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juvecaserta
In primo piano

JUVECASERTA PRIMA SCONFITTA CASALINGA DEL CAMPIONATO. OSCAR DISTRAE. LA FESTA E’ A META’

scritto da Walter Magliocca

Juvecaserta in campo alle ore 12, ma c’è OSCAR: il più grande. …….. e anche Boscia

Una giornata speciale. C’è la partita della Juvecaserta. Ma questa volta, nonostante la gara di campionato, e poi contro Pesaro, nonostante il piazzamento in classifica, nonostante le final eight alle porte, il pensiero è dedicato al lui. Luci soffuse, emozione “ a fette” . I cori della curva Ancilotto. A cantare i ragazzi che non hanno  mai visto giocare il campione brasiliano e forse, anzi senza forse, non erano neanhe nati.

Il più grande giocatore che abbia calcato il parquet del Palamaggiò, che è “uno di noi”, che porta e ricorda Caserta nel suo cuore e non solo. Oscar è un sentimentale. Le lacrime a testimoniare l’emozione e la gioia. E’ stato inserito nella Basketball Hall of Fame al cospetto dei più grandi, nonostante, per sua scelta, non vi abbia giocato con e contro. Ma lo avrebbe potuto fare e lo ha dimostrato, ma per cuore non lo ha fatto. Altri tempi. Altri uomini. Oggi a Caserta altri trofei, altre onorificenze. Si sono scomodati i vertici della pallacanestro italiana, le personalità cittadine e non, le televisioni. Ma anche in questa occasione  per Lui conta il cuore, il sentimento: l’affetto e l’abbraccio ideale del “suo” pubblico. Caserta  lo ama e Lui ama Caserta. “Oggi posso dire di essere casertano al cento per cento”.

Ma le sorprese non finiscono. A testimonianza dell’affetto e del legame di quegli anni anche Boscia Tanjevic venuto per salutare il giocatore che lui scelse. “Portami quel camion. Quel camion ero io” ha detto Oscar al centro del parquet nel salutare il pubblico casertano. E non poteva mancare il presidente dello scudetto Gianfranco Maggiò. “Un ricordo per mio padre che ha realizzato questo palcoscenico. Un grazie a Boscia che ha consentito la venuta a Caserta di Oscar e che ha rappresentato per Caserta quello che Maradona + stato per Napoli”. E ovviamente il saluto dell’attuale padrone di casa, il presidente Lello Iavazzi, schivo e discreto come al solito. Solo il saluto e la consegna della maglia griffata con gli sponsor che hanno caratterizzato i suoi otto anni a Caserta.

Juvecaserta contro Pesaro: sfida storica e sentita

Ma si deve anche giocare. La squadra ha avvertito l’atmosfera di festa. Oscar, il Natale. Ma niente regali a Pesaro.

Sandro Dell’Agnello, il grande escluso dai festeggiamenti, colpevole del “gran rifiuto” mai dimenticato,  non modifica il quintetto, con maglia dedicata all’occasione e solo per questa gara. 

Sosa, Bostic, Gaddefors, Putney e Watt per avere ragione di Pesaro.

Inizio incerto e primo canestro di Jones per Pesaro. Caserta non riesce a trovare geometrie offensive ma è attenta in difesa. Sosa sbaglia una facile schiacciata dopo aver recuperato un pallone a metà campo. Punteggio basso. A 6’ il tabellone segna ancora 2 a 4. Percentuali al tiro bassissime. Putney ruba l’ennesimo pallone e va schiacciare a 5’ e 30’’. Pari 4. L’unico è Putney che cerca di dare una scossa ai suoi. Prima “bomba”  di Watt a 4’ e seguente schiacciata di Putney a 3’ e 38’’ 9 a 6. Il Palamaggiò si infiamma dopo la sfiducia iniziale.  A 2’ e 37’’ prima sostituzione, Giuri per Bostic. Punteggio sull’11 a 6. Continuano gli errori al tiro. Ma il tempo si chiude con il punteggio sul 15 a 10. Falli di squadra 3 Caserta e 2 Pesaro.  Brutta frazione deficitaria soprattutto per gli attacchi.

Secondo quarto 36 pari

Stesso  trend. La Juvecaserta non c’è. Gioco farraginoso e banali errori al tiro. Watt tiene la squadra a galla che, per fortuna, in difesa regge l’impatto pesarese.  A 6’ e 59’’, sempre Watt, con un’azione da tre, con libero supplementare, porta  Caserta sul 21 a 19. Recupero difensivo e contropiede vincente di Sosa. 23 a 19. Ma gli errori si susseguono. Solo Watt e rimessa. A 5’ e 13’’ su tiro da tre di Thornton, il tabellone segna 23 a 24. La squadra non riesce a trovare il bandolo. Continua il momento poco felice. Si teme che il clima festoso possa incidere negativamente.

 Massimo vantaggio Pesaro a 3’ 30’’ 23 a 28. Bostic da tre e due liberi di Cinciarini con due punti di Nnoko portano i padroni di casa a meno 1, 28 a 29. Ma sempre Nnoko da tre ristabilisce le distanze. Si entra negli ultimi due minuti con due liberi di Bostic: 30 a 32. Pari di Watt con bella azione in velocità, l’arma mancante della Caserta di oggi, su assist di Sosa. Si prosegue con alternanza regolare. Il tempo si chiude sul 36 pari.

Nell’intervallo ancora festa: cittadinanza onoraria a Oscar

Al termine del tempo ancora festa: il presidente di lega consegna a Oscar una targa ricordo. Poi il vicepresidente fip Gaetano La Guardia consegna la Italia basket Hall of fame. E per finire il sindaco, Carlo Marino, con fascia tricolore, consegna a Oscar la cittadinanza onoraria del comune di Caserta e targa commemorativa a sancire il legame con la città della Reggia. Casertano a tutti gli effetti, non  solo d’adozione.

 Terza frazione 62 – 56

Putney inizia e poi Giuri da tre, dall’angolo sotto la tribuna pasta reggia. A 7’ e 43’’ 41 a 38. Ma comunque la giornata non è delle migliori e si prosegue sulla falsa riga torinese. Pesaro è di nuovo vanti su una bomba di Fields, 41 a 43, cui risponde Sosa, che bissa e a 5’ e 58’’ il punteggio è di 47 a 43. Ancora Sosa recupera in difesa e va a schiacciare. A 4 e 46’’ grande assist di Sosa che “no look” da un pallone a Putney al centro dell’area che vale da solo il prezzo del biglietto, 51 a 42. Ma Thornton prima da tre e poi da due smorza gli entusiasmi casertani: 51 a 48 a 3’ e 54’’. E’ sempre Thornton l’anima di Pesaro. A 2’ e 20’’ 51 a 52. Ma Cinciarini termina un’azione da 4 punti e Caserta di nuovo avanti 55 a 52. Frazione che si chiude sul punteggio di 62 a 56.

Ultima frazione 82 – 87

Harrow per Pesaro apre da tre e Sosa sbaglia un libeo. 63 a 59. Putney in alley opp di Giuri strappa gli applausi del pubblico. Ma Caserta non riesce a dare continuità ed a strappare la gara e Pesaro con Thornton resta sempre con il fiato sul collo. 65 a 63 a 7’33’’. 67 a 65 a 7’. Cinciarini commette il quarto fallo personale di squadra e Thornton castiga da tre. Giuri in sottomano ristabilisce le distanze: 71 a 68 5’ e 7’’. La Juvecaserta raggiunge i cinque falli di squadra e continua a sbagliare in attacco. Pesaro ne approfitta con Thornton e Jones.  

Si entra negli ultimi quattro minuti con il punteggio sul 71 a 72. Sosa inizia a forzare e la situazione falli, con il terzo di Watt, diventa pesante. 71 a 73. Manovra senza sbocco e giocatori in bambola. Watt commette anche il quarto fallo. A 3’ e 08’’, 71 a 75. Bomba di Cinciarini 74 a 75. Ma Jiasatis replica. Mancano due minuti. Nervosismo in campo e Pesaro sempre più bestia nera. A 1’ e 41’’ palla a Pesaro sul 74 aa 78 e bomba di Jasaitis. Ospiti sul + 7 espettro della prima sconfitta casalinga. Che dopo un canestro di Sosa si materializza su quinto fallo di Watt. A 24’’ 78 a 83. E’ finita. La Juvecaserta segna il passo. Giocatori distratti: la festa non è completa. Finisce 82 a 87. Prima sconfitta e mancato pass per le final eight.

JUVECASERTA PRIMA SCONFITTA CASALINGA DEL CAMPIONATO. OSCAR DISTRAE. LA FESTA E’ A META’ was last modified: dicembre 18th, 2016 by Walter Magliocca
18 dicembre 2016 0 commenti
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BasketIn primo pianoSport

 OSCAR DAY: TUTTO PRONTO PER IL RITORNO DEL CAMPIONE AL PALAMAGGIO’

scritto da Walter Magliocca

 oscar 

Oscar day. Domani al Palamaggiò i casertani potranno riabbracciare il proprio idolo

In città non si parla d’altro. Dopo il Panathlon, il battesimo, tutto è pronto per il ritorno “a casa” del campione. La sua casa è il Palamaggiò, costruito in soli cento giorni dal cavaliere Giovanni, per far ammirare agli sportivi casertani le gesta del campione. In pratica per lui. Perché il basket a Caserta, nonostante tutto, si identifica con lui.

Oscar: vero simbolo del basket casertano

I ragazzi si sono avvicinati alla palla a spicchi grazie a quel fatidico addio al basket giocato del 2003. Da allora Oscar non ha più rimesso più piede su quel parquet che lo ha visto protagonista in otto stagioni. E’ mancato solo il sigillo del tricolore. Ma per noi casertani, in pratica, è come se lo scudetto lo avesse vinto anche lui. In effetti, pur essendo orgogliosi di aver raggiunto un traguardo che difficilmente potrà essere nuovamente superato, averlo raggiunto senza di lui non è stata la stessa cosa. L’altare dello scudetto e l’amore per “o rey do triple”. Ed è per questo che l’amore per il campione brasiliano è stato collocato in una “teca”, custodito come un oggetto rarissimo e curato con attenzione. Oscar è Oscar. Oscar è il basket. Oscar è Caserta. Per questo menzionata anche ai giochi di Rio.

Si prevede il pienone al Palamaggiò solo per “o Rey”

Molti giovani che non hanno mai visto giocare Oscar andranno al Palamaggiò per vederlo, almeno una volta, dal vivo. Ne hanno sentito parlare, hanno ascoltato i racconti, hanno visto le immagini. Ora potranno vederlo in carne ed ossa. Esiste, si esiste. Il racconto si, ma nel vederlo potranno capire l’affetto che lega il tifoso (quello vero) ad Oscar ed Oscar al tifoso. Non passerelle per pochi intimi, gelosie (perché a te si, perché non io). L’abbraccio disinteressato, passionale del popolo del basket al campione osannato, ammirato, rispettato.

Il vero tifo ha preparato una grande accoglienza

Ed il vero tifo, i tifosi veri, quelli scevri dall’apparire ma solo concentrati sull’essere tifosi. Ripetiamo, la maggior parte di loro non conosce Oscar ma sta preparando un’accoglienza degna di un re. O rey do triple. Quello che ha fatto sognare una generazione di appassionati. Ha fatto credere che con l’impegno, la passione, il cuore ce la si può fare. Perché Oscar non ha vinto lo scudetto, la ma lo scudetto per noi casertani è LUI.

Dicevamo l’organizzazione. Oggi le prove generali sul parquet. Tutti a prepararsi alle passerelle, ad accaparrarsi un invito per la serata. Ma la festa si farà al Palamaggiò. Per tutti. Organizzata dai tifosi. Vera anima della squadra. Immaginate solo per un attimo vedere una partita senza il tifo organizzato. Un vero squallore. Ed ora loro, i tifosi che non lo hanno visto giocare dal vivo, ma solo nei filmati ed attraverso i racconti dei diversamente giovani, hanno organizzato un’accoglienza, un tributo al grande campione che ritorna sul parquet più amato, dopo quello della sua terra. 

Il giusto tributo

E Oscar saprà apprezzare. E’ un sentimentale. “non sarei mai andato via da Caserta”. Ma lo sport, come la vita a volte è crudele. “Giancarlo prendimi quel brasiliano che piange e segna”. E’ storia nota a tutti. Boscia che chiede a Giancarlo Sarti di portare nella Juvecaserta il campione brasiliano conosciuto in una finale di coppa intercontinentale del 1979 tra Bosna Sarajevo (allenata da Boscia) e Sirio, in cui giocava Oscar. E in quell’occasione Oscar vinse. Si in pratica vinse da solo e il tecnico, altro personaggio fondamentale nella crescita del basket casertano, lo volle con sé.

La festa prima di affrontare un’avversaria storica. Ultima ad aver visto Oscar con la maglia bianconera

Domani sarà festa, la giusta festa, il giusto tributo al ritorno del campione. Ma dopo si giocherà contro Pesaro, la squadra contro cui Oscar ha giocato l’ultima gara con la canotta della Juvecaserta.

E allora che sia una festa completa. Bentornato al campione e vittoria sul campo. 

 OSCAR DAY: TUTTO PRONTO PER IL RITORNO DEL CAMPIONE AL PALAMAGGIO’ was last modified: dicembre 18th, 2016 by Walter Magliocca
17 dicembre 2016 0 commenti
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CulturaIn primo pianoLibri

Il ventre di Scampia riempie il Drama Teatro: l’intervista a Emanuele Cerullo

scritto da L'Interessante

Ventre.

Di Michela Salzillo

 

Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere.

Così diceva Daniel Pennac, ed è forse da verità come questa che nascono le migliori opportunità, quelle che solo la letteratura e il sentimento sono in grado di restituire. Per ogni statistica pronta a demolire la passione per i libri, che stando a certi dati dovrebbe essere già materia estinta, ci sono tantissime iniziative, coraggiose e ostinate, pronte a far evincere l’esatto contrario. Una di queste è partita proprio qualche giorno fa e non bisogna neppure allontanarsi molto per applaudirla. Era il 13 Dicembre quando al Drama Teatro Studio di Curti si dava inizio a Parole D’autore; una rassegna, nata dal sodalizio fra gli attori Dario  Pietrangioli, Rosario Copioso e il professor Gennaro Celato, che mira a promuovere incontri con giovani scrittori o poeti del territorio campano. Ad inaugurare la tranche di eventi letterari previsti per la stagione odierna è stato Emanuele Cerullo, autore della raccolta di liriche dal titolo il ventre di Scampia. Avendo avuto la fortuna di essere lì, al fianco di questo giovane poeta, che di strada ne ha fatta già tanta, ho potuto trasformare in certezza quello che nelle settimane precedenti era stato solo un presentimento: gli organizzatori della rassegna non avrebbero potuto scegliere forbici migliori per tagliare il nastro dei quattro appuntamenti.

Il ventre di Scampia è un libro pregno di storie, di vissuti, di sguardi e di sfumature

E questo perché Emanuele in quel ventre, nel 1993, è nato. È cresciuto nella vela celeste della periferia suddetta, ed è proprio tra le pieghe del degrado che ha imparato a fare le sue scelte.

Quella che è stata presentata al Drama Teatro Studio non è la sua unica produzione autorale, risale infatti al 2007 la nascita della sua prima silloge, il coraggio di essere libero, che all’epoca fu stampata grazie alla collaborazione con la Virgilio 4 di Scampia, la scuola media da Emanuele stesso frequentata. Da quell’anno in poi, il suo percorso ha ottenuto continue vittorie. È apparso più volte sulle reti Rai ed è stato intervistato da personaggi di rilievo come Pippo Baudo . Alcune delle sue poesie sono state pubblicate da testate giornalistiche importanti, quali: Il Corriere della Sera; La Repubblica; Il Mattino. Con il Ventre di Scampia ha scalato le classifiche, restando per ben cinque settimane nella top 5 stilata dall’ inserto napoletano di Repubblica. Ha ricevuto medaglie importanti, come il premio minturnae 2016; alle sue opere viene attribuita continuamente una riconoscenza, oltre che letteraria, anche civile e sociale, proprio per la realtà che vanno a testimoniare. Emanuele sta girando tantissimo, sta facendo presentazioni nelle scuole, nelle banche, nelle università e, proprio come è accaduto l’altra sera a Curti, ogni volta, ascoltarlo diventa una poesia bellissima.

 Il ventre di Scampia ed Emanuele Cerullo: l’intervista che li ha raccontati al Drama Teatro Studio

 

Benvenuto Emanuele! Partiamo con una domanda che si inserisce fra le primissime pagine del tuo libro. Tu anteponi a questa carrellata di liriche parecchio intense, una citazione tratta da le città invisibili di Italo Calvino, prendendo in prestito l’intuizione che l’inferno non sia altrove, ma appartenga invece alla nostra quotidianità. Viene fuori ogni volta che non siamo capaci di ottenere un punto di vista diverso, quello che di solito permette di andare oltre la prima visione delle cose. Credo di non sbagliarmi se dico che, secondo me, tu quell’ottica non solo l’abbia trovata, ma abbia anche imparato ad utilizzarla. Ciò premesso, mettendo per un attimo da parte la poesia, chi è stato in questi anni il tuo “occhio profondo”? 

In realtà è molto difficile mettere da parte la poesia, perché pare che tutto sia poesia. È bello scrivere poesie, ma è altrettanto bello sapere che c’è chi la vede, chi la sente. E chi sente la poesia può vederla ovunque, anche in un piccolo dettaglio, che poi tanto piccolo non è, perché ogni minuzia comunica qualcosa. Quindi, per rispondere alla tua domanda, ti direi che gli occhi profondi sono quelli delle persone che ho incontrato, quelli dei bambini di Scampia, quelli delle vele, dove sono nato e cresciuto. Se ci sono stati dei riferimenti, io ne citerei due: Eminem e San Francesco D’ Assisi. È anche grazie a loro se ho scoperto la poesia! Quando vidi Eminem a Sanremo nel 2001, cominciai a voler scrivere canzoni rap come lui, mi vestivo anche come lui. Un giorno, però, quando ancora frequentavo le elementari, la maestra di italiano mi disse: “guarda che queste non sono canzoni, sono poesie”, fu così che me ne accorsi, e ancora oggi il binomio musica e poesia cammina di pari passo con la mia formazione. San Francesco, invece, lo cito come un altro degli occhi profondi per me importanti, perché ha dimostrato che non conta la ricchezza economica ma quella interiore.  Sottolineo una cosa, io non sono cattolico! Eppure, San Francesco mi è sempre parso un emblema di questa verità. Il suo insegnamento, poi, diventa ancora più determinante in un contesto particolare qual è quello di Scampia.

Come si fa ad insegnare a un ragazzo che nasce a Scampia, o anche in una periferia altra, che un punto di vista differente è possibile?

Guarda, l’educazione è quello che conta! Io dico sempre che nell’ inclusione sociale agiscono la famiglia e la scuola. Sicuramente l’aspetto legato all’arte è un fatto soggettivo, o ce l’hai o non ce l’hai, però la guida, quello che nell’ induismo è il guru,  è fondamentale in famiglia. Io ho avuto la fortuna di avere dei genitori che non mi hanno mai abbandonato, anzi, mi hanno sempre seguito e sostenuto. Nella poesia Con la camorra io c’ ho parlato, scrivo: “quando c’hai un padrone infedele tu trovi la fede nel contagio”. Ti lasci condizionare dalla voglia del denaro facile, soprattutto a Scampia, succede ad esempio quando hai un padre in carcere. È proprio l’educazione, quindi, che ti permette di avere un occhio diverso, non migliore o peggiore, semplicemente un altro.

Perché questo titolo, il Ventre di Scampia?

L’ho intitolato così, e non più semplicemente Scampia, per una ragione di cui nessuno racconta. Esiste anche una Scampia bene! Nel ventre di Scampia c’è quello che Pasolini chiamava sottoproletariato: c’è il popolo, il riscatto vero. Altrove, sempre a Scampia però, ci sono palazzi residenziali dove entrano in ogni appartamento almeno due stipendi. È una realtà di ottantamila abitanti, molto variegata, e questo va detto. Il futuro del quartiere è nelle vele. Ora vogliono abbatterle, che va benissimo, sono d’accordo, anche perché sono stanco di vedere i turisti che vengono a Scampia e si scattano selfie con la vela sullo sfondo. Abbattiamole tutte, quindi, però se spostiamo il degrado di 200mt, lo allontaniamo soltanto, ma tale resta. Offriamo anche opportunità di lavoro, perché altrimenti la riqualificazione sarà solo urbana,  la verità è che nella riqualificazione c’è tutto, anche l’aspetto umano e sociale.

Quando si parla di determinati luoghi, quando si raccontano certe storie, è vizio comune farlo sempre attraverso le stesse modalità. Non mi riferisco al contenuto, non in questo caso, parlo invece del tipo di scrittura utilizzato per la narrazione. Si parla di Scampia in inchieste giornalistiche, la si racconta nei romanzi d’autore, ma è difficile che la si osservi utilizzando la poesia. Perché hai fatto questa scelta, e qual è stato il tuo primo approccio con la poesia stessa?

Ho scelto la poesia perché l’ho trovata più sintetica rispetto a un romanzo. Questa decisione l’ho presa dopo aver letto Ungaretti, ti dico la verità.  Mi colpirono la sua purezza e la sua musicalità. Tutta la sintesi semantica e fonetica della parola, insieme al verso isolato, mi hanno fatto credere che la poesia potesse dire tutto attraverso la sintesi. Ognuno, ovviamente, si sceglie i propri maestri… Per quanto riguarda invece il primo approccio con la poesia, lo definisco senz’altro di tipo ludico. Ascoltai la fontana malata di Palazzeschi, letta dalla mia maestra, e me ne innamorai, era lo stesso periodo in cui ascoltavo rap americano, mi colpì molto quella che io definisco droga fonica.

Le mie prime poesie sono state delle filastrocche, mi divertivo a fare le rime baciate e a prendere in giro le mie maestre… erano esercizi! Ricordo che in quinta elementare, alla fine dell’anno scolastico, mi fecero rapare una mia poesia, e lì, in quella occasione, si unirono per la prima volta le mie due passioni.  Quando vado nelle scuole, dico sempre che Dante è stato uno dei primi rapper, all’inizio mi chiamavano pazzo, ma se ci pensi è così. Il fatto che oggi i rapper si insultino a colpi di rime sembra una novità, ma tanti anni fa lo faceva già Dante con la tenzone.

Nella poesia Confessione del figlio di Scampia, secondo me, declini un senso di inquietudine profonda che però fai terminare nell’ utilizzo di due parole: sete ed essenza, hai mai avuto paura di perderla?

Credo che la paura sia l’unica assassina della passione. È il contrario della passione, la soffoca! Me ne sono accorto quando ho provato paura, però non mi sono mai abbattuto, ho sempre cercato di mettermi in gioco. Anzi, quanto più quella realtà che vivevo, che vivo, mi si presentava davanti agli occhi, tanto più sentivo l’esigenza di esternare la ricchezza interiore. Non ho paura di perdere la mia sete d’essenza, e non voglio neanche interrogarmi sull’argomento. Preferisco dire: ho sete ancora, ho ancora sete di conoscenza.

Il coraggio di essere libero, la voglia di partire per poi tornare, sono di certo ottimi presupposti per ottenere riscatto e rinascita. Ma forse, a volte, tutto questo non basta. In molti casi è necessaria la fortuna, quella degli incontri.

 In questi anni tu ne hai fatti parecchi. Ne Il ventre di Scampia, ci sono alcune liriche dedicate proprio a questa bellezza. La poesia Il pittore, ad esempio, racchiude la storia di un incontro importante. Ti va di parlarne?

 

Questa poesia l’ho dedicata a due persone: a Felice Pignataro, un grande moralista di Scampia che purtroppo non ho conosciuto, e a Sergio che come me viveva nella vela celeste. Lui era il prototipo dell’artista maledetto, di colui che è contro cultura, contro la cultura dominante, contro il consumismo, contro la moda. Incontrarlo lì, dove vedevo gente che spacciava, mentre respiravo il grigiore più assoluto, è stato veramente un raggio di sole. I miei genitori lo conoscevano e mi è capitato di andare a casa sua. Definisco la sua dimora galleggiante in un fumo galattico perché fumava tantissimo e sembrava quasi che casa sua fosse sospesa nel fumo. Era una cosa fantastica! C’erano tantissimi quadri, tra cui ne ricordo uno che mi colpì molto: ritraeva una donna in primo piano e alle sue spalle si intravedevano i cancelli delle vele, che avevano la forma delle siringhe. Dietro si scorgeva la torre verde, perché di fronte alla vela celeste c’è la torre verde, le cui finestre erano raffigurate come delle tane. Sergio ha letto le mie poesie, quando lo fece gli piacquero tantissimo, tanto che promise di ritrarmi. Mi disse: io ti farò un ritratto, ma al posto dei capelli metterò i tuoi versi. Fu una promessa che la morte ha soffocato. Lui se n’è andato così, da un giorno all’altro. Ero al bar quando mi dissero che era morto.

Vele: un’immagine, più che un nome comune di cosa al plurale, così appaiono nel tuo libro. Se io adesso ti chiedessi di associare a questa figura ricorrente un ricordo, una rima improvvisata, un silenzio, cosa sceglieresti di regalarci?

 

Sceglierei una poesia di Giovanni Pascoli. Una di quelle che non si studia nelle scuole, si chiama La piccozza. Quando penso alle vele, mi viene in mente questa perché è una poesia in cui Pascoli parla di sé stesso, parla della scalata verso il successo. Un successo che non ha nulla a che vedere con la fama o la visibilità, si tratta, invece, di soddisfazione personale. Il riscatto, ecco! Le vele, per forma, si prestano all’ idea di qualcosa da scalare, proprio come fanno gli alpinisti con la piccozza, quando passo dopo passo cercano di raggiungere la vetta.

Tu hai dichiarato: “ è l’ indifferenza che genera il male. E ciò che conduce all’ indifferenza è l’idea di dover perdere tempo.” Cosa intendi?

Parto dicendo questo: io ho respirato la precarietà, la marginalità, la povertà. Il regalo più bello che mi hanno fatto i miei genitori è stato appunto la povertà, perché è grazie a lei che sono stato costretto a rimboccarmi le maniche e a fare qualcosa. Dopo aver perso mia nonna e molti amici, ho imparato il senso della morte, quello del limite. Ho imparato cosa vuol dire sentire la fine dietro l’angolo. Tutto questo mi ha ossessionato durante l’adolescenza, così ho cominciato a scrivere, lo so, è poco… Seneca dice: Non è vero che non abbiamo tempo, ne perdiamo troppo. Ecco perché io sono molto legato al concetto del tempo inventato, e ci tengo a sottolinearlo spesso, soprattutto con la mia generazione, quella dei nativi digitali. Oggi siamo continuamente distratti dalle chat, le notifiche, facciamo pensieri a metà, non siamo più capaci di pensare completamente. Per questo è importante inventarlo il tempo. Quando siamo indifferenti nei confronti del prossimo tutto questo non è fattibile, perché non ci confrontiamo e, anzi, vediamo il confronto non come sinonimo di crescita interiore e reciproca, ma come se fosse una continua competizione. Perciò tengo molto all’idea di un mondo che alla perdita di tempo preferisca inventarlo.

Stai facendo moltissime presentazioni all’ interno delle scuole, incontrando studenti giovanissimi. Secondo te, anche facendo riferimento a quando tu stesso eri uno studente, la scuola è in grado di educare alla libertà?

Sfondi una porta aperta! Se è vero che alle medie sono stato molto sostenuto dai miei insegnanti, non posso dire lo stesso per quanto riguarda le scuole superiori, dove sono stato continuamente ostacolato dai miei docenti. Perché scrivevo poesie, perché andavo in televisione. Spesso si usava nei miei confronti un sarcasmo che, essendo parecchio frequente, diventava umiliante. Sono stato addirittura costretto a cambiare scuola perché si era venuto a creare un clima assurdo. Una volta, la professoressa di filosofia mi disse: “Cerullo, io conto di bocciarti quest’anno perché tu sei un arrampicatore sociale, hai degli interessi e svolgi delle attività che non puoi e non devi intraprendere adesso”. In pratica, mi stava dicendo: non devi fare quello che ti piace! Se questa è la buona scuola, ha di certo fallito. La scuola, quella vera, se vuole educare alla libertà,deve sostenere la creatività degli studenti e non il nozionismo, altrimenti, domani, gli studenti saranno macchine e non artisti.

Se non sbaglio, sei tornato anche alla Virgilio 4, la tua scuola media. Qual è, di solito, l’approccio che ti riservano i ragazzi?

L’accoglienza è stata molto buona, nelle scuole di Scampia e non solo. Una volta, in una scuola elementare, la Montale, mi hanno accolto con degli striscioni e disegni ispirati proprio alle mie poesie. Io ho ricevuto diversi premi, ma li ho sempre tenuti ben chiusi negli scatoloni. Nel mio studio ho invece quei disegni, perché sono cose come  queste a rappresentare il vero premio. Ci tengo molto ad incontrare i giovani e mi fa molto piacere quando i professori mi contattano e mi dicendo che i loro ragazzi stanno leggendo e studiando le mie poesie in classe. A proposito di questo, ti voglio raccontare un aneddoto fantastico. Non molto tempo fa, ho ricevuto un messaggio da parte di una madre, suo figlio frequenta il Diaz di Caserta. Mi ha scritto che dopo aver sentito dire che in classe stavano studiando le mie poesie, incuriosita, ha fatto qualche ricerca. Pensava fossi morto, e il fatto di aver scoperto che oltre ad essere ancora in vita, sono pure coetaneo di suo figlio, l’ha resa felice, e lo sono pure io, di essere ancora vivo, soprattutto!

Nella poesia Fisarmonica, tu scrivi:” il mio verso è poetare”, come se tutto partisse dalla poesia e tutto quanto andasse in essa a ritornare. In questo componimento, più che altrove, si percepisce la componente salvifica che le attribuisci riconoscendole il merito di averti permesso di conoscere l’ umanità, quella che manca a chi semina morte e sofferenza attraverso le armi. Se non avessi avuto la poesia, oggi, Emanuele chi sarebbe stato?

Sì, è vero che in un certo senso la poesia mi ha salvato, ma non so se non ci fosse stata lei, cosa avrebbe preso il suo posto, francamente. Certamente non mi sarei fatto condizionare dalla criminalità organizzata, proprio perché mi hanno insegnato determinati valori che hanno rappresentato una corazza importante, tenendomi lontano da certi ambienti . Magari avrei fatto il salumiere, il macellaio, ma sarei comunque restato onesto.

Forse non tutti sanno che il progetto di F. Di Salvo, l’architetto che si è occupato della progettazione delle Vele, prevedeva un’ ambizione diversa per Scampia. L’idea, infatti, era quella di riprodurre nel quartiere i vicoli di Napoli. Se tutto questo fosse stato realizzato, compresi i centri sociali per i ragazzi, credi che il destino di Scampia sarebbe cambiato?

 Ti ringrazio per aver sottolineato questa cosa, perché appunto le vele non dovevano essere così come le abbiamo viste noi. La cassa del Mezzogiorno finanziò due insediamenti popolari, da fare a Scampia e a Ponticelli. Pensa che Scampia deriva dal termine scampagnata perché prima non esisteva nulla, soltanto terra, infatti gli anziani del luogo la chiamavano ‘ a scampia, ‘a scampagnata, il luogo piano. Il boom edilizio è arrivano solo fra gli anni ‘ 60 e ’70 con la costruzione di diversi edifici. Come giustamente ricordi, nel progetto erano previsti diversi centri di aggregazione che se fossero stati costruiti, probabilmente, sottolineo il condizionale, non ci sarebbe stato tutto il degrado che invece c’è oggi, però il discorso è molto complesso… Scampia è un quartiere vastissimo, gli spazi sono larghissimi e quindi è la struttura stessa a non favorire il dialogo, l’ incontro.

Fra le tante cose, curi anche una collana editoriale che si occupa di poeti emergenti under 30, secondo te, è vero che la poesia è di difficile collocazione nel mercato editoriale?

Sì, credo proprio di sì.  È  anche vero che le case editrici tendono a non pubblicare poesia, ma questo perché è un investimento importante. Un editore è un imprenditore e , in quanto tale, investe sul talento di un autore. Il che vuol dire che, secondo me, un autore non deve pagare per pubblicare perché questo non è editoria, vuol dire essere squali, mercenari. Ci tengo a sottolineare che la collana di cui stiamo parlando, la curo per le edizioni neomediaitalia ,che è la mia casa editrice, e non chiede un euro  ! Detto questo, il fatto che sia di difficile collocazione ha radici antichissime. Anche nel ‘900 era così. Intendo dire che era molto più elitaria di quanto non lo sia oggi. Montale, negli anni, ’60 parlava di pubblico della poesia. È sempre stata concepita come una specie di setta, almeno dall’ illuminismo in poi, prima di allora era diverso: la poesia era attualità, descriveva attualità. Basti pensare che i canti di Dante andavano a finire nei memoriali bolognesi, erano registri curati dai notai… A volte, però, è la poesia stessa che si va a cercare quest’ isolamento. Se si estranea dal mondo, se non si confronta col vero, e per vero intendo quello che ci circonda, quello che spesso la critica definisce poesia civile, che va da Dante a Pasolini, è difficile considerarla. Se invece prova a non farlo, tutto diventa più semplice. In fondo al lettore non gliene frega niente se tu quella cosa l’abbia detta in prosa o in poesia, chi legge si sofferma sul contenuto. Io credevo che questo libro passasse inosservato, invece ho fatto quasi sessanta presentazioni, cosa che non sarebbe accaduta se avessi scritto poesie troppo lontane dalla realtà.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Innanzi tutto voglio laurearmi. Sto andando in giro a presentare il libro ma, al tempo stesso, sto rallentando molto gli esami. Continuare a scrivere, sicuramente, lo farò finché vivrò, non ho intenzione di parlare di Scampia per sempre, bisogna sperimentare, l’arte è sperimentazione continua. Il prossimo progetto vorrei incentrarlo a Napoli, prendendo spunto da una parola che mi ha colpito molto, che  non esiste in altre realtà geografiche: napolitudine, termine che indica una grande mancanza di Napoli, quel sentimento che prova il napoletano che vive altrove, ma anche il turista che viene a Napoli e poi se ne va. Vorrei parlare della Napoli giovane, senza abbandonare però il concetto di periferia, perché ce ne sono tante, e tutte sono sinonimo di una marginalità di cui è sempre bene raccontare.

Grazie di cuore per essere stato qui con noi. A presto!

Il ventre di Scampia riempie il Drama Teatro: l’intervista a Emanuele Cerullo was last modified: dicembre 16th, 2016 by L'Interessante
16 dicembre 2016 0 commenti
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cane
CuriositàDall'Italia e dal MondoIn primo piano

Può un proprietario punitivo incrementare l’aggressività del cane? La scienza si esprime

scritto da L'Interessante

Cane

Di Luigi Sacchettino

Cari lettori interessati l’altro giorno sono stato chiamato per svolgere una consulenza in un sistema famiglia- cane dove quest’ultimo manifestava comportamenti aggressivi verso gli ospiti di casa

All’ingresso una gentile signora si stupisce della mia età ed aggiunge “pensavo arrivasse un omone vestito in mimetica”.

Continuo la raccolta dei dati ed emergono informazioni chiave per noi tecnici: allontanamento dal gruppo sociale, strattonate, spintoni, punizioni fisiche e psicologiche. Zero gioco. Solo comandi. Scarsi rituali di condivisione. Concetti di dominanza e controllo tessono le conversazioni. 

Della serie “o’ can’ addà fa chell’ che dic’ io”.

Respira Luigi, respira.  Loro non sanno quel che fanno,  hanno solo usato le risorse che avevano a disposizione finora- mi dico.

Torno a casa, apro facebook e trovo un post dello stimato collega  Attilio Miconi.

Un segno.

“Nell’oltre il 95% dei casi il cane che morde è un cane con una soglia emotiva fuori controllo.

Questo significa che potrebbe mordere per paura perché è un fobico, oppure mordere quando si sente come dentro un frullatore di emozioni perché iperattivo.

In entrambi i casi possiamo affermare di trovarci di fronte a cani ipersensibili, con tanta necessità di essere compresi, quindi curati”.

Questo però presupporrebbe un domandarci il perché di tale comportamento. Interrogandosi sulla semantica e pragmatica ed andando oltre la mera dicotomia cattivo vs buono, dispetto vs approvazione.

“Dopo questa premessa vi domando e mi domando: le punizioni corporali o le sgridate possono migliorare la loro ipersensibilità e quindi annullare le aggressioni?

Io dico di No! Le punizioni inferte al cane, che siano esse fisiche o psicologiche, inducono in lui un ulteriore stato di disagio”.

Bisognerebbe tatuarsi queste parole. Punizioni e disagio, strettamente correlate. Insieme. Te le trovi in un rapporto a volte per sempre.

“Anche se si si può manifestare una momentanea regressione, per ulteriore paura, della fase reattiva di qualunque comportamento “aggressivo”, in realtà, è verosimile osservare come dopo alcuni mesi si manifesteranno comportamenti di aggressione da parte del cane in modo ancora più imprevedibile, addirittura constatando un peggioramento rispetto alle condizioni iniziali, prima delle punizioni inferte all’animale”.

Nell’ immediato quindi l’azione della violenza può anche sembrare d’aiuto: ma dove si anniderà tutto quel disagio? Come un virus presente ma latente, quali saranno i suoi effetti?

Vi sarà capitato di essere stati zittiti da qualcuno per interrompere una discussione: l’emozione si placava nel momento in cui vi chiedevano di tacere e reprimervi?

“Così, è capitato a molti proprietari, che tornando sconfortati e spaventati da chi aveva loro suggerito di essere i capo branco  dominando il cane, da questi vi sono sentiti rispondere di non essere stati abbastanza autoritari nell’inibire il cane a sufficienza”.

Certo, perché c’è sempre la possibilità di essere più violenti e vessatori, soprattutto quando precedentemente si è stati un po’..mollacchiosi; vuoi mettere due strattonate a paragone con una? E se non ne bastano due, si passa a tre, finché quel soggetto non si piegherà.

E cosa ci faremo poi con un soggetto piegato emotivamente?

In risposta a questa domanda  interviene  la scienza, con uno studio “Survey of the use and outcome of confrontational and non-confrontational training methods in client-owned dogs showing undesired behaviors” (Meghan E. Herron, Frances S. Shofer, Ilana R. Reisner. Applied Animal Behaviour Science, Volume 117, Issues 1-2, February 2009, Pages 47-54) in cui si rivela che il proprietario coercitivo può favorire l’aggressività del proprio cane.

Lo studio ha valutato gli effetti sul comportamento e i rischi per la sicurezza delle tecniche storicamente utilizzate dai proprietari di cani in presenza di problemi comportamentali.

A tutti i proprietari dei cani ricevuti presso un consultorio comportamentale nel corso di un anno è stato somministrato un questionario comportamentale riguardante gli interventi comportamentali precedentemente adottati.

Per ogni intervento applicato, al proprietario si chiedeva di indicare se si otteneva un effetto positivo, negativo o nullo sul comportamento del cane, e se si osservava un comportamento aggressivo in associazione al metodo utilizzato. Si chiedeva inoltre ai proprietari la fonte del consiglio comportamentale.

Risultavano completati 140 sondaggi. Le più comuni fonti dei consigli comportamentali erano “se stessi” e “l’addestratore”.  Numerose tecniche basate sul confronto come “colpire” o dare calci al cane per un comportamento indesiderato” (43%), “gridare contro il cane’’ (41%), ‘’forzare fisicamente l’animale a lasciare un oggetto dalla bocca’’ (39%), “alpha roll” (ruolo del cane alpha, dominante) (31%), ecc. inducevano una risposta aggressiva in almeno un quarto dei cani su cui erano utilizzati.

I cani visitati perché avevano manifestato aggressività verso una persona familiare avevano maggiore probabilità di rispondere in maniera aggressiva ad “alpha roll” e al “no” urlato, rispetto ai cani che avevano altri problemi comportamentali.

Le tecniche basate sul confronto adottate dai proprietari prima del consulto comportamentale, concludono gli autori, erano in molti casi associate a risposte di aggressività.

Siamo dei modelli per i nostri cani, e come tali siamo imitabili.

Una volta presa coscienza di ciò si può decidere quale stile di relazione adottare: autorevole- come un leader sa essere, o autoritario- come un capo.

Non meravigliamoci però se nel secondo caso c’è distanza emotiva e il cane non ci ascolta.

Può un proprietario punitivo incrementare l’aggressività del cane? La scienza si esprime was last modified: dicembre 16th, 2016 by L'Interessante
16 dicembre 2016 0 commenti
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edoardo bennato
AttualitàIn primo pianoMusica

EDOARDO BENNATO CONCERTO PER TELETHON TRA MUSICA ROCK, ATTUALITA’, PROTESTA E TEMI SOCIALI

scritto da Walter Magliocca

edoardo bennato

Edoardo Bennato: grande performance al Comunale di Caserta

Edoardo Bennato ha deliziato la platea del Comunale di Caserta, pochi giovani, inaugurando la rassegna di eventi denominata “Natale di Gusto” organizzata dal Comune di Caserta e Camera di commercio con la partnership di alcuni sponsor. E’ il solito Bennato che, nonostante l’età, mantiene il palco e soprattutto le ….. idee, il modo di cantare. Mette in mostra un rock eversivo contro le fazioni politiche, condito da temi attuali e di protesta contro un sistema che non è assolutamente mutato se le sue canzoni, di quasi trent’anni, sono più che attuali.

Miscellanea di canzoni tratte dal nuovo album “Pronti a salpare” e dal  vecchio ma sempre attuale “burattino senza fili”

La maggior parte dei vecchi successi sono tratti dall’album “burattino senza fili”, pubblicato nel 1977, trasformato in un musical prodotto dal Teatro Brancaccio di Roma per la regia di Maurizio Colombi, con una morale diversa da Collodi: se segui le regole, ti ritroverai legato da mille fili, come un burattino nelle mani del potere. Con un paio di inediti, intitolati ”Lucignolo” e ”Al diavolo il grillo parlante”. Ripete, così, la positiva esperienza di nove anni fa per aver trasformato  ”Sono solo canzonette” nel musical ”Peter Pan”.

Altri “pezzi” sono stati tratti dal nuovo disco «Pronti a salpare», prodotto da Brando (già lavorato con Emma e Nesli), venduto dopo il concerto, sempre per Telethon. Brano vincitore della XIV edizione del premio Amnesty International Italia, indetto da Amnesty International Italia e dall’associazione culturale Voci per la Libertà, migliore brano sui diritti umani. Il titolo scelto è facilmente comprensibile, ma si presta alla doppia interpretazione, come spiegato nel corso del concerto. Non solo decine di migliaia, centinaia di migliaia di disperati in cerca di nuove vie per scampare alle guerre, alla fame, alla miseria dirigendosi verso il conclamato benessere del mondo cosiddetto occidentale. Pronti a tutto, pronti a … salpare Ma anche tutti quanti noi dovremmo essere pronti a salpare guardando l’evolversi del mondo con un altro punto di vista. In pratica non solo gli emigranti ma tutti noi, in questo momento particolare, dovremmo essere pronti a salpare”. Mai dimenticando le proprie radici come alcune canzoni “A Napoli”, “La mia città”. Non tralasciando riferimenti alla vita sociale e dediche a personaggi dello spettacolo come Enzo Tortora e Mia Martini cui è stata dedicata la canzone “La calunnia è un venticello”.

Tutte le canzoni vecchie sempre attuali a testimoniare la lungimiranza e l’attenzione nell’analisi del sociale

Le canzoni: “sono solo canzonette”, “signor censore” “Asia” (1985), “e’ asciut pazz o padron” (dedicata a Maradona), “meno male che adesso non c’è Nerone” e la conclusiva “in prigione”, hanno dimostrato la lungimiranza del cantautore napoletano (oggi settantenne) nell’analizzare e sviscerare i problemi che affliggono la nostra società e soprattutto la città natale (“la più bella città del mondo”) mai dimenticata e sempre presente nei propri testi. Sia nel passato che nel presente,  l’ironia del cantautore flegreo si misura con temi come politica, famiglia, figli, futuro, amore, menzogna, ma senza mai dimenticare le proprie radici. Che emerge nella canzone “Vendo Bagnoli”, oggetto di un progetto mai realizzato di un architetto scozzese ma nato a Napoli, Lamont Young, che già nel  1875 avrebbe voluto trasformare in un polo turistico, stile Venezia,  la zona flegrea di Bagnoli che ancora oggi, incompiuta ed abbandonata, è oggetto solo di mire speculative. E la canzone presente nell’ultimo album “a napoli 55 è la musica”, autobiografica e che mette in evidenza la ricorrenza del numero 55 nella sua vita (è nato a campi flegrei n. 55).

E’ stato accompagnato dalla sua band composta da Giuseppe Scarpato e Gerardo Porcelli alla chitarra, Arduino Lopez al basso e Raffaele Lopez alle tastiere e Roberto Perrone alla batteria.

Un evergreen  che non ha mai tradito la sua idea

Edoardo Bennato ha dimostrato di non avvertire l’incedere degli anni. Due ore ininterrotte di concerto, musica rock and blues irriverente e fondata su temi di attualità.

L’anarchia base fondamentale di un’idea che è la vera essenza della democrazia.

Utopia ieri…. più che mai oggi.

Ma …….. ogni cosa ha il suo prezzo, ma nessuno saprà quanto costa la mia libertà.

Un’idea da  sognare.

E ….  non darti per vinto perché chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle forse è ancora più pazzo di te.

 

EDOARDO BENNATO CONCERTO PER TELETHON TRA MUSICA ROCK, ATTUALITA’, PROTESTA E TEMI SOCIALI was last modified: dicembre 16th, 2016 by Walter Magliocca
16 dicembre 2016 0 commenti
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Oscar
In primo pianoSportVolley

Oscar dello sport Marcianise

scritto da L'Interessante

Oscar.

La città di Marcianise premia i suoi campioni.

L’amministrazione comunale di Marcianise, guidata dal sindaco Antonello Velardi, ha organizzato la prima edizione dell’ Oscar dello sport che si svolgerà sabato pomeriggio 17 dicembre 2016 alle ore 18 nella sala consiliare della casa comunale in piazza Umberto I

Per la prima volta, ufficialmente, la città di Marcianise premierà i suoi campioni consegnando loro un piccolo premio, che ha il valore del riconoscimento che la comunità marcianisana vuole tributare ai suoi figlioli che si sono fatti onore nello sport, conquistando titoli italiani, titoli mondiali, europei e medaglie olimpiche, cominciando proprio dal bronzo vinto alle olimpiadi di Los Angeles nel 1984 dall’attuale assessore allo sport Angelo Musone.

Sia in campo maschile che in quello femminile, sono molti gli atleti che si sono fatti strada in varie discipline, su tutte la parte del leone la svolge la boxe, non a caso Marcianise è la capitale italiana del pugilato, se non quella mondiale, visto quanto è ricco il palmares di vittorie dei pugili marcianisani.

A ricevere il premio dal sindaco Velardi e dagli assessori che compongono la giunta saranno i seguenti atleti, tecnici e società:

Clemente Russo – pugilato

Vincenzo Mangiacapre – pugilato

Antonio Negro – calcio

Angela Carini – pugilato

Simmaco Tartaglione -pallavolo

Fioravante Valentino – karate

Volley Marcianise  – pallavolo

Alessio Buonciro – pugilato

Nunzia Patti –  pugilato

Riccardo Valentino – pugilato

Paolo Di Lernia – pugilato

Domenico Mirko Valentino – pugilato

Vincenzo Arecchia – pugilato 

Pasquale Nasta – calcio a 5

Francesco Maietta – pugilato campione italiano 2016

Domenico Brillantino –  allenatore

Raffaele Munno – allenatore

 

Oscar dello sport Marcianise was last modified: dicembre 14th, 2016 by L'Interessante
14 dicembre 2016 0 commenti
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Ospedale
Dall'Italia e dal MondoIn primo piano

Ospedale di Caserta, attivato il “Centro per smettere di fumare”

scritto da L'Interessante

Ospedale di Caserta.

Ospedale di Caserta, attivato il “Centro per smettere di fumare”

È stato attivato il “Centro per smettere di fumare” presso l’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta”, diretta dai commissari straordinari Cinzia Guercio, Michele Ametta e Leonardo Pace. L’iniziativa rientra nell’ambito di un incremento dei servizi di qualità offerti dall’Aorn alla cittadinanza.

L’équipe del Centro è composta dagli pneumologi Silvana Buonanno e Vincenzo Pezzella dello staff medico dell’Unità operativa di Pneumologia, diretta da Pasquale Salzillo, e dalle psicologhe Marianna Daria Devastato, Mariateresa Letizia, Imma Marra e Marina Scappaticci e dalla sociologa Valentina Raffaele dello staff tecnico del Servizio Prevenzione e Protezione dell’Azienda, medico responsabile Margherita Agresti. Quest’ultima, nell’ambito delle sue competenze di salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori, si occupa anche della loro tutela in qualità di fumatori passivi e della promozione degli stili di vita salutari come contributo al miglioramento del benessere personale e sul lavoro.

L’ambulatorio è attivo due giorni a settimana, il lunedì pomeriggio e il mercoledì mattina. È possibile accedere ai servizi del Centro attraverso la presentazione di due impegnative mediche: una per visita pneumologica con spirometria semplice e l’altra per colloquio psicologico. Il “Centro per smettere di fumare” è raggiungibile al numero 0823/232109.

Le problematiche legate al fumo sono ampie e complesse. Per comprenderne l’entità va detto che i fumatori in Italia sono 11,5 milioni, il 22% della popolazione. Gli uomini sono 6,9 milioni, il 27,3%, le donne 4,6 milioni, il 17,2%. Gli ex fumatori sono 7,1 milioni, rappresentando il 13,5% della popolazione, i non fumatori sono invece 33,8 milioni, il 64,4%.

Secondo le indagini Doxa condotte tra il 2002 e il 2016 il dato di quest’anno relativo ai fumatori si riporta sui valori registrati nel 2008. Si osserva inoltre un lieve incremento della prevalenza di fumatori di entrambi i sessi: gli uomini passano dal 25,1% del 2015 al 27,3% del 2016, le donne dal 16,9% del 2015 al 17,2% del 2016. L’analisi della prevalenza del fumo di sigarette tra gli uomini e le donne nelle varie classi di età mostra che la percentuale di fumatori è ancora superiore a quella delle fumatrici in tutte le fasce di età.

Ospedale di Caserta, attivato il “Centro per smettere di fumare” was last modified: dicembre 14th, 2016 by L'Interessante
14 dicembre 2016 0 commenti
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Shakespeare, Cervantes e i Rosacroce alla Biblioteca Comunale di Caserta
CulturaIn primo pianoLibri

Shakespeare, Cervantes e i Rosacroce alla Biblioteca Comunale di Caserta

scritto da L'Interessante

Shakespeare.

Shakespeare, Cervantes e i Rosacroce alla Biblioteca Comunale di Caserta

            Il 1616 è stato un anno molto particolare. Quattrocento anni fa scomparivano due personaggi cruciali per la cultura dell’occidente. Per caso concludono il loro percorso terreno nello stesso giorno, il 23 aprile, William Shakespeare e Miguel de Cervantes. L’occidente si ritrova improvvisamente più povero. Ma, come sempre accade, se il fato da una parte toglie, dall’altra concede. Infatti questo è anche l’anno in cui vengono pubblicate per la prima volta Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz, testo oscuro e ad alto contenuto simbolico che rappresenta una delle tre opere fondamentali, e forse la più significativa, del movimento della Rosacroce, un leggendario ordine segreto risalente al secolo XV che ebbe miglior fama e notorietà solo dal XVII secolo.

            Per celebrare i quattrocento anni di queste tre particolari ricorrenze, l’associazione 11.11.11 organizza, venerdì prossimo, 16 dicembre, alle ore 17.00, presso la Biblioteca Comunale «Alfonso Ruggiero» di Caserta, il convegno Shakespeare, Cervantes e i Rosacroce per mettere in luce le relazioni, stimolare le suggestioni e evidenziare i significati simbolici che è possibile cogliere nei due autori e nelle Nozze chimiche.

            Al tavolo dei relatori saliranno Angelo Calabrese, Antonio Dentice D’Accadia e Corrado Santamaria, moderati da Giovanni Saladino. Gli interventi saranno intervallati da letture teatralizzate di brani di William Shakespeare di Giordano Bruno e di Umberto Eco, accompagnati da un sottofondo musicale.

Shakespeare, Cervantes e i Rosacroce alla Biblioteca Comunale di Caserta was last modified: dicembre 14th, 2016 by L'Interessante
14 dicembre 2016 0 commenti
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Teatro
CulturaIn primo pianoTeatro

Il teatro di John Ford e la fortuna di una tragedia crudele

scritto da L'Interessante

Teatro.

Convegno Internazionale

 

‘Tis Pity She’s a Whore.

Il teatro di John Ford e la fortuna di una tragedia crudele

 

Con il patrocinio del Comune di Napoli e dell’Università di Napoli “L’Orientale”

 

Napoli, 15 dicembre 2016, ore 9.30

Sala del Capitolo del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore – Napoli

 

Comitato Scientifico: Roberto D’Avascio (Università di Salerno), Bianca Del Villano (Università di Napoli “L’Orientale”), Angela Di Benedetto (Università di Foggia), Paolo Pepe (Università degli Studi eCampus) e Savina Stevanato (Università degli Studi eCampus)  

Un gruppo di giovani docenti di diverse università italiana ha organizzato a Napoli un importante convegno sulla figura di John Ford, ultimo drammaturgo elisabettiano del Seicento inglese, che si terrà nella giornata del 15 dicembre 2016.

Tale manifestazione intende mettere a confronto i contributi di diversi ricercatori e specialisti di studi letterari e teatrali che saranno in città arrivando da diverse parti d’Italia, durante una intensa giornata di studi che vuole proporre un approccio sistematico alla drammaturgia teatrale di John Ford, a partire da uno dei suoi capolavori riconosciuti – Peccato che fosse una puttana – aprendo l’indagine a riflessioni di taglio comparatistico e interdisciplinare.

Napoli, città di importanti studi shakespeariani negli ultimi anni, è stata scelta come sede del convegno: è nella nostra città, infatti, che Luca Ronconi volle essere presente nel mettere in scena la sua versione nel 2006; ancora nella nostra città è stata pubblicata nel 2013 dall’editore Liguori l’unica monografia italiana dedicata all’illustre drammaturgo inglese; sempre nella nostra città l’opera è stata ripresa da Laura Angiulli nel 2016 per il Napoli Teatro Festival Italia. 

‘Tis Pity She’s a Whore (c. 1633), opera eccessiva e sanguinosa, il cui nucleo è rappresentato dall’amore incestuoso tra fratello e sorella, ha attirato – almeno dalla fine dell’Ottocento – l’attenzione di importanti registi e drammaturghi: da Maeterlinck, con la sua lettura simbolista, al teatro della crudeltà di Artaud, alle messe in scena di Visconti e Ronconi, fino allo In-Yer-Face Theatre di Sarah Kane. Tuttavia, nel panorama critico italiano, ad oggi non si registrano che pochi, e comunque isolati, contributi di analisi.

Con questa miscellanea di contributi si intende avviare e proporre un approccio sistematico alla drammaturgia di Ford, a partire da uno dei suoi capolavori riconosciuti, aprendo l’indagine a riflessioni di taglio comparatistico e interdisciplinare. Dopo un preliminare inquadramento degli indirizzi della scena inglese di periodo giacomiano e carolino, i contributi previsti si concentreranno sull’analisi delle fonti e delle strutture testuali di ‘Tis Pity She’s a Whore e sulla sua fortuna in ambito soprattutto inglese e francese, con specifici approfondimenti dedicati ad alcune importanti messe in scena, riscritture e traduzioni. Gli ambiti coperti dagli interventi selezionati andranno dalla critica letteraria alla linguistica applicata, alla semiotica teatrale.

Interventi e relazioni dei professori Simonetta de Filippis, Bianca Del Villano, Paolo Pepe, Tommaso Continisio, Valentina Rossi, Savina Stevanato, Maria Grazia Porcelli, Angela Di Benedetto, Roberto D’Avascio, Mirko Brizi, Marco Giola, Roberta Ziosi, Fausto Malcovati.

Letture a cura degli attori Fabrizio Nevola e Vila Graziosi.

Proiezione del documentario “Ford nel laboratorio di Ronconi”.

Il teatro di John Ford e la fortuna di una tragedia crudele was last modified: dicembre 14th, 2016 by L'Interessante
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Misteri
CulturaIn primo pianoLibri

Misteri e segreti dei quartieri di Napoli

scritto da L'Interessante

Misteri.

Il libro Misteri e segreti dei quartieri di Napoli (Newton Compton Editori) del giornalista Marco Perillo sarà presentato sabato 17 dicembre alle 11 nell’Atelier di Lello Esposito nelle scuderie di Palazzo Sansevero (piazza San Domenico Maggiore)

 Con l’autore e col padrone di casa interverranno il giornalista e scrittore Pierluigi Razzano e il saggista Carlo Raso. Brani del libro saranno letti dall’attore Gianni Sallustro. Ingresso libero.

“Misteri e segreti dei quartieri di Napoli” di Marco Perillo

Un viaggio nel cuore di Napoli tra mistero, storia e leggenda. In una città in cui ogni anfratto, ogni angolo, ogni facciata di palazzo reca in sé una storia nascosta. Per scoprirle bisogna scrostare i sedimenti del tempo, quelli di una città in cui i millenni passati convivono con l’oggi tra una via e l’altra, sia che passeggiamo nel centro storico, sia che ci perdiamo in una strada di periferia.

 “Misteri e segreti dei quartieri di Napoli” di Marco Perillo (Newton Compton Editori) racconta come farlo, attraverso 10 passeggiate narrative che attraverseranno tutta la città. Dal cuore di Neapolis fino al porto, da Montecalvario a Chiaia, da Posillipo a Fuorigrotta, il lettore sarà protagonista di una sorta di flânerie tra strade, vicoli, monumenti e piazze fatta di aneddoti, cenni storici, curiosità, aspetti misteriosi del luogo che si andrà esplorando.

Marco Perillo è nato nel 1983. Giornalista professionista, ha lavorato per il Corriere del Mezzogiorno e attualmente è redattore a Il Mattino di Napoli. Ha pubblicato la raccolta di poesie Raggi di Terra (Guida, 2007), il romanzo Phlegraios – L’ultimo segreto di San Paolo (Rogiosi, 2014, Premio Megaris e Premio Cypraea), il racconto Il sogno di Natale (Alessandro Polidoro Editore, 2015) e del saggio Misteri e segreti dei quartieri di Napoli (Newton Compton, 2016). È autore, con Alessandro Chetta, del documentario Mirabiles – I custodi del mito (2016).

Misteri e segreti dei quartieri di Napoli was last modified: dicembre 14th, 2016 by L'Interessante
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