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JUVECASERTA – REYER ORE 12 SU SKY SPORT: APERITIVO DELLA GIORNATA DI CAMPIONATO PER IL RITORNO ALLA VITTORIA

scritto da L'Interessante

juvecaserta

Juvecaserta e Reyer Venezia in campo alle ore 12 per l’anticipo su Sky sport

Orario insolito per l’anticipo televisivo su Sky sport 1 alle ore 12 e che vedrà in campo Juvecaserta e Reyer Venezia.  Dalla partita di andata sono iniziate le “disgrazie” di Caserta. Una partita persa dopo due over time e che ha rotto l’alchimia che fino ad allora aveva caratterizzato il cammino di inizio stagione. Un intero girone che ha visto la squadra casertana conquistare solo sei punti: con Brescia, a Reggio Emilia e con Cremona che rappresenta anche l’ultima vittoria  seguita da cinque stop consecutivi. Un incontro, quindi, da non perdere per scongiurare il pericolo delle sabbie mobili della salvezza. Bisognerà lasciarsi alle spalle le polemiche, le parole negative (Sosa e Akindele) e quelle positive (Ivanov), i Bat (Mordente) ed il blocco del mercato. Bisognerà calarsi nella realtà senza se e senza ma e cercare di gettare il cuore oltre l’ostacolo, rappresentato dalla seconda forza del campionato. Gara che rappresenta anche la prima volta senza Sosa al Palamaggiò. Un’assenza che non si farà sentire visto lo scarso feeling tra giocatore e pubblico.

I precedenti tra le due contendenti

Nella storia delle due società quella in programma domani al Palamaggiò, costituirà il trentottesimo confronto tra la Juvecaserta Pasta Reggia e la Reyer Umana Venezia. Nei trentasette scontri diretti fin qui disputati il bilancio è pressoché in parità con la Umana che può vantare un solo successo in più della Pasta Reggia (19 contro 18).  A Caserta il bilancio è di 13 a 5 per i bianconeri.

Le parole di Dell’Agnello

«Affronteremo – sostiene coach Dell’Agnello – una squadra che si trova meritatamente al secondo posto in classifica. L’ Umana Venezia dispone di un roster lungo e profondo e di molteplici soluzioni tattiche grazie al grande talento che ha a disposizione, forse il più alto dell’intero campionato. Per queste ragioni, – continua il coach – oltre gli aspetti tecnici e tattici,  che comunque abbiamo minuziosamente preso in considerazione, questa rimane una partita da vincere con orgoglio e attributi. Siamo decisi e determinati più che mai – conclude – a prenderci questa vittoria che tutti noi meriteremmo e come noi i nostri tifosi, per gli sforzi ed il buon lavoro che svolgiamo quotidianamente».

Le parole di De Raffaele

“Inutile dire che è una trasferta difficile su un campo  storicamente difficile  – ha detto il coach veneziano – contro una squadra assetata di punti e che si trova in quel limbo tra il doversi guardare le spalle e aspirare ancora ai play – off. Caserta ha cambiato faccia ma ha recuperato Bostic. Noi, inutile dirlo, giocheremo per conquistare i due punti e dovremo essere molto accorti e concentrati prestando attenzione alle palle perse e cercando di capire quale sarà il ritmo partita, in considerazione del loro atletismo”.

Gli arbitri 

A dirigere il confronto è stata designata la terna composta da Massimiliano Filippini di San Lazzaro di Savena (BO), Emanuele Aronne di Viterbo e Matteo Boninsegna di Milano.

Non solo basket ma anche solidarietà: domani al Palamaggiò “un canestro per l’autismo”

Quella di domani al Palamaggiò è anche la giornata del “Blu Basket Day, un canestro per l’Autismo”. È un appuntamento annuale promosso dalle Associazioni che si occupano della patologia e che vede coinvolto il mondo del basket, uno sport che è ritenuto uno straordinario strumento di interazione ed integrazione umana, sociale e culturale, in grado di regalare e offrire un’opportunità a chi è affetto da autismo per dimostrare le proprie potenzialità senza maschere e inibizioni. La celebrazione di domani anticipa la “Giornata mondiale ONU della consapevolezza dell’autismo” in programma il 2 aprile prossimo con molte città che illumineranno monumenti, piazze e palazzi di blu.

JUVECASERTA – REYER ORE 12 SU SKY SPORT: APERITIVO DELLA GIORNATA DI CAMPIONATO PER IL RITORNO ALLA VITTORIA was last modified: marzo 25th, 2017 by L'Interessante
25 marzo 2017 0 commenti
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Irene
CinemaCulturaIn primo piano

Irene Grasso: da dignitosa a suracina, con crescente successo

scritto da L'Interessante

Irene

Di Christian Coduto

E’ arrivata la primavera … passeggiare per Napoli, di questi tempi, è davvero una piacevole follia. Sono nei pressi di Via Toledo. Intorno a me tantissima gente: ragazzetti che ridacchiano allegramente, casalinghe con le borse della spesa, turisti che si fermano ogni secondo e guardano ammirati i vari edifici, le infinite bancarelle … l’appuntamento è in corrispondenza dell’uscita della metropolitana. Cammino, a fatica, in direzione opposta alla folla. D’improvviso la vedo: riconoscerei il suo sorriso, tra mille. Irene si avvicina con il suo passo vivace, vispo. Percepisci immediatamente la sua positività. Mi saluta con affetto e inizia a parlare a raffica: mi chiede se ho visto il servizio su “Casa Surace” da Barbara D’Urso a Pomeriggio 5. Gesticola tanto e ti coinvolge nelle sue allegre divagazioni. E’ un flusso di coscienza vivente: ha così tanto da raccontarmi e passa da un argomento all’altro, senza interruzioni. E’ un potpourri di colori vivacissimi, un arcobaleno di emozioni. Non si può non volerle bene. Ogni tanto si ferma a guardare le vetrine dei negozi. Ha uno sguardo dolce, sembra una bimba in una fabbrica di caramelle. La “sua” Napoli (ne parlerà durante l’intervista) se la gode così: giorno per giorno.

Parlando parlando, arriviamo nei pressi di un ristorantino e ci sediamo all’esterno. “Mi piace osservare le persone” mi dice “La loro postura mi racconta tanto di loro … in più, posso prendere spunto per qualche personaggio da interpretare”. Dopo aver ordinato (un’insalata di porri e pomodori, lei, un piatto di pasta con le melanzane io) iniziamo la nostra chiacchierata.

 

Irene Grasso parla delle sue esperienze artistiche

D: Chi è Irene Grasso?

R: Domanda importante. Sai che, forse non lo so ancora nemmeno io? (ride). Beh … Potrei dirti che sono un’attrice, che cerca di farlo con tutto l’amore e l’impegno possibili, con lo scopo di essere sempre all’altezza della situazione. Mi rendo conto di essere immersa in questo mondo a 360 gradi e di viverlo in maniera completa, dedicandomi anima e corpo ad ogni nuovo progetto.

D: Com’è nata la passione per la recitazione?

R: Sicuramente grazie ai miei genitori. Mio padre si è sempre nutrito di teatro. Un appassionato. Pensa che lo praticava anche da amatoriale, ha scritto dei copioni. Sin da piccola andavo a vedere i suoi spettacoli, ma anche quelli dei suoi amici. Sono quella che si definisce una figlia d’arte. Mio padre ha una collezione di libri di teatro incredibile, questo mi ha permesso di crescere circondata dall’amore per questa forma d’arte: Shakespeare, De Filippo, Viviani, Cechov e chi più ne ha più ne metta. Iniziai a vedere ogni rappresentazione televisiva (quelle notturne, giusto per intenderci) e, per quanto possibile, andavo anche a teatro. Poi, a mano a mano, ho frequentato alcuni laboratori nel territorio casertano, quando ero iscritta al liceo classico. Fino ad una certa età, però, ho vissuto il tutto come un mero hobby. La convinzione che potesse essere un lavoro è arrivata in un secondo momento. Intorno ai venti anni, infatti, mi sono trovata di fronte ad un bivio: forse la facoltà di giurisprudenza non era la mia strada e sono entrata all’Accademia di Arte Drammatica del Bellini. Un impegno costante, tre anni duri e ricchi di soddisfazione. Facevo la pendolare, ogni giorno. Tornata a casa, non avevo voglia di uscire, la mia priorità era diventata un’altra! (Sorride).

D: Tu sei nata a Caserta. Quando non sei in tournée nel resto d’Italia, vivi e lavori a Napoli. E’ stata una scelta necessaria? Da un punto di vista artistico, Napoli ha molto da offrire …

R: Sì una scelta, ma non lo è stata immediatamente. Terminata l’Accademia, infatti, ho sperimentato Roma e Milano e questo mi ha permesso di conoscere tante nuove realtà, culturali ed umane. Ad un certo punto, è stata invece Napoli ad aver scelto me, regalandomi tante opportunità, accogliendomi. Per una serie di fortunate coincidenze, ho deciso di rimanere qui. Ho capito che qui potevo costruire … Napoli è una città ricca di contraddizioni, ma artisticamente è molto fertile, senza ombra di dubbio. E sarebbe un peccato non sfruttare tutto ciò, ti pare? Certo, ci sono tante difficoltà oggettive. Però le realtà in cui lavoro mi soddisfano molto … ad un certo punto si sono formate in questa città ed io, con naturalezza, non ho potuto fare a meno di renderle parte di me.

D: A teatro sei stata diretta da Carmen Pommella (“La trilogia della villeggiatura”, “Antigone”, “Una notte al buio” ). Quali differenze ci sono quando alla regia c’è una donna?

R: Carmen è una carissima amica. E’ stata una delle prime a spronarmi a provarci. Mi ha consigliato di fare i provini per l’Accademia. Mi ha visto crescere. Con lei è tutto più semplice: mi conosce talmente bene, siamo sintonizzate sulla stessa lunghezza d’onda! Ogni volta, un lavoro insieme è un incontro sia artistico sia umano. Capita di perderci per un po’ e di ritrovarci per nuovi progetti …  ed è come ritornare indietro nel tempo, quando era la mia insegnante. Quando trovi una donna così aperta, istintiva, che sa esattamente quello che vuole, che riesce ad ottenerlo dai suoi attori … beh, è sempre un’esperienza stimolante!

D: Con “Parastasi kitsch” ti sei dedicata anche tu alla regia (accanto a Fabiana Fazio). E’ difficile trovare un equilibrio tra le emozioni che vuoi trasmettere e far sì che la messa in scena sia impeccabile?

R: Decisamente sì, una sfida complicata! Per fortuna ho avuto accanto una collega e amica che mi ha dato man forte in questa follia favolosa! Fabiana ha rielaborato il testo, poi ci siamo focalizzate sulla regia. La prima domanda che ci siamo poste è stata “Cosa vogliamo comunicare?”. La cosa importante era far capire che volevamo divertire e divertirci in questo paradosso. Abbiamo cercato di esasperare il tutto, per donare poi quel retrogusto amaro. Senza prenderci troppo sul serio, ma con professionalità. Abbiamo avuto degli amici/professionisti che ci hanno dato una mano per il disegno luci, l’audio, l’organizzazione e così via. Ma tutto il resto l’abbiamo gestito noi. Di certo, l’aver debuttato al “Nuovo teatro Sanità”, ci ha permesso di giocare in casa. Il fatto di essere riuscite a restituire sia questo divertimento sia quel retrogusto di cui ti parlavo, è stata per noi una vittoria. Non mi ero mai dedicata alla regia, ecco perché ho voluto condividere questa esperienza: non mi sentivo ancora pronta ad affrontare da sola il tutto, sobbarcarmi di ogni responsabilità. Condividendola, ho potuto comprendere i miei punti di forza e i punti deboli da correggere, è stato un confronto che mi ha arricchito.

Stavolta osservo io la sua postura: non incrocia le braccia nemmeno per un secondo. Nessun segnale di chiusura. E’ rilassatissima, lo si vede dagli occhi. Sorride anche con lo sguardo. Non è da tutti. Dà l’impressione di essere appagata. In qualche frazione di secondo percepisci che è stanca, considerando i mille impegni giornalieri, ma mantiene un ritmo costante. Accelerato? Forse. Ma necessario. Non può adagiarsi sugli allori, proprio ora. Proprio ora che il suo lavoro le sta regalando piacevoli frutti. Significherebbe vanificare tanti sacrifici.

D: Ne “La vita è una cosa meravigliosa” lavori accanto a Carlo Buccirosso …

R: L’incontro con Carlo è stato davvero bello! Ovviamente, lo conoscevo già di nome, di fama. Una tournée molto lunga, tantissime tappe. Un lavoro molto intenso. Carlo è un grandissimo lavoratore: una volta che lo spettacolo ha debuttato, non si ferma. Continua a lavorarci per tirare sempre fuori il meglio. Grazie a lui ho imparato certe dinamiche di ritmo, comicità che non conoscevo. E anche umanamente ho avuto una grande soddisfazione: una intervista con Gigi Marzullo, quando siamo stati a Roma al teatro Eliseo! Ho ritrovato Carlo Buccirosso l’anno successivo, grazie ai “Compromessi sposi”. Mi sono divertita tantissimo, i personaggi sono sempre molto colorati. Questa forma di comicità ha un bell’impatto positivo, sul pubblico.

D: Al cinema sei stata diretta, tra gli altri, da Ivan Cotroneo (“La kryptonite nella borsa”), Diego Olivares (“Veleno”) e Davide Marengo (“Sirene”). Recitare su un palco e davanti ad una telecamera: due mondi completamente opposti …                                                                     

R: Sì, ma solo parzialmente. Una preparazione teatrale è già completa di per sé, ti aiuta tantissimo. Soprattutto nel contesto della naturalezza, della ricerca della verità. Non credo alla differenza tra recitazione teatrale e cinematografica. La recitazione è unica. Ad essere diversi sono i tempi. A teatro, per esempio, le prove sono fondamentali. Al cinema si gira e si rigira fino a quando non si trova il take perfetto. Invece credo che bisognerebbe arrivare già preparati anche sul set (faccio riferimento al personaggio, ad esempio). Una preparazione teatrale ti forma, perché ti abitui ad uno studio approfondito con il regista, durante le prove. Con il cinema, una parte di questo lavoro un po’ si perde anche se sono sincera: le mie esperienze cinematografiche sono state fortunate perché ho lavorato con registi che mi hanno dato le giuste informazioni sul personaggio che dovevo interpretare, sulla location … considera che, al giorno d’oggi, le tempistiche diventano sempre più ridotte così come i ciak. Quindi è necessario essere estremamente concentrati per raggiungere subito il target.

D: Arriva un premio importante come miglior attrice per un cortometraggio del quale sei protagonista “Strappamando” di Pierfrancesco Borruto. Ce ne vuoi parlare?

R: Devo dirti la verità? E’ una di quelle follie meravigliose nate e completate in un pomeriggio, tra amici. Pierfrancesco ha una casa di produzione, insieme al fratello Angelo, la BBROS. Abbiamo studiato insieme all’Accademia. In occasione di un mio compleanno, mi disse “Irene, ho pensato ad un cortometraggio da girare. Una cosa velocissima. Senza parole. Su Superman e la moglie!”. Lo abbiamo girato a casa di amici, in poche ore, utilizzando il green screen. Un paio di anni dopo, Pierfrancesco mi chiama e mi dice che ho vinto questo premio. Ovviamente, ne sono orgogliosa. Il corto è diretto benissimo, ha una trovata geniale a mio parere. Lo potete vedere su youtube, tra le altre cose!

D: Momento inevitabile … Dignità autonome di prostituzione e il tuo personaggio, quello della Ritrattista …

R: (Si illumina) DAdP è per me uno spettacolo importantissimo. E’ arrivato in un momento giusto per il mio percorso di attrice. Luciano (Melchionna, il regista dello spettacolo) N.d.R.) mi ha assegnato questo monologo brillante, ironico, ma a denti stretti, tipicamente nel suo stile … c’è sempre una dicotomia tra umorismo e amarezza. Provenivo da una serie di ruoli totalmente drammatici, quindi avevo paura di non riuscire a dare il giusto spessore a questo ruolo. In più, come ben sai, si crea un rapporto molto intimo con gli spettatori, soprattutto nel territorio napoletano: gente seduta sotto i tavoli, chi appesa al lampadario (scoppiamo a ridere). Però ho ottenuto grandissime soddisfazioni. Lo spettacolo ha un format geniale, è una grande festa. Prima c’è la parte divertente, con la contrattazione, poi il cambio e il pubblico ti segue con tanta attenzione. Più volte le persone mi hanno ringraziato di cuore, perché hanno iniziato a riflettere sul testo e sul significato così profondo di quelle parole. Ho avuto tanti bellissimi doni, persino un peluche meraviglioso (ridiamo perché fu un mio regalo!). E’ un’esperienza unica per un attore … quattro ore di spettacolo sono tante, ma ti lasciano tanto, è una vera e propria palestra. Hai a che fare con spettatori sempre diversi. Bisogna trovare anche un equilibrio con gli avventori: devi essere gentile e cortese, ma nel rispetto di un progetto teatrale.

Ha un Curriculum vitae impressionante. Snocciola ogni esperienza professionale con naturalezza. Ne va orgogliosa, certo, ma non ha tempo da perdere in gesti di vanità. Ogni esperienza è stata un mattoncino che le ha permesso di costruire. Durante l’intervista si sorprende di quanto conosca della sua carriera. Mi ringrazia. E’ un gesto di riconoscenza che è quasi commovente.

D: In 360° Girotondo si parla di sesso e amore in maniera diretta, con ironia, ma senza mai cadere nella volgarità gratuita …

R: Lo scopo era quello di essere eleganti. In questo Mario e Carlo (Gilardi e Caracciolo, che hanno curato regia ed adattamento N.d.R.) sono sempre molto attenti. A teatro si può affrontare qualsiasi tipo di tema, è la modalità che fa la differenza. Trovare un gioco teatrale per un argomento che è sotto l’occhio di tutti, affrontato in tutti i modi tra internet, televisione e cinema, era intrigante, rischioso, anche “folle”, ma è risultato vincente per lo spettatore. Sul palco c’erano questi tavoli con le rotelle e tutti gli attori dovevano muoversi al di sopra, in diversi momenti dello spettacolo. Una paura di cadere che non ti dico! (Ride).

D: Una collaborazione molto importante, anche dal punto di vista della collocazione, è quella con il Nuovo Teatro Sanità …

R: Assolutamente sì! Oramai è diventato una nuova casa, nonché una seconda famiglia! Il quartiere Sanità, prima di iniziare questo progetto, era per me una zona sconosciuta. A parte il fatto che è meraviglioso: colorato, florido! Lo vivi quando lo attraversi. C’è un giro di turismo non indifferente. Le Catacombe di San Gennaro, Le Catacombe di San Gaudioso, il Cimitero delle Fontanelle … avere questo teatro nel cuore della città è qualcosa di importantissimo. Come ben sai, il Teatro è costruito all’interno di una chiesa e già questo lo rende magico. Ma c’è di più: i ragazzi del posto che collaborano con noi sono tra le persone migliori che io abbia mai conosciuto. Sono generosi, attenti, hanno un entusiasmo incredibile. Tutto ciò si trasforma in linfa vitale per il lavoro che facciamo. Questo nucleo, per fortuna, cresce e si rinforza anno dopo anno. L’ultima stagione è stata un susseguirsi di grandi successi. C’è spesso il sold out. E’ una vittoria in un periodo di crisi totale, un piccolo fiore nel cemento. Noi ci occupiamo di tutto: dall’aspetto puramente artistico a quello organizzativo, passando per la manutenzione … lo viviamo a trecentosessanta gradi. Vedi che tutto torna? (Ridiamo).

D: Grandissima popolarità arriva con le web serie “Casa Surace” …

R:”Casa Surace” è stato un altro incontro fondamentale. Un altro punto di riferimento. Conoscevo già Andrea Di Maria e Simone Petrella. Entrambi provengono dal teatro, come me. La serie funziona. La cosa più importante è che tutti, dagli attori fino ai collaboratori sono uniti, affettuosi, ma soprattutto spontanei. E questa spontaneità, questa genuinità alla gente piace, perché arriva in pieno. Ci confrontiamo sulle cose da girare, non è mai un lavoro sterile, a sé stante. Anche a fine lavorazione, una volta ultimato il video, ci confrontiamo e ciò permette una crescita. C’è un’attenzione costante al gruppo, ti senti protetto. E’ una squadra solida. Questa piccola creatura è recente, ma sta ricevendo feedback positivissimi.

D: L’ultimo corto, dedicato alle fiabe Disney, sta andando davvero bene. Quanto ci avete messo per realizzarlo?

R: Guarda, per quanto riguarda le giornate di lavorazione sono state solo due. Con questo intendo allestimento, girato eccecc. anche se è chiaro che sono stati due giorni di full time. La location, stupenda, è il Castello Macchiaroli di Teggiano, in provincia di Salerno. Ovviamente, c’è stata prima la preparazione dello script, le prove costumi … siamo stati velocissimi perché c’è uno staff molto unito. La cosa più bella è il riuscire a mantenere inalterata la professionalità e la qualità di ciò che offriamo.

D: Luciano Melchionna torna a dirigere te e gli altri dignitosi in “Oh issa” degli Stag, un divertissement …

R: Molto divertente, abbiamo girato il video su questa spiaggia nei pressi di Latina. Avevamo conosciuto gli Stag a Cinecittà, durante le Dignità; in quella occasione erano stati gli ospiti musicali. La giornata trascorsa insieme è stata molto gradevole. Anche perché il gruppo dei dignitosi è davvero molto unito. Mi ricordo che era una giornata di settembre, ancora molto calda …

D: Sei giovanissima, eppure lavori da molti anni. Di tutte, qual è l’esperienza che ti è rimasta maggiormente nel cuore?

R: Domanda difficile! Senza mancare di rispetto a nessuno … ce ne sono tantissime. Ogni spettacolo mi ha segnato un periodo del mio percorso. Allora … “Museum” del grande Renato Carpentieri, una delle mie prime esperienze, all’interno del complesso del Museo di San Martino. “DAdP” e “Do not disturb”. Quest’ultimo progetto, ideato da Mario Gelardi e Claudio Finelli, credo sia uno spettacolo unico. Lo abbiamo presentato anche in diversi festival, come quello di Todi e di Benevento “Città spettacolo”. E’ un format ambientato nelle camere d’albergo. In primis, abbiamo un hotel che ci ospita, qui a Napoli, che è la fine del mondo :  il Grand Hotel Parker’s. Lo spettatore entra nella camera d’albergo e spia l’ultimo quarto d’ora, gli ultimi venti minuti di questa coppia (o terzetto) e tutto accade lì, in quel momento. Il famoso “qui ed ora” del teatro. Sia per l’attore sia per lo spettatore è un qualcosa di veramente suggestivo. Si crea una vera e propria intimità, un’empatia, un flusso di emozioni. Ti racconto una cosa molto delicata: una sera, durante una delle storie in una stanza, una signora rivide in me la figlia che era scomparsa, rimase molto turbata. Proprio perché non c’è una barriera, una separazione … il tutto è ancora più vero.

D: Cinema, teatro, serie web … quale pensi che sia la tua collocazione più naturale?

R: Sarò scontata, però il teatro è il mio primo e più grande amore. Però anche grazie al web sto ottenendo grandi soddisfazioni, perché ha una qualità importante: quella di essere diretto, ma soprattutto spontaneo. La web serie la vedo come una trasposizione naturale del teatro. E’ un canale di comunicazione che mi divertente, che va di pari passo con il teatro. Però non si può rinnegare la magia del cinema … non saprei scegliere, sono sincera!

D: Cosa dobbiamo aspettarci da Irene Grasso per questo 2017?

R: Sto collaborando con Mario Gelardi alla versione teatrale de “La Paranza dei bambini” (dal libro di Roberto Saviano) in scena dal 19 aprile in poi al Nuovo Teatro Sanità. Sarò aiuto regista. In qualità di attrice, invece, parteciperò a “Rituals” (scritto e diretto da Mario Gelardi) sull’emigrazione in Svizzera degli italiani alla fine degli anni ’60. Con questo spettacolo parteciperemo al Napoli Teatro Festival quest’estate. Una location particolare, all’interno di Palazzo Reale, una cosa fighissima!

D: Fatti una domanda e datti una risposta …

R: Oddio, che bello, proprio come da Marzullo! Userò la stessa: “Si piange ancora per le cose belle?”. Secondo me sì!

D: In bocca al lupo per tutto!

R: Crepi, grazie mille Christian!

Al termine dell’intervista, dopo avermi salutato, la vedo riprendere immediatamente il suo passo trotterellante. E’ già pronta per affrontare nuove avventure. In pochi secondi si è già mescolata tra la folla. Che questo cammino ti porti lontano, te lo meriti di cuore …

Irene Grasso: da dignitosa a suracina, con crescente successo was last modified: marzo 23rd, 2017 by L'Interessante
23 marzo 2017 0 commenti
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strada
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La strada per Babilonia lancia una collana per il sociale

scritto da L'Interessante

Strada

Tutti i titoli inseriti nella collana per il sociale firmata La strada per Babilonia sono stati pubblicati, oltre che per il loro valore letterario, anche per contribuire ad aiutare associazioni umanitarie, comprese quelle finalizzate alla ricerca medica e scientifica.

Tra gli obiettivi prioritari, ovviamente, va considerata la sensibilizzazione del lettore a tali tematiche. Le associazioni potranno acquistare copie a prezzo di costo (quello tipografico) e usarle per auto-finanziarsi, rivendendole ai loro eventi. Molti autori, inoltre, devolveranno i loro diritti a tali associazioni.

Il Basilisco – o della speranza- battezza la collana per il sociale de La strada per Babilonia

Il Basilisco – o  della speranza – di Stefano Cortese è il primo titolo lanciato per dare il via a tale progetto.  In questa raccolta di racconti e novelle, che racchiudono un arco temporale che va dal Medioevo francese ai primi anni del Novecento italiano, affiora una concezione del mondo e dell’uomo che, pagina dopo pagina, si scopre essere metastorica più che meramente storiografica.

 Se l’Italia rurale del post brigantaggio narrata ne La Sila diventa occasione di realismo magico, e se il tempo cronologico del racconto finisce per sfumare nel tempo mitico, non sorprende allora che gli altopiani montuosi che fanno da scenario alla vicenda siano quelli della cosiddetta Sila Greca, rappresentata non a caso come un portale mistico di unione e incontro con dèi e demoni. A fare da contraltare alla religiosità di pastori e carbonai calabri è invece il breve Il cetorino, in cui, in una pregnante e pragmatica dimostrazione di stoicismo, vengono immaginati gli ultimi giorni di vita di Gioacchino Murat, impotente dinanzi all’unica possibilità che gli resta: l’accettazione del destino. Riflessioni sull’aut-aut tra nobiltà di spirito e nobiltà di sangue sono inoltre offerte dai suggestivi L’incidente di Teplitz e Le nevi dell’altro anno: nel primo caso attraverso un confronto tra il genio musicale di Beethoven e quello letterario di Goethe, e nel secondo attraverso una collazione tra i versi apollinei del duca-poeta Charles d’Orléans e quelli dionisiaci del brigante e poeta maledetto François Villon. Autentica epopea sul senso di colpa e sulla lenta e claustrale estinzione della speranza è infine la novella che dà il titolo alla raccolta e che, attraverso la drammatica vicenda di Maria D’Avalos e Fabrizio Carafa, trucidati per mano di Don Carlo Gesualdo da Venosa, si fa portatrice dei temi esistenziali del nulla e dell’attesa, del silenzio e dell’assenza, ma che, contestualmente, reca un messaggio su tutti: un messaggio sull’importanza dell’arte.

La strada per Babilonia lancia una collana per il sociale was last modified: marzo 23rd, 2017 by L'Interessante
23 marzo 2017 0 commenti
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dieci
CulturaIn primo pianoLibri

Dieci domande per l’Intervista Interessante (10?II) a Patrizia Angelozzi

scritto da L'Interessante

dieci

Di Maura Messina

Cari amici de L’ Interessante, eccoci alla terza puntata della giovane rubrica 10?II (dieci domande per l’Intervista Interessante).

Questa settimana Maura Messina incontra l’ autrice de “Il confine umano”, Patrizia Angelozzi. Abbiamo sottoposto le nostre dieci domande alla scrittrice abruzzese. 

Entriamo a piccoli passi nella scrittura che non conosce confini e che quando li trova li oltrepassa. Un libro che punta alla riscoperta di un valore che dovrebbe essere insito in ognuno di noi: l’umanità. Vi invitiamo a tenere aperta la mente e a lasciarvi condurre “oltre”. Buona lettura!

 

Scopriamo chi è Patrizia Angelozzi in dieci step

 

1) Un rigo per presentarti

Sono Patrizia Angelozzi, madre di tre figli e autrice. Amo le persone dirette e  le emozioni che fanno ‘crescere’.

2) Due righi per scoprire il titolo e un accenno alla trama tuo libro

Il confine umano, storie vere di persone in cerca di pace…

3) Tre righi dedicate al protagonista

Sono 7 uomini, 7 vite raccontate in ‘presa diretta’ attraverso la narrazione. Arrivano da Afghanistan, Pakistan, Somalia, Turchia, Siria, Libano…

4) Quattro righi per il personaggio al quale ti senti più legato/a

Uno di loro, scappa dalle persecuzioni con la donna che diventerà sua moglie. Andranno in Norvegia, Svezia vivendo anni da clandestini, avranno tre figlie senza trovare un posto dove stare in pace, e poi finalmente…

5) Cinque righi per commentare il tuo libro preferito

“L’interpretazione della mente” di Lombardo Radice, mi ha avviato ad una lettura di comprensione profonda verso chi siamo e quello che desideriamo diventare, secondo quanto siamo disposti a riconoscere in noi e negli altri.  

6) Sei righi per raccontarci come nasce la tua passione per la scrittura

Nasce dai banchi di scuola con  le prime poesie, esigenza costante che diventerà  bisogno negli anni di scrivere per comunicare di ‘vite’ che vanno oltre o di intensità dentro la creatività‘. Scrivere per emozioni.

7) Sette righi per rivelarci altre tue passioni

L’ambito sociale, la comunicazione che rompe schemi e promuove. Il cinema, il teatro, la fotografia. Ciò che mi porta ‘oltre’ .

8) Otto righi per ritornare al tuo libro: chi vorresti lo leggesse?

Vorrei lo leggessero le persone che parlano di rifugiati e migranti secondo stereotipi e notizie false e i ragazzi, gli studenti. Per conoscere la verità sull’altro.

Solo la conoscenza porta verità.

9) Nove righi per salutare i lettori e convincerli a leggere tutto fino alla fine… perché il più bello, si sa, arriva alla fine

Leggere per capire chi è chi affronta guerre e difficoltà estreme e resta solidale, disponibile. Storie che hanno visto epiloghi di serenità, ricongiungimenti familiari, cambiato ideologie e rapporti affettivi diventate senza ‘confini’.

10) Dieci righi per citare uno stralcio della tua opera

“A tavola con i miei figli, parliamo della giornata trascorsa, i loro compiti, il cibo nei nostri piatti e di cosa faremo domani, mentre dalla tivù il telegiornale annuncia nuovi sbarchi, quattrocento migranti. Solo una parte di loro è riuscita a salvarsi, gli altri non ce l’hanno fatta. Comincio a descrivere loro le persone e le storie; riflettiamo sulla sopravvivenza di alcuni e non di altri, sul loro senso di gratitudine e fratellanza. E così, mentre finiamo di mangiare, tra domande e risposte, spiego loro cos’è la pace. Potevamo nascere anche noi da quella parte di mondo”.

 

 

Dieci domande per l’Intervista Interessante (10?II) a Patrizia Angelozzi was last modified: marzo 23rd, 2017 by L'Interessante
23 marzo 2017 0 commenti
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Londra
AttualitàCronacaIn primo piano

Londra: attacco al Parlamento

scritto da L'Interessante

Londra

Di Carmen Giaquinto

Mercoledì 22 marzo, ore 15:30 locali. Nei pressi del Palazzo di Westminster, sede del Parlamento britannico, si è scatenato il panico che ha riportato la memoria indietro di un anno, agli attentati alla metropolitana e all’aeroporto di Bruxelles o a dodici anni prima, quando proprio nel metrò di Londra, si consumò l’attacco dei kamikaze islamici. Stavolta un uomo, a bordo di un’automobile Hyundai i40, è salito, all’improvviso, sul marciapiede adiacente al Parlamento, falciando le persone che a quell’ora sono come sempre numerose. Dopo essersi schiantato contro una cancellata laterale, l’uomo è uscito dall’auto, armato di uno o più coltelli: ha cominciato a correre verso l’ingresso del Parlamento ed ha accoltellato un poliziotto che si trovava nel perimetro del Palazzo, prima di essere colpito e ucciso da alcuni colpi di arma da fuoco sparati dalla polizia. Oltre all’assalitore e al poliziotto, hanno perso la vita anche un uomo di cinquant’anni ed una donna di quaranta, mentre il bilancio dei feriti è di almeno quaranta persone, tra cui due italiane. La polizia di Londra, Scotland Yard, ha affermato di conoscere l’identità dell’uomo che ha compiuto l’attacco ma non l’ha ancora diffusa, mentre ha smentito si tratti di Trevor Brooks, noto come Abu Izzaden, ancora in carcere. L’uomo, portavoce degli estremisti islamici in Gran Bretagna e considerato un “predicatore d’odio”, è arcinoto all’intelligence britannica dal 2006. Finora non ci sono ancora state rivendicazioni da parte dell’Isis, se non le solite “esultanze” su alcuni siti jihadisti (“Sangue al sangue”; “vendetta” per i bombardamenti britannici su Mosul).

 

 

 

La reazione di Londra

La prima reazione si materializza all’indomani dell’attentato con una serie di blitz portati avanti tutta la notte in ambienti considerati vicini al radicalismo islamico, che hanno portato a ben sette arresti tra Londra e Birmingham, dove l’attentatore avrebbe noleggiato il suv, notizia diffuse poche ore dopo dalla Bbc.

 

 

Solidarietà per Londra

Non sono mancati, come al solito, messaggi di sostegno da tutto il mondo. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, parlando con il primo ministro britannico Theresa May, ha garantito «piena collaborazione e sostegno del Governo Usa nella risposta all’attacco e per portare i responsabili davanti alla giustizia». Ha, inoltre, lodato l’efficacia della reazione delle forze dell’ordine e dei servizi di soccorso. Le autorità francesi hanno fatto sapere che in segno di solidarietà le luci della Tour Eiffel si spegneranno a mezzanotte. «Dobbiamo capire che il terrorismo riguarda tutti noi e la Francia, colpita molte volte, sa quanto il popolo del Regno Unito soffre oggi» ha dichiarato il Presidente francese François Hollande. Vicinanza espressa anche dal cancelliere tedesco Angela Merkel, ferma nella decisione di combattere la piaga del terrorismo insieme a tutte le potenze europee e non.

 

 

 

Londra: attacco al Parlamento was last modified: marzo 23rd, 2017 by L'Interessante
23 marzo 2017 0 commenti
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Adolescenza
CuriositàIn primo piano

Il cane adolescente: che fine ha fatto il mio cucciolo dolcissimo?

scritto da L'Interessante

Adolescenza

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati, vi è mai capitato di ascoltare il disagio dei proprietari di cani adolescenti? Nel mio lavoro capita spesso di imbattermi in proprietari stanchi e preoccupati per l’evoluzione del loro cane, che da morbido e coccoloso cucciolo diventa un teppista adolescente, tutto ostinazione e ribellione.

Sì, anche per i cani questa fase evolutiva è molto delicata, e si manifesta spesso con comportamenti agonisti da parte del cane, in cui aumentano le sfide, il bisogno di misurarsi, il bisogno di imporsi. Il bisogno di essere capito ed accolto.

Vivere con un adolescente: parola all’esperto

Abbiamo pensato di affrontare l’argomento insieme alla dottoressa Chiara Boncompagni , Medico Veterinario Esperto in Comportamento FNOVI e Coadiutore del Cane I.A.A.

  • Gentile Dottoressa grazie per aver accettato la nostra intervista. Si fa presto a dire adolescenza: ma quand’è che inizia realmente questo periodo?

“Quando parliamo di adolescenza nel cane, ci riferiamo ad un periodo relativo alle fasi di transizione: giovanile ed adolescenziale… fino al raggiungimento dell’età adulta.

Questi periodi sensibili, un tempo chiamati di “gerarchizzazione” e di “branco”, si collocano intorno ai 6 mesi di età e durano anche fino ai due anni compiuti, con una variabilità per razza, sesso e taglia.

Razze più piccole, ad esempio, maturano prima, mentre i molossoidi tendono ad essere cuccioloni più a lungo.

Generalmente il proprietario evidenzia cambiamenti, anche repentini , nel comportamento.

I più eclatanti, quelli di marcatura: il maschio inizia ad urinare con la zampa alzata, oppure la femmina presenta il primo calore.

Per una “stadiazione” più accurata, potremmo iniziare a parlare di adolescenza già verso la fine del cambio di dentizione”.

  • Quali sono i meccanismi alla base di quei comportamenti adolescenziali che tanto mettono in crisi i proprietari?

“Solitamente il proprietario si trova spaesato nel vedere sconvolta l’immagine del cucciolo adorabile che aveva prima in casa.

Da piccolo batuffolo obbediente a teppista distruttore.

Proprio come accade nella nostra specie il cane adolescente è sotto la spinta di un enorme cambiamento dell’asse ormonale: la pubertà e di intense variazioni e rimodulazioni neurofisiologiche del Sistema Nervoso Centrale (aumento di recettori, selezione e modifiche delle sinapsi) , è sconvolto anche a livello comportamentale.

Il corpo matura, il cane è pronto all’accoppiamento, si trova ad affrontare per la prima volta le fluttuazioni di estrogeni e testosterone…i recettori dopaminergici nel cervello sono sommersi da nuovi potentissimi stimoli. La dopamina è infatti un neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale nel creare la spinta a cercare gratificazione.

Ogni cosa è vissuta in modo totalmente diverso: ha colori più accesi, odori più intensi, da emozioni più forti.

La realtà che lo circonda, la socializzazione, l’esplorazione sono vissute in prima persona e non più come cucciolo tutelato dalla sua base sicura.

Iniziano quindi i comportamenti oppositori, il cane sembra volerci fare i “dispetti”, non risponde più con solerzia al richiamo, ha improvvisi picchi di arousal\iperattività, ci mette “in discussione” a volte anche con comportamenti di aggressione, inizia a montare, fugge, sembra non essere più carino&coccoloso con i suoi simili… insomma, ci ritroviamo con un ribelle scalmanato in casa”.

  • E’ questo un periodo in cui nascono, sovente, conflitti con i proprietari: a suo avviso come si possono prevenire e come si può preparare tutta la famiglia a superare questo periodo di tormenta?

“La fase di transizione, di sviluppo psicosociale adolescenziale è per il cane, come per noi, un momento incentrato sul conflitto “identità\ruolo”. Sull’affermazione della propria persona\caninità.

Questo implica, per la buona riuscita di un corretto passaggio dall’età giovanile all’età adulta, che il cane sia riuscito a realizzare la concezione di sé, non solo relativamente al riconoscimento del proprio corpo (diverso, maturo, pronto per la riproduzione, autocontrollato ), ma anche e soprattutto all’individuazione del sé all’interno del suo sistema famiglia (o branco umano) .

L’assunzione di un ruolo definito, l’acquisizione di un’identità stabile, l’accettazione e condivisione dei propri interessi da parte del proprietario, sono alla base di un rapporto solido e duraturo.

Questo permette al nostro cane di vedere in noi, proprietari leali e autorevoli, modelli validi e capaci a cui affidarsi per gestire e modulare questo nuovo approccio al mondo, con una prospettiva positiva.

Base solida, imprescindibile, per prevenire conflitti e malintesi con il nostro amico, ormai in crescita, è quindi un valido e ben strutturato lavoro pedagogico in età evolutiva, affidandoci a Medici veterinari esperti in comportamento che sapranno supportare il proprietario nelle criticità della crescita del cucciolo e ad Educatori cinofili qualificati, che sappiano progettare un adeguato percorso per ciascun soggetto.

Un buona educazione fornisce al cane strumenti e competenze per affrontare la realtà nel modo più giusto e permette al proprietario di capire, riconoscere, interpretare e comunicare con il proprio amico a quattro zampe”.

– Intorno a questa fase dell’esistenza aleggiano molti luoghi comuni come castrare il cane per calmarlo: qual è il suo parare a riguardo?

“Sì, purtroppo per molti anni si è pensato che la “cura” per quello che è in realtà un periodo fisiologico dello sviluppo, fosse la castrazione. Falsi miti, a volte ancora in voga, narrano di una possibile funzione calmante della castrazione. Come se un 15enne potesse “calmarsi” se privato dell’asse ormonale.

Essere pacati è uno stato della mente, proprio del soggetto, mantenere la calma è una capacità acquisita, maturata con l’esperienza.

Essere inibiti a livello riproduttivo, a seguito di una chirurgia di sterilizzazione, non ha nulla a che vedere con le capacità di autocontrollo.

L’adolescenza è un periodo di enormi e complessi cambiamenti e rimodellamenti neuronali di cui SOLO UNA PARTE sono relativi all’ ormonalità.

Il fatto che questo periodo combaci con la pubertà, non vuol dire che privare un animale della stessa, interrompa il suo sviluppo psicologico con tutte le difficoltà di cui è protagonista…anzi, una castrazione effettuata senza criterio può persino peggiorare stati di conflitto o insicurezza.

Essere adolescenti, anche canini, vuol dire vivere una profonda crisi: non si è più cuccioli e non si è nemmeno adulti; bisogna “sgomitare”, creare una rottura , per ritrovare il proprio posto nel mondo come adulto.

Una buona adolescenza è quella che fiorisce a seguito di una buona infanzia, con un sistema famiglia in grado di accoglierci, guidarci e sostenerci, consapevole che, per ogni cambiamento, è necessaria una “rottura” dei vecchi schemi.

Ma non preoccupiamoci, se abbiamo seminato bene, se siamo stati coerenti, se abbiamo dato al nostro amico: competenze e capacità, se abbiamo lavorato rafforzando la sua autostima, se per lui siamo figure AUTOREVOLI (non autoritarie)… il nostro nuovo cane adulto ce ne sarà riconoscente e noi orgogliosi di lui e del nostro lavoro.

Basta solo avere un po’ pazienza”.

Certo, essere proprietari di un cane adolescente non è semplice: bisogna capire quando è meglio intervenire, porre limiti o essere permissivi e quando sostenere nei momenti di incertezza. E ancora quando fare affidamento al nostro aspetto zen e contenere la rabbia e la voglia di duellare con loro. E’ una altalena di emozioni anche per noi proprietari.

Se avremo ancorato bene le corde e utilizzato del legno solido per la costruzione del sedile, godremmo di slanci divertenti e con il vento che un po’ scompiglia e un po’ accarezza i capelli.

Bisogna proprio aver pazienza.

Il cane adolescente: che fine ha fatto il mio cucciolo dolcissimo? was last modified: marzo 22nd, 2017 by L'Interessante
22 marzo 2017 0 commenti
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Francesco Galavotti
In primo pianoMusica

#CHIACCHIERE TRA AMICI: Francesco Galavotti, da Modena con Furore

scritto da L'Interessante

Francesco Galavotti

Di M.Rosaria Corsino

Una Domenica sera d’inverno, una trasferta a Santa Maria a Vico per ascoltare quegli amici che suonano da una vita, un locale che ha in sé tutto e niente.

È qui che, tra i vari artisti che suonano, uno ha tutta la nostra attenzione: One Glass Eye, all’anagrafe Francesco Galavotti.

Non so se sia più corretto dire che Francesco suoni da solo, o che suoni con la sua chitarra, fatto sta che incanta.

Le luci soffuse del locale, i colori pastello e la sua voce trasportano il pubblico in una dimensione tra la realtà e il sogno.

L’idea di chiedergli di volersi raccontare è sorta spontanea: in un panorama musicale dove i fuochi si spengono presto, Francesco sembra destinato a durare.

Nasce così un’ “intervista” insolita, stravagante.

Nessuna penna, taccuino, caffè o mozziconi di sigarette, solo uno scambio telefonico e un vocale Whatsapp.

Il resto, ve lo faccio raccontare da lui.

La parola a Francesco

L’esordio avviene da bambino, quando verso i dieci anni mio padre mi mandava a lezione di chitarra dopo la messa.

E così il mio primo palcoscenico è l’altare della chiesa. Molto rock ‘n roll.

Continuo a suonare in cover band e comincio a sperimentare pezzi miei per poi arrivare verso i diciotto, diciannove anni con i Cabrera, band che mi tengo stretto!

C’è nel frattempo un progetto solista, ma in italiano.

È verso Febbraio/Marzo del 2016 che avviene la svolta: compongo pezzi in inglese che immediatamente registro.

In realtà l’ho presa alla leggera, quasi per scherzo. Insomma, non avevo grandi aspettative.

Ma le cose sono andate nel verso giusto, e ho fatto ben sessanta date più altre in programma

Progetti per il futuro? Sicuramente un nuovo disco, non so ancora se in italiano o in inglese, ma ci saranno inserti di elettronica per tenere il tempo.

La chitarra? Immancabile.

#CHIACCHIERE TRA AMICI: Francesco Galavotti, da Modena con Furore was last modified: marzo 22nd, 2017 by L'Interessante
22 marzo 2017 0 commenti
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Ramses II
In primo piano

Ramses II: la statua ritrovata non gli appartiene

scritto da L'Interessante

Ramses II

Di M.Rosaria Corsino

La statua gigante rinvenuta da poco al Cairo probabilmente non raffigura Ramses II, come ipotizzato in un primo momento, ma un altro faraone meno antico, Psammetico I: lo ha riferito il ministro delle Antichità egiziane, Khaled El Anany in una conferenza svoltasi nella capitale egiziana.

Ramses II, fischi per fiaschi

“Quando abbiamo scoperto la statua, il suo posto, di fronte a un tempio di Ramses II, le sue dimensioni ci hanno portato immediatamente a pensare che fosse Ramses II o una statua riusata da Ramsete II ma appartenente ad un re precedente”, forse, “della XII dinastia come ci sono molti esempi a Heliopolis” ha ricordato il ministro nella conferenza stampa trasmessa in tv in occasione del trasferimento al Museo del Cairo dei grandi pezzi della statua alta nove metri.
“Ma quando è stata sollevata la testa abbiamo cominciato a trovare alcuni elementi che sono caratteristici di altri periodi”: specialmente “la forma del capo, l’occhio destro, la faccia allungata e alcuni elementi del corpo” ha rivelato El Anany.

Ramses II

È spesso ricordato come il più grande, potente e celebrato faraone dell’impero egizio.

A causa della durata eccezionale del suo regno (quasi un settantennio: considerando però la sua associazione al trono quando il padre ancora in vita, giunse a 75 anni di governo effettivo del Paese) nell’egittologia è invalsa la tradizione di assegnare il suo nome all’intero periodo della sua dinastia (“epoca ramesside”). Ebbe modo di celebrare, nel corso del suo regno, ben 14 giubilei sed, il primo dei quali coincideva con il trentesimo anniversario di regno del sovrano e da lì in poi ogni tre anni: più di ogni altro re d’Egitto. Fece costruire numerosissimi monumenti in tutto il Paese e incidere i propri nomi su altrettante opere dei suoi predecessori: una tale quantità di oggetti d’arte, colossi, iscrizioni ed elementi architettonici fa sì che Ramses II sia attestato in praticamente ogni collezione di antichità egizie nel mondo: anche per questo, è probabilmente il più conosciuto dei faraoni. Fondò una nuova capitale, Pi-Ramses (“Dimora di Ramses”), nel Delta del Nilo. Combatté contro gli Ittiti, assicurando il predominio dell’Egitto sulla Nubia e i suoi giacimenti auriferi; in questa colonia dell’impero egizio fece inoltre costruire sei templi: celeberrimi quelli di Abu Simbel. Dopo la battaglia di Qadeš, combattuta presso l’Oronte nel 5°anno del suo regno contro l’esercito del sovrano ittita Muwatalli II, la frontiera dell’Egitto venne ivi definitivamente stabilita. La pace fra le due potenze (le quali si spartirono le colonie siro–palestinesi) venne sancita nel 21° anno di regno del faraone tramite un trattato di pace pervenutoci quasi interamente: ebbe così inizio ad un periodo di forte stabilità per la regione, suggellato dal matrimonio di Ramses II con due principesse ittite. Morì all’età, sorprendente per la sua epoca, di 90 o 91 anni e fu sepolto in una tomba della Valle dei Re. Il suo corpo fu poi traslato in un nascondiglio di mummie regali, dove fu scoperto nel 1881 si trova al Museo egizio del Cairo.

Alcuni considerarono Ramses II come il faraone che si sarebbe opposto a Mosè nei fatti narrati dal Libro dell’Esodo; da altri invece è ritenuto il “faraone dell’oppressione”, ossia il padre di quel faraone con cui Mosè si sarebbe scontrato, e che quindi sarebbe il successore Merenptah. D’altro canto, non esiste alcuna prova archeologica che Ramses II sia stato l’uno o l’altro faraone, né il suo nome viene menzionato nella Torah Nelle fonti greche compare invece con il nome di “Ozymandias”, corruzione di parte del suo praenomen Usermaatra Setepenra, che significa “Potente è la giustizia (Maat) di Ra-Eletto di Ra”.

Ramses II: la statua ritrovata non gli appartiene was last modified: marzo 22nd, 2017 by L'Interessante
22 marzo 2017 0 commenti
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Parliamone
AttualitàIn primo piano

Parliamone sabato: quando uno strafalcione diventa caso di Stato

scritto da L'Interessante

Parliamone

Michela Salzillo

 Sono tutte mamme, ma dopo aver partorito recuperano un fisico marmoreo.  Sono sempre sexy, niente tute né pigiamoni.  Perdonano il tradimento.  Sono disposte a far comandare il loro uomo.  Sono casalinghe perfette e fin da piccole imparano i lavori di casa.  Non frignano, non si appiccicano e non mettono il broncio.

 

Sarebbero queste le donne modello, almeno secondo una statistica che sta facendo discutere pure sul pianeta alieno. Siamo su Rai uno, è un pomeriggio di fine settimana. Arriva parliamone sabato, la trasmissione condotta da Paola Perego, e improvvisamente diventiamo tutti femministi. Il motivo? Le donne migliori vengono dall’ Est. Perché sono più sexy: in casa usano tacchi a spillo e lingerie da capogiro. Sanno rassettare meglio di un mastrolindo abbonato alla pulizia del parquet. Non sono capricciose, e sono capaci di  elargire sorrisi di consenso, affidando, senza battere ciglio, tutte sé stesse agli uomini impostori che hanno scelto.

Il titolo della puntata è: La minaccia arriva dall’est. Gli uomini preferiscono le straniere”. Sottotitolo: “Sono ruba mariti o mogli perfette”? In studio gli ospiti danno il meglio di sé stessi, del resto è quello che si chiede a un opinionista dei salotti televisivi: esprimersi, dire la propria, fare caciara.  È chiaro che quando il gioco lo si fa fare a chi di giocare non avrebbe bisogno, il divertimento non è assicurato. Toccare determinati stereotipi, farlo in Italia, in un momento in cui contiamo le donne vittime di omicidi per mano di uomini, senza più neppure ritenere l’accaduto una novità, può essere rischioso. Ma fino a che punto? È giusto dare il sessismo in pasto alla chiusura di un programma?  Attenzione, il colpo l’ha sbagliato di sicuro, ma quando tutto finisce nel caso di stato, pure se poteva essere semplicemente archiviato fra le cento e mille pagine tristissime scritte dalla storia della televisione, l’esagerazione arriva da sola. Non possiamo fare l’applauso agli autori di una tale genialità, come ci viene difficile augurare alle donne di domani un tale Fabio Testi, che per l’occasione tira fuori il suo personale diario di bordo per raccontare di quando, in una delle notti da leone invecchiato, ha incontrato una donna che gli ha fatto compagnia in un bordello russo, per regalargli un amplesso sessuale, stile triangolo del desiderio. Di una  così, giura lui, ci si innamora di sicuro. Non da meno è la signora Marta Flavi, che non esita ad asserire: “tutte curatissime. Anche chi vende i pomodori al mercato ha le unghie curate”.  Perle di questo tipo sono scivolate come il pane nell’ olio di oliva per l ‘intera puntata, travolgendo la stessa conduttrice in visibili momenti di imbarazzo, colpa della piega acquisita dalla situazione in generale. Forse, finita la diretta, la Perego si sarà asciugata il sudore e avrà pregato chi di dovere di non metterla più in una situazione del genere. O magari l’avrà presa con estrema leggerezza, perché tanto l’ Istat e similari non sono di certo la vita vera. Siamo sicuri, però, che non avrebbe mai pensato all’ eventualità che le mettessero le valigie fuori dalla porta. E invece è stato proprio così!  Dopo la lunga indignazione social, propagatasi come un fiume senza argini anche fra le più rinomate testate giornalistiche, la Perego ha dovuto appendere il microfono al chiodo e andare a indossare il pigiama a casa sua. Ma c’è chi non ci sta. E Forse non ha tutti i torti.

Parliamone sabato cancellato dal palinsesto. Costanzo: che cosa vuol dire chiudere in questo modo?

In mezzo alla bufera ammazza stereotipo, c’è chi grida alla strumentalizzazione per partito preso e la ridimensiona. Come nel caso di Maurizio Costanzo, che ai microfoni di Radio Uno ha detto: “non accadeva dai tempi di Dario Fo e Franca Rame a Canzonissima, io non l’avrei sospeso…sabato ho visto quel servizio e non mi sono stupito neanche un po’. Poi quando ho visto la bufera che ne era nata, mi sono detto: ma cosa ho visto? Io non ho visto nulla che mi ha irritato, assolutamente no”. Ed in effetti anche noi facciamo fatica a dargli torto. Il motivo è semplice: non è che la nostra televisione sia qualcosa di diverso dallo strafalcione di cui stiamo disquisendo. Siamo pieni di messaggi sessisti: dalle pubblicità del prurito intimo, a quelle degli assorbenti d’ ogni tipo. Dalle veline sculetta chiappe alla destra dell’ uomo, alle vallette sorriso muto dietro l’ ombra magnificata del presentatore di turno. Perciò, se proprio vogliamo fare i puntini sulle “i”, chiudiamola tutta la televisione.

A casa la Perego? Perfetto. Ma allora tocca pure a tutti gli altri.

Parliamone sabato: quando uno strafalcione diventa caso di Stato was last modified: marzo 23rd, 2017 by L'Interessante
22 marzo 2017 0 commenti
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Sfida
In primo piano

Sfida accettata? No, grazie!

scritto da L'Interessante

Sfida

Di Michela Salzillo

Dimmi di che catena sei e ti dirò a quale sensibilità appartieni! Clicca mi piace, condividi, e riceverai a casa un kit per migliorare la tua partecipazione ai drammi del mondo.

Ormai funziona così, gli specchi per guardare in faccia le persone- spesso con la presunzione di sportarsi anche un po’ più in là – non sono più quelli di una volta, e non li trovi neppure più nascosti dietro le scarpiere o le porte dei bagni di servizio. Il riflesso dell’essere, compreso il nostro, oggi lo fa la forma che, se da sostanza si traveste, è sicuramente online. Non bisogna generalizzare, certo, e va da sé che di tutta un’erba un fascio è l’errore più comune, tanto quanto il meccanismo automatico del like and share.

Ma è innegabile dare conto al condizionamento che deriva da certe mode web: dal condividi sei hai un cuore, al Je suis…chi capita al momento. Dalle foto profilo anti- femminicidio, alle neonate immagini, dai toni elegiaci, che rispondono di sì alla sfida. Ma dall’ invito accolto, al salto nel vuoto il passo è sicuramente breve.

Sfida accettata! La nuova catena gioca con la scusa dei malati di cancro

Quando un nuovo stile online si diffonde a macchia d’olio, navigando a dismisura tra il fare comune e l’abitudine ad essere conformi all’ idea d’effetto, viene di certo la curiosità di capire da dove sia partito e quali siano stati, se ci sono stati, i motivi che lo hanno fatto nascere. Nel caso dell’ultimo telefono senza fili, che ha previsto la condivisione di foto in bianco e nero, ritraenti i visi giovanissimi dei nostri amici Facebook, parte, come quasi sempre, da molto lontano.

Prima di arrivare a noi nelle vesti di una catena di Sant’Antonio tritata male, l’iniziativa portava con sé una buona causa, anche se solo in teoria. Il passaparola originale, infatti, nasce come parecchio presuntuoso, in quanto si fa carico di un sostegno, nei fatti inesistente, da indirizzare ai malati di cancro.  La sfida che ti insegna un tumore, è chiaro, non può avere proprio niente a che fare con la pubblicazione di uno scatto datato che, secondo i termini del flusso di condivisioni iniziali, prevedeva un ‘ immediata nomination all’amico social  ritenuto più sensibile all’argomento, tramite il seguente messaggio:

Poiché hai messo like alla mia foto, ora dovrai postarne una tu in bianco e nero e scrivere “Sfida accettata”. Riempiano Facebook con immagini in bianco e nero per dimostrare il nostro sostegno alla battaglia contro il cancro. Questa è la sfida. Agli  amici a cui piacerà il tuo post, invia questo messaggio».

Chiarire le origini della diffusione non ha di sicuro migliorato la situazione, anzi, viene difficile comprendere gli slanci di genio di chi ha idee del genere. Ciò detto, la morale non è da fare a nessuno. Nella vita, soprattutto in quella che social non è, la leggerezza è fondamentale. Quindi che ben vengano i salfie con le labbra pigmentate o le tenere foto ricordo, ma teniamo bene a mente che per farlo non abbiamo bisogno di scomodare il perbenismo, anche perché l’empatia per le difficoltà importanti la possiamo sviluppare solo vivendole e condividendole fuori dallo schermo.

Sfida accettata? No, grazie! was last modified: marzo 20th, 2017 by L'Interessante
20 marzo 2017 0 commenti
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