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In primo piano

Notte Bianca
CulturaIn primo pianoTeatro

Notte bianca al Teatro Augusteo di Napoli

scritto da L'Interessante

Notte bianca.

Al Teatro Augusteo di Napoli, in occasione della notte bianca di sabato 14 gennaio, si terrà alle ore 23:55 uno spettacolo speciale di “Italiano di Napoli”, con Sal Da Vinci e la regia di Alessandro Siani

La commedia musicale, che concluderà la sua tournée napoletana domenica 15, dopo aver registrato il tutto esaurito in tutte le 22 repliche previste, con guizzi comici e canzoni straordinarie sta riscaldando i cuori di tutti gli spettatori, attraverso una riflessione sull’identità di napoletani, italiani, cittadini della repubblica dei sentimenti.

Informazioni sono disponibili al sito www.teatroaugusteo.it o telefonando al botteghino: 081414243 – 405660, dal lunedì al sabato tra le ore 10:30 e le ore 19:30. La domenica dalle ore 10:30 alle ore 13:30.

Notte bianca al Teatro Augusteo di Napoli was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
9 gennaio 2017 0 commenti
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Insalata
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Insalata russa: è veramente russa?

scritto da L'Interessante

Insalata Russa.

Di Erica Caimi

L’insalata russa non può mancare nella moltitudine di antipasti serviti durante le feste. Ma vi siete mai chiesti perché l’insalata russa si chiama russa? Contrariamente a quanto si possa pensare, basta valicare i confini nostrani perché la sfiziosa pietanza venga servita sulle tavole con nomi differenti. In Lituania la chiamano insalata bianca, in Germania e Danimarca diventa insalata italiana e in Russia? Non sconvolgetevi, ma in Russia ve la serviranno come insalata “Olivié” e vi spieghiamo il motivo.

Insalata russa: l’inventore

Ci sono diverse teorie sulle origini del piatto e, secondo una delle più accreditate, pare che l’idea sia nata proprio in Russia, grazie alla sapiente mano del cuoco di origine francese Lucien Olivier. Il gande chef, famoso per le sue doti culinarie, negli anni ’60 del XIX secolo aprì a Mosca un ristorante di cucina francese di lusso, chiamato Hermitage. Tale era la sua bravura, che spesso veniva pagato profumatamente per preparare sontuosi banchetti nelle case dell’alta aristocrazia moscovita, che fece di lui una vera e propria celebrità, chiamandolo a organizzare ricevimenti ufficiali, come quello del matrimonio di Cajkovskij o quello in onore di Dostoevskij per esempio.

La prima insalata russa

Si narra che durante una di queste occasioni Olivier stupì i commensali inventando un pastiche di petti di pernici, quaglie e code di gamberi al vapore ricoperti da gelatina e maionese preparata con olio di Provenza, salsa che all’epoca era quasi sconosciuta in Russia. A scopo decorativo sistemò delle fettine di patate, tartufi, sottaceti e uova al centro del piatto, creando una sorta di piramide. Si racconta che uno dei commensali abbia mischiato barbaramente tutti gli ingredienti, così meticolosamente posizionati, rendendo il proprio piatto qualcosa di molto simile ad un’insalata. Olivier, orgoglioso delle sue creazioni e terribilmente permaloso, la prese male e nei giorni seguenti servì il piatto nella versione “maltrattata”, come reazione al gesto dell’uomo che l’aveva offeso sminuendo la sua opera d’arte. Il risultato fu ancor più eccezionale per lo chef: non soltanto questa rivisitazione piacque, ma fu anche l’inizio di un successo straordinario, che portò l’insalata russa sulle tavole di tutta la città. Olivier non svelò mai gli ingredienti della sua ricetta, portandosi il segreto nella tomba. Così, dopo la sua morte, avvenuta nel 1883, nessuno riuscì a riprodurre il piatto con esattezza.

La versione moderna dell’insalata russa

Come si può dedurre, la versione che conosciamo si discosta molto dalla ricetta di Olivier e questo perché gli eventi storici hanno contribuito alla modifica del piatto. Infatti, il vento comincia a soffiare in direzione opposta ai capricci della mondanità e anche il ristorante moscovita Hermitage subisce i contraccolpi della Rivoluzione russa fino a chiudere i battenti dopo cinquant’anni di veneranda e prosperosa attività (dal 1864 al 1917). Dopo la rivoluzione russa del 1917, l’influenza francese in cucina non era più vista così di buon occhio e per di più gli ingredienti costosi cominciavano a scarseggiare. Così, nasce la versione sovietica, chiamata stoličnij salat (insalata della capitale) che prevedeva il pollo al posto delle pernici, le carote grattugiate invece dei crostacei e i piselli in scatola al posto di tartufi e sottaceti. Del piatto originario restavano soltanto le patate lessate e la maionese, divenuta ormai una delle salse preferite dei russi.

Oggi, se volete ordinare un’insalata russa in Russia, dovete chiedere un’Olivié, chiamata ancora così in russo, dal nome del suo inventore Lucien Olivier. Ma non aspettatevi di assaggiare un piatto simile al nostro, perché la versione russa differisce sia nel sapore che negli ingredienti. Infatti, nella Olivié troviamo oltre a carote, piselli, patate e maionese anche cetrioli in salamoia, uova e kolbasa (una sorta di salume). Paese che vai, usanza che trovi!

 

Insalata russa: è veramente russa? was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
9 gennaio 2017 0 commenti
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Mamma Roma
CinemaCulturaIn primo piano

Mamma Roma: capolavoro Pasolini

scritto da L'Interessante

Mamma Roma.

Di Anna Maria di Monaco

Il drammatico film Mamma Roma trae spunto da un evento realmente accaduto, ovverosia la tragica morte di un giovane detenuto nel carcere di Regina Coeli. Prodotta da Alfredo Bini (Livorno 1926-Tarquinia 2010) per la prima volta nel 1962 e girata sullo sfondo del sobborgo romano, la pellicola è scritta e diretta da Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922-Roma 1975) in collaborazione con Sergio Citti (Roma 1933-ivi 2005). Gli attori principali sono Anna Magnani (Roma 1908-Roma 1973) – interprete di Mamma Roma – ed Ettore Garofalo (Roma 1946-ivi 1999) – nel ruolo del figlio –. Il film ruota intorno a quattro tematiche fondamentali del pensiero pasoliniano: il riscatto sociale, il rapporto madre-figlio, la figura della donna e l’immagine della morte.

Ecchela laggiù casa nostra, cu’ a finestra lassù n’do ce batte er sole, n’do ce stanno qué mutande stese, lassù all’urtimo piano. Guarda che qua ce stamo solo n’artro po’ de giorni, vedrai in che casa te porta tu madre. Vedrai quant’è bella, proprio ‘na casa de gente perbene, de signori. Tutto ‘n quartiere de n’artro rang.

Mamma Roma ad Ettore

Fattore scatenante dell’evolversi della vicenda e motivo centrale è il tema dell’escalation sociale e culturale del sottoproletariato – Mamma Roma libera dal proprio protettore Carmine (Franco Citti, Roma 1935-ivi 2016) decide di occuparsi del figlio Ettore per assicurargli una vita dignitosa –.

Ciò che emerge con il dispiegarsi della vicenda è l’osmotico rapporto madre-figlio. Il viscerale rapporto tra Mamma Roma ed Ettore richiama alla mente il forte legame che Pasolini ha con la madre, il medesimo che lo scrittore-poeta avvalora in molti suoi scritti, come nei testi poetici Ballata delle Madri e Supplica a mia madre. La madre-genitrice è per Pasolini una donna genuina e tenace, un gentil sesso dal sano rigore morale ed etico, nutrimento di nobili sentimenti e passioni – in più di un’occasione Pasolini rimembra coma l’interesse per la poesia gli sia stato trasmesso dalla madre –.

Ciò nonostante, donna non è solo la madre ma anche le tante protagoniste che fanno da sfondo alla vita e alla produzione letteraria e cinematografica di Pasolini. Le figure femminili descritte dal poeta vivono una vita di privazioni, vengono da famiglie disagiate e sono vittime di violenza o di controllo – ad esempio, Mamma Roma è vittima del magnaccio Carmine –. Prostitute sono anche le altre due donne presenti nel film, Bruna e Biancofiore. Dunque, attraverso la raffigurazione del femminile, lo scrittore denuncia i processi di corruzione e di svuotamento dei valori.

Infine, l’immagine della morte i cui indizi sono sparsi in tutto il film: dalla finestra della prima casa ove Ettore e Mamma Roma vivono si vede un cimitero; ogni volta che si incontrano, Ettore e Bruna parlano di morte; l’oggetto a forma di teschio che Bruna vede addosso a Pasquale, uno dei personaggi del film; infine, la stessa pellicola si chiude con l’immagine della morte.

Arrestato per aver rubato una radiolina, Ettore muore in carcere legato ad un letto di contenzione. Appresa la sorte del figlio e svanito nel nulla il sogno sociale, Mamma Roma corre a casa e tenta il suicidio gettandosi dalla finestra ma viene fermata da un gruppetto di donne che l’hanno seguita dal mercato.

Il film si chiude con una straziante immagine di Mamma Roma intenta a contemplare la cupola della basilica di San Giovanni Bosco.

Mamma Roma: capolavoro Pasolini was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
9 gennaio 2017 0 commenti
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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA AFFONDA ANCHE NEL MARE DI SARDEGNA 95 – 77. ADDIO FINAL EIGHT. SQUADRA ALLO SBANDO

scritto da Walter Magliocca

juvecaserta

Juvecaserta ancora sulle frequenze di sky per l’anticipo all’ora di pranzo.

Il match che vale le final eight per entrambe le contendenti.  Ma la juvecaserta non ci arriva nelle migliori condizioni sia psicologiche che tecniche con Bostic assente e Czyz a mezzo servizio. Dinamo Sassari che invece che ha trovato la quadratura del cerchio e sembra proiettata verso traguardi più ambiziosi della classifica attuale.

Primo quarto 20 – 17

Caserta  impatta la gara con determinazione e concentrazione. Con una difesa attenta. Ma i due falli di Watt e Putney condizionano le scelte di Dell’Agnello che è costretto a puntare per lunghi periodi su un inconsistente Metreveli. Il coach casertano alterna difesa a uomo con quella a zona. Dopo fasi alternate Caserta a 2’ e 10’’ dal termine della frazione è in vantaggio di  sul 13 a 17. Ma negli ultimi due minuti Sassari prende la misura alla zona e raggiunge il primo vantaggio sul 18 a 17. Il primo quarto si chiude sul 20 a 17

Secondo quarto 43 – 34

Inizia con una stoppata a Cinciarini e Johonson Odom da tre. Vola Sassari 25 a 17 a 8’ 30’’. Rientra Watt in panca per i falli e subito a canestro 27 a 19. Stipcevic con due bombe consecutive porta gli isolani avanti e il solo Putney tiene a galla i suoi: 30 a 21. Padroni di casa infallibili dall’arco prima D’Ercole e poi Sipcevic a 6’ e 16’’ 33  a 21. Il maggiore vantaggio raggiunto del periodo è sul 36 a 21. Caserta è già fuori dai giochi a metà secondo quarto. Zona Caserta che produce qualche effetto nell’immediato ma non sulla distanza 38 a 25 a 4’. Gioia e dolori: Sosa continua a sbagliare ed è veramente irritante. 38 a 26 a 2’ 25’’. Sassari è sempre più precisa e Caserta a sprazzi. Al riposo lungo sul 43 – 34  

 Terza frazione 74 a 60

Caserta cerca il recupero ma dopo 50’’ con il punteggio fermo, Watt commette il terzo fallo. Inizia la discesa. Sassari continua con le triple Bell a 8’ e 35’’ e 46 – 34 che poi replica, con un intermezzo di Czyz. 49 – 40 a 7’ 20 ‘’. Nonostante Dell’Agnello cerchi alchimie tecniche sono sempre gli uomini di Pasquini a continuare a volare. Nuovo breack e il tabellone segna 60 a 46 a 4’ e 40’’. Savanovic e Lawal mantengono Sassari 65 a 53.  Per Caserta è quasi notte fonda. Il tempo si chiude sul 74 a 60. Difficile, anzi impresa ardua, commentare un incontro dove la Juvecaserta mostra tutti i suoi limiti sia tecnici che tattici al cospetto di Sassari che sembra, anche per la poca consistenza di Caserta, di un pianeta superiore.

Ultima frazione 95 – 77

Inizia con un errore del solito Sosa. Risultato fermo per 1’ e 10’’, Sosa da due ma Johnson Odom da tre. E’ questa la differenza tra le due squadre, Caserta seriesce ne mette uno e Sassari almeno tre.  A 7’ e 40’’ tabellone sul 77 a 66, con un’azione da sei punti di Sosa (azione da due, fallo supplementare, tecnico subito e azione da due sul successivo possesso palla). Ma il portoricano, sicuramente non uomo decisivo, unane fa e cento ne .. perde. Continua nel suo trend e a sbagliare non essendo decisivo per i suoi. A metà frazione 79 a 66. Caserta è in bambola. Errori a ripetizione. E Sassari vola. Prima 84 a 66 e poi inizia con azioni sugellate dalle stang ovation del pubblico. Caserta ancora una volta umiliata più di quanto non indichi il risultato. Finale 95 a 77.

Dopo la gara di Venezia il giocattolo casertano si è rotto. Incrinati rapporti interni allo spogliatoio e tra dirigenza e staff tecnico. Ci potrebbe essere qualche risvolto.

Bisognerà ricompattarsi per raggiungere l’obiettivo stagionale. La salvezza. Potrebbero bastare quattro/ cinque vittorie. Ma bisogna farle e questa Juve, checchè ne dicano i protagonisti, è veramente in crisi.   

JUVECASERTA AFFONDA ANCHE NEL MARE DI SARDEGNA 95 – 77. ADDIO FINAL EIGHT. SQUADRA ALLO SBANDO was last modified: gennaio 8th, 2017 by Walter Magliocca
8 gennaio 2017 0 commenti
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Florence
CinemaCulturaIn primo piano

Florence Foster Jenkins, il film

scritto da L'Interessante

Florence

Di Luigi Sacchettino

Il 2016 si è concluso al cinema con il film biografico Florence – Florence Foster Jenkins-  diretto da Stephen Frears ed interpretato da Meryl Streep.

Il compito di interpretare la ricca esponente dell’alta società newyorkese con una passione febbrile per il canto Le riesce magicamente, con una interpretazione stupefacente, come Lei ci ha sovente abituati.

Ma chi era Florence?

Florence Foster Jenkins è stata una soprano statunitense, che divenne famosa per la sua completa mancanza di doti canore. Ciononostante, divenne notevolmente celebre in modo non convenzionale.

Siamo negli anni della seconda guerra mondiale  e  l’ereditiera Florence Foster Jenkins è tra le protagoniste dei salotti dell’alta società̀ newyorchese. Mecenate generosa, appassionata di musica classica, Florence, con l’aiuto del marito e manager, l’inglese St. Clair Bayfield, intrattiene l’élite cittadina con incredibili performance canore. Quando canta, quella che sente nella sua testa come una voce meravigliosa, è per chiunque l’ascolti orribilmente ridicola. Solo quando Florence deciderà di esibirsi in pubblico in un concerto alla Carnegie Hall, senza invitati manipolati dal consorte, capirà di trovarsi di fronte alla più grande sfida della sua vita.

Sin da giovane Florence nutriva passione per il canto, mai incoraggiata e sostenuta dal padre, al punto tale che la stessa dovette trasferirsi a Filadelfia e provvedere al proprio mantenimento impartendo lezioni di piano.

Fu lì che conobbe il primo marito, il medico Frank Thornton Jenkins, che le lasciò come triste eredità una infezione di sifilide che alcuni anni dopo le provocò danni irreparabili alle articolazioni.

Nemmeno la malattia riuscì a fermarla, spegnendole il fuoco della passione canora. Cominciò a prendere lezioni di canto, accompagnata al piano dal giovane Cosmé  McMoon.  Dalle registrazioni appariva chiaro che la Jenkins aveva poco senso dell’intonazione e del ritmo ed era a malapena in grado di sostenere una nota. Poco importava; le piaceva la musica, e voleva diffondere l’amore attraverso la musica.

“La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato.”

Un esempio di testardaggine, ostinazione,  e realizzazione dei propri obiettivi.

Phisique du role perfetto per il seduttivo, fedifrago ma dannatamente accudente e romantico Hugh Grant, nei panni del secondo marito di Florence. Un sostegno sempre presente,  incoraggiante e platonicamente innamorato.  I due infatti non ebbero mai rapporti fisici, come forma di tutela verso  St. Clair.  Senza di lui, lei forse non ce l’avrebbe fatta.

Florence ha sfidato inconsapevolmente e saccentemente tutti gli schemi rigidi di quell’epoca;  il suo vero talento non fu cantare- ma credere di saperlo fare e riuscirci.
Un invito ad essere coraggiosi e a sfruttare le risorse che si hanno.

“Non importa avere grande talento ma saper sognare in grande”, si dirà nel film.

Un invito a lasciarsi scivolare di dosso i giudizi.

Un invito a circondarsi di persone che facciano il tifo per noi e ci proteggano.

Florence, nelle sale cinematografiche, in questi giorni.

Florence Foster Jenkins, il film was last modified: gennaio 5th, 2017 by L'Interessante
5 gennaio 2017 0 commenti
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Levrieri
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Levrieri: veloci e silenziosi come il vento! Il Dog Friendly nel nuovo anno

scritto da L'Interessante

Levrieri

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati bentrovati!

Spero che le festività siano trascorse piacevolmente e che i botti di fine anno siano stati un rognoso imprevisto gestito senza risvolti negativi.

Oggi torneremo a parlare di razze: i fascinosi e veloci levrieri. Lo faremo con la Dottoressa Alessandra Giannoccaro, medico veterinario ed educatore cinofilo, che da tempo convive con loro.

  • Grazie mille Dottoressa per aver accettato l’intervista. Cosa sappiamo circa l’ origine di questi velocisti?

“I Greyhounds e i Galgo sono due esponenti di un gruppo di cani più vasto, quello dei levrieri.

Si tratta di cani molto antichi, le cui prime raffigurazioni, ritrovate in Anatolia Centrale (sud-est della Turchia, per intenderci), risalgono al sesto millennio avanti Cristo.

Con la civiltà egizia i levrieri acquistarono un altissimo valore simbolico e religioso, come evidenziano le raffigurazioni nelle tombe dei faraoni; ed è proprio dal leggendario cane dei faraoni, il tesem, ossia la razza canina più antica che ci sia concesso di riconoscere (parliamo del 3600 a.C.) che deriverebbero tutte le razze levriere conosciute.

Per quanto concerne in particolare il greyhound, si ritiene che gli egizi abbiano fatto dono di alcuni dei loro preziosi tesem ad Alessandro Magno che ne avrebbe a sua volta favorito la diffusione nell’antica Grecia con la nascita di una nuova razza: il levriero ellenico. Questo, in tempi più recenti, avrebbe raggiunto le isole britanniche per opera dei fenici. Molti studiosi ritengono a tale proposito che il nome “greyhound” sia nient’altro che una distorsione del termine “greek-hound”.

Per quanto concerne il Galgo, malgrado la apparente notevole somiglianza, si riconosce un percorso completamente diverso e geograficamente inverso: dalla mezza-luna fertile all’Africa settentrionale e di qui direttamente alla penisola iberica.

  • Si fa presto quindi a dire levriero; ma quali sono le analogie e differenze tra le due razze?

“Le due razze si somigliano molto, ma ad un occhio attento mostrano differenze sostanziali.

Sono entrambi cani selezionati per cacciare prede veloci in campo aperto; lo scheletro è leggero ma solido, il torace profondo e il ventre retratto.

Il grey però è uno scattista, dalla muscolatura imponente, la velocità impressionante (si è misurata una velocità sul rettifilo di oltre 70km/h); i piedi, non adatti a terreni dissestati e rurali, hanno dita affusolate con unghie lunghe e robuste per aumentare la presa con il suolo e favorire la propulsione. Le orecchie sono piccole e portate indietro, mentre la coda è lunga, diritta e usata come bilanciere.

Il galgo ha una velocità inferiore ma una maggiore resistenza, con muscolatura più asciutta e piedi più compatti per muoversi agevolmente su ogni tipo di terreno; le orecchie sono più grandi e carnose e la coda ricurva in punta, tipo punto interrogativo.

Probabilmente la differenza più evidente tra le due razze sta nella corporatura in generale: semplificando un po’, pensiamo al fisico di due immensi campioni quali Bolt e Mennea: muscoloso e velocissimo il primo, magrolino ma instancabile il secondo”.

  • Quali sono le caratteristiche di razza di questi splendidi atleti?

 “Avrei talmente tante cose da dire… Riassumendo al massimo le questioni che vorrei evidenziare sono due: la prima è che si tratta di cani dalla sensibilità spiccatissima; le maniere forti sortiscono il solo effetto di impietrirli e indurli a chiudersi in una sorta di muta, incoercibile ostinazione, il che richiede un approccio coerente ma mai aggressivo, empatico e in nessun caso frettoloso. La seconda è che non ci si deve aspettare da un levriero che muoia dalla voglia di compiacerci e “obbedirci”: sono cani fieri e indipendenti, molto devoti ma mai servili. Tutti motivi che inducono gli adepti di un certo stampo di cinofilia e gli appassionati di un certo tipo di discipline cinofile a ritenere i levrieri cani “ottusi” e poco affidabili”.

  • Cosa consiglierebbe spassionatamente ad un umano che fa richiesta di adozione per un levriero?

“L’errore più comune in cui incappa chi decide di prendere per compagno di vita un levriero, ed in particolare un rescue (ossia un cane adulto con un passato di gare o attività venatoria), è pensare di poter “domare” la loro incredibile spinta predatoria! Deve sapere che ogni giorno dovrà fare i conti con questo aspetto della loro personalità.

Ovviamente sto facendo un discorso di carattere generale e che non tiene conto delle singole individualità, ma di fatto bisogna sapere che sono cani che non possono e non devono essere liberati con leggerezza: la forte autonomia e la predatorietà atavica talora, l’eco di un passato oscuro di maltrattamenti  davvero inenarrabili talaltra, possono indurli ad allontanarsi dal proprietario sordi ad ogni richiamo e, in un mondo che non è più a misura d’uomo e tantomeno di cane, spesso a mettersi nei guai.

Il gioco in corsa con i cani di piccola taglia va sempre monitorato con attenzione, potendo con facilità sfociare in una dinamica predatoria vera e propria con conseguenze facilmente immaginabili.

Infine non scegliamo un greyhound rescue se abbiamo in casa gatti o piccoli roditori: nei paesi di origine il loro allenamento viene condotto con l’ausilio di prede vive e tale convivenza risulterà pertanto inattuabile nel 99% dei casi”.

Grazie mille alla dottoressa Giannoccaro per averci aiutato a chiarire alcuni luoghi comuni circa questa razza.

In Italia ci sono ottime associazioni che si occupano dell’affido di greyhound e galgo a “fine carriera”; non vi resta che prendere informazioni, scegliere consapevolmente ed essere pronti ad accoglierli silenziosamente, lasciando loro il tempo di potersi esprimere.

Li ho visti correre senza corde, sereni, curiosi senza coercizioni o allenamenti massacranti: uno spettacolo da togliere il fiato. Libertà.

 

Levrieri: veloci e silenziosi come il vento! Il Dog Friendly nel nuovo anno was last modified: gennaio 5th, 2017 by L'Interessante
5 gennaio 2017 0 commenti
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Volalto
In primo pianoSportVolley

VolAlto e Sonja Percan si separano

scritto da L'Interessante

Volalto

Un viaggio insieme durato due anni e mezzo. Un percorso esaltante dove non sono mancati momenti di difficoltà, ma dove  non poche sono state le gioie sportive. Era il simbolo, il capitano, il letale terminale offensivo, certamente la giocatrice più rappresentativa che abbia mai indossato la divisa rosanera. La VolAlto Caserta e Sonja Percan si separano. Una separazione consensuale, ben meditata da entrambe le parti che porterà la croata a giocare nel campionato di massima serie indonesiano.  “ Non potevamo dirle di no – le parole di Agostino Barone – troppo importante l’offerta ricevuta per opporci. Certo, siamo tutti particolarmente scossi, perché finisce qui una storia bellissima , due anni e mezzo fantastici. Non è stata una cosa facile, perché quello fatto con la Percan è stato un percorso straordinario, ma in nome della indiscussa riconoscenza che abbiamo verso di lei abbiamo ritenuto doveroso non opporci all’offerta pervenutagli.  Sonja non si è mai tirata indietro, sempre in prima fila, sempre pronta a dire si, sempre disponibile.  A lei sono legate pagine importantissime della nostra storia, a lei va il nostro infinito ringraziamento”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Carlo Barbagallo.  “Nello sport, più che nella vita  ad un certo punta della carriera, gli atleti sono costretti a prendere scelte difficili. Purtroppo questo è quello che è accaduto per Sonja, “IL NOSTRO CAPITANO”.  Barbagallo spiega che “quando un’atleta, che ha dato tanto ad una società della quale ne è diventato la bandiera, chiede la cessione, dettata da scelte di vita, non si può che, a malincuore, accontentare. Sicuramente ci mancheranno la sua serietà, la professionalità e soprattutto ci mancherà in campo. Fa parte della vita e dello sport”.  Inevitabili i ringraziamenti alla forte opposta.  “ Sonja ci ha dato tantissimo in questi anni, a lei va il grazie per quanto fatto in campo, per ciò che ha fatto per la società, nello spogliatoio, le auguro tanti successi ma sono certo che in futuro, le strade si rincroceranno, anche se con ruoli diversi. Ancora difficilmente riesco ad immaginare la squadra in campo senza Sonja”. Barbagallo e Barone sottolineano, infine, vuole, però, precisare che “a malincuore, abbiamo dovuto accettare la cessione, però ai nostri tifosi diciamo di stare tranquilli perché siamo già operativi sul mercato per rimpiazzare la Percan nel miglior modo possibile”.

Volalto: il saluto del capitano Sonja Percan

Mi rivolgo a tutti quelli che sono stati vicini ed hanno seguito la VolAlto da quando vesto la maglia rosanera. Un ringraziamento alla società che in questi due anni e mezzo sportivi è stata sempre presente. Ringrazio Carlo Barbagallo e Agostino Barone, come persone rappresentative del club casertano, insieme abbiamo vissuto momenti belli, momenti che rimarranno per sempre parte di me. Un abbraccio personale allo staff tecnico, medico e organizzativo e a tutte le mie compagne che continuerò a tifare, seppure da lontano!

Ai fedelissimi tifosi ed agli appassionati ragazzi del Manicomio Accanito un grazie per il loro continuo supporto. Sono stati anni bellissimi e pieni di emozioni sia belle  che brutte, emozioni che mi hanno fatto apprezzare ed amare questa squadra e questa città. E’ arrivato il momento di accogliere nuovi stimoli personali, salutando con affetto questa maglia, queste persone e questa città. Un abbraccio.

Il capitano Sonja Percan

VolAlto e Sonja Percan si separano was last modified: gennaio 3rd, 2017 by L'Interessante
3 gennaio 2017 0 commenti
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Festa
CulturaEventiIn primo piano

Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania

scritto da L'Interessante

festa

Si rinnova a Macerata Campania l’appuntamento con la festa di “Sant’Antuono”, uno degli eventi più seguiti nel panorama delle feste popolari e religiose della regione

Il programma della kermesse organizzata dalla parrocchia “San Martino Vescovo”, diretta dall’abate don Rosario Ventriglia con l’associazione “Sant’Antuono & le Battuglie di Pastellessa”, con a capo Alfonso Munno, è stato presentato nelle scorse ore. Si partirà questo giovedì con il sorteggio dei numeri di sfilata dei carri sul sagrato della chiesa di corso Umberto I. I festeggiamenti entreranno però nel vivo nella prossima settimana con l’apertura della mostra “Macerata Campania, città che suona”. Due le iniziative che faranno da apripista alla festa: la “Notte dei carri”, in cui si potrà assistere agli ultimi preparativi e alle prove delle Battuglie nei vari rioni e la consegna del premio “Historia Loci”. Sfilate, seminari, benedizione del fuoco e degli animali con l’accensione del ceppo di Sant’Antonio, laboratori a tema: questi gli altri intrattenimenti previsti. E ancora riffa, giochi tradizionali e accensione dei fuochi pirotecnici figurati. La kermesse, insomma, è già ai nastri di partenza e i suoni ancestrali di tini, botti e falci sono pronti ad invadere le strade di Macerata Campania e delle sue due frazioni Casalba e Caturano.

“La chiesa – ha spiegato il parroco don Ventriglia, ha evangelizzato questa anticha tradizione con la luminosa testimonianza dell’abate sant’Antonio, dandole quale significato il santificare non solo la natura, simboleggiata dal fuoco e dagli animali, ma anche le persone. Perciò – ha concluso il parroco – chi sale sul carro si impegna a portare in alto il valore del bene”.

Festa di Sant’Antuono a Macerata Campania was last modified: gennaio 3rd, 2017 by L'Interessante
3 gennaio 2017 0 commenti
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Iqbal
CulturaIn primo pianoTeatro

Iqbal: i scena al piccolo teatro di Caserta

scritto da L'Interessante

Iqbal

AL PICCOLO TEATRO DI CASERTA

IN SCENA IQBAL DI LUIGI MARINO

Dopo tre appuntamenti esclusivamente musicali questo fine settimana, sabato 7 gennaio alle ore 21 e domenica 8 alle 19, è di scena il teatro/canzone al Piccolo Teatro Cts di via Louis Pasteur 6 a Caserta, in zona Centurano. Iqbal di Luigi Marino lo spettacolo presentato dalla compagnia teatrale RossoSimona e diretta dallo stesso autore. Sul palco del Cts ci saranno, oltre allo stesso Marino, Noemi Caruso e Arianna Luci.

            Questa la storia riadattata in pièce teatrale e dalla quale è stato tratto anche un film prodotto nel 1998 dalla Rai con la regia di Cinzia TH Torrini. Iqbal Masih (1983-1995) è stato un bambino operaio, sindacalista e attivista pakistano, diventato un simbolo della lotta contro il lavoro infantile. Per ripagare un debito familiare equivalente a 12 dollari, Iqbal fu ceduto a un fabbricante di tappeti. Fu quindi costretto a lavorare 10-12 ore al giorno, incatenato al telaio e sottonutrito, tanto da riportare un danno alla crescita. Nel 1992 riuscì a uscire di nascosto dalla fabbrica e partecipò insieme ad altri bambini a una manifestazione. Ritornato nella manifattura, si rifiutò di continuare a lavorare malgrado le percosse. Il padrone sostenne che il debito anziché diminuire era aumentato a diverse migliaia di rupie, pretendendo di inserirvi lo scarso cibo dato a Iqbal e supposti errori di lavorazione. La famiglia fu costretta dalle minacce ad abbandonare il villaggio. Iqbal, ospitato in un ostello, cominciò a studiare, a viaggiare e a partecipare a conferenze internazionali, sensibilizzando l’opinione pubblica sui diritti negati dei bambini lavoratori pakistani contribuendo al dibattito sulla schiavitù mondiale e sui diritti internazionali dell’infanzia. Alla fine del 1994 si recò a Stoccolma, partecipando a una campagna di boicottaggio dei tappeti pakistani volta a mettere pressione sulle autorità di Islamabad. Nel dicembre del 1994 presso la Northeastern University di Boston ricevette il premio Reebok Human Rights Award. Vista la giovanissima età venne creata una categoria apposita: Youth in Action. Nel frattempo, sia per la pressione internazionale che per l’attivismo locale, le autorità pakistane avevano preso una serie di provvedimenti, tra cui la chiusura di decine di fabbriche di tappeti. Le testimonianze circa gli avvenimenti dell’ultima giornata della sua vita, il 16 aprile 1995, giorno di Pasqua, sono in buona parte imprecise e contraddittorie. Due cugini che l’accompagnavano riferiscono che a un certo punto nel tardo pomeriggio non prese l’autobus che doveva portarlo nella capitale e si allontanò con loro in bicicletta. Secondo il rapporto della polizia e la testimonianza iniziale dei cugini, uno dei quali fu ferito nella sparatoria in cui Iqbal Masih venne ucciso, l’omicida fu un lavoratore agricolo a seguito di una breve lite. Si accusò subito la “mafia dei tappeti”. A distanza di tempo permangono diversi dubbi sull’accaduto. Pure i due cugini poche settimane dopo ritrattarono la loro testimonianza iniziale. A seguito della sua morte, il tema del lavoro minorile, in special modo nell’industria pakistana dei tappeti, ha ricevuto ancora maggior attenzione, rendendo Iqbal un vero e proprio simbolo di tale causa.

Iqbal: i scena al piccolo teatro di Caserta was last modified: gennaio 3rd, 2017 by L'Interessante
3 gennaio 2017 0 commenti
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Napoli -Real
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NAPOLI – REAL: VENDITA BIGLIETTI ANTICIPATA. SIAMO ALLE SOLITE. LA SERIETA’ …. NON E’ UNA COSA SERIA

scritto da Walter Magliocca

Napoli – Real 

Corsa al biglietto: terminali bloccati, code interminabili. Siamo alle solite. In un’ora tagliandi esauriti

La serietà non appartiene alla nostra terra. Le date in un primo momento decise e divulgate su tutti i siti  sono mutate, “un giorno all’improvviso”. Il primo giorno dell’anno. Vendita anticipata al due gennaio. Non ci pare una cosa professionale. Manca un criterio logico e la scelta da adito a pensieri ed illazioni che non fanno rima con serietà.

Napoli – Real: cambio di data ….. all’improvviso 

Napoli – Real: perché cambiare le date? Perché concedere così poco tempo avvisando solo il giorno prima e peraltro in un festivo particolare?

Il punto è che se era stato stabilito un calendario doveva essere rispettato. Di solito ci si comporta in questo modo.

Si ritiene che simili decisioni non diano proprio una bella immagine del calcio Napoli e ovviamente di tutto il meridione.

Perché si sa è facile generalizzare ma, nel caso di specie, i detrattori hanno anche ragione. Si gioca sulla passione azzurra e su tutto quello che rappresenta la sfida Champions league Napoli – Real.

Napoli – Real: terminali bloccati e vendita a rilento ma …… biglietti esauriti

A pensar male si fa peccato e …… tutto quello che ne consegue. Non solo il cambio di data ma, meraviglia della meraviglia, con terminali bloccati, vendite a rilento, code interminabili, i biglietti messi in vendita risultano già esauriti. Miracoli del telematico.

Napoli – Real: si va verso il tutto esaurito

Ovviamente e questo ci pare scontato, si va verso il tutto esaurito con due mesi di anticipo. E questo la dice lunga sulla lungimiranza (gioco di parole voluto) del presidente del Napoli calcio. Solo a Napoli sono stati posti in vendita i tagliandi per la gara Champions con tanto anticipo.

E comunque vada la gara dell’andata, lo stadio San Paolo sarà pieno in ogni ordine i posti. E sicuramente oltre la capienza.

Viva la repubblica ….. meridionale. Per non dire altro.

NAPOLI – REAL: VENDITA BIGLIETTI ANTICIPATA. SIAMO ALLE SOLITE. LA SERIETA’ …. NON E’ UNA COSA SERIA was last modified: gennaio 2nd, 2017 by Walter Magliocca
2 gennaio 2017 0 commenti
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