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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA E’ CRISI. AL PALAMAGGIO’ PASSA ANCHE CANTU’ 79 – 85

scritto da Walter Magliocca

juvecaserta

Juvecaserta alla decima sconfitta nelle ultime dodici

Juvecaserta, dopo la sconfitta di Trento, in campo contro la Mia Cantù per interrompere il periodo negativo e dare un segnale forte di ripresa. La sconfitta finirebbe, inevitabilmente, per risucchiare i casertani nella lotta per non retrocedere. Da verificare l’effetto della strigliata del presidente Iavazzi che, in settimana, ha dichiarato che in caso di ennesima battuta d’arresto adotterà provvedimenti drastici

 Primo quarto 10 – 21

Solito quintetto quello messo in campo da Dell’Agnello: Sosa, Diawara, Berisha, Putney, Watt. Il pubblico è scarso con sciopero del tifo organizzato per i primi minuti. Squadre equilibrate e Cantù con difesa a zona sin dalle battute iniziali. Partita che si preannuncia combattuta e incerta. Due tiri dalla lunga distanza di Johnson Ja e Calathes lanciano gli ospiti sul + 5: 8 – 3 dopo 3’. Il primo da tre per la Juve è di Sosa. Ma i giocatori di casa iniziano a sbagliare dall’arco. Due volte Putney e poi Sosa e  Cantù ne approfitta: 6 – 14 a metà quarto. La curva torna a cantare, ma il palamaggiò è freddo. La Juvecaserta ha difficoltà ad esprimere un gioco offensivo fluido e in difesa soffre Johnson Ja, autore di 9 punti a 2’ dal termine della frazione. Cantù vola sul 19 a 8 a 1’ e 14’’. La frazione si chiude sul 21 a 10 per gli ospiti. Squadra contratta e percentuali disastrose: 1/8 da tre e 3/12 da due che si commentano da sole. Per Cantù: 3/6 da tre e 4/12 da due.

 Secondo quarto 29 – 33

 Il pubblico cerca di dare una scossa alla squadra. Dell’Agnello mette Giuri in regia e Sosa guardia. Ma brianzoli che continuano a bruciare la retina dalla lunga distanza: inizia Pilepic. 24 a 12 a 9’ e 10’’. Sosa avvicina i suoi con tre penetrazioni. 18 – 26 a 7’ e 28’’. Dell’Agnello mantiene in campo un Diawara spento, sostituito da Berisha a 5’ e 30’’. Con un tiro dall’arco di Sosa la Juvecaserta si avvicina: 24 – 28 a 4’ e 56’’. Entrano nel palazzo i tifosi ospiti e il clima si riscalda fuori e .. dentro il campo. 26 – 33 a 3’ e 06’’. Frazione che si chiude con un tiro dall’arco di Berisha e al riposo lungo si va sul punteggio di 29 – 33. Gara veramente brutta e prestazione negativa confermando quanto evidenziato in tutte (quasi) le ultime prestazioni. Gara che nonostante tutto è ancora aperta. Percentuali del secondo quarto, per Caserta 3/7 da tre e 4/6 da due. Cantù 2/9 da tre e 2/7 da due.

 Terzo quarto 57 pari

Putney cerca il riscatto ed inizia il quarto con una schiacciata. 31 – 33. Ma non è il preludio della rimonta. Pasticcio difensivo e Pilepic da tre: 31 – 36. Ma la Mia Red OctoberCantù con Callahan (da tre e due con errore al libero) e schiacciata di Johnson Ja è sempre concentrata: 36 – 43 a 7’. Senza pivot e terminale Putney cerca il recupero con Sosa, Berisha, Giuri e Diawara. La banda “bassotti” paga: due recuperi difensivi e ripartenza con canestro di Diawara. A 5’ e 10’’, 42 – 45. Ma Recalcati, da vecchio marpione, intensifica la difesa: prima Johnson, poi Callahan e Cournooh:  a 3’ 58’’, 44 – 51. Diawara illude da tre, ma è sempre il Johnson avverso che si procura un’azione da tre punti. 47 – 54 a 2 e 35’’. Con un canestro di Curnooh  Mia Cantù di nuovo + 10: 47 – 57. Il Johnson “di casa” cerca di rispondere e prima con una slum dunk e poi con un’azione da tre (2 + 1) riporta Caserta a – 3: 54 – 57, a 50’’. Che replica a 5’ e 61 sempre con tre punti (2 + 1). Frazione che si chiude in parità a 57.

Ultimo quarto 79 – 85

Sempre sul filo di lana, ma si spera con esito diverso dalle ultime. Intensificata la difesa: Berisha, all’inizio, piazza la “bomba” del sorpasso: 60 – 57. Due liberi di Diawara e Caserta è sul 62 – 57, a 9’. Parziale di 15 a 0. Ma Pilepic piazza un tiro dall’arco: 62 -60. La gara si fa vibrante. Sosa dopo un’entrata si fa fischiare uno sfondamento. Gara intensa e azioni in velocità. A 6’ punteggio 67 – 63. Cantù fa male da tre anche con Acker. Le difese si intensificano ed anche in questo caso la differenza la fanno gli errori. Berisha sbaglia e Johnson Ja “buca” da distanza siderale. 71 – 71 a 3’ e 46’’. Caserta continua a commettere errori in costruzione e ancora Johnson, questa volta dalla linea della carità, realizza: 71 – 73. Ma a 3’ e 05’’ Diawara risponde dall’arco: 74 – 73. Ma Cantù da tre non sbaglia più. Ancora Acker. Poi Cournooh da sotto. Caserta perde palla in attacco e un libero di Darden, che non doveva scendere in campo, porta il risultato sul 76 – 79. Sul tiro di Diawara, forse, si spengono, le speranze di Caserta, a1’ e 18’’. Infatti ancora Johnson Ja realizza da due: 76 – 81 a 1’. Berisha illude da tre 79 – 81 ma Dowdell in lunetta realizza e sulla schiaccita di Johonson si materializza l’ennesima sconfitta: 79 – 85.

Per Caserta è crisi profonda. La squadra non si ritrova.

Tabellini

PASTA REGGIA JUVECASERTA  79

Berisha 15 (1/2, 4/7), Sosa 20 (5/10, 2/4), Maiello, Diawara 24 (5/11,2/5), Cinciarini 0 (0/1, 0/3), Ventrone, Putney 8 (3/5, 0/5), Gaddefors 0 (0/1, -/-), Giuri 2 (1/2, 0/1), Cefarelli, Watt 2 (0/3, 0/1), Johnson Linton 8 (3/3, -/-)

Allenatore: Sandro Dell’Agnello

Da due: 18/38 Da tre: 8/26

Mia Red October Cantù 85

Acker 9, Ballabio, Cournooh 16, Baparapè, Parrillo 3, Pilepic 11, Calathes 3, Callahan 5, Daedwn 1, Dowdell 2, Quaglia 2, Johnson Jajuan 35

Allenatore: Charlie Recalcati

Da due: 16/36 Da tre: 12/30

Arbitri

Dino Seghetti, Beniamino Manuel Attard e Dario Morelli

Spettatori 2842  per un incasso di € 22.229

 

 

 

JUVECASERTA E’ CRISI. AL PALAMAGGIO’ PASSA ANCHE CANTU’ 79 – 85 was last modified: marzo 12th, 2017 by Walter Magliocca
12 marzo 2017 0 commenti
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giffoni
CinemaEventiIn primo piano

Giffoni: Movie Days 2017

scritto da L'Interessante

Giffoni

Una finestra sulla storia per mettere in luce contraddizioni, matrici culturali e ideologiche del Novecento: lunedì 13,martedì 14 e mercoledì 15 marzo i Movie Days 2017, le giornate di cinema dedicate alla scuola organizzate da Giffoni Experience, seguiranno il filo di conduttore della memoria individuale di chi ha portato le stigmate della Shoah e si è salvato.

 Giffoni: l’evento

Ad inaugurare la tre giorni dedicata alla “Grande Storia” sarà Tullio Foà, esponente della comunità ebraica di Napoli. Lunedì 13 marzo nella Sala Truffaut della Cittadella del Cinema di Giffoni Valle Piana Foà incontrerà gli studenti dell’Istituto Comprensivo di Montecorvino Pugliano, del “Don Bosco” di Francavilla in Sinni, del “IV De Lauzieres” di Portici, dell’Istituto paritario “Sacro Cuore” di Casal Nuovo e della Scuola Media “Solimena”di Avellino per portare la propria testimonianza di un momento storico fatto di brutalità e piccoli gesti di umanità vissuti in prima persona.


Ricordare come imperativo morale, nel tentativo di ricercare le radici di tale ingiustificata disumanità: questo, invece, il cuore del lavoro del direttore del Museo Itinerario della memoria e della pace “Giovanni Palatucci”,Marcello Naimoli, e del direttore del MOA – Museum of Operation Avalanche di Eboli, Giuseppe Fresoloneche, martedì 14, incontreranno i più piccoli. In sala saranno presenti gli studenti degli Istituti comprensivi “Perna Alighieri” di Avellino e “Della Corte” di Pompei.

 

Mercoledì 15 marzo i Movie Days ospiteranno una preziosa testimonianza su come la risposta alla sfida dellaShoah si è tramutata in azione: i coraggiosi atti di  Giorgio Perlasca rivivranno nel racconto del figlio Franco. Un’occasione per spiegare ai più giovani come quell’uomo, nato a Como nel 1910, si finse un diplomatico spagnolo e rilasciò salvacondotti falsi salvando la vita a 5.200 ebrei. Alla giornata parteciperanno gli alunni della Scuole medie “Balzico” di Cava de’ Tirreni, “Solimena” di Avellino e del Circolo Didattico “Don Milani” di Giffoni Valle Piana.

 

Durante la tre giorni saranno proposti l’acclamato vincitore nel 2016 della sezione Generator +13, “Il Viaggio di Fanny” della regista e sceneggiatrice francese Lola Doillon, e “Abel – Il figlio del vento” di Gerardo Olivares e Otmar Penker (in concorso alla 46 edizione nella sezione Elements +10).

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12 marzo 2017 0 commenti
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Cannabis
CulturaCuriositàIn primo piano

Cannabis come sudario in un’ antica tomba cinese

scritto da L'Interessante

Cannabis

Di Antonio Andolfi

Un bouquet consistente e quasi intatto di piante di cannabis è stato ritrovato in un sito funerario del nord-ovest della Cina, in un vasto cimitero del bacino di Turpan associato alla locale cultura Gushi, e risalente a 2800-2400 anni fa.

Queste tombe – ciò che resta di una civiltà fiorita su uno snodo importante della Via della Seta – sono note per aver restituito, negli ultimi anni, alcune tra le più antiche testimonianze dell’uso di cannabis. Ma il ritrovamento descritto su Economic Botany ha caratteristiche eccezionali. A partire dalle modalità di sepoltura: le piante, 13 in tutto, sono disposte a coprire, come un sudario, il corpo di un uomo sui 35 anni, sdraiato su un supporto di legno e con un cuscino rosso sotto il capo.

Gli steli, lunghi circa 90 cm, rivestono una porzione di corpo compresa tra il bacino e la guancia sinistra. Soprattutto, sono interi: è la prima volta che gli archeologi sono in grado di rinvenire antiche piante di cannabis complete, per di più usate per ricoprire un feretro.

Cannabis. Non è la prima volta

Resti di cannabis erano stati trovati, in passato, anche in altre sepolture di Turpan: una decina di anni fa, in una tomba nel vicino cimitero di Yanghai furono scoperti quasi 900 grammi di semi e foglie di cannabis triturate. A ovest del sito, nella Siberia meridionale, semi di cannabis sono stati rinvenuti nella tomba di una donna vissuta nel primo millennio a.C., e morta probabilmente di cancro al seno. Il sospetto è che la sostanza fosse servita ad alleviare il dolore della malattia.

Come veniva usata la cannabis ?

Ma il fatto di non aver trovato finora piante intere non consentiva di capire se la cannabis fosse importata o coltivata in loco. Il nuovo ritrovamento sembra sciogliere il mistero e dà indizi anche sul suo utilizzo: non sono stati trovati tessuti in canapa, e i semi rinvenuti nelle tombe erano troppo piccoli per ricavarne oli essenziali. Inoltre, le piante presentano ancora le ghiandole della resina o tricomi dai quali si estrae il THC, la sostanza psicoattiva dei cannabinoidi. L’ipotesi è che la resina fosse inalata come un incenso o bevuta per scopi rituali o medicinali.

Gli steli permettono anche di risalire alla stagione di sepoltura. La maggior parte dei fiori delle piante era stata tagliata prima dell’inumazione, e i pochi rimasti sono immaturi: la morte, e il rito funebre, dovettero quindi avvenire in tarda estate.

Cannabis come sudario in un’ antica tomba cinese was last modified: marzo 12th, 2017 by L'Interessante
12 marzo 2017 0 commenti
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scuola
In primo piano

Alternanza scuola lavoro e sport. Asi Campania ed Istituto «Terra di Lavoro» per formare i giovani manager sportivi di domani

scritto da L'Interessante

Scuola.

CASERTA – C’è il management dello sport al centro del percorso di alternanza scuola lavoro che il Comitato Regionale Asi della Campania sta svolgendo insieme ai giovani studenti del corso di studi in Amministrazione, Finanza e Marketing ad Indirizzo Sportivo del l’Istituto Statale «Terra di Lavoro» di Caserta.

Il progetto, nato da una intesa tra i due Enti ed avente lo scopo di formare futuri professionisti nell’ambito dello sport attraverso la pratica dell’alternanza scuola lavoro presso il Comitato Regionale Asi e le strutture delle società e delle associazioni sportive affiliate Asi, ha già visto gli studenti attivi collaboratori dell’evento AsiDanza – Ballet for
Life, del Carnevale a Caserta 2017 e del prestigioso torneo di calcio giovanile Caserta Cup, tutti firmati Asi Campania.

Ieri mattina intenso incontro al Coni Point di Caserta dove gli studenti – accompagnati dalla prof.sa Letizia Desiderio – hanno svolto un primo workshop sull’organizzazione degli eventi sportivi. Nell’occasione, si sono confrontati con il delegato provinciale del Coni Point di Caserta, dott. Michele De Simone, con il presidente nazionale dell’Asi, dott. Claudio
Barbaro, e con il presidente del Comitato Regionale Asi della Campania, dott. Nicola Scaringi, avendo modo di affrontare il tema delle nuove professioni dello sport e ricevendone consigli ed incoraggiamenti.

«L’alternanza scuola lavoro è una esperienza nuova per l’Asi – ha commentato Nicola Scaringi – ma che stiamo affrontando mettendo in campo le migliori competenze del nostro Ente. Lo scopo è di effettivamente formare e dare pratica esperienza di lavoro a questi giovani studenti entusiasti dello sport».

Alternanza scuola lavoro e sport. Asi Campania ed Istituto «Terra di Lavoro» per formare i giovani manager sportivi di domani was last modified: marzo 11th, 2017 by L'Interessante
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Sister Act
CulturaIn primo pianoTeatro

Sister Act al Teatro Augusteo di Napoli

scritto da L'Interessante

Sister Act.

Al Teatro Augusteo di Napoli, da venerdì 17 fino a domenica 26 marzo, sarà in scena il musical Sister act con Belia Martin, Pino Strabioli, Suor Cristina e Jacqueline Maria Ferry. Regia di Saverio Marconi

Unico, travolgente… DIVINO! Torna in tour il Musical tratto dall’omonimo film del ’92, che consacrò Whoopi Goldberg nell’indimenticabile ruolo di Deloris in “una svitata in abito da suora”.

Venticinque gli splendidi brani musicali scritti dal premio Oscar Alan Menken (Mitico compositore statunitense autore delle più celebri colonne sonore Disney come “La Bella e la Bestia”, “La Sirenetta”, “Aladdin” e altri show tra cui “La Piccola Bottega degli Orrori” e “Newsies”), che spaziano dalle atmosfere soul, funky e disco anni ’70, alle ballate pop in puro stile Broadway, in cui si innestano cori Gospel e armonie polifoniche.

Il testo e le liriche, tradotte da Franco Travaglio, coinvolgono il pubblico in una storia dinamica, incalzante e divertente tra gangster e novizie, inseguimenti, colpi di scena, rosari, paillettes con un finale davvero elettrizzante.

Lo spettacolo è diretto da Saverio Marconi, coadiuvato da un team artistico composto da Stefano Brondi (direttore musicale), Rita Pivano (coreografa), Gabriele Moreschi (scenografo), Carlo Buttò (direttore di produzione), Carla Accoramboni (costumista), Valerio Tiberi (disegno luci) e Emanuele Carlucci (disegno suono).

Il ruolo di Deloris, ovvero Suor Maria Claretta, il ciclone che travolgerà la tranquilla vita del convento, è affidato alla madrilena Belia Martin, già applauditissima protagonista dell’edizione spagnola del musical.

“L’ho vista in scena a Barcellona – dice Alessandro Longobardi – mi ha stregato con la sua interpretazione e la sua voce nera, calda, in stile gospel. Ha una grande energia, è una ragazza semplice ma di enorme talento; l’ho incontrata fuori dai camerini e invitata a partecipare alle audizioni a Roma, dove Saverio Marconi senza esitazione ha detto: Belìa è perfetta nel ruolo, è lei la nostra Deloris”.

Il noto attore e conduttore televisivo Pino Strabioli, dopo il successo ottenuto con i programmi “E lasciatemi divertire” su Rai 3 con Paolo Poli, “Colpo di scena”, il “Premio Strega 2016” e i gli spettacoli teatrali “WikiPiera” con Piera Degli Esposti e “L’abito sposa”, per la prima volta affronta il musical nel ruolo di Monsignor O’Hara.

E tra gli artisti c’è anche una special guest. Dopo il grande successo a The Voice Italia e del primo disco “Sister Cristina”, prodotto da Universal, Suor Cristina abbraccia l’esperienza del grande musical: in SISTER ACT sarà impegnata nel ruolo della novizia Suor Maria Roberta.

“La mia passione per il canto e la musica credo sia nata proprio con me, una passione cresciuta durante l’adolescenza: sognavo di diventare una performer un giorno. La mia strada è stata un’altra, ma il Signore ti da’ cento volte tanto… ed eccomi qua, un sogno che si realizza insieme al meraviglioso cast di SISTER ACT!”.

Insieme a loro Jacqueline Maria Ferry, nel ruolo della Madre Superiora: performer, attrice, cantante, musicista, nasce in una famiglia italo-francese di artisti e inizia giovanissima a lavorare in Italia e all’estero spaziando tra musical, tv, cinema, colonne sonore e musica live come interprete e cantautrice. Quindi “Festival di Sanremo”, “West Side Story”, “The Full Monty”, “Cats”, “W Zorro”, “Aggiungi un Posto a Tavola”.

E ancora Felice Casciano (“Pinocchio”, “Frankenstein Junior”, “La piccola bottega degli orrori”, “A qualcuno piace caldo”) nel ruolo di Curtis il gangster: con la sua voce calda, profonda in puro stile Barry White; e i nuovi talenti come l’esordiente Marco Trespioli che ha conquistato con la sua voce tenorile il ruolo del Commissario Eddie.

Giorni e orari spettacoli

Venerdì 17 alle ore 21:00

Sabato 18 alle ore 21:00

Domenica 19 alle ore 18:00

Martedì 21 alle ore 21:00

Mercoledì 22 alle ore 18:00

Giovedì 23 alle ore 21:00

Venerdì 24 alle ore 21:00

Sabato 25 alle ore 21:00

Domenica 26 alle ore 18:00

Prezzi

Prezzo poltrona € 35,00

Prezzo poltroncina € 25,00

Informazioni sono disponibili al sito www.teatroaugusteo.it o telefonando al botteghino: 081414243 – 405660, dal lunedì al sabato tra le ore 10:30 e le ore 19:30. La domenica dalle ore 10:30 alle ore 13:30.

Sister Act al Teatro Augusteo di Napoli was last modified: marzo 11th, 2017 by L'Interessante
11 marzo 2017 0 commenti
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Furbetti
AttualitàIn primo pianoParliamone

Furbetti del cartellino – il caso dei lavoratori del polo archeologico di Succivo, le telecamere di Retequattro alla Cisl Fp di Caserta

scritto da L'Interessante

Furbetti.

La trasmissione di Rete4, Dalla Vostra Parte giovedì 9 marzo ha portato le sue telecamere alla sede provinciale della Cisl Fp di Caserta. Ad attendere l’inviato i segretari generali Giovanni Letizia della Cisl Ust e Nicola Cristiani Cisl Fp.

Oggetto dell’intervista il caso dei furbetti del Polo Archeologico di Succivo in questi giorni agli onori delle cronache, 21 dipendenti, 2 arrestati e 13 gli indagati compresi i dirigenti

Alle domande del giornalista in collegamento da Caserta, con Maurizio Belpietro da Roma, la risposta congiunta di Letizia e Cristiani, ha suscitato i complimenti degli ospiti di studio per la chiarezza, la determinazione nel voler prendere i giusti provvedimenti e la trasparenza nelle assunzioni di responsabilità da parte della pubblica amministrazione

“Si tratta di casi non difendibili* – hanno infatti precisato i due rappresentanti sindacali – casi gravi ed estremi di lavoratori che si allontanano dal posto di lavoro fuori da ogni regola e norma, senza nessuna giusta ragione, a discapito, come sempre più spesso succede di quei lavoratori che senza nessun atto di eroismo fanno il proprio dovere ogni
giorno.

Il sindacato a tutela dei lavoratori, certo, ma tuteliamo coloro che si trovano in difficoltà nel rispetto dell’impegno lavorativo.

Non ci sono scusanti, il nostro come ben si sa è un territorio con un enorme tasso di disoccupazione giovanile e un lavoratore pubblico non può assolutamente comportarsi in questo modo, mancando di rispetto invece a tutti coloro che il lavoro non ce l’hanno e ai lavoratori pubblici che si impegnano sempre a far funzionare la macchina amministrativa. 

E’ grave purtroppo anche quanto si evince in materia di controlli – continuano i segretari – cioè verifiche zero, l’amministrazione di riferimento non monitora i propri dirigenti e i dirigenti non monitorano i propri dipendenti. Da questa sorta di lassismo non può che venire fuori una mancanza di attenzione alle regole sul posto di lavoro. Il dovere del sindacato ad oggi, sempre di più dunque è sensibilizzare i lavoratori al rispetto delle regole, nel 2017 non può essere tollerato in nessun modo che un lavoratore pubblico si comporti con tale leggerezza ledendo le funzioni, l’utilità e l’immagine di tutti i pubblici lavoratori, esiste un codice etico per gli iscritti e per i sindacati che non può essere bypassato senza conseguenze.

Questo tipo di “atteggiamenti” di tale gravità sono senza dubbio sanzionabili e non solo, al momento però oltre al fatto mediatico in sé ancora non conosciamo gli esiti della vicenda e attendiamo di sapere quali
saranno i provvedimenti a carico degli indagati”.

Da studio gli ospiti, non hanno potuto fare altro che convenire con il contenuto delle dichiarazioni affermando che per la prima volta si trovavano davanti ad un sindacato obiettivo, determinato a fare pulizia, e a dividere i cosiddetti furbetti da coloro che lavorano con impegno e serietà.

Per chi non avesse visto la trasmissione ieri sera, questo il link della puntata. Dal minuto 40.25 il collegamento con Caserta.
http://www.video.mediaset.it/video/dallavostraparte/full/giovedi-9-marzo_698520.html

Furbetti del cartellino – il caso dei lavoratori del polo archeologico di Succivo, le telecamere di Retequattro alla Cisl Fp di Caserta was last modified: marzo 11th, 2017 by L'Interessante
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Sedia
In primo piano

Salim Nasser: l’ingegnere della sedia a rotelle 2.0.

scritto da L'Interessante

Sedia

Di Michela Salzillo

Una carrozzina è per sempre!

Chi vive una condizione invalidante, sia essa acquisita dalla nascita o in età avanzata, lo sa bene. E come nelle migliori relazioni di tutto rispetto, spesso la questione diventa un arduo intrigo d’ amore e odio. Eh sì, perché se è vero che certi ausili sono necessari per limitare gli ostacoli serviti sul piatto di carta pesta dal deficit motorio, e favorire di contro una quotidianità che sia il più possibile autonoma e indipendente, a volte la vita di coppia fra ruote e braccia diventa uno schiaffo alla fatica. In certi casi, il fattore estetico di alcune sedie da stampo paleolitico si rivela un problema non meno influente sull’equilibrio, specie psicologico, della persona con disabilità. Un diamante brutto, diciamocelo, non si è mai visto.  Quelli sobri di solito se la giocano con le punte sbrilluccicanti più egocentriche, ma in nessuno dei due casi la partita è giocata ad armi dispari, non in materia di bellezza almeno. Per le carrozzine il destino è parecchio diverso, dato che pochissime di quelle immesse in commercio, per non dire nessuna, si rivelano proponibili al concorso di Miss rotella senior. Camminare per strada, o anche in casa, con delle sedie a rotelle dal design innovativo non sarebbe per nulla una cattiva idea; la modernizzazione del trono non richiesto faciliterebbe senz’altro l’accettazione di parecchie dinamiche legate al suo utilizzo.

Ma si sa, con l’ostico progressista, bisogna andare cauti e agire per priorità. Chiunque possiede una sedia a rotelle e la utilizza con assiduità non retraibile, conosce l’urgenza della comodità; di carrozzine maneggevoli che congedano almeno dal doppio sforzo. A rispondere alla suddetta volontà, ci ha provato Salim Nasser, l’ingegnere che ha brevettato una carrozzina 2.0.

La Rowheel, sedia a rotelle a risparmio muscolare firmate Salim Nasser

Si chiama Salim Nasser ed è diventato quadriplegico a vent’anni. È un ingegnere della Nasa e ha inventato le Rowheel, sedie a rotelle non elettriche che, attraverso un marchingegno ad alta definizione, rende maggiormente fruibile l’utilizzo quotidiano delle carrozzine. Chi non bazzica nella condizione di disabilità, non può comprendere appieno la fatica che si investe nello spingere manualmente una sedia a rotelle. L’uso prolungato della stessa, spesso provoca lancinanti dolori alla spalla che gravano in maniera incisiva su di una condizione fisica già gracile di suo. Ebbene, il brevetto a due ruote di Nasser, che qualcuno reputa già vecchio per gridare alla novità, nasce proprio per annullare tale incombenza. Il modello d’avanguardia, riduce la quantità di energia da spendere, andando a impegnare principalmente i muscoli più robusti. Grazie a un dispositivo chiamato ”planetary gear”, Nasser ha ridisegnato il cilindro che fa da collo alla ruote, invertendo il senso di marcia delle stesse rispetto alle braccia, detto in parole povere è come remare una barca e procedere in avanti in maniera fluida. Il marchingegno adottato per l’innovazione non è stato procurato sul pianeta Marte, anzi, si tratta di qualcosa che dovrebbe esserci parecchio familiare; è infatti lo stesso dispositivo usato per gli elettrodomestici. Grazie a tale inventiva, tranquillamente rintracciabile per eventuali acquirenti, viene di gran lunga ridotto il logoramento muscolare: se, ad esempio, la carrozzina viene spinta duemila o tremila volte al giorno, con la nuova sedia si possono risparmiare oltre tremila giri di braccia all’anno- almeno così avrebbe detto Salim Nasser. A questo punto, resterebbe da capire se creatività, utilità e convenienza economica siano padroni di una stessa rivoluzione in tali termini. Ma questa è un’altra storia!

 

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Nellie
CulturaIn primo piano

Nellie Bly, la prima giornalista d’inchiesta a fare il giro del mondo

scritto da L'Interessante

Nellie

 

Di Erica Caimi

Nellie Bly di fegato ne aveva da vendere. La sua vita avventurosa, le sue idee rivoluzionarie trasmesse con parole sincere e taglienti testimoniano la personalità di questa ragazza che ha cambiato la storia del giornalismo.

La gioventù di Nellie Bly

Elizabeth Jane Cochran, in arte Nellie Bly, nasce il 5 maggio 1864 a Cochran’s Mills, in Pennsylvania. Come si deduce dal cognome, la cittadina natale è stata fondata proprio dal padre Michael Cochran, un facoltoso giudice e proprietario terriero di origine irlandese. Elizabeth è la terza di cinque figli avuti dalla seconda moglie Mary Jane Cochran, un unione nata dopo che entrambi erano rimasti vedovi. Mary Jane non aveva avuto figli dal primo marito, mentre Micheal ne aveva già dieci.

Quando il padre muore improvvisamente senza lasciare testamento, cominciano i guai finanziari per la famiglia della piccola Elizabeth, che allora aveva soltanto sei anni. Ma la vita va avanti, nonostante la perdita. Dopo la scuola decide di iscriversi all’Indiana Normal School, un piccolo college della Pennsylvania, dove studia per diventare insegnante. Il suo percorso universitario, però, non dura a lungo, poiché le ristrettezze economiche la costringono ad abbandonare i sogni per venire a patti con la dura realtà e guadagnarsi da vivere. Lascia il college e si trasferisce con la madre vicino a Pittsburgh dove insieme avviano e gestiscono una piccola pensione.

Nellie Bly e i primi passi nel giornalismo

La sua carriera giornalistica comincia per uno strano caso del destino. Elizabeth legge un articolo apparso sul Pittsburgh Dispatch scritto dal giornalista Erasmus Wilson, noto ai lettori del quotidiano come “Quiet Observer”. Nel suo pezzo, quel tranquillo osservatore sostiene che per natura l’intelletto femminile è limitato al mero svolgimento dei lavori domestici e alla cura dei figli, definendo le donne lavoratrici “a monstrosity”, una mostruosità.  La ragazza, colpita nell’orgoglio da quelle parole ingiuste, scrive un’accesa lettera alla redazione nella quale non soltanto esprime il suo rammarico per l’articolo, ma dimostra anche una grande capacità dialettica nel confutare quella tesi sessista. Quell’azzardo, così ben confezionato, attira l’attenzione dell’editore George Madden che vuole incontrarla di persona. Sarà pur stata una donna, ma con le parole ci sapeva fare. Incuriosito dalla sua personalità, le offre un posto da reporter ad un salario di 5$ la settimana ed è lui a darle il soprannome di Pink, dal colore del suo vestitino e ad affibbiarle lo pseudonimo di Nellie Bly, dalla canzone di Stephen Foster. Così comincia il viaggio di Elizabeth nel mondo del giornalismo distinguendosi fin da subito per la forte sensibilità nell’affrontare temi scomodi e facendosi strada con lo pseudonimo Nellie Bly. Poco dopo il giornale decide di relegarla contro la sua volontà alle pagine femminili a causa dell’acume di quelle inchieste fastidiose, motivo che la spinge a cercare altrove nuove opportunità, chiedendo a Joseph Pulitzer di essere assunta al New York World.

Il suo incarico d’esordio è il caso del Women’s Lunatic Asylum di Blackwell’s Island. E’ settembre 1887 quando la ventitreenne Nellie compare davanti a un giudice di primo grado dello Stato di New York. La giovane, dall’aspetto sgangherato e confuso, ha lo sguardo perso nel vuoto e si atteggia in modo parecchio strano. Il giudice, vedendola s’impietosisce a tal punto che prima di farla internare al Women’s Lunatic Asylum, il manicomio femminile della città, fa diffondere il caso della trovatella sulla stampa, nella speranza che qualcuno la riconosca. Ma nessuno si fa vivo, quindi la fanciulla, come da prassi, viene accompagnata nella struttura d’igiene mentale. Tutti ignorano che dietro a quell’aspetto fintamente innocente e stralunato, si cela una giornalista d’inchiesta perfettamente sana di mente che aveva minuziosamente organizzato quella messa in scena per indagare sulle condizioni delle malate. La sua indagine, durata dieci giorni, conferma la cattiva fama del sanatorio, più simile a un luogo di reclusione che di cura, definendolo «una trappola umana per topi. È facile entrare ma, una volta lì, è impossibile uscire». Cibo scadente, bagni freddi, scarsa igiene, terapie che medici e infermieri propinano alle ricoverate senza reale esigenza, maltrattamenti fisici e pressioni psicologiche sono all’ordine del giorno. Inoltre, insieme alle pazienti che soffrono effettivamente di patologie psichiatriche, sono internate anche emigrate povere e donne ripudiate dai familiari, sane di mente ma sgradite alla società. Nellie Bly prende nota di tutto: nomi, volti, storie ed episodi di maltrattamenti. Dopo che gli avvocati del New York World la tirano fuori da quell’inferno, esce il suo primo articolo intitolato Ten Days in a Madhouse (Dieci giorni in un manicomio), poi ampliato e riadattato in versione di libro da Ian L. Munro. Racconta della signora Louis Schanz, una tedesca che non sapeva l’inglese e che per questo veniva considerata ritardata, della tragica morte di Josephine Despreau, soffocata dagli infermieri per essersi dichiarata sana di mente, di Sarah Fishbaum, internata dal marito perché a parer suo l’aveva tradito. Gli articoli precisi ed affilati indignano a tal punto l’opinione pubblica da spingere lo Stato a prendere dei provvedimenti. Nellie passa tutto il materiale raccolto all’assistente procuratore distrettuale di New York Vernon M. Davis e vengono avviate delle indagini. La sensibilizzazione dell’argomento spinge le autorità a riformare la sanità pubblica: vengono stanziati oltre un milione di dollari per l’assistenza ai malati di mente, viene istituito un organo di sorveglianza sull’attività di medici e infermieri e vengono introdotti dei regolamenti per evitare il sovraffollamento nelle strutture di correzione.

Le ultime avventure di Nellie Bly

Seguono altri lavori, quasi sempre all’insegna del giornalismo d’inchiesta sotto copertura. Si spaccia per ragazza madre con un figlio indesiderato per smascherare il traffico dei neonati, si fa arrestare per documentare la condizione delle detenute nelle prigioni, s’infila tra le operaie di una fabbrica di scatole di cartone per denunciare le condizioni di schiavitù alle quali devono sottostare. Molto si prodiga per i diritti civili e per l’emancipazione delle donne, intervistando figure di spicco come Emma Goldman e Susan B. Anthony.

Un’altra delle sue storiche imprese è quella di sfidare Phileas Fogg, il personaggio del libro di Jules Verne ne Il giro del mondo in 80 giorni. Così, il 14 novembre 1889 Nellie Bly s’imbarca dal porto di Hoboken per circumnavigare il mondo e tentare di battere il record: non soltanto sarebbe stato un viaggio epico, ma se ci fosse riuscita sarebbe passata alla storia come la prima donna a fare il giro del mondo in solitaria. Visita Italia, Regno Unito, Cina, Giappone, Hong Kong e così via per un totale di 40.000 chilometri. Si sposta con moltissimi mezzi di trasporto tra cui barca, cavallo, risciò, asino, sampan e altri ancora, suscitando la curiosità di chi la incontra, in effetti doveva sembrare strano per l’epoca vedere una donna viaggiare da sola.  Alla fine riesce a completare il giro in 72 giorni, 6 ore, 11 minuti e 14 secondi, stabilendo il record mondiale. Da questa esperienza nasce l’avvincente libro “Around the world in seventy-two days”, il giro del mondo in 72 giorni. 

Dopo aver intrapreso questa epocale avventura sposa il milionario Robert Seaman e si ritira dal giornalismo convinta di aver già dato abbastanza. Alla prematura morte del consorte, decide di prendere in mano le redini della sua azienda. Impara il funzionamento delle macchine della fabbrica, studia nuovi processi di fabbricazione e si prodiga per migliorare le condizioni dei propri dipendenti, creando biblioteche comuni e garantendo a tutti l’assistenza sanitaria. E’ stata una manager molto apprezzata e quando l’impresa va in rovina, si rimbocca le maniche per rientrare nel mondo del giornalismo e potersi mantenere.

Solo una terribile polmonite riesce a stroncarla all’età di cinquantasette anni. Lascia questo mondo molto presto, ma cosciente di aver vissuto intensamente. “I always have a comfortable feeling that nothing is impossible if one applies a certain amount of energy in the right direction” (“ho sempre avuto una confortante sensazione che niente è impossibile se si convoglia una notevole quantità di energia nella giusta direzione”).

 

 

Nellie Bly, la prima giornalista d’inchiesta a fare il giro del mondo was last modified: marzo 9th, 2017 by L'Interessante
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Pino
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Dieci domande per Pino Imperatore

scritto da L'Interessante

Pino

Di Maura Messina

È tempo di novità per L’interessante, che oggi si appresta ad inaugurare una nuova rubrica. L’abbiamo pensata per tutti coloro i quali vogliono sentir parlare di libri, di novità, storie e curiosità in maniera veloce ma non superflua. È Un format che calza a pennello sulle esigenze dei lettori più pigri. 10?II ( dieci domande per l’ intervista interessante) è un focus veloce sulla letteratura e gli scrittori contemporanei. Curato da Maura Messina, ospiterà ogni volta libri e autori differenti. A tagliare il nastro è lo scrittore partenopeo Pino Imperatore che, in una fluida scala da uno a dieci, ci ha raccontato di sé e del suo nuovo libro.

Buona lettura!

Dieci domande per l’ intervista interessante a Pino Imperatore

 

1) Un rigo per presentarti.

Mi chiamo Pino Imperatore, sono un uomo del Sud e scrivo per donare sorrisi e pensieri in libertà.

2) Due righe per scoprire il titolo e un accenno alla trama di un tuo libro.

Il romanzo “Questa scuola non è un albergo”. Le vicende private, le avventure scolastiche, le speranze e il coraggio di un diciottenne che ama intensamente la vita.

3) Tre righe dedicate al protagonista.

Angelo D’Amore abita nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio, ha una famiglia stravagante, è orfano di madre, frequenta l’ultimo anno di un istituto alberghiero, ha i compagni di classe e i professori più strampalati del mondo, è bello, simpatico e generosissimo.

4) Quattro righe per il personaggio al quale ti senti più legato.

Cico, il pappagallo parlante di casa D’Amore. Anarchico, curioso, indisponente, mette il becco in tutti i fatti e misfatti che coinvolgono Angelo, i suoi familiari e i suoi amici. Ha un’intelligenza straordinaria, va spesso a caccia di pennute disponibili e consenzienti e conosce varie espressioni; la sua preferita è: «Pappa subito!».

5) Cinque righe per commentare il tuo libro preferito.

“L’amore ai tempi del colera” di Gabriel García Márquez. Il romanzo perfetto. Un capolavoro assoluto, scritto con uno stile leggiadro e sublime. Non solo una meravigliosa storia d’amore, ma il ritratto di un’epoca e di un mondo. Florentino Ariza e Fermina Daza sembrano pennellati – insieme a tutti i personaggi comprimari dell’opera e ai luoghi in cui interagiscono – da una mano divina; la stessa che ha creato un’altra meraviglia della letteratura come “Cent’anni di solitudine”.

6) Sei righe per raccontarci come nasce la tua passione per la scrittura.

La mia passione per la scrittura è figlia della mia passione per la lettura. Sono un divoratore di libri, riviste, quotidiani, fumetti, parole. Da sempre. Anche il foglietto illustrativo di un farmaco può incuriosirmi. Le mie più remote prove di scrittura risalgono al periodo adolescenziale: elaboravo poesie, aforismi, battute, racconti. Poi il mio interesse si è decisamente spostato sulla letteratura comica e umoristica, e sono arrivati i primi premi letterari, i primi libri, i romanzi, le opere teatrali. Una lunga semina di sorrisi e risate, che spero duri ancora a lungo.

7) Sette righe per rivelarci altre tue passioni.

Tante. Il teatro, non solo quello comico: Ionesco, Beckett, Pirandello, Osborne, Pinter, De Filippo, Brecht, García Lorca, Sarah Kane. Il cinema, soprattutto quello comico: Totò, Troisi, Chaplin, Laurel & Hardy, i fratelli Marx, Jacques Tati, Mel Brooks, Peter Sellers, John Belushi, Gene Wilder, i Monty Python, Woody Allen. La musica rock, tutta. Il cabaret, in particolare nella forma della stand-up comedy. La filosofia strutturalista, da Lévi-Strauss a Foucault, da Althusser a Lacan. L’arte surrealista, da Magritte a Dalí, da Miró a Max Ernst. E poi la psicologia, le neuroscienze, l’antropologia, la ludolinguistica. E poi Napoli, città infinita e mia sconfinata passione.

8) Otto righe per ritornare al tuo libro: chi vorresti lo leggesse?

Soprattutto i ragazzi, che possono scoprire tra le sue pagine sia episodi divertenti sia spunti di riflessione utili alla loro crescita personale. Ma è un romanzo adatto anche agli adulti desiderosi di richiamare alla memoria la loro adolescenza, la loro giovinezza, i momenti trascorsi sui banchi di scuola. Nei fatti è già così: “Questa scuola non è un albergo” è stato finora apprezzato da migliaia di lettori di tutte le età e adottato da tanti istituti scolastici. Per mia precisa volontà, l’ho arricchito di varie tematiche di attualità: il sistema educativo, i rapporti familiari, la mancanza di lavoro, le relazioni amorose, l’amicizia, il bullismo, l’uso e l’abuso dei social media, il rispetto per l’ambiente in cui si vive, l’importanza della cultura. La trama e i personaggi evocano numerose suggestioni.

9) Nove righe per salutare i lettori e convincerli a leggere tutto fino alla fine… perché il più bello, si sa, arriva alla fine.

Il bello arriva alla fine solo se si è lavorato sodo, con impegno e sacrifici, per costruire un percorso solido, sincero, credibile. «La cosa più difficile che ci sia al mondo è scrivere una prosa assolutamente onesta sugli esseri umani», diceva Hemingway. Io quando costruisco le mie storie cerco di trovare il giusto equilibrio fra ragione e sentimento, fra cervello e cuore, prendendo spunto dalla realtà. E ogni volta è il cuore a vincere. I pensieri, le idee, le invenzioni puntano sulla velocità; i battiti, invece, si fondano sulla resistenza e procurano emozioni forti e durature. È per questo che amo i colori caldi: il rosso, il giallo, l’arancione; danno vivacità alla vita, la rendono piacevole e brillante. Ed è per lo stesso motivo che non amo chi vede sempre il bicchiere mezzo vuoto: mi fa tristezza e pena. Viva l’allegria, viva la gioia! Senza di esse si precipita nella vacuità delle ombre.

 

10) Dieci righe per citare uno stralcio della tua opera.

«Un tempo San Giovanni era una zona industriale. Fabbriche, cantieri, laboratori artigianali. Non è rimasto quasi nulla. Molti capannoni sono abbandonati da decenni. Da piccolo ci andavo a giocare con altri bambini; inventavamo storie, mestieri, strumenti di lavoro; io ero il capomastro. Un pomeriggio in un cantiere in disuso trovammo dei martelli e dei chiodi, recuperammo un po’ di assi di legno e in una settimana costruimmo una barca. Ci procurammo dei barattoli di vernice e dei pennelli e la dipingemmo di rosso e di blu. Con un’asta facemmo l’albero maestro e ci piazzammo sopra la bandiera dei pirati. Poi scrivemmo su dei pezzetti di carta i nostri desideri, li sistemammo a prua in una scatola di latta, portammo la barca sulla spiaggia e la mettemmo in mare. Ho ancora in mente la scena: noi allineati sulla riva, impettiti e orgogliosi, e la barca che pian piano prendeva il largo. Portando verso l’orizzonte i nostri sogni».

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Bianconiglio
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Associazione Bianconiglio : evviva il Bookcrossing!

scritto da L'Interessante

Bianconiglio

Di Christian Coduto

 

Caserta è l’immagine della incoerenza.

Questa è un’amara verità.

Ci si lamenta sempre del fatto che, qui, non ci sia mai nulla di culturale da vivere. Poi, quando le cose vengono fatte, si inizia a dare la colpa alla mancata pubblicità “Noi non ne sapevamo niente!” e così via. Ci vuole coraggio per affrontare un qualcosa di nuovo, che punti alla qualità, che non ricada nel mero commercio fine a se stesso, in una location del genere. I risultati spesso si ottengono con il contagocce, ma per fortuna c’è una cosa che si chiama passaparola …

A tal proposito, oggi sono in compagnia dei ragazzi dell’associazione Bianconiglio. Ragazzi giovanissimi che si sono rimboccati le maniche, puntando sulla novità. Non si sono arresi e stanno finalmente cogliendo i frutti del loro lavoro.

Nel momento in cui entro nel bar dove ci siamo dati appuntamento, mi accolgono con fragorosa vitalità. Sorridenti, chiacchieroni (detto in senso assolutamente positivo, si intende) mi circondano e iniziano a parlare tutti insieme. Mettono allegria, sanno come accogliere il “nuovo”, ma lo fanno spontaneamente, non c’è nulla di costruito. La loro veracità mi colpisce subito; un primo punto a loro favore. Dopo l’allegria iniziale, si ricompongono ed iniziamo l’intervista. Mi rivolgo ad Ilaria Longobardi. 26 anni. Si occupa di social media marketing. E’ una dei soci fondatori dell’associazione. E’ una ragazza vivace, grintosa, socievole. Ha una postura che trasuda sicurezza da ogni poro. La sua risata è contagiosa.

I ragazzi del Bianconiglio ci parlano delle loro iniziative

D: Ilaria, parliamo un po’ della vostra associazione …

R: Allora … il progetto di Bianconiglio è nato quasi due anni fa, ma l’associazione esiste formalmente da quasi un anno. L’obiettivo di tutti i soci fondatori era quello di portare a Caserta una realtà che potesse offrire un intrattenimento alternativo, costruttivo. Per questo noi organizziamo eventi culturali. L’attività che ci identifica al meglio è quella del Bookcrossing. Abbiamo iniziato questa attività di scambio di libri in maniera assolutamente gratuita perché il nostro sogno è quello di promuovere la lettura e dare la possibilità alla cultura di circolare in maniera libera. Inizialmente abbiamo portato avanti questo lavoro raccogliendo solo donazioni da parte dei cittadini casertani; nel tempo si sono aggiunte anche diverse case editrici che hanno deciso di sostenerci (Milena Edizioni, Caracò Editore, CS edizioni, Astrolabio Edizioni e moltissime altre). Nei primi periodi abbiamo organizzato degli eventi una tantum, negli spazi pubblici della nostra città. Poi, dopo aver riscontrato un interesse sempre maggiore per le nostre iniziative da parte degli utenti (il numero dei libri cresceva esponenzialmente e trasportarli ogni volta era diventato piuttosto scomodo!), abbiamo cercato uno spazio, una location che potesse essere permanente. L’abbiamo trovato nel ristorante “Il Cortile” a Via Galilei. Solo in questo modo abbiamo potuto garantire un servizio effettivo ai cittadini, in quanto continuativo. Attualmente il numero complessivo dei libri a disposizione supera le tremila unità. Nel corso del tempo abbiamo perfezionato la nostra organizzazione: sul nostro sito ufficiale, per esempio, è possibile prenotare gli scambi da casa per gli iscritti all’associazione. Per info ed eventuali, l’indirizzo del nostro sito è: associazionebianconiglio.it

D: Avete in progetto anche qualche presentazione di libri?

R:Abbiamo partecipato ad alcuni eventi e abbiamo proposto delle attività collaterali allo scambio, che avevano il libro come oggetto centrale. C’è in cantiere anche questa idea ovviamente. Vogliamo proporre agli utenti la presentazione di libri con un approccio giovanile, informale, stimolante. Una forma inedita, speriamo (sorride).

D: Ti va di ricordarci i nomi degli altri membri del comitato?

R: Marta Farina, Melissa Farina, Domenico Marotta, Alessandro Merola, Luca Giliberti, Gabriele Buzzone, Riccardo Roano, ed io ovviamente. Però è bello ricordare anche Luca, che la Svizzera ci ha “rubato”, ma che continua a seguirci e sostenerci!

Passiamo adesso la parola ad Alessandro Merola. Anche lui giovanissimo (25 anni). Accoglie le persone con un bel sorriso amichevole. Riesce a farti sentire a tuo agio.

D: Alessandro … Caserta è una realtà più provinciale, soprattutto se facciamo un paragone con altre città quali Napoli, per esempio. Eppure il pubblico risponde con entusiasmo. Come siete riusciti a fidelizzare gli iscritti? Quali sono i punti di forza dell’associazione?

R: Mi sono avvicinato al Bianconiglio grazie ad un mio amico. Partecipando ad uno degli eventi, ho conosciuto il resto dei ragazzi e sono rimasto affascinato dall’aria che si respirava … così sono entrato a far parte dell’associazione. Ora come ora, il limite che separa l’amicizia dal “lavoro” è davvero flebile. Siamo una bella famiglia. La cosa che più mi ha colpito è stata proprio questa: l’unione, il legame che, senza dubbio, arriva anche agli iscritti. Gli eventi sono organizzati benissimo a mio parere. Mi chiedevi del punto di forza … beh … credo la voglia di creare aggregazione. Ma c’è di più: ognuno di noi è esperto in un campo diverso. Ilaria, per esempio, si occupa di web marketing, Melissa di cinema, io di programmazione e sviluppo software, Luca di architettura, Mimmo di economia, Luca (che ora è a Zurigo) di astrofisica … siamo talmente eterogenei che uno scambio di idee e opinioni è davvero stimolante. Nessuno vuole prevaricare. L’opinione di tutti vale allo stesso modo e il confronto diventa crescita.

D: C’è la possibilità di fare degli abbonamenti?

R: Certo! E’ possibile iscriversi: il costo della tessera è di 10 euro e ha validità di 12 mesi (non intesi come anno solare!). Il tesserato ha la possibilità di accedere al database online, in cui sono registrati tutti i nostri libri.

D: In generale, gli iscritti hanno un’età che varia da?

R: E’ estremamente variabile! Il tutto, invero, dipende dalle attività che proponiamo: il bookcrossing, per esempio, coinvolge sia l’universitario sia l’ultrasessantenne. La serata del social game, che abbiamo organizzato un anno fa, ha interessato i giovanissimi. Non c’è una fascia che prevale sull’altra.

Mi rivolgo a Melissa Farina. Dopo la laurea in comunicazione, ha deciso di studiare cinema a Bologna. Ha un fare pacato, soppesa le parole, ispira serenità.

D: Cinema e letteratura vanno spesso a braccetto. Deduco che voi amiate anche questa forma d’arte …

R: Da quest’anno collaboro attivamente con il Bianconiglio … infatti svolgo qui il mio tirocinio di laurea magistrale in cinema e tv. Io mi occupo di una sorta di cineforum, che è in realtà organizzato in questo modo: vediamo in separata sede il film e poi ne discutiamo tutti insieme, il giovedì sera, presso l’Officina Teatro a San Leucio. Il mio tirocinio consiste nell’analizzare il film e nel proporlo in maniera originale e inedita al pubblico che ci viene a seguire. La particolarità è quella di proporre al pubblico, ogni settimana, tre film (seguendo un tema, un regista o un attore) dandogli l’opportunità di scegliere quello che verrà poi analizzato.

D: Una serata a cui hai tenuto particolarmente?

R: Sicuramente quella dedicata a “Room”, che ha riscosso molto successo tra le altre cose. E’ bello quando un film, che piace a te in primo luogo, suscita interesse negli altri, anche quando riceve dei feedback negativi. E’ divertente quando si riesce ad unire persone che non si conosco nella vita di tutti i giorni, ma che sono accomunati da una passione, come appunto quella per il cinema.

D: Da poco si è conclusa la notte degli Oscar … quali sono le tue impressioni?

R: I risultati erano abbastanza prevedibili, soprattutto le nomination relative a “La la land”, il film cult degli ultimi mesi. Dopo la notte degli Oscar, sono andata a vedere “Moonlight”, che ha vinto nella categoria miglior film. Avevo grosse aspettative al riguardo. Forse, proprio per questo motivo, non sono rimasta completamente soddisfatta, sono sincera. Per il resto sono soddisfatta perché “La la land” a me è piaciuto molto, quindi la statuetta ad Emma Stone mi è sembrata giusta. Sono felice per Casey Affleck, che ha avuto la sua grande occasione. Un po’ contrariata per la vittoria di Mahershala Ali (migliore attore non protagonista) proprio per il fatto di essere stata delusa da “Moonlight”. Viola Davis, invece, la adoro! E’ davvero in gamba: è molto intelligente, ha trovato un giusto equilibrio tra cinema e televisione, notoriamente una cosa non così scontata. Attendo la visione de “il cliente” di Farhadi. “Zootropolis” è delizioso … sarà anche un cartone animato, ma è adattissimo anche agli adulti.

In bocca al lupo, ragazzi! Una boccata d’aria fresca a questa città era davvero necessaria!

 

Associazione Bianconiglio : evviva il Bookcrossing! was last modified: marzo 9th, 2017 by L'Interessante
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