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Categoria

Attualità

Ciro Scarciello
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Ciro Scarciello: il salumiere della Duchesca che si è ribellato alla camorra

scritto da L'Interessante

Ciro Scarciello.

Di Michela Salzillo

“Mi chiamo Ciro Scarciello, nato nel 1960, sono un vedovo con due figli, svolgo da sempre l’attività di commerciante e sono fiero di essere un cittadino napoletano.”

Così si presenta, a chi glielo chiede con cortesia, il salumiere della Maddalena che negli ultimi giorni ha dovuto fare i conti con il mestiere di eroe. Un abito scomodo per lui, vestito per reazione indotta da un sistema mediatico affamato di eccezioni, non certo per scelta. Ciro infatti è un uomo qualunque che conosce l’umiltà del sacrificio e la bellezza di intenderlo come legittimo dovere; vuole lavorare e vuole farlo onestamente, con passione e senza compromessi. Desidera una vita semplice, quella che la grammatica delinquenziale del posto in cui vive non gli ha mai permesso di conoscere. Non solo oggi, che tutti lo applaudono per essere l’uomo coraggio in grado di denunciare il clima di violenza, intimidazione e illegalità che domina nel suo quartiere. L’ambizione alla normalità è un obiettivo che è cresciuto insieme a lui; non si tratta di un desiderio egoista, ma di un sogno vasto che abbraccia la Napoli viva, la Parthenope sana. La popolarità per Ciro è arrivata prepotentemente; è bastato mettere in moto la parola, quella chiara, netta, sconosciuta all’ inciucio, per vedersi catapultato in un vortice di commenti che, se non sono di encomio, appartengono alla sfera delle sapienze omertose; quelle sempre pronte a guidare chi ha commesso peccato di testimonianza verso il ritiro al silenzio,” perché è meglio così”. Certamente lo è, ma non per tutti. Lo è per quelle persone che Ciro ha denunciato, perché è per questo che ne stiamo parlando. Il commerciante di via Annunziata, se non avesse fatto luce su quanto avvenuto lo scorso 4 gennaio tra i vicoli del suo quartiere, avrebbe favorito l’ennesimo goal alla malavita, continuando, senza troppe grida di consenso, la sua personale battaglia contro una mentalità losca, quella che semina terra bruciata attorno a chi sceglie di interrompere la catena ordita dalla camorra. Ma che cosa ha raccontato di così eroico, Ciro? Perché la sua vita è ormai sulla bocca di tutti?

Ciro Scarciello

Ciro Scarciello e la testimonianza a Chi l’ha visto?

Alla telecamera del programma di Federica Sciarelli, lo scorso 11 gennaio, il salumiere Ciro Scarcillo ha raccontato quello che tutti vedono e su cui nessuno osa proferire parola. Nello specifico, ha detto di essere stato presente, come molti altri, quando il 4 gennaio, in pieno giorno, sono stati feriti tre ambulanti africani, a cui degli uomini del clan Mazzarella avevano chiesto il pizzo. Una sparatoria a sangue freddo che ha coinvolto, fra gli altri, anche una ragazzina di dieci anni.

Come tutti sapete, Chi l’ha visto? cerca persone scomparse. A tal proposito c’è da dire che quello della giornalista Lilly Vaccaro Theo, inviata dalla trasmissione direttamente nel quartiere, è stato un atteggiamento provocatorio: la sua intervista al commerciante, infatti, si presenta sin da subito come un pungolo a danno degli esecutori scomparsi. Un amo gettato in maniera diretta, e che Ciro ha accolto con ironia e fermezza:

“ Lei mi sta chiedendo di fare i nomi di chi ha sparato? È una cosa un po’ complicata, signorina!…Le forze dell’ordine sanno le cose come stanno; sanno qual è la situazione qua; sanno l’ illecito che c’è da una vita; sanno che lo stato non è presente. Tutti sapete tutto, perché venite qui e volete sapere dai cittadini cose ben specifiche? Ci sono anche le telecamere qua… Vuole sapere che cosa è successo? Erano cinque giovanotti dai venti ai trent’anni.  Prima hanno avuto un conflitto con degli extracomunitari e poi ci sono stati degli spari, che oltre a colpire tre di loro, alcuni dei quali sono rimasti riversati a terra per un’ora, mentre le forze dell’ordine tardavano a intervenire, nonostante fossero state chiamate, hanno ferito anche una ragazzina alla gamba. Questo è?”

Un racconto nitido quello di Ciro, elementare. Una testimonianza, la sua, che di eroico a solo la verità detta a voce alta, quella che ci coglie sempre poco abituati. Una verità di cui le sparatorie, le faide costituiscono soltanto l’atto finale di una operosa e intricata attività camorristica, la stessa che di solito parte dalle cose semplici, contamina i gesti di civiltà quotidiana e li corrompe, condannandoli a genitori di marchingegni più grandi. Si chiama camorra il cittadino che non rispetta le regole del vivere civile; i vigili, la polizia e i carabinieri che non svolgono appieno le funzioni che sono chiamati a far corrispondere per il bene comune; il netturbino che non fa il suo dovere, facendo finta di spazzare mentre getta la carta sotto l’auto. È Camorra permettere che le forze dell’ordine siano presenti in quelle zone solo due volte alla settimana; è litigare con l’esercente onesto che tutte le mattine, prima di cominciare a fare il suo lavoro, deve dedicarsi alla pulizia fuori dal negozio. “Queste non sono cose giuste – dice senza remore Scarciello- ma basterebbe davvero molto poco per fare in modo che certi quartieri riprendessero a essere popolati come lo erano una volta.  Bisognerebbe chiedersi il motivo per il quale, oggi, su trecento esercizi di quelle zone, almeno duecento sono chiusi. È evidente che qualcosa non funziona. Io non ne capisco nulla, non sono un politico, non sono nessuno, ma vorrei che chi di competenza si chiedesse il perché e cominciasse ad agire concretamente”. Subito dopo le sue dichiarazioni, Ciro di concreto ha visto solo minacce, quelle stesse che, fino a qualche giorno fa, lo avevano convinto a lasciare Napoli. “ Vado via, qualcuno che mi farà fare qualcosa lo troverò di certo” -aveva detto ai giornalisti il salumiere – poi,

d’ improvviso, una robusta catena solidale gli ha ricordato il coraggio di resistere, di insistere.

Io sto con Ciro. La solidarietà che fa bene alla paura

Lo Stato. Dov’è lo stato? Abbiamo bisogno dello Stato. L’aveva ripetuto come un mantra instancabile, Ciro. Un invito, una supplica di presenza che non è arrivata neppure dopo l’avvertimento intimidatorio ai danni del salumiere della Duchesca. Niente di concreto è stato ad oggi ufficializzato, anche se pare che De Magistris avrebbe risposto all’appello, fissando un incontro face to face e plasmando in questo modo una strategia di protezione a favore del salumiere. Quella che qualcuno chiama svolta, almeno potenzialmente, è arrivata dopo la terrificante minaccia subita da Ciro, che nella mattinata dello scorso venerdì ha trovato i lucchetti della saracinesca del suo negozio sigillati con l’ Attack, oltre ad una vetrina ridotta in frantumi. Da quel momento in poi, dopo una lunga settimana difficile, contraddistinta da un surreale isolamento, carovane di persone si sono dirette nella salumeria della Duchesca per stare vicino a Ciro, per fargli forza, per dirgli: io sto con te! Per acquistare i prodotti del suo negozio con ordini da capogiro, perché forse non c’è nulla che sia più fastidioso di una routine ripristinata, aldilà dell ‘intimidazione e la paura. Oltre quattrocento persone hanno affollato il negozio di Ciro il giorno dopo l’accaduto.  La spesa solidale in realtà è partita grazie all’ intervento di Luigi Leonardi, anche egli un imprenditore che si è ribellato alla Camorra, e che il pubblico ha imparato a conoscere grazie al programma televisivo Le Iene. In poche ore banconi e scaffali sono stati completamente denudati. Un assalto, questo, che non accenna ad arresti, tanto è vero che qualche giorno fa, sulla bacheca Facebook dello stesso Scarciello si leggeva:

“Alla spettabile clientela, Ci preme comunicarvi le più sentite scuse per i disagi dovuti alle consegne! Mi scuso personalmente, ma non pensavo che i fatti di cronaca che mi hanno visto protagonista, avrebbero causato questo clamore e questa pubblicità! Stiamo lavorando e ci stiamo adoperando per garantire a tutta la clientela la massima disponibilità e professionalità, per continuare a servirvi nel massimo dell’efficienza! Grazie a tutti per la solidarietà. Ciro Scarciello”

Nonostante la grande affluenza riscontrata, resta un dispiacere constatare la presenza di poca gente residente nel quartiere, che perde a dispetto di tutte quelle persone arrivate invece dal Centro antico, Posillipo e addirittura Milano. Per sabato è stata organizzata una nuova manifestazione similmente alla spesa solidale già avvenuta, mentre è previsto per il fine settimana il “panino anticamorra”: i sostenitori di Ciro si riuniranno infatti in piazza maddalena per una merenda di protesta. Quello che sta accadendo intorno a Scarciello è indubbiamente un umano miracolo che si spera non duri il tempo di una curiosità, ma è chiaro che non basta. Come ha dichiarato Leonardi, “è arrivato il momento che le istituzioni comincino a fare la propria parte. Ciro ha bisogno di una risposta che sia concreta e duratura. Lo Stato deve farsi vedere.” E noi speriamo vivamente che accada presto, anche perché più che di eroi, abbiamo bisogno di persone, di persone semplici come Ciro. Confidando nel fatto che, almeno per una volta, non sia diffamato chi la camorra la denuncia ma chi la fa. Ad auspicarselo è anche Roberto Saviano, che qualche giorno fa si espresso pubblicamente in merito alla questione.

 

Il messaggio di Roberto Saviano

“Caro commerciante napoletano, lei vuole che lo Stato sia presente? Ma si mangi un’emozione, esca dal suo negozio, vada tra la gente. Chi sa se qualcuno avrà il barbaro coraggio di rispondere così a questo coraggioso commerciante napoletano. Chi sa se qualcuno lo accuserà di essere andato in tv, di aver diffamato Napoli solo per vendere un po’ di prosciutto in più. Chi sa se dalla Napoli invasa dal turismo, a questo coraggioso signore, arriverà mai una risposta seria. Anche a lui si dirà che a Napoli non esiste un’emergenza sicurezza? Oppure gli si dirà: “si mangi un’emozione, esca dal negozio, vada a femmine?”. E a Chi l’ha visto cosa diranno? Che è sputtanapoli? Che sta diffamando la città? Che avrebbe dovuto raccontare il bello? Il turismo?”

 

Ciro Scarciello: il salumiere della Duchesca che si è ribellato alla camorra was last modified: gennaio 26th, 2017 by L'Interessante
26 gennaio 2017 0 commenti
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museo
AttualitàCronacaCulturaIn primo pianoParliamone

Museo di arte islamica come l’araba fenice

scritto da L'Interessante

Museo.

di Maria Rosaria Corsino

Il Cairo, Egitto.

Sono passati tre anni dall’attentato che ha distrutto in parte il museo di arte islamica, uno dei più antichi al mondo, contenente oltre centomila pezzi tra cui una spada che, si dice, sia appartenuta a Maometto.

2017: risorge dalle ceneri il museo di arte islamica

Era il 24 Gennaio 2014 quando un’autobomba contro la vicina stazione della polizia, fece saltare in aria gran parte dell’edificio. La ricostruzione ha portato anche all’ampliamento del museo con tre nuove sale, e i reperti sono stati completamente restaurati.

Musei distrutti: in Egitto come in Siria

Non è la prima volta che l’arte subisce i duri colpi della violenza dell’uomo. Già precedentemente il soffitto del tempio di Palmira era stato distrutto dalla furia iconoclasta e così tante altre opere. Anche stavolta, numeroso e importante è stato il contributo di diversi paesi che, culla o meno dell’antichità, hanno aiutato a non far finire dell’oblio ciò che il mondo ha ancora di bello da offrire.

Museo di arte islamica come l’araba fenice was last modified: gennaio 24th, 2017 by L'Interessante
24 gennaio 2017 0 commenti
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agenzia delle entrate
AttualitàIn primo piano

AGENZIA DELLE ENTRATE: RICOGNIZIONE E REGOLARIZZAZIONE CATASTALE DEI FABBRICATI RURALI

scritto da L'Interessante

Agenzia delle entrate

Agenzia delle Entrate: sul sito l’elenco degli immobili rurali irregolari

Ricognizione dei fabbricati rurali censiti ancora al Catasto terreni

È disponibile sul sito internet delle Entrate l’elenco dei fabbricati rurali che risultano ancora censiti nel Catasto terreni. L’Agenzia ricorda che i titolari di diritti reali sugli immobili rurali hanno l’obbligo di dichiararli al Catasto fabbricati: se questo non è stato fatto entro il termine previsto del 30 novembre 2012, i proprietari possono ancora presentare la dichiarazione di aggiornamento, usufruendo dell’istituto del ravvedimento operoso. In mancanza, gli Uffici provinciali–Territorio dell’Agenzia delle Entrate procederanno all’accertamento, in via sostitutiva del soggetto inadempiente, con oneri a carico dello stesso e applicando le sanzioni previste dalla legge.

Sanzioni ridotte per la regolarizzazione spontanea

La legge 214/2011 (cosiddetta “Salva Italia”) ha previsto l’obbligo, per i proprietari di fabbricati rurali che risultavano ancora censiti al Catasto terreni, di dichiararli al Catasto fabbricati. I proprietari inadempienti riceveranno nelle prossime settimane una comunicazione da parte dell’Agenzia, che li inviterà a regolarizzare spontaneamente la situazione catastale dell’immobile, beneficiando di sanzioni ridotte. Con le modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità 2015, infatti, se il cittadino provvede autonomamente all’iscrizione in catasto, può beneficiare dell’istituto del ravvedimento operoso, con un notevole risparmio sulle sanzioni che, a titolo esemplificativo, si riducono da un importo compreso tra € 1.032 e € 8.264 ad un importo di € 172 (pari ad 1/6 del minimo).

A tal fine, il proprietario, avvalendosi di un professionista tecnico abilitato, dovrà presentare agli uffici dell’Agenzia l’atto di aggiornamento cartografico (Pregeo) e la dichiarazione di aggiornamento del Catasto fabbricati (Docfa).

Tutte le condizioni in cui l’accatastamento non è necessario 

Sono esclusi dall’obbligo di accatastamento i seguenti fabbricati:

  • manufatti con superficie coperta inferiore a 8 metri quadrati;
  • serre adibite alla coltivazione e alla protezione delle piante sul suolo naturale;
  • vasche per l’acquacoltura o di accumulo per l’irrigazione dei terreni;
  • manufatti isolati privi di copertura;
  • tettoie, porcili, pollai, casotti, concimaie, pozzi e simili, di altezza utile inferiore a 1,80 metri e di volumetria inferiore a 150 metri cubi;
  • manufatti precari, privi di fondazione, non stabilmente infissi al suolo;
  • fabbricati in corso di costruzione o di definizione;
  • fabbricati che presentano un accentuato livello di degrado (collabenti).

L’elenco dei fabbricati rurali è disponibile sul sito www.agenziaentrate.gov.it  ed è raggiungibile seguendo questo percorso: Cosa devi fare > Aggiornare dati catastali e ipotecari > Fabbricati rurali.

 

AGENZIA DELLE ENTRATE: RICOGNIZIONE E REGOLARIZZAZIONE CATASTALE DEI FABBRICATI RURALI was last modified: gennaio 23rd, 2017 by L'Interessante
23 gennaio 2017 0 commenti
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terremoto
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

La Protezione civile ci dice cosa fare in caso di terremoto

scritto da L'Interessante

Terremoto.

di Antonio Andolfi

La Protezione Civile sul suo sito fornisce una serie di consigli da seguire prima, durante e dopo un terremoto

IN CASO DI SCOSSA, PRIMA DI TUTTO IDENTIFICARE POSTI SICURI ALL’INTERNO E ALL’ESTERNO 

  • Sotto mobili robusti, come per esempio una pesante scrivania o un tavolo.
  • Contro un muro interno.
  • Lontano da dove vetri potrebbero frantumarsi (come nei pressi di  finestre, specchi, quadri) o da dove librerie pesanti o altri mobili pesanti potrebbero cadere.

All’esterno, lontano da edifici, alberi, linee telefoniche ed elettriche, cavalcavia  o autostrade sopraelevate.

In dettaglio,

  • Se sei in luogo chiuso cerca riparo nel vano di una porta inserita in un muro portante (quelli più spessi) o sotto una trave.

Ti può proteggere da eventuali crolli

  • Riparati sotto un tavolo.

È pericoloso stare vicino ai mobili, oggetti pesanti e vetri che potrebbero caderti addosso

  • Non precipitarti verso le scale e non usare l’ascensore.

Talvolta le scale sono la parte più debole dell’edificio e l’ascensore può bloccarsi e impedirti di uscire

  • Se sei in auto, non sostare in prossimità di ponti, di terreni franosi o di spiagge.

Potrebbero lesionarsi o crollare o essere investiti da onde di tsunami

  • Se sei all’aperto, allontanati da costruzioni e linee elettriche.

Potrebbero crollare

  • Rimani lontano da impianti industriali e linee elettriche.

È possibile che si verifichino incidenti

  • Sta lontano dai bordi dei laghi e dalle spiagge marine.

Si possono verificare onde di tsunami

  • Evita di andare in giro a curiosare e raggiungi le aree di attesa individuate dal piano di emergenza comunale.

Bisogna evitare di avvicinarsi ai pericoli

  • Evita di usare il telefono e l’automobile.

È necessario lasciare le linee telefoniche e le strade libere per non intralciare i soccorsi

CHE COSA FARE DOPO LE SCOSSE

Due semplici consigli che non salvano la vita, ma aiutano i soccorsi.

Primo: togliere la password al Wi-Fi, in modo da facilitarne l’uso per aiutare i soccorsi. 

Secondo: se Facebook ha attivato il Safety Check, il servizio che permette alle persone nelle zone interessate dalle scosse di segnalare ai propri amici dove ci si trova, e se voi siete su Facebook, fate sapere che state bene. È un modo indiretto per indirizzare i soccorsi dove c’è davvero bisogno.

La Protezione civile ci dice cosa fare in caso di terremoto was last modified: gennaio 20th, 2017 by L'Interessante
20 gennaio 2017 0 commenti
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meningite
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Meningite: domande e risposte

scritto da L'Interessante

Meningite

Le due studentesse della Statale di Milano morte a distanza di pochi mesi l’una dall’altra, l’imprenditore di 59 anni deceduto il 10 dicembre nel bresciano, il focolaio in Toscana, la maestra di Roma… I casi di meningite che finiscono sulle cronache allarmano e spaventano, tanto che c’è chi parla di epidemia. È davvero così? Rispondiamo a questa e ad altre domande comuni.

Meningite. C’è un aumento dei casi?

NO: per i tre patogeni principali prevenibili con la vaccinazione – meningococco, pneumococco e Haemophilus influenzae – l’andamento non è sostanzialmente cambiato negli ultimi anni. Pochi giorni fa sono usciti gli ultimi dati. Si può quindi dire che in generale il quadro è stabile, a parte il focolaio della Toscana, in corso dal gennaio 2015, in cui c’è in effetti stato un aumento piuttosto marcato dei casi negli ultimi due anni. Le meningiti da meningococco sono state 35 nel 2016 e 38 nel 2015, mentre negli anni precedenti i casi erano 10-15 l’anno. In Lombardia, le meningiti da meningococco sono state 29 nel 2016 e 34 nel 2015, un numero in linea con gli anni precedenti.

Di quale tipo sono i casi in Toscana?

Il focolaio di casi recenti in Toscana e anche i casi delle due studentesse a Milano riguardano il meningococco C, in particolare quello del gruppo clonale 11. È un ceppo che circola anche in Europa e ha come caratteristica quella di essere particolarmente trasmissibile e di provocare quadri clinici piuttosto gravi. Il ceppo di Milano però non è identico a quello della Toscana, anche se fanno parte della stessa famiglia. Di meningococco esistono poi altri sottotipi, come il B, l’Y, il W. Il meningococco è in generale un “sorvegliato speciale”:  i casi sono assai meno numerosi di quelli della malattia invasiva da pneumococco – circa un migliaio ogni anno in Italia – ma spesso danno dei quadri clinici particolarmente gravi.

 Alcune delle persone che si sono ammalate in Toscana erano vaccinate. Come è possibile?

Delle 58 persone colpite da meningite da meningococco C in Toscana da gennaio 2015 a oggi, una decina erano vaccinate. È un fatto che i ricercatori stanno studiando e valutando, approfondendo ogni singolo caso. Di queste dieci persone, circa la metà si era vaccinata parecchi anni fa, e può darsi che questo fatto indichi che con il tempo l’immunità svanisce ed è necessario un richiamo. Come ogni vaccino, in ogni caso, anche quello contro il meningococco non conferisce una protezione al 100 per cento. Sembra però che la malattia, anche se contratta, sia in forma più lieve in chi è vaccinato rispetto a chi non lo è.

 Che cosa si sa dei portatori sani, coloro che hanno il batterio della meningite ma non si ammalano?

Secondo i dati della letteratura scientifica, il 10 per cento circa degli individui è portatore, ma la percentuale cambia anche a seconda delle fasce di età. Negli adolescenti, per esempio, la percentuale di portatori è più elevata, probabilmente anche a causa degli stili di vita: i ragazzi hanno più occasione di stare insieme in ambienti chiusi. Perché il portatore non si ammali è una questione cui al momento gli infettivologi non sanno rispondere, ed è uno degli interrogativi su cui si sta lavorando. Si sa però che lo stato di portatore è transitorio: uno può esserlo per 3, 6, magari anche 12 mesi, e poi smettere di esserlo.

Quali vaccini sono disponibili?

Contro diverse forme di meningite, ma non contro tutte, sono disponibili i vaccini. Proteggersi con un vaccino non significa proteggersi da tutte le forme di meningite. E in ogni caso la protezione, anche se piuttosto alta, come abbiamo visto non è completa. I vaccini contro lo pneumococco, l’Hemophilus influenzae e il meningococco di tipo C sono offerti nel programma vaccinale delle regioni ai bambini piccoli, e la copertura è abbastanza alta. Esiste anche un vaccino contro il meningocco B, offerto da poco in alcune regioni ai nuovi nati.

 Anche gli adulti dovrebbero vaccinarsi?

A parte il caso dello pneumococco, in cui la vaccinazione è raccomandata anche agli anziani, finora i vaccini contro i batteri della meningite erano raccomandati solo ai bambini. Con l’inizio del focolaio, la Toscana ha iniziato una campagna di vaccinazione straordinaria contro il meningococco di tipo C, offrendolo gratuitamente anche agli adulti nelle province di Firenze, Prato e Pistoia, quelle in cui si è verificato il maggior numero di casi. In Lombardia, anche se non c’è un allarme particolare, è stata annunciata la possibilità di vaccinarsi contro il meningococco, a partire dal 2017, con una compartecipazione di spesa.

 Chi dal resto d’Italia si reca per lavoro o turismo in Toscana dovrebbe vaccinarsi?

Chi ci va occasionalmente per un viaggio no, perché in pratica è esposto allo stesso rischio che se rimanesse a casa. Per chi si dovesse trasferire per settimane o mesi nelle province dove si sono verificati i casi, e magari fa un lavoro a contatto con molte persone, il vaccino può essere consigliato.

Come funziona la meningite da Escherichia Coli?

La maestra di Roma morta il giorno di Santo Stefano al policlinico Gemelli per meningite aveva sviluppato una forma dovuta a Escherichia coli, un batterio che comunemente si trova nel nostro intestino e si trasmette con le feci. Molte persone ce l’hanno senza avere alcun problema. Può dare luogo più facilmente a infezioni del tratto urinario, in rarissimi casi alla meningite, di solito però in neonati o anziani immunodepressi o debilitati. E soprattutto non si trasmette da persona a persona o con contatto diretto e quindi la profilassi antibiotica in questi casi è superflua.

Meningite: domande e risposte was last modified: gennaio 12th, 2017 by L'Interessante
12 gennaio 2017 0 commenti
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Vaccini
AttualitàIn primo pianoParliamone

Vaccini: facciamo un po’ di chiarezza

scritto da L'Interessante

Vaccini.

di Antonio Andolfi

Il tema dei vaccini è sempre caldo e le polemiche sempre troppo accese. Tutto questo rischia di offuscare altre informazioni, più importanti e fondamentali per esempio su come i vaccini agiscono e sugli episodi a volte curiosi che hanno portato alla loro scoperta. Facciamo un po’ di chiarezza.

Perché i vaccini funzionano?

I vaccini si basano sulla capacità del sistema immunitario di riconoscere gli agenti infettivi già incontrati, e di reagire prontamente per eliminarli prima che danneggino l’organismo.

A scoprire questo principio fu l’inglese Edward Jenner (1749-1823). Ancora studente, Jenner incontrò una mungitrice durante una passeggiata. Sebbene fosse in corso un’epidemia di vaiolo, la ragazza disse di non temerlo.

Molti anni dopo, Jenner capì che la giovane era immune perché il vaiolo dei bovini rendeva i pastori resistenti alla forma umana. Per dimostrarlo, estrasse il liquido delle vesciche del vaiolo bovino e lo inoculò a un bimbo di 8 anni. Due mesi dopo gli iniettò anche del materiale infetto prelevato da un malato: il bimbo non si ammalò.

Come sono fatti i vaccini?

Esistono tre tipi di vaccini. Quelli contro morbillo, parotite, rosolia e varicella contengono i virus da cui ci si vuole proteggere, ma “attenuati”: trattati cioè in modo che non possano replicarsi e scatenare la malattia.

Quelli contro la poliomielite, l’epatite A e, a volte, l’influenza contengono invece i virus uccisi.

Esistono infine vaccini preparati solo con alcune porzioni dell’agente infettivo: questo è già sufficiente ad attivare la protezione immunitaria. Sono fatti così i vaccini contro il papilloma virus, la difterite, il tetano, la pertosse, l’Haemophilus influenzae, lo pneumococco e il meningococco.

Vaccini. Tenere alta la guardia!

La prima vaccinazione obbligatoria in Italia è stata l’antivaiolosa, introdotta a partire dal 1888. La seconda è stata l’antidifterica, dal 1939. Il virus del vaiolo non esiste più in natura e per questo non è più necessario vaccinarsi. Bisogna invece continuare a proteggersi dalle altre malattie perché, anche se non sono presenti in Italia o sono molto rare, potrebbero tornare.

Il cuoco somalo Ali Maow Maalin è stato l’ultimo a contrarre da un malato la forma più lieve del virus del vaiolo, nel 1977. Nel 1975, in Bangladesh, la piccola Rahima Banu Begum, di appena due anni, era stata invece l’ultima a prendere la forma più seria della malattia. Entrambi sono sopravvissuti. Ali si è in seguito impegnato in campagne a favore della vaccinazione antipolio ed è morto nel 2014. Rahima si è sposata a 18 anni e ha avuto almeno 4 figli.

Nel 1978, durante una visita a un laboratorio inglese, la fotografa Janet Parker si infettò accidentalmente con il virus e morì un mese dopo. È stata l’ultima vittima del vaiolo. Il virus è ancora conservato in due laboratori di massima sicurezza, uno in Russia e l’altro negli Stati Uniti.

Vaccini e bufale

Nel 1998, la rivista Lancet pubblicò un articolo del medico inglese Andrew Wakefield, che collegava la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia all’autismo. In seguito, altri studi non confermarono il dato e si scoprì che Wakefield aveva ricevuto 435.000 sterline dagli avvocati di alcuni genitori, che volevano avere un risarcimento per la malattia dei figli, attribuendola proprio al vaccino.

Lancet ritirò l’articolo e Wakefield fu radiato dall’Ordine e quindi non è più un medico. Nonostante le smentite, la copertura vaccinale nel Regno Unito passò dal 92 all’80%, e i casi di morbillo da 56 (nel 1998) a circa 1.400 (nel 2008). In Italia, dove l’effetto è stato ritardato, una bambina di 4 anni, non vaccinata, è morta nel 2014.

Il mercurio non è contenuto nei preparati in uso oggi. Fino agli anni Novanta era presente un sale dell’etilmercurio (chiamato tiomersale), che serviva da conservante. A differenza del metilmercurio, che è tossico, l’etilmercurio è metabolizzato dall’organismo e non danneggia il sistema nervoso. Nonostante questo, per fugare ogni sospetto, anche il tiomersale è stato comunque eliminato. Sono anche stati smentiti possibili legami fra vaccini e leucemia infantile, diabete di tipo 1 e sclerosi multipla.

I veri effetti collaterali dei vaccini

Al di là delle leggende, gli effetti collaterali dei vaccini più diffusi sono: per la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia: reazioni allergiche gravi o encefalite (1 caso su un milione), riduzione delle piastrine nel sangue (1 caso su 100.000). Per l’esavalente (contro epatite B, difterite, pertosse, Haemophilus influenzae, poliomelite e tetano): reazioni allergiche gravi (1 caso su un milione), convulsioni febbrili (1 o 2 casi su 10.000). I vaccini possono causare nei giorni seguenti malessere, febbre, gonfiore, arrossamento e dolore nella zona della puntura.

In tutti i casi, poiché le malattie per cui ci si vaccina sono potenzialmente letali, è di gran lunga più pericoloso ammalarsi che vaccinarsi.

L’  “effetto gregge”

Solitamente i neonati sono vaccinati a partire dal terzo mese e l’iter si completa a 5-6 anni, con i richiami. Prima di allora potrebbero quindi contrarre gravi malattie, se entrano in contatto con una persona infetta. 

Neppure può vaccinarsi chi è allergico ai vaccini o è portatore di alcune rare malattie. Per proteggersi, tutti costoro devono quindi contare sugli altri. Infatti, quando la percentuale di chi si vaccina è molto alta, gli agenti infettivi non riescono a circolare e a scatenare epidemie, e quindi tutti sono al sicuro. In termini tecnici, questo fenomeno si chiama “immunità di gregge”. Per il morbillo, per esempio, una copertura vaccinale del 95% mette in sicurezza anche chi non può vaccinarsi. L’immunità di gregge consente inoltre di proteggere quella piccola quota di persone che, pur vaccinandosi, non acquisiscono una protezione completa.

Chi è in partenza per una destinazione esotica e ha dimenticato di vaccinarsi, può farlo anche all’ultimo momento. Le vaccinazioni andrebbero programmante con circa due mesi di anticipo, ma per alcune malattie (non per tutte) si possono seguire procedure accelerate, che conferiscono una protezione di breve durata, e che in qualche caso necessitano di un richiamo una volta tornati. In alcuni Paesi è tuttavia obbligatorio esibire un certificato che attesti che ci si è immunizzati contro la febbre gialla o la meningite meningococcica. Chi non lo ha non può uscire dall’aeroporto.

Vaccinare la madre in gravidanza contro l’influenza protegge anche il bambino che nascerà. Infatti, i figli delle donne che si vaccinano nel secondo o terzo trimestre (come peraltro è raccomandato) vedono diminuire del 40% il rischio di ammalarsi. Infatti, attraverso la placenta, il nascituro acquisisce gli anticorpi contro il virus influenzale prodotti dalla madre vaccinata. Questa pratica è quindi altamente consigliata, perché protegge il bambino in un periodo particolarmente vulnerabile della sua vita.

Vaccini: facciamo un po’ di chiarezza was last modified: gennaio 12th, 2017 by L'Interessante
12 gennaio 2017 0 commenti
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Polemiche
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POLEMICHE INFUOCATE AI GOLDEN GLOBE: QUALE PALCO E’ IL PULPITO?

scritto da L'Interessante

Polemiche.

Di Vincenzo Piccolo

Non è la prima volta che un palco importante, come quello dei Golden Globe, diventa medium per trasmettere messaggi importanti, messaggi forti che superano il limite della “performance recitativa” e modificano persino l’opinione politica di un popolo. Questa volta è stata Maryl Streep che, in occasione dell’annuale cerimonia per la consegna dell’ambita statuetta, ha lanciato una critica a Trump per la sua retorica divisiva e violenta.  Nel ritirare il riconoscimento alla carriera conferitole dalla Hollywood Foreign Press Association, l’attrice 67enne è riuscita a fatica a trattenere l’emozione di fronte alla platea stellata che l’ha accolta con una standing ovation.

“Voi e tutti noi in questa sala, davvero, apparteniamo al segmento più vilipeso della società americana in questo momento. Pensateci: Hollywood, stranieri e stampa”, ha detto l’attrice ai presenti. “Ma noi chi siamo? Cos’è Hollywood in realtà? Nient’altro che un gruppo di persone proveniente da ogni angolo del mondo”.

LA RISPOSTA DI DONALD TRUMP ALLE POLEMICHE

Meryl Streep è stata una fervente sostenitrice di Hillary Clinton durante le presidenziali: il tycoon , in un’intervista pubblicata sul New York Times, ha liquidato le critiche che gli sono state rivolte dall’attrice durante il suo discorso. Il neo-presidente ha spiegato di non aver visto il suddetto discorso, né la trasmissione della premiazione andata in onda sulla Nbc, aggiungendo di “non essere sorpreso” e di essere stato attaccato da “gente liberale del cinema”.

“Hollywood brulica di outsider e stranieri. Se li buttate tutti fuori, non vi resterà altro che guardare il calcio e le arti marziali, che non sono arte”.

Lei che nella sua decennale carriera ha ricevuto otto Golden Globes e collezionato 29 nomination ha poi detto esplicitamente di riferirsi ad un episodio clamoroso, quando Trump ha imitato e fatto il verso a un reporter disabile, Serge Kovaleski:

“Mi si è spezzato il cuore”, ha detto Meryl, “Non riesco a togliermelo dalla testa perché non era un film, era la realtà. E questo istinto diretto ad umiliare, se proviene da una personalità pubblica, da qualcuno di potente, poi filtra nella vita di tutti, perché autorizza tutti a comportarsi in questo stesso modo”. “La mancanza di rispetto invita al non rispetto. La violenza istiga alla violenza – ha concluso Meryl Streep – e se i potenti usano la loro posizione per tiranneggiare gli altri, ci perdiamo tutti”.

Sarà che il potere dà alla testa, avrà pensato la Streep, ma fino a questo punto manco Berlusconi si è spinto.

POLEMICHE INFUOCATE AI GOLDEN GLOBE: QUALE PALCO E’ IL PULPITO? was last modified: gennaio 12th, 2017 by L'Interessante
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Web: mistero, chi è Miquel Sousa?

scritto da L'Interessante

Web.

Di Vincenzo Piccolo

L’account di una ragazza californiana desta sospetto tra la popolazione social: è finzione o realtà?

È misteso sull’identità di Miquel Sousa, nota ai più online come @lilmiquela, l’account di una ragazza che vive a Los Angeles. A destare sospetto sono le immagini che la ritraggono con un viso tanto finto, da sembrare vero. Lei, che ha molti amici nel mondo della musica, ama l’arte, la oda e i viaggi, come ogni adolescente occidentale. Ha una passione per la manicure, le battute sarcastiche e George Michael. A porsi qualche domanda su questa ambigua vicenda è stato anche il Whashington Post che ha provato ad cercare i suoi amici. Ma niente. Miquela non reagisce e non compare in pubblico, ne tanto mento concede interviste.

Il caso e le ipotesi arrivate dal web

La sua storia inizia otto mesi fa con una foto di un maglione rosa pubblicata su Istagram. Si susseguirono altri 137 post e i follower salgono fino ad arrivare a 126mila. È utente anche di Twitter ma è sul social social-network delle foto, dove ha dato scalpore col suo fisico misterioso. È una ragazza vera o un prodotto digitale? A destare sospetto sono la pelle effetto plastica, la bocca e il naso che sono troppo esagerati, e i dettagli del viso troppo marcati. “Sembra un personaggio di The Sims”, dicono alcuni. Però alcuni dettagli, tipo la spallina del top che scende sulla scapola e le dita con lo smalto griffato sono reali. I suoi “selfie” sembrano quelli di una normale ragazza, ma i ritocchi sarebbero fatti a computer grafica. La finzione, quindi, sembra superare la realtà. Basta vedere i commenti dei suoi seguaci, altri giovani, che sotto le foto scrivono “Sei vera?”, “Hai un corpo normale ma il viso di un Sims”, e ancora “Sei un Sims?”. Un indizio può darlo l’e-mail inserita nelle informazioni del profilo istagram, insieme a un link che rimanda alla sezione di Spotify dove compaiono Rihanna, Drake, The xx. Anche il nome scelto è Miquela in Rhinestones, ovvero Miquela in strass, una pietra che sembra un diamante. Qualcosa di costruito, quindi, qualcosa che copia la realtà.

Tra alcune delle ipotesi avanzate c’è quella della campagna pubblicitaria per il lancio di un nuovo prodotto, per esempio la versione di un nuovo videogioco o un album musicale. Altri pensano si tratti di net art, arte che vive su imternet, e quello di Miquela potrebbe essere l’ultimo prodotto di questa corrente artistca che nasce, si nutre e cresce tra un bit e l’altro.

 

 

Web: mistero, chi è Miquel Sousa? was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
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Bufala
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Bufala vecchia fa buon inciucio: torna il falso allarme al centro commerciale

scritto da L'Interessante

Bufala

Di Michela Salzillo

Anno nuovo quello in arrivo, ma attenzione alle vecchie bufale! Sì, perché stando alle giovani premesse, la strada delle cattive abitudini pare essere ben asfaltata per ospitare recidive da premio oscar. Nei giorni scorsi, infatti, come accadde esattamente un anno fa, la fandonia dell’agguato terroristico al centro commerciale Campania ha nuovamente scalato le classifiche delle migliori demenze in circolazione. Puntuale sia in data che in materia, la bugia del presunto attentato, architettato in loco per i prossimi festivi del 24, 25 e 26 dicembre, è stata la regina del contagio in rete, almeno fino all’arrivo della smentita ufficiale. Quella del 20 dicembre è una data che, senza volerlo, è ormai diventata la ricorrenza peggiore dei calendari fasulli, e questo perché lo scorso anno, poco dopo i tragici fatti di Parigi, una menzogna simile si sparse a macchia d’olio nella stessa giornata. Quando non si impara dagli errori, però, il vizio è sempre peggiore della prima contaminazione, lo dimostra il fatto che, questa volta, il giochino imbecille sia dilagato nelle chat di diversi cellulari a neppure ventiquattro ore di distanza dall’attentato di Berlino, ricordiamo infatti che: un camion, lo scorso 19 dicembre, ha travolto la folla tedesca, di origine e di adozione, mentre vittime, feriti e sopravvissuti erano intenti a fare la cosa più naturale del mondo, specie  in questo periodo, perdersi fra le bancarelle del mercatino natalizio, allestito, per l’occasione, nella parte ovest della città, nei pressi della chiesa del ricordo.

 Il mondo contava ancora morti e dispersi, quindi, nel momento in cui qualcuno ha pensato bene di sfruttare l’allerta per generare, stupidamente, ulteriore tensione. Quando accadono fatti di questo tipo, si sa, la paura diventa vicina di casa e basta veramente poco per trasformarla in terrore; anche un messaggio audio diffuso su whatsApp può essere sufficiente.

La bufala del musulmano che avrebbe annunciato l’attentato natalizio nei centri commerciali: il messaggio

La nota vocale, partita dall’ intricata rete dei gruppi whatsApp, rende protagonista un’anonima voce femminile, la quale, secondo la sua ricostruzione, esprimerebbe timore per quanto accaduto a suo fratello poche ore prima, mentre si trovava al centro commerciale Campania in compagnia di amici. Riproponiamo, testuale, parte del messaggio:

“Mio fratello, oggi pomeriggio, è andato al centro Campania con gli amici. Mentre stavano mangiando, hanno trovato a terra il portafogli di una persona . L’hanno preso e dentro ci stavano 1500 euro, hanno visto i documenti ed erano di una persona musulmana… Sono andati alla stazione degli oggetti smarriti, lo hanno deposto e hanno rintracciato la persona che aveva perso il portafogli … stava ancora nel centro commerciale. Questa persona si avvicina, ringrazia mio fratello con gli amici, e dice: guarda, io vi voglio fare un regalo, visto che voi mi avete restituito il portafogli, vi voglio regalare metà dei 1500 euro… Mio fratello e gli amici non hanno accettato… allora lui ha detto: visto che non accettate i soldi, vi voglio fare un regalo ancora più grande. Non venite ai centri commerciali, ma soprattutto al centro Campania, perché li vogliono attentare nel periodo natalizio. Io non so se sia vero, ma voglio diffondere questa notizia. Poi sta alla persona se vuole andare o meno.”

E a diffonderla ci è riuscita benissimo, tanto che sin dai primi minuti del passaparola, alcune testate giornalistiche hanno sentito il dovere di pubblicare quanto stesse accadendo, pur ponendo il dubitativo come la conditio sine qua non indispensabile per la diffusione della notizia. Al momento non sappiamo se la ragazza tristemente famosa sia stata rintracciata dalle forze dell’ordine per una qualche sanzione, ma è sempre bene ricordare che, in merito alla questione, l’articolo 658 del codice penale regola e disciplina il reato di procurato allarme presso le autorità, prevenendo pene che possono corrispondere anche alla detenzione in carcere per la durata di mesi. Dopo la massiccia diffusione in rete, oltre che dell’audio in questione, anche di titoli conniventemente allarmanti, la direzione del centro commerciale Campania ha pubblicato una breve nota in cui chiarisce:

“ La voce ed il contenuto sono identici al dicembre 2015. Il Centro Commerciale Campania ribadisce che la notizia che sta girando sulla rete e sui social è completamente priva di fondamento. “Invitiamo le testate on line, i blog ed i social che hanno pubblicato la bufala ad operare con immediatezza le smentite del caso con la stessa evidenza, in quanto si tratta di procurato allarme” .

 Una specifica, questa, che qualcuno ha ritenuto addirittura superflua, in quanto starebbe al lettore avvalersi di intelligenza e prudenza, indispensabili  per soppesare la veridicità delle notizie, ma è davvero sempre così?

Le bufale del web e quelle smentite che non parlano chiaro

È un po’ antipatico ammetterlo, ma diciamoci la verità, fatti del genere sono all’ordine del giorno. Chi fa questo mestiere lo sa, se non altro perché ne descrive i cavilli quasi sempre in contemporanea con le rispettive diffusioni. +++ ALLARME BOMBA +++resta forse uno dei titoli più sfruttati nel panorama cronistico online: basta uno zaino fluo scordato su di  una panchina seminuova o un borsone accostato all’angolo di un cavalcavia, che si fa presto a gridare il sospetto. Questo lo evidenziamo non per rendere legittime le inventive dei ciarlatani, sia chiaro, è giusto condannarle, del resto lo abbiamo fatto anche noi fino ad ora, ma non possiamo di certo negare che di articoli discutibili ne girino parecchi.

 Posto in premessa il dato, tanto inconfutabile quanto democratico, che ognuno sceglie di fare il proprio lavoro come crede sia giusto, non si può negare però che certe politiche di informazione siano, spesso, poco utili alle smentite. È vero che, come i libri,  le notizie non vanno giudicate dalla copertina, ma quando tre giorni fa qualcuno ha boicottato la bufala sopraindicata, citando comunque un titolo del genere: “ Il Campania puntato dai terroristi. È allarme”, qualche domanda su dove finisca il limite di procurato allarme ce la siamo fatta pure noi.

Bufala vecchia fa buon inciucio: torna il falso allarme al centro commerciale was last modified: dicembre 22nd, 2016 by L'Interessante
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edoardo bennato
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EDOARDO BENNATO CONCERTO PER TELETHON TRA MUSICA ROCK, ATTUALITA’, PROTESTA E TEMI SOCIALI

scritto da Walter Magliocca

edoardo bennato

Edoardo Bennato: grande performance al Comunale di Caserta

Edoardo Bennato ha deliziato la platea del Comunale di Caserta, pochi giovani, inaugurando la rassegna di eventi denominata “Natale di Gusto” organizzata dal Comune di Caserta e Camera di commercio con la partnership di alcuni sponsor. E’ il solito Bennato che, nonostante l’età, mantiene il palco e soprattutto le ….. idee, il modo di cantare. Mette in mostra un rock eversivo contro le fazioni politiche, condito da temi attuali e di protesta contro un sistema che non è assolutamente mutato se le sue canzoni, di quasi trent’anni, sono più che attuali.

Miscellanea di canzoni tratte dal nuovo album “Pronti a salpare” e dal  vecchio ma sempre attuale “burattino senza fili”

La maggior parte dei vecchi successi sono tratti dall’album “burattino senza fili”, pubblicato nel 1977, trasformato in un musical prodotto dal Teatro Brancaccio di Roma per la regia di Maurizio Colombi, con una morale diversa da Collodi: se segui le regole, ti ritroverai legato da mille fili, come un burattino nelle mani del potere. Con un paio di inediti, intitolati ”Lucignolo” e ”Al diavolo il grillo parlante”. Ripete, così, la positiva esperienza di nove anni fa per aver trasformato  ”Sono solo canzonette” nel musical ”Peter Pan”.

Altri “pezzi” sono stati tratti dal nuovo disco «Pronti a salpare», prodotto da Brando (già lavorato con Emma e Nesli), venduto dopo il concerto, sempre per Telethon. Brano vincitore della XIV edizione del premio Amnesty International Italia, indetto da Amnesty International Italia e dall’associazione culturale Voci per la Libertà, migliore brano sui diritti umani. Il titolo scelto è facilmente comprensibile, ma si presta alla doppia interpretazione, come spiegato nel corso del concerto. Non solo decine di migliaia, centinaia di migliaia di disperati in cerca di nuove vie per scampare alle guerre, alla fame, alla miseria dirigendosi verso il conclamato benessere del mondo cosiddetto occidentale. Pronti a tutto, pronti a … salpare Ma anche tutti quanti noi dovremmo essere pronti a salpare guardando l’evolversi del mondo con un altro punto di vista. In pratica non solo gli emigranti ma tutti noi, in questo momento particolare, dovremmo essere pronti a salpare”. Mai dimenticando le proprie radici come alcune canzoni “A Napoli”, “La mia città”. Non tralasciando riferimenti alla vita sociale e dediche a personaggi dello spettacolo come Enzo Tortora e Mia Martini cui è stata dedicata la canzone “La calunnia è un venticello”.

Tutte le canzoni vecchie sempre attuali a testimoniare la lungimiranza e l’attenzione nell’analisi del sociale

Le canzoni: “sono solo canzonette”, “signor censore” “Asia” (1985), “e’ asciut pazz o padron” (dedicata a Maradona), “meno male che adesso non c’è Nerone” e la conclusiva “in prigione”, hanno dimostrato la lungimiranza del cantautore napoletano (oggi settantenne) nell’analizzare e sviscerare i problemi che affliggono la nostra società e soprattutto la città natale (“la più bella città del mondo”) mai dimenticata e sempre presente nei propri testi. Sia nel passato che nel presente,  l’ironia del cantautore flegreo si misura con temi come politica, famiglia, figli, futuro, amore, menzogna, ma senza mai dimenticare le proprie radici. Che emerge nella canzone “Vendo Bagnoli”, oggetto di un progetto mai realizzato di un architetto scozzese ma nato a Napoli, Lamont Young, che già nel  1875 avrebbe voluto trasformare in un polo turistico, stile Venezia,  la zona flegrea di Bagnoli che ancora oggi, incompiuta ed abbandonata, è oggetto solo di mire speculative. E la canzone presente nell’ultimo album “a napoli 55 è la musica”, autobiografica e che mette in evidenza la ricorrenza del numero 55 nella sua vita (è nato a campi flegrei n. 55).

E’ stato accompagnato dalla sua band composta da Giuseppe Scarpato e Gerardo Porcelli alla chitarra, Arduino Lopez al basso e Raffaele Lopez alle tastiere e Roberto Perrone alla batteria.

Un evergreen  che non ha mai tradito la sua idea

Edoardo Bennato ha dimostrato di non avvertire l’incedere degli anni. Due ore ininterrotte di concerto, musica rock and blues irriverente e fondata su temi di attualità.

L’anarchia base fondamentale di un’idea che è la vera essenza della democrazia.

Utopia ieri…. più che mai oggi.

Ma …….. ogni cosa ha il suo prezzo, ma nessuno saprà quanto costa la mia libertà.

Un’idea da  sognare.

E ….  non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te.

 

EDOARDO BENNATO CONCERTO PER TELETHON TRA MUSICA ROCK, ATTUALITA’, PROTESTA E TEMI SOCIALI was last modified: dicembre 16th, 2016 by Walter Magliocca
16 dicembre 2016 0 commenti
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