L'Interessante
  • Home
  • Parliamone
    • Politica
    • Cronaca
    • Attualità
  • Cultura
    • Eventi
    • Teatro
    • Cinema
    • Tv
    • Libri
    • Musica
  • Sport
    • Basket
    • Calcio
    • Volley
  • Dall’Italia e dal Mondo
    • Notizie fuori confine
    • Curiosità
    • Indovina dove andiamo a cena
    • Viaggi Interessanti
  • Editoriale
  • Vignette Interessanti
  • Web Tv
Notizie Flash
1 MAGGIO: FESTA O…. LUTTO. UNA FESTA BEN...
CORONAVIRUS FASE 2 ……… GIU`LA “MASCHERINA
LA MUSICA DELLA GATTA CENERENTOLA COME PASS PER...
INTERNAZIONALI: LA COPPIA DI TAIWAN SI AGGIUDICA IL...
INTERNAZIONALI TENNIS ASSEGNATE LE WILD CARD. SABATO INIZIANO...
Michele Pagano: Il futuro è il mio presente
Da consumarci preferibilmente dopo morti: Officina Teatro incanta...
VALERIO BIANCHINI E LE SUE … BOMBE. AMARCORD...
Caso Weinstein. Dite alle donne che non siamo...
The Aliens ad Officina Teatro: vita, amicizia ed...

L'Interessante

  • Home
  • Parliamone
    • Politica
    • Cronaca
    • Attualità
  • Cultura
    • Eventi
    • Teatro
    • Cinema
    • Tv
    • Libri
    • Musica
  • Sport
    • Basket
    • Calcio
    • Volley
  • Dall’Italia e dal Mondo
    • Notizie fuori confine
    • Curiosità
    • Indovina dove andiamo a cena
    • Viaggi Interessanti
  • Editoriale
  • Vignette Interessanti
  • Web Tv
Categoria

In primo piano

botti
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Un Natale senza botti: intervista alla Dott.ssa Giussani

scritto da L'Interessante

Botti

Cari lettori interessati siamo a ridosso delle festività natalizie; se per molti cani questo è un momento di condivisione di gioie dovute ai regali da parte dei proprietari, ai premietti più succulenti dati fuori pasto, alle passeggiate più lunghe per il maggior tempo libero, per molti altri è un tragico periodo dovuto alla consuetudine dei botti e dei fuochi d’artificio

L’udito dei cani è molto sensibile e quei boati possono indurre un vero e proprio attacco di panico in un cane. Per capirci di più abbiamo chiesto il parere autorevole della dottoressa Sabrina Giussani, Medico Veterinario Esperto in Comportamento Animale, Presidentessa SISCA (società italiana scienze del comportamento animale).

  • Stiamo avvicinandoci alle festività natalizie e molti cani e gatti manifestano grossi disagi dovuti ai botti e ai fuochi d’artificio: da cosa deriva questo disagio?

“La paura dei botti e fuochi d’artificio può essere appresa dalla madre. Durante l’ultima parte della gravidanza, il feto è sensibile agli stimoli tattili: le contrazioni dell’apparato digerente e dell’utero dovute alla paura sono avvertite dal piccolo come una sensazione spiacevole. Dopo la nascita. Il cucciolo osservando la madre spaventata e a disagio, identificherà lo stimolo responsabile come pericoloso. In età giovanile o adulta, il cane può essere traumatizzato dallo scoppio di un botto molto violento o da un petardo esploso molto vicino. Da quel momento l’animale mostrerà sintomi di un importante disagio alla percezione degli stessi stimoli”.

  • E’ possibile lavorare in prevenzione o è più adeguato affrontare il problema a ridosso dello stimolo fobogeno?

“Per prevenire la comparsa di una fobia legata ai botti o ai fuochi d’artificio, è necessario proteggere il cucciolo durante la crescita, per esempio, portandolo a conoscere il mondo (rumori, oggetti, persone e cani) con calma, evitando inizialmente i luoghi troppo affollati o rumorosi. Quando il piccolo ha paura, è fondamentale rincuorarlo così che possa sempre contare su di noi. Del resto noi siamo i genitori in “seconda battuta” del cane così come hanno dimostrato numerosi studi scientifici. La costruzione di una solida banca dati permetterà al cane adulto di adattarsi con facilità alle nuove situazioni. Quando il cane si fida e affida al proprietario, durante un evento che lo spaventa anziché scappare senza meta ,cercherà il conforto della persona”.

  • Quali strumenti la medicina del comportamento mette in atto per tutelare i nostri animali?

“La medicina del comportamento, quando il cane ha paura o è in preda al panico, mette a disposizione della famiglia numerosi strumenti che spaziano dai consigli comportamentali, ai feromoni, alla floriterapia, alla terapia biologica, al percorso riabilitativo”.

  • Spesso viene consigliato di ignorare il cane che manifesta un comportamento di paura per evitare di rinforzarglielo: Lei è del medesimo avviso?

“Ignorare il cane quando è in difficoltà peggiora il disagio dell’animale. Quando il cane sa che lo comprendiamo e lo proteggiamo, chiede aiuto con lo sguardo, toccandoci con la mano, abbaiando. Così facendo l’animale si tranquillizzerà rapidamente affidandosi a noi. Per confortare il cane è necessario parlargli trasmettendo tranquillità, guardarlo e mantenere il contatto. Accarezzare l’animale “avanti e indietro” può raggiungere l’effetto contrario: il contatto deve calmare e non eccitare”.

  • Come bisogna comportarsi se un nostro caro amico a 4 zampe vive un evento di panico in casa?

“È necessario chiudere le imposte o abbassare le tapparelle, lasciare radio o tv accesa in sottofondo, spostarsi nella stanza più silenziosa dell’abitazione e creare un rifugio per il cane. Alcuni preferiscono la parte bassa dell’armadio, altri la cabina armadio o si riparano sotto il letto o sotto le coperte. È necessario rimanere con loro, raccontare una favola o leggere un libro a voce alta cercando di mantenere la calma. La sintomatologia dell’attacco di panico è differente da cane a cane e non sempre è possibile tranquillizzare l’animale senza un supporto medico”.

  • E se accade fuori casa, quando siamo per strada?

“Quando il cane si spaventa durante la passeggiata è necessario condurlo immediatamente a casa, in un negozio o in automobile così che possa sentirsi protetto e al sicuro. La passeggiata con la pettorina anti – fuga è consigliata per gli individui che, in preda all’agitazione, possono sfilarsi e correre senza meta”.

  • Quali rischi fisici corrono i nostri cani durante questi eventi?

“I cani affetti da malattie cardiache, respiratorie o metaboliche possono mostrare un peggioramento della sintomatologia. In caso di fuga l’animale può incorrere in un incidente o esserne la causa. Il disagio provato può essere così intenso da originare una fobia post traumatica con la comparsa di risposte simili alla paura in molteplici occasioni”.

Grazie mille alla dottoressa Giussani per aver risposto alle nostre domande.

Da un punto di vista gestionale possiamo inoltre coinvolgere l’animale in una lunga passeggiata il pomeriggio dei giorni festivi, così sarà più stanco ed appagato e i livelli di stress mitigati dalle endorfine del piacere; meglio offrirgli la cena al rientro dalla passeggiata, magari il suo pasto preferito. Se il cane se la sente possiamo portarlo a fare l’ultima passeggiata a festa conclusa, avendo cura di attendere almeno trenta minuti dell’ultima deflagrazione così da evitare la presenza di scoppi improvvisi durante il giro.

Puntare sugli amici chiedendo loro di festeggiare evitando l’utilizzo di fuochi  d’artificio ma lanciando stelle  filanti o coriandoli.

Perché tutelare i nostri amici a quattro zampe non è cosa da poco; e a volte passa attraverso la sensibilizzazione di amici e parenti che sovente non riescono a capire né ad immaginare a quale disagio espongono gli animali con quei petardi di cui, francamente, possiamo farne a meno.

Se pensate che il vostro cane possa soffrire durante questo periodo è opportuno effettuare al più presto un consulto con un medico veterinario esperto in comportamento: sul sito http://www.sisca.vet/  troverete le info necessarie per trovare il medico più vicino a voi.

Bisogna far rumore circa i botti. Bisogna risvegliare sensibilità, attenzione e cura dell’altro, evitando il superfluo laddove dannoso.

Un Natale senza botti: intervista alla Dott.ssa Giussani was last modified: dicembre 22nd, 2016 by L'Interessante
22 dicembre 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Bufala
AttualitàIn primo pianoParliamone

Bufala vecchia fa buon inciucio: torna il falso allarme al centro commerciale

scritto da L'Interessante

Bufala

Di Michela Salzillo

Anno nuovo quello in arrivo, ma attenzione alle vecchie bufale! Sì, perché stando alle giovani premesse, la strada delle cattive abitudini pare essere ben asfaltata per ospitare recidive da premio oscar. Nei giorni scorsi, infatti, come accadde esattamente un anno fa, la fandonia dell’agguato terroristico al centro commerciale Campania ha nuovamente scalato le classifiche delle migliori demenze in circolazione. Puntuale sia in data che in materia, la bugia del presunto attentato, architettato in loco per i prossimi festivi del 24, 25 e 26 dicembre, è stata la regina del contagio in rete, almeno fino all’arrivo della smentita ufficiale. Quella del 20 dicembre è una data che, senza volerlo, è ormai diventata la ricorrenza peggiore dei calendari fasulli, e questo perché lo scorso anno, poco dopo i tragici fatti di Parigi, una menzogna simile si sparse a macchia d’olio nella stessa giornata. Quando non si impara dagli errori, però, il vizio è sempre peggiore della prima contaminazione, lo dimostra il fatto che, questa volta, il giochino imbecille sia dilagato nelle chat di diversi cellulari a neppure ventiquattro ore di distanza dall’attentato di Berlino, ricordiamo infatti che: un camion, lo scorso 19 dicembre, ha travolto la folla tedesca, di origine e di adozione, mentre vittime, feriti e sopravvissuti erano intenti a fare la cosa più naturale del mondo, specie  in questo periodo, perdersi fra le bancarelle del mercatino natalizio, allestito, per l’occasione, nella parte ovest della città, nei pressi della chiesa del ricordo.

 Il mondo contava ancora morti e dispersi, quindi, nel momento in cui qualcuno ha pensato bene di sfruttare l’allerta per generare, stupidamente, ulteriore tensione. Quando accadono fatti di questo tipo, si sa, la paura diventa vicina di casa e basta veramente poco per trasformarla in terrore; anche un messaggio audio diffuso su whatsApp può essere sufficiente.

La bufala del musulmano che avrebbe annunciato l’attentato natalizio nei centri commerciali: il messaggio

La nota vocale, partita dall’ intricata rete dei gruppi whatsApp, rende protagonista un’anonima voce femminile, la quale, secondo la sua ricostruzione, esprimerebbe timore per quanto accaduto a suo fratello poche ore prima, mentre si trovava al centro commerciale Campania in compagnia di amici. Riproponiamo, testuale, parte del messaggio:

“Mio fratello, oggi pomeriggio, è andato al centro Campania con gli amici. Mentre stavano mangiando, hanno trovato a terra il portafogli di una persona . L’hanno preso e dentro ci stavano 1500 euro, hanno visto i documenti ed erano di una persona musulmana… Sono andati alla stazione degli oggetti smarriti, lo hanno deposto e hanno rintracciato la persona che aveva perso il portafogli … stava ancora nel centro commerciale. Questa persona si avvicina, ringrazia mio fratello con gli amici, e dice: guarda, io vi voglio fare un regalo, visto che voi mi avete restituito il portafogli, vi voglio regalare metà dei 1500 euro… Mio fratello e gli amici non hanno accettato… allora lui ha detto: visto che non accettate i soldi, vi voglio fare un regalo ancora più grande. Non venite ai centri commerciali, ma soprattutto al centro Campania, perché li vogliono attentare nel periodo natalizio. Io non so se sia vero, ma voglio diffondere questa notizia. Poi sta alla persona se vuole andare o meno.”

E a diffonderla ci è riuscita benissimo, tanto che sin dai primi minuti del passaparola, alcune testate giornalistiche hanno sentito il dovere di pubblicare quanto stesse accadendo, pur ponendo il dubitativo come la conditio sine qua non indispensabile per la diffusione della notizia. Al momento non sappiamo se la ragazza tristemente famosa sia stata rintracciata dalle forze dell’ordine per una qualche sanzione, ma è sempre bene ricordare che, in merito alla questione, l’articolo 658 del codice penale regola e disciplina il reato di procurato allarme presso le autorità, prevenendo pene che possono corrispondere anche alla detenzione in carcere per la durata di mesi. Dopo la massiccia diffusione in rete, oltre che dell’audio in questione, anche di titoli conniventemente allarmanti, la direzione del centro commerciale Campania ha pubblicato una breve nota in cui chiarisce:

“ La voce ed il contenuto sono identici al dicembre 2015. Il Centro Commerciale Campania ribadisce che la notizia che sta girando sulla rete e sui social è completamente priva di fondamento. “Invitiamo le testate on line, i blog ed i social che hanno pubblicato la bufala ad operare con immediatezza le smentite del caso con la stessa evidenza, in quanto si tratta di procurato allarme” .

 Una specifica, questa, che qualcuno ha ritenuto addirittura superflua, in quanto starebbe al lettore avvalersi di intelligenza e prudenza, indispensabili  per soppesare la veridicità delle notizie, ma è davvero sempre così?

Le bufale del web e quelle smentite che non parlano chiaro

È un po’ antipatico ammetterlo, ma diciamoci la verità, fatti del genere sono all’ordine del giorno. Chi fa questo mestiere lo sa, se non altro perché ne descrive i cavilli quasi sempre in contemporanea con le rispettive diffusioni. +++ ALLARME BOMBA +++resta forse uno dei titoli più sfruttati nel panorama cronistico online: basta uno zaino fluo scordato su di  una panchina seminuova o un borsone accostato all’angolo di un cavalcavia, che si fa presto a gridare il sospetto. Questo lo evidenziamo non per rendere legittime le inventive dei ciarlatani, sia chiaro, è giusto condannarle, del resto lo abbiamo fatto anche noi fino ad ora, ma non possiamo di certo negare che di articoli discutibili ne girino parecchi.

 Posto in premessa il dato, tanto inconfutabile quanto democratico, che ognuno sceglie di fare il proprio lavoro come crede sia giusto, non si può negare però che certe politiche di informazione siano, spesso, poco utili alle smentite. È vero che, come i libri,  le notizie non vanno giudicate dalla copertina, ma quando tre giorni fa qualcuno ha boicottato la bufala sopraindicata, citando comunque un titolo del genere: “ Il Campania puntato dai terroristi. È allarme”, qualche domanda su dove finisca il limite di procurato allarme ce la siamo fatta pure noi.

Bufala vecchia fa buon inciucio: torna il falso allarme al centro commerciale was last modified: dicembre 22nd, 2016 by L'Interessante
22 dicembre 2016 0 commenti
0 Facebook Twitter Google + Pinterest
Casertana
CalcioIn primo pianoSport

Prezzi popolari per la sfida Casertana-Melfi: coloriamo lo stadio ‘Pinto’

scritto da L'Interessante

Casertana

Prezzi popolari per la sfida Casertana – Melfi: coloriamo lo stadio ‘Pinto’

E’ arrivato il momento di stringersi attorno ai Falchetti e di tornare a vincere. Tutti insieme. Come abbiamo sempre fatto. Proprio per questo motivo la Casertana  chiama a raccolta i tifosi rossoblu, apportando drastiche riduzioni ai costi dei biglietti di tutti i settori dello stadio ‘Pinto’.

In occasione di Casertana-Melfi, in programma giovedì 22 dicembre alle ore 18.30, sono stati stabiliti prezzi popolari. Un regalo di Natale per chi ama i nostri colori, ma soprattutto  un modo per colorare lo stadio ‘Pinto’ e far sentire ai nostri ragazzi l’importante sostegno della loro gente.

Questi i prezzi (esclusi di prevendita):

TRIBUNA VIP. Intero: 30 euro.

TRIBUNA CENTRALE. Intero: 13 euro. Ridotto: 7 euro.

TRIBUNA LATERALE. Intero: 10 euro. Ridotto: 5 euro.

TRIBUNA INFERIORE. Intero: 10 euro. Ridotto: 5 euro

DISTINTI. Intero: 5 euro. Ridotto: 3 euro

*Ridotto Donne, Minori 14/18 anni, Over 65.

MINORI 10/13 ANNI: Ridotto da 4 euro per tutti i settori escluso VIP. Acquistabile unicamente presso l’Official Store di viale Medaglie d’Oro.

SETTORE OSPITI: 5 euro  

 

A Caserta sono acquistabili presso:

Official Store Casertana F.C. – viale Medaglie d’Oro stadio ‘Pinto’

Chiosco Stadio – viale Medaglie d’Oro

Caffè Martucci – via Roma

Ticketteria – via Gemito 81

 

 

Prezzi popolari per la sfida Casertana-Melfi: coloriamo lo stadio ‘Pinto’ was last modified: dicembre 20th, 2016 by L'Interessante
20 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
blue jeans
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

I blue jeans nati in Perù, 6000 anni fa

scritto da L'Interessante

Blue Jeans

di Antonio Andolfi

I blue jeans che conosciamo sono un’invenzione del diciannovesimo secolo, ma il loro colore ha origini decisamente più antiche. E non stiamo parlando dei primi tessuti blu da cui ha origine il termine blue jeans.

Tracce di blu indaco, il pigmento di origine vegetale usato per tingere il denim, sono state individuate su cinque di otto campioni di tessuto di cotone ritrovati nel 2009 nel sito di Huaca Prieta, nel nord del Perù. Lo studio della George Washington University (USA) è stato pubblicato su Science Advances. 

Blue jeans. Il colore originario

 

Le stoffe, forse quel che resta di antiche sacche, sono state preservate dal clima secco e risalgono a un periodo compreso tra i 6.200 e i 1.500 anni fa.

Analizzandole con una tecnica chiamata cromatografia liquida ad alta prestazione, è stato possibile individuare, sotto secolari strati di sporco, tracce di indigotina e indirubina, le componenti chiavi dell’indaco, che si ricava dalla fermentazione di foglie di diverse piante (tra cui la Indigofera tinctoria).

Finora il più antico utilizzo noto di questo pigmento risaliva all’Egitto di 4.400 anni fa. 

 L’indaco era uno dei pigmenti più pregiati dell’antichità e la sua presenza è attestata in Cina, Nord Africa e Sud America: qui, a quanto pare, fu utilizzato per le prime volte. La costa settentrionale del Perù è anche nota per essere stata una delle più antiche “culle” di domesticazione del cotone. Per molti versi questa regione è dunque la patria storica dei jeans.

I blue jeans nati in Perù, 6000 anni fa was last modified: dicembre 20th, 2016 by L'Interessante
20 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
Uomo
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il tipo di uomo da evitare

scritto da L'Interessante

Uomo

Di Miriam Gargiulo

Il tipo di uomo che ogni donna dovrebbe evitare possiede tutte le caratteristiche negative che si possano avere. L’ “uomo” in questione è: freddo e distaccato, incapace di provare qualsiasi tipo di sentimento e avverso ai legami. A nulla serve aspettare e sperare che cambi. A nulla serve credere che imparerà ad amare se sarà amato.

E’ inutile farsi illusioni!

L’ uomo da evitare è anche narcisista, egocentrico e immaturo. E’ innamorato di se stesso e la sua esistenza ruota intorno al proprio aspetto fisico. Non a caso, il suo luogo preferito è la palestra. Qui trascorre la maggior parte della giornata allenandosi almeno 6 giorni a settimana. E’ facile riconoscerlo. E’ quello tutto impostato, che con aria da “macho man” si lascia guardare senza guardarti mai! E’ abituato a stare da solo e non ha nessuna intenzione di rinunciare alla propria libertà e alle proprie abitudini. Inoltre da buon egoista, cerca di trarre sempre benificio per se stesso da qualsiasi situazione, fregandosene altamente degli altri. Non sa cosa sia la sensibilità, non ha cuore e non pensa mai prima di parlare. Quando deve dirti qualcosa, lo fa in maniera cruda e diretta senza giri di parole e senza farsi il minimo scrupolo di ferirti, perchè non è certo un suo problema se questo avviene!

Di solito è l’unico single del gruppo di amici, felicemente fidazati da anni. Lui invece preferisce avere storielle di pochi mesi perchè in realtà non desidera e non è all’altezza di una relazione seria. Quando incontra una ragazza matura, determinata e con dei progetti di vita, è pronto a scappare a gambe levate quanto prima!

Quest’ uomo qui? Non credere di poterlo salvare 

Non credere mai che con te sarà diverso. Non credere mai che con te riuscià a smorzare i suoi lati negativi. Nessuno potrà cambiare la sua natura se non sarà lui a voler migliorare se stesso. 

”L’amore da una parte sola non basta. Non si regala l’anima a chi non è disposto a regalare la sua. Chi non fa regali, non apprezza regali.”

-Oriana Fallaci

 

Il tipo di uomo da evitare was last modified: dicembre 20th, 2016 by L'Interessante
20 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
Desiderio
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Il desiderio di Carmen: Caro Babbo Natale, vorrei un lavoro per papà

scritto da L'Interessante

Desiderio

Di Michela Salzillo

Siamo quelli del fast, lo sappiamo! Lo abbiamo detto tante volte. La velocità con cui siamo abituati a digerire gli eventi è in grado di far sembrare antica anche una notizia di qualche ora, è vero. Ma è altrettanto vero che quando certe storie arrivano lontano, vuol dire che corrispondono a un bisogno, significa che è forte la necessità di farci contaminare da tutto quanto stiamo leggendo, ascoltando o condividendo. Sto parlando delle notizie belle, quelle che raccontano trame a lieto fine, quelle a cui neppure siamo più abituati. Pochi giorni fa parlavamo di spirito natalizio, questo stato d’animo d’occasione cosi discusso, che spesso sembra uno sconosciuto, sì, ma a volte può apparirci più familiare che mai. Ci vuole poco, può bastare anche una letterina, di quelle che se non appendi all’albero, vai a consegnare al primo Babbo Natale che incontri per strada. Chi non l’ha mai fatto almeno una volta nella vita? Ebbene, nessuno di noi è stato l’ultimo, ce lo ha confermato Carmen, una bambina di soli sei anni, che qualche giorno fa, in poche righe, ha espresso uno di quei desideri che nessun bambino dovrebbe neppure imparare a sperare.

Il desiderio di Carmen e quella letterina che ha fatto commuovere il web

 Era Giovedì scorso quando, al centro commerciale Apollo, a Casapulla, un Babbo Natale d’eccezione ha ricevuto l’inusuale letterina di Carmen.  Non capita tutti i giorni di vedersi richiedere un desiderio simile al suo, anzi, in un Paese come l’Italia dovrebbe considerarsi un rischio alquanto superato, e invece no. Carmen, per Natale, ha sognato un lavoro per il suo papà:

“ Caro Babbo Natale… Volevo dirti che questo anno mi sono comportata da brava bambina, ho ascoltato sempre la mamma e ha scuola ho avuto tutti 10. Per Natale vorrei che mio padre trovasse un lavoro, così sarebbe felice. “

 I primi a rendere pubblica questa dolce missiva sono stati i componenti dello staff del centro commerciale che, attraverso la pagina Facebook, hanno chiesto l’ausilio dei lettori  affinché si risalisse, mediante la condivisione del messaggio, all’ identità della bambina, così da poter poi provare a  esaudire la sua richiesta. Le parole della piccola hanno emozionato talmente tanto l’opinione pubblica, che nel giro di un solo giorno è stata rintracciata addirittura la foto che ritraeva Carmen nell’atto di scrivere la letterina. Allo scatto, che opportunamente oscura il suo volto, è stato allegato anche questo messaggio di accorato ringraziamento:

“ Amici, grazie a tutti voi…e soprattutto grazie alla sensibilità dei ragazzi dell’animazione, siamo riusciti a trovare Carmen. Molte persone hanno messo in dubbio l’autenticità della letterina, ma come si dice in questi casi “Dio è grande” …abbiamo trovato la foto di Carmen mentre scrive di suo pugno la letterina. La pubblichiamo per mandare un piccolo messaggio: Impariamo dai bambini. impariamo a sognare e sperare…I bambini hanno qualcosa che forse noi grandi abbiamo dimenticato: “Credono ancora nella forza dei loro sogni… dei loro desideri”. Babbo Natale regalerà un sorriso a Carmen e, chissà, forse il suo desiderio è talmente pulito e autentico da regalare tanta felicità anche al suo papà.

 Lo staff.”

Il desiderio di Carmen e quel dubbio sull’autenticità della sua richiesta

 I sogni son desideri chiusi in fondo al cuor.

È Proprio questa una delle verità che ci insegnano sin da bambini. Non esiste una cosa che sia più reale dei sogni, non è vero che assomigliano a un miraggio, basta non aver paura dell’abisso, quello che ti trascina a fondo, proprio lì, vicino al cuore. Li trovi così, fra un battito, un’emozione, un respiro profondo, e quando ti accorgi di esserne stato capace la felicità dura pure di più. Per conoscere un desiderio bisogna imparare a cercarlo, bisogna accettare l’incoscienza, quella capace di farti osare liberamente, senza far sembrare pretesa una semplice volontà. Certo, non è sempre facile: quelle che da piccoli sembrano discese, da adulti diventano scalate, e l’attitudine al sogno è senz’altro uno di quei ripidi sentieri che smettiamo di percorrere nell’esatto momento in cui impariamo a ritenerci troppo grandi per le favole, per Babbo Natale e le letterine. Forse è per questo che la diffidenza è sempre in agguato, è per quella condanna alla ragione, quasi sempre distorta, che neppure un’emozione sappiamo goderci appieno. A dimostrarlo è stato un messaggio, che seppure abbia rappresentato l’ unica nota stonata in mezzo a un’ orchestra di solidarietà, ha senz’altro rubato un briciolo di magia alla storia d’amore fra Carmen e il suo papà:

“Se la bambina ha 6 anni, dovrebbe frequentare la prima elementare da tre mesi. Non può ancora scrivere così bene in corsivo, con le H al punto giusto, con la punteggiatura perfetta e le maiuscole quando servono. Per me, che sono una insegnante, questa lettera è stata dettata a qualche adulto. Ciò non toglie che il messaggio è molto dolce e va preso in considerazione…”

Così scriverà in quei giorni una persona, (la cui identità terremo segreta per l’ovvio diritto alla privacy), manifestando un dubbio legittimo, probabilmente, ma dimostrando anche  quanto sia difficile, per un adulto, pensare senza malizia o preconcetto; dare spazio al cuore, quella parte di noi in cui sono chiusi i desideri più coraggiosi. Per fortuna, però, l’infanzia non cresce mai, sa reinventarsi sempre, sa riciclarsi e non disilludersi. Finché ci saranno bambini disposti a crederci, come Carmen, Babbo Natale esisterà, e sarà pronto a realizzare ogni desiderio espresso. Parola di elfo.

Il desiderio di Carmen: Caro Babbo Natale, vorrei un lavoro per papà was last modified: dicembre 20th, 2016 by L'Interessante
20 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
Mostra
CulturaIn primo piano

Mostra: Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Luoghi e volti del Giappone che ha conquistato l’Occidente

scritto da L'Interessante

Mostra

Di Erica Caimi

In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dalla sigla del Trattato d’amicizia e di commercio tra il Regno d’Italia e l’Impero del Giappone, le sale di Palazzo Reale a Milano ospitano l’affascinante mostra “Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Luoghi e volti del Giappone che ha conquistato l’Occidente” visitabile fino al 29 gennaio 2017. L’esposizione è promossa da Comune di Milano‐Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira e curata dalla professoressa Rossella Menegazzo, docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale dell’Università degli Studi di Milano. La collezione propone una preziosa carrellata di dipinti, serigrafie e illustrazioni che hanno imprigionato frammenti di una tradizione millenaria e che hanno saputo sedurre pittori, artisti e collezionisti europei verso la fine dell’ 800.

La tecnica in mostra

Il percorso si snoda tra le vie artistiche di tre grandi maestri, che hanno goduto di ampia popolarità nel Giappone di quegli anni: Katsushika Hokusai (1760‐1849), Utagawa Hiroshige (1797‐1858) e Kitagawa Utamaro (1753‐1806). A differenza del prodotto artistico europeo, le stampe giapponesi potevano avere una funzione diversa rispetto a quella puramente estetica di fruizione fine a se stessa. Molti esemplari in mostra, infatti, sono dei Surimono, termine che significa letteralmente “cosa stampata” e venivano realizzati per uno scopo ben preciso. Si tratta di biglietti commissionati da privati per occasioni speciali, come l’arrivo del nuovo anno o il festeggiamento di qualche momento importante nella carriera degli attori kabuki o ancora un invito a una serata mondana. Spesso, in queste stampe si ritrovano richiami letterari e persino poesie, tutti elementi che aumentano notevolmente il valore culturale dell’opera. La tecnica con la quale venivano realizzati è quella della xilografia, una sorta d’incisione di immagini su tavolette di legno, dette matrici, inchiostrate e utilizzate per riprodurre più volte lo stesso soggetto su fogli di carta. Nel corso della mostra, si potrà approfondire l’argomento grazie a un video esplicativo nel quale vengono svelati tutti passaggi che devono essere eseguiti con estrema precisione e abile manualità. Come si può ben immaginare, in un mercato di questo tipo, in cui si produce un bene artistico per soddisfare il mercato e magari produrre più volte la stessa stampa, il pittore non è l’unico protagonista della scena. Ben più rilevante è l’affinità che si stabilisce tra pittore, editore, intarsiatore e stampatore. Solitamente lo stesso artista prediligeva mantenere gli stessi intarsiatori e stampatori, proprio perché la conoscenza dello stile di ciascun professionista era fondamentale ai fini della riuscita dell’opera.

Le opere di Hokusai, Hiroshige e Utamaro in mostra

Attraverso cinque sezioni (Paesaggi e luoghi celebri: Hokusai e Hiroshige; Tradizione letteraria e vedute celebri: Hokusai; Rivali di “natura”: Hokusai e Hiroshige; Utamaro: bellezza e sensualità; I Manga: Hokusai insegna) la mostra mette in luce il mercato dell’immagine dell’epoca, che richiedeva di trattare soggetti precisi e temi alla moda per incontrare il gusto dell’esigente mercato dell’editoria.

La richiesta innescava inevitabilmente delle rivalità tra gli  artisti stessi, ma soprattutto tra gli editori che si contendevano i migliori pittori, incisori e stampatori per dare forma a stampe sempre diverse, verticali, orizzontali, in forma di ventaglio, in formato di libro o di paravento per soddisfare i bisogni del pubblico. Anche la prospettiva sopraggiunta da Occidente e ben nota ai maestri giapponesi è pressoché assente dalle rappresentazioni perché di scarso interesse ai fini della commercializzazione dell’opera. Nelle immagini del Mondo Fluttuante, così come vengono comunemente soprannominate data la loro caratteristica di apparire sospese nel vuoto, l’assenza di prospettiva è mitigata da qualche espediente artistico come la nebbia o le nuvole, che nascondono la mancanza di profondità degli spazi.

La mostra mette in evidenza come fossero ricorrenti gli stessi soggetti e come gli editori fossero obbligati a inventare espedienti quali formati e inquadrature diverse per diversificare e piazzare il prodotto, ma anche come ognuno di questi artisti abbia insistito su una tematica specifica fino a renderla un best seller obbligando gli altri a cimentarsi sullo stesso soggetto alla moda per ritagliarsi il proprio spazio sul mercato.

Risulta chiaro così perché alle Trentasei vedute del monte Fuji di Hokusai seguirono, a distanza di quasi vent’anni, Trentasei vedute del monte Fuji di Hiroshige  che richiamano a loro modo Hokusai, ad esempio riproponendo il soggetto della “Grande onda” con una simile inquadratura ma privandola di carica drammatica.

In quest’ottica, si può capire il motivo per cui la serie più famosa di Hiroshige, le Cinquantatré stazioni del Tōkaidō,  sia stata ripetutamente proposta dallo stesso autore con editori diversi e in formati diversi, talvolta persino in collaborazione con altri artisti, e come il medesimo soggetto sia stato trattato anche da Hokusai in una serie di surimono.

Nelle similitudini,  si rintracciano, però, anche le peculiarità dei maestri: le opere di Hokusai hanno delle linee più marcate e pongono al centro della natura l’essere umano, mentre in quelle di Hiroshige  si riscontra un tocco più leggero e una preferenza per la natura e il mondo animale, usato in chiave simbolica.

Utamaro, invece, si differenzia notevolmente rispetto a Hiroshige e Hukusai. Secondo alcune teorie, pare sia nato ad Edo di fronte al  quartiere di piacere e sarebbe il figlio dei proprietari di una casa da tè. Leggenda o verità, una cosa è certa, la sua produzione artistica si concentra nella creazione di stampe erotiche e di ritratti di geishe, delle vere e proprie star dell’epoca. Al culmine del suo successo venne duramente colpito dalla dissolutezza del governo Shogun e condannato al carcere per aver pubblicato delle stampe su un romanzo storico censurato. La sua condanna fu esemplare, forse anche per via della notorietà di cui godeva che si rivelò un’arma a doppio taglio. Questa esperienza lo segnò così profondamente da stroncargli la carriera di artista.  Morirà qualche anno più tardi.

Conclusione della mostra e influenze artistiche

Il percorso si conclude con 15 volumi di Manga di Hokusai, una raccolta di immagini che dovevano fungere da manuali didattici per gli apprendisti e imporsi come punto di riferimento estetico per tutti gli artisti successivi. Il termine “manga” , infatti, significa letteralmente “schizzi sparsi” e si tratta, appunto di bozze che gli studenti potevano copiare per esercitarsi. 

Il fascino dell’ “immagine del Giappone” seppe conquistare molti pittori oltreoceano, tra cui Monet, Van Gogh, Degas, Toulouse‐Lautrec, che si lasciarono rapire dalla freschezza e della semplicità di forme e colori. Inconsapevolmente, i tre maestri hanno contribuito a  rivoluzionare il linguaggio pittorico della Parigi di fine Ottocento, plasmando i contorni della tecnica impressionista ed influenzando il Simbolismo e le Avanguardie, che giovarono del contatto con un’arte così diversa e altrettanto stimolante.

Mostra: Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Luoghi e volti del Giappone che ha conquistato l’Occidente was last modified: dicembre 19th, 2016 by L'Interessante
19 dicembre 2016 0 commenti
5 Facebook Twitter Google + Pinterest
Alice
CulturaIn primo pianoTeatro

Alice – La Meraviglia: il teatro sbarca al Centro Commerciale Campania

scritto da L'Interessante

Alice

Di Luigi Sacchettino

“Se io avessi un mondo come piace a me, là tutto sarebbe assurdo: niente sarebbe com’è, perché tutto sarebbe come non è, e viceversa; ciò che è non sarebbe e ciò che non è sarebbe, chiaro?” (Alice)

Se qualcuno ci chiedesse com’è il mondo che ci piace cosa risponderemmo?

Probabilmente ognuno racconterebbe le proprie meraviglie.

A farci provare meraviglia, ammirazione questa volta sono gli attori del Campania Actor Studio, in “ Alice- la meraviglia ”, libero adattamento dell’opera di Lewis Carroll, con la regia di Michele Pagano e la collaborazione testi di Roberta Magliocca.

Il progetto Campania Actor Studio nasce dalla volontà di far emergere le potenzialità del territorio attraverso l’incontro tra affermati professionisti del settore con giovani talenti, ma anche ispirare coloro che non si sono avvicinati all’arte della recitazione a spingerli a ricercare il proprio potenziale espressivo, emozionarsi ed emozionare.

E ci riescono. Trasformano la piazza del Centro Commerciale Campania in un palcoscenico.

La vita del Centro non si ferma, ma tutto inizia a girare intorno allo spettacolo.

Non ci sono poltrone o spettatori classici, ma visitatori che si fermano e con meravigliosa curiosità domandano: “cos’è?”- “Alice, la meraviglia”- rispondono gli altri.

Lo spettacolo è dinamico, musicale, fluente; gli attori passano tra i visitatori, rendendoli spettatori e confondendosi con loro.

E’ uno spettacolo che ingloba, avvolge: l’attenzione per i dettagli e l’intimità dei dialoghi fanno la differenza.

E’ un’Alice dalle molte facce ad essere protagonista. Quattro, se ne alternano sul palco.

La più grande: disillusa; la adulta: aggressiva; la giovane: assetata di vita; la più piccola: incantata.

Il viaggio di Alice è fortemente caratterizzato da uno spirito di ricerca. Il viaggio di Alice è un viaggio alla ricerca della propria identità. Ogni personaggio che si oppone ad Alice è anche la proiezione di una parte di se stessa, che lei vuole conoscere e che interroga nel tentativo di recuperare l’identità perduta.

Il processo di consapevolezza e di ricerca passa attraverso una caduta all’indietro. Il Paese delle meraviglie è per Alice il luogo dove vede la contemporaneità delle proprie sedimentazioni e delle proprie variazioni.

E’ un  modo sperimentale di fare teatro anche senza essere a teatro. Un esperimento caparbio, di diffusione di un’arte che spesso viene vissuta solo da chi a teatro ci mette piede.

Un encomio agli attori, giovanissimi, che non si sono lasciati impressionare. Ma hanno impressionato.

Mi auguro che lo spettacolo venga presentato in teatro, dove le emozioni trovano la predisposizione d’animo dello spettatore.

Intanto,  non potevo non condividere con voi il meraviglioso epilogo:

“ALICE: Mamma… Mamma!

REGINA: sono qui!

ALICE: sei tornata?

REGINA: non sono mai andata via! Sono sempre stata vicino  a te! Sei stata tu a crederlo! Io sono sempre stata con te. Ero in angolo, nascosta.. ti guardavo da lontano…volevo che camminassi da sola! Volevo che da sola prendessi le tue decisioni! Da sola costruissi la tua vita! Che sviluppassi la forza necessaria per reggere i mattoni più pesanti! Non accusarmi di non esserci stata! Ti ho sentito parlare di me tante volte. Ha dato a me la colpa di tutto ciò che ti è successo! La colpa per averti lasciata sola!  Lo so che tutto quello che hai fatto, l’hai fatto per me! A me volevi dimostrare le tue capacità di figlia! Ma non c’era bisogno Alice, a me non devi dimostrare nulla! La dimostrazione più grande, l’ho avuta quando sei nata! Sei sempre stata una creatura meravigliosa! Questo l’ho sempre saputo! Di capacità ne hai avute tante! È stato il tempo ad ingannarti! Gli hai sempre corso dietro, non ti  sei mai  fermata a guardare al tuo fianco. La tua necessità di voler essere qualcos’altro! qualcosa in più! Ti ha tolto anche ciò che avevi! Dietro le tue spalle hai lasciato i tuoi affetti, i tuo cari, i tuo figli, e la tua meraviglia! La cosa più preziosa che avevi!  Ti sei riempita di tristezza e solitudine.  Ricordi che eri sempre presa dalla curiosità davanti a un baule, una cassaforte, un armadio o una porta chiusa a chiave? Una sete istintiva di mistero oppure la speranza di un miracolo? Ti ricordi anche che eri sempre delusa quando riuscivi ad aprirli. Invasa da una strana sensazione di vuoto. Sei sempre stata spinta verso quel vuoto assoluto che neppure esiste. Ecco questo è quello che devi continuare a fare! Non puoi arrestare il passo! Non esiste un tempo per fermarsi! Esiste solo il tempo per esserci!   Riprenditi tutte le cose che hai lasciato dietro! Goditi ciò che fino ad oggi hai costruito! È abbastanza perché tu possa continuare a meravigliarti! Ora vai Alice! Segui la tua meraviglia!”.

Alice – La Meraviglia: il teatro sbarca al Centro Commerciale Campania was last modified: dicembre 19th, 2016 by L'Interessante
19 dicembre 2016 0 commenti
2 Facebook Twitter Google + Pinterest
oscar
BasketIn primo pianoSportVolley

OSCAR E BOSCIA: QUATTRO CHIACCHIERE E RACCONTI INEDITI

scritto da Walter Magliocca

oscar

Oscar e Boscia: un incontro amicale e scambio di ricordi 

Come se il tempo non fosse trascorso. Se non per il fatto che il fisico, di entrambi, è stato minato da malattie per fortuna sconfitte … fuori dal campo.

Prima Oscar in un incontro pomeridiano. Nella sala clinic del Palamaggiò, dopo un servizio davanti le telecamere di Sky, si sofferma per salutare, attraverso i mezzi di informazione, il pubblico casertano.

Oscar fiero della cittadinanza onoraria 

“Sono entrato brasiliano ed esco casertano – esordisce Oscar -. Ritornare a Caserta è sempre una grande emozione. Ricordavo molti aspetti e molte strade ma ho trovato la città migliorata. Un unico particolare: ricordavo molto più larga la strada dove abitavo (via Caduti sul lavoro). Sono contento dei riconoscimenti ricevuti e soprattutto della casertanità. Me ne ritorno in Brasile molto soddisfatto, ricordando che sono ritornato per il battesimo della nipotina di Mario Basile”.

Essere stato cacciato da Caserta: una ferita ancora aperta

“Quando venni per l’addio al basket non volevo rovinare la festa con polemiche. Ma ora non ho remore. E’ il momento giusto, Il tempo è galantuomo. Mette a posto tutte le cose, quelle buone e quelle cattive. Perché tutti ricorderete che io da Caserta, daquesta squadra, sono stato cacciato (facendo il classico gesto con la mano). Per colpa di qualcuno che conosco molto bene (chiaro il riferimento a Dell’Agnello, Gentile, Esposito e Marcelletti). Se fosse stato vivo il cavaliere (Giovanni Maggiò) io non sarei mai andato via. Nella finale di Atene io avrei dovuto giocare nel Real e forse Caserta non sarebbe mai arrivata a disputarla. Gli spagnoli mi diedero un contratto di tre anni già sottoscritto dal presidente. Giovanni Maggiò me ne offrì quattro”.

“La squadra, dopo lo scudetto ha iniziato la fase calante e non ha vinto più nulla. E se non fosse stato per Nando (Gentile) che realizzò tre tiri da tre, non avrebbe vinto nemmeno in quella occasione. Sono sicuro, più che sicuro, che quella squadra avrebbe vinto anche con me. Fino ad allora non vincemmo nulla perché i vari Gentile, Esposito erano giovani e facevano Le c….te frutto della loro giovane età. E poi Caserta non era considerata a livello federale. Perdemmo una finale perché io fui espulso per non aver commesso nulla. Gli arbitri fischiavano tutto contro e favorivano le compagini più blasonate, quali Milano e Bologna”.

Arriva Boscia e la chiacchierata si colorisce di aneddoti particolari e battute

“Sono arrivato per salvarti – dice Boscia Tanjevic rivolto ad Oscar – anche in questa occasione. Conobbi Oscar, quale giocatore del Sirio, nella finale di coppa intercontinentale contro il mio Bosna. Era il 1979. Noi avevamo vinto tutto. Ed anche in quella gara fummo avanti nel punteggio fino a quando Oscar non decise di iniziare a segnare da ogni posizione. Piangeva e segnava. Dissi a Giancarlo (Sarti) di prendere quel camion e così venne a Caserta tra la incredulità generale perché nessuna conosceva il brasiliano. In A/2 su sette partite ne perdemmo sei e il presidente voleva tagliare Oscar.. Io dissi di no, dicendogli di cacciare me. Alla fine vincemmo il campionato”.

Con i se e con i ma ….ma

“Se Delibasic non fosse stato colpito dalla malattia, avremmo vinto almeno tre titoli consecutivi. Voi non avete visto il vero giocatore. In quel periodo (precampionato 1983) non era nemmeno al 50% ed era immarcabile. Purtroppo. Nella finale di Milano ci espulsero Oscar e ci vollero far credere che per noi sarebbe stata la stessa cosa. Feci vedere lo score mettendolo sotto il naso di Dan (Peterson) e gli dissi giochiamocela alla pari”.

Boscia è un fiume in piena: “Tato (Lopez) reagì e mi disse: mister non perché mi hanno chiamato tupamaro ma sporco tupamaro”. E giù una risata.

I racconti si susseguono: “non chiedevo un centro americano perché preferivo esterni tiratori e poi mi dissero che Marco (Ricci) era un giovane promettente come un americano”. “Andai dal presidente e gli disse che era impensabile giocare tutto il campionato in trasferta (in quanto in A/1 non si poteva giocare in impianti al di sotto dei 3500 posti. E il Cavaliere mi disse, va bene lo costruisco io. Io lo guardai e lui mi disse: non ti fidi di me?. I lavori iniziarono il 5 agosto e li terminò in quei cento giorni. Era sempre presente sul cantiere”. “Qualunque cosa succedesse, al presidente dicevo che era stato Oscar. Tanto lui era il prediletto. Con lui non prendeva provvedimenti”.

Oscar: ritornerò più spesso

La chiosa di Oscar: “ Preferisco il mio basket, cuore e passione a quello di oggi più atletico e basato solo sul denaro. Ma devo dire che però qualitativamente è tutto migliorato, dalle cure mediche, all’abbigliamento, alle scarpe, il pallone ecc..  Due le cose che non dimenticherò e che porterò sempre con me di quel periodo, la vittoria ai giochi Panamericani (esibisce l’anello che porta sempre al dito) e la nascita di mio figlio. E’ la gioia più bella che un uomo possa provare. Grazie Caserta. Ora, penso, ritornerò più spesso. Sono casertano”.

Grazie a Voi Oscar e Boscia. Campioni dentro e fuori il parquet. Senza di Voi Caserta non sarebbe mai stata città di basket e l’unica città del sud ad aver vinto il tricolore. Anche se senza di Voi.

A presto.

img_0044
img_0045
img_0046

img_0056
img_0057
img_0058

img_0059
img_0060
img_0061

img_0077
img_0078

OSCAR E BOSCIA: QUATTRO CHIACCHIERE E RACCONTI INEDITI was last modified: gennaio 26th, 2017 by Walter Magliocca
18 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
dell'agnello
BasketIn primo pianoSport

DELL’AGNELLO TESO NEL DOPO PARTITA: POCA FESTA NEL SUO VOLTO

scritto da Walter Magliocca

dell’agnello

Dell’Agnello: faccia cupa e nessun sorriso

Sala stampa Mimmo Mingione, nel giorno del quinto anniversario della morte.

La festa è già uno sbiadito ricordo. L’atmosfera è tesa. Tutti si aggirano senza un riferimento.

Ultimo ad arrivare è proprio il coach casertano.

“Abbiamo iniziato bene la gara, con l’approccio giusto. Ma non siamo riusciti a segnare e non abbiamo finalizzato – dice Dell’Agnello -. La seconda parte della gara non è stata alla nostra altezza. Con il passare dei minuti abbiamo perso fiducia ed anche la possibilità di portare a casa il risultato. Forse abbiamo peccato di presunzione, ma non dobbiamo dimenticare i nostri obiettivi. Il fatto di aver raggiunto una buona classifica ci ha un po’ distratti. Il posto occupato non ci compete. Dobbiamo ritrovare la nostra anima operaia. La gara non è stata alla nostra altezza. Siamo usurati. Speriamo di riprenderci presto”.

Non scuse ma attenuanti

Non cerca scuse Sandro Dell’Agnello, visibilmente contrariato e con la consueta schiettezza afferma: “La responsabilità è mia. Sono io l’allenatore ed io mi devo assumere le responsabilità. Il nostro deficit attuale è sia fisico che mentale Abbiamo delle difficoltà nelle rotazioni in partita e ovviamente in allenamento per gli infortuni di Czyz, da un mese in difficoltà e per ultimo di Bostic”.

“Bostic ha subito una recidivante – precisa Dell’Agnello – Di solito è sempre peggio del primo infortunio. Spero di sbagliarmi. Bostic è molto importante nell’economia del nostro gioco. A dicembre non siamo ancora rodati e la qualità non è ancora al top. Perdere elementi fondamentali nel gioco non è positivo. Una sconfitta che brucia. Ma Pesaro ha stravolto tutte le percentuali. Ha tirato con il 45 % da tre, mentre fino ad oggi è stata la squadra che ha tirato peggio. Abbiamo cambiato difesa su tutti blocchi. A Cantù è andata bene, mentre oggi il risultato ci ha penalizzato”.

La festa e la distrazione 

Sulla festa che non lo ha visto protagonista per antichi dissapori: “Meglio non parlarne” visibilmente contrariato. 

E come dargli torto?

Di umore opposto Piero Bucchi

 “Era una partita difficile soprattutto in termini di motivazioni. Dopo la sconfitta di domenica scorsa non era facile infondere fiducia nei giocatori che sono stati bravi ad invertire la rotta e credere nel risultato. Ora dobbiamo espugnare … L’adriatic Arena”. Jasaits ha dato un contributo fondamentale. Abbiamo usato diverse volte la difesa a zona. Non è inusuale il suo utilizzo”.

, 

Il primo ad arrivare in sala stampa è stato Boscia Tanjevic. Più un’occasione per salutare i vecchi amici che per ragioni tecniche. Però due battute sulla partita “Non si possono vincere tutte le partite. Il campionato di Caserta finora è più che positivo. Adesso vado a fumare una sigaretta”.

Alla mia osservazione, Boscia risponde “sempre. Non ho mai smesso. Finirò la mia vita con la sigaretta tra le dita”. E giù una sirata.

Almeno qualcuno ha riso.

Il tabellino

PASTA REGGIA JUVECASERTA  

Sosa 30 (7/12, 3/10), Cinciarini 14 (1/3, 2/3), Putney 10 (5/6, 0/4), Gaddefors, Jackson, Giuri 5 (1/4, 1/4), Bostic 5 (0/1, 1/2), Cefarelli, Metreveli, Czyz, Watt 18 (6/10, 1/3), Iavazzi Da 2 20/38 – da 3 8/26

All. Dell’Agnello

CONSULTINVEST PESARO

Fields 13, Gazzotti 2, Cassese , Thornton 19, Jasaitis 8, Ceron 2, Bocconcelli, Jones 24, Serpilli, Nnoko 6, Zavackas 5, Harrow 8 Da 2 23/46 – da 3 8/18

All. Bucchi

Arbitri

Mazzoni Manuel, Biggi Maurizio, Bartoli Mark

Spettatori 3528 per un icasso di € 38.753,00

 

DELL’AGNELLO TESO NEL DOPO PARTITA: POCA FESTA NEL SUO VOLTO was last modified: gennaio 26th, 2017 by Walter Magliocca
18 dicembre 2016 0 commenti
1 Facebook Twitter Google + Pinterest
  • 1
  • …
  • 26
  • 27
  • 28
  • 29
  • 30
  • …
  • 107

Resta in Contatto

Facebook Twitter Google + Instagram Email RSS

Categorie

  • Attualità
  • Basket
  • Calcio
  • Cinema
  • Cronaca
  • Cultura
  • Curiosità
  • Dall'Italia e dal Mondo
  • Editoriale
  • Eventi
  • In primo piano
  • Indovina dove andiamo a cena
  • Libri
  • Musica
  • Notizie fuori confine
  • Parliamone
  • Politica
  • Sport
  • Teatro
  • Tv
  • Viaggi Interessanti
  • Vignette Interessanti
  • Volley

I Più Visti

  • duel gomorra

    Gomorra 3: i casting al Duel Village

    8 giugno 2016
  • amore

    L’ Amore ai giorni nostri

    6 dicembre 2016
  • molly

    Molly Malone, la strana leggenda

    19 novembre 2016
  • museo

    Museo di arte islamica come l’araba fenice

    24 gennaio 2017
  • canile

    Adozione in canile: ti salvo la vita, appartieni a me

    9 marzo 2017
  • Facebook
  • Twitter
  • Google +
  • Instagram
  • Email

© 2015 L'Interessante. Tutti i diritti riservati.
Designed by Armando Cipriani


Back To Top
Utilizziamo i cookie per migliorare l'esperienza utente sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu sia d'accordo. Accetto
Privacy & Cookies Policy