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Attualità

referendum
AttualitàCulturaIn primo piano

REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE: LE RAGIONI DEL “SI” E DEL “NO”. I L DUBBIO PERMANE

scritto da Walter Magliocca

referendum

Nella sala della Biblioteca Diocesana in piazza Duomo, a Caserta,  si è tenuto,  questo pomeriggio, un convegno molto seguito e sentito sul tema: “Le ragioni del NO, le ragioni del Si”. L’iniziativa è stata promossa dall’associazione “Risorse e Futuro”, presieduta dal magistrato dott. Andrea della Selva e dal Dipartimento di Giurisprudenza della Seconda Università, diretto dal professor Lorenzo Chieffi ed accreditata all’Ordine degli Avvocati di Santa Maria Capua Vetere.

Referendum: tema importante e molto delicato. Chiarite le ragioni delle posizioni contrapposte

Nonostante l’importanza e la delicatezza del tema, i relatori sono riusciti con estrema chiarezza a far comprendere, alla qualificata platea, le ragioni di diritto e politiche del voto referendario che si terrà il prossimo 4 dicembre.

A “fare gli onori di casa” è stato il presidente dell’associazione, dott. Della Selva il quale, salutando gli intervenuti e ringraziando i relatori, ha ribadito: “Non voglio considerarlo un dibattito, ma un sereno confronto culturale, con esplicazione delle motivazioni contrapposte, nonché un approfondimento su un tema che interessa il mondo politico nonché i cultori del diritto, oggetto del referendum costituzionale. E’ un momento importante non solo per il presente ma anche per il futuro del nostro paese”.

 A coordinare gli interventi è stato, con molta equanimità il professor Lorenzo Chieffi, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza alla seconda Università degli studi di Napoli che, prendendo spunto dalle varie posizioni, ha precisato che “non sussistono dubbi sulla correttezza del quesito referendario”.

Posizioni contrastanti ma supportate da dialettica convincente

Da una parte le ragioni del “No” sono state illustrate, in punto di diritto, dal professor Claudio De Fiores, docente di Diritto Costituzionale alla Sun e in ottica politica dall’onorevole Carlo Sarro, componente la Commissione Giustizia della Camera di Deputati. Dall’altra, le ragioni del “Si” sono state perorate dal professor Tommaso Eduardo Frosini, docente di Diritto Pubblico Comparato all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e dal senatore Lucio Romano, componente la prima Commissione permanente Affari Costituzionali del Senato.

 Le ragioni del “No”

Ad iniziare la serie degli interventi è stato il professore De Fiores che, a sostegno della tesi del “No”, ha rimarcato “anziché superare il bicameralismo paritario, la riforma lo rende  più confuso  creando conflitti di competenza tra Stato e Regioni e tra Camera e nuovo Senato”. Per poi continuare: “ la riforma non semplifica il processo di produzione delle leggi, ma lo complica: le norme che regolano il nuovo Senato, infatti, produrrebbero almeno 7 procedimenti  legislativi differenti”. Sulle modifiche al Titolo V: “Una mossa al contrario: dopo anni si decide che le Regioni hanno troppi poteri e si va ad accentrare. Peccato che non si tolgano quei poteri alle Regioni a Statuto speciale”.

Il senatore Sarro, sempre a sostegno delle ragioni del “No”, ha precisato “ i costi della politica non verranno dimezzati: con la riforma si andrà a risparmiare solo il 20%. Per ridurre gli stipendi sarebbe bastata una legge ordinaria. Si tratta, tra l’altro,  di una riforma non legittima perché prodotta da un Parlamento eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale. Inoltre, anche gli amministratori locali, chiamati a comporre il nuovo Senato, godrebbero dell’immunità parlamentare. Il combinato disposto, riforma costituzionale – Italicum, accentrerebbe il potere nella mani del governo, di un solo partito e di un solo leader. I senatori, che non saranno eletti direttamente dai cittadini ma nominati dalle Regioni, a questo punto avrebbero almeno dovuto avere un vincolo di mandato”.

Le ragioni del “Si”

Il senatore Romano, per le ragioni del “Si” ha evidenziato che “la riforma prima di tutto consente per la prima volta di superare il bicameralismo perfetto, sul quale da anni c’è un forte ripensamento sia giuridico che politico. Il Senato non sarà più chiamato ad esprimere la fiducia al Governo e avrà scopi diversi. Sono solo sei gli articoli modificati. Comunque il primo passo decisivo sta proprio nella fiducia legata a una sola Camera”.

Il professore Frosini  ha evidenziato che “il voto del prossimo 4 dicembre non è uno stravolgimento, ma una “manutenzione” della Costituzione. Si supera il famoso ping-pong tra Camera e Senato, con notevoli benefici in termini di tempo. la diminuzione del numero dei parlamentari e l’abolizione del Cnel produrrà notevoli risparmi grazie all’introduzione del referendum propositivo e le modifiche sul quorum referendario migliora la qualità delle democrazia”. In merito al Titolo V della Costituzione: “Si opera per superare il problema del conflitto Stato-Regioni, che negli ultimi anni ha gravato enormemente sulla Corte Costituzionale. Rappresenta un salto di qualità per il sistema politico italiano e per il suo farraginoso processo legislativo, garantendo maggiore stabilità a un Paese che ha visto 63 governi susseguirsi negli ultimi 70 anni”.

Nel corso del convegno, gli interventi hanno toccato anche l’altro grande tema politico del momento, quello della Legge elettorale, che non sarà comunque oggetto del referendum del 4 dicembre.  

Le ragioni del “Si” e del “No” sono state espresse con arte nell’argomentare e con un confronto dialettico sereno, anche se su tesi contrapposte. I relatori sono riusciti a incidere con sicurezza su concetti e temi molto dibattuti.

I cittadini saranno chiamati, il 4 dicembre, ad esprimersi, nonostante tutto,  su un quesito fondamentale nella vita politica del paese

Sfogliare la margherita forse sarebbe più semplice.    

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REFERENDUM DEL 4 DICEMBRE: LE RAGIONI DEL “SI” E DEL “NO”. I L DUBBIO PERMANE was last modified: ottobre 17th, 2016 by Walter Magliocca
17 ottobre 2016 0 commenti
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Coming out
AttualitàIn primo pianoParliamone

Coming out e unioni civili: una storia di battaglie in nome dell’amore

scritto da L'Interessante

Coming out

Di Michela Salzillo

Se il bruco può dirsi farfalla, ogni crisalide sa già delle sue ali. Non importa il tempo che ci vorrà o quanto difficile sarà la strada da percorrere, vedersi concesse le ali è ciò che conta, e sapere che la libertà non è solo utopia, a volte, diventa la consapevolezza che dà forza all’ obiettivo. È così che sembra questa giornata, un piccolo promemoria dell’essere, un post- it affisso sulla paura di svelarsi.

 Oggi, dal 1988, il calendario delle ricorrenze internazionali segna la celebrazione del coming out. L’idea, lanciata da Robert Eichberg, psicologo del New Mexico, e Jean O’Leary, politico ed attivista LGBT di Los Angeles, si festeggia da tempo come l’occasione di appartenersi totalmente, al netto di maschere e condotte che siano socialmente accettabili, senza troppe smanie. Si tratta di una realtà, intesa sia come evento che in termini di definizione, spesso confusa con l’outing. Sebbene le due cose siano strettamente collegate, non è detto che debbano essere l’ una la conseguenza dell’altra e di sicuro non sono sinonimi: mentre per  coming out si intende la manifestazione della propria identità di genere, esposta in prima persona e indipendentemente dal circostante, si parla di outing quando sono gli altri a svelare l’identità sessuale dell’ individuo.

la data, che ancora oggi è un “fisso” irrinunciabile per le comunità LGBT, fu scelta in occasione del workshop The Experience and National Gay Rights Advocates. All’epoca, venne individuata come la più consona perché direttamente collegabile al primo anniversario della seconda marcia nazionale su Washington per i diritti delle lesbiche e dei gay, tenutasi appunto l’11 ottobre 1987. Una festa, questa, che ha toccato, prima fra tutti, i consensi degli USA ,Australia, Canada, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Svizzera e Regno Unito, arrivando, con gli annessi ritardi, anche in Italia.

 Quest’anno, però, sulla scia del primo gay pride di Caserta, tenutosi il 25 giugno scorso, l’esigenza di “venire fuori” sarà un’opportunità di cui anche la nostra provincia vestirà vantaggi e bellezze. Ad organizzare un evento pregno di confronti e vissuti, che si preannunciano parecchio intensi, è stata RAIN Associazione LGBT casertana ONLUS che, dopo due anni di intensa attività sul territorio, continua a confermarsi un contesto proficuo e  di valore.

 L’appuntamento è fissato per questa sera, dalle ore 20:00 alle ore 23:30, presso la sede ufficiale, inaugurata da qualche settimana, sita in Via Giuseppe Verdi 15, 81100 Caserta. Con lo slogan keep and coming out, il meeting si terrà secondo parametri puramente informali, che mireranno all’unica priorità del raccontarsi, con la voglia di essere la propria verità, senza freni né misure.

La serata sarà anche un’occasione per guardare in faccia le problematiche socio- culturali che, nonostante i passi avanti in materia di paese civile, ancora si nascondono dietro le vite di molti omosessuali. L’associazione, nella persona del presidente, Bernardo Diana e di tutti gli attivisti, invita a portare con sé anche le famiglie : un passaggio importante, questo, perché quando ci si sente accettati da chi si ama, la quotidiana convivenza con l’estraneo che ancora rifiuta, diventa leggermente più semplice.

Dal coming out alle unioni civili: una storia di battaglie in nome dell’amore

Se è vero che l’Italia non arrivi mai in anticipo su certe novità, manifestando ancora parecchie falle in termini di “vedute allargate”, il numero di unioni civili che si stanno svolgendo lungo tutta la Penisola, da nord al sud, durante gli ultimi mesi, è in considerevole incremento.

Dopo l’unione celebratosi qualche settimana fa tra due donne casertane, per la prima volta nella storia, anche Ischia ha battezzato la sua prima coppia omosessuale, riconoscendole, civilmente, diritti e doveri coniugali. A dire sì, sono stati Domenico, psicologo di cinquant’anni, e Salvatore, vice presidente di una cooperativa sociale, quarantadue anni.

 La celebrazione, presieduta dal sindaco Giosi Ferrandino, è stata sobria e ricca di commozione.

“Vogliamo dedicare, simbolicamente, la nostra unione a quanti sono stati meno fortunati di noi. Agli uomini e alle donne omosessuali che in passato sono stati insultati, picchiati, confinati, incarcerati, reclusi nei campi di concentramento, torturati e uccisi. Soltanto per aver amato”.

Queste sono state le parole pronunciate dalla coppia nell’ambito della cerimonia, che, con voce rotta e visibile felicità, ha gridato soddisfazione per la conquista ottenuta.

“Abbiamo combattuto, silenziosamente, col nostro fare di tutti i giorni, per far comprendere che un omosessuale può essere una persona perbene, normalizzando così, passo dopo passo, i pregiudizi e gli stereotipi.”

 La cronaca dei festeggiamenti ha invaso tutte le testate locali e nazionali, rivelandosi una delle migliori testimonianze di crescita e speranza.  Anche quest’ ultima storia, come quelle precedenti e le altre che verranno, sembra fatta a posta per dimostrare che, se anche  imparare a volare non è una cosa facile, provare la sensazione delle piccole e grandi libertà quotidiane, spesso  restituisce l’esistenza e la voglia di vivere.

 

Coming out e unioni civili: una storia di battaglie in nome dell’amore was last modified: ottobre 11th, 2016 by L'Interessante
11 ottobre 2016 0 commenti
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Partecipazione
AttualitàIn primo pianoParliamone

Partecipazione FORZATA ED OBBLIGATORIA degli studenti alla marcia anti-abortista di Caserta

scritto da L'Interessante

Partecipazione 

8 ottobre 2016: la partecipazione forzata ed obbligatoria degli studenti alla marcia anti-abortista di Caserta

Caserta e Milano collegate domani 8 ottobre 2016 per la “Marcia per la Vita”, la marcia anti-abortista proposta da alcuni movimenti ultraconservatori che vorrebbero far restare l’Italia in un perenne alto medioevo. Ciò che sconcerta maggiormente l’edizione di quest’anno a Caserta è la partecipazione forzata ed obbligatoria degli studenti e delle studentesse a questa marcia, si legge sui loro organi di informazione che parteciperanno gli studenti del liceo classico Giannone, del liceo scientifico Diaz, dell’istituto Ferraris, il Foscolo di Teano e il Galilei di Sparanise, oltre ad altre non meglio precisate scuole dal resto della regione. La manifestazione, chiamata “NO194 per l’abrogazione referendaria della legge 194” viene pubblicizzata alle famiglie degli studenti come una generica marcia per ricordare l’opera di Madre Teresa di Calcutta, recentemente ritornata alla ribalta in virtù della sua santificazione e per le sue affermazioni estranee ad ogni realtà come quella “Oggi il più grande distruttore della pace è l’aborto”, che letta su un pianeta sovrappopolato e in balia di guerre e terrorismo internazionale, ci lascia profondamente perplessi. È questa la scuola dove mandiamo i nostri figli? Dove i dirigenti scolastici tagliano un giorno di lezione per portare i propri alunni a fare una gitarella per la città? La circolare firmata dalla prof.ssa Antonietta Tarantino, dirigente dell’istituto Ferraris, – l’unica pubblicata sul portale web della scuola – individua intere classi che devono saltare il giorno di scuola per recarsi direttamente alle ore 9.30 in piazza Vanvitelli dove sarà fatto l’appello e dunque, gli studenti che non vorranno venire a questa marcia contro la vita, contro l’autodeterminazione dei diritti di ogni singola persona, il giorno dopo dovranno anche portare la giustifica. Chiediamo all’Ufficio Scolastico Provinciale e Regionale che siano analizzate le modalità di partecipazione a questa funzione religiosa in orario scolastico, checché se ne dica, è pienamente una funzione religiosa, perché riguarda solo probabili principi e valori di una singola religione e non può la scuola pubblica portare i suoi alunni a questo indottrinamento. Gli organizzatori avrebbero potuto organizzare la marcia nel pomeriggio, potendo così avere una partecipazione spontanea e libera da eventuali ricatti, visto il clima da riformatorio giudiziario che vige in alcune di queste scuole citate.

Partecipazione FORZATA ED OBBLIGATORIA degli studenti alla marcia anti-abortista di Caserta was last modified: ottobre 7th, 2016 by L'Interessante
7 ottobre 2016 0 commenti
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Stefano Cucchi e Ilaria Cucchi
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Cucchi: la verità sulla perizia

scritto da L'Interessante

Stefano Cucchi

Di Michela Salzillo

Se la verità fosse una parodia, scoprirla sarebbe una cosa seria.

 Quando ti diverti tutto diventa più semplice, anche riconoscere la realtà per quella che è. Se Stefano Cucchi fosse stato il centrale personaggio di una sceneggiatura comica, a cui la fantasia avrebbe fatto dire di esser morto per un curioso “pestaggio epilettico”, non avremmo avuto di certo il bisogno di scomporci più di tanto perché, si sa, un corto circuito cerebrale può farti perdere conoscenza, ma è assodato che non ti congedi dalla vita con tumefazioni da foto ricordo. È per questo che quando, due giorni fa, diverse agenzie di stampa hanno fatto intendere che ad uccidere Stefano sarebbe stata una morte improvvisa per epilessia, conclusione che si diceva fosse ampliamente documentata da una nuova perizia, l’opinione pubblica ha scatenato il suo più completo dissenso. Sono partite vignette e diverse occasioni di satira che, nella maggior parte dei casi, pur boicottando la notizia ufficiale, non lasciavano presagire alcun dubbio. La perplessità, però, è quasi scontata in casi del genere, proprio perché, vista dal lato della semplice riflessione, un’informazione di questo tipo fa acqua da tutte le parti.

A rattoppare le stranezze di certi titoli da prima pagina, però, sono arrivate le dichiarazioni della sorella di Cucchi, Ilaria, che in un’intervista a Fanpage ha dichiarato:

“La perizia ha riconosciuto quello che noi abbiamo sostenuto per ben sette anni, ossia, le duplici fratture sul corpo di mio fratello che sono state negate in ogni maniera. Onestamente, sono rimasta basita quando mi sono arrivate le telefonate dei giornalisti che dichiaravano Stefano morto per epilessia.  I documenti non dicono questo.”

Dopo le dichiarazioni rilasciate alla giornalista Claudia Torrisi, occasione in cui Ilaria Cucchi ha anche asserito che, dal punto di vista mediatico, fare un processo contro i carabinieri è molto diverso rispetto al farlo contro chiunque altro, la dirigenza della Rai ha sentito il dovere di pareggiare i conti con la verità, rettificando i servizi della messa in onda, almeno rispetto alle prime indiscrezioni dei giorni scorsi; ma prima  di chiarire i dettagli della vicenda, facciamo un passo indietro.

 

Chi è Stefano Cucchi? Perché la sua morte ha richiesto un’indagine più accurata?

Arrestato il 16 ottobre del 2009 nel parco degli Acquedotti di Roma per il possesso di venti  grammi di hashish, al momento dell’arresto, secondo quanto riferito dai familiari, Stefano Cucchi stava bene e non aveva segni di alcun tipo sul volto. La mattina del 17, all’udienza per direttissima, il padre ha notato che aveva delle tumefazioni al volto e agli occhi. La sera stessa è stato comunicato alla famiglia che il ragazzo era stato trasferito d’urgenza al reparto detentivo dell’ospedale “Sandro Pertini” di Roma, sembra per “dolori alla schiena”. I genitori si sono precipitati a fargli visita, ma non sono stati ammessi né sono riusciti a parlare con i medici. Il permesso è stato loro accordato per giovedì 22, ma proprio quella mattina Stefano Cucchi è morto. I genitori hanno potuto rivederlo solo per il riconoscimento all’obitorio, sei giorni dopo. Il 29 ottobre la famiglia ha indetto una conferenza stampa, diffondendo le foto del corpo scattate dall’agenzia funebre dopo l’autopsia.  Nella documentazione fotografica si vede una corporatura estremamente esile, con il volto tumefatto, l’occhio destro rientrato nell’orbita, l’arcata sopraccigliare sinistra gonfia e la mascella destra con un solco verticale, segno di una frattura. Per queste ragioni, la procura di Roma aprirà un’inchiesta, ipotizzando il reato di omicidio preterintenzionale a carico di ignoti; un’accusa che oggi, proprio grazie all’ ultima perizia, sembra essere confermata. Vediamo perché.

Anche se si fosse trattata di morte epilettica, il probabile accaduto sarebbe comunque legato alle condizioni fisiche di Stefano dovute al pestaggio e alle fratture. L’inchiesta vede indagati cinque carabinieri per il presunto accanimento nei confronti di Cucchi in quella notte fra il 15 e il 16 ottobre 2009. Da due giorni, a disposizione del GIP ci sono oltre ottocento pagine di perizia. Secondo gli esperti, il decesso per epilessia appare come un’ipotesi attendibile, anche se, scrivono, non è documentabile. Dagli incartamenti emerge, inoltre, una seconda probabile causa di decesso, che sarebbe riconducibile alla frattura di una vertebra, oltre che alle lesioni del nervo sacrale. Tutto questo può aver determinato complicazioni alla vescica e causato un infarto. In entrambi i casi, però, i periti escludono che le contusioni riportate dopo l’arresto siano causa o concausa della morte. Pertanto, la verità starebbe nel mezzo.

“Noi non abbiamo mai sostenuto che le lesioni fossero mortali, questo è evidente. Ci sono delle altre responsabilità, ma quello che conta è il riconosciuto omicidio.” –  così continua a parlare Ilaria Cucchi, ospite anche nel programma Unomattina, qualche giorno fa. –

Al momento l’accusa, per tre carabinieri, di lesioni e quella di falsa testimonianza per gli altri due, sono affidate al giudizio dei P.M., che dovranno stabilire anche se ci sono gli estremi per riconoscere l’omicidio preterintenzionale.

Il percorso, dunque, è ancora in salita per la famiglia di Stefano, ma i nuovi sviluppi sul caso promettono buone speranze per chi, ormai, chiede solo che sia fatta giustizia.

Cucchi: la verità sulla perizia was last modified: ottobre 6th, 2016 by L'Interessante
6 ottobre 2016 0 commenti
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Caso Cucchi: tu chiamala se vuoi, Epilessia

scritto da L'Interessante
Caso Cucchi: tu chiamala se vuoi, Epilessia was last modified: ottobre 5th, 2016 by L'Interessante
5 ottobre 2016 0 commenti
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Clemente Russo e Stefano Bettarini
AttualitàParliamoneTv

Clemente Russo al tappeto: il gioco è bello quando dura poco

scritto da L'Interessante

Clemente Russo

Di Michela Salzillo

Il gioco è bello quando dura poco, ma a volte se non comincia diverte pure di più. Ad insegnarci il consiglio, l’ultima caduta di stile segnata dalla nuova edizione del Grande Fratello. Il programma in onda su canale cinque, che quest’anno ha voluto presentarsi al pubblico attraverso un format completamente rinnovato, sta diventando oggetto di discussione sempre più accesa. Le polemiche che continuano ad investire il gruppo Vip di questa prima edizione della nuova formula, non hanno nulla a che vedere con coppie più o meno scomposte, men che meno con baci rubati sotto i piumoni mentre la telecamera di troppo ne spia lo stampo. Le facce lustrate della ribalta e l’addominale raggrinzito di presunti famosi del passato o del presente, ci stanno offrendo un triste spettacolo che, senza mezzi termini, rappresenta lo spaccato di una società non tanto differente dal contesto. A far parlare di sé sin dalla prima puntata è stato il pugile pluripremiato di Marcianise, Clemente Russo. Dopo la delusione delle appena trascorse olimpiadi, il Tatanka nazionale aveva voluto rimestare le carte e andarsi a stendere sotto l’occhio pettegolo del parente più piccolo del biscione. Solo una settimana fa, lo sportivo della provincia casertana aveva collezionato uno dei rimproveri, oseremmo dire, più scontati per questa società dal passo zoppo. L’accusa che gli era stata assegnata può essere sintetizzata in un termine innocente dal neologismo offensivo. Galeotto fu il “friariello”, e non certo in cucina. Russo, infatti, in una delle serate di caciara nel giardino della casa, aveva utilizzato la metafora suddetta per sottolineare a ‘ mo di scherno, l ‘omosessualità del coinquilino Bosco Cobos. Un divertere di cattivo gusto, il suo, che aveva meritato un’ammonizione, archiviata, senza troppo stallo, con le scuse a tutti i gay d’ Italia. Era stato perdonato persino dal concorrente offeso, che aveva voluto riconoscere nell’atteggiamento denigratorio a suo carico un ‘incoscienza da compatire. Scampato il pericolo, però, a neppure una settimana di distanza, l’associazione amichevole Russo Bettarini fa un auto goal su cui neanche i più magnanimi hanno abbassato lo sguardo ed il giudizio.

La scorsa puntata del reality, infatti, ha calato il sipario di benvenuto con toni parecchio mesti da parte della conduttrice Ilary Blasi, che con un affrettato tono dissociante ha dichiarato:

“Il televoto previsto per questa settimana è stato annullato, le ragioni ve le spiegheremo tra poco[…]  Con Stefano Bettarini e Clemente Russo dovremo, questa sera, affrontare un tema molto delicato. Sto parlando di qualcosa che è accaduto nei giorni scorsi all’ interno della casa, che ha provocato grandissimo clamore fuori. Durante una chiacchierata notturna, sono state dette cose molto gravi che hanno leso la dignità di tante persone.”

A confermare quanto detto dalla conduttrice, arriva subito un documento auto video, che ritrae i due sportivi in un ‘accorata confidenza, che se da un lato riguarda la vecchia relazione di Bettarini con  Simona Ventura, dall’altro diventa lo spazio per declinare una lista di donne con cui il calciatore fiorentino avrebbe intrapreso scappatelle prima e durante il matrimonio. Il fare con cui tale vicende vengono raccontate appare, sin dal primo momento, parecchio spocchioso, tanto da fare infuriare anche il giornalista di gossip, spalla destra della Blasi, Alfonso Signorini.

“Tu sei un padre di famiglia e ti posso assicurare che la tua lista della spesa non è stata né intelligente né a favore dei tuoi ragazzi. Sei un po’ un buschero, io ti conosco anche fuori dalle telecamere. Le donne non sono da collezionare come figurine in un album  con l’amico di turno. Non ci bastano neanche le scuse, devi cambiare atteggiamento. Il tempo delle guasconate è finito”.

Neppure un minuto di troppo  per  ascoltare il copione di rammarico, parecchio indotto e poco scontato, che l’attenzione si sposta su Clemente Russo

Il pugile, che mentre aspettava la possibilità di prendere parola non riusciva a riconoscere alcuna cattiva condotta in quanto detto da lui e il suo collega di giochi, verrà completamente colto di sorpresa quando riceverà la notizia di una querela in atto, inviata a suo carico dalla Ventura. L ‘ex moglie di Bettarini, sentendosi offesa da un ‘espressione sessista dichiarata dal pugile marcianisano ha coinvolto addirittura il ministro Orlando. Una decisione forse esagerata, ma che le ha permesso di ottenere la giusta attenzione sul caso, tanto da sollevare un polverone mediatico, che ha costretto la dirigenza del reality a squalificare Clemente Russo dai giochi. A sua discolpa, un commento dai toni delusi che, probabilmente, rappresenta il vero motivo di tanto clamore. “Diciamoci la verità, se fossimo stati al bar,quelle parole le avremmo comunque dette. Tra uomini questi discorsi si fanno.”

Vero, certo. Ma magari se questa verità venisse lavorata per appartenere al passato staremmo parlando di altro. Probabilmente, come riconosciuto da molti, Clemente Russo non è in grado di torcere capello neppure alla calvizie, ma non è questo il punto. Purtroppo se sei un personaggio pubblico, non puoi godere della riscossa senza accollarti eventuali errori. Quando diventi un simbolo di riscatto sociale. come la sua storia racconta, sai che sei emulato con frequenza, e non soltanto in palestra di fronte ad un sacco con cui fare a pugni.

 Questa società non ha bisogno di scivoloni del genere, non se li può permettere. Proprio perché c’è ancora chi, al bar, con superficialità, considera la donna l’oggetto da linciare in caso di tradimento, mentre, per la stessa condotta, esalta l’ uomo che la mette in atto, conferendogli la medaglia di sciupafemmine d’eccellenza. Di fronte a questa inquietante verità, gli inchini e i mea culpa di scena sono un’ inutile finzione.

Clemente Russo al tappeto: il gioco è bello quando dura poco was last modified: ottobre 4th, 2016 by L'Interessante
4 ottobre 2016 0 commenti
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siamo quelli
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Siamo quelli di un passo avanti e dieci indietro

scritto da L'Interessante

Siamo

Di Michela Salzillo

A volte sembra che il tempo si confonda, che mescoli passati remoti a futuri semplici. Succede quando progresso e regressione diventano sinonimi di una stessa epoca, e non si capisce se siamo parenti stretti dell’homo erectus o imbucati di concetto alla festa degli extraterrestri. Parliamo di noi, del nostro Paese, inteso in senso lato e in quello stretto, quando stare nella comunità delle avanguardie, viverci e santificarne le invenzioni, sembra quasi il contentino che fa da tappa buchi all’ ignoranza. La nostra è l’era della velocità, quella che con la calma non ci costruisce neppure più i palazzi, e se poi si spezzano in due come fossero di carta pesta, non è mai colpa della nostra fretta, ma è sempre uno scrupolo mancato al Dio qualunque che non ci considera più.

Siamo quelli dell’emancipazione a metà fra una donna ministro e l’uomo padrone che ancora decide per due. Non ci piace dire che il maschilismo non è affare di ieri e neppure che alcune donne non riescono a guardarsi fuori da certe catene, quei retaggi vecchi, per luogo e cultura, che le rende ancora mogli fedeli, madri ineccepibili e ottime rassettatrici di mensole e penisole, ma incapaci di volersi altro da tutto questo. Navighiamo per ore e abbiamo ottimi mezzi per stare connessi al circostante, ma la comunicazione è sempre troppo poca per dirsi soddisfatti. Siamo liberi(almeno così dicono), ma a volte è quasi una condizione difficile, perché essere svincolati implica una scelta, e prendere posizione non è mai cosa semplice. Sappiamo tutto, ma siamo poco informati, perché la verità non è di massa, ma è merito di chi si impegna per trovarla; non la leggiamo sui giornali, non su tutti almeno, perché quello che conta far conoscere è la notizia, e non sempre corrisponde alla realtà. 

Siamo quelli dei gay pride che vanno bene perché non è più l’ora del medioevo, ma se poi se ne parla troppo di questi omosessuali significa che stiamo dando i numeri

 Due donne, una poliziotta ed una maestra d’asilo, qualche giorno fa, si sono unite in matrimonio, è successo a Caserta, l’avrete letto. Grande sintomo di civiltà, ha azzardato qualcuno, e forse non è sbagliato aver trovato in questa prima volta un gesto di rispetto e dignità civile, ma forse ci dovremmo soffermare sul fatto che una scelta del genere sia ancora uno scoop, una novità che somiglia all’eroismo e non all’ordinarietà.

 Abitudine più che eccezione è invece ciò che è successo a Roma, alla gay street, qualche giorno prima: i genitori di una ragazza sono entrati in un bar e hanno aggredito la fidanzata della figlia, urlando: “Tu ci hai rovinato la vita, ora ti facciamo vedere noi”, e l’hanno presa a schiaffi. A Fravia, invece, paesino in provincia di Torino, il sindaco ha deciso di non celebrare le unioni civili, e non delegare nessun altro a farlo perché, stando alle sue dichiarazioni, non poteva andare contro le proprie convinzioni etiche, quelle stesse che gli avevano suggerito, in passato, degli ottimi motivi per prendere parte al movimento delle “sentinelle in piedi”.

 Certo, quando si è indietro di cent’anni, rispetto all’Europa ed oltre, un passo è meglio che niente, ma un centimetro non fa di certo i chilometri. Come un noto giornalista ha scritto in questi giorni: “occuparsi della ricerca della felicità per le persone che vogliono vivere liberamente i propri sentimenti e la propria sessualità, non è mai una cosa di secondaria importanza.” Ma questo l’Italia deve ancora capirlo.

Manca parecchia strada alla macchina del tempo, che sbanda di continuo senza riuscire a fermarsi ad oggi, ed è ancora molta la fatica che bisogna fare prima di per poterci riposare in un paese che sia veramente civile, totalmente distante dal preistorico. Mille parole nuove possiamo imparare per fare finta di inventare cose alternative, ma se le intenzioni di chi le usa si stanno ancora vestendo con bustini soffocanti nelle camere di conti e baroni che credono il loro mondo l’unico degno di essere tale, fare festa è solo un favore prestato alle apparenze.

Siamo quelli di un passo avanti e dieci indietro was last modified: settembre 30th, 2016 by L'Interessante
30 settembre 2016 0 commenti
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amore
AttualitàIn primo pianoParliamone

E’ sempre amore: ex-consorelle si sposano

scritto da L'Interessante

Amore

Di Vincenzo Piccolo

“Ama Dio e faccio che vuoi” diceva Sant’Agostino. “La cosa più importante e non pensare troppo e amare molto; per questo motivo fate ciò che più vi spinge ad amare” predicava Santa Teresa Davila. Sono alcune delle concezioni dottrinali cristiane espresse da due santi padri della Chiesa, che esteriorizzano il significato dell’ amore secondo un’ottica divina. Altrettanti teologi cristiani, hanno detto che l’amore degli uomini per le altre creature sia derivato direttamente da quello di Dio e che da esso scaturisca inoltre l’amore per tutto il creato. Ne risulta che l’accezione cattolica dell’amore sia del tutto simbolica, senza corpo forma.

È amore gratuito, di colui che dona tutto se stesso all’altro, puro agape, quindi assoluto

Sulla scia di questo sentimento, si costruisce la storia di Isabel e Federica, due suore francescane. Una vita al servizio dell’altro: una laureata in filosofia, partita poi in missione; l’altra completamente assorta nel suo lavoro di recupero dei tossicodipendenti. In questi ambienti si sono incontrate, donando, e conoscendosi hanno scoperto di amarsi. Oggi, a 44 anni, decidono di sposarsi convolando a nozze nel Comune di Pinerolo nel torinese. Per rendere possibile tutto questo, hanno sciolto i voti in Vaticano e sistemato alcune  pratiche.

“Dio vuole persone felici, che vivano l’ amore alla luce del sole”, ha dichiarato Isabel sperando che la Chiesa un giorno possa accogliere tutte le facce dell’amore, come dottrina comanda.

A celebrare quelle che per loro sono le vere nozze, oltre alla funzione civile, sarà Don Barbero che si occupa di quella religiosa. Quest’anno ha già celebrato 19 matrimoni omosessuali. Franco Barbero non è propriamente il Sacerdote, è stato sospeso, nel 2003, da Papa Giovanni Paolo II proprio per la sua posizione nei confronti dei matrimoni gay.
Tuttavia, affermano le ex-consorelle, “Usciamo dal convento, ma non lasciamo la Chiesa e non dimentichiamo la fede”. Cominciando a ricostruirsi una vita, adesso, le spose pensano a godersi quell’amore assoluto che solo la misericordia può donare. Sicure di averlo ritrovato l’una nell’altra.

E’ sempre amore: ex-consorelle si sposano was last modified: settembre 30th, 2016 by L'Interessante
30 settembre 2016 0 commenti
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Caserta
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Caserta: G7 e altre delusioni

scritto da L'Interessante

Caserta

Di Michela Salzillo

A Caserta non succede mai niente. A volte è vero, altre un po’ meno, ma stando ai fatti più recenti, questi ultimi giorni appartengono al tempo della delusione. Il G7 dell’economia non si farà, non a Caserta almeno.

A gelare   le speranze e i buoni propositi di chi aveva visto in questa opportunità un’ottima occasione per la provincia, un tweet del ministro dell’economia. Il messaggio di Pier Carlo Padoan è arrivato pochi giorni fa , a conferma del fatto che il summit previsto dall’11 al 13 maggio 2017 sarà accolto in Puglia, nella città di Bari. Sempre al sud dunque, ma non c’è spazio per la Campania, e neppure per la Reggia.

Stando ai risultati ufficiali venuti fuori dai rilievi, pare che l’area circostante al palazzo vanvitelliano sia stata giudicata non accessibile per un piano del genere. Troppo insicura.

 La location, in particolare gli alberghi di Viale Carlo III, non sarebbero idonei ad ospitare le esigenze delle delegazioni internazionali. Mentre qualcuno riconduce il motivo del rifiuto alla tensione della città con gli immigrati, non escludendo il problema della prostituzione, che in quella zona sembra rivelarsi con alte percentuali di degrado, qualcun altro fa il ghigno ai lamenti e non ne accetta neppure la metà. Tuttavia, non sarebbero passati inosservati neppure i disagi provocati dalla scarsa illuminazione delle zone esterne agli edifici, insieme a quella che è stata definita una carente gestione del piano di videosorveglianza.

Stando alle dichiarazioni del primo cittadino casertano, Carlo Marino, la scelta dettata dai piani alti della capitale, sembra un “dispetto” partorito da un vizio di forma, più che una reale difficoltà. Il sindaco ha infatti dichiarato:

”Mi hanno detto che il G7 non si sarebbe svolto a Caserta perché tra gli alberghi scelti ce n’era uno, a San Marco Evangelista, comune a noi vicino, che ha una brutta vista, sull’autostrada. Tutto qui.”

A smentire parzialmente le sue convinzioni ci sono, però, le criticità logistiche che qualche esponente della politica locale, compreso il sindaco di Napoli, ha definito essere tutt’altro che un capriccio. Sono da migliorare le condizioni degli assi viari e di tutti i collegamenti che potano alla Reggia. Nel mirino, anche San Leucio che, potenzialmente, sarebbe stato un altro dei siti pronti ad ospitare gli esperti di economia, e che invece ha dovuto incassare la bocciatura.

Stando alle reazioni della maggioranza, non ci è piaciuto per niente il rimando a data indefinita. Essere respinti è sempre un duro colpo, specie per chi tende dal lato dell’ottimismo, ma forse attutito il livido sarebbe opportuno farsi qualche domanda in più, perché se qualcuno ci viene a dire che la nostra città non corrisponde esattamente ai canoni previsti per un’esposizione dal calibro internazionale, volendo, possiamo anche fregarcene, ma poi non rattristiamoci se a Caserta, a volte, la vita è proprio grama.

Caserta: G7 e altre delusioni was last modified: settembre 30th, 2016 by L'Interessante
30 settembre 2016 0 commenti
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Francesca Carollo
AttualitàCronacaCulturaIn primo pianoLibri

Le amiche che non ho più: Francesca Carollo per la Tullio Pironti Editore

scritto da L'Interessante

Francesca Carollo

Di Roberta Magliocca

Roberta, Federica, Lucia. Tre nomi tra tanti nomi, tre storie tra tante storie. Tre donne che non ci sono più. A darle voce, una giovane giornalista che si definisce loro amica pur non avendole mai conosciute fisicamente. 

Eppure, Francesca Carollo nel suo libro “Le amiche che non ho più” – edito dalla Tullio Pironti Editore – pur con lucida obiettività, fondamentale nel lavoro di giornalista, non ha dimenticato il cuore

Come in un diario personale caduto per sbaglio nella borsa del lavoro, Francesca Carollo ci parla di cronaca ed empatia, di una piaga italiana. Si perchè Roberta, Federica e Lucia sono solo (e sempre troppe) tre donne tra le tante che, ogni giorno, perdono la vita per mano di chi dice di amarle e poi le uccide senza amore alcuno.

La scrittura di Francesca è semplice e diretta, precisa nei fatti e nei ricordi. Mentre si legge sembra di ripercorrere strade e relazioni, di vivere in quelle case che dovrebbero essere luoghi sicuri ed invece si scoprono pieni di violenza e sofferenza. Dopo le prime pagine già non si capisce più dove finisce il lavoro e comincia la vicinanza, dove finisce la giornalista e parla la persona. E forse non si capisce perchè non c’è un inizio ed una fine, non ci sono due persone. La Carollo, in questo libro, è Francesca, è giornalista, è in uno stato di umana comprensione e profonda preoccupazione per questa Italia dove noi donne non siamo al sicuro. Rifiutando il termine femminicidio, non rinuncia a sottolineare la natura culturale di questo fenomeno che è così assurdo da non riuscire a spiegarlo. 

Cosa scatta nella mente di chi amiamo per portarlo a questo folle gesto? Non si è ancora ben capito. Follia, dicono. Perdita di lucidità, forse. Amore malato, sicuramente. Resta il fatto che se quella donna che tanto amano, non può essere loro, allora, non sarà di nessun altro. 

 Si può, allora, ancora parlare di AMORE? L’amore non dovrebbe essere un augurarsi la felicità dell’altra persona, anche se questo significa vederla lontana da noi? Non sarebbe più giusto chiamarla OSSESSIONE?

 Si dovrebbe parlare di umanità. E una donna uccisa ogni due giorni è una statistica disumana. Quella che soffoca l’italia in questo periodo non è soltanto crisi economica. Ma etica. Educativa. Ma soprattutto carenza di giustizia e protezione. Gridiamo al diritto di essere libere, di essere padrone assolute della nostra vita. Libere di amare e di lasciare. Libere. Questa libertà, per noi, non c’è. Siamo tornati al Medioevo? No, non credo. Forse età più scura di questa le donne non l’hanno mai vissuta.

 E ricordo ancora quando mio nonno diceva: “Le donne non si toccano nemmeno con un fiore”.

 Ora, gli unici fiori sono quelli che troneggiano sulle lapidi di donne che per amore hanno dato tutto. Anche la vita.

Le amiche che non ho più: Francesca Carollo per la Tullio Pironti Editore was last modified: settembre 28th, 2016 by L'Interessante
28 settembre 2016 0 commenti
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