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Rapporto
CulturaIn primo piano

Rapporto uomo cane: utilizzo o coinvolgimento?

scritto da L'Interessante

Rapporto

 

Di Luigi Sacchettino 

Il rapporto uomo cane si fortifica in un lungo periodo di coevoluzione, forse unico nel suo genere; all’inizio i futuri cani dovevano essere molto simili a roditori,  poi assomigliarono alle manguste, per diventare alla fine grandi come dei lupi. 

Le ricerche realizzate non hanno fatto chiarezza sulle dinamiche dell’incontro: è stato l’uomo ad avvicinarsi al lupo o viceversa? 

Il cane è il frutto dell’incontro. 

“Le teorie maggiormente accreditate indicano che l’adottabile può essere stato rinvenuto nei pressi dell’accampamento oppure trovato durante una battuta di caccia. La tesi Autointegrativa (Coppinger) sostiene che nel periodo Mesolitico il lupo si sia avvicinato al villaggio e ne abbia tratto un vantaggio selettivo legato alla minore mortalità. La tesi del Maternaggio, invece, ipotizza che durante il periodo Paleolitico, l’uomo abbia raccolto un cucciolo di lupo e la donna lo abbia allattato al seno, poiché gli erbivori non erano ancora stati addomesticati (Marchesini). Le ricerche effettuate sul Dna mitocondriale da C. Vilà et al (1999) posizionano il processo di domesticazione del cane circa 135 mila anni fa mentre P. Savolainen et al (2002) lo collocano intorno ai 40 mila anni fa”. [S. Giussani] 

E com’è cambiato il rapporto con l’uomo nel tempo? Si parte dall’utilizzo. 

Oltre a procurarsi reciprocamente cibo e sicurezza, per millenni gli uomini e i cani hanno beneficiato del rapporto complesso costruito tramite la caccia e la sorveglianza  della casa o del bestiame: è probabile che le varie forme di associazione tra uomo e cane non siano mai state solo utilitaristiche, e che siano semplicemente diventate più articolate nei secoli. 

Negli ultimi anni l’interpretazione del cane è infatti passata da una più rigorosamente zootecnica-  utilitaristica -, a  quella zooantropologica, in cui il cane viene vissuto come partner sociale- da conoscere, rispettare nelle sue peculiarità, all’interno di una relazione affettiva. La docilità  e la collaborativà del cane ne fanno l’animale integrabile per antonomasia, soprattutto in quelle attività in cui affianca l’uomo, come nella pet therapy o in ricerca e soccorso. In cui dovrebbe essere coinvolto, più che utilizzato. 

 

Periodi diversi, ruoli diversi 

CANI DA CACCIA – L’utilizzo dei cani da caccia risale all’alba della civiltà umana.  Abbiamo testimonianze di pittura rupestre dell’età del bronzo che raffigurano un cacciatore con cani. La parola caccia deriva dal greco kynègia che a sua volta deriva da kynos, cioè cane. 

CANI DA SLITTA- Gli Inuit hanno utilizzato per secoli la slitta trainata da cani come mezzo di locomozione. In Europa si fa risalire l’utilizzo di cani per trainare slitte alla fine dell’anno 1000; questo mezzo di trasporto ha avuto una vasta diffusione sino al XIX secolo, anche a causa della scarsità di cavalli. “ I cani per il traino delle slitte sono di evoluzione recente, circa 150 anni. La selezione di queste razze è iniziata con le gare messe su per divertimento in cui venivano messi alla prova cani e conduttori che normalmente lavoravano trasportando la posta, merce o perfino persone. Con la corsa all’oro in Alaska, nel 1896, la slitta coi i cani divenne una risorsa insostituibile.  Nel  1909 furono importati i primi Siberian Husky (che sono, in effetti, incroci con levrieri e cani da caccia che esibiscono arti lunghi, tendenza a forma quadrata e torace meno ingombrante )”. (Gallicchio B.) 

CANI DA GUERRA- Gli antichi romani selezionarono  il molosso romano, o Canis Pugnax,  come cane da guerra al seguito delle loro legioni, con indosso una vera e propria armatura.  Ma è negli anni settanta dell’Ottocento che in alcuni villaggi tedeschi il cane assunse  il moderno ruolo di “militare” grazie a programmi di sussidi nazionali, prodromici del cane DA UTILITA’ E DIFESA. 

IL CANE DA TERAPIA- Il padre della psicanalisi, S. Freud, era solito condurre le sue sedute in presenza del cane. Si racconta che il cane dormisse per tutta la seduta e che si svegliasse sul finire, quasi a segnalare il termine dell’ incontro. 

Siamo forse agli albori della pet therapy? Sarà per questo che molte categorie professionali consigliano un cane per aiutare un bambino in difficoltà, senza però tenere conto di cosa possa provare il cane? 

Quello che sappiamo è che spesso il “con” va a sostituire l’anacronistico “da”, in una immagine interpretativa  di diade, di gruppo. Il cane è sempre più percepito e vissuto come membro della famiglia  e come tale coinvolto e non utilizzato. 

Certo le derive antropomorfizzanti sono dietro l’angolo; bisogna infatti tendere a quell’equilibrio fondato sul rispetto delle doti etologiche del cane, senza considerarlo uno strumento- come la lavatrice, né tantomeno come un surrogato affettivo. 

 

 

Rapporto uomo cane: utilizzo o coinvolgimento? was last modified: marzo 16th, 2017 by L'Interessante
16 marzo 2017 0 commenti
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Festa
EventiIn primo piano

La Festa del Sorriso All’En Gedi Duel Club

scritto da L'Interessante

Festa

 

Il Duel Village di Caserta è lieto di invitarvi all’Open Day che si terrà venerdì 17 marzo alle ore 20.00 negli splendidi locali dell’En Gedi Duel Club. Una vera e propria FESTA DEL SORRISO ideata per quanti vogliono saperne di più di questo ‘smiling place’, un posto pensato per fare festa, rilassarsi e stare con gli amici e, perché no, scoprire un altro modo di fare cultura attraverso l’arte, la musica, gli spettacoli e il buon cibo. Chicca della serata sarà la mostra fotografica-videoslide della giornalista e fotografa casertana Giovanna Giaquinto dal titolo ‘Intanto faccio Scorta di Colori’. Sarà proprio l’autrice degli scatti a guidare il pubblico nella narrazione delle foto che  scorreranno sullo schermo dell’En Gedi.  La ‘personale’ prende il nome dal suo primo libro di poesie, un volume sul potere pacificatore della luce, dei sorrisi e della vita stessa. Un’opera che si sposa in pieno con quello che è lo spirito dell’En Gedi Duel Club. L’ingresso è gratuito.

 LA FESTA DEL SORRISO E l’ EN GEDI DUEL CLUB  

L’En Gedi Duel Club è il locale – all’interno dello spazio Duel Village, con ingresso su via Borsellino – pensato per l’accoglienza ed il relax. Un luogo elegante e versatile dove poter organizzare compleanni, comunioni, promesse di matrimonio, cerimonie, cene, party a tema, musica e ballo con consolle dj dedicata. Ma non solo. L’En Gedi Duel Club è la location ideale per incontri dimostrativi, cene aziendali, seminari, corsi di formazione. Potrete inoltre usufruire di numerosi servizi: catering di altissima qualità, animazione, servizi video e fotografici, addobbi personalizzati, servizio torta. Potrete facilmente utilizzare un ambiente invitante, intimo e ricco di confort situato nel cuore della città con ampio parcheggio annesso, in piena libertà, a prezzi assolutamente vantaggiosi e competitivi.

 

 

Per informazioni e contatti

391 397 9054

www.duelvillage.net

 

La Festa del Sorriso All’En Gedi Duel Club was last modified: marzo 16th, 2017 by L'Interessante
16 marzo 2017 0 commenti
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Vittorio
CulturaEventiIn primo piano

Vittorio Messina in mosta: l’ inaugurazione il 25 marzo

scritto da L'Interessante

Vittorio

VITTORIO MESSINA

«IN UN CERTO SENSO INFINITO»

GALLERIA NICOLA PEDANA

INAUGURAZIONE 25 MARZO 2017 ORE 19

LA MOSTRA SARÀ APERTA DAL 25 MARZO AL 22 MAGGIO 2017

 

«In un certo senso infinito» è il titolo della mostra di Vittorio Messina che sarà inaugurata sabato 25 marzo alle ore 19 presso la sede di Nicola Pedana Arte Contemporanea in piazza Matteotti 60 a Caserta. L’esposizione, curata da Marco Tonelli, rimarrà aperta dal 25 marzo fino al 22 maggio 2017.

«In un certo senso infinito – sottolinea nel suo testo Marco Tonelli – vuole essere un titolo di una mostra, ma anche una provocazione intellettuale, un modello visivo, una comunicazione estetica, un’affermazione che sollecita domande. Cosa si nasconde nel certo di un senso infinito? Certo come certezza o, al contrario, come modo in(de)finito e vago di esprimere un significato?

E senso allude all’aspetto sensibile dell’esperienza, quello appunto dei sensi, o al significato, alla direzione? Come se esistesse un senso dell’infinito, una direzione infinita? Tutto dipenderà appunto da come interpreteremo l’infinito compreso nel titolo. Concetto di per sé impensabile nella sua interezza, proprio perché senza fine e quindi senza limiti per esseri finiti e limitati come noi, l’infinito lo possiamo solo dire o scrivere, simboleggiare (∞), avviare in sequenze numeriche (1…3…5…7…11…13…), ma mai fisicamente contenere. Vittorio Messina è un artista a cui piace sfidare inafferrabili e sottili inquietudini, praticando installazioni che vogliono spingersi oltre la loro pur oggettiva materialità costruttiva.

Vittorio Messina e il significato delle sue opere.

 Le sue opere sono tentativi di uscire dalla gabbia del pensiero razionale, dalle ovvietà dei dati sensibili, dai dogmatismi del trascendente, anzi ambiscono in un certo senso a fondere razionalità-sensibilità-metafisica nell’opera d’arte.  Oltre la metafora, oltre l’analogia, forse l’opera di Vittorio Messina è da sempre in cerca di un’estetica basata proprio sull’in un certo senso, essenza stessa dell’Arte, che è a sua volta un concetto inafferrabile, non delimitabile, illimitato. Ovvero, in un certo senso, infinito».

Vittorio Messina in mosta: l’ inaugurazione il 25 marzo was last modified: marzo 16th, 2017 by L'Interessante
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DELUSIONI
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Delusioni

scritto da L'Interessante
Delusioni was last modified: marzo 15th, 2017 by L'Interessante
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pompei
CulturaIn primo piano

Pompei, l’interno di una casa ricostruito in 3D

scritto da L'Interessante

Pompei

Di Antonio Andolfi

Combinando i tradizionali rilievi archeologici con avanzate tecniche di scansione e visualizzazioni 3D, i ricercatori dell’Università di Lund (Svezia) sono riusciti a ricostruire con grande accuratezza l’interno di una casa di Pompei, così come doveva apparire poco prima dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Il lavoro iniziato dall’Istituto svedese di Roma nel 2000 e poi passato al Dipartimento di Archeologia e Storia Antica di Lund, parte da una campagna di scansioni realizzae nel sito di Pompei tra il 2011 e il 2012, poi utilizzate per realizzare animazioni 3D di alcune parti della città distrutta.

Nell’animazione esploriamo la casa di un ricco pompeiano di nome Caecilius Iucundus, appartenente al secondo grado più alto della classe sociale della città. Si notano una sala centrale ben illuminata, con una vasca di raccolta dell’acqua piovana e un altare domestico decorato con motivi che ricordano il terremoto che interessò la citta’ nel 62 d.C.

Si passa poi allo studio del padrone di casa o tabularium, dai fregi sontuosi; fino alla stanza per ricevere gli ospiti, con affreschi alle pareti che in tempi recenti sono stati staccati e trasportati in musei. All’esterno, un giardino con tanto di fontane, per riposarsi nelle ore pomeridiane.

Pompei. Una vera e propria macchina del tempo.

Con la stessa tecnica il team ha ricostruito gli interni di 3 grandi ville, una taverna, una lavanderia, una panetteria e diversi giardini, arrivando a capire come era fatto il pavimento, da dove entrava la luce e quale storia costruttiva vantavano gli edifici. In alcuni punti degli scavi sono stati trovati strati completamente intatti. In un negozio sono venute alla luce tre finestre originali in gesso cristallino di provenienza romana, accatastate una sopra l’altra.

Altre importanti conclusioni riguardano la rete idrica. Se inizialmente i negozianti e i ristoratori dipendevano dalle famiglie più ricche per le risorse d’acqua, più tardi, a ridosso dell’eruzione, le condizioni migliorarono e nella città fu costruito un acquedotto.

Pompei, l’interno di una casa ricostruito in 3D was last modified: marzo 15th, 2017 by L'Interessante
15 marzo 2017 0 commenti
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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA: ADDIO A SOSA

scritto da L'Interessante

juvecaserta

Juvecaserta: Sosa non è più un giocatore bianconero

Il colpo di mercato, il giocatore che doveva consentire alla compagine casertana di fare il salto di qualità, quell’Edgar Sosa vincitore del triplete con la Dinamo Sassari targata Banco di Sardegna, non è più un giocatore della Juvecaserta.

Una decisione che, a nostro avviso, doveva essere adottata prima. La squadra, in più di un’occasione ha sofferto l’egoismo del giocatore e più di una sconfitta porta il suo nome. Un giocatore che non si è mai integrato nel tessuto sociale cittadino e .. straniero anche in seno alla squadra.

E’ stato raggiunto un accordo con il giocatore e a tal riguardo la società casertana ha emesso il seguente comunicato:

“La Juvecaserta Pasta Reggia comunica che il giocatore Edgar Sosa ha chiesto in data odierna di lasciare la squadra per motivi di carattere personale. Il club bianconero, fedele alla sua linea di non trattenere atleti che non manifestano gradimento per la loro destinazione, ha acconsentito alla richiesta procedendo alla risoluzione contrattuale del rapporto di lavoro”. 

Una minirivoluzione in casa Juvecaserta che, dopo la conferma di Sandro Dell’Agnello, vuole cercare di rimediare agli errori in fase di costruzione. Puntare su un nome nuovo per cercare di raggiungere un traguardo che possa andare oltre la salvezza o risparmiare denaro non utile all’obiettivo prefissato.

Ora si attendono nuovi risvolti.

 Aperto il negozio online della Juvecaserta

La Juvecaserta è lieta di annunciare l’apertura del suo negozio online, dove sarà possibile acquistare il merchandising ufficiale della società bianconera e tanti altri articoli e gadget personalizzati con i colori ed i loghi della società cestistica. La versione virtuale dello store è online da questa mattina ed è raggiungibile attraverso la sezione marketing del sito web www.juvecaserta.it oppure direttamente all’indirizzo https://store.juvecaserta.it/
La versione online dello store è stata realizzata con la collaborazione delle società Simplyweb e Interferenza srl. 
Simplyweb è una web agency, fondata da Angelo Giaquinto nel 1998, che opera nell’ambito della consulenza informatica e del web design con grande flessibilità, non solo in termini di soluzioni tecnologiche ma anche nella forma di collaborazione che il cliente preferisce adottare. E’ da tempo un punto di riferimento nel settore del web design in tutta la provincia di Caserta e vanta all’attivo oltre 700 progetti realizzati.
Interferenza è un’azienda casertana “pioniera” del web con 20 anni di esperienza nel settore dell’E-Commerce e soluzioni web avanzate, come NewCart.it, un servizio che consente di creare e gestire facilmente un sito di E-Commerce

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blind
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BLIND DATE, concerto al buio di Cesare Picco: sublime sinestesia

scritto da L'Interessante

Blind

Di Luigi Sacchettino 

 

Un mese fa. 14 febbraio. San Valentino. Una festa piena di luce, candele e luccichii.  

Io decido di stare al buio. No, non sono uno di quei single che in quel giorno un po’ arranca.  

Decido di stare al buio del teatro Bellini. Nel rosso Bellini. 

Sì, perché torna al Teatro Bellini il Blind Date, il concerto al buio ideato nel 2009 dal pianista e compositore Cesare Picco e portato in giro da CBM Italia Onlus. CBM è la più grande organizzazione umanitaria internazionale impegnata nella prevenzione e cura della cecità e della disabilità nei Paesi del Sud del mondo;  sono  circa 39 milioni le persone affette da cecità, una condizione che tuttavia potrebbe essere evitata nell’ 80 per cento dei casi, con interventi mirati. A un costo irrisorio se si pensa all’importanza della vista. 

Com’è strutturato il blind date? 

Il concerto è basato su una semplice e magica formula: si inizia con la  LUCE-, si passa al BUIO, intenso, pesto, lungo 30 minuti–, e si termina con la LUCE. A voler rappresentare il percorso che un malato affetto di cataratta può subire. Una formula che esprime appieno la missione di CBM: ridare la vista alle persone che non vedono e che, senza l’intervento dei medici di CBM, sarebbero destinate a vivere nella cecità e nel buio assoluto. 

Blind date è un’esperienza sensoriale e percettiva unica. Cosa c’è di strano nello stare mezzora ad occhi chiusi ad ascoltare della musica?- starete pensando.  

Ho vissuto sulla mia pelle cosa significhi non usare la vista come organo di senso principale: occhi chiusi oppure aperti il risultato in quel momento è il medesimo. Inizialmente ci si sente combattuti, si prova e riprova a spingere gli occhi a vedere. Poi ci abbandona a quel senso di impotenza.  

Si sposta l’attenzione dal pensiero alle sensazioni e all’emozioni. Ci si abbandona più a udito, tatto, naso. 

Perché in un momento di disorientamento  ci si ritrova ad allungare la mano versa la spalla di un’ amica e toccandola si torna sereni, condividendo quel momento di solitudine. Insieme. Da solo sarebbe stato devastante.  

Perché pensi a quanto dannatamente sei fortunato a poterle vedere certe cose. E subito empatizzi con coloro che tutto ciò non possono farlo. Eppure per noi aprire gli occhi e vedere è un gesto facilissimo. Scontato. Naturale. 

Abbiamo un potere enorme nel poter aiutare chi, al momento, questo potere naturale, scontato l’ha perso. 

Io ho guardato, ed ho decido di vedere. 

Non sarei potuto rimanere cieco rispetto a tutto ciò. 

“Non importa quello che stai guardando, ma quello che riesci a vedere.” 

Henry David Thoreau. 

 

 

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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA: FIDUCIA A DELL’AGNELLO FINO AL TERMINE DELLA STAGIONE

scritto da L'Interessante

juvecaserta

Juvecaserta: niente ribaltoni 

La proprietà della Juvecaserta, nella persona di Raffaele Iavazzi, ha avuto una serie di incontri e colloqui con lo staff tecnico ed i giocatori al fine di conoscere in maniera più approfondita le difficoltà della squadra e, quindi, ricercare una soluzione ai problemi che attualmente impediscono alla stessa di esprimersi secondo le proprie possibilità e potenzialità.

Confermato coach Dell’Agnello fino al termine della stagione

Alla luce dell’incontro con coach Dell’Agnello e delle considerazioni espresse da capitan Giuri e dai suoi compagni, la proprietà ha deciso di confermare la fiducia a coach Sandro Dell’Agnello ed al suo staff fino al termine della stagione, prendendo atto della volontà manifestata dai giocatori di voler continuare con l’attuale assetto e con l’impegno di profondere la massima energia nelle restanti otto gare della stagione regolare. La proprietà ha, altresì, chiesto ai giocatori di affrontare le restanti otto gare come fossero altrettante finali al fine di raggiungere il miglior risultato possibile

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Claudio
CinemaCulturaIn primo piano

Claudio Rossi Massimi: vi racconto la mia generazione.

scritto da L'Interessante

Claudio

 

Di Christian Coduto

Oggi siamo in compagnia del regista Claudio Rossi Massimi. Nato a Roma nel 1950, ha realizzato la sua prima opera cinematografica, “La Sindrome di Antonio” dopo numerosi progetti in ambito televisivo e radiofonico. Ci incontriamo per discutere della proiezione del suo film nell’ambito della rassegna di cinema indipendente italiano “Independent Duel” (di cui sono Direttore Artistico) che avverrà in data 22 marzo, al Multicinema Duel. Gentile e disponibile, il regista descrive con entusiasmo il suo progetto …

 

Claudio Rossi Massimi ci parla di sé.

D: La prima domanda è di rito: chi è Claudio Rossi Massimi?

R: Sono un autore e un regista … lavoro da tanti anni nel settore cinematografico, radiofonico e televisivo. Ah! Sono anche uno scrittore! (sorride)

D: Quando è nata la passione per il cinema?

R: La passione per il cinema è, in primis, la passione per la cultura. Per questo motivo è nata con me. Sono stato sempre attratto dalle varie forme di comunicazione, dall’arte … non potrei dirti una data precisa.

D: Hai molta esperienza anche in campo televisivo … quali sono, sostanzialmente, le differenze che hai riscontrato nel campo cinematografico e quello della tv?

R: Le differenze sono tante. Difficili da riassumere in una singola risposta. La televisione deve rispettare degli obblighi di palinsesto. Anche al cinema devi rispettare la lunghezza, per esempio, o i limiti del budget, ma credo che sia una forma di espressione più libera. Non che la televisione non lo sia, per carità, ma segue un format più definito.

D: Perché “La Sindrome di Antonio?” Cosa ti ha portato a raccontare questa storia?

R: “La Sindrome di Antonio” è una storia generazionale, ambientata nel periodo della mia gioventù. Io, come dicevo prima, ho sempre avuto una grande passione per la scrittura. Volevo parlare di una generazione che ha fatto tantissimo da un punto di vista delle conquiste sociali (si pensi alla condizione della donna prima del ’68) ma che, da un punto di vista politico, è fallita perché non ha fatto grandi passi in avanti.

D: Nel tuo film ci sono tre camei eccezionali: Antonio Catania, Remo Girone e Giorgio Albertazzi. Come sei riuscito a coinvolgerli in questo progetto?

R: Il cameo vero è proprio è solo quello di Albertazzi, in realtà. Antonio ha un ruolo ben più definito e Remo è la voce narrante della storia (oltre a comparire in due scene). Guarda … ho semplicemente fatto leggere loro la sceneggiatura! Sembra impossibile, ma è proprio così! Bisogna provarci, lo dico sempre! Gli attori, più sono grandi, più non vivono di routine. Ciascuno di loro ha amato lo script e ha deciso di prendere parte al film.

L’impressione che ricevo è quella di un uomo sereno, pacato. Si pone educatamente, ha un atteggiamento di apertura. Ha un brutto raffreddore, ma affronta l’intervista in maniera vivace, ride spesso. Parla con cognizione di causa: le sue risposte sono brevi, ma complete.

D: Antonio intraprende un viaggio che è, in primo luogo, una ricerca di sé …

R: Assolutamente. Hai centrato in pieno il concetto. E’ un viaggio interiore che ciascun uomo o donna, deve intraprendere alla soglia della maturità per capire chi vuole essere da grande, piuttosto che cosa voglia fare …

D: I due giovani protagonisti, Biagio Iacovelli e Queralt Badalamenti sono davvero bravissimi. Cosa ti ha spinto a scegliere loro?

R: Devi sapere che non ho fatto i soliti casting, non mi sono fatto dare i classici libri con le fotografie e i curriculum. Sono andato ai saggi di varie scuole di cinema e teatro con la mia produttrice, Lucia Macale. Ho incontrato un certo numero di giovani attori e, tra loro, ho scovato Biagio. Queralt è un volto molto noto nell’ambito pubblicitario, le ho fatto fare una serie di letture della sceneggiatura: mi ha colpito la sua positività.

D: “La Sindrome di Antonio” è un progetto indipendente … quali sono i punti di forza e quelli deboli della produzione indie, a tuo parere?

R: Il punto di forza maggiore è la possibilità di raccontare ciò che desideri, in maniera completamente libera. Punti deboli: la mancanza di finanziamenti e la maggiore difficoltà di emergere. Noi abbiamo trovato una distribuzione, quindi mi ritengo assolutamente fortunato, ma questo non accade sempre, purtroppo.

D: Il film l’hai ideato, diretto e sceneggiato tu; in aggiunta a ciò, il punto di partenza è un tuo romanzo. E’ un tuo figlio a tutti gli effetti … rivedendolo, che impressioni hai avuto? C’è qualcosa che, ora come ora, cambieresti del risultato finale?

R: Direi che sono sostanzialmente soddisfatto del risultato finale. E’ chiaro, non tutto è perfetto, soprattutto considerando che ci troviamo di fronte ad un progetto indie come dicevamo prima. Però mi ritengo felice, orgoglioso.

D: Premettendo che un budget NON fa un film … quanto è costato “La Sindrome di Antonio”?

R: Questo lo dovresti chiedere alla produzione (ride). Il budget è nella media di un progetto indie però, considerando che è un film on the road, la cifra è sicuramente un po’ più alta.

D: Il problema maggiore per i progetti indipendenti è senza ombra di dubbio quello della distribuzione. Nonostante ciò, il tuo esordio è uscito in tutta Italia, in oltre trenta sale … un ottimo risultato!

R: Sì è vero! Il territorio è stato completamente coperto. Mi ritengo soddisfatto anche da questo punto di vista!

D: Cosa dobbiamo attenderci, ora, da Claudio Rossi Massimi?

R: Abbiamo in cantiere un progetto molto importante, un docufilm che stiamo girando. E’ relativo ad un libro di Papa Francesco. Nel tempo potrò dare indicazioni più precise!

D: Grazie mille per la tua disponibilità!

R: Grazie a voi!

 

Claudio Rossi Massimi: vi racconto la mia generazione. was last modified: marzo 13th, 2017 by L'Interessante
13 marzo 2017 0 commenti
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dell'agnello
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DELL’AGNELLO: ARIA GREVE E TENSIONE A FETTE. FORSE L’ULTIMA CONFERENZA. SI VA VERSO L’ESONERO

scritto da Walter Magliocca

 

dell’agnello

Dell’Agnello  poco loquace e parole pesate. L’esonero all’orizzonte.

Più che un conferenza stampa sembrava un funerale. Aria pesante e un coach Dell’Agnello deluso e amareggiato per l’ennesima sconfitta.

“Era una partita decisiva dopo una settimana molto pesante per le voci che si sono rincorse. Nuovamente l’inizio, il primo quarto, ha condizionato l’esito dell’incontro. Il pallone, questa sera, era più pesante del solito e questo è stato avvertito dai giocatori”.

Analisi del periodo

“Sicuramente una serie di concause ci ha portato a questo punto – prosegue  Dell’Agnello – Con Milano abbiamo disputato un ottima partita, così come a Trento per tre quarti del match. Ed anche questa sera abbiamo recuperato lo svantaggio. Ma, comunque, non siamo stati capaci di portare a casa il risultato”,

Poi passa a parlare dei singoli.

“Watt, finora uno dei nostri migliori giocatori, questa sera ha offerto una prestazione da dimenticare. Johnson è stato più determinato ed autore di una buona gara. La prima da quando è tornato con la nostra maglia. Noti i problemi fisici che hanno messo fuori causa Bostic, da circa tre mesi e Czyz, poi operatosi al ginocchio. Tale situazione ha condizionato il cammino sin dalle ultime cinque giornate del girone di andata”.

Ha continuato nella disamina della situazione venutasi a creare, focalizzandola unicamente sull’aspetto tecnico – tattico.

“Le mie responsabilità del campo me le prendo tutte. Ma mi comporterei nello stesso modo e rifarei tutte le scelte adottate in settimana. Le valutazioni e le decisioni spettano alla società. Io ho solo analizzato quanto accaduto in campo”.

Dell’Agnello smentisce tensioni e comportamenti trasversali all’interno dello spogliatoio.

“Posso sottoscrivere che questo è un gruppo coeso ed unito. Non ci sono  problemi all’interno dello spogliatoio e lo sottoscrivo. Vi prego di credermi”.

Opposto l’umore di Charlie Recalcati.

“La partita che ci aspettavamo – dice il neo coach canturino, un ever green Carlo Recalcati – Caserta è stata brava a rientrare in partita. Ma il merito va ai ragazzi che hanno gestito ottimamente la fase finale e le ultime azioni. Il lavoro da svolgere è ancora lungo. Sono appena dieci giorni che lavoro con il gruppo, ma iniziare con due vittorie aiuta ad allenarsi meglio.

Voglio solo precisare un aspetto:  la svolta della partita è stata una intuizione del mio secondo Marco Sodini che facendomi cambiare la marcatura su Diawara con Darden ha consentito la svolta del match”

Nelle prossime ore ci si attende l’esonero di Dell’Agnello. Per la sostituzione circolano i nomi di Bechi, Crespi e Mazzon. La decisione non dovrebbe tardare.

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DELL’AGNELLO: ARIA GREVE E TENSIONE A FETTE. FORSE L’ULTIMA CONFERENZA. SI VA VERSO L’ESONERO was last modified: marzo 13th, 2017 by Walter Magliocca
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