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cultura

Campania by night
CulturaEventiIn primo piano

Campania by night – archeologia sotto le stelle

scritto da L'Interessante

Campania by night

L’estate non è soltanto sinonimo di albe e tintarelle in riva al mare, c’è chi la vacanza la intende diversamente, al riparo da last minute e bollini rossi.

Spesso per le alternative al solito, la scelta variegata sembra un’utopia, ma una particolare iniziativa campana, partita il 22 luglio, prova a far tacere i pregiudizi sulla questione.

 Si chiama Campania- by night – archeologia sotto le stelle– ed è un progetto promosso dalla Scabec, la società della regione Campania impegnata nella valorizzazione e promozione dei beni culturali

L’appuntamento si articola in una serie di date che forniscono un focus alternativo sulle bellezze della città di Pompei. Dal mercoledì alla domenica, fino al 17 settembre 2016, gli scavi archeologici campani metteranno a disposizione di novizi ed abitudinari un cartello di ottanta appuntamenti.  Incontri che saranno localizzati e suddivisi in cinque siti archeologici, per visitare o rivedere gli scavi di Pompei ed Ercolano,  meraviglie  celebri in tutto il mondo.  Nel fitto calendario sono previsti anche alcuni luoghi e realtà meno conosciuti che non per questo  meritano di restare fuori dalle preferenze degli appassionati al genere.

Il percorso prevede: la Visita alla Palestra Grande, il più grande impianto ginnico dell’antica provincia romana, realizzato in età augustea; escursione associata ,poi, alla mostra Egitto Pompei, dedicata ai culti e agli elementi egizi che si diffusero in tutto il Mediterraneo.

 La Visita alle Domus, recentemente restaurate, di Octavius Quartio, per poi procedere verso il  meraviglioso giardino, decorato da statue allusive all’Egitto e a quelle  della Venere in Conchiglia.

L’ultima tappa è dedicata, invece, alla Praedia di Giulia Felice, un complesso edilizio organizzato come una “villa urbana” e caratterizzato dal triclinio estivo, decorato con pitture rappresentanti paesaggi nilotici. Alla fine del percorso, nell’area della Palestra Grande, sono previste performance artistiche di musica, danza e teatro, aventi carattere internazionale.

L’evento ha definito anche e soprattutto un programma serale, il quale mette a disposizione visite guidate abbastanza desuete, sono quelle realizzate dal tramonto fino a notte fonda attraverso l’utilizzo di audio guida e itinerari tematici. Per questo genere di percorsi, i visitatori saranno muniti di necklight– affascinanti collane di luci- che rendono ancora più suggestiva la magica atmosfera dei luoghi.

Michela Salzillo

Campania by night – archeologia sotto le stelle was last modified: luglio 25th, 2016 by L'Interessante
25 luglio 2016 0 commenti
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cronache di pietra
CulturaIn primo piano

Cronache di pietra. Attese

scritto da L'Interessante

Pietra

Ogni mia pietra è  un pezzo di specchio in cui si riflette il peso e la leggerezza del mondo, la sostanza del mio cemento ha la forma dei segreti di questa città. E’ su di me che fa ombra il sole quando si scopre dalla luna all’alba; è sulla mia faccia senza volto che si poggia la mano stanca  degli anziani senza tetto che la disperazione fa invecchiare nell’inverno dell’ultima stagione

Sono il testimone dei baci a mezza bocca  che gli innamorati in fuga dall’universo mi confessano inconsapevolmente. Quante teste ad occhi chiusi ho sostenuto. Quanti brividi ho rubato dalle schiene che, su di me appoggiate, si sono desiderate alla ricerca di una sola identità in due.

Sono il custode del sangue scivolato a morte dalla vena rotta di una sconosciuta che al buio chiedeva aiuto, non so quando sia accaduto. Ho solo lo sguardo e l’udito per osservare; in me non esiste il tempo che scandisce , sento solo il mondo che passa .

Non sono un muro che separa, le pietre che mi abitano si fanno dipingere di parole il ventre.

Sono uno di quelli che accoglie; in me sopravvivono fenditure che i poeti  senza nome riempiono di versi all’imbrunire:

“Ci baceremo nel tempo di un addio amato bene e li resteremo fino alla fine del sempre.”

Ho la fronte cucita col nome di Alice a cui qualcuno, col volto bruciato dalla  delusione, ha scritto:

“…chissà se mi hai davvero vissuto,

chissà se ogni tanto mi hai rischiato,

chissà se mai mi hai amato.”

Ho lo stomaco pieno d’impronte fantasma che la rabbia di un uomo mi ha graffiato dentro :la prima volta che l‘ho incontrato è stato di testa: uno, due , tre colpi  alle pietre della mia faccia di sinistra, quelle ancora libere dai racconti di ognuno, tranne il suo. Arrivò zoppicando ; blue-jeans  bucati come un punto a croce riuscito male  e una maglietta furori stagione: manica lunga di un rosso sbiadito  che  tirava convulsamente verso i polsi per coprirsi pure l’invisibile.

Si sedette   sulle mie gambe senza ossa    e, afferrata la testa tra le mani,  continuava a rotearla senza fermarsi: fatemi entrare – ripeteva a voce bassa, come fosse una litania profana, recitata in assenza di  santi- .

Abito la sponda di un anfratto disegnato apposta   per far galleggiare  l’odore di tabacco e il tintinnio di tazzine da caffè provenienti da un bar  in miniatura. E’ una liturgia, per me,  il movimento di lenzuola tirare, spiegate e stirate dalle braccia rugose di due donne in sandali francescani; entrambe indossano sempre gonne a tubo di colore scuro, lunghe fino alle ginocchia , bluse bianche puntellate da spilli   e crune con  cui si adornano il petto dalla mattina. Dopo l’ora di chiusura del negozio , che indicano ai passanti e a me , lasciando la serranda aperta a metà, si trattengono là dentro fino  a che la luna si fa faro al centro delle stelle e il vicolo si zittisce.  Continuando a stirare giacche e pantaloni come fosse un mantra propiziatorio o un rito di scaramanzia , recitano il rosario con la devozione di chi sa di essere ascoltato, e aspettano risposte che forse non troveranno mai.  Devono essere donne sole, senza più legami vincolanti: Se così non fosse, ad un certo punto della giornata dovrebbero avvertire  l’urgenza  di ritornare a casa, per  soddisfare  l’attesa di  un figlio che aspetta un bacio dietro la porta, oppure l’insofferenza   di un marito che cerca un pasto caldo da spartirsi in due ,sul rumore di silenzi fatti d’abitudine o di parole pregne di condivisione. Questa città è  costruita come fosse un labirinto aperto che obbliga tutti a passarsi accanto, un agglomerato di viuzze  imbottite di folla frenetica. Quelli che passano per il mio indirizzo si toccano la pelle e le voci , ma non si incontrano mai. Si sentono e si maledicono nel volume alto delle loro stesse imprecazioni , ma nessuno si ascolta oltre una sosta di pochi minuti sul giudizio dell’aspetto altrui.

Eccolo che torna anche oggi, lo stavo aspettando.  È  dalla reazione a catena che creano le teste delle persone al suo arrivo in strada, che me ne accorgo. Solo le auto proseguono  noncuranti.

Per loro Mario è un pazzo di quarant’anni che si aggira senza meta per le vie del proprio paese con alito da ebbro e il pericolo nelle mani che tiene sempre chiuse a pugno.

Barcolla, ha una bottiglia di vino senza etichetta tra le dita, mi sta appoggiando la mano sugli occhi, è umida e sanguina leggermente dal centro del palmo: Chissà su quale muro si sarà dannato prima di raggiungere me. Mi dà le spalle, beve l’ultimo sorso di rosso  fermo sul fondo della bottiglia di vetro , poi la fa roteare con un calcio fino al gradino della lavanderia di fronte. Anna e Rosetta piegano e spiegano le lenzuola , stirano e pregano sottovoce, ma quando arriva lui  il loro tono si fa chiaro e autorevole, quasi ad ordinare al Dio  in cui credono la protezione dell’anima del pazzo.

Tra queste quattro mura non posso più entrarci- ricomincia a ripetere, mentre mi guarda in faccia come se capisse che ascolto-

“Non lo sanno loro che quando perdi tutto, quando la vita tradisce la tua dignità cominci a sentire la voce del diavolo nella testa, entra da sola ,senza il permesso di nessuno, è lui che mi fa tremare , è lui che  morde la pelle del mio stesso corpo ,è lui che mi abita il sangue se inveisco contro qualcuno.

 Non lo sanno che quando un uomo  incapace di farsi compagnia resta da solo, non può che diventare quello che sono io adesso.

La sua disperazione trafigge l’anima di ogni mia pietra, se non fossi un muro mi piegherei in due dal dolore .

Sono anni che qui dentro non entra più nessuno, i pazzi stanno fuori ad aspettare la vita che non hanno più.

Hanno solo me per ricordarsi quanto  questa struttura che reggo, li faceva sentire al sicuro, almeno dagli sguardi della gente.

Mario viene qui tutti i giorni. Si appoggia a me per darsi un indirizzo, un luogo in cui stiracchiarsi le braccia al crepuscolo.

Quando si appoggia a me, sono io che mi aggrappo a lui per sopravvivere. Un vecchio muro di un ex manicomio non si regge né sulle frasi d ‘amore, né sul movimento della città, può nutrirsi solo dell’anima di un pazzo, mentre aspetta di morire insieme a lui.

Michela Salzillo

Cronache di pietra. Attese was last modified: luglio 18th, 2016 by L'Interessante
18 luglio 2016 0 commenti
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Rosso
CulturaEventiIn primo pianoTeatro

Rosso Vanvitelliano alla Reggia di Caserta

scritto da L'Interessante

Rosso Vanvitelliano

Rosso Vanvitelliano alla Reggia di Caserta

La città di Caserta produce arte ed artisti

        Sabato prossimo 23 luglio alle ore 20.30 è di scena Rosso Vanvitelliano, l’opera teatrale della città della Reggia. È il primo esempio di una autonoma produzione culturale della città di Caserta con i giovani artisti del Laboratorio Tradizione & Traduzione del Teatro Stabile di Innovazione “Fabbrica Wojtyla” città di Caserta.

        Un prodotto totalmente cittadino, già richiesto a Trieste ed ora anche a Napoli dallo storico direttore di Teatro Spazio Libero, Vittorio Lucariello, l’autorevole promotore con Amelio del post-modernismo, che parla dello spettacolo come la nuova avanguardia dove Caserta ha anticipato persino Spoleto e l’Arlecchino: on to freedom di Tim Robbins.

        Rosso Vanvitelliano, così già vanto di Caserta, è una anticipazione delle azioni culturali, coordinate da Vincenzo Mazzarella, di valorizzazione di Palazzo Reale concordate nella convenzione sottoscritta dal direttore Mauro Felicori con l’amministrazione del Comune di Caserta nell’ambito del progetto della Regione Campania Tradizione & Traduzione finanziato dal Piano d’Azione per la Coesione.

        Una rappresentazione teatrale itinerante unica nel suo genere che coinvolge tutte le stanze storiche visitabili del Palazzo Reale: oltre trenta artisti con i testi originali di Rosso Vanvitelliano dedicati  alla Reggia di Caserta da Patrizio Ranieri Ciu.

        «L’istante in cui Luigi Vanvitelli, fermo di fronte alla vasta distesa scelta da Carlo III, ha visto concretizzarsi nella sua mente l’immagine della Reggia di Caserta fu all’ora del crepuscolo. Il tramonto alla Reggia di Caserta è infatti magico: il sole penetra le finestre o gli alberi nel parco dando a stanze e giardini una luce impareggiabile».

       Rosso Vanvitelliano, spettacolo serale di eccellenza, prende infatti il via nella Reggia di Caserta al tramontar del sole. Gli appartamenti storici rivivono nel percorso teatrale le autentiche storie del nostro patrimonio culturale. Vicende umane, drammi, ricordi, emozioni, momenti tristi e allegri, situazioni tragicomiche, buffe o intime, tutte evocazioni vissute nel Palazzo Reale più grande del mondo che si tingono di un rosso vitale.

        È il passato culturale, vissuto alla Reggia da uomini come Filangieri, Cuoco, Goethe, Dumas, che incontrando l’attualità mascherata da Policinella ci accompagna all’appuntamento con i protagonisti: Vanvitelli, il grande ideatore del complesso architettonico nel suo monologo a Dio, Hackert ed i suoi disegni, Graefer alle prese con il Giardino inglese, le dicerie di Corte su Maria Carolina con accanto Emma Lyon, la prostituta inglese, particolarmente intima della Regina con les attitudes, danze velate che accesero l’interesse del suo amante, l’ammiraglio Nelson. Si rievoca lo scontro di questi con Caracciolo ed i rivoluzionari del ‘99, la politica di corte nelle mani di Acton e del reggente Tanucci, la repressione del Cardinale Ruffo, la violenza di Gennaro Rivelli, il menino del Re, mentre nelle cucine Ferdinando è alle prese con il sartou di riso e con una cameriera di corte che insegue le quattro principessine nate alla Reggia destinate a divenire le regine di tutta l’Europa. Un emozionante viaggio nel tempo che permette l’incontro con Eleonora Pimentel e Luisa Sanfelice, dame di Corte poi rivoluzionarie e messe a morte, ed ancora con Paolina e Carolina Bonaparte, le sorelle di Napoleone che anche a Caserta allestirono le loro famose feste in maschera e con Maria Sofia, regina soldato, ultima dei Borbone a lasciare Palazzo Reale. Tutto negli splendidi costumi delle diverse epoche.

        In ogni angolo della Reggia quindi c’è un segno della vita che è passata tra un testo ironico sulla lettura ed un sogno, tra un pensiero ed un dipinto. Ma non tutto è evocazione: nelle stanze finali del percorso la nuova sorpresa: è la voce umana dell’oggi. «Che siamo?» ci chiede. Perché tra tante voci della Storia il viaggio nella Reggia è un pretesto per ricordare che l’umanità ha ancora tanto da imparare.

       Ingresso con spettacolo e visita agli appartamenti storici, per l’occasione al costo solo di 1€ il che certifica come la volontà del Ministero, della Reggia e della città di Caserta come protagonista hanno un obbiettivo comune: la diffusione della Cultura.

Rosso Vanvitelliano alla Reggia di Caserta was last modified: luglio 18th, 2016 by L'Interessante
18 luglio 2016 0 commenti
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Biblioteca Palatina
CulturaEventiIn primo pianoLibri

Biblioteca palatina aperta Luglio ed Agosto

scritto da L'Interessante

Biblioteca Palatina

Fra il grande successo del Nabucco e la romantica attesa di Romeo e Giulietta, dagli altoparlanti del palazzo Reale vanvitelliano sta per sfilarsi un’altra novità a dir poco interessante.

Per i residenti che preferiranno la città all’escursione estiva e i turisti che migreranno in visita verso la Reggia di Caserta, l’alternativa valida alla noia pare assicurata.

 Per i mesi di luglio e agosto, infatti, sarà possibile osservare la biblioteca palatina del monumento casertano più amato nel resto del mondo.

 Il nastro dell’iniziativa è stato tagliato, ufficialmente, il 9 luglio, inaugurazione che si protrarrà in replica ogni sabato fino al 27 agosto. Un lasso di tempo sufficiente a rendere omaggio alla prima apertura pubblica del blasonato archivio. Fra i vari testi ad alta rilevanza storica e documentaristica sono presenti anche gli autorali di Luigi Vanvitelli.

Dalle 11:00 di ciascuna data prevista dal calendario eventi, presso la terza sala della biblioteca Reale, si darà il via ad una minuziosa illustrazione dell’inestimabile enciclopedia. Sarà la dottoressa Rita Eleonora Ricci a moderare ciascun incontro.

La storica dell’arte, tirocinante presso i luoghi, gestirà una comunicazione dei contenuti mediante lingua italiana, ma pare che per valorizzare i princìpi dell’interculturalità, verranno garantite, su richiesta, traduzioni sia in francese che in inglese.

La biblioteca palatina – un tesoro nato negli anni ‘ 80

Tutto quello che le è stato concesso fino ad oggi è uno sguardo superficiale, distratto e difficilmente memorabile. Che sia colpa dello sfarzo architettonico, molto più accessibile ad impatti fugaci,o il risultato di una cattiva gestione di alcuni spazi è un dubbio forse risolvibile.

La biblioteca è stata catalogata negli anni ’80 ad opera di un gruppo di appassionati addetti al servizio, si tratta di: Giuseppe de Nitto, Vittorio Martucci, Michele Santoro, Anna Sacco, Franca Furia, Giuseppina Gallucci, Giovanni Cozzolino, Pasquale Grandizio, Rosaria Tranquillo, Pasqualino Palazzo, Maurizio Crispino.

I volumi sono stati sottoposti ad una catalogazione settoriale. Divisi fra , carte topografiche, tavole ad incisione e ritratti d’avanguardia, i testi presentano una variegatura tutta da analizzare ed approfondire. Ciascuna testimonianza è ancora su carta, in quanto il lavoro di classificazione è stato antecedente all’esigenza di digitalizzarne i contenuti. Ciò non esclude che, verificato l’interesse dei visitatori, si potrà, poi, procedere anche in tal senso. 

Se un po’ di curiosità vi è venuta, fateci un salto.

Michela Salzillo

 

Biblioteca palatina aperta Luglio ed Agosto was last modified: luglio 15th, 2016 by L'Interessante
15 luglio 2016 0 commenti
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Lentamente Muore
CulturaIn primo piano

Lentamente muore chi attribuisce questa poesia a Pablo Neruda

scritto da L'Interessante

Lentamente muore

Lentamente muore

chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi

Difficile non riconoscere familiarità in questi versi, consueti nell’esprimere la sottile trappola delle piccole morti quotidiane. Si tratta del celeberrimo intro di uno dei componimenti in poesia più famosi al mondo, un accorato appello in lirica sciolta che si fa leggere senza troppe smanie.

 La trovi ovunque, Lentamente muore, scritta sui muri dei cavalcavia, dietro le porte delle aule da liceo, sui diari dei ragazzini e nelle scatole aperte del web: dai social più in voga, ai motori di ricerca meno utilizzati, questo testo è, infatti, quasi un passaggio obbligato. Se, però, la poesia non ha bisogno di presentazioni, il vero artefice del sublime e consigliato insegnamento non può certo godere di riconosciuta notorietà.

Come una cattiva abitudine che di schiavi ne ha molti, basta un clic per vedersi attribuita la sopraindicata a Pablo Neruda, poeta cileno e rappresentante legittimo della poesia latino- americana contemporanea, che con questa poesia non ha nulla a che fare. Forse, per alcuni, sarà una delusione, ma è proprio così.

A niente sembrano servire le diciture che ne indicano una falsa attribuzione, equivoco che viene fatto risalire ad un passato tutt’altro che prossimo, puntualmente, però, la firma non è mai quella giusta.

Un errore parecchio diffuso che si scatena a ritmo di condivisione soprattutto nel giorno in cui si celebra la nascita del poeta: nato il 12 luglio del 1904, il grande Pablo, amico di sconosciuti, si ritrova auguri multilinguistici allegati ad un ‘opera non sua.

Dalla pagina ufficiale della Feltrinelli, a testate on- line che sottoscrivono con fierezza un’informazione culturale, è una pratica che, visto il ripetersi sovente, pare non avere rimedio. C’è chi si giustifica con l’errore comune, come se l’atteggiamento di massa fosse garanzia di veridicità e chi,invece, la risolve con una superflua priorità di contenuto.

È chiaro, e non è neppure da puntualizzare, che il valore va riconosciuto all’opera, ma non si può di certo negare l’importanza della paternità artistica. L’arte è sinonimo di libertà, certo, come è vero che ciò che è pubblico appartiene a tutti, ma, oltre al diritto che ha l’ autore di vedersi riconosciuta una propria fatica, è anche una questione di rispetto sensibile, se si considera che, per chi scrive, ma soprattutto per i poeti, la parola è una viscera, un prolungamento del sé, una costola.

Michela Salzillo

Lentamente muore chi attribuisce questa poesia a Pablo Neruda was last modified: luglio 13th, 2016 by L'Interessante
13 luglio 2016 0 commenti
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Rione Sanità
CulturaIn primo pianoLibri

Rione sanità: la prima biblioteca comunale

scritto da L'Interessante

 Il rione sanità non è sinonimo inviolabile di Camorra! Mentre il luogo comune attacca con l’illegalità, un nuovo progetto di ricostituzione socio-culturale grida al riscatto.

 Nasce fra gli angoli spigolosi del quartiere stella, la prima biblioteca comunale del territorio. A volerla è stata la fondazione Adda Passà ‘a Nuttata   che, presentando il progetto presso il tribunale di Napoli, intende centralizzare in Via Salita dei Cinesi un altro dei messaggi di protesta contro la criminalità organizzata. Dopo le iniziative autonome di street art, messe a punto lo scorso Aprile dall’argentino Francesco Bosoletti, con l’opera Resistiamo, e – ancor prima – quella dello spagnolo Tono Cruz dal titolo Luce, l’arte che fa cultura continua a darsi voce.

L’idea della biblioteca è stata condivisa pubblicamente nell’ambito di un convegno dedicato alla confisca dei beni alla camorra, proprio per sottolineare quanto il monopolio dell’attività criminale, che è ancora molto forte sulle vite dei giovani del posto, debba e può essere controllato a vista da una delle ricchezze più inestimabili che esistano: la cultura.

La biblioteca nascerà proprio in uno degli edifici sottratti alla malavita napoletana, per marcare in maniera inequivocabile che anche sull’ irrecuperabile si può costruire qualcosa che sia molto vicino alla meraviglia. Perché lì dove non c’è niente, l’ordinaria amministrazione diventa eccezione alla regola, e quando dal letame nasce il fiore, a volte, sembra un intero giardino.

Durante l’incontro, moderato dall’avvocato Carlo Claps, segretario dell’Associazione forense Magna Carta e Davide d’Errico, presidente della Fondazione, è stato annunciato anche un movimento di donazione. Chiunque volesse, infatti, può regalare un libro recandosi presso i punti ufficializzati: la Camera penale del tribunale e l’associazione forense Magna Carta.

Cos’è un libro per il Rione Sanità? (…e non solo per lui!)

C’è chi dice che attraverso i libri, leggendo le storie di mondi reali e universi immaginari, si esiste più volte in una sola. Se questa verità appartiene ad una visione soggettiva o alla legge universale del lettore comune e appassionato, è ancora da scoprire.

Quel che è certo è che un libro può salvare, può diventare un oggetto contundente da sferrare contro l’ignoranza, la delinquenza e ogni genere di atteggiamento violento, sia esso di concetto o di fatto.

Un libro può essere la vita possibile, anche dove essere è un po’ come non aver mai vissuto.

Michela Salzillo

Rione sanità: la prima biblioteca comunale was last modified: giugno 30th, 2016 by L'Interessante
30 giugno 2016 0 commenti
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capua
CulturaEventiIn primo pianoMusica

Capua – Il Luogo della Lingua festival

scritto da L'Interessante

Capua

Al via Capua – Il Luogo della Lingua festival

Un viaggio nel mondo della cultura e delle arti

Dal 9 giugno al 3 luglio ospiti, eventi, concerti a Palazzo Lanza

Letteratura, cinema, teatro, architettura, arte visiva, musica e tanto altro vi aspettano a Capua in occasione della undicesima edizione de IL LUOGO DELLA LINGUA FESTIVAL. Si parte giovedì 9 giugno e si proseguirà fino al 3 luglio. Quattro straordinari week-end – dal giovedì alla domenica – che vedranno alternarsi a Palazzo Lanza attori e registi, sceneggiatori, scrittori, editori e giornalisti, musicisti e ancora critici d’arte, architetti, storici e docenti universitari. Talenti e professionalità indiscusse che ci condurranno per mano, ciascuno secondo il linguaggio che gli è più caro, attraverso un viaggio – quello nel mondo della cultura e delle arti – che a Capua prosegue da 1.056 anni. E’ proprio in questa splendida città che nel 960 vide la luce il ‘Placito Capuano’, il primo documento del volgare italiano. E’ a questo atto, unanimemente riconosciuto dagli storici, che si ispira il festival promosso dall’associazione Architempo con la direzione artistica di Giuseppe Bellone. L’obiettivo è quello di sottolineare l’importanza del patrimonio linguistico e culturale di questo evento che avrebbe cambiato per sempre la storia della città di Capua.

Tra gli appuntamenti più attesi del Festival c’è la rassegna teatrale ‘Le parole parlate’ – con la direzione artistica di Tiziano Beato per Eventi Mediterranei – nata in collaborazione con il Teatro Ricciardi, già partner di Architempo e Palazzo Lanza.

Attori del calibro di Roberto Azzurro, Gea Martire, Antonella Morea, Rosaria De Cicco, daranno corpo e voce a propri testi, a quelli di grandi autori contemporanei come Manlio Santanelli e Maurizio De Giovanni e a classici come Viviani, Ruccello e Patroni Griffi, proponendoci ogni giovedì per quattro settimane altrettanti spettacoli nel suggestivo cortile di Palazzo Lanza. (Gli spettacoli di teatro sono gli unici eventi a pagamento 10 euro ingresso e aperitivo) .

Capua – Il Luogo della Lingua festival was last modified: giugno 10th, 2016 by L'Interessante
10 giugno 2016 0 commenti
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Di Agresti
In primo pianoParliamonePolitica

DI AGRESTI (CAPUA BENE COMUNE): “CON LA CULTURA SI PUO’ MANGIARE”

scritto da L'Interessante

Di Agresti

“Con la cultura si può mangiare”: in poche ma efficaci parole Gianluca Di Agresti, candidato consigliere per la lista Capua Bene Comune con Pasquale Frattasi sindaco riassume la ricetta per il riscatto sociale della città

Rendere la cultura ed il turismo volani per lo sviluppo economico della città d’arte e di studi può essere un obiettivo perseguibile partendo dalla messa in sinergia di tutte le realtà attive sul territorio “Fare rete tra le eccellenze associative della città in ossequio all’articolo 9 della Costituzione che difende la cultura e lo sviluppo di una cultura dal basso”. Il rilancio della cultura e del turismo a Capua, per Di Agresti, passa dall’impedire la svendita dei beni immobiliari di rilievo, che vanno difesi da ogni tentativo di speculazione: “Giù le mani dai gioielli di famiglia, il patrimonio architettonico di rilevanza storica ed archeologica deve essere valorizzato restando in mani pubbliche. Ci interroghiamo, in particolare, – sottolinea il responsabile cittadino di Sel – sul destino del Castello delle Pietre appena liberato definitivamente dalla Polizia Stradale, e gradiremmo conoscere il parere degli altri candidati sindaci sul tema: a parole tutti si proclamano paladini dei beni comuni ma le chiacchiere stanno a zero. Noi abbiamo difeso con le unghie e con i denti Palazzo Fazio, difenderemo e
riqualificheremo il Castello delle Pietre”.Senza restituire il patrimonio di Capua innanzitutto ai propri cittadini, è impensabile parlare di rilancio turistico: “Al centro del nostro programma c’è la riapertura permanente di tutti i siti storico-artistici del territorio, dalle Chiese longobarde alla Sala d’Armi. Prevediamo inoltre di rendere nuovamente fruibili complessi importantissimi come le Torri di Federico II, il Castello di Carlo V, i Fossati, la casa di Giuseppe Martucci, le Tombe dei Garibaldini, l’ex caserma Mezzacapo, per non parlare di una Villa Comunale da restituire una volta e per tutte alla comunità”.Di Agresti sottolinea inoltre l’importanza di rendere produttivi i numerosi locali pubblici e privati che versano in stato di totale abbandono e degrado. Ciò può rendersi possibile, con Capua Bene Comune al governo, attraverso “una progettualità di auto-recupero degli spazi di proprietà pubblica o privati abbandonati, da parte di attività no-profit, mediante modello unico di bando; ciò servirà anche ad ottimizzare il patrimonio pubblico da destinare al soddisfacimento di bisogni sociali”.

DI AGRESTI (CAPUA BENE COMUNE): “CON LA CULTURA SI PUO’ MANGIARE” was last modified: giugno 2nd, 2016 by L'Interessante
2 giugno 2016 0 commenti
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biblioteca
CulturaIn primo pianoLibri

Biblioteca Nazionale di Napoli: una giornata tra storia ed arte

scritto da L'Interessante

Edmondo De Amicis affermava che il destino di molti uomini dipende dalla presenza o meno di una biblioteca nella casa paterna. In effetti, molto di quello che leggiamo determina ciò che siamo, il nostro percorso, anche, perché no, i nostri pensieri. Perché i libri, si sa, profumano di riflessione, di scelte, di silenzio, di momenti intimi e personali.

Ed è proprio lo stesso odore che si percepisce nei corridoi della Biblioteca Nazionale di Napoli, la cui fondazione risale al XVIII secolo. Fino a quel momento, i libri erano conservati nella Reggia di Capodimonte

Il 13 Gennaio 1804 sotto il regno di Ferdinando IV di Borbone, dopo molti anni di sistemazione e catalogazione del materiale in essa contenuta, la Biblioteca fu aperta al pubblico. In quell’occasione l’edificio prese il nome di Reale Biblioteca di Napoli, per poi nel 1816 diventare Reale Biblioteca Borbonica e, infine, nel 1860, dichiarata Biblioteca Nazionale.

E’ una passeggiata tra carta e parole, in compagnia del bibliotecario, un uomo che è lì, pronto a raccontare il bagaglio culturale e il valore storico di quel luogo.  Perché, contrariamente a quanto si crede di solito, il bibliotecario è una figura che di libri si nutre e in mezzo a loro ci vive. La Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III consta di quasi 1.500.000 volumi a stampa, poco meno di 400.000 opuscoli e 18. 414 manoscritti. Questo la rende la terza biblioteca nazionale, dopo le due Biblioteche Nazionali di Roma e Firenze.

Nel 1922 la sede fu spostata, su suggerimento di Benedetto Croce, dal Palazzo degli Studi (attuale Museo Archeologico) al Palazzo Reale in Piazza del Plebiscito, sede che dall’ora non è stata più cambiata.  Durante la guerra alcuni testi furono trasferiti in luoghi più sicuri, fino alla riapretura avvenuta nel 1945. Ma altri trasferimenti furono resi necessari dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, in seguito al quale un’ala dell’edificio fu seriamente danneggiata.

Depositati ufficialmente nel 1907, ma in realtà rilasciati intorno alla metà del XIX° secolo, entrarono a far parte della Biblioteca numerosi scritti autografi di Giacomo Leopardi tra cui l’Infinito e la famosissima A Silvia. Ma vanta anche numerose altre raccolte, come la Biblioteca Brancacciana, costituita a Roma nella prima metà del XVII° secolo e trasferita a Napoli nel 1690.

Inoltre, questa Biblioteca offre l’opportunità ai giovani neo-laureati di svolgere tirocini presso la propria sede, permettendo così di applicare la teoria  acquisita durante il percorso di studi, ad una pratica di altissimo livello in un luogo di seria e profonda professionalità.

E’ difficile scrivere, o meglio, de-scrivere un profumo, un odore. Ma quello dei libri, specie se antichi e di prezioso valore, è una sensazione più che una percezione olfattiva. E una Biblioteca Nazionale racchiude in sé questa sensazione che accomuna tatto, spirito e anima in un’unica esperienza.

Chi oggi stringe un libro tra le mani, dovrebbe essere consapevole, a mio avviso, del valore che comportano e trasportano quelle pagine. Un libro è la nostra testimonianza, è il segno del nostro passaggio. Per  Antonio Castronuovo una biblioteca sostituisce la realtà assente o malvagia, e ne costituisce il luogo della beatitudine, del piacere: il luogo pagano della gioia. Io credo che chi salva un libro oggi, salva il mondo di domani.

Roberta Magliocca

Biblioteca Nazionale di Napoli: una giornata tra storia ed arte was last modified: maggio 23rd, 2016 by L'Interessante
23 maggio 2016 0 commenti
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Edoardo
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Edoardo Inglese al Jarmusch Club per presentare il suo lavoro targato Roundmidnight Edizioni

scritto da Roberta Magliocca

Edoardo Inglese

Non ci si ferma mai. Sembra essere questo lo slogan di una Round Midnight Edizioni che, nonostante il mondo ci spinga al verso opposto, non smette di puntare sull’arte, quella seria, quell’arte che è fine a se stessa senza secondi fini. L’arte come espressione massima della cultura, come unica vera fonte di salvezza per questo stivale un po’ demodè.

E questo viaggio, spesso in salita, ha varie tappe. Una di queste è il 21 Aprile al Jarmusch Club con Edoardo Inglese che presenterà, per la prima volta in Campania, il suo lavoro.

Di seguito, tutte le info dell’evento – dalle quali capirete che non si è autori della Round Midnight a caso, lo si è per fortuna, per sfiga, perchè profondamente si ha qualcosa che non va, qualcosa di fottutamente geniale:

Il cantautore romano presenterà per la prima volta in Campania la sua ultima fatica: “A sfidare il cielo…” in un concerto piano e voce.
ticket € 3 – info e prenotazioni: 338/5954567 345/7021106

Chi è Edoardo Inlgese?

Soprattutto canzonettista da più di trent’anni. Musica e parole. Poi realizza documentari (Stefan Delureanu. Una storia, la Storia – 2010, Ritratti di famiglia – dal 2013), format radiofonici e televisivi (dal 2009, RadioLi- vres. La NarraTela dal 2013, sigla Gazebo, Rai 3 – dal 2012), web series (Defaticamento Tour – 2014, Defati- camento Clandestino – 2015) teatro (Go Morra! – 2013, Romanacci Tua – 2014, Amleto fa Cirano coll’Inglese – 2015), cinema (colonna sonora Arance e Martello di D. Bianchi per la Fandango – 2013), libri (Col fiato so- speso – Erickson 2010), festival (Villastock – 1992, MusicAlMeno – 1994, Festival delle Storie – dal 2009) non sense, doppi, tripli sensi, post e commenti. Dal 1988 cantante dell’Original Slammer Band (6 dischi e 1 dvd autoprodotti). Dal 2013 anche da solo (cd L’Inglese per Tutti). Nasce il 15 luglio del 1969, a Sora e, nonostante tutto, ancora vive. Dall’87 a Roma. Ogni tanto si ricorda che è laureato di lungo corso – perché ha approfondito – in Filosofia. È così rassegnato all’umano errare che preferisce far parlare i fatti. I fatti gli chiedono sempre 5 euro e lui si meraviglia che ci casca ogni volta. Difenderà comunque sempre il diritto dei fatti a fare i fatti. A patto che non gli chiedano più 5 euro.


A Sfidare il cielo finchè ci sarà un dio


Lo volevo chiamare Tutti per l’Inglese, perché rispetto all’Inglese per tutti, quello è. Si intitola “A Sfidare Il Cielo Finche Ci Sarà Un Dio”. Non l’ho pensato io ma è la crasi geniale di un mio verso di “Cronache di Settembre”, che il maestro Roberto Acqua ha pensato e dipinto. In fin dei conti è quello che è il disco. In fin dei conti è la mia direzione ostinata e contraria. In fin dei conti.

Taccuino con:
5 disegni in b/n di luca d’elia
12 testi musicali di edoardo inglese
6 poesie di edoardo inglese
cd musicale con:
12 brani di edoardo inglese.

Roberta Magliocca

 

Edoardo Inglese al Jarmusch Club per presentare il suo lavoro targato Roundmidnight Edizioni was last modified: aprile 20th, 2016 by Roberta Magliocca
20 aprile 2016 0 commenti
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