ‘International Dance Theatre e Musical Festival’ (Trento) nel 2009.
Il perfezionamento presso altre scuole napoletane come la scuola ‘Romeo e Giulietta’ di Floriana Troise e Claudia Perez, lo stage di danza “modern/jazz” presso l’evento “Sebs” (Napoli) che la vede vincitrice della borsa di studio per la compagnia del Maestro Luigi Grasso nel 2010 e la continua attività didattica rivolta a classi di danza classica e contemporanea, inferiori e superiori, a partire dall’anno 2009, mantengono viva la sua attività di danza ormai ventennale e rappresentano fonte di continuo arricchimento.
Il senso forte d’appartenenza alla sua terra ed il forte legame con le sue radici, per metà vesuviane e per metà “arbereshe”, la spingono ad approfondire la conoscenza della tradizione coreutica della sua terra. L’incontro con Angela Esposito, nel 2012, l’avvicina istintivamente allo studio delle danze popolari del Sud Italia, partecipando attivamente ai corsi, prima come allieva, poi come assistente.
Opera in seguito in spettacoli di teatro – danza: nel 2014 con la compagnia Sudanzare nello spettacolo “SanTarantella” la cui prima Nazionale si è svolta Napoli, presso il Museo Archeologico e successivamente presso il Teatro Stabile d’innovazione Galleria, ed nel giugno 2015 nello spettacolo di fine anno “Agape e Nemesis” dell’Accademia Iris di Portici (Napoli), diretta da Valeria Schiano.
Ha poi l’occasione di collaborare negli anni, come ballatrice ospite, per vari gruppi e nomi storici della tradizione popolare campana: Luna calante, Pino Iove, la Paranza dell’agro.
Nel 2015 lavora, per l’intero tour estivo, con il gruppo “Rione Junno”, con il quale si esibisce, fra l’altro, nel ‘Kaulonia Tarantella Festival’, a Caulonia (Rc); nel ‘Pastena Folk Festival’, a Pastena (Fr) e nella ‘Festa del mare’, a Positano (Sa), con il Maestro polistrumentista Erasmo Petringa; nel ‘Gal Gargano Festival’ a Mattinata (Fg), con Eugenio Bennato; a Manocalzati (Av) con il percussionista Luca Rossi; nella ‘Notte bianca’ di San Giorgio del Sannio (Bn), con Pietra Montecorvino; ad Olevano Romano (Rm) con Enzo Gragnaniello.
Collabora con il Laboratorio Stabile Danze del Sud Italia, diretto da Angela Esposito, in qualità di insegnante ed assistente nei corsi di danza popolare e in qualità di danzatrice e coreografa durante gli spettacoli e saggi di danza popolare e sulla visione contemporanea della danza popolare.

Grande Madre – Laboratorio danze popolari was last modified: aprile 27th, 2016 by L'Interessante
27 aprile 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
  • 1
  • …
  • 38
  • 39
  • 40
  • 41
  • 42
  • …
  • 50

Resta in Contatto

Facebook Twitter Google + Instagram Email RSS

Categorie

  • Attualità
  • Basket
  • Calcio
  • Cinema
  • Cronaca
  • Cultura
  • Curiosità
  • Dall'Italia e dal Mondo
  • Editoriale
  • Eventi
  • In primo piano
  • Indovina dove andiamo a cena
  • Libri
  • Musica
  • Notizie fuori confine
  • Parliamone
  • Politica
  • Sport
  • Teatro
  • Tv
  • Viaggi Interessanti
  • Vignette Interessanti
  • Volley

I Più Visti

  • duel gomorra

    Gomorra 3: i casting al Duel Village

    8 giugno 2016
  • amore

    L’ Amore ai giorni nostri

    6 dicembre 2016
  • molly

    Molly Malone, la strana leggenda

    19 novembre 2016
  • museo

    Museo di arte islamica come l’araba fenice

    24 gennaio 2017
  • canile

    Adozione in canile: ti salvo la vita, appartieni a me

    9 marzo 2017
  • Facebook
  • Twitter
  • Google +
  • Instagram
  • Email

© 2015 L'Interessante. Tutti i diritti riservati.
Designed by Armando Cipriani


Back To Top
Utilizziamo i cookie per migliorare l'esperienza utente sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu sia d'accordo. Accetto
Privacy & Cookies Policy