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Categoria

In primo piano

casertana
CalcioIn primo piano

CASERTANA: ALLA RIPRESA CON VITTORIA. SI AGGIUDICA IL DERBY CON LA PAGANESE 2 – 0

scritto da L'Interessante

casertana

di Pasquino Corbelli

Casertana: due punti salvezza strizzando l’occhio ai play off

La Casertana riprende il campionato con una vittoria.  Il derby del Pinto è caratterizzato dal forte e gelido vento che condizionano non poco le giocate in campo e dai pochi tifosi presenti sugli spalti. Questo perché le autorità hanno autorizzato l’ingresso allo stadio ai soli abbonati a causa degli incidenti avvenuti nel dopo partita dell’andata tra le opposte tifoserie dopo la vittoria dei falchetti grazie ad un realizzato da Orlando a tre minuti dal 90’.

Primo tempo

Minuto 11° Giannone spreca una facile occasione su perfetto assist di Corado sparando sopra la traversa a pochi passi dal portiere.   La reazione della Paganese arriva al 30’ grazie a Maiorano con un forte tiro dal basso in alto, aiutato anche dal vento che Ginestra riesce a toccare e a deviare sulla traversa. Sulla ribattuta Reginaldo insacca in acrobazia ma la rete è annullata per fuorigioco.

Secondo tempo e la Casertana fa suo il derby

Ripresa al 5’ registriamo un tiro da fuori area di Mauri che Ginestra para con un intervento plastico. Quattro minuti più tardi la Casertana passa, cross di Giannone dalla destra che Ciotola corregge in rete con una mezza girata. Al 74’ azione prolungata della Casertana con De Marco che ruba palla alla difesa ospite, si invola in area e dopo aver superato anche il portiere calcia di precisione ma il pallone torna in campo e il rossoblù ribadisce in rete con la difesa che ancora ribatte. La sfera finisce sui piedi di De Filippo che riesce ad insaccare. Al 84’ la Casertana ancora vicino al gol con il neo entrato Colli che servito da De Filippo è autore di un gran tiro dal limite che lambisce il palo alla sinistra di Chiriac. Dopo una serie di sostituzioni da una parte e dall’altra, il direttore di gara concede quattro minuti di recupero durante i quali non succede più nulla e le squadre guadagnano il caldo degli spogliatoi.

La Casertana è confortata dall’applauso dei pochi intimi presenti sugli spalti. Il nuovo anno comincia sotto buoni auspici.

Il tabellino

CASERTANA: Ginestra 6, Finizio 6, Ramos 6, Giorno 6 (68’ Carriero), Rainone 6, D’Alterio 6, De Marco 6, Rajcic 6, Corado 6.5, Giannone 6 (80’ Colli), Ciotola 6 (64’ De Filippo). A disp.: Fontanelli, Pezzella, Magnino, Bernardes, Diallo. All.: Tedesco 6

PAGANESE: Chiriac 6, Della Corte 6, Silvestri 6, Pestrin 6, Picone 6 (87’ Longo), Alcibiade 6, Herrera 6, Mauri 6 (70’ Zerbo), Reginaldo 6, Maiorano 6 (80’ Stoia), Ciciarelli. A disp.: Coppola, Mansi, Parlati, Caruso, Stoia, Bernardini, Tagliavacche, Camilleri. All.: Grassadonia 6

ARBITRO: Andrea Capone di Palermo 6

ASSISTENTI: Palermo e Falco di Bari

RETI: 54’ Ciotola (C), 74’ De Filippo (C)

AMMONITI: Reginaldo (P), Rajcic (C), Mauri (P), Corado (C), Colli (C)

ANGOLI: 3-2 per la Casertana.

SPETTATORI: circa 300 (ingresso concesso ai soli abbonati)

RECUPERO: 1° tempo 0 – 2° tempo 4’

CASERTANA: ALLA RIPRESA CON VITTORIA. SI AGGIUDICA IL DERBY CON LA PAGANESE 2 – 0 was last modified: gennaio 22nd, 2017 by L'Interessante
21 gennaio 2017 0 commenti
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terremoto
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

La Protezione civile ci dice cosa fare in caso di terremoto

scritto da L'Interessante

Terremoto.

di Antonio Andolfi

La Protezione Civile sul suo sito fornisce una serie di consigli da seguire prima, durante e dopo un terremoto

IN CASO DI SCOSSA, PRIMA DI TUTTO IDENTIFICARE POSTI SICURI ALL’INTERNO E ALL’ESTERNO 

  • Sotto mobili robusti, come per esempio una pesante scrivania o un tavolo.
  • Contro un muro interno.
  • Lontano da dove vetri potrebbero frantumarsi (come nei pressi di  finestre, specchi, quadri) o da dove librerie pesanti o altri mobili pesanti potrebbero cadere.

All’esterno, lontano da edifici, alberi, linee telefoniche ed elettriche, cavalcavia  o autostrade sopraelevate.

In dettaglio,

  • Se sei in luogo chiuso cerca riparo nel vano di una porta inserita in un muro portante (quelli più spessi) o sotto una trave.

Ti può proteggere da eventuali crolli

  • Riparati sotto un tavolo.

È pericoloso stare vicino ai mobili, oggetti pesanti e vetri che potrebbero caderti addosso

  • Non precipitarti verso le scale e non usare l’ascensore.

Talvolta le scale sono la parte più debole dell’edificio e l’ascensore può bloccarsi e impedirti di uscire

  • Se sei in auto, non sostare in prossimità di ponti, di terreni franosi o di spiagge.

Potrebbero lesionarsi o crollare o essere investiti da onde di tsunami

  • Se sei all’aperto, allontanati da costruzioni e linee elettriche.

Potrebbero crollare

  • Rimani lontano da impianti industriali e linee elettriche.

È possibile che si verifichino incidenti

  • Sta lontano dai bordi dei laghi e dalle spiagge marine.

Si possono verificare onde di tsunami

  • Evita di andare in giro a curiosare e raggiungi le aree di attesa individuate dal piano di emergenza comunale.

Bisogna evitare di avvicinarsi ai pericoli

  • Evita di usare il telefono e l’automobile.

È necessario lasciare le linee telefoniche e le strade libere per non intralciare i soccorsi

CHE COSA FARE DOPO LE SCOSSE

Due semplici consigli che non salvano la vita, ma aiutano i soccorsi.

Primo: togliere la password al Wi-Fi, in modo da facilitarne l’uso per aiutare i soccorsi. 

Secondo: se Facebook ha attivato il Safety Check, il servizio che permette alle persone nelle zone interessate dalle scosse di segnalare ai propri amici dove ci si trova, e se voi siete su Facebook, fate sapere che state bene. È un modo indiretto per indirizzare i soccorsi dove c’è davvero bisogno.

La Protezione civile ci dice cosa fare in caso di terremoto was last modified: gennaio 20th, 2017 by L'Interessante
20 gennaio 2017 0 commenti
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cane
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Tu mi ignori, io soffro Ansia da separazione nel cane e stili di attaccamento dei proprietari

scritto da L'Interessante

Cane.

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati questa settimana continuiamo a parlare dell’influenza che il comportamento del proprietario può avere sullo sviluppo di alcuni stati di disagio nel cane

Dopo aver riportato lo studio sul proprietario aggressivo, ci spostiamo su quello evitante.

Lo studio a cui faccio riferimento è stato pubblicato nel febbraio 2015 su Plus One, ad opera del dipartimento di etologia, Università di Budapest, con la firma di Veronika Konok, András Kosztolányi, Wohlfarth Rainer, Bettina Mutschler, Ulrike Halsband,  Ádám Miklósi.

Come abbiamo potuto notare precedenti ricerche avevano suggerito che l’atteggiamento dei proprietari verso i loro cani  poteva  contribuire ad una varietà di problemi di comportamento del cane;  gli autori di suddetto studio presuppongono che cani con disordini correlati alla separazione chiedano sostegno in maniera differente al proprietario rispetto a ciò che avviene in cani definiti “normali”.

La ricerca ha suggerito che questi cani possano avere uno stile di attaccamento insicuro. Nel presente studio veniva investigato se lo stile di attaccamento e i tratti di personalità del proprietario nonché la personalità del cane potessero influenzare il verificarsi di un evento d’ansia in seguito alla separazione. Veniva sottoposto a circa 1500 proprietari un questionario  con una serie di domande per investigare il rapporto col proprio cane e si è così scoperto che  i proprietari con il punteggio più alto mostravano un  attaccamento evitante, che era in relazione con un aumento degli eventi di ansia da separazione.

I risultati hanno suggerito che i proprietari con un attaccamento evitante possano facilitare lo sviluppo dell’ansia da separazione nei cani. Si è presunto che i proprietari evitanti siano meno sensibili alle esigenze del cane e non riescano ad essere una base sicura per il proprio cane quando necessario. Come risultato i cani formano un attaccamento insicuro e possono sviluppare più facilmente tale alterazione. Gli autori hanno aggiunto che ci possano essere spiegazioni alternative dei risultati e che le discussioni e studi a riguardo siano in evoluzione.

Insomma, è tutto in divenire. Ma qualcosa torna. Partiamo prima dagli umani: cosa s’intende per  attaccamento evitante?

Ce lo sintetizza egregiamente Grazia Attili, nel suo libro Attaccamento e Amore.  A  partire dagli studi dell’etologia, l’autrice spiega le radici biologiche che stanno alla base delle  relazioni affettive e sessuali e ripercorre tappe e snodi dei legami di coppia.

“Per attaccamento verso una persona- spiega l’Autrice- s’intende quel sentimento che si prova quando ci sentiamo legati a qualcuno per sicurezza ed abitudini e può essere declinato in vari stili”. Quello a cui fa riferimento lo studio cane- proprietario è di tipo evitante/distanziante e in un rapporto madre- figlio umano comporterebbe:

  • una madre che non forma una base sicura e forma nel figlio l’idea che non è degno di essere amato;
  • una madre che lo vuol far diventare presto “ometto “;
  • una messa in atto di falsa autonomia (negazione dei bisogni);
  • il bambino viene spinto ad essere il più bravo e cresce il senso di competizione in lui, è solo abituato ad obbedire agli ordini del genitore;
  • nei rapporti da adulto non chiederà nulla a nessuno perché crederà che gli altri non sono disposti ad aiutarlo;
  • sopprime le sue emozioni per non essere “rifiutato“, rifiuta i sentimenti e li ritiene ridicoli;
  • è pronto ad usare gli altri, attribuzione di interesse e disvalore degli altri.

 E’ vero che gli studi sull’attaccamento tra uomo e cane hanno bisogno di ulteriori investigazioni ma volendolo trasporre questi punti nel rapporto cane proprietario cosa descriveremmo?

Il  proprietario che esce senza salutare il suo amico a quattro zampe.

Rincasa senza salutarlo.

Il  cucciolo che non può sbagliare perché deve crescere in fretta; non sono concesse  esplorazioni, deiezioni fisiologiche, utilizzo della bocca.

Il  cane guarda ripetutamente il proprietario- o gli va vicino- quando è in difficoltà e il proprietario resta immobile.

Se il suo cane fa rissa al parco l’umano non sostiene né lo accoglie, ma rimprovera direttamente senza cercare di capire cosa può essere successo.

Il cane richiede attenzioni e il proprietario lo ignora, nonostante il disagio del cane cresca.

Il cane raggiunge il proprietario, che guarda la tv mentre è steso comodamente sul divano, per il momento coccola ma quest’ultimo lo ignora o si alza e se ne va.

Il proprietario imposta la relazione soltanto sulla sfera comandi.

Il cane che vive in giardino in isolamento sociale, la cui unica compagnia è rappresentata dai sette nani.

Insomma, la lista è lunga.

Un attaccamento evitante potrebbe quindi aumentare lo stato d’ansia del nostro cane.

Il quale non ha scelto di vivere con noi. Non è venuto da solo a casa nostra. Non è fuggito

dal canile per raggiungerci. Non ci ha acquistati in allevamento.

E’ stata una nostra scelta di responsabilità.

Tocca a noi trovare il tempo e le risorse per il suo benessere. E per farlo ci vuole la capacità di imparare a leggere la mente dell’altro.

Per farlo, bisogna essere una base sicura e di sostegno allo sviluppo.

È facile demolire; il difficile è far crescere.

Tu mi ignori, io soffro Ansia da separazione nel cane e stili di attaccamento dei proprietari was last modified: gennaio 20th, 2017 by L'Interessante
20 gennaio 2017 0 commenti
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amore
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Amore: un caso del destino. La leggenda del filo rosso

scritto da L'Interessante

Amore.

Di Michela Salzillo

Il cuore è una lingua, comincia a parlare prima che subentri in noi la parola, il concetto definito, quello che spesso complica le cose. Non c’è grammatica che sia più difficile di quella parlata dai sentimenti, e lo impariamo quasi subito: ce lo insegnano gli imprevisti non calcolabili, quelli che di solito arrivano per scomporci le abitudini e le convinzioni. È negli improvvisi giusti che cominciamo a capire quanto sia fondamentale l’amore, non importa se non sappiamo bene come chiamarlo, quale vestito fargli indossare o quale camera mettergli a disposizione, perché il cuore di queste cose non sa nulla, conosce solo l’urgenza di dare o restituire vita, e lo fa a prescindere da ogni ragionevole limite. Non è una cosa semplice l’amore, confina spesso con l’innamoramento, la passione, e a volte ci confonde: è un movimento universale, una legge senza deontologie precise; è una energia ciclica e rigenerante che, come qualcuno scriveva, move il sole e l’altre stelle. È un legame che lascia liberi; è un bisogno senza dipendenza; è un divertimento, anche un impegno, in grado di appagare l’anima, e quando da cosmico si trasforma nella viva presenza di qualcuno, in grado di essere il nostro fianco irrinunciabile, diventa subito il desiderio perfetto verso cui conciliamo tutti i nostri migliori intenti. A volte è anche doloroso, e forse non c’è nulla di sbagliato in questo: gli amori non corrisposti, ad esempio, non sono di certo il migliore augurio da fare, agli altri come a sé stessi, ma è proprio attraversando questo tipo di dimensione che si impara ad assaggiare il frutto maturo del sentimento; in questo modo si giunge a capire che di certo l’amore è la regola delle nostre più profonde volontà, ma lo stare insieme è una eccezione che spesso sbaglia i tempi. La difficoltà, infatti, non è trovare l’amore, ma scorgere qualcuno che si innamori di noi nell’ istante in cui ci accade la stessa cosa, e che poi resti a viaggiare sul nostro stesso binario, al medesimo ritmo delle nostre esigenze. Detta così, sembra la cosa più complicata del mondo, soprattutto per chi ha collezionato più amori sbagliati che gioie da cofanetto, ma state tranquilli!  Anche in questo caso la speranza è pronta a morire per ultima, a dirlo è una bellissima leggenda cinese a cui, sognatori o no, vale la pena dar credito.

Siamo destini che si uniscono: per trovare l’ amore basta seguire un filo rosso

Secondo un’antica leggenda, che le maggiori testimonianze fanno confinare con la tradizione cinese – poi adottata anche dal Giappone – ci sarebbe un filo rosso in grado di legare le persone destinate a incontrarsi: a prescindere dal tempo, luoghi o circostanza. Il filo può allungarsi, aggrovigliarsi, ma non potrà mai spezzarsi. Anche se le due anime non dovessero mai arrivare a incontrarsi, il filo resterà sempre attaccato alle loro dita, invisibile, nascosto ai loro occhi.

 

C’era una volta… un bellissimo racconto d’ amore

  C’era una volta, un uomo di nome  Wei, che – rimasto orfano di entrambi i genitori quand’era ancora un bambino – aveva maturato negli anni un unico  desiderio: quello di sposarsi e costruire una grande famiglia; nonostante gli sforzi e le buone intenzioni, però, era giunto all’età adulta senza essere riuscito a trovare una donna da prendere in moglie.

 Un giorno, durante uno dei sui viaggi, il giovane Wei incontrò, sui gradini di un tempio, un anziano scrupolosamente impegnato a consultare un libro. Wei, incuriosito, chiese all’uomo cosa stesse leggendo; l’anziano, che si identificò come il Dio dei matrimoni, dopo aver adocchiato una pagina del volume, confessò a Wei di conoscere l’identità della donna che gli sarebbe rimasto a fianco per tutta la vita.

Durante la visione, però, tenne a specificare che al momento era una bimba di soli tre anni, quindi avrebbe dovuto attenderne altri quattordici prima di riuscire a conoscerla. Wei, nonostante fosse rimasto deluso dalla risposta, chiese cosa contenesse il sacco che aveva notato già da prima alle spalle del saggio; l’uomo rispose che lì dentro era custodito del filo rosso, destinato a legare i piedi di mariti e mogli. Un filo invisibile e impossibile da tagliare, in modo da permettere alle due persone legate tra loro di sposarsi.

Quelle parole, indubbie portatrici di un ottimo messaggio, non furono per nulla di aiuto a  Wei che, per sentirsi libero di scegliere da solo, senza il vincolo del destino, la donna da sposare, ordinò al suo servo l’ uccisione della  bambina destinata a diventare sua sposa,almeno secondo quanto raccontato dal vecchio saggio. Il servo, come richiesto, pugnalò la bambina, ma non la uccise: riuscì soltanto a ferirla alla testa.

 Wei, dopo l’accaduto, si rassegnò a vivere la sua solita vita, confrontandosi spesso con quel  vuoto incolmabile. Quattordici anni dopo da quelle vicende, ancora celibe, conobbe una bellissima ragazza: aveva diciassette e proveniva da una famiglia agiata, fu con lei che si sposò. In tutti quegli anni sua moglie aveva sempre indossato una pezzuola sulla fronte e Wei, che ne aveva sempre rispettato il mistero, un giorno le chiese per quale motivo non  la togliesse mai, nemmeno per lavarsi. Fu così che la donna, in lacrime, raccontò che quando aveva tre anni fu accoltellata da un uomo. Il folle gesto le aveva procurato una profonda cicatrice sulla fronte, quella che per vergogna   nascondeva accuratamente sotto a delle bende.  Udire quelle parole per Wei fu come ricevere una pugnalata, in un istante si ricordò dell’incontro con il Dio dei matrimoni, di ciò che gli aveva predetto, e del successivo ordine che dette al suo servo. Confidare a sua moglie di essere stato il diretto artefice del tentato omicidio a suo danno, le parve la cosa migliore da fare. Conoscere la verità, però, non danneggiò di certo il loro amore, anzi , si rivelò un sigillo ulteriore sulla loro unione, oltre che una valida conferma del fatto che al destino nulla è impossibile.

Amore amore.

 

 

 

 

Amore: un caso del destino. La leggenda del filo rosso was last modified: gennaio 20th, 2017 by L'Interessante
20 gennaio 2017 0 commenti
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juvecaserta
BasketIn primo pianoSport

JUVECASERTA: FIRMA DIAWARA. CONTINUA LA VENDITA DEI MINI ABBONAMENTI

scritto da L'Interessante

Juvecaserta

Juvecaserta firma Diawara

La Juvecaserta Pasta Reggia comunica di aver sottoscritto un accordo fino al termine della corrente stagione sportiva con il giocatore Yakhouba Diawara, ala di 201 cm di nazionalità francese. Nato a Parigi il 29 agosto del 1982, dopo l’attività giovanile in Francia, si è trasferito alla Pepperdine University con la cui maglia ha disputato il campionato NCAA nelle stagioni 2003/4 e 2004/5. Dopo la summer league con i Minnesota Timberwolves, è ritornato in Francia a Bourgogne e, poi, a febbraio del 2006 è approdato alla Fortitudo Bologna con cui ha preso parte al campionato italiano ed a 5 gare di Eurolega. Nel 2006 ha esordito in NBA con i Denver Nuggets dove è rimasto per due stagioni prima di essere ceduto ai Miami Heats dove è rimasto fino alla stagione 2009/10. L’anno successivo è tornato in Italia nelle fila dell’Enel Brindisi (30 partite, 13,6 punti). Nel 2011/12 ha firmato per la Cimberio Varese (36 partite, 15,2 punti in media) e l’anno successivo alla Reyer Venezia (33 partite con una media di 13,1 punti). La stagione 2013/14 l’ha iniziata in Francia con i Gravelines Dunkerque, partecipando al massino campionato francese ed alla Eurocup. A marzo è tornato alla Openjobmetis Varese con cui ha concluso la stagione disputando 24 partite con una media di 13,2 punti. Ritornato in NBA ai Memphis Grizzlies nel 2015/16, a novembre ha firmato con il Limoges con cui ha disputato 24 gare di campionato, 6 di Eurolega ed 8 di Eurocup. È stato componente delle nazionali francesi U18 (con cui ha vinto un campionato europeo) ed under 20, oltre che partecipare ai Campionati europei ed alle Olimpiadi di Londra con la maglia della nazionale transalpina.
«Khouba – sottolinea coach Dell’Agnello – ci aveva favorevolmente impressionato la scorsa settimana nel corso degli allenamenti che ha sostenuto con noi. È sicuramente un giocatore esperto del campionato italiano che nel prosieguo di questa stagione potrà darci molto anche e soprattutto dal punto di vista tattico».
«Dopo aver avuto certezza delle sue condizioni fisiche – evidenzia il gm Guastaferro – ci siamo attivati per stringere un accordo con un giocatore sulle cui qualità non esistono dubbi e che, oltre tutto, è un perfetto conoscitore del nostro campionato. Credo, perciò, che possa darci una valida mano in questo girone di ritorno. Mi auguro che i nostri tifosi possano apprezzare questo ulteriore sforzo sostenuto dalla società ed esserci ancor più vicini anche sottoscrivendo, eventualmente, il mini-abbonamento per il girone di ritorno».

Continua la vendita degli abbonamenti per il girone di ritorno

Continua la vendita degli abbonamenti per il girone di ritorno! La promozione che ha visto alcuni giocatori bianconeri svestire i panni di cestisti per lo spot promozionale, non è ancora decollata, ma si spera che i nuovi ingaggi, realizzati e promessi, facciano “riscaldare” i tifosi casertani ancora infreddoliti e non soltanto dal clima. Ancora poco tempo per abbonarsi! 
Ricordiamo tutti i dettagli per sottoscrivere l’abbonamento:
C’è tempo fino alla gara interna con Varese in programma il 29 gennaio al PalaMaggiò.  Si potrà assistere alle otto gare del girone di ritorno del campionato di Lega A in programma al Palamaggiò.
Gli abbonamenti saranno in vendita presso la Ticketteria in via Gemito, a Caserta, oppure online all’indirizzo del circuito Go2.it presente sul sito web ufficiale della Juvecaserta.
Questi i prezzi. 
  Parterre centrale euro 586,00 con prevendita euro 10,00 = euro 596,00
  Parterre  centrale under18  euro 400,00 + 10.00 =  euro 410,00
  Parterre euro 293,00 +5,00 = euro 298,00
  Parterre under18 euro 186,00 + 5,00 = euro 191,00
  Tribuna Pasta Reggia euro 170,00 + 3,00= euro 173,00
  TribunaPasta Reggia under 18 euro 114,00 + 3,00 = euro 117,00
  Tribuna numerata euro 138,00 + 2,00= euro 140,00
  Tribuna numerata under18 euro 90,00 + 2,00 = euro 92,00
  CurvaAncilotto e 4 stelle euro 58,00 + 1,00 = euro 59,00
  CurvaAncilotto e 4 stelle under18 euro 42,00 + 1,00 = euro 43,00
  Per under 18 si intendono coloro che al momento della sottoscrizione dell’abbonamento non hanno ancora compiuto i 18 anni di età. I bambini di età inferiore ai 6 anni hanno diritto all’ingresso gratuito.
Parterre –   L’abbonamento di parterre centrale è valido per tutte le gare interne che la Juvecaserta disputerà al Palamaggiò e dà diritto ad un pass familiare per il parcheggio riservato.  Tutti gli abbonamenti, sono validi esclusivamente per le gare del girone di ritorno della stagione regolare che la Juvecaserta disputerà al Palamaggiò e danno diritto alla prelazione su tutte le partite interne che saranno disputate dopo la conclusione della regular season. Eventuali gare non disputate, per qualsivoglia motivo, non daranno diritto ad alcun rimborso.
In occasione di particolari incontri casalinghi, motivi di ordine pubblico potrebbero indurre le forze dell’ordine a riservare la curva “Quattro stelle” alla tifoseria ospite. In tal caso gli abbonati a tale settore saranno trasferiti in un altro ordine di posto individuato dalla società d’intesa con le forze dell’ordine.

JUVECASERTA: FIRMA DIAWARA. CONTINUA LA VENDITA DEI MINI ABBONAMENTI was last modified: gennaio 17th, 2017 by L'Interessante
17 gennaio 2017 0 commenti
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Capodanno
CulturaIn primo piano

Capodanno in Russia: si festeggia due volte

scritto da L'Interessante

Il vecchio Capodanno.

Di Erica Caimi

Se volete festeggiare due volte Capodanno, la Russia è il paese che fa per voi.

L’arrivo del nuovo anno si celebra esattamente come in Europa, la notte del 31 dicembre. E’ la festa delle famiglie, il momento in cui ci si riunisce per mangiare, bere champagne e scartare i regali. Pochi minuti prima che i dodici rintocchi dell’orologio del Cremlino battono la mezzanotte dall’alto della torre Spasskaja, il Presidente russo appare in TV per il suo consueto discorso di auguri alla Nazione. Si dice che se si riesce ad esprimere un desiderio tra il primo e l’ultimo rintocco, questo si avvererà certamente.

Esiste, però, un’altra curiosa tradizione che viene mantenuta in vita fin dal lontano 1918: quella di festeggiare il Capodanno un’altra volta, la notte tra 13 e il 14 gennaio e le ragioni sono da ricercare nella storia.

Storia del Capodanno nella Russia prerivoluzionaria

Nella Russia dei tempi pagani, l’arrivo del nuovo anno veniva celebrato a marzo, in concomitanza con l’equinozio di primavera, probabilmente perché associato al ciclo agricolo. Con l’adozione del cristianesimo da parte della Rus’ di Kiev (il primo stato russo fondato, secondo le antiche cronache, intorno alla metà del IX° secolo, che si estendeva su parte dell’attuale territorio ucraino, bielorusso e russo) e l’assimilazione del calendario bizantino, si spostò l’arrivo del nuovo anno al primo settembre. Questa incoerenza sopravvisse a lungo, poiché essendo il territorio estremamente vasto, in alcuni luoghi si continuava a festeggiare il Capodanno a marzo, mentre in altri a settembre. Soltanto alla fine del quindicesimo secolo, nell’antica Rus’, l’inizio del nuovo anno venne uniformato al primo settembre.

Venne poi l’epoca dello zar riformatore Pietro I, detto il Grande, che molto si prodigò per modernizzare l’Impero Russo e avvicinarlo il più possibile all’Europa. Perseguendo nel suo intento, con decreto datato 1699, lo zar stabilì ufficialmente che il nuovo anno dovesse cominciare il primo gennaio, esattamente come negli altri paesi europei. Con questa riforma, il calendario bizantino venne sostituito con quello Giuliano, il quale ha uno scarto di diversi giorni rispetto al nostro Gregoriano.

La Rivoluzione e il Vecchio Capodanno oggi

Dopo la rivoluzione russa del 1917, il governo bolscevico emanò un decreto che cambiò nuovamente lo scandire del tempo e delle festività, adottando il calendario Gregoriano. In quell’anno (1918), la differenza di giorni tra il calendario Giuliano, anche detto del “vecchio stile” e quello Gregoriano consisteva in tredici giorni. Il Vecchio Capodanno è una stranezza che nasce proprio dal passaggio da un sistema di calendario all’altro e dallo scarto di tredici giorni tra i due. Da quel momento, si cominciò a festeggiare il nuovo anno il 1° gennaio come nel resto del mondo, ma si conservò l’usanza di celebrare anche la notte tra 13 il 14 gennaio in onore del Vecchio Capodanno (Starij Novyj god, in russo) secondo il calendario Giuliano. Ancora oggi, sebbene non sia un giorno festivo, lo Starij Novyj god è una ricorrenza in più per riunirsi a festeggiare con famiglia o amici e mangiare i famosi vareniki con sorpresa, una vecchia e immancabile tradizione. In passato i varenki venivano preparati a mano, mentre oggi vengono più spesso acquistati al supermercato e comodamente cucinati. I vareniki, che assomigliano a dei ravioli, nascondono una sorpresa per chi li mangia: il ripieno è diverso per ogni raviolo e simboleggia ciò che ci si deve aspettare per l’anno venturo. Se nascosto nel ripieno c’è dello zucchero allora significa che l’anno sarà dolce, se c’è del pepe sarà un anno di forti sensazioni, con l’amarena ci attende molta fortuna, con la verza prosperità economica, con la patata un avanzamento di carriera e con i fagioli un allargamento della famiglia in vista. Le possibilità sono tantissime, per ogni gusto e auspicio, ma l’importante è non trovare quelli col sale perché….. portano sfortuna! 

Capodanno in Russia: si festeggia due volte was last modified: gennaio 16th, 2017 by L'Interessante
16 gennaio 2017 0 commenti
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Giotto
CulturaIn primo piano

Giotto spegne 750 candeline

scritto da L'Interessante

Giotto.

 

di Maria Rosaria Corsino

L’artista, il genio, semplicemente Giotto

È impossibile non associare il nome di Giotto al Campanile di Firenze, alla Basilica di S. Francesco d’ Assisi, al cerchio a mano libera. L’endiadi Giotto – artista perfetto è andata avanti per secoli, e tutt’ora nessuno osa mettere in dubbio la sua bravura. Nato a Vespignano nel 1267, Giotto fu allievo di Cimabue e, come si suol dire, l’allievo superò il maestro

Cimabue, Giotto e la mosca

Un aneddoto racconta che un giorno Cimabue, recatosi nella sua bottega cercava invano di cacciare una mosca che si era posata su quadro della Vergine. Come si sbagliava. La mosca in realtà era stata disegnata da Giotto, allora poco più che ragazzino. Tanto di cappello.

Una vita per l’arte

Ci sono opere che non possono essere dimenticate. E storie di uomini che meritano di essere raccontate. Così Giotto dipinse ad una ad una nella Basilica Superiore di Assisi, tutte le fasi della vita di S. Francesco patrono d’Italia. Così come in tutto il mondo è conosciuta la Cappella degli Scrovegni a Padova, e il Crocifisso di Santa Maria Novella. Un’artisticità quasi impossibile da copiare, nonostante sia ben lontana dalla più nota arte del Rinascimento, quella di Giotto è una maestria mondiale.

750 candeline: la commemorazione 

“Tra le iniziative finalizzate a valorizzare questa straordinaria figura – ha annunciato Giani – ci sono un convegno in primavera, una mostra di artisti contemporanei a lui ispirata qui nel palazzo del Pegaso e un premio d’arte a lui intitolato. Con il direttore degli Uffizi siamo in contatto per una mostra con il materiale di proprietà del museo”.

Giotto spegne 750 candeline was last modified: gennaio 16th, 2017 by L'Interessante
16 gennaio 2017 0 commenti
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Finalmente
EditorialeIn primo piano

Finalmente muore la vecchia generazione – L’Editoriale

scritto da Roberta Magliocca

Finalmente muore la vecchia generazione.

-“Ricordati che devi morire!”

-“Ecco, brava! Tu ricordami che dovrei prima vivere, magari!”

Di Roberta Magliocca

Il mondo piange due anni – duemilaquindici e duemilasedici – che hanno portato via dall’arte un patrimonio troppo grande per non sentirne il vuoto non solo culturale, ma anche umano.

Partendo da Pino Daniele, passando da David Bowie fino a Dario Fo. E le dita ancora contano l’attrice Silvana Pampanini, lo scrittore Umberto Eco, il regista Ettore Scola.

Ora, non volendo mancare di rispetto a chi ha regalato al mondo la propria arte, portando con la propria scomparsa dolore e mancanza, la risposta a questo periodo è ” Finalmente muore la vecchia generazione “

Dura, crudele, poco radical chic, ma unica e sincera risposta da dare ai quanti sicuri esclamano “L’arte non avrà più questi nomi”. E come dargli torto. Nessun altro Pino Daniele, nessun Dario Fo, di sicura nessun’altra Franca Rame calpesterà mai i palcoscenici del mondo.

Ma sarà ora, finalmente, il tempo di accorgerci di Monica, Giuseppe, Carla, Francesca, Raimondo che, magari, da anni stanno recitando in teatri di periferia, cantando nelle piazze del paese davanti a quattro persone e un paninaro, stanno scrivendo libri che prenderanno polvere negli scaffali degli sconti di quelle librerie che non hanno grandi marchi come sponsor.

E si trovano lì, in ombra, non per mancanza di talento, ma perchè non c’è più chi cerca il talento, restando a stagnare in quell’acqua di nomi che hanno fatto grande il ‘900. E con gli occhi rivolti al passato, ormai di quei nomi resta solo una vecchiaia stantìa e una memoria grandiosa.

Ma lo sguardo al futuro chi lo volge? Quando sarà il turno dei giovani? Di chi ha imparato dai grandi musicisti, attori, registi, scrittori. Si insomma, i figli di chi rimpiangete oggi, scriveranno la nostra storia domani. Abbiatene cura.

Finalmente muore la vecchia generazione – L’Editoriale was last modified: settembre 16th, 2017 by Roberta Magliocca
15 gennaio 2017 0 commenti
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La Sirenetta
CulturaIn primo pianoTeatro

La Sirenetta ad Officina Teatro

scritto da Roberta Magliocca

La Sirenetta ad Officina Teatro.

“Tu non puoi vivere nel suo mondo e lui nel tuo….”
“Esisterà un altro mondo per noi. Non sarà fatto nè di acqua nè di terra…”

Di Roberta Magliocca

Seduti a specchio, di fronte ad un palco che – pur senza acqua – è mare e terra, giorno e notte, sole bollente e luna maledettamente imponente. 

Officina Teatro porta in scena La Sirenetta | Il Mondo di Sopra, liberamente ispirato all’omonima fiaba di H.C. Andersen

Con Monica Zuccaro, Rita Pinna, Patrizia Bertè, Gino Cinone, Maria Macri, Arianna Cioffi,  per l’ideazione e la regia di Michele Pagano, ci si spinge nella profondità dell’oceano per poi risalire la riva alla ricerca di quell’anello che unisca ciò che è separato per natura o convenzioni sociali. E come spesso in teatro, ciò che accade di concreto sul palcoscenico è foriero di interiorità scossa da interrogativi grandi come l’amore, l’amicizia, la famiglia.

E il coraggio. Quello che da solo può smuovere i mondi lontani, rinnegare la sicurezza di una vita che si continua perchè la si conosce, in favore dell’ignoto con tutti i rischi che ciò comporta.

Cosa ci spinge in avanti, dunque? Quella sana follia che ci porta a colmare vuoti e lontananze, ad avvicinarci alle differenze per ribaltarle e sanarle. Anche quando tutto, intorno a noi, ci fa notare l’impossibilità di tale atto.

L’impianto favolistico lascia il posto alla realtà del sentimento umano, con tutte le sfumature che esso reca con sè. E se da Andersen in poi, svariati autori hanno tentato – nel finale dell’opera – di superare, anche magicamente, le differenze nell’ottica del lieto fine, nella produzione di Officina Teatro La Sirenetta resta in scena con un finale aperto, tra mare e terra, tra chi sceglie il rischio e chi la sicurezza di una realtà che è meglio non forzare. Senza giudizi, lasciando allo spettatore la propria strada per un’interpretazione quanto più vicina alla propria idea di vita. Marina o terrestre che sia.

La Sirenetta ad Officina Teatro was last modified: gennaio 16th, 2017 by Roberta Magliocca
15 gennaio 2017 0 commenti
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meningite
AttualitàCronacaIn primo pianoParliamone

Meningite: domande e risposte

scritto da L'Interessante

Meningite

Le due studentesse della Statale di Milano morte a distanza di pochi mesi l’una dall’altra, l’imprenditore di 59 anni deceduto il 10 dicembre nel bresciano, il focolaio in Toscana, la maestra di Roma… I casi di meningite che finiscono sulle cronache allarmano e spaventano, tanto che c’è chi parla di epidemia. È davvero così? Rispondiamo a questa e ad altre domande comuni.

Meningite. C’è un aumento dei casi?

NO: per i tre patogeni principali prevenibili con la vaccinazione – meningococco, pneumococco e Haemophilus influenzae – l’andamento non è sostanzialmente cambiato negli ultimi anni. Pochi giorni fa sono usciti gli ultimi dati. Si può quindi dire che in generale il quadro è stabile, a parte il focolaio della Toscana, in corso dal gennaio 2015, in cui c’è in effetti stato un aumento piuttosto marcato dei casi negli ultimi due anni. Le meningiti da meningococco sono state 35 nel 2016 e 38 nel 2015, mentre negli anni precedenti i casi erano 10-15 l’anno. In Lombardia, le meningiti da meningococco sono state 29 nel 2016 e 34 nel 2015, un numero in linea con gli anni precedenti.

Di quale tipo sono i casi in Toscana?

Il focolaio di casi recenti in Toscana e anche i casi delle due studentesse a Milano riguardano il meningococco C, in particolare quello del gruppo clonale 11. È un ceppo che circola anche in Europa e ha come caratteristica quella di essere particolarmente trasmissibile e di provocare quadri clinici piuttosto gravi. Il ceppo di Milano però non è identico a quello della Toscana, anche se fanno parte della stessa famiglia. Di meningococco esistono poi altri sottotipi, come il B, l’Y, il W. Il meningococco è in generale un “sorvegliato speciale”:  i casi sono assai meno numerosi di quelli della malattia invasiva da pneumococco – circa un migliaio ogni anno in Italia – ma spesso danno dei quadri clinici particolarmente gravi.

 Alcune delle persone che si sono ammalate in Toscana erano vaccinate. Come è possibile?

Delle 58 persone colpite da meningite da meningococco C in Toscana da gennaio 2015 a oggi, una decina erano vaccinate. È un fatto che i ricercatori stanno studiando e valutando, approfondendo ogni singolo caso. Di queste dieci persone, circa la metà si era vaccinata parecchi anni fa, e può darsi che questo fatto indichi che con il tempo l’immunità svanisce ed è necessario un richiamo. Come ogni vaccino, in ogni caso, anche quello contro il meningococco non conferisce una protezione al 100 per cento. Sembra però che la malattia, anche se contratta, sia in forma più lieve in chi è vaccinato rispetto a chi non lo è.

 Che cosa si sa dei portatori sani, coloro che hanno il batterio della meningite ma non si ammalano?

Secondo i dati della letteratura scientifica, il 10 per cento circa degli individui è portatore, ma la percentuale cambia anche a seconda delle fasce di età. Negli adolescenti, per esempio, la percentuale di portatori è più elevata, probabilmente anche a causa degli stili di vita: i ragazzi hanno più occasione di stare insieme in ambienti chiusi. Perché il portatore non si ammali è una questione cui al momento gli infettivologi non sanno rispondere, ed è uno degli interrogativi su cui si sta lavorando. Si sa però che lo stato di portatore è transitorio: uno può esserlo per 3, 6, magari anche 12 mesi, e poi smettere di esserlo.

Quali vaccini sono disponibili?

Contro diverse forme di meningite, ma non contro tutte, sono disponibili i vaccini. Proteggersi con un vaccino non significa proteggersi da tutte le forme di meningite. E in ogni caso la protezione, anche se piuttosto alta, come abbiamo visto non è completa. I vaccini contro lo pneumococco, l’Hemophilus influenzae e il meningococco di tipo C sono offerti nel programma vaccinale delle regioni ai bambini piccoli, e la copertura è abbastanza alta. Esiste anche un vaccino contro il meningocco B, offerto da poco in alcune regioni ai nuovi nati.

 Anche gli adulti dovrebbero vaccinarsi?

A parte il caso dello pneumococco, in cui la vaccinazione è raccomandata anche agli anziani, finora i vaccini contro i batteri della meningite erano raccomandati solo ai bambini. Con l’inizio del focolaio, la Toscana ha iniziato una campagna di vaccinazione straordinaria contro il meningococco di tipo C, offrendolo gratuitamente anche agli adulti nelle province di Firenze, Prato e Pistoia, quelle in cui si è verificato il maggior numero di casi. In Lombardia, anche se non c’è un allarme particolare, è stata annunciata la possibilità di vaccinarsi contro il meningococco, a partire dal 2017, con una compartecipazione di spesa.

 Chi dal resto d’Italia si reca per lavoro o turismo in Toscana dovrebbe vaccinarsi?

Chi ci va occasionalmente per un viaggio no, perché in pratica è esposto allo stesso rischio che se rimanesse a casa. Per chi si dovesse trasferire per settimane o mesi nelle province dove si sono verificati i casi, e magari fa un lavoro a contatto con molte persone, il vaccino può essere consigliato.

Come funziona la meningite da Escherichia Coli?

La maestra di Roma morta il giorno di Santo Stefano al policlinico Gemelli per meningite aveva sviluppato una forma dovuta a Escherichia coli, un batterio che comunemente si trova nel nostro intestino e si trasmette con le feci. Molte persone ce l’hanno senza avere alcun problema. Può dare luogo più facilmente a infezioni del tratto urinario, in rarissimi casi alla meningite, di solito però in neonati o anziani immunodepressi o debilitati. E soprattutto non si trasmette da persona a persona o con contatto diretto e quindi la profilassi antibiotica in questi casi è superflua.

Meningite: domande e risposte was last modified: gennaio 12th, 2017 by L'Interessante
12 gennaio 2017 0 commenti
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