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Categoria

In primo piano

Sociologo
CulturaIn primo piano

ADDIO A ZYGMUNT BAUMAN, SOCIOLOGO E TEORICO

scritto da L'Interessante

Sociologo

Di Vincenzo Piccolo

E’ morto a 92 anni Zygmunt Bauman: una delle menti più illuminate del XXI secolo, uno dei più grandi saggi del ‘900. Nato a Poznan nel 1925, di origine ebraica Bauman scappò in Urss dopo l’invasione nazista; tornato a Varsavia, si trasferì poi in Gran Bretagna, dove ha insegnato sociologia a Leeds (dal 1971 al 1990). Di stampo marxista, ha studiato il rapporto tra modernità e totalitarismo, con particolare riferimento alla Shoah e al passaggio dalla cultura moderna a quella postmoderna. Tra le sue teorie più note vale la pena ricordare il concetto di “Società Liquida” dove il teorico cerca di spiegare la postmodernità inscenando, metaforicamente, un passaggio di stato fisico della modernità, che è liquida e solida. Nei suoi scritti ripercorre l’incertezza che tormenta la società moderna e i suoi protagonisti che da produttori diventano consumatori. Nello specifico, lo studioso lega tra loro i concetti di consumismo e di creazioni di, cosiddetti, “rifiuti umani”, la globalizzazione e l’industria culturale, la distruzione dei concetti cardini sulla quale si poggia la società e la loro rispettiva sicurezza. Risale così alla costruzione di vita liquida, frenetica e adattata ai ritmi nella massa, del gruppo, per non esserne esclusi e così via. Chi, per il sociologo, riuscirà a superare questo alienamento, questi problemi che notoriamente la vita di gruppo ci pone dinanzi, troverà la felicità. “Si raggiunge la felicità quando ci si rende conto di riuscire a controllare le sfide poste dal fato, ci si sente persi se aumentano le comodità”, afferma Bauman in un intervista del 2016.

LE POSIZIONI DEL SOCIOLOGO IN MERITO ALL’ERA POST-MODERNA

Una svolta epocale nelle relazioni post-moderne è stata data, per lo studioso, dalla nascita dei social-network. Disse, infatti, a tal proposito nel 2014 “Mark Zuckerberg ha capitalizzato 50 miliardi di dollari puntando sulla nostra paura di essere soli, ed ecco Facebook: mai nella storia umana c’è stata così tanta comunicazione, la quale però non sfocia nel dialogo, che resta oggi la sfida culturale più importante”. La sua ricerca è sempre stata modellata sul mutamento relazionale che hanno avuto i legami affettivi tra gli individui post-moderni, ”In questo contesto di precarietà e di legami che si dissolvono, sta crescendo la necessità di qualcosa di solido – aveva spiegato – che può essere ricercato nella comunità.”. Più in generale Bauman sosteneva: ”siamo in una fase di interregno, di passaggio, dove tutto è ancora incerto. Stiamo assistendo a un divorzio tra le istituzioni pubbliche, che non sono più in grado di offrire certezze, e il cittadino, che si è accorto di queste mancanza e quindi protesta”. In questo cambiamento universale, Bauman vedeva di buon occhio ”i movimenti popolari arabi, perché’ formati da persone intelligenti che hanno capito che lo stato nazionale non poteva più garantire loro alcuna certezza e sono scesi in piazza con la volontà di creare nuove forme di potere politico ”. Previsione molto discussa, che accompagna anche la sua visione sull’Europa e l’immigrazione, ”Se l’Europa non accoglierà nei prossimi trent’anni almeno altri 30 milioni di immigrati – aveva detto sempre nel 2011 -, il vecchio continente andrà incontro a un calo demografico che provocherà il crollo della civiltà europea”. E a chi gli chiedeva “di cosa si ha paura oggi?”, l’autore rispondeva la paura liquida è quella di  ‘’non esser notati e si confonde la vita su Facebook con quella vera’’. Beh, caro maestro, tu non avere paura. La tua vita è stata più solida e vera che mai!

ADDIO A ZYGMUNT BAUMAN, SOCIOLOGO E TEORICO was last modified: gennaio 12th, 2017 by L'Interessante
12 gennaio 2017 0 commenti
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cani
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Aiuto, il mio cane non è intelligente

scritto da L'Interessante

Cani

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati è notizia di qualche giorno fa di una classifica che stila l’elenco dei cani più intelligenti: border collie, barboni, pastori tedeschi e i soliti blasonati

Quando leggo di questi notizie mi parte l’embolo, mi si gonfia la vena sulla fronte, divento verde e perdo l’aspetto zen.

Questo perché trovo la continua ricerca del maius intellettivo nei cani sterile e poco utile: un tentativo di standardizzare, incorniciare, confinare rigidamente le loro soggettive capacità cognitive.

Provo a dirvi la mia, andando con ordine. Come possiamo definire genericamente l’intelligenza?

Una delle definizione afferma che l’intelligenza è la capacità di comprendere il mondo in cui si vive e di risolvere i problemi ambientali, sociali e culturali che vengono posti in ogni momento della  esistenza.

E su questo i cani ci riescono magistralmente. Vivono in un mondo a misura d’uomo ma sono in grado di utilizzare un ascensore, salire su un autobus e scale mobili, tollerare le continue violazioni dello spazio personale da parte di estranei incrociati per strada, e soprattutto capirci molto più di come noi riusciamo a fare con loro. In questo quindi mostrano una adattabilità e flessibilità cognitiva straordinariamente lontana da quella umana. Che se solo cambia il bagno di casa, non riesce più ad esprimersi.

I test più noti su cui è stata testata l’intelligenza dei cani appartengono al neuropsicologo Stanley Coren, professore di neuropsicologia a Vancouver, e consistono nella valutazione della capacità dei cani di risolvere problemi (problem solving) e di comprendere le parole. Anche attraverso l’aderenza alle attività di addestramento. Il ricercatore sostiene che le loro capacità intellettive potrebbero essere paragonate a quelle di un bambino dai tre ai cinque anni.

Bene. Se non fosse che sono dei test ipotizzati dalla mente umana. Quindi test antropocentrici.

Mi aiutano le parole del prof. Marchesini che nel suo libro Intelligenze plurime esprime un concetto che condivido appieno: “Il problema clou, quando si parla di menti animali, resta quello dell’attribuzione delle diverse componenti cognitive evitando la deriva del confronto serrato e della messa in discussione dell’unicità dell’uomo. La difficoltà nell’analizzare gli ambiti delle funzioni menali sta nel grado di coinvolgimento avvertito dall’uomo rispetto al significato degli aspetti mentali nella definizione dell’identità umana”.

Sarebbe quindi più corretto testare le capacità del cane prendendo in considerazione un  altro modello canino. E come si fa, in una specie che conta  per l’ Ente Nazionale della Cinofilia Italiana 16 razze italiane (oltre a tutte le altre) e per la Fédération cynologique internationale più di 400 razze? Per esempio un pastore maremmano ha struttura fisica- comportamentale completamente diversa da quella di un border collie; il primo forte fisicamente, calmo, solido, autonomo nel lavoro, mentre il secondo snello, veloce, nevrile, molto più collaborativo e richiedente con l’uomo. Eppure entrambe si occupano di greggi: il primo per la custodia, il secondo per la conduzione.

Chi potremmo definire più intelligente?

Hanno motivazioni diverse nel loro assetto comportamentale. Ricercano diversamente il piacere nel mondo. Si muovono diversamente nel mondo.

Forse il border collie ci appare più intelligente perché la sua intelligenza collaborativa lo fa essere più attento a noi, ai nostro comandi e a ciò che gli proponiamo. E quindi anche ai problem solving che gli somministriamo. Non a caso il podio dei cani più intelligenti appartiene a tre razze- border collie, barbone, pastore tedesco- che mostrano una maggiore predisposizione al lavoro con l’uomo. Ma un segugio che segue ostinatamente una traccia olfattiva per km lasciandosi alle spalle l’imbranato e lento umano non lo definirei meno intelligente. E che dire di un levriero che raggiunge  circa  70 km/h? Molti umani intelligenti inciampano su un gradino figurarsi a correre a quella velocità.

“La mente opera in modo plurale perché plurali sono le prestazioni che le diverse specie, i diversi soggetti e anche lo stesso soggetto nelle diverse età, sono chiamati a compiere.  Come non è paragonabile la prestazione che compie l’arto anteriore di un chirottero da quella realizzata dall’arto di un delfino, o quella di una talpa rispetto all’elefante, o ancora, quella di un gatto rispetto a quella di un uomo, allo stesso modo nel mondo animale le diversi menti presentano complessi di performatività cognitiva assai diversi tra loro” Marchesini.

E dell’altronde questo concetto vale anche in umana. Secondo lo psicologo americano H. Gardner non esiste un solo tipo di intelligenza, ma una molteplicità di forme, ovvero potenzialità biologiche presenti sin dalla nascita che in ogni essere umano assumono una particolare combinazione di livelli di sviluppo, rendendo unico il suo profilo intellettivo.

L’evolversi di ciascuna intelligenza e il raggiungimento di gradi più o meno elevati, risulta in parte condizionato da fattori genetici, ma dipende anche dalle opportunità di apprendimento offerte da una particolare contesto culturale. Non basta, dunque, individuare le inclinazioni personali, occorre esercitarle, in caso contrario rimarranno nello stato embrionale.

Con la sua opera Gardner non ha messo in discussione soltanto la vecchia teoria di intelligenza, bensì anche i test standardizzati che sulla stessa si fondavano.

I nostri cani hanno una intelligenza e cultura soggettiva; certo qualcuno può avere dei talenti già più sviluppati di altri, qualcun altro può avere delle risorse che noi non abbiamo ancora scoperto. Qualcun altro ancora può avere delle inclinazioni da sostenere.

Quello che so è che quando giravo per boschi con la mia Shana, perdendo l’orientamento, lei sapeva riportarmi a casa. Eppure non ho mai avuto necessità di testare la sua intelligenza con dei problem solving.

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido” Albert Einstein

 

 

 

Aiuto, il mio cane non è intelligente was last modified: gennaio 12th, 2017 by L'Interessante
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kissenger
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Kissenger: il gadget a prova di bacio

scritto da L'Interessante

Kissenger.

Di Michela Salzillo

Lontano dagli occhi, vicino alle labbra!

Stando alle ultime iperattività scientifiche verrebbe da crederci, ma le sensazioni non sono mai state figlie dell’inconfutabile aritmetica, forse è per questo che quando Emma Yann Zhang, studentessa asiatica impegnata alla City University di Londra, ha presentato al pubblico la sua ultima creazione, qualcuno ha storto il naso con non poco vigore. Si tratta di un dispositivo particolarissimo nel suo genere che si accrediterebbe, con presunzione giustificata, il merito di ridurre le distanze fra i baci nostalgici di labbra lontane. Di fronte al  Kissenger– è questo il nome che definisce il gadget tecnologico dalle vibrazioni sensibili- la vasta gamma di emoticon e video chat appare già un cumulo di abitudini in disuso. Ma come funziona realmente il prototipo recentemente realizzato? Qual è la vera attendibilità dell’ invenzione?

Kissenger: il bacio in una protesi e le perplessità dei tradizionalisti

Presentato in Cina, nell’ambito del “ Love and Sex with Robots Conference”, Kissenger è stato definito sin da subito un ibrido molto interessante, a metà fra un gadget tecnologico e un sex toys. Il dispositivo, che non è ancora in vendita, funziona come una qualsiasi app di messaggistica ed è compatibile con il sistema operativo iOS. È già noto però che se l’inventiva dovesse diventare commerciabile, qualcosa nel progetto di conformazione attuale andrebbe senz’altro modificato. L’apparecchiatura, infatti, sintetizza la sua funzionalità attraverso l’uscita minijack, quella riservata alle cuffie per meglio intenderci, che  non è  però presente in tutti i telefoni cellulari di ultima generazione, come nel caso del modello neonato nella famiglia degli iPhone. Si tratta di un marchingegno in silicone che andrebbe installato sul telefonino come se fosse una  familiare cover: è, più banalmente, un grosso tasto-cuscinetto, posto sulla superficie  di una serie di  minuscoli  sensori che, secondo quanto dimostrato all’ evento sussual- futuristico,  serve a registrare le pressioni delle labbra, riprodotte sul terminale gemello del baciato lontano. C’è da dire che la giovane ricercatrice asiatica, pur caldeggiando in maniera entusiasta il prodotto, ha mantenuto un’ obiettiva onestà, ammettendo senza troppe ritrosie che il sistema non è in grado di restituire totalmente l’effetto del bacio; un limite   ben contrastato  dal qualificato staff che la spalleggia, il quale non ha tardato a  promette la riduzione fino ai minimi termini delle lacune sensoriali, in modo da ottenere un’ ottimizzazione che sia quanto più veritiera possibile.

 Intraprendenze di questo tipo sono delle ottime curiosità con cui giocare, ma a volte lasciano anche un po’ perplessi, specie quando ad essere intaccato è l’ambito dei rapporti umani. Nonostante siamo sempre più conformi a un’ epoca che tende a digitalizzare pure le emozioni; che si sente emancipata lontano dai citofoni che suonano e dalle lettere scritte a penna, sentir parlare di baci tecnologici fa un po’ strano anche ai nerd più incalliti. La paura forse è che ci si abitui ancora di più a certe ostilità, in fondo  dimostriamo spesso di non conoscere il senso della misura, ed il problema, se proprio bisogna ipotizzarne uno, è proprio questo: straripare fuori dall’equilibrio, abusare, rendere un’ opportunità l’ unica possibilità. È chiaro, infatti, che il danno non sta in invenzioni di questo tipo, che se considerate con estrema leggerezza possono essere anche utili, ma nella valorizzazione sbagliata che il nostro modus operandi, sbagliato in troppi casi, attribuisce loro.

Kissenger: il gadget a prova di bacio was last modified: gennaio 12th, 2017 by L'Interessante
12 gennaio 2017 0 commenti
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Vaccini
AttualitàIn primo pianoParliamone

Vaccini: facciamo un po’ di chiarezza

scritto da L'Interessante

Vaccini.

di Antonio Andolfi

Il tema dei vaccini è sempre caldo e le polemiche sempre troppo accese. Tutto questo rischia di offuscare altre informazioni, più importanti e fondamentali per esempio su come i vaccini agiscono e sugli episodi a volte curiosi che hanno portato alla loro scoperta. Facciamo un po’ di chiarezza.

Perché i vaccini funzionano?

I vaccini si basano sulla capacità del sistema immunitario di riconoscere gli agenti infettivi già incontrati, e di reagire prontamente per eliminarli prima che danneggino l’organismo.

A scoprire questo principio fu l’inglese Edward Jenner (1749-1823). Ancora studente, Jenner incontrò una mungitrice durante una passeggiata. Sebbene fosse in corso un’epidemia di vaiolo, la ragazza disse di non temerlo.

Molti anni dopo, Jenner capì che la giovane era immune perché il vaiolo dei bovini rendeva i pastori resistenti alla forma umana. Per dimostrarlo, estrasse il liquido delle vesciche del vaiolo bovino e lo inoculò a un bimbo di 8 anni. Due mesi dopo gli iniettò anche del materiale infetto prelevato da un malato: il bimbo non si ammalò.

Come sono fatti i vaccini?

Esistono tre tipi di vaccini. Quelli contro morbillo, parotite, rosolia e varicella contengono i virus da cui ci si vuole proteggere, ma “attenuati”: trattati cioè in modo che non possano replicarsi e scatenare la malattia.

Quelli contro la poliomielite, l’epatite A e, a volte, l’influenza contengono invece i virus uccisi.

Esistono infine vaccini preparati solo con alcune porzioni dell’agente infettivo: questo è già sufficiente ad attivare la protezione immunitaria. Sono fatti così i vaccini contro il papilloma virus, la difterite, il tetano, la pertosse, l’Haemophilus influenzae, lo pneumococco e il meningococco.

Vaccini. Tenere alta la guardia!

La prima vaccinazione obbligatoria in Italia è stata l’antivaiolosa, introdotta a partire dal 1888. La seconda è stata l’antidifterica, dal 1939. Il virus del vaiolo non esiste più in natura e per questo non è più necessario vaccinarsi. Bisogna invece continuare a proteggersi dalle altre malattie perché, anche se non sono presenti in Italia o sono molto rare, potrebbero tornare.

Il cuoco somalo Ali Maow Maalin è stato l’ultimo a contrarre da un malato la forma più lieve del virus del vaiolo, nel 1977. Nel 1975, in Bangladesh, la piccola Rahima Banu Begum, di appena due anni, era stata invece l’ultima a prendere la forma più seria della malattia. Entrambi sono sopravvissuti. Ali si è in seguito impegnato in campagne a favore della vaccinazione antipolio ed è morto nel 2014. Rahima si è sposata a 18 anni e ha avuto almeno 4 figli.

Nel 1978, durante una visita a un laboratorio inglese, la fotografa Janet Parker si infettò accidentalmente con il virus e morì un mese dopo. È stata l’ultima vittima del vaiolo. Il virus è ancora conservato in due laboratori di massima sicurezza, uno in Russia e l’altro negli Stati Uniti.

Vaccini e bufale

Nel 1998, la rivista Lancet pubblicò un articolo del medico inglese Andrew Wakefield, che collegava la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia all’autismo. In seguito, altri studi non confermarono il dato e si scoprì che Wakefield aveva ricevuto 435.000 sterline dagli avvocati di alcuni genitori, che volevano avere un risarcimento per la malattia dei figli, attribuendola proprio al vaccino.

Lancet ritirò l’articolo e Wakefield fu radiato dall’Ordine e quindi non è più un medico. Nonostante le smentite, la copertura vaccinale nel Regno Unito passò dal 92 all’80%, e i casi di morbillo da 56 (nel 1998) a circa 1.400 (nel 2008). In Italia, dove l’effetto è stato ritardato, una bambina di 4 anni, non vaccinata, è morta nel 2014.

Il mercurio non è contenuto nei preparati in uso oggi. Fino agli anni Novanta era presente un sale dell’etilmercurio (chiamato tiomersale), che serviva da conservante. A differenza del metilmercurio, che è tossico, l’etilmercurio è metabolizzato dall’organismo e non danneggia il sistema nervoso. Nonostante questo, per fugare ogni sospetto, anche il tiomersale è stato comunque eliminato. Sono anche stati smentiti possibili legami fra vaccini e leucemia infantile, diabete di tipo 1 e sclerosi multipla.

I veri effetti collaterali dei vaccini

Al di là delle leggende, gli effetti collaterali dei vaccini più diffusi sono: per la vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia: reazioni allergiche gravi o encefalite (1 caso su un milione), riduzione delle piastrine nel sangue (1 caso su 100.000). Per l’esavalente (contro epatite B, difterite, pertosse, Haemophilus influenzae, poliomelite e tetano): reazioni allergiche gravi (1 caso su un milione), convulsioni febbrili (1 o 2 casi su 10.000). I vaccini possono causare nei giorni seguenti malessere, febbre, gonfiore, arrossamento e dolore nella zona della puntura.

In tutti i casi, poiché le malattie per cui ci si vaccina sono potenzialmente letali, è di gran lunga più pericoloso ammalarsi che vaccinarsi.

L’  “effetto gregge”

Solitamente i neonati sono vaccinati a partire dal terzo mese e l’iter si completa a 5-6 anni, con i richiami. Prima di allora potrebbero quindi contrarre gravi malattie, se entrano in contatto con una persona infetta. 

Neppure può vaccinarsi chi è allergico ai vaccini o è portatore di alcune rare malattie. Per proteggersi, tutti costoro devono quindi contare sugli altri. Infatti, quando la percentuale di chi si vaccina è molto alta, gli agenti infettivi non riescono a circolare e a scatenare epidemie, e quindi tutti sono al sicuro. In termini tecnici, questo fenomeno si chiama “immunità di gregge”. Per il morbillo, per esempio, una copertura vaccinale del 95% mette in sicurezza anche chi non può vaccinarsi. L’immunità di gregge consente inoltre di proteggere quella piccola quota di persone che, pur vaccinandosi, non acquisiscono una protezione completa.

Chi è in partenza per una destinazione esotica e ha dimenticato di vaccinarsi, può farlo anche all’ultimo momento. Le vaccinazioni andrebbero programmante con circa due mesi di anticipo, ma per alcune malattie (non per tutte) si possono seguire procedure accelerate, che conferiscono una protezione di breve durata, e che in qualche caso necessitano di un richiamo una volta tornati. In alcuni Paesi è tuttavia obbligatorio esibire un certificato che attesti che ci si è immunizzati contro la febbre gialla o la meningite meningococcica. Chi non lo ha non può uscire dall’aeroporto.

Vaccinare la madre in gravidanza contro l’influenza protegge anche il bambino che nascerà. Infatti, i figli delle donne che si vaccinano nel secondo o terzo trimestre (come peraltro è raccomandato) vedono diminuire del 40% il rischio di ammalarsi. Infatti, attraverso la placenta, il nascituro acquisisce gli anticorpi contro il virus influenzale prodotti dalla madre vaccinata. Questa pratica è quindi altamente consigliata, perché protegge il bambino in un periodo particolarmente vulnerabile della sua vita.

Vaccini: facciamo un po’ di chiarezza was last modified: gennaio 12th, 2017 by L'Interessante
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Polemiche
AttualitàIn primo pianoParliamone

POLEMICHE INFUOCATE AI GOLDEN GLOBE: QUALE PALCO E’ IL PULPITO?

scritto da L'Interessante

Polemiche.

Di Vincenzo Piccolo

Non è la prima volta che un palco importante, come quello dei Golden Globe, diventa medium per trasmettere messaggi importanti, messaggi forti che superano il limite della “performance recitativa” e modificano persino l’opinione politica di un popolo. Questa volta è stata Maryl Streep che, in occasione dell’annuale cerimonia per la consegna dell’ambita statuetta, ha lanciato una critica a Trump per la sua retorica divisiva e violenta.  Nel ritirare il riconoscimento alla carriera conferitole dalla Hollywood Foreign Press Association, l’attrice 67enne è riuscita a fatica a trattenere l’emozione di fronte alla platea stellata che l’ha accolta con una standing ovation.

“Voi e tutti noi in questa sala, davvero, apparteniamo al segmento più vilipeso della società americana in questo momento. Pensateci: Hollywood, stranieri e stampa”, ha detto l’attrice ai presenti. “Ma noi chi siamo? Cos’è Hollywood in realtà? Nient’altro che un gruppo di persone proveniente da ogni angolo del mondo”.

LA RISPOSTA DI DONALD TRUMP ALLE POLEMICHE

Meryl Streep è stata una fervente sostenitrice di Hillary Clinton durante le presidenziali: il tycoon , in un’intervista pubblicata sul New York Times, ha liquidato le critiche che gli sono state rivolte dall’attrice durante il suo discorso. Il neo-presidente ha spiegato di non aver visto il suddetto discorso, né la trasmissione della premiazione andata in onda sulla Nbc, aggiungendo di “non essere sorpreso” e di essere stato attaccato da “gente liberale del cinema”.

“Hollywood brulica di outsider e stranieri. Se li buttate tutti fuori, non vi resterà altro che guardare il calcio e le arti marziali, che non sono arte”.

Lei che nella sua decennale carriera ha ricevuto otto Golden Globes e collezionato 29 nomination ha poi detto esplicitamente di riferirsi ad un episodio clamoroso, quando Trump ha imitato e fatto il verso a un reporter disabile, Serge Kovaleski:

“Mi si è spezzato il cuore”, ha detto Meryl, “Non riesco a togliermelo dalla testa perché non era un film, era la realtà. E questo istinto diretto ad umiliare, se proviene da una personalità pubblica, da qualcuno di potente, poi filtra nella vita di tutti, perché autorizza tutti a comportarsi in questo stesso modo”. “La mancanza di rispetto invita al non rispetto. La violenza istiga alla violenza – ha concluso Meryl Streep – e se i potenti usano la loro posizione per tiranneggiare gli altri, ci perdiamo tutti”.

Sarà che il potere dà alla testa, avrà pensato la Streep, ma fino a questo punto manco Berlusconi si è spinto.

POLEMICHE INFUOCATE AI GOLDEN GLOBE: QUALE PALCO E’ IL PULPITO? was last modified: gennaio 12th, 2017 by L'Interessante
12 gennaio 2017 0 commenti
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Laborart
CulturaIn primo pianoTeatro

Gli Allievi della Laborart al Vibe Vienna International Ballet Experience

scritto da L'Interessante

Laborart.

Sei i giovani ballerini della scuola di Gragnano selezionati da Charlene Campbell Carey direttrice artistica della kermesse internazionale e dal Maestro Giuseppe Carbone (ex direttore della Scala di Milano)

Laborart vola negli States

Sei gli allievi della scuola di danza e recitazione di Gragnano (Napoli) che parteciperanno alla seconda edizione
di *Vibe Vienna International Ballet Experience*, in programma dal *10 al 14 gennaio, nella città di Missoula, Montana*. *Raffaella Esposito* (12 anni), *Annachiara *e* Federica* *Maresca* (14 anni), *Miriam Rafone* (16 anni), *Daniele Esposito* (15 anni), *Corinne De Bock* (18 anni). A rappresentare l’Italia saranno i sei ragazzi della Laborart, insieme al campano *Giovanni Giordano* (20 anni) e una giovane ballerina di Roma.

I ballerini sono stati selezionati da *Charlene Campbell Carey* direttrice artistica di *Vibe Vienna International Ballet Experience e dal Maestro Giuseppe Carbone *(ex direttore della Scala di Milano).

La kermesse internazionale riunisce oltre 200 giovani ballerini più importanti di tutto il mondo, offrendo loro la possibilità di intraprendere una carriera internazionale. Si tratta di un’occasione unica sia per i ballerini professionisti che per i dilettanti, un evento di grande spessore artistico che favorisce lo scambio culturale tra i suoi candidati partecipanti e il pubblico.

I concorrenti di *Vibe Vienna International Ballet Experience *parteciperanno anche alle altre attività previste nel programma, quali laboratori e performance dal vivo.

Il team è composto dal Presidente *Gregor Hatala*, la direttrice USA *Charlene Campbell Carey*, la direttrice musicale *Karen Carreno*, l’amministratrice *Jenifer Kerber*.

A decretare la tecnica e la competenza artistica dei partecipanti sarà una giuria composta da maestri di danza riconosciuti a livello internazionale, registi e coreografi che sono invitati dal Comitato Organizzatore Vibe, responsabile del sistema di selezione e di valutazione. I giurati: *Chan Hon Goh, Gharla Genn, Leslie Stevens, Ming Yan Davis, Andile Ndlovu, Rasta Thomas, Juliette Crump, Campbell Midgley, Roberto Munoz, Liu Bing, Lousie Plant SR., Carlton Wilborn, Guy De Bock, Maria Sascha Khan, Alex Atzewi.*

I premi assegnati saranno in denaro, borse di studio e partecipazioni a corsi di prestigio negli Stati Uniti e all’estero.

*Vibe Vienna International Ballet Experience 2017* sarà caratterizzato da una sfida internazionale di danza, un festival del cinema ed una conferenza ospitata dal Mansfield Center. Le competizioni tra i giovani artisti si terranno dal 10 al 12 gennaio, la finale il 13. Il Gala Vibe si terrà 14 gennaio 2017.

*I PARTECIPANTI SI SFIDERANNO NELLE SEGUENTI PERFORMANCE:*

*- Raffaella Esposito: Variazione danza classica “Cupido e “Coppella” – assolo di contemporaneo “I’m not scared” – Annachiara Maresca: Variazioni danza classica “Cigno nero” e “Bayadere” – duo di contemporaneo “La morte
di Odette” – Federica Maresca: Variazioni danza classica “Grand Pas Classique” e “Paquita” – duo di contemporaneo “La morte di Odette” – Miriam Raffone: Varizioni danza classica “Esmeralda” e “Paquita” – assolo di contemporaneo “Insanity” – duo di contemporaneo – Daniele Esposito: Variazione danza classica “Grand Pas Classique” –  assolo contemporaneo “Mamma ti scrivo dalla guerra” – duo di contemporaneo – Corinne De Bock: Variazioni danza classica “Kitri”e “Grand Pas Classique”*

Gli Allievi della Laborart al Vibe Vienna International Ballet Experience was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
10 gennaio 2017 0 commenti
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Naso
CulturaIn primo pianoTeatro

Grottesca Storia di un Naso: regia Vittoria Sinagoga di Actory Art

scritto da L'Interessante

Naso.

 

Di Luigi Sacchettino

Quanto è importante il naso? Si dice che dia personalità

Tanto che il  Prof. M. Klinger asserisce:  “Il  naso  è  il  baricentro  del  viso,  fulcro  dell’attenzione,  simbolo,  indizio   rivelatore;  è  da  sempre  il  pezzo  forte   del  volto,  la  parte  in  grado  di   svelare  i  segreti  della  personalità  e  di  rendere  la  vita  un’impresa  più  o  meno  ardua.  Più  degli  occhi,  più  della  bocca,  infinitamente  più  delle  orecchie  o  dei  capelli,  il  naso  è  la  persona,  è  il  suo  viso.”

Ma quanto è importante il naso per uno speziale? Si dice sia strumento di talento. Uno speziale senza naso perde il suo potere. E sulla ricerca del naso che si incentra lo spettacolo “Grottesca Storia di un Naso”, regia di Vittoria Sinagoga, interpretazione dagli attori dell’Actory art, testo a cura di Gabriele D’agostino.

Un naso scappa dal volto di uno speziale e decide di diventare trapezista.  Sì, siamo in un circo- tutti i protagonisti ruotano nel mondo circense.

La scena si apre con la donna cannone che accusa il marito barbiere di aver compiuto il misfatto, facendo  la barba al naso.  Le battute si susseguono, il ritmo è incalzante,  l’ironia si avverte e il grottesco prende vigore.  Un po’ si rallenta nel corpo centrale dello spettacolo, ma il finale è  fragoroso, spettacolare, al punto che si perde la sensazione di essere a teatro immaginandosi dinanzi ad artisti circensi. Un surreale crocevia di situazioni grottesche ma al contempo realistiche , in un ponte geografico tra la Russia e l’Italia.

Gli attori sono sul pezzo, anche nella gestione degli imprevisti,  smorzati con ironia e competenza.

“Non è stato facile portare in scena un paradosso che mette in evidenza la follia come unica consolazione al male di vivere. I personaggi sono la sintesi dei pregi e dei difetti dell’umanità… ci si immerge nell’affascinante mondo del circo per ironizzare su aspetti e situazioni che ad ogni latitudine appartengono al genere umano”- afferma la regista.

Un invito a replicare,  per rendere il naso ancora più sopraffino.

Un encomio all’ Atelier del costume Teatrale ActoryArt che ha realizzato gli abiti di scena con una cura magistrale.

Il naso di Gogol è una critica alla società russa, estremamente gerarchizzata ed imbrigliata in una burocrazia talmente rigida che perfino un naso, purché abbia i gradi, diventa un personaggio assolutamente rispettabile. Il protagonista Kovalev perde il naso. Perdere il naso secondo libro dei sogni significa la perdita, il danno. La perdita della buona reputazione.

Fra gli organi di senso l’olfatto, che ha sede proprio nella cavità nasale, è il più arcaico e il più legato alle nostre origini animali. Ciò significa che i messaggi olfattivi giungono al cervello integri, senza essere transitati (come avviene per gli altri sensi) attraverso strutture mediane di elaborazione. Un  significato simbolico della funzione nasale è dunque legato all’intuito, la capacità di scegliere ciò che va bene per noi prescindendo dalla coscienza razionale.

Senza il  naso le nostre scelte sarebbero quindi più complicate.

Grottesca Storia di un Naso: regia Vittoria Sinagoga di Actory Art was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
10 gennaio 2017 0 commenti
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AttualitàIn primo pianoParliamone

Web: mistero, chi è Miquel Sousa?

scritto da L'Interessante

Web.

Di Vincenzo Piccolo

L’account di una ragazza californiana desta sospetto tra la popolazione social: è finzione o realtà?

È misteso sull’identità di Miquel Sousa, nota ai più online come @lilmiquela, l’account di una ragazza che vive a Los Angeles. A destare sospetto sono le immagini che la ritraggono con un viso tanto finto, da sembrare vero. Lei, che ha molti amici nel mondo della musica, ama l’arte, la oda e i viaggi, come ogni adolescente occidentale. Ha una passione per la manicure, le battute sarcastiche e George Michael. A porsi qualche domanda su questa ambigua vicenda è stato anche il Whashington Post che ha provato ad cercare i suoi amici. Ma niente. Miquela non reagisce e non compare in pubblico, ne tanto mento concede interviste.

Il caso e le ipotesi arrivate dal web

La sua storia inizia otto mesi fa con una foto di un maglione rosa pubblicata su Istagram. Si susseguirono altri 137 post e i follower salgono fino ad arrivare a 126mila. È utente anche di Twitter ma è sul social social-network delle foto, dove ha dato scalpore col suo fisico misterioso. È una ragazza vera o un prodotto digitale? A destare sospetto sono la pelle effetto plastica, la bocca e il naso che sono troppo esagerati, e i dettagli del viso troppo marcati. “Sembra un personaggio di The Sims”, dicono alcuni. Però alcuni dettagli, tipo la spallina del top che scende sulla scapola e le dita con lo smalto griffato sono reali. I suoi “selfie” sembrano quelli di una normale ragazza, ma i ritocchi sarebbero fatti a computer grafica. La finzione, quindi, sembra superare la realtà. Basta vedere i commenti dei suoi seguaci, altri giovani, che sotto le foto scrivono “Sei vera?”, “Hai un corpo normale ma il viso di un Sims”, e ancora “Sei un Sims?”. Un indizio può darlo l’e-mail inserita nelle informazioni del profilo istagram, insieme a un link che rimanda alla sezione di Spotify dove compaiono Rihanna, Drake, The xx. Anche il nome scelto è Miquela in Rhinestones, ovvero Miquela in strass, una pietra che sembra un diamante. Qualcosa di costruito, quindi, qualcosa che copia la realtà.

Tra alcune delle ipotesi avanzate c’è quella della campagna pubblicitaria per il lancio di un nuovo prodotto, per esempio la versione di un nuovo videogioco o un album musicale. Altri pensano si tratti di net art, arte che vive su imternet, e quello di Miquela potrebbe essere l’ultimo prodotto di questa corrente artistca che nasce, si nutre e cresce tra un bit e l’altro.

 

 

Web: mistero, chi è Miquel Sousa? was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
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Teutoburgo
CulturaIn primo pianoLibri

Teutoburgo: la selva oscura

scritto da L'Interessante

Teutoburgo.

Di Maria Rosaria Corsino

762 Ab Urbe Condita, Bassa Sassonia, Foresta di Teutoburgo.

L’Impero Romano è grande, forte e violento. Vuole finire di conquistare il mondo, e dominarlo. C’è il sogno di un impero multietnico, sconfinato e l’ultimo muro da abbattere è quello dei Cheruschi, bellicosa tribù germanica. Sconfitti loro, il gioco è fatto. Arminio e Flavus sono due principi cheruschi rapiti in tenera età e cresciuti a Roma, educati come dei principi romani, indirizzati alla gloria della città. Flavus si è integrato perfettamente, realizzando il sogno dell’Imperatore Tiberio. Arminio sente invece, anche se lontane, le voci e le leggende della sua tribù. È un attimo: Arminio volterà le spalle a Roma e guiderà uno dei più violenti eserciti germanici.

Con Teutoburgo un successo assicurato

Inutile dire che con Manfredi si va sul sicuro. Con grande precisione storica e con la sua abilità di cantore dell’età classica, Mafredi regala al mondo la possibilità di conoscere una delle pagine più buie della storia romana, una ferita che ancora brucia a distanza di 2770 anni dalla fondazione della città.

 

Teutoburgo: la selva oscura was last modified: gennaio 10th, 2017 by L'Interessante
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Lardini
In primo pianoSportVolley

LARDINI FILOTTRANO – VOLALTO CASERTA 3-0

scritto da L'Interessante

Lardini

La Lardini centra il suo personale 13 sulla schedina del Samsung Gear Volley Cup di A2 e chiude al meglio un girone di andata strepitoso

La formazione di Massimo Bellano supera di slancio (3-0) anche l’ostacolo Caserta, mostrando per buoni tratti del match un ottimo livello di gioco, che finisce per fare la differenza. L’ultima di andata, tra l’altro, consegna alle filottranesi la Golem Software Palmi come avversaria dei quarti di finale di coppa Italia di A2 (andata mercoledì 18 in Calabria, ritorno il 25 al PalaBaldinelli). Contro la Volalto la Lardini impone immediatamente il suo ritmo ed entra in partita con impeto, firmando con Scuka e Cogliandro il 4-0 che induce Bonafede (al debutto sulla panchina casertana) alla prima sosta. Il servizio di Negrini obbliga l’ex Agrifoglio a rincorrere spesso il pallone, Vanzurova e ancora Cogliandro accompagnano la Lardini al 7-0. E’ Bartesaghi a siglare il primo punto della Volalto, ma Filottrano
   stoppa a muro (Mazzaro e Scuka) le iniziative casertane e sul 12-2 le ospiti hanno già esaurito i tempi di sospensione. La reazione della Volalto non si fa comunque attendere: la fast di Astarita alleggerisce lo scarto (13-5), il muro di Strobbe e due ace di Aquino portano la Volalto al -6 (16-10). Il vantaggio interno si assottiglia ancora sul muro di Mio Bertolo (17-13), ma Scuka e Vanzurova ridanno slancio ad una Lardini che con due punti in fila di Negrini di fatto mette al sicuro il set (22-15). Coach Bellano cambia la diagonale (dentro l’ex Galazzo e Tosi), un’invasione a rete di Caserta manda in archivio il primo set. Al cambio di campo la Lardini apre ancora il gas, come nel set d’apertura, colpendo con Vanzurova e alzando il muro di Mazzaro e Scuka (7-1). Pascucci prova a frenare l’irruente avvio delle filottranesi (10-4), ma la Lardini continua a tenere altissimo il livello di gioco e con Vanzurova e Negrini allunga ancora (12-5). A mettere ulteriore luce tra le
   due squadre ci pensa Cogliandro, che nel set attacca senza sbavature (nel match con il 67%) e sigla i due ace consecutivi che lanciano la Lardini sul +10 (18-8). Sembra fatta, ma la Volalto ha un colpo di reni importante e con Pascucci soprattutto costruisce un break di 7-0 (19-16) che riapre il parziale. Vanzurova e la neo entrata Rita stoppano il ritorno casertano (21-17), la Lardini riprende il largo con l’opposta ceka e con Cogliandro, chiudendo il set con l’ace di Negrini. Filottrano prova a spingere sull’acceleratore anche in avvio di terza frazione (5-2), ma è un inizio di set contrassegnato da diversi errori sia da una parte e dall’altra. La Lardini mantiene comunque sempre il comando del gioco e del punteggio (11-8), provando a scavare il solco con Scuka e Vanzurova (14-9). Pascucci prima e poi Boriassi (muro) tengono la Volalto in scia (17-14), Scuka tramuta in punto una super difesa di Feliziani, Bosio alza i giri del motore di una Lardini che arma il braccio
   di Vanzurova (16 punti totali con il 52% in attacco) e con il terzo muro personale di Mazzaro centra il suo personale tredici sulla schedina del campionato.

   LARDINI FILOTTRANO – VOLALTO CASERTA 3-0

   LARDINI FILOTTRANO: Bosio, Vanzurova 16, Mazzaro 4, Cogliandro 10, Negrini 4, Scuka 14, Feliziani (L); Tosi, Galazzo, Rita 1, Cappelli, N.e.: Marangon (L2), Pizzichini. All. Bellano – Quintini.

   VOLALTO CASERTA: Agrifoglio 4, Pascucci 8, Strobbe 8, Mio Bertolo 6, Bartesaghi 3, Astarita 8, Cecchetto (L); Boriassi 2, Aquino 1, Barone (L2). N.e.: Avenia. All. Bonafede – Russo.

   ARBITRI: Somansino (Te) e Mattei (Mc).

   PARZIALI: 25-19 (22’), 25-20 (24’), 25-18 (22’).

   DURATA: 68’.

   NOTE: Lardini: battute sbagliate 6, battute vincenti 3, muri 6, attacco 40%, ricezione positiva 65%. Caserta: b.s. 9, b.v. 3, mu. 10, att. 28%, ric. pos. 42%.

LARDINI FILOTTRANO – VOLALTO CASERTA 3-0 was last modified: gennaio 9th, 2017 by L'Interessante
9 gennaio 2017 0 commenti
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