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Categoria

In primo piano

femminilità
In primo piano

La femminilità e gli amori malati in “Io che amo solo me”!

scritto da L'Interessante

femminilità


Il rispetto è soprattutto una questione di cultura: “io che amo solo me” è un libro che lo insegna.

Io che amo solo me è il mantra delle donne che ce l’hanno fatta a sfuggire dalle distorsioni che l’amore malato riserva. Ma è anche l’invocazione silente di quelle donne che da questa trappola emotiva ancora si devono liberare, quelle donne che subiscono, quelle donne che si mortificano, quelle donne che non si sentono abbastanza, che restano anche quando l’unica scelta accettabile sarebbe andar via. Elemento di congiunzione di tutte le storie che animano questa antologia “terapeutica” che intervalla parole e immagini, utile guida comportamentale per le donne ma anche per qualche maschio intemperante, è la molteplicità scandita dall’intercultura, e il senso del viaggio che non sempre rappresenta un ritorno, anzi talvolta diventa salvifico proprio perché è in se stesso un congedo. Le donne che si amano spesso tacciono eppure sanno parlare; sanno parlare d’amore, di vita condivisa, di tempo intimo, di forza e fragilità insieme, di colori e raffigurazioni, di luci e di ombre. Le donne che si amano sono quelle che all’improvviso, un giorno come tanti che però fa la differenza, interrompono il silenzio della solitudine e si ripetono a gran voce che la rinascita è finalmente reale.

La femminilità e gli amori malati in “Io che amo solo me”! was last modified: marzo 6th, 2017 by L'Interessante
5 marzo 2017 0 commenti
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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA PERDE ANCHE A TRENTO: 76 – 66. LA ZONA A RISCHIO E’ SEMPRE PIU’ VICINA.

scritto da Walter Magliocca

 

Juvecaserta a Trento la nona sconfitta nelle ultime undici gare

A Trento per invertire la tendenza negativa delle ultime dieci partite e cercare punti salvezza, strizzando l’occhio ai play off.

La Dolomiti è forse la compagine più in forma del momento e sin dalle prime battute si denota il diverso approccio alla gara. La Juvecaserta appare nervosa e non riesce a contrastare la velocità e le penetrazioni dei padroni di casa. Primo quarto che si chiude sul punteggio di  23 a 13. Gara subito in salita.

Nulla cambia nel secondo quarto. La Dolomiti Trento fa la partita e la Juvecaserta che cerca di uscire dal guscio. Ma, come sempre, Sosa non riesce ad incidere ed i bianconeri si adeguano. La gara ha poco da raccontare per Caserta che a metà frazione va sotto per 31 a 17.

Una leggera reazione, soprattutto difensiva e al riposo lungo il tabellone segna 40 – 32.

Secondi venti minuti. Il refrain non cambia: solito recupero e …solito crollo.  Finisce 76 – 66

Dell’Agnello sferza i suoi nell’intervallo e la Juvecaserta intensifica la difesa affidandosi alla solita zona match up. I risultati si vedono. Trento soffre e la terza frazione si chiude 52 – 54,

 L’inizio dell’ultima frazione vede laJuvecaserta raggiungere il massimo vantaggio sul 54 – 60. E qui i bianconeri vanno in apnea. Non respira più, errori ripetuti e conclusioni forzate, mentre gli uomini di Buscaglia riprendono a volare. Dolomiti va sul 68 – 61 che diventa 74 – 64. La Partita è chiusa e la Juvecaserta dopo aver assaporato il colpaccio, perde l’ennesima gara negli ultimi cinque minuti. Come dice coach Dell’Agnello “non è possibile regalare una (in questa gara due) frazioni all’avversario”. La zona rossa diventa sempre più vicina.

Finisce  76 – 66.

Una nota sulla diretta: non solo all’inizio ma anche durante l’intera partita il segnale era impercettibile. I tifosi hanno sofferto solo per radio. Occhio che non vede …. cuore che non duole.

JUVECASERTA PERDE ANCHE A TRENTO: 76 – 66. LA ZONA A RISCHIO E’ SEMPRE PIU’ VICINA. was last modified: marzo 4th, 2017 by Walter Magliocca
4 marzo 2017 0 commenti
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vietato
In primo pianoMusica

Vietato morire: la libertà da Gaber a Ermal Meta

scritto da L'Interessante

Vietato

 

 

Di Michela Salzillo

La libertà non invecchia mai. E il diritto  alla sua difesa è sempre materia prioritaria. Forse perché è ancora così lontana, forse è un vizio che abbiamo paura di dimenticare, di confondere con il resto, e allora cerchiamo di raccontarcela, per non farla morire. Per non lasciarci morire. La libertà è partecipazione, scrive Gaber, non è lo spazio libero e neanche il volo di un moscone.  E’ muoversi dunque, è cogliersi ed accogliersi, è rispettarsi prima di rispettare, come fa il bambino appena nato che cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura.  Perché forse è così che bisogna fare. Per insegnarci il coraggio di essere liberi non abbiamo bisogno della sapienza, non quanto l’ ingenuità di chi è così tanto decostruito da sposare ogni forma di apertura e ribellione come la cosa più naturale del mondo.

La libertà non aspetta il destino, non la fa passare liscia a nessuna regola  e non  c’è nulla che sia più anarchico di questo. Essere libero vuol dire avere la forza di cambiare le stelle, se ci provi riuscirai, conferma qualche passo più avanti Ermal Meta, che se a Sanremo arriva al terzo posto, sul podio delle nostre riflessioni guadagna sicuramente una posizione di testa, perché lo sappiamo benissimo che morire da vivi è una condanna che ci infliggiamo troppo spesso. Sappiamo quanto è difficile capire l’amore per noi stessi e quanto sia proporzionale l’esistenza di ciascuno fra ciò che siamo in grado di donare e la libertà che il dare insegna.

 

Vietato morire: una canzone che educa al  valore della disobbedienza.

Se per Gaber votare è disobbedire ad ogni forma di mancata democrazia, con Ermal Meta la libertà arriva trasgredendo ogni tipo di schema, non in materia di politica ma in termini di vita negata; dal fare più semplice a quello più complesso. C’è da dire che quando nell’ inciso Ermal canta: figlio mio, ricorda bene che la vita che avrai non sarà mai più grande dell’amore che dai, e prima ancora lascia intendere che quel messaggio sia scritto ad una madre, la sua, che da un libro di odio gli ha insegnato l’amore, tutti cadono nel tranello della canzone denuncia che parla di violenza.

Ma la smentita arriva dall’autore stesso, che dichiara: “ la violenza, in questa canzone, è soltanto la fionda. Il sasso che dovrebbe colpire il messaggio che ha dentro, cioè la disobbedienza. Bisogna imparare a disobbedire ricominciando a usare la propria testa.”

È come un martello, per Ermal, la capacità di disobbedire, che se usato nella maniera giusta può aprire dei varchi importanti verso una vita più felice. Dire di no, dunque. Dirlo ogni volta che qualcosa influisce negativamente sulle personali volontà e la rispettiva serenità. Vietato morire è una canzone che parla anche di violenza, quindi, ma non solo, perché ci sono molte forme di stupro capaci di annientare, a volte anche invisibili,  per questo urge riconoscere che rimandare non è mai il momento giusto per ribellarsi a qualcosa che non ci rappresenta, perché la vita preferisce sempre il qui ed ora al domani qualunque, che rischierebbe di arrivare in ritardo all’ appuntamento con quello che vogliamo ottenere ed essere, per diventare  a tutti gli effetti padroni delle nostre vite ed evitare la morte a piccole dosi.

Vietato morire: la libertà da Gaber a Ermal Meta was last modified: marzo 5th, 2017 by L'Interessante
5 marzo 2017 0 commenti
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Modern Family
CinemaIn primo pianoTv

Modern Family: una famiglia poco convenzionale

scritto da L'Interessante

Modern Family

Di M.Rosaria Corsino

 

Ormai è risaputo, Grey’s Anatomy è il fiore all’occhiello della redazione.

Ma dopo tredici stagioni, la morte di quasi tutti e una tragedia continua che Euripide, fatti da parte, c’è il bisogno di cambiare aria.

E respirare un po’ di vita. In tutti i sensi.

Grazie al cielo la ABC, nota rete americana, nel 2009 ha dato vita a Modern Family.

Una sit-com davvero poco convenzionale

 

La Modern Family  oggi

 

Non c’è niente di classico e scontato in questa serie realizzata con la tecnica del falso documentario.

La famiglia si compone di tre nuclei: la famiglia Pritchett che vede il capostipite Jay sposato con la bella Colombiana Gloria, che ha un figlio dal precedente matrimonio, Manny.

La famiglia Pritchett-Dunphy composta dalla figlia di Jay, Claire, il marito Phil e i tre figli.

L’ultimo nucleo, quello Pritchett-Tucker vede il figlio di Jay, Mitchell, col suo compagno Cameron e la loro bambina vietnamita, Lily.

Bizzarra, fuori dal comune e assolutamente straordinaria, questa famiglia ci ha regalato fino ad ora, otto stagioni davvero fantastiche.

Ciò che lo rende ancora più piacevole, è la completa mancanza del classico moralismo americano.

Non aspettatevi insegnamenti su come bisogna essere sinceri l’uno con l’altro o sempre pronto a tendere una mano.

Divertente, ironica e a volte cinica, Modern Family vi farà ridere tanto.

E forse vi farà riprendere dalla morte di Derek.

Modern Family: una famiglia poco convenzionale was last modified: marzo 2nd, 2017 by L'Interessante
2 marzo 2017 0 commenti
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Sebastiano
CinemaCulturaIn primo pianoTeatro

Sebastiano Gavasso: mangia, nuota, recita.

scritto da L'Interessante

Sebastiano

 

Di Christian Coduto

Nel momento in cui scende dal treno, armato solo di un trolley piccolino e molto pratico, impegnato in un’animata telefonata al cellulare, ti rendi conto di trovarti di fronte ad un ragazzo che non ama perdere tempo. Un giovane manager, che sfrutta le ore in maniera proficua. Non è uno di quelli che si adagia sugli allori, non se lo può permettere. Nessuno, in realtà, dovrebbe. Trasuda sicurezza da tutti i pori, ma senza apparire mai distaccato o antipatico. E’ solo concentrato su ciò che deve fare. Nel corso dell’intervista, armeggia in continuazione con un organizer: segna orari, appuntamenti, memo di varia natura. E’ uno che ama la perfezione, nella vita e nel lavoro. Spesso, si è soliti dire che la precisione sfoci nella freddezza, ma non è questo il caso. Sebastiano Gavasso è un attore forte, vibrante. Ho avuto la fortuna di vederlo sul palco in diverse occasioni. Ha una capacità di immedesimazione nel personaggio che interpreta che lascia sgomenti. La prima volta che lo vidi interpretare il “Tra le pietre” in Dignità autonome di prostituzione, gli scoppiai a piangere in faccia. Appena mi vede, sorride con la sua solita affabilità. L’attore è attualmente in Campania per le prove dello spettacolo “Il giocatore”, uno spettacolo importante, che avrà di certo grande risonanza. “Dove andiamo a mangiare?” mi chiede; in effetti l’ora di pranzo è vicina. Gli dico che la zona non la conosco … sfodera il suo amato cellulare: dopo un paio di minuti tira fuori il nome di un ristorante. “Ha detto un mio amico che lì si mangia benissimo”, mi informa.

La sua praticità è ammirevole. Appare in forma, rilassato, pronto ad affrontare una nuova avventura con molto entusiasmo. Parla a ruota libera. Ogni tanto utilizza, a sorpresa, qualche parolina in dialetto romano: proprio perché inaspettata, la cosa te lo fa apparire ancora più simpatico.

Mentre lanciamo un’occhiata al menù, inizio a riempirlo di domande.

 

Sebastiano Gavasso risponde alle domande de “L’interessante”.

D: Domanda introspettiva: chi è Sebastiano Gavasso?

R: Potrei risponderti in molti modi. Per esempio: “Credo che trovare la risposta a questa domanda sia la ragione principale per cui faccio questo mestiere.” Ma preferisco rispondere più seriamente:  un trentacinquenne, nato a Roma da un veneto ed una greco-romana, che ama recitare, nuotare e mangiare frutti di mare.

D: Una tua definizione della parola recitare. Cosa significa per te?

R: Giocare con la consapevolezza di sé, per conoscersi meglio e per condividere col pubblico questo piccolo tentativo di conoscenza.

D: Sei così serio e rispettoso sul palco, ma anche molto ironico nella vita di tutti i giorni. Il tuo JesVlog – Il Vlog di Gesù di Nazareth è un concentrato di battute esilaranti. Com’è nata l’idea di questo progetto?

R: L’idea è nata 2017 anni fa. Ha subito un piccolo stop di tre giorni nel 33 d.C. ma poi è ripartita alla grande (ridiamo di gusto). Noi tre (nel senso di autrice, regista e interprete) abbiamo voluto raccontare un Gesù diverso dal solito, ma non così lontano dai vangeli apocrifi. Una buona novella … non troppo buona … nell’alto dei clouds e su YouTube.

D: Lavori tanto sia in Italia sia all’estero, avendo vissuto e studiato per un lungo periodo di tempo a Perth. Quali differenze hai trovato nell’approccio alla recitazione?

R: A Perth ho avuto la fortuna di studiare con la talent scout di Heath Ledger, posso dire che in generale c’è una maggiore ricerca di verità  (grossa parte degli spettacoli teatrali che ho visto lì sono recitati come se si stesse su un set cinematografico). La verità scenica però è una cosa diversa, e non credo dipenda solo da quel tipo di ricerca di verità. Ad ogni modo credo che esistano solo tue tipi di recitazione: quella che comunica ed emoziona, e quella che non lo fa. La prima fa bene all’attore, al teatro e al pubblico. La seconda no.

D: Gli amanti del buon teatro ti conoscono per “Dignità autonome di prostituzione” di Luciano Melchionna, uno spettacolo decisamente fuori dal normale …

R: Ecco parlando di verità e verità scenica DAdP è l’esempio perfetto, e Luciano un maestro. La sua indicazione prima di ogni replica è “Il pubblico non deve uscire dalle stanze pensando a quanto sia bravo questo attore ma con la sensazione di aver assistito a qualcosa di extra-ordinario”. Per farlo l’unione di verità e arte è fondamentale. A tal proposito, Caravaggio diceva: “Tutte le cose non sono altro che bagatelle, fanciullaggini o baggianate – chiunque le abbia dipinte – se esse non sono fatte dal vero, e nulla vi può essere di più buono o di meglio che seguire la natura”. Noi dipingiamo anime vive, ma vale lo stesso concetto.

Ha pronunciato la citazione con un fare più serio, in netto contrasto con l’atmosfera leggera che si è creata nel frattempo e l’effetto è decisamente suggestivo. E’ così: è responsabile, ma ama prendersi in giro. E’ un continuo alternarsi di dinamiche, destabilizza e ti coinvolge nel suo essere.

D: Parliamo di “D5, Pantani”, al quale so che sei molto legato …

R: Uno spettacolo che mi è entrato nel cuore e che porta con sé una grande battaglia: restituire a Marco Pantani, alla sua famiglia, ai tifosi dell’uomo e dello sportivo la dignità e il rispetto che hanno provato a togliergli. Abbiamo debuttato a Dozza (BO) lo scorso dicembre dopo oltre un anno di prove e abbiamo avuto l’onere e l’onore di utilizzare in scena una delle biciclette di Marco. L’emozione a fine spettacolo era tangibile: commozione e consapevolezza di fare qualcosa di grande e di giusto. A maggio con lo spettacolo seguiremo le principali tappe del Giro d’Italia del Centenario. Debutteremo a Reggio Calabria il 5 maggio e chiuderemo a Milano al Teatro della Cooperativa il 28 maggio. Una grande vittoria fatta di salite, fatica e cuore. Con Marco, per Marco, sempre.

Dopo l’ultima frase, resta in silenzio per un attimo. L’osservo con attenzione: è visibilmente emozionato. Orgoglioso di quello che ha messo in atto. Avevamo parlato da tempo di questo progetto e so quanto per lui sia stato importante essere riuscito a realizzarlo.

D: Cinema e teatro , un legame interessante. Sei uno dei drughi di “Arancia meccanica” diretto da Gabriele Russo …

R: Un sogno che si è realizzato e mi ha cambiato la vita. Il Teatro Bellini è una famiglia che mi ha accolto, stimato, spronato. Uno spettacolo per “atleti del cuore”, che necessitava di una grande preparazione emotiva e fisica. Uno spettacolo meraviglioso. Un onore poter essere un drugo, oltre a un obiettivo da quando avevo 11 anni. Ora la nostra famiglia di drughi e malcicke di Arancia Meccanica sta lavorando ad un altro spettacolo che promette meraviglie: Il Giocatore di Dostoevski. La regia è sempre di Gabriele, e oltre agli aranciameccanici Daniele Russo, Alfredo Angelici, Paola Sambo, Martina Galletta e Alessio Piazza può contare su due nuovi diamanti: Marcello Romolo e Camilla Semino Favro. Con una squadra così è un piacere essere un Giocatore!  Debuttiamo il 14 Marzo al Teatro Bellini!

Nel frattempo, arrivano due primi strepitosi. In effetti il suo amico aveva ragione … Sebastiano mangia di gusto, si sta rilassando e sorride di più.

D: Nel 2012 sei stato il protagonista di “L’ultimo sogno di Howard Costello” di Michele Diomà, un’opera molto coraggiosa e riuscita, in cui reciti solo con lo sguardo e i gesti. E’ stato difficile completare un progetto così ambizioso?

R: E’ stato un progetto magico, che si è nutrito di sogni e che ha fatto sognare. Nei sogni tutto accade con naturalezza, le difficoltà nascono solo quando si smette di sognare.

D: La bravissima Laura Morante ti dirige in “Assolo”, in un cast di attori notissimi. Cosa ti affascina della visione registica femminile?

R: Non noto differenze di visioni registiche. Anche quei vale quel che vale per gli attori: chi comunica ed emoziona, e chi no. Maschile, femminile, nell’arte e nella vita, sono termini decadenti. Laura è attuale. Comunicativa. Capace di emozionare. Delicata, decisa e capacissima di dirigere. Anima e donna splendida.

D: Nel 2016 “Zeta” di Cosimo Alemà è record di incassi nelle sale italiane. Che ricordi hai di questa esperienza? Che rapporti hai con la musica rap?

R: Un’esperienza molto formativa, un film fatto di cuore e musica, di parole capaci di tagliare. Non è un film comodo, questa è la sua forza. Vola come una farfalla, punge come un’ape … come il rap … ed è deciso, umano, schietto e diretto, come Cosimo.

D: A proposito di musica … ci parli un po’ dei videoclip musicali di cui sei protagonista?

R: Il primo videoclip l’ho girato in Australia, è una forma artistica che mi piace molto: pensieri, parole, immagini, storie che si fondono con la musica. In Italia sono particolarmente legato a Rocker carbonaro di Mezzala (diretto da Antonella Sabatino) e Parlo all’infinito di Jacopo Ratini (diretto da Federico Malafronte) con cui abbiamo vinto il Roma Videoclip 2015 e in cui recito con la mia compagna Martina Galletta: una coppia nel video, in scena e nella vita! Il mio vero Oscar!

D: Prima di salutarci, un’ultima domanda : Cosa si augura Sebastiano Gavasso da questo 2017?

R: Mi auguro di fare sempre meglio e raggiungere gli obiettivi umani, professionali ed artistici che inseguo. Passo dopo passo. Tappa dopo tappa. In salita verso la vetta. Soprattutto mi auguro di essere un buon compagno, un buon fratello, un buon figlio, un buon amico … ma soprattutto un buono zio! Auguri piccolo Dario sei la mia rivoluzione!

D: Ciao e grazie di tutto!

R: Grazie a te amico mio è sempre un piacere! Ci vediamo a teatro!

Sebastiano Gavasso: mangia, nuota, recita. was last modified: marzo 2nd, 2017 by L'Interessante
2 marzo 2017 0 commenti
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polemiche
CalcioIn primo pianoVolley

POLEMICHE DEL DOPO GARA: JUVENTUS NAPOLI 3 – 1

scritto da L'Interessante

Polemiche

 

Di Valerio Andalò

 

Da tifoso non posso che essere amareggiato per il risultato della partita di ieri sera. Da appassionato di calcio e perciò legato al concetto di “sportività” non posso prescindere da un’analisi oggettiva. 

Partiamo dal comportamento della Società Calcio Napoli che poche settimane orsono ha decretato il silenzio stampa. Ebbene, ieri sera un Giuntoli (Ds azzurro) furioso ha deciso di presentarsi dinanzi alle telecamere di mamma RAI. Dopo aver definito il comportamento del direttore di gara vergognoso, aver accusato i telecronisti della tv pubblica di essere tutt’altro che imparziali e aver fatto i complimenti alla squadra, ha deciso di andar via senza aspettare le repliche. Dal punto di vista della comunicazione una figura degna di una squadra di 3° categoria. Puoi anche avere tutte le ragioni di questo mondo ma se accetti di presentarti dinanzi alle telecamere devi anche mettere in conto “le domande scomode”. Di conseguenza devi accettare il contraddittorio, pretendere di fare “l’assolo” ti porta automaticamente dalla parte del torto.

Dal punto di vista tecnico è giusto analizzare alcuni episodi che hanno scatenato polemiche: il gol del Napoli è regolare. Callejon ha il braccio davanti alla linea dei difensori, pertanto come da regolamento non è fuorigioco. C’è il primo rigore per la Juventus, Koulibaly entra scomposto su Dybala. C’è il rigore in favore del Napoli. Albiol, in quel momento nell’area di rigore bianconera, viene agganciato in maniera irregolare. Molto dubbio il secondo penalty concesso ai bianconeri: è vero che Cuadrado stramazza al suolo dopo il contatto con Reina, ma è altrettanto vero che il portiere del Napoli tocca il pallone (che infatti cambia direzione). Inoltre l’estremo difensore azzurro non può smaterializzarsi. Detto ciò ottimo primo tempo del Napoli che ha imbrigliato la Juve nel suo fortino (una delle rare volte in questa stagione), ottimo secondo tempo dei padroni di caso che hanno impedito al Napoli di esprimere il suo gioco. Va da se che gli azzurri hanno commesso le solite ingenuità difensive (clamorosa quella sul secondo goal) ed hanno avuto l’usuale calo fisico e mentale. Nota lieta: ad un certo punto della gara a centrocampo il Napoli ha schierato Rog, Zielinsky e Diawara, 62 anni in tre. Tre giocatori di sicuro avvenire.

Una domanda (retorica) va fatta: cosa si può pretendere da questa squadra? Dopo un mercato in cui hai venduto il tuo giocatore più forte (Higuain) e hai comprato ragazzi alla prima esperienza importante seppur molto promettenti. Dove il tuo centravanti, sempre giovanissimo, si è rotto per metà stagione e nel momento di miglior forma fisica. Dopo che  hai speso 35 milioni di € per due difensori che non sono neppure titolari  e che vedono pochissimo il rettangolo di gioco (Maksimovic e Tonelli). Dopo che hai preso Pavoletti nel mercato di riparazione sapendo della sua precaria forma fisica. Eppure si sono raggiunte le semifinali di Coppa italia, gli ottavi di Champion’s league (ergo tra le prime 16 squadre d’Europa) e si è ancora in corsa in Campionato per un ottimo piazzamento. Lecito sostenere che una squadra che prende tutti questi goal non possa andare tanto lontano, ma si evitino gli inutili piagnistei.

Basta polemiche: adesso è tempo di concentrarsi!

Al netto delle polemiche e del torto arbitrale subito la sostanza non cambia: il risultato finale purtroppo resta. Ma adesso è tempo di archiviare questa partita e concentrarsi sulle sfide a venire, altrimenti si continua con i soliti strascichi che rischiano di far perdere la bussola. E la squadra non può permettersi di farsi distrarre dalle polemiche: sabato c’è la Roma e subito dopo il Real dove, con tutto il rispetto per il grande avversario, abbiamo il dovere di provarci.

 

POLEMICHE DEL DOPO GARA: JUVENTUS NAPOLI 3 – 1 was last modified: marzo 2nd, 2017 by L'Interessante
2 marzo 2017 0 commenti
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Trump
AttualitàIn primo pianoPolitica

TRUMP, UNA CONTRADDIZIONE VIVENTE

scritto da L'Interessante

Trump

 

Di Valerio Andalò

Trump, giorno dopo giorno, si sta dimostrando un personaggio esplosivo. Le dichiarazioni contrarie al politically correct e le azioni non convenzionali, ormai all’ordine del giorno, ne fanno una figura più che controversa. Il neo presidente USA non è un uomo “che compone”, non è un abile stratega che cerca di tessere la tela della diplomazia. Piuttosto è una persona che tende a dividere e che pare agire seguendo il motto “o con me o contro di me”. C’è poco da dire, il miliardario datosi alla politica a tempo pieno, o lo si ama alla follia o lo si disprezza. Tuttavia, nonostante questa amministrazione sia alla guida degli Stati Uniti da pochissimi mesi, si notano alcune crepe.

Quattro interrogativi sull’azione politica del presidente Trump

1)   Trump ha deciso di rivedere tutta la parte relativa agli “accordi sul clima” e puntare nuovamente sui combustibili fossili. Ora, partendo dal presupposto che il clima “cambia durante le ere” ma che “anche noi ci stiamo mettendo del nostro per velocizzare questo cambiamento”, una riflessione sorge spontanea: il puntare sui fossili determinerà un aumento dell’effetto serra e dunque un aumento della desertificazione dell’area sub sahariana. Tutto ciò comporterà un aumento esponenziale della migrazione per motivi economici (considerando la mutazione dei territori). Non è un controsenso battersi contro l’immigrazione ma al contempo creare le condizioni affinché il fenomeno aumenti?

 

2)   Trump ha nominato all’interno del suo team governativo personaggi come: Steve Mnuchin (un passato importante in Goldman Sachs), Jay Clayton (potente avvocato di Wall Street) e Rex Tillerson (ad della compagnia petrolifera ExxonMobil). Come si concilia tutto questo con la presunta “vocazione anti establishment” del neo presidente?

 

3)   Trump recentemente ha firmato il decreto con cui è stato vietato l’arrivo di cittadini  di sette Paesi mussulmani (Iraq, Iran, Yemen, Libia, Siria, Somalia e Sudan). Sono esclusi alcuni Paesi con cui la Trump oranization fa affari o è in procinto di firmare accordi. Tra questi ci sono Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Libano, da cui arrivarono i terroristi dell’11 settembre 2001. Inoltre, nella lista nera non figurano l’Indonesia (uno dei più grandi stati a maggioranza mussulmana) e il Pakistan, da tempo accusato di sostenere e finanziare il terrorismo e definito da Trump, subito dopo l’elezione, un “paese fantastico”. Ricordiamo che l’attentato di San Bernardino del 2015 fu commesso da una coppia di origini pachistane. Omissioni che per la stampa americana indicano chiaramente un conflitto di interesse. Pertanto, non è una contraddizione sostenere di voler combattere aspramente il terrorismo senza  inserire nella “black list” i principali “stati canaglia”?

 

4)   Trump, come ogni buon reazionario che si rispetti, ha sempre avuto parole di fuoco nei confronti dei “comunisti”. D’altra parte il partito di McCarthy si è sempre dimostrato particolarmente sensibile nella difesa del “Mondo libero dal pericolo rosso”. L’Unione Sovietica  era considerata il male assoluto e non poche volte gli USA intervennero materialmente per cercare di arginare “il diffondersi dell’idea socialista”. Spesso con una politica estera quanto mai bizzarra: tra colpi di stato in Sud America, guerre più o meno incomprensibili (Corea e Vietnam) e finanziamenti ai mujaheddin in Medio Oriente (precursori dell’estremismo islamico). Oggi uno dei principali alleati del presidente statunitense è la Russia. In particolare Trump considera Putin una figura di riferimento, nonostante il leader russo “mostri una gestione tipicamente stalinista del potere”, adeguata ovviamente ai tempi. Senza dimenticare le oscure manovre del Cremlino che pare abbiano “influenzato” il risultato delle ultime “presidenziali”. Non è forse grottesco osservare un’amministrazione legata al “Tea Party” (la parte più reazionaria del partito repubblicano che si identifica naturalmente in Trump) andare a braccetto (per non dire sottomessa) con l’ex spauracchio russo?

Sarebbe bello poter porre queste domande direttamente a Trump o in mancanza al suo staff, nonostante qualche giorno fa il Presidente abbia escluso da un suo breafing i corrispondenti della CNN e del New York Times.

 

 

TRUMP, UNA CONTRADDIZIONE VIVENTE was last modified: marzo 2nd, 2017 by L'Interessante
2 marzo 2017 0 commenti
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canile
CulturaIn primo piano

Ti riporto in canile: quando finisce un amore

scritto da L'Interessante

canile

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati oggi parleremo di canile e dei cani che vi vengono lasciati. Ci riflettevo, poiché in settimana sono stato chiamato per effettuare una valutazione di un soggetto rientratovi all’età di un anno e mezzo. Sì, i proprietari hanno voluto ricondurlo in struttura. Non essendo più in grado di gestirlo.

Il soggetto mostrava evidenti segni di paura, ed è rimasto per tutto il tempo della consulenza in un angolo. Tremante.

I motivi che possono spingere i proprietari a ricondurre un cane in canile sono molteplici; condivisibili o meno, etici o meno, consapevoli o meno, non è il focus di questo articolo.

Vita di canile, per cani di casa

Mi piacerebbe spostare l’attenzione su cosa può pensare e vivere un cane quando si trova rinchiuso in box; magari poche ore prima era al caldo di casa propria.

Se provo a calarmi nei panni di quel cane, la sensazione che subito sento viva nel corpo e nella mente è la reclusione.

Sensazione di smarrimento. Oddio, dove sono? Perché sono qui? Quale reato ho commesso? Io sono innocente. Ci deve essere un errore. I miei familiari arriveranno a breve, e faranno di tutto per farmi uscire di qui.

Paura. Intanto devo cercare di rimanere calmo, non farmi prendere dal panico. Monitorare l’ambiente, le risorse. Cercare di capire come ci si muove. Ho paura, accidenti. 

Odori fortissimi. La stimolazione olfattiva è pungente. Gli odori sono pregnanti. C’è odore di stress, misto ad odore di detergente chimico. Le tracce olfattive sono sempre le stesse. Non ci sono odori familiari, né nuovi odori. E’ tutto un nasicare sempre la stessa cosa.

Compagni di cella che non conosco. Forse anche poco accoglienti. Quindi devo stare attento a come mi muovo, devo evitare conflitti perché non ci sarebbero le giuste vie di fuga , ma anche dosare gli evitamenti. Non li ho potuti scegliere. Toccherà indossare qualche maschera. 

Condivisioni di pasti. Poco bilanciati ed attenti al mio fabbisogno: mi piacciono o no, è l’unica forma di sostentamento. Figuriamoci l’appagamento del palato e i gusti.

Condivisione degli spazi. Ho bisogno di quell’ora di libertà, ma allo stesso tempo la temo. Tutta questa condivisione con persone che non conosco mi rende suscettibile, in allerta. Si crea un gran caos nel momento dell’uscita. “Guardati il fianco Luigi, lì c’è un posto libero al sole, e delle facce che sembrano meno tensive”. 

Noia. C’è poco da fare, avrei bisogno dei miei libri, delle lunghe chiacchierate con gli amici. Del mio cinema il mercoledì.

Freddo. Fa proprio freddo qui; la pioggia a volte arriva a letto. E l’umidità si sente fin dentro le ossa. Ho delle coperte, ma non sono bastevoli.

Sensazione di abbandono. Non ho notizie del mio gruppo famiglia. Non so cosa sia successo. Mi sento ferito. Confuso. Stordito. Avvilito. Arrabbiato. Ma io chi ero? Ed ora, chi sono?

Queste sono solo supposizioni. Sensazioni. Immaginarsi cosa possa accadere nella mente evoluta di un cane non è cosa facile. Il cane, animale sociale. 

Ma se proviamo a calarci in queste sensazioni prima di decidere per un rientro di un cane in canile, beh, potremmo almeno dire di averlo fatto consapevolmente. Che ce ne importino o meno le conseguenze, ne avremo una lucida consapevolezza.

Perché il canile, per quanto possa essere gestito amorevolmente, resta pur sempre una gabbia. E’ progettato per essere a tempo. Limitato.

Ma se ci si resta a lungo sarà l’espressione serena del comportamento del cane ad essere limitata. A volte irreversibilmente.

Ho i brividi solo a pensarlo.

 canile

Ti riporto in canile: quando finisce un amore was last modified: marzo 2nd, 2017 by L'Interessante
2 marzo 2017 0 commenti
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Entità
CulturaEventiIn primo piano

Entità: la mostra del maestro Angelo Coppola apre i battenti

scritto da L'Interessante

 Entità

Apre i battenti nei prossimi giorni “Entità”, la mostra personale del Maestro Angelo Coppola, nata da un’idea di Antonio di Grazia. L’evento si realizzerà presso la saletta espositiva del Liceo Artistico di Marcianise, in via Foglia al civico 84, con inaugurazione il prossimo 9 Marzo 2017 alle ore 17, e sarà visitabile fino al 18 Marzo 2017 dalle 9:30 alle 12:00.

Entità, un invito all’analisi introspettiva

 Circa l’evento commenta l’artista: “queste pitture sono la fine e l’ inizio di un viaggio , un viaggio verso una meta assente e ignota. Con l’intento di abolire/cancellare il culto dell’immagine contemporanea che nel terzo millennio ha invaso le vite di tutti noi, ho creato delle dimensioni assenti e lontane dalla realtà, lontane dalla figurazione, ho preferito inventare un mondo fatto di sostanza, allontanandomi dal reale.”

Reale diventato scuro, cupo, banale, scontato, malato, per questo lo spago che divide scene e colori nelle mie pitture ma allo stesso tempo imballa e protegge ciò che è la mia espressione artistica. Un’“Entità” nera senza espressione, senza concezione spazio-temporale si manifesta concreta nelle mie opere. Le attraversa e si trasferisce da un luogo all’altro percorrendo superfici così chiassose, così vere così lontane dal mondo. Il mio è un invito all’analisi introspettiva; attraverso l’osservazione delle mie opere cerco di lasciare ai fruitori infiniti modi di identificazione con la speranza che non restino utopia . in queste tele sono presenti materiali che decontestualizzo dal quotidiano,che raccolgo dalle strade, che modifico e aggiungo, materiali che sono principalmente plastica, legno, terra. Un’”Entità” che attraversa luoghi, che osserva il reale, che racconta il dramma degli uomini”.

Attesa intanto per la mostra collettiva “Materia Prima”- di cui Coppola ne è l’ideatore- che sarà inaugurata il prossimo 4 marzo 2017 alle ore 18 presso la Sala Esposizione delle complesso marcianisano delle Suore Bigie in via Paolo De Maio ed ivi resterà disponibile fino al 12 marzo 2017.

 

Entità: la mostra del maestro Angelo Coppola apre i battenti was last modified: marzo 1st, 2017 by L'Interessante
1 marzo 2017 0 commenti
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macchine
CulturaIn primo piano

Macchine molecolari. Premio Nobel per la chimica

scritto da L'Interessante

Macchine

Di Antonio Andolfi

Automobili, ascensori, razzi e muscoli artificiali, tutti mille volte più sottili di un capello. Il Premio Nobel per la Chimica 2016 è stato assegnato a Jean-Pierre Sauvage, Sir J. Fraser Stoddart e Bernard L. Feringa per la loro progettazione e produzione di macchine molecolari. 

 

I tre ricercatori, infatti, hanno sviluppato molecole con movimenti controllabili, che possono svolgere un compito quando a queste molecole si aggiunge energia.

 

 Come è nato il progetto delle macchine molecolari.

 

Il mondo naturale è pieno di macchine di dimensioni nanometriche: prendiamo i flagelli batterici: macromolecole a forma di turacciolo che, muovendosi, permettono ai microrganismi di spostarsi. Ma può l’uomo, con le sue gigantesche mani, progettare qualcosa di simile? Nel 1984 Richard Feynman aveva profetizzato che macchine come queste sarebbero divenute realtà in 25-30 anni. Il suo sembrava allora un discorso visionario, ma già da tempo qualcuno stava lavorando affinché si concretizzasse.

 

Una possibile strada, percorribile con le nostre “manone” sarebbe stata quella di costruire mani più piccole, che avrebbero costruito altre mani più piccole e così via, fino alla costruzione di nano macchine da parte di nanomani. Strada affascinante, ma impercorribile.

 

Lo stesso Feynman riponeva la sua fiducia su altre strade. Come quelle prese dai 3 vincitori del Nobel 2016 per esempio, che hanno costruito le nanomacchine a partire dalla chimica: molecole controllabili e in grado di convertire l’energia chimica in forze meccaniche e movimento. Tutto questo ha permesso ai chimici di costruire una serie di dispositivi molecolari, come interruttori e motori.

 

Le macchine molecolari e gli ioni di rame.

 

Come spesso accade nella ricerca, l’intuizione è arrivata da un campo completamente diverso, quello della fotochimica, la branca della chimica che studia come catturare l’energia contenuta nei raggi del Sole e utilizzarla per guidare nuove reazioni chimiche. Semplificando molto, Jean-Pierre Sauvage ha costruito due molecole in grado di legarsi a uno ione di rame in modo da costruire una catena molecolare. I precedenti tentativi di costruzione di catene molecolari erano stati molto deludenti: solo l’1% delle molecole utilizzate si legava. Con il metodo di Sauvage la percentuale saliva al 42%.

 

Le catene molecolari non erano più un passatempo e la strada per legare le molecole in strutture sempre più complesse era stata aperta. E così anche quella di costruzione di macchine molecolari: nel 1994 il gruppo di ricerca di Sauvage costruì una catena molecolare nella quale un anello ruotava in maniera controllata quando veniva aggiunta energia. Era il prototipo della prima macchina molecolare non di origine biologica.

 

Ascensori e computer: esempi di macchine molecolari.

 

Fraser Stoddart nel 1991 si spinse decisamente più avanti: il suo gruppo di ricerca costruì una macchina molecolare costituita da un anello molecolare aperto privo di elettroni e un asse con strutture ricche di elettroni. Se inseriti in una soluzione, le strutture povere di elettroni venivano attratte da quelle ricche di elettroni e l’anello si inseriva nell’asse; se veniva applicato del calore l’anello si muoveva avanti e indietro lungo l’asse.

 

Questo meccanismo – perfezionato in seguito – è detto tecnicamente rotaxano ed è stato utilizzato da Fraser per realizzare numerose macchine. Tra questi, minuscoli montacarichi in grado di sollevarsi per 0,7 nanometri sopra la superficie in cui erano posti e un muscolo artificiale in grado di piegare sottilissime lamine di metallo. Insieme ad altri ricercatori Stoddart ha creato un chip basato sui rotaxani con una memoria di 20 kB. Rispetto ai processori che usiamo si tratta di un chip minuscolo.

 

Quando Ben Feringa nel 1999 costruì il primo motore molecolare utilizzò diversi “trucchi” per fare in modo che le molecole girassero tutte nelle stessa direzione, invece che caoticamente come avviene di solito. In condizioni normali il movimento delle molecole è governato dal caso e in media il numero di giri di una molecola su se stessa è lo stesso verso destra e verso sinistra.

Ma Feringa è riuscito farle girare sempre dalla stessa parte. Semplificando moltissimo, Feringa è riuscito a costruire una struttura chimica in cui alcune molecole, se esposte a flash di raggi ultravioletti, si muovevano di 180 gradi lungo un perno centrale: era nato il primo motore molecolare a raggi ultravioletti. Non era particolarmente veloce, ma il gruppo di Feringa è riuscito a perfezionarlo nel 2014: il motore ruota a 12 milioni di giri al secondo. Nel 2011, i ricercatori hanno anche costruito una macchina molecolare 4×4 che funziona.

L’innovazione delle macchine molecolari

 

 Con le loro macchine molecolari Jean-Pierre Sauvage, Fraser Stoddart e Ben Feringa ci hanno regalato una “cassetta degli attrezzi molecolare” formidabile: strutture chimiche che tutti i ricercatori del mondo possono utilizzare per creare oggetti sempre più complessi e avanzati. Uno dei più suggestivi esempi è un robot molecolare che può afferrare e collegare tra loro aminoacidi. È stato costruito nel 2013 con un rotaxano come suo fondamento.

 

Coloro che spesso lamentano che il Nobel per la chimica sia raramente assegnato a “veri” chimici saranno soddisfatti. Il premio è andato a ricerche di scienza di base, ma con un gran numero di future applicazioni, dai materiali intelligenti alla somministrazione mirata di medicinali. 

 

Da un punto di vista teorico Sauvage, Stoddart e Feringa hanno trovato il modo per guidare – in modo controllato – i sistemi molecolari fuori da una condizione di equilibrio. È un risultato importante perché tutti i sistemi chimici tendono all’equilibrio. Da un punto di vista pratico i tre hanno aperto un nuovo ambito di ricerca nella chimica: hanno realizzato sistemi molecolari impensabili fino a qualche decennio fa con grandi potenzialità in molti ambiti, da quello medico a quello della ricerca di nuovi materiali.

 

Le loro scoperte  sono paragonabili – a livello nano – a quelle ottenute negli anni Trenta dell’Ottocento con i motori elettrici, quando i ricercatori di allora armeggiavano con ruote e manovelle senza avere idea che tutto quello li avrebbe portati a costruire treni elettrici, lavatrici, condizionatori etc.

 

 

Macchine molecolari. Premio Nobel per la chimica was last modified: marzo 1st, 2017 by L'Interessante
1 marzo 2017 0 commenti
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