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Categoria

Cultura

in cucina
CulturaIn primo pianoLibri

In Cucina contro il cancro – Il pensiero scientifico Editore

scritto da L'Interessante

In cucina contro il cancro

A Materdomini (Av) il prof. Cesare Gridelli.
Quali sono i fattori di rischio che portano ad ammalarsi di cancro? Prevenire, è la parola d’ordine. Cesare Gridelli, direttore del Dipartimento di Onco Ematologia del Moscati di Avellino, autore di diverse pubblicazioni, sottolinea l’importanza del rapporto tra una corretta alimentazione, uno stile di vita sano e la prevenzione del cancro. Sabato 7 maggio, presso il “Rosa Resort”, in Materdomini, Caposele, (Av), alle 17.30, ne discute con l’autore il dottor Vincenzo Cianci, della Serenity Art, associazione culturale, che ha colto con interesse l’iniziativa proposta dai titolari del  Rosa Resort e dallo stesso professore.

Gridelli, oncologo di fama internazionale, appassionato cultore gastronomico, presenta nel suo  libro “In cucina contro il cancro”

Ricette sane ed appetitose, che possono essere proposte con facilità da tutti, facendo attenzione alla propria alimentazione, senza rinunciare al gusto del palato. Una divulgazione scientifica, rivolta al mangiare sano, bene, e con gusto, favorendo in primis la prevenzione.

In Cucina contro il cancro – Il pensiero scientifico Editore was last modified: maggio 3rd, 2016 by L'Interessante
3 maggio 2016 0 commenti
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Caravaggio
CulturaEventiIn primo piano

Caravaggio – La vera arte viene da quello che si vede

scritto da L'Interessante

Mercoledì 11 maggio ore 17.45 presso la Casina Pompeiana all’interno della Villa Comunale di Napoli (Riviera di Chiaia) si terrà l’evento: Caravaggio  –  La vera arte viene da quello che si vede 

A pochi giorni dal sensazionale ritrovamento di una tela di Caravaggio, forse una di quelle dipinte a Napoli, l’associazione culturale “Al centro delle arti” con Unip presentano lo spettacolo “Caravaggio – La vera arte viene da quello che si vede” con Roberta D’Agostino, che cura anche la regia, e con Mattia Tammaro. Il lavoro ha il patrocinio dell’Assessorato alla cultura del Comune di Napoli ed è una delle tappe di avvicinamento alla sesta edizione della mostra “Rock” ideata da Michelangelo Iossa e Carmine Aymone.

Ad apertura dell’incontro ci sarà un intervento dello storico Guido D’Agostino sulla storia di Napoli tra Cinquecento e Seicento e Nives Monda che illustrerà i cambiamenti nel modo di mangiare dei napoletani ai tempi di Caravaggio.

Michelangelo Merisi da Caravaggio rivoluzionò l’arte in Italia; spostò il centro di gravità della pittura a Napoli. Le tappe più importanti della sua vita, le opere, la sua importante rivoluzione nella pittura sono raccontate, in forma breve, in questo spettacolo. Un racconto in cui lo stesso pittore narra la sua storia.

Ad accompagnare il Maestro nel suo viaggio, con una attenzione particolare agli anni napoletani della sua vita e alla fervida attività di quel periodo, c’è il giullare Rac Contino che traghetta gli spettatori nel mondo del pittore narrando fatti e piatti dell’epoca.

Un viaggio tra arte, cibo e divertimento in cui nessuna parte predomina sull’altra, che offre la possibilità di conoscere il vero genio della pittura mondiale e, nel contempo, fa divertire con racconti della tradizione napoletana.

Sponsor della manifestazione sono: Unip, A.S.C.I.- scuola di cinema, Il Gelatiere, Materassi&Materassi, Associazione culturale Manart, Ciro Caruso fotografo.

È un evento realizzato in collaborazione con la Taverna a Santa Chiara e con l’associazione culturale “Donne a testa alta”.

Caravaggio – La vera arte viene da quello che si vede was last modified: maggio 3rd, 2016 by L'Interessante
3 maggio 2016 0 commenti
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la birra
CulturaEventiIn primo piano

La birra ufficiale della terza edizione del Radici Fest

scritto da L'Interessante

La birra ufficiale della terza edizione del Radici Fest – Buskers Al Borgo è finalmente pronta!

Una birra artigianale, non filtrata e non pastorizzata, rifermentata in bottiglia prodotta dal Micro Birrificio Artigianale di Piana di Monte Verna, una piccola e giovane azienda locale casertana che ha deciso di sostenere il festival attraverso un suo prodotto, un prodotto di grande qualità che sarà utile alla realizzazione di questa terza edizione del festival di artisti di strada di Caserta che si preannuncia ricco di novità, previsto come sempre il primo week end di luglio, ovvero sabato 2 e domenica 3 luglio, nuovamente nel borgo di Casertavecchia. Infatti, acquistando una birra, disponibile sia chiara che rossa, si potrà sostenere il Radici Fest, un festival completamente autofinanziato promosso dall’associazione ZeroZero Live e dalla Proloco Casertantica di Casertavecchia che quest’anno avranno il piacere di avere un nuovo partner a loro fianco, ovvero i volontari di Formazione Solidale, associazione locale attiva in Senegal nella costruzione di una scuola di formazione professionale. Grazie alla birra del Radici Fest, quindi, non solo si sosterrà il festival ma anche i progetti di solidarietà di Formazione Solidale e lo stesso Micro Birrificio; una scelta di unità e di collaborazione tra tre realtà casertane che hanno scelto di promuovere un prodotto e un festival nati entrambi dalla passione di sperimentare nuove forme di socialità e aggregazione, provando a dare un segnale forte di come anche in provincia di Caserta si possa realizzare qualcosa semplicemente di buono e bello partendo dal basso. Sarà possibile acquistare la birra già da ora attraverso gli esercizi commerciali di Caserta e provincia che hanno deciso di ospitare la birra nei loro locali. Una lista completa sarà disponibile sul sito www.radicifest.com dove è possibile scoprire tutte le novità del festival. Ovviamente siamo aperti a nuove collaborazioni o locali che hanno desiderio di sostenere il festival sposando il progetto della birra del Radici Fest; chi volesse può inviare una mail a radicifet@gmail.com. Noi intanto, continuiamo a costruire un festival con l’obiettivo di migliorarci anno dopo anno, per portare sempre più gente a conoscere i tesori nascosti di Casertavecchia e non solo attraverso l’arte di strada!

La birra ufficiale della terza edizione del Radici Fest was last modified: maggio 2nd, 2016 by L'Interessante
2 maggio 2016 0 commenti
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Evoè
CulturaEventiIn primo pianoMusica

Gli Evoè Musica Popolare riscaldano Cerreto Sannita

scritto da Roberta Magliocca

<<Più che il concerto del Primo Maggio, sembra il concerto del Primo Gennaio!>>, così ha esordito, poco prima di cominciare a suonare, il fisarmonicista degli Evoè – Musica Popolare Paolo Tommaselli

Ed  effettivamente quella di ieri è stata una serata fredda, piuttosto insolita per essere la prima Domenica di Maggio. Ma sembra proprio che a Cerreto Sannita, un paesino in provincia di Benevento, ci siano abbastanza abituati alle temperature rigide. Sciarpe e giacche pesanti l’hanno fatta un po’ da padrona, dunque, ma solo fino alle primissime note suonate dal gruppo di musica popolare Evoè. 

Sono bastati solo un paio di loro pezzi per far scatenare la gente che era in piazza in pizziche, tammurriate e tarantelle, danze appartenenti alla cultura popolare del Sud Italia.

Sonorità calde ed energiche quelle degli Evoè: le tammorre e i tamburelli suonati da Ennio Di Maio hanno il colpo chiaro e deciso delle radici di un popolo che ha nella sua storia tragedia e meraviglia. Le corde di una chitarra suonata dalle mani di Mauro Tamburrini, mani plasmate da anni ed anni di studio e che pure si lasciano travolgere da una musica che ha più anima che spartiti. La voce di Sara Iannucci che con abilità e perfezione riesce a giocare tra dolcezza e sensuale aggressività, cantastorie di un mondo che fu. In una passione delle più tradizionali, di quelle tramandate da nonno a nipote, si inquadra la fisarmonica di Paolo Tommaselli che mai si è reso separabile dalla musica popolare. In compagnia del suo violino fin dall’età di 10 anni, Luigi Paciello ne ha fatta di strada musicale prima di approdare agli Evoè, rendendo la loro musica estremamente affascinante. Ma gli Evoè non sarebbero quello che sono senza l’eleganza, la leggerezza e l’incanto della ballerina Chiara Rapuano, che rende visivamente la magia della musica popolare.

Una tradizione non fine a se stessa quella degli Evoè, sempre impegnati nella continua ricerca di nuove sonorità per riportare in auge la storia di uno dei Sud più belli del mondo e raccontarlo attraverso una musica sempre esistita, innovandola e arricchendola di originalità e passione, affinchè anche i più giovani possano sentire vivo il legame con la propria terra.

Per restare sempre aggiornato sui concerti degli Evoè – Musica Popolare, clicca qui.

Roberta Magliocca 

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Gli Evoè Musica Popolare riscaldano Cerreto Sannita was last modified: maggio 2nd, 2016 by Roberta Magliocca
2 maggio 2016 0 commenti
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luoghi
CulturaEventiIn primo piano

Luoghi e piazze infestati di Napoli

scritto da L'Interessante

I luoghi infestati di Napoli

I luoghi infestati di Napoli

Palazzo Penne

Il palazzo appartenente al signor Penne, segretario del Re, par essere stato costruito in una notte. Il funzionario, innamoratosi di una fanciulla che gli promise amore se le avesse costruito un palazzo in una sola notte, chiese aiuto al diavolo Belzeburp. Al momento della resa dei conti però il signor Penne creò un tranello ad Diavolo che, infuriato, si dice sia stato risucchiato dalla terra che si aprì in due. In quello stesso punto oggi sorge un pozzo.

Piazza San Domenico Maggiore

Questo è senza dubbio dei luoghi più infestati di Napoli. Spicca qui il palazzo di *Maria D’Avalos *uno degli spiriti più tormentati di Napoli. Uccisa dal marito poiché adultera, il suo corpo fu gettato in mezzo alla piazza e lasciato lì per un paio di giorni in segno di disprezzo. Ancora oggi alcuni dicono di averla vista affacciata al balcone della casa.

Cappella San Severo

Nota soprattutto per il Cristo Velato, la cappella nasce in realtà come centro di raccolta massonica. Il Cristo infatti, è velato proprio perché i Massoni dovevano entrare nella chiesa completamente coperti, in una sorta di cecità, e scoprirsi solo dopo
un percorso iniziatico, raggiungendo così l’illuminazione. Sono presenti all’interno della stessa poi, le due macchine anatomiche che si dice siano corpi veri poiché perfetti, anche se poi studi approfonditi hanno dimostrato il contrario.

Piazza del Gesù Nuovo  

Si dice che al pomeriggio, su un lato di un palazzo alle spalle della statua al centro della Piazza, se si osserva bene è possibile vedere il volto della morte con tanto di cappuccio e falce.

Monaciello

E’ uno dei fantasmi più conosciuti a Napoli, è quello che fa scomparire le cose o, in alcune casi, anche riapparire.
La leggenda racconta che sia un bambino abbandonato e allevato dai monaci che portava il saio, dispettoso perché preso in giro da tutti. In realtà i monacielli non erano altro che i pozzari, coloro che andavano a svuotare le cisterne e che, oltre a essere molto minuti, indossavano un abito lungo con cappuccio per proteggersi dal freddo. Erano loro che, avendo accesso diretto alle case, rubavano gli oggetti o li lasciavano in caso di fuga o altro.

Maria Rosaria Corsino

Luoghi e piazze infestati di Napoli was last modified: maggio 2nd, 2016 by L'Interessante
2 maggio 2016 0 commenti
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dracula
CulturaIn primo piano

Dracula nel centro storico di Napoli

scritto da L'Interessante

Dracula

Il sanguinario, che si nutre di sangue di vergini.

La storia di Dracula in realtà affonda le sue radici nell’omonimo romanzo di Bram Stoker che trova le sue fonti in una tradizione folkloristica molto lunga

Vlad III Tepes, conte di Valacchia, fu fatto prigioniero e portato a Costantinopoli  dove si ritiene abbia imparato la tecnica dell’impalamento. Ma cosa ci fa un sovrano appartenuto ad un’area geografica così lontana a Napoli? Il ritrovamento è stato fatto a Santa Maria La Nova nei pressi del centro storico ove una tomba sembra riportare quelli che sono i segni distintivi della sua dinastia.
Il rilievo presente al centro, rappresentante un dragone e uno stemma, potrebbe stare a indicare l’unione in matrimonio di Maria, figlia di Vlad giunta a Napoli per fuggire alle persecuzioni dei turchi, e di un membro della famiglia Ferrillo.
Il dragone si rifà però anche a quello che era l’Ordine del dragone, una congrega di nobili che si battevano contro le eresie e di cui avevano fatto parte anche il padre di Vlad III e il sovrano Aragonese, Ferrante.
Le due sfingi che si trovano invece a lato richiamano all’antica città di Tebe, la cui pronuncia era Tepes, altro riferimento al Conte e i piccoli templi indicano quelli che sono luoghi sacri in Valacchia. La teoria più accreditata è che la figlia Maria abbia portato il corpo del padre deceduto in città per preservarlo.

All’interno della Chiesa si trova poi un affresco in una lingua che non è stata ancora decifrata e si crede che sia un messaggio in codice dei cavalieri scritto dai Cavalieri del Dragone.

Maria Rosaria Corsino

Dracula nel centro storico di Napoli was last modified: maggio 2nd, 2016 by L'Interessante
2 maggio 2016 0 commenti
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Primo Maggio
CulturaIn primo piano

Primo Maggio: festa anacronistica?

scritto da L'Interessante

Primo Maggio

L’Italia è una repubblica non democratica fondata sulla ricerca del lavoro, se l’art.1 della Costituzione fosse modificato in questo modo, la festa dei lavoratori avrebbe ancora senso?

 Che ci piaccia o no, non basta una data a fare del giorno qualunque una festa da celebrare. È la partecipazione che crea la giusta matrice per sentimenti di commozione ricorrenti. Tutto ciò che perde valore ed entusiasmo, può provare a festeggiarsi come vuole, ma va da sé che il tentativo di santificare la scomunica è sempre una partita pesa.

È vero che al dì di festa non si rinuncia mai, ma quasi sempre il motivo ci sfugge dalla tasca dell’abitudine.  Come dire, ogni occasione è buona per fare baldoria, fosse anche il caso di una commemorazione in onore del pulcino Pio, quando lo fanno gli altri è di sicuro cosa buona e giusta, specie se è così da sempre.

Dalla gita fuori porta, alle prime distese sulla battigia, il Primo Maggio viene ricordato certamente per il concertone in live production, ma solo probabilmente per gli avvenimenti storici che lo hanno consacrato a giorno di festa.

Non è un demerito, o almeno non se riconosciamo ancora il libero arbitrio come valore fondante alla base dell’esistenza, che può tranquillamente presuppore un’ignoranza consapevole e poco sofferta, certo è che il sentimento di ribellione, proprio dei fatti storici del 1886, sembra non riguardarci più. In un Paese tristemente assuefatto, travolto dal negativo andante, l’idea patriottica di rivoluzione pare  un miraggio indicibile.

Ma ciò che ignoriamo è veramente quello che non ci interessa sapere? O si tratta soltanto di una pigrizia depressa e poco disposta a risalire le vie della coscienza?

 È giusto lamentarsi perché giovani plurilaureati non riescono a costruirsi un futuro occupazionale, come è legittimo protestare per i troppi lavoratori sottopagati, vittime di una schiavitù moderna che si nutre della disperazione, ma alla fine di questo dissenso cosa c’è? Quasi sempre il silenzio. Perché tanto il mondo va così e nulla può cambiare. Eppure, ieri non è mai stato come oggi e se anche si è spesso costretti a ricominciare da capo, le cose cambiano, mutano anche senza la nostra collaborazione.

Ai tempi dei gravi incidenti che travolsero Chicago, sfociati poi  in una vera e propria rivolta, nessuno dei coinvolti avrebbe mai pensato di passare alla storia come rivoluzionario, ognuno era mosso  da una profonda insofferenza, un  senso di ingiustizia senza rimando, e questo sarebbe bastato a voler inseguire quello che, potenzialmente, sembrava irraggiungubile.

 Perché si festeggia il Primo Maggio? Cenni storici

Tutto cominciò quando, il Primo Maggio1886, gruppi di sindacati degli Stati Uniti organizzarono un corteo operaio per chiedere la riduzione della giornata lavorativa ad otto ore: la protesta durò alcuni giorni. Il 3 maggio tutti i lavoratori che avevano preso parte allo sciopero si ritrovarono all’ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick, in quell’occasione molti di loro vennero colpiti dagli spari della polizia che era stata chiamata a reprimere l’aggregazione. Due persone rimasero uccise e altre furono ferite gravemente.

Il culmine della rivolta si verificò il 4 maggio, quando esplose un ordigno che provocò la morte di un poliziotto, episodio ulteriormente tragico che generò una vera e propria guerriglia in cui rimasero uccise ben undici persone.

 Nel 1889, a tre anni di distanza dai fatti di Chicago e durante il congresso della Seconda Internazionale, fu ricordato quell’episodio in una celebrazione alla memoria dei caduti, fatto che divenne il simbolo delle rivendicazioni operaie in tutto il mondo.

Negli stati Uniti, oggi, il 1 maggio non è una festa riconosciuta ufficialmente, che sia questa una contraddizione o coerenza dipende dal sentire intimo di ciascuno. Forse, però, al di là di ogni ipocrisia, sarebbe opportuno sfruttare queste ore per meditare sul senso di quello che stiamo lodando, se lo stiamo facendo. Così, giusto per riscoprire la voglia di farci domande e, eventualmente, anche la paura di non trovare le risposte che vorremmo, quella stessa che di solito produce il coraggio di tentare ciò che sembra intentabile. Non necessariamente a costo della morte, come la storia ci insegna, ma almeno a favore del recupero di una dignità  perduta che permetta di vivere.

Michela Salzillo

 

 

Primo Maggio: festa anacronistica? was last modified: maggio 1st, 2016 by L'Interessante
1 maggio 2016 0 commenti
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Tiffany
CulturaIn primo pianoLibri

Un regalo da Tiffany di Melissa Hill

scritto da Roberta Magliocca

New York. Un uomo di nome Ethan è sulla Fifth Avenue, nel magico universo di Tiffany , al primo piano, girando tra i gioielli più preziosi che mai potrebbero trovarsi in una qualsiasi altra gioielleria al mondo. Solo un piano più giù, ma decisamente molte vite più in là, c’è Gary, che quel giorno, la vigilia di Natale, si affretta ad ultimare gli ultimi regali, dopo essere stato impegnato tutto il giorno in acquisti per sé, solo ed esclusivamente per sé. Ethan e Gary, due caratteri e due vite opposte. E lo si capisce immediatamente, quando scelgono il regalo per le loro rispettive donne: il primo compra un anello di fidanzamento, un diamante elegante e raffinato, decisamente costoso, forse tra gli oggetti più costosi di tutto il negozio. Il costo ne vale il significato, pensa Ethan. Gary, invece, ha in mente un regalo che sia solo un regalo, niente di più. Decide di prendere alla sua ragazza un braccialetto portafortuna, dal costo minimo (per quanto minimo possa essere il prezzo di una qualsiasi cosa uscita dalle porte di Tiffany). Ma qualcosa accade quel giorno, fuori da Tiffany, un incidente, un uomo investito da un taxy, la confusione e…l’improbabile diventa probabile. Le due buste di Tiffany vengono scambiate. Quei pacchetti che solo Tiffany ha, che tutte le donne vorrebbero, almeno una volta nella vita, trovare sotto l’albero (o da qualsiasi altra parte!), finiscono dove non avrebbero dovuto. Scoperto lo sbaglio, Ethan farà di tutto per riportare l’anello dalla sua donna. Ci riuscirà? Non si sa; certo sarà difficile, soprattutto se il destino ha deciso diversamente. D’altronde, si sa, Tiffany è magia; a Natale poi…

Melissa Hill, autrice di Un regalo da Tiffany, ha tenuto incollati ai suoi libri milioni di lettori (soprattutto lettrici!)  con la magia di posti incantevoli, con i sentimenti genuini e dolci, con quella leggerezza che fa sorridere e splendere gli occhi sotto il sole, davanti al mare. Buona lettura!

Un regalo da Tiffany di Melissa Hill was last modified: maggio 2nd, 2016 by Roberta Magliocca
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Primo Maggio
CulturaIn primo piano

Primo Maggio, save the date: quello che gli italiani non dicono

scritto da L'Interessante

Primo Maggio

Confucio diceva «scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la vita».

Una verità certamente provata ma… siamo sicuri di non desiderare neppure un “day-off”? Perché, ammettiamolo, una gita fuori porta, una romantica serata sul divano a sorseggiare thè caldo e a sgranocchiare biscotti al cioccolato non dispiace affatto.

E quale occasione migliore se non il fatidico Primo Maggio?

La Festa del Lavoro, nata in ricordo delle battaglie operaie che rivendicavano i sacrosanti diritti inalienabili che contraddistinguono la società attuale, esorta al movimento, è come una parola magica che apre le porte alla serenità. Zaino in spalla dunque, si parte!

I dati raccolti da Coldiretti un anno fa riferiscono una situazione italiana, per certi aspetti, rassicurante: un italiano su quattro ha scelto di trascorrere la Festa del Lavoro all’aria aperta, facendo una passeggiata, un picnic al sacco oppure recandosi presso un agriturismo. Dati che hanno fatto ben sperare e che proiettano il nostro Paese verso lo sviluppo e il potenziamento del turismo verde, sostenibile ed ecologico. La scelta stessa della gita in agriturismo (secondo Terranostra l’anno scorso sono stati superati oltre un milione di pasti) rilancia il settore agroalimentare, quello più genuino delle zone rurali o comunque delle periferie urbane, portando alla piacevole (ri)scoperta di borghi dall’interesse storico-culturale notevole, senza tener conto del totale isolamento dallo stress cittadino. È principalmente quest’ultimo, infatti, ad influenzare, ormai sempre di più, la maggior parte dei salariati italiani: stress da lavoro, l’ufficio che diventa una prigione, la cravatta che sembra soffocare ed i piedi che chiedono una tregua dai tacchi. Lo stress diventa il “capro espiatorio” dei nostri problemi, delle nostre preoccupazioni più celate e l’unico modo per evadere è rifugiarsi nella propria intimità, ritagliandosi un momento per sé. È questo che spinge le donne a preferire un bagno caldo piuttosto che una doccia fugace ed è lo stesso motivo che porta gli uomini a curare la barba, impiegando ore di fronte allo specchio, apportando accorgimenti che, d’altronde, sembrano quasi impercettibili ad un occhio non bene allenato. Colpevole, con un giusto movente, anche il Primo Maggio. E che non si dica che sia un giorno esattamente uguale agli altri. La concomitanza con l’inizio del mese e la coincidenza, alle volte, con un weekend prolungato, aumenta il desiderio di evasione, anticipando, di gran lunga, l’agognata estate. Troppo presto per pensare a costumi nuovi e locations mozzafiato ma appena in tempo per godere un po’ delle meraviglie che ci aspettano dietro l’angolo. La Festa del Lavoro si è trasformata, specie in Italia, in un’occasione di aggregazione sociale che, solo in parte, ricorda l’intento originario. Sempre più eventi gravitano attorno a questa data simbolica e si protraggono nei giorni, mutando in sagre dal sapore nostrano, come, per esempio, la Sagra della Fiorentina a Portico (FO), quella del Cinghiale a Bagno a Ripoli (FI) ed ancora la Sagra della Ricotta e del Formaggio a Bagnoli Irpino (AV).

Approfittando dell’iniziativa #domenichealmuseo, il Bel Paese offre mete turistiche pronte a soddisfare qualsiasi italiano: dalle aree naturali dell’altopiano del Carso, alle gite in camper nel territorio del Lago di Garda, dalle colorate città di Burano, Murano e Torcello, nell’isolotto veneto, passando in pellegrinaggio ad Assisi e la sua Basilica, piena di affreschi stupendi realizzati da grandi artisti come Giotto, Cimabue e Simone Martini. Questo “assaggio d’estate” continua attraverso la suggestiva città di Urbino con annesso Palazzo Ducale, sede di una delle migliori gallerie d’Italia, fino ad arrivare alla ricchezza culturale, artistica e paesaggistica del Sud; perdendosi tra gli innumerevoli musei napoletani, i tesori di Pompei e il mare salentino che lascia in bocca un sapore agrodolce.

Tra grigliate, scampagnate e falò in riva al mare, buona parte dei giovani trova il tempo per recarsi all’ormai tradizionale concerto a Roma, in Piazza San Giovanni. L’evento coinvolge, anno dopo anno, un numero esponenziale di artisti e spettatori e rappresenta l’unica grande manifestazione unitaria che soppianta il momento politico da cui trae ispirazione la Celebrazione ma alla quale, paradossalmente, fa capo. Nel lontano 1903 Ettore Ciccotti colse al meglio lo spirito con il quale i giovani si apprestano a partecipare in maniera attiva al Concertone di tradizione capitolina: «Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l’interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de’sensi; e un’accolta di gente chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell’avvenire, naturalmente è portata a quell’esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa».

Nell’esortazione ad uscire, a godere di ogni tipo di panorama, a realizzare ciò che si appunta sui post-it che vengono affissi al frigo, la redazione de L’interessante augura a tutti gli “interessati” e non una felice Festa del Lavoro e, continuando il gioco di parole, un generale ottimismo derivante da uno slogan coniato in Australia, nel 1855, che recitava: “otto ore di lavoro, otto ore di svago, otto ore per dormire”.

Carmen Giaquinto

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1 maggio 2016 0 commenti
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addio
CulturaIn primo pianoLibri

Addio Kind of Blue di Domenico Cosentino: recensioni sui generis

scritto da Roberta Magliocca

Addio Kind Of Blue

E poi capita di alzarti un sabato, trucco sbavato, capelli che farebbero impallidire perfino Marge Simpson e la sociolinguistica che, da quella scrivania, ti sta avvertendo del fatto che, se non la studi come si deve, sarà il tuo peggior incubo ancora per molto. Visto ciò, risprofondo sotto al piumone. Tra cinque minuti mi alzerò e sarà sparito il mascara dalla mia guancia sinistra, i capelli saranno in ordine come quando esco dal parrucchiere e la sociolinguistica non sarà stata ancora inventata. Bene. Come impiegare questi cinque minuti del cazzo?

Addio Kind of Blue.

Senza mettere la testa fuori dalle coperte, lascio scivolare fuori il braccio allungandolo verso il comodino. Afferro il libro, pronta a leggere le ultime ventitrè pagine rimaste. E’ la Parigi di un Dicembre qualunque. Tra qualche scopata al puzzo di vodka e vomito, un uomo e la sua voglia di ricominciare, un amore che fa paura esattamente come un aereo che potrebbe non riportarlo da te. Questo libro non l’ho comprato io. Leggendo la descrizione, è stata la mia voglia di lasciare questa città di merda a farmelo scegliere, la puzza di una civiltà andata a male, le strade calpestate da tacchi a spillo e mentalità ristrette, il rifiuto di un bigottismo che mi porta a voler essere una zingara andalusa, una barbona londinese, una puttana olandese da mettere in vetrina, piuttosto che lasciar marcire il mio, seppur imperfetto, corpo tra la spazzatura di questo paese. Tutto questo mi ha portato a comprarlo. E pensare che odio Parigi. Ho vissuto quella città in un periodo negativissimo, di cui sento ancora il pessimo gusto. Eppure queste pagine mi hanno fatto ripercorrere le strade del quartiere latino, mi hanno portato a sedere sulle panchine dei giardini del Lussemburgo, mi hanno fatto scalare, nuovamente a piedi, la Tour Eiffel. 790 scalini che mi hanno tolto il respiro, ridatomi da un cielo che i miei occhi hanno imprigionato con tutta la rabbia di chi crede di star perdendo qualcosa. E ho le gambe di Nico,di sua sorella quando decidono di scappare da una Napoli a cui non voler più far ritorno, nemmeno per le feste di Natale. E poi c’è Elisa. E poi, ancora, ci sono lui e lei. Alle prese col coraggio di dimenticare, di mettere un punto al passato e di ricominciare qualche riga più in basso. Così chiudo quel maledetto libro, mando a fanculo chi l’ha scritto (Domenico non me ne volere) perchè ancora una volta sono dovuta venire a patti con qualcosa che, almeno per ora, non riesco ad affrontare. Perchè, cazzo, sono mesi che aspetto un aereo che non so se mai arriverà. O almeno. Non so se sarà lì ad atterrare per me. Mi alzo da quel letto, ripromettendo a me stessa che la prossima volta al posto di comprare un libro, comprerò un pacchetto di sigarette. Mi rovinerò i polmoni, e non intossicherò più i pensieri. Come non detto. Il trucco ancora sfatto, i capelli peggio che andar di notte e un ritardo di cinque minuti tra me e la sociolinguistica, che è stata inventata. E’ stata inventata, eccome. Tazza di latte, cereali e giù a studiare.Il tempo per fortuna,vola.Una doccia veloce e stasera si lavora al pub.Ore 23.00.Mentre spillo una chiara media per il 2bis,sorrido.Ho letto quelle pagine come leggo la mia vita.Ed è vero.Quell’aereo potrebbe non atterare mai.Come porre rimedio alla tristezza per un libro appena finito?Se ne legge un altro.E un altro ancora.E magari si scrive.Insomma,tra un punto e una lettera maiuscola…si vive.

Roberta Magliocca

Addio Kind of Blue di Domenico Cosentino: recensioni sui generis was last modified: maggio 1st, 2016 by Roberta Magliocca
30 aprile 2016 0 commenti
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